Santo Natale 2017. Gesù si fa uomo: L’Amore ti cerca. L’editoriale di don Pietro Marchetti

Santo Natale 2017: Gesù si fa uomo: L’Amore ti cerca.

“L’uomo per rendere immortale ed eterna la sua felicità e la sua vita, avrebbe dovuto liberamente scegliere di fissarsi in Dio chiudendo così il cerchio che Dio aveva tracciato creando l’uomo. Ma l’uomo geloso di sé, e con il folle sogno, istigato dal “nemico” di Dio, di misurarsi con Dio, spezza il cerchio e cade a peso morto su di sé. Dio, Amore tradito dall’uomo, non abbandona l’amore verso quell’uomo che lui non era riuscito a raggiungere. Il primo uomo Adamo aveva diffidato di Dio, così Dio ha pensato di non abbandonarlo, ma di scendere verso l’uomo. L’Amore rischia tutto, nulla teme: non i pericoli, non le fatiche, non le umiliazioni, non le pene. Dio si fa viandante, si fa straniero e bussa alla porta del cuore dell’uomo. L’uomo sulla terra, che era sua, non trova più né rifugio, né pace, ne tanto meno gioia; nulla può contentarlo tutte le cose gli diventano infedeli, oppure lo stancano in una noiosa ripetizione e, l’Amore insistentemente ripete: “Dio, cerca dovunque la sua creatura, dovunque “fora la parete” (Ezechiele 8,8) e apre la porta. Per le vie dei secoli come per quelle dei continenti Dio passa a ripetere la sua parola d’amore”.  In queste parole di Mons. Simone Giusti è ben raccontato il grande mistero del Santo Natale che noi stiamo per celebrare. Il tempo di Avvento mi auguro ci stia aiutando a comprendere prima di tutto quanto Dio ci ami, perché Lui lo manifesta sempre. Siamo noi che tante volte non lo vediamo e quindi continuiamo ad ignorarlo. La solennità del Natale di quest’anno ci conferma questa volontà di Dio di non lasciar perdere, di non abbandonare l’uomo in balia dei suoi errori e delle sue sofferenze, ma si fa nuovamente uomo per farci capire quanto ci ami e quanto sia preoccupato della nostra felicità, e nonostante a volte le nostre freddezze, Lui fa tutto il possibile per riconquistare il nostro cuore. Allora buona continuazione dell’Avvento, buon Natale e buon Anno Nuovo. La venuta di Gesù porti nel cuore di tutti una grande Speranza perché essa sia il carburante che bruciando in noi ci spinge ad affrontare la vita con le sue difficoltà, a superarle e a non arrenderci di fronte ad esse.

Don Pietro, Arciprete di Massa.

da “Il Nostro S.Paolo” – dicembre 2017

 

Coerenza morale, altri vescovi in campo

 

Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, invita comunità religiose, istituzioni, associazioni e tutti i volontari del mondo sanitario e assistenziale della diocesi «ad avere il coraggio di fare scelte di coerenza morale e di testimonianza anche andando controcorrente, quando si tratta di salvaguardare e promuovere la vita sempre dal suo primo istante al suo naturale tramonto».

Le parole del vescovo, riportate ieri dall’Ansa e da molte testate stampa, vengono a supporto della chiara presa di posizione di don Carmine Arice, superiore generale del Cottolengo, che aveva già dichiarato che nelle loro strutture «non possiamo eseguire pratiche che vadano contro il Vangelo, pazienza se la possibilità dell’obiezione di coscienza non è prevista dalla legge: è andato sotto processo Marco Cappato che accompagna le persone a fare il suicidio assistito, possiamo andarci anche noi che in un possibile conflitto tra la legge e il Vangelo siamo tenuti a scegliere il Vangelo».

Nosiglia, vescovo della diocesi in cui si trova il Cottolengo, quindi rilancia e invita alla resistenza. «Gli anziani, le persone malate vanno difese e tutelate nei loro diritti e quello della vita è prioritario. Invece nel nuovo quadro normativo», precisa il vescovo di Torino, «si aprono prospettive pericolose e inquietanti anche sui rischi di abusi sulla vita, motivati dai ‘costi’ di mantenimento delle persone malate».

Anche il cardinale Camillo Ruini, intervistato da Repubblica, indica chiaramente la necessità di fare obiezione di coscienza e, di fatto, resistere alla legge. «Il medico, cattolico o anche non cattolico, conserva il diritto di non agire contro la propria coscienza», ha dichiarato il porporato, «quindi di non operare per porre fine alla vita di quel paziente. Può fare dunque obiezione di coscienza, anche se la legge ora approvata non lo prevede: è questo uno dei suoi più gravi difetti».

Il cardinale Angelo Bagnasco, già presidente Cei e ora presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa, a margine dell’inaugurazione del presepe nella sede della Regione Liguria ha dichiarato: «Questa legge non mi rallegra, non è un segno di civiltà», precisando che non ritiene «che sia una cosa buona perché considera l’idratazione e l’alimentazione non delle funzioni vitali, obbligatorie per tutti, malati e non malati, ma dei farmaci, delle terapie e come tali possono essere, secondo la legge, sospesi».

Di fronte ad una legge come quella appena approvata sulle Dat, sale un mormorio dai vescovi italiani, un vento leggero per ora, ma chiaro: si deve resistere, come aveva scritto sulla Nuova BQ monsignor Luigi Negri. Si deve fare obiezione di coscienza. «Si tratta – in questo momento difficile e delicato – di sostenere una cultura della vita», ha detto ieri Nosiglia, «che sia davvero tale. È un dovere questo proprio di ogni persona, in quanto fedele e cittadino chiamato ad assumersi le proprie responsabilità, e a prendere l’iniziativa affinché i valori della vita abbiano pieno riconoscimento anche nella cultura e nelle scelte politiche del nostro Paese».

 

da “la Nuova Bussola Quotidiana”

 

 

 

I ponti senza verità non reggono di Mons. Crepaldi

I ponti senza verità non reggono

di Mons. Crepaldi

Giovedì scorso 14 dicembre il Parlamento italiano ha approvato la legge cosiddetta sulle DAT che apre all’eutanasia, persino in forme più accentuate che in altri Paesi. Durante la fase della discussione in Parlamento e nel Paese anche io, come vescovo e come presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân, ero intervenuto, insieme ad altri, come per esempio il Centro Studi Rosario Livatino, per mettere in evidenza la gravità del contenuto di questo testo di legge. Purtroppo ha prevalso un’ideologia libertaria e, in definitiva, nichilista, espressa in coscienza da tanti parlamentari. Così l’Italia va incontro ad un futuro buio fondato su una libertà estenuata e priva di speranza.

Questa legge si aggiunge ad altre approvate in questa triste legislatura che hanno allontanato la nostra legislazione sulla vita e sulla famiglia dalla norma oggettiva della legge morale naturale che è inscritta nei nostri cuori, ma che spesso i piccoli o grandi interessi di parte e le deformazioni dell’intelligenza nascondono agli uomini. Coloro che con grande impegno stanno smantellando per via legislativa i principi della legge morale naturale, che per il credente è il linguaggio del Creatore, non sono però in grado di dirci con cosa intendano sostituirne gli effetti di coesione sociale in vista di fini comuni. La libertà intesa come autodeterminazione, che questa legge afferma ed assolutizza, non è in grado di tenere insieme niente e nessuno, nemmeno l’individuo con se stesso.

Preoccupa molto che in questa legislatura leggi così negative siano state approvate in un contesto di notevole indifferenza. Esprimo il mio compiacimento e sostegno per tutti coloro che si sono mobilitati, con la parola, gli scritti ed anche con le manifestazioni esterne, per condurre questa lotta per il bene dell’uomo. Devo però anche constatare che molti altri avrebbero dovuto e potuto farlo. Questa mia osservazione vale anche per il mondo cattolico. Ampie sue componenti si sono sottratte all’impegno a difesa di valori così fondamentali per la dignità della persona, timorose, forse, di creare in questo modo muri piuttosto che ponti. Ma i ponti non fondati sulla verità non reggono.

In momenti come questo può prevalere un sentimento di scoraggiamento. E’ comprensibile. Tutto si paga in questa vita e le pessime leggi approvate produrranno sofferenza e ingiustizia sulla carne delle persone. Si ha l’impressione di doversi ormai impegnare per ricostruire dalle basi un alfabeto che è stato disarticolato. Nel contempo, occorre anche ricordare che la storia rimane sempre aperta a nuovi percorsi e soluzioni e che nella storia ci si offrono sempre nuove possibilità di recupero e di riscatto. Recupero e riscatto che non ripagheranno, umanamente parlando, le ingiustizie provocate e subite, ma che permetteranno di non consentirne di nuove. Non dimentichiamo che c’è la storia, ma anche il Signore della storia. In Lui confidiamo per essere pronti alle nuove occasioni che Egli ci metterà davanti.

* Arcivescovo di Trieste

“Medici, per la vita si deve andare controcorrente” di Mons. Cavina

“Medici, per la vita si deve andare controcorrente”

di Mons. Cavina, Vescovo di Carpi

 

«A questo punto l’elemento più grave di questa legge è la mancanza di qualunque riferimento all’obiezione di coscienza». Risponde così monsignor Francesco Cavina, vescovo di Carpi, sollecitato da La Nuova BQ sulla recente approvazione della legge sulle Dat.

Monsignore, cosa pensa di questa norma approvata dal Parlamento?
«Condivido quanto dichiarato dal cardinale Angelo Bagnasco, non mi sembra proprio che possa ritenersi un segno di civiltà».

Per quale motivo?
«Per diverse ragioni, ne cito una. Questa legge finisce per ridurre idratazione e alimentazione come delle terapie e, quindi, come tali si può arrivare a sospenderle. E qui si apre l’ulteriore gravissimo vulnus di questa legge: la mancanza di ogni riferimento all’obiezione di coscienza».

Cosa può fare un medico cattolico, ma anche un non cattolico, che si trovi in una situazione che lo mette di fronte ad un problema di coscienza di questo tipo?
«Come ha detto l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, occorre saper testimoniare andando controcorrente. Qui si tratta di dover commettere atti contro la vita che non sono mai negoziabili. Perciò non c’è altra via all’obiezione di coscienza, come ha sottolineato don Carmine Arice, superiore generale del Cottolengo».

Mancando il riferimento all’obiezione di coscienza questa legge sembra aver dimenticato uno dei capisaldi dei tanto decantati diritti umani.
«Certamente c’è una strana contraddizione. Da una parte si dice di voler difendere i diritti delle persone sofferenti, mentre dall’altra si omette un caposaldo della dichiarazione universale dei diritti umani quale è, appunto, il riferimento all’obiezione di coscienza. E’ una schizofrenia che purtroppo vediamo sempre più spesso, soprattutto su certi cosiddetti “nuovi diritti” per cui si fanno grandi battaglie civili, ma poi si riduce lo spazio della libertà di coscienza. Un cortocircuito che dovrebbe far riflettere tutti».