Programma dal 27 giugno al 5 luglio 2026

Letture: 2Re 4,8-11.14-16a / Salmo 88 / Romani 6,3-4.8-11

Canterò per sempre l’amore del Signore.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 27

18.30

+ Bolognesi Gabriella e defunti fam. Pavone

Domenica 28

10.30

18.30

+ Ghiselli Giovanna, Avanti Dante, Martini Elena, Molignoni Antonio, Tassinari Maria

Intenzione del Seminario

Lunedì 29

8.00

(R)

Martedì 30

   

Mercoledì 01

   

Giovedì 02

   

Venerdì 03

   

Sabato 04

18.30

+ Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Dovadola Monica, Dovadola Silverio e per Dovadola Maria Teresa (vivente)

Domenica 05

18.30

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Giugno – Luglio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 28

XIII del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Lunedì 29 Ss. Pietro e Paolo

S. Messe ad orario feriale

Venerdì 03

S. Tommso Ap.

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

S. Messe ad orario feriale

Sabato 04

Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 05

XIV del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – A S. Giacomo (Fruges) da Sabato 6 giugno è cambiato l’orario della S. Messa prefestiva che viene celebrata alle ore 17.30 con il S. Rosario alle ore 17.00.

2 – Da lunedì 8 giugno è iniziata all’oratorio S. Paolo l’estate ragazzi che continua e si prolunga fino al 10 luglio.

Alla scuola di Gesù

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Mt 16,13-19

Mt 8,23-27

Mt 8,28-34

Mt 9,1-8

Gv 20,24-29

Mt 9,14-17

Vivere il mistero : La prima lettura ci presenta il profeta Geremia che vive in una situazione di grande minaccia: egli infatti è perseguitato dal suo stesso popolo, perché la parola da lui annunziata è inquietante. Supponiamo che Geremia abbia pronunciato questa preghiera nel momento in cui, consegnato alla vendetta dei ministri, sprofondava nel fango per una. morte affrettata. Gli avversari hanno prevalso, il Signore sembra averlo abbandonato, la sua attività è stata un fallimento, la vocazione un inganno. Geremia, braccato da ogni parte, assediato interiormente dalla paura, ha un’intuizione profetica della Parola che dona sicurezza e che gli dice: “Non temere”. Di qui il tono della seconda parte della lettura, che si presenta come un canto di vittoria, in cui si sente l’eco di vari Salmi. Nella stessa linea Gesù annuncia ai suoi discepoli il gioioso invito a non avere paura. Non è una parola che si presenti in maniera credibile perché dotata di garanzie infallibili, ma è la Parola di Dio che si manifesta in bocca a un uomo povero, perseguitato per il suo messaggio, un uomo senza potere, nel senso mondano del termine, un uomo che “pretende” di essere Figlio di Dio e che vive la sua dipendenza da Dio come esperienza di affidamento radicale. Gesù dice che l’insicurezza propria dell’essere uomini, se vissuta da discepoli, diventa condizione di suprema liberazione. La propria debolezza si apre alla possibilità di abbandonarsi nelle mani del Padre. Questo discorso che la liturgia oggi tematizza, è fondamentale per ogni uomo, oltre che per il discepolo di Gesù. Per questa ragione cerchiamo di approfondirlo facendo alcune considerazioni sulla paura.  La paura è un’emozione complessa, uno stato emotivo e naturale che il soggetto sperimenta quando si sente minacciato nella propria integrità fisica e psichica. L’emozione della paura scaturisce dalla consapevolezza della propria dimensione creaturale, mortale. Si tratta di un’esperienza che, nella Scrittura, accompagna la vita umana nelle sue più svariate espressioni, e non è caratteristica solo di alcune categorie ad essa particolarmente predisposte, come le donne. Ciò che accomuna le varie situazioni in cui l’uomo sperimenta la paura, è infatti l’esperienza della debolezza. Se si ha paura è perché, a torto o a ragione, ci si sente in balia di qualcosa che minaccia la pienezza della propria vita a diversi livelli (fisico, psichico, spirituale). Qualunque sia la situazione, quello che viene sempre messo radicalmente in dubbio è il proprio rapporto alla vita, che, essendo vulnerabile, è destinata a finire. La paura manifesta allora la verità dell’uomo e con essa cade ogni possibile illusione di onnipotenza che mascheri la condizione di strutturale fragilità dell’essere umano. Riconoscere la paura, è dunque una questione di verità, ma, per poter continuare a vivere, bisogna anche uscirne. Nella situazione di paura deve allora risuonare una parola autorevole che, esortando a non temere, provoca la cessazione della paura, o evita che insorga. L’uomo scopre allora di non essere solo e impotente davanti a ciò che può distruggerlo, ma di essere avvolto da una presenza che lo protegge in maniera efficace. Si comprende allora perché quando Dio si manifesta all’uomo, per prima cosa gli dice: “Non avere paura”. Questo invito è inoltre per eccellenza il saluto pasquale di Gesù risorto, colui che, vincendo la morte, accede ad una vita interamente sottratta alla contingenza e alla fragilità creaturale, una vita che Egli intende donare a coloro che si affidano alla sua Parola. L’invito a non avere paura, a “non temere”, scandisce il brano evangelico. Esso viene ripetuto tre volte, segno indubitabile della sua importanza. Non è un appello al coraggio, che, come diceva don Abbondio, “nessuno” si può dare”. Non si tratta infatti di trovare in sé delle risorse, ma di affidarsi alla parola di Gesù che afferma la certezza di essere nelle mani del Padre. Viene richiesto un coraggio di natura spirituale, che non si misura sui muscoli, perché nasce dalla fede. La fiducia che permette al discepolo di non temere è il frutto della sollecitudine del Padre. E questa fiducia è fondata, poiché il discepolo è colui che accoglie nella povertà e nella gioia il messaggio che lo sorpassa, e che egli proclama tranquillamente sui tetti, prodigandosi come una pecora in mezzo ai lupi. Questo è il coraggio che Gesù chiede, ed esso è importante non solo perché rende possibile l’annuncio, ma anche perché è il criterio con cui saremo giudicati. ln questo senso, si noti, alla fine del brano evangelico, la contrapposizione tra il discepolo che difende Cristo davanti al tribunale degli uomini, e Cristo che, a sua volta, difende il discepolo davanti a Dio. A questo discorso Paolo, nella seconda lettura, aggiunge il suo contributo. L’apostolo aveva affermato (si veda il brano della lettera ai Romani proposto nella domenica precedente) che la situazione dei credenti è, per grazia, in pace con Dio e caratterizzata dalla vita. Ora, se la sua tesi è vera, ne consegue che le forze del male non hanno più un peso condizionante sulla vita dei credenti. I credenti sono stati liberati dal peso del male, e non in ragione di azioni particolari da loro messe in atto, ma perché Cristo ha vinto le forze della morte. ln termini diversi, ma complementari, anche Paolo invita dunque il credente a non temere, e ad aprirsi al futuro di vita che il Cristo ci offre. (Sr. Donatella Scaiola)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

L’OGMR guida la comunità a vivere il tempo che precede immediatamente la celebrazione con le indicazioni del n. 45: «Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sacrestia, nel luogo dove si indossano i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione». Si deve recuperare la consapevolezza che il tempo che precede la celebrazione è preparazione alla preghiera, non mera organizzazione degli ultimi aspetti pratici o momento per curare i rapporti interpersonali. Il tempo della liturgia inizia sul sagrato, che segna il luogo del passaggio, del cambiamento di atteggiamento: lì si abbandonano le preoccupazioni della vita ordinaria, si chiudono i contatti con l’esterno e ci si prepara a stare con Dio. Le persone si salutano prima dell’ingresso in chiesa e prendono coscienza che si sta andando a compiere un incontro con il Signore. Per favorire questa transizione, quando si entra nell’aula celebrativa è bene trovare un clima di raccoglimento, non l’avanspettacolo di chi deve svolgere il servizio, né le chiacchiere di chi si incontra e si saluta calorosamente o il vociare dei ministranti o dei cantori. Qualche minuto prima della celebrazione il coro può saggiamente proporre i ritornelli dei canti, per creare un ambiente orante e favorire la partecipazione della comunità. (7-continua)

Medjugorje, 25 giugno 2026 nel 45° anniversario dell’inizio delle apparizioni

“Cari figli,

gioite con me

perché l’Altissimo mi ha permesso

di stare con voi, di guidarvi a Lui

che è Via, Verità e Vita.

Gioite, figlioli,

e siate gioiosi anche nelle difficoltà

e avrete la forza

perché sarete coscienti di essere passeggeri,

e saprete offrire tutto a Dio.

Perciò non dimenticate:

io sono vostra madre e vi amo.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

(Con approvazione ecclesiastica)

Programma dal 20 al 28 giugno 2026

Letture: Geremia 20.10-13 / Salmo 68 / Romani 5,12-15

Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,36-10,8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze. E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo. Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri! Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 20 18.30 + Calderoni Paola e Angelo, Nicoletti Maria
Domenica 21 10.30 + Elmore, Rita e Stefano
Lunedì 22 8.00

18.30

+ cg. Giacometti e Mussino; Franca e Francesco

40° di Matrimonio di: Brignani Daniele

(all’oratorio) Venturini Monica

Martedì 23
Mercoledì 24
Giovedì 25 18.30 Per una persona defunta molto speciale
Venerdì 26
Sabato 27 18.30 + Bolognesi Gabriella e defunti fam. Pavone
Domenica 28 10.30 + Ghiselli Giovanna, Avanti Dante, Martini Elena, Molignoni Antonio, Tassinari Maria

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Giugno 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 21

XII del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 20.00 (Montericco): Momento di Adorazione per i giovani

Mercoledì 24 Natività di

S. Giovanni B.

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 25 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 26 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.
Domenica 28

XIII del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – A S. Giacomo (Fruges) da Sabato 6 giugno è cambiato l’orario della S. Messa prefestiva che viene celebrata alle ore 17.30 con il S. Rosario alle ore 17.00.

2 – All’oratorio S. Paolo domenica 21 giugno 12 ore di calcio dalle ore 10.00 alle ore 22.00. Sarà in funzione anche uno stand gastronomico

3 – Da lunedì 8 giugno è iniziata all’oratorio S. Paolo l’estate ragazzi che continua e si prolunga fino al 10 luglio.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 7,1-5 Mt 7,6.12-14 Lc 1,57-66.80 Mt 7,21-29 Mt 8,1-4 Mt 8,5-17

Vivere il mistero : […]«Non temete». Gesù annuncia ai suoi discepoli il gioioso invito a non avere paura. Non è una parola che si presenti in maniera credibile perché dotata di garanzie infallibili, ma è la Parola di Dio che si manifesta in bocca a un uomo povero, perseguitato per il suo messaggio, un uomo senza potere, nel senso mondano del termine, un uomo che «pretende» di essere Figlio di Dio e che vive la sua dipendenza da Dio come esperienza di affidamento radicale. Gesù dice che l’insicurezza propria dell’essere uomini, se vissuta da discepoli, diventa condizione di suprema liberazione. La propria debolezza si apre alla possibilità di abbandonarsi nelle mani del Padre. Questo discorso che la liturgia oggi tematizza, è fondamentale per ogni uomo, oltre che per il discepolo di Gesù. Per questa ragione cerchiamo di approfondirlo facendo alcune considerazioni sulla paura. La paura è un’emozione complessa, uno stato emotivo e naturale che il soggetto sperimenta quando si sente minacciato nella propria integrità fisica e psichica. L’emozione della paura scaturisce dalla consapevolezza della propria dimensione creaturale, mortale. Si tratta di un’esperienza che, nella Scrittura, accompagna la vita umana nelle sue più svariate espressioni, e non è caratteristica solo di alcune categorie ad essa particolarmente predisposte, come le donne. Ciò che accomuna le varie situazioni in cui l’uomo sperimenta la paura, è infatti l’esperienza della debolezza. Se si ha paura è perché, a torto o a ragione, ci si sente in balia di qualcosa che minaccia la pienezza della propria vita a diversi livelli (fisico, psichico, spirituale). Qualunque sia la situazione, quello che viene sempre messo radicalmente in dubbio è il proprio rapporto alla vita, che, essendo vulnerabile, è destinata a finire. La paura manifesta allora la verità dell’uomo e con essa cade ogni possibile illusione di onnipotenza che mascheri la condizione di strutturale fragilità dell’essere umano. Riconoscere la paura, è dunque una questione di verità, ma, per poter continuare a vivere, bisogna anche uscirne. Nella situazione di paura deve allora risuonare una parola autorevole che, esortando a non temere, provoca la cessazione della paura, o evita che insorga. L’uomo scopre allora di non essere solo e impotente davanti a ciò che può distruggerlo, ma di essere avvolto da una presenza che lo protegge in maniera efficace. Si comprende allora perché quando Dio si manifesta all’uomo, per prima cosa gli dice: «Non avere paura». Questo invito è inoltre per eccellenza il saluto pasquale di Gesù risorto, colui che, vincendo la morte, accede ad una vita interamente sottratta alla contingenza e alla fragilità creaturale, una vita che Egli intende donare a coloro che si affidano alla sua Parola. L’invito a non avere paura, a «non temere», scandisce il brano evangelico. Esso viene ripetuto tre volte, segno indubitabile della sua importanza. Non è un appello al coraggio, che, come diceva don Abbondio, «nessuno si può dare». Non si tratta infatti di trovare in sé delle risorse, ma di affidarsi alla parola di Gesù che afferma la certezza di essere nelle mani del Padre. Viene richiesto un coraggio di natura spirituale, che non si misura sui muscoli, perché nasce dalla fede. La fiducia che permette al discepolo di non temere è il frutto della sollecitudine del Padre. E questa fiducia è fondata, poiché il discepolo è colui che accoglie nella povertà e nella gioia il messaggio che lo sorpassa, e che egli proclama tranquillamente sui tetti (10,27), prodigandosi come una pecora in mezzo ai lupi (10,16). Questo è il coraggio che Gesù chiede, ed esso è importante non solo perché rende possibile l’annuncio, ma anche perché è il criterio con cui saremo giudicati. ln questo senso, si noti, alla fine del brano evangelico, la contrapposizione tra il discepolo che difende Cristo davanti al tribunale degli uomini, e Cristo che, a sua volta, difende il discepolo davanti a Dio. A questo discorso Paolo, nella seconda lettura, aggiunge il suo contributo. L’apostolo aveva affermato (si veda il brano della lettera ai Romani proposto nella domenica precedente) che la situazione dei credenti è, per grazia, in pace con Dio e caratterizzata dalla vita. Ora, se la sua tesi è vera, ne consegue che le forze del male non hanno più un peso condizionante sulla vita dei credenti. I credenti sono stati liberati dal peso del male, e non in ragione di azioni particolari da loro messe in atto, ma perché Cristo ha vinto le forze della morte. ln termini diversi, ma complementari, anche Paolo invita dunque il credente a non temere, e ad aprirsi al futuro di vita che il Cristo ci offre. (Sr. Donatella Scaiola)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

Alcuni esperti di lectio divina insegnano che prima di giungere alla comprensione di una pericope la si deve leggere molte volte, perché all’inizio l’attenzione è attratta da una parola, da una informazione, da un aspetto particolare, dal racconto del narratore, ma poi i dettagli diventano noti e allora lo Spirito comincia a soffiare e l’ascoltatore può cogliere a fondo il messaggio. Lo stesso vale per i testi dell’eucologia: devono essere contemplati nella preghiera, fino a che divengano familiari e il testo del Messale, che sta davanti agli occhi non serva più a leggere pedissequamente, ma come semplice richiamo per le singole parole, sostegno per la memoria, per una declamazione che è preghiera. Infatti in quei testi che la Chiesa ha selezionato per la comunità è racchiuso il senso teologico della celebrazione, che viene espresso mentre il presbitero prega a nome di tutti. I frutti di questo tempo di meditazione dell’eucologia e del Lezionario saranno annotati brevemente nel quaderno della preghiera, in cui si traccerà un sunto essenziale del dialogo con Dio, per condurre un cammino significativo di preghiera liturgica. E ormai chiaro quanto sia indispensabile che la comunità e i singoli membri che svolgono un servizio nella liturgia si preparino in modo adeguato, senza la fretta di intervenire sul vissuto celebrativo della comunità per cambiare aspetti pratici della celebrazione. L’itinerario di preghiera e il percorso di formazione e di approfondimento sono infatti assolutamente indispensabili: accanto a questa preparazione remota si deve tuttavia programmarne una prossima al momento rituale, che aiuta a entrare in dialogo con il Signore Gesù e a vivere in comunione con lui. (6-continua)

Programma dal 13 al 21 giugno 2026

Letture: Esodo 19.2-6a / Salmo 99 / Romani 5,6-11

Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,36-10,8)In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 13 18.30 Per riparare alle offese fatte al Cuore Immacolato di Maria, Sacro Cuore di Gesù. A Gesù, alla Madonnina, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.

Per i vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e parenti tutti nel senso più esteso possibile (defunti);

Per le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)

Domenica 14 10.30 + Dante Folli e deff. famiglia Folli
Lunedì 15
Martedì 16
Mercoledì 17
Giovedì 18
Venerdì 19
Sabato 20
Domenica 21

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Giugno 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 14

XI del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Giovedì 18 S. Messa ad orario feriale

Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.

Venerdì 19 S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Domenica 21

XII del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – A S. Giacomo (Fruges) da Sabato 6 giugno è cambiato l’orario della S. Messa prefestiva che viene celebrata alle ore 17.30 con il S. Rosario alle ore 17.00.

2 –All’oratorio S. Paolo domenica prossima 21 giugno in arrivo la 12 ore di calcio

1 – A Piedimonte il gruppo AC di Massa Lombarda celebra Sabato 13 e Domenica 14 la festa di fine anno

Continua all’oratorio il laboratorio dei tortellini per la Festa della Ripresa lunedì 15, martedì 16, mercoledì 17, giovedì 18 dalle 20 alle 22.30 c.a.

mercoledì 17 dalle ore 14.00 alle 16.30

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,38-42 Mt 5,43-48 Mt 6,1-6.16-18 Mt 6,7-15 Mt 6,19-23 Mt 6,24-34

Vivere il mistero : L’esperienza di cose gratuite, l’annunzio che tutto è grazia: tra questi due poli si dispiega la novità dell’esistenza cristiana. Da un pugno di gente sbandata Dio trae il suo popolo (prima lettura). Da nemici, siamo diventati consanguinei (seconda lettura). A partire da queste origini si delinea la missione dei credenti che consiste nell’annunciare la grazia di Dio, dando gratuitamente. A un mondo che tenta di proporre un’immagine di uomo che vuole salvarsi da solo, indisponibile per gli altri («a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto»), la Parola propone l’immagine paradossale di uomo per gli altri. Non si tratta di un’immagine astratta, ma di un’esistenza concreta, quella di Gesù di Nazareth, che comanda ai suoi di parlare di Lui e quindi di fare come Lui. Il segno caratteristico del suo passaggio tra gli uomini è stato la gratuità, e da qui si identificano i suoi. Nessuno può sentirsi escluso da questa missione di annuncio, che non riguarda solo i missionari ad gentes. Nessuna situazione umana può essere vissuta come così chiusa da non potersi presentare come buona notizia, come gratuità, appunto. Come celebrare, nei nostri gesti quotidiani più comuni e ripetitivi, la proclamazione che «tutto è grazia?». La missione di Israele, nell’Antico Testamento in genere, è vista prevalentemente nella linea del segno e della rappresentanza. Israele diventa popolo missionario nella misura in cui si fa luce per le genti. La conversione dei popoli, in questa prospettiva, è vista come evento escatologico, conclusivo della storia della salvezza. Il Nuovo Testamento si inserisce a questo punto, perché esprime la convinzione che il tempo escatologico è arrivato, e dunque la conversione dei popoli è iniziata. Di qui la giustificazione del discorso missionario che il Vangelo di Matteo presenta. La missione scaturisce dalla compassione di Gesù, che si commuove nelle sue viscere della tenerezza stessa di Dio per Israele (cf Is 54,7; Ger 31,20), alla vista delle folle erranti come «pecore senza pastore». ln questa sollecitudine disinteressata si manifesta il tema della gratuità. Gesù vuole unire, togliere gli uomini dalla solitudine e dalla dispersione. ln questo contesto vengono nominati per la prima volta i Dodici, di cui vengono dati i nomi (10,2- ). L’iniziativa spetta al Signore; il discepolo deve prestarsi all’assunzione, deve cioè offrirsi alla libera scelta del Signore. In questi Dodici sono presenti tutti coloro che, al seguito di Gesù, diverranno testimoni della buona novella del Regno. Parlando dei Dodici, Matteo non distingue la loro chiamata dalla loro missione. Essi non hanno che uno scopo: continuare la missione del Maestro. Può sorprenderci il fatto che i Dodici siano mandati «alle pecore perdute della casa di Israele». Questa annotazione rivela forse la situazione storica in cui l’ordine fu dato: Gesù inviò i Dodici in prova nei villaggi d’Israele. Tuttavia traspare qui un elemento importante, di perenne significato teologico: Israele era e rimane il popolo eletto, e dunque Gesù porta a compimento le promesse di Dio a riguardo del suo popolo. Noi che leggiamo oggi questo discorso, poi, possiamo forse cogliere un altro aspetto significativo. Ciò che conta, nella missione, non è correre e agitarsi, ma far maturare, anche in un luogo solo, valori che hanno in sé una carica universale. L’importante è essere segno dell’amore di Dio di fronte a una sola persona o a centomila. Gesù esorta poi a «non andare fra i pagani e a non entrare nelle città dei Samaritani». Lo sconcerto che avvertiamo di fronte a queste parole, si risolve pensando che si tratta di evitare una via, cioè un modo di agire e di essere, e di allontanarsi da una città, cioè da un modo di vivere insieme, che sono il tipo dell’anti-Israele, in opposizione a Gesù. Rifiutare di accogliere il Regno dei cieli che in Gesù è divenuto vicino (10,7), significa camminare nella via delle genti e verso la città dei Samaritani. È, in altre parole, l’idolatria del cuore proibita a Israele (cf Dt 7,1-8). Il discorso non si chiude su questa annotazione negativa, ma sul riconoscimento da parte dei discepoli, della realtà che li ha costituiti, dalla quale scaturisce Io stile con cui portare avanti la loro missione. Essi hanno ricevuto tutto gratuitamente; con la medesima gratuità, dovranno dare a quelli che sono nel bisogno (10,8). (Sr. Donatella Scaiola)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [continuazione] (di Giuseppe Midili)

ln questa prima tappa si potrebbero annotare nel quaderno della preghiera alcuni aspetti della propria meditazione sulla dimensione teologica del celebrare; sarebbe anche opportuno segnare i momenti di pesantezza e di noia che si sono sperimentati durante l’Eucaristia, cercando di individuarne le cause e provando a ipotizzarne possibili soluzioni. Infine sarebbe utile prendere nota di quanto nel proprio stile celebrativo – personale o comunitario, se si tratti per esempio di un cammino del gruppo liturgico – merita di essere approfondito teologicamente, oppure curato nell’esecuzione rituale pratica. Dopo aver trascorso un periodo opportuno, riflettendo sul senso teologico del celebrare, si può passare alla seconda tappa: frequentare i testi liturgici che la Chiesa propone, pregando nella liturgia, cioè nei suoi testi, nei suoi gesti, nei suoi riti, per conoscerli e accostarli in un clima orante. Spesso si deve constatare che presbiteri, ministranti e comunità arrivano alla celebrazione senza aver meditato sul Lezionario e sull’eucologia e di conseguenza la liturgia non produce frutto, non diventa dialogo tra Dio e il suo popolo. Perché un testo biblico o eucologico parli a chi lo ascolta è necessario che la proclamazione sia preceduta da un tempo orante: chi lo proclama, ma anche coloro che partecipano all’azione liturgica sono chiamati a entrare nel clima della preghiera, sia prima che durante il momento celebrativo. La pericope biblica e le orazioni devono essere lette e meditate previamente in un contesto di ascolto silenzioso e meditativo perché quando verranno proclamate nell’assemblea il cuore non si concentri sui dettagli, ma sul messaggio che in essi è racchiuso. (5-continua)

Programma dal 6 al 14 giugno 2026

Letture: Deuteronomio 8.2-3.14b-16a / Salmo 147 / 1Corinzi 10,16-17

Loda il Signore, Gerusalemme.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Rivalta Ornella+ Cerfogli Carlo ed Elisa
Domenica 07 10.3018.30 Pro populo(R)
Lunedì 08 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe
Martedì 09 8.00 (R)
Mercoledì 10 18.30 + Rontini Mario (Trigesima)Secondo le intenzioni di una famiglia
Giovedì 11
Venerdì 12 8.00 Per riparare alle offese fatte al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria. A Gesù, alla Madonnina, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.Per i vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e parenti tutti nel senso più esteso possibile (defunti);

secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)

Sabato 13 18.30 Per riparare alle offese fatte al Cuore Immacolato di Maria, Sacro Cuore di Gesù. A Gesù, alla Madonnina, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.Per i vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e parenti tutti nel senso più esteso possibile (defunti);

secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)

Domenica 14 10.30 + Dante Folli e deff. famiglia Folli

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : AGiugno 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07Corpus Domini Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Giovedì 11S. Barnaba Ap. S. Messa ad orario ferialeOre 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 12Sacratissimo Cuore di Gesù S. Messa ad orario feriale Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.
Sabato 13Cuore Immacolato di Maria S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 14XI del T. Ordinario Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – A S. Giacomo (Fruges) a partire da Sabato 6 giugno cambia l’orario della S. Messa prefestiva che sarà celebrata alle ore 17.30.

1 – A Piedimonte il gruppo AGESCI di Massa Lombarda celebra Sabato 6 e Domenica 7 le giornate di fine anno

2 – A Piedimonte il gruppo AC di Massa Lombarda celebra Sabato 13 e Domenica 14 la festa di fine anno

Continua all’oratorio il laboratorio dei tortellini per la Festa della Ripresa martedì 9, mercoledì 10, giovedì 11 dalle 20 alle 22.30 c.a.

mercoledì 10 dalle ore 14.00 alle 16.30

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,1-12 Mt 5,13-16 Mt 5,17-19 Mt 10,7-13 Mt 11,25-30 Lc 2,41-51

Vivere il mistero : La Chiesa – leggiamo nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia – ha ricevuto nell’Eucaristia da Cristo suo Signore non un dono, pur prezioso, tra tanti , ma il dono per eccellenza, (n 11). Riconoscente, ha istituito perciò la solennità del Corpus Domini. Se al Giovedì Santo, si commemora l’istituzione dell’Eucaristia, in questo giorno la comunità cristiana desidera proclamare in modo pubblico la propria fede nella presenza reale del suo Signore nel sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. Ma proprio perché l’Eucaristia sarebbe vana senza la fede che l’accoglie, viene introdotta e accompagnata dalla Parola di Dio. Già sant’Ambrogio affermava. «(Il fedele) si affretti verso la parola di Dio. Cominciando a intendere, egli comincia ad aver fame (dell’Eucaristia)». Commenta il teologo redentorista F.X. Durrwell: «L’Eucaristia è una parola muta per chi non ha ancora fede; non è inizio, ma culmine di tutta l’evangelizzazione; non apre, ma spinge la porta socchiusa. Troppo semplice, il linguaggio eucaristico è troppo forte… Anche i credenti hanno bisogno di riascoltare la Parola, per disporsi all’accoglienza, finché risuoni per loro la Buona Novella: “Questo è il mio corpo”, che fonda la presenza e apre i cuori». Noi ci soffermeremo in particolare sul brano evangelico della celebrazione odierna, che conferma, come vedremo, il legame inscindibile tra Parola e Eucaristia.  I versetti 51-58 della nostra pericope fanno parte del lungo capitolo 6 del quarto Vangelo. Gesù, dopo essersi proclamato «pane della vita» (Gv 6,48), afferma di essere «pane vivo» (Gv 6,51). Quando Gesù si definisce «pane» e specifica «vivo», che «dà la vita» non intende parlare in primis dell’Eucaristia ma della rivelazione che in lui è giunta a compimento. Il «pane» rimanda perciò alla Parola di Dio. La metafora del pane applicato alla Parola ha un ricco entroterra veterotestamentario; la troviamo sulle labbra del profeta Amos (8,11-13), di lsaia (55,1-2), e nel libro dei Proverbi: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato» (9,5). Giovanni, nell’Apocalisse, è invitato a mangiare il piccolo libro dolce e amaro. Dolce perché la rivelazione fa gioire il cuore, amaro perché la sua assimilazione e l’annuncio che consegue comportano una macerazione interiore, una fatica difficile e penosa (Ap 10,9-10). Gesù parla poi di «carne» e di «sangue». Qui il discorso si fa più eucaristico. Con queste due immagini siamo rimandati all’agnello dell’esodo pasquale. Quando il popolo ebraico uscì dall’Egitto, la carne dell’agnello fu il suo nutrimento, mentre il suo sangue, posto sugli stipiti delle porte, lo risparmiò dalla morte. Ora, Gesù è il vero Agnello, colui che compie la Pasqua antica. Nel nostro brano per ben sei volte ritorna il termine «carne». In questa insistenza qualche esegeta ha visto un profondo legame tra Eucaristia e Incarnazione (il termine «carne» può essere sostituito con il termine «corpo»). Attraverso l’Eucaristia si perpetua perciò nel tempo il mistero dell’Incarnazione. Chi non accoglie l’Incarnazione non può quindi riconoscere la presenza di Cristo nell’Eucaristia. Forse quando Giovanni scriveva questa pagina era alle prese con alcune correnti gnostico-docetistiche, che negavano il realismo della venuta nella carne di Gesù Cristo. Anche Ignazio di Antiochia ha colto questo rischio quando, rivolto ai fedeli di Smirne, scrive: «Essi (i docetisti) si astengono dall’Eucaristia e dalla preghiera, perché non riconoscono che l’Eucaristia è la carne del nostro Salvatore Gesù Cristo che ha patito per i nostri peccati» (Lettera alla Chiesa di Smirne 7,1). Non sorprende allora la reazione dei Giudei: «Come può costui darci la sua carne da mangiare!» (Gv 6,52). Lo scandalo dei Giudei (che è pure quello dei discepoli) è lo scandalo dell’Incarnazione. Gesù è Parola e carne, Dio e uomo, colui che salva l’umanità perché allo stesso istante Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. A chi lo accoglie è promessa la vita e la risurrezione futura. Ma Gesù va ancora più in profondità: «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cosi anche colui che mangia me vivrà per me» (Gv 6,57). Chi mangia la carne del Figlio di Dio, non solo entra in comunione con la sua vita divina, ma vive «per» lui. La preposizione «per» ha un duplice valore: causale e finale. Il credente vive grazie a Cristo e per Cristo. Questo vincolo tra il Maestro e il discepolo è il medesimo vincolo che lega il Figlio al Padre. La vita che Gesù possiede è dono del Padre; egli vive perciò per il Padre, nella totale dedizione al suo disegno e mediante il dono di sé. L’atteggiamento dei discepoli dev’essere uguale: una vita ricevuta che diviene vita donata. La solennità del Corpus Domini pone in luce tre aspetti della nostra fede: l’unità del Corpo di Cristo e del Corpo della Chiesa; la dimensione testimoniale (senso della processione eucaristica); l’adorazione della presenza di Cristo nel sacramento. Sarà l’apostolo Paolo, in particolare, a sviluppare una intensa teologia della Chiesa come Corpo, del quale Cristo è «capo» (kephalé). In questo orizzonte, sant’Agostino ammoniva i suoi fedeli: «Se dunque voi siete corpo di Cristo e le sue membra, sulla mensa del Signore viene posto il vostro mistero: il vostro sacro mistero ricevete. A ciò che voi siete, rispondete: Amen, e rispondendo lo sottoscrivete. Odi infatti: “Il Corpo di Cristo” e rispondi: “Amen”. Sii veramente membro del Corpo di Cristo, perché l’Amen sia vero”». Di qui consegue la testimonianza della Chiesa sulle strade del mondo; una testimonianza duplice: di Cristo e del Vangelo. La Chiesa diviene per il mondo ciò che l’Eucaristia è per lei: il sacramento della salvezza. La Chiesa è così ad un tempo salvata e salvatrice. In terza istanza l’adorazione che sfocia nell’azione di grazie. La consapevolezza che l’Eucaristia è «grazia» che non può essere ripagata, (anafora siriaca) apre al primato del ricevere sul fare rendendo «grata» l’esistenza del credente. (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

Nella celebrazione liturgica – prosegue la presentazione – il cristiano impara a «gustare com’è buono il Signore», passando dal nutrimento del latte al cibo solido, «fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo». Pertanto la nuova traduzione del Messale potrebbe essere l’occasione per rileggere I’OGMR, notando che le singole rubriche racchiudono «il modello celebrativo proposto dal libro liturgico» e considerando che «la fondamentale funzione affidata al messale di ordinare e orientare la celebrazione eucaristica […] richiede una conoscenza attenta e partecipe». (4-continua)