Letture: Isaia 55,10-11 / S almo 64 / Romani 8,19-23
Tu visiti la terra, Signore e benedici i suoi germogli.
Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-23)
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti». Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice: “Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”. Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono! Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 11 | 18.30 | + Otello Santese, Anna Frascerra e Donato Santese |
| Domenica 12 | 10.30
18.30 |
Pro populo
+ Toffanello Maria |
| Lunedì 13 | NO S. MESSA | |
| Martedì 14 | NO S. MESSA | |
| Mercoledì 15 | NO S. MESSA | |
| Giovedì 16 | NO S. MESSA | |
| Venerdì 17 | 8.00 | + Liviano |
| Sabato 18 | ||
| Domenica 19 | 10.30 | + Marconi Francesco |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Luglio 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 12
XV del T. Ordinario |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa e al termine preghiera alla B. V. del Monte Carmelo |
| Lunedì 13 | NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Martedì 14 | NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Mercoledì 15 | NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Giovedì 16
B.V. Maria del Monte Carmelo |
NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Domenica 19
XIV del T. Ordinario |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà
il prossimo 21 settembre alle ore 18.30
2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà
il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.
3 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.
I Campi estivi dei ragazzi AGESCI E ACR per la nostra parrocchia
1 – Route di CLAN : dal 18 al 25 luglio.
2 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.
3 – Branco SCOUT dal 2 al 9 agosto.
4 – Campo ACR III media dal 25 luglio al 1 agosto. (diocesano)
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Mt 10,34-11,1 | Mt 11,20-24 | Mt 11,25-27 | Mt 11,28-30 | Mt 12,1-8 | Mt 12,14-21 | ||||||
Vivere il mistero : A differenza di Marco e Luca, Matteo ha posto il discorso in parabole alla fine del ministero di Gesù in Galilea. Fin dall’inizio della sua manifestazione al Giordano, Gesù non ha cessato di stupire quanti incontrava. Sempre più evidente però si è delineata una linea di demarcazione tra coloro che rifiutano la sua proposta (specialmente i capi religiosi) e le folle, tra le quali emerge il gruppo dei discepoli, che lo seguono dando la loro adesione. Il brano della liturgia odierna presenta nella sua prima parte una risposta all’interrogativo che serpeggiava tra coloro che avevano seguito Gesù; com’è possibile – si chiedevano in molti – che l’annuncio del regno trovi così tante difficoltà per affermarsi? Ln una parola: attorno a Gesù c’era una certa aria di crisi. Visti gli insuccessi, si dubitava che egli fosse veramente il Messia. Gesù allora vuole recuperare la fiducia dei suoi, e lo fa attraverso la parabola del seminatore. Nella seconda parte, Gesù spiega il motivo della sua predicazione in parabole e la ragione delle tante resistenze incontrate. Al riguardo, cita il profeta Isaia. Come Isaia era stato respinto e contraddetto dal popolo, ma non per questo ha cessato di essere l’inviato di Dio, così ora il suo insuccesso tra la maggioranza di Israele non lo delegittima dalla sua missione. E poi, quando mai il profeta di Dio è stato accolto dal suo popolo? Perché allora meravigliarsi della scarsa corrispondenza? Nella terza parte, Gesù spiega la parabola del seminatore portando però l’attenzione sulle disposizioni degli uditori della Parola. La sua efficacia è certamente condizionata dal tipo di accoglienza che le è riservata; tuttavia non è vanificata del tutto e porta il suo frutto. I discepoli scoraggiati, delusi e stanchi riprendano perciò vigore e fiducia nella salvezza che Dio continua ad operare nella storia. […] L’accento della parabola verte sull’attività dell’agricoltore e sul destino del seme, non tanto sui terreni. Chi sia questo agricoltore è facile intuirlo: è Gesù stesso, che parla della sua attività di predicatore e testimone del regno. Nonostante l’evidente insuccesso della semina (l’annuncio), una parte della semente (la Parola) cade su un terreno buono (accogliente) dando un frutto variegato (cento, sessanta, trenta). Ma da cosa dipende questa fecondità? Forse dalla disponibilità del terreno? Ln parte. Dobbiamo tener presente due immagini: quella del seme e quella del terreno. Non è la prima volta che ricorrono nel Vangelo. Pensiamo a quanto afferma Gesù in Gv 12,24: «ln verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto». Gesù, nell’imminenza della sua passione, coglie la sua vita come una disfatta completa (maestro frainteso e senza nessun discepolo), ma sa pure che la sua forza vitale esploderà in pienezza quando, assumendo il «calice amaro», si consegnerà pienamente al Padre. Come il seme sepolto nella terra produce frutto, così Gesù, accettando il fallimento e l’umiliazione della morte, sarà innalzato per la vita del mondo. L’annuncio del regno trova perciò la sua fecondità solo nella logica paradossale del mistero pasquale: dalla morte alla vita. Paolo racchiude la medesima verità in un’immagine suggestiva ed efficace, quella delle «doglie del parto» (Rm 8,18-23), che coinvolgono la creazione e l’uomo. I discepoli chiedono poi a Gesù perché parla alle folle in parabole. Gesù risponde affermando due cose: in primo luogo, che loro hanno il privilegio di conoscere il mistero del regno di Dio; poi, citando Isaia, che la gente si è dimostrata refrattaria alla sua rivelazione. Ln altre parole, Gesù ha incontrato disponibilità e chiusura. A chi è disponibile egli promette una pienezza progressiva («A colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza») e una beatitudine («Beati i vostri occhi che vedono e i vostri orecchi perché ascoltano»). Il linguaggio di Gesù sembra, di primo acchito, arbitrario. È mai possibile che Dio doni a chi ha e a chi non ha tolga? Questa affermazione riecheggia con molta probabilità un detto popolare: i ricchi sono sempre più ricchi mentre i poveri sempre più poveri. Applicato alla domanda dei discepoli significa che la cecità volontaria alla sua parola genera cecità, come la luce genera altra luce. Rivolto ai cristiani sembra che Matteo voglia dire: si comprende o no la parola del Vangelo secondo le disposizioni interiori, e queste non hanno nulla a che fare con il fatto che si sia o meno nella Chiesa. Quattro terreni ricevono il medesimo seme. Il primo terreno è la strada. Su questo terreno, il seme non ha neppure tempo di germogliare. Subito si affaccia il maligno che lo ruba. L’immagine del maligno è stata paragonata al rabbinico jezer ha-ra’ «l’impulso cattivo», che combatte contro «l’impulso buono». Il cuore dell’uomo è un campo di battaglia. Il secondo terreno è quello sassoso. L’accoglienza del seme in questo caso è gioiosa ma momentanea (pròskairos). La prova manifesta che nel discepolo non ci sono radici profonde. ll terzo terreno è pieno di rovi. ln questo caso c’è accoglienza e anche tenuta nel tempo ma l’illusione/affanno (apàte) della ricchezza soffoca la Parola, che non può portare frutto. Il quarto terreno è quello ideale e produce il cento, il sessanta e il trenta per uno. L’esegeta Gerhardsson individua qui tre tipologie di credenti. Quelli che producono il centuplo sono coloro che sacrificano tutto (beni e vita) per Cristo e il Vangelo: sono i martiri. Quelli del sessanta per cento sono altrettanto generosi ma non hanno l’occasione di dare la loro vita fino alla morte. Infine, quelli del trenta, pure loro obbedienti e dal cuore indiviso, ma non hanno l’occasione di offrire né la vita né i loro beni. Il discepolo cresce perciò nella fiducia e nella speranza se si apre all’ascolto; un ascolto, come ci suggerisce il verbo akoùein («ascoltare»), che va ben oltre il semplice sentire, per divenire obbedienza della fede (cf 2 Ts 3,14). Oggetto dell’ascolto, secondo un linguaggio teologico tradizionale, è la fides quae, cioè il contenuto della fede; l’atteggiamento globale dell’ascolto invece è la fides qua, «la fiducia dell’accoglienza, la scelta vitale – come scrive G. Ravasl – per quella Parola». (p. Sandro Carotta)
Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)
Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,36-10,8)In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».