Letture: Zaccaria 9,9-10 / S almo 144 / Romani 8,9.11-13
Benedirò il tuo nome
per sempre, Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 04 | 18.30 | + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Dovadola Monica, Dovadola Silverio e per Dovadola Maria Teresa (vivente) |
| Domenica 05 | 18.30 | + Rizzi Luigi (detto Carlo) |
| Lunedì 06 | ||
| Martedì 07 | 8.00 | + Benini Rosa e Giuseppe |
| Mercoledì 08 | 18.30 | + Zerbini Raffaele |
| Giovedì 09 | ||
| Venerdì 10 | 8.00 | + Biancoli Vincenzo e Baldini Anna |
| Sabato 11 | 18.30 | + Otello Santese, Anna Frascerra e Donato Santese |
| Domenica 12 | 18.30 | + Toffanello Maria |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Luglio 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 05
XIV del T. Ordinario |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
| Sabato 11
S. Benedetto ab. |
S. Messa ad orario prefestiva |
| Domenica 12
XV del T. Ordinario |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
1 – Da lunedì 8 giugno è iniziata all’oratorio S. Paolo l’estate ragazzi che continua e si prolunga fino al 10 luglio.
2 – Nei mesi di luglio e agosto le sante Messe di alcuni giorni feriali (dal lunedì al venerdì) non saranno celebrate in S. Paolo.
Settimana per settimana verrà comunicato il programma delle celebrazioni feriali.
La S. Messa feriale in S. Giacomo (Fruges) resta comunque sempre alle ore 18.30
3 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà
il prossimo 21 settembre alle ore 18.30
4 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà
il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.
5 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Mt 9,18-26 | Mt 9,32-38 | Mt 10,1-7 | Mt 10,7-15 | Mt 10,16-23 | Mt 19,27-29 | ||||||
Vivere il mistero : Il Tempo Ordinario è un tempo che ci vede impegnati a gettare nei solchi della storia la buona semente del Vangelo e a mantenere vivo nella Chiesa e nel mondo l’orizzonte ultimo del cammino terreno. I cristiani, infatti, come stranieri e pellegrini (cf Eb 11,13), sono incamminati verso quel Giorno nel quale si illuminano e si compiono tutti i giorni della presente vita. L’evangelista Matteo, […] presenta il Signore Gesù come l’Emmanuele, il «Dio con noi». Per l’evangelista, Gesù non è solo qualcuno che si attende e che ritornerà, ma è il vivente tra noi. Questa visione teologica, comune a tutta la rivelazione neotestamentaria, ha un tratto particolare nel primo Vangelo. Cristo è presente là dove i suoi discepoli sono riuniti nel suo nome (Mt 18,20); è presente sulle strade dell’annuncio (Mt 28,20), in modo solidale («tutti i giorni») e fedele («fino alla fine del mondo»). Il Vangelo odierno ci illumina su un tratto molto originale di Gesù nei suoi rapporti con il Padre e conseguentemente con gli uomini, suoi fratelli. Come testimoniano concordi gli evangelisti, Gesù ha sempre cercato la volontà del Padre, tanto da farne suo cibo (Gv 4,34); l’ha cercata e scoperta nell’ascolto delle Scritture (Lc 4,27), persino nelle cose patite (Eb 5,8), e, non da ultimo, negli eventi della storia, fino a scorgere l’attenzione particolare di Dio verso una categoria umana, quella degli emarginati, secondo il mondo, e «piccoli» (nepioi), secondo il Vangelo. Ma entriamo nel nostro brano. Il testo di Mt 11,25-30, definito da padre Lagrange «la perla matteana di grande valore» può essere diviso in due parti: . Mt 1 1,25-27= la lode-ringraziamento di Gesù e la rivelazione del suo rapporto con il Padre; . Mt 1 1,28-30: l’invito di Gesù rivolto agli oppressi e agli affaticati. Perché Gesù prorompe in questo inno di Iode? Stando al nostro brano, il motivo è espresso con due verbi attivi coordinati l’uno all’altro: «hai nascosto», «hai rivelato». Ma cosa Dio ha nascosto/rivelato? Gesù parla di «queste cose». Con molta probabilità, tenendo presente il contesto, Gesù si riferisce alle sue opere (èrga Christoù, Mt 11,2). Tutti sono stati spettatori di quanto egli ha fatto, ma non tutti ne hanno colto la portata profonda, anzi alcuni lo hanno rifiutato. Costoro, sembra un paradosso, sono i «detentori» della sapienza, identificata con la Torah. Scriveva Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche: «Da noi la sapienza viene attribuita unicamente a coloro che hanno una conoscenza rigorosa dei precetti e sono capaci di spiegare le Scritture sacre» (2O,264). Sono i dottori della Legge. Al contrario, i «piccoli» – la feccia morale della società, gli ignoranti e i non praticanti – hanno accolto la novità di Gesù e si sono convertiti. Pensiamo alla provocatoria affermazione di Gesù: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio» (Mt 21,31). Non bisogna però pensare che Dio si riveli agli uni e si nasconda agli altri. La frase di Gesù, tipica del linguaggio semitico, ricorre alla tecnica del contrasto, che ignora comparazioni e procede in modo netto. ln una parola, Gesù ha visto come al Padre piace rivelare il suo amore soprattutto a coloro che sono ritenuti immeritevoli. Ma attraverso quale modalità? Gesù, consapevole di aver ricevuto tutto, sa che il Padre vuole manifestarsi per mezzo suo («Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo», Mt 11,27), e delle sue umili opere («Beato colui che non trova in me motivo di scandalo», Mt 11,6). Ecco allora l’invito: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Chi sono gli «stanchi» e gli «oppressi»? Sono i giudei che faticano sotto le imposizioni (i «pesanti fardelli») delle loro guide. A costoro Gesù promette il ristoro. Con il termine «ristoro/riposo» non si intende tanto il sollievo dalla fatica ma il frutto della Sapienza, alla quale si perviene ponendosi alla sua scuola (cf Sir 51,23-26). Nella cultura del tempo, i rabbini parlavano del giogo del regno dei cieli, per indicare l’obbedienza che comporta la Torah. Gesù parla invece di un suo giogo, identificando cosi se stesso con la Sapienza. Prendere il suo giogo equivale perciò a farsi suoi discepoli. Certo che la proposta di Gesù – pensiamo solamente al Discorso della Montagna – non è meno esigente della Torah di Mosè. Eppure, il suo giogo è definito dolce e leggero. Com’è possibile? Gesù non presenta all’uomo una Legge (fosse pure divina) a cui attenersi con scrupolo, ma se stesso. Non chiede un’obbedienza formale ma un rapporto di vita. Con lui allora tutto diventa possibile. Le controversie che seguiranno riguardo al sabato (cf Mt 12) mostreranno in che cosa consiste il suo giogo: la salvezza dell’uomo, a cui la Legge deve servire e non asservire. C’è poi un altro aspetto: egli si presenta mite (prays) e umile (tapeinos) di cuore. Il primo aggettivo mette in luce come Gesù si rapporta con il prossimo: disarmato, rispettoso, libero da ogni alterigia; il secondo invece esprime la sua sottomissione a Dio e quindi il rifiuto dì ogni autosufficienza. Tale dev’essere ogni suo discepolo. Un’ultima osservazione. Gesù qui parla per la prima e l’ultima volta del suo cuore (kardìa). Se è vero che Dio, come scrive Luca in At 7,24, è il «conoscitore dei cuori» (kardiognostes), nel nostro brano evangelico vediamo invece come sveli il suo, nel Figlio, a tutta l’umanità come fornace ardente di carità. (p. Sandro Carotta)
Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [continuazione] (di Giuseppe Midili)
ln alcune circostanze, per esempio prima delle celebrazioni del triduo pasquale o in occasioni particolari (dedicazione della Chiesa, ordinazione, concelebrazioni), coloro che devono svolgere qualche servizio si potrebbero incontrare in un ambiente idoneo, nei pressi dell’aula liturgica, per concordare gli ultimi dettagli; quindi si sposteranno in chiesa, per verificare che tutto sia in ordine e infine indosseranno le vesti e si prepareranno silenziosamente alla Messa. Questo stile esprimerà la cura della comunità per l’evento celebrativo e manifesterà l’attesa dell’incontro con Dio; un senso di minore organizzazione prima della liturgia toglie alla comunità la percezione di un appuntamento importante, che è stato sapientemente preparato. (8-fine)
Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,36-10,8)In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Dal Vangelo secondo Giovanni (8,51-58)