Venerdì Santo – Passione del Signore

Massa Lombarda, 19 aprile 2019

Nella Messa in Cena Domini, terminati i riti di comunione, l’assemblea non è congedata, ma è invitata, dopo la reposizione del Santissimo Sacramento, a sostare in silenzio e adorazione. Lo stesso silenzio di adorazione e di contemplazione del Mistero dà inizio alla celebrazione in passione Domini, nella quale, il sacerdote e il diacono, indossate le vesti liturgiche proprie di colore rosso, (cf MR, p. 145) entrano silenziosamente in uno spazio liturgico austero, privo di fiori, di ceri, senza la tovaglia sull’altare e con le immagini velate. Il silenzio dell’ingresso, cui fanno eco gli altri momenti di raccoglimento della liturgia del Venerdì santo, non è espressione di lutto, dolore e tristezza ma di contemplazione orante del mistero della morte redentrice del Salvatore. Dopo l’introito, segue la prostrazione ai piedi dell’altare, che accentua il clima dell’introito e della
celebrazione. Terminata la preghiera universale, ha luogo l’adorazione della Croce che manifesta l’aspetto glorioso del Mistero Pasquale.
Si scelga con cura la Croce da mostrare al popolo. È necessario che essa sia sufficientemente grande e di pregio artistico.
L’ostensione – come indicato dal Messale – può avvenire in due modi differenti. La prima forma prevede che la Croce velata sia portata all’altare e qui venga svelata gradualmente mentre il sacerdote canta o dice per tre volte «Ecco il legno della Croce, al quale fu appeso il Cristo, salvatore del mondo». A ogni acclamazione l’assemblea risponde «Venite, adoriamo».

Tratto da “Sussidio Quaresima_Pasqua 2019” della CEI
Il coro San Paolo nel “coro” dietro l’altare

Giovedì Santo – Cena del Signore

Massa Lombarda, 18 aprile 2019

Seppur sotto il profilo della temporalità, noi celebriamo e scandiamo in tre momenti celebrativi l’evento Pasquale, i tre giorni del Triduo rappresentano un unicum nel quale la Chiesa celebra la globalità del mistero pasquale. Come mostrano, infatti, i continui legami proposti dalla liturgia, ciascun giorno del Triduo, pur concentrando la sua attenzione su una delle fasi della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù, mette sempre in luce l’intero evento pasquale.
La Messa in Cena Domini rappresenta il preludio e la porta d’ingresso del Triduo Pasquale. In essa facciamo memoria dell’Ultima Cena, nella quale Gesù istituisce l’Eucaristia dando compimento al rito pasquale ebraico legato all’immolazione degli agnelli e anticipando il senso salvifico della sua morte e risurrezione: Gesù è il vero agnello pasquale.

In modo particolare nella celebrazione odierna, la liturgia ci invita, con rinnovato stupore, a contemplare i gesti e le parole di Gesù nell’ultima Cena: l’istituzione dell’Eucaristia, il dono che Cristo vero Agnello pasquale – fa di se stesso, la lavanda dei piedi in cui il maestro offre ai discepoli l’esempio dell’amore e del servizio, la notte oscura del Monte degli Ulivi trascorsa tra la veglia di Gesù e il torpore dei discepoli.

Tratto da “Sussidio Quaresima-Pasqua 2019” della CEI

Santa PASQUA: più forte della morte è l’AMORE

don Pietro Marchetti, parroco

“Colui che conosce il mistero della Resurrezione conosce il senso delle cose, conosce il fine per il quale Dio fin da principio creò tutto” (S. Massimo il confessore).

Poniamoci un semplice domanda: perché Gesù è risorto da morte?

Potremmo rispondere: perché era Figlio di Dio. La risposta è vera, ma parziale; oppure che la resurrezione è il miracolo dei miracoli; anche questa è vera, ma insufficiente.

Nell’Antico Testamento la morte è indicata come il segno per eccellenza della fragilità umana, ma ciascuno porta dentro di sé il “senso dell’eterno” (Qoelet capitolo 3 versetto 11). Ogni essere umano trova senso nella misura in cui sa vivere dei gesti che restano nel tempo: ma tutto passa, se tutto finisce con la morte, che senso ha la nostra esistenza?

Qui entra in gioco la riflessione umanissima che ogni uomo e ogni donna fanno da sempre e in tutte le culture: vivere è amare. Quando diciamo a qualcuno “Ti amo” ciò equivale ad affermare: “Io voglio che tu viva per sempre”: la nostra vita trova senso solo nell’esperienza dell’amare e dell’essere amati, e tutti siamo alla ricerca di un amore con i tratti di eternità. Nel Cantico dei Cantici, l’amato dice all’amata: “Mettimi come sigillo sul tuo cuore come sigillo sul tuo braccio perché forte come la morte è l’amore, tenace come l’inferno è lo slancio amoroso. Le sue vampe sono fiamme di fuoco, una fiamma del Signore” (Cantico dei Cantici cap. 8, versetti 6 e 7). Tenendo presente tale orizzonte allora ci domandiamo: perché Gesù è risorto da morte?

Leggendo nei Vangeli e nel Nuovo Testamento possiamo concludere che Gesù è risorto perché la sua vita è stata AGAPE, è stata amore vissuto per gli altri e per Dio fino all’estremo: “Avendo amato i suoi che erano nel mondo li amò fino alla fine” (Vangelo di Giovanni capitolo 13 versetto 1), quindi Gesù è stato risuscitato da Dio in risposta alla vita che ha vissuto, al suo modo di vivere nell’amore fino all’estremo; possiamo così dire che è stato il suo amore più forte della morte. Quindi se Gesù è stato l’amore, come poteva essere contenuto nella tomba? Dio risuscitando Gesù ha così dichiarato che Lui ha manifestato nell’amore tutto quello che Dio voleva far conoscere di sé all’uomo.

E’ significativo poi che Gesù sia apparso alle donne e ai discepoli, non trasfigurato, come sul monte Tabor, ma nelle vesti di un giardiniere, di un viandante, di un pescatore, cioè si è manifestato nello stesso modo con cui aveva vissuto la sua esistenza terrena nella quale aveva raccontato la possibilità dell’amore. Gli Apostoli poi racconteranno come davvero Dio in Gesù ha espresso quella forza dell’amore che è più forte della morte.

Quindi l’unico prezzo che il cristianesimo ci richiede per essere vissuto e compreso in profondità è quello dell’amore. Siamo chiamati ad immergerci nell’amore di Dio, quell’amore di cui regola e forma è l’amore di Cristo che ha speso giorno dopo giorno la sua vita per gli altri: in questo modo la nostra vita potrà avere un senso, una direzione, un sapore. Ecco perché quando siamo incapaci di sperare nella resurrezione, è perché in verità non crediamo che l’amore possa avere l’ultima parola: credere e sperare, la resurrezione è una questione d’amore, perché solo l’amore ha provocato la resurrezione di Gesù.

Più forte della morte è stato l’amore vissuto da Gesù Cristo: è questo che noi cristiani dovremmo annunciare, con umiltà e discrezione, a tutti gli uomini e le donne. Un cammino, nel quale si parta dal presupposto che l’amore è in grado di combattere la morte, fino a vincerla, certamente può interessare anche i non credenti; in questo modo la resurrezione di Gesù può parlare a tutti i nostri fratelli e sorelle inumanità.

Buona Pasqua a tutti.

Il numero completo del Bostro S.Paolo n 3 – maggio 2019

Domenica delle Palme e della Passione del Signore

Massa Lombarda, 14 aprile 2019

“Con la Domenica delle Palme e della Passione del Signore entriamo nella grande settimana, la settimana santa, il tempo della Pasqua di morte e risurrezione di Gesù. La Chiesa ci invita oggi ad ascoltare per prima cosa il racconto dell’ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme nella versione dell’evangelista Luca, e poi, dello stesso autore, la narrazione degli eventi della Passione e morte di Gesù.

Cosa c’è di vero in queste aspettative delle folle osannanti Gesù nel suo ingresso a Gerusalemme, nelle accuse e nella derisione dei capi, nella richiesta del ladrone e nel gesto di carità di Giuseppe? Come riconoscere oggi in Gesù morto sulla croce il re Messia, il Salvatore del mondo, il Figlio di Dio? La prima lettura, dal profeta Isaia, ci ha detto che tutto questo strazio del giusto servo del Signore era previsto, faceva parte dei piani di Dio, proprio perché così si compisse la redenzione del mondo (cf Is 50,6-7). E anche Paolo ci ha detto, scrivendo ai Filippesi, che la Passione e morte di Gesù corrisponde alla sua volontà di svuotamento, di umiliazione e di annientamento, perché nell’obbedienza del Figlio di Dio, nell’accettazione della morte e di una morte di croce, il Padre esaltasse Gesù e gli desse il nome che è al di sopra di ogni altro nome”.

tratto da “Sussidio Quaresima-Pasqua 2019” della CEI

La domenica delle Palme funge da cerniera tra l’itinerario quaresimale e la Settimana Santa. Per questo i Vangeli raccontati nella celebrazione eucaristica sono due: quello dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e quello della passione e morte di Gesù. Anche per questo le letture dei due vangeli avvengono in luoghi diversi. Il vangelo dell’ingresso di Gesù è stato letto all’Oratorio dove si sono benedetti i rami di ulivo, da portare poi nelle proprie case, seguito dalla processione fino alla chiesa di San Paolo dove la Messa è proseguita con la lettura della passione di Cristo.

La benedizione degli ulivi all’Oratorio
La processione dall’Oratorio alla chiesa di San Paolo
Il dono del ramoscello d’ulivo al Sindaco da parte del Parroco
La lettura della Passione di Gesù

L’animazione dei canti è stata eseguita dal coro San Paolo.

Il coro San Paolo

A Massa questa domenica è dedicata alla raccolta delle offerte per l’Istituto Santa Teresa di Ravenna.

La solenne benedizione finale

Programma dal 2 al 19 aprile 2019

Vivere il Mistero. – Luca inscrive la Passione nel disegno di Dio. Più volte infatti sottolinea che il Figlio dell’Uomo doveva salire a Gerusalemme e ivi soffrire l’ostilità di molti. Nell’episodio dell’ultima cena giunge ad affermare che la Passione compie anche le profezie. Luca ci mostra un Gesù in lotta, in agonia. Dentro questo crogiuolo, egli si affida al Padre e il Padre lo conforta. L’evangelista ci offre pure un ritratto di Gesù durante le ore più tragiche della sua vita; egli è l’Innocente , l’Obbediente, il Solidale con i peccatori. Se gli uomini lo condannano, egli perdona. Accanto a questa esemplarità fa da contrasto la debolezza dei discepoli, i quali non comprendono la Passione del Maestro e fuggono rinnegandolo. Possiamo dividere il racconto in sei unità. Con la prima unità (cf Lc 22,14-38), Luca descrive la cena di addio; nelle parole di Gesù questo è un momento atteso, ardentemente voluto e preparato. La seconda unità ci trasporta nel Getsèmani (cf Lc 22,39-53). Qui Gesù entra in agonia; un’agonia così intensa da portarlo a sudare sangue. Egli esce vittorioso e confortato, riconfermando la sua dedizione a Dio e ai fratelli. Segue la cattura. E siamo alla terza unità, il processo davanti ai Giudei (cf Lc 22,54-71). Luca descrive il processo davanti al sommo sacerdote e il rinnegamento di Pietro. Con tocco magistrale, l’evangelista fa poi incrociare lo sguardo misericordioso di Gesù con lo sguardo smarrito di Pietro (cf Lc 22,60-61). Dall’intensità dello sguardo del Maestro erompe il pianto amaro del discepolo. Segue la quarta unità, il processo romano (cf Lc 23-25). Per ben tre volte Pilato dichiara Gesù innocente e manifesta la volontà di liberarlo. Ma, purtroppo, cede all’insistenza sanguinaria di una folla sobillata dalle autorità ebraiche. La quinta unità narra l’andata di Gesù al Calvario per la crocifissione e morte (cf Lc 23,26 49). Al lamento delle donne, Gesù risponde con un monito verso coloro che hanno voluto la sua morte. Sulla croce Gesù si rimette al Padre e affida alla Sua misericordia i suoi uccisori. Un centurione romano riconosce in lui un uomo giusto. La sepoltura chiude apparentemente la vicenda del Nazareno (cf Lc 23,50-56). ln questa sesta unità le donne preparano i profumi e gli aromi per l’imbalsamazione. Già risplendono le luci del sabato (cf Lc 23,54) quando Giuseppe di Arimatea depone iI corpo di Gesù nel sepolcro, ma più delle luci della festa comincia a sorgere la luce radiosa della stella del mattino: Cristo risorto (cf Ap 22,16).

Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo. Parola del Signore

Parrocchia della Conversione

di S. Paolo Apostolo

48024 Massa Lombarda – RA

Via Roli, 2

Tel. e fax 0545 81339

E-mail parrocchiaconversione@virgilio.it

Sito Internet parrocchiesanpaoloesangiacomo.it

Letture: Isaia 50,4-7 / dal Salmo 21 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Dal Vangelo secondo Luca (23,1-40) [forma breve]

In quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia. Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere. Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù.

VITA ECCLESIALE

Sabato 13
Domenica 14 8.00

18.30

+ Sr. Emanuela e consorelle def.

+ Galvani Ezio e deff. fam. Tirello

Lunedì 15
Martedì 16 8.00 + Margotti Teresa

+ Ghiselli Ilde

Mercoledì 17 18.30 + Giuseppe e deff. fam. Guerra e per una persona vivente della famiglia
Giovedì 18
Venerdì 19
Sabato 20
Domenica 21 8.00

10.30

18.30

Per i vivi e i defunti delle famiglie Dovadola-Ruffini

+ Marconi Antonio

Per i vivi e i defunti della famiglia Dovadola Ivano

+ Verduschi Lorenzo

Le Confessioni della Settimana Santa:

Lunedì 15 : Ore 10.30-12.00 20.45-22.30

Martedì 16 : Ore 10.30-12.00 20.45-22.30

Mercoledì 17 : Ore 10.30-12.00 20.45-22.30

Giovedì 18 : Ore16.00-19.00 22.00-23.00

Venerdì 19 : Ore 9.30-12.00 16.30-19.00

Sabato 20 : Ore 9.30-12.00 15.00-19.00

Domenica 21 : Ore 8.00-9.00 10.30-11.30 18.00-19.30 

 

Orario SS. Messe Feriale : Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 8.00 – 9.30 (ex ospedale) – 10.30 – 18.30

S. Rosario Feriale e Festivo ore 17.55 [ore 17.25 con Via Crucis]

Ogni mercoledì ore 15.00 (nella chiesa di S. Salvatore)

Lodi : Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.30 – Restanti giorni : ore 8.00

Vespri : Feriale :Lunedì, Mercoledì, Giovedì dopo la S. Messa delle ore 18.30

Visita alle famiglie con benedizione

(dalle ore 15.00)

Lunedì 15 : P.za Matteotti, P.za Marconi,

P.za Mazzini, via dei Lombardi

Martedì 16 : Corso Vittorio Veneto (dispari)

Mercoledì 17 : Corso Vittorio Veneto (pari)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,1-11 Gv 12,21-33. 36-38 Mt 26,14-25 Gv 13,1-15 Gv 18,1-19,42 Lc 24,1-12

Il Catechismo in parrocchia riprende sabato 20 aprile

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Aprile 2019

Domenica 14

Le Palme

Ss. Messe ad orario festivo

Giornata mondiale della Gioventù

Giornata parrocchiale per l’Opera Santa Teresa

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e

processione fino alla chiesa di S. Paolo

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 15 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Mercoledì 17 Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 18

Santo

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

a seguire : Adorazione fino alle ore 23.00

Venerdì 19

Santo

Astinenza e Digiuno

Ore 15.00 (S. Paolo) : Via Crucis con particolare invito a bambini, ragazzi e giovani

Ore 20.30 (S. Paolo) : Celebrazione della “Passione del

Signore”

Sabato 20

Santo

Ore 8.30–12 e 15–19 (S. Paolo):Benedizione delle uova

Ore 21.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 21

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe ad orario festivo

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne

Sono aperte le iscrizioni per il pellegrinaggio del 1° maggio a Pistoia.

(vedi volantino a parte)

Via Crucis 2019

Pubblichiamo i testi della Via Crucis vissuta insieme venerdì 12 aprile, con le riflessioni curate dai giovani della parrocchia.

Jesus engrave text

Stazione I – Gesù è condannato a morte 

Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere.

Sempre pronti a condannare il fratello, ci siamo mai chiesti da che parte saremmo stati noi quel giorno? 

La colpa dell’altro ci sembra sempre così grande da coprire anche la nostra, quasi a farci sembrare perfetti. Quando poi non siamo i primi ad accusare, sfuggiamo ad ogni responsabilità, tiepidi, gelosi del nostro quieto vivere.  

Perdonaci Signore per tutte le volte in cui abbiamo giudicato insistentemente l’altro fino a crocifiggerlo e per le occasioni in cui ci è mancato il coraggio di esporci. 

Donaci il tuo sguardo perché possiamo accogliere il fratello con amore e verità.

Stazione II – Gesù è caricato della croce

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, [Gesù] disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà». 

Chi vorrebbe seguire Gesù, rinnegare ciò che possiede, le proprie comodità, vedendolo caricato di una croce che è presagio di sofferenza e morte? Chi vorrebbe seguirlo ora che tutto ti dice che è più importante evitare il dolore, vivere per sé stessi, nell’egoismo del proprio interesse, accumulando, gioendo solo dei propri insaziabili successi?

Gesù ci dice, sotto il peso della croce, che chi vuole salvarsi in questo modo non ce la farà. Lui ci fa vedere la strada da percorrere per avere la vita eterna, quella vera: fidarci di lui, caricarci della sofferenza, del dolore, e seguirlo. 

La strada, difficile, è Lui a tracciarla, e per questo è possibile percorrerla: non prima o al suo posto, ma dopo di Lui e accanto a Lui. Fidarci. La ricompensa sarà grande, immensa, eterna.

Signore, aiutaci a seguire Gesù sulla via della croce, aiutaci a percorrere insieme a Lui la strada verso la vita eterna.

Stazione III — Gesù cade per la prima volta

Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.

Signore, la strada è dura, e il legno che porti sembra farsi sempre più pesante ad ogni passo.
La folla si accalca, curiosa di vedere l’uomo che era salito a Gerusalemme: quel profeta atteso, ora cade come un malfattore. Ma non c’è risentimento nel tuo sguardo, mentre rimetti un piede davanti all’altro e continui a camminare verso ciò che ti attende. 

Signore, staccaci da quella folla senza volto e insegnaci la pazienza di raccogliere ciò che cade.

Stazione IV — Gesù incontra sua madre

Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

Agli occhi dei tanti spettatori di Gerusalemme, quell’uomo ora non è più un uomo: è un colpevole, un condannato, uno da cui tenersi alla larga ad ogni costo. Lungo la via della croce, i soldati fanno di tutto per togliere a Gesù la sua umanità. 

L’incontro con Maria, il suo sguardo e la sua presenza restituiscono Gesù a sé stesso, alla sua dignità di vero uomo e alla sua natura di Figlio di Dio.

Maria, aiutaci riconoscere le parole e i gesti con cui ogni giorno priviamo gli altri della loro bellezza e della loro identità; insegnaci il tuo sguardo d’amore che ridona dignità e umanità ad ogni persona.Stazione V – Simone di Cirene aiuta Gesù a portare la croce

Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. 

Simone di Cirene sono io quando, finita una giornata di lavoro torno a casa per proseguire, senza novità, la mia vita di tutti i giorni. Mentre scorre la mia confortevole quotidianità qualcuno o qualcosa mi blocca e mi costringe a caricarmi di pesi altrui. Mi sento stanca, sfinita: invece la mia strada incrocia la tua. Mi guardi e non sei neppure tu a volermi addossare il peso della Croce.  Solo mi precedi, mi apri la strada, mi insegni a cambiare prospettiva e a essere tua discepola sopportando il peso delle mie fragilità, dei miei pregiudizi, delle mie preoccupazioni. 

E alla fine mi rendo conto che è bello poter alleviare parte della tua fatica. 

Grazie per tutte le volte che, scombinando i miei piani, mi coinvolgi nel tuo amore.

Stazione VI – Veronica asciuga il volto di Cristo

Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima.

Signore, fin dalla nascita vieni trattato con disprezzo e anche nel giorno della tua morte sei come l’ultimo degli uomini.

Una donna tra la folla però vuole vedere il tuo volto, forse per comprendere meglio o forse per amarti ancor di più.

Veronica, la “vera icona”, vuole conoscere il vero amore che passa solo dal tuo volto, con il tocco lieve del suo velo ne asciuga il sangue, lacrime, sudore, terra, per mostrare anche agli altri il volto dell’Amore.

Signore, insegnaci a vedere nel volto del prossimo il riflesso del tuo amore, ad avvicinare e non ad allontanare le persone, ad avere il coraggio di vedere oltre le apparenze.Stazione VII – Gesù cade per la seconda volta 

Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. […] Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.

Cadi ancora Signore, vieni deriso, sei stremato. Prendi altro coraggio, ti rialzi, devi proseguire in questo cammino. Cadendo ci mostri la tua umanità, ma anche la tua potenza: non ti arrendi, riprendi ancora il peso delle nostre colpe sulle tue spalle per salvarci.

Donaci Signore la forza di rialzarci e di proseguire nel cammino verso te. 

Stazione VIII – Gesù incontra le donne di Gerusalemme  

Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?».

Le parole dure e schiette che il Signore rivolge a queste donne che lo seguono e piangono, irrompono nella nostra vita. Ogni volta che accostiamo la nostra quotidianità e gli avvenimenti del mondo con sentimentalismo e pietà, esse ci riportano alla necessità di una conversione profonda, di una fede vissuta e di una vita cambiata.

La nostra responsabilità è seria! Il Signore ci chiama ad uscire dalla semplificazione del male dietro cui ci nascondiamo per giustificare la nostra solita vita. 

Signore, davanti a te ora facciamo esperienza che il nostro pianto non basta. Ti chiediamo la conversione del cuore, per riuscire a trasformare il nostro pianto in amore che educa, in fortezza che guida, in dialogo che costruisce, in severità che corregge, in presenza che accompagna.Stazione IX — Gesù cade per la terza volta

Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.

Perché, nella Via Crucis, Gesù cade proprio ‘tre’ volte? Certo, è un segno della grandezza delle sue sofferenze e quindi, della grandezza del Suo sacrificio per noi, ma non solo. 

Cadere a terra è toccare il punto più basso, mettere la faccia tra la polvere che l’altra gente calpesta. È un’esperienza che ciascuno di noi ad un certo punto fa: cadiamo per un lutto, cadiamo per una cattiveria altrui, cadiamo per il nostro stesso peccato. 

È in questi momenti che ci serve sapere che anche Gesù, Dio fatto uomo, è caduto. E non una volta sola, ma tre volte! 

Gesù, tu non ci lasci soli nelle nostre ripetute cadute. Aiutaci a vedere che Tu sei con noi ogni volta che cadiamo, per farci rialzare con Te.

Stazione X – Gesù è spogliato delle vesti

I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato – e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. 

Ti mostri nudo, fragile, solo.

Nella mia nudità e fragilità di ogni giorno, riesco a rivolgermi a Cristo con la fiducia e la speranza di un vero cristiano? Quando mi accorgo delle mie nudità, debolezze e mancanze sono pronto a rimboccarmi le maniche cercando di migliorare facendomi aiutare da chi mi sta attorno? Quante volte capita di incontrare persone nude, che si mostrano veramente come sono, mettendomi davanti agli occhi i loro bisogno o chiedendomi aiuto per i loro problemi – penso agli anziani, alle persone sole, a chi non ha più nulla perché lontano dalla propria terra in cerca di pace e di lavoro – quante volte non riusciamo a spogliarci di quelle maschere e farci prossimi. 

Il nostro sguardo si rivolge a Cristo, rimasto nudo sulla croce perché il cuore si accosti anche solo di qualche centimetro a quello dell’altro e le mani non restino bloccate dalla paura.

Aiutaci a spogliarci di quanto di male c’è in noi, perché possiamo finalmente un giorno rivestirci della tunica bianca, quella dei figli, che tu da sempre hai preparato per noi.

Stazione XI – Gesù è inchiodato alla croce

Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno».


I chiodi nei polsi e nei piedi. Il dolore, la certezza che la morte sta arrivando. 

Tutta la sofferenza, tutto il male, tutta la storia di un innocente condannato a morte. 

Gesù perdona. Li guarda e li perdona. Perdona col suo sguardo, con le sue ultime parole, con il cuore. Loro sono impauriti, affamati, all’angolo della strada o soli negli appartamenti freddi; ignorati, in mezzo al mare, di fianco a chi passa e non li vede o al centro dell’attenzione e terribilmente disperati; nelle nostre case, nella nostra comunità, nelle migliori famiglie, dove le abitudini e i sorrisi non riescono più a supplire la necessità di quel perdono. Innocenti condannati a morte per l’indifferenza o il disprezzo. 

Signore, aiutaci a non restare indifferenti, a vedere nella sofferenza dei fratelli la sofferenza di Gesù sulla croce.

Stazione XII – Gesù muore in croce

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto»

Il sole si spegne, e il buio ne prende il suo posto. Anche il velo del tempio si strappa, si rompe. Una cosa grande sta capitando… tutto è compiuto: Gesù, il Figlio di Dio, muore per la salvezza di tutti. Paga il più grande riscatto, per la salvezza del mondo intero. Una cosa tanto importante, noi fatichiamo a comprenderla. Può realizzarsi una nuova alleanza tra Dio e gli uomini attraverso uno squarcio, un sacrificio così grande? Può egli morire per tutti, anche per quelli che lo volevano uccidere? Può salvare ancora questa umanità tanto spesso ingrata e piena di odio? Può la sua morte salvare anche me, quando preferisco il rancore all’ amare? 

Questo enorme smarrimento è il preludio della gioia più vera. Gesù, il Figlio amato, nel momento più alto e terribile della sua vita terrena, ha saputo consegnarsi nelle mani del Padre. 

Signore aiutaci a comprendere il tuo sacrificio, la tua morte sulla croce: ci spinga al sacrificio di noi, per una vita grata e compiuta.

Stazione XIII – Gesù è deposto dalla croce

Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodemo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di aloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura.

Signore, è ormai notte quando Giuseppe e Nicodemo si accostano al tuo corpo, come era notte quando Nicodemo ti venne a cercare. Voleva capire come fosse possibile per un uomo nascere di nuovo, quando è vecchio.  Forse ora, mentre adagia il tuo corpo esanime ai piedi della croce, questo mistero sembra ancora più grande e difficile da spiegare. 

Signore, facci discepoli come Giuseppe di Arimatea e Nicodemo, discepoli che non temono la notte della menzogna o del compromesso perché assetati di verità, discepoli capaci di desiderare la vita vera. 

Stazione XIV – Gesù è collocato nel sepolcro

Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù. 

È in un sepolcro che vengono racchiusi i nostri dubbi, i nostri progetti falliti, le nostre attese disilluse. È una pietra pesante quella che chiude questa esperienza e spegne l’ultima luce.

In un giardino è iniziata la nostra storia e in un giardino sembra finire. Vieni adagiato in sepolcro nuovo dove nessuno ancora era stato posto: ora anche lì, nel silenzio e nel buio del cuore della terra è germogliata la speranza.

Signore, non stancarti di abitare i nostri sepolcri, perché, anche nella notte della fede e della rassegnazione tu possa farci fare l’esperienza radicale della Pasqua. Chi crede in te, infatti, anche se muore, vivrà. 

V Domenica di Quaresima – Anno C

Massa Lombarda, 7 aprile 2019

“Il Vangelo di oggi è quello della donna adultera. Di fronte all’insistenza degli accusatori della donna, Gesù esprime il suo giudizio sulla situazione: e non è un giudizio di condanna verso la donna, come non lo è verso nessuno. È un richiamo agli accusatori dell’adultera a fare un esame di coscienza per vedere se qualcuno di loro sia così innocente di peccato, da potersi permettere di giudicare il comportamento di questa donna colta in flagrante peccato.
Alla fine tutti se ne vanno, anche la donna è invitata da Gesù ad andare, ma qualcosa è avvenuto: “Va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,11). Gesù, offrendo il suo perdono, rende capace la donna di una vita nuova, la abilita a vivere quella novità, che nasce dalla relazione profonda con il Signore, quell’andare oltre, di cui ci ha parlato S. Paolo, frutto della comunione al mistero di passione e risurrezione di Gesù: quella novità che ci fa vivere la tensione continua verso la Pasqua eterna, di cui la festa di Pasqua, che è ormai vicina, è solo annuncio e pregustazione.”

tratto da “Sussidio Quaresima-Pasqua 2019 della CEI

In quest’ultima domenica di Quaresima la liturgia della Parola l’hanno vissuta separatamente dall’Assemblea i bambini del primo anno di catechismo.