Programma dal 25 aprile al 3 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 2,14a.36-41 / Salmo 22 / 1Pietro 2,20b-25

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse:

«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 25 18.30 Pro populo
Domenica 26 10.30 + Zoda Caterina (2° anniv.)
Lunedì 27 8.00 + Pia e Francesco
Martedì 28
Mercoledì 29 18.30 + Cardone Carmela
Giovedì 30
Venerdì 01
Sabato 02
Domenica 03

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : AAprile – Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 26IV di Pasqua Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 16.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte).
Mercoledì 29S. Caterina da Siena S. Messa ad orario ferialeOre 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo

Ore 20.45 (circolo massese) : Proiezione dedicata alla mostra “La Rosa Bianca”

Giovedì 30 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 01S. Giuseppe lav. Pellegrinaggio parrocchiale mariano a Monte S. Savino
Sabato 02 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Domenica 03V di Pasqua Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Il pellegrinaggio parrocchiale del 1° maggio è stato organizzato, ma le adesioni sono molto poche.

Meta del viaggio è il Santuario di S. Maria delle Vertighe e Monte San Savino in provincia di Arezzo.

Ovviamente sono particolarmente invitati i componenti dell’intera Unità pastorale S. Paolo e S. Giacomo che lo desiderino.

Se però non si riesce a raggiungere un numero di partecipanti significativo, il pellegrinaggio non potrà avere luogo

Volantino con tutte le informazioni a parte.

Il pellegrinaggio al Santuario di sabato 2 maggio non avrà luogo in quanto l’immagine della Madonna della Consolazione è in S. Paolo per tutto il mese di maggio.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 10,11-18 Gv 10,22-30 Mt 11,25-30 Gv 13,16-20 Mt 13,54-58 Gv 14,7-14

Vivere il mistero: In questa quarta domenica di Pasqua, il Risorto ci viene incontro con il volto del buon pastore. Questa immagine, cara a tutta la rivelazione biblica, esprime la dedizione di Dio verso di noi. Se Dio è il nostro pastore noi siamo suo gregge. […] Il brano evangelico odierno presenta nella prima parte (Gv 10,1-5) il contrasto tra l’icona di Gesù buon pastore e tre tipologie negative di pastori: il ladro, il brigante e l’estraneo. Chi sono? Sono coloro che abusano del loro potere ai danni del gregge loro affidato. Vengono perciò definiti ladri, perché rubano con l’astuzia e la frode; poi briganti, perché rubando usano violenza; infine estranei, perché non instaurano un rapporto vitale con le pecore. E su quest’ultimo aspetto insiste invece Gesù, affermando che tra lui e le pecore c’è comunione di vita. Nella seconda parte (Gv 10,6-10) troviamo invece un’altra immagine, quella della porta. Gesù dirà di se: «Io sono la porta delle pecore» (Gv 10,7). Mentre Gesù fa queste solenni rivelazioni forse sta guardando verso la Porta delle pecore, che permetteva l’accesso dei fedeli al tempio. Dichiarandosi la «Porta delle pecore» afferma di essere lui stesso il nuovo tempio (Gv 2,13-22), la mediazione indispensabile per incontrare Dio. Da questo scaturiscono tre conseguenze. «Se uno entra attraverso di me, sarà salvato». Chi sceglie Cristo trova la vita perché viene liberato dall’oppressione della morte (prima conseguenza). Inoltre, «entrerà e uscirà». I due verbi «entrare» e «uscire» rappresentano i due poli estremi della vita, che è un uscire dal seno materno per entrare nel mondo, un uscire dal mondo per entrare nel Regno di Dio. Questi due poli rappresentano perciò la totalità della vita. Il credente che ha accolto Cristo lo segue per tutta la durata della sua esistenza (seconda conseguenza). ln lui, poi, sa di trovare pascolo: «E troverà pascolo» (Gv 10,9). Trovare pascolo equivale a non soffrire più la fame, né la sete (Gv 6,35). Gesù Cristo sazia infatti ogni attesa dell’uomo (terza conseguenza). La porta rappresenta il passaggio da una sfera all’altra, da quella terrena a quella celeste, da quella privata a quella pubblica. Identificandosi con la porta, Gesù non solo si presenta come l’unica mediazione a Dio, come abbiamo detto, ma anche come il vero accesso attraverso il quale l’uomo può venire a contatto con se stesso. È noto l’episodio del poeta Francesco Petrarca, il quale, nell’aprile del 1336, mentre saliva il Monte Ventoso, in Provenza, giunto sulla cima e ammirato il paesaggio, aprì le Confessioni di sant’Agostino, che portava sempre con sé. Lo sguardo gli cadde sulle parole: «E gli uomini se ne vanno ad ammirare gli alti monti e i grandi flutti del mare e i larghi letti dei fiumi e l’immensità dell’oceano e il corso delle stelle; e trascurano se stessi» (X,8,15). Stupito, narrano le fonti, volse gli occhi della mente e discese tacito il piano. Lo stupore del poeta aretino nasce dal fatto che l’uomo vorrebbe conoscere nientemeno che il segreto dell’universo mentre ignora le profondità della propria anima. Chi invece svela pienamente l’uomo all’uomo è Gesù Cristo, come bene recita il n 22 della Gaudium et Spes. Di Gesù Cristo, Pietro si fa testimone e annunciatore (prima lettura); è così coinvolgente nella sua predicazione che quanti lo ascoltano, colpiti nell’intimo, chiedono a lui e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?» (At 2,37). È interessante notare che il Battista aveva risposto a questa stessa domanda in forma differenziata, misurata sugli interpellanti (cf Lc 3,10-14). Alla gente comune aveva parlato di condivisione, ai pubblicani di giustizia fiscale, ai soldati di rispetto e onestà. Per Pietro invece, la conversione, più che un impegno morale, è un’immersione (battesimo): «Ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo» (At 2,38). Immergersi nel nome significa entrare nel medesimo sentire e agire di Cristo. Pietro allora non fa altro che indicare la strada tracciata da Gesù nella sua consegna finale prima di salire al Padre (Mt 28,19). Chi attraversa la porta, che è Cristo, si immerge nella sua morte e risurrezione (battesimo) e diventa nuova creatura: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura» (2 Cor 5,77 (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

La pubblicazione della nuova edizione italiana del Messale romano rappresenta un momento importante per la vita della Chiesa in Italia in quanto, se da una parte stimola a una maggiore consapevolezza del valore cardine della celebrazione eucaristica, dall’altra costituisce l’occasione per il rilancio della pastorale liturgica che non si esaurisce solo nel momento celebrativo, ma nel contesto di una visione più ampia, ovvero nell’orizzonte di una «pastorale integrata», raccorda la celebrazione liturgica con l’evangelizzazione e con l’intera vita cristiana. I vescovi italiani, nella nota pastorale «Il Rinnovamento liturgico in Italia», del 1983, rilevano che al momento dell’adozione dei nuovi libri liturgici, e quindi anche del Messale, non è sempre corrisposto un proporzionato rinnovamento interiore nel vivere il mistero celebrato e una permanente formazione liturgica e pastorale. A distanza di quasi un ventennio, negli Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000 «Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia», i Presuli italiani hanno osservato che «nonostante i tantissimi benefici apportati dalla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, spesso uno dei problemi più difficili oggi è proprio la trasmissione del veri sensi della liturgia cristiana… Pare, talvolta, che l’evento sacramentale non venga colto» (n. 49). È nei libri liturgici che va trovato il senso genuino della liturgia cristiana e ad essi bisogna ricorrere per educare all’azione liturgica perché sia vissuta come paradigma formativo del credente. I libri liturgici, in quanto strumenti destinati a mediare una realtà divina e umana, la celebrazione, per essere valorizzali con competenza e rispetto, richiedono di essere studiati e conosciuti e tra di essi, il Messale, liber princeps del ministero sacerdotale, acquista una importanza precipua perché non solo contiene tutto ciò che riguarda la retta celebrazione eucaristica, ma evidenzia pure il suo valore per la vita della Chiesa. La celebrazione eucaristica è momento culminante dell’iniziazione cristiana, ma è pure fonte della vita e della missione della Chiesa (cf . Sacrosanctum Concilium, 10; Presblrterorum ordinis, 5). (7-continua)

Medjugorje, 25 Aprile 2026

“Cari figli,

Prego per voi e vi esorto ad una vita nuova,

vita nella gioia e nella preghiera.

Figlioli, lo Spirito Santo vi colmi di gioia

affinché siate come una fonte

d’acqua pura e potabile,

affinché, figlioli, siate in Dio e con Dio

missionari di carità e di pace.

La vostra vita, qui sulla Terra, è breve

e per questo sono con voi

per guidarvi verso il Cielo.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica)

Programma dal 18 al 26 aprile 2026

Letture: Atti degli Apostoli 2,14a.22-33 / Salmo 15 / 1Pietro 1,17-21

Mostraci, Signore, il sentiero della vita

 

Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 18 18.30 Per una persona vivente in coma
Domenica 19 10.30

18.30

25° di Matrimonio di: Nigro Cristian

Marconi Francesca

Per una persona vivente in coma e per Cristian e Alfonso

Lunedì 20 8.00

18.30

+ Brusa Sara (anniv.)

Per una persona vivente in coma (all’Oratorio)

Martedì 21 8.00 + cg. Giacometti e Mussino, Franca e Francesco
Mercoledì 22 18.30 Intenzione del seminario
Giovedì 23 18.30 Intenzione del seminario
Venerdì 24 8.00 Intenzione del seminario
Sabato 25 9.15

18.30

Per i caduti di tutte le guerre

Pro populo

Domenica 26 10.30 + Zoda Caterina (2° anniv.)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Aprile 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

III di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Mercoledì 22 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 23 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 24 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica, S. Rosario e Vespro
Sabato 25

S. Marco ev.

Ore 9.15 (S. Paolo) : S. Messa per i caduti di tutte le guerre con la partecipazione delle autorità nell’anniversario della liberazione
Domenica 26

IV di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 16.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte).

Il Pellegrinaggio al Santuario del 1° sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

Il pellegrinaggio parrocchiale del 1° maggio è stato già organizzato.

Meta del viaggio è il Santuario di S. Maria delle Vertighe in provincia di Arezzo.

Ovviamente sono particolarmente invitati i componenti dell’intera Unità pastorale S. Paolo e S. Giacomo che lo desiderino.

Partenza da Massa alle 7.00 e rientro per le 20.00. S. Messa al Santuario, pranzo al sacco, visita al Santuario e a Monte S. Savino. Quota di partecipazione E. 30 a persona. Prenotazione con caparra entro domenica 26 aprile.

Volantino con tutte le informazioni a parte.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 6,22-29 Gv 6,30-35 Gv 6,35-40 Gv 6,44-51 Gv 6,52-59 Mc 16,15-20

Vivere il mistero: Siamo giunti alla 3″ domenica di Pasqua e la liturgia della Parola ci fa ancora rimanere in un clima di stupore per i rinnovati incontri con il Risorto.[…] È un fatto però che mentre la Chiesa ci fa vivere questo tempo di gioia – laetissimum spatium – attorno a noi e forse anche tra di noi accadono fatti sconcertanti e dolorosi, che rendono difficile riconoscere il trionfo della vita dentro la trama oscura e confusa della cronaca di ogni giorno. Forse anche a noi, come ai due discepoli di Emmaus, può accadere allora di lasciarci prendere dalla delusione e dallo scoraggiamento.  Ma è proprio lì che il Signore si fa presente: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra di voi lungo il cammino?» (Lc 24,17). La domanda è maieutica, e vuole indurre due cose: riflettere sulle ragioni dello sconforto e imparare a rileggere la storia a partire dalla fede. L’episodio evangelico odierno descrive il cammino di due discepoli da Gerusalemme a Emmaus; sono due discepoli «col volto triste», nota l’evangelista. Sì, Gesù li aveva conquistati, dimostrandosi un profeta potente in parole e opere. Ma la sua morte, e per giunta in croce, ha frantumato ogni loro sogno di riscatto. Non solo: verso questo sedicente profeta neppure Dio è intervenuto. La delusione è perciò duplice: politicamente la liberazione dal piede romano non è avvenuta; teologicamente Dio non ha riconosciuto Gesù come suo Messia. Tra il profeta potente e il crocifisso non c’è perciò continuità ma rottura. Questi due discepoli, uno dei quali si chiama Clèopa, vivono un triplice condizionamento: anzitutto, sono ripiegati sul loro sapere, che li rende prigionieri del passato (v 18); poi si dimostrano legati alle loro attese personali, secondo una loro concezione messianica (v 21); infine pretendono di predeterminare l’azione di Dio, misurando i suoi tempi d’intervento (v 21). A completare il tutto, lo scandalo della croce. Gesù, mediante le Scritture, rilegge allora la sua storia, facendo loro comprendere che la passione non è stata un «incidente». Nel suo disegno, Dio ha permesso che il suo Figlio passasse attraverso la valle oscura della sofferenza e della morte. Gesù però – e non dobbiamo mai dimenticarlo – non ha solo offerto la sua sofferenza al Padre, ma ciò che diventava in quella sofferenza: un dono d’amore. Ecco la novità che devono comprendere i due discepoli. Difatti, se la croce è svuotata dall’amore, l’unica reazione è la fuga; quando invece è l’amore a parlare dalla croce, allora c’è solo attrazione, e si comprende chi è Gesù. E comprendendo Gesù si conosce chi è Dio. A questa rivelazione si giunge mediante l’ascolto delle Scritture. Al riguardo, è interessante osservare che Gesù rimprovera i due discepoli non perché non si sono fidati di lui, ma perché non hanno creduto alla parola dei profeti. L’indicazione è chiara: per comprendere la «necessità» della sofferenza, che sempre rimarrà in qualche modo oscura, l’unica via è la Parola di Dio; meglio, l’unica via è Gesù stesso, che san Bernardo definiva: «Libro che apre sé stesso». Giunti nei pressi di Emmaus i due discepoli invitano con insistenza il misterioso viandante a fermarsi. A tavola, Gesù compie un gesto che lo tradisce: «Prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro». È l’Eucaristia. Nell’atto di donarsi, egli si rende presente e si fa riconoscere: «Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero» (Lc 24,31). Riconoscere è più che vedere; prima lo vedevano ma non lo riconoscevano, ora lo riconoscono ma non lo vedono più. ln questo gesto abbiamo la manifestazione «dell’identità permanente del Signore: del Gesù terreno, del Risorto e del Signore presente ora nella comunità» (5. Maggioni). Un’ultima osservazione. Per Luca, la risurrezione di Gesù opera una triplice apertura: delle Scritture (Lc 24,32), della mente (Lc 24,45), e degli occhi (Lc 24,31). Quando tutto il nostro essere si dischiude, il nostro cuore comincia ad ardere di amore per lui; questo amore ci rimette nuovamente in strada, non più però per fuggire delusi ma per annunciare nella gioia quanto visto e udito. Il Cristo risorto si fa presente ai suoi discepoli, e oggi alla Chiesa, come in incognito, «sotto altro aspetto» (Mc 16,12). Eppure, vi sono dei «luoghi» ove è possibile incontrarlo nella fede. Prima di tutto, stando al nostro brano evangelico, la sacra Scrittura. Affermavano i Padri: «Il Verbo si è fatto carne nelle Scritture» (Origene). E a chi si scandalizzava di simili affermazioni, Agostino ricordava; «E non dobbiamo meravigliarci se per condiscendenza alla nostra debolezza egli si abbassa fino alla dispersione dei nostri suoni umani, poiché egli si è abbassato fino a prendere l’infermità del nostro corpo». Un secondo «luogo» è l’Eucaristia, dove nei segni del pane e del vino egli continua ad offrire se stesso. È necessario però che l’Eucaristia non sia un’autocelebrazione della comunità ma lasci trasparire nei gesti e nei segni Colui che in essi è «significato, immolato e ricevuto» (cf Orazione sulle offerte della solennità dell’Epifania). Un terzo luogo, è la croce. È il dato certamente più scandaloso della sequela cristiana: lo era ai tempi di Paolo (1 Cor 1,22-24) e lo è anche ai nostri giorni. Ma è pure un dato essenziale. La croce è una via di amore, e non di autoconservazione. È pure una via di ostinazione, perché, anche se rifiutato, deriso e disprezzato, l’amore non viene mai meno. Certo, è pure una via di debolezza (debolezza di solidarietà), che però trionfa. Il Crocifisso infatti è risorto. Se l’umanità ha ritenuto il Crocifisso un impostore, Dio invece l’ha approvato e l’ha fatto risorgere. Dio si è riconosciuto nel Crocifisso e l’ha innalzato alla gloria. L’evento pasquale diviene così il criterio di interpretazione della storia. Grande perciò è l’annuncio della buona novella della Pasqua. (p. Sandro Carotta)

Programma dal 11 al 19 aprile 2026

Letture: Atti degli Apostoli 2,42-47 / Salmo 117 / 1Pietro 1,3-9

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 11 18.30 Secondo le intenzioni del gruppo “Figli di Dio”
Domenica 12 10.30

18.30

Defunti e viventi famiglia Dovadola Ivano nel grado più esteso

+ Gagliardi Bruno e Albertina

Per tutte le intenzioni di Maria Tersa Dovadola

Joia Anna e Joia Maria

Lunedì 13 8.00

18.30

Per gli amici vivi e defunti della famiglia Dovadola-Ruffini

+ Giuseppe Amodeo (celebrata all’oratorio)

Martedì 14 8.00 (Rec)
Mercoledì 15 18.30 (Rec)
Giovedì 16 18.30 + Margotti Teresa
Venerdì 17 8.00 + Liviano
Sabato 18
Domenica 19 10.30 25° di Matrimonio di: Nigro Cristian

Marconi Francesca

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Aprile 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 12

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Mercoledì 15 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 16 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 17 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica, S. Rosario e Vespro
Domenica 19

III di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

S. Giacomo: Per la Benedizione Pasquale contattare don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Il Pellegrinaggio al Santuario del 1° sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

Il pellegrinaggio parrocchiale del 1° maggio è stato già organizzato.

Meta del viaggio è il Santuario di S. Maria delle Vertighe in provincia di Arezzo.

Ovviamente sono invitati i componenti dell’intera Unità pastorale S. Paolo e S. Giacomo che desiderano partecipare fino ad esaurimento posti

Partenza da Massa alle 7.00 e rientro per le 20.00. S. Messa al Santuario, pranzo al sacco, visita al Santuario e a Monte S. Savino. Quota di partecipazione E. 30 a persona. Prenotazione con caparra entro domenica 26 aprile.

Volantino con tutte le informazioni a parte.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 3,1-8 Gv 3,7-15 Gv 3,16-21 Gv 3,31-36 Gv 6,1-15 Gv 6,16-21

Vivere il mistero: Questa seconda domenica di Pasqua potremmo definirla «un giorno dai molti nomi». Viene chiamata infatti Ottava di Pasqua, per sottolineare che con la Pasqua siamo entrati nella pienezza della salvezza; chiamandola invece Domenica in albis si fa riferimento al dono del battesimo; chiamandola infine Domenica della Divina Misericordia, essa diventa un forte richiamo alla misericordia di Dio, donde è scaturita l’umana redenzione. Mentre i discepoli, pieni di paura, stanno rinchiusi nel cenacolo, Gesù risorto appare loro, «stette in mezzo» – specifica l’evangelista – e dona la sua pace (Gv 20,19). Questa venuta di Gesù possiamo definirla fondazionale; egli, infatti, con il dono dello Spirito e l’invio alle genti pone le basi della futura comunità messianica. Che poi Gesù si fermi in mezzo ai suoi ci rivela almeno tre cose importanti; anzitutto, Gesù risorto è la fonte della vita della comunità e allo stesso istante il suo fattore di unità. ln terza istanza, egli è il luogo della gloria di Dio. La gloria (doxa) è la manifestazione dell’amore fedele di Dio. La venuta di Gesù porta anche la pace (shalom). La pace ha una duplice caratteristica: nasce dalla sua presenza (Gv 14,27) e testimonia della sua vittoria (Gv 16,33). Con lo shalom i tempi dell’estraneità sono quindi cessati; una nuova fraternità sta sorgendo. ln Cristo, l’uomo, recuperato a se stesso, ritrova Dio e il prossimo. C’è poi un altro aspetto da focalizzare: Gesù mostra ai suoi discepoli le sue mani e il suo fianco, i segni del suo amore crocifisso. Ci sono prima di tutto i segni delle mani: sono le mani nelle quali Dio ha posto tutto (Gv 13,3), le mani del buon pastore che non si lascia rapire le pecore (Gv 10,28). Le mani di Gesù esprimono perciò l’onnipotenza divina e la sollecitudine del buon pastore. Sono mani ferite per ricordare che il dono è giunto fino al sacrificio. Il costato, invece, richiama la Pentecoste incessante che rigenera i credenti mediante i sacramenti. Vedere le mani e il costato significa confessare un amore «fino alla fine» (Gv 13,1). Dentro questo quadro felice c’è però una nota «stonata»: Tommaso. Giovanni spiega ai suoi lettori che questo discepolo non era nel cenacolo assieme agli altri quando Gesù si era manifestato. Come spiegare questa assenza? Un primo dato è legato alla dispersione dei discepoli durante la passione; dispersione che il Maestro stesso aveva preannunciato (Gv 16,32). Una seconda ipotesi è che i discepoli erano stati riuniti da un annuncio sbalorditivo, quello di Maria di Magdala, che dopo aver incontrato il Risorto aveva detto loro: «Ho visto il Signore!» (Gv 20,18). Certamente Tommaso era stato raggiunto da questo annuncio, ma forse non ci aveva dato troppo peso. Tommaso non crede neppure alla testimonianza dei discepoli: «Abbiamo visto il Signore!» (Gv 20,25). Qui il verbo greco è all’imperfetto per indicare l’insistenza con cui i discepoli affermano di aver visto il Signore. Ma Tommaso resiste, anzi, sembra come infastidito e pone le condizioni per credere: «Se non vedo… se non metto…» (Gv 20,25). Tommaso non ha ancora capito che la fede si riceve; e si riceve non solo da Dio ma anche dalla testimonianza dei fratelli. Comunque, seppur refrattario, attende il ritorno di Gesù otto giorni dopo. Non accetta mediazioni ma rimane nella comunità. E Gesù, dopo otto giorni, ritorna tra i suoi e volgendosi verso di lui lo invita a fare esperienza del suo amore mediante un contatto vivo con i segni vivi della sua passione. Con questo, lo invita a passare dall’incredulità alla fede, dallo scetticismo alla fiducia. A questo punto, Tommaso prorompe in un grido: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28). L’entusiasta emotivo (Gv 11,6), il trascinatore che non sapeva dove era diretto il Maestro (Gv 14,5), che si era separato dai fratelli per non aver creduto all’annuncio (Gv 20,24), ora confessa la sua fede in Gesù come Signore e Dio. Notiamo un particolare: l’aggettivo possessivo «mio» che indica come la fede non sia estranea, quando è autentica, ad una accentuazione affettiva. Il testo greco ci riserva poi un’altra sorpresa (che sfugge nella traduzione): la presenza dell’articolo «Il mio Signore e il mio Dio». L’ articolo suggerisce la totalità dell’appartenenza, tanto che potremmo parafrasare così: «Sei il mio unico Signore e il mio unico Dio». È il vertice della fede divenuta amore. (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Ai Presuli infatti, compete, come stabilito dalla normativa vigente espressa nel Motu proprio Magnum principium, la responsabilità di preparare e approvare le traduzioni dei libri liturgici, sottoponendole in seguito alla confirmatio della Sede Apostolica e non più alla sua recognitio. Tale responsabilità della Conferenza Episcopale Italiana scaturisce dalla consapevolezza che i testi liturgici, per essere pienamente vissuti, devono essere adattati alla comprensione del popolo, con uno stile espressivo fedele ai testi originali, ma capace anche di comunicare l’annuncio di salvezza in ogni contesto linguistico e culturale. L’opera di trasposizione linguistica dal latino nelle lingue nazionali è finalizzata a una maggiore comprensione del linguaggio liturgico, quale premessa per una attiva partecipazione al mistero celebrato nell’actio liturgica. L’actuosa participatio alla liturgia, infatti, ha un suo evidente presupposto nella possibilità dei fedeli di comprendere e fare proprio il linguaggio della celebrazione, tanto sul piano verbale quanto su quello non verbale, così come bene espresso dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium, quando afferma che «La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, mediante una comprensione piena dei riti e delle preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente» (n. 48). (6-continua)

Programma dal 4 al 12 aprile 2026

Letture: Atti degli Apostoli 10,34a.37-43 / Salmo 117 / Colossesi 3,1-4

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 04

   

Domenica 05

10.30

18.30

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Bordini Vittorina, Liliana e Attilio Ragazzini

Per tutte le anime del Purgatorio

Lunedì 06

10.30

18.30

Per le intenzioni della Madonnina

Per le persone viventi che non hanno nessuno che prega per loro

Per la conversione dei peccatori

Per riparare le offese al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria, a Gesù e alla Madonnina; a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.

+ Gabriele Bersanetti

Martedì 07

8.00

+ Benini Rosa e Giuseppe

Mercoledì 08

   

Giovedì 09

   

Venerdì 10

   

Sabato 11

   

Domenica 12

10.30

18.30

Defunti e viventi famiglia Dovadola Ivano nel grado più esteso

+ Gagliardi Bruno e Albertina

Per tutte le intenzioni di Maria Tersa Dovadola

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Aprile 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Lunedì 06

Dell’Angelo

Ss. Messe in S. Paolo ad orario festivo.

S. Messa in S. Giacomo alle ore 18.30

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Martedì 07

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Mercoledì 08

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Giovedì 09

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Venerdì 10

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica, S. Rosario e Vespro

Sabato 11

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Domenica 12

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e Coroncina della Divina Misericordia

S. Giacomo: Per la Benedizione Pasquale contattare don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Il Pellegrinaggio al Santuario del 1° sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

Visita alle famiglie con benedizione in S. Paolo

La visita alle famiglie con benedizione pasquale è terminata, pertanto se qualcuno non ha potuto essere presente e desidera riceverla deve comunicarlo in canonica al 054581339.

Un sincero ringraziamento a tutti per l’accoglienza riservata.

Alla scuola di Gesù

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Mt 28,8-15

Gv 20,11-18

Lc 24,13-35

Lc 24,35-48

Gv 21,1-14

Mc 16,9-15

Vivere il mistero: Che Gesù sia risorto è un dato di fede; che sia un’esperienza vissuta è da verificare. Vogliamo allora chiederci: come accedere a questo evento? L’evangelista Giovanni, nei versetti che aprono il capitolo 20, traccia l’inizio di un itinerario che sfocerà nella confessione di Tommaso: «Mio Signore e mio Dio» (Gv 20,28). Mettiamo in luce allora ì primi passi di questo cammino. Anzitutto, Giovanni evidenzia le due grandi coordinate dello spazio e del tempo. Maria di Magdala si reca al sepolcro dì buon mattino. Questo sepolcro, ci è stato detto precedentemente, era in un giardino (Gv 19,41). Il giardino rimanda all’Eden, dove Dio aveva posto la prima coppia umana (Gen 2,Sss). L’umanità aveva però infranto l’alleanza, cedendo alla suggestione del peccato. Dall’Eden, simbolo della comunione con Dio, l’uomo e la donna furono così allontanati. Dio però, nel suo Figlio, ha voluto ritrovare l’umanità, riconciliarla con sé e riammetterla alla sua comunione (è il senso dell’opera affidata dal Padre a Gesù, opera che culmina nella sua morte e risurrezione). La seconda coordinata è quella temporale. Letteralmente Giovanni esordisce così: «Il giorno uno (primo) dei sabati (della settimana)» (Gv 20,7) . L’espressione «giorno uno» (generalmente «il primo giorno») richiama lo jom echad, cioè «il giorno uno» della creazione, quando Dio ha separato le tenebre dalla luce (Gen 1,5). È questo un giorno che ha in sé ogni altro giorno. «A sua volta – nota Silvano Fausti – sabato, al singolare, è il giorno ultimo della creazione, mentre sabati, al plurale, significa settimana». Menzionando così il primo e l’ultimo giorno, Giovanni ci ricorda che con la Pasqua di Cristo siamo entrati nel compimento definitivo della creazione. È evidente che Maria ignora tutto questo; va però al sepolcro, e va senza uno scopo preciso. probabilmente è l’amore a spingerla. Il corpo del Maestro ha per lei una grande importanza. Non dobbiamo dimenticare che l’inizio della sua vita nuova è dovuto ad una guarigione fisica. Questa sua diakonìa manifesta allora la riconoscenza per una therapèia ricevuta da Gesù. Come Gesù si era preso cura di lei, liberandola dalle sue infermità (Lc 8,2), così ora lei si prende cura di lui quando sembra abbandonato dal Padre, dai discepoli e dalla sua stessa autorità messianica. Quando giunge al sepolcro vede la pietra ribaltata; corre subito da Simon Pietro e dall’altro discepolo dicendo loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro» (Gv 20,2). Maria non ha colto i segni della novità pasquale. Di qui la corsa dei due discepoli per verificare le sue parole. ln Simon Pietro e nel Discepolo amato possiamo vedere, ancora una volta, due atteggiamenti, due modalità di sequela. Simon Pietro è il discepolo che ha tradito, ma è pure colui che ha sperimentato quello che potremmo dire il fondamento del discepolato, la fedeltà di Gesù. Incontrare il Risorto è fare esperienza di una fedeltà che sana i nostri rifiuti, gli abbandoni e i tradimenti. Nel Discepolo che Gesù amava abbiamo un secondo atteggiamento. Questo discepolo è definito dall’evangelista «Colui del quale Gesù era amico» (Gv 20,2, trad. lett.). Amici sono coloro che amano Gesù (Gv 15,14) e ne compiono la Parola. Chi ama incontra il Signore, perché è passato (ha fatto pasqua) dalla morte alla vita (1 Gv 3,14). Chi ama riconosce (Gv 21,7) e rimane (Gv 21 ,22) nell’amore. La fedeltà sperimentata (Simon Pietro) e l’amore come risposta (il Discepolo amato) conducono alla tomba dove si scorgono segni che interrogano (lini e sudario). Giovanni conclude affermando che non avevano ancora compreso la Scrittura riguardo alla risurrezione di Gesù. Di quale testo si parla? Con molta probabilità di ls 26,19-27,1. I due tornano poi alle loro case, dentro la quotidianità. Non sono più però gli stessi. Del Discepolo amato si dice che: «Vide e credette» (oppure: «Vide e iniziò a credere» – Gv 20,8). Forse Giovanni ha ricordato proprio questa esperienza al sepolcro quando, molto tempo dopo, ha scritto: «Le tenebre stanno diradandosi e già appare la luce vera» (1Gv 2,8). (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Il Messale si rivela come un insostituibile strumento di formazione spirituale e di pedagogia pastorale. Esso, prima di essere il libro della celebrazione, è il libro che guida allo studio e alla comprensione del mistero celebrato. Non si può usare bene il Messale se lo si usa solo durante la celebrazione. Il Messale è un libro di studio. Lo si deve leggere, studiare, meditare proprio in preparazione alla celebrazione. Si tratta di capire le orazioni, di scegliere le più adatte, quando vengono proposte diverse, di preparare le letture (leggerle, capirle, sceglierne altre se occorre…), preparare le didascalie (tenendo ben presente l’assemblea concreta a cui sono destinate), preparare l’omelia, controllare se il luogo della celebrazione si presta alla medesima, studiare il momento e il senso delle pause di silenzio, scegliere e preparare i canti, verificare i gesti da farsi o da proporsi ai fedeli… Il valore del libro liturgico scaturisce dall’uso che se ne fa nella celebrazione; e di riflesso, la celebrazione diventa criterio ermeneutico dei contenuti propri del libro stesso. È nell’uso che si conosce il libro liturgico con maggiore profondità, allo stesso modo con cui la parola di Dio rinasce nell’azione liturgica. Se l’obiettivo cardine della riforma liturgica è stato quello di rinnovare la vita cristiana tra i fedeli, allora si comprende bene che il Messale, con la ricchezza dei suoi contenuti e delle sue dinamiche celebrative, costituisce la guida sicura e stimolante per un efficace e fruttuoso cammino di conformazione al mistero di Cristo celebrato nella liturgia. La recente pubblicazione della terza edizione italiana del Messale romano costituisce l’ultima tappa di un lungo percorso durato oltre sedici anni, durante il quale la Conferenza Episcopale Italiana ha elaborato, con l’aiuto degli esperti, una nuova traduzione nella lingua nazionale del testo tipico latino del libro per la celebrazione della Messa. (5-continua)

Programma dal 28 marzo al 5 aprile 2026

Letture: Isaia 50,4-7 / Salmo 21 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

 

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo (27,11-54) [forma breve]

In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

[Qui si genuflette e si fa una breve pausa]

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 28 18.00 + Dante Buscaroli e coniugi Venieri

+ Leo, Michele e Nicoletta

Domenica 29 10.30

18.30

Intenzione del seminario

Per Gabriele (vivente)

Lunedì 30 8.00 + Ciani Maria e Coveri Francesco
Martedì 31 8.00 Intenzione del seminario
Mercoledì 01 18.30 Per il gruppo “Figli di Dio”
Giovedì 02
Venerdì 03
Sabato 04
Domenica 05 10.30

18.30

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Bordini Vittorina, Liliana e Attilio Ragazzini

Per tutte le anime del Purgatorio

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Marzo – Aprile 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 29

Le Palme

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.15 (oratorio-S. Paolo) : Benedizione dei rami di ulivo, processione fino alla chiesa di S. Paolo e celebrazione della S. Messa.

Ore 10.30 (oratorio-S. Giacomo) : Benedizione dei rami di ulivo, processione alla chiesa e S. Messa.

Ore 15.00 (oratorio-S. Paolo) : “I giovani di una volta”. Intrattenimento.

Ore 17.30 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis.

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Mercoledì 01 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.
Giovedì 02

Santo

Ore 18.30 (S. Giacomo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

a seguire : Adorazione fino alle ore 23.00

Venerdì 03

Santo

ASTINENZA e DIGIUNO

Ore 15.00 (S. Paolo e S. Giacomo) : Via Crucis per adulti e ragazzi.

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia.

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Celebrazione della Passione del Signore.

Ore 20.30 (S. Paolo) : Celebrazione della Passione del Signore.

Sabato 04

Santo

Ore 9.00–12 e 15.30–19 (S. Paolo): Benedizione delle uova

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Veglia Pasquale

Ore 21.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 05

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

S. Giacomo: Per la Benedizione Pasquale contattare don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Il Pellegrinaggio al Santuario del 1° sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

Avviso: Da Domenica 29 con l’ora legale, le celebrazioni feriali e festive pomeridiane in S. Paolo vengono posticipate di mezz’ora.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

30 mar- 01 apr 2026

(dalle ore 15.00)

Domenica 29 : via XIII Aprile, Ricci Signorini. (pomeriggio)

Lunedì 30 : Via Bonvicini, dei Lombardi, Roli, M. Grappa, Garibaldi.

Martedì 31 : C.so V.Veneto(dispari).via della Pace (dispari) p.za Mazzini, p.za Matteotti, p.za Marconi

Mercoledì 01 : : C.so V. Veneto (pari).via della Pace (pari).

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,1-11 Gv 13,21-33.36-38 Mt 26,14-25 Gv 13,1-158 Gv 18,1-19,42 Mt 28,1-10

Vivere il mistero: I racconti della Passione, nati dalla fede dei primi testimoni, sono stati preceduti dall’annuncio del kerigma mediante formule molto sintetiche e concise (At2,23-24). Con il tempo però si resero necessarie alcune precisazioni, per cui comparvero nei racconti vari personaggi, da Pilato, il procuratore romano, fino a Barabba, il brigante. Nella predicazione primitiva passione e risurrezione erano inscindibili. Senza la risurrezione, infatti, la morte di Gesù sarebbe incomprensibile, sarebbe simile alla morte di Socrate, che pensava di far trionfare con il suo sacrificio la validità del suo messaggio. Ma anche la risurrezione non sarebbe del tutto intelligibile senza la croce, nella quale risplende la solidarietà estrema di Cristo. Nati dalla fede, questi racconti sono stati pensati per la fede della comunità cristiana. Fin dalle origini, infine, sono sempre stati uniti alla celebrazione della Cena del Signore. Unendo la memoria della Passione e quella dell’ultima Cena, la comunità credente riconosceva il valore salvifico del «corpo dato» e del «sangue versato» di Gesù realizzando così la verità della stessa Eucaristia: «Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga» (1 Cor 17,26). Ad una lettura attenta di questi testi ci si accorge subito che non narrano semplicemente le ultime ore terrene di Gesù. Ciò che scopriamo è la storia stessa di Dio, la storia della Trinità. C’è un verbo che percorre le quattro versioni: «consegnare» (paradldomi). La prima consegna è quella di Gesù (Gv 19,30; Gal 2,2O). Ma anche il Padre consegna (Mc 9,31), manifestando il suo amore per l’umanità. La croce, non da ultimo, è anche la storia dello Spirito (Eb 9,14). […] Matteo, nel suo racconto, dipende molto da Marco. Tuttavia, il Gesù che egli descrive appare subito consapevole di ciò che sta per accadergli, ne prevede gli eventi, Ii accoglie e li interpreta in modo autorevole. Il Gesù di Matteo è il Pantokrator, al quale appartiene ogni potere in cielo e in terra. Eppure, egli non si serve del suo potere per evitare la croce e la morte; egli assume la prima e attraversa la seconda inaugurando così la nuova creazione (Mt 27,52-53). La narrazione si apre con il complotto dei sacerdoti e degli anziani riuniti in casa di Caifa: Gesù dovrà essere arrestato a tradimento e ucciso ma senza creare disordini tra il popolo. Com’è possibile, pare chiedersi l’evangelista, che le guide spirituali di Israele, incaricate di preparare la venuta del Messia, consegnino nelle mani dei pagani il Figlio di Dio? Matteo cerca una risposta nelle Scritture, e riconosce in Gesù il Servo di JHWH e il giusto perseguitato verso il quale insorgono i potenti (Sal 2). Dio però sostiene il suo Servo. Nel descrivere poi i segni prodigiosi che seguono alla morte di Gesù, l’evangelista mette in evidenza come la tomba non ha potuto trattenere la Vita. Paolo nella lettera ai Filippesi esordisce affermando che Gesù, nella sua preesistenza, condivideva la modalità propria di esistere di Dio, cioè una vita senza limite né condizionamenti. Ma l’apostolo introduce nel mistero di Dio quello che possiamo definire il ragionamento stesso di Dio: «Non ritenne un privilegio l’essere come Dio». Con grande audacia, Paolo afferma che Gesù Cristo esisteva ancor prima della sua incarnazione; che era presso Dio nella condizione di Dio. Ma- ecco la novità cristiana – questa prerogativa non l’ha intesa come un tesoro geloso da difendere. Gesù ha ragionato in termini di solidarietà; la sua vita terrena è la narrazione storica di questo ragionamento divino. Proprio perché ha pensato in termini di solidarietà, Gesù ha svuotato se stesso. Lo svuotamento indica che per farsi solidale, Gesù ha dovuto spogliarsi delle sue prerogative divine. Paolo però va ancora più in profondità e afferma che Cristo ha voluto assumere anche la condizione di servo. Non solo uomo tra gli uomini, ma servo tra gli uomini. Fino a dove? Fino a umiliare se stesso sulla croce. Quel “fino a” riveste un duplice valore: temporale e intensivo. Gesù è stato umile e obbediente fino alla fine dei suoi giorni (carattere temporale), e donando tutto se stesso (carattere intensivo). (p. Sandro Carotta)

 

Medjugorje, 25 Marzo 2026

“Cari figli!

Il veleno dell’egoismo e dell’odio

regna nei cuori umani

ed è per questo che non avete la pace.

Vi invito, figlioli:

siate amore e le mie mani tese

verso tutti coloro che incontrate.

Nell’umiltà pregate per la pace

e impegnatevi

per la riconciliazione fra gli uomini,

affinché ogni uomo stia bene sulla terra.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica)

Programma dal 21 al 29 marzo 2026

Letture: Ezechiele 37,12-14 / Salmo 129 / Romani 8,8-11

Il Signore è bontà e misericordia

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45)

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.00 + Faccani Alessandro e Stefano, Luisi Giovanni e Orlacchio Angelina
Domenica 22 10.30

18.00

Pro Populo

Intenzione seminario

Lunedì 23 8.00 Intenzione seminario
Martedì 24 8.00 + Ciani Maria e Coveri Francesco
Mercoledì 25 18.00 Intenzione seminario
Giovedì 26 18.00 + Ciani Maria e Coveri Francesco
Venerdì 27 8.00 + Dovadola Ivano e Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Sabato 28 18.00 + Dante Buscaroli e coniugi Venieri
Domenica 29

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Marzo 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 22

V di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Mercoledì 25

Annunc. del Signore

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.

Giovedì 26 Ore 20.45 (canonica-S. Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 27

Astinenza

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica, S. Rosario e Vespro

Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 6a Staz. Quaresimale e ricordo dei defunti.

Ore 20.30 (S. Giacomo-S. Paolo) : Via Crucis con partenza dalla chiesa di S. Giacomo fino all’oratorio S. Paolo

Domenica 29

Le Palme

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione dei rami di ulivo, processione fino alla chiesa di S. Paolo e celebrazione della S. Messa.

Ore 15.00 (oratorio) : “I giovani di una volta”. Intrattenimento

Ore 17.30 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione contatti

don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Santuario: Il pellegrinaggio con S. Rosario e S. Messa del primo sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Avviso: Domenica 29 riparte l’ora legale, quindi le celebrazioni feriali e festive pomeridiane in S. Paolo vengono posticipate di mezz’ora.

contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

23 – 26 mar. 2026

(dalle ore 14.30)

29 mar. 2026

(pomeriggio)

Lunedì 23 : P.za Marmirolo, via Borgo Pescatori, Saffi.

Martedì 24 : P.za Ricci, via Del Monte, Oberdan.

Mercoledì 25 : Via Bassi (dispari).

Giovedì 26 : Via Bassi (pari), Maccaferri, Rustici, Torchi.

Domenica 29 : Via Ricci Signorini, 13 Aprile (pomeriggio).

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 8,1-11 Gv 8,21-30 Lc 1,26-38 Gv 8,51-59 Gv 10,31-42 Gv 11,45-56

Vivere il mistero: La pagina evangelica di quest’ultima domenica di Quaresima è di grande intensità umana e teologica. Possiamo ravvisare al suo interno quattro unità. Nella prima Gesù ci sfida a riconoscere la gloria di Dio nella corruzione del sepolcro. A questa segue la seconda, ove scorgiamo il solco dal quale germoglia la vita nuova: la fede. Con la terza unità, siamo posti di fronte ad un grande mistero: le lacrime di Dio sul volto di Cristo. Infine la quarta mette in evidenza il legame tra Gesù e il Padre e la potenza creatrice della sua parola. Giovanni presenta inizialmente i tre fratelli di Betania: Lazzaro, Maria e Marta. Questa presentazione ha un parallelo interessante (nel testo greco più evidente) con la chiamata di Filippo e la menzione di Andrea e Pietro. Se di Lazzaro si dice che era di Betania e poi vengono menzionate le due sorelle, di Filippo si afferma invece che era di Betsaida, la città di Andrea e Pietro. Questi ultimi erano fratelli. Perché è significativo questo parallelo, che apparentemente sembra non avere nessun contatto? Perché con la risurrezione di Lazzaro noi possiamo cogliere fino a dove giunge l’azione di Gesù nei confronti di quanti sono divenuti suoi discepoli. La sequela conduce al superamento della morte. Quando Marta e Maria mandano a dire a Gesù che Lazzaro è malato, egli risponde: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Cosa significano queste parole, così enigmatiche? Gesù vuole sostanzialmente affermare questo: chi mi ha dato la sua adesione, attraverso la sequela, è già passato dalla morte alla vita; per quanti sono usciti dalla schiavitù del peccato la vita non ha più fine perché godono della pienezza dello Spirito. Gesù poi interpreta la morte di Lazzaro come un sonno. Non è un eufemismo, che sarebbe di cattivo gusto, ma una nuova lettura della morte. La morte, quella vera, è la separazione da Dio, il naturale trapasso è un sonno. Un sonno che permette a Dio di «penetrare in noi definitivamente e di assimilarci a Lui. La morte ha il compito di praticare, fin nell’intimo di noi sfessi, questo varco necessario» (T. De Chardin). Quando Gesù giunge trova Lazzaro già morto. E qui Marta, che gli corre incontro, lo rimprovera velatamente. Gesù ribatte: «lo sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno». Gesù si «appropria» dell’attributo esclusivo di Dio: «lo sono». Cosa significa? Che Gesù, come Dio, ha il potere di far morire e far vivere. Poi aggiunge: «lo sono la risurrezione e la vita». Il termine più importante è il secondo. Proprio perché Gesù è la vita è per noi la risurrezione. Risurrezione è un termine relativo e suppone la vita, il dono della vita. Inoltre, Gesù non è la risurrezione e la vita in quanto evento futuro, da aspettarsi in un domani felice (era la pia credenza di Marta) ma è la straordinaria novità del presente, da accogliere e vivere oggi. Come? Attraverso la fede. Ecco perché viene chiesto a Marta: «Credi questo?». Marta risponde riconoscendo che Gesù è il Messia (il Cristo) e la presenza di Dio nel mondo (il Figlio). Questa confessione di fede è la stessa che l’evangelista auspica ad ogni lettore del Vangelo, e che i cristiani riconfermano ogni anno nella solenne Veglia Pasquale. Di fronte al sepolcro Gesù si commuove, si turba e poi piange. «Si commosse profondamente» / «fremette nello spirito», (embrimaomai è usato nella Scrittura per esprimere una energica opposizione ad una determinata realtà). Gesù freme davanti alla potenza della morte. Poi si «turba» / «agitò se sfesso» (etàraxen heauton). È lo stesso verbo che troveremo in Gv 12,27 per dire tutto lo sconcerto di Gesù davanti alla morte, causata dal tradimento. Questo verbo evidenzia perciò come Gesù non banalizzi la morte, né la sua né quella dell’amico Lazzaro. Alla fine, Gesù «scoppiò in pianto» (edàkrusen). Possiamo anche tradurre: «(A Gesù) sgorgarono lacrime». Il pianto di Gesù è sereno, le sue lacrime manifestano la solidarietà di Dio verso l’uomo, offeso dalla morte. Gesù solidarizza con il dolore, non con la disperazione. (p. Sandro Carotta)