Letture: Geremia 20.10-13 / Salmo 68 / Romani 5,12-15
Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,36-10,8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 20 | 18.30 | + Calderoni Paola e Angelo, Nicoletti Maria |
| Domenica 21 | 10.30 | + Elmore, Rita e Stefano |
| Lunedì 22 | 8.00
18.30 |
+ cg. Giacometti e Mussino; Franca e Francesco
40° di Matrimonio di: Brignani Daniele (all’oratorio) Venturini Monica |
| Martedì 23 | ||
| Mercoledì 24 | ||
| Giovedì 25 | 18.30 | Per una persona defunta molto speciale |
| Venerdì 26 | ||
| Sabato 27 | 18.30 | + Bolognesi Gabriella e defunti fam. Pavone |
| Domenica 28 | 10.30 | + Ghiselli Giovanna, Avanti Dante, Martini Elena, Molignoni Antonio, Tassinari Maria |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio
Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Giugno 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 21
XII del T. Ordinario |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Ore 20.00 (Montericco): Momento di Adorazione per i giovani |
| Mercoledì 24 Natività di
S. Giovanni B. |
S. Messa ad orario feriale |
| Giovedì 25 | Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio. |
| Venerdì 26 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario. |
| Domenica 28
XIII del T. Ordinario |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
1 – A S. Giacomo (Fruges) da Sabato 6 giugno è cambiato l’orario della S. Messa prefestiva che viene celebrata alle ore 17.30 con il S. Rosario alle ore 17.00.
2 – All’oratorio S. Paolo domenica 21 giugno 12 ore di calcio dalle ore 10.00 alle ore 22.00. Sarà in funzione anche uno stand gastronomico
3 – Da lunedì 8 giugno è iniziata all’oratorio S. Paolo l’estate ragazzi che continua e si prolunga fino al 10 luglio.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Mt 7,1-5 | Mt 7,6.12-14 | Lc 1,57-66.80 | Mt 7,21-29 | Mt 8,1-4 | Mt 8,5-17 | ||||||
Vivere il mistero : […]«Non temete». Gesù annuncia ai suoi discepoli il gioioso invito a non avere paura. Non è una parola che si presenti in maniera credibile perché dotata di garanzie infallibili, ma è la Parola di Dio che si manifesta in bocca a un uomo povero, perseguitato per il suo messaggio, un uomo senza potere, nel senso mondano del termine, un uomo che «pretende» di essere Figlio di Dio e che vive la sua dipendenza da Dio come esperienza di affidamento radicale. Gesù dice che l’insicurezza propria dell’essere uomini, se vissuta da discepoli, diventa condizione di suprema liberazione. La propria debolezza si apre alla possibilità di abbandonarsi nelle mani del Padre. Questo discorso che la liturgia oggi tematizza, è fondamentale per ogni uomo, oltre che per il discepolo di Gesù. Per questa ragione cerchiamo di approfondirlo facendo alcune considerazioni sulla paura. La paura è un’emozione complessa, uno stato emotivo e naturale che il soggetto sperimenta quando si sente minacciato nella propria integrità fisica e psichica. L’emozione della paura scaturisce dalla consapevolezza della propria dimensione creaturale, mortale. Si tratta di un’esperienza che, nella Scrittura, accompagna la vita umana nelle sue più svariate espressioni, e non è caratteristica solo di alcune categorie ad essa particolarmente predisposte, come le donne. Ciò che accomuna le varie situazioni in cui l’uomo sperimenta la paura, è infatti l’esperienza della debolezza. Se si ha paura è perché, a torto o a ragione, ci si sente in balia di qualcosa che minaccia la pienezza della propria vita a diversi livelli (fisico, psichico, spirituale). Qualunque sia la situazione, quello che viene sempre messo radicalmente in dubbio è il proprio rapporto alla vita, che, essendo vulnerabile, è destinata a finire. La paura manifesta allora la verità dell’uomo e con essa cade ogni possibile illusione di onnipotenza che mascheri la condizione di strutturale fragilità dell’essere umano. Riconoscere la paura, è dunque una questione di verità, ma, per poter continuare a vivere, bisogna anche uscirne. Nella situazione di paura deve allora risuonare una parola autorevole che, esortando a non temere, provoca la cessazione della paura, o evita che insorga. L’uomo scopre allora di non essere solo e impotente davanti a ciò che può distruggerlo, ma di essere avvolto da una presenza che lo protegge in maniera efficace. Si comprende allora perché quando Dio si manifesta all’uomo, per prima cosa gli dice: «Non avere paura». Questo invito è inoltre per eccellenza il saluto pasquale di Gesù risorto, colui che, vincendo la morte, accede ad una vita interamente sottratta alla contingenza e alla fragilità creaturale, una vita che Egli intende donare a coloro che si affidano alla sua Parola. L’invito a non avere paura, a «non temere», scandisce il brano evangelico. Esso viene ripetuto tre volte, segno indubitabile della sua importanza. Non è un appello al coraggio, che, come diceva don Abbondio, «nessuno si può dare». Non si tratta infatti di trovare in sé delle risorse, ma di affidarsi alla parola di Gesù che afferma la certezza di essere nelle mani del Padre. Viene richiesto un coraggio di natura spirituale, che non si misura sui muscoli, perché nasce dalla fede. La fiducia che permette al discepolo di non temere è il frutto della sollecitudine del Padre. E questa fiducia è fondata, poiché il discepolo è colui che accoglie nella povertà e nella gioia il messaggio che lo sorpassa, e che egli proclama tranquillamente sui tetti (10,27), prodigandosi come una pecora in mezzo ai lupi (10,16). Questo è il coraggio che Gesù chiede, ed esso è importante non solo perché rende possibile l’annuncio, ma anche perché è il criterio con cui saremo giudicati. ln questo senso, si noti, alla fine del brano evangelico, la contrapposizione tra il discepolo che difende Cristo davanti al tribunale degli uomini, e Cristo che, a sua volta, difende il discepolo davanti a Dio. A questo discorso Paolo, nella seconda lettura, aggiunge il suo contributo. L’apostolo aveva affermato (si veda il brano della lettera ai Romani proposto nella domenica precedente) che la situazione dei credenti è, per grazia, in pace con Dio e caratterizzata dalla vita. Ora, se la sua tesi è vera, ne consegue che le forze del male non hanno più un peso condizionante sulla vita dei credenti. I credenti sono stati liberati dal peso del male, e non in ragione di azioni particolari da loro messe in atto, ma perché Cristo ha vinto le forze della morte. ln termini diversi, ma complementari, anche Paolo invita dunque il credente a non temere, e ad aprirsi al futuro di vita che il Cristo ci offre. (Sr. Donatella Scaiola)
Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)
Alcuni esperti di lectio divina insegnano che prima di giungere alla comprensione di una pericope la si deve leggere molte volte, perché all’inizio l’attenzione è attratta da una parola, da una informazione, da un aspetto particolare, dal racconto del narratore, ma poi i dettagli diventano noti e allora lo Spirito comincia a soffiare e l’ascoltatore può cogliere a fondo il messaggio. Lo stesso vale per i testi dell’eucologia: devono essere contemplati nella preghiera, fino a che divengano familiari e il testo del Messale, che sta davanti agli occhi non serva più a leggere pedissequamente, ma come semplice richiamo per le singole parole, sostegno per la memoria, per una declamazione che è preghiera. Infatti in quei testi che la Chiesa ha selezionato per la comunità è racchiuso il senso teologico della celebrazione, che viene espresso mentre il presbitero prega a nome di tutti. I frutti di questo tempo di meditazione dell’eucologia e del Lezionario saranno annotati brevemente nel quaderno della preghiera, in cui si traccerà un sunto essenziale del dialogo con Dio, per condurre un cammino significativo di preghiera liturgica. E ormai chiaro quanto sia indispensabile che la comunità e i singoli membri che svolgono un servizio nella liturgia si preparino in modo adeguato, senza la fretta di intervenire sul vissuto celebrativo della comunità per cambiare aspetti pratici della celebrazione. L’itinerario di preghiera e il percorso di formazione e di approfondimento sono infatti assolutamente indispensabili: accanto a questa preparazione remota si deve tuttavia programmarne una prossima al momento rituale, che aiuta a entrare in dialogo con il Signore Gesù e a vivere in comunione con lui. (6-continua)
Dal Vangelo secondo Giovanni (9,36-10,8)In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Dal Vangelo secondo Giovanni (8,51-58)
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18)
Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)