Programma dal 11 al 19 aprile 2026

Letture: Atti degli Apostoli 2,42-47 / Salmo 117 / 1Pietro 1,3-9

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 11 18.30 Secondo le intenzioni del gruppo “Figli di Dio”
Domenica 12 10.30

18.30

Defunti e viventi famiglia Dovadola Ivano nel grado più esteso

+ Gagliardi Bruno e Albertina

Per tutte le intenzioni di Maria Tersa Dovadola

Joia Anna e Joia Maria

Lunedì 13 8.00

18.30

Per gli amici vivi e defunti della famiglia Dovadola-Ruffini

+ Giuseppe Amodeo (celebrata all’oratorio)

Martedì 14 8.00 (Rec)
Mercoledì 15 18.30 (Rec)
Giovedì 16 18.30 + Margotti Teresa
Venerdì 17 8.00 + Liviano
Sabato 18
Domenica 19 10.30 25° di Matrimonio di: Nigro Cristian

Marconi Francesca

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Aprile 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 12

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Mercoledì 15 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 16 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 17 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica, S. Rosario e Vespro
Domenica 19

III di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

S. Giacomo: Per la Benedizione Pasquale contattare don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Il Pellegrinaggio al Santuario del 1° sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

Il pellegrinaggio parrocchiale del 1° maggio è stato già organizzato.

Meta del viaggio è il Santuario di S. Maria delle Vertighe in provincia di Arezzo.

Ovviamente sono invitati i componenti dell’intera Unità pastorale S. Paolo e S. Giacomo che desiderano partecipare fino ad esaurimento posti

Partenza da Massa alle 7.00 e rientro per le 20.00. S. Messa al Santuario, pranzo al sacco, visita al Santuario e a Monte S. Savino. Quota di partecipazione E. 30 a persona. Prenotazione con caparra entro domenica 26 aprile.

Volantino con tutte le informazioni a parte.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 3,1-8 Gv 3,7-15 Gv 3,16-21 Gv 3,31-36 Gv 6,1-15 Gv 6,16-21

Vivere il mistero: Questa seconda domenica di Pasqua potremmo definirla «un giorno dai molti nomi». Viene chiamata infatti Ottava di Pasqua, per sottolineare che con la Pasqua siamo entrati nella pienezza della salvezza; chiamandola invece Domenica in albis si fa riferimento al dono del battesimo; chiamandola infine Domenica della Divina Misericordia, essa diventa un forte richiamo alla misericordia di Dio, donde è scaturita l’umana redenzione. Mentre i discepoli, pieni di paura, stanno rinchiusi nel cenacolo, Gesù risorto appare loro, «stette in mezzo» – specifica l’evangelista – e dona la sua pace (Gv 20,19). Questa venuta di Gesù possiamo definirla fondazionale; egli, infatti, con il dono dello Spirito e l’invio alle genti pone le basi della futura comunità messianica. Che poi Gesù si fermi in mezzo ai suoi ci rivela almeno tre cose importanti; anzitutto, Gesù risorto è la fonte della vita della comunità e allo stesso istante il suo fattore di unità. ln terza istanza, egli è il luogo della gloria di Dio. La gloria (doxa) è la manifestazione dell’amore fedele di Dio. La venuta di Gesù porta anche la pace (shalom). La pace ha una duplice caratteristica: nasce dalla sua presenza (Gv 14,27) e testimonia della sua vittoria (Gv 16,33). Con lo shalom i tempi dell’estraneità sono quindi cessati; una nuova fraternità sta sorgendo. ln Cristo, l’uomo, recuperato a se stesso, ritrova Dio e il prossimo. C’è poi un altro aspetto da focalizzare: Gesù mostra ai suoi discepoli le sue mani e il suo fianco, i segni del suo amore crocifisso. Ci sono prima di tutto i segni delle mani: sono le mani nelle quali Dio ha posto tutto (Gv 13,3), le mani del buon pastore che non si lascia rapire le pecore (Gv 10,28). Le mani di Gesù esprimono perciò l’onnipotenza divina e la sollecitudine del buon pastore. Sono mani ferite per ricordare che il dono è giunto fino al sacrificio. Il costato, invece, richiama la Pentecoste incessante che rigenera i credenti mediante i sacramenti. Vedere le mani e il costato significa confessare un amore «fino alla fine» (Gv 13,1). Dentro questo quadro felice c’è però una nota «stonata»: Tommaso. Giovanni spiega ai suoi lettori che questo discepolo non era nel cenacolo assieme agli altri quando Gesù si era manifestato. Come spiegare questa assenza? Un primo dato è legato alla dispersione dei discepoli durante la passione; dispersione che il Maestro stesso aveva preannunciato (Gv 16,32). Una seconda ipotesi è che i discepoli erano stati riuniti da un annuncio sbalorditivo, quello di Maria di Magdala, che dopo aver incontrato il Risorto aveva detto loro: «Ho visto il Signore!» (Gv 20,18). Certamente Tommaso era stato raggiunto da questo annuncio, ma forse non ci aveva dato troppo peso. Tommaso non crede neppure alla testimonianza dei discepoli: «Abbiamo visto il Signore!» (Gv 20,25). Qui il verbo greco è all’imperfetto per indicare l’insistenza con cui i discepoli affermano di aver visto il Signore. Ma Tommaso resiste, anzi, sembra come infastidito e pone le condizioni per credere: «Se non vedo… se non metto…» (Gv 20,25). Tommaso non ha ancora capito che la fede si riceve; e si riceve non solo da Dio ma anche dalla testimonianza dei fratelli. Comunque, seppur refrattario, attende il ritorno di Gesù otto giorni dopo. Non accetta mediazioni ma rimane nella comunità. E Gesù, dopo otto giorni, ritorna tra i suoi e volgendosi verso di lui lo invita a fare esperienza del suo amore mediante un contatto vivo con i segni vivi della sua passione. Con questo, lo invita a passare dall’incredulità alla fede, dallo scetticismo alla fiducia. A questo punto, Tommaso prorompe in un grido: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20,28). L’entusiasta emotivo (Gv 11,6), il trascinatore che non sapeva dove era diretto il Maestro (Gv 14,5), che si era separato dai fratelli per non aver creduto all’annuncio (Gv 20,24), ora confessa la sua fede in Gesù come Signore e Dio. Notiamo un particolare: l’aggettivo possessivo «mio» che indica come la fede non sia estranea, quando è autentica, ad una accentuazione affettiva. Il testo greco ci riserva poi un’altra sorpresa (che sfugge nella traduzione): la presenza dell’articolo «Il mio Signore e il mio Dio». L’ articolo suggerisce la totalità dell’appartenenza, tanto che potremmo parafrasare così: «Sei il mio unico Signore e il mio unico Dio». È il vertice della fede divenuta amore. (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Ai Presuli infatti, compete, come stabilito dalla normativa vigente espressa nel Motu proprio Magnum principium, la responsabilità di preparare e approvare le traduzioni dei libri liturgici, sottoponendole in seguito alla confirmatio della Sede Apostolica e non più alla sua recognitio. Tale responsabilità della Conferenza Episcopale Italiana scaturisce dalla consapevolezza che i testi liturgici, per essere pienamente vissuti, devono essere adattati alla comprensione del popolo, con uno stile espressivo fedele ai testi originali, ma capace anche di comunicare l’annuncio di salvezza in ogni contesto linguistico e culturale. L’opera di trasposizione linguistica dal latino nelle lingue nazionali è finalizzata a una maggiore comprensione del linguaggio liturgico, quale premessa per una attiva partecipazione al mistero celebrato nell’actio liturgica. L’actuosa participatio alla liturgia, infatti, ha un suo evidente presupposto nella possibilità dei fedeli di comprendere e fare proprio il linguaggio della celebrazione, tanto sul piano verbale quanto su quello non verbale, così come bene espresso dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium, quando afferma che «La Chiesa si preoccupa vivamente che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma che, mediante una comprensione piena dei riti e delle preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente» (n. 48). (6-continua)

Programma dal 4 al 12 aprile 2026

Letture: Atti degli Apostoli 10,34a.37-43 / Salmo 117 / Colossesi 3,1-4

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 04

   

Domenica 05

10.30

18.30

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Bordini Vittorina, Liliana e Attilio Ragazzini

Per tutte le anime del Purgatorio

Lunedì 06

10.30

18.30

Per le intenzioni della Madonnina

Per le persone viventi che non hanno nessuno che prega per loro

Per la conversione dei peccatori

Per riparare le offese al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria, a Gesù e alla Madonnina; a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.

+ Gabriele Bersanetti

Martedì 07

8.00

+ Benini Rosa e Giuseppe

Mercoledì 08

   

Giovedì 09

   

Venerdì 10

   

Sabato 11

   

Domenica 12

10.30

18.30

Defunti e viventi famiglia Dovadola Ivano nel grado più esteso

+ Gagliardi Bruno e Albertina

Per tutte le intenzioni di Maria Tersa Dovadola

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Aprile 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Lunedì 06

Dell’Angelo

Ss. Messe in S. Paolo ad orario festivo.

S. Messa in S. Giacomo alle ore 18.30

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Martedì 07

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Mercoledì 08

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Giovedì 09

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Venerdì 10

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica, S. Rosario e Vespro

Sabato 11

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Domenica 12

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e Coroncina della Divina Misericordia

S. Giacomo: Per la Benedizione Pasquale contattare don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Il Pellegrinaggio al Santuario del 1° sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

Visita alle famiglie con benedizione in S. Paolo

La visita alle famiglie con benedizione pasquale è terminata, pertanto se qualcuno non ha potuto essere presente e desidera riceverla deve comunicarlo in canonica al 054581339.

Un sincero ringraziamento a tutti per l’accoglienza riservata.

Alla scuola di Gesù

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Mt 28,8-15

Gv 20,11-18

Lc 24,13-35

Lc 24,35-48

Gv 21,1-14

Mc 16,9-15

Vivere il mistero: Che Gesù sia risorto è un dato di fede; che sia un’esperienza vissuta è da verificare. Vogliamo allora chiederci: come accedere a questo evento? L’evangelista Giovanni, nei versetti che aprono il capitolo 20, traccia l’inizio di un itinerario che sfocerà nella confessione di Tommaso: «Mio Signore e mio Dio» (Gv 20,28). Mettiamo in luce allora ì primi passi di questo cammino. Anzitutto, Giovanni evidenzia le due grandi coordinate dello spazio e del tempo. Maria di Magdala si reca al sepolcro dì buon mattino. Questo sepolcro, ci è stato detto precedentemente, era in un giardino (Gv 19,41). Il giardino rimanda all’Eden, dove Dio aveva posto la prima coppia umana (Gen 2,Sss). L’umanità aveva però infranto l’alleanza, cedendo alla suggestione del peccato. Dall’Eden, simbolo della comunione con Dio, l’uomo e la donna furono così allontanati. Dio però, nel suo Figlio, ha voluto ritrovare l’umanità, riconciliarla con sé e riammetterla alla sua comunione (è il senso dell’opera affidata dal Padre a Gesù, opera che culmina nella sua morte e risurrezione). La seconda coordinata è quella temporale. Letteralmente Giovanni esordisce così: «Il giorno uno (primo) dei sabati (della settimana)» (Gv 20,7) . L’espressione «giorno uno» (generalmente «il primo giorno») richiama lo jom echad, cioè «il giorno uno» della creazione, quando Dio ha separato le tenebre dalla luce (Gen 1,5). È questo un giorno che ha in sé ogni altro giorno. «A sua volta – nota Silvano Fausti – sabato, al singolare, è il giorno ultimo della creazione, mentre sabati, al plurale, significa settimana». Menzionando così il primo e l’ultimo giorno, Giovanni ci ricorda che con la Pasqua di Cristo siamo entrati nel compimento definitivo della creazione. È evidente che Maria ignora tutto questo; va però al sepolcro, e va senza uno scopo preciso. probabilmente è l’amore a spingerla. Il corpo del Maestro ha per lei una grande importanza. Non dobbiamo dimenticare che l’inizio della sua vita nuova è dovuto ad una guarigione fisica. Questa sua diakonìa manifesta allora la riconoscenza per una therapèia ricevuta da Gesù. Come Gesù si era preso cura di lei, liberandola dalle sue infermità (Lc 8,2), così ora lei si prende cura di lui quando sembra abbandonato dal Padre, dai discepoli e dalla sua stessa autorità messianica. Quando giunge al sepolcro vede la pietra ribaltata; corre subito da Simon Pietro e dall’altro discepolo dicendo loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro» (Gv 20,2). Maria non ha colto i segni della novità pasquale. Di qui la corsa dei due discepoli per verificare le sue parole. ln Simon Pietro e nel Discepolo amato possiamo vedere, ancora una volta, due atteggiamenti, due modalità di sequela. Simon Pietro è il discepolo che ha tradito, ma è pure colui che ha sperimentato quello che potremmo dire il fondamento del discepolato, la fedeltà di Gesù. Incontrare il Risorto è fare esperienza di una fedeltà che sana i nostri rifiuti, gli abbandoni e i tradimenti. Nel Discepolo che Gesù amava abbiamo un secondo atteggiamento. Questo discepolo è definito dall’evangelista «Colui del quale Gesù era amico» (Gv 20,2, trad. lett.). Amici sono coloro che amano Gesù (Gv 15,14) e ne compiono la Parola. Chi ama incontra il Signore, perché è passato (ha fatto pasqua) dalla morte alla vita (1 Gv 3,14). Chi ama riconosce (Gv 21,7) e rimane (Gv 21 ,22) nell’amore. La fedeltà sperimentata (Simon Pietro) e l’amore come risposta (il Discepolo amato) conducono alla tomba dove si scorgono segni che interrogano (lini e sudario). Giovanni conclude affermando che non avevano ancora compreso la Scrittura riguardo alla risurrezione di Gesù. Di quale testo si parla? Con molta probabilità di ls 26,19-27,1. I due tornano poi alle loro case, dentro la quotidianità. Non sono più però gli stessi. Del Discepolo amato si dice che: «Vide e credette» (oppure: «Vide e iniziò a credere» – Gv 20,8). Forse Giovanni ha ricordato proprio questa esperienza al sepolcro quando, molto tempo dopo, ha scritto: «Le tenebre stanno diradandosi e già appare la luce vera» (1Gv 2,8). (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Il Messale si rivela come un insostituibile strumento di formazione spirituale e di pedagogia pastorale. Esso, prima di essere il libro della celebrazione, è il libro che guida allo studio e alla comprensione del mistero celebrato. Non si può usare bene il Messale se lo si usa solo durante la celebrazione. Il Messale è un libro di studio. Lo si deve leggere, studiare, meditare proprio in preparazione alla celebrazione. Si tratta di capire le orazioni, di scegliere le più adatte, quando vengono proposte diverse, di preparare le letture (leggerle, capirle, sceglierne altre se occorre…), preparare le didascalie (tenendo ben presente l’assemblea concreta a cui sono destinate), preparare l’omelia, controllare se il luogo della celebrazione si presta alla medesima, studiare il momento e il senso delle pause di silenzio, scegliere e preparare i canti, verificare i gesti da farsi o da proporsi ai fedeli… Il valore del libro liturgico scaturisce dall’uso che se ne fa nella celebrazione; e di riflesso, la celebrazione diventa criterio ermeneutico dei contenuti propri del libro stesso. È nell’uso che si conosce il libro liturgico con maggiore profondità, allo stesso modo con cui la parola di Dio rinasce nell’azione liturgica. Se l’obiettivo cardine della riforma liturgica è stato quello di rinnovare la vita cristiana tra i fedeli, allora si comprende bene che il Messale, con la ricchezza dei suoi contenuti e delle sue dinamiche celebrative, costituisce la guida sicura e stimolante per un efficace e fruttuoso cammino di conformazione al mistero di Cristo celebrato nella liturgia. La recente pubblicazione della terza edizione italiana del Messale romano costituisce l’ultima tappa di un lungo percorso durato oltre sedici anni, durante il quale la Conferenza Episcopale Italiana ha elaborato, con l’aiuto degli esperti, una nuova traduzione nella lingua nazionale del testo tipico latino del libro per la celebrazione della Messa. (5-continua)

Programma dal 28 marzo al 5 aprile 2026

Letture: Isaia 50,4-7 / Salmo 21 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

 

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo (27,11-54) [forma breve]

In quel tempo Gesù comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Tu lo dici». E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: «Non senti quante testimonianze portano contro di te?». Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito. A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: «Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia. Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua». Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: «Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?». Quelli risposero: «Barabba!». Chiese loro Pilato: «Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?». Tutti risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli disse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: «Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli». Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: «Salve, re dei Giudei!». Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo. Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce. Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: «Costui è Gesù, il re dei Giudei». Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra. Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».  Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.

[Qui si genuflette e si fa una breve pausa]

Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di Dio!». Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 28 18.00 + Dante Buscaroli e coniugi Venieri

+ Leo, Michele e Nicoletta

Domenica 29 10.30

18.30

Intenzione del seminario

Per Gabriele (vivente)

Lunedì 30 8.00 + Ciani Maria e Coveri Francesco
Martedì 31 8.00 Intenzione del seminario
Mercoledì 01 18.30 Per il gruppo “Figli di Dio”
Giovedì 02
Venerdì 03
Sabato 04
Domenica 05 10.30

18.30

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Bordini Vittorina, Liliana e Attilio Ragazzini

Per tutte le anime del Purgatorio

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Marzo – Aprile 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 29

Le Palme

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.15 (oratorio-S. Paolo) : Benedizione dei rami di ulivo, processione fino alla chiesa di S. Paolo e celebrazione della S. Messa.

Ore 10.30 (oratorio-S. Giacomo) : Benedizione dei rami di ulivo, processione alla chiesa e S. Messa.

Ore 15.00 (oratorio-S. Paolo) : “I giovani di una volta”. Intrattenimento.

Ore 17.30 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis.

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Mercoledì 01 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.
Giovedì 02

Santo

Ore 18.30 (S. Giacomo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

a seguire : Adorazione fino alle ore 23.00

Venerdì 03

Santo

ASTINENZA e DIGIUNO

Ore 15.00 (S. Paolo e S. Giacomo) : Via Crucis per adulti e ragazzi.

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia.

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Celebrazione della Passione del Signore.

Ore 20.30 (S. Paolo) : Celebrazione della Passione del Signore.

Sabato 04

Santo

Ore 9.00–12 e 15.30–19 (S. Paolo): Benedizione delle uova

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Veglia Pasquale

Ore 21.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 05

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

S. Giacomo: Per la Benedizione Pasquale contattare don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Il Pellegrinaggio al Santuario del 1° sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

Avviso: Da Domenica 29 con l’ora legale, le celebrazioni feriali e festive pomeridiane in S. Paolo vengono posticipate di mezz’ora.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

30 mar- 01 apr 2026

(dalle ore 15.00)

Domenica 29 : via XIII Aprile, Ricci Signorini. (pomeriggio)

Lunedì 30 : Via Bonvicini, dei Lombardi, Roli, M. Grappa, Garibaldi.

Martedì 31 : C.so V.Veneto(dispari).via della Pace (dispari) p.za Mazzini, p.za Matteotti, p.za Marconi

Mercoledì 01 : : C.so V. Veneto (pari).via della Pace (pari).

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,1-11 Gv 13,21-33.36-38 Mt 26,14-25 Gv 13,1-158 Gv 18,1-19,42 Mt 28,1-10

Vivere il mistero: I racconti della Passione, nati dalla fede dei primi testimoni, sono stati preceduti dall’annuncio del kerigma mediante formule molto sintetiche e concise (At2,23-24). Con il tempo però si resero necessarie alcune precisazioni, per cui comparvero nei racconti vari personaggi, da Pilato, il procuratore romano, fino a Barabba, il brigante. Nella predicazione primitiva passione e risurrezione erano inscindibili. Senza la risurrezione, infatti, la morte di Gesù sarebbe incomprensibile, sarebbe simile alla morte di Socrate, che pensava di far trionfare con il suo sacrificio la validità del suo messaggio. Ma anche la risurrezione non sarebbe del tutto intelligibile senza la croce, nella quale risplende la solidarietà estrema di Cristo. Nati dalla fede, questi racconti sono stati pensati per la fede della comunità cristiana. Fin dalle origini, infine, sono sempre stati uniti alla celebrazione della Cena del Signore. Unendo la memoria della Passione e quella dell’ultima Cena, la comunità credente riconosceva il valore salvifico del «corpo dato» e del «sangue versato» di Gesù realizzando così la verità della stessa Eucaristia: «Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga» (1 Cor 17,26). Ad una lettura attenta di questi testi ci si accorge subito che non narrano semplicemente le ultime ore terrene di Gesù. Ciò che scopriamo è la storia stessa di Dio, la storia della Trinità. C’è un verbo che percorre le quattro versioni: «consegnare» (paradldomi). La prima consegna è quella di Gesù (Gv 19,30; Gal 2,2O). Ma anche il Padre consegna (Mc 9,31), manifestando il suo amore per l’umanità. La croce, non da ultimo, è anche la storia dello Spirito (Eb 9,14). […] Matteo, nel suo racconto, dipende molto da Marco. Tuttavia, il Gesù che egli descrive appare subito consapevole di ciò che sta per accadergli, ne prevede gli eventi, Ii accoglie e li interpreta in modo autorevole. Il Gesù di Matteo è il Pantokrator, al quale appartiene ogni potere in cielo e in terra. Eppure, egli non si serve del suo potere per evitare la croce e la morte; egli assume la prima e attraversa la seconda inaugurando così la nuova creazione (Mt 27,52-53). La narrazione si apre con il complotto dei sacerdoti e degli anziani riuniti in casa di Caifa: Gesù dovrà essere arrestato a tradimento e ucciso ma senza creare disordini tra il popolo. Com’è possibile, pare chiedersi l’evangelista, che le guide spirituali di Israele, incaricate di preparare la venuta del Messia, consegnino nelle mani dei pagani il Figlio di Dio? Matteo cerca una risposta nelle Scritture, e riconosce in Gesù il Servo di JHWH e il giusto perseguitato verso il quale insorgono i potenti (Sal 2). Dio però sostiene il suo Servo. Nel descrivere poi i segni prodigiosi che seguono alla morte di Gesù, l’evangelista mette in evidenza come la tomba non ha potuto trattenere la Vita. Paolo nella lettera ai Filippesi esordisce affermando che Gesù, nella sua preesistenza, condivideva la modalità propria di esistere di Dio, cioè una vita senza limite né condizionamenti. Ma l’apostolo introduce nel mistero di Dio quello che possiamo definire il ragionamento stesso di Dio: «Non ritenne un privilegio l’essere come Dio». Con grande audacia, Paolo afferma che Gesù Cristo esisteva ancor prima della sua incarnazione; che era presso Dio nella condizione di Dio. Ma- ecco la novità cristiana – questa prerogativa non l’ha intesa come un tesoro geloso da difendere. Gesù ha ragionato in termini di solidarietà; la sua vita terrena è la narrazione storica di questo ragionamento divino. Proprio perché ha pensato in termini di solidarietà, Gesù ha svuotato se stesso. Lo svuotamento indica che per farsi solidale, Gesù ha dovuto spogliarsi delle sue prerogative divine. Paolo però va ancora più in profondità e afferma che Cristo ha voluto assumere anche la condizione di servo. Non solo uomo tra gli uomini, ma servo tra gli uomini. Fino a dove? Fino a umiliare se stesso sulla croce. Quel “fino a” riveste un duplice valore: temporale e intensivo. Gesù è stato umile e obbediente fino alla fine dei suoi giorni (carattere temporale), e donando tutto se stesso (carattere intensivo). (p. Sandro Carotta)

 

Medjugorje, 25 Marzo 2026

“Cari figli!

Il veleno dell’egoismo e dell’odio

regna nei cuori umani

ed è per questo che non avete la pace.

Vi invito, figlioli:

siate amore e le mie mani tese

verso tutti coloro che incontrate.

Nell’umiltà pregate per la pace

e impegnatevi

per la riconciliazione fra gli uomini,

affinché ogni uomo stia bene sulla terra.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica)

Programma dal 21 al 29 marzo 2026

Letture: Ezechiele 37,12-14 / Salmo 129 / Romani 8,8-11

Il Signore è bontà e misericordia

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45)

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.00 + Faccani Alessandro e Stefano, Luisi Giovanni e Orlacchio Angelina
Domenica 22 10.30

18.00

Pro Populo

Intenzione seminario

Lunedì 23 8.00 Intenzione seminario
Martedì 24 8.00 + Ciani Maria e Coveri Francesco
Mercoledì 25 18.00 Intenzione seminario
Giovedì 26 18.00 + Ciani Maria e Coveri Francesco
Venerdì 27 8.00 + Dovadola Ivano e Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Sabato 28 18.00 + Dante Buscaroli e coniugi Venieri
Domenica 29

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Marzo 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 22

V di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Mercoledì 25

Annunc. del Signore

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.

Giovedì 26 Ore 20.45 (canonica-S. Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 27

Astinenza

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica, S. Rosario e Vespro

Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 6a Staz. Quaresimale e ricordo dei defunti.

Ore 20.30 (S. Giacomo-S. Paolo) : Via Crucis con partenza dalla chiesa di S. Giacomo fino all’oratorio S. Paolo

Domenica 29

Le Palme

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione dei rami di ulivo, processione fino alla chiesa di S. Paolo e celebrazione della S. Messa.

Ore 15.00 (oratorio) : “I giovani di una volta”. Intrattenimento

Ore 17.30 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione contatti

don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Santuario: Il pellegrinaggio con S. Rosario e S. Messa del primo sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Avviso: Domenica 29 riparte l’ora legale, quindi le celebrazioni feriali e festive pomeridiane in S. Paolo vengono posticipate di mezz’ora.

contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

23 – 26 mar. 2026

(dalle ore 14.30)

29 mar. 2026

(pomeriggio)

Lunedì 23 : P.za Marmirolo, via Borgo Pescatori, Saffi.

Martedì 24 : P.za Ricci, via Del Monte, Oberdan.

Mercoledì 25 : Via Bassi (dispari).

Giovedì 26 : Via Bassi (pari), Maccaferri, Rustici, Torchi.

Domenica 29 : Via Ricci Signorini, 13 Aprile (pomeriggio).

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 8,1-11 Gv 8,21-30 Lc 1,26-38 Gv 8,51-59 Gv 10,31-42 Gv 11,45-56

Vivere il mistero: La pagina evangelica di quest’ultima domenica di Quaresima è di grande intensità umana e teologica. Possiamo ravvisare al suo interno quattro unità. Nella prima Gesù ci sfida a riconoscere la gloria di Dio nella corruzione del sepolcro. A questa segue la seconda, ove scorgiamo il solco dal quale germoglia la vita nuova: la fede. Con la terza unità, siamo posti di fronte ad un grande mistero: le lacrime di Dio sul volto di Cristo. Infine la quarta mette in evidenza il legame tra Gesù e il Padre e la potenza creatrice della sua parola. Giovanni presenta inizialmente i tre fratelli di Betania: Lazzaro, Maria e Marta. Questa presentazione ha un parallelo interessante (nel testo greco più evidente) con la chiamata di Filippo e la menzione di Andrea e Pietro. Se di Lazzaro si dice che era di Betania e poi vengono menzionate le due sorelle, di Filippo si afferma invece che era di Betsaida, la città di Andrea e Pietro. Questi ultimi erano fratelli. Perché è significativo questo parallelo, che apparentemente sembra non avere nessun contatto? Perché con la risurrezione di Lazzaro noi possiamo cogliere fino a dove giunge l’azione di Gesù nei confronti di quanti sono divenuti suoi discepoli. La sequela conduce al superamento della morte. Quando Marta e Maria mandano a dire a Gesù che Lazzaro è malato, egli risponde: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Cosa significano queste parole, così enigmatiche? Gesù vuole sostanzialmente affermare questo: chi mi ha dato la sua adesione, attraverso la sequela, è già passato dalla morte alla vita; per quanti sono usciti dalla schiavitù del peccato la vita non ha più fine perché godono della pienezza dello Spirito. Gesù poi interpreta la morte di Lazzaro come un sonno. Non è un eufemismo, che sarebbe di cattivo gusto, ma una nuova lettura della morte. La morte, quella vera, è la separazione da Dio, il naturale trapasso è un sonno. Un sonno che permette a Dio di «penetrare in noi definitivamente e di assimilarci a Lui. La morte ha il compito di praticare, fin nell’intimo di noi sfessi, questo varco necessario» (T. De Chardin). Quando Gesù giunge trova Lazzaro già morto. E qui Marta, che gli corre incontro, lo rimprovera velatamente. Gesù ribatte: «lo sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno». Gesù si «appropria» dell’attributo esclusivo di Dio: «lo sono». Cosa significa? Che Gesù, come Dio, ha il potere di far morire e far vivere. Poi aggiunge: «lo sono la risurrezione e la vita». Il termine più importante è il secondo. Proprio perché Gesù è la vita è per noi la risurrezione. Risurrezione è un termine relativo e suppone la vita, il dono della vita. Inoltre, Gesù non è la risurrezione e la vita in quanto evento futuro, da aspettarsi in un domani felice (era la pia credenza di Marta) ma è la straordinaria novità del presente, da accogliere e vivere oggi. Come? Attraverso la fede. Ecco perché viene chiesto a Marta: «Credi questo?». Marta risponde riconoscendo che Gesù è il Messia (il Cristo) e la presenza di Dio nel mondo (il Figlio). Questa confessione di fede è la stessa che l’evangelista auspica ad ogni lettore del Vangelo, e che i cristiani riconfermano ogni anno nella solenne Veglia Pasquale. Di fronte al sepolcro Gesù si commuove, si turba e poi piange. «Si commosse profondamente» / «fremette nello spirito», (embrimaomai è usato nella Scrittura per esprimere una energica opposizione ad una determinata realtà). Gesù freme davanti alla potenza della morte. Poi si «turba» / «agitò se sfesso» (etàraxen heauton). È lo stesso verbo che troveremo in Gv 12,27 per dire tutto lo sconcerto di Gesù davanti alla morte, causata dal tradimento. Questo verbo evidenzia perciò come Gesù non banalizzi la morte, né la sua né quella dell’amico Lazzaro. Alla fine, Gesù «scoppiò in pianto» (edàkrusen). Possiamo anche tradurre: «(A Gesù) sgorgarono lacrime». Il pianto di Gesù è sereno, le sue lacrime manifestano la solidarietà di Dio verso l’uomo, offeso dalla morte. Gesù solidarizza con il dolore, non con la disperazione. (p. Sandro Carotta)

Medjugorje, 18 Marzo 2026 – Apparizione annuale a Mirijana

“Cari figli,

non dimenticate mai

quanto è grande l’amore di Dio.

Per mezzo di questo amore

anch’io sono con voi.

Non dimenticate quanto è grande

la Sua misericordia.

Attraverso questa misericordia

io vi indico la via

verso la felicità veritiera e la pace perfetta.

È la via a mio Figlio.

Perciò, figli miei,

con totale fiducia

abbandonatevi a mio Figlio

e non abbiate paura.

Non temete il futuro

perché esso appartiene completamente

alla volontà di mio Figlio.

Perciò, figli miei,

rinunciate a tutto ciò

che vi allontana da mio Figlio:

felicità falsa,

speranza falsa,

splendore falso.

Credete a mio Figlio.

Parlategli dei vostri dolori,

sofferenze, desideri e speranze.

Sentirete il Suo amore

e la Sua benedizione.

Vi ringrazio!”

(Con approvazione ecclesiastica)

Programma dal 14 al 22 marzo 2026

Letture: 1Samuele 16,1b.4.6-7 / Salmo 22 / Efesini 5,8-14

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 14 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 15 10.3018.00 + Resta Albertina e Bruno+ Preti Maria Serena

+ Giovanni Rivola e Rosa Melandri

Lunedì 16 8.0018.30 Per Gabriele (vivente)(R) (oratorio)
Martedì 17 8.00 + Sangiorgi Tomaso
Mercoledì 18 18.00 + Amodeo Melchiorre, Giuseppe e Milotta Maria
Giovedì 19 18.00 + Giannina, Rina, Bighi, Magda
Venerdì 20 8.0020.30 (R)Per i defunti di cui nessuno si ricorda
Sabato 21
Domenica 22

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : AMarzo 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 15IV di Quaresima Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 15.30 (oratorio) : Incontro con don Massimo D’Abrosca sul tema “Le origini storiche della questione palestinese”

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Mercoledì 18 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.
Giovedì 19S. Giuseppe

Festa dei papà

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa, preghiera di affidamento e benedizione e consegna del dolce di S. Giuseppe.A seguire in canonica riflessione sulla Parola della domenica.
Venerdì 20Astinenza Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis e a seguire esposizione del SS.mo Sacramento e celebrazione del S. Rosario e del Vespro.L’Adorazione eucaristica prosegue in silenzio fino alle 20.30

Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 5a Stazione Quaresimale e ricordo dei defunti.

Ore 20.30 (S. Paolo) : 5a Stazione Quaresimale

Domenica 22V di Quaresima Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

 

Santuario: Il pellegrinaggio con S. Rosario e S. Messa del primo sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

 

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

16 – 19 mar. 2026

(dalle ore 14.30)

21 mar. 2026

(tutto il giorno)

Lunedì 16 : Viale della Repubblica, via Baracca, via Piave.

Martedì 17 : Viale Zaganelli (pari).

Mercoledì 18 : Viale Zaganelli (dispari).

Giovedì 19 : Via Pisacane (pari), Roma, V.le Ravenna.

Sabato 21 : Via Pisacane (dispari), F.lli Rosselli.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 4,43-54 Gv 5,1-16 Gv 5,17-30 Lc 2,41-51 Gv 7,1-2.25-30 Gv 7,40-53

Vivere il mistero: Se nella 3a domenica dominava il simbolismo dell’acqua, oggi, con la lunga narrazione della guarigione-conversione del cieco nato, siamo posti davanti a quello della luce. Il contesto è dato dalla festa delle Capanne, dove si ringraziava Dio per il raccolto e si annunciava l’era messianica. In quel giorno veniva attinta l’acqua lustrale dalla piscina di Siloe, che poi veniva versata sull’altare, e la sera torce e bracieri erano posti sulle mura del tempio ad illuminare la città santa. L’acqua di Siloe e la luce sono elementi che troviamo nel nostro racconto. A Siloe Gesù si rivela come l’Inviato, titolo cristologico caro all’evangelista. Gesù viene dal Padre, dice le sue parole e compie la sua opera. Gesù afferma poi, senza equivoci, di essere «la luce del mondo», a cui non solo Israele ma il mondo intero è chiamato ad accostarsi. Così dicendo, Gesù si presenta anche come il Servo di JHWH, colui che aprirà gli occhi ai ciechi. L’«apertura degli occhi» è un elemento specificatamente messianico. L’episodio esordisce con un dialogo tra Gesù e i discepoli riguardo alla cecità di un uomo. Se per i discepoli la causa della cecità, come era convinzione del mondo antico, dipende dal peccato, per Gesù non è dovuta ad una colpa. Anzi, la cecità è un’occasione nella quale Dio manifesta il suo disegno di salvezza. Con questo Gesù non vuol dire che il male sia necessario affinché si affermi il bene: il male, nelle sue manifestazioni, è sempre negativo. Vuol solo dire che il male evidenzia per contrasto il bene, è vinto dal bene. Dopo questo, Gesù compie un gesto simbolico: «Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti alla piscina di Siloe”». Cosa significa? Siamo rimandati alla prima pagina di Genesi, quando Dio plasmò l’uomo con la polvere della terra e questi divenne un essere vivente (cf Gn 2,7); che Gesù riprenda questo atto creatore significa che egli viene a completare la creazione. L’uomo compiuto, secondo il progetto divino, non è allora semplicemente l’uomo che vive ma l’uomo che vede. Fuori metafora: l’uomo che crede, perché «vedere» equivale, nella teologia giovannea, a «credere». È la fede che realizza pienamente l’uomo. Kierkegaard scriveva che la fede «è la più alta passione dell’uomo. Ci sono forse in ogni generazione molti uomini che non arrivano fino ad essa, ma nessuno va oltre». Per il pensatore danese la fede è il vertice della passione dell’uomo, del suo consacrarsi alla ricerca della verità. Dalla fede scaturisce la comprensione del perché delle cose (conoscenza del reale), del come vivere ed operare nel mondo (conoscenza etica) e del fine stesso della vita (conoscenza escatologica). Ma la fede è dono e impegno. Il cieco nato è mandato a lavarsi alla piscina. Sta a lui, mediante un suo atto libero, dire sì o no alla proposta di Gesù. L’illuminazione che ne scaturisce è insieme «azione di Dio, che rende possibile la libertà, e dell’uomo che liberamente l’accoglie» (S. Fausti). Vivere la fede comporta inevitabilmente un prezzo. Nel nostro racconto, il cieco ormai guarito appare come una minaccia, in primis per i suoi genitori. Costoro, condizionati dalla paura, sono infatti più preoccupati di affermare che è nato cieco che gioire per la vista riacquistata. Non vogliono neppure sapere chi gli ha aperto gli occhi e declinano ogni loro responsabilità: «Chiedetelo a lui», rispondono ai farisei, «Ha l’età, parlerà da sé». Quando poi è il cieco ad essere interrogato, questi risponde con ironia mordace: «Volete anche voi diventare suoi discepoli?». A queste parole viene insultato e cacciato fuori. I farisei hanno fallito nella loro costrizione morale verso quest’uomo; ricorrono perciò alla violenza, che rivela però la loro pretesa di detentori della verità. ln realtà sono ciechi e cercano di mantenere nella tenebra gli altri per poter così conservare il loro potere. Si compie qui quanto Gesù aveva già preannunciato ai discepoli: «Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato». Il cieco guarito diviene un testimone. Gesù non abbandona quest’uomo all’isolamento, ma si mette sulle sue tracce, lo cerca: «Gesù seppe che lo avevano cacciato fuori: quando lo trovò (andò a cercarlo…». A lui propone la pienezza della fede chiedendogli di credere nel Figlio dell’uomo. Questo titolo appare dieci volte nel Vangelo di Giovanni. Ribatte il cieco guarito «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Risponde Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». La fede conduce all’incontro con l’autore e il perfezionatore della fede, con colui che è il luogo dell’adorazione del Padre in spirito e verità. Ecco allora la grande professione dì fede: «”Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui». Quest’uomo guarito è uno degli adoratori che il Padre cerca. I cristiani sono coloro che sono stati illuminati da Cristo. Il termine greco photismos, «illuminazione», bene descrive l’esperienza del battesimo e la fede che ne consegue. La luce scaturisce dalla parola del Vangelo e dal sacramento (verbum et sacramentum), e permette di ammirare, con sempre rinnovato stupore e riconoscenza, l’azione di Cristo (opus operantis Christi) nell’«oggi» della salvezza. (padre.Sandro Carotta)

Programma dal 7 al 15 marzo 2026

Letture: Esodo 17,3-7 / Salmo 94 / Romani 5,1-2.5-8

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?» Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 07 18.00 + Folli Dante e deff. famiglia Folli

+ cg. Margherita e Sabatino

Domenica 08 10.30 + Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi
Lunedì 09
Martedì 10 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe

+ Pia Mazzetti (anniversario)

Mercoledì 11 18.00 + Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria
Giovedì 12
Venerdì 13 20.30 + Resta Albertina (27° anniversario)
Sabato 14 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 15 10.30 + Resta Albertina e Bruno

+ Preti Maria Serena

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Marzo 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 08

III di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Lunedì 09 Ore 20.30 (canonica) : Incontro del gruppo sociale-politico.
Mercoledì 11 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.
Giovedì 12 Ore 20.45 (canonica-S. Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 13

Astinenza

Giornata di preghiera e digiuno e raccolta per le popolazioni del medio Oriente dalla Palestina al Libano e golfo arabico.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 18.00 (S. Paolo) : Esposizione del SS.mo Sacramento e celebrazione del S. Rosario e del Vespro.

L’Adorazione eucaristica prosegue in silenzio fino alle 20.30

Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 4a Stazione Quaresimale e ricordo dei defunti.

Ore 20.30 (S. Paolo) : 4a Stazione Quaresimale

Domenica 15

IV di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione

contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

09 – 12 mar. 2026

(dalle ore 14.30)

14 mar. 2026

(tutto il giorno)

Lunedì 09 : Via Berardi, Rabin.

Martedì 10 : Via Padre Costa (dispari).

Mercoledì 11 : Via Martiri della Libertà, P. Costa (pari),

via Decorati al Valor Civile, Iotti.

Giovedì 12 : Via Alpi, Monte Nero.

Sabato 14 : Via Bixio, XX Settembre, Battisti, P.za Costa.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,24-30 Mt 18,21-35 Mt 5,17-19 Lc 11,14-23 Mc 12,28b-34 Lc 18,9-14

Vivere il mistero: Con la terza domenica inizia la cosiddetta Quaresima catecumenale, nella quale, attraverso tre solenni pagine evangeliche (Gv 4,5-42, la Samaritana; Gv 9,1-41, il cieco nato; Gv 11,1-45, la risurrezione di Lazzaro), venivano impartite anticamente le ultime catechesi a coloro che avrebbero ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella veglia pasquale. Gesù lascia la Giudea e si reca in Galilea: «Doveva perciò attraversare la Samaria», (Gv 4,4) nota Giovanni. Importante quel «doveva» perché esprime una necessità di ordine teologico: anche i Samaritani devono entrare a far parte dell’unica famiglia di Dio. Gesù si presenta come il Figlio obbediente al Padre, il cui progetto è paragonato ad un cibo (Gv 4,34). Egli è pure lo Sposo messianico, colui che ha diritto di sciogliere il legaccio del sandalo (Gv 1,27), per riscattare la sposa, il popolo santo di Dio (Gv 3,29). Vi è poi un altro elemento da evidenziare il pozzo di Giacobbe. Per l’Antico Testamento è il luogo degli incontri, l’occasione dei fidanzamenti. Il fatto che Gesù sieda presso il pozzo o sulla fonte sottolinea che lui è più grande, come dirà la Samaritana stessa, di Giacobbe. Gesù è superiore ai Padri della fede: c’è un’acqua viva che solo lui può dare. «Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”». Gesù, stanco del viaggio, chiede da bere. Questo particolare ci rimanda a Es 17,3-7 (prima lettura), dove Israele nel deserto ha chiesto acqua a Dio. Per Giovanni, Gesù è il nuovo Israele. Questa richiesta culminerà sulla croce. La lettura teologica dell’evento non sminuisce però la portata umana della richiesta; Gesù esprime un bisogno reale, chiede solidarietà, un gesto di accoglienza che sappia andare oltre l’appartenenza etnico-religiosa. Questa richiesta, come era prevedibile, provoca un doppio stupore nella Samaritana. Come mai un uomo chiede da bere ad una donna sconosciuta (analoga reazione dei discepoli)? Per la cultura del tempo, una delle sei cose che un saggio doveva evitare era quella di parlare per strada con delle donne. Gesù poi è un Giudeo che si rivolge a una Samaritana. Commenta Giovanni: «I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani». Gesù risponde con un duplice invito: riconoscere il dono di Dio; meglio ancora: Colui che dona, Dio, vera e unica sorgente che disseta; riconoscere inoltre l’identità di colui che sta parlando Gesù provoca così la donna ad interrogarsi: «Riconosco colui che è la Fonte dell’acqua viva? Riconosco l’Inviato di Dio?». La donna allora, chiedendo l’acqua, chiede chi è Gesù. A questo egli voleva condurla. Afferma Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». L’acqua di cui parla Gesù ha due significati: rappresenta la rivelazione di Dio (prima di Pasqua) e lo Spirito Santo (dopo la Pasqua). «Dammi quest’acqua», dice la Samaritana. Pur di bere all’acqua promessa, la Samaritana è disposta a lasciare il pozzo dei Padri, la sua tradizione religiosa. Gesù è la vera fonte d’acqua viva. Alla richiesta dell’acqua da parte della donna, Gesù risponde con una provocazione: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». La donna riconosce la qualità profetica delle parole di Gesù e risponde con un quesito a quel tempo molto dibattuto: in quale luogo adorare Dio, Garizim o Gerusalemme? Gesù invita allora a credere in lui, poi annuncia una novità nel rapporto con Dio: non più un culto fatto di sacrifici di animali ma un’adorazione in «spirito e verità» (Gv 4,23). Lo Spirito muove alla preghiera, Gesù (la verità) ci introduce al Padre come figli. La donna, in questo serrato e altissimo dialogo, dichiara la sua personale attesa del Messia. Gesù risponde (ed è il culmine del dialogo): «Sono io, che parlo con te» (Gv 4,26). Chi è Gesù? Il profeta atteso e l’«Io sono», il Nome manifestato a Mosè (cf Es 3,14). La Samaritana corre subito a dare lo strepitoso annuncio ai suoi concittadini. Si è sentita letta dentro. Nel correre, lascia però lì la brocca con la quale era andata a prendere acqua. Se la brocca serviva per attingere al pozzo di Giacobbe, dopo l’incontro con Gesù, che promette acqua viva, lascia tutto. È un gesto che la orienta verso la pienezza della rivelazione. I Samaritani accolgono la parola della donna e vanno da Gesù. L’accoglienza di Gesù li porta alla fede; questi percepiscono che Gesù è più di quanto attendevano: è il Salvatore del mondo. Come abbiamo potuto constatare, questo lungo capitolo è una rivelazione graduale di Gesù. Inizialmente è visto come un Giudeo (v 9), da cogliere in riferimento ai Padri (v 12) e a loro superiore (v 6); poi egli stesso si presenta come Sposo messianico, Figlio obbediente del Padre (v 4), nuovo Israele (v 7), e fonte d’acqua viva (v 14); è riconosciuto infine come il profeta atteso (v 19), il Messia o Taheb («colui che viene»), l’«Io Sono» (v 26) e il Salvatore del mondo (v 42). Condizione per questa confessione di fede è l’incontro con lui nell’ascolto della sua Parola. (padre Sandro Carotta)