Programma dal 6 al 14 giugno 2026

Letture: Deuteronomio 8.2-3.14b-16a / Salmo 147 / 1Corinzi 10,16-17

Loda il Signore, Gerusalemme.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Rivalta Ornella+ Cerfogli Carlo ed Elisa
Domenica 07 10.3018.30 Pro populo(R)
Lunedì 08 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe
Martedì 09 8.00 (R)
Mercoledì 10 18.30 + Rontini Mario (Trigesima)Secondo le intenzioni di una famiglia
Giovedì 11
Venerdì 12 8.00 Per riparare alle offese fatte al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria. A Gesù, alla Madonnina, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.Per i vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e parenti tutti nel senso più esteso possibile (defunti);

secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)

Sabato 13 18.30 Per riparare alle offese fatte al Cuore Immacolato di Maria, Sacro Cuore di Gesù. A Gesù, alla Madonnina, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.Per i vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e parenti tutti nel senso più esteso possibile (defunti);

secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)

Domenica 14 10.30 + Dante Folli e deff. famiglia Folli

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : AGiugno 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07Corpus Domini Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Giovedì 11S. Barnaba Ap. S. Messa ad orario ferialeOre 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 12Sacratissimo Cuore di Gesù S. Messa ad orario feriale Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.
Sabato 13Cuore Immacolato di Maria S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 14XI del T. Ordinario Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – A S. Giacomo (Fruges) a partire da Sabato 6 giugno cambia l’orario della S. Messa prefestiva che sarà celebrata alle ore 17.30.

1 – A Piedimonte il gruppo AGESCI di Massa Lombarda celebra Sabato 6 e Domenica 7 le giornate di fine anno

2 – A Piedimonte il gruppo AC di Massa Lombarda celebra Sabato 13 e Domenica 14 la festa di fine anno

Continua all’oratorio il laboratorio dei tortellini per la Festa della Ripresa martedì 9, mercoledì 10, giovedì 11 dalle 20 alle 22.30 c.a.

mercoledì 10 dalle ore 14.00 alle 16.30

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,1-12 Mt 5,13-16 Mt 5,17-19 Mt 10,7-13 Mt 11,25-30 Lc 2,41-51

Vivere il mistero : La Chiesa – leggiamo nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia – ha ricevuto nell’Eucaristia da Cristo suo Signore non un dono, pur prezioso, tra tanti , ma il dono per eccellenza, (n 11). Riconoscente, ha istituito perciò la solennità del Corpus Domini. Se al Giovedì Santo, si commemora l’istituzione dell’Eucaristia, in questo giorno la comunità cristiana desidera proclamare in modo pubblico la propria fede nella presenza reale del suo Signore nel sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. Ma proprio perché l’Eucaristia sarebbe vana senza la fede che l’accoglie, viene introdotta e accompagnata dalla Parola di Dio. Già sant’Ambrogio affermava. «(Il fedele) si affretti verso la parola di Dio. Cominciando a intendere, egli comincia ad aver fame (dell’Eucaristia)». Commenta il teologo redentorista F.X. Durrwell: «L’Eucaristia è una parola muta per chi non ha ancora fede; non è inizio, ma culmine di tutta l’evangelizzazione; non apre, ma spinge la porta socchiusa. Troppo semplice, il linguaggio eucaristico è troppo forte… Anche i credenti hanno bisogno di riascoltare la Parola, per disporsi all’accoglienza, finché risuoni per loro la Buona Novella: “Questo è il mio corpo”, che fonda la presenza e apre i cuori». Noi ci soffermeremo in particolare sul brano evangelico della celebrazione odierna, che conferma, come vedremo, il legame inscindibile tra Parola e Eucaristia.  I versetti 51-58 della nostra pericope fanno parte del lungo capitolo 6 del quarto Vangelo. Gesù, dopo essersi proclamato «pane della vita» (Gv 6,48), afferma di essere «pane vivo» (Gv 6,51). Quando Gesù si definisce «pane» e specifica «vivo», che «dà la vita» non intende parlare in primis dell’Eucaristia ma della rivelazione che in lui è giunta a compimento. Il «pane» rimanda perciò alla Parola di Dio. La metafora del pane applicato alla Parola ha un ricco entroterra veterotestamentario; la troviamo sulle labbra del profeta Amos (8,11-13), di lsaia (55,1-2), e nel libro dei Proverbi: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato» (9,5). Giovanni, nell’Apocalisse, è invitato a mangiare il piccolo libro dolce e amaro. Dolce perché la rivelazione fa gioire il cuore, amaro perché la sua assimilazione e l’annuncio che consegue comportano una macerazione interiore, una fatica difficile e penosa (Ap 10,9-10). Gesù parla poi di «carne» e di «sangue». Qui il discorso si fa più eucaristico. Con queste due immagini siamo rimandati all’agnello dell’esodo pasquale. Quando il popolo ebraico uscì dall’Egitto, la carne dell’agnello fu il suo nutrimento, mentre il suo sangue, posto sugli stipiti delle porte, lo risparmiò dalla morte. Ora, Gesù è il vero Agnello, colui che compie la Pasqua antica. Nel nostro brano per ben sei volte ritorna il termine «carne». In questa insistenza qualche esegeta ha visto un profondo legame tra Eucaristia e Incarnazione (il termine «carne» può essere sostituito con il termine «corpo»). Attraverso l’Eucaristia si perpetua perciò nel tempo il mistero dell’Incarnazione. Chi non accoglie l’Incarnazione non può quindi riconoscere la presenza di Cristo nell’Eucaristia. Forse quando Giovanni scriveva questa pagina era alle prese con alcune correnti gnostico-docetistiche, che negavano il realismo della venuta nella carne di Gesù Cristo. Anche Ignazio di Antiochia ha colto questo rischio quando, rivolto ai fedeli di Smirne, scrive: «Essi (i docetisti) si astengono dall’Eucaristia e dalla preghiera, perché non riconoscono che l’Eucaristia è la carne del nostro Salvatore Gesù Cristo che ha patito per i nostri peccati» (Lettera alla Chiesa di Smirne 7,1). Non sorprende allora la reazione dei Giudei: «Come può costui darci la sua carne da mangiare!» (Gv 6,52). Lo scandalo dei Giudei (che è pure quello dei discepoli) è lo scandalo dell’Incarnazione. Gesù è Parola e carne, Dio e uomo, colui che salva l’umanità perché allo stesso istante Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. A chi lo accoglie è promessa la vita e la risurrezione futura. Ma Gesù va ancora più in profondità: «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cosi anche colui che mangia me vivrà per me» (Gv 6,57). Chi mangia la carne del Figlio di Dio, non solo entra in comunione con la sua vita divina, ma vive «per» lui. La preposizione «per» ha un duplice valore: causale e finale. Il credente vive grazie a Cristo e per Cristo. Questo vincolo tra il Maestro e il discepolo è il medesimo vincolo che lega il Figlio al Padre. La vita che Gesù possiede è dono del Padre; egli vive perciò per il Padre, nella totale dedizione al suo disegno e mediante il dono di sé. L’atteggiamento dei discepoli dev’essere uguale: una vita ricevuta che diviene vita donata. La solennità del Corpus Domini pone in luce tre aspetti della nostra fede: l’unità del Corpo di Cristo e del Corpo della Chiesa; la dimensione testimoniale (senso della processione eucaristica); l’adorazione della presenza di Cristo nel sacramento. Sarà l’apostolo Paolo, in particolare, a sviluppare una intensa teologia della Chiesa come Corpo, del quale Cristo è «capo» (kephalé). In questo orizzonte, sant’Agostino ammoniva i suoi fedeli: «Se dunque voi siete corpo di Cristo e le sue membra, sulla mensa del Signore viene posto il vostro mistero: il vostro sacro mistero ricevete. A ciò che voi siete, rispondete: Amen, e rispondendo lo sottoscrivete. Odi infatti: “Il Corpo di Cristo” e rispondi: “Amen”. Sii veramente membro del Corpo di Cristo, perché l’Amen sia vero”». Di qui consegue la testimonianza della Chiesa sulle strade del mondo; una testimonianza duplice: di Cristo e del Vangelo. La Chiesa diviene per il mondo ciò che l’Eucaristia è per lei: il sacramento della salvezza. La Chiesa è così ad un tempo salvata e salvatrice. In terza istanza l’adorazione che sfocia nell’azione di grazie. La consapevolezza che l’Eucaristia è «grazia» che non può essere ripagata, (anafora siriaca) apre al primato del ricevere sul fare rendendo «grata» l’esistenza del credente. (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

Nella celebrazione liturgica – prosegue la presentazione – il cristiano impara a «gustare com’è buono il Signore», passando dal nutrimento del latte al cibo solido, «fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo». Pertanto la nuova traduzione del Messale potrebbe essere l’occasione per rileggere I’OGMR, notando che le singole rubriche racchiudono «il modello celebrativo proposto dal libro liturgico» e considerando che «la fondamentale funzione affidata al messale di ordinare e orientare la celebrazione eucaristica […] richiede una conoscenza attenta e partecipe». (4-continua)

Programma dal 30 maggio al 7 giugno 2026

Letture: Esodo 34,4b-6.8-9 / Salmo dal Dn 3,52-56 / 2Corinzi 13,11-13

 

A te la lode e la gloria nei secoli.

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18)

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.

Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

Parola del Signore

 

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 30 18.30 Intenzione del seminario
Domenica 31 10.3018.30 + Raffaele Zerbini+ Toffanello Teresina
Lunedì 01 8.00 Secondo le intenzioni di una famiglia
Martedì 02
Mercoledì 03 18.30 Per Gianni e Cristina (viventi)
Giovedì 04
Venerdì 05 8.00 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Sabato 06 18.30 + Rivalta Ornella+ Cerfogli Carlo ed Elisa
Domenica 07

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : AMaggio – Giugno 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 31Ss.ma Trinità Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.Ore 19.30 (Carmine) : Chiusura della mostra con la partecipazione del Sindaco e del Parroco di Massa Lombarda e di un rappresentante della Caritas diocesana.

Ore 20.30 (C.E.M.Immacolata) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione di Ritorno al Santuario.

(vedi sotto)

Giovedì 04 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa del Corpus Domini a cui segue alle ore 21.30 ca .la processione con partenza da S. Paolo lungo il corso Vittorio Veneto fino alla chiesa di S. Salvatore con fermata in piazza Matteotti e Benedizione Eucaristica alla città.
Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.Ore 18.00 (S. Giacomo) : Alla scuola materna S. Giacomo di Fruges inizia la Festa della Famiglia nel 60° anniversario della fondazione della scuola. (volantino a parte)
Sabato 06 Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa
Domenica 07Corpus Domini Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – A S. Giacomo (Fruges) a partire da Sabato 6 giugno cambia l’orario della S. Messa prefestiva che sarà celebrata alle ore 17.30.

La processione di Ritorno al Santuario

Partenza dalla Comunità Educativa Maria Immacolata, v.le Zaganelli, via Roma, v.le Alighieri, via Amendola, via Sangiorgi, via Berlinguer, via Mentana, v.le Zaganelli, via J. F. Kennedy, via S. Giovanni XXIII, v.le Cimitero fino al Santuario.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 12,1-12 Mc 12,13-17 Mc 12,18-27 Mc 12,28b-34 Mc 12,35-37 Mc 12,38-44

Vivere il mistero : E’ nota l’affermazione di sant’Agostino: «Tu vedi la Trinità se vedi la Carità; perché i Tre sono l’Amante, l’Amato e l’Amore». Per Agostino, alla scuola dell’evangelista Giovanni (cf 1 Gv 4,16), Dio è amore. Notiamo: Agostino non dice che l’amore è uno degli attributi di Dio, magari il più importante. Dice espressamente che l’amore è l’essenza stessa di Dio. Ora, l’amore presuppone la relazione, cioè che ci siano più soggetti comunicanti tra di loro. E difatti: «C’è un solo Dio, ma Dio è Trinità», conclude il vescovo di Ippona. Dio è perciò una comunione (comune unione) nell’amore. Il mistero trinitario, che ci è dato di celebrare in questa domenica, non è allora una realtà oscura e impenetrabile, ma la rivelazione stessa dell’identità di Dio; una rivelazione da udire con l’orecchio (ascolto della Parola), da sperimentare nella preghiera (in particolare nell’Eucaristia), e da vivere dentro la propria storia personale e comunitaria. Il Padre è la sorgente dell’amore. Bello saperlo, ma non basta. Il Vangelo odierno ci rivela allora la misura di questo amore: il Figlio unigenito: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16). Notiamo il verbo iniziale: «Ha tanto amato». È al passato. Perché? Giovanni vuol forse dirci che oggi Dio non ama più? Assurdo. Giovanni storicizza l’amore di Dio, che in Gesù di Nazareth si è reso visibile. Di più: in Gesù, l’amore del Padre si è manifestato come mai era accaduto prima e come mai si sarebbe manifestato dopo. Questo amore poi è un dono («da dare»). L’avverbio «tanto» ci fa inoltre capire che questo dono in realtà è un donarsi. Chi infatti ama molto («tanto») dona se stesso. Se Dio – per assurdo – avesse amato meno, avrebbe certamente continuato a dare, ma non avrebbe donato se stesso. Solo l’amore senza calcolo o misura porta al dono di sé. Interessante infine l’oggetto dell’amore di Dio: il mondo. Sappiamo che il termine «mondo» (kosmos) ha per Giovanni una venatura negativa. Il mondo è ciò che si oppone a Dio; eppure l’amore di Dio abbraccia anche il mondo.  ln questo vediamo emergere due qualità dell’amore divino: la gratuità e la libertà. La gratuità è disponibilità puramente donante, a cui fondamento c’è la persona amata come valore in se stessa, valore incondizionabile. La libertà invece è ciò che permette all’amore di non ritirarsi davanti al possibile rifiuto o alla negazione. Il Figlio è colui che dimora permanentemente nel Padre (cf Gv 14,10), nel suo grembo (cf Gv 1,18). ln forza di questa intimità non fa nulla da se stesso ma parla e agisce come il Padre gli ha insegnato (cf Gv 8,29). Il Padre non solo lo dona ma anche lo invia nel mondo: «Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui» (Gv 3,17). La presenza di Gesù narra perciò l’amore di Dio per noi (cf Gv 1,14). Guardando a lui, il Figlio, che ama come è amato, giungiamo a conoscere la nostra stessa identità filiale. Ancora, la sua presenza tra noi non è accusatoria e non esclude nessuno dalla salvezza. C’è però una condizione: la fede come libera adesione: «Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio» (Gv 3,18). Il teologo von Balthasar affermava che la storia di Dio con l’uomo è nata da un gesto originario di gratuità del Padre verso Figlio (kenosi prima); a questo gesto di gratuità ha corrisposto la gratitudine del Figlio, che si è restituito al Padre (kenosi seconda). Se totale è l’amore del Padre, totale è anche quello del Figlio. Lo Spirito è sempre presente dove fiorisce la vita. All’inizio della creazione aleggia sulle acque primordiali (cf Gen 1,2) tanto da trasformare l’informe in cosmo. Ma la sua azione, in quel primo mattino, culmina sull’uomo tanto da imprimergli la divina somiglianza, come diceva Cirillo d’Alessandria. Scende poi su Maria di Nazareth rendendola madre del Figlio di Dio. A lui la Vergine si affida nel sì della fede. Sarà presente anche nell’ora suprema di Gesù, sulla croce. Colui che è il vincolo dell’amore tra il Padre e il Figlio, nell’estrema consegna di Gesù morente, diviene colui che separa l’Amante dall’Amato. […] Il breve passo evangelico di questa festa corona in un certo qual modo il dialogo tra Gesù e Nicodemo, il visitatore notturno. Questo fariseo va incontro a Gesù che è la Luce del mondo. L’immagine della luce è estremamente eloquente per esprimere il mistero della Trinità. Santa Gertrude, una mistica del XIII secolo, esclamava: «O Fonte delle luci eterne, Trinità santa che sei Dio… Padre santo, accoglimi nella tua paternità… Gesù amatissimo, accoglimi nella tua fraternità… Spirito Santo, accoglimi nella tua carità». Nella contemplazione delle Tre Luci, Gertrude sperimenta come figlia la paternità di Dio, come sorella la fraternità di Cristo, e come creatura l’amore dello Spirito. Certo, è notte nel mondo, ma se si vive da figli si comincia a rinascere; se si vive da fratelli tutto si illumina; se si vive come uomini e donne amati sorge l’aurora di una nuova umanità, limpido specchio della santa Trinità. (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

La comunità che si raduna stabilmente intorno alla mensa del pane e della Parola, tuttavia, può subire nella prassi il logorio della ripetizione e dell’abitudine e smarrire la profonda gioia spirituale che scaturisce dal celebrare la santa cena, sperimentando un senso di fatica o di sottile noia. La prima tappa dell’itinerario prevede un congruo tempo di meditazione e approfondimento del senso teologico del celebrare, non tanto per l’acquisizione di contenuti teologici a livello di studio (questo ovviamente è dato per acquisito), quanto per riscoprire il senso vero della partecipazione all’Eucaristia. Nel corso dei secoli, infatti, la Chiesa ha sviluppato un’armonia di parole, segni, gesti, che aiutano a entrare in relazione con il Mistero di Cristo. Il singolo o la comunità possono approfondire tale patrimonio meditando i racconti biblici sull’ultima cena e i racconti della Tradizione che narrano le prime celebrazioni della cena eucaristica. Quindi sarà utile per esempio rileggere l’Ordinamento Generale del Messale Romano (OGMR), che costituisce una via privilegiata per comprendere il mistero della fede per mezzo di riti, preghiere e segni sensibili. Il testo, infatti, nella prima parte offre una sintesi teologica sul sacramento dell’Eucaristia, quindi presenta un compendio di suggerimenti e proposte che, sulla base dei fondamenti teologici, aiutino la comunità a cogliere tutte le potenzialità del dialogo orante con Dio che si compie nella Messa. La liturgia, infatti – come si legge nella presentazione del nuovo Messale (n. 11) – è scuola permanente di formazione attorno al Signore risorto, «luogo educativo e rivelativo» in cui la fede prende forma e viene trasmessa. (3-continua)

Programma dal 23 al 31 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 2,1-11 / Salmo 103 / 1Corinzi 12,3b-7.12-13

Manda il tuo Spirito, Signore,

a rinnovare la terra.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.30 Secondo tutte le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Domenica 24 10.30

18.30

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Maurizio e famiglia

+ Guadagnini Silvana

Lunedì 25 8.00 + Baldini Anna (trigesima)
Martedì 26 8.00 (R)®
Mercoledì 27
Giovedì 28
Venerdì 29
Sabato 30
Domenica 31 18.30 + Toffanello Teresina

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 24

Pentecoste

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.15 (oratorio) : Corteo dei comunicandi fino a S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione.

Lunedì 25 Ore 20.00 (S. Paolo) : S. Rosario camminato con partenza e arrivo nel sagrato della chiesa.
Martedì 26

S. Filippo Neri

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 27 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 28 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 29 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Bolognano. (vedi sotto)

Domenica 31

Ss.ma Trinità

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 20.30 (C.E.M.Immacolata) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione di Ritorno al Santuario.

(vedi sotto)

1 – Tutti i giorni(No venerdì) in S. Paolo ore 17.55 : S. Rosario del mese di Maggio.

2 – Martedì, mercoledì e giovedì alle ore 20.00 presso le suore di S. Giuseppe

(Scuola materna) in via Bassi, preghiera del S. Rosario.

La processione nel quartiere Bolognano

Partenza dalla Chiesa di S. Paolo, corso V. Veneto, p.za U. Ricci, via Martiri della Libertà, via Padre Costa, via Decorati al Valor Civile, via Fratelli Cervi, via Berardi, via Moro, via A. De Gasperi, (breve sosta davanti alla Caserma dei Carabinieri), via Togliatti, via Padre Costa, via Pertini, via Gramsci, via Risorgimento, p.za Marmirolo, via Ricci Signorini fino alla Chiesa di S. Paolo.

La processione di Ritorno al Santuario

Partenza dalla Comunità Educativa Maria Immacolata, v.le Zaganelli, via Roma, v.le Alighieri, via Amendola, via Sangiorgi, via Berlinguer, via Mentana, v.le Zaganelli, via J. F. Kennedy, via S. Giovanni XXIII, v.le Cimitero fino al Santuario.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 19,25-34 Mc 10,28-31 Mc 10,32-45 Mc 10,46-52 Mc 11,11-25 Mc 11,27-33

Vivere il mistero : Quaranta giorni dopo la Pasqua abbiamo celebrato l’Ascensione di Gesù; oggi, al compimento del cinquantesimo giorno, celebriamo la Pentecoste, che segna il felice compimento – con l’invio dello Spirito Santo – del mistero centrale della nostra fede: la morte e risurrezione di Gesù Cristo. Il numero cinquanta è chiaramente simbolico e allude anche al completamento dell’uomo. Taulero sosteneva che un uomo prima dei quarant’anni non ha una reale esperienza di Dio; tra i quaranta e cinquanta lo Spirito lo trasforma introducendolo alla pienezza della verità. La Pentecoste non è allora solo un evento divino ma anche antropologico, in quanto mediante lo Spirito la nostra umanità raggiunge la sua pienezza. Noi vorremmo evidenziare questo rinnovamento mediante alcune suggestioni che emergono dalle tre letture della liturgia odierna, tre brani che mettono in luce tre diverse sfumature dell’unico mistero. La descrizione che ci fa Luca della Pentecoste ricalca la teofania del Sinai (tornano i medesimi elementi, quali ad esempio il vento impetuoso, il fuoco…). La potenza dello Spirito scende sugli apostoli riuniti nel cenacolo, e li trasforma da uomini timorosi in testimoni. L’evangelista ci offre tre immagini dello Spirito. Anzitutto quella del vento, uno degli elementi naturali più misteriosi. Difatti è allo stesso istante invisibile, inafferrabile e imprevedibile; eppure spezza in noi ciò che è rigido, bloccato e refrattario comunicandoci il calore dell’amore (cf Sequenza), che guarisce da ogni paura, soprattutto quella della sofferenza e della morte. La seconda immagine è quella del fuoco. Il fuoco illumina e riscalda, difende e crea intimità. Inoltre, rende il cibo digeribile, purifica il metallo, mantiene la vita sana e forte. Lo Spirito è un fuoco trasformante: chi si affida a Lui cambia realmente. La terza immagine è quella della lingua, con la quale si annunciano le grandi opere di Dio. Lo Spirito insegna all’umanità una nuova grammatica: dona un linguaggio di comunione, una parola che costruisce ponti. Lo Spirito scende infine su tutti e su ognuno: è un dono che si personalizza, che pone fine alla confusione babelica e inaugura la nuova Gerusalemme. La seconda lettura è un frammento della prima lettera di Paolo ai cristiani di Corinto (12,3b-7.12-13). L’apostolo evidenzia un dato importante: l’azione dello Spirito crea l’unità ma nella diversità dei doni. «La diversità – ci ricorda p. Raniero Cantalamessa – non è un limite o un correttivo dell’unità, ma è il solo modo per realizzarla, trattandosi di unità tra persone e non tra cose». Dallo Spirito discendono poi i carismi (profezia, discernimento, interpretazione delle lingue), dal Signore Gesù i vari ministeri, da Dio le diverse operazioni (miracoli, esorcismi). Il tutto per «il bene comune» (1Cor 12,7). Lo Spirito, all’interno della comunità credente, è anche una forza che libera dal peccato. Paolo parla di battesimo nello Spirito. Questa azione rigenerante fa di tutti un solo corpo: «Noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito» (1 Cor 12,73). Attraverso il battesimo, i credenti rinascono a vita nuova. Il segno rivoluzionario di questa novitas è la scomparsa di ogni differenza discriminatoria (schiavi o liberi). Abbiamo detto che lo Spirito Santo opera l’unità mediante i carismi; ma lo Spirito non solo fa l’unità ma è l’unità. La sua presenza però non s’impone con la forza ma si offre discreta alla libertà dell’uomo. Per Giovanni l’effusione dello Spirito Santo avviene alla sera di Pasqua: «Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”» (Gv 20,22–23). La maggior parte dei commentatori fa notare il parallelo uso di «soffiò» (enephùsesen) in Gen 2,7 (LXX) per affermare che il dono dello Spirito segna la nuova creazione. L’uomo rinasce in forza del perdono di Dio; la comunità cristiana, mediante lo Spirito, diviene il luogo ove è possibile liberare l’uomo dal suo peccato. Lo Spirito crea e redime e fa nuove tutte le cose. Questo è l’annuncio della buona novella pasquale che il Risorto affida alla sua Chiesa. Scrivendo ai Romani, Paolo esorta: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare» (Rm 12,2). Il verbo metamorphèisthaitrasformarsi» ) ha una duplice connotazione: riflessiva («trasformatevi») e passiva («lasciatevi trasformare»). Colui che opera questa trasformazione è lo Spirito Santo (cf 2 Cor 3,18), il quale con la sua azione segreta fa sì che l’intera vita del cristiano divenga un culto vivente, santo e gradito a Dio. Nel giorno di Pentecoste la Chiesa ci invita a invocare il Dono per eccellenza, lo Spirito Santo; allo stesso istante ci sollecita pure a prendere coscienza della sua presenza dentro di noi. Solo così passeremo da uno stato in cui la grazia è presente in noi inconsapevolmente al grado di una vera percezione dell’attività dello Spirito. «Lo scopo della vita cristiana – asseriva sant’Ignazio Xanthopoulus – è il ritorno alla grazia perfetta dello Spirito Santo datore di vita, grazia che ci viene conferita all’inizio dell’esistenza nel santo battesimo». (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

La comunità che si raduna stabilmente intorno alla mensa del pane e della Parola, tuttavia, può subire nella prassi il logorio della ripetizione e dell’abitudine e smarrire la profonda gioia spirituale che scaturisce dal celebrare la santa cena, sperimentando un senso di fatica o di sottile noia. La prima tappa dell’itinerario prevede un congruo tempo di meditazione e approfondimento del senso teologico del celebrare, non tanto per l’acquisizione di contenuti teologici a livello di studio (questo ovviamente è dato per acquisito), quanto per riscoprire il senso vero della partecipazione all’Eucaristia. Nel corso dei secoli, infatti, la Chiesa ha sviluppato un’armonia di parole, segni, gesti, che aiutano a entrare in relazione con il Mistero di Cristo. Il singolo o la comunità possono approfondire tale patrimonio meditando i racconti biblici sull’ultima cena e i racconti della Tradizione che narrano le prime celebrazioni della cena eucaristica. Quindi sarà utile per esempio rileggere l’Ordinamento Generale del Messale Romano (= OGMR), che costituisce una via privilegiata per comprendere il mistero della fede per mezzo di riti, preghiere e segni sensibili. Il testo, infatti, nella prima parte offre una sintesi teologica sul sacramento dell’Eucaristia, quindi presenta un compendio di suggerimenti e proposte che, sulla base dei fondamenti teologici, aiutino la comunità a cogliere tutte le potenzialità del dialogo orante con Dio che si compie nella Messa. (2-continua)

Programma dal 16 al 24 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 1,1-11 / Salmo 46 / Efesini 1,17-23

Ascende il Signore tra canti di gioia.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.30 Intenzione del seminario
Domenica 17 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Dovadola Monica e per Dovadola Maria Teresa (vivente)

Lunedì 18 8.00

18.30

Per Gabriele (vivente)

Per Giulio e famiglia (oratorio)

Martedì 19 8.00 Pro populo
Mercoledì 20 18.30 + Gian Battista Sangiorgi
Giovedì 21 18.30 + cg. Giacometti e Mussino e per Franca e Francesco
Venerdì 22
Sabato 23 18.30 Secondo tutte le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Domenica 24 10.30

18.30

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Guadagnini Silvana

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 17

Ascensione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Giacomo) : S. Messa di Prima Comunione

Ore 16.00 (S. Giacomo) : S. Messa con il Sacramento della Cresima per ministero di mons. Giovanni Mosciatti.

Lunedì 18 Ore 20.00 (S. Paolo) : S. Rosario camminato con partenza e arrivo nel sagrato della chiesa.
Mercoledì 20 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 21 Ore 20.30 (piazza Matteotti) : “Camminata per la PACE” con partenza dalla piazza Matteotti davanti al Comune.
Venerdì 22

S. Rita da Cascia

(S. Messa ad orario feriale)

(Dalle ore 9.00 alle 12.00 e dopo l’Adorazione Eucaristica alle ore 18.30 ca.) benedizione delle rose nella memoria di S. Rita

Ore 16.00 (oratorio) : Confessioni dei fanciulli in preparazione alla Prima Comunione.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Ore 20.30 (S. Giacomo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Fruges. (vedi sotto)

Sabato 23 Ore 15.00 (S. Paolo) : Ritiro per i fanciulli che si preparano a celebrare il Sacramento della Prima Comunione.
Domenica 24

Pentecoste

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.15 (oratorio) : Corteo dei comunicandi fino a S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione.

La processione nel quartiere Fruges

Via Mameli, via IV novembre, via E. Ricci, via Argine S. Paolo, via XI maggio, via S.Giacomo, v. le Martiri della Libertà, via Baffé e Foletti, p.le Falcone, (sosta), poi via Baffè e Foletti, v.le Martiri della Libertà, via Tiglio, via S. Giacomo, via Mameli.

1 – Tutti i giorni(No venerdì) in S. Paolo ore 17.55 : S. Rosario del mese di Maggio.

2 – Martedì, mercoledì e giovedì alle ore 20.00 presso le suore di S. Giuseppe

(Scuola materna) in via Bassi, preghiera del S. Rosario.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 16,29-33 Gv 17,1-11a Gv 17,11b-19 Gv 17,20-26 Gv 21,15-19 Gv 21,20-25

Vivere il mistero : Il famoso scrittore francese F. Mauriac immaginava la vita dell’uomo come il percorso di un fiume: limpido e sereno alla sorgente, facile e tumultuoso nel primo tratto di discesa dai monti, faticoso e tortuoso nei meandri della pianura, improvviso e decisivo nell’estuario dello sbocco nel mare. È a questa foce ultima che oggi la liturgia dell’Ascensione ci invita a guardare; è verso questo destino eterno che attira i nostri cuori. Se possiamo farlo è perché Gesù Cristo «via nuova e vivente» (Eb 10,20) ne ha dischiuso per noi l’accesso, come bene sottolinea il Prefazio odierno: «(Il Signore Gesù) non ci ha abbandonati nella povertà della nostra condizione umana ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria». Luca (prima lettura) afferma che Gesù si «mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni», e che dopo aver parlato loro del Regno di Dio «fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi» (At 1,3.9). Gesù, prima della sua glorificazione (Ef 1,20, seconda lettura), si mostra ai discepoli per quaranta giorni; essi lo vedono vivo, cioè in una pienezza fisica. La risurrezione restituisce, seppur trasfigurate, le nostre forme concrete, e i sensi ne sono i primi testimoni. Il numero quaranta è naturalmente simbolico e rappresenta l’intera vita di un uomo. Che al termine di quaranta giorni Gesù ascenda a Dio significa che l’esistenza umana non ha come esito finale il nulla della morte ma la vita nella sua bellezza compiuta. E qui abbiamo un grande paradosso della fede che possiamo così sintetizzare: accedo alla pienezza della vita passando attraverso il limite della morte; ascendo a Dio nella gloria non senza essere prima disceso nell’umiliazione della tomba. È la dinamica pasquale, operante in noi in forza del battesimo. Morti e risorti con Cristo siamo poi introdotti nell’abisso dell’amore di Dio, così descritto da Giovanni Paolo II in una sua lirica: «Il mio spazio è dentro di Te. Il Tuo spazio è dentro di me». Dio e l’uomo si ospitano reciprocamente. Questa è la meta dell’Ascensione: il seno della Trinità, dove Gesù crocifisso e risorto è entrato per primo innalzando accanto al Padre la nostra stessa umanità (cf Colletta). La celebrazione odierna è una sintesi meravigliosa di speranza (sguardo verso l’alto) e di realismo (sguardo verso il basso). Tenendo uniti questi due estremi si evita lo scoglio di un alienante spiritualismo come pure di un vuoto immanentismo. Prima di salire al Padre, Gesù risorto convoca i suoi discepoli in Galilea, su di un monte da lui indicato. Il luogo, naturalmente, va oltre l’aspetto topografico e riveste una portata simbolica. ln Galilea era risuonata per la prima volta la buona novella del Regno (Mt 4,17); sul monte Gesù aveva promulgato le beatitudini (Mt 5,1-12). Ora egli consegna ai suoi discepoli tre grandi mandati: l’evangelizzazione delle genti (la fede annunciata), l’amministrazione del battesimo (la fede celebrata), l’insegnamento evangelico (per una fede vissuta). Gesù premette però quello che potremmo definire il fondamento dell’attività futura dei discepoli (e della Chiesa): la sua autorità (exousia) ricevuta dal Padre. «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra» (Mt 28,18). Già durante la sua vita terrena Gesù ne aveva dato prova nell’insegnamento (Mt 7,29) e nel perdono dei peccati (Mt 9,6). La comunità credente era poi consapevole di aver ricevuto a sua volta il medesimo potere di perdonare (Mt 9,8) e di liberare dal potere del male (Mt 10,1). Ora però questo potere è conferito a Gesù in pienezza. Bisogna sottolineare però che non si tratta di «un Potere dominativo da esercitare sugli uomini, ma della capacità operativa di proclamare le esigenze della volontà di Dio, di liberare i peccatori dalla schiavitù del loro passato di colpa, di spezzare i ceppi degli incatenati dalle forze diaboliche della morte e della distruzione… ln una parola si potrebbe definirlo il potere di realizzare il Regno di Dio nel mondo» (G. Barbaglio). Gesù sale al Padre e allo stesso istante rimane con i suoi: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Egli è con noi mediante la Chiesa, suo Corpo (Ef 7,22-23). Attraverso la Chiesa, con la sua storia, con la sua testimonianza, e con la sua vita, Gesù Cristo ancora oggi parla, risana, guarisce e perdona la nostra umanità. Egli è con noi anche mediante I poveri, con i quali ha voluto identificarsi (cf Mt 25,31-46), e in ogni prova che attraversa la fatica del nostro vivere e morire. «Cristo – diceva sant’Agostino – è ormai esaltato al di sopra dei cieli, ma soffre qui in terra tutte le nostre tribolazioni che noi sopportiamo come sue membra. Pur trovandosi lassù, resta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo con lui». Molti secoli dopo, la medesima fede è espressa da Dietrich Bonhoeffer, che in carcere, in attesa della sentenza di morte da parte del potere hitleriano, scriveva in una sua poesia: «Da forze amiche a meraviglia avvolti, / attendiamo con calma l’avvenire. Dio è con noi di sera e di mattino, / sarà con noi in ogni giorno nuovo». Egli è con noi mediante una presenza invisibile; noi forse la vorremmo più evidente, questa presenza, più tangibile a partire dai nostri criteri e misure. Ma la presenza del Signore che cammina accanto a noi è discreta, non si impone, abita il chiaroscuro. Egli è con noi, non c’è dubbio, ma noi – e qui vogliamo lasciarci interpellare – siamo con luì? (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

Il primo passo per una buona regia celebrativa è la preparazione orante dell’incontro con Dio che si compie nella celebrazione. La liturgia è azione della Chiesa, che ha sempre dettato «le norme per preparare gli animi, disporre i luoghi, fissare i riti e scegliere i testi per la celebrazione dell’Eucaristia», desiderando mettere in pratica il comando del Signore, che ordinò ai suoi di predisporre una sala grande e addobbata (cf. Lc 22,12). Curare la regia celebrativa richiede – nella fase di preparazione – un’approfondita conoscenza del senso teologico che è sotteso ai riti della liturgia e che li ha determinati (prima tappa). Si deve assumere un atteggiamento di preghiera (e non di organizzazione ed esecuzione pratica), meditando e contemplando i testi della celebrazione (seconda tappa), aprendosi all’ascolto e alla comunione con il Signore. Alla luce dei principi di teologia liturgica e delle indicazioni normative e pastorali racchiuse nei Praenotanda, si dovrà poi dedicare tempo e cura alla preparazione di alcuni aspetti pratici della celebrazione (terza tappa). Questo passaggio dell’itinerario culminerà nell’ultima tappa, che consiste nel tempo di preparazione prossima alla celebrazione liturgica. La celebrazione liturgica dell’Eucaristia è un’occasione privilegiata che Dio offre al suo popolo per incontrarlo. (1-continua)

Programma dal 9 al 17 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 8,5-8.14-17 / Salmo 65 / 1Pietro 3,15-18

Acclamate Dio, voi tutti della terra.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-21)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi.

Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.

Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 09 18.30 + Mazzotti Angelo (anniv.), Sangiorgi Maria Luisa e deff. famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 10 10.30

18.30

+ Lorenzo e Antonietta Ravaglia e Torquato e Luciana Sisti

(R)

Lunedì 11 8.00 Pro populo
Martedì 12 8.00 Intenzione del seminario
Mercoledì 13 18.30 Ilaria e famiglia (viventi)
Giovedì 14 18.30 Intenzione del seminario
Venerdì 15 8.00 Intenzione del seminario
Sabato 16
Domenica 17 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Dovadola Monica e per Dovadola Maria Teresa (vivente)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 10

VI di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.45 (Croce Coperta) : Processione di ingresso della B.V. del Piratello fino a S. Cassiano.

Lunedì 11 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.00 (S. Paolo) : S. Rosario camminato con partenza e arrivo nel sagrato della chiesa.

Ore 20.45 (canonica) : Consiglio pastorale parrocchiale.

Mercoledì 13 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo

Giovedì 14

S. Mattia Ap.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.

Venerdì 15 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Meletolo. (vedi sotto)

Sabato 16 Ore 15.30 (S. Paolo) : Sacramento della Prima Confessione.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Domenica 17

Ascensione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Giacomo) : S. Messa di Prima Comunione

Ore 16.00 (S. Giacomo) : S. Messa con il Sacramento della Cresima per ministero di mons. Giovanni Mosciatti.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

1 – Martedì, mercoledì e giovedì alle ore 20.00 presso le suore di S. Giuseppe

(Scuola materna) in via Bassi, preghiera del S. Rosario.

2 – Venerdì dalle ore 15.00 alle 18.00 presso l’oratorio tempo di preparazione alla

PRIMA CONFESSIONE

La processione nel quartiere Meletolo

Partenza dalla chiesa di S. Paolo, via dei Lombardi, via Bassi, via Saffi, v.le Quadri, v.le Baravelli, v.le della Resistenza, via Vicini, p.za Pascoli (dove si farà una breve sosta); poi v.le Baravelli, via Carducci, v.le Dante Alighieri, v.le della Resistenza, via Pisacane, via Torchi, via Bassi, (breve sosta all’Oratorio), via Saffi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 15,26-16,4 Gv 16,5-11 Gv 16,12-15 Gv 15,9-17 Gv 16,20-23a Gv 16,23b-28

Vivere il mistero : Anche in questa 6a domenica di Pasqua ci viene presentato il volto della Chiesa pasquale, una Chiesa aperta all’annuncio e pronta a rendere ragione della sua speranza. La sua anima segreta è lo Spirito Santo, effuso abbondantemente nel giorno di Pentecoste; è Lui che infonde forza (virtus) per testimoniare Gesù Cristo, è Lui che attua la coesione tra i cristiani rendendoli capaci di accogliere il comandamento dell’amore (vangelo). Ma chi è lo Spirito Santo? Stando alle parole del Vangelo è una presenza mediata; non a caso, Gesù afferma: «lo pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito» (Gv 14,16). Questa promessa si compie sulla croce, quando Gesù, chinato il suo capo, «consegna lo spirito» (cf Gv 19,30). Mediato da Gesù, lo Spirito è dono del Padre («Egli vi darà»). Da Gesù, lo Spirito viene poi definito in due modi: Paràclito e Spirito di verità. Paràclito deriva dal verbo greco parakaleo, che significa «stare accanto». Lo Spirito rimane accanto al credente, lo accompagna e lo fortifica nella testimonianza. Questa presenza, specifichiamo, è triplice: con, presso e in (Gv 14,16-17). Le prime due modalità si equivalgono ed indicano una presenza solidale e dinamica. La terza è una presenza interiore e allo stesso istante operante. La seconda definizione, Spirito di verità, in forza del termine aletheiasverità») ha una duplice sfumatura. Aletheias significa sia «verità» che «fedeltà». La verità è in connessione con la fedeltà, con l’amore di cui la fedeltà è la durata nel tempo. Lo Spirito Santo è perciò la verità di Dio, colui che lo manifesta al mondo in quanto amore fedele. Ma il mondo, afferma Gesù, non può riceverlo. Cosa significa?  Dove c’è rifiuto ostinato di Cristo inevitabilmente è rifiutato lo Spirito, che dimora in lui (Gv 1,33). ln questo senso il mondo non può né vederlo né conoscerlo. Ciò che lega indissolubilmente Gesù e i suoi discepoli è l’amore. L’amore per il Maestro (Gv 14,15), anche nel tempo della sua dipartita, è la condizione per vivere i suoi comandamenti, così come la loro messa in pratica sarà la verifica dell’amore per lui (Gv 14,21). Vi è dunque uno stretto rapporto tra amore e osservanza dei comandamenti. Ma l’amore può essere «costretto» in un comandamento? Non è un controsenso? Si può forse «comandare» l’amore? Chi ama desidera identificarsi con la persona amata (pur mantenendo la propria originalità). Proprio per questo processo d’identificazione, i comandamenti perdono il carattere di imposizioni e divengono esigenze d’amore. Vivere queste esigenze significa non solo identificarsi con Gesù ma vivere in comunione profonda con lui. Quindi, i discepoli non sono invitati a osservare semplicemente delle norme esterne ma ad «espandere la loro sintonia interiore con Gesù» (J. Mateos – J. Barreto). L’amore di cui parla Gesù ha due caratteristiche: la reciprocità e la conoscenza. «Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò» (Gv 14,21). Scriveva Simone Weil: «Noi non abbiamo dentro di noi e intorno a noi che rapporti. Nella semitenebra in cui siamo immersi, tutto è per noi rapporto. Cosi come nella luce della realtà, tutto è in sé mediazione divina». È nella relazione perciò che vive l’amore, che si declina nel dono verso l’altro e nell’accoglienza del dono dell’altro. Questo mutuo amore genera il noi della comunione. È evidente che la reciprocità porta alla conoscenza: «E mi manifesterò a lui» (Gv 14,21). Gesù non lascia soli i suoi discepoli, ma promette di ritornare: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi» (Gv 14,18). Il noto esegeta R. Brown osserva che il Cristo assicura, con questa promessa, una presenza permanente nella sua Chiesa: «Se originariamente questi versetti si riferivano al ritorno di Gesù in una serie di apparizioni dopo la risurrezione, essi furono ben presto reinterpretati nei circoli giovannei come riferiti a una più duratura e non corporea presenza di Gesù dopo la risurrezione». La pienezza della venuta di Cristo avverrà però nella Parusia. Nell’attesa, la Chiesa grida: «Vieni, Signore Gesù» (Ap 22,2O). Questa invocazione riprende con molta probabilità il termine aramaico maranatha (cf 1Cor 16,22 e Didaché 10,6). Maranatha ha un duplice valore: di supplica («Signore, vieni») e di certezza («Il Signore viene»). Tale incontro definitivo ha un anticipo nell’Eucaristia, sempre celebrata donec veniat: «fino a che il Signore verrà» e anche «affinché il Signore venga». Questa attesa, fondata sull’amore e animata dallo Spirito, spinge la comunità cristiana a riunirsi nel giorno del Signore per celebrare i divini misteri. E non potrebbe non farlo. È noto quanto leggiamo nelle Passioni dei martiri di Abitene riguardo a Emerito, proprietario della casa dove si era svolta l’Eucaristia. Il magistrato gli chiese se sapesse la pena di morte in cui era incorso per questo fatto. Emerito rispose: «Sine Dominico non possumus!», cioè «Senza la cena del Signore non possiamo vivere!». (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Pertanto, contro una distorta e non poche volte fuorviante prassi che indulge a improvvisare la celebrazione eucaristica, l’approccio al Messale, come del resto a ogni libro liturgico, costituisce un passo obbligato per l’acquisizione dell’ars celebrandi e per il raggiungimento dell’actuosa participatio, rese possibili da una assidua comprensione della dinamica celebrativa e da una sapiente valorizzazione del patrimonio eucologico in esso contenuti. Urge, dunque, nel contesto del rinnovamento della comunità ecclesiale nel solco della riforma liturgica, mentre ci si appresta a scoprire le nuove potenzialità celebrative presenti nella rinnovata edizione italiana del Messale, una permanente e graduale appropriazione personale e comunitaria di ciò che si dice e di ciò che si fa nella celebrazione eucaristica, attraverso una conoscenza «intelligente» del Messale, ovvero mediante una interiorizzazione in profondità del suo contenuto non in funzione di un impegno puramente intellettuale, ideologico, ritualistico, rubricistico, ma al fine di rendere la celebrazione liturgica pienamente consapevole, pastoralmente efficace e spiritualmente fruttuosa. (9-fine)

Programma dal 2 al 10 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 6,1-7 / Salmo 32 / 1Pietro 2,4-9

Il tuo amore, Signore, sia su di noi: in te speriamo

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,1-12)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via». Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto». Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.

In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 02

18.30

Pro populo

Domenica 03

10.30

18.30

Secondo le intenzioni di Pasotti Rosa (vivente)

Pro Populo

Lunedì 04

8.00

18.30

+ Baldini Anna

+ Ruffini Armanda (celebrata all’Oratorio)

Martedì 05

8.00

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

Mercoledì 06

18.30

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Giovedì 07

18.30

+ Nicolò Anna (1° anniv.)

Venerdì 08

8.00

+ Benini Rosa e Giuseppe

Sabato 09

18.30

+ Mazzotti Angelo (anniv.), Sangiorgi Maria Luisa e deff. famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

Domenica 10

10.30

+ Lorenzo e Antonietta Ravaglia e Torquato e Luciana Sisti

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03

V di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Lunedì 04

Ore 20.30 (S. Paolo) : Partenza dal Sagrato recitando il “Rosario camminato…” per le vie della città.

Mercoledì 06

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo

Giovedì 07

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.

Venerdì 08

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere S. Paolo. (vedi sotto)

Sabato 09

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Domenica 10

VI di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.45 (Croce Coperta) : Processione di ingresso della B.V. del Piratello fino a S. Cassiano.

La processione nel quartiere S. Paolo

Via XIII aprile, piazza Mazzini, via Garibaldi, via Piave, via Bagnarolo fino al n° 1 (sosta con benedizione), via Bagnarolo, via Piave, via Bonvicini, via Monte Grappa, piazza Costa, via Roli

Alla scuola di Gesù

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Gv 14,21-26

Gv 14,27-31a

Gv 15,1-8

Gv 15,9-11

Gv 15,12-17

Gv 15,18-21

Vivere il mistero: Se le prime due letture ci fanno riflettere sul mistero della Chiesa nel suo fondamento cristologico e nella sua struttura organizzativa, il brano evangelico (Gv 14,1-12) dischiude l’orizzonte ultimo della comunità credente: Dio, al quale Gesù si fa «via, verità e vita» . Siamo allora invitati ad interrogarci donde viene la Chiesa, qual è il suo fondamento (la memoria dell’origine); cos’è la Chiesa, nella sua natura interiore e nella sua struttura visibile (la coscienza del «frattempo»); dove va la Chiesa, quale meta l’attende (la profezia della patria). Se Gv 14,1-12, come abbiamo appena rilevato, focalizza la nostra attenzione sulla meta che ci attende (il Padre), e sulla via da percorrere (Gesù), ci ricorda pure la necessità della fede. Non a caso, Gesù esordisce e conclude il nostro brano invitando a credere in lui. I discepoli sono turbati: stando alle parole del Maestro, hanno capito che la sua missione è votata all’insuccesso. Ciò che attende Gesù è infatti la passione e la morte. Ma è proprio qui che devono aver fede. Gesù risponde al loro turbamento attraverso due verbi: «andare» e «ritornare». Sono due verbi che, letti simbolicamente, esprimono la sua passione («Quando sarò andato») e la sua glorificazione («Verrò di nuovo»). Per Gesù la passione e la morte non sono un fallimento ma un andare a Dio; un andare a cui segue un ritorno. Egli non vede la sua esperienza come spezzata in due: prima un grande profeta operatore di prodigi (pensiamo alla rianimazione di Lazzaro) e poi, a causa della morte in croce, un fallito. Passione, morte e risurrezione sono parte di un unico disegno divino. Gesù afferma inoltre che del luogo ove egli è diretto i discepoli ne «conoscono la via» (cf Gv 14,4). Se il Padre, come abbiamo più volte ricordato, è il «luogo», ove Gesù ritorna, la «via» è quella dell’amore; non però un amore qualsiasi, ma quello di Cristo, che ha la forma e la misura di Cristo (Gv 13,34). La forma di questo amore è l’oblatività, che assume la forma servi fino alla forma crucis; la misura è la totalità, il dono libero e gratuito di sé fino alla morte. Ma i discepoli non capiscono. Tommaso, che bene interpreta il disagio del gruppo, afferma di non sapere dove Gesù è diretto e quale sia la via. Cosa significa? Tommaso non crede ancora che l’amore è più forte della morte; l’andare di Gesù al Padre attraverso la passione non è la fine, semmai il fine della sua vita, il compimento d’amore che suggella la sua esistenza. Gesù fa allora una chiara e inequivocabile rivelazione: «lo sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv 14,6). Gesù è la via, colui che conduce a Dio; è la verità, in quanto in lui splende la verità di Dio e dell’uomo; è la vita, perché possiede in se stesso la vita divina. Questa vita egli la dona. Chi l’accoglie entra nella sua pienezza (Gv 3,16). Sintetizza Silvano Fausti: «La via non è una strada, ma una persona da seguire; la verità non è un concetto, ma un uomo da frequentare; la vita non è un dato biologico, ma un amore da amare».-Dopo Tommaso, interviene Filippo, il quale chiede a Gesù di vedere il Padre (Gv 14,8). Questa domanda è l’eco di quella di Mosè, che chiese a Dio dì vedere la sua gloria (Es 33,18). Se Filippo è audace nella richiesta, Gesù è sconvolgente nella risposta «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). Gesù è il volto di Dio rivolto verso gli uomini, la sua visibilizzazione storica. Paolo parlerebbe di icona (eikòn), per indicare la realtà stessa (Col 1,15). Ma per cogliere la presenza di Dio in Gesù bisogna entrare in comunione con lui, con i suoi pensieri, comportamenti, scelte e priorità. Per questo è necessario attraversare il portale della fede. Ma non è tutto. Scriveva N. Berdjaev che nel Cristo, Dio è divenuto volto e l’uomo conosce a sua volta il proprio volto. Dio lo si incontra perciò anche nel nostro prossimo (il sacramento del fratello). Al riguardo, mi piace qui ricordare quanto disse il papa Paolo VI a chiusura del Concilio Vaticano II: «Se ci ricordiamo che nel volto di ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle lacrime e dalle sofferenze, noi possiamo e dobbiamo riconoscere il volto di Cristo, il Figlio dell’uomo, e se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo riconoscere il volto del Padre celeste: “Chi vede me – dice Gesù – vede anche il Padre” (cf Gv 14,9), il nostro umanesimo diventa cristianesimo, e il nostro cristianesimo si fa teocentrico, tanto che possiamo altresì affermare: per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo» (omelia, IX sessione del Concilio, 7 dicembre 1965). (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Del resto, insegna il Concilio che «non è possibile che si formi una comunità cristiana se non assumendo come radice e come cardine la celebrazione della sacra eucaristia, dalla quale deve quindi prendere le mosse qualsiasi educazione tendente a formare lo spirito di comunità (Presbyterorum ordinis, 6). Il Messale, dunque, come tutti i libri liturgici, oltre all’aspetto puramente funzionale, possiede pure una dimensione pedagogica che aiuta a conoscere e comprendere il valore di ciò che si celebra e a vivere quanto celebrato. Il Messale è, sì, il liber mensae altaris, ma anche il liber mensae scriptorii, uno strumento cioè che educa ogni cristiano, e in modo particolare coloro che sono chiamati a svolgere il ruolo di presidenti nelle celebrazioni liturgiche e quindi di mediatori tra l’altare e la navata, tra il libro e l’assemblea, a una piena e profonda «intelligenza» della liturgia perché risulti significativa ed efficace per il vissuto dei credenti. Nella sua duplice configurazione di liber celebrationis e di liber investigationis, il Messale costituisce il focus di accesso al contenuto di fede celebrato nella liturgia e alle notevoli potenzialità di ordine rituale e testuale in esso racchiuse, al fine di giungere a una fedele sintesi tra ortodossia e ortoprassi e a incrementare lo sviluppo dei dinamismi di crescita e maturità spirituali dell’esistenza cristiana. (8-continua)