Programma dal 23 al 31 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 2,1-11 / Salmo 103 / 1Corinzi 12,3b-7.12-13

Manda il tuo Spirito, Signore,

a rinnovare la terra.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.30 Secondo tutte le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Domenica 24 10.30

18.30

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Maurizio e famiglia

+ Guadagnini Silvana

Lunedì 25 8.00 + Baldini Anna (trigesima)
Martedì 26 8.00 (R)®
Mercoledì 27
Giovedì 28
Venerdì 29
Sabato 30
Domenica 31 18.30 + Toffanello Teresina

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 24

Pentecoste

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.15 (oratorio) : Corteo dei comunicandi fino a S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione.

Lunedì 25 Ore 20.00 (S. Paolo) : S. Rosario camminato con partenza e arrivo nel sagrato della chiesa.
Martedì 26

S. Filippo Neri

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 27 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 28 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 29 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Bolognano. (vedi sotto)

Domenica 31

Ss.ma Trinità

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 20.30 (C.E.M.Immacolata) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione di Ritorno al Santuario.

(vedi sotto)

1 – Tutti i giorni(No venerdì) in S. Paolo ore 17.55 : S. Rosario del mese di Maggio.

2 – Martedì, mercoledì e giovedì alle ore 20.00 presso le suore di S. Giuseppe

(Scuola materna) in via Bassi, preghiera del S. Rosario.

La processione nel quartiere Bolognano

Partenza dalla Chiesa di S. Paolo, corso V. Veneto, p.za U. Ricci, via Martiri della Libertà, via Padre Costa, via Decorati al Valor Civile, via Fratelli Cervi, via Berardi, via Moro, via A. De Gasperi, (breve sosta davanti alla Caserma dei Carabinieri), via Togliatti, via Padre Costa, via Pertini, via Gramsci, via Risorgimento, p.za Marmirolo, via Ricci Signorini fino alla Chiesa di S. Paolo.

La processione di Ritorno al Santuario

Partenza dalla Comunità Educativa Maria Immacolata, v.le Zaganelli, via Roma, v.le Alighieri, via Amendola, via Sangiorgi, via Berlinguer, via Mentana, v.le Zaganelli, via J. F. Kennedy, via S. Giovanni XXIII, v.le Cimitero fino al Santuario.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 19,25-34 Mc 10,28-31 Mc 10,32-45 Mc 10,46-52 Mc 11,11-25 Mc 11,27-33

Vivere il mistero : Quaranta giorni dopo la Pasqua abbiamo celebrato l’Ascensione di Gesù; oggi, al compimento del cinquantesimo giorno, celebriamo la Pentecoste, che segna il felice compimento – con l’invio dello Spirito Santo – del mistero centrale della nostra fede: la morte e risurrezione di Gesù Cristo. Il numero cinquanta è chiaramente simbolico e allude anche al completamento dell’uomo. Taulero sosteneva che un uomo prima dei quarant’anni non ha una reale esperienza di Dio; tra i quaranta e cinquanta lo Spirito lo trasforma introducendolo alla pienezza della verità. La Pentecoste non è allora solo un evento divino ma anche antropologico, in quanto mediante lo Spirito la nostra umanità raggiunge la sua pienezza. Noi vorremmo evidenziare questo rinnovamento mediante alcune suggestioni che emergono dalle tre letture della liturgia odierna, tre brani che mettono in luce tre diverse sfumature dell’unico mistero. La descrizione che ci fa Luca della Pentecoste ricalca la teofania del Sinai (tornano i medesimi elementi, quali ad esempio il vento impetuoso, il fuoco…). La potenza dello Spirito scende sugli apostoli riuniti nel cenacolo, e li trasforma da uomini timorosi in testimoni. L’evangelista ci offre tre immagini dello Spirito. Anzitutto quella del vento, uno degli elementi naturali più misteriosi. Difatti è allo stesso istante invisibile, inafferrabile e imprevedibile; eppure spezza in noi ciò che è rigido, bloccato e refrattario comunicandoci il calore dell’amore (cf Sequenza), che guarisce da ogni paura, soprattutto quella della sofferenza e della morte. La seconda immagine è quella del fuoco. Il fuoco illumina e riscalda, difende e crea intimità. Inoltre, rende il cibo digeribile, purifica il metallo, mantiene la vita sana e forte. Lo Spirito è un fuoco trasformante: chi si affida a Lui cambia realmente. La terza immagine è quella della lingua, con la quale si annunciano le grandi opere di Dio. Lo Spirito insegna all’umanità una nuova grammatica: dona un linguaggio di comunione, una parola che costruisce ponti. Lo Spirito scende infine su tutti e su ognuno: è un dono che si personalizza, che pone fine alla confusione babelica e inaugura la nuova Gerusalemme. La seconda lettura è un frammento della prima lettera di Paolo ai cristiani di Corinto (12,3b-7.12-13). L’apostolo evidenzia un dato importante: l’azione dello Spirito crea l’unità ma nella diversità dei doni. «La diversità – ci ricorda p. Raniero Cantalamessa – non è un limite o un correttivo dell’unità, ma è il solo modo per realizzarla, trattandosi di unità tra persone e non tra cose». Dallo Spirito discendono poi i carismi (profezia, discernimento, interpretazione delle lingue), dal Signore Gesù i vari ministeri, da Dio le diverse operazioni (miracoli, esorcismi). Il tutto per «il bene comune» (1Cor 12,7). Lo Spirito, all’interno della comunità credente, è anche una forza che libera dal peccato. Paolo parla di battesimo nello Spirito. Questa azione rigenerante fa di tutti un solo corpo: «Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito» (1 Cor 12,73). Attraverso il battesimo, i credenti rinascono a vita nuova. Il segno rivoluzionario di questa novitas è la scomparsa di ogni differenza discriminatoria (schiavi o liberi). Abbiamo detto che lo Spirito Santo opera l’unità mediante i carismi; ma lo Spirito non solo fa l’unità ma è l’unità. La sua presenza però non s’impone con la forza ma si offre discreta alla libertà dell’uomo. Per Giovanni l’effusione dello Spirito Santo avviene alla sera di Pasqua: «Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”» (Gv 20,22–23). La maggior parte dei commentatori fa notare il parallelo uso di «soffiò» (enephùsesen) in Gen 2,7 (LXX) per affermare che il dono dello Spirito segna la nuova creazione. L’uomo rinasce in forza del perdono di Dio; la comunità cristiana, mediante lo Spirito, diviene il luogo ove è possibile liberare l’uomo dal suo peccato. Lo Spirito crea e redime e fa nuove tutte le cose. Questo è l’annuncio della buona novella pasquale che il Risorto affida alla sua Chiesa. Scrivendo ai Romani, Paolo esorta: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare» (Rm 12,2). Il verbo metamorphèisthaitrasformarsi» ) ha una duplice connotazione: riflessiva («trasformatevi») e passiva («lasciatevi trasformare»). Colui che opera questa trasformazione è lo Spirito Santo (cf 2 Cor 3,18), il quale con la sua azione segreta fa sì che l’intera vita del cristiano divenga un culto vivente, santo e gradito a Dio. Nel giorno di Pentecoste la Chiesa ci invita a invocare il Dono per eccellenza, lo Spirito Santo; allo stesso istante ci sollecita pure a prendere coscienza della sua presenza dentro di noi. Solo così passeremo da uno stato in cui la grazia è presente in noi inconsapevolmente al grado di una vera percezione dell’attività dello Spirito. «Lo scopo della vita cristiana – asseriva sant’Ignazio Xanthopoulus – è il ritorno alla grazia perfetta dello Spirito Santo datore di vita, grazia che ci viene conferita all’inizio dell’esistenza nel santo battesimo». (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

La comunità che si raduna stabilmente intorno alla mensa del pane e della Parola, tuttavia, può subire nella prassi il logorio della ripetizione e dell’abitudine e smarrire la profonda gioia spirituale che scaturisce dal celebrare la santa cena, sperimentando un senso di fatica o di sottile noia. La prima tappa dell’itinerario prevede un congruo tempo di meditazione e approfondimento del senso teologico del celebrare, non tanto per l’acquisizione di contenuti teologici a livello di studio (questo ovviamente è dato per acquisito), quanto per riscoprire il senso vero della partecipazione all’Eucaristia. Nel corso dei secoli, infatti, la Chiesa ha sviluppato un’armonia di parole, segni, gesti, che aiutano a entrare in relazione con il Mistero di Cristo. Il singolo o la comunità possono approfondire tale patrimonio meditando i racconti biblici sull’ultima cena e i racconti della Tradizione che narrano le prime celebrazioni della cena eucaristica. Quindi sarà utile per esempio rileggere l’Ordinamento Generale del Messale Romano (= OGMR), che costituisce una via privilegiata per comprendere il mistero della fede per mezzo di riti, preghiere e segni sensibili. Il testo, infatti, nella prima parte offre una sintesi teologica sul sacramento dell’Eucaristia, quindi presenta un compendio di suggerimenti e proposte che, sulla base dei fondamenti teologici, aiutino la comunità a cogliere tutte le potenzialità del dialogo orante con Dio che si compie nella Messa. (2-continua)

Programma dal 16 al 24 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 1,1-11 / Salmo 46 / Efesini 1,17-23

Ascende il Signore tra canti di gioia.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.30 Intenzione del seminario
Domenica 17 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Dovadola Monica e per Dovadola Maria Teresa (vivente)

Lunedì 18 8.00

18.30

Per Gabriele (vivente)

Per Giulio e famiglia (oratorio)

Martedì 19 8.00 Pro populo
Mercoledì 20 18.30 + Gian Battista Sangiorgi
Giovedì 21 18.30 + cg. Giacometti e Mussino e per Franca e Francesco
Venerdì 22
Sabato 23 18.30 Secondo tutte le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Domenica 24 10.30

18.30

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Guadagnini Silvana

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 17

Ascensione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Giacomo) : S. Messa di Prima Comunione

Ore 16.00 (S. Giacomo) : S. Messa con il Sacramento della Cresima per ministero di mons. Giovanni Mosciatti.

Lunedì 18 Ore 20.00 (S. Paolo) : S. Rosario camminato con partenza e arrivo nel sagrato della chiesa.
Mercoledì 20 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 21 Ore 20.30 (piazza Matteotti) : “Camminata per la PACE” con partenza dalla piazza Matteotti davanti al Comune.
Venerdì 22

S. Rita da Cascia

(S. Messa ad orario feriale)

(Dalle ore 9.00 alle 12.00 e dopo l’Adorazione Eucaristica alle ore 18.30 ca.) benedizione delle rose nella memoria di S. Rita

Ore 16.00 (oratorio) : Confessioni dei fanciulli in preparazione alla Prima Comunione.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Ore 20.30 (S. Giacomo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Fruges. (vedi sotto)

Sabato 23 Ore 15.00 (S. Paolo) : Ritiro per i fanciulli che si preparano a celebrare il Sacramento della Prima Comunione.
Domenica 24

Pentecoste

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.15 (oratorio) : Corteo dei comunicandi fino a S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione.

La processione nel quartiere Fruges

Via Mameli, via IV novembre, via E. Ricci, via Argine S. Paolo, via XI maggio, via S.Giacomo, v. le Martiri della Libertà, via Baffé e Foletti, p.le Falcone, (sosta), poi via Baffè e Foletti, v.le Martiri della Libertà, via Tiglio, via S. Giacomo, via Mameli.

1 – Tutti i giorni(No venerdì) in S. Paolo ore 17.55 : S. Rosario del mese di Maggio.

2 – Martedì, mercoledì e giovedì alle ore 20.00 presso le suore di S. Giuseppe

(Scuola materna) in via Bassi, preghiera del S. Rosario.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 16,29-33 Gv 17,1-11a Gv 17,11b-19 Gv 17,20-26 Gv 21,15-19 Gv 21,20-25

Vivere il mistero : Il famoso scrittore francese F. Mauriac immaginava la vita dell’uomo come il percorso di un fiume: limpido e sereno alla sorgente, facile e tumultuoso nel primo tratto di discesa dai monti, faticoso e tortuoso nei meandri della pianura, improvviso e decisivo nell’estuario dello sbocco nel mare. È a questa foce ultima che oggi la liturgia dell’Ascensione ci invita a guardare; è verso questo destino eterno che attira i nostri cuori. Se possiamo farlo è perché Gesù Cristo «via nuova e vivente» (Eb 10,20) ne ha dischiuso per noi l’accesso, come bene sottolinea il Prefazio odierno: «(Il Signore Gesù) non ci ha abbandonati nella povertà della nostra condizione umana ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria». Luca (prima lettura) afferma che Gesù si «mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni», e che dopo aver parlato loro del Regno di Dio «fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi» (At 1,3.9). Gesù, prima della sua glorificazione (Ef 1,20, seconda lettura), si mostra ai discepoli per quaranta giorni; essi lo vedono vivo, cioè in una pienezza fisica. La risurrezione restituisce, seppur trasfigurate, le nostre forme concrete, e i sensi ne sono i primi testimoni. Il numero quaranta è naturalmente simbolico e rappresenta l’intera vita di un uomo. Che al termine di quaranta giorni Gesù ascenda a Dio significa che l’esistenza umana non ha come esito finale il nulla della morte ma la vita nella sua bellezza compiuta. E qui abbiamo un grande paradosso della fede che possiamo così sintetizzare: accedo alla pienezza della vita passando attraverso il limite della morte; ascendo a Dio nella gloria non senza essere prima disceso nell’umiliazione della tomba. È la dinamica pasquale, operante in noi in forza del battesimo. Morti e risorti con Cristo siamo poi introdotti nell’abisso dell’amore di Dio, così descritto da Giovanni Paolo II in una sua lirica: «Il mio spazio è dentro di Te. Il Tuo spazio è dentro di me». Dio e l’uomo si ospitano reciprocamente. Questa è la meta dell’Ascensione: il seno della Trinità, dove Gesù crocifisso e risorto è entrato per primo innalzando accanto al Padre la nostra stessa umanità (cf Colletta). La celebrazione odierna è una sintesi meravigliosa di speranza (sguardo verso l’alto) e di realismo (sguardo verso il basso). Tenendo uniti questi due estremi si evita lo scoglio di un alienante spiritualismo come pure di un vuoto immanentismo. Prima di salire al Padre, Gesù risorto convoca i suoi discepoli in Galilea, su di un monte da lui indicato. Il luogo, naturalmente, va oltre l’aspetto topografico e riveste una portata simbolica. ln Galilea era risuonata per la prima volta la buona novella del Regno (Mt 4,17); sul monte Gesù aveva promulgato le beatitudini (Mt 5,1-12). Ora egli consegna ai suoi discepoli tre grandi mandati: l’evangelizzazione delle genti (la fede annunciata), l’amministrazione del battesimo (la fede celebrata), l’insegnamento evangelico (per una fede vissuta). Gesù premette però quello che potremmo definire il fondamento dell’attività futura dei discepoli (e della Chiesa): la sua autorità (exousia) ricevuta dal Padre. «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra» (Mt 28,18). Già durante la sua vita terrena Gesù ne aveva dato prova nell’insegnamento (Mt 7,29) e nel perdono dei peccati (Mt 9,6). La comunità credente era poi consapevole di aver ricevuto a sua volta il medesimo potere di perdonare (Mt 9,8) e di liberare dal potere del male (Mt 10,1). Ora però questo potere è conferito a Gesù in pienezza. Bisogna sottolineare però che non si tratta di «un Potere dominativo da esercitare sugli uomini, ma della capacità operativa di proclamare le esigenze della volontà di Dio, di liberare i peccatori dalla schiavitù del loro passato di colpa, di spezzare i ceppi degli incatenati dalle forze diaboliche della morte e della distruzione… ln una parola si potrebbe definirlo il potere di realizzare il Regno di Dio nel mondo» (G. Barbaglio). Gesù sale al Padre e allo stesso istante rimane con i suoi: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Egli è con noi mediante la Chiesa, suo Corpo (Ef 7,22-23). Attraverso la Chiesa, con la sua storia, con la sua testimonianza, e con la sua vita, Gesù Cristo ancora oggi parla, risana, guarisce e perdona la nostra umanità. Egli è con noi anche mediante I poveri, con i quali ha voluto identificarsi (cf Mt 25,31-46), e in ogni prova che attraversa la fatica del nostro vivere e morire. «Cristo – diceva sant’Agostino – è ormai esaltato al di sopra dei cieli, ma soffre qui in terra tutte le nostre tribolazioni che noi sopportiamo come sue membra. Pur trovandosi lassù, resta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo con lui». Molti secoli dopo, la medesima fede è espressa da Dietrich Bonhoeffer, che in carcere, in attesa della sentenza di morte da parte del potere hitleriano, scriveva in una sua poesia: «Da forze amiche a meraviglia avvolti, / attendiamo con calma l’avvenire. Dio è con noi di sera e di mattino, / sarà con noi in ogni giorno nuovo». Egli è con noi mediante una presenza invisibile; noi forse la vorremmo più evidente, questa presenza, più tangibile a partire dai nostri criteri e misure. Ma la presenza del Signore che cammina accanto a noi è discreta, non si impone, abita il chiaroscuro. Egli è con noi, non c’è dubbio, ma noi – e qui vogliamo lasciarci interpellare – siamo con luì? (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

Il primo passo per una buona regia celebrativa è la preparazione orante dell’incontro con Dio che si compie nella celebrazione. La liturgia è azione della Chiesa, che ha sempre dettato «le norme per preparare gli animi, disporre i luoghi, fissare i riti e scegliere i testi per la celebrazione dell’Eucaristia», desiderando mettere in pratica il comando del Signore, che ordinò ai suoi di predisporre una sala grande e addobbata (cf. Lc 22,12). Curare la regia celebrativa richiede – nella fase di preparazione – un’approfondita conoscenza del senso teologico che è sotteso ai riti della liturgia e che li ha determinati (prima tappa). Si deve assumere un atteggiamento di preghiera (e non di organizzazione ed esecuzione pratica), meditando e contemplando i testi della celebrazione (seconda tappa), aprendosi all’ascolto e alla comunione con il Signore. Alla luce dei principi di teologia liturgica e delle indicazioni normative e pastorali racchiuse nei Praenotanda, si dovrà poi dedicare tempo e cura alla preparazione di alcuni aspetti pratici della celebrazione (terza tappa). Questo passaggio dell’itinerario culminerà nell’ultima tappa, che consiste nel tempo di preparazione prossima alla celebrazione liturgica. La celebrazione liturgica dell’Eucaristia è un’occasione privilegiata che Dio offre al suo popolo per incontrarlo. (1-continua)

Programma dal 9 al 17 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 8,5-8.14-17 / Salmo 65 / 1Pietro 3,15-18

Acclamate Dio, voi tutti della terra.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 09 18.30 + Mazzotti Angelo (anniv.), Sangiorgi Maria Luisa e deff. famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 10 10.30

18.30

+ Lorenzo e Antonietta Ravaglia e Torquato e Luciana Sisti

(R)

Lunedì 11 8.00 Pro populo
Martedì 12 8.00 Intenzione del seminario
Mercoledì 13 18.30 Ilaria e famiglia (viventi)
Giovedì 14 18.30 Intenzione del seminario
Venerdì 15 8.00 Intenzione del seminario
Sabato 16
Domenica 17 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Dovadola Monica e per Dovadola Maria Teresa (vivente)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 10

VI di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.45 (Croce Coperta) : Processione di ingresso della B.V. del Piratello fino a S. Cassiano.

Lunedì 11 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.00 (S. Paolo) : S. Rosario camminato con partenza e arrivo nel sagrato della chiesa.

Ore 20.45 (canonica) : Consiglio pastorale parrocchiale.

Mercoledì 13 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo

Giovedì 14

S. Mattia Ap.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.

Venerdì 15 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Meletolo. (vedi sotto)

Sabato 16 Ore 15.30 (S. Paolo) : Sacramento della Prima Confessione.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Domenica 17

Ascensione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Giacomo) : S. Messa di Prima Comunione

Ore 16.00 (S. Giacomo) : S. Messa con il Sacramento della Cresima per ministero di mons. Giovanni Mosciatti.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

1 – Martedì, mercoledì e giovedì alle ore 20.00 presso le suore di S. Giuseppe

(Scuola materna) in via Bassi, preghiera del S. Rosario.

2 – Venerdì dalle ore 15.00 alle 18.00 presso l’oratorio tempo di preparazione alla

PRIMA CONFESSIONE

La processione nel quartiere Meletolo

Partenza dalla chiesa di S. Paolo, via dei Lombardi, via Bassi, via Saffi, v.le Quadri, v.le Baravelli, v.le della Resistenza, via Vicini, p.za Pascoli (dove si farà una breve sosta); poi v.le Baravelli, via Carducci, v.le Dante Alighieri, v.le della Resistenza, via Pisacane, via Torchi, via Bassi, (breve sosta all’Oratorio), via Saffi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 15,26-16,4 Gv 16,5-11 Gv 16,12-15 Gv 15,9-17 Gv 16,20-23a Gv 16,23b-28

Vivere il mistero : Anche in questa 6a domenica di Pasqua ci viene presentato il volto della Chiesa pasquale, una Chiesa aperta all’annuncio e pronta a rendere ragione della sua speranza. La sua anima segreta è lo Spirito Santo, effuso abbondantemente nel giorno di Pentecoste; è Lui che infonde forza (virtus) per testimoniare Gesù Cristo, è Lui che attua la coesione tra i cristiani rendendoli capaci di accogliere il comandamento dell’amore (vangelo). Ma chi è lo Spirito Santo? Stando alle parole del Vangelo è una presenza mediata; non a caso, Gesù afferma: «lo pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito» (Gv 14,16). Questa promessa si compie sulla croce, quando Gesù, chinato il suo capo, «consegna lo spirito» (cf Gv 19,30). Mediato da Gesù, lo Spirito è dono del Padre («Egli vi darà»). Da Gesù, lo Spirito viene poi definito in due modi: Paràclito e Spirito di verità. Paràclito deriva dal verbo greco parakaleo, che significa «stare accanto». Lo Spirito rimane accanto al credente, lo accompagna e lo fortifica nella testimonianza. Questa presenza, specifichiamo, è triplice: con, presso e in (Gv 14,16-17). Le prime due modalità si equivalgono ed indicano una presenza solidale e dinamica. La terza è una presenza interiore e allo stesso istante operante. La seconda definizione, Spirito di verità, in forza del termine aletheiasverità») ha una duplice sfumatura. Aletheias significa sia «verità» che «fedeltà». La verità è in connessione con la fedeltà, con l’amore di cui la fedeltà è la durata nel tempo. Lo Spirito Santo è perciò la verità di Dio, colui che lo manifesta al mondo in quanto amore fedele. Ma il mondo, afferma Gesù, non può riceverlo. Cosa significa?  Dove c’è rifiuto ostinato di Cristo inevitabilmente è rifiutato lo Spirito, che dimora in lui (Gv 1,33). ln questo senso il mondo non può né vederlo né conoscerlo. Ciò che lega indissolubilmente Gesù e i suoi discepoli è l’amore. L’amore per il Maestro (Gv 14,15), anche nel tempo della sua dipartita, è la condizione per vivere i suoi comandamenti, così come la loro messa in pratica sarà la verifica dell’amore per lui (Gv 14,21). Vi è dunque uno stretto rapporto tra amore e osservanza dei comandamenti. Ma l’amore può essere «costretto» in un comandamento? Non è un controsenso? Si può forse «comandare» l’amore? Chi ama desidera identificarsi con la persona amata (pur mantenendo la propria originalità). Proprio per questo processo d’identificazione, i comandamenti perdono il carattere di imposizioni e divengono esigenze d’amore. Vivere queste esigenze significa non solo identificarsi con Gesù ma vivere in comunione profonda con lui. Quindi, i discepoli non sono invitati a osservare semplicemente delle norme esterne ma ad «espandere la loro sintonia interiore con Gesù» (J. Mateos – J. Barreto). L’amore di cui parla Gesù ha due caratteristiche: la reciprocità e la conoscenza. «Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò» (Gv 14,21). Scriveva Simone Weil: «Noi non abbiamo dentro di noi e intorno a noi che rapporti. Nella semitenebra in cui siamo immersi, tutto è per noi rapporto. Cosi come nella luce della realtà, tutto è in sé mediazione divina». È nella relazione perciò che vive l’amore, che si declina nel dono verso l’altro e nell’accoglienza del dono dell’altro. Questo mutuo amore genera il noi della comunione. È evidente che la reciprocità porta alla conoscenza: «E mi manifesterò a lui» (Gv 14,21). Gesù non lascia soli i suoi discepoli, ma promette di ritornare: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi» (Gv 14,18). Il noto esegeta R. Brown osserva che il Cristo assicura, con questa promessa, una presenza permanente nella sua Chiesa: «Se originariamente questi versetti si riferivano al ritorno di Gesù in una serie di apparizioni dopo la risurrezione, essi furono ben presto reinterpretati nei circoli giovannei come riferiti a una più duratura e non corporea presenza di Gesù dopo la risurrezione». La pienezza della venuta di Cristo avverrà però nella Parusia. Nell’attesa, la Chiesa grida: «Vieni, Signore Gesù» (Ap 22,2O). Questa invocazione riprende con molta probabilità il termine aramaico maranatha (cf 1Cor 16,22 e Didaché 10,6). Maranatha ha un duplice valore: di supplica («Signore, vieni») e di certezza («Il Signore viene»). Tale incontro definitivo ha un anticipo nell’Eucaristia, sempre celebrata donec veniat: «fino a che il Signore verrà» e anche «affinché il Signore venga». Questa attesa, fondata sull’amore e animata dallo Spirito, spinge la comunità cristiana a riunirsi nel giorno del Signore per celebrare i divini misteri. E non potrebbe non farlo. È noto quanto leggiamo nelle Passioni dei martiri di Abitene riguardo a Emerito, proprietario della casa dove si era svolta l’Eucaristia. Il magistrato gli chiese se sapesse la pena di morte in cui era incorso per questo fatto. Emerito rispose: «Sine Dominico non possumus!», cioè «Senza la cena del Signore non possiamo vivere!». (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Pertanto, contro una distorta e non poche volte fuorviante prassi che indulge a improvvisare la celebrazione eucaristica, l’approccio al Messale, come del resto a ogni libro liturgico, costituisce un passo obbligato per l’acquisizione dell’ars celebrandi e per il raggiungimento dell’actuosa participatio, rese possibili da una assidua comprensione della dinamica celebrativa e da una sapiente valorizzazione del patrimonio eucologico in esso contenuti. Urge, dunque, nel contesto del rinnovamento della comunità ecclesiale nel solco della riforma liturgica, mentre ci si appresta a scoprire le nuove potenzialità celebrative presenti nella rinnovata edizione italiana del Messale, una permanente e graduale appropriazione personale e comunitaria di ciò che si dice e di ciò che si fa nella celebrazione eucaristica, attraverso una conoscenza «intelligente» del Messale, ovvero mediante una interiorizzazione in profondità del suo contenuto non in funzione di un impegno puramente intellettuale, ideologico, ritualistico, rubricistico, ma al fine di rendere la celebrazione liturgica pienamente consapevole, pastoralmente efficace e spiritualmente fruttuosa. (9-fine)

Programma dal 2 al 10 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 6,1-7 / Salmo 32 / 1Pietro 2,4-9

Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,1-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 02

18.30

Pro populo

Domenica 03

10.30

18.30

Secondo le intenzioni di Pasotti Rosa (vivente)

Pro Populo

Lunedì 04

8.00

18.30

+ Baldini Anna

+ Ruffini Armanda (celebrata all’Oratorio)

Martedì 05

8.00

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

Mercoledì 06

18.30

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Giovedì 07

18.30

+ Nicolò Anna (1° anniv.)

Venerdì 08

8.00

+ Benini Rosa e Giuseppe

Sabato 09

18.30

+ Mazzotti Angelo (anniv.), Sangiorgi Maria Luisa e deff. famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

Domenica 10

10.30

+ Lorenzo e Antonietta Ravaglia e Torquato e Luciana Sisti

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03

V di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Lunedì 04

Ore 20.30 (S. Paolo) : Partenza dal Sagrato recitando il “Rosario camminato…” per le vie della città.

Mercoledì 06

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo

Giovedì 07

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.

Venerdì 08

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere S. Paolo. (vedi sotto)

Sabato 09

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Domenica 10

VI di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.45 (Croce Coperta) : Processione di ingresso della B.V. del Piratello fino a S. Cassiano.

La processione nel quartiere S. Paolo

Via XIII aprile, piazza Mazzini, via Garibaldi, via Piave, via Bagnarolo fino al n° 1 (sosta con benedizione), via Bagnarolo, via Piave, via Bonvicini, via Monte Grappa, piazza Costa, via Roli

Alla scuola di Gesù

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Gv 14,21-26

Gv 14,27-31a

Gv 15,1-8

Gv 15,9-11

Gv 15,12-17

Gv 15,18-21

Vivere il mistero: Se le prime due letture ci fanno riflettere sul mistero della Chiesa nel suo fondamento cristologico e nella sua struttura organizzativa, il brano evangelico (Gv 14,1-12) dischiude l’orizzonte ultimo della comunità credente: Dio, al quale Gesù si fa «via, verità e vita» . Siamo allora invitati ad interrogarci donde viene la Chiesa, qual è il suo fondamento (la memoria dell’origine); cos’è la Chiesa, nella sua natura interiore e nella sua struttura visibile (la coscienza del «frattempo»); dove va la Chiesa, quale meta l’attende (la profezia della patria). Se Gv 14,1-12, come abbiamo appena rilevato, focalizza la nostra attenzione sulla meta che ci attende (il Padre), e sulla via da percorrere (Gesù), ci ricorda pure la necessità della fede. Non a caso, Gesù esordisce e conclude il nostro brano invitando a credere in lui. I discepoli sono turbati: stando alle parole del Maestro, hanno capito che la sua missione è votata all’insuccesso. Ciò che attende Gesù è infatti la passione e la morte. Ma è proprio qui che devono aver fede. Gesù risponde al loro turbamento attraverso due verbi: «andare» e «ritornare». Sono due verbi che, letti simbolicamente, esprimono la sua passione («Quando sarò andato») e la sua glorificazione («Verrò di nuovo»). Per Gesù la passione e la morte non sono un fallimento ma un andare a Dio; un andare a cui segue un ritorno. Egli non vede la sua esperienza come spezzata in due: prima un grande profeta operatore di prodigi (pensiamo alla rianimazione di Lazzaro) e poi, a causa della morte in croce, un fallito. Passione, morte e risurrezione sono parte di un unico disegno divino. Gesù afferma inoltre che del luogo ove egli è diretto i discepoli ne «conoscono la via» (cf Gv 14,4). Se il Padre, come abbiamo più volte ricordato, è il «luogo», ove Gesù ritorna, la «via» è quella dell’amore; non però un amore qualsiasi, ma quello di Cristo, che ha la forma e la misura di Cristo (Gv 13,34). La forma di questo amore è l’oblatività, che assume la forma servi fino alla forma crucis; la misura è la totalità, il dono libero e gratuito di sé fino alla morte. Ma i discepoli non capiscono. Tommaso, che bene interpreta il disagio del gruppo, afferma di non sapere dove Gesù è diretto e quale sia la via. Cosa significa? Tommaso non crede ancora che l’amore è più forte della morte; l’andare di Gesù al Padre attraverso la passione non è la fine, semmai il fine della sua vita, il compimento d’amore che suggella la sua esistenza. Gesù fa allora una chiara e inequivocabile rivelazione: «lo sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). Gesù è la via, colui che conduce a Dio; è la verità, in quanto in lui splende la verità di Dio e dell’uomo; è la vita, perché possiede in se stesso la vita divina. Questa vita egli la dona. Chi l’accoglie entra nella sua pienezza (Gv 3,16). Sintetizza Silvano Fausti: «La via non è una strada, ma una persona da seguire; la verità non è un concetto, ma un uomo da frequentare; la vita non è un dato biologico, ma un amore da amare».-Dopo Tommaso, interviene Filippo, il quale chiede a Gesù di vedere il Padre (Gv 14,8). Questa domanda è l’eco di quella di Mosè, che chiese a Dio dì vedere la sua gloria (Es 33,18). Se Filippo è audace nella richiesta, Gesù è sconvolgente nella risposta «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). Gesù è il volto di Dio rivolto verso gli uomini, la sua visibilizzazione storica. Paolo parlerebbe di icona (eikòn), per indicare la realtà stessa (Col 1,15). Ma per cogliere la presenza di Dio in Gesù bisogna entrare in comunione con lui, con i suoi pensieri, comportamenti, scelte e priorità. Per questo è necessario attraversare il portale della fede. Ma non è tutto. Scriveva N. Berdjaev che nel Cristo, Dio è divenuto volto e l’uomo conosce a sua volta il proprio volto. Dio lo si incontra perciò anche nel nostro prossimo (il sacramento del fratello). Al riguardo, mi piace qui ricordare quanto disse il papa Paolo VI a chiusura del Concilio Vaticano II: «Se ci ricordiamo che nel volto di ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle lacrime e dalle sofferenze, noi possiamo e dobbiamo riconoscere il volto di Cristo, il Figlio dell’uomo, e se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo riconoscere il volto del Padre celeste: “Chi vede me – dice Gesù – vede anche il Padre” (cf Gv 14,9), il nostro umanesimo diventa cristianesimo, e il nostro cristianesimo si fa teocentrico, tanto che possiamo altresì affermare: per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo» (omelia, IX sessione del Concilio, 7 dicembre 1965). (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Del resto, insegna il Concilio che «non è possibile che si formi una comunità cristiana se non assumendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra eucaristia, dalla quale deve quindi prendere le mosse qualsiasi educazione tendente a formare lo spirito di comunità (Presbyterorum ordinis, 6). Il Messale, dunque, come tutti i libri liturgici, oltre all’aspetto puramente funzionale, possiede pure una dimensione pedagogica che aiuta a conoscere e comprendere il valore di ciò che si celebra e a vivere quanto celebrato. Il Messale è, sì, il liber mensae altaris, ma anche il liber mensae scriptorii, uno strumento cioè che educa ogni cristiano, e in modo particolare coloro che sono chiamati a svolgere il ruolo di presidenti nelle celebrazioni liturgiche e quindi di mediatori tra l’altare e la navata, tra il libro e l’assemblea, a una piena e profonda «intelligenza» della liturgia perché risulti significativa ed efficace per il vissuto dei credenti. Nella sua duplice configurazione di liber celebrationis e di liber investigationis, il Messale costituisce il focus di accesso al contenuto di fede celebrato nella liturgia e alle notevoli potenzialità di ordine rituale e testuale in esso racchiuse, al fine di giungere a una fedele sintesi tra ortodossia e ortoprassi e a incrementare lo sviluppo dei dinamismi di crescita e maturità spirituali dell’esistenza cristiana. (8-continua)

Programma dal 25 aprile al 3 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 2,14a.36-41 / Salmo 22 / 1Pietro 2,20b-25

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse:

«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 25 18.30 Pro populo
Domenica 26 10.30 + Zoda Caterina (2° anniv.)
Lunedì 27 8.00 + Pia e Francesco
Martedì 28
Mercoledì 29 18.30 + Cardone Carmela
Giovedì 30
Venerdì 01
Sabato 02
Domenica 03

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : AAprile – Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 26IV di Pasqua Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 16.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte).
Mercoledì 29S. Caterina da Siena S. Messa ad orario ferialeOre 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo

Ore 20.45 (circolo massese) : Proiezione dedicata alla mostra “La Rosa Bianca”

Giovedì 30 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 01S. Giuseppe lav. Pellegrinaggio parrocchiale mariano a Monte S. Savino
Sabato 02 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Domenica 03V di Pasqua Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Il pellegrinaggio parrocchiale del 1° maggio è stato organizzato, ma le adesioni sono molto poche.

Meta del viaggio è il Santuario di S. Maria delle Vertighe e Monte San Savino in provincia di Arezzo.

Ovviamente sono particolarmente invitati i componenti dell’intera Unità pastorale S. Paolo e S. Giacomo che lo desiderino.

Se però non si riesce a raggiungere un numero di partecipanti significativo, il pellegrinaggio non potrà avere luogo

Volantino con tutte le informazioni a parte.

Il pellegrinaggio al Santuario di sabato 2 maggio non avrà luogo in quanto l’immagine della Madonna della Consolazione è in S. Paolo per tutto il mese di maggio.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 10,11-18 Gv 10,22-30 Mt 11,25-30 Gv 13,16-20 Mt 13,54-58 Gv 14,7-14

Vivere il mistero: In questa quarta domenica di Pasqua, il Risorto ci viene incontro con il volto del buon pastore. Questa immagine, cara a tutta la rivelazione biblica, esprime la dedizione di Dio verso di noi. Se Dio è il nostro pastore noi siamo suo gregge. […] Il brano evangelico odierno presenta nella prima parte (Gv 10,1-5) il contrasto tra l’icona di Gesù buon pastore e tre tipologie negative di pastori: il ladro, il brigante e l’estraneo. Chi sono? Sono coloro che abusano del loro potere ai danni del gregge loro affidato. Vengono perciò definiti ladri, perché rubano con l’astuzia e la frode; poi briganti, perché rubando usano violenza; infine estranei, perché non instaurano un rapporto vitale con le pecore. E su quest’ultimo aspetto insiste invece Gesù, affermando che tra lui e le pecore c’è comunione di vita. Nella seconda parte (Gv 10,6-10) troviamo invece un’altra immagine, quella della porta. Gesù dirà di se: «Io sono la porta delle pecore» (Gv 10,7). Mentre Gesù fa queste solenni rivelazioni forse sta guardando verso la Porta delle pecore, che permetteva l’accesso dei fedeli al tempio. Dichiarandosi la «Porta delle pecore» afferma di essere lui stesso il nuovo tempio (Gv 2,13-22), la mediazione indispensabile per incontrare Dio. Da questo scaturiscono tre conseguenze. «Se uno entra attraverso di me, sarà salvato». Chi sceglie Cristo trova la vita perché viene liberato dall’oppressione della morte (prima conseguenza). Inoltre, «entrerà e uscirà». I due verbi «entrare» e «uscire» rappresentano i due poli estremi della vita, che è un uscire dal seno materno per entrare nel mondo, un uscire dal mondo per entrare nel Regno di Dio. Questi due poli rappresentano perciò la totalità della vita. Il credente che ha accolto Cristo lo segue per tutta la durata della sua esistenza (seconda conseguenza). ln lui, poi, sa di trovare pascolo: «E troverà pascolo» (Gv 10,9). Trovare pascolo equivale a non soffrire più la fame, né la sete (Gv 6,35). Gesù Cristo sazia infatti ogni attesa dell’uomo (terza conseguenza). La porta rappresenta il passaggio da una sfera all’altra, da quella terrena a quella celeste, da quella privata a quella pubblica. Identificandosi con la porta, Gesù non solo si presenta come l’unica mediazione a Dio, come abbiamo detto, ma anche come il vero accesso attraverso il quale l’uomo può venire a contatto con se stesso. È noto l’episodio del poeta Francesco Petrarca, il quale, nell’aprile del 1336, mentre saliva il Monte Ventoso, in Provenza, giunto sulla cima e ammirato il paesaggio, aprì le Confessioni di sant’Agostino, che portava sempre con sé. Lo sguardo gli cadde sulle parole: «E gli uomini se ne vanno ad ammirare gli alti monti e i grandi flutti del mare e i larghi letti dei fiumi e l’immensità dell’oceano e il corso delle stelle; e trascurano se stessi» (X,8,15). Stupito, narrano le fonti, volse gli occhi della mente e discese tacito il piano. Lo stupore del poeta aretino nasce dal fatto che l’uomo vorrebbe conoscere nientemeno che il segreto dell’universo mentre ignora le profondità della propria anima. Chi invece svela pienamente l’uomo all’uomo è Gesù Cristo, come bene recita il n 22 della Gaudium et Spes. Di Gesù Cristo, Pietro si fa testimone e annunciatore (prima lettura); è così coinvolgente nella sua predicazione che quanti lo ascoltano, colpiti nell’intimo, chiedono a lui e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?» (At 2,37). È interessante notare che il Battista aveva risposto a questa stessa domanda in forma differenziata, misurata sugli interpellanti (cf Lc 3,10-14). Alla gente comune aveva parlato di condivisione, ai pubblicani di giustizia fiscale, ai soldati di rispetto e onestà. Per Pietro invece, la conversione, più che un impegno morale, è un’immersione (battesimo): «Ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo» (At 2,38). Immergersi nel nome significa entrare nel medesimo sentire e agire di Cristo. Pietro allora non fa altro che indicare la strada tracciata da Gesù nella sua consegna finale prima di salire al Padre (Mt 28,19). Chi attraversa la porta, che è Cristo, si immerge nella sua morte e risurrezione (battesimo) e diventa nuova creatura: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura» (2 Cor 5,77 (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

La pubblicazione della nuova edizione italiana del Messale romano rappresenta un momento importante per la vita della Chiesa in Italia in quanto, se da una parte stimola a una maggiore consapevolezza del valore cardine della celebrazione eucaristica, dall’altra costituisce l’occasione per il rilancio della pastorale liturgica che non si esaurisce solo nel momento celebrativo, ma nel contesto di una visione più ampia, ovvero nell’orizzonte di una «pastorale integrata», raccorda la celebrazione liturgica con l’evangelizzazione e con l’intera vita cristiana. I vescovi italiani, nella nota pastorale «Il Rinnovamento liturgico in Italia», del 1983, rilevano che al momento dell’adozione dei nuovi libri liturgici, e quindi anche del Messale, non è sempre corrisposto un proporzionato rinnovamento interiore nel vivere il mistero celebrato e una permanente formazione liturgica e pastorale. A distanza di quasi un ventennio, negli Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000 «Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia», i Presuli italiani hanno osservato che «nonostante i tantissimi benefici apportati dalla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, spesso uno dei problemi più difficili oggi è proprio la trasmissione del veri sensi della liturgia cristiana… Pare, talvolta, che l’evento sacramentale non venga colto» (n. 49). È nei libri liturgici che va trovato il senso genuino della liturgia cristiana e ad essi bisogna ricorrere per educare all’azione liturgica perché sia vissuta come paradigma formativo del credente. I libri liturgici, in quanto strumenti destinati a mediare una realtà divina e umana, la celebrazione, per essere valorizzali con competenza e rispetto, richiedono di essere studiati e conosciuti e tra di essi, il Messale, liber princeps del ministero sacerdotale, acquista una importanza precipua perché non solo contiene tutto ciò che riguarda la retta celebrazione eucaristica, ma evidenzia pure il suo valore per la vita della Chiesa. La celebrazione eucaristica è momento culminante dell’iniziazione cristiana, ma è pure fonte della vita e della missione della Chiesa (cf . Sacrosanctum Concilium, 10; Presblrterorum ordinis, 5). (7-continua)

Medjugorje, 25 Aprile 2026

“Cari figli,

Prego per voi e vi esorto ad una vita nuova,

vita nella gioia e nella preghiera.

Figlioli, lo Spirito Santo vi colmi di gioia

affinché siate come una fonte

d’acqua pura e potabile,

affinché, figlioli, siate in Dio e con Dio

missionari di carità e di pace.

La vostra vita, qui sulla Terra, è breve

e per questo sono con voi

per guidarvi verso il Cielo.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica)

Programma dal 18 al 26 aprile 2026

Letture: Atti degli Apostoli 2,14a.22-33 / Salmo 15 / 1Pietro 1,17-21

Mostraci, Signore, il sentiero della vita

 

Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 18 18.30 Per una persona vivente in coma
Domenica 19 10.30

18.30

25° di Matrimonio di: Nigro Cristian

Marconi Francesca

Per una persona vivente in coma e per Cristian e Alfonso

Lunedì 20 8.00

18.30

+ Brusa Sara (anniv.)

Per una persona vivente in coma (all’Oratorio)

Martedì 21 8.00 + cg. Giacometti e Mussino, Franca e Francesco
Mercoledì 22 18.30 Intenzione del seminario
Giovedì 23 18.30 Intenzione del seminario
Venerdì 24 8.00 Intenzione del seminario
Sabato 25 9.15

18.30

Per i caduti di tutte le guerre

Pro populo

Domenica 26 10.30 + Zoda Caterina (2° anniv.)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Aprile 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

III di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Mercoledì 22 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 23 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 24 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica, S. Rosario e Vespro
Sabato 25

S. Marco ev.

Ore 9.15 (S. Paolo) : S. Messa per i caduti di tutte le guerre con la partecipazione delle autorità nell’anniversario della liberazione
Domenica 26

IV di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 16.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte).

Il Pellegrinaggio al Santuario del 1° sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

Il pellegrinaggio parrocchiale del 1° maggio è stato già organizzato.

Meta del viaggio è il Santuario di S. Maria delle Vertighe in provincia di Arezzo.

Ovviamente sono particolarmente invitati i componenti dell’intera Unità pastorale S. Paolo e S. Giacomo che lo desiderino.

Partenza da Massa alle 7.00 e rientro per le 20.00. S. Messa al Santuario, pranzo al sacco, visita al Santuario e a Monte S. Savino. Quota di partecipazione E. 30 a persona. Prenotazione con caparra entro domenica 26 aprile.

Volantino con tutte le informazioni a parte.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 6,22-29 Gv 6,30-35 Gv 6,35-40 Gv 6,44-51 Gv 6,52-59 Mc 16,15-20

Vivere il mistero: Siamo giunti alla 3″ domenica di Pasqua e la liturgia della Parola ci fa ancora rimanere in un clima di stupore per i rinnovati incontri con il Risorto.[…] È un fatto però che mentre la Chiesa ci fa vivere questo tempo di gioia – laetissimum spatium – attorno a noi e forse anche tra di noi accadono fatti sconcertanti e dolorosi, che rendono difficile riconoscere il trionfo della vita dentro la trama oscura e confusa della cronaca di ogni giorno. Forse anche a noi, come ai due discepoli di Emmaus, può accadere allora di lasciarci prendere dalla delusione e dallo scoraggiamento.  Ma è proprio lì che il Signore si fa presente: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra di voi lungo il cammino?» (Lc 24,17). La domanda è maieutica, e vuole indurre due cose: riflettere sulle ragioni dello sconforto e imparare a rileggere la storia a partire dalla fede. L’episodio evangelico odierno descrive il cammino di due discepoli da Gerusalemme a Emmaus; sono due discepoli «col volto triste», nota l’evangelista. Sì, Gesù li aveva conquistati, dimostrandosi un profeta potente in parole e opere. Ma la sua morte, e per giunta in croce, ha frantumato ogni loro sogno di riscatto. Non solo: verso questo sedicente profeta neppure Dio è intervenuto. La delusione è perciò duplice: politicamente la liberazione dal piede romano non è avvenuta; teologicamente Dio non ha riconosciuto Gesù come suo Messia. Tra il profeta potente e il crocifisso non c’è perciò continuità ma rottura. Questi due discepoli, uno dei quali si chiama Clèopa, vivono un triplice condizionamento: anzitutto, sono ripiegati sul loro sapere, che li rende prigionieri del passato (v 18); poi si dimostrano legati alle loro attese personali, secondo una loro concezione messianica (v 21); infine pretendono di predeterminare l’azione di Dio, misurando i suoi tempi d’intervento (v 21). A completare il tutto, lo scandalo della croce. Gesù, mediante le Scritture, rilegge allora la sua storia, facendo loro comprendere che la passione non è stata un «incidente». Nel suo disegno, Dio ha permesso che il suo Figlio passasse attraverso la valle oscura della sofferenza e della morte. Gesù però – e non dobbiamo mai dimenticarlo – non ha solo offerto la sua sofferenza al Padre, ma ciò che diventava in quella sofferenza: un dono d’amore. Ecco la novità che devono comprendere i due discepoli. Difatti, se la croce è svuotata dall’amore, l’unica reazione è la fuga; quando invece è l’amore a parlare dalla croce, allora c’è solo attrazione, e si comprende chi è Gesù. E comprendendo Gesù si conosce chi è Dio. A questa rivelazione si giunge mediante l’ascolto delle Scritture. Al riguardo, è interessante osservare che Gesù rimprovera i due discepoli non perché non si sono fidati di lui, ma perché non hanno creduto alla parola dei profeti. L’indicazione è chiara: per comprendere la «necessità» della sofferenza, che sempre rimarrà in qualche modo oscura, l’unica via è la Parola di Dio; meglio, l’unica via è Gesù stesso, che san Bernardo definiva: «Libro che apre sé stesso». Giunti nei pressi di Emmaus i due discepoli invitano con insistenza il misterioso viandante a fermarsi. A tavola, Gesù compie un gesto che lo tradisce: «Prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro». È l’Eucaristia. Nell’atto di donarsi, egli si rende presente e si fa riconoscere: «Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero» (Lc 24,31). Riconoscere è più che vedere; prima lo vedevano ma non lo riconoscevano, ora lo riconoscono ma non lo vedono più. ln questo gesto abbiamo la manifestazione «dell’identità permanente del Signore: del Gesù terreno, del Risorto e del Signore presente ora nella comunità» (5. Maggioni). Un’ultima osservazione. Per Luca, la risurrezione di Gesù opera una triplice apertura: delle Scritture (Lc 24,32), della mente (Lc 24,45), e degli occhi (Lc 24,31). Quando tutto il nostro essere si dischiude, il nostro cuore comincia ad ardere di amore per lui; questo amore ci rimette nuovamente in strada, non più però per fuggire delusi ma per annunciare nella gioia quanto visto e udito. Il Cristo risorto si fa presente ai suoi discepoli, e oggi alla Chiesa, come in incognito, «sotto altro aspetto» (Mc 16,12). Eppure, vi sono dei «luoghi» ove è possibile incontrarlo nella fede. Prima di tutto, stando al nostro brano evangelico, la sacra Scrittura. Affermavano i Padri: «Il Verbo si è fatto carne nelle Scritture» (Origene). E a chi si scandalizzava di simili affermazioni, Agostino ricordava; «E non dobbiamo meravigliarci se per condiscendenza alla nostra debolezza egli si abbassa fino alla dispersione dei nostri suoni umani, poiché egli si è abbassato fino a prendere l’infermità del nostro corpo». Un secondo «luogo» è l’Eucaristia, dove nei segni del pane e del vino egli continua ad offrire se stesso. È necessario però che l’Eucaristia non sia un’autocelebrazione della comunità ma lasci trasparire nei gesti e nei segni Colui che in essi è «significato, immolato e ricevuto» (cf Orazione sulle offerte della solennità dell’Epifania). Un terzo luogo, è la croce. È il dato certamente più scandaloso della sequela cristiana: lo era ai tempi di Paolo (1 Cor 1,22-24) e lo è anche ai nostri giorni. Ma è pure un dato essenziale. La croce è una via di amore, e non di autoconservazione. È pure una via di ostinazione, perché, anche se rifiutato, deriso e disprezzato, l’amore non viene mai meno. Certo, è pure una via di debolezza (debolezza di solidarietà), che però trionfa. Il Crocifisso infatti è risorto. Se l’umanità ha ritenuto il Crocifisso un impostore, Dio invece l’ha approvato e l’ha fatto risorgere. Dio si è riconosciuto nel Crocifisso e l’ha innalzato alla gloria. L’evento pasquale diviene così il criterio di interpretazione della storia. Grande perciò è l’annuncio della buona novella della Pasqua. (p. Sandro Carotta)

Programma dal 11 al 19 aprile 2026

Letture: Atti degli Apostoli 2,42-47 / Salmo 117 / 1Pietro 1,3-9

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 11 18.30 Secondo le intenzioni del gruppo “Figli di Dio”
Domenica 12 10.30

18.30

Defunti e viventi famiglia Dovadola Ivano nel grado più esteso

+ Gagliardi Bruno e Albertina

Per tutte le intenzioni di Maria Tersa Dovadola

Joia Anna e Joia Maria

Lunedì 13 8.00

18.30

Per gli amici vivi e defunti della famiglia Dovadola-Ruffini

+ Giuseppe Amodeo (celebrata all’oratorio)

Martedì 14 8.00 (Rec)
Mercoledì 15 18.30 (Rec)
Giovedì 16 18.30 + Margotti Teresa
Venerdì 17 8.00 + Liviano
Sabato 18
Domenica 19 10.30 25° di Matrimonio di: Nigro Cristian

Marconi Francesca

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Aprile 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 12

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Mercoledì 15 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 16 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 17 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica, S. Rosario e Vespro
Domenica 19

III di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

S. Giacomo: Per la Benedizione Pasquale contattare don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Il Pellegrinaggio al Santuario del 1° sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

Il pellegrinaggio parrocchiale del 1° maggio è stato già organizzato.

Meta del viaggio è il Santuario di S. Maria delle Vertighe in provincia di Arezzo.

Ovviamente sono invitati i componenti dell’intera Unità pastorale S. Paolo e S. Giacomo che desiderano partecipare fino ad esaurimento posti

Partenza da Massa alle 7.00 e rientro per le 20.00. S. Messa al Santuario, pranzo al sacco, visita al Santuario e a Monte S. Savino. Quota di partecipazione E. 30 a persona. Prenotazione con caparra entro domenica 26 aprile.

Volantino con tutte le informazioni a parte.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 3,1-8 Gv 3,7-15 Gv 3,16-21 Gv 3,31-36 Gv 6,1-15 Gv 6,16-21

Vivere il mistero: Questa seconda domenica di Pasqua potremmo definirla «un giorno dai molti nomi». Viene chiamata infatti Ottava di Pasqua, per sottolineare che con la Pasqua siamo entrati nella pienezza della salvezza; chiamandola invece Domenica in albis si fa riferimento al dono del battesimo; chiamandola infine Domenica della Divina Misericordia, essa diventa un forte richiamo alla misericordia di Dio, donde è scaturita l’umana redenzione. Mentre i discepoli, pieni di paura, stanno rinchiusi nel cenacolo, Gesù risorto appare loro, «stette in mezzo» – specifica l’evangelista – e dona la sua pace (Gv 20,19). Questa venuta di Gesù possiamo definirla fondazionale; egli, infatti, con il dono dello Spirito e l’invio alle genti pone le basi della futura comunità messianica. Che poi Gesù si fermi in mezzo ai suoi ci rivela almeno tre cose importanti; anzitutto, Gesù risorto è la fonte della vita della comunità e allo stesso istante il suo fattore di unità. ln terza istanza, egli è il luogo della gloria di Dio. La gloria (doxa) è la manifestazione dell’amore fedele di Dio. La venuta di Gesù porta anche la pace (shalom). La pace ha una duplice caratteristica: nasce dalla sua presenza (Gv 14,27) e testimonia della sua vittoria (Gv 16,33). Con lo shalom i tempi dell’estraneità sono quindi cessati; una nuova fraternità sta sorgendo. ln Cristo, l’uomo, recuperato a se stesso, ritrova Dio e il prossimo. C’è poi un altro aspetto da focalizzare: Gesù mostra ai suoi discepoli le sue mani e il suo fianco, i segni del suo amore crocifisso. Ci sono prima di tutto i segni delle mani: sono le mani nelle quali Dio ha posto tutto (Gv 13,3), le mani del buon pastore che non si lascia rapire le pecore (Gv 10,28). Le mani di Gesù esprimono perciò l’onnipotenza divina e la sollecitudine del buon pastore. Sono mani ferite per ricordare che il dono è giunto fino al sacrificio. Il costato, invece, richiama la Pentecoste incessante che rigenera i credenti mediante i sacramenti. Vedere le mani e il costato significa confessare un amore «fino alla fine» (Gv 13,1). Dentro questo quadro felice c’è però una nota «stonata»: Tommaso. Giovanni spiega ai suoi lettori che questo discepolo non era nel cenacolo assieme agli altri quando Gesù si era manifestato. Come spiegare questa assenza? Un primo dato è legato alla dispersione dei discepoli durante la passione; dispersione che il Maestro stesso aveva preannunciato (Gv 16,32). Una seconda ipotesi è che i discepoli erano stati riuniti da un annuncio sbalorditivo, quello di Maria di Magdala, che dopo aver incontrato il Risorto aveva detto loro: «Ho visto il Signore!» (Gv 20,18). Certamente Tommaso era stato raggiunto da questo annuncio, ma forse non ci aveva dato troppo peso. Tommaso non crede neppure alla testimonianza dei discepoli: «Abbiamo visto il Signore!» (Gv 20,25). Qui il verbo greco è all’imperfetto per indicare l’insistenza con cui i discepoli affermano di aver visto il Signore. Ma Tommaso resiste, anzi, sembra come infastidito e pone le condizioni per credere: «Se non vedo… se non metto…» (Gv 20,25). Tommaso non ha ancora capito che la fede si riceve; e si riceve non solo da Dio ma anche dalla testimonianza dei fratelli. Comunque, seppur refrattario, attende il ritorno di Gesù otto giorni dopo. Non accetta mediazioni ma rimane nella comunità. E Gesù, dopo otto giorni, ritorna tra i suoi e volgendosi verso di lui lo invita a fare esperienza del suo amore mediante un contatto vivo con i segni vivi della sua passione. Con questo, lo invita a passare dall’incredulità alla fede, dallo scetticismo alla fiducia. A questo punto, Tommaso prorompe in un grido: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28). L’entusiasta emotivo (Gv 11,6), il trascinatore che non sapeva dove era diretto il Maestro (Gv 14,5), che si era separato dai fratelli per non aver creduto all’annuncio (Gv 20,24), ora confessa la sua fede in Gesù come Signore e Dio. Notiamo un particolare: l’aggettivo possessivo «mio» che indica come la fede non sia estranea, quando è autentica, ad una accentuazione affettiva. Il testo greco ci riserva poi un’altra sorpresa (che sfugge nella traduzione): la presenza dell’articolo «Il mio Signore e il mio Dio». L’ articolo suggerisce la totalità dell’appartenenza, tanto che potremmo parafrasare così: «Sei il mio unico Signore e il mio unico Dio». È il vertice della fede divenuta amore. (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Ai Presuli infatti, compete, come stabilito dalla normativa vigente espressa nel Motu proprio Magnum principium, la responsabilità di preparare e approvare le traduzioni dei libri liturgici, sottoponendole in seguito alla confirmatio della Sede Apostolica e non più alla sua recognitio. Tale responsabilità della Conferenza Episcopale Italiana scaturisce dalla consapevolezza che i testi liturgici, per essere pienamente vissuti, devono essere adattati alla comprensione del popolo, con uno stile espressivo fedele ai testi originali, ma capace anche di comunicare l’annuncio di salvezza in ogni contesto linguistico e culturale. L’opera di trasposizione linguistica dal latino nelle lingue nazionali è finalizzata a una maggiore comprensione del linguaggio liturgico, quale premessa per una attiva partecipazione al mistero celebrato nell’actio liturgica. L’actuosa participatio alla liturgia, infatti, ha un suo evidente presupposto nella possibilità dei fedeli di comprendere e fare proprio il linguaggio della celebrazione, tanto sul piano verbale quanto su quello non verbale, così come bene espresso dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium, quando afferma che «La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, mediante una comprensione piena dei riti e delle preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente» (n. 48). (6-continua)