Medjugorje, 2 Gennaio 2018

” Cari figli
quando sulla terra viene a mancare l’amore,
quando non si trova la via della salvezza,
io, la Madre, vengo ad aiutarvi a conoscere la vera fede, viva e profonda;
ad aiutarvi ad amare davvero.
Come Madre, anelo al vostro amore reciproco, alla bontà e alla purezza.
È mio desiderio che siate giusti e che vi amiate.
Figli miei, siate gioiosi nell’animo, siate puri, siate bambini!
Mio Figlio ha detto che ama stare tra i cuori puri,
perché i cuori puri sono sempre giovani e lieti.
Mio Figlio vi ha detto di perdonare e di amarvi.
So che non è sempre facile: la sofferenza fa sì che cresciate nello spirito.
Per crescere il più possibile spiritualmente,
dovete perdonare ed amare sinceramente e veramente.
Molti miei figli sulla terra non conoscono mio Figlio, non lo amano.
Ma voi, che amate mio Figlio e lo portate in cuore,
pregate, pregate e, pregando, percepite mio Figlio accanto a voi:
la vostra anima respiri il suo Spirito!
Io sono in mezzo a voi e parlo di piccole e grandi cose.
Non mi stancherò di parlarvi di mio Figlio, amore vero.
Perciò, figli miei, apritemi i vostri cuori,
permettetemi di guidarvi maternamente.
Siate apostoli dell’amore di mio Figlio e del mio.
Come Madre vi prego:
non dimenticate coloro che mio Figlio ha chiamato a guidarvi.
Portateli nel cuore e pregate per loro.
Vi ringrazio! “

Santo Natale 2017. Gesù si fa uomo: L’Amore ti cerca. L’editoriale di don Pietro Marchetti

Santo Natale 2017: Gesù si fa uomo: L’Amore ti cerca.

“L’uomo per rendere immortale ed eterna la sua felicità e la sua vita, avrebbe dovuto liberamente scegliere di fissarsi in Dio chiudendo così il cerchio che Dio aveva tracciato creando l’uomo. Ma l’uomo geloso di sé, e con il folle sogno, istigato dal “nemico” di Dio, di misurarsi con Dio, spezza il cerchio e cade a peso morto su di sé. Dio, Amore tradito dall’uomo, non abbandona l’amore verso quell’uomo che lui non era riuscito a raggiungere. Il primo uomo Adamo aveva diffidato di Dio, così Dio ha pensato di non abbandonarlo, ma di scendere verso l’uomo. L’Amore rischia tutto, nulla teme: non i pericoli, non le fatiche, non le umiliazioni, non le pene. Dio si fa viandante, si fa straniero e bussa alla porta del cuore dell’uomo. L’uomo sulla terra, che era sua, non trova più né rifugio, né pace, ne tanto meno gioia; nulla può contentarlo tutte le cose gli diventano infedeli, oppure lo stancano in una noiosa ripetizione e, l’Amore insistentemente ripete: “Dio, cerca dovunque la sua creatura, dovunque “fora la parete” (Ezechiele 8,8) e apre la porta. Per le vie dei secoli come per quelle dei continenti Dio passa a ripetere la sua parola d’amore”.  In queste parole di Mons. Simone Giusti è ben raccontato il grande mistero del Santo Natale che noi stiamo per celebrare. Il tempo di Avvento mi auguro ci stia aiutando a comprendere prima di tutto quanto Dio ci ami, perché Lui lo manifesta sempre. Siamo noi che tante volte non lo vediamo e quindi continuiamo ad ignorarlo. La solennità del Natale di quest’anno ci conferma questa volontà di Dio di non lasciar perdere, di non abbandonare l’uomo in balia dei suoi errori e delle sue sofferenze, ma si fa nuovamente uomo per farci capire quanto ci ami e quanto sia preoccupato della nostra felicità, e nonostante a volte le nostre freddezze, Lui fa tutto il possibile per riconquistare il nostro cuore. Allora buona continuazione dell’Avvento, buon Natale e buon Anno Nuovo. La venuta di Gesù porti nel cuore di tutti una grande Speranza perché essa sia il carburante che bruciando in noi ci spinge ad affrontare la vita con le sue difficoltà, a superarle e a non arrenderci di fronte ad esse.

Don Pietro, Arciprete di Massa.

da “Il Nostro S.Paolo” – dicembre 2017

 

IL NOSTRO S.PAOLO Ottobre – EDITORIALE

La carità non avrà mai fine…neppure dopo la morte !

don Pietro Marchetti

In questo nuovo anno pastorale continua il nostro cammino comunitario in compagnia di San Paolo e del suo ”inno alla carità”: infatti pezzo dopo pezzo lo stiamo pregando, meditando e vivendo insieme. In questi mesi entriamo nel vivo della Carità : “tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta, la carità non avrà mai fine. “ Si la carità non avrà mai fine, neppure dopo la morte, sia dei nostri cari che nostra.
Ed è proprio con questo spirito che ci accingiamo a vivere le importanti feste dei santi e della commemorazione dei fedeli defunti.
Ebbene sì, questo mese di novembre in arrivo ha un modo tutto suo di metterci di fronte alla vita e alla sua migliore espressione che è la carità.
Sono giorni infatti dove si tocca con mano la CARITA’ di DIO verso l’uomo. Dio infatti in particolar modo in queste giornate ci invita ad avere uno sguardo non banale di fronte alla vita e a cogliere quello che conta veramente: non le apparenze effimere, non gli inganni della carta patinata, non gli aspetti superficiali.
La vita vera è quella che sfocia nella vita eterna e approda a una felicità indicibile.
La vita vera è quella che offre amore, continuamente, senza mai misurarlo.
La vita vera è quella che partecipa fin d’ora alla comunione con Dio e si lascia trasfigurare dalla sua luce. Dio ci invita ad avere anche uno sguardo nuovo davanti alla morte: la sofferenza e la morte, ci ricorda il Signore, non hanno l’ultima parola sull’esistenza di un uomo.
La morte non è la fine di tutto, non si apre sul nulla e sul vuoto, e non è un muro verso cui andiamo a sbattere o un gorgo nero che ci inghiotte, la morte è un passaggio da una esistenza limitata e imperfetta, spesso ferita …a una esistenza nuova, trasfigurata dall’Amore.
A partire dal mattino di Pasqua, centinaia di milioni di uomini e donne hanno accolto la speranza del Vangelo e hanno vissuto secondo questa convinzione: Cristo è vivo, è presente nella nostra vita e nella nostra morte e ci invita a seguirlo nella sua Pasqua sulla strada della luce e della pace.
Inoltre il mese di novembre diventi anche il tempo in cui si tocchi con mano non solo la Carità di Dio, ma anche la nostra, soprattutto verso i nostri cari defunti. Davanti alle tombe dei nostri cari lasciamoci avvolgere dalla luce della risurrezione e facciamo in modo che i nostri gesti e le nostre parole si aprano alla speranza: un giorno ritroverò le persone care e con loro canterò a Dio la mia gioia perché ha mantenuto le sue promesse e mi ha strappato per sempre al potere della morte.
Facciamo quindi dell’occasione della visita alle tombe dei nostri cari una opportunità preziosa per dire loro grazie per quello che ci hanno donato di più bello e di più nobile e grande che avevano; certo una riconoscenza velata anche da una certa tristezza perché al momento non posso più vederli o guardarli negli occhi. Ma i nostri cari in quel momento ci dicono: grazie che sei venuto a visitarmi a trovarmi a pregare per me.

Andiamo quindi a fare loro visita, solo per pregare, e mi raccomando non trasformiamo il cimitero in una piazza, rompendo il silenzio del loro riposo con l’umano chiacchiericcio spesso fatto di sciocchezze, di pettegolezzi e mormorazioni. Sono in pace, lasciamoli in pace e andiamo solo per permettere a loro di essere veramente nella pace di Dio.
Meditiamo sulle parole che sono all’ingresso del nostro cimitero. “fummo come voi, sarete come noi”. Ci fa bene a tutti pensarci.
Buon cammino.

Il Nostro S.Paolo – Editoriale – Giugno 2017

Festa della Ripresa 2017

Laboratorio di Carità.

La festa della ripresa, senza un obiettivo ben preciso, rischierebbe di essere una sagra come tante altre, organizzata bene quanto volete, dove si mangia bene, e dove si partecipa ad eventi più o meno spettacolari, ma così resterebbe sempre un contenitore vuoto. Per cui  più è ambizioso l’obiettivo e più diventa prezioso,  anche il contenitore.

Il contenuto è prima di tutto fatto di persone, tutte quelle che compongono la nostra comunità e hanno deciso di impegnarsi per questo progetto, inoltre da tutte le persone che verranno alla nostra festa, che per diverse motivazioni decideranno di entrare nel campo del nostro oratorio anche con qualche timore o pregiudizio. Una domanda allora è d’obbligo: cosa vogliamo far loro assaggiare della nostra comunità cattolica ? Cosa abbiamo da offrire loro? Dopo esserci impegnati in questo anno pastorale a pregare, meditare, personalmente e in gruppo sull’ inno alla  carità di san Paolo, non vedo opportunità  migliore che  far incontrare queste persone con  quello spirito di carità che siamo chiamati a testimoniare  in questa festa. Il Signore ce lo chiede espressamente: sia questo avvenimento un’occasione da non perdere per vivere l’accoglienza, la fraternità, la collaborazione, il servizio, la corresponsabilità nello stile della carità, così come ci ha insegnato l’apostolo. Se nella nostra festa non si respirerà quest’aria, e non si assaggerà il cibo della carità allora essa non avrà niente di diverso da qualsiasi altra sagra.  Ma ce la sentiamo di impegnarci per un progetto così ambizioso ? Non dobbiamo spaventarci delle nostre fragilità, del rischio di poter sbagliare o non essere all’altezza della situazione, ma dobbiamo confidare più che mai nell’Amorevole presenza del Signore in mezzo a noi.

Per non dimenticarci di questa stile ambizioso, ma profondamente cristiano  abbiamo pensato ad un segno che ci ricordi sempre stile e contenuto: una maglietta con sopra riportate le varie caratteristiche della carità (l’idea non è mia) che diventi la maglia della festa in modo che ciascuno potrà ricordare all’altro in che cosa consiste la nostra missione, vivere la carità nel concreto, comprendendo che essa è fatta di tanti piccoli gesti, semplici, ma necessari cosìcchè uno vicino all’altro ne tesse la trama, perché questa maglia sia l’espressione di quella rete di rapporti che vogliamo realizzare tra di noi, ma non tanto trasportati da umana amicizia o simpatia, ma perché ci siamo riconosciuti Figlio dello stesso Padre che è Dio.

Don Pietro e l’equipe della ripresa.