Programma dal 3 al 11 ottobre 2026

Letture: Isaia 5,1-7 / Salmo 79 / Filippesi 4,6-9

La vigna del Signore è la casa di Israele.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 03 18.30 + don Felice Marchi

+ Grassi Nicola (I° anniv.)

Domenica 04
Lunedì 05 8.00 + Rizzi Luigi detto Carlo
Martedì 06
Mercoledì 07 18.30 Per i vivi e i defunti della famiglia Dovadola Ivano e tutti i parenti defunti nel grado più esteso possibile e per tutte le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)
Giovedì 08 18.30 + Paola e Angela
Venerdì 09 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe
Sabato 10
Domenica 11 10.30

18.30

+ Alfonso, Alma, Maria e Peppino

Rizzi Luigi detto Carlo (defunto) e per Maria Teresa Dovadola (vivente)

+ Guida Domenico, Giuseppe, Vincenzo e Arcolana Franca

Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)

S. Paolo Sabato (chiesa) ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Ottobre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 04

XXVII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.30 (Santuario) : S. Rosario e a seguire S. Messa e atto di affidamento

Mercoledì 07

B.V.Maria del Rosario

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo

Giovedì 08 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 09 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

L’adorazione prosegue in silenzio fino alle ore 20.00

Sabato 10 A S. Giacomo inizia l’anno catechistico

Ore 15.00 (S. Giacomo) : Catechismo per tutte le classi dalla seconda elementare alla prima media.

Ore 16.30 (S. Giacomo) : S. Messa prefestiva.

Domenica 11

XXVIII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 11.00 (Imola-S. Giovanni N.) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Venerdì 2 ottobre: ore 15.30 Adorazione Eucaristica con S. Rosario

e recita del Vespro. L’adorazione prosegue silenziosa

fino alle ore 20.00.

Sabato 3 ottobre: Con partenza alle ore 7.30 dal sagrato di S. Paolo

S. Rosario fino al Santuario e S. Messa alle ore 8.00

Domenica 4 ottobre: ore 15.30: S. Rosario e a seguire S. Messa.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,25-37 Lc 10,38-42 Lc 11,1-4 Lc 11,5-13 Lc 11,15-26 Lc 11,27-28

Vivere il mistero : La liturgia della Parola di questa domenica insiste su uno dei simboli più suggestivi della sacra Scrittura, quello della vigna. Immagine di Israele, che il profeta Osea aveva paragonato a una vite rigogliosa (Os 10,1), la vigna è cantata da Isaia come oggetto dell’amore sponsale di Dio (Is 5,1-7). Il brano evangelico odierno (Mt 21,33-43) insiste invece sull’atteggiamento negativo dei vignaioli. È all’interno di una sezione (Mt 21,28-22,14) dove, attraverso tre parabole (dei due figli, dei vignaioli omicidi e degli invitati a nozze), viene tratteggiato un suggestivo e tragico affresco della storia della salvezza, nella quale, come osserva D. Marguerat, «il fronte del rifiuto resta invariabile, mentre cambia l’identità degli inviati»: dai profeti, a Gesù, ai futuri messaggeri del Regno di Dio. Tutti hanno il medesimo annuncio (Mt 3,2), tutti patiscono lo stesso destino. Con Is 5,1-7 siamo di fronte ad una delle pagine più alte della letteratura biblica. Due verbi si alternano e si richiamano: «fare» e «attendere». Il primo, che nell’originale ebraico ricorre sette volte, esprime tutta la sollecitudine amorosa ed operativa del padrone-sposo (Dio) nei confronti della vigna-amata (Israele), mentre il secondo (quattro volte) echeggia la delusione del padrone-sposo per un amore non corrisposto. E qui si alza il lamento, in forma di domanda: «Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?» (ls 5,4). Sono domande retoriche che esaltano Io sconforto; ma non solo, il profeta vuole anzitutto coinvolgere i suoi ascoltatori, che da giudici (ls 5,3) divengono imputati (ls 5,7a). Se, fuori metafora, la vigna è Israele e il padrone è il Signore degli eserciti, perché la piantagione preferita di JHWH non ha prodotto frutti di giustizia e rettitudine ma solo spargimento di sangue e grida di oppressi? Il canto d’amore si trasforma così in un canto di condanna verso coloro che nascondono i loro crimini giudicando ipocritamente le malefatte degli altri. Ma in questa requisitoria, come ha fatto notare l’esegeta A. Schokel, emerge un aspetto singolare di Dio: «L’amante non desidera di essere amato lui, ma che venga amato un altro, il prossimo. Dio con le sue fatiche d’amore desidera che l’Israelita rispetti e ami il prossimo». Qui emerge una delle grandi linee della rivelazione biblica: il primato dell’alterità. In ogni pagina della Scrittura, Dio si propone di instaurare quell’ordine in cui l’«io» si responsabilizzi verso il «tu». Un ultimo aspetto: il ruolo del profeta, portavoce dell’amore tradito di Dio. ln una sua opera, The Prophets, del 1962, A. Heschel,-trattando della teologia del pathos, affermava che nel profeta vive la passione di Dio per il popolo peccatore: nelle sue parole – aspre e dolci, minacciose e consolanti – «il Dio invisibile diviene udibile». Ma se il profeta – come scriveva la poetessa ebrea Nelly Sachs in una sua lirica – «irrompesse per le porte della notte, cercando un orecchio, come patria, orecchio degli uomini di oggi, ostruito di ortiche, sapresti tu ascoltare?». Ecco il punto: non basta che il profeta traduca con gesti e parole l’amore di Dio; è necessario che l’uomo lo ascolti e lo accolga, ieri come oggi. Nel brano evangelico – vera e propria allegoria storica – l’attenzione verte sui vignaioli. Costoro, oltre che incapaci (non sanno far fruttificare la vigna) si rivelano violenti, usurpatori e omicidi (verso gli inviati e verso il figlio del padrone). I frutti che Dio esige, fa capire Gesù ai suoi interlocutori (gli scribi e i farisei, ma anche i discepoli di ieri e di oggi), sono le opere del Regno (Mt 21,43). Dove risiede la colpa dei vignaioli? Nella loro incapacità (Mt 2I,41)? Nel loro egoismo (Mt 21,38)? ln parte. La colpa maggiore, a nostro avviso, sta nel rifiuto reiterato verso i messaggeri del padrone. Lungo i vari tornanti della storia, Dio ha inviato a Israele i suoi servi. Ma questi sono sempre stati respinti, maltrattati e messi a morte. Neemia (V-IV secolo a.C.), il grande riformatore religioso del giudaismo, così sintetizzava l’atteggiamento del popolo eletto: .«Si sono ribellati contro di te, si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i tuoi profeti, che li ammonivano a farli tornare a te» (Ne 9,26). Il rifiuto degli inviati consegue al rifiuto di Dio, il divino inviante. Ecco il cuore del dramma, che ha il vertice nell’uccisione del figlio del padrone. Come non riconoscere nel figlio della parabola Gesù stesso e l’ormai imminente destino di morte che lo attende? Fin dall’inizio del suo ministero, Gesù aveva suscitato interesse, meraviglia ma anche perplessità e odio. Che Gesù dovesse concludere i suoi giorni con una morte violenta era già implicito nel suo modo di presentarsi. Pensiamo, stando a Marco, alle cinque controversie galilaiche l’ultima della quale si conclude con questa nota: «l farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire» (Mc 3,6). Ma Dio, conclude Gesù, aveva previsto il rifiuto da parte delle guide di Israele (i costruttori) come pure che il suo Messia sarebbe divenuto la «pietra d’angolo» del nuovo edificio (la Chiesa). Dopo il fallimento di Israele, il Regno sarà consegnato infatti ad un altro popolo, chiamato a sua volta a portare frutto. Per designare questi nuovi «vignaioli» viene usato il termine éthnos, al singolare, che non è laos («popolo») né il plurale tà éthne («genti»). Chi sono? Con molta probabilità, tenendo conto del contesto, sono quanti hanno accolto Gesù e il suo messaggio; tra questi troviamo i pagani e i giudei, le prostitute e i pubblicani convertiti. Dalla liturgia della Parola di questa domenica emergono tre inviti. Se è vero che la storia è il luogo in cui Dio rivela se stesso ed opera il suo disegno di redenzione, la fede si pone come criterio interpretativo della realtà. È nella fede infatti che si accolgono le sue mediazioni storiche (primo invito). Al riguardo, recita la Dei Verbum al n 4: «Dio, dopo aver a più riprese e in più modi parlato per mezzo dei profeti, “alla fine, nei nostri giorni, ha parlato a noi per mezzo del Flglio” (Eb 1,1-2). Mandò infatti il suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio (cf Gv 1,1-18)». L’appartenenza alla vigna del Signore non è poi garanzia automatica di salvezza: Dio attende i frutti dai vignaioli (secondo invito). I frutti però non conseguono ad un’etica del dovere ma della responsabilità. Bisogna entrare nella logica del dono gratuito per vivere una riconoscenza grata. Il rifiuto umano di Dio, infine, non arresta il suo amore ma lo intensifica ed accresce. Se questa è la prassi di Dio consegue che deve divenire anche la prassi di un figlio di Dio (terzo invito). (p. Sandro Carotta)

Programma dal 26 settembre al 4 ottobre 2026

Letture: Ezechiele 18,25-28 / Salmo 24 / Filippesi 2,1-11

Ricordati, Signore della tua misericordia.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32)

 

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 26
Domenica 27 10.30 + Mondini Luigi, Giulia e Alfredo

+ Vilardo Francsco

Lunedì 28
Martedì 29
Mercoledì 30
Giovedì 01
Venerdì 02 8.00 + Biancoli Vincenzo e Baldini Anna
Sabato 03 18.30 + don Felice Marchi

+ Grassi Nicola (I° anniv.)

Domenica 04

Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)

S. Paolo Sabato (chiesa) ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Settembre-Ottobre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 27

XXVI del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Martedì 29

Ss. Michele, Raffaele e Gabriele Arcangeli.

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 30 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 01

S. Teresa di Gesù Bambino

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.

Venerdì 02

Ss. Angeli custodi

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 15.30 (Santuario) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario e recita del Vespro. L’adorazione procede in silenzio dalle ore 18.30 fino alle ore 20.00

Sabato 03 Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Ore 18.30 (S. Paolo) : S. Messa di “inizio anno” con invito particolare ad alunni, insegnanti e genitori.

Domenica 04

XXVII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.30 (Santuario) : S. Rosario e a seguire S. Messa e atto di affidamento

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Venerdì 2 ottobre: ore 15.30 Adorazione Eucaristica con S. Rosario

e recita del Vespro. L’adorazione prosegue silenziosa

fino alle ore 20.00.

Sabato 3 ottobre: Con partenza alle ore 7.30 dal sagrato di S. Paolo

S. Rosario fino al Santuario e S. Messa alle ore 8.00

Domenica 4 ottobre: ore 15.30: S. Rosario e a seguire S. Messa.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 9,46-50 Gv, 1,47-51 Lc 9,57-62 Lc 10,1-12 M t 18,1-5.10 Lc 10,17-24

Vivere il mistero : Davanti a Cristo, l’uomo risponde in modo variegato e talora opposto; c’è chi Io accoglie con entusiasmo e chi volutamente lo rifiuta. Il brano evangelico odierno, attraverso una piccola ma significativa parabola, ci presenta due possibili reazioni (Mt 21,28-32). Per coglierne tutta la ricchezza dobbiamo però evidenziarne brevemente il contesto. I capitoli 21-22 di Matteo presentano l’entrata di Gesù, come Figlio di Davide, nella città di Gerusalemme. Entrando nella città santa (Mt 21,1-11) Gesù realizza la profezia (Zc 9,9), la quale annunciava l’umiltà del Figlio di Davide. Dopo questo, Gesù opera tre gesti: anzitutto purifica il tempio (Mt 21,10-17) e opera delle guarigioni (cf ls 35,5-6), poi compie il segno sul fico (Mt 21,18-22) e infine rifiuta di rispondere ai capi sull’origine della propria autorità (Mt 21,23-27). A questo punto formula tre parabole (Mt 21,28-22,14) che hanno un tono di giudizio. Sì, c’è stata accoglienza al suo ingresso in Gerusalemme, ma serpeggia anche molta ostilità perché ha parlato chiaramente denunciando l’ipocrisia e la sete di potere delle classi religiose. Al termine del capitolo 22, Gesù è interrogato proprio da costoro, i quali cercano maliziosamente di trarlo in inganno e avere di che accusarlo. Si presentano per primi i farisei e gli erodiani con la domanda sul tributo a Cesare (Mt 22,15-22). Gesù risponde rimandando ognuno alla propria libertà di fronte a Dio. Poi abbiamo i sadducei, con il problema della risurrezione dai morti (Mt22,23-33). Gesù rifiuta le vane questioni sul «come» l’uomo risusciterà e porta i suoi interlocutori su ciò che veramente è centrale: Dio. Un Dio dei vivi e non dei morti. Infine, ecco un dottore della Legge, il quale chiede quale sia il comandamento più grande (Mt 22,41-46). La risposta di Gesù non specifica quale sia il comandamento maggiore ma ciò che deve caratterizzare l’osservanza di ogni comandamento: l’amore. Dopo questa discussione, Gesù interroga i suoi avversari sulla sua identità. Ciò che vuol far capire è che il titolo con cui trionfalmente è stato acclamato, Figlio di Davide, lo si comprenderà in pienezza nella sua risurrezione. Ma su questo cala il silenzio. Entriamo ora dentro la nostra parabola. «Un uomo aveva due figli» (Mt 21,28), così Gesù inizia il suo racconto. Gesù non parla di un padre (che aveva due figli) ma di un uomo (ànthropos). Forse è sottinteso o forse ci è dato di comprendere una prima cosa importante: un padre non può definirsi da sé, ma è definito dai figli. Un padre genera ma è il figlio che riconosce e talora suscita una paternità. Senza tale riconoscimento c’è l’anonimato. Questo padre ordina ai suoi due figli di andare a lavorare nella vigna. L’ordine però è solo per quel giorno («Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna», Mt 21,28). È il minimo di sottomissione che il padre chiede; domani infatti l’ordine non avrà più valore. C’è poi il verbo «lavora re» (ergàzomai), che non ha una connotazione servile. Potremmo dire che il padre manda il figlio a plasmare una particolare realtà (la vigna) con la propria attività. La vigna, come ci insegna la Scrittura, è un luogo rischioso e felice: nella vigna possiamo vedere la vita stessa nella quale l’uomo è chiamato a realizzare se stesso. Ed ecco la risposta dei due figli. Il primo figlio risponde con un: «Non ne ho voglia», mentre il secondo con un: «Si, signore». La prima risposta è una negazione; tra il desiderio del padre e quello del figlio c’è inizialmente un «no». Questo figlio non si riconosce servo e quindi non vede il padre come un signore. Al contrario invece il secondo, che si rivolge al padre proprio come ad un padrone. C’è poi un cambiamento: il primo figlio, dopo un «no» secco e deciso, muta parere e va a lavorare nella vigna. Cosa è successo? La traduzione attuale scrive che si penti, dando una colorazione moralizzante. Non è sbagliata ma non coglie in pieno il senso. Questo figlio decide di andare nella vigna per una sua adesione personale, non perché costretto; va perché il padre lo desidera. Se è vero che la vigna rappresenta la propria esistenza, la quale è dono e compito, è altrettanto vero che in essa si può operare (con convinzione e creatività) solo liberamente e non sotto costrizione. L’altro figlio, invece, dopo l’assenso iniziale, muta parere e non va nella vigna. Questo figlio non ha capito che il comando del padre non è un imperativo ma è un invito a dar forma alla propria esistenza. A questa lettura della parabola ne segue un’altra; Gesù ha constatato nel suo ministero una situazione di fatto (che continua a ripetersi anche ai tempi dell’evangelista Matteo e ai nostri). Ci sono uomini estremamente zelanti e cercatori di Dio che lo hanno rifiutato e osteggiato, ma ci sono anche uomini comuni, gente ritenuta la feccia della società (peccatori e prostitute) che l’hanno accolto. I primi sono paghi solo della loro giustizia, i secondi sono alla ricerca, talora confusa ma sincera, della salvezza. A costoro appartiene il Regno di Dio. Sì, perché costoro hanno accolto la volontà del Padre, convertendosi, mentre i primi «pur avendo visto non si sono pentiti e non hanno creduto» (Mt 21,32). Non basta perciò l’entusiasmo facile e talora servile (secondo figlio); ciò che vale è compiere la volontà di Dio, anche se con fatica (primo figlio). La liturgia della Parola ci presenta, nella figura di Gesù, i tratti della vera obbedienza filiale. È l’inno paolino di Fil 2,5-17 (seconda lettura). Quest’inno, dal grande spessore teologico, è inserito dall’apostolo all’interno di un’esortazione alla comunità cristiana di Filippi, Per Paolo, i cristiani devono avere un medesimo progetto di vita, una stessa mens evangelica e una stessa logica di pensiero e azione. Questo sentire della comunità è lo stesso sentire di Gesù Cristo; meglio, il sentire unanime dei credenti traduce lo stesso sentire del Signore, che tra essi vive, agisce e opera mediante il suo Spirito. Paolo però non solo esorta ma traccia anche l’iter, attraverso quattro verbi, della parabola del Figlio di Dio, che nella sua condizione divina si fa uomo, servo tra gli uomini fino alla morte in croce, per poi essere pienamente confermato e riconosciuto dal Padre nella risurrezione. Fino a dove si è spinta l’obbedienza filiale di Gesù? «Fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8). Quel «fino a» ha un duplice valore: temporale e intensivo. Gesù ha obbedito fino alla fine dei suoi giorni (carattere temporale) e donando tutto se stesso (carattere intensivo). La sua obbedienza si è compiuta sulla croce, assunta da Gesù come offerta d’amore; un’offerta così grande da abbracciare il cielo e la terra. ln questo Gesù si è rivelato figlio e fratello.

«Padre buono, il nostro animo sempre instabile e oscillante tra la prontezza e l’indolenza, tra la docilità e la resistenza ci priva della pura gioia della gratuità. Aiutaci a crescere nella fede per conformarci al tuo Figlio, che per noi si è fatto obbediente fino alla morte di croce. Aiutaci a crescere nell’amore per farti generoso omaggio della nostra volontà e sperimentare la vera libertà filiale. Aiutaci a trasformare in «si» i tanti «no» che ancora ci separano da te fino a dirti un «Eccomi» senza riserve. Cosi sia». (p. Sandro Carotta)

Medjugorje, 25 Settembre 2026

“Cari figli!

Questo tempo sia per voi

tempo di preghiera per la pace.

Vi invito a rinnovare nelle vostre famiglie

la preghiera del rosario per le mie intenzioni,

affinché io possa moltiplicare

le vostre preghiere

ed intercedere per voi davanti all’Altissimo

perché esaudisca le vostre preghiere

e vi doni la pace.

Sono con voi e come mai prima

prego per voi e con voi, figlioli miei.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica).

Programma dal 19 al 27 settembre 2026

Letture: Isaia 55,6-9 / Salmo 144 / Filippesi 1,20c-24.27a

Il Signore è vicino a chi lo invoca.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (20,1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 19 18.30 (R)
Domenica 20 10.30

18.30

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Russo Bice, Lannia Vincenzo, Carmine e Ida Leta

Lunedì 21 18.30 Per ringraziamento per il primo anno di ministero pastorale a Massa Lombarda (celebrata all’oratorio)
Martedì 22
Mercoledì 23
Giovedì 24
Venerdì 25
Sabato 26
Domenica 27 10.30 + Mondini Luigi, Giulia e Alfredo

Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)

S. Paolo Sabato (chiesa) ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Settembre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 20

XXV del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Lunedì 21

S. Matteo ap.

S. Messe ad orario feriale

Ore 18.30 (oratorio) : Riprende la celebrazione eucaristica del lunedì rivolta particolarmente a giovani e giovanissimi.

Mercoledì 23 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 24 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 25 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

L’adorazione prosegue in silenzio fino alle ore 20.00

Domenica 27

XXVI del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – Lunedì 21 alle ore 18.30 riprende la celebrazione della S. Messa all’oratorio

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,9-13 Lc, 8,19-21 Lc 9,1-6 Lc 9,7-9 Lc 9,18-22 Lc 9,43b-45

Vivere il mistero : La vita di Gesù si è caratterizzata per tre grandi coordinate. Anzitutto, egli ha compiuto un cammino coram Deo, davanti a Dio; questo aspetto lo cogliamo dal suo ritirarsi sovente in preghiera, dalla sua ricerca della volontà del Padre, dalla sua obbedienza al disegno divino f ino al dono totale di sé nella morte. Ha poi vissuto cum hominibus, tra gli uomini del suo tempo, in una cultura specifica, dentro la storia del popolo d’Israele. Ha frequentato persone altolocate e gente umile, uomini e donne di fede come pure peccatori e peccatrici. Ha poi vissuto pro hominibus: non per nulla la sua vita è stata definita una pro-esistenza. Ma ciò che colpisce maggiormente, è che Gesù ci ha rivelato un volto inedito di Dio, dai tratti insoliti e talora stupefacenti. Significativo, al riguardo, il brano evangelico di questa 25″ domenica (Mt 20,1-16). Questa parabola è esclusiva di Matteo e non è d’immediata comprensione. È stata interpretata in vario modo. Per alcuni esegeti il punto centrale del racconto sarebbe quello della chiamata. Dio chiama ad ogni ora, e con libertà. Ciò che importa è essere pronti e rispondere. Vi è poi chi ha visto nella parabola il tema del giudizio. Chi ha lavorato nella vigna (immagine del Regno di Dio) non è garantito di nulla, può venirne escluso. Si può infatti perdere (per propria colpa) la grazia del Regno anche dopo aver lavorato in esso per lungo tempo e con fatica: «Prendi il tuo e vattene», afferma infatti il padrone (Mt 20,14). L’intero racconto poi si apre e si chiude con due frasi che fanno da inclusione: «Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi» (Mt 19,30) e: «Cosi gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 20,16). All’interno abbiamo il racconto di una parabola, dove vediamo un ricco padrone, che assume operai lungo le varie ore del giorno e che al termine paga tutti in modo equiparato. A questo punto scatta però l’indignazione degli operai della prima ora, i quali si sentono trattati ingiustamente (vedremo poi che la giustizia, in realtà, è un pretesto). Possiamo cogliere, nei personaggi della parabola, i farisei (i «giusti») che si scandalizzano di Gesù in quanto chiama gratuitamente alla salvezza anche i peccatori (gli «ultimi»). Certamente il racconto manifesta anche una tensione, all’interno della stessa comunità di Matteo, tra gli ebrei convertiti al cristianesimo e i pagani. I primi potevano vantare alcuni diritti sui pagani convertiti, in quanto «la salvezza viene dai Giudei» (Gv 4,22), come leggiamo anche in Giovanni. Ma Gesù ha sempre detto chiaramente che il Regno di Dio, che lui è venuto ad inaugurare, è dono e non salario, non è privilegio ma ha i tratti dell’universalità, è pura gratuità che nasce dall’iniziativa di Dio e non conquista. Tutti questi aspetti sono presenti nella parabola e hanno la loro importanza ma non sono ancora il centro del racconto. Al centro ci sta Dio, il suo agire, le sue scelte, che già il profeta Isaia vedeva altre da quelle dell’uomo: «l miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie» (ls 55,8). La parabola ci rivela due precisi lineamenti del volto di Dio. Il primo, nell’irritata reazione dell’operaio chiamato fin dal mattino: «Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo» (Mt 20,12). Notiamo: qui non si chiede giustizia,(non è stata violata) ma ci si lamenta che non è stata tenuta in conto la proporzionalità: «Li hai trattati come noi», dice l’operaio a nome dei suoi compagni. Più letteralmente potremmo tradurre: «Questi, gli ultimi, hanno fatto una sola ora e li hai fatti uguali a noi che abbiamo portato il peso della giornata e il caldo». È l’uguaglianza che fa problema. Ma l’uguaglianza, fa capire Gesù, manifesta che Dio ama tutti senza far torto a nessuno. Ama i primi (e riconosce il loro operato) come ama anche gli ultimi. Dio, nella sua bontà, va oltre i limiti delle differenze. Scrive B. Maggioni: «Dio intende incontrare l’uomo, ogni uomo, giusto o peccatore, nella gratuità, che non contraddice il diritto, ma lo dilata. Ed è quando entra a sua volta in questo spazio – conclude – che l’uomo può dire di conoscere, in qualche modo, Dio». Il secondo lineamento divino che emerge lo troviamo nella risposta del padrone «Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?» (Mt 20,15). Il padrone coglie nel segno: la protesta è nata dall’invidia. Ma il padrone è buono, ha una misura che supera la ristrettezza della proporzionalità. R. Guardini osservava che la bontà «lascia a ciò che vive lo spazio aperto e libero il movimento, anzi glielo dona, glielo crea, giacché solo là la vita fiorisce». Ecco perché Dio è buono, come ci ricorda anche il salmista: «Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 149). La sua bontà verso di noi, manifestata in Gesù (cf Ef 2,7), suscita (o dovrebbe suscitare) la nostra bontà verso il prossimo. La persona buona, come Dio, fa fiorire la vita attorno a sé, tanto da presentarsi sempre «con una simpatia congenita per ogni uomo, senza zelo amaro, senza atteggiamenti scorretti o offensivi, con un comportamento che è quello dell’amore stesso sul piano più concreto: la dolcezza della voce, una certa irradiazione dal volto, un contegno che ispira confidenza, seduce e attira gli altri» (C. Spicq). Tertulliano ci ricorda che la bontà caratterizzava così fortemente i primi cristiani, che, dalla trasparenza e irradiamento della loro chrestotès (bontà/benevolenza), i pagani li chiamavano chrestianoi al posto di christianoi, cioè coloro che hanno il volto della bontà e dell’amore. Concludiamo la nostra riflessione lasciando la parola a papa Paolo VI, che al tramonto della sua lunga e laboriosa giornata terrena così si rivolgeva al Dio di ogni bontà: «Ora che la giornata tramonta… come celebrare degnamente la tua bontà, o Signore, per essere stato io inserito, appena entrato in questo mondo, nel mondo ineffabile della Chiesa cattolica? … Ma ora, in questo tramonto rivelatore un altro pensiero oltre quello dell’ultima luce vespertina, presagio dell’eterna aurora, occupa il mio spirito: ed è l’ansia di profittare dell’undicesima ora… Come afferrare in quest’ultima possibilità di scelta l’unum necessarium, la sola cosa necessaria? Alla gratitudine succede il pentimento. Al grido di gloria verso Dio Creatore e Padre succede il grido che invoca misericordia e perdono». (p. Sandro Carotta)

Programma dal 12 al 20 settembre 2026

Letture: Siracide 27,30-28,7 / Salmo 102 / Romani 14,7-9

Il Signore è buono e grande nell’amore.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.30 + Ivo, Vitina, Alfeo e Chiara
Domenica 13 10.30 + cg. Ferro Almerigo e Costantin Rina, Ronzani Ugo e Ciocchini Lina
Lunedì 14 8.00 pro populo
Martedì 15 8.00 + Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina

+ Martini Giovanni

Mercoledì 16
Giovedì 17 18.30 Per i vivi e i defunti della famiglia Dovadola Ivano

+ Pizzigalli Vittorio

Venerdì 18 8.00 + Pollini Adolfo
Sabato 19
Domenica 20 10.30 + Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Settembre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13

XXIV del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.00 (città) : Corteo storico

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 12.30 (oratorio) : A pranzo insieme con don Alberto e le comunità di S. Giacomo e S. Paolo.

Ore 18.00 (oratorio) : 50° “Palio del timone”

Lunedì 14

Esaltazione S. Croce

S. Messa ad orario feriale
Martedì 15

B.V. Maria Addolorata

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 17 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 18 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 20

XXV del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

Don Alberto Pio Baraccani ricorda il :

60° anniversario di Ordinazione Sacerdotale

Le comunità S. Giacomo e S. Paolo fanno festa con lui:

Domenica 13 a pranzo insieme all’oratorio con il taglio della Torta

Sarà visibile anche una mostra fotografica “Immagini di vita”

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 3,13-17 Gv, 19,25-27 Lc 7,31-35 Lc 7,36-50 Lc 8,1-3 Lc 8,4-15

Vivere il mistero : Con la conclusione del capitolo 18, l’evangelista Matteo affronta un altro grande tema: quello del perdono. Prima di entrare nel brano proposto in questa domenica per annum è necessario fare alcune premesse. Anzitutto, cosa intendiamo per perdono? Perdonare non significa condonare (il condono è la rinuncia al diritto di esigere dall’altro un risarcimento per un torto subìto); non è neppure dimenticare (strategia che spesso si attua a livello psicologico per superare una sofferenza). Pur avendo degli aspetti positivi, queste due modalità sono insufficienti. Bisogna vivere il perdono come cristiani.  Cosa significa allora perdonare da discepoli del Vangelo? Guardando a Cristo, il cristiano comprende e impara che il perdono è l’abolizione della categoria inimicale. Il nemico, colui che per definizione non è amabile, rimane sempre un fratello. Il perdono cristiano, inoltre, non ha solo un aspetto morale ma eminentemente teologico. Nato dal Soffio dello Spirito, effuso abbondantemente da Cristo nella sua morte (Gv 19,30), il perdono ha la sua origine in Dio ed è segno, allo stesso istante, che anticipa l’eschaton – i cieli e la terra nuova in cui abita la giustizia – in quanto prima manifestazione di quell’archè (principio) della nuova creazione inaugurata da Gesù nella sua morte e risurrezione. Il perdono attesta così l’accoglienza dello Spirito che perdona e l’inserimento attivo, mediante il battesimo, nel mistero di Cristo. Per cui chi perdona diviene testimone del Vangelo della grazia, sacramento della misericordia di Dio tra gli uomini (1 Tm 1,12-17) e ministro di riconciliazione tra i fratelli. Pietro sì accosta a Gesù e gli chiede: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?» (Mt 18,21). La misura di Pietro nel perdonare è molto ampia e supera la tradizionale prassi giudaica che prevedeva il perdono tre volte per la medesima colpa. Emergono qui due aspetti: Pietro probabilmente vuole adeguarsi alla nuova sensibilità messianica inaugurata da Gesù; inoltre, è possibile vedere nella sua proposta un tentativo di superamento della vendetta di Caino («Sette volte sarà vendicato Caino» Gen 4,24) nel perdono («Fino a sette volte»). Gesù risponde correggendo Pietro: non basta un perdono pieno (sette volte), ci vuole un perdono senza limiti (settanta volte sette). Esagerazione? No, se si comprende che il perdono del cristiano si modella su quello di Dio. Ecco allora il senso della parabola del servo spietato (Mt 18,23-35), nella quale Gesù insegna che il perdono del Padre è il motivo e la misura del perdono che deve sussistere tra i fratelli. Il perdono ricevuto gratuitamente deve essere donato. Gesù, nel suo annunzio, ha sempre posto al centro la gratuità del perdono; potremmo dire che egli è stato la lieta novella del perdono divino verso i peccatori, con i quali non temeva dr sedersi a mensa, rivelando così il volto di un Dio misericordioso. Il perdono non può essere immediato; richiede un cammino e soprattutto l’attenzione a non commettere degli errori. Senza pretesa di essere esaustivi poniamo in evidenza i più frequenti. – Il perdono senza cuore. Gesù, al termine della parabola, ci offre un prezioso insegnamento, quando afferma che bisogna perdonare con il cuore. Si può perdonare solo esternamente ma non convinti interiormente. E’ evidente che in questo caso non possiamo parlare di perdono perché manca un requisito fondamentale: la sincerità. Se non si perdona con il cuore si coltiva un germe: il rancore. Il rancore non superato diventa risentimento, odio e vendetta. Il rancore, non da ultimo, logora dapprima l’anima e poi tutta la persona.- Il perdono senza gesto o parola. Il perdono necessita anche della parola, deve esprimersi attraverso un atteggiamento, deve avere una visibilità. Non basta viverlo nella propria intimità. Il padre della parabola lucana (Lc 15,11-32) quando vede il figlio ancora lontano prende l’iniziativa di andargli incontro. È un gesto che scandalizza la nostra sensibilità. Come è possibile che l’offeso (il padre) corra incontro all’offensore (il figlio)? Com’è possibile che il perdono preceda il pentimento? Non ci sono risposte logiche, siamo nella gratuità dell’amore di Dio. Il Padre, afferma Gesù, è così. Chi vuol capire capisca. – Il perdono senza storia. Ogni azione umana vive all’interno di una storia. L’atto del perdono non è oblio dell’offesa del passato, come abbiamo già ricordato, altrimenti sarebbe banalizzato. Ciò che ha ferito va riconosciuto, elaborato, fatto oggetto di crescita umana e spirituale. Solo così si apre il futuro alla speranza, dove viene ravvivata la relazione che precedentemente si era spezzata.- Il perdono senza grazia. Alla fine ci si rende conto che non basta perdonare con il cuore, porre gesti di gratuità e rielaborare la propria storia. Ci vuole la grazia di Dio; grazia che permette l’umanamente impossibile, che non retrocede neppure di fronte al rifiuto che l’altro può fare del perdono concesso. Questa grazia noi la chiamiamo Spirito Santo, il quale è stato riversato, come scrive l’apostolo Paolo ai Romani, nei nostri cuori (cf Rm 5,5). Lui, lo Spirito, è il maestro dell’impossibile o, meglio ancora, la possibilità divina nella nostra impossibilità umana. La Parola di Dio ci invita oggi a riscoprire il senso profondo del perdono; un perdono senza misura, convinto e generoso. Ci invita pure a compiere un passaggio da una concezione quantitativa (è la domanda di Pietro) ad una concezione qualitativa del perdono. Qualità che deve superare il rigore inflessibile e la rigidità della legge. Di qui l’impegno a spezzare ogni logica di vendetta, ritorsione e ira. ln un campo di concentramento è stata trovata questa preghiera: «Signore, ricordati non solo degli uomini di buona volontà ma anche di quelli di cattiva volontà. Non ricordarti di tutte le sofferenze che ci hanno inflitto. Ricordati invece dei frutti che noi abbiamo portato grazie al nostro soffrire: la nostra fraternità, la lealtà, il coraggio, la generosità e la grandezza di cuore che sono fioriti da tutto ciò che abbiamo patito. E quando questi uomini giungeranno al giudizio, fa’ che tutti questi frutti che abbiamo fatto nascere siano il loro perdono». (p. Sandro Carotta)

Programma dal 5 al 13 settembre 2026

Letture: Ezechiele 33,1.7-9 / Salmo 94 / Romani 18,15-20

Ascoltate oggi la voce del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (18,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 05 18.30 + Rizzi Luigi (detto Carlo))
Domenica 06 10.3018.30 + Aldo Stanghellini e Luisa Dosi, Francesco Raspadori e Vittoria Valentipro populo
Lunedì 07 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe
Martedì 08
Mercoledì 09 18.30 + Cappelletti Ugo (20° anniv.)
Giovedì 10
Venerdì 11 8.00 + Adolfo Pollini
Sabato 12
Domenica 13 10.30 + cg. Ferro Almerigo e Costantin Rina e Ronzani Ugo

Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : ASettembre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 06XXIII del T. Ordin. Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

Ore 18.00 (piazza Matteotti/oratorio) : Rievocazione storica

Lunedì 07 Ore 20.30 (oratorio) : Din Don Bimbo D’Oro
Martedì 08Natività B.V.Maria S. Messa ad orario feriale
Giovedì 10 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 11 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. RosarioOre 19.00 (oratorio) : Cibi dal mondo
Sabato 12 Ore 21.00 (oratorio) : Din Don Dero D’Oro
Domenica 13XXIV del T. Ordin. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)Ore 10.00 (città) : Corteo storico

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 12.30 (oratorio) : A pranzo insieme con don Alberto e le comunità di S. Giacomo e S. Paolo.

Ore 18.00(oratorio) : 50° “Palio del timone”

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – Sabato 5 settembre Inizia la “Festa della Ripresa”.

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati in dettaglio nel volantino a parte.

Don Alberto Pio Baraccani ricorda il 60° anniversario di Ordinazione Sacerdotale

Le comunità S. Giacomo e S. Paolo fanno festa con lui:

Giovedì 10 ore 18.30 in S. Giacomo S. Messa solenne e a seguire rinfresco e momento di condivisione

Domenica 13 a pranzo insieme all’oratorio con il taglio della Torta

Sarà visibile anche una mostra fotografica “Immagini di vita”

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,6-11 Mt, 1,1-16. 18-23 Lc 6,20-26 Lc 6,27-38 Lc 6,39-42 Lc 6,43-49

Vivere il mistero : Dopo il Discorso della Montagna (capp 5-7), il Discorso missionario (cap 10) e il Discorso in parabole (cap 13), Matteo porta l’attenzione dei suoi lettori su alcuni problemi interni della comunità cristiana (Discorso ecclesiale, cap 1B). È interessante il contesto di questo quarto discorso: gli annunci della passione (Mt 16,21; 17,22-23; 20,17-19). Cosa significa? Che per l’evangelista ogni problematica ecclesiale va letta all’interno della sequela della croce. Il brano proposto per questa domenica (Mt 18,15-20) svolge un tema centrale e sempre attuale: la correzione fraterna. «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te» (Mt 18,15). Così esordisce Gesù nell’Evangelo odierno. Emerge subito un dato: la fragilità del cristiano. Anche il seguace di Cristo, come tutti gli uomini, non è immune né dall’errore né dalla colpa. Accanto al cristiano, si scorge però, come in dissolvenza, anche la debolezza della comunità credente, la quale non è garantita dal peccato. Ma non è questo il vero problema; ciò che caratterizza il discepolo di Cristo non è l’assenza del peccato (sia personale che comunitario) quanto la modalità di affrontarlo e viverlo. Non bisogna poi dimenticare che il Risorto ha conferito alla comunità credente un «potere» che la rende sempre viva e vivificante: il perdono.  Questo potere di perdonare, la comunità può e deve esercitarlo in forza dell’amore salvifico e gratuito del suo Signore. È un fatto, inoltre, che chi ama come Cristo (cf Gv 13,34) non può non sentirsi attivamente impegnato nella crescita e nel bene del suo prossimo, riconosciuto ed accolto come fratello. Chi ama sente di dover sradicare il male e assume questa responsabilità come compito dì correzione fraterna. L’amore fa sì che il prossimo da correggere non si senta giudicato né condannato ma sostenuto e indirizzato. Di più, avverta e sperimenti di essere cercato. È forse un caso che Gesù, pochi versetti prima (Mt 18,12-14), abbia narrato la parabola della pecora smarrita per la quale il pastore lascia le novantanove nel recinto per porsi alla sua ricerca? Bisogna altresì sapere che un’autentica correzione non si esaurisce nel momento in cui si disapprova o richiama; la correzione deve anche prevenire e soprattutto far conoscere la bellezza e la bontà dei valori umani e del Regno. Tutto questo, certamente, in modo graduale. Ma c’è un altro aspetto da evidenziare: la correzione è un evento reciproco, quindi non solo si dev’essere zelanti nella correzione ma anche umili nel saperla ricevere. Solo così, come scriveva Mauro Cozzoli in un bel saggio dal titolo Virtù sociali: «La correzione fraterna è essere l’uno per l’altro mediazione di rinnovamento: è progredire insieme nel bene». ln Mt 18,15-17 possiamo notare come la correzione si eserciti tramite l’ammonizione, prima a livello personale e poi davanti a dei testimoni e, infine, se necessario, di fronte alla comunità. Colui che commette una colpa – altro aspetto da non dimenticare – è e rimane sempre un fratello, anche se si comporta da pagano. Diventa pagano chi, chiudendosi nel proprio orgoglio, si auto-esclude dalla comunione ecclesiale. Matteo però non dice che questa esclusione è definitiva, ma apre uno spiraglio di speranza. Può essere un’esclusione provvisoria, in vista del pentimento. Alla comunità, afferma l’evangelista, è stata conferita la facoltà di lega re e sciogliere, cioè di reintegrare il fratello nella koinonia. Questa facoltà era stata data a Pietro (Mt 16,19), ora è affidata ai discepoli. Gesù lo afferma chiaramente «Se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, li sono io in mezzo a loro» (Mt 18,19). Spesso avvertiamo (a livello ecclesiale, sociale e familiare) come sia difficile recuperare il fratello tramite il dialogo personale o mediante istanze intermediarie (singole persone o la comunità nel suo insieme). In questi casi, dove si avverte la propria impotenza, bisogna ricorrere alla preghiera, come suggerisce anche san Benedetto da Norcia nella sua Regola: «Se (l’abate) – osserva il grande legislatore – ha usato gli unguenti delle esortazioni, i medicamenti delle divine Scritture… e vede che a nulla approdano le sue industrie, adoperi anche ciò che vale ancor più, la preghiera propria e quella di tutti i monaci per lui, perché il Signore, che tutto può, operi la salute del fratello malato» (c 28). Il Signore poi, ed è il terzo aspetto da non dimenticare, è presente nella comunità («li sono io in mezzo a loro»). Questa espressione richiama l’inizio del Vangelo (Mt 1,23) come pure la finale (Mt 28,20) e risponde, se vogliamo, ad una domanda: dove possiamo fare esperienza di un amore che ci recupera e ci risana? Ecco la risposta: dove c’è una comunità unita nel nome di Cristo, perché là Dio è presente. Scriveva R. Fabris: «L’accento in questa parola evangelica non è tanto sulla preghiera comunitaria quanto sulla concordia, letteralmente il greco dice «sinfonia» o «sintonizzazione» ritrovata. Questa dà efficacia alla preghiera dei fratelli. Una comunità riconciliata e orante è il luogo della definitiva presenza di Dio rivelatosi come Salvatore e Signore in Gesù». Il Signore Gesù ha dato alla sua comunità regole e poteri affinché resti coerente e salda anche quando il peccato tenta di travolgerla e distruggerla. Ma ribadendo la sua presenza in essa ha voluto anche indicare il suo fondamento. Leggiamo in 1 Pt 2,4-5: «Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio mediante Gesù Cristo». Con la colletta facoltativa diciamo: «O Padre, che ascolti quanti si accordano nel chiederti qualunque cosa nel tuo Figlio, donaci un cuore e uno spirito nuovo, perché ci rendiamo sensibili alla sorte di ogni fratello secondo il comandamento dell’amore, compendio di tutta la legge». Amen. (p. Sandro Carotta)