Medjugorje, 2 Febbraio 2018

 

” Cari figli,
voi che mio Figlio ama, voi che io amo con immenso amore materno,
non permettete che l’egoismo, l’amore di voi stessi, regni nel mondo.
Non permettete che l’amore e la bontà siano nascosti.
Voi che siete amati, che avete conosciuto l’amore di mio Figlio,
ricordate che essere amati significa amare.
Figli miei, abbiate fede!
Quando avete fede siete felici e diffondete pace,
la vostra anima sussulta di gioia: in quell’anima c’è mio Figlio.
Quando date voi stessi per la fede, quando date voi stessi per amore,
quando fate del bene al prossimo, mio Figlio sorride nella vostra anima.
Apostoli del mio amore, io, come Madre, mi rivolgo a voi,
vi raduno attorno a me e desidero guidarvi sulla via dell’amore e della fede,
sulla via che conduce alla Luce del mondo.
Sono qui per amore e per fede, perché, con la mia benedizione materna,
desidero darvi speranza e vigore nel vostro cammino,
poiché la via che conduce a mio Figlio non è facile:
è piena di rinuncia, di donazione, di sacrificio, di perdono e di tanto, tanto amore.
Quella via, però, porta alla pace e alla felicità.
Figli miei, non credete alle voci menzognere
che vi parlano di cose false, di una falsa luce.
Voi, figli miei, tornate alla Scrittura!
Vi guardo con immenso amore e, per grazia di Dio, mi manifesto a voi.
Figli miei, venite con me, la vostra anima sussulti di gioia!
Vi ringrazio. “

Medjugorje, 25 Gennaio 2018

Cari figli!

Questo tempo sia per voi

il tempo della preghiera

affinché lo Spirito Santo,

attraverso la preghiera,

discenda su di voi e vi doni la conversione.

Aprite i vostri cuori

e leggete la Sacra Scrittura

affinché, attraverso le testimonianze,

anche voi possiate essere più vicini a Dio.

Figlioli, cercate soprattutto Dio

e le cose di Dio

e lasciate alla terra quelle della terra,

perché Satana vi attira

alla polvere e al peccato.

Voi siete invitati alla santità

e siete creati per il Cielo.

Cercate, perciò, il Cielo e le cose celesti.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

Medjugorje, 2 Gennaio 2018

” Cari figli
quando sulla terra viene a mancare l’amore,
quando non si trova la via della salvezza,
io, la Madre, vengo ad aiutarvi a conoscere la vera fede, viva e profonda;
ad aiutarvi ad amare davvero.
Come Madre, anelo al vostro amore reciproco, alla bontà e alla purezza.
È mio desiderio che siate giusti e che vi amiate.
Figli miei, siate gioiosi nell’animo, siate puri, siate bambini!
Mio Figlio ha detto che ama stare tra i cuori puri,
perché i cuori puri sono sempre giovani e lieti.
Mio Figlio vi ha detto di perdonare e di amarvi.
So che non è sempre facile: la sofferenza fa sì che cresciate nello spirito.
Per crescere il più possibile spiritualmente,
dovete perdonare ed amare sinceramente e veramente.
Molti miei figli sulla terra non conoscono mio Figlio, non lo amano.
Ma voi, che amate mio Figlio e lo portate in cuore,
pregate, pregate e, pregando, percepite mio Figlio accanto a voi:
la vostra anima respiri il suo Spirito!
Io sono in mezzo a voi e parlo di piccole e grandi cose.
Non mi stancherò di parlarvi di mio Figlio, amore vero.
Perciò, figli miei, apritemi i vostri cuori,
permettetemi di guidarvi maternamente.
Siate apostoli dell’amore di mio Figlio e del mio.
Come Madre vi prego:
non dimenticate coloro che mio Figlio ha chiamato a guidarvi.
Portateli nel cuore e pregate per loro.
Vi ringrazio! “

Significato del Natale

Massa Lombarda, 30 dicembre 2017

“Oggi vorrei soffermarmi con voi sul significato del Natale del Signore Gesù, che in questi giorni stiamo vivendo nella fede e nelle celebrazioni.
La costruzione del presepe e, soprattutto, la liturgia, con le sue Letture bibliche e i suoi canti tradizionali, ci hanno fatto rivivere «l’oggi» in cui «è nato per noi il Salvatore, il Cristo Signore» (Lc 2,11).
Ai nostri tempi, specialmente in Europa, assistiamo a una specie di “snaturamento” del Natale: in nome di un falso rispetto che non è cristiano, che spesso nasconde la volontà di emarginare la fede, si elimina dalla festa ogni riferimento alla nascita di Gesù. Ma in realtà questo avvenimento è l’unico vero Natale! Senza Gesù non c’è Natale; c’è un’altra festa, ma non il Natale. E se al centro c’è Lui, allora anche tutto il contorno, cioè le luci, i suoni, le varie tradizioni locali, compresi i cibi caratteristici, tutto concorre a creare l’atmosfera della festa, ma con Gesù al centro. Se togliamo Lui, la luce si spegne e tutto diventa finto, apparente.
Attraverso l’annuncio della Chiesa, noi, come i pastori del Vangelo (cfr Lc 2,9), siamo guidati a cercare e trovare la vera luce, quella di Gesù che, fattosi uomo come noi, si mostra in modo sorprendente: nasce da una povera ragazza sconosciuta, che lo dà alla luce in una stalla, col solo aiuto del marito… Il mondo non si accorge di nulla, ma in cielo gli angeli che sanno la cosa esultano! Ed è così che il Figlio di Dio si presenta anche oggi a noi: come il dono di Dio per l’umanità che è immersa nella notte e nel torpore del sonno (cfr Is 9,1). E ancora oggi assistiamo al fatto che spesso l’umanità preferisce il buio, perché sa che la luce svelerebbe tutte quelle azioni e quei pensieri che farebbero arrossire o rimordere la coscienza. Così, si preferisce rimanere nel buio e non sconvolgere le proprie abitudini sbagliate.”

tratto dall’Udienza Generale del 27 dicembre 2017

Il presepe allestito nella chiesa di San Paolo

Medjugorje, messaggio annuale a Jakov del 25 Dicembre 2017

Cari figli!

Oggi, in questo giorno di grazia,

vi invito a chiedere al Signore

il dono della fede.

Figli miei, decidetevi per Dio

e iniziate a vivere e a credere in ciò

a cui Dio vi invita.

Credere, figli miei,

significa abbandonare le vostre vite

nelle mani di Dio, nelle mani del Signore

che vi ha creati e che vi ama immensamente.

Non siate credenti soltanto con le parole

ma vivete e testimoniate la vostra fede

attraverso le opere

e con il vostro esempio personale.

Parlate con Dio come con il vostro Padre.

Aprite e offrite i vostri cuori a Lui

e vedrete come i vostri cuori cambieranno

e potrete ammirare le opere di Dio

nella vostra vita.

Figli miei, non c’è vita senza Dio

e perciò come vostra Madre

intercedo e prego mio Figlio

affinché rinnovi i vostri cuori

e riempia la vostra vita

con il Suo amore immenso.”

Medjugorje, 25 Dicembre 2017

“Cari figli!

Oggi vi porto mio Figlio Gesù,

affinché vi doni la Sua pace e la Sua benedizione.

Figlioli, vi invito tutti a vivere e testimoniare

le grazie e i doni che avete ricevuto.

Non temete!

Pregate affinché lo Spirito Santo vi dia la forza

di essere testimoni gioiosi e uomini di pace e di speranza.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Coerenza morale, altri vescovi in campo

 

Monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, invita comunità religiose, istituzioni, associazioni e tutti i volontari del mondo sanitario e assistenziale della diocesi «ad avere il coraggio di fare scelte di coerenza morale e di testimonianza anche andando controcorrente, quando si tratta di salvaguardare e promuovere la vita sempre dal suo primo istante al suo naturale tramonto».

Le parole del vescovo, riportate ieri dall’Ansa e da molte testate stampa, vengono a supporto della chiara presa di posizione di don Carmine Arice, superiore generale del Cottolengo, che aveva già dichiarato che nelle loro strutture «non possiamo eseguire pratiche che vadano contro il Vangelo, pazienza se la possibilità dell’obiezione di coscienza non è prevista dalla legge: è andato sotto processo Marco Cappato che accompagna le persone a fare il suicidio assistito, possiamo andarci anche noi che in un possibile conflitto tra la legge e il Vangelo siamo tenuti a scegliere il Vangelo».

Nosiglia, vescovo della diocesi in cui si trova il Cottolengo, quindi rilancia e invita alla resistenza. «Gli anziani, le persone malate vanno difese e tutelate nei loro diritti e quello della vita è prioritario. Invece nel nuovo quadro normativo», precisa il vescovo di Torino, «si aprono prospettive pericolose e inquietanti anche sui rischi di abusi sulla vita, motivati dai ‘costi’ di mantenimento delle persone malate».

Anche il cardinale Camillo Ruini, intervistato da Repubblica, indica chiaramente la necessità di fare obiezione di coscienza e, di fatto, resistere alla legge. «Il medico, cattolico o anche non cattolico, conserva il diritto di non agire contro la propria coscienza», ha dichiarato il porporato, «quindi di non operare per porre fine alla vita di quel paziente. Può fare dunque obiezione di coscienza, anche se la legge ora approvata non lo prevede: è questo uno dei suoi più gravi difetti».

Il cardinale Angelo Bagnasco, già presidente Cei e ora presidente del Consiglio delle conferenze dei vescovi d’Europa, a margine dell’inaugurazione del presepe nella sede della Regione Liguria ha dichiarato: «Questa legge non mi rallegra, non è un segno di civiltà», precisando che non ritiene «che sia una cosa buona perché considera l’idratazione e l’alimentazione non delle funzioni vitali, obbligatorie per tutti, malati e non malati, ma dei farmaci, delle terapie e come tali possono essere, secondo la legge, sospesi».

Di fronte ad una legge come quella appena approvata sulle Dat, sale un mormorio dai vescovi italiani, un vento leggero per ora, ma chiaro: si deve resistere, come aveva scritto sulla Nuova BQ monsignor Luigi Negri. Si deve fare obiezione di coscienza. «Si tratta – in questo momento difficile e delicato – di sostenere una cultura della vita», ha detto ieri Nosiglia, «che sia davvero tale. È un dovere questo proprio di ogni persona, in quanto fedele e cittadino chiamato ad assumersi le proprie responsabilità, e a prendere l’iniziativa affinché i valori della vita abbiano pieno riconoscimento anche nella cultura e nelle scelte politiche del nostro Paese».

 

da “la Nuova Bussola Quotidiana”

 

 

 

I ponti senza verità non reggono di Mons. Crepaldi

I ponti senza verità non reggono

di Mons. Crepaldi

Giovedì scorso 14 dicembre il Parlamento italiano ha approvato la legge cosiddetta sulle DAT che apre all’eutanasia, persino in forme più accentuate che in altri Paesi. Durante la fase della discussione in Parlamento e nel Paese anche io, come vescovo e come presidente dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân, ero intervenuto, insieme ad altri, come per esempio il Centro Studi Rosario Livatino, per mettere in evidenza la gravità del contenuto di questo testo di legge. Purtroppo ha prevalso un’ideologia libertaria e, in definitiva, nichilista, espressa in coscienza da tanti parlamentari. Così l’Italia va incontro ad un futuro buio fondato su una libertà estenuata e priva di speranza.

Questa legge si aggiunge ad altre approvate in questa triste legislatura che hanno allontanato la nostra legislazione sulla vita e sulla famiglia dalla norma oggettiva della legge morale naturale che è inscritta nei nostri cuori, ma che spesso i piccoli o grandi interessi di parte e le deformazioni dell’intelligenza nascondono agli uomini. Coloro che con grande impegno stanno smantellando per via legislativa i principi della legge morale naturale, che per il credente è il linguaggio del Creatore, non sono però in grado di dirci con cosa intendano sostituirne gli effetti di coesione sociale in vista di fini comuni. La libertà intesa come autodeterminazione, che questa legge afferma ed assolutizza, non è in grado di tenere insieme niente e nessuno, nemmeno l’individuo con se stesso.

Preoccupa molto che in questa legislatura leggi così negative siano state approvate in un contesto di notevole indifferenza. Esprimo il mio compiacimento e sostegno per tutti coloro che si sono mobilitati, con la parola, gli scritti ed anche con le manifestazioni esterne, per condurre questa lotta per il bene dell’uomo. Devo però anche constatare che molti altri avrebbero dovuto e potuto farlo. Questa mia osservazione vale anche per il mondo cattolico. Ampie sue componenti si sono sottratte all’impegno a difesa di valori così fondamentali per la dignità della persona, timorose, forse, di creare in questo modo muri piuttosto che ponti. Ma i ponti non fondati sulla verità non reggono.

In momenti come questo può prevalere un sentimento di scoraggiamento. E’ comprensibile. Tutto si paga in questa vita e le pessime leggi approvate produrranno sofferenza e ingiustizia sulla carne delle persone. Si ha l’impressione di doversi ormai impegnare per ricostruire dalle basi un alfabeto che è stato disarticolato. Nel contempo, occorre anche ricordare che la storia rimane sempre aperta a nuovi percorsi e soluzioni e che nella storia ci si offrono sempre nuove possibilità di recupero e di riscatto. Recupero e riscatto che non ripagheranno, umanamente parlando, le ingiustizie provocate e subite, ma che permetteranno di non consentirne di nuove. Non dimentichiamo che c’è la storia, ma anche il Signore della storia. In Lui confidiamo per essere pronti alle nuove occasioni che Egli ci metterà davanti.

* Arcivescovo di Trieste