Programma dall’11 al 19 settembre 2021

Letture: Isaia 50,5-9a / Salmo 114 / Giacomo 2,14-18

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Dal Vangelo secondo Marco (8,27-35)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».

Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.

E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.

Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».

Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 11
Domenica 12 18.30 + Monesi Gino
Lunedì 13
Martedì 14 8.00 Vivi e defunti della famiglia Dovadola – Ruffini e parenti

+ Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina

Mercoledì 15
Giovedì 16
Venerdì 17 8.00 Deff. fam. Dovadola Ivano
Sabato 18 18.30 + Giuseppe, Vittorio, Salvatore e Lucia
Domenica 19 10.30 + Franco, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Settembre 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 12

XXIV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 20.30 (oratorio) : Serata di presentazione dei lavori eseguiti nel restauro del campanile della chiesa di S. Paolo

Martedì 14

Esaltazione della Santa Croce

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 15

B.V.Maria Addolorata

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 16 Ore 21.00 (Campanile) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni
Venerdì 17 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.45 (canonica) : Incontro catechisti

Domenica 19

XXV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 7,1-10 Gv 3,13-17 Lc 2,33-35 Lc 7,36-50 Lc 8,1-3 Lc 8,4-15

Vivere il Mistero- Gesù si trova nei pressi di Cesarea di Filippo. Questa città era stata ricostruita verso il 3 a.C. in onore di Augusto da Erode Filippo il, fratello di Antipa e tetrarca dell’Iturea e della Traconitide. Qui il Maestro interroga i suoi discepoli. La sua domanda è duplice e duplice è la risposta. C’è la risposta della gente e quella del discepolo. Per la gente Gesù è Giovanni Battista o Elia. Per altri un profeta. Insomma, un personaggio certamente autorevole ma del passato, già conosciuto, la cui novità non stupisce più. Per i discepoli, invece, Gesù non è relegato nel passato, seppur glorioso. Essi lo riconoscono come il Cristo, il Messia. Nel Messia si concentra quanto l’uomo di bello e di buono si attende da Dio. II riconoscimento della messianicità è importante ma non abbraccia ancora la totalità del mistero di Gesù, come abbiamo ricordato in apertura. È paradossale, ma questa confessio non raggiunge l’intuizione degli spiriti impuri, i quali davanti a Gesù l’hanno già riconosciuto come il santo dl Dio (cf, Mc 1,24), il Figlio di Dio (cf. Mc 3,11) e il Figlio dell’Altissimo (cf. Mc 5,7). Eppure, nella graduale confessione di Gesù come Messia e Figlio di Dio (cf. Mc 1,1) è una tappa fondamentale. Sorprende la reazione del Maestro, il quale ammonisce severamente i discepoli di non parlare di lui a nessuno. È stato scritto che il così detto «segreto messianico» costituisce l’ossatura drammatica del Vangelo di Marco. Ma perché Gesù tace e induce autorevolmente i suoi discepoli a tacere? Com’è noto la ragione profonda sta nella necessità della croce. Se Gesù avesse lasciato che la sua gloria apparisse, se avesse permesso alle folle di farlo re, se avesse accettato quanto i demoni dicevano di lui, se avesse lasciato che i discepoli divulgassero quanto per bocca di Pietro avevano professato a Cesarea egli non avrebbe mai subito la Passione redentrice, ma sarebbe andato incontro a un successo mondano, contrario al disegno del Padre. Il segreto messianico ci rivela tre aspetti importanti di Gesù. In primis egli è il Figlio che assume pienamente la logica del Padre accettando la Passione. Questa volontà è accolta nella libertà e non subita sotto l’incalzare degli eventi (secondo aspetto). In terza istanza, Gesù obbedisce alle Scritture profetiche che dovevano compiersi in lui. Dopo la professione di fede, dove Pietro ha riconosciuto Gesù come Messia, il Maestro spiega cosa significa essere il Cristo e qual è la via della salvezza secondo Dio. Ecco, allora, la predizione della sua morte e risurrezione. Se i discepoli [‘hanno confessato come Messia egli, però, si riconosce nella figura del Figlio dell’uomo. Il Figlio dell’uomo (cf. Dn 7) appartiene al mondo divino e a quello umano. Bene, dice Gesù, il Figlio dell’uomo deve, soffrire, morire e risorgere. Questo «deve» non ha una connotazione morale, ma teologica. Morte e vita rientrano nel piano di Dio. Gesù fa questo discorso apertamente, con franchezza, coraggio e libertà. Se prima parlava sotto il velo delle parabole (cf. Mc 4,11) ora, invece, non nasconde più nulla. Ma la parola di Gesù non è capita. Pietro, sicuro di sé, prende in disparte il Maestro e lo rimprovera. Pietro si pone davanti a Gesù, per certi aspetti assume lui la posizione del rabbi, sovvertendo l’ordine Maestro-discepolo e vuole fare di Gesù un discepolo della propria concezione messianica. Pietro allontana da sé una visione del Messia come Figlio dell’uomo, come Servo sofferente. A sua volta Pietro è rimandato indietro da Gesù perché non ha capito la logica di Dio, ma ragiona ancora alla maniera umana. Gesù constata che né i discepoli né la folla l’hanno compreso. Allora convoca tutti e fa un discorso aperto e chiaro su cosa comporta porsi alla sua sequela. Il discepolo dev’essere disposto a perdere la propria vita per Cristo e il Vangelo. Solo così la salverà. Perdere la propria vita significa concretamente prendere la propria croce e seguirlo. Ma volendo un tantino scavare, cosa intende Gesù con l’immagine della croce, da assumere e portare ogni giorno? 1- La falsa autoaffermazione. Per Gesù prendere la croce significa lottare contro una falsa autoaffermazione. Per questo è necessario rinnegare se stessi ovvero rinnegare un falso io, l’egoismo, la filautia (amore di sé) e il narcisismo. 2- La falsa autoconservazione. Chi è solamente preoccupato di autoconservarsi è preda dell’istinto e muore. Solamente chi spende la propria vita nel dono di sé nell’amore la conserva. 3- Per Cristo e il Vangelo. Per il cristiano il fondamento della sua donazione è Gesù; la forza per spendere la propria vita è il Vangelo. In questa luce amerà e seguirà non il Gesù dei suoi desideri (Pietro), ma il Gesù obbediente al Padre e solidale con i fratelli, quel Gesù che mediante la via delta croce ha introdotto tutti gli uomini alla salvezza piena, definitiva e che non delude. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 4 al 12 settembre 2021

Letture: Isaia 35,4-7a / Salmo 145 / Giacomo 2,1-5

Loda il Signore, anima mia.

 

Dal Vangelo secondo Marco (7,31-37)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.

E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 04

18.30

+ Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

Domenica 05

10.30

18.30

+ Stefano e Maria Baldini

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Lunedì 06

   

Martedì 07

   

Mercoledì 08

18.30

+ Ederini Nicola

Giovedì 09

   

Venerdì 10

8.00

Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni

Sabato 11

   

Domenica 12

18.30

+ Monesi Gino

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Settembre 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

XXIII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

(in caso di maltempo la S. Messa sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo comunitario

Ore 17.00 (oratorio) :Pomeriggio di giochi e serata di musica per bambini e famiglie

Lunedì 06

Ore 20.30 (oratorio) : Serata con i gruppi giovanili della comunità cattolica

Mercoledì 08

Natività della

B. V. Maria

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 10

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 21.00 (oratorio) : XLV edizione del “Palio del Timone”

Sabato 11

Ore 20.30 (oratorio) : Ginnastica artistica

Domenica 12

XXIV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 20.30 (oratorio) : Serata di presentazione dei lavori eseguiti nel restauro del campanile della chiesa di S. Paolo

La festa della Ripresa

(ovvero un invito alla partecipazione)

Sabato 4 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Consultare il volantino per il dettaglio degli appuntamenti della festa.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 6,6-11

Lc 6,12-19

Mt 1,1-16.18-23

Lc 6,27-38

Lc 6,39-42

Lc 6,43-49

Vivere il Mistero- Potremmo riassumere il tema di questa XXIIIa domenica per annum in questo asserto: la relazione ritrovata. Nel Vangelo, un uomo sordomuto, incapace quindi di relazionarsi con il prossimo, viene guarito da Gesù. Questo gli permette di «parlare correttamente», nota Marco (7,35). Ed è la relazione interpersonale. Nel brano di Isaia, invece, la relazione è ristabilita da Dio con il suo popolo. Israele non deve temere perché la venuta del Signore è apportatrice di salvezza. Egli ristabilirà l’alleanza. Ed è la relazione dell’alleanza con Dio. Il testo di Giacomo ci mostra, infine, uno spaccato della comunità cristiana. L’unica fede bandisce ogni forma discriminatoria tra i fratelli. Ed è la relazione ecclesiale. Gesù entra nel territorio della Decapoli e lì gli portano un sordomuto perché lo guarisca. Egli lo guarisce, ma non immediatamente. C’è una progressione in sei tappe. Anzitutto, il sordomuto è preso in disparte. Ogni terapia ha bisogno di uno spazio di incontro personale, lontano dalla folla. Gesù fa questo non solo per sottrarsi a occhi indiscreti, ma anche per manifestare tutto il suo interessamento al malato. Così facendo nel sordomuto cresce la fiducia. Poi Gesù fa un gesto: gli pone le dita negli orecchi, ovvero tocca la parte malata e lo abilita all’ascolto. Poi gli tocca la lingua con la sua saliva. La saliva, concrezione/coagulo del soffio, è il simbolo dello Spirito. Quando l’uomo ascolta (orecchio), diviene capace di accogliere una parola. Dalla parola accolta nasce la comunicazione (lingua). Gesù però non agisce da solo, egli si appella al Padre. Ecco, allora, che volge il suo sguardo al cielo. Questo gesto è significativo perché attesta che nella relazione ritrovata il cielo stesso si schiude sull’uomo e fiorisce il miracolo della comunione. Marco registra anche un gemito da parte di Gesù, un sospiro. Abbiamo qui una prefigurazione del gemito della croce (cf. Mc 15,34,37). Ciò significa che non c’è generazione senza travaglio. L’abbiamo capito, l’operare di Gesù è un atto creativo. Gesù, riabilitando il sordomuto, gli ridona una nuova esistenza. Ma arriviamo alla tappa finale, quando Gesù pronuncia la parola effatàapriti»).Quando Gesù pronuncia effatà, l’orecchio chiuso all’ascolto si apre e la lingua si scioglie. Effatà lo troviamo già in Is 35,5 come profezia, qui però come compimento. L’effetto immediato causa la reazione stupita della folla: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». Questa è una vera e propria professione di fede che rimanda ad almeno due testi dell’Antico Testamento. «Ha fatto bene ogni cosa» rimanda al racconto di Genesi 1 dove si narra che Dio, al termine di ogni atto creativo, «vide che era cosa buona» (Gen 1,25). «Fa udire i sordi e fa parlare i muti» rimanda, invece, al già citato Isaia 35,5-6, La folla ha riconosciuto in Gesù l’azione stessa di Dio che inaugura la nuova creazione (Genesi) secondo le promesse fatte dai profeti ai padri (Isaia). Net battesimo cristiano si è conservato il rito dell’effatà proprio in memoria di questo episodio evangelico. L’uomo deve poter ascoltare la Parola di Dio e pronunciarla con la sua bocca. Anticamente si toccavano, con la saliva sul dito, anche le narici e alla fine si diceva all’orecchio del neofito: «Effatà, apriti in odore di dolcezza». È stato scritto che «l’individuo nasce predisposto vocalmente, ma è l’immersione nel bagno sonoro ambientale che rende possibile la costruzione di un io vocale» (P. CADONICI). E difatti, solo quando un uomo s’immerge «nel bagno sonoro», impara a rapportarsi in modo creativo con l’ambiente che lo circonda (ed è la poesia, nel senso etimologico del verbo greco poiein, «fare»), con il suo prossimo (ed è il dialogo) e con Dio (ed è la preghiera). Non stupisce, allora, come Marco abbia voluto presentare Gesù mentre guarisce un sordomuto, un uomo incapace di relazionarsi. Questo episodio ci fa anzitutto capire come in Cristo la persona umana possa sempre ritrovare se stessa e come nella parola del Vangelo vi sia il segreto della felicità. Gesù ci educa a essere aperti, recettivi, capaci di ascolto e di dialogo. Di più, «il miracolo del sordomuto, mentre racconta la storia personale dell’incontro tra un uomo malato e la compassione d’amore che lo guarisce, racconta soprattutto il miracolo di un Dio infinitamente “aperto” e che vuole ogni uomo a sua immagine e somiglianza» (A. ANZANI COLOMBO). (P. Sandro Carotta)


Programma dal 28 agosto al 5 settembre 2021

Letture: Deuteronomio 4,1-2.6-8 / Salmo 14 / Giacomo 1,17-18.21b-22.27

Chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda.

Dal Vangelo secondo Marco (7,1-8.14-15.21-23)

In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.

Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».

Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:

“Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».

Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 28
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

+ Stefano e deff. fam. Gattucci e Ballelli

+ Veliano ed Emilia Chiarini

Lunedì 30
Martedì 31
Mercoledì 01
Giovedì 02
Venerdì 03
Sabato 04 18.30 + Ruffini Armanda e Dovadola Ivano
Domenica 05 10.30

18.30

+ Stefano e Maria Baldini

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Agosto Settembre 2021

Domenica 29

XXII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Venerdì 03 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 05

XXIII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

(in caso di maltempo la S. Messa sarà celebrata in S. Paolo)

La festa della Ripresa

(ovvero un invito alla partecipazione)

Continua la preparazione alla festa :

Giovedì 2 e venerdì 3 settembre, all’oratorio, a partire dalle ore 20.30

e sabato 4 settembre dalle 8.30 in poi… si continua con la preparazione delle strutture.

Chi può è invitato a dare il proprio contributo.

Sabato 4 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,16-30 Lc 4,31-37 Lc 4,38-44 Lc 5,1-11 Lc 5,33-39 Lc 6,1-5

Vivere il Mistero- Attorno a Gesù si riuniscono scribi e farisei venuti da Gerusalemme, i quali chiedono al rabbi di Nazareth come mai i suoi discepoli trascurano le tradizioni degli antichi (tra queste la prescrizione della purità nella così detta netilat yadayim, lavanda delle mani). La risposta di Gesù è polemica. Cita in primis il profeta per smascherare la loro ipocrisia. Scribi e farisei, infatti, non solo mancano di coerenza, ma ciò che è ancora più grave trascurano il comandamento di Dio per sostenere le loro tradizioni. Potremmo dire che alla Parola di Dio preferiscono le norme, i comandi e le prescrizioni codificate da una tradizione che non si fonda unicamente sull’amore a Dio e al prossimo, ma sul proprio tornaconto personale. Consegue un culto privo di interiorità (cuore) e una morale ingiusta, seppur coperta dall’autorità della legge, nei confronti del prossimo. In altre parole, siamo posti davanti a un apparato sacrale esternamente raffinato e perfetto, ma internamente svuotato e ad una prassi interpersonale basata sul sopruso, soprattutto verso le classi più povere e indifese. Gesù definisce ipocrita questo atteggiamento. Com’è noto, l’ipocrita era il nome che nel teatro greco veniva dato al capo coro, colui che emergeva tra tutti. L’ipocrisia esprime, quindi, il desiderio di primeggiare. Con molta probabilità, il termine deriva dall’aramaico hanefa che, nell’Antico Testamento, significa ordinariamente «perverso», «empio». L’uomo ipocrita, perciò, è ben più dell’uomo le cui azioni non coincidono al suo pensiero, l’ipocrita è un empio, un cieco, un uomo dal giudizio alterato e degenerato. Dopo aver stigmatizzato l’ipocrisia religiosa, Gesù porta l’attenzione dei suoi interlocutori sui dodici mali che escono dal cuore dell’uomo. II testo a cui si ispira con molta probabilità è il Decalogo (cf. Dt 5,17ss). Gesù vuole far capire una cosa importante: la purità o l’impurità non riguardano le cose, ma la persona. Le cose possono influire, condizionare, suggerire ma mai determinare la libertà del soggetto. È il cuore umano che sceglie il bene o il male, per cui è il cuore che bisogna purificare.

Leggiamo in Pr 16,9: «il cuore dell’uomo decide la sua strada». Con questo Gesù non nega il valore di alcune pratiche religiose. A una condizione però: che non siano fine a se stesse, ma che esprimano una vera ricerca di Dio. Leggiamo in At 1,24 che Dio è conoscitore dei cuori, per cui vede l’onestà o la falsità che ci attraversano. Ma come guarire il nostro cuore? Ce lo suggerisce il breve ma pregnante testo della Lettera di Giacomo della seconda lettura odierna. Anzitutto, Giacomo evidenzia la forza rigeneratrice del Vangelo, quale Parola di verità. Quanti l’hanno accolto sono divenuti primizie della nuova creazione. Com’è noto, la primizia è il segno di una maturazione ormai prossima di tutto il raccolto. Così i cristiani nel mondo: una profezia di-speranza. Poi Giacomo ricorda come la Parola del Vangelo è stata seminata nel cuore dei credenti. Lì opera e agisce segretamente. Ma non basta; al dono dall’alto bisogna che l’uomo corrisponda con una docile accoglienza. La Parola di Dio ha, quindi, il potere di guarire il cuore a una condizione: l’accoglienza. Accogliere è ben più di ascoltare; significa ospitare, fare spazio in se stessi e nella propria vita. Giacomo aggiunge che questa accoglienza va fatta con docilità, senza polemica La docilità richiesta manifesta la fede e la fiducia nella Parola. Dio non inganna l’uomo. Giacomo scrive che la Parola ascoltata deve anche essere fatta. Chi non compie la Parola costruisce infatti sulla sabbia, come ricorda Gesù (cf. Mt 7,24-27). Al riguardo c’è un prezioso insegnamento di rabbì Eliezer: «A chi posso paragonare colui il cui sapere è superiore alle sue opere? A un albero con molte foglie e poche radici: il vento lo sradica e lo getta sottosopra. A chi paragono colui le cui opere sono superiori al suo sapere? A un albero che ha poche foglie, ma molte radici; se vengono anche tutti i venti del mondo, non lo sradicano» (Aboth lll,17b). In finale, Giacomo parla della religione pura e senza macchia e, da uomo concreto, non si perde in discorsi teorici. Per Giacomo la religiosità gradita a Dio consiste nel soccorrere quanti sono nella tribolazione e nella prova, quanti sono impotenti e indifesi (orfani e vedove). C’è poi un verbo interessante: «visitare» (in greco episkeptesthai). Episkeptesthai esprime il vedere, meglio il vedere attento di chi poi si prende cura. Chi accoglie la Parola guarisce dai mali dell’anima e, così purificato, è reso capace di scorgere i bisogni del proprio prossimo. (P. Sandro Carotta)

24 luglio 2011 – 24 luglio 2021

10 anni a Massa Lombarda

Editoriale Il Nostro S.Paolo – agosto 2021

Ricordo, ringraziando il Signore, il 24 luglio 2011, quando il Vescovo Mons. Ghirelli mi affidò la guida spirituale della comunità cattolica della Conversione di San Paolo Apostolo.

Ricordo che nel cuore avevo una marea di sentimenti, da una parte il dispiacere di   dover lasciare la comunità del Carmine di Imola, dall’altra la curiosità di conoscere la nuova comunità nella quale il Signore mi chiamava ad esserne il pastore. L’accoglienza in piazza Matteotti con il Sindaco, Linda Errani, il saluto di don Alberto, storico parroco di Fruges, il gruppo dei tamburini e delle chiarine che con la loro presenza, davano un carattere di grande solennità, i volti di una parte dei miei nuovi parrocchiani, il volto triste di chi aveva dovuto lasciarmi partire. La celebrazione della mia prima Messa in San Paolo, molto solenne, la festa di accoglienza all’oratorio con una artistica torta che riproduceva fedelmente la chiesa e il campanile di San Paolo. Le prime passeggiate in centro storico la sorpresa di vedere una presenza di popoli stranieri molto consistente, e nelle sere quasi unica, mi dava la percezione di aver cambiato non solo parrocchia, ma anche nazione.

Gli anni sono passati, all’inizio è stata dura, abituarsi ad un ambiente nuovo, a nuove abitudini, una stanchezza anche psicologica dovuta all’intensa attività pastorale precedente, conoscere pian piano le persone e le attività della comunità, i caratteri originali degli abitanti di questa città, i rapporti con le istituzioni che guidavano la città: tutto non facile, dato anche il mio carattere non eccessivamente espansivo. Dieci anni sono trascorsi in fretta, all’inizio del mio cammino ero in compagnia di don Walter, poi è arrivato per due anni Padre Jackson, don Angelo pochi mesi e ora sono il solo sacerdote presente, dopo gli anni d’oro di don Orfeo e di don Francesco. Una comunità vivace, piena di persone di buona volontà, laboriose e con una fede solida, che si impegna non solo per la festa della ripresa, ma tutto l’anno nelle varie attività della pastorale. Dieci anni di cammino insieme con ancora tanti doni da scoprire e valorizzare, un cammino che continua, sfidando anche questo tempo difficile della pandemia, con la speranza di uscirne fuori presto e facendo tesoro di ciò che abbiamo sperimentato per migliorare il nostro rapporto con il Signore, tra di noi, e con le cose del creato.

Un ringraziamento di cuore a chi ha organizzato la liturgia e l’aperitivo assai abbondante del dopo-Messa e alla Amministrazione Comunale, nella persona dello stesso Sindaco Daniele Bassi e dell’Assessore Paolo Gherardi e sopratutto grazie  a chi ha pregato e continua a pregare per me e per il ministero che svolgo in questa città. Grazie a tutti.

Don Pietro.

Medjugorje, 25 Agosto 2021

“Cari figli!

Con gioia invito tutti voi, figlioli,

che avete risposto alla mia chiamata,

ad essere gioia e pace.

Con le vostre vite

testimoniate il Cielo che vi porto.

È l’ora, figlioli,

di essere il riflesso del mio amore

per tutti coloro che non amano

e i cui cuori sono conquistati dall’odio.

Non dimenticate:

io sono con voi e intercedo per tutti voi

presso mio Figlio Gesù

affinché vi doni la Sua pace.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Programma dal 21 al 29 agosto 2021

Letture: Giosuè 21,1-2a.15-17.18b / Salmo 33 / Efesini 5,21-32

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,60-69)

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».

Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».

Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».

Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.

Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.30 + Antonio

+ Marcantuono Vincenzo, Cappetta Antonietta, Passarella Gerarda e Filippo, cg, Giuseppina e Giuseppe Iannece

+ Valli Maria

Domenica 22 10.30 + Castelli Adriano

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Lunedì 23
Martedì 24 8.00 + Dovadola Monica
Mercoledì 25
Giovedì 26 18.30 + Campobasso Michelangelo (3° anniv.)
Venerdì 27 8.00 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda
Sabato 28
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

+ Veliano ed Emilia Chiarini

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Agosto 2021

Domenica 22

XXI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Martedì 24

S. Bartolomeo Ap.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 27 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 28

S. Agostino

Unica S. Messa prefestiva
Domenica 29

XXII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

La festa della Ripresa

(ovvero un invito alla partecipazione)

Inizia la preparazione alla festa :

Sabato 28 agosto, all’oratorio, a partire dalle ore 8.30

e nel pomeriggio dalle ore 15 in poi si inizia con il montaggio di ristorante e cucina

Chi può è invitato a dare il proprio contributo.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 23,13-22 Gv 1,45-51 Mt 23,27-32 Mt 24,42-51,1 Mt 25,1-13 Mt 25,14-30

Vivere il Mistero- Cerchiamo di capire, a partire dal Vangelo odierno, le ragioni della così detta «crisi Galilaica». I discepoli (non i Dodici) si avvicinano a Gesù e affermano che la sua parola è dura, e che perciò non si riesce a capire/ascoltare/vivere. Il termine skleros «duro», (v. 60) lo troviamo solo qui. Con skleros non si intende dire che il linguaggio di Gesù è difficile da capire in senso intellettuale. Il linguaggio di Gesù è semplicemente «inaccettabile» (altra possibile traduzione, certamente più appropriata). Se vogliamo ricercare dove sta la non accettabilità del discorso di Gesù dobbiamo rispondere che è tutto il contenuto del capitolo 6 a far problema. A leggere bene, però, possiamo individuare l’apice della difficoltà (e quindi del rifiuto) là dove Gesù allude alla croce parlando di carne e sangue. La croce è la prova di ogni discepolo, com’è stata la prova del Maestro. Gesù intuisce che i discepoli stanno mormorando proprio di questo e ribatte con una frase alquanto oscura: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dove era prima?» (Gv 6,61-62). Qualche esegeta rilegge in questo modo: «E se vedeste il Figlio dell’uomo ritornare là dove era prima, allora sì che il vostro scandalo sarebbe ancora più grande». Comunque l’accoglienza di Gesù, e l’accettazione della sua croce, comportano un travaglio. Per giungere alla fede è necessario avvertire e attraversare lo scandalo. Chi non patisce scandalo non giunge a riconoscere la novità di Cristo – una novità radicale e assoluta – e cade nell’ovvio. Ma l’ovvietà religiosa, ha scritto Silvano Fausti, è il primo nemico di Dio, che di sua natura è l’Altro per eccellenza. Una gran parte dei discepoli si tira indietro, abbandonando il rabbi di Nazareth che fino ad allora li aveva entusiasmati e fatti sognare. Può sorprendere, ma Gesù non cambia per questo le sue parole né le rispiega. Sa che non servirebbe a nulla. Si rivolge quindi alla cerchia più ristretta della sua comunità, ai Dodici. Con tono provocatorio Gesù chiede ai Dodici se per caso vogliono andarsene anche loro. Perché Gesù si rivolge loro in questo modo? L’intento del Maestro è pedagogico, vuole che riconoscano la crisi che attraversa il gruppo dei discepoli, al quale anche loro appartengono. Solo riconoscendo la crisi, guardandola bene in volto, senza tentativi di rimozione, si può superare e risolvere. Per tutti risponde Pietro con una solenne professione di fede. «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,68-69), Notiamo le parole di Pietro, il quale non dice – come sarebbe più logico – prima ti abbiamo conosciuto e poi abbiamo creduto in te. No, Pietro sottolinea che prima hanno manifestato la loro fede/fiducia in lui, lasciando tutto per seguirlo, poi l’hanno conosciuto. Il primato è della fede; una fede che matura poi in conoscenza. Eppure, nonostante Gesù abbia scelto i Dodici e questi l’abbiano conosciuto, anche tra loro c’è un diavolo. Questo ci fa comprendere un’altra cosa importante: è vero che Gesù sceglie i suoi discepoli, ma è altrettanto vero che anche i discepoli devono scegliere di stare alla sequela del Maestro. Altrimenti può presentarsi la tragica opzione di Giuda. Pietro e Giuda rappresentano l’adesione e il tradimento. La conclusione del discorso di Gesù sul pane di vita ha una nota triste (molti abbandonano Gesù) e insieme di speranza, seppur fragile (i Dodici confermano la loro adesione). Cosa ha spinto i discepoli a ritornare sui loro passi? Cosa li ha condotti ad abbandonare una sequela che prometteva un’era nuova?

1. Le attese sbagliate. I discepoli, come le folle, avevano visto i segni prodigiosi compiuti da Gesù, Per questo volevano farlo re; un simile sovrano era il compimento della profezia. Pensiamo solo al salmo 71 dove si preannunciava l’avvento di un re nei cui giorni sarebbe abbondato il frumento nel paese. Ma Gesù fugge perché non vuole servirsi del pane per assoggettare gli uomini. Egli è il servo di Dio venuto a liberare l’umanità dal peccato. Il messianismo da lui proposto e attuato è anzitutto di natura spirituale e non politica.

2. La mancanza di ascolto. Al termine del lungo discorso di Gesù, i discepoli mormorano. La mormorazione non è dovuta solo allo scandalo provocato dalle sue parole, ma anche da una mancanza di ascolto. Certo, hanno udito quanto il Maestro ha detto loro, ma non l’hanno interiorizzato. Questa chiusura porterà all’incredulità.

3. Una sequela apparente. Gv 6 si conclude con la figura di Giuda, il discepolo che tradirà il Maestro. Questa figura è inquietante, perché mentre gran parte dei discepoli abbandonano Gesù a causa della «durezza» delle sue parole, Giuda, che in cuore ha già concepito il proposito di tradirlo, rimane con i Dodici. In una parola, ostenta – apparentemente – una sequela, una fedeltà ma in realtà sta solo aspettando le condizioni per attuare il suo malevolo e perverso progetto. La figura di Giuda non deve ipocritamente scandalizzarci perché rappresenta la triste possibilità del tradimento nella sequela cristiana. (P. Sandro Carotta)

Programma dal 14 al 22 agosto 2021

Letture: Apocalisse 11,19a;12,1-6a.10ab / Salmo 44 / 1Corinzi 15,20-27a

Risplende la Regina, Signore, alla tua destra.

Dal Vangelo secondo Luca (1,39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Dal Vangelo secondo Luca (1,39-56)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.

Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Allora Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.

D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome;

di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,

ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,

come aveva detto ai nostri padri,

per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 14
Domenica 15 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Vivi e deff. famiglie Dovadola e Ruffini e parenti

Lunedì 16 18.30 + Trombetti Franco
Martedì 17
Mercoledì 18
Giovedì 19 18.30 + Pizzichillo Francesco, Dino e deff. della famiglia
Venerdì 20 8.00 + Ballardini Cesira, Pio, Francesco e Olinda
Sabato 21 18.30 + Antonio

+ Marcantuono Vincenzo, Cappetta Antonietta, Passarella Gerarda e Filippo, cg, Giuseppina e Giuseppe Iannece

+ Valli Maria

Domenica 22 10.30 + Castelli Adriano

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Agosto 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 15

Assunzione della B.V.Maria

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Venerdì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 22

XXI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 19,16-22 Mt 19,23-30 Mt 20,1-16 Mt 22,1-14 Mt 22,34-40 Mt 23,1-12

Vivere il Mistero- Nella famosa tavola della Madonna di Senigallia di Piero della Francesca (1416-1492) c’è un particolare curioso ma di grande portata teologica. Osservando i molteplici elementi compositivi del dipinto si può notare, sulla parte sinistra, una finestra attraversata dalla luce. Cosa significa? Con molta probabilità, l’artista fa un’allusione alla verginità di Maria. Come la luce attraversando il vetro non lo infrange, così il concepimento di Maria non ha compromesso la sua verginità. E se Dio ha avuto questa estrema attenzione e questo profondo rispetto per la Vergine, non possiamo credere che al termine della sua vita abbia lasciato alla corruzione del sepolcro il suo corpo. Sì, l’Onnipotente, come canta il Magnificat, è operatore di prodigi

Di prodigi ci parta la prima lettura odierna tratta dall’Apocalisse. Se c’è un libro nella Scrittura che parla di speranza e consolazione questo è il libro dell’Apocalisse. Eppure è forse uno dei libri meno letti e meditati sia per la difficoltà dei simboli sia perché si pensa (erroneamente) che si tratti di un libro che annuncia i castighi futuri. Niente di tutto questo. Possiamo dire, a grandi linee, che l’Apocalisse celebra la vittoria definitiva di Dio sul male e quindi il compimento della salvezza. La storia ha uno sbocco positivo, nonostante le apparenze contrarie. Non solo: l’Apocalisse ci offre la chiave ermeneutica per leggere la storia. Questa chiave è Cristo, la sua Pasqua di morte e risurrezione. È in questa luce che la liturgia ci offre la grandiosa pagina, con l’immagine della donna partoriente. In Maria, segno profetico e anticipatore, noi contempliamo la sconfitta di quanto attenta la nostra vita, Maria ci ricorda il nostro destino. Osservando attentamente l’immagine, possiamo altresì affermare che la salvezza passa attraverso il travaglio (la donna è nel dolore perché sta per partorire). Non c’è vita nuova senza dolore, ma questo dolore è fecondo perché non porta alla morte ma alla nascita dell’uomo nuovo. L’umanità è gestante: geme in attesa della piena rivelazione dei figli di Dio (cf. Rm 8,19). Il testo ci presenta anche un altro simbolo, quello del deserto, dove Dio ha preparato un rifugio alla donna. II deserto ha più significati; è la terra della prova come la terra del fidanzamento. La Chiesa, che si identifica con la donna mandata nel deserto, comprende che il cammino della salvezza comporta fatica e allo stesso tempo speranza in Dio. Egli non lascerà mai mancare alla sua Chiesa il sostegno necessario (la sua Parola, l’Eucaristia). Di più, nel suo amore le ha già assicurato la corona della vittoria finale. Alla comunità cristiana non rimane che ringraziare; con la lode deve però anche saper esprimere il suo concreto impegno per vivificare le alterne vicende della storia senza inutili pessimismi e senza dannosi irenismi. Quando Maria incontra la cugina Elisabetta prorompe nel Magnificat. Maria è la nuova umanità inaugurata nell’Incarnazione e compiuta nella Pasqua. Il Magnificat è un canto personale e insieme universale, oseremo dire cosmico. Ma quali sono i segni di questa nuova umanità? Anzitutto una nuova visione di Dio. Maria afferma che il Signore ha spiegato la potenza del suo braccio (cf. Lc 1,51). Abbiamo qui un rimando all’Esodo (cf, Dt 5,15), all’evento della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto. Come Dio ha salvato Israele così ora salva ogni uomo dal peccato. Egli può farlo e Maria lo crede. Crede che l’amore è più forte della morte. Così dicendo Maria celebra la vittoria sull’inganno originario, quando l’uomo, dopo la colpa, nascondendosi da Dio ha implicitamente confessato che ii male era più potente del bene, che il peccato era più grande della misericordia. Con sette verbi (cf. vv. 51-54) descrive, poi, l’azione divina nella Storia della salvezza: Dio dispiega la potenza del suo braccio, disperde i superbi, rovescia i potenti, innalza gli umili, ricolma gli affamati, rimanda i ricchi a mani vuote e soccorre Israele, suo popolo santo. Maria ci educa a saper discernere il nuovo mondo che sotto la mano di Dio gradatamente va prendendo forma. Dalle sue labbra risuona la voce profetica attraverso la quale Dio dice a noi tutti: «Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?» (ls 43,18-19). La verità di questo annuncio splende compiutamente nella sua persona. Ecco perché oggi è posta davanti a noi come segno di sicura speranza. (P. Sandro Carotta)