Programma dal 14 al 22 gennaio 2023

Letture: Isaia 49,3.5-6 / Salmo 39 / 1Corinzi 1,1-3

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

 

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 14 18.00 + Alessandro Gotti e famiglia
Domenica 15 10.30

18.00

+ Pelliconi Antonio e Augusto, Emilia e Giuseppina

+ Edmondo ed Ebriana

+ Punzetti Liviano

Lunedì 16 18.00 + Punzetti Liviano
Martedì 17 10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Antonio

Ringraziamento al Signore

Mercoledì 18
Giovedì 19
Venerdì 20 8.00 + Dovadola Silverio (10 anniv.)

+ Benini Cesare

Sabato 21 18.00 + Antonio
Domenica 22 18.00 + Buscaroli Dante e cg. Venieri

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia è ripreso nel mese di ottobre

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Gennaio 2023

Domenica 15

II del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Lunedì 16 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Martedì 17

S. Antonio Ab.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Nel pomeriggio sul sagrato della chiesa dalle 16.00 alle 17.00 Benedizione degli animali

Mercoledì 18 Inizia la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

(18 – 25 gennaio)

Venerdì 20

S. Sebastiano

Ss. Messe ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Sabato 21

S. Agnese

Ss. Messe prefestiva alle ore 18.00
Domenica 22

III del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 2,18-22 Mc 2,23-28 Mc 3,.1-6 Mc 3,7-12 Mc 3,13-19 Mc 3,20-21

Vivere il Mistero- La liturgia, sostituendo l’espressione originale «il giorno dopo» con l’espressione generica «In quel tempo», ha sottratto il testo di Gv 1,29-34 al problema esegetico della «settimana giovannea», semplificando la comprensione del brano. Il testo di Gv 1,29-34 è impostato in modo concentrico. Ciò significa che il testo è ben delimitato e suddiviso. La delimitazione è data dall’ inclusione formata dal verbo «vedere»: («Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui […] E io ho visto e ho testimoniato…»). La suddivisione è data dalla successione di alcune ripetizioni: nel segmento [a] troviamo gli elementi «vedendo + io non lo conoscevo + rese testimonianza»; nel segmento [b] c’è la descrizione della visione, espressa dagli elementi «Ho visto lo Spirito scendere…e posarsi»; nel terzo segmento [a’] troviamo gli stessi elementi presenti nel primo «Io non lo conoscevo + ho contemplato/vedrai + ho reso testimonianza». Il brano, dunque, redatto in modo raffinato e ricco sotto il profilo teologico, ha lo schema a – b – a’ ed evidenzia la discesa e la permanenza dello Spirito nella persona di Gesù. Perché questa centralità dello Spirito? Poco prima del diluvio, Dio disse: «Il mio spirito non resterà sempre nell’uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni» (Gen 6,5). Al di là delle discussioni sui «centoventi anni», lo Spirito di Dio ritorna definitivamente tra gli uomini con la persona di Gesù. Con Gesù inizia, perciò, una nuova umanità che, inabitata dallo Spirito farà esperienza della morte, ma la morte non avrà il potere ultimo e definitivo su questa nuova umanità. Il Tempo Ordinario si apre, dunque, con la presentazione sintetica della persona e della missione di Gesù che saranno dipanate lungo tutto il Tempo Ordinario. L’assemblea, però, ha fin da subito chiaro quale sarà l’itinerario attraverso il quale celebrerà il mistero della salvezza in Cristo. In qualche modo il Battista potrebbe rappresentare i discepoli di Gesù, oggi. Essi, come Giovanni, sono chiamati a porre davanti a loro il Maestro («Prima di me»), a scoprire l’azione dello Spirito di Cristo nella comunità credente e nella propria vita («Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo») e testimoniare nella vita il Maestro («E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio»). In modo sintetico così si esprime la petizione e il fine della petizione della colletta propria: «Conferma in noi la grazia del battesimo con la forza del tuo Spirito, perché tutta la nostra vita proclami il lieto annunzio del Vangelo». (don R. De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Ambone (continuazione) (di don D. Ravelli)

Preghiera di benedizione di un nuovo ambone

0 Dio, che chiami gli uomini dalle tenebre alla tua ammirabile luce,

accogli il nostro inno di benedizione e di lode;

tu non ci lasci mai mancare il nutrimento dolce e forte della tua Parola

e convocandoci in quest’aula ecclesiale continui a ricordare le meraviglie da te annunciate e compiute.

Risuoni dunque, o Padre, ai nostri orecchi la voce del tuo Figlio risorto,

perché corrispondendo all’azione interiore dello Spirito,

possiamo essere non solo ascoltatori, ma operatori fervidi e coerenti della tua parola.

Da questo ambone i tuoi messaggeri ci indichino il sentiero della vita,

perché camminando sulle orme di Cristo,

possiamo giungere alla gloria eterna.

Vogliamo accompagnare tale preghiera con un’immagine finale, che diventa un auspicio per le nostre celebrazioni, e che facciamo nostra ancora da Paolo Silenziario. Egli, descrivendo nel suo poema l’ambone della basilica di S. Sofia a Costantinopoli, ci racconta con quale emozione il popolo ascoltava la Parola di Dio: essa era così forte che si dovette transennare la solea che congiungeva l’ambone all’altare, perché quando «colui che annunciò la buona novella» tornava sui suoi passi «sollevando il libro d’oro» la folla gli si gettava addosso «per appoggiare le labbra e le mani sul Sacro Libro». Anche per noi allora: «Risuoni sempre in questo luogo la Parola di Dio: riveli e proclami il mistero pasquale di Cristo e operi nella Chiesa la nostra salvezza». [11-fine]

Medjugorje, 25 Gennaio 2023

“Cari figli!

Pregate con me per la pace

perché satana vuole la guerra e l’odio

nei cuori e nelle nazioni.

Perciò pregate e, nelle vostre giornate,

fate sacrifici con il digiuno e la penitenza

perché Dio vi doni la pace.

Il futuro è al bivio

perché l’uomo moderno non vuole Dio.

Perciò l’umanità va verso la perdizione.

Voi, figlioli, siete la mia speranza.

Pregate con me

affinché si realizzi

ciò che ho iniziato a Fatima e qui.

Pregate e testimoniate la pace intorno a voi

e siate uomini di pace.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Programma dal 21 al 29 gennaio 2023

bLetture: Isaia 8,23b-9,3 / Salmo 26 / 1Corinzi 1,10-13.17

Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Dal Vangelo secondo Matteo (4,12-23)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:

«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,

sulla via del mare, oltre il Giordano,

Galilea delle genti!

Il popolo che abitava nelle tenebre

vide una grande luce,

per quelli che abitavano in regione e ombra di morte

una luce è sorta».

Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.

Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.00 + Antonio
Domenica 22 10.30

18.00

+ Adriano Castelli

+ Buscaroli Dante e cg. Venieri

Lunedì 23
Martedì 24 8.00 + Dovadola Monica (2° anniv.)

+ Montanari Rita

+ Piccolo Biagio e fam.

Mercoledì 25 10.30

18.00

+ Angelo ed Elena Padovani, Paolo e Nina Montanari

+ Fernando ed Evarista

+ Pasquina ed Aldo

Per i parenti vivi e defunti fam. Dovadola Ivano e secondo l’intenzione di Maria Teresa

Giovedì 26
Venerdì 27
Sabato 28
Domenica 29 18.00 + Montesi Natale

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Gennaio 2023

Domenica 22

III del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Martedì 24

S. Francesco di Sales

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 25

Conversione di S. Paolo Ap.

Festa del Patrono

Termina la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Ss. Messe alle ore 10.30 – 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti

Ore 11.45 (S. Paolo) : Inaugurazione della mostra “Santi della porta accanto” alla presenza del nostro vescovo

Venerdì 27 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 29

IV del T. Ord.

Festa diocesana A.C. per la Pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 3,22-30 Mc 3,31-35 Mc 16,.15-18 Lc 10,1-9 Mc 4,26-34 Mc 4,35-41

Vivere il Mistero- Il testo evangelico di Mt 4,12-17 narra la scelta di Gesù di lasciare Nazareth per andare ad abitare a Cafarnao. Il testo successivo, Mt 4,18-22, racconta la chiamata dei primi quattro discepoli (Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni). Il testo di Mt 4,23-25, infine, presenta una specie di ampio sommario sull’attività di Gesù (predicazione e guarigioni) e la sequela delle folle. Per gli esegeti, dunque, le tre pericopi costituirebbero una panoramica armonica e completa degli inizi dell’apostolato di Gesù. La liturgia sceglie la pericope di Mt 4,12-23, interrompendo il sommario (vengono tolti i versetti 24-25 dove viene toccato il tema della fama e della sequela delle folle). Ciò che la liturgia vuole evidenziare non è la fama o la sequela delle folle, ma il fatto che la predicazione di Gesù in Galilea è l’adempimento della profezia di Isaia. L’aggiunta della chiamata dei discepoli corrisponde alla preoccupazione della liturgia: i discepoli continuano a far risplendere quella luce che Gesù ha acceso. Il testo biblico-liturgico di Mt 4,12-23 si suddivide facilmente in tre momenti: gli inizi (Mt 4,12-17), le vocazioni (Mt 4,18-22), il sommario (Mt 4,23). L’inizio dell’apostolato di Gesù coincide con la l’uscita di scena di Giovanni Battista. Lo scenario è la Galilea i cui abitanti erano ritenuti dei paganeggianti. Dio aveva annunciato che proprio da lì il Messia avrebbe cominciato la sua missione. Gesù, già chiamato dal vecchio Simeone «luce per rischiarare le genti» (Lc 2,32), inizia la sua predicazione con il richiamo alla conversione. La vocazione dei primi quattro discepoli ha un valore sia storico sia simbolico. Storicamente, Gesù ha voluto subito associare a sé coloro che avrebbero imparato, stando con Lui, chi sarebbe stato il Messia, quale la sua opera e il suo messaggio. In questo modo avrebbero saputo continuare ciò che il Messia aveva iniziato. Il primo obiettivo della chiamata, però, non è la missione («Vi farò pescatori di uomini»), ma la sequela («Venite dietro a me»). Solo nella sequela il discepolo può diventare il continuatore dell’opera salvifica del Messia. Il sommario finale (Mt 4,23) presenta Gesù che «guarisce» l’umanità bisognosa. Il Maestro si presenta ai suoi discepoli come il modello da imitare. Ogni «ferita» dell’umanità (corporale, psicologica, spirituale, sociale, politica, culturale, ecc.) va guarita. Gesù ha iniziato questa missione. La salvezza radicale dell’uomo è in Gesù. Il cristiano è colui che è chiamato a seminarla, ovunque, sempre. (don R. De Zan)

Spazi per la liturgia- L’Altare (di don D. Ravelli)

Se volessimo ridurre a un titolo la ricca simbologia cristiana dello spazio liturgico potremmo così sintetizzare: «La Chiesa è l’assemblea e l’altare è Cristo». Nel nostro percorso attraverso i luoghi del culto cristiano, l’altare occupa il posto centrale e privilegiato perché nella chiesa è, tanto per la liturgia quanto per l’architettura, ciò che il cuore è per il corpo. La comunità dei credenti trova in questo «luogo» il centro della sua liturgia, il «culmine», e la «fonte» di tutta la sua preghiera: «L’altare – precisano le Premesse al Rito della Dedicazione di un altare – è pertanto, in tutte le chiese, il centro dell’azione di grazie che si compie con l’Eucaristia: a questo centro sono in qualche modo ordinati tutti gli altri riti della Chiesa» (n. 155). La molteplice presenza di Cristo nelle azioni liturgiche (cf. SC 7) raggiunge il suo culmine proprio nella celebrazione eucaristica (cf. SC 10), soprattutto nel giorno del Signore. Tutti i sacramenti trovano il loro fine e la loro motivazione nella centralità del «mistero dell’altare»: il mirabile Sacramento dell’amore – specifica Benedetto XVI nel titolo dell’esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis – è «fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa». Poiché nell’Eucaristia si concentra l’intero mistero pasquale di morte e risurrezione del Signore Gesù, è ovvio che l’aula ecclesiale è stata sempre edificata principalmente per questa funzione, affinché la comunità radunata possa parteciparvi «in modo consapevole, attivo e fruttuoso» (SC 11) e possa attingere da essa quell’energia necessaria, la grazia, per esprimere nella vita quanto ricevuto nella fede e progredire continuamente nella santità e nella carità di Cristo (cf. SC 10 e 0GMR 5). Giovanni Paolo II comincia la sua lettera enciclica sull’Eucaristia nel suo rapporto con la Chiesa con queste parole: «La Chiesa vive dell’Eucaristia. Questa verità non esprime soltanto un’esperienza quotidiana di fede, ma racchiude in sintesi il nucleo del mistero della Chiesa» (Ecclesia de Eucharistia, n. 1). [1-continua]

“San Pèval di segn”

Editoriale di don Pietro Marchetti

Il Nostro S.Paolo, gennaio 2023

La festa del Santo Patrono di Massa Lombarda è tradizionalmente chiamata “San Pèval di segn (San Paolo dei segni): infatti il 25 gennaio di ogni anno tutti i massesi volgono il loro sguardo al cielo nella speranza che la giornata sia metereologicamente parlando “serena” e non “nuvolosa” come auspicio per un buona annata agricola.
Accanto a questa “tradizione popolare” c’è soprattutto la storia di un uomo, Paolo, che dei “segni” nella vita ne ha avuti tanti e che davvero sono stati per lui molto fruttosi, tanto da portarlo sul podio più alto della vita come Santo, e nei tanti altari delle chiese di tutto il mondo, compresa quella di Massa Lombarda.
E’ lo stesso San Paolo a raccontare la sua storia nella “Lettera ai Filippesi” al capitolo 3: cresciuto fin da bambino come un ottimo ebreo, osservante della Legge, ad un certo momento della sua vita, si trova a fare i conti con lo stesso Gesù, che incontra in un modo tutto singolare sulla vita che conduce a Damasco: viene avvolto da una luce, cade a terra accecato dalla potenza della luce, ode una voce, che è quella stessa di Gesù, la ascolta assai spaventato e rialzandosi rimane per tre giorni incapace di vedere. Inizia così per questo uomo un cammino di “conversione” nel quale il Signore continuerà a mandargli dei “segni” che via via perfezioneranno sempre di più la sua profonda unione con Cristo, fino ad arrivare a dire “non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Paolo permette così a Cristo di cambiare il suo pensiero, la sua mente, ma soprattutto il cuore: quel giorno nella vita di Paolo è spuntato il “sole della giustizia” Gesù Cristo. In quel giorno il Signore ha potuto raccontare quello che Lui stava facendo per Paolo .
La conversione è stata per Paolo, accogliere qualcuno di “Nuovo” nella sua vita.
Cari Massesi sull’esempio del nostro Santo Patrono anche noi alziamo gli occhi al cielo, spalanchiamo il cuore al sole, che è Gesù, perché possiamo proseguire il nostro cammino di conversione, accogliendo i “segni” della Grazia di Dio. E come Paolo, è stato un “segno” importante per chi lo ha incontrato, così chiediamo al Signore di essere anche noi sia come singoli, ma soprattutto come comunità dei “segni” nella nostra città: segni di speranza, di accoglienza, di pace, di solidarietà, di fraternità, per interrompere i “segni” nuvolosi che incombono.
Auguri a tutti e buona festa di San Paolo.

Programma 24 dicembre 2022 – 1 gennaio 2023

Letture: Isaia 52,7-10 / Salmo 97 / Ebrei 1,1-6

Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre,

è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 24

22.30

+ Dovadola Monica e Dario

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Pilani Enzo, Ronchini Giulio e Angiolina

+ Paolo Liverani

Domenica 25

8.00

10.30

18.00

+ Castelli Bruno, Bianconi Velalma, Caroli Ugo e Liverani Iolanda

+ Natale Ingegnere

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

+ Galanti Silla e Boldrini Natalino

Lunedì 26

10.30

+ Stefano e Maria Baldini

50° Anniversario di Matrimonio di: Raffaele

Giovanna

Martedì 27

8.00

+ Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

Mercoledì 28

   

Giovedì 29

18.00

+ Montesi Natale

Venerdì 30

   

Sabato 31

   

Domenica 01

18.00

+ Massimo Acampora

+ Lullo Onofrio, Carolina e Domenico

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Dicembre – Gennaio 2023

Domenica 25

Natale del Signore

Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Lunedì 26

S. Stefano

Unica S. Messa alle ore 10.30 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Cassiano) : S. Messa presieduta dal vescovo mons. Mosciatti durante la quale l’accolito Lorenzo Vrenna sarà Ordinato diacono permanente

No S. Rosario alle ore 17.25 né S. Messa delle ore 18.00

Martedì 27

S. Giovanni ap. ed evangelista

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Concerto di Natale “Puer natus est” promosso dall’associazione “don Orfeo Giacomelli”

Mercoledì 28

Ss. Innocenti martiri

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 30

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica 01

Maria Ss.ma Madre di Dio

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e canto del

“Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mt 10,17-22

Gv 20,2-8

Mt 2,13-18

Lc 2,22-35

Mt 2,13-15. 19-23

Gv 1,11-18

Vivere il Mistero- Il Prologo del Vangelo secondo Giovanni è uno dei testi che meglio ricapitolano, nella sua profondità, tutta la vicenda della rivelazione e della salvezza. Nelle prime parti viene tracciata la parabola del Verbo di Dio che, coeterno al Padre, è stato il grande mediatore di tutta la creazione. Questo Verbo è poi venuto nel mondo come luce e, attraverso i profeti, si è rivelato come vita. In questa rivelazione egli ha sperimentato opposizione: non solo quella del mondo creato in lui – «Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto» – ma anche quella del popolo eletto: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto». L’opposizione non è stata, però, per il Verbo l’ultima e definitiva parola della sua vicenda, perché «a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». In lui si è realizzata così una nuova nascita dei credenti, che li slega da tutte le precedenti provenienze e derivazioni per collocarli in una relazione nuova e sorgiva con il Dio del Verbo. I credenti nel Verbo non sono più nati «da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati». L’incarnazione – dopo la fase della luce profetica e sapienziale – è l’ultima parola di questa traiettoria del Verbo. Facendosi carne egli ha posto la vera tenda di Dio tra l’umanità. L’ultima strofa del Prologo propone un bilancio e un confronto finale tra le diverse fasi dell’economia della salvezza. Dopo aver affermato che tutto, nell’ordine della grazia, viene dal Verbo – «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» – il paragone assume termini storici precisi. Dell’economia d’Israele il Prologo giovanneo dice: «La Legge fa data per mezzo di Mosè». Per la realtà dei discepoli di Cristo, invece, si afferma: «La grazia e la verità vennero (ma forse sarebbe meglio tradurre: “accaddero”) per mezzo di Gesù Cristo». Le coraggiosissime parole conclusive dell’inno al Verbo sostengono che solo in Cristo, venuto come luce e come carne, possiamo avere accesso a Dio: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato». Secondo una comprensione probabilmente più precisa, proposta da qualche anno, l’espressione finale «è lui che lo ha rivelato» potrebbe essere resa meglio con l’idea: «lui ci ha aperto la via». Il Verbo, luce e carne, non ci ha fatto solo delle rivelazioni, ma ha davvero inaugurato, battuto e creato un cammino concreto che lui stesso ha percorso per primo perché noi potessimo arrivare al Padre. Il verbo greco exegésato, quando – come qui – è usato in maniera intransitiva non significa «rivelare», ma piuttosto «percorrere per primo un cammino». (don E. Manicardi)

Spazi per la liturgia- L’Ambone (continuazione) (di don D. Ravelli)

Nelle Premesse al Lezionario, il primo numero riguardante l’ambone così dispone: «Nell’ambiente della chiesa deve esserci un luogo elevato, stabile, bene curato e opportunamente decoroso, che risponda insieme alla dignità della Parola di Dio, suggerisca chiaramente ai fedeli che nella Messa vien preparata la mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e infine sia adatto il meglio possibile a facilitare l’ascolto e l’attenzione dei fedeli durante la liturgia della parola. Si deve pertanto far si che, secondo la struttura di ogni singola chiesa, l’ambone si armonizzi architettonicamente e spazialmente con l’altare» (0LM 32). In primo luogo il «deve esserci» prescrive con obbligatorietà che in ogni chiesa vi sia un luogo degno e importante per la proclamazione della Parola e non un semplice arredo che sostenga il libro. L’ambone, quindi, è descritto come l’insieme della «struttura-luogo» da cui viene proclamato l’annuncio del compimento della salvezza. Ecco perché il leggio è solo una parte funzionale dell’ambone e da solo non è costitutivo: «Conviene che tale luogo generalmente sia un ambone fisso e non un semplice leggio mobile» (OGMR 309). 0ltre a essere funzionale e necessario per la celebrazione liturgica deve poter essere percepito nella sua struttura come icona-memoria della risurrezione, cioè un «monumento pasquale». ln quanto luogo, esso esige pure un proprio spazio sufficientemente ampio e adeguato all’azione (cf . Premesse OLM 34) dove trovare una certa armonia spaziale e architettonica con l’altare. Pur strettamente unito all’altare, il luogo della Parola di Dio è una realtà a sé stante. La storia liturgica ci ha mostrato che l’ambone è sempre stato posizionato fuori o al limite del presbiterio, il quale non è il luogo riservato ai presbiteri ma proprio dell’altare. La Parola talvolta richiede una celebrazione tutta sua, altre volte è messa in relazione con l’altare: l’ambone deve, quindi, esprimere allo stesso tempo questa distinzione e questa unione. Nella nota pastorale «La progettazione di nuove chiese» della CEI (1993) si chiede che «la sua forma sia correlata all’altare, senza tuttavia interferire con la priorità di esso; la sua ubicazione sia pensata in prossimità all’assemblea [anche non all’interno del presbiterio, come testimonia la tradizione Liturgica]» (9). Se da una parte la riforma conciliare ci ha portato alla riscoperta dell’ambone, dall’altra, nell’economia spaziale dei luoghi liturgici, ci richiama alla sua relatività e alla sua propria iconicità. [8-continua]

Medjugorje, 25 dicembre 2022

“Cari figli!

Oggi vi porto mio Figlio Gesù

perché siate la Sua pace

e il riflesso della serenità e gioia del Cielo.

Pregate, figlioli,

perché siate aperti ad accogliere la pace,

perché molti cuori sono chiusi

alla chiamata della luce che cambia i cuori.

Sono con voi e prego per voi

affinché vi apriate

ad accogliere il Re della Pace

che colma i vostri cuori

di calore e benedizione.

Grazie per aver risposto

alla mia chiamata.”

Medjugorje, messaggio annuale a Jakov del 25 dicembre 2022

“Cari figli,

oggi quando la luce della nascita di Gesù

illumina il mondo intero,

con Gesù tra le braccia,

in modo particolare

prego che ogni cuore

diventi la capanna di Betlemme

in cui nascerà mio Figlio

e che le vostre vite

diventino la luce della Sua nascita.

Figlioli,

vivete nell’inquietudine e nella paura.

Perciò, figlioli,

in questo giorno di grazia

pregate Gesù perché rafforzi la vostra fede

e diventi il governatore delle vostre vite

perché, figli miei,

soltanto con Gesù nella vostra vita

non guarderete all’inquietudine

ma pregherete per la pace

e vivrete nella pace;

non guarderete alla paura

ma a Gesù che ci libera da tutte le paure.

Io sono vostra madre

che veglia su di voi incessantemente

e vi benedico

con la mia benedizione materna.”

Programma dal 17 al 25 dicembre 2022

Letture: Isaia 7,10-14 / Salmo 23 / Romani 1,1-7

Ecco, viene il Signore, re della gloria.

Dal Vangelo secondo Matteo (1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 17
Domenica 18 10.30 + Mondini Alfredo e Luigi
Lunedì 19 18.00 + Ilvano e Maria
Martedì 20
Mercoledì 21 18.00 + Antonio

+ Angelina e deff. fam. Preti

Giovedì 22 18.00 + Adriano Castelli
Venerdì 23
Sabato 24 22.30 + Dovadola Monica e Dario

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Pilani Enzo, Ronchini Giulio e Angiolina

+ Paolo Liverani

Domenica 25 10.30

18.00

+ Castelli Bruno, Bianconi Velalma, Caroli Ugo e Liverani Iolanda

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

Le Confessioni in prossimità del Natale

Martedì 20 Ore 20.30 – 22.00

Mercoledì 21 Ore 16.00 – 17.25 20.30 – 22.00

Giovedì 22 Ore 16.00 – 17.25 20.30 – 22.00

Venerdì 23 Ore 15.00 – 17.25

Sabato 24 Ore 10.00 – 12.00 15.00 – 17.25

Domenica 25  Ore 16.00 – 17.25

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (ore 16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Dicembre 2022

Domenica 18

IV di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 16.00 (S. Paolo) : Ritiro dei catechisti che inizia con l’Adorazione eucaristica, in preparazione al Natale .

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Lunedì 19 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Martedì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.30 (S. Paolo) : “Recita di Natale” a cura dei ragazzi della parrocchia

Mercoledì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Giovedì 22 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Venerdì 23 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.45 (S. Paolo) : “Cantiamo il Natale” meditazioni con il canto sull’evento natalizio con il coro “S. Paolo”, il coro “Dolci Note” e il coro “Kinnor”

Sabato 24 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e Novena di Natale

Ore 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte

Domenica 25

Natale del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

(NO alle 8.00)

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 1,5-25 Lc 1,26-38 Lc 1,39-45 Lc 1,46-55 Lc 1,57-66 Lc 1,67-79

Vivere il Mistero- La prima lettura presenta un testo di Isaia utile a leggere in profondità quanto racconterà il sogno di Giuseppe. Anche le prime righe della Lettera ai Romani pongono al centro della riflessione il mistero di Gesù Cristo, il Figlio di Dio nato nella casa di Davide e, al tempo stesso, costituito potente Figlio di Dio in forza della risurrezione. Il racconto che culmina nel sogno di Giuseppe inizia con le difficoltà che sperimenta lo sposo della Vergine. Il lettore biblico è rassicurato subito dalle parole introduttive dell’Evangelista: «Prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo». L’uomo protagonista del racconto, però, è pieno di insicurezze: di fronte a un’esperienza dura, cerca di venirne fuori con proposte anche poco sensate. Come potrà mai «ripudiare in segreto» la giovane sposa sospettata di umiliante infedeltà, senza far chiacchierare tutta Nazareth? Il dono del Signore permette a Giuseppe di diventare vero uomo d’Avvento. Le parole dell’angelo, nel sogno, lo rassicurano: il bambino sta nascendo da un concepimento verginale. Non c’è per lui nessuna vergogna; anzi, egli deve prendere in custodia la madre ed essere il padre che dà il nome al bambino concepito per opera dello Spirito Santo. L’Evangelista inserisce a questo punto una riflessione di collegamento con la Bibbia d’Israele. Si tratta di una citazione di compimento, presa da quella che nella liturgia odierna è anche la prima lettura. Quanto Matteo ha appena narrato è, di fatto, il compimento sovrabbondante di quanto era stato annunciato dal profeta Isaia. La citazione di compimento indica non una realizzazione speculare di un annuncio antico, ma una realizzazione debordante, ancora più ricca, di una parola profetica. Il profeta aveva annunciato «la vergine in futuro concepirà e darà alla luce un figlio». Bene, questa parola si compie – e in maniera sovrabbondante – nel fatto che Maria ha concepito il figlio rimanendo vergine. L’insieme del passo sviluppa così un aspetto importante della cristologia: Gesù è nato per opera dello Spirito Santo, ossia da una vergine resa feconda dall’azione creatrice dello Spirito. Matteo presenta inoltre una soteriologia nitida, sviluppata a partire dall’etimologia del nome che questo bambino deve ricevere: «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà. il suo popolo dai suoi peccati». La figura di Giuseppe è estremamente istruttiva per chi voglia vivere a fondo l’Avvento. Come uomo giusto e figlio d’Israele, Giuseppe aveva certo accesso alla speranza e alle dinamiche dell’attesa. Egli infatti, in quanto educato a quelle stesse profezie proposte anche a noi in queste settimane verso il santo Natale, è già da sempre un uomo dell’Avvento. Il racconto evangelico di oggi, però, ci mostra come per Giuseppe, a un certo punto della sua vita – quando è stato messo di fronte al dubbio e alla difficoltà, causati dalla non spiegata maternità di Maria l’Avvento sia diventato una dimensione di speranza ancora più sostanziale. Soltanto permettendo che la Parola di Dio – venuta a lui dall’angelo apparso nel sogno – impastasse diversamente la sua vita concreta, Giuseppe è diventato l’uomo dell’obbedienza, ossia un itinerante incamminato verso il futuro di Dio. «Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa». (don E. Manicardi)

Spazi per la liturgia- L’Ambone (continuazione) (di don D. Ravelli)

La perdita di vista del corretto simbolismo legato a questo luogo liturgico ha portato nella storia a fare dell’«ambone», memoria e annuncio della risurrezione, prima un «pulpito» per la predicazione parenetica e poi un semplice «leggio» per la lettura rituale. Nell’attuazione della riforma liturgica conciliare, l’ambone viene riscoperto come un elemento importante della celebrazione della Parola. In relazione alla sua funzione, è il luogo liturgico da dove si proclama la Parola di Dio, il «centro spaziale» di tutta la liturgia della Parola. L’OGMR al cap. V, dedicato alla disposizione e arredamento delle chiese, introduce il paragrafo sull’ambone con queste espressioni: «L’importanza della Parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata, e verso il quale, durante la Liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l’attenzione dei fedeli» (309). È dunque la dignità della Parola di Dio e del suo annuncio a esigere un luogo adeguato e solenne per la sua proclamazione, tale che questo possa trovare con facilità tutta l’attenzione dovuta da parte dei fedeli radunati. Viene inoltre recuperata la sua funzione iconica di testimone e annunciatore della risurrezione: in esso si compie «la proclamazione pasquale della Parola». Nel periodo pasquale, infatti, il cero pasquale, simbolo del Cristo risorto, è posto possibilmente accanto all’ambone, a volte inserito in un candelabro fisso, e viene acceso durante le celebrazioni liturgiche. Nella grande Veglia pasquale, dopo la processione con il cero, dall’ambone è proclamato o cantato I’Exultet. Inoltre nel giorno dell’Epifania, subito dopo la lettura del Vangelo, il diacono, o il sacerdote o un altro ministro idoneo, annuncia la data della Pasqua. [7-continua]