Programma 1-8 Agosto 2020

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Gesù si ritira nuovamente dopo aver appreso la notizia della morte di Giovanni Battista. E nuovamente le folle lo seguono. Per alcuni esegeti, Gesù inaugura un nuovo esodo, per questo esce portando con sé i discepoli e le folle, primizia della nuova umanità. Gesù è il vero pastore, colui che conduce le greggi ai pascoli della vita e cura le loro ferite mosso da viscere di compassione. Matteo scrive che guarì quanti erano infermi, incapaci cioè di stare in piedi. Qui emerge un tratto singolare di Gesù; egli è consapevole di essere il pastore messianico, come pure è cosciente del potere (exousia) che Dio gli ha conferito. Ma questo non lo innalza sulle persone, al contrario. Se l’uomo davanti all’infermità del prossimo è pronto a sfruttarla per asservire, Gesù, invece, è pronto a servire con dedizione sincera e totale. Ma cosa significa che Gesù prova «compassione»? La compassione è un sentimento ricco di sfumature; provare compassione significa sentirsi coinvolti e responsabili del prossimo. È a partire dalla compassione (cum-pati) che si comprendono tutte le azioni di Gesù che Matteo ci descrive con precisione. Sul far della sera, i discepoli invitano Gesù a congedare la folla affinché possa ritornare nei villaggi per comprarsi da mangiare. Gesù risponde loro: “Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare“. Il Maestro, vuole che si operi semplicemente una sostituzione: al verbo «comperare» con il verbo «condividere». La condivisione è la nuova logica che deve caratterizzare il vissuto degli uomini, dove ognuno è coinvolto in modo cordiale e responsabile nel bisogno del suo prossimo. Il poco di alcuni (cinque pani e due pesci) può divenire molto per tutti. Il «comprare» segue le logiche del mercato e crea gli abbienti e i poveri. Il «condividere» instaura, invece, rapporti solidali e fraterni. Osserviamo ora le azioni di Gesù, semplicissime ma estremamente significative. Anzitutto egli prende ciò che c’è, non importa se poco. Poi alza lo sguardo verso il cielo e benedice il Padre. Attenzione: Gesù non si lamenta per ciò che manca, per ciò che non ha, ma rende lode per ciò che ha (non importa se poco). La riconoscenza di Gesù apre così la via al dono di Dio, da cui discende ogni bene. Gesù non chiede al Padre il cibo per saziare sé stesso ma le folle. Gesù innalza la sua riconoscenza non per aver qualcosa da mangiare, ma per avere qualcosa da donare. Questo, se vogliamo, è il cuore dell’Eucaristia (a cui questo brano ci rimanda). Nell’Eucaristia noi scopriamo quanto siamo diversi dal Maestro; mentre noi tendiamo ad impossessarci sempre più dei doni di Dio a nostro consumo, Gesù fa di se stesso un dono agli altri. Per Gesù ogni dono di Dio (e lui si è auto-compreso come dono del Padre) diviene la possibilità di donare agli altri, rendendo grazie e abbandonandosi con fiducia a Colui che, con la sua provvidenza, sostiene e accompagna ogni creatura. La logica del dono compie la grande utopia: il pane per tutti e in abbondanza. Matteo nota che di questo pane ne avanzano dodici ceste. Com’è noto, il numero dodici rimanda alle tribù di Israele. Ma non solo: se vogliamo, dodici sono anche i mesi dell’anno. Allora, non solo pane in abbondanza per tutti, come abbiamo detto, ma anche pane in abbondanza per sempre. Ma c’è un altro dato. Matteo ci parla di cinquemila uomini senza contare le donne e i bambini. Cinquemila è un numero caro anche a Luca che in Atti 4,4 osserva che alla predicazione apostolica cinquemila uomini giunsero alla fede. Va formandosi la comunità cristiana, dove, non a caso, tutto era comune e nessuno era nel bisogno (cf At 2,45).

02 agosto

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XVIII del T. Ordinario

02 agosto 2020

n. XI / 36

Letture: Isaia 55,1-3 / dal Salmo 144 / Romani 8,35-37

Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente

Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.

Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».

E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 01

18.30

+ Buldrini Natalina e Maurizio

Domenica 02

10.30

+ Gattucci Stefano

+ Giuseppe e Maria Cecchini

Per una persona (vivente)

Lunedì 03

18.30

+ Capucci Giuseppa e Foschini Iref

Martedì 04

8.00

Deff. cg. Giacometti – Mussino – De Giovanni

+ Ruffini Armanda

Mercoledì 05

18.30

Secondo le intenzioni di due persone

Giovedì 06

18.30

+ Pilani Enzo

Venerdì 07

8.00

+ Penazzi Natale e deff. della famiglia

Sabato 08

18.30

+ Lo Re Giuseppe

Domenica 09

10.30

+ Becca Luigi

.

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale : Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro sopra. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mt 14,22-36

Mt 15,1-2.10-14

Mt 15,21-28

Mt 17,1-9

Mt 16,24-28

Mt 17,14-20

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Anno : A

Agosto 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 02

XVIII del T.O.

“Perdono d’Assisi” per tutta la giornata

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Martedì 04

S. Giovanni M. Vianney

S. Messa ad orario feriale

Giovedì 06

Trasf. del Signore

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 07

Primo venerdì del mese – Comunione ai malati

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Domenica 09

XIX del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

PER RICEVERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI

(per sé o per i defunti)

Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.

Le condizioni per acquistare il Perdono sono quelle prescritte per tutte le indulgenze plenarie:

  • Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni preced. o seg.)
  • Partecipazione alla Messa e Comunione Eucaristica;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola (o un’altra chiesa francescana o chiesa

parrocchiale), per recitare alcune preghiere;

In particolare:

Il CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;

Il PADRE NOSTRO,per riaffermare la propria dignità di figli di Dio,ricevuta nel Battesimo;

UNA PREGHIERA SECONDO LE INTENZIONI DEL PAPA (ad esempio Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

Fu canonizzata il 7 ottobre 1391. Un data mariana anch’essa, come si può vedere. Nella Bolla di canonizzazione si affermava che la santa “per grazia dello Spirito Santo meritò di vedere visioni, di udire rivelazioni e di predire molte cose con spirito profetico”, riconoscendo quindi alla mistica svedese il carisma della profezia, raramente affibbiato a una donna nella storia della Chiesa.

Medjugorje, 25 luglio 2020


“Cari figli!

In questo tempo inquieto

in cui il diavolo miete le anime

per attirarle a sé,

vi invito alla preghiera perseverante

affinché nella preghiera

scopriate il Dio d’amore e di speranza.

Figlioli, prendete la croce fra le mani.

Essa sia per voi d’incoraggiamento

che l’amore vince sempre

in modo particolare adesso

che la croce e la fede sono rifiutate.

Voi siate il riflesso e l’esempio

con le vostre vite

che la fede e la speranza sono ancora vive

ed è possibile un nuovo mondo di pace.

Io sono con voi

e intercedo per voi davanti a mio Figlio Gesù.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Programma 12-19 luglio 2020

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

12 luglio

Vivere il Mistero- Il tema di questa XV domenica per annum è quello della parola di Dio. Una Parola efficace e feconda ma che allo stesso tempo necessita di un «terreno» in cui portare il suo frutto capace di accoglierla. Matteo paragona la Parola ad un seme, e il seme, come sappiamo, ha i suoi tempi di crescita fino al frutto maturo. La Parola è efficace e germina, nei solchi della storia, in modo silenzioso. Al contrario la parola dell’uomo, il quale prima progetta, definendo tempi, momenti e modalità di operazione. Ad osservare il seminatore che esce per la semina sorge spontaneo un interrogativo: «Perché tanto spreco?». Bisogna sapere che a quei tempi si usava seminare in un terreno che era rimasto incolto per tutta l’estate e che naturalmente era stato attraversato da pastori, greggi e quant’altro. Dopo la semina, e non prima, si arava per interrare il seme nella terra. L’agricoltore seminava perciò tutto il terreno a sua disposizione senza sapere però qual era il suolo fertile. Questo giustifica il fatto che il seme poteva cadere in terreni poco profondi o dove potevano nascere rovi e spine. Ma da qualche parte il terreno buono avrebbe dato il frutto sperato. Osserviamo ora la progressione all’interno della parabola. Ci sono quattro momenti; i primi tre corrispondono alle tre tappe dello sviluppo del seme che dapprima cade nella terra, poi germoglia, e infine cresce. Il quarto momento segna la maturità, ovvero il frutto. Nei primi tre momenti ci sono varie difficoltà (uccelli, roccia, spine) che compromettono il seme, nel quarto invece tutto è superato felicemente. Cosa vuole dire Gesù con questa parabola? Ci sono state difficoltà e ostacoli nella sua predicazione e per molti che lo hanno seguito le speranze si sono fatte sempre più esili. Ciò che Gesù promette non sembra realizzarsi. L’invito allora è quello di sperare. Alla fine il Regno di Dio si presenterà in pienezza e tutti riconosceranno la verità dell’insegnamento evangelico. Accanto alla speranza, che non delude, il discepolo abbia anche fede e sappia attendere pazientemente. Quando Gesù spiega ai discepoli la parabola del seminatore, sposta l’attenzione da Dio (com’era nella parabola nell’immagine del seminatore) all’uomo (ai vari terreni che accolgono il seme). Possiamo dire anche in questo modo: dalla fede passa all’impegno morale. Attenzione però, questi non sono due momenti opposti. Sono sì distinti ma non divergenti. Quando il discepolo del Vangelo si pone in ascolto della Parola di Dio viene da essa illuminato. In forza di questa luce egli poi cammina nella vita operando e diffondendo il Regno di Dio, Ma il discepolo sa molto bene che l’ascolto della Parola di Dio non è semplice; il cuore umano può essere distolto dal maligno e reso sterile. Non solo, le varie prove della vita possono essere un ostacolo serio affinché la Parola possa mettere radici profonde.

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Letture: Isaia 55,12-11 / dal Salmo 64 / Romani 8,18-23

Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.

Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-23)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.

Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno». Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 11
Domenica 12 18.30 + Toffanello Maria

+ Alberti Dante e Casadio Irma

Lunedì 13 18.30 + Erick e il padre

+ Lolli Palma

Martedì 14 8.00 Per una persona vivente
Mercoledì 15 18.30 + Catarina Veras

+ Farina Monica

Giovedì 16 18.30 Vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e parenti vivi e defunti delle famiglie Dovadola-Ruffini
Venerdì 17
Sabato 18 18.30 + Zagonara Domenico e Romeo e Faccani Paolina
Domenica 19

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale : Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro sotto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 10,34-11,1 Mt 11,20-24 Mt 11,25-27 Mt 11,28-30 Mt 12,1-8 Mt 12,14-21

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Anno : A

Luglio 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 12

XV del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Mercoledì 15 Ore 19.30 (S. Paolo) : Celebrazione della preghiera del Vespro su iniziativa di A.C diocesana
Giovedì 16

B.V. Maria del Monte Carmelo

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 17 S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Domenica 19

XVI del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa al termine della quale invocheremo anche la B.V. del Monte Carmelo con l’imposizione dello scapolare a coloro che lo desiderano, adeguatamente preparati.

Premesse al Rito per la benedizione e l’imposizione dello scapolare della B.V. Maria del Monte Carmelo

1. La benedizione dello Scapolare della B. V. Maria del Monte Carmelo si farà preferibilmente durante una celebrazione comunitaria.

2. L’imposizione dello Scapolare comporta l’aggregazione alla Famiglia Carmelitana. Hanno la facoltà di benedire lo Scapolare i sacerdoti e i diaconi; possono inoltre imporlo anche altre persone autorizzate.

3. Per la benedizione e l’imposizione deve essere usato lo Scapolare del Carmine nella sua forma tradizionale (Vedi Norme pratiche, n. 4). Può venir poi sostituito con l’apposita medaglia (Ibidem, n. 5).

4. La benedizione e l’imposizione dello Scapolare avviene secondo i riti e le preghiere proprie del rito. La forma comune comprende i riti iniziali, la lettura della Parola di Dio e le intercessioni, la preghiera di benedizione e l’imposizione dello Scapolare, i riti finali. Con tutto questo si esprime in maniera compiuta il senso dello Scapolare nella vita dei fedeli che lo ricevono.

5. È necessario che in ambedue le formule sia ben espresso il senso spirituale delle grazie unite allo Scapolare della Madonna del Carmine, nonché gli impegni che si assumono con questo segno di devozione alla Vergine santa.

Programma 5 – 12 luglio 2020

Vivere il Mistero- Il Vangelo di questa domenica ci rivela l’anima profonda di Gesù, il quale fa sgorgare dal suo cuore filiale la sua lode al Padre perché, nella sua sapienza, si è rivelato ai piccoli. Noi ora entreremo, attraverso un commento semplice ed essenziale, in questo testo per evidenziarne la ricchezza teologica e la forza salvifica. Gesù esordisce con un inno di lode rivolto a Dio chiamato, allo stesso tempo, «Padre» e «Signore del cielo e della terra». Con molta probabilità il termine «Padre», nell’aramaico originate, era Abbà (appellativo che denota intimità familiare). Per Gesù Dio è l’Abbà. La formula «Signore del cielo e della terra», indica, invece, la maestà e la trascendenza di Dio. Dio è un Padre tenerissimo, vicino a noi ma anche trascendente, altro da noi. Questi due aspetti vanno tenuti sempre uniti. Il motivo della lode è racchiuso in due verbi: «hai nascosto», «hai rivelato». Gesù afferma che Dio ha nascosto, a coloro che si reputano sapienti, i misteri del Regno dei cieli («queste cose»), mentre agli ultimi si è compiaciuto di rivelarli. Quando Gesù parla di Regno dei cieli intende riferirsi a Dio come sovrano giusto, che rende giustizia a quanti patiscono oltraggi e prepotenze. Ma cosa intendiamo per «giustizia»? Per capire dobbiamo richiamare il contesto. Gesù ha constatato che le classi colte e religiose non l’hanno capito né seguito mentre gli ultimi (peccatori e prostitute) l’hanno accolto mettendosi persino alla sua sequela. La giustizia, quindi, è la salvezza di Dio offerta in Cristo. Se Gesù ha reso lode al Padre perché ha rivelato i misteri del Regno ai piccoli, ora evidenzia anche il suo ruolo di Figlio in questa rivelazione. Tutto gli è stato consegnato dal Padre. Questa affermazione rimanda al detto post-pasquale che troviamo in Mt 28,18, dove il Risorto asserisce che Dio gli ha dato ogni potere. Questo potere (exousra) è quello di perdonare, vincere il male, dare la propria vita come riscatto. Nel nostro testo, però, non si parla di potere ma di conoscenza. Questa conoscenza nasce da un’esperienza profonda di Gesù del disegno della salvezza. Bene, questa conoscenza è ora rivelata a tutti. Il rapporto Padre-Figlio non è perciò chiuso in un dialogo ristretto a due, perché, come abbiamo detto, il Figlio partecipa all’uomo quanto ricevuto. Gesù nel suo appello finale si rivolge quindi a coloro che stanno faticando per vivere con fedeltà la loro fede. Una fatica che nasce dal peso insopportabile di una legislazione gravosa imposta dalle guide religiose. A costoro Gesù indica il suo giogo. Un giogo che egli definisce dolce e leggero, «in greco zygòs chrestòs». Bisogna sapere che con «zygòs chrestòs» non si intende solo «giogo dolce» ma anche «legame (zygòs) utile, indispensabile, a portata di mano (chrestòs)». In una parola, Gesù chiama gli affaticati e gli oppressi a legarsi a lui con un legame profondo e liberante. La sua parola, ben illustrata nel Discorso della montagna, è infatti una proposta di libertà e di pace. Certo, è una proposta radicale, ma Gesù non impone il proprio potere coercitivo su nessuno, non fa pesare il suo giogo, ma si mostra maestro mite e umile, che sa accompagnare ogni suo discepolo alla pienezza del dono di sé. Le parole di Gesù, però, non sono rivolte solo ad una determinata categoria di persone ma a tutti gli uomini, a quanti sono alla ricerca della pace, a quanti sono sotto il peso della stanchezza fisica, psichica e spirituale. Non sarà la chimica, che spariamo quotidianamente nel cervello a ristorarci dalle nostre pesantezze esistenziali; non sarà neppure la politica, alla quale affidiamo il nostro destino, a darci un futuro sicuro; non sarà la nostra ansia di arrivare in qualsiasi modo a posizioni di prestigio a riempire la nostra vita; non sarà il denaro, il successo, il prestigio, il culto della propria immagine a farci superare il vuoto, l’incertezza del domani o la paura della morte. Chi, allora, sarà capace di ristorare la nostra stanchezza fisica, psichica e spirituale? L’abbiamo capito: Gesù, che ancora oggi ci ripete: «Venite a me… e io vi darò ristoro» (Mt 11,28).

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Parrocchia della Conversione

XIV del T. Ordinario

05 luglio 2020

n. XI / 32

di S. Paolo Apostolo

48024 Massa Lombarda – RA

Via Roli, 2

Tel. e fax 0545 81339

E-mail parrocchiaconversione@virgilio.it

Sito Internet parrocchiesanpaoloesangiacomo.it

Letture: Zaccaria 9,9-10 / dal Salmo 144 / Romani 8,9.11-13

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

05 luglio
In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.30 + Ruffini Armanda
Domenica 05 10.30 + Gattucci Stefano

+ Pelliconi Augusto

+ Furini Emilia

+ Regoli Giuseppina

Lunedì 06
Martedì 07 8.00 + Alide, Emma e Dante

Per Stefano (vivente)

Mercoledì 08 18.30 + cg. Giacometti-Mussino-De Giovanni

+ Ornella Rivalta (trigesima)

+ Balestri Franco

Giovedì 09
Venerdì 10 8.00 + Biancoli Vincenzo
Sabato 11
Domenica 12 1830 + Toffanello Maria

+ Alberti Dante e Casadio Irma

Orario

Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito Internet della parrocchia

Orario SS. Messe Feriale : Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..) che sono opportunamente poste in evidenza e portate a conoscenza di tutti.

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,18-26 Mt 9,32-38 Mt 10,1-7 Mt 10,7-15 Mt 10,16-23 Mt 19,27-29
Anno : A

Luglio 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

XIV del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Lunedì 06

S. Maria Goretti

S. Messa ad orario feriale
Martedì 07 Ore 20.00 (Frascata) : S. Messa in suffragio della famiglia dei conti Manzoni-Ansidei (nel 75° anniversario dell’eccidio), celebrata nel parco della villa dal nostro vescovo mons. Mosciatti.
Mercoledì 08 Ore 19.30 (S. Paolo) : Celebrazione della preghiera del Vespro su iniziativa di A.C diocesana
Venerdì 10 S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Sabato 11

S. Benedetto

S. Messa ad orario feriale
Domenica 12

XV del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Programma 28 giugno – 5 luglio

Vivere il Mistero- Nella Chiesa nascente molto spesso i ministeri e le necessità creavano i generi letterari adatti per veicolare l’insegnamento e la memoria delle azioni di Gesù. La didaché cristiana era uno di queste forme letterarie tipiche della Chiesa nascente. Le caratteristiche di questa forma comunicativa sono semplificabili e riassumibili nel modo seguente. In un momento in cui la comunità era raccolta (forse vicino a una celebrazione liturgica) uno della comunità esprimeva i dubbi, le perplessità, le domande (personali o collettive) che potevano sorgere da una fede bisognosa ancora di crescere e, probabilmente, in difficoltà di fronte alle situazioni concrete della vita. L’Apostolo (o chi per lui), che aveva conosciuto Gesù fin dalla predicazione del Battista e che aveva vissuto con Lui fino all’Ascensione, proponeva alcune frasi o ricordava alcuni avvenimenti di Gesù (frasi dette o fatti compiuti in circostanze diverse e distanti tra loro), inerenti alla tematica toccata dai dubbi, dalle perplessità e dalle domande dei credenti. In Mt 10,37-42 abbiamo un «riassunto» di una didaché fatta nella comunità nascente. Le affermazioni, infatti, non hanno a livello letterario nessun legame logico, ma esprimono «risposte» ad altrettanti disagi vissuti dai credenti. Amare Gesù significa «saper» amare i propri cari e i propri amici, ma saper anche amare i propri nemici. L’amore di Cristo, infatti, offre al discepolo un’ottica nuova nel saper tessere i rapporti. Si tratta di un amore dove non abita solo l’affetto, ma anche la giustizia, la verità e la capacità di vedere il prossimo con lo stesso occhio di Dio. Essere discepoli di Cristo, poi, significa essere disposti a vivere la stessa situazione di Cristo quando ha preso su di sé la croce (solo, abbandonato da tutti, non capito, sofferente, ingiustamente accusato e condannato, ecc.). In altre parole, dev’essere capace di vivere la propria fede anche se chi lo circonda non lo comprende. Infine, accogliere Cristo equivale a diventare suoi discepoli. Il che significa aver accolto colui che ha mandato Gesù, cioè Dio, nella propria vita. E Dio vuole che Gesù non perda nessuno di questi (cf. Gv 6,39): il vero discepolo ha la consapevolezza di essere salvo. Il «premio» che deriva dall’accoglienza è stabilito da Gesù, non dall’uomo. Accogliere il profeta e il giusto (il massimo della santità) significava, al tempo di Gesù, essere meritevoli davanti a Dio. Basta ricordare Simone il fariseo che accoglie il «profeta» Gesù a pranzo nella propria casa (Lc 7,36-50). Al profeta e al giusto Gesù associa anche il proprio discepolo. Chi fa anche un minimo di bene (un bicchiere di acqua fresca) a un discepolo di Cristo si rende meritevole come colui che accoglie un profeta e un giusto. Il brano di Mt 10,37-42 costituisce la parte finale del discorso apostolico di Matteo. La liturgia introduce il Vangelo con un incipit che dice «In quel tempo disse Gesù ai suoi apostoli». Il testo biblico-liturgico si può suddividere in tre parti: i detti che vengono inclusi dall’espressione «Non è degno di me»; il detto sulla vita e i detti sull’accoglienza ricompensata. La prima parte presenta l’aspetto negativo (chi non è degno di Gesù, mentre la seconda, l’aspetto positivo (chi accoglie un profeta, un giusto, un discepolo, accoglie Dio). Al centro del testo c’è il detto sulla vita. Questo detto, in Matteo, è un po’ enigmatico. Meno in Marco, dove il lettore può leggere il testo in questo modo: chi avrà tenuto per sé la propria vita (secondo il pensiero degli uomini), la perderà. (secondo il pensiero di Dio), e chi avrà perduto la propria vita per causa mia (secondo il pensiero degli uomini), la troverà (secondo il pensiero di Dio). I detti «Non è degno di me» sono raggruppati in una sequenza adatta a tenerli a memoria. Vanno letti come un unico detto. Si tratta di espressioni originali di Gesù che rispondevano a una domanda precisa: qual è l’amore più grande, quello verso i propri cari o quello verso Cristo? E la risposta è semplice e precisa: se uno ama Cristo sa amare correttamente anche i propri cari. Amando, invece, i propri cari per primi c’è il grosso rischio che, in nome dell’amore, si scavalchi il valore della verità e il valore della giustizia. Il detto sulla vita va compreso collocandosi in un punto di vista preciso: è il punto di vista umano. Chi «umanamente» sembra aver trovato la sua vita (non interessa se con la menzogna e l’imbroglio), la perderà sotto il profilo spirituale. Chi sotto il profilo umano sembra aver buttato via la sua vita (perché umanamente non è «furbo» in quanto ha osservato la verità, la giustizia, l’amore, ecc.), sotto il profilo divino, invece, l’ha totalmente guadagnata. Infine il detto sull’accoglienza forse nasconde qualche cosa di «vissuto» dalla Chiesa nascente. Accogliere il vero discepolo di Cristo significa accogliere Dio stesso «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato». Matteo, probabilmente, si rifà al periodo di persecuzione nel quale anche il pagano che accoglie il discepolo avrà la stessa ricompensa del discepolo. Qualunque cosa di bene venga fatta, anche la realtà più piccola (un bicchiere d’acqua), avrà da Dio la ricompensa.

28 giugno

 

XIII del T. Ordinario

28 giugno 2020

n. XI / 31

Parrocchia della Conversione di S. Paolo Apostolo

48024 Massa Lombarda – RA

Via Roli, 2

Tel. e fax 0545 81339

E-mail parrocchiaconversione@virgilio.it

Sito Internet parrocchiesanpaoloesangiacomo.it

Letture: 2Re 4,8-11.14-16a / dal Salmo 88 / Romani 6,3-4.8-11

Canterò per sempre l’amore del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.

Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, inverità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Parola del Signore

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

VITA ECCLESIALE
Sabato 27 18.30 + Dovadola Ivano
Domenica 28 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Lunedì 29 18.30 + Montesi Natale
Martedì 30
Mercoledì 01
Giovedì 02 18.30 + Paola

Per una coppia di sposi (viventi)

Venerdì 03
Sabato 04 18.30 + Ruffini Armanda
Domenica 05 10.30 + Gattucci Stefano

Orario

Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito Internet della parrocchia

Orario SS. Messe Feriale : Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..) che sono opportunamente poste in evidenza e portate a conoscenza di tutti.

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 16,13-19 Mt 8,23-27 Mt 8,28-34 Mt 9,1-8 Gv 20,24-29 Mt 9,14-17
Anno : AGiugno – Luglio 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 28

XIII del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Lunedì 29

Ss. Pietro e Paolo

S. Messa ad orario feriale
Martedì 30 Ore 20.45 (oratorio) : Consiglio parrocchiale A.C.
Venerdì 03

S. Tommaso Ap.

Primo venerdì del mese – Comunione ai malati

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Domenica 05

XIV del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Medjugorje, 25 Giugno 2020 – 39° Anniversario dell’inizio delle apparizioni

“Cari figli!

Ascolto le vostre suppliche e preghiere

ed intercedo per voi presso mio Figlio Gesù

che è via, verità e vita.

Figlioli, ritornate alla preghiera

e aprite i vostri cuori

in questo tempo di grazia ed incamminatevi

sulla via della conversione.

La vostra vita è passeggera

e non ha senso senza Dio.

Perciò sono con voi

per guidarvi verso la santità della vita

affinchè ciascuno di voi

scopra la gioia di vivere.

Figlioli,

vi amo tutti e vi benedico

con la mia benedizione materna.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”