Medjugorje, 25 Luglio 2021

”Cari figli!

Vi invito ad essere preghiera per tutti coloro che non pregano.

Testimoniate, figlioli,

con le vostre vite la gioia di essere miei

e Dio esaudirà le vostre preghiere

e vi darà la pace in questo mondo inquieto

dove l’orgoglio e l’egoismo regnano.

Figlioli,

voi siate generosi e amore del mio amore

affinché i pagani sentano che siete miei

e che si convertano al mio Cuore Immacolato.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

10 anni insieme … Grazie don Pietro !

Durante la Santa Messa di domenica 25 luglio, abbiamo ricordato i 10 anni della presenza di don Pietro, come nostro parroco, a Massa Lombarda.
Lo abbiamo ringraziato con queste parole lette, a nome di tutta la Comunità, al termine della Celebrazione Eucaristica:

” Caro don Pietro,
Grazie del tuo Si ad essere Sacerdote !
Grazie, perché ci celebri la S Eucaristia.
Grazie, perché ci aiuti col Sacramento della confessione ad avvicinarci più a Dio
Grazie, per esserci vicino nel salutare le persone care nel momento del ritorno alla Casa del Padre
Grazie per ogni Sacramento amministrato in questi anni
Grazie dei tuoi sorrisi
Grazie per tutte le tue mille rinunce, e sofferenze nel silenzio per le nostre mille critiche, … perché non siamo mai a posto …
Grazie al nostro Dio per questi anni passati insieme
Con tutti i nostri mille limiti cercheremo sempre di camminare al tuo fianco.
La tua Comunità “

A conclusione, ci siamo ritrovati nel giardino della chiesa per un aperitivo insieme …

… anche l’amministrazione Comunale ha voluto ringraziare don Pietro per tutti questi anni trascorsi a servizio della Città:

Programma dal 10 al 18 luglio 2021

Letture: Amos 7,12-15 / Salmo 84 / Efesini 1,3-14

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.

E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».

Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 10 18.30 + Biancoli Vincenzo
Domenica 11 10.30

18.30

+ Santese Otello

+ Minore Giacomino, Piazza Margherita, Pacera Vincenzo, Leta Carmine, Leta Ida, Lannia Vincenzo e Russo Bice

+ Aristide

+ Elena, Elio e Marco

Lunedì 12 18.30 + Toffanello Maria

Per Teresa e per i deff. della famiglia Del Tufo

Martedì 13 8.00 Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni
Mercoledì 14 18.30 + Pompignoli Alessandro
Giovedì 15 18.30 + Farina Monica
Venerdì 16 18.30 Vivi e defunti delle famiglie Dovadola e Ruffini
Sabato 17
Domenica 18 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e Peppino

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Luglio 2021

Domenica 11

XV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Venerdì 16

B. V. Maria del Monte Carmelo

Ore 17.55 (Sala del Carmine) : S. Rosario

Ore 18.30 (Sala del Carmine) : S. Messa

NON c’è la S. Messa delle ore 8.00

Domenica 18

XVI del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

IMPORTANTE:

E iniziata all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima “Festa della Ripresa”. I giorni e gli orari di ritrovo sono:

Lunedì e Martedì : dalle 15.00 alle 17.00

e dalle 20.00 alle 22.00

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 10,34-11,1 Mt 11,20-24 Mt 11,25-27 Mt 11,28-30 Mt 12,1-8 Mt 12,14-21

Vivere il Mistero- Il tema di questa domenica è quello della missione dei Dodici. Com’e noto, Gesù dapprima li chiamò singolarmente, poi furono riuniti assieme per stare con lui. Ora, dal Maestro, sono inviati due a due. Come possiamo notare, c’è un’unica chiamata ma che si articola in tre momenti che segnano una crescita e una maturità. Si passa dalla dispersione alla sequela, dalla sequela alla comunione, dalla comunione all’annuncio della buona novella ad ogni creatura. Quest’ultimo aspetto, sul quale si sofferma il Vangelo odierno, ci fa capire una cosa importante: la missione di Gesù si prolunga nella missione dei Dodici. Ma non è tutto. Con le varie prescrizioni che Gesù propone abbiamo lo stile pastorale della prima comunità apostolica, la prassi con la quale la Chiesa di tutti i tempi è chiamata ad essere testimone di Cristo nel mondo. È vero che il Qoelet affermava che è meglio essere in due che soli, ma l’invio «a due a due» è ben più del superamento della solitudine. Questa prassi era comune a quel tempo, e attestava che ogni testimonianza doveva basarsi su due testimoni, altrimenti era poco credibile. I discepoli sono inviati. La missione non nasce perciò dall’iniziativa privata, personale. È il Signore che chiama e invia, quindi potremmo dire che la missione viene da un altro ed è sempre per gli altri. Vigeva poi un principio, riconosciuto dall’autorità rabbinica: l’inviato partecipa sempre dell’autorità di chi lo invia. Per cui gli apostoli ricevono il potere sugli spiriti impuri. Come il Maestro anche loro passeranno tra la gente sanando e beneficando le persone malate, alienate, e sofferenti. Dopo questo, segue una sorta di direttorio, in due parti, della missione ad gentes. Nella prima l’attenzione è posta sulla povertà come condizione imprescindibile dell’annuncio, mentre la seconda verte sull’accoglienza o meno che possono trovare i missionari del Vangelo. Perché Gesù insiste sulla povertà? Non dirà Paolo che Cristo da ricco che era si è fatto povero per arricchire tutti noi? Questa povertà però non è tanto materiale quanto teologica; è il segno concreto della sua solidarietà salvifica nei confronti della nostra umanità peccatrice. Per Gesù, inoltre, farsi povero ha come significato anche quello di attestare la sua fiducia senza limiti nel Padre. Egli ha riconosciuto che la sua vita veniva da lui (il pane); che ciò che lo sosteneva nel cammino era dato dalla sua munifica provvidenza (la bisaccia); che non dipendeva e non voleva dipendere dal grande mediatore universale (il denaro). Se questo è il Maestro, tale dev’essere il discepolo. All’itinerante missionario sono concesse due cose: il bastone e i sandali. Bastone e sandali sono la tenuta pasquate; essi esprimono l’autorità ricevuta (bastone) e la libertà dei figli di Dio (calzari). Non c’è bisogno di altro. Gesù fa attenti i discepoli ai facili entusiasmi, ovvero ricorda loro come la missione può conoscere l’accoglienza ma anche il rifiuto. Gesù però conferisce loro un’autorità, affermando che se non troveranno accoglienza in una casa dovranno andarsene scuotendo la polvere che è sotto i loro calzari. Per capire questo gesto bisogna sapere che gli ebrei consideravano impura la terra dei pagani. Quando perciò rientravano nella terra santa, si sbarazzavano della polvere che si era attaccata ai calzari. Il consiglio di Gesù, allora, dentro questo orizzonte, può significare questo: chi non accetta l’annuncio del Regno è come una terra pagana, impura. Il missionario, quindi, ha perciò il potere di esprimere da parte di Dio un gesto che attesta un giudizio, che sottolinea l’incredulità e la durezza del cuore di coloro che si dimostrano refrattari alla salvezza. Se il Vangelo odierno (assieme alla prima lettura) ci traccia un identikit del missionario, la seconda lettura, ci traccia invece il contenuto dell’annuncio cristiano e il suo fine: la ricapitolazione di ogni cosa nel Cristo. Paolo elenca ben sette tappe del disegno della salvezza. Parte dall’elezione dell’uomo alla vita di Dio, poi parla della predestinazione alla figliolanza divina. In un terzo momento evidenzia la redenzione. Cristo ci ha riscattati, comprati con il suo sangue. Segue la rivelazione del mistero. Il mondo, compromesso dal peccato, viene da Cristo ricondotto al Padre. Vi è poi l’eredità e il dono dello Spirito. Infine conclude con la Iode che riecheggia le tappe precedenti riferendole tutte alla bontà di Dio. La liturgia della Parola di questa domenica ci ricorda che tutti i credenti sono chiamati ad essere missionari e profeti del Regno di Dio nel mondo. Il documento conciliare Apostolicam actuositatem afferma che: «la Chiesa peregrinante è per sua natura missionaria». Fa eco la Lumen gentium: «Ad ogni discepolo di Cristo incombe il dovere di diffondere, per quanto gli è possibile, la fede».

Programma dal 3 al 11 luglio 2021

Letture: Ezechiele 2,2-5 / Salmo 122 / 2 Corinzi 12,7-10

I nostri occhi sono rivolti al Signore.

Dal Vangelo secondo Marco (6,1-6)

In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.

Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.

Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 03 18.30 + Paola
Domenica 04 10.30

18.30

+ Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

+ Balestri Franco

50° di Matrimonio di: Volpe Luigi

e Viscido Lidia

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

+ Eugenio e Silvia Negroni e deff. della famiglia

Lunedì 05
Martedì 06
Mercoledì 07 18.30 + Alide, Emma e Dante
Giovedì 08 18.30 + Montanari Pietro
Venerdì 09
Sabato 10 18.30 + Biancoli Vincenzo
Domenica 11 10.30

18.30

+ Santese Otello

+ Aristide

+ Elena, Elio e Marco

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Luglio 2021

Domenica 04

XIV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Martedì 06

S. Maria Goretti

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 09 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 11

XV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

IMPORTANTE:

E iniziata all’oratorio la preparazione dei tortellini per la prossima “Festa della Ripresa”. I giorni e gli orari di ritrovo sono:

Lunedì, Martedì e Mercoledì : dalle 15.00 alle 17.00

e dalle 20.00 alle 22.00

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,18-26 Mt 9,32-38 Mt 10,1-7 Mt 10,7-15 Mt 10,16-23 Mt 10,24-33

Vivere il Mistero- Gesù, nella sua vita e nel suo ministero, è stato oggetto di entusiasmo e di sospetto, di ammirazione e di scandalo. C’è chi ha riconosciuto in lui un personaggio carismatico, tanto da lasciare tutto e seguirlo, e chi, invece, l’ha guardato con diffidenza. I suoi stessi concittadini non hanno visto in lui che un semplice carpentiere. Non sono andati oltre. Gesù inizialmente si è meravigliato di tale ottusità, ma poi ha lentamente compreso il suo destino nella figura del Servo sofferente profetizzato da Isaia. Il ritorno di Gesù a Nazareth suscita tra i suoi concittadini una serie di interrogativi. I primi tre sono relativi all’attività del Maestro e riassumono, nell’economia del Vangelo di Marco, i primi sei capitoli. Gesù ha insegnato e operato guarigioni prodigiose. Ma «da dove» gli viene tutto questo? Marco ce lo fa intuire: la sapienza è data a Gesù, mentre le opere vengono compiute attraverso di lui. In una parola, in Gesù opera Dio, Ma non tutti lo credono. Per gli scribi Gesù è un servo di Beelzebùl. C’è poi un’altra serie di domande che rivelano lo scetticismo profondo della gente di Nazareth. Certo, affermano, in Gesù c’è dell’eccezionale ma di lui si conosce tutto, dalla famiglia alla professione. Questa seconda serie di domande è profondamente denigratoria. Si fa una comparazione tra Gesù e i familiari, e lo si etichetta a partire dalla professione. Insomma, lo si vuole ridimensionare. Chi fa il carpentiere, può forse pretendere d’insegnare? Un operaio può forse fare il teologo? II disprezzo cresce quando si ricorda che è figlio di Maria. Come mai non si menziona il padre, Giuseppe? Anche se un padre era morto, si menzionava sempre un tale dicendo di chi era figlio, collocandolo così nell’albero genealogico. La novità di Gesù, attraverso questo processo denigratorio, viene riportata all’interno di un orizzonte noto e banale. La figura di Cristo ha sempre suscitato varie reazioni: accoglienza, rifiuto, bestemmia, adorazione. Il famoso filosofo Nietzsche scriveva nel suo Anticristo: «C’è stato un solo cristiano, ma purtroppo è morto in croce». Cristo è esistito, ma dopo di lui non c’è stato più nulla, la sua figura non è altro che un puro silenzio. Anche in ambito più strettamente cristiano non sempre si è riusciti a comprendere il Cristo nella sua interezza. Pensiamo solo al grande teologo tedesco Rudolf Bultmann che affermava: «Di Gesù noi non sappiamo il come, non sappiamo il che cosa, sappiamo solo che fu un che». Di Gesù non si sa come visse; sì, afferma il teologo, i Vangeli ne parlano ma è solo una ricostruzione per dare consistenza a una realtà trascendente. Non sappiamo neppure che cosa Cristo fosse. E conclude, sappiamo solo che fu un che cioè un puro elemento di congiunzione. Ma per Bultmann questo non costituisce un problema; egli predilige, com’è noto, il Cristo della fede, non tanto il Cristo della storia. Ma non si possono scindere i due aspetti, né esaltarne uno a scapito dell’altro altrimenti si cade o nella gnosi (eresia che in antico negava la carnalità di Cristo, la sua storicità per esaltare solo la sua divinità) o si nega totalmente la natura divina di Gesù, con la sua forza salvifica. La seconda lettura è un autentico gioiello di spiritualità cristiana perché ci insegna, attraverso l’esperienza di Paolo, a integrare la fragilità e il male che ci abitano. Non solo, ci rivela anche come sia importante riconoscere nella nostra debolezza un «luogo» in cui Dio manifesta la sua potenza salvifica. Non ci è detto cosa Paolo intenda per «spina nella carne». Forse era una malattia cronica che lo prostrava. Comunque, nella persona ci sono tre tipi di debolezza o limite: fisiologico, psicologico e morale. Stando alle sue parole, sembra che questa spina sia stata un limite che lo ridimensionava agli occhi suoi e a quelli del prossimo. Paolo prega (per tre volte) di esserne liberato, ma il Signore non lo esaudisce. A ben guardare, tuttavia Dio fa molto di più, gli manifesta che nella debolezza egli riversa la sua grazia. Paolo lo comprende e intona il suo magnificat. Sì, non canta più i suoi meriti, ma rende grazie al Signore che ha operato attraverso la sua povertà. Questo processo di trasformazione conforma il discepolo al Maestro. Anche Gesù ha toccato, sulla croce, la sua fragilità e impotenza, ma ha detto «sì» consegnando tutto se stesso e la propria storia nel cuore dell’onnipotenza amante del Padre. Questa autoconsegna non ha solo glorificato Dio, ma ha aperto nella carne della nostra umanità la via della redenzione. Ancora una volta ci troviamo davanti ad un grande paradosso che appella la nostra mente a una conversione.

Programma dal 19 giugno al 4 luglio 2021

Letture: Sapienza 1,13-15;2,23-24 / Salmo 29 / 2 Corinzi 8,7.9.13-15

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Dal Vangelo secondo Marco (5,21-43)

In quel tempo, essendo Gesù passato di nuovo in barca all’altra riva, gli si radunò attorno molta folla ed egli stava lungo il mare. E venne uno dei capi della sinagoga, di nome Giàiro, il quale, come lo vide, gli si gettò ai piedi e lo supplicò con insistenza: «La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva». Andò con lui. Molta folla lo seguiva e gli si stringeva intorno. Ora una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza alcun vantaggio, anzi piuttosto peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla e da dietro toccò il suo mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata». E subito le si fermò il flusso di sangue e sentì nel suo corpo che era guarita dal male. E subito Gesù, essendosi reso conto della forza che era uscita da lui, si voltò alla folla dicendo: «Chi ha toccato le mie vesti?». I suoi discepoli gli dissero: «Tu vedi la folla che si stringe intorno a te e dici: “Chi mi ha toccato?”». Egli guardava attorno, per vedere colei che aveva fatto questo. E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità. Ed egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace e sii guarita dal tuo male». Stava ancora parlando, quando dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: «Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?». Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». E non permise a nessuno di seguirlo, fuorché a Pietro, Giacomo e Giovanni, fratello di Giacomo. Giunsero alla casa del capo della sinagoga ed egli vide trambusto e gente che piangeva e urlava forte. Entrato, disse loro: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». E lo deridevano. Ma egli, cacciati tutti fuori, prese con sé il padre e la madre della bambina e quelli che erano con lui ed entrò dove era la bambina. Prese la mano della bambina e le disse: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». E subito la fanciulla si alzò e camminava; aveva infatti dodici anni. Essi furono presi da grande stupore. E raccomandò loro con insistenza che nessuno venisse a saperlo e disse di darle da mangiare.
Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 26 18.30 + Francesco e Pia
Domenica 27 10.30

18.30

+ Vrenna Giuseppe e Scicchitano Teresa

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

Lunedì 28 18.30 + Elmore (1° anniv.)
Martedì 29 8.00 + Montesi Natale
Mercoledì 30 18.30 + Guadagnini Eugenio

+ Buldrini Paolo

Giovedì 01 18.30
Venerdì 02 8.00
Sabato 03 18.30
Domenica 04 10.30

18.30

+ Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

50° di Matrimonio di: Volpe Luigi

e Viscido Lidia

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Giugno – Luglio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 27

XIII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Martedì 29

Ss. Pietro e Paolo

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.45 (Oratorio) : Consiglio Pastorale Parrocchiale

Venerdì 02 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 03

S. Tommaso Ap.

S. Messa ad orario feriale
Domenica 04

XIV del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 8,18-22 Mt 16,13-19 Mt 8,28-34 Mt 9,1-8 Mt 9,9-13 Gv 20,24-29

Vivere il Mistero- Il Lezionario di questa domenica affronta il tema della morte nella luce pasquale di Cristo. L’autore del libro della Sapienza afferma che Dio non ha creato la morte, ma la vita. Eppure la morte, nelle sue molteplici forme, assale continuamente l’esistenza dell’uomo umiliandolo e ferendolo gravemente nella sua dignità. Un Tropario della liturgia bizantina recita: «Cristo è risuscitato dai morti. Con la sua morte ha vinto la morte e ai morti ha dato la vita». Ci chiediamo: come ha potuto Gesù, con la sua morte in croce, liberarci dal potere detta morte? Com’è possibile sconfiggere la morte morendo? Bisogna tener presente due aspetti della vita di Gesù: la sua obbedienza al Padre e il suo amore per gli uomini. Che Gesù sia morto in croce in obbedienza significa che egli non ha subito la morte e neppure l’ha rifiutata rabbiosamente, ma l’ha assunta liberamente cogliendovi la volontà del Padre. È in questo «sì» senza riserve e totale che gli autori sacri hanno colto la vittoria di Cristo sulla morte. Ma perché il Padre ha voluto quel «sì» dentro una morte così dura, ingiusta e violenta? Anzitutto bisogna capire cos’è la morte. Per la rivelazione la morte non è solo la fine biologica e neppure una tappa necessaria verso la vita eterna. La morte è il segno della rottura dell’alleanza tra Dio e l’uomo. Con il peccato, l’uomo è infatti uscito dall’alleanza e ha fatto esperienza di morte. Gesù, nuovo Adamo, con il suo «sì» obbediente e filiale permane nell’alleanza guarendo così la ferita antica. La morte non l’ha separato dal Padre; ha fallito e in questa sconfitta è stata distrutta per sempre. Il lungo racconto di Mc 5,21-43, che ha per protagoniste due donne malate e segnate dalla morte, forma un’unità. Gesù si presenta come medico e medicina, e la salvezza che opera guarisce l’umanità nel corpo e nello spirito. Queste due donne sono unite dal dolore e anche dal numero dodici. Da dodici anni l’emorroissa soffre di perdite di sangue, la figlia di Giairo, capo della sinagoga, ha dodici anni. L’età della seconda coincide con il tempo della malattia della prima. Gesù reintegra, libera da ogni impurità, e salva dal limite radicale della morte. Questa sua potenza appella però la fede; difatti, è la fede dell’emorroissa – che Gesù elogerà – a sanarla, ed è sempre la fede perseverante – di Giairo, nel secondo caso – a compiere il miracolo sulla figlia. Ma c’è un altro aspetto da rilevare: con questi due segni Gesù manifesta chiaramente che Dio vuole la vita degli uomini (come bene evidenzia il libro della Sapienza. Bisogna fare, però, una precisazione. È in Gesù che è stato vinto definitivamente il peccato e quindi la morte con le sue tragiche manifestazioni. In lui, infatti, rifulge e si offre la vita nella sua pienezza. Ed è sempre in lui che noi tutti abbiamo tracciata la strada verso la vita. Scrive Paolo in 2 Cor 8,9: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». La via dell’amore, mediante la povertà (kenosis), conduce alla dimora della vita. Nel brano evangelico risalta un fatto: Gesù riconosce, nei suoi interlocutori, la fede. Una fede così grande che opera l’umanamente impossibile. Ma cos’è la fede? La fede come atto umano e umanizzante. Alla base della vita umana c’è la fiducia; di più: la fiducia consente la vita, Difatti non si può vivere senza dare fiducia a qualcuno, a cominciare dalla madre, a cui il bambino si affida e crede. La fede, allora, è anzitutto un atto umano; atto che si declina nel tempo come affidamento e adesione; atto umano e umanizzante. La fede come atto libero. La fede interpella la libertà del soggetto. Gesù stesso, quando chiama a seguirlo, non impone ma propone. Alla fede, quindi, nessuno è costretto. La fede come rischio. La fede è anche rischio, in quanto il credente è posto davanti a Dio, che non vede e del quale altri hanno dato testimonianza. Questo implica un cammino esodale da se stessi, dalle proprie sicurezze per entrare nella terra di Dio, nello spazio del suo amore. Un amore credibile, affidabile e che non tradisce. Gesù è la nostra fede. Per la rivelazione, Gesù è l’autore e il perfezionatore della nostra fede, la fede perfetta, come scriveva sant’Ignazio di Antiochia (Lettera ai Smirnesi). Egli è pure l’icona del Dio invisibile, a somiglianza del quale il Padre ci ha voluti. Alla sua scuola noi impariamo a vivere in questo mondo come fratelli e figli di Dio. Bisogna allora credere in lui, come la donna emorroissa; bisogna perseverare nella fede, come Giairo.

Medjugorje, 25 giugno 2021

Apparizione annuale a Ivanka:

“Figlioli, ho bisogno delle vostre preghiere.

Pregate, pregate, pregate!”

Messaggio mensile a Marija, nel 40° anniversario delle apparizioni:

”Cari figli!

Il mio Cuore è gioioso

perché in tutti questi anni vedo il vostro amore

e la vostra apertura alla mia chiamata.

Oggi vi invito tutti:

pregate con Me per la pace e la libertà

perché satana è forte

e con i suoi inganni vuole portare via

quanti più cuori possibili dal mio Cuore materno.

Perciò decidetevi per Dio

perché stiate bene sulla terra.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Camminando …per viale “DANTE”

di don Pietro Marchetti

Editoriale Il Nostro S.Paolo – giugno 2021

Noi tutti, cari lettori, del nostro San Paolo, abbiamo studiato a scuola la “Divina Commedia” , ma in quel contesto forse non abbiamo apprezzato adeguatamente la ricchezza di contenuti dell’opera di Dante, più preoccupati del buon voto da prendere nelle interrogazioni. Adesso fuori da questo contesto in occasione del VII° centenario dalla sua morte, possiamo riprendere in mano questa straordinaria opera, che contiene una ricchezza letteraria, e spirituale di alto valore: un vero e proprio cammino spirituale accompagnati dal Sommo Poeta. Anche i Papi nel corso della storia hanno apprezzato questa opera e da ultimo Papa Francesco nella sua lettera Apostolica CANDOR LUCIS AETERNAE. In primo luogo, un invito a leggere questo documento e a raccogliere le provocazioni e le indicazioni che il Papa ci dà: “Ma l’opera del Sommo Poeta suscita anche alcune provocazioni per i nostri giorni. Cosa può comunicare a noi, nel nostro tempo ? Ha ancora qualcosa da dirci, da offrirci ? Il suo messaggio ha un’attualità, una qualche funzione da svolgere anche per noi ? Ci può ancora interpellare ? ….Dante ci chiede piuttosto di essere ascoltato, di essere in certo qual modo imitato, di farci suoi compagni di viaggio, perché anche oggi egli vuole mostrarci quale sia l’itinerario verso la Felicità, la via retta per vivere pienamente la nostra umanità, superando le selve oscure in cui perdiamo l’orientamento e la dignità. (n. 9) Il Papa definisce Dante il “profeta della speranza” , il cantore del desiderio umano, il poeta della misericordia di Dio e della libertà umana. In secondo luogo accogliamo l’invito del Papa a leggere o rileggere questa opera, approfittando del tempo estivo o delle vacanze per riempirle di questa ricchezza spirituale e culturale. Concludo questo breve articolo citando ancora le parole di Papa Francesco: “In questo particolare momento storico, segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro, la figura di Dante…può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio a nostro cammino. Può aiutarci ad avanzare con serenità e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere, finché il nostro cuore non avrà trovato la vera pace e la vera gioia, finché non arriveremo alla meta ultima di tutta l’umanità, “l’amor che move il sole e l’altre stelle” (Par. XXXIII, 145). Raccogliamo quindi questa preziosa circostanza e in questa calda estate del 2021, passeggiamo lungo il viale della nostra vita, in compagnia del nostro grande Sommo Poeta. Sarei curioso di sapere dove noi ci vorremmo collocare in questo cammino spirituale: all’Inferno, in Purgatorio o in Paradiso ? Buona estate a tutti. Don Pietro, parroco.

Programma dal 19 al 27 giugno 2021

Letture: Giobbe 38,1.8-11 / Salmo 106 / 2 Corinzi 5,14-17

Rendete grazie al Signore, il suo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Marco (4,35-41)

In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.

Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».

Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».

E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 19 18.30 + Maria Francesca e per una famiglia (vivente)

Joia Anna (vivente)

Domenica 20 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

+ Cesare, Elettra, Luigi e Antonia

Lunedì 21 18.30 + Antonio
Martedì 22 8.00 + Castelli Adriano
Mercoledì 23 18.30 + Golinelli Luciano
Giovedì 24 18.30 + Dovadola Monica

+ Albonetti Sofia

Venerdì 25 8.00 + Conti Vincenzo e Valenti Luisa
Sabato 26 18.30 + Francesco e Pia
Domenica 27 10.30

18.30

+ Vrenna Giuseppe e Scicchitano Teresa

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Giugno 2021

Domenica 20

XII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Lunedì 21

S. Luigi G.

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 24

Natività di

S. Giovanni B.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 25 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 27

XIII del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Da lunedì 7 giugno è iniziata e continua all’oratorio l’estate ragazzi che si prolunga fino al 24 giugno, come preannunciato.

Nota. Ss. Messe feriale e festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Rispettare tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 7,1-5 Mt 7,6.12-14 Mt 7,15-20 Lc 1,57-66.80 Mt 8,1-4 Mt 8,5-17

Vivere il Mistero- C’è un simbolo che attraversa la liturgia della Parola di questa domenica, l’acqua. L’acqua condensa in sé vari significati; è il simbolo, anzitutto, di Dio, della sua parola. Rappresenta la purificazione e il dono dello Spirito Santo. Ma l’acqua non è solo sinonimo di vita, ma anche di morte. Pensiamo al diluvio universale. Per la Scrittura l’acqua rappresenta perciò anche il nulla, il caos, il male stesso, il quale, minaccioso e terribile, cerca sempre di travolgere e sommergere l’uomo. Ma Dio ha pieno potere su questo «bimbo» implacabile e violento. Non è un caso che Giovanni, nell’Apocalisse, veda nella scomparsa del mare l’archè (inizio) della nuova creazione Entriamo ora nella pagina evangelica. «In quel medesimo giorno». Con questa indicazione temporale, Marco collega, in una medesima giornata, il discorso parabolico con i miracoli che seguono. Gesù è potente in parole ed opere. La scena del nostro racconto ha un fondale notturno. Per Marco la notte ha una valenza negativa. La prima parola di Gesù, poi, è un imperativo: «Passiamo all’altra riva». Gesù vuole annunciare il Vangelo di Dio altrove. Pronta è la risposta dei discepoli che lo prendono sulla barca «così com’era». Bisogna notare che qui è l’unica volta, nel Nuovo T stamento, dove si dice che sono i discepoli a prendere il Maestro. E lo prendono «così com’è», lo prendono cioè come uomo e come rabbi, lo prendono soprattutto come uomo stanco dopo una lunga giornata di predicazione e di miracoli. Non sorprende, allora, che Gesù sulla barca si metta a dormire. Ma se la stanchezza è accettata dai discepoli, meno comprensibile, ai loro occhi, appare il fatto che egli dorma beatamente mentre una tempesta rischia di travolgerli implacabilmente. Sì, Gesù guida la barca, ovvero traccia la direzione, ma perché dorme, perché è inerte e incurante del pericolo reale che incombe su tutti? Comprensibile, allora, la domanda angosciata dei discepoli: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Gesù è accusato di disinteresse. A queste parole, egli ribatte tacitando la potenza del mare, placando con la sua parola il caos, e rivolgendosi ai discepoli dice: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Gesù non rimprovera i discepoli perché hanno paura (comprensibile in un mare agitato), ma per la loro mancanza di fede. Non avendo fede si sono sentiti abbandonati dal Maestro proprio nell’ora del pericolo e della prova. Sorge, allora, la domanda: «Chi è dunque costui?». Dall’episodio emerge che Gesù è il JHWH, il Creatore e Salvatore, colui che ha posto ordine nel caos delle acque primordiali, che ha tratto Israele dall’Egitto aprendo una via nel Mar Rosso, che libera dalla paura della morte. Ma non è tutto. Il Gesù che dorme a poppa (la poppa è la prima parte della barca che affonda) è un segno della sua futura morte. Mai come in quest’ora i discepoli si sentiranno perduti. Gesù lo sa, per questo ora insiste sulla fede, sulla necessità di credere nella prova. Questo episodio mette in risalto la fatica della fede. Una fatica, e talora una lotta, che ha quattro aspetti, che qui vogliamo brevemente enunciare. 1. L’idolatria. Un grande ostacolo alla fede è l’idolatria (= adorazione di un idolo). Quando avvertiamo il silenzio di Dio si può cadere nella tentazione della prossimità e costruirsi l’idolo. L’idolo, come scriveva Enzo Bianchi, è un dio assente, un dio privo di Dio, a portata di mano e di bocca, la sostituzione del Dio altro con il dio facile, vicino, rassicurante. L’idolo non è altro che una proiezione dei nostri desideri. Assicura il potere, ma toglie ogni libertà. 2. L’oligopistia(= poca fede). Nell’episodio di Mc 4,35-41 emerge chiaramente come le situazioni della vita manifestino talora la poca fede del discepolo. Cosa fare? Bisogna riconoscerlo e far propria la preghiera del padre del ragazzo epilettico: «Credo; aiuta la mia incredulità!» (Mc 9 24). 3. La memoria corta. Noi dobbiamo imparare a far memoria della nostra storia passata, cogliendovi l’agire fedele di Dio altrimenti la nostra fede nel presente può spegnersi sotto l’urto delle difficoltà. Bisogna far memoria del passato, anche dei suoi tornanti forse meno nobili ed esaltanti, cercando di riconoscere il filo rosso di un amore (quello di Dio) nel quale è sempre possibile rinascere a vita nuova. 4. La divisione del cuore. Che rapporto abbiamo con il nostro cuore? Spesso sperimentiamo come una sorta di schizofrenia nel nostro vissuto. Comprendiamo bene dove il Vangelo voglia condurci, ma poi di fatto facciamo il contrario. Manca la coerenza, manca l’unità tra fede e vita, manca la disponibilità a lasciarsi cambiare dentro da Cristo. La fede allora sarà solo formale, esteriore, ritualistica e ripetitiva. In una esortazione sant’Agostino; il grande pastore e teologo invita a risvegliare in noi il Cristo; egli scrive: «Non è quando dimentichi la tua fede che Cristo dorme nel tuo cuore. La fede di Cristo nel tuo cuore è come Cristo nella barca. Ascolti insulti, ti affatichi, sei sconvolto: Cristo dorme. Risveglia Cristo in te, scuoti la tua fede (…) e si farà bonaccia nel tuo cuore» (Discorso163,b).