Programma dal 22 al 30 agosto 2026

letture: Isaia 22,19-23 / S almo 137 / Romani 11,33-36

Signore, il tuo amore è per sempre.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (16,13-20)

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».

Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?».

Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa.

A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».

Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 22 18.30 (R)
Domenica 23 10.30

18.30

+ Francesco Berardi, Demo, Maria e Luigi

+ don Orfeo Giacomelli e don Francesco Nanni (R)

Lunedì 24
Martedì 25
Mercoledì 26 18.30 + Campobasso Michelangelo
Giovedì 27 18.30 + Morini Giada (V anniv.)
Venerdì 28
Sabato 29 18.30 + Cerfogli Carlo ed Elisa
Domenica 30

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

 

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Agosto – Settembre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 23

XXI del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Lunedì 24

S. Bartolomeo Ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Caritas parrocchiale

Giovedì 27 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 28

S. Agostino

S. Messa ad orario feriale
Sabato 29

Martirio di

S. Giovanni B.-

S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 30

XXII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – Venerdì 28 agosto CONFESSIONI in S. Paolo dalle ore 17 alle ore 18.30

E’ tempo di Ripresa

All’Oratorio S. Paolo: La festa Inizia il 5 e termina il 13 settembre.

Sarà necessario, per chi può, dare il proprio contributo a partire da Sabato 29 agosto

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 1,45-51 Mt 23,23-26 Mt 23,27-32 Mt 24,42-51 Mt 25,1-13 Mc 6,17-29

Vivere il mistero : Credo che tutti noi, prima o poi, dovremmo lasciarci verificare da questa domanda di Cristo. Lungo la storia le risposte sono state assai diverse. Da chi l’ha negato apertamente: «Gesù è il leggendario fondatore della religione cristiana – asseriva Ambrogio Donini, storico del cristianesimo di matrice marxista – la cui esistenza storica non può essere dimostrata, ma la cui presenza è soltanto percepibile nel mito e nel rito»; da chi ne è rimasto affascinato come lo scrittore F. Kafka: «Cristo: questo abisso di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitare»; da chi ne ha avvertito il vuoto dell’assenza: «Manca sempre qualcosa, c’è un vuoto in ogni mio intuire. Ed è volgare, questo non essere completo, è volgare, mai fui cosi volgare come in questa ansia, questo “non avere Cristo”» (P. P. Pasolini). Gesù, nel Vangelo di questa 21a domenica per annum dapprima interroga i discepoli su cosa la gente pensa di lui, poi, più direttamente, chiede loro cosa pensano di lui. Se noi apriamo i Vangeli emerge un dato incontrovertibile: Gesù era un uomo senza paragone. Pensiamo solo a come le folle stavano giornate intere ad ascoltarlo. Egli sapeva leggere nel cuore dei suoi interlocutori, capire le loro sofferenze. Per non parlare di quando incontrava i peccatori; mai un giudizio di condanna, sempre uno sguardo di tenerezza e misericordia. Eppure Gesù non era capito, neppure dai suoi familiari, tanto meno dai suoi discepoli. Ecco allora la prima domanda, là a Cesarea di Filippo, l’attuale Banyas: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?» (Mt 16,13). La risposta dei discepoli pone in luce una difficoltà di sempre: non riconoscere Gesù per quello che è veramente, non capire la sua originalità. Si può infatti fraintenderlo. Può capitare che Gesù sia scambiato per Giovanni Battista, cioè un grande asceta, un uomo che ha fatto grandi rinunce (fino a dare la propria vita) per alti ideali. Un uomo eroico, insomma. Ma se l’eroismo rimane in primo piano rischiamo di perdere l’aspetto essenziale della sua figura. Gesù non ha rinunciato alle bellezze della vita, ma ha insegnato ad armonizzarle secondo una scala di valori (i valori del Regno, di cui le Beatitudini sono la magna charta). Ben più di Giovanni Battista è Gesù! Possiamo confonderlo anche con Elia, il profeta della fede pura, così «pura» che arriva ad uccidere persino i sacerdoti di Baal sul Carmelo. Ma Gesù in nome della fede non ha mai annientato nessuno, semmai ha cercato di conquistare i lontani, gli scettici, e i dubbiosi. Ben più di Elia è Gesù! Geremia è il terzo personaggio citato dai discepoli. Questo grande profeta è l’icona del giusto sofferente. Anche Gesù ha percorso la via della croce. Gesù ha incontrato il dolore aprendolo però alla redenzione, non ha mai esaltato la sofferenza. Anche in questo caso, ben più di Geremia è Gesù! Per capire chi è Gesù bisogna perciò liberarsi da ogni schema interpretativo, da ogni luogo comune. Lasciare quello che si crede di sapere di lui e attraversare il travaglio dell’inquietudine santa, la palude dell’incertezza e la notte oscura della fede. ln positivo, è necessario rielaborare quanto ereditato attraverso un attento discernimento, e un salutare interrogarsi. «Il mio osanna – confidava F. Dostoevskij – è passato attraverso la fornace del dubbio». Questa affermazione dello scrittore russo racchiude in sintesi la fatica e lo splendore del cammino della fede. Quando Gesù interroga direttamente i discepoli per tutti risponde Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Qui Gesù è riconosciuto anzitutto come colui che libera il popolo di Israele, che ridona libertà all’uomo oppresso dal peccato (il Messia). Inoltre è pure riconosciuto come il Figlio del Dio vivo. Ci si è chiesti se con questa affermazione Pietro intendesse professare anche la divinità di Gesù. Appare evidente che la solenne dichiarazione petrina vada oltre la semplice messianicità. ln Gesù, ed è ormai esperienza consolidata per i discepoli, Dio è presente e operante. Questa confessione, stando alla risposta di Gesù, viene dall’alto (Mt 16,17). Cosa significa? Semplice: all’inizio di ogni nostra ricerca di Cristo sta l’iniziativa divina. Davvero, come afferma Paolo: da lui, per mezzo di lui e per lui viene ogni cosa (cf Rm 11,36, seconda lettura). Conclude Gesù: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16,18-19). Abbiamo qui tre ricche metafore: la roccia, le chiavi e la coppia verbale legare-sciogliere. Pietro è la roccia attorno alla quale la comunità credente, la Chiesa, trova coesione e unità; a lui sono date le chiavi del Regno dei cieli, indicando così l’amministrazione per l’ammissione a quel Regno (cf Is22,22). Infine, la metafora del legare e sciogliere ha il senso di proibire e permettere, giudicare e perdonare. A Pietro (e alla Chiesa) sono attribuiti titoli e prerogative propri del Messia. L’autorità di Pietro è perciò vicaria; egli rappresenta un altro, Gesù Cristo. Tuttavia la sua autorità è piena e indiscussa. «Signore Gesù, vorremmo saperti dire / tutto quello che tu sei per noi, / ma le parole ci mancano… / Donaci la grazia del tuo Spirito, / per poter penetrare il tuo ineffabile mistero / ed essere con la nostra stessa vita / una solenne proclamazione della tua divinità / e della tua santissima umanità. / Metti sulla nostra debole fede / il tuo indelebile Sigillo / perché nulla possa separarci da te / e dal tuo Corpo mistico che è la Chiesa». (p. Sandro Carotta)

Medjugorje, 25 Agosto 2026

“Cari figli,

oggi vi invito: ritornate a Dio,

ritornate alla preghiera

per diventare i portatori della pace.

Figlioli, pregate per la pace che è in pericolo.

La preghiera scorra di nuovo dai vostri cuori

e dalle vostre famiglie

affinché possiate sentire con gioia

la voce di Gesù nei vostri cuori: Pace a voi!

Figlioli,

siate portatori di pace e di preghiera

per tutti coloro che non pregano.

Io sono con voi

e prego per voi presso mio Figlio Gesù.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

(Con approvazione ecclesiastica)

Programma dal 15 al 23 agosto 2026

Letture: Isaia 56,1.6-7 / S almo 66 / Romani 11,13-15.29-32

Popoli tutti, lodate il Signore.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)

In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.

Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».

Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».

Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita. Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 15 18.30 Per la famiglia Dovadola Ivano defunti e vivi. Parenti tutti nel grado più esteso possibile (defunti). Per tutte le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Domenica 16 10.30

18.30

Pro populo

Int. seminario

Lunedì 17 8.00 Int. seminario
Martedì 18 8.00 Int. seminario
Mercoledì 19
Giovedì 20 18.30 + Ballardini Cesira, Pio e Francesco
Venerdì 21 8.00 Cg. Giacometti e Mussino e per Franca e Franesco
Sabato 22
Domenica 23 10.30 + Francesco Berardi, Demo, Maria e Luigi

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Agosto 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 16

XX del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Sabato 22

B.V. Maria Regina

S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 23

XXI del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 19,16-22 Mt 19,23-30 Mt 20,1-16 Mt 22,1-14 Mt 22,34-40 Mt 23,1-12

Vivere il mistero : In questa domenica ritorna il tema della fede, meglio della chiamata universale alla fede. Isaia, che apre la liturgia della Parola, proclama che gli stranieri saranno colmati di gioia nella casa del Signore (cf Is 56,6). Anzi, Dio arriverà persino a scegliersi sacerdoti e leviti tra i pagani (cf Is 66,21). Vi è però una condizione: l’amore al Signore, che ha il suo segno nell’osservanza della Legge. Isaia (ma pensiamo anche ai libri di Rut e di Giona) afferma così che il tratto specifico del popolo santo non è la razza ma la fede. Anche il brano evangelico, con la guarigione della figlia della Cananea, è attraversato da questa linea universalistica, come pure la pericope di Paolo ai Romani, dove l’apostolo affronta il problema del rifiuto del Vangelo da parte di Israele. La durezza del popolo eletto ha facilitato la conversione delle genti, e questa, a sua volta, provocherà la sua salvezza (cf Rm 11,11). Il salmo 66, dal respiro planetario, è un gioioso invito ad associarsi al disegno di Dio; disegno che abbraccia tutta la terra e tutte le genti. Dopo lo scontro burrascoso con gli scribi e i farisei (Mt 15,1-2O), Gesù si ritira presso le parti di Tiro e Sidone, città della costa fenicia, situate in terra pagana. E qui una donna cananea gli va incontro gridando il suo dolore: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio» (Mt 15,22). Questa donna, una madre angosciata, si rivolge a Gesù chiamandolo «Signore» (titolo con il quale Gesù sarà pregato dai cristiani di origine pagana), e «figlio di Davide» (titolo con il quale sarà pregato invece dai cristiani di origine giudaica). Ciò che sorprende è che Gesù non degni questa donna neppure di una parola. Bisogna sapere che il giudaismo del tempo nutriva delle avversità ancestrali verso i Cananei (cf Dt 7,1-6). Se c’era accoglienza verso i pagani che si convertivano (proseliti), i Cananei non potevano essere accolti. E questo anche per il fatto che la conversione non significava solo aderire a Dio ma anche sottomettersi a Israele, integrarsi con la sua storia e con la sua tradizione. Questa era una metamorfosi estremamente ardua per un cananeo. Matteo coglie l’occasione di questo episodio per evidenziare anche un problema che assillava la sua comunità: alcuni membri giudei venuti alla fede si chiedevano se fosse lecito ammettere i cananei (siriani) nelle loro file. L’affermazione di Gesù: «Donna, grande è la tua fede!» (Mt 15,28), risponde in modo inequivocabile ai dubbi e alle perplessità: il Vangelo è per tutti. Questa è la volontà di Dio. Anzi, Gesù dichiarerà di aver trovato più accoglienza presso coloro che erano ritenuti i «lontani» che nella stessa casa di Israele: «Se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite» (Mt 11,21). Nell’incontro di Gesù con là donna cananea c’è però un aspetto molto singolare da tener presente. Questa donna, visto che il suo be bene più caro è in pericolo, sfida il silenzio del Maestro e l’irritazione dei discepoli: «Signore, aiutami!» (Mt 15,25). La risposta suona come un rifiuto offensivo: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini» (Mt 15,26). Il Messia è venuto anzitutto per i figli di Dio (Israele) e non per i «cagnolini» (pagani). La Cananea non si lascia ferire dall’asprezza della risposta; sì, nella storia della salvezza, i figli d’Israele hanno la precedenza ma non il monopolio. A lei, pagana, bastano soltanto le briciole di questo mistero della scelta divina. Cosi dicendo, la donna cananea ricorda a Gesù la sua missione universale. E Gesù ne è colpito e ammirato tanto che, dopo aver riconosciuto la sua grande fede, la rimanda assicurandola che il demonio è uscito dalla sua bambina. Una donna, considerata infedele, contesta la «pretesa» di Gesù, discute con lui da pari a pari, lo forza dolcemente a operare la guarigione e lo pone di fronte al disegno divino che abbraccia ogni uomo ed ogni cultura. Come leggiamo in 1 Tm 2,4: «(Dio) vuole che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità». Dal brano evangelico odierno possiamo ricavare almeno due importanti lezioni. Anzitutto, la fede della Cananea. Questa donna ha avuto una fede che precede la vera fede, un desiderio di salvezza che l’ha portata a superare ogni tabù sociale e religioso. La Cananea ha fatto capire ai discepoli che Gesù ha un irradiamento tale che supera le frontiere d’Israele. Non dobbiamo poi dimenticare che Matteo scrive verso gli anni 80 per una comunità all’interno della quale c’erano dei cristiani poco favorevoli alle conversioni dei pagani (come abbiamo già ricordato). Gesù, afferma l’evangelista, ha esercitato fedelmente la sua missione di Messia inviato a Israele, ma ha anche riconosciuto una fede esemplare in chi era visto come impuro, cioè pagano. Abbiamo qui la seconda lezione che possiamo definire di missionarietà. A riguardo della fede scrive P. Gheddo: «La fede ha due dimensioni, una intellettuale, razionale e una emozionale, esistenziale. La prima è l’assenso dell’intelletto alle verità contenute nel Credo che il popolo cristiano canta nella Messa domenicale. Noi crediamo che Dio è l’unico chiodo fermo a cui attaccare la vita dell’uomo. La seconda dimensione della fede è l’amore, il cuore, la commozione di aver ricevuto il dono di credere.[…] Il problema di fondo della fede è di raggiungere il cuore, di diventare l’esperienza fondamentale dell’esistenza». Così è stato per la donna cananea nel suo incontro con Gesù, il Messia di Dio. (p. Sandro Carotta)

Il di più da non dimenticare mai!

editoriale di don Fabio Gennai

Il Nostro S.Paolo n 4 agosto 2026

In questi giorni sono stato lontano dalla parrocchia. Sono stato assente anche sabato e domenica scorsi e continuerò a esserlo, in parte, anche nelle prossime settimane. Un’assenza che per qualcuno può essere difficile da comprendere, ma che, in realtà, esprime uno degli aspetti più profondi della vocazione sacerdotale di un parroco: essere accanto ai ragazzi e ai giovani nel loro cammino di fede.
La comunità parrocchiale ha una responsabilità che non può trascurare: prendersi cura delle nuove generazioni, accompagnandole in esperienze capaci di illuminare la vita, far crescere la fede e alimentare un’autentica amicizia con Dio. Un parroco che, durante l’estate, non dedica tempo ai propri ragazzi e giovani rischia di perdere un’occasione preziosa per seminare il Regno di Dio.
Le esperienze estive sono un “di più” che non è qualcosa di superfluo, ma un valore aggiunto ricco di significato.
Sono semi gettati nel cuore dei giovani che, con il tempo, porteranno frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno, come ci ricorda Gesù nel Vangelo. Per questo ritengo che questi giorni valgano molto più di tanti formalismi e di quella ritualità che, a volte, rischia di occupare il posto dell’essenziale nel nostro modo di vivere la fede.
Che cosa ho fatto in queste giornate?
Ho cercato di conoscere meglio i ragazzi e le ragazze, di stare loro vicino, di celebrare l’Eucaristia, di parlare di Gesù, di confessare, di creare relazioni autentiche, di coltivare amicizie. Ho condiviso con loro momenti semplici e belli, mi sono divertito e, soprattutto, mi sono lasciato sorprendere dalla loro bellezza, dalla loro sensibilità e dalla loro profonda umanità.
I giorni passati insieme al Clan sono stati una gioia e un grande dono! Fare Route ci ha fatto scoprire che il camminare insieme ci fa apprezzare i compagni di strada e che senza di loro il camminare è vuoto, privo di senso e di fine. Ma tra i compagni di strada ci sta pure e sempre Gesù e Gesù nell’altro.
Poi il campo ACR Diocesano III media; anche questo campo, fatto a Mezzoldo (BG) mi riempie di serena fiducia che il Signore mi ha chiesto di esserci per fare qualcosa di buono e di intersecare la mia storia e la mia vita in una coincidenza non casuale con la storia e la vita di altri … una non casualità che è ricchezza che è un tesoro.
Poi ci sarà (quando scrivo non li ho ancora vissuti) il campo di Reparto Scout e le vacanze di branco dei Lupetti, sono certo che sarò confermato nelle grazie e nella soddisfazione di stare con i ragazzi della parrocchia. Anche la mia assenza dalla parrocchia in queste settimane allora è un dono!
Grazie a tutti per la vostra preghiera, che mi accompagna, mi sostiene e rende possibile anche questo servizio.

Il Nostro S.Paolo n 4 agosto 2026

Programma dall’8 al 16 agosto 2026

Letture: 1Re 19,9a.11-13a / S almo 84 / Romani 9,1-5

Mostraci, Signore, la tua misericordia.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-33)

[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 08 18.30 + Franchini Dario
Domenica 09 10.30

18.30

+ Folli Domenico e Ida

(R)

Lunedì 10 NO S. MESSA
Martedì 11 NO S. MESSA
Mercoledì 12 NO S. MESSA
Giovedì 13 NO S. MESSA
Venerdì 14 18.30 Pro populo
Sabato 15 18.30 Per la famiglia Dovadola Ivano defunti e vivi. Parenti tutti nel grado più esteso possibile (defunti). Per tutte le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Domenica 16 10.30

18.30

Pro populo

Intenzione seminario

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Agosto 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 09

XIX del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Lunedì 10

S. Lorenzo

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Martedì 11

Santa Chiara

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Mercoledì 12 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Giovedì 13

S. Cassiano

Ore 10.30 (Cattedrale) : S. Messa solenne presieduta dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30

Venerdì 14

S. Massim. M.Kolbe

S. Messa ad orario prefestivo
Sabato 15

Assunzione della B.V. Maria

Giornata comunitaria a Piedimonte (vedi sotto)

Ss. Messe alle ore 8.00 (in S. Giacomo)

alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Domenica 16

XX del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre “il primo”)

Ore 16.00 S. Rosario

Ore 17.00 Merenda del saluto

Continuano i Campi estivi dei ragazzi AGESCI per la nostra parrocchia

1 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,24-26 Mt 18,1-5.

10.12-14

Mt 18,15-20 Mt 18,21-19,1 Mt 19,3-12 Lc 1,39-56

Vivere il mistero : La colletta facoltativa di questa domenica per annum bene introduce e riassume i tre temi fondamentali della liturgia odierna: l’onnipotenza di Dio, la presenza di Cristo e la fede dell’uomo. Questi tre filoni tematici hanno come sfondo simbolico il monte e il mare. Colui che “è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli, (Rm 9,5 seconda lettura), la cui onnipotenza ha creato i cieli e la terra, si manifesta al profeta Elia come: «Voce di silenzio sottile» (1 Re 19,12, traduzione letterale). Siamo di fronte ad una rivelazione paradossale: avviene infatti attraverso un silenzio, che allo stesso istante è voce. Un silenzio allora eloquente, parlante. Infine è una voce sottile, che non s’impone; una voce appena udibile, che non è piena luce e neppure tenebra ma una penombra. Questa rivelazione mette in crisi tutte le immagini religiose del profeta, immagini che tentano di assimilare JHWH a Baal. Dio, ed ora Elia lo sperimenta, non è nel vento impetuoso (forza), non è nel terremoto (paura) e neppure nel fuoco (distruzione). Dio, torniamo a ribadirlo, è: «Voce di silenzio sottile» (qoldemamah daqqah). Se all’Oreb Dio afferma la sua diversità, che non può più confonderlo con Baal, allora anche tutto il resto dev’essere diverso: la modalità profetica di Elia (non più nella violenza) e l’esistenza stessa d’Israele (non più nell’ambiguità dell’idolatria).  Bisogna sapere inoltre che quando Dio parla a Elia sull’Oreb, questi è in piena crisi umana e spirituale. Al Carmelo aveva riportato una strepitosa vittoria, ora però è in fuga. Cos’è successo? Prima di tutto la regina Gezabele, che vuole la sua morte; poi il popolo, che nonostante i segni operati permane nell’idolatria. Elia è solo, amareggiato fino alla depressione e desideroso di morire. Sente di aver fallito; non è riuscito nel suo intento di riportare Israele a Dio. Ecco allora che si dirige nel deserto, dal deserto sale all’Oreb, dove entra in una caverna, che secondo la tradizione è la stessa caverna dove aveva soggiornato Mosè (Es 33,21). Nel silenzio ode la voce di Dio, che lo interroga e lo invita a riflettere. Sulla santa montagna Dio riporta il suo profeta a ridimensionare le sue pretese, a liberarsi dalle sue proiezioni religiose. Ed Elia passa da un’impostazione di vita religiosa, che rasentava il fanatismo, ad un’esperienza di fede, che restituisce il vero volto dell’uomo credente e di Dio. Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù congeda la folla ed ordina ai discepoli di precederlo sull’altra sponda mentre lui si ritira in preghiera. ln questa preghiera, egli esprime il suo legame con il Padre. Tenendo presente il contesto sopra menzionato (la moltiplicazione dei pani), penso non sia azzardato cogliere in questa solitaria preghiera anche un certo combattimento interiore di Gesù. Gesù aveva sfamato cinquemila uomini, dando così un segno strepitoso del suo messianismo. Davvero la soluzione del pane era nelle sue mani. Eppure, Gesù comprende che non è questa la via tracciata dal Padre; la modalità messianica non s’impone attraverso la forza ma nell’obbedienza, non mediante l’onnipotenza ma nell’amore. È nella preghiera, nel confronto con il Padre, che Gesù supera la tentazione di un messianismo mondano e si sottrae agli equivoci di una folla che non lo cerca perché ha capito il segno dei pani, ma solo per saziarsi (cf Gv 6,26). Dopo questo vediamo i discepoli alle prese con il mare in tempesta. Sono soli, nel buio della notte, e con il vento contrario. Matteo ci offre qui un’immagine suggestiva della Chiesa nel suo pellegrinare terreno. La forza della Chiesa per superare i venti burrascosi della storia non sta nella sua organizzazione, nel suo prestigio e neppure nella sua forza morale. La forza della Chiesa è Gesù, il Figlio di Dio, il quale continuamente si fa presente, infondendo coraggio e dissipando i timori. L’episodio di Pietro, che cammina sulle acque ma poi sprofonda, ci fa inoltre capire che ogni discepolo del Vangelo deve poggiare unicamente sulla parola del Maestro («Vieni!»). Solo così potrà compiere gli stessi gesti del suo Signore; ma se la sua fede si incrina («Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»), diverrà preda del male soccombendo sotto l’onda minacciosa della prova. La fede è dono; dono che discende da Dio e che viene tramandato di generazione in generazione. Noi tutti, chi più chi meno, siamo nati e cresciuti in ambienti di fede e abbiamo operato alla sua luce scelte fondamentali (matrimonio, consacrazione religiosa e sacerdotale, servizio verso i più poveri). Eppure avvertiamo come i confini tra fede e incredulità siano oscillanti. In noi c’è sì la luce della fede ma non possiamo misconoscere che vi è pure la tenebra dell’incredulità, che si manifesta come oligopistìa, memoria corta e divisione del cuore. Pietro è apostrofato da Gesù come «uomo di poca fede» (oligòpiste, v 31). Riconoscere la poca fede (oligopistìa) che ci abita significa assumere la nostra verità di fronte a Cristo e la fatica che una fede autentica comporta. Se poi mai impariamo a far memoria della nostra storia, cogliendovi l’agire di Dio, la fede nel presente s’immiserisce e muore. La memoria corta non ci permette infatti di cogliere il filo rosso dell’amore divino nella trama delle vicende umane. La terza grande difficoltà è la divisione del cuore. Spesso la fede non permea la totalità della nostra persona e della nostra vita. Avremo in questo caso una spiritualità disincarnata, fonte di illusioni ed errori. Unificando il cuore, l’atto della fede ritrova l’armonia tra essere ed operare. ln una sua lirica, Renzo Barsacchi parla di una fede che giunge al paradosso della cecità, della sordità e del mutismo, dove Dio sembra oltre, lontano («l’oltreiconfini»). Solo allora però il Totalmente Altro si rivela e si dona. Ed è miracolo: «Vivo nel tuo silenzio / nella tua invisibilità, / nel vuoto immenso che ci separa. / ln un nome ti adoro, /t’amo nell’immaginarti, /e mia forza è sentirmi / inquietamente teso / verso l’oltreiconfini, / il Totalmente Altro. / Ti vedo perché cieco, / perché sordo ti ascolto, / ti parlo perché muto» (p. Sandro Carotta)

Programma dal 1 al 9 agosto 2026

Letture: Isaia 55,1-3 / S almo 144 / Romani 8,35.37-39

Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare».

Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 01 18.30 (R)
Domenica 02 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Lunedì 03 8.00 + Capucci Giuseppa e Foschini Iref
Martedì 04 NO S. MESSA
Mercoledì 05 18.30 Per tutte le intenzioni della Madonnina e per riparare le offese fatte al cuore Immacolato di Maria. Al Sacro Cuore di Gesù, alla Madonnina, a Gesù, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.

+ Rizzi Luigi detto Carlo

+ Pilani Enzo (anniv.)

Giovedì 06 18.30 + Natale Penazzi e deff. della famiglia
Venerdì 07 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe
Sabato 08 18.30 + Franchini Dario
Domenica 09 18.30 (R)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Agosto 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 02

XVIII del T. Ordin.

Perdono d’Assisi” per tutta la giornata

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Lunedì 03 S. Messa ad orario feriale
Martedì 04

S. G. M. Vianney

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Mercoledì 05 S. Messa ad orario feriale
Giovedì 06

Trasf. del Signore

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 07 S. Messa ad orario feriale
Sabato 08

S. Domenico

Ore 20.15 (Madonna del Molino) : Pellegrinaggio al Santuario lughese con recita del S. Rosario e a seguire S. Messa nella Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
Domenica 09

XIX del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Perdono di Assisi

Dalle ore 12.00 del 1 agosto fino alle ore 24.00 del 2 agosto si può lucrare l’indulgenza plenaria alle note condizioni.

Sono a disposizione in chiesa i pieghevoli per chi vuole seguire correttamente la pratica.

Continuano i Campi estivi dei ragazzi AGESCI per la nostra parrocchia

1 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.

2 – Branco SCOUT dal 2 al 9 agosto.

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

3 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 14,22-36 Mt 15,1-2.

10-14

Mt 15,21-28 Mt 17,1-9 Mt 16,24-28 Mt 17,14-20

Vivere il mistero : «Adesso io verrò spezzato in mille parti e darò da mangiare a tutte le genti. La mia carne flagellata diventerà un boccone per coloro che hanno fame e sete di giustizia» (Alda Merini – Poema della croce). Cristo è il pane spezzato per la fame del mondo; è la vita donata ad una umanità che non trova in sé ciò che sazia. Il simbolo del cibo attraversa la liturgia della Parola di questa domenica per annum. La prima voce che si leva è quella di Isaia (ls 55,1-3). Il profeta invita ad accorrere a Dio (v 3), dal quale scaturiscono gratuitamente l’acqua ristoratrice, immagine dello Spirito Santo, il vino e il latte, doni per eccellenza della terra promessa, il pane, che ci rimanda all’Eucaristia, e i cibi succulenti, con il loro riferimento al banchetto messianico, cantato sempre da Isaia al capitolo 25. Il tema del cibo lo troviamo anche nel Salmo 144, ultimo acrostico del Salterio. La creazione è come tutta raccolta in uno sguardo proteso fiduciosamente alla mano di un Dio creatore e provvidente. Il vertice però è nel Vangelo odierno, dove Matteo narra la prima moltiplicazione dei pani. Questo episodio, com’è noto, ha ben sei edizioni (due in Matteo e Marco, una in Luca e Giovanni). Per Matteo, Gesù è il maestro che dona la sua parola (pensiamo al Discorso della montagna), il medico che guarisce, l’esorcista che libera dal male (i racconti dei miracoli), e il pane spezzato per la fame delle moltitudini. Preparato dal dialogo con i discepoli, il gesto della moltiplicazione nasce dalla compassione di Gesù verso la folla: «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, senti compassione per loro» (Mt 14,14). La folla, a cui Matteo si riferisce, costituisce un insieme indeterminato, distinto dal popolo eletto, ben caratterizzato nella sua identità e vocazione, e dalla massa degli altri popoli estranea alla salvezza di Israele. La compassione di Gesù è diretta perciò verso un insieme privo di identità precisa. Moltiplicando i pani, Gesù non viene solo in soccorso all’indigenza e al bisogno: questo gesto è un segno messianico, che preannunzia i tempi della salvezza. C’è però un particolare da tener presente, ben evidenziato da Giovanni, e che il discepolo non deve mai dimenticare: Gesù non è un Messia che viene nella gloria e neppure un Messia politico; anzi, quando intuisce che le folle tentano di farlo re, fugge (Gv 6,15). Il messianismo di Cristo è quello della croce. Nella moltiplicazione, Matteo evidenzia anche un segno ecclesiale. I discepoli (e non Gesù, sebbene su sua indicazione) distribuiscono i pani alla folla. Abbiamo qui un’immagine viva del ministero della Chiesa che continua nel tempo l’opera del suo Signore. Tra il Messia e le folle, i discepoli fanno da mediazione. Questa è una costante nella storia della salvezza, Dio infatti non si dona mai direttamente all’uomo ma sempre attraverso delle mediazioni. Tra JHWH e Israele c’era Mosè; tra Dio e l’umanità c’è Gesù Cristo; tra Cristo e ogni uomo, c’è la Chiesa. Questa dinamica è bene espressa da Gesù quando afferma: «Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato» (Gv 13,20). Questo secondo aspetto ci introduce ad un terzo segno, quello sacramentale. II gesto che Gesù compie è descritto tenendo ben presente il rituale della cena pasquale. La terminologia usata poi è strettamente eucaristica (Mt 26,26). Scriveva san Leone Magno che «tutto quello che c’era di visibile nel nostro Signore Gesù Cristo è passato nei sacramenti della Chiesa», e sul fatto che Gesù giunga a sfamare una folla enorme a partire da cinque pani e due pesci, Tertulliano notava: «Non c’è nulla nell’agire di Dio che sconcerti la mente umana quanto la sproporzione tra la semplicità dei mezzi usati e la grandiosità degli effetti raggiunti». Ma noi vogliamo portare l’attenzione su due aspetti. II primo, quando Gesù alza gli occhi al cielo e recita la benedizione. Ciò che è importante non è tanto la preghiera di Gesù al Padre, una preghiera piena di confidenza filiale, quanto le circostanze di questa preghiera. Non sono circostanze di abbondanza, ma d’indigenza: Gesù non ha che cinque pani e due pesci. Solitamente si benedice e ringrazia in un contesto di abbondanza, quando non manca nulla. Qui invece è tutto il contrario. Gesù però non si lascia prendere dal panico, non si lamenta, come Israele nel deserto (Es 16,1-3), ma rende grazie per ciò che ha, non importa se poco. E accade il prodigio: il contatto riconoscente con il Padre sblocca la situazione. Osservava Albert Vanhoye: «Per mezzo della riconoscenza Gesù ha aperto la via alla bontà divina, che dona a tutti con abbondanza: tutti mangiarono a sazietà e dopo il pasto raccolsero dodici ceste di pani avanzati». Ma c’è un altro aspetto da rilevare. Gesù non ha chiesto nulla per sé ma si è rivolto al Padre per avere il pane da donare alla folla. Se il Padre è colui che dona, nella sua preghiera Gesù si associa a questa azione del Padre, alla sua opera generosa. Gesù, e questo è un suo tratto tipico, non ringrazia per avere qualcosa da mangiare ma per avere qualcosa da donare. Da questo brano evangelico comprendiamo allora che ciò che sazia l’uomo in profondità viene dall’alto, dal Padre. Da lui, come ci ricorda anche san Giacomo «discendono ogni buon regalo e ogni dono perfetto» (cf Gc 1,17). Guardando a Gesù abbiamo capito pure che qualsiasi indigenza può conoscere una straordinaria fecondità. Non solo, Gesù ci insegna quello che potremmo definire il suo segreto: chiedere per la gioia di donare perché solo il dono condiviso trova la sua verità. Questa è l’Eucaristia, che dagli altari scende lungo le strade della storia. (p. Sandro Carotta)

Programma dal 26 luglio al 2 agosto 2026

Letture: 1Re 3,5.7-12 / S almo 118 / Romani 8,28-30

Quanto amo la tua legge, Signore!

 

Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-52)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 25 18.30 + don Felice Marchi

+ Greco Iolanda

Domenica 26 10.30

18.30

+ De Giovanni Anna

+ Dotti Roberta

Lunedì 27 NO S. MESSA
Martedì 28 8.00 + Ruffini Vittorio
Mercoledì 29 NO S. MESSA
Giovedì 30 NO S. MESSA
Venerdì 31 NO S. MESSA
Sabato 01 18.30 (R)
Domenica 02 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

 

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Luglio –Agosto 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 26

XVII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Lunedì 27 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Martedì 28 S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 29

S .Maria, Marta e Lazzaro

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Giovedì 30 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Venerdì 31 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Sabato 01 Ore 12.00 Inizio pratica del “Perdono d’Assisi”

S. Messa prefestiva

Domenica 02

XVIII del T. Ordin.

“Perdono d’Assisi” per tutta la giornata

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Perdono di Assisi

Dalle ore 12.00 del 1 agosto fino alle ore 24.00 del 2 agosto si può lucrare l’indulgenza plenaria alle note condizioni.

Sono a disposizione in chiesa i pieghevoli per chi vuole seguire correttamente la pratica.

I Campi estivi dei ragazzi AGESCI E ACR per la nostra parrocchia

2 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.

3 – Branco SCOUT dal 2 al 9 agosto.

4 – Campo ACR III media dal 25 luglio al 1 agosto. (diocesano)

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

3 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 13,31-35 Mt 13,36-43 Gv 11,19-27 Mt 13,47-53 Mt 13,54-58 Mt 14,1-12

Vivere il mistero : Tre piccole parabole – del tesoro, della perla e della rete – concludono il discorso di Gesù sul mistero del regno di Dio. Il regno è paragonato dapprima ad un tesoro per il cui valore non si teme la perdita dei beni personali; è paragonato poi ad una perla preziosa, di fronte alla quale ogni ricchezza impallidisce; è paragonato infine ad una rete dove viene separato il pesce buono (i giusti) da quello cattivo (gli empi). Se la parabola della zizzania, che ha lo stesso tenore apocalittico di quella della rete, si preoccupava più della sorte degli empi, questa della rete è più attenta alla sorte dei giusti che «splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» (qui abbiamo una allusione alla risurrezione descritta nei termini di Dn 12,3). La partecipazione al regno è certamente un dono di Dio; l’accoglienza di questo dono implica però, come abbiamo ben capito, un impegno. Impegno che comporta sforzo (Mt 13,45) e produce gioia (Mt 13,44); che richiede perseveranza fino al giudizio finale (parabola della rete) e allo stesso istante necessita di sapienza e discernimento (Mt 13,16).  Le due piccole parabole del tesoro e della perla sono molto simili. Il primo punto che le accomuna possiamo individuarlo nella scoperta: il contadino trova nel campo un tesoro, mentre il ricco mercante trova una perla di grande valore. Se la scoperta del primo è accidentale, quella del secondo è il frutto di un’intensa attività commerciale. Per entrambi però vi è un che di fortuito che provoca stupore (secondo punto). Questi due personaggi sembrano, ad una lettura superficiale, i protagonisti del racconto (e in parte lo sono). ln realtà, come nota acutamente mons. Bruno Maggioni, i veri protagonisti sono il tesoro e la perla, che per certi versi s’impadroniscono dei due personaggi. Difatti, «il contadino e il mercante agiscono, ma solo perché totalmente “afferrati” dal tesoro in cui si sono imbattuti». Di qui, per entrambi,-la vendita di tutto ciò che possiedono pur di impadronirsi di ciò che hanno trovato (terzo punto). Attenzione, però: questa perdita è fatta senza rimpianti. Sanno, infatti, di fare un grande affare, che nessun uomo intelligente e scaltro si lascerebbe sfuggire. L’applicazione di queste due parabole alla vita cristiana è semplice e immediata. Chi ha trovato il regno di Dio, meglio, chi ha incontrato Cristo e la bellezza della sua proposta evangelica non può non lasciare tutto per possedere pienamente quella grande novità che è entrata – gratuitamente – nella sua vita. Scrivendo ai Filippesi Paolo dirà di sé: «Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo… Sono stato conquistato da Cristo» (Fil 3,7-8.12). Ciò che caratterizza il discepolo allora non è tanto il distacco ma l’appartenenza nata dall’incontro con Cristo, come abbiamo detto; se c’è ancora un necessario distacco, una faticosa perdita è per permettere che questa appartenenza sia sempre più profonda, e che il tesoro (Gesù Cristo) sia sempre più nostro. L’ultima parabola verte sul giudizio futuro. La rete è un’immagine della Chiesa che raccoglie nel suo seno pesci buoni e cattivi. Come i pescatori operano una cernita tra il pesce buono e quello cattivo, così gli angeli di Dio, afferma Gesù, separeranno i giusti dai malvagi. Non dobbiamo però pensare che Gesù voglia presentarci un Dio punitivo; più positivamente, egli vuole esortarci a non sottovalutare le possibili conseguenze delle nostre scelte. La nostra appartenenza alla Chiesa non ci garantisce; non basta essere «nel numero» per ereditare il regno di Dio, bisogna invece determinarsi risolutamente a suo riguardo. Una curiosità: un pesce definito «cattivo» era il mollusco, privo, com’è noto, di spina dorsale. Se vogliamo, il mollusco rappresenta il cristiano «senza nerbo», colui che non ha operato una scelta coerente con la sua fede e che vive nel compromesso. San Giacomo definisce un simile credente «uomo dalle due anime», cioè uomo diviso, contraddittorio, dubbioso (Gc 1,6-7). Costui sarà escluso dal regno di Dio al pari degli operatori di iniquità (cf Mt 13,41). Se il tempo della raccolta è un tempo ancora propizio alla conversione, quello della cernita sigillerà le nostre opzioni personali e comunitarie. Gesù termina il suo racconto con una domanda diretta ai discepoli: «Avete compreso tutte queste cose?» (Mt 13,51). Le «cose» da capire si riferiscono ai «misteri del regno» (cf Mt 13,11), alle «cose nascoste» (cf Mt13,35) rivelate attraverso le parabole. Certo, Gesù ha parlato attraverso immagini allusive, ma il suo messaggio è ‘stato chiaro. Davanti alla sua Parola, ieri come oggi, ci si può sentire «sotto il peso della sproporzione» come il re Salomone di fronte al compito di governare Israele (prima lettura). ln questo caso, vera sapienza è chiedere a Dio, come il giovane sovrano, un «cuore docile» (1 Re 3,9), meglio, stando al testo ebraico, un «cuore ascoltante» (lev shomea). Dio approva al punto la richiesta di Salomone da donargli un cuore saggio e intelligente. Per la tradizione ebraica la saggezza e l’intelligenza sono le qualità che permettono di vedere «le cose nascoste nelle cose», cioè il mistero del regno, Dio presente e operante nella storia, come pure il suo disegno (seconda lettura), nascosto nei secoli (cf Rm 16,25) e rivelato in Gesù Cristo. Dio ci chiama mediante la fede, ci giustifica attraverso la sua grazia per condurci a quella gloria preparata per noi fin dalla fondazione del mondo, e che consiste nell’essere al suo cospetto nell’amore. (p. Sandro Carotta)

Programma dal 18 al 27 luglio 2026

Letture: Sapienza 12,13.16-19 / S almo 85 / Romani 8,26-27

Tu sei buono, Signore, e perdoni.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-43)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 18
Domenica 19 10.30 + Marconi Francesco
Lunedì 20 NO S. MESSA
Martedì 21 8.00 + cg. Giacometti e Mussino e per Franca e Francesco
Mercoledì 22 18.30 + Nicoletti Francesco
Giovedì 23 18.30 + Zuccarino Giovanni (10 anniv.)

+ Conti Paolo

Venerdì 24 NO S. MESSA
Sabato 25 18.30 + don Felice Marchi
Domenica 26 18.30 + De Giovanni Anna

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Luglio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

XVI del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Lunedì 20

S. Brigida

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Martedì 21 S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 22

S. Maria Maddalena

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 23

S. Apollinare

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 24 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Sabato 25

S. Giacomo ap.

S. Messa prefestiva
Domenica 26

XVII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

3 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.

I Campi estivi dei ragazzi AGESCI E ACR per la nostra parrocchia

1 – Route di CLAN : dal 18 al 25 luglio.

2 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.

3 – Branco SCOUT dal 2 al 9 agosto.

4 – Campo ACR III media dal 25 luglio al 1 agosto. (diocesano)

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 15,1-8 Mt 12,46-50 Gv 20,1-2.11-18 Gv 10,11-18 Mt 13,18-23 Mt 20,20-28

Vivere il mistero : Prosegue in questa domenica la lettura delle parabole del regno. Alla parabola del seminatore, l’evangelista Matteo fa seguire altre sei parabole riunite a due a due: quelle del seme di senape e del lievito, quelle del tesoro nel campo e della perla preziosa; le altre due, della zizzania e della rete, le inquadrano; al centro troviamo la spiegazione della parabola della zizzania. Oggi la liturgia propone la parabola della zizzania, con la relativa spiegazione, e quella del granellino di senape e del lievito. Noi faremo una scelta e porteremo l’attenzione sulla prima, quella della zizzania (lolium temulentum) molto amata e commentata dalla tradizione cristiana. Un’ultima osservazione. Abbiamo visto, domenica scorsa, come Gesù abbia risposto alle perplessità dei discepoli, riguardo l’avvento del regno di Dio nel mondo, invitando alla fiducia (parabola del seminatore). Nuovi interrogativi però si addensano nella loro mente a cui Gesù risponde con le sei parabole che abbiamo sopra ricordato. Come mai, si chiedono i discepoli, la crescita del regno comporta una lotta così drammatica tra bene e male (parabola della zizzania)? Perché è necessario che il seme muoia nella terra per dare frutto e il lievito si nasconda nella pasta per fermentarla (parabole del granello di senape e del lievito)? Com’è possibile che il cristiano giunga a sacrificare persino i propri beni per il regno (parabole del tesoro e della perla)? E quando saranno manifestati pienamente i figli del regno, (parabola della rete)? Davanti allo sconcerto dei servi, che trovano nel campo seminato a grano anche la zizzania, il padrone risponde chiarendo dapprima l’origine della zizzania e poi spiegando il da farsi riguardo ad essa. «Un nemico ha fatto questo», afferma il padrone. Più avanti sapremo che questo nemico è il diavolo. Vi sono perciò delle cause esterne indipendenti dalla volontà umana. I servi allora vorrebbero subito correre ai ripari sradicando la zizzania. Ma, davanti allo zelo imprevidente di costoro, risponde la saggezza del padrone. Questi, dopo aver chiarito l’origine della zizzania, offre tre criteri di comportamento, che sono pure tre inviti. Come primo criterio, afferma che bisogna lasciar crescere assieme sia il grano che la zizzania fino alla mietitura: sradicando la seconda si può danneggiare il primo (invito alla tolleranza). La mietitura avverrà a tempo opportuno. Bisogna perciò saper attendere. La zizzania sarà bruciata e il grano sarà posto nei granai (invito alla pazienza). Ci sarà infine il tempo della cernita, quindi i servi stiano tranquilli (invito alla speranza). Ora abbozziamo un approfondimento del brano attraverso tre linee di lettura. La prima linea che seguiremo è cristologica. È possibile, ci chiediamo, risalire ad una situazione specifica vissuta da Gesù? La seconda linea invece è ecclesiale. Matteo è estremamente attento alla dimensione comunitaria della vita cristiana. La terza linea è personale. Cosa dice a noi e di noi questa pagina evangelica? Gesù aveva inaugurato il regno di Dio con la sua predicazione e i miracoli (buon seme). Stando alla profezia però, il Messia futuro avrebbe inaugurato una comunità di giusti e santi, dopo aver condannato i peccatori (cf ls 60,21). Sta di fatto che tutta l’attività di Gesù è invece volta al recupero dei peccatori. Questo mette in crisi persino il Battista, che dal carcere, ove è rinchiuso, manda a dire a Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). Questa domanda va presa in tutta la sua drammaticità e gravità. Per capirne la portata basta ricordare il contenuto della predicazione del precursore: Giovanni Battista annunciava l’imminente giudizio divino, che la scure era ormai posta alla radice… ed ecco, invece, la smentita. Gesù non solo opera con giustizia e misericordia verso gli oppressi e i malati ma giunge persino a frequentare prostitute e pubblicani. Davanti a questo la fede del Battista non cede ma senz’altro è scossa. Eppure, in questo travaglio, giunge ad accogliere la novità di un Messia al di fuori dei propri schemi teologici e delle proprie attese. Gesù è il Messia venuto non per inaugurare i tempi del giudizio finale ma i tempi della misericordia. Il suo avvento comporta una conversione al suo modo specifico di realizzare l’ideale messianico. La parabola è stata subito interpretata in chiave ecclesiale. In Mt 18 possiamo vedere enucleato un certo profilo sul come dev’essere la comunità cristiana: un luogo dove si è attenti a non scandalizzare i piccoli (i cristiani ancora deboli nella fede), dove si esercita la mutua correzione fraterna, dove si cresce nel perdono reciproco. Questo comporta comprensione, bontà e gratuità, in modo che sia concesso a tutti di ravvedersi e di fare penitenza. Gesù afferma di lasciar crescere assieme zizzania e grano, un’immagine per dire che i tempi del giudizio non vanno anticipati. Ciò sarebbe un atto di presunzione e di orgoglio. «Il Signore – scrive Pietro – è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2Pt 3,9). Il giudizio spetta a Dio e non all’uomo. Nella zizzania che infesta il campo seminato a grano possiamo scorgere anche le tante lacerazioni che abitano il nostro cuore. Quando non siamo vigilanti (immagine del sonno), quando cioè si vivacchia o ci si trascina, il nemico ha tutto il suo agio per seminare in noi il male. Paolo stesso, in Rm 7,15-25, parla di tensioni contrastanti che lo attraversano. Che fare? Due cose. La prima: non accanirci, in modo perfezionistico, a voler strappare via la zizzania. Non cedere cioè alla tentazione di liquidare una volta per sempre tutti i nostri lati oscuri. Bisogna lasciarli crescere assieme ai lati luminosi, che pure vivono in noi, e affidare il tutto a Dio. Dall’altra non bisogna neppure lasciar proliferare la zizzania in modo irresponsabile. Ciò che è male è male e male resta, non si può né giustificare né canonizzare. Bisogna accettarsi per quello che si è in vista del giudizio ultimo, quando Dio opererà la divisione finale. Allora la nostra umanità sarà completa, come scrive in modo suggestivo sant’Ignazio di Antiochia: «Giunto là, sarò veramente un uomo» (Lettera ai Romani, 4). (p. Sandro Carotta)