Programma dal 27 febbraio al 7 marzo 2021

Letture: Genesi 22,1-2.9a.10-13.15 / dal Salmo 115 / Romani 8,31b-34

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.

Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
Parola del Signore

Vivere il Mistero- II brano della trasfigurazione è noto. Noi vorremmo soffermarci solo su un dato cristologico centrale: la morte e la risurrezione di Gesù. Questi due aspetti vanno colti unitariamente, pena la riduzione di Gesù alla sola umanità sia pure eroica (la morte) o alla sola divinità lontana però dall’esperienza umana (la risurrezione). Non a caso, Marco anticipa la gloria del Tabor con il primo annuncio della Passione (cf Mc 8,31). È solo attraverso la via della croce quindi che si giunge alta fede pasquale. La proclamazione del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato” (Mc 9,7) ha così il suo parallelo significativo nella confessione del centurione ai piedi della croce: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!». (Mc 15,39). Ma questo non è né semplice né immediato. Lo dimostra Pietro, che davanti alla luce del Cristo propone al Maestro di fare lì tre capanne, Nota Marco che «non sapeva infatti cosa dire» (Mc 9,6). È interessante rilevare che la medesima constatazione ritornerà tale e quale in Mc 14,40, quando Gesù è in agonia. Pietro non comprende la trasfigurazione di Gesù nella stessa misura in cui non comprenderà (assieme agli altri discepoli) la sua umiliazione al Getzemani. E allora, quale atteggiamento deve avere il discepolo davanti al Maestro? Come porsi di fronte alla sua morte e risurrezione? Ce lo indica la voce del Padre, il quale chiude la visione taborica con un forte invito: «ascoltatelo!». Perché proprio l’ascolto? Ma perché solo dall’ascolto nasce la fede; quella fede che permette di discernere il Cristo in Gesù, iI Figlio di Dio nel Crocifisso, il Giusto nell’annoverato tra i malfattori.

VITA ECCLESIALE

Sabato 27 18.00 + Dovadola Ivano (VI anniv.) e Ruffini Armanda

+ Pirazzini Giuliana e Baldassari Angelina

+ Lea e Anselmo

Domenica 28 10.30

18.00

+ Moroni Marcello

+ Montesi Natale

Lunedì 01
Martedì 02 8.00 + Montanari Dircea

+ Preda Maria Teresa

Mercoledì 03
Giovedì 04 18.00 + Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

+ Mario ed Enrica

+ Firmino e Adalgisa

Venerdì 05
Sabato 06
Domenica 07 10.30 + Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Amatulli Felice

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00

Venerdì ore 20.15

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni (escl. Venerdì) ore 17.25 S. Rosario (16.55 quando c’è la Via Crucis)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Febbraio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 28

II di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 01 Ore 20.00 (S. Paolo): Consiglio Pastorale Parrocchiale
Mercoledì 03 Ore 20.45 (in Rete) : 3° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Venerdì 05

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle 8.00)

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.30 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.15 (S. Paolo) : 3a Stazione Quaresimale

Domenica 07

III di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2021 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Si può fare anche rivolgendosi in sacrestia, oppure al “Punto Radio Maria” il venerdì o il sabato mattina.

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,36-38 Mt 23,1-12 Mt 20,17-28 Lc 16,19-31 Mt 21,33-43.45-46 Lc 15,1-3.11-32

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Nuovo Messale: L’Efficacia Pastorale di don Silvano Sirboni

Nessun dubbio sul valore in sé di ogni azione liturgica in quanto azione di Cristo per mezzo della sua Chiesa. Valore che, talvolta, è stato esasperato e inteso dalla catechesi spicciola come se la sola e precisa esecuzione materiale del rito fosse sufficiente a ottenere, con piena efficacia, i frutti che il sacramento promette.

Non è sufficiente avere il proprio nome nel registro dei battesimi né osservare materialmente il precetto domenicale e festivo per essere veramente cristiani. I sacramenti non agiscono automaticamente e non sono solo in vista di una salvezza individuale, ma mirano a esprimere e a fare la Chiesa impegnando i fedeli a dar vita a una comunità. Pertanto, la riforma del Vaticano II ha introdotto nei libri liturgici il concetto di “efficacia pastorale”. Scopo della liturgia, infatti, è che «i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e l’autentica natura della Chiesa» (SC 2).

E soprattutto l’assemblea eucaristica che è chiamata a dare sacramentale visibilità a questo progetto: «La Chiesa riunita per la celebrazione dell’eucaristia […] è la Chiesa che ricapitola tutti gli altri elementi, tutte le altre finalità, tutte le altre sue funzioni e attività in quell’atto, e da quell’atto trae il suo essere più profondo e anche il modello più tipico e più caratterizzante della sua struttura» (G. Dossetti, Per, una Chiesa eucaristica).

L’assemblea è, quindi, sacramento della Chiesa in quanto la rende visibile come corpo di Cristo. Poiché i sacramenti sono chiamati a realizzare ciò che significano, non solo razionalmente, ma anche attraverso la loro concretezza rituale, siamo subito sollecitati a chiederci quale Chiesa esprimono e possono generare certe assemblee eucaristiche, soprattutto domenicali. Infatti, la costituzione conciliare giustifica la riforma dell’ ordo missae «affinché il sacrificio della messa raggiunga la piena efficacia pastorale anche attraverso la sua forma rituale» (SC 49). [continua]

Medjugorje, 25 Febbraio 2021

” Cari figli!

Dio mi ha permesso di essere con voi anche oggi

per invitarvi alla preghiera e al digiuno.

Vivete questo tempo di grazia

e siate testimoni della speranza

perché, vi ripeto figlioli,

con la preghiera e il digiuno

anche le guerre si possono respingere.

Figlioli,

credete e vivete nella fede e con la fede

questo tempo di grazia

e il mio Cuore Immacolato non lascia nessuno di voi nell’inquietudine

se ricorre a me.

Intercedo per voi davanti all’Altissimo

e prego per la pace nei vostri cuori

e per la speranza nel futuro.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata. “

Programma dal 20 al 28 febbraio 2021

Letture: Genesi 9,8-15 / dal Salmo 24 / 1 Pietro 3,18-22

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà.

Dal Vangelo secondo Marco (1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».
Parola del Signore

Vivere il Mistero- Il brano di Marco è una sorta di dittico dove si evidenzia da una parte la prova di Gesù nel deserto e dall’altra gli inizi della sua predicazione in Galilea. 1. «E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto». Così Marco introduce l’episodio. Più letteralmente dovremmo tradurre: «E subito lo Spirito lo caccia nel deserto». Qui abbiamo il verbo ekballeincacciare»), usato da Gesù stesso nella sua azione contro i demoni. Con molta probabilità, l’evangelista usa questo verbo per alludere alla cacciata di Adamo dal Paradiso dopo il peccato. Forse qualcuno può obiettare che Gesù è cacciato prima ancora di essere tentato… è vero, ma non dobbiamo dimenticare che in qualche modo egli è già venuto a contatto del peccato nel battesimo al Giordano. Gesù quindi è il nuovo Adamo, che dalla prova uscirà vincitore. Oltre che Adamo, fu cacciato anche Caino per aver ucciso Abele, le popolazioni di Canaan per la loro idolatria e persino il popolo eletto a causa della sua persistente infedeltà. Con il verbo «cacciare» Marco ha voluto così collegare i primordi della storia della salvezza a Gesù. Marco nota, inoltre, che Gesù «stava con le bestie selvatiche». Questa osservazione attesta un modo di essere di Gesù. Con Gesù, infatti, entra nel mondo la «simpatia» di Dio. Il deserto aveva già conosciuto l’azione salvifica di Dio; pensiamo all’Esodo, dove per quarant’anni Dio ha accompagnato il suo popolo. Ma non era ancora la sua «simpatia», il patire assieme, l’affrontare la lotta dal di dentro e per l’umanità. Ora in Gesù, Dio vive una solidarietà senza precedenti. Il fatto, poi, che Marco evidenzi che Gesù stava con le fiere non è da intendere che Gesù vivesse la condizione paradisiaca, dove gli animali vivevano pacificamente con l’uomo. Le fiere rappresentano l’umanità; un’umanità non astratta, ma lacerata dal peccato, strattonata dal maligno. Anche gli angeli rappresentano l’umanità, ma quella parte che ha voluto seguire Gesù fino in fondo facendo del servizio un segno della sua adesione al Maestro. 2. Dopo l’arresto di Giovanni, Gesù percorre la Galilea annunciando il Vangelo di Dio, che è lui stesso. La sua prima parola riguarda il presente: «il tempo è compiuto». È terminata la profezia ed ora, con Gesù, siamo nei tempi del compimento. Il presente raccoglie in sé il passato e il futuro, ciò che è stato e ciò che sarà. Questa adesione al presente è molto importante per tutti noi. Spesso si vive l’illusione del futuro o la nostalgia del passato, trascorrendo la vita nella preoccupazione e nel rimpianto. Bisogna, invece, vivere bene il tempo presente nel quale Dio opera la salvezza. Di qui l’urgenza della conversione. Se la presenza di Gesù ha già inaugurato il Regno di Dio, il suo ingresso dipende dalla nostra libertà. La conversione è un volgersi a lui, compiendo con lui l’esodo dalla tenebra alla luce, dalla morte alla vita.

VITA ECCLESIALE

Sabato 20 18.00 + Arcangelo (Lino) Foletti
Domenica 21 10.30

18.00

Per le spose e le madri dei Caduti in guerra

+ Francesco

Secondo l’intenzione di una persona

Lunedì 22 18.00 + Castelli Adriano

+ Zavalloni Elda

Martedì 23
Mercoledì 24 18.00 + Dovadola Monica

+ Venturi Francesco e deff. della famiglia

+ Folli Corrado

Giovedì 25
Venerdì 26
Sabato 27 18.00 + Dovadola Ivano (VI anniv.) e Ruffini Armanda

+ Pirazzini Giuliana e Baldassari Angelina

+ Lea e Anselmo

Domenica 28 10.30

18.00

+ Moroni Marcello

+ Montesi Natale

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni (escl. Venerdì) ore 17.25 S. Rosario (16.55 quando c’è la Via Crucis)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Febbraio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 21

I di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 22

Cattedra di S. Pietro

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 24 Ore 20.45 (in Rete) : 2° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Giovedì 25 Ore 20.45 (in Rete) : Incontro Adulti A.C.
Venerdì 26

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.15 (S. Paolo) : 2a Stazione Quaresimale

Domenica 28

II di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2021 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Si può fare anche rivolgendosi in sacrestia, oppure al “Punto Radio Maria” il venerdì o il sabato mattina.

Nota. La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 16,13-19 Mt 6,7-15 Lc 11,29-32 Mt 7,7-12 Mt 5,20-26 Mt 5,43-48

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Nuovo Messale: Dall’Assistere al Partecipare di don Silvano Sirboni

Che altro potevano fare i fedeli durante la messa prima della riforma liturgica del Vaticano II se non assistere come estranei o muti spettatori, sebbene con tanta fede e autentica devozione? La lingua e la struttura rituale non permettevano ai fedeli alcuna vera partecipazione all’azione stessa del sacerdote se non interiormente, assistendo. È sintomatico che nel vecchio Catechismo, il primo dei cinque precetti della Chiesa sia espresso così: «Udir la messa la domenica e le altre feste comandate». E anche il vecchio Codice di diritto canonico si esprimeva con lo stesso verbo: «Missa audienda est» (can. 1248). Se è vero che la grazia di Dio è in grado di superare tutti gli ostacoli per raggiungere e cambiare il cuore dell’uomo, è altrettanto vero che la liturgia non è per Dio: egli non ha bisogno delle nostre lodi. Il 22 ottobre 1962, appena undici giorni dopo l’apertura del Concilio, il cardinale Montini, futuro Paolo VI, intervenne nell’aula conciliare con queste parole: «La liturgia è stata istituita per gli uomini e non gli uomini per la liturgia». L’antico assioma teologico “i sacramenti sono per gli uomini” non significa soltanto a favore degli uomini, ma anche nel rispetto della loro natura, del loro modo di esprimersi e di apprendere. Devono parlare all’essere umano con un linguaggio comprensibile per instaurare un autentico dialogo fra Dio e il suo popolo. Non dimentichiamo che immagine e fondamento di tutta la sacramentalità della Chiesa è il modo di agire di Gesù. Pertanto la partecipazione attiva è il filo conduttore di tutta la riforma liturgica, come pure di tutti i successivi adattamenti del Messale e degli altri riti. Ancor prima di pubblicare i nuovi libri liturgici, nel 1964 l’allora Congregazione dei riti, a scanso di equivoci, affermava che «scopo della Costituzione liturgica non è tanto di cambiare i riti e i testi liturgici, quanto piuttosto di suscitare quella formazione dei fedeli, e promuovere quella azione pastorale che abbia come suo culmine e sua sorgente la sacra liturgia». In altre parole, è la stessa celebrazione liturgica in atto il primo e più efficace strumento per far conoscere il mistero di Dio. Gesù ha fatto conoscere il Padre attraverso la sua umanità. I riti liturgici comunicano il mistero con la stessa dinamica, cioè coinvolgendo l’essere umano con tutte le sue facoltà, intellettuali ed emotive, interiori ed esteriori. La salvezza riguarda tutto l’uomo. La partecipazione attiva non deve, però, essere confusa con quella deriva attivistica che rende un cattivo servizio alla riforma conciliare, moltiplicando i “simboli” e introducendo elementi estranei al culto cristiano. Né si tratta di trasformare la ministerialità in spettacolo mondano…

Si partecipa attivamente alternando le parole al silenzio, la preghiera all’ascolto, uniformando, per quanto possibile, i gesti e gli atteggiamenti assembleari. La liturgia prima di essere spiegazione è esperienza, partecipazione attiva. Come l’amore.

Programma dal 13 al 21 febbraio 2021

Letture: Levitico 13,1-2.45-46 / dal Salmo 31 / 1 Corinzi 10,31-11,1

Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia.

Dal Vangelo secondo Marco (1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
Parola del Signore

Vivere il Mistero- In questa 6a domenica per annum, ancora un a volta, Gesù è posto di fronte all’uomo malato nel corpo e nello spirito. È il caso del lebbroso. Mentre Gesù sta annunciando il Vangelo per le strade della Galilea, ecco un lebbroso venire a lui. Quest’uomo malato, ma anche emarginato e condannato, ha fiducia in lui e lo prega di essere sanato per poter ritornare in vita: «Se vuoi, puoi purificarmi!»(Mc 1,40). Con questa domanda riconosce che Gesù ha un potere che spetta solo a Dio. Per quest’uomo vivere significa poter riprendere i contatti con Dio attraverso il culto, ed essere riammesso nei rapporti sociali. Come reagisce Gesù? .•- La compassione. Gesù prova anzitutto compassione per quest’uomo doppiamente oppresso. Entra, allora, in empatia con lui e si fa carico della sua situazione ad un tempo fisica, psicologica e morale. •- Un’azione pasquale. Marco afferma che Gesù stende la mano verso il lebbroso. Questo gesto è un gesto pasquale (cf Es 3,20). Cosa significa? Che Dio, in Gesù, entra con potenza nella vita di quest’uomo. •- Il contatto fisico. Gesù, poi, tocca il lebbroso. Toccando l’impuro assume su di sé l’impurità ma, allo stesso istante, ne annulla il carattere teologico. Se è vero che Gesù in quel momento «trasgredisce» la legge (cf Lv 5,3), allo stesso istante rivela però il volto misericordioso e compassionevole di Dio. •- Una parola efficace. Infine Gesù pronuncia la sua parola efficace. Gesù non esegue solamente la richiesta del lebbroso, ma lui stesso vuole che quest’uomo viva, sia cioè mondato dal suo stato. •- Il ritiro nel silenzio. Se il lebbroso ritrova la guarigione, Gesù entra nella solitudine, come si fosse fatto carico della situazione precedente del lebbroso (cf Mc 1,45). Gesù ha preso su di sé la condizione di colui che ha guarito, come il Servo di YHWH ha preso su di sé le nostre infermità e le nostre

malattie (cf Is 53,4).

VITA ECCLESIALE

Sabato 13 18.00 + Giuseppe Guida e Vincenzo e Leonina

+ Giuseppina Montanari e Genitori

Domenica 14 10.30 25° di Matrimonio di : Massimiliano Guardigli

e Bettina Alberti

Lunedì 15 18.00 + Servidori Marianna
Martedì 16
Mercoledì 17 20.15 + Brandolini Irene (1° anniv) e Amadei Carlo

+ Giovanni e Maria

Giovedì 18 18.00
Venerdì 19 20.15 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Sabato 20 18.00 + Arcangelo (Lino) Foletti
Domenica 21 10.30 Per le spose e le madri dei Caduti in guerra

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni (escl. Venerdì) ore 17.25 S. Rosario (16.55 quando c’è la Via Crucis)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Febbraio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 14

VI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)
Mercoledì 17

Le Ceneri

Astinenza e digiuno

Ore 20.15 (S. Paolo) : S. Messa delle Ceneri

(Unica S. Messa)

Venerdì 19

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.15 (S. Paolo) : 1a Stazione Quaresimale

Domenica 21

I di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2021 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Si può fare anche rivolgendosi in sacrestia, oppure al “Punto Radio Maria” il venerdì o il sabato mattina.

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 8,11-13 Mc 8,14-21 Mt 6,1-6.16-18 Lc 9,22-25 Mt 9,14-15 Lc 5,27-32

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Nuovo Messale: Dal “Dire la messa” al Presiedere di don Silvano Sirboni

Dobbiamo ritornare a quasi 56 anni fa per renderci conto come un semplice atteggiamento del sacerdote durante la messa sia stato più efficace dei tanti documenti scritti per portare il Concilio tra la gente. Si tratta della domenica 7 marzo 1965, quando insieme alla lingua parlata fu ripristinata anche l’originaria possibilità per il sacerdote di presiedere rivolto verso il popolo. Alcuni sacerdoti percepirono questa possibilità come una “distrazione”. Un disagio che derivava non tanto dall’abitudine di celebrare con la schiena rivolta al popolo, quanto piuttosto da quella formazione teologico-spirituale che considerava la celebrazione dell’eucaristia come una delega totale al sacerdote. E, di conseguenza, come un’azione a favore dei fedeli, ma a prescindere dall’assemblea, che veniva percepita come un ostacolo alla concentrazione del ministro. È opportuno ricordare che, insieme ad altre ragioni, la collocazione del sacerdote con le spalle rivolte al popolo è dovuta a una ragione pratica. Infatti, attorno al IX secolo si instaurò la prassi di porre le vistose e ricche casse con le reliquie dei santi sul lato dell’altare opposto a quello dei fedeli. Il Messale Romano conciliare (1970) giustifica il recupero dell’antica tradizione non solo in funzione dell’attiva partecipazione dei fedeli, ma anche nel rispetto dell’originario significato dell’altare quale mensa per tutti i fedeli. Non il solo sacerdote, ma tutta l’assemblea dei battezzati è il primo interlocutore nel dialogo nuziale con Dio. All’origine rituale della messa c’è la cena del Signore. La forma dell’eucaristia è quella di un convito. Il ministro ordinato è colui che all’altare è chiamato a rendere visibile, in persona Christi, la presenza del Signore con i suoi discepoli.

Il sacerdote non è il solo “celebrante”, come sembrano far supporre certi avvisi sacri. Egli celebra con tutta l’assemblea, sebbene con un ruolo unico e insostituibile, quale icona di Cristo capo. Il “noi” di tutte le orazioni presidenziali, compresa la grande preghiera eucaristica, è espressione di quell’unico corpo sacerdotale che è l’assemblea liturgica nella varietà dei ministeri. E che, tutta, partecipa attivamente. Le norme impegnano il sacerdote a tenere sempre conto dell’assemblea. Essa non è una distrazione, ma lo scopo del suo ministero liturgico.

Non è superfluo ricordare che il termine “presidente” dato al sacerdote all’altare risale al II secolo (cf Giustino, Apologia I, 67, 4). Pertanto, «le preghiere dette dal sacerdote nella sua qualità di presidente dell’assemblea nella persona di Cristo sono rivolte a Dio a nome dell’intero popolo santo e di tutti i presenti…». La natura delle parti presidenziali esige che esse siano proferite a voce alta e chiara e che siano ascoltate da tutti con attenzione». Il sacerdote non viene ordinato per sé, ma per servire il popolo di Dio. Questo deve apparire chiaramente, attraverso tutte le parole, i gesti e gli atteggiamenti della presidenza liturgica.

Programma dal 6 al 14 febbraio 2021

Letture: Giobbe 7,1-4.6-7 / dal Salmo 146 / 1 Corinzi 9,16-19.22-23

Risanaci, Signore, Dio della vita.

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!». E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.
Parola del Signore

Vivere il Mistero- Gesù si presenta, nei Vangeli, come medico delle anime e dei corpi; egli guarisce l’uomo dalle malattie fisiche e psicofisiche e soprattutto distrugge il potere del male che annienta la sua anima. Dopo la sinagoga, Gesù varca la soglia della casa di Simone e Andrea, accompagnato da Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni. Sono i discepoli che seguiranno sempre Gesù nel suo ministero e nell’annuncio del Regno. Una donna a letto con la febbre non è un fatto grave, rispetto a quanti erano posseduti da spiriti immondi o erano affetti dalla lebbra. Ma a ben guardare il fatto non è così banale. Bisogna sapere che la febbre era vista come un castigo di Dio a chi era stato infedele all’alleanza. Questa donna, allora, vive in uno stato di infedeltà a Dio; infedeltà che degenera in paralisi (era a letto). Al di fuori del rapporto con Dio c’è paralisi e questo per il semplice fatto che un’altra forza, nemica, inchioda alla propria impotenza. ln questa donna la piccola comunità che segue Gesù è probabilmente invitata a riconoscere se stessa, la propria infermità. Ma Gesù si avvicina e guarisce. La giornata di Cafarnao è stata densa di avvenimenti, una sorta di primavera dove è apparso a tutti, tangibilmente, che qualcosa di nuovo era iniziato. Ma, al mattino presto, Gesù si ritira in un luogo deserto per pregare.

Marco, per tre volte, nel suo Vangelo, scrive che Gesù si è ritirato in preghiera. Non è specificato il contenuto della sua preghiera solitaria. Nel nostro caso abbiamo visto che Gesù ha operato segni e prodigi e la folla è accorsa numerosa. Il successo ottenuto costituisce probabilmente per Gesù una prova; egli si sente tentato da un messianismo spettacolare, di facili e prevedibili consensi. Ecco, allora, il silenzio del deserto dove, nella preghiera, attinge forza per stare nella volontà del Padre, in quella forma messianica secondo Dio e non secondo gli uomini (cf Mc 8,33).

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.00 + Barbato Rita

Deff. fam.Gherardi e Cremon

+ Poggiali Dante

+ Preti Giovannino e Costa Marisa

Domenica 07 10.30 + Luciana e Deremo

+ Franco Balestri e Mario Puliti

Lunedì 08 18.00 + Dovadola Monica
Martedì 09
Mercoledì 10
Giovedì 11 18.00 Vivi e defunti delle famiglie Dovadola Ivano e Ruffini

+ Foschini Iref e Capucci Giuseppa

Deff. fam. Guadagnini Vincenzo

Venerdì 12
Sabato 13 18.00 + Giuseppe Guida e Vincenzo e Leonina

+ Giuseppina Montanari e Genitori

Domenica 14 10.30 25° di Matrimonio di : Massimiliano Guardigli

e Bettina Alberti

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Febbraio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07

V del T.O.

Festa parrocchiale della Pace

Giornata per la Vita

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da A.C.R.

Giovedì 11

B.V. di Lourdes

Giornata mondiale del malato

Ore 17.00 (S. Paolo): S. Rosario e celebrazione del Sacramento dell’Unzione degli Infermi

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 20.30 (S. Paolo): Adorazione Eucaristica di vicariato per le vocazioni

Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Domenica 14

VI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

1E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2021 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Si può fare anche rivolgendosi in sacrestia, oppure al “Punto Radio Maria” il venerdì o il sabato mattina.

Nota. La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 6,53-56 Mc 7,1-13 Mc 7,14-23 Mc 7,24-30 Mc 7,31-37 Mc 8,1-10

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Nuovo Messale: Un Libro del popolo de Dio di don Silvano Sirboni

Il Messale tridentino (1570) diede puntuali e coerenti risposte alle esigenze ecclesiali di un particolare momento storico, ponendo fine all’inquinamento della messa causato dall’inserimento di testi e gesti estranei al culto cristiano e talvolta persino superstiziosi. Tale intento portò a concentrare tutta l’attenzione sul rito in sé e sui gesti del sacerdote. Infatti, l’ordo missae tridentino inizia con queste parole: «Il sacerdote rivestito di tutti i paramenti prende il calice con la mano sinistra […] si reca all’altare […] procede con gli occhi bassi e con un’andatura dignitosa…» (II, 1). Il sacerdote resta così il soggetto quasi unico di tutte le altre norme e rubriche. I fedeli non sono mai presi in considerazione se non indirettamente, come nel caso in cui ci fosse da distribuire loro la comunione. Circostanza paradossalmente solo ipotetica poiché la prassi diffusa fino alle soglie del Vaticano II era quella di comunicare i fedeli al di fuori della messa. Fu Pio XII che nell’enciclica Mediator Dei (1947) iniziò a esortare affinché i fedeli ricevessero la comunione a messa subito dopo il sacerdote. Assai diversamente inizia l’ordo missae voluto dal Vaticano II e promulgato da Paolo VI (1970): «Quando il popolo è radunato il sacerdote e i ministri, rivestiti delle vesti sacre…». Infatti, «la celebrazione eucaristica è azione di Cristo e della Chiesa, cioè del popolo santo riunito e ordinato sotto la guida del vescovo». Il messale, pertanto, non si preoccupa solo del sacerdote, ma del soggetto integrale della celebrazione, cioè di tutta l’assemblea. Pertanto il messale non contiene più le letture, che sono ritornate ai lezionari e all’evangeliario. Inoltre, è chiamato a ispirare «la preghiera personale e comunitaria del popolo di Dio, e quindi anche i pii esercizi e le varie forme di pietà popolare». Attenzione: non si tratta più di usare il messale da parte dei fedeli secondo la prassi preconciliare, quando i “messalini” costituivano un provvidenziale, indispensabile strumento per poter “seguire” ciò che il sacerdote compiva da solo all’altare e nell’antica lingua latina. Strumento relativamente recente, poiché ancora nel 1857 Pio IX ribadì la proibizione di tradurre l’ordinario della messa per i fedeli. Traduzione che solo nel 1898 fu tolta dall’elenco dei libri proibiti! Prima di allora la messa poteva essere “seguita” con altre preghiere devozionali ispirate alla passione e morte di Cristo. Il primo messalino per i fedeli apparve in Germania soltanto nel 1900, evitando però di riportare la traduzione delle parole dell’istituzione. Oggi i messalini per i fedeli sono utili per usarne i testi sia nella preghiera individuale che in quella comunitaria e per prepararsi alla celebrazione eucaristica. Durante la celebrazione è prevista la partecipazione attiva non con una lettura individuale, più o meno simultanea, ma attraverso l’ascolto comunitario e la comunione dei gesti e degli atteggiamenti. La partecipazione attiva e la ministerialità non sono semplici strumenti pedagogici e tanto meno elementi estetici, ma espressioni visibili del sacerdozio comune di tutta la Chiesa. Anzi, lo strumento fondamentale e più efficace per fare l’esperienza del mistero. L’assemblea non partecipa attivamente per graziosa concessione, ma perché ne ha diritto e dovere, in quanto soggetto integrale della celebrazione liturgica.

Programma dal 30 gennaio al 7 febbraio 2021

Letture: Deuteronomio 18,15-20 / dal Salmo 94 / 1 Corinzi 7,31-35

Ascoltate oggi la voce del Signore.

Dal Vangelo secondo Marco (1,21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi. Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.
Parola del Signore

Vivere il Mistero- Dopo aver narrato il battesimo di Gesù al Giordano, la sua permanenza nel deserto e la chiamata dei primi discepoli, Marco ci accompagna dentro una giornata – la così detta giornata di Cafarnao – ove il Maestro annuncia il Vangelo e compie i segni che attestano la venuta del Regno di Dio nel mondo. Tutti sono stupiti del suo insegnamento, delle guarigioni compiute e si chiedono: «Che è mai questo?». Sappiamo come la domanda sull’identità di Gesù pervada l’intero racconto di Marco. Tuttavia non sembra questa l’unica domanda che il lettore deve porsi. Se stiamo solo alla giornata di Cafarnao, vediamo Gesù continuamente in movimento. Dapprima lo troviamo nella sinagoga, poi nella casa di Simone, poi in un luogo deserto a pregare. E quando i suoi discepoli lo trovano, afferma perentoriamente: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là». Il Gesù di Marco non è mai là dove il discepolo crede di trovarlo, ma sempre altrove, sempre oltre. Questo è estremamente significativo: Gesù è un mistero che mai si raggiunge del tutto. Il discepolo è continuamente sulle sue tracce: questa è la bellezza della sequela.

Nella sinagoga Gesù entra per insegnare e la gente lì raccolta percepisce subito la sua autorità. La Parola di Dio porta alla luce ciò che l’uomo tende generalmente ad occultare. Ecco allora che lo spirito impuro inizia una lotta con Gesù per mantenere il potere sull’uomo. Accusa Gesù di essere venuto a rovinarlo. L’uomo posseduto della sinagoga rappresenta l’umanità lacerata in se stessa, strattonata dai demoni. Questi demoni, o spiriti impuri, possono essere identificati anche con le nostre emozioni, i nostri sentimenti e i nostri desideri non bene armonizzati e integrati; possiamo riconoscerli anche in certe logiche mondane che affascinano il cuore e plasmano atteggiamenti e modelli culturali non omogenei con il Vangelo. Quando Gesù incontra questa umanità con la sua autorità messianica la riconduce alla sua integrità, quindi alla sua bellezza.

VITA ECCLESIALE

Sabato 30 18.00 Vivi e defunti della Famiglia Florek

+ Mazzella Pietropaolo

Domenica 31 10.30

18.00

+ Mirta Dovadola e Guerrini Iole

+ Farolfi Luisa e Marcello, Valeria e Dante

+ Vincenzo Guida e Rocco Maria Carmela

Lunedì 01
Martedì 02 20.15 + Preda Maria Teresa
Mercoledì 03
Giovedì 04 18.00 + Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

+ Fabbri Adamo (1° anniv.)

Venerdì 05 8.00 + Lorenzo e Marcello Moroni
Sabato 06 18.00 + Barbato Rita
Domenica 07 10.30 + Luciana e Deremo

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Gennaio – Febbraio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 31

IV del T.O.

Memoria di San Giovanni Bosco

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai gruppi giovanili.

Martedì 02

Presentazione

del Signore

Giornata della vita consacrata

Ore 20.15 (S. Paolo): S. Messa della festa con benedizione delle candele Unica S. Messa

Venerdì 05

S. Agata v. e m.

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

S. Messa ad orario feriale

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Domenica 07

V del T.O.

Festa parrocchiale della Pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da A.C.R.

1E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2021 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Si può fare anche rivolgendosi in sacrestia, oppure al “Punto Radio Maria” il venerdì o il sabato mattina.

Nota. La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 5,1-20 Lc 2,22-40 Mc 6,1-6 Mc 6,7-13 Mc 6,14-29 Mc 6,30-34

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Nuovo Messale: Continuità della tradizione di don Silvano Sirboni

Cinquant’anni fa (1969), veniva approvato il nuovo ordinamento della messa secondo il mandato dell’assemblea conciliare: «Il rito della messa sia riveduto in modo che appaiano più chiaramente la natura specifica delle singole parti e la loro mutua connessione, e sia resa più facile la partecipazione pia e attiva dei fedeli. Per questo, i riti, conservando fedelmente la loro sostanza, siano resi più semplici; si sopprimano quegli elementi che col passare dei secoli furono duplicati o aggiunti inutilmente; siano invece ristabiliti secondo la primitiva norma dei santi Padri quegli elementi che col trascorrere del tempo sono caduti in disuso, nella misura che sembrerà opportuna o necessaria» (SC 50).

Pertanto Paolo VI, come già Pio V e con la stessa autorità, premette al nuovo messale una Costituzione apostolica che giustifichi e confermi i cambiamenti. Essa, infatti, si conclude con una formula solenne simile a quella di Pio V: «Quanto abbiamo qui stabilito e ordinato vogliamo che rimanga valido ed efficace ora e in futuro, nonostante quanto vi possa essere di contrario nelle Costituzioni e negli Ordinamenti apostolici dei nostri predecessori e in altre disposizioni, anche degne di particolare menzione e deroga».

Ciononostante, in quello stesso anno, i cardinali Ottaviani e Bacci inviavano al Papa una lettera con una dura critica al nuovo ordinamento della messa. Critiche che, purtroppo, vennero subito fatte proprie dal movimento tradizionalista e anticonciliare lefebvriano fino ad oggi. Nei disegni di Dio gli ostacoli e le difficoltà diventano strumenti per approfondire, motivare meglio e consolidare il cammino intrapreso dalla Chiesa. Infatti, Paolo VI decise di arricchire le premesse al messale con un Proemio in 15 punti dove si dimostra la totale ortodossia e legittimità del nuovo messale e la sua piena fedeltà alla tradizione. E ciò non nonostante, ma grazie ai cambiamenti operati. «La tradizione dei santi Padri esige dunque che non solo si conservi la tradizione trasmessa dai nostri predecessori immediati, ma che si tenga presente e si approfondisca fin dalle origini tutto il passato della Chiesa e si faccia un’accurata indagine sui modi molteplici con cui l’unica fede si è manifestata in forme di cultura umana e profana così diverse tra loro, quali erano quelle in uso nelle regioni abitate da Semiti, Greci e Latini. Questo approfondimento più vasto ci permette di constatare come lo Spirito santo accordi al popolo di Dio un’ammirevole fedeltà nel conservare immutato il deposito della fede per grande che sia la varietà delle preghiere e dei riti» (n. 9). Purtroppo il Proemio non raggiunse lo scopo di una riconciliazione, poiché il rifiuto non riguardava solo il messale, ma il Concilio e la forma di Chiesa che la messa intende esprimere ed alimentare. Con la terza edizione del Messale romano il. Proemio è entrato a far parte integrante delle premesse, diventando strumento imprescindibile per una corretta catechesi, comprensione e celebrazione della messa.

Medjugorje, 25 Gennaio 2021

” Cari figli!

In questo tempo vi invito alla preghiera,

al digiuno ed alla rinuncia

affinché possiate essere più forti nella fede.

Questo è tempo di risveglio e di rinascita.

Come la natura che si dona anche voi figlioli,

riflettete su quanto avete ricevuto.

Siate portatori gioiosi della pace e dell’amore

per star bene sulla terra.

Anelate al Cielo

perché nel Cielo non c’è né tristezza né odio.

Perciò, figlioli,

decidetevi di nuovo per la conversione

e la santità regni nella vostra vita.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata. “

Programma dal 23 al 31 gennaio 2021

Letture: Genesi 3,1-5.10 / dal Salmo 24 / 1 Corinzi 7,29-31

Fammi conoscere, Signore, le tue vie

Dal Vangelo secondo Marco (1,14-20)

24 gennaio Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore

 

 

Vivere il Mistero- Il tema che unisce le letture di questa 3a domenica per annum è quello del “tempo”. Con Gesù, quindi, siamo nella pienezza del tempo, che però non ha ancora portato tutti i suoi frutti. Gesù inizia il suo ministero pubblico quando termina quello di Giovanni Battista. Ed inizia in Galilea, terra confinante con il mondo pagano e che per Marco ha un valore simbolico. La Galilea sarà il luogo dell’attività del Maestro, come pure dei discepoli dopo la Pasqua. Gesù annuncia sostanzialmente due cose: l’avvento del Regno di Dio e il compimento dei tempi. Di qui due inviti: la conversione e l’adesione al Vangelo. Convertirsi e credere al Vangelo significa per Marco seguire Gesù. Ecco perché dopo l’annuncio programmatico segue l’episodio della chiamata dei primi discepoli. Notiamo alcuni elementi: anzitutto Gesù chiama con autorità; inoltre, la chiamata avviene mentre i futuri discepoli sono nel pieno della loro attività. Così è stato anche per Mosè mentre pascolava le greggi e per Gedeone mentre batteva il grano, ln questo modo la signoria di Cristo appare più evidente. Ad Andrea e Simone, due fratelli, fa anche una promessa: da pescatori di pesci diverranno pescatori di uomini, ovvero raduneranno i figli dispersi di Dio come fanno i pescatori che raccolgono nella rete i pesci dispersi. Più tardi Gesù li invierà come apostoli ad annunciare il Regno di Dio. La risposta è pronta e radicale: subito lasciano la vecchia professione, la famiglia di appartenenza e seguono Gesù. In questa icona abbiamo i primi quattro grandi testimoni che saranno vicini a Gesù fin dall’inizio del suo ministero e che diventeranno (tre in particolare) testimoni dei grandi eventi della vita del Maestro, quali la trasfigurazione e la Passione nel Getzemani. Tutti e quattro ascolteranno il discorso escatologico. La sequela, e Marco non lo nasconde, sarà segnata dalla paura, dalla fuga e dal rinnegamento. Tuttavia, Gesù risorto ricostituirà i suoi dopo gli eventi tragici della Passione e li invierà ad evangelizzare Israele e i pagani.

VITA ECCLESIALE

Sabato 23    
Domenica 24 10.30 + Piccolo Biagio
Lunedì 25 10.30

 

18.00

+ Angelo e Elena Padovani, Paolo e Nina Montanari

 

+ Evarista e Fernando

+ Dall’Olio Gaspera

Vivi e defunti delle famiglie Dovadola e Ruffini

Martedì 26    
Mercoledì 27 18.00 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda
Giovedì 28    
Venerdì 29 8.00 + Montesi Natale

 

Deff. fam. Baldrati

Sabato 30 18.00 Vivi e defunti della Famiglia Florek

 

+ Mazzella Pietropaolo

Domenica 31 10.30

 

18.00

+ Mirta Dovadola e Guerrini Iole

 

+ Farolfi Luisa e Marcello, Valeria e Dante

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

 

Gennaio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 24

 

III del T.O.

Giornata diocesana per la scuola cattolica

 

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa e celebrazione del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti

Lunedì 25

 

Conversione di

S. Paolo Ap.

Festa del Patrono

 

Termina la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Ss. Messe alle ore 10.30 e 19.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Martedì 26

 

Ss. Timoteo e Tito

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 28

 

S. Tommaso d’Acquino

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 29 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Domenica 31

 

IV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

1E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2021 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Si può fare rivolgendosi in sacrestia, oppure al “Punto Radio Maria” il venerdì o il sabato mattina.

Nota. La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 16,15-18 Lc 10,1-9 Mc 4,1-20 Mc 4,21-25 Mc 4,26-34 Mc 4,35-41

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Nuovo Messale: Rinnovare la comunità ecclesiale di don Silvano Sirboni

Le titolazioni di alcuni giornali dopo l’Assemblea generale Cei (12-15 novembre 2018) potrebbero indurre a pensare che la terza edizione italiana del Messale romano sia stata giustificata solo dal cambiamento di una frase del Padre nostro («non abbandonarci alla tentazione») e dell’esordio del Gloria a Dio («pace in terra agli uomini, amati dal Signore»). Si tratta di due modifiche pastoralmente più che opportune, e da tempo attese, per evitare malintesi per le quali in ogni caso, nessuna traduzione potrà essere pienamente soddisfacente. La nuova edizione del Messale romano ha ben altre ragioni. Nel comunicato finale, le due innovazioni sono appena accennate, mentre i vescovi insistono nell’evidenziare che «la pubblicazione della nuova edizione costituisce l’occasione per contribuire al rinnovamento della comunità ecclesiale nel solco della riforma liturgica. Di qui la necessità di un grande impegno formativo. La formazione è destinata ad abbracciare sia i ministri ordinati che i fedeli».

Il messale non è un libro da leggere! Gli anziani ricordano la “messa letta”. Esso è uno strumento per la formazione e il rinnovamento della comunità ecclesiale attraverso la celebrazione di quell’eucaristia che fa, esprime e alimenta la Chiesa. Il messale approvato dai vescovi è la terza edizione italiana dell’unico messale latino, frutto del Vaticano II, ed emanato nel 1970 da Paolo VI. Così avvenne anche per il messale precedente, frutto del Concilio di Trento (1545- 1563), emanato nel 1570 da Pio V. Messale che da Clemente VIII (1604) fino a Giovanni XXIII (1962) ebbe sei nuove edizioni latine (fino al 1965 non vi era alcuna possibilità di stampare edizioni in lingua viva). Il messale del 1570 rispondeva alle particolari esigenze della Chiesa che era chiamata a salvaguardare la dottrina, soprattutto per il sacramento eucaristico e il sacerdozio ministeriale. Da qui la necessità di purificare i diversi messali che si erano prolificati nella prima metà del secondo millennio, contenendo sovente riti e orazioni non del tutto ortodosse, talvolta persino superstiziose ed eretiche. Per questo Pio V fu costretto a imporre un unico messale, salvaguardando però quelli che avessero una tradizione superiore ai duecento anni.

Sebbene il Concilio di Trento avesse intenzioni di realizzare una riforma più radicale del messale, compreso l’uso della lingua parlata almeno in alcune parti, non ne ebbe il tempo e neppure gli strumenti. Per questo Pio V si limitò ad assumere, con alcuni aggiustamenti, il primo messale stampato nel 1474 e in uso nella curia romana, strutturato in funzione della messa privata, letta, senza la presenza di un’assemblea. Questa è la dimensione riduttiva del vetus ordo tridentino che, nel tempo, si rivelò pastoralmente sempre meno adatto per una Chiesa in cammino. La nuova edizione del Messale romano dovrà essere l’occasione per riprendere, dopo oltre cinquant’anni, quei principi che fanno della celebrazione eucaristica il luogo privilegiato della pastorale della Chiesa.