Letture: 2Re 4,8-11.14-16a / Salmo 88 / Romani 6,3-4.8-11
Canterò per sempre l’amore del Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
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Sabato 27 |
18.30 |
+ Bolognesi Gabriella e defunti fam. Pavone |
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Domenica 28 |
10.30 18.30 |
+ Ghiselli Giovanna, Avanti Dante, Martini Elena, Molignoni Antonio, Tassinari Maria Intenzione del Seminario |
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Lunedì 29 |
8.00 |
(R) |
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Martedì 30 |
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Mercoledì 01 |
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Giovedì 02 |
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Venerdì 03 |
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Sabato 04 |
18.30 |
+ Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Dovadola Monica, Dovadola Silverio e per Dovadola Maria Teresa (vivente) |
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Domenica 05 |
18.30 |
+ Rizzi Luigi (detto Carlo) |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
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Anno : A Giugno – Luglio 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
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Domenica 28 XIII del T. Ordinario |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
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Lunedì 29 Ss. Pietro e Paolo |
S. Messe ad orario feriale |
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Venerdì 03 S. Tommso Ap. |
Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti S. Messe ad orario feriale |
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Sabato 04 |
Primo sabato del mese Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario. Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa |
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Domenica 05 XIV del T. Ordinario |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
1 – A S. Giacomo (Fruges) da Sabato 6 giugno è cambiato l’orario della S. Messa prefestiva che viene celebrata alle ore 17.30 con il S. Rosario alle ore 17.00.
2 – Da lunedì 8 giugno è iniziata all’oratorio S. Paolo l’estate ragazzi che continua e si prolunga fino al 10 luglio.
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Alla scuola di Gesù |
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Lunedì |
Martedì |
Mercoledì |
Giovedì |
Venerdì |
Sabato |
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Mt 16,13-19 |
Mt 8,23-27 |
Mt 8,28-34 |
Mt 9,1-8 |
Gv 20,24-29 |
Mt 9,14-17 |
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Vivere il mistero : La prima lettura ci presenta il profeta Geremia che vive in una situazione di grande minaccia: egli infatti è perseguitato dal suo stesso popolo, perché la parola da lui annunziata è inquietante. Supponiamo che Geremia abbia pronunciato questa preghiera nel momento in cui, consegnato alla vendetta dei ministri, sprofondava nel fango per una. morte affrettata. Gli avversari hanno prevalso, il Signore sembra averlo abbandonato, la sua attività è stata un fallimento, la vocazione un inganno. Geremia, braccato da ogni parte, assediato interiormente dalla paura, ha un’intuizione profetica della Parola che dona sicurezza e che gli dice: “Non temere”. Di qui il tono della seconda parte della lettura, che si presenta come un canto di vittoria, in cui si sente l’eco di vari Salmi. Nella stessa linea Gesù annuncia ai suoi discepoli il gioioso invito a non avere paura. Non è una parola che si presenti in maniera credibile perché dotata di garanzie infallibili, ma è la Parola di Dio che si manifesta in bocca a un uomo povero, perseguitato per il suo messaggio, un uomo senza potere, nel senso mondano del termine, un uomo che “pretende” di essere Figlio di Dio e che vive la sua dipendenza da Dio come esperienza di affidamento radicale. Gesù dice che l’insicurezza propria dell’essere uomini, se vissuta da discepoli, diventa condizione di suprema liberazione. La propria debolezza si apre alla possibilità di abbandonarsi nelle mani del Padre. Questo discorso che la liturgia oggi tematizza, è fondamentale per ogni uomo, oltre che per il discepolo di Gesù. Per questa ragione cerchiamo di approfondirlo facendo alcune considerazioni sulla paura. La paura è un’emozione complessa, uno stato emotivo e naturale che il soggetto sperimenta quando si sente minacciato nella propria integrità fisica e psichica. L’emozione della paura scaturisce dalla consapevolezza della propria dimensione creaturale, mortale. Si tratta di un’esperienza che, nella Scrittura, accompagna la vita umana nelle sue più svariate espressioni, e non è caratteristica solo di alcune categorie ad essa particolarmente predisposte, come le donne. Ciò che accomuna le varie situazioni in cui l’uomo sperimenta la paura, è infatti l’esperienza della debolezza. Se si ha paura è perché, a torto o a ragione, ci si sente in balia di qualcosa che minaccia la pienezza della propria vita a diversi livelli (fisico, psichico, spirituale). Qualunque sia la situazione, quello che viene sempre messo radicalmente in dubbio è il proprio rapporto alla vita, che, essendo vulnerabile, è destinata a finire. La paura manifesta allora la verità dell’uomo e con essa cade ogni possibile illusione di onnipotenza che mascheri la condizione di strutturale fragilità dell’essere umano. Riconoscere la paura, è dunque una questione di verità, ma, per poter continuare a vivere, bisogna anche uscirne. Nella situazione di paura deve allora risuonare una parola autorevole che, esortando a non temere, provoca la cessazione della paura, o evita che insorga. L’uomo scopre allora di non essere solo e impotente davanti a ciò che può distruggerlo, ma di essere avvolto da una presenza che lo protegge in maniera efficace. Si comprende allora perché quando Dio si manifesta all’uomo, per prima cosa gli dice: “Non avere paura”. Questo invito è inoltre per eccellenza il saluto pasquale di Gesù risorto, colui che, vincendo la morte, accede ad una vita interamente sottratta alla contingenza e alla fragilità creaturale, una vita che Egli intende donare a coloro che si affidano alla sua Parola. L’invito a non avere paura, a “non temere”, scandisce il brano evangelico. Esso viene ripetuto tre volte, segno indubitabile della sua importanza. Non è un appello al coraggio, che, come diceva don Abbondio, “nessuno” si può dare”. Non si tratta infatti di trovare in sé delle risorse, ma di affidarsi alla parola di Gesù che afferma la certezza di essere nelle mani del Padre. Viene richiesto un coraggio di natura spirituale, che non si misura sui muscoli, perché nasce dalla fede. La fiducia che permette al discepolo di non temere è il frutto della sollecitudine del Padre. E questa fiducia è fondata, poiché il discepolo è colui che accoglie nella povertà e nella gioia il messaggio che lo sorpassa, e che egli proclama tranquillamente sui tetti, prodigandosi come una pecora in mezzo ai lupi. Questo è il coraggio che Gesù chiede, ed esso è importante non solo perché rende possibile l’annuncio, ma anche perché è il criterio con cui saremo giudicati. ln questo senso, si noti, alla fine del brano evangelico, la contrapposizione tra il discepolo che difende Cristo davanti al tribunale degli uomini, e Cristo che, a sua volta, difende il discepolo davanti a Dio. A questo discorso Paolo, nella seconda lettura, aggiunge il suo contributo. L’apostolo aveva affermato (si veda il brano della lettera ai Romani proposto nella domenica precedente) che la situazione dei credenti è, per grazia, in pace con Dio e caratterizzata dalla vita. Ora, se la sua tesi è vera, ne consegue che le forze del male non hanno più un peso condizionante sulla vita dei credenti. I credenti sono stati liberati dal peso del male, e non in ragione di azioni particolari da loro messe in atto, ma perché Cristo ha vinto le forze della morte. ln termini diversi, ma complementari, anche Paolo invita dunque il credente a non temere, e ad aprirsi al futuro di vita che il Cristo ci offre. (Sr. Donatella Scaiola)
Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)
L’OGMR guida la comunità a vivere il tempo che precede immediatamente la celebrazione con le indicazioni del n. 45: «Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sacrestia, nel luogo dove si indossano i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione». Si deve recuperare la consapevolezza che il tempo che precede la celebrazione è preparazione alla preghiera, non mera organizzazione degli ultimi aspetti pratici o momento per curare i rapporti interpersonali. Il tempo della liturgia inizia sul sagrato, che segna il luogo del passaggio, del cambiamento di atteggiamento: lì si abbandonano le preoccupazioni della vita ordinaria, si chiudono i contatti con l’esterno e ci si prepara a stare con Dio. Le persone si salutano prima dell’ingresso in chiesa e prendono coscienza che si sta andando a compiere un incontro con il Signore. Per favorire questa transizione, quando si entra nell’aula celebrativa è bene trovare un clima di raccoglimento, non l’avanspettacolo di chi deve svolgere il servizio, né le chiacchiere di chi si incontra e si saluta calorosamente o il vociare dei ministranti o dei cantori. Qualche minuto prima della celebrazione il coro può saggiamente proporre i ritornelli dei canti, per creare un ambiente orante e favorire la partecipazione della comunità. (7-continua)


Dal Vangelo secondo Giovanni (9,36-10,8)In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».
Dal Vangelo secondo Giovanni (8,51-58)