Programma dal 1 al 9 agosto 2026

Letture: Isaia 55,1-3 / S almo 144 / Romani 8,35.37-39

Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare».

Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 01 18.30 (R)
Domenica 02 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Lunedì 03 8.00 + Capucci Giuseppa e Foschini Iref
Martedì 04 NO S. MESSA
Mercoledì 05 18.30 Per tutte le intenzioni della Madonnina e per riparare le offese fatte al cuore Immacolato di Maria. Al Sacro Cuore di Gesù, alla Madonnina, a Gesù, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.

+ Rizzi Luigi detto Carlo

+ Pilani Enzo (anniv.)

Giovedì 06 18.30 + Natale Penazzi e deff. della famiglia
Venerdì 07 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe
Sabato 08 18.30 + Franchini Dario
Domenica 09 18.30 (R)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Agosto 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 02

XVIII del T. Ordin.

Perdono d’Assisi” per tutta la giornata

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Lunedì 03 S. Messa ad orario feriale
Martedì 04

S. G. M. Vianney

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Mercoledì 05 S. Messa ad orario feriale
Giovedì 06

Trasf. del Signore

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 07 S. Messa ad orario feriale
Sabato 08

S. Domenico

Ore 20.15 (Madonna del Molino) : Pellegrinaggio al Santuario lughese con recita del S. Rosario e a seguire S. Messa nella Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
Domenica 09

XIX del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Perdono di Assisi

Dalle ore 12.00 del 1 agosto fino alle ore 24.00 del 2 agosto si può lucrare l’indulgenza plenaria alle note condizioni.

Sono a disposizione in chiesa i pieghevoli per chi vuole seguire correttamente la pratica.

Continuano i Campi estivi dei ragazzi AGESCI per la nostra parrocchia

1 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.

2 – Branco SCOUT dal 2 al 9 agosto.

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

3 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 14,22-36 Mt 15,1-2.

10-14

Mt 15,21-28 Mt 17,1-9 Mt 16,24-28 Mt 17,14-20

Vivere il mistero : «Adesso io verrò spezzato in mille parti e darò da mangiare a tutte le genti. La mia carne flagellata diventerà un boccone per coloro che hanno fame e sete di giustizia» (Alda Merini – Poema della croce). Cristo è il pane spezzato per la fame del mondo; è la vita donata ad una umanità che non trova in sé ciò che sazia. Il simbolo del cibo attraversa la liturgia della Parola di questa domenica per annum. La prima voce che si leva è quella di Isaia (ls 55,1-3). Il profeta invita ad accorrere a Dio (v 3), dal quale scaturiscono gratuitamente l’acqua ristoratrice, immagine dello Spirito Santo, il vino e il latte, doni per eccellenza della terra promessa, il pane, che ci rimanda all’Eucaristia, e i cibi succulenti, con il loro riferimento al banchetto messianico, cantato sempre da Isaia al capitolo 25. Il tema del cibo lo troviamo anche nel Salmo 144, ultimo acrostico del Salterio. La creazione è come tutta raccolta in uno sguardo proteso fiduciosamente alla mano di un Dio creatore e provvidente. Il vertice però è nel Vangelo odierno, dove Matteo narra la prima moltiplicazione dei pani. Questo episodio, com’è noto, ha ben sei edizioni (due in Matteo e Marco, una in Luca e Giovanni). Per Matteo, Gesù è il maestro che dona la sua parola (pensiamo al Discorso della montagna), il medico che guarisce, l’esorcista che libera dal male (i racconti dei miracoli), e il pane spezzato per la fame delle moltitudini. Preparato dal dialogo con i discepoli, il gesto della moltiplicazione nasce dalla compassione di Gesù verso la folla: «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, senti compassione per loro» (Mt 14,14). La folla, a cui Matteo si riferisce, costituisce un insieme indeterminato, distinto dal popolo eletto, ben caratterizzato nella sua identità e vocazione, e dalla massa degli altri popoli estranea alla salvezza di Israele. La compassione di Gesù è diretta perciò verso un insieme privo di identità precisa. Moltiplicando i pani, Gesù non viene solo in soccorso all’indigenza e al bisogno: questo gesto è un segno messianico, che preannunzia i tempi della salvezza. C’è però un particolare da tener presente, ben evidenziato da Giovanni, e che il discepolo non deve mai dimenticare: Gesù non è un Messia che viene nella gloria e neppure un Messia politico; anzi, quando intuisce che le folle tentano di farlo re, fugge (Gv 6,15). Il messianismo di Cristo è quello della croce. Nella moltiplicazione, Matteo evidenzia anche un segno ecclesiale. I discepoli (e non Gesù, sebbene su sua indicazione) distribuiscono i pani alla folla. Abbiamo qui un’immagine viva del ministero della Chiesa che continua nel tempo l’opera del suo Signore. Tra il Messia e le folle, i discepoli fanno da mediazione. Questa è una costante nella storia della salvezza, Dio infatti non si dona mai direttamente all’uomo ma sempre attraverso delle mediazioni. Tra JHWH e Israele c’era Mosè; tra Dio e l’umanità c’è Gesù Cristo; tra Cristo e ogni uomo, c’è la Chiesa. Questa dinamica è bene espressa da Gesù quando afferma: «Chi accoglie colui che io manderò, accoglie me; chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato» (Gv 13,20). Questo secondo aspetto ci introduce ad un terzo segno, quello sacramentale. II gesto che Gesù compie è descritto tenendo ben presente il rituale della cena pasquale. La terminologia usata poi è strettamente eucaristica (Mt 26,26). Scriveva san Leone Magno che «tutto quello che c’era di visibile nel nostro Signore Gesù Cristo è passato nei sacramenti della Chiesa», e sul fatto che Gesù giunga a sfamare una folla enorme a partire da cinque pani e due pesci, Tertulliano notava: «Non c’è nulla nell’agire di Dio che sconcerti la mente umana quanto la sproporzione tra la semplicità dei mezzi usati e la grandiosità degli effetti raggiunti». Ma noi vogliamo portare l’attenzione su due aspetti. II primo, quando Gesù alza gli occhi al cielo e recita la benedizione. Ciò che è importante non è tanto la preghiera di Gesù al Padre, una preghiera piena di confidenza filiale, quanto le circostanze di questa preghiera. Non sono circostanze di abbondanza, ma d’indigenza: Gesù non ha che cinque pani e due pesci. Solitamente si benedice e ringrazia in un contesto di abbondanza, quando non manca nulla. Qui invece è tutto il contrario. Gesù però non si lascia prendere dal panico, non si lamenta, come Israele nel deserto (Es 16,1-3), ma rende grazie per ciò che ha, non importa se poco. E accade il prodigio: il contatto riconoscente con il Padre sblocca la situazione. Osservava Albert Vanhoye: «Per mezzo della riconoscenza Gesù ha aperto la via alla bontà divina, che dona a tutti con abbondanza: tutti mangiarono a sazietà e dopo il pasto raccolsero dodici ceste di pani avanzati». Ma c’è un altro aspetto da rilevare. Gesù non ha chiesto nulla per sé ma si è rivolto al Padre per avere il pane da donare alla folla. Se il Padre è colui che dona, nella sua preghiera Gesù si associa a questa azione del Padre, alla sua opera generosa. Gesù, e questo è un suo tratto tipico, non ringrazia per avere qualcosa da mangiare ma per avere qualcosa da donare. Da questo brano evangelico comprendiamo allora che ciò che sazia l’uomo in profondità viene dall’alto, dal Padre. Da lui, come ci ricorda anche san Giacomo «discendono ogni buon regalo e ogni dono perfetto» (cf Gc 1,17). Guardando a Gesù abbiamo capito pure che qualsiasi indigenza può conoscere una straordinaria fecondità. Non solo, Gesù ci insegna quello che potremmo definire il suo segreto: chiedere per la gioia di donare perché solo il dono condiviso trova la sua verità. Questa è l’Eucaristia, che dagli altari scende lungo le strade della storia. (p. Sandro Carotta)

Programma dal 26 luglio al 2 agosto 2026

Letture: 1Re 3,5.7-12 / S almo 118 / Romani 8,28-30

Quanto amo la tua legge, Signore!

 

Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-52)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:

«Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 25 18.30 + don Felice Marchi

+ Greco Iolanda

Domenica 26 10.30

18.30

+ De Giovanni Anna

+ Dotti Roberta

Lunedì 27 NO S. MESSA
Martedì 28 8.00 + Ruffini Vittorio
Mercoledì 29 NO S. MESSA
Giovedì 30 NO S. MESSA
Venerdì 31 NO S. MESSA
Sabato 01 18.30 (R)
Domenica 02 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

 

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Luglio –Agosto 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 26

XVII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Lunedì 27 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Martedì 28 S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 29

S .Maria, Marta e Lazzaro

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Giovedì 30 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Venerdì 31 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Sabato 01 Ore 12.00 Inizio pratica del “Perdono d’Assisi”

S. Messa prefestiva

Domenica 02

XVIII del T. Ordin.

“Perdono d’Assisi” per tutta la giornata

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Perdono di Assisi

Dalle ore 12.00 del 1 agosto fino alle ore 24.00 del 2 agosto si può lucrare l’indulgenza plenaria alle note condizioni.

Sono a disposizione in chiesa i pieghevoli per chi vuole seguire correttamente la pratica.

I Campi estivi dei ragazzi AGESCI E ACR per la nostra parrocchia

2 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.

3 – Branco SCOUT dal 2 al 9 agosto.

4 – Campo ACR III media dal 25 luglio al 1 agosto. (diocesano)

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

3 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 13,31-35 Mt 13,36-43 Gv 11,19-27 Mt 13,47-53 Mt 13,54-58 Mt 14,1-12

Vivere il mistero : Tre piccole parabole – del tesoro, della perla e della rete – concludono il discorso di Gesù sul mistero del regno di Dio. Il regno è paragonato dapprima ad un tesoro per il cui valore non si teme la perdita dei beni personali; è paragonato poi ad una perla preziosa, di fronte alla quale ogni ricchezza impallidisce; è paragonato infine ad una rete dove viene separato il pesce buono (i giusti) da quello cattivo (gli empi). Se la parabola della zizzania, che ha lo stesso tenore apocalittico di quella della rete, si preoccupava più della sorte degli empi, questa della rete è più attenta alla sorte dei giusti che «splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» (qui abbiamo una allusione alla risurrezione descritta nei termini di Dn 12,3). La partecipazione al regno è certamente un dono di Dio; l’accoglienza di questo dono implica però, come abbiamo ben capito, un impegno. Impegno che comporta sforzo (Mt 13,45) e produce gioia (Mt 13,44); che richiede perseveranza fino al giudizio finale (parabola della rete) e allo stesso istante necessita di sapienza e discernimento (Mt 13,16).  Le due piccole parabole del tesoro e della perla sono molto simili. Il primo punto che le accomuna possiamo individuarlo nella scoperta: il contadino trova nel campo un tesoro, mentre il ricco mercante trova una perla di grande valore. Se la scoperta del primo è accidentale, quella del secondo è il frutto di un’intensa attività commerciale. Per entrambi però vi è un che di fortuito che provoca stupore (secondo punto). Questi due personaggi sembrano, ad una lettura superficiale, i protagonisti del racconto (e in parte lo sono). ln realtà, come nota acutamente mons. Bruno Maggioni, i veri protagonisti sono il tesoro e la perla, che per certi versi s’impadroniscono dei due personaggi. Difatti, «il contadino e il mercante agiscono, ma solo perché totalmente “afferrati” dal tesoro in cui si sono imbattuti». Di qui, per entrambi,-la vendita di tutto ciò che possiedono pur di impadronirsi di ciò che hanno trovato (terzo punto). Attenzione, però: questa perdita è fatta senza rimpianti. Sanno, infatti, di fare un grande affare, che nessun uomo intelligente e scaltro si lascerebbe sfuggire. L’applicazione di queste due parabole alla vita cristiana è semplice e immediata. Chi ha trovato il regno di Dio, meglio, chi ha incontrato Cristo e la bellezza della sua proposta evangelica non può non lasciare tutto per possedere pienamente quella grande novità che è entrata – gratuitamente – nella sua vita. Scrivendo ai Filippesi Paolo dirà di sé: «Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo… Sono stato conquistato da Cristo» (Fil 3,7-8.12). Ciò che caratterizza il discepolo allora non è tanto il distacco ma l’appartenenza nata dall’incontro con Cristo, come abbiamo detto; se c’è ancora un necessario distacco, una faticosa perdita è per permettere che questa appartenenza sia sempre più profonda, e che il tesoro (Gesù Cristo) sia sempre più nostro. L’ultima parabola verte sul giudizio futuro. La rete è un’immagine della Chiesa che raccoglie nel suo seno pesci buoni e cattivi. Come i pescatori operano una cernita tra il pesce buono e quello cattivo, così gli angeli di Dio, afferma Gesù, separeranno i giusti dai malvagi. Non dobbiamo però pensare che Gesù voglia presentarci un Dio punitivo; più positivamente, egli vuole esortarci a non sottovalutare le possibili conseguenze delle nostre scelte. La nostra appartenenza alla Chiesa non ci garantisce; non basta essere «nel numero» per ereditare il regno di Dio, bisogna invece determinarsi risolutamente a suo riguardo. Una curiosità: un pesce definito «cattivo» era il mollusco, privo, com’è noto, di spina dorsale. Se vogliamo, il mollusco rappresenta il cristiano «senza nerbo», colui che non ha operato una scelta coerente con la sua fede e che vive nel compromesso. San Giacomo definisce un simile credente «uomo dalle due anime», cioè uomo diviso, contraddittorio, dubbioso (Gc 1,6-7). Costui sarà escluso dal regno di Dio al pari degli operatori di iniquità (cf Mt 13,41). Se il tempo della raccolta è un tempo ancora propizio alla conversione, quello della cernita sigillerà le nostre opzioni personali e comunitarie. Gesù termina il suo racconto con una domanda diretta ai discepoli: «Avete compreso tutte queste cose?» (Mt 13,51). Le «cose» da capire si riferiscono ai «misteri del regno» (cf Mt 13,11), alle «cose nascoste» (cf Mt13,35) rivelate attraverso le parabole. Certo, Gesù ha parlato attraverso immagini allusive, ma il suo messaggio è ‘stato chiaro. Davanti alla sua Parola, ieri come oggi, ci si può sentire «sotto il peso della sproporzione» come il re Salomone di fronte al compito di governare Israele (prima lettura). ln questo caso, vera sapienza è chiedere a Dio, come il giovane sovrano, un «cuore docile» (1 Re 3,9), meglio, stando al testo ebraico, un «cuore ascoltante» (lev shomea). Dio approva al punto la richiesta di Salomone da donargli un cuore saggio e intelligente. Per la tradizione ebraica la saggezza e l’intelligenza sono le qualità che permettono di vedere «le cose nascoste nelle cose», cioè il mistero del regno, Dio presente e operante nella storia, come pure il suo disegno (seconda lettura), nascosto nei secoli (cf Rm 16,25) e rivelato in Gesù Cristo. Dio ci chiama mediante la fede, ci giustifica attraverso la sua grazia per condurci a quella gloria preparata per noi fin dalla fondazione del mondo, e che consiste nell’essere al suo cospetto nell’amore. (p. Sandro Carotta)

Programma dal 18 al 27 luglio 2026

Letture: Sapienza 12,13.16-19 / S almo 85 / Romani 8,26-27

Tu sei buono, Signore, e perdoni.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-43)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 18
Domenica 19 10.30 + Marconi Francesco
Lunedì 20 NO S. MESSA
Martedì 21 8.00 + cg. Giacometti e Mussino e per Franca e Francesco
Mercoledì 22 18.30 + Nicoletti Francesco
Giovedì 23 18.30 + Zuccarino Giovanni (10 anniv.)

+ Conti Paolo

Venerdì 24 NO S. MESSA
Sabato 25 18.30 + don Felice Marchi
Domenica 26 18.30 + De Giovanni Anna

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Luglio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

XVI del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Lunedì 20

S. Brigida

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Martedì 21 S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 22

S. Maria Maddalena

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 23

S. Apollinare

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 24 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Sabato 25

S. Giacomo ap.

S. Messa prefestiva
Domenica 26

XVII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

3 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.

I Campi estivi dei ragazzi AGESCI E ACR per la nostra parrocchia

1 – Route di CLAN : dal 18 al 25 luglio.

2 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.

3 – Branco SCOUT dal 2 al 9 agosto.

4 – Campo ACR III media dal 25 luglio al 1 agosto. (diocesano)

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 15,1-8 Mt 12,46-50 Gv 20,1-2.11-18 Gv 10,11-18 Mt 13,18-23 Mt 20,20-28

Vivere il mistero : Prosegue in questa domenica la lettura delle parabole del regno. Alla parabola del seminatore, l’evangelista Matteo fa seguire altre sei parabole riunite a due a due: quelle del seme di senape e del lievito, quelle del tesoro nel campo e della perla preziosa; le altre due, della zizzania e della rete, le inquadrano; al centro troviamo la spiegazione della parabola della zizzania. Oggi la liturgia propone la parabola della zizzania, con la relativa spiegazione, e quella del granellino di senape e del lievito. Noi faremo una scelta e porteremo l’attenzione sulla prima, quella della zizzania (lolium temulentum) molto amata e commentata dalla tradizione cristiana. Un’ultima osservazione. Abbiamo visto, domenica scorsa, come Gesù abbia risposto alle perplessità dei discepoli, riguardo l’avvento del regno di Dio nel mondo, invitando alla fiducia (parabola del seminatore). Nuovi interrogativi però si addensano nella loro mente a cui Gesù risponde con le sei parabole che abbiamo sopra ricordato. Come mai, si chiedono i discepoli, la crescita del regno comporta una lotta così drammatica tra bene e male (parabola della zizzania)? Perché è necessario che il seme muoia nella terra per dare frutto e il lievito si nasconda nella pasta per fermentarla (parabole del granello di senape e del lievito)? Com’è possibile che il cristiano giunga a sacrificare persino i propri beni per il regno (parabole del tesoro e della perla)? E quando saranno manifestati pienamente i figli del regno, (parabola della rete)? Davanti allo sconcerto dei servi, che trovano nel campo seminato a grano anche la zizzania, il padrone risponde chiarendo dapprima l’origine della zizzania e poi spiegando il da farsi riguardo ad essa. «Un nemico ha fatto questo», afferma il padrone. Più avanti sapremo che questo nemico è il diavolo. Vi sono perciò delle cause esterne indipendenti dalla volontà umana. I servi allora vorrebbero subito correre ai ripari sradicando la zizzania. Ma, davanti allo zelo imprevidente di costoro, risponde la saggezza del padrone. Questi, dopo aver chiarito l’origine della zizzania, offre tre criteri di comportamento, che sono pure tre inviti. Come primo criterio, afferma che bisogna lasciar crescere assieme sia il grano che la zizzania fino alla mietitura: sradicando la seconda si può danneggiare il primo (invito alla tolleranza). La mietitura avverrà a tempo opportuno. Bisogna perciò saper attendere. La zizzania sarà bruciata e il grano sarà posto nei granai (invito alla pazienza). Ci sarà infine il tempo della cernita, quindi i servi stiano tranquilli (invito alla speranza). Ora abbozziamo un approfondimento del brano attraverso tre linee di lettura. La prima linea che seguiremo è cristologica. È possibile, ci chiediamo, risalire ad una situazione specifica vissuta da Gesù? La seconda linea invece è ecclesiale. Matteo è estremamente attento alla dimensione comunitaria della vita cristiana. La terza linea è personale. Cosa dice a noi e di noi questa pagina evangelica? Gesù aveva inaugurato il regno di Dio con la sua predicazione e i miracoli (buon seme). Stando alla profezia però, il Messia futuro avrebbe inaugurato una comunità di giusti e santi, dopo aver condannato i peccatori (cf ls 60,21). Sta di fatto che tutta l’attività di Gesù è invece volta al recupero dei peccatori. Questo mette in crisi persino il Battista, che dal carcere, ove è rinchiuso, manda a dire a Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). Questa domanda va presa in tutta la sua drammaticità e gravità. Per capirne la portata basta ricordare il contenuto della predicazione del precursore: Giovanni Battista annunciava l’imminente giudizio divino, che la scure era ormai posta alla radice… ed ecco, invece, la smentita. Gesù non solo opera con giustizia e misericordia verso gli oppressi e i malati ma giunge persino a frequentare prostitute e pubblicani. Davanti a questo la fede del Battista non cede ma senz’altro è scossa. Eppure, in questo travaglio, giunge ad accogliere la novità di un Messia al di fuori dei propri schemi teologici e delle proprie attese. Gesù è il Messia venuto non per inaugurare i tempi del giudizio finale ma i tempi della misericordia. Il suo avvento comporta una conversione al suo modo specifico di realizzare l’ideale messianico. La parabola è stata subito interpretata in chiave ecclesiale. In Mt 18 possiamo vedere enucleato un certo profilo sul come dev’essere la comunità cristiana: un luogo dove si è attenti a non scandalizzare i piccoli (i cristiani ancora deboli nella fede), dove si esercita la mutua correzione fraterna, dove si cresce nel perdono reciproco. Questo comporta comprensione, bontà e gratuità, in modo che sia concesso a tutti di ravvedersi e di fare penitenza. Gesù afferma di lasciar crescere assieme zizzania e grano, un’immagine per dire che i tempi del giudizio non vanno anticipati. Ciò sarebbe un atto di presunzione e di orgoglio. «Il Signore – scrive Pietro – è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2Pt 3,9). Il giudizio spetta a Dio e non all’uomo. Nella zizzania che infesta il campo seminato a grano possiamo scorgere anche le tante lacerazioni che abitano il nostro cuore. Quando non siamo vigilanti (immagine del sonno), quando cioè si vivacchia o ci si trascina, il nemico ha tutto il suo agio per seminare in noi il male. Paolo stesso, in Rm 7,15-25, parla di tensioni contrastanti che lo attraversano. Che fare? Due cose. La prima: non accanirci, in modo perfezionistico, a voler strappare via la zizzania. Non cedere cioè alla tentazione di liquidare una volta per sempre tutti i nostri lati oscuri. Bisogna lasciarli crescere assieme ai lati luminosi, che pure vivono in noi, e affidare il tutto a Dio. Dall’altra non bisogna neppure lasciar proliferare la zizzania in modo irresponsabile. Ciò che è male è male e male resta, non si può né giustificare né canonizzare. Bisogna accettarsi per quello che si è in vista del giudizio ultimo, quando Dio opererà la divisione finale. Allora la nostra umanità sarà completa, come scrive in modo suggestivo sant’Ignazio di Antiochia: «Giunto là, sarò veramente un uomo» (Lettera ai Romani, 4). (p. Sandro Carotta)

Medjugorje, 25 Luglio 2026

“Cari figli!

Mentre le tenebre e l’inquietudine

regnano in molti cuori,

voi, figlioli, siate preghiera

e le mie mani tese d’amore.

Mettete, figlioli,

la Sacra Scrittura in un posto visibile

nella vostra famiglia e leggetela,

affinché sia per voi

esortazione alla conversione e alla vita nuova.

Perché satana è forte e seduce i cuori.

Desidero affidare i vostri cuori,

attraverso il mio cuore materno,

al cuore di mio Figlio Gesù,

affinché in voi regni Lui, il Risorto,

e la gioia regnerà in voi e intorno a voi.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica).

Programma dall’11 al 19 luglio 2026

Letture: Isaia 55,10-11 / S almo 64 / Romani 8,19-23

Tu visiti la terra, Signore e benedici i suoi germogli.

Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-23)

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 11 18.30 + Otello Santese, Anna Frascerra e Donato Santese
Domenica 12 10.30

18.30

Pro populo

+ Toffanello Maria

Lunedì 13 NO S. MESSA
Martedì 14 NO S. MESSA
Mercoledì 15 NO S. MESSA
Giovedì 16 NO S. MESSA
Venerdì 17 8.00 + Liviano
Sabato 18
Domenica 19 10.30 + Marconi Francesco

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Luglio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 12

XV del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa e al termine preghiera alla

B. V. del Monte Carmelo

Lunedì 13 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Martedì 14 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Mercoledì 15 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Giovedì 16

B.V. Maria

del Monte Carmelo

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Domenica 19

XIV del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà

il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà

il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

3 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.

I Campi estivi dei ragazzi AGESCI E ACR per la nostra parrocchia

1 – Route di CLAN : dal 18 al 25 luglio.

2 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.

3 – Branco SCOUT dal 2 al 9 agosto.

4 – Campo ACR III media dal 25 luglio al 1 agosto. (diocesano)

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 10,34-11,1 Mt 11,20-24 Mt 11,25-27 Mt 11,28-30 Mt 12,1-8 Mt 12,14-21

Vivere il mistero : A differenza di Marco e Luca, Matteo ha posto il discorso in parabole alla fine del ministero di Gesù in Galilea. Fin dall’inizio della sua manifestazione al Giordano, Gesù non ha cessato di stupire quanti incontrava. Sempre più evidente però si è delineata una linea di demarcazione tra coloro che rifiutano la sua proposta (specialmente i capi religiosi) e le folle, tra le quali emerge il gruppo dei discepoli, che lo seguono dando la loro adesione. Il brano della liturgia odierna presenta nella sua prima parte una risposta all’interrogativo che serpeggiava tra coloro che avevano seguito Gesù; com’è possibile – si chiedevano in molti – che l’annuncio del regno trovi così tante difficoltà per affermarsi? Ln una parola: attorno a Gesù c’era una certa aria di crisi. Visti gli insuccessi, si dubitava che egli fosse veramente il Messia. Gesù allora vuole recuperare la fiducia dei suoi, e lo fa attraverso la parabola del seminatore. Nella seconda parte, Gesù spiega il motivo della sua predicazione in parabole e la ragione delle tante resistenze incontrate. Al riguardo, cita il profeta Isaia. Come Isaia era stato respinto e contraddetto dal popolo, ma non per questo ha cessato di essere l’inviato di Dio, così ora il suo insuccesso tra la maggioranza di Israele non lo delegittima dalla sua missione. E poi, quando mai il profeta di Dio è stato accolto dal suo popolo? Perché allora meravigliarsi della scarsa corrispondenza? Nella terza parte, Gesù spiega la parabola del seminatore portando però l’attenzione sulle disposizioni degli uditori della Parola. La sua efficacia è certamente condizionata dal tipo di accoglienza che le è riservata; tuttavia non è vanificata del tutto e porta il suo frutto. I discepoli scoraggiati, delusi e stanchi riprendano perciò vigore e fiducia nella salvezza che Dio continua ad operare nella storia. […] L’accento della parabola verte sull’attività dell’agricoltore e sul destino del seme, non tanto sui terreni. Chi sia questo agricoltore è facile intuirlo: è Gesù stesso, che parla della sua attività di predicatore e testimone del regno. Nonostante l’evidente insuccesso della semina (l’annuncio), una parte della semente (la Parola) cade su un terreno buono (accogliente) dando un frutto variegato (cento, sessanta, trenta). Ma da cosa dipende questa fecondità? Forse dalla disponibilità del terreno? Ln parte. Dobbiamo tener presente due immagini: quella del seme e quella del terreno. Non è la prima volta che ricorrono nel Vangelo. Pensiamo a quanto afferma Gesù in Gv 12,24: «ln verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Gesù, nell’imminenza della sua passione, coglie la sua vita come una disfatta completa (maestro frainteso e senza nessun discepolo), ma sa pure che la sua forza vitale esploderà in pienezza quando, assumendo il «calice amaro», si consegnerà pienamente al Padre. Come il seme sepolto nella terra produce frutto, così Gesù, accettando il fallimento e l’umiliazione della morte, sarà innalzato per la vita del mondo. L’annuncio del regno trova perciò la sua fecondità solo nella logica paradossale del mistero pasquale: dalla morte alla vita. Paolo racchiude la medesima verità in un’immagine suggestiva ed efficace, quella delle «doglie del parto» (Rm 8,18-23), che coinvolgono la creazione e l’uomo. I discepoli chiedono poi a Gesù perché parla alle folle in parabole. Gesù risponde affermando due cose: in primo luogo, che loro hanno il privilegio di conoscere il mistero del regno di Dio; poi, citando Isaia, che la gente si è dimostrata refrattaria alla sua rivelazione. Ln altre parole, Gesù ha incontrato disponibilità e chiusura. A chi è disponibile egli promette una pienezza progressiva («A colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza») e una beatitudine («Beati i vostri occhi che vedono e i vostri orecchi perché ascoltano»). Il linguaggio di Gesù sembra, di primo acchito, arbitrario. È mai possibile che Dio doni a chi ha e a chi non ha tolga? Questa affermazione riecheggia con molta probabilità un detto popolare: i ricchi sono sempre più ricchi mentre i poveri sempre più poveri. Applicato alla domanda dei discepoli significa che la cecità volontaria alla sua parola genera cecità, come la luce genera altra luce. Rivolto ai cristiani sembra che Matteo voglia dire: si comprende o no la parola del Vangelo secondo le disposizioni interiori, e queste non hanno nulla a che fare con il fatto che si sia o meno nella Chiesa. Quattro terreni ricevono il medesimo seme. Il primo terreno è la strada. Su questo terreno, il seme non ha neppure tempo di germogliare. Subito si affaccia il maligno che lo ruba. L’immagine del maligno è stata paragonata al rabbinico jezer ha-ra’ «l’impulso cattivo», che combatte contro «l’impulso buono». Il cuore dell’uomo è un campo di battaglia. Il secondo terreno è quello sassoso. L’accoglienza del seme in questo caso è gioiosa ma momentanea (pròskairos). La prova manifesta che nel discepolo non ci sono radici profonde. ll terzo terreno è pieno di rovi. ln questo caso c’è accoglienza e anche tenuta nel tempo ma l’illusione/affanno (apàte) della ricchezza soffoca la Parola, che non può portare frutto. Il quarto terreno è quello ideale e produce il cento, il sessanta e il trenta per uno. L’esegeta Gerhardsson individua qui tre tipologie di credenti. Quelli che producono il centuplo sono coloro che sacrificano tutto (beni e vita) per Cristo e il Vangelo: sono i martiri. Quelli del sessanta per cento sono altrettanto generosi ma non hanno l’occasione di dare la loro vita fino alla morte. Infine, quelli del trenta, pure loro obbedienti e dal cuore indiviso, ma non hanno l’occasione di offrire né la vita né i loro beni. Il discepolo cresce perciò nella fiducia e nella speranza se si apre all’ascolto; un ascolto, come ci suggerisce il verbo akoùeinascoltare»), che va ben oltre il semplice sentire, per divenire obbedienza della fede (cf 2 Ts 3,14). Oggetto dell’ascolto, secondo un linguaggio teologico tradizionale, è la fides quae, cioè il contenuto della fede; l’atteggiamento globale dell’ascolto invece è la fides qua, «la fiducia dell’accoglienza, la scelta vitale – come scrive G. Ravasl – per quella Parola». (p. Sandro Carotta)

Programma dal 4 al 12 luglio 2026

Letture: Zaccaria 9,9-10 / S almo 144 / Romani 8,9.11-13

Benedirò il tuo nome

per sempre, Signore.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.30 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Dovadola Monica, Dovadola Silverio e per Dovadola Maria Teresa (vivente)
Domenica 05 18.30 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Lunedì 06
Martedì 07 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe
Mercoledì 08 18.30 + Zerbini Raffaele
Giovedì 09
Venerdì 10 8.00 + Biancoli Vincenzo e Baldini Anna
Sabato 11 18.30 + Otello Santese, Anna Frascerra e Donato Santese
Domenica 12 18.30 + Toffanello Maria

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Luglio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

XIV del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Sabato 11

S. Benedetto ab.

S. Messa ad orario prefestiva
Domenica 12

XV del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – Da lunedì 8 giugno è iniziata all’oratorio S. Paolo l’estate ragazzi che continua e si prolunga fino al 10 luglio.

2 – Nei mesi di luglio e agosto le sante Messe di alcuni giorni feriali (dal lunedì al venerdì) non saranno celebrate in S. Paolo.

Settimana per settimana verrà comunicato il programma delle celebrazioni feriali.

La S. Messa feriale in S. Giacomo (Fruges) resta comunque sempre alle ore 18.30

3 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà

il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

4 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà

il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

5 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,18-26 Mt 9,32-38 Mt 10,1-7 Mt 10,7-15 Mt 10,16-23 Mt 19,27-29

Vivere il mistero : Il Tempo Ordinario è un tempo che ci vede impegnati a gettare nei solchi della storia la buona semente del Vangelo e a mantenere vivo nella Chiesa e nel mondo l’orizzonte ultimo del cammino terreno. I cristiani, infatti, come stranieri e pellegrini (cf Eb 11,13), sono incamminati verso quel Giorno nel quale si illuminano e si compiono tutti i giorni della presente vita. L’evangelista Matteo, […] presenta il Signore Gesù come l’Emmanuele, il «Dio con noi». Per l’evangelista, Gesù non è solo qualcuno che si attende e che ritornerà, ma è il vivente tra noi. Questa visione teologica, comune a tutta la rivelazione neotestamentaria, ha un tratto particolare nel primo Vangelo. Cristo è presente là dove i suoi discepoli sono riuniti nel suo nome (Mt 18,20); è presente sulle strade dell’annuncio (Mt 28,20), in modo solidale («tutti i giorni») e fedele («fino alla fine del mondo»). Il Vangelo odierno ci illumina su un tratto molto originale di Gesù nei suoi rapporti con il Padre e conseguentemente con gli uomini, suoi fratelli. Come testimoniano concordi gli evangelisti, Gesù ha sempre cercato la volontà del Padre, tanto da farne suo cibo (Gv 4,34); l’ha cercata e scoperta nell’ascolto delle Scritture (Lc 4,27), persino nelle cose patite (Eb 5,8), e, non da ultimo, negli eventi della storia, fino a scorgere l’attenzione particolare di Dio verso una categoria umana, quella degli emarginati, secondo il mondo, e «piccoli» (nepioi), secondo il Vangelo. Ma entriamo nel nostro brano. Il testo di Mt 11,25-30, definito da padre Lagrange «la perla matteana di grande valore» può essere diviso in due parti: . Mt 1 1,25-27= la lode-ringraziamento di Gesù e la rivelazione del suo rapporto con il Padre; . Mt 1 1,28-30: l’invito di Gesù rivolto agli oppressi e agli affaticati. Perché Gesù prorompe in questo inno di Iode? Stando al nostro brano, il motivo è espresso con due verbi attivi coordinati l’uno all’altro: «hai nascosto», «hai rivelato». Ma cosa Dio ha nascosto/rivelato? Gesù parla di «queste cose». Con molta probabilità, tenendo presente il contesto, Gesù si riferisce alle sue opere (èrga Christoù, Mt 11,2). Tutti sono stati spettatori di quanto egli ha fatto, ma non tutti ne hanno colto la portata profonda, anzi alcuni lo hanno rifiutato. Costoro, sembra un paradosso, sono i «detentori» della sapienza, identificata con la Torah. Scriveva Giuseppe Flavio nelle Antichità Giudaiche: «Da noi la sapienza viene attribuita unicamente a coloro che hanno una conoscenza rigorosa dei precetti e sono capaci di spiegare le Scritture sacre» (2O,264). Sono i dottori della Legge. Al contrario, i «piccoli» – la feccia morale della società, gli ignoranti e i non praticanti – hanno accolto la novità di Gesù e si sono convertiti. Pensiamo alla provocatoria affermazione di Gesù: «I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio» (Mt 21,31). Non bisogna però pensare che Dio si riveli agli uni e si nasconda agli altri. La frase di Gesù, tipica del linguaggio semitico, ricorre alla tecnica del contrasto, che ignora comparazioni e procede in modo netto. ln una parola, Gesù ha visto come al Padre piace rivelare il suo amore soprattutto a coloro che sono ritenuti immeritevoli. Ma attraverso quale modalità? Gesù, consapevole di aver ricevuto tutto, sa che il Padre vuole manifestarsi per mezzo suo («Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo», Mt 11,27), e delle sue umili opere («Beato colui che non trova in me motivo di scandalo», Mt 11,6). Ecco allora l’invito: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro». Chi sono gli «stanchi» e gli «oppressi»? Sono i giudei che faticano sotto le imposizioni (i «pesanti fardelli») delle loro guide. A costoro Gesù promette il ristoro. Con il termine «ristoro/riposo» non si intende tanto il sollievo dalla fatica ma il frutto della Sapienza, alla quale si perviene ponendosi alla sua scuola (cf Sir 51,23-26). Nella cultura del tempo, i rabbini parlavano del giogo del regno dei cieli, per indicare l’obbedienza che comporta la Torah. Gesù parla invece di un suo giogo, identificando cosi se stesso con la Sapienza. Prendere il suo giogo equivale perciò a farsi suoi discepoli. Certo che la proposta di Gesù – pensiamo solamente al Discorso della Montagna – non è meno esigente della Torah di Mosè. Eppure, il suo giogo è definito dolce e leggero. Com’è possibile? Gesù non presenta all’uomo una Legge (fosse pure divina) a cui attenersi con scrupolo, ma se stesso. Non chiede un’obbedienza formale ma un rapporto di vita. Con lui allora tutto diventa possibile. Le controversie che seguiranno riguardo al sabato (cf Mt 12) mostreranno in che cosa consiste il suo giogo: la salvezza dell’uomo, a cui la Legge deve servire e non asservire. C’è poi un altro aspetto: egli si presenta mite (prays) e umile (tapeinos) di cuore. Il primo aggettivo mette in luce come Gesù si rapporta con il prossimo: disarmato, rispettoso, libero da ogni alterigia; il secondo invece esprime la sua sottomissione a Dio e quindi il rifiuto dì ogni autosufficienza. Tale dev’essere ogni suo discepolo. Un’ultima osservazione. Gesù qui parla per la prima e l’ultima volta del suo cuore (kardìa). Se è vero che Dio, come scrive Luca in At 7,24, è il «conoscitore dei cuori» (kardiognostes), nel nostro brano evangelico vediamo invece come sveli il suo, nel Figlio, a tutta l’umanità come fornace ardente di carità. (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [continuazione] (di Giuseppe Midili)

ln alcune circostanze, per esempio prima delle celebrazioni del triduo pasquale o in occasioni particolari (dedicazione della Chiesa, ordinazione, concelebrazioni), coloro che devono svolgere qualche servizio si potrebbero incontrare in un ambiente idoneo, nei pressi dell’aula liturgica, per concordare gli ultimi dettagli; quindi si sposteranno in chiesa, per verificare che tutto sia in ordine e infine indosseranno le vesti e si prepareranno silenziosamente alla Messa. Questo stile esprimerà la cura della comunità per l’evento celebrativo e manifesterà l’attesa dell’incontro con Dio; un senso di minore organizzazione prima della liturgia toglie alla comunità la percezione di un appuntamento importante, che è stato sapientemente preparato. (8-fine)

Programma dal 27 giugno al 5 luglio 2026

Letture: 2Re 4,8-11.14-16a / Salmo 88 / Romani 6,3-4.8-11

Canterò per sempre l’amore del Signore.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 27

18.30

+ Bolognesi Gabriella e defunti fam. Pavone

Domenica 28

10.30

18.30

+ Ghiselli Giovanna, Avanti Dante, Martini Elena, Molignoni Antonio, Tassinari Maria

Intenzione del Seminario

Lunedì 29

8.00

(R)

Martedì 30

   

Mercoledì 01

   

Giovedì 02

   

Venerdì 03

   

Sabato 04

18.30

+ Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Dovadola Monica, Dovadola Silverio e per Dovadola Maria Teresa (vivente)

Domenica 05

18.30

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Giugno – Luglio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 28

XIII del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Lunedì 29 Ss. Pietro e Paolo

S. Messe ad orario feriale

Venerdì 03

S. Tommso Ap.

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

S. Messe ad orario feriale

Sabato 04

Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 05

XIV del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – A S. Giacomo (Fruges) da Sabato 6 giugno è cambiato l’orario della S. Messa prefestiva che viene celebrata alle ore 17.30 con il S. Rosario alle ore 17.00.

2 – Da lunedì 8 giugno è iniziata all’oratorio S. Paolo l’estate ragazzi che continua e si prolunga fino al 10 luglio.

Alla scuola di Gesù

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Mt 16,13-19

Mt 8,23-27

Mt 8,28-34

Mt 9,1-8

Gv 20,24-29

Mt 9,14-17

Vivere il mistero : La prima lettura ci presenta il profeta Geremia che vive in una situazione di grande minaccia: egli infatti è perseguitato dal suo stesso popolo, perché la parola da lui annunziata è inquietante. Supponiamo che Geremia abbia pronunciato questa preghiera nel momento in cui, consegnato alla vendetta dei ministri, sprofondava nel fango per una. morte affrettata. Gli avversari hanno prevalso, il Signore sembra averlo abbandonato, la sua attività è stata un fallimento, la vocazione un inganno. Geremia, braccato da ogni parte, assediato interiormente dalla paura, ha un’intuizione profetica della Parola che dona sicurezza e che gli dice: “Non temere”. Di qui il tono della seconda parte della lettura, che si presenta come un canto di vittoria, in cui si sente l’eco di vari Salmi. Nella stessa linea Gesù annuncia ai suoi discepoli il gioioso invito a non avere paura. Non è una parola che si presenti in maniera credibile perché dotata di garanzie infallibili, ma è la Parola di Dio che si manifesta in bocca a un uomo povero, perseguitato per il suo messaggio, un uomo senza potere, nel senso mondano del termine, un uomo che “pretende” di essere Figlio di Dio e che vive la sua dipendenza da Dio come esperienza di affidamento radicale. Gesù dice che l’insicurezza propria dell’essere uomini, se vissuta da discepoli, diventa condizione di suprema liberazione. La propria debolezza si apre alla possibilità di abbandonarsi nelle mani del Padre. Questo discorso che la liturgia oggi tematizza, è fondamentale per ogni uomo, oltre che per il discepolo di Gesù. Per questa ragione cerchiamo di approfondirlo facendo alcune considerazioni sulla paura.  La paura è un’emozione complessa, uno stato emotivo e naturale che il soggetto sperimenta quando si sente minacciato nella propria integrità fisica e psichica. L’emozione della paura scaturisce dalla consapevolezza della propria dimensione creaturale, mortale. Si tratta di un’esperienza che, nella Scrittura, accompagna la vita umana nelle sue più svariate espressioni, e non è caratteristica solo di alcune categorie ad essa particolarmente predisposte, come le donne. Ciò che accomuna le varie situazioni in cui l’uomo sperimenta la paura, è infatti l’esperienza della debolezza. Se si ha paura è perché, a torto o a ragione, ci si sente in balia di qualcosa che minaccia la pienezza della propria vita a diversi livelli (fisico, psichico, spirituale). Qualunque sia la situazione, quello che viene sempre messo radicalmente in dubbio è il proprio rapporto alla vita, che, essendo vulnerabile, è destinata a finire. La paura manifesta allora la verità dell’uomo e con essa cade ogni possibile illusione di onnipotenza che mascheri la condizione di strutturale fragilità dell’essere umano. Riconoscere la paura, è dunque una questione di verità, ma, per poter continuare a vivere, bisogna anche uscirne. Nella situazione di paura deve allora risuonare una parola autorevole che, esortando a non temere, provoca la cessazione della paura, o evita che insorga. L’uomo scopre allora di non essere solo e impotente davanti a ciò che può distruggerlo, ma di essere avvolto da una presenza che lo protegge in maniera efficace. Si comprende allora perché quando Dio si manifesta all’uomo, per prima cosa gli dice: “Non avere paura”. Questo invito è inoltre per eccellenza il saluto pasquale di Gesù risorto, colui che, vincendo la morte, accede ad una vita interamente sottratta alla contingenza e alla fragilità creaturale, una vita che Egli intende donare a coloro che si affidano alla sua Parola. L’invito a non avere paura, a “non temere”, scandisce il brano evangelico. Esso viene ripetuto tre volte, segno indubitabile della sua importanza. Non è un appello al coraggio, che, come diceva don Abbondio, “nessuno” si può dare”. Non si tratta infatti di trovare in sé delle risorse, ma di affidarsi alla parola di Gesù che afferma la certezza di essere nelle mani del Padre. Viene richiesto un coraggio di natura spirituale, che non si misura sui muscoli, perché nasce dalla fede. La fiducia che permette al discepolo di non temere è il frutto della sollecitudine del Padre. E questa fiducia è fondata, poiché il discepolo è colui che accoglie nella povertà e nella gioia il messaggio che lo sorpassa, e che egli proclama tranquillamente sui tetti, prodigandosi come una pecora in mezzo ai lupi. Questo è il coraggio che Gesù chiede, ed esso è importante non solo perché rende possibile l’annuncio, ma anche perché è il criterio con cui saremo giudicati. ln questo senso, si noti, alla fine del brano evangelico, la contrapposizione tra il discepolo che difende Cristo davanti al tribunale degli uomini, e Cristo che, a sua volta, difende il discepolo davanti a Dio. A questo discorso Paolo, nella seconda lettura, aggiunge il suo contributo. L’apostolo aveva affermato (si veda il brano della lettera ai Romani proposto nella domenica precedente) che la situazione dei credenti è, per grazia, in pace con Dio e caratterizzata dalla vita. Ora, se la sua tesi è vera, ne consegue che le forze del male non hanno più un peso condizionante sulla vita dei credenti. I credenti sono stati liberati dal peso del male, e non in ragione di azioni particolari da loro messe in atto, ma perché Cristo ha vinto le forze della morte. ln termini diversi, ma complementari, anche Paolo invita dunque il credente a non temere, e ad aprirsi al futuro di vita che il Cristo ci offre. (Sr. Donatella Scaiola)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

L’OGMR guida la comunità a vivere il tempo che precede immediatamente la celebrazione con le indicazioni del n. 45: «Anche prima della stessa celebrazione è bene osservare il silenzio in chiesa, in sacrestia, nel luogo dove si indossano i paramenti e nei locali annessi, perché tutti possano prepararsi devotamente e nei giusti modi alla sacra celebrazione». Si deve recuperare la consapevolezza che il tempo che precede la celebrazione è preparazione alla preghiera, non mera organizzazione degli ultimi aspetti pratici o momento per curare i rapporti interpersonali. Il tempo della liturgia inizia sul sagrato, che segna il luogo del passaggio, del cambiamento di atteggiamento: lì si abbandonano le preoccupazioni della vita ordinaria, si chiudono i contatti con l’esterno e ci si prepara a stare con Dio. Le persone si salutano prima dell’ingresso in chiesa e prendono coscienza che si sta andando a compiere un incontro con il Signore. Per favorire questa transizione, quando si entra nell’aula celebrativa è bene trovare un clima di raccoglimento, non l’avanspettacolo di chi deve svolgere il servizio, né le chiacchiere di chi si incontra e si saluta calorosamente o il vociare dei ministranti o dei cantori. Qualche minuto prima della celebrazione il coro può saggiamente proporre i ritornelli dei canti, per creare un ambiente orante e favorire la partecipazione della comunità. (7-continua)