Sabato Santo – Veglia Pasquale nella notte Santa

La Veglia pasquale: la notte della luce, della gioia e della vita
La risurrezione di Cristo e la sua vittoria definitiva sulla morte stanno al centro della Veglia pasquale che introduce i fedeli a contemplare il mistero della Pasqua in tutte le sue dimensioni. Nella Veglia della Notte santa, infatti, celebriamo:
• LA PASQUA COSMICA: il lucernario con la benedizione del fuoco nuovo, l’accensione del cero pasquale, il canto dell’Exsultet, segnano il passaggio dalle tenebre alla luce;
• LA PASQUA STORICA: la liturgia della Parola, con le sette letture veterotestamentarie, l’epistola e la pericope evangelica, ripercorre i principali momenti della storia della salvezza giungendo alla Pasqua del Signore, evento ricapitolativo di tutta la storia, centro della vita dell’uomo e del mondo intero;
• LA PASQUA DELLA CHIESA: la liturgia battesimale ha al suo centro la celebrazione e la memoria del Battesimo mediante il quale «siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,4):
• LA PASQUA ESCATOLOGICA: la liturgia eucaristica, con la partecipazione al sacro convito, proietta la comunità cristiana alla Pasqua perenne della Gerusalemme del cielo.

Tratto da “Sussidio Quaresima-Pasqua 2019” della CEI
L’accensione del cero pasquale che guiderà l’ingresso in chiesa
L’ingresso nella chiesa buia
L’annuncio pasquale da parte del diacono
Il coro San Paolo anima la liturgia eucaristica
L’immersione del cero Pasquale nell’acqua per benedirla
L’aspersione con l’acqua benedetta
Gli addobbi dell’altare e del crocifisso
Il parroco impartisce la solenne benedizione Pasquale
La distribuzione dell’acqua benedetta e di una preghiera da recitare a casa prima del pranzo pasquale

Sabato Santo – Benedizione delle uova

Il Sabato Santo è dedicato al silenzio e alla meditazione fino alla solenne veglia Pasquale. I confessionali sono sempre aperti e i sacerdoti disponibili anche oltre gli orari prefissati. Nella giornata si benedicono le uova che serviranno per la preparazione dei pasti. Anche la chiesa è spoglia e al centro di essa c’è il crocifisso da venerare. Le ostie rimaste dalla comunione del venerdì sera sono state portate fuori dalla chiesa ed il tabernacolo è vuoto.

Massa Lombarda, 20 aprile 2019

Il tabernacolo vuoto

Venerdì Santo – Passione del Signore

Massa Lombarda, 19 aprile 2019

Nella Messa in Cena Domini, terminati i riti di comunione, l’assemblea non è congedata, ma è invitata, dopo la reposizione del Santissimo Sacramento, a sostare in silenzio e adorazione. Lo stesso silenzio di adorazione e di contemplazione del Mistero dà inizio alla celebrazione in passione Domini, nella quale, il sacerdote e il diacono, indossate le vesti liturgiche proprie di colore rosso, (cf MR, p. 145) entrano silenziosamente in uno spazio liturgico austero, privo di fiori, di ceri, senza la tovaglia sull’altare e con le immagini velate. Il silenzio dell’ingresso, cui fanno eco gli altri momenti di raccoglimento della liturgia del Venerdì santo, non è espressione di lutto, dolore e tristezza ma di contemplazione orante del mistero della morte redentrice del Salvatore. Dopo l’introito, segue la prostrazione ai piedi dell’altare, che accentua il clima dell’introito e della
celebrazione. Terminata la preghiera universale, ha luogo l’adorazione della Croce che manifesta l’aspetto glorioso del Mistero Pasquale.
Si scelga con cura la Croce da mostrare al popolo. È necessario che essa sia sufficientemente grande e di pregio artistico.
L’ostensione – come indicato dal Messale – può avvenire in due modi differenti. La prima forma prevede che la Croce velata sia portata all’altare e qui venga svelata gradualmente mentre il sacerdote canta o dice per tre volte «Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo». A ogni acclamazione l’assemblea risponde «Venite, adoriamo».

Tratto da “Sussidio Quaresima_Pasqua 2019” della CEI
Il coro San Paolo nel “coro” dietro l’altare

Giovedì Santo – Cena del Signore

Massa Lombarda, 18 aprile 2019

Seppur sotto il profilo della temporalità, noi celebriamo e scandiamo in tre momenti celebrativi l’evento Pasquale, i tre giorni del Triduo rappresentano un unicum nel quale la Chiesa celebra la globalità del mistero pasquale. Come mostrano, infatti, i continui legami proposti dalla liturgia, ciascun giorno del Triduo, pur concentrando la sua attenzione su una delle fasi della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù, mette sempre in luce l’intero evento pasquale.
La Messa in Cena Domini rappresenta il preludio e la porta d’ingresso del Triduo Pasquale. In essa facciamo memoria dell’Ultima Cena, nella quale Gesù istituisce l’Eucaristia dando compimento al rito pasquale ebraico legato all’immolazione degli agnelli e anticipando il senso salvifico della sua morte e risurrezione: Gesù è il vero agnello pasquale.

In modo particolare nella celebrazione odierna, la liturgia ci invita, con rinnovato stupore, a contemplare i gesti e le parole di Gesù nell’ultima Cena: l’istituzione dell’Eucaristia, il dono che Cristo vero Agnello pasquale – fa di se stesso, la lavanda dei piedi in cui il maestro offre ai discepoli l’esempio dell’amore e del servizio, la notte oscura del Monte degli Ulivi trascorsa tra la veglia di Gesù e il torpore dei discepoli.

Tratto da “Sussidio Quaresima-Pasqua 2019” della CEI

Santa PASQUA: più forte della morte è l’AMORE

don Pietro Marchetti, parroco

“Colui che conosce il mistero della Resurrezione conosce il senso delle cose, conosce il fine per il quale Dio fin da principio creò tutto” (S. Massimo il confessore).

Poniamoci un semplice domanda: perché Gesù è risorto da morte?

Potremmo rispondere: perché era Figlio di Dio. La risposta è vera, ma parziale; oppure che la resurrezione è il miracolo dei miracoli; anche questa è vera, ma insufficiente.

Nell’Antico Testamento la morte è indicata come il segno per eccellenza della fragilità umana, ma ciascuno porta dentro di sé il “senso dell’eterno” (Qoelet capitolo 3 versetto 11). Ogni essere umano trova senso nella misura in cui sa vivere dei gesti che restano nel tempo: ma tutto passa, se tutto finisce con la morte, che senso ha la nostra esistenza?

Qui entra in gioco la riflessione umanissima che ogni uomo e ogni donna fanno da sempre e in tutte le culture: vivere è amare. Quando diciamo a qualcuno “Ti amo” ciò equivale ad affermare: “Io voglio che tu viva per sempre”: la nostra vita trova senso solo nell’esperienza dell’amare e dell’essere amati, e tutti siamo alla ricerca di un amore con i tratti di eternità. Nel Cantico dei Cantici, l’amato dice all’amata: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore come sigillo sul tuo braccio perché forte come la morte è l’amore, tenace come l’inferno è lo slancio amoroso. Le sue vampe sono fiamme di fuoco, una fiamma del Signore” (Cantico dei Cantici cap. 8, versetti 6 e 7). Tenendo presente tale orizzonte allora ci domandiamo: perché Gesù è risorto da morte?

Leggendo nei Vangeli e nel Nuovo Testamento possiamo concludere che Gesù è risorto perché la sua vita è stata AGAPE, è stata amore vissuto per gli altri e per Dio fino all’estremo: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò fino alla fine” (Vangelo di Giovanni capitolo 13 versetto 1), quindi Gesù è stato risuscitato da Dio in risposta alla vita che ha vissuto, al suo modo di vivere nell’amore fino all’estremo; possiamo così dire che è stato il suo amore più forte della morte. Quindi se Gesù è stato l’amore, come poteva essere contenuto nella tomba? Dio risuscitando Gesù ha così dichiarato che Lui ha manifestato nell’amore tutto quello che Dio voleva far conoscere di sé all’uomo.

E’ significativo poi che Gesù sia apparso alle donne e ai discepoli, non trasfigurato, come sul monte Tabor, ma nelle vesti di un giardiniere, di un viandante, di un pescatore, cioè si è manifestato nello stesso modo con cui aveva vissuto la sua esistenza terrena nella quale aveva raccontato la possibilità dell’amore. Gli Apostoli poi racconteranno come davvero Dio in Gesù ha espresso quella forza dell’amore che è più forte della morte.

Quindi l’unico prezzo che il cristianesimo ci richiede per essere vissuto e compreso in profondità è quello dell’amore. Siamo chiamati ad immergerci nell’amore di Dio, quell’amore di cui regola e forma è l’amore di Cristo che ha speso giorno dopo giorno la sua vita per gli altri: in questo modo la nostra vita potrà avere un senso, una direzione, un sapore. Ecco perché quando siamo incapaci di sperare nella resurrezione, è perché in verità non crediamo che l’amore possa avere l’ultima parola: credere e sperare, la resurrezione è una questione d’amore, perché solo l’amore ha provocato la resurrezione di Gesù.

Più forte della morte è stato l’amore vissuto da Gesù Cristo: è questo che noi cristiani dovremmo annunciare, con umiltà e discrezione, a tutti gli uomini e le donne. Un cammino, nel quale si parta dal presupposto che l’amore è in grado di combattere la morte, fino a vincerla, certamente può interessare anche i non credenti; in questo modo la resurrezione di Gesù può parlare a tutti i nostri fratelli e sorelle inumanità.

Buona Pasqua a tutti.

Il numero completo del Bostro S.Paolo n 3 – maggio 2019

Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Massa Lombarda, 14 aprile 2019

“Con la Domenica delle Palme e della Passione del Signore entriamo nella grande settimana, la settimana santa, il tempo della Pasqua di morte e risurrezione di Gesù. La Chiesa ci invita oggi ad ascoltare per prima cosa il racconto dell’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme nella versione dell’evangelista Luca, e poi, dello stesso autore, la narrazione degli eventi della Passione e morte di Gesù.

Cosa c’è di vero in queste aspettative delle folle osannanti Gesù nel suo ingresso a Gerusalemme, nelle accuse e nella derisione dei capi, nella richiesta del ladrone e nel gesto di carità di Giuseppe? Come riconoscere oggi in Gesù morto sulla croce il re Messia, il Salvatore del mondo, il Figlio di Dio? La prima lettura, dal profeta Isaia, ci ha detto che tutto questo strazio del giusto servo del Signore era previsto, faceva parte dei piani di Dio, proprio perché così si compisse la redenzione del mondo (cf Is 50,6-7). E anche Paolo ci ha detto, scrivendo ai Filippesi, che la Passione e morte di Gesù corrisponde alla sua volontà di svuotamento, di umiliazione e di annientamento, perché nell’obbedienza del Figlio di Dio, nell’accettazione della morte e di una morte di croce, il Padre esaltasse Gesù e gli desse il nome che è al di sopra di ogni altro nome”.

tratto da “Sussidio Quaresima-Pasqua 2019” della CEI

La domenica delle Palme funge da cerniera tra l’itinerario quaresimale e la Settimana Santa. Per questo i Vangeli raccontati nella celebrazione eucaristica sono due: quello dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e quello della passione e morte di Gesù. Anche per questo le letture dei due vangeli avvengono in luoghi diversi. Il vangelo dell’ingresso di Gesù è stato letto all’Oratorio dove si sono benedetti i rami di ulivo, da portare poi nelle proprie case, seguito dalla processione fino alla chiesa di San Paolo dove la Messa è proseguita con la lettura della passione di Cristo.

La benedizione degli ulivi all’Oratorio
La processione dall’Oratorio alla chiesa di San Paolo
Il dono del ramoscello d’ulivo al Sindaco da parte del Parroco
La lettura della Passione di Gesù

L’animazione dei canti è stata eseguita dal coro San Paolo.

Il coro San Paolo

A Massa questa domenica è dedicata alla raccolta delle offerte per l’Istituto Santa Teresa di Ravenna.

La solenne benedizione finale