
Programma dal 5 al 13 settembre 2026
Letture: Ezechiele 33,1.7-9 / Salmo 94 / Romani 18,15-20
Ascoltate oggi la voce del Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo (18,15-20)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 05 | 18.30 | + Rizzi Luigi (detto Carlo)) |
| Domenica 06 | 10.3018.30 | + Aldo Stanghellini e Luisa Dosi, Francesco Raspadori e Vittoria Valentipro populo |
| Lunedì 07 | 8.00 | + Benini Rosa e Giuseppe |
| Martedì 08 | ||
| Mercoledì 09 | 18.30 | + Cappelletti Ugo (20° anniv.) |
| Giovedì 10 | ||
| Venerdì 11 | 8.00 | + Adolfo Pollini |
| Sabato 12 | ||
| Domenica 13 | 10.30 | + cg. Ferro Almerigo e Costantin Rina e Ronzani Ugo |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : ASettembre 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 06XXIII del T. Ordin. | Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio
Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità Ore 18.00 (piazza Matteotti/oratorio) : Rievocazione storica |
| Lunedì 07 | Ore 20.30 (oratorio) : Din Don Bimbo D’Oro |
| Martedì 08Natività B.V.Maria | S. Messa ad orario feriale |
| Giovedì 10 | Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio. |
| Venerdì 11 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. RosarioOre 19.00 (oratorio) : Cibi dal mondo |
| Sabato 12 | Ore 21.00 (oratorio) : Din Don Dero D’Oro |
| Domenica 13XXIV del T. Ordin. | Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)Ore 10.00 (città) : Corteo storico
Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne Ore 12.30 (oratorio) : A pranzo insieme con don Alberto e le comunità di S. Giacomo e S. Paolo. Ore 18.00(oratorio) : 50° “Palio del timone” |
1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30
2 – Sabato 5 settembre Inizia la “Festa della Ripresa”.
Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati in dettaglio nel volantino a parte.
Don Alberto Pio Baraccani ricorda il 60° anniversario di Ordinazione Sacerdotale
Le comunità S. Giacomo e S. Paolo fanno festa con lui:
Giovedì 10 ore 18.30 in S. Giacomo S. Messa solenne e a seguire rinfresco e momento di condivisione
Domenica 13 a pranzo insieme all’oratorio con il taglio della Torta
Sarà visibile anche una mostra fotografica “Immagini di vita”
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Lc 6,6-11 | Mt, 1,1-16. 18-23 | Lc 6,20-26 | Lc 6,27-38 | Lc 6,39-42 | Lc 6,43-49 | ||||||
Vivere il mistero : Dopo il Discorso della Montagna (capp 5-7), il Discorso missionario (cap 10) e il Discorso in parabole (cap 13), Matteo porta l’attenzione dei suoi lettori su alcuni problemi interni della comunità cristiana (Discorso ecclesiale, cap 1B). È interessante il contesto di questo quarto discorso: gli annunci della passione (Mt 16,21; 17,22-23; 20,17-19). Cosa significa? Che per l’evangelista ogni problematica ecclesiale va letta all’interno della sequela della croce. Il brano proposto per questa domenica (Mt 18,15-20) svolge un tema centrale e sempre attuale: la correzione fraterna. «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te» (Mt 18,15). Così esordisce Gesù nell’Evangelo odierno. Emerge subito un dato: la fragilità del cristiano. Anche il seguace di Cristo, come tutti gli uomini, non è immune né dall’errore né dalla colpa. Accanto al cristiano, si scorge però, come in dissolvenza, anche la debolezza della comunità credente, la quale non è garantita dal peccato. Ma non è questo il vero problema; ciò che caratterizza il discepolo di Cristo non è l’assenza del peccato (sia personale che comunitario) quanto la modalità di affrontarlo e viverlo. Non bisogna poi dimenticare che il Risorto ha conferito alla comunità credente un «potere» che la rende sempre viva e vivificante: il perdono. Questo potere di perdonare, la comunità può e deve esercitarlo in forza dell’amore salvifico e gratuito del suo Signore. È un fatto, inoltre, che chi ama come Cristo (cf Gv 13,34) non può non sentirsi attivamente impegnato nella crescita e nel bene del suo prossimo, riconosciuto ed accolto come fratello. Chi ama sente di dover sradicare il male e assume questa responsabilità come compito dì correzione fraterna. L’amore fa sì che il prossimo da correggere non si senta giudicato né condannato ma sostenuto e indirizzato. Di più, avverta e sperimenti di essere cercato. È forse un caso che Gesù, pochi versetti prima (Mt 18,12-14), abbia narrato la parabola della pecora smarrita per la quale il pastore lascia le novantanove nel recinto per porsi alla sua ricerca? Bisogna altresì sapere che un’autentica correzione non si esaurisce nel momento in cui si disapprova o richiama; la correzione deve anche prevenire e soprattutto far conoscere la bellezza e la bontà dei valori umani e del Regno. Tutto questo, certamente, in modo graduale. Ma c’è un altro aspetto da evidenziare: la correzione è un evento reciproco, quindi non solo si dev’essere zelanti nella correzione ma anche umili nel saperla ricevere. Solo così, come scriveva Mauro Cozzoli in un bel saggio dal titolo Virtù sociali: «La correzione fraterna è essere l’uno per l’altro mediazione di rinnovamento: è progredire insieme nel bene». ln Mt 18,15-17 possiamo notare come la correzione si eserciti tramite l’ammonizione, prima a livello personale e poi davanti a dei testimoni e, infine, se necessario, di fronte alla comunità. Colui che commette una colpa – altro aspetto da non dimenticare – è e rimane sempre un fratello, anche se si comporta da pagano. Diventa pagano chi, chiudendosi nel proprio orgoglio, si auto-esclude dalla comunione ecclesiale. Matteo però non dice che questa esclusione è definitiva, ma apre uno spiraglio di speranza. Può essere un’esclusione provvisoria, in vista del pentimento. Alla comunità, afferma l’evangelista, è stata conferita la facoltà di lega re e sciogliere, cioè di reintegrare il fratello nella koinonia. Questa facoltà era stata data a Pietro (Mt 16,19), ora è affidata ai discepoli. Gesù lo afferma chiaramente «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, li sono io in mezzo a loro» (Mt 18,19). Spesso avvertiamo (a livello ecclesiale, sociale e familiare) come sia difficile recuperare il fratello tramite il dialogo personale o mediante istanze intermediarie (singole persone o la comunità nel suo insieme). In questi casi, dove si avverte la propria impotenza, bisogna ricorrere alla preghiera, come suggerisce anche san Benedetto da Norcia nella sua Regola: «Se (l’abate) – osserva il grande legislatore – ha usato gli unguenti delle esortazioni, i medicamenti delle divine Scritture… e vede che a nulla approdano le sue industrie, adoperi anche ciò che vale ancor più, la preghiera propria e quella di tutti i monaci per lui, perché il Signore, che tutto può, operi la salute del fratello malato» (c 28). Il Signore poi, ed è il terzo aspetto da non dimenticare, è presente nella comunità («li sono io in mezzo a loro»). Questa espressione richiama l’inizio del Vangelo (Mt 1,23) come pure la finale (Mt 28,20) e risponde, se vogliamo, ad una domanda: dove possiamo fare esperienza di un amore che ci recupera e ci risana? Ecco la risposta: dove c’è una comunità unita nel nome di Cristo, perché là Dio è presente. Scriveva R. Fabris: «L’accento in questa parola evangelica non è tanto sulla preghiera comunitaria quanto sulla concordia, letteralmente il greco dice «sinfonia» o «sintonizzazione» ritrovata. Questa dà efficacia alla preghiera dei fratelli. Una comunità riconciliata e orante è il luogo della definitiva presenza di Dio rivelatosi come Salvatore e Signore in Gesù». Il Signore Gesù ha dato alla sua comunità regole e poteri affinché resti coerente e salda anche quando il peccato tenta di travolgerla e distruggerla. Ma ribadendo la sua presenza in essa ha voluto anche indicare il suo fondamento. Leggiamo in 1 Pt 2,4-5: «Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio mediante Gesù Cristo». Con la colletta facoltativa diciamo: «O Padre, che ascolti quanti si accordano nel chiederti qualunque cosa nel tuo Figlio, donaci un cuore e uno spirito nuovo, perché ci rendiamo sensibili alla sorte di ogni fratello secondo il comandamento dell’amore, compendio di tutta la legge». Amen. (p. Sandro Carotta)
Programma dal 22 al 30 agosto 2026
letture: Isaia 22,19-23 / S almo 137 / Romani 11,33-36
Signore, il tuo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-20)
In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.
A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 22 | 18.30 | (R) |
| Domenica 23 | 10.30
18.30 |
+ Francesco Berardi, Demo, Maria e Luigi
+ don Orfeo Giacomelli e don Francesco Nanni (R) |
| Lunedì 24 | ||
| Martedì 25 | ||
| Mercoledì 26 | 18.30 | + Campobasso Michelangelo |
| Giovedì 27 | 18.30 | + Morini Giada (V anniv.) |
| Venerdì 28 | ||
| Sabato 29 | 18.30 | + Cerfogli Carlo ed Elisa |
| Domenica 30 |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Agosto – Settembre 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 23
XXI del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
| Lunedì 24
S. Bartolomeo Ap. |
S. Messa ad orario feriale
Ore 20.30 (canonica) : Caritas parrocchiale |
| Giovedì 27 | Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio. |
| Venerdì 28
S. Agostino |
S. Messa ad orario feriale |
| Sabato 29
Martirio di S. Giovanni B.- |
S. Messa ad orario prefestivo |
| Domenica 30
XXII del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30
2 – Venerdì 28 agosto CONFESSIONI in S. Paolo dalle ore 17 alle ore 18.30
E’ tempo di Ripresa
All’Oratorio S. Paolo: La festa Inizia il 5 e termina il 13 settembre.
Sarà necessario, per chi può, dare il proprio contributo a partire da Sabato 29 agosto
Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Gv 1,45-51 | Mt 23,23-26 | Mt 23,27-32 | Mt 24,42-51 | Mt 25,1-13 | Mc 6,17-29 | ||||||
Vivere il mistero : Credo che tutti noi, prima o poi, dovremmo lasciarci verificare da questa domanda di Cristo. Lungo la storia le risposte sono state assai diverse. Da chi l’ha negato apertamente: «Gesù è il leggendario fondatore della religione cristiana – asseriva Ambrogio Donini, storico del cristianesimo di matrice marxista – la cui esistenza storica non può essere dimostrata, ma la cui presenza è soltanto percepibile nel mito e nel rito»; da chi ne è rimasto affascinato come lo scrittore F. Kafka: «Cristo: questo abisso di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitare»; da chi ne ha avvertito il vuoto dell’assenza: «Manca sempre qualcosa, c’è un vuoto in ogni mio intuire. Ed è volgare, questo non essere completo, è volgare, mai fui cosi volgare come in questa ansia, questo “non avere Cristo”» (P. P. Pasolini). Gesù, nel Vangelo di questa 21a domenica per annum dapprima interroga i discepoli su cosa la gente pensa di lui, poi, più direttamente, chiede loro cosa pensano di lui. Se noi apriamo i Vangeli emerge un dato incontrovertibile: Gesù era un uomo senza paragone. Pensiamo solo a come le folle stavano giornate intere ad ascoltarlo. Egli sapeva leggere nel cuore dei suoi interlocutori, capire le loro sofferenze. Per non parlare di quando incontrava i peccatori; mai un giudizio di condanna, sempre uno sguardo di tenerezza e misericordia. Eppure Gesù non era capito, neppure dai suoi familiari, tanto meno dai suoi discepoli. Ecco allora la prima domanda, là a Cesarea di Filippo, l’attuale Banyas: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» (Mt 16,13). La risposta dei discepoli pone in luce una difficoltà di sempre: non riconoscere Gesù per quello che è veramente, non capire la sua originalità. Si può infatti fraintenderlo. Può capitare che Gesù sia scambiato per Giovanni Battista, cioè un grande asceta, un uomo che ha fatto grandi rinunce (fino a dare la propria vita) per alti ideali. Un uomo eroico, insomma. Ma se l’eroismo rimane in primo piano rischiamo di perdere l’aspetto essenziale della sua figura. Gesù non ha rinunciato alle bellezze della vita, ma ha insegnato ad armonizzarle secondo una scala di valori (i valori del Regno, di cui le Beatitudini sono la magna charta). Ben più di Giovanni Battista è Gesù! Possiamo confonderlo anche con Elia, il profeta della fede pura, così «pura» che arriva ad uccidere persino i sacerdoti di Baal sul Carmelo. Ma Gesù in nome della fede non ha mai annientato nessuno, semmai ha cercato di conquistare i lontani, gli scettici, e i dubbiosi. Ben più di Elia è Gesù! Geremia è il terzo personaggio citato dai discepoli. Questo grande profeta è l’icona del giusto sofferente. Anche Gesù ha percorso la via della croce. Gesù ha incontrato il dolore aprendolo però alla redenzione, non ha mai esaltato la sofferenza. Anche in questo caso, ben più di Geremia è Gesù! Per capire chi è Gesù bisogna perciò liberarsi da ogni schema interpretativo, da ogni luogo comune. Lasciare quello che si crede di sapere di lui e attraversare il travaglio dell’inquietudine santa, la palude dell’incertezza e la notte oscura della fede. ln positivo, è necessario rielaborare quanto ereditato attraverso un attento discernimento, e un salutare interrogarsi. «Il mio osanna – confidava F. Dostoevskij – è passato attraverso la fornace del dubbio». Questa affermazione dello scrittore russo racchiude in sintesi la fatica e lo splendore del cammino della fede. Quando Gesù interroga direttamente i discepoli per tutti risponde Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Qui Gesù è riconosciuto anzitutto come colui che libera il popolo di Israele, che ridona libertà all’uomo oppresso dal peccato (il Messia). Inoltre è pure riconosciuto come il Figlio del Dio vivo. Ci si è chiesti se con questa affermazione Pietro intendesse professare anche la divinità di Gesù. Appare evidente che la solenne dichiarazione petrina vada oltre la semplice messianicità. ln Gesù, ed è ormai esperienza consolidata per i discepoli, Dio è presente e operante. Questa confessione, stando alla risposta di Gesù, viene dall’alto (Mt 16,17). Cosa significa? Semplice: all’inizio di ogni nostra ricerca di Cristo sta l’iniziativa divina. Davvero, come afferma Paolo: da lui, per mezzo di lui e per lui viene ogni cosa (cf Rm 11,36, seconda lettura). Conclude Gesù: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,18-19). Abbiamo qui tre ricche metafore: la roccia, le chiavi e la coppia verbale legare-sciogliere. Pietro è la roccia attorno alla quale la comunità credente, la Chiesa, trova coesione e unità; a lui sono date le chiavi del Regno dei cieli, indicando così l’amministrazione per l’ammissione a quel Regno (cf Is22,22). Infine, la metafora del legare e sciogliere ha il senso di proibire e permettere, giudicare e perdonare. A Pietro (e alla Chiesa) sono attribuiti titoli e prerogative propri del Messia. L’autorità di Pietro è perciò vicaria; egli rappresenta un altro, Gesù Cristo. Tuttavia la sua autorità è piena e indiscussa. «Signore Gesù, vorremmo saperti dire / tutto quello che tu sei per noi, / ma le parole ci mancano… / Donaci la grazia del tuo Spirito, / per poter penetrare il tuo ineffabile mistero / ed essere con la nostra stessa vita / una solenne proclamazione della tua divinità / e della tua santissima umanità. / Metti sulla nostra debole fede / il tuo indelebile Sigillo / perché nulla possa separarci da te / e dal tuo Corpo mistico che è la Chiesa». (p. Sandro Carotta)
Medjugorje, 25 Agosto 2026
“Cari figli,
oggi vi invito: ritornate a Dio,
ritornate alla preghiera
per diventare i portatori della pace.
Figlioli, pregate per la pace che è in pericolo.
La preghiera scorra di nuovo dai vostri cuori
e dalle vostre famiglie
affinché possiate sentire con gioia
la voce di Gesù nei vostri cuori: Pace a voi!
Figlioli,
siate portatori di pace e di preghiera
per tutti coloro che non pregano.
Io sono con voi
e prego per voi presso mio Figlio Gesù.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.
(Con approvazione ecclesiastica)
Programma dal 15 al 23 agosto 2026
Letture: Isaia 56,1.6-7 / S almo 66 / Romani 11,13-15.29-32
Popoli tutti, lodate il Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita. Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 15 | 18.30 | Per la famiglia Dovadola Ivano defunti e vivi. Parenti tutti nel grado più esteso possibile (defunti). Per tutte le intenzioni di Maria Teresa (vivente) |
| Domenica 16 | 10.30
18.30 |
Pro populo
Int. seminario |
| Lunedì 17 | 8.00 | Int. seminario |
| Martedì 18 | 8.00 | Int. seminario |
| Mercoledì 19 | ||
| Giovedì 20 | 18.30 | + Ballardini Cesira, Pio e Francesco |
| Venerdì 21 | 8.00 | Cg. Giacometti e Mussino e per Franca e Franesco |
| Sabato 22 | ||
| Domenica 23 | 10.30 | + Francesco Berardi, Demo, Maria e Luigi |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Agosto 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 16
XX del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
| Sabato 22
B.V. Maria Regina |
S. Messa ad orario prefestivo |
| Domenica 23
XXI del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30
2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Mt 19,16-22 | Mt 19,23-30 | Mt 20,1-16 | Mt 22,1-14 | Mt 22,34-40 | Mt 23,1-12 | ||||||
Vivere il mistero : In questa domenica ritorna il tema della fede, meglio della chiamata universale alla fede. Isaia, che apre la liturgia della Parola, proclama che gli stranieri saranno colmati di gioia nella casa del Signore (cf Is 56,6). Anzi, Dio arriverà persino a scegliersi sacerdoti e leviti tra i pagani (cf Is 66,21). Vi è però una condizione: l’amore al Signore, che ha il suo segno nell’osservanza della Legge. Isaia (ma pensiamo anche ai libri di Rut e di Giona) afferma così che il tratto specifico del popolo santo non è la razza ma la fede. Anche il brano evangelico, con la guarigione della figlia della Cananea, è attraversato da questa linea universalistica, come pure la pericope di Paolo ai Romani, dove l’apostolo affronta il problema del rifiuto del Vangelo da parte di Israele. La durezza del popolo eletto ha facilitato la conversione delle genti, e questa, a sua volta, provocherà la sua salvezza (cf Rm 11,11). Il salmo 66, dal respiro planetario, è un gioioso invito ad associarsi al disegno di Dio; disegno che abbraccia tutta la terra e tutte le genti. Dopo lo scontro burrascoso con gli scribi e i farisei (Mt 15,1-2O), Gesù si ritira presso le parti di Tiro e Sidone, città della costa fenicia, situate in terra pagana. E qui una donna cananea gli va incontro gridando il suo dolore: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio» (Mt 15,22). Questa donna, una madre angosciata, si rivolge a Gesù chiamandolo «Signore» (titolo con il quale Gesù sarà pregato dai cristiani di origine pagana), e «figlio di Davide» (titolo con il quale sarà pregato invece dai cristiani di origine giudaica). Ciò che sorprende è che Gesù non degni questa donna neppure di una parola. Bisogna sapere che il giudaismo del tempo nutriva delle avversità ancestrali verso i Cananei (cf Dt 7,1-6). Se c’era accoglienza verso i pagani che si convertivano (proseliti), i Cananei non potevano essere accolti. E questo anche per il fatto che la conversione non significava solo aderire a Dio ma anche sottomettersi a Israele, integrarsi con la sua storia e con la sua tradizione. Questa era una metamorfosi estremamente ardua per un cananeo. Matteo coglie l’occasione di questo episodio per evidenziare anche un problema che assillava la sua comunità: alcuni membri giudei venuti alla fede si chiedevano se fosse lecito ammettere i cananei (siriani) nelle loro file. L’affermazione di Gesù: «Donna, grande è la tua fede!» (Mt 15,28), risponde in modo inequivocabile ai dubbi e alle perplessità: il Vangelo è per tutti. Questa è la volontà di Dio. Anzi, Gesù dichiarerà di aver trovato più accoglienza presso coloro che erano ritenuti i «lontani» che nella stessa casa di Israele: «Se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite» (Mt 11,21). Nell’incontro di Gesù con là donna cananea c’è però un aspetto molto singolare da tener presente. Questa donna, visto che il suo be bene più caro è in pericolo, sfida il silenzio del Maestro e l’irritazione dei discepoli: «Signore, aiutami!» (Mt 15,25). La risposta suona come un rifiuto offensivo: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini» (Mt 15,26). Il Messia è venuto anzitutto per i figli di Dio (Israele) e non per i «cagnolini» (pagani). La Cananea non si lascia ferire dall’asprezza della risposta; sì, nella storia della salvezza, i figli d’Israele hanno la precedenza ma non il monopolio. A lei, pagana, bastano soltanto le briciole di questo mistero della scelta divina. Cosi dicendo, la donna cananea ricorda a Gesù la sua missione universale. E Gesù ne è colpito e ammirato tanto che, dopo aver riconosciuto la sua grande fede, la rimanda assicurandola che il demonio è uscito dalla sua bambina. Una donna, considerata infedele, contesta la «pretesa» di Gesù, discute con lui da pari a pari, lo forza dolcemente a operare la guarigione e lo pone di fronte al disegno divino che abbraccia ogni uomo ed ogni cultura. Come leggiamo in 1 Tm 2,4: «(Dio) vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità». Dal brano evangelico odierno possiamo ricavare almeno due importanti lezioni. Anzitutto, la fede della Cananea. Questa donna ha avuto una fede che precede la vera fede, un desiderio di salvezza che l’ha portata a superare ogni tabù sociale e religioso. La Cananea ha fatto capire ai discepoli che Gesù ha un irradiamento tale che supera le frontiere d’Israele. Non dobbiamo poi dimenticare che Matteo scrive verso gli anni 80 per una comunità all’interno della quale c’erano dei cristiani poco favorevoli alle conversioni dei pagani (come abbiamo già ricordato). Gesù, afferma l’evangelista, ha esercitato fedelmente la sua missione di Messia inviato a Israele, ma ha anche riconosciuto una fede esemplare in chi era visto come impuro, cioè pagano. Abbiamo qui la seconda lezione che possiamo definire di missionarietà. A riguardo della fede scrive P. Gheddo: «La fede ha due dimensioni, una intellettuale, razionale e una emozionale, esistenziale. La prima è l’assenso dell’intelletto alle verità contenute nel Credo che il popolo cristiano canta nella Messa domenicale. Noi crediamo che Dio è l’unico chiodo fermo a cui attaccare la vita dell’uomo. La seconda dimensione della fede è l’amore, il cuore, la commozione di aver ricevuto il dono di credere.[…] Il problema di fondo della fede è di raggiungere il cuore, di diventare l’esperienza fondamentale dell’esistenza». Così è stato per la donna cananea nel suo incontro con Gesù, il Messia di Dio. (p. Sandro Carotta)
Il di più da non dimenticare mai!
editoriale di don Fabio Gennai
Il Nostro S.Paolo n 4 agosto 2026
In questi giorni sono stato lontano dalla parrocchia. Sono stato assente anche sabato e domenica scorsi e continuerò a esserlo, in parte, anche nelle prossime settimane. Un’assenza che per qualcuno può essere difficile da comprendere, ma che, in realtà, esprime uno degli aspetti più profondi della vocazione sacerdotale di un parroco: essere accanto ai ragazzi e ai giovani nel loro cammino di fede.
La comunità parrocchiale ha una responsabilità che non può trascurare: prendersi cura delle nuove generazioni, accompagnandole in esperienze capaci di illuminare la vita, far crescere la fede e alimentare un’autentica amicizia con Dio. Un parroco che, durante l’estate, non dedica tempo ai propri ragazzi e giovani rischia di perdere un’occasione preziosa per seminare il Regno di Dio.
Le esperienze estive sono un “di più” che non è qualcosa di superfluo, ma un valore aggiunto ricco di significato.
Sono semi gettati nel cuore dei giovani che, con il tempo, porteranno frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno, come ci ricorda Gesù nel Vangelo. Per questo ritengo che questi giorni valgano molto più di tanti formalismi e di quella ritualità che, a volte, rischia di occupare il posto dell’essenziale nel nostro modo di vivere la fede.
Che cosa ho fatto in queste giornate?
Ho cercato di conoscere meglio i ragazzi e le ragazze, di stare loro vicino, di celebrare l’Eucaristia, di parlare di Gesù, di confessare, di creare relazioni autentiche, di coltivare amicizie. Ho condiviso con loro momenti semplici e belli, mi sono divertito e, soprattutto, mi sono lasciato sorprendere dalla loro bellezza, dalla loro sensibilità e dalla loro profonda umanità.
I giorni passati insieme al Clan sono stati una gioia e un grande dono! Fare Route ci ha fatto scoprire che il camminare insieme ci fa apprezzare i compagni di strada e che senza di loro il camminare è vuoto, privo di senso e di fine. Ma tra i compagni di strada ci sta pure e sempre Gesù e Gesù nell’altro.
Poi il campo ACR Diocesano III media; anche questo campo, fatto a Mezzoldo (BG) mi riempie di serena fiducia che il Signore mi ha chiesto di esserci per fare qualcosa di buono e di intersecare la mia storia e la mia vita in una coincidenza non casuale con la storia e la vita di altri … una non casualità che è ricchezza che è un tesoro.
Poi ci sarà (quando scrivo non li ho ancora vissuti) il campo di Reparto Scout e le vacanze di branco dei Lupetti, sono certo che sarò confermato nelle grazie e nella soddisfazione di stare con i ragazzi della parrocchia. Anche la mia assenza dalla parrocchia in queste settimane allora è un dono!
Grazie a tutti per la vostra preghiera, che mi accompagna, mi sostiene e rende possibile anche questo servizio.
Il Nostro S.Paolo n 4 agosto 2026
Programma dall’8 al 16 agosto 2026
Letture: 1Re 19,9a.11-13a / S almo 84 / Romani 9,1-5
Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-33)
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 08 | 18.30 | + Franchini Dario |
| Domenica 09 | 10.30
18.30 |
+ Folli Domenico e Ida
(R) |
| Lunedì 10 | NO S. MESSA | |
| Martedì 11 | NO S. MESSA | |
| Mercoledì 12 | NO S. MESSA | |
| Giovedì 13 | NO S. MESSA | |
| Venerdì 14 | 18.30 | Pro populo |
| Sabato 15 | 18.30 | Per la famiglia Dovadola Ivano defunti e vivi. Parenti tutti nel grado più esteso possibile (defunti). Per tutte le intenzioni di Maria Teresa (vivente) |
| Domenica 16 | 10.30
18.30 |
Pro populo
Intenzione seminario |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Agosto 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 09
XIX del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
| Lunedì 10
S. Lorenzo |
NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Martedì 11
Santa Chiara |
NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Mercoledì 12 | NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Giovedì 13
S. Cassiano |
Ore 10.30 (Cattedrale) : S. Messa solenne presieduta dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.
NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Venerdì 14
S. Massim. M.Kolbe |
S. Messa ad orario prefestivo |
| Sabato 15
Assunzione della B.V. Maria |
Giornata comunitaria a Piedimonte (vedi sotto)
Ss. Messe alle ore 8.00 (in S. Giacomo) alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo) |
| Domenica 16
XX del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)
Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte
Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre “il primo”)
Ore 16.00 S. Rosario
Ore 17.00 Merenda del saluto
Continuano i Campi estivi dei ragazzi AGESCI per la nostra parrocchia
1 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.
1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30
2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Gv 12,24-26 | Mt 18,1-5.
10.12-14 |
Mt 18,15-20 | Mt 18,21-19,1 | Mt 19,3-12 | Lc 1,39-56 | ||||||
Vivere il mistero : La colletta facoltativa di questa domenica per annum bene introduce e riassume i tre temi fondamentali della liturgia odierna: l’onnipotenza di Dio, la presenza di Cristo e la fede dell’uomo. Questi tre filoni tematici hanno come sfondo simbolico il monte e il mare. Colui che “è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli, (Rm 9,5 seconda lettura), la cui onnipotenza ha creato i cieli e la terra, si manifesta al profeta Elia come: «Voce di silenzio sottile» (1 Re 19,12, traduzione letterale). Siamo di fronte ad una rivelazione paradossale: avviene infatti attraverso un silenzio, che allo stesso istante è voce. Un silenzio allora eloquente, parlante. Infine è una voce sottile, che non s’impone; una voce appena udibile, che non è piena luce e neppure tenebra ma una penombra. Questa rivelazione mette in crisi tutte le immagini religiose del profeta, immagini che tentano di assimilare JHWH a Baal. Dio, ed ora Elia lo sperimenta, non è nel vento impetuoso (forza), non è nel terremoto (paura) e neppure nel fuoco (distruzione). Dio, torniamo a ribadirlo, è: «Voce di silenzio sottile» (qoldemamah daqqah). Se all’Oreb Dio afferma la sua diversità, che non può più confonderlo con Baal, allora anche tutto il resto dev’essere diverso: la modalità profetica di Elia (non più nella violenza) e l’esistenza stessa d’Israele (non più nell’ambiguità dell’idolatria). Bisogna sapere inoltre che quando Dio parla a Elia sull’Oreb, questi è in piena crisi umana e spirituale. Al Carmelo aveva riportato una strepitosa vittoria, ora però è in fuga. Cos’è successo? Prima di tutto la regina Gezabele, che vuole la sua morte; poi il popolo, che nonostante i segni operati permane nell’idolatria. Elia è solo, amareggiato fino alla depressione e desideroso di morire. Sente di aver fallito; non è riuscito nel suo intento di riportare Israele a Dio. Ecco allora che si dirige nel deserto, dal deserto sale all’Oreb, dove entra in una caverna, che secondo la tradizione è la stessa caverna dove aveva soggiornato Mosè (Es 33,21). Nel silenzio ode la voce di Dio, che lo interroga e lo invita a riflettere. Sulla santa montagna Dio riporta il suo profeta a ridimensionare le sue pretese, a liberarsi dalle sue proiezioni religiose. Ed Elia passa da un’impostazione di vita religiosa, che rasentava il fanatismo, ad un’esperienza di fede, che restituisce il vero volto dell’uomo credente e di Dio. Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù congeda la folla ed ordina ai discepoli di precederlo sull’altra sponda mentre lui si ritira in preghiera. ln questa preghiera, egli esprime il suo legame con il Padre. Tenendo presente il contesto sopra menzionato (la moltiplicazione dei pani), penso non sia azzardato cogliere in questa solitaria preghiera anche un certo combattimento interiore di Gesù. Gesù aveva sfamato cinquemila uomini, dando così un segno strepitoso del suo messianismo. Davvero la soluzione del pane era nelle sue mani. Eppure, Gesù comprende che non è questa la via tracciata dal Padre; la modalità messianica non s’impone attraverso la forza ma nell’obbedienza, non mediante l’onnipotenza ma nell’amore. È nella preghiera, nel confronto con il Padre, che Gesù supera la tentazione di un messianismo mondano e si sottrae agli equivoci di una folla che non lo cerca perché ha capito il segno dei pani, ma solo per saziarsi (cf Gv 6,26). Dopo questo vediamo i discepoli alle prese con il mare in tempesta. Sono soli, nel buio della notte, e con il vento contrario. Matteo ci offre qui un’immagine suggestiva della Chiesa nel suo pellegrinare terreno. La forza della Chiesa per superare i venti burrascosi della storia non sta nella sua organizzazione, nel suo prestigio e neppure nella sua forza morale. La forza della Chiesa è Gesù, il Figlio di Dio, il quale continuamente si fa presente, infondendo coraggio e dissipando i timori. L’episodio di Pietro, che cammina sulle acque ma poi sprofonda, ci fa inoltre capire che ogni discepolo del Vangelo deve poggiare unicamente sulla parola del Maestro («Vieni!»). Solo così potrà compiere gli stessi gesti del suo Signore; ma se la sua fede si incrina («Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»), diverrà preda del male soccombendo sotto l’onda minacciosa della prova. La fede è dono; dono che discende da Dio e che viene tramandato di generazione in generazione. Noi tutti, chi più chi meno, siamo nati e cresciuti in ambienti di fede e abbiamo operato alla sua luce scelte fondamentali (matrimonio, consacrazione religiosa e sacerdotale, servizio verso i più poveri). Eppure avvertiamo come i confini tra fede e incredulità siano oscillanti. In noi c’è sì la luce della fede ma non possiamo misconoscere che vi è pure la tenebra dell’incredulità, che si manifesta come oligopistìa, memoria corta e divisione del cuore. Pietro è apostrofato da Gesù come «uomo di poca fede» (oligòpiste, v 31). Riconoscere la poca fede (oligopistìa) che ci abita significa assumere la nostra verità di fronte a Cristo e la fatica che una fede autentica comporta. Se poi mai impariamo a far memoria della nostra storia, cogliendovi l’agire di Dio, la fede nel presente s’immiserisce e muore. La memoria corta non ci permette infatti di cogliere il filo rosso dell’amore divino nella trama delle vicende umane. La terza grande difficoltà è la divisione del cuore. Spesso la fede non permea la totalità della nostra persona e della nostra vita. Avremo in questo caso una spiritualità disincarnata, fonte di illusioni ed errori. Unificando il cuore, l’atto della fede ritrova l’armonia tra essere ed operare. ln una sua lirica, Renzo Barsacchi parla di una fede che giunge al paradosso della cecità, della sordità e del mutismo, dove Dio sembra oltre, lontano («l’oltreiconfini»). Solo allora però il Totalmente Altro si rivela e si dona. Ed è miracolo: «Vivo nel tuo silenzio / nella tua invisibilità, / nel vuoto immenso che ci separa. / ln un nome ti adoro, /t’amo nell’immaginarti, /e mia forza è sentirmi / inquietamente teso / verso l’oltreiconfini, / il Totalmente Altro. / Ti vedo perché cieco, / perché sordo ti ascolto, / ti parlo perché muto» (p. Sandro Carotta)
Programma dal 1 al 9 agosto 2026
Letture: Isaia 55,1-3 / S almo 144 / Romani 8,35.37-39
Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.
Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21)
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare».
Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 01 | 18.30 | (R) |
| Domenica 02 | 10.30 | + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo |
| Lunedì 03 | 8.00 | + Capucci Giuseppa e Foschini Iref |
| Martedì 04 | NO S. MESSA | |
| Mercoledì 05 | 18.30 | Per tutte le intenzioni della Madonnina e per riparare le offese fatte al cuore Immacolato di Maria. Al Sacro Cuore di Gesù, alla Madonnina, a Gesù, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.
+ Rizzi Luigi detto Carlo + Pilani Enzo (anniv.) |
| Giovedì 06 | 18.30 | + Natale Penazzi e deff. della famiglia |
| Venerdì 07 | 8.00 | + Benini Rosa e Giuseppe |
| Sabato 08 | 18.30 | + Franchini Dario |
| Domenica 09 | 18.30 | (R) |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Agosto 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 02
XVIII del T. Ordin. |
Perdono d’Assisi” per tutta la giornata
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
| Lunedì 03 | S. Messa ad orario feriale |
| Martedì 04
S. G. M. Vianney |
NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Mercoledì 05 | S. Messa ad orario feriale |
| Giovedì 06
Trasf. del Signore |
S. Messa ad orario feriale |
| Venerdì 07 | S. Messa ad orario feriale |
| Sabato 08
S. Domenico |
Ore 20.15 (Madonna del Molino) : Pellegrinaggio al Santuario lughese con recita del S. Rosario e a seguire S. Messa nella Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria |
| Domenica 09
XIX del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
Perdono di Assisi
Dalle ore 12.00 del 1 agosto fino alle ore 24.00 del 2 agosto si può lucrare l’indulgenza plenaria alle note condizioni.
Sono a disposizione in chiesa i pieghevoli per chi vuole seguire correttamente la pratica.
Continuano i Campi estivi dei ragazzi AGESCI per la nostra parrocchia
1 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.
2 – Branco SCOUT dal 2 al 9 agosto.
1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30
2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.
3 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Mt 14,22-36 | Mt 15,1-2.
10-14 |
Mt 15,21-28 | Mt 17,1-9 | Mt 16,24-28 | Mt 17,14-20 | ||||||
Vivere il mistero : «Adesso io verrò spezzato in mille parti e darò da mangiare a tutte le genti. La mia carne flagellata diventerà un boccone per coloro che hanno fame e sete di giustizia» (Alda Merini – Poema della croce). Cristo è il pane spezzato per la fame del mondo; è la vita donata ad una umanità che non trova in sé ciò che sazia. Il simbolo del cibo attraversa la liturgia della Parola di questa domenica per annum. La prima voce che si leva è quella di Isaia (ls 55,1-3). Il profeta invita ad accorrere a Dio (v 3), dal quale scaturiscono gratuitamente l’acqua ristoratrice, immagine dello Spirito Santo, il vino e il latte, doni per eccellenza della terra promessa, il pane, che ci rimanda all’Eucaristia, e i cibi succulenti, con il loro riferimento al banchetto messianico, cantato sempre da Isaia al capitolo 25. Il tema del cibo lo troviamo anche nel Salmo 144, ultimo acrostico del Salterio. La creazione è come tutta raccolta in uno sguardo proteso fiduciosamente alla mano di un Dio creatore e provvidente. Il vertice però è nel Vangelo odierno, dove Matteo narra la prima moltiplicazione dei pani. Questo episodio, com’è noto, ha ben sei edizioni (due in Matteo e Marco, una in Luca e Giovanni). Per Matteo, Gesù è il maestro che dona la sua parola (pensiamo al Discorso della montagna), il medico che guarisce, l’esorcista che libera dal male (i racconti dei miracoli), e il pane spezzato per la fame delle moltitudini. Preparato dal dialogo con i discepoli, il gesto della moltiplicazione nasce dalla compassione di Gesù verso la folla: «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, senti compassione per loro» (Mt 14,14). La folla, a cui Matteo si riferisce, costituisce un insieme indeterminato, distinto dal popolo eletto, ben caratterizzato nella sua identità e vocazione, e dalla massa degli altri popoli estranea alla salvezza di Israele. La compassione di Gesù è diretta perciò verso un insieme privo di identità precisa. Moltiplicando i pani, Gesù non viene solo in soccorso all’indigenza e al bisogno: questo gesto è un segno messianico, che preannunzia i tempi della salvezza. C’è però un particolare da tener presente, ben evidenziato da Giovanni, e che il discepolo non deve mai dimenticare: Gesù non è un Messia che viene nella gloria e neppure un Messia politico; anzi, quando intuisce che le folle tentano di farlo re, fugge (Gv 6,15). Il messianismo di Cristo è quello della croce. Nella moltiplicazione, Matteo evidenzia anche un segno ecclesiale. I discepoli (e non Gesù, sebbene su sua indicazione) distribuiscono i pani alla folla. Abbiamo qui un’immagine viva del ministero della Chiesa che continua nel tempo l’opera del suo Signore. Tra il Messia e le folle, i discepoli fanno da mediazione. Questa è una costante nella storia della salvezza, Dio infatti non si dona mai direttamente all’uomo ma sempre attraverso delle mediazioni. Tra JHWH e Israele c’era Mosè; tra Dio e l’umanità c’è Gesù Cristo; tra Cristo e ogni uomo, c’è la Chiesa. Questa dinamica è bene espressa da Gesù quando afferma: «Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato» (Gv 13,20). Questo secondo aspetto ci introduce ad un terzo segno, quello sacramentale. II gesto che Gesù compie è descritto tenendo ben presente il rituale della cena pasquale. La terminologia usata poi è strettamente eucaristica (Mt 26,26). Scriveva san Leone Magno che «tutto quello che c’era di visibile nel nostro Signore Gesù Cristo è passato nei sacramenti della Chiesa», e sul fatto che Gesù giunga a sfamare una folla enorme a partire da cinque pani e due pesci, Tertulliano notava: «Non c’è nulla nell’agire di Dio che sconcerti la mente umana quanto la sproporzione tra la semplicità dei mezzi usati e la grandiosità degli effetti raggiunti». Ma noi vogliamo portare l’attenzione su due aspetti. II primo, quando Gesù alza gli occhi al cielo e recita la benedizione. Ciò che è importante non è tanto la preghiera di Gesù al Padre, una preghiera piena di confidenza filiale, quanto le circostanze di questa preghiera. Non sono circostanze di abbondanza, ma d’indigenza: Gesù non ha che cinque pani e due pesci. Solitamente si benedice e ringrazia in un contesto di abbondanza, quando non manca nulla. Qui invece è tutto il contrario. Gesù però non si lascia prendere dal panico, non si lamenta, come Israele nel deserto (Es 16,1-3), ma rende grazie per ciò che ha, non importa se poco. E accade il prodigio: il contatto riconoscente con il Padre sblocca la situazione. Osservava Albert Vanhoye: «Per mezzo della riconoscenza Gesù ha aperto la via alla bontà divina, che dona a tutti con abbondanza: tutti mangiarono a sazietà e dopo il pasto raccolsero dodici ceste di pani avanzati». Ma c’è un altro aspetto da rilevare. Gesù non ha chiesto nulla per sé ma si è rivolto al Padre per avere il pane da donare alla folla. Se il Padre è colui che dona, nella sua preghiera Gesù si associa a questa azione del Padre, alla sua opera generosa. Gesù, e questo è un suo tratto tipico, non ringrazia per avere qualcosa da mangiare ma per avere qualcosa da donare. Da questo brano evangelico comprendiamo allora che ciò che sazia l’uomo in profondità viene dall’alto, dal Padre. Da lui, come ci ricorda anche san Giacomo «discendono ogni buon regalo e ogni dono perfetto» (cf Gc 1,17). Guardando a Gesù abbiamo capito pure che qualsiasi indigenza può conoscere una straordinaria fecondità. Non solo, Gesù ci insegna quello che potremmo definire il suo segreto: chiedere per la gioia di donare perché solo il dono condiviso trova la sua verità. Questa è l’Eucaristia, che dagli altari scende lungo le strade della storia. (p. Sandro Carotta)
