Programma dal 6 al 15 agosto 2022

Letture: Sapienza 18,6-9 / Salmo 32 / Ebrei 11,1-2.8-19

Beato il popolo scelto dal Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (12,32-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Penazzi Natale e deff. della famiglia
Domenica 07 18.30 + Pompignoli Alessandro e Clelia
Lunedì 08
Martedì 09 8.00 + Moroni Lorenzo e Luigi Becca
Mercoledì 10 18.30 + Montanari Pietro, Cesarina, Renzo, Sr. Maria Luisa, Don Piergiorgio, Anna, Angelo, Carla e Pietro
Giovedì 11
Venerdì 12
Sabato 13 18.30 + Italo e Maria Elena Chiarini
Domenica 14

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Agosto 2022

Domenica 07

XIX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Lunedì 08

S. Domenico

S. Messa ad orario feriale
Martedì 09

S. Teresa B.

della Croce

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 10

S. Lorenzo

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.15 (Madonna del Molino) : Pellegrinaggio al Santuario lughese con recita del S. Rosario e a seguire S. Messa nella Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Giovedì 11

S. Chiara

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 13

S. Cassiano m.

Ore 10.30 (Cattedrale) : Solenne Pontificale presieduto dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.
Domenica 14

XX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre la minestra)

Ore 15.30 S. Rosario

Segue: Merenda con pizza fritta

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 17,22-27 Mt 25,1-13 Gv 12,24-26 Mt 18,21-19,1 Mt 19,3-12 Mt 10,24-28

Vivere il Mistero- Le letture della liturgia di oggi ci impegnano a verificare il grado di attesa del regno e se esso determina per davvero le nostre vite. Il libro della Sapienza ci offre come parametro di confronto la vita dei figli d’Israele che, nell’esilio d’Egitto, sono sostenuti dalla promessa della liberazione e quindi riescono a innervare di sentita attesa la loro difficile vita. La lettera agli Ebrei presenta l’esempio della vita di Abramo e dei patriarchi in genere, che aspettavano «la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso» (Eb 11,10). Vivevano dunque in un presente determinato dalla sua connessione con il futuro. Il Vangelo ci invita a essere servi attivi e generosi che attendono il padrone che sta per tornare dalle nozze e presenta alcune conseguenze esigenti: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli» (Lc 12,33). Esso inizia con un forte invito a non temere. Gesù infonde coraggio identificando il gruppetto dei suoi discepoli come il piccolo gregge. Si tratta di una qualifica di sapore biblico, che permette di indicare come il Signore stesso provveda al suo popolo eleggendolo per il suo regno: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno» (Lc 12,32). Da questa rassicurazione importante derivano alcune esortazioni estremamente impegnative: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina» (Lc 12,33), «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese» (Lc 12,35), «Cercate di capire» (Lc 12,39), «Tenetevi pronti perché viene il Figlio dell’uomo» (Lc 12,40). Chi in qualche modo dispone già del regno e lo attende, ha la possibilità concreta di condividere con gli altri, senza paura tutti i propri beni: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina» (Lc 12,33). Gesti del genere furono decisivi nello stile della prima comunità di Gerusalemme (cf. At 4-5) e anche oggi – là dove accadono – sono degli evidenziatori del dove si trova il nostro cuore: se solamente sulla terra o se siamo stati capaci di «buttarlo» avanti a noi già nel regno di Dio. Accanto alla capacità di condividere ciò che si possiede, ai discepoli di Gesù è richiesto di fare grande attenzione ai segni dei tempi e quindi di capire la situazione con gli occhi di Dio. Occorre essere disposti a lavorare, stando attenti alla venuta del Figlio dell’uomo, che sarà all’improvviso e porterà castighi e premi. Il Signore verrà certamente come uno sposo, ma anche come un ladro. Il discepolo non conosce il momento scelto, ma sa che il ritorno del Signore è sicuro: per cui rimane volentieri al servizio degli altri servi anche quando la notte è molto profonda. La domanda di Pietro richiede, all’improvviso, un chiarimento: questi atteggiamenti sono richiesti ai discepoli oppure sono pretesi da tutti? All’inizio Gesù risponde senza diversificare tra discepoli e non, e spiega la situazione in termini molto generali parlando di un «amministratore fidato e prudente» (Lc 12,42) e di «quel servo» (Lc 12,43). La cosa decisiva non è la qualificazione astratta, ma essere trovati al servizio e poter mostrare il valore di quello che veramente si fa. Alla fine della parabola si distingue tra il servo che conosce la volontà del padrone e quello che non la conosce. Appare dunque evidente che la consapevolezza ha un ruolo importante, ma pure che non è previsto un caso di insipienza incolpevole. L’ultimo detto lascia trasparire la speciale collocazione dei discepoli, addirittura distinguendo tra diversi livelli di incarico e responsabilità: «A chiunque fa dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12,48). L’atteggiamento di attesa nasce dalla consapevolezza chiara della propria piccolezza di «piccolo gregge», cui però è stato dato il dono del regno di Dio. Occorre capire bene, impegnarsi in un’attesa attiva, condividere con fraternità e perseverare nella preghiera. Solo così si mostra di essere in attesa della città «dalle salde fondamenta» (Eb 11,10). Nella speranza del compiersi della parola della promessa si riesce a vivere la vera fede in Dio «capace di far risorgere anche dai morti» (Eb 11,19). Proprio La piccolezza della nostra situazione fa si che la parola accolta sia creatrice di risurrezione, cioè sia capace di vivere e di produrre vita anche in situazioni segnate dalla morte. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 31 luglio al 7 agosto 2022

Letture: Qoèlet 1,2:2,21-23 / Salmo 89 / Colossesi 3,1-5.9-11

Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione

Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».

E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 30 18.30 + Talina
Domenica 31 10.30

18.30

+ Ruffini Vittorio

+ Rosanna e Antonio Dalmonte

Lunedì 01
Martedì 02
Mercoledì 03 18.30 + Capucci Giuseppa e Foschini Iref
Giovedì 04 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Ruffini Armanda e Vittorio e Dovadola Silverio

+ Pilani Enzo

+ Giuseppe

Venerdì 05 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola
Sabato 06 18.30
  • + Penazzi Natale e deff. della famiglia
Domenica 07 18.30

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Luglio – Agosto 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 31

XVIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Lunedì 01

S. Alfonso Maria de Liguori

S. Messa ad orario feriale

Ore 12.00 Inizio pratica del “Perdono d’Assisi”

Martedì 02 “Perdono d’Assisi” per tutta la giornata
Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 06

Trasf.ne del Signore

Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 07

XIX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

PER RICEVERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI

(per sé o per i defunti)

Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.

Le condizioni per acquistare il Perdono sono quelle prescritte per tutte le indulgenze plenarie:

  • Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni preced. o seg.)
  • Partecipazione alla Messa e Comunione Eucaristica;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola (o un’altra chiesa francescana o chiesa

parrocchiale), per recitare alcune preghiere;

In particolare:

Il CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;

Il PADRE NOSTRO,per riaffermare la propria dignità di figli di Dio,ricevuta nel Battesimo;

UNA PREGHIERA SECONDO LE INTENZIONI DEL PAPA (ad esempio Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

Fu canonizzata il 7 ottobre 1391. Un data mariana anch’essa, come si può vedere. Nella Bolla di canonizzazione si affermava che la santa “per grazia dello Spirito Santo meritò di vedere visioni, di udire rivelazioni e di predire molte cose con spirito profetico”, riconoscendo quindi alla mistica svedese il carisma della profezia, raramente affibbiato a una donna nella storia della Chiesa.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 14,13-21 Mt 14,22-36 Mt 15,21-28 Mt 16,13-23 Mt 16,24-28 Lc 9,28b-36

Vivere il Mistero- Il cuore del messaggio della Parola, in questa domenica, sembra essere l’invito a considerare con cura la non perpetuità dei beni di questo mondo. Le realtà materiali non possono dare sicurezza piena. Il Vangelo mostra come Gesù non sia disposto a considerare le questioni economiche, anche di famiglia, come decisive. È per questo che non risponde all’uomo che gli chiede di aiutarlo ad avere dal fratello la sua parte di eredità. La parabola dell’uomo che ha avuto un colpo di fortuna economica, ma poi muore all’improvviso senza poter trarre frutto dai suoi enormi e insperati beni, mostra la verità di questa posizione: non è saggio contare troppo sulle ricchezze materiali. La prima lettura introduce alla relatività della vita con le prime drammatiche parole del libro di Qoèlet. Per quanto riguarda l’incapacità dei beni materiali a dare sicurezza come si è visto nella parabola di Gesù, ci pensa la morte, soprattutto quando irrompe improvvisa. I beni passano agli eredi senza che chi li ha ammassati abbia la capacità di disporne. La seconda lettura, dalla lettera ai Colossesi, si collega bene con il messaggio degli altri testi odierni. Il cristiano deve cercare le cose del cielo, dove si trova il Signore risorto. Per il discepolo che crede nell’ascensione di Gesù, Paolo desume un imperativo radicale: «Fate morire dunque ciò che appartiene alla terra» (Col 3,5). La pericope evangelica si apre con la domanda di un uomo che chiede a Gesù di aiutarlo a ottenere giustizia, perché suo fratello è riuscito a impossessarsi di tutta l’eredità. Il Maestro rifiuta questo compito e invita a tenersi lontano da ogni cupidigia. I beni, infatti, non possono garantire la vita, renderla sicura e, tanto meno, dare felicità. Questo assunto è reso ancora più evidente da una parabola. Un uomo ha avuto un’inattesa fortuna. La sua campagna ha dato un raccolto eccezionale, anche senza che si fossero fatte particolari coltivazioni. Questo uomo, già ricco, si impegna a sfruttare questo colpo di fortuna: rafforzando le sue capacità, di custodire ricchezze, egli pensa che – fatta questa fatica resagli possibile e necessaria dalla fortuna – potrà poi vivere senza preoccupazioni e senz’affanni lavorativi. II conto, però, non è realistico: la vita di quell’uomo è interrotta proprio la notte in cui ha terminato la faticata che – secondo lui – avrebbe dovuto condurlo ad avere «a disposizione molti beni, per molti anni» (Lc 12,19). Gesù conclude la parabola chiudendo con un’applicazione che allarga il quadro. L’unica vera ricchezza è quella che si accumula davanti a Dio. L’errore del ricco, che si credeva abile a cavalcare la sua fortuna di proprietario agricolo, è il non aver capito che non c’è possibilità di creare stabilità quando si accumula soltanto per sé. Non c’è solo la terra dell’uomo, ma anche il cielo di Dio. I due rapidi estratti dal libro di Qoèlet mettono l’uomo davanti alla nuda consapevolezza della fragilità della vita. Tutto, in realtà, è transitorio e «leggero». Proprio chi lavora in serena coscienza – «con sapienza, con scienza e con successo» (Qo 2,21) – deve avere chiaro in testa che, nel futuro, non può disporre di quanto ha fatto. Nel linguaggio di Qoèlet: «Anche questo è vanità e un grande male: dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato» (Qo 2,21). Certamente il «pessimismo» di Qoèlet è impressionante ed egli corre il serio rischio di essere giudicato disfatti sta. In realtà questo sapiente rivendica che per l’uomo non c’è la possibilità di creare realtà definitive e sicure; l’unica opportunità è buttare in Dio la nostra vita e attendere tutto da lui, perché noi non possiamo neanche gettare lo sguardo oltre il limite della nostra morte e intravedere il futuro. Ecco che cosa dice in proposito: «Chi sa se il soffio vitale dell’uomo sale in alto, mentre quello della bestia scende in basso, nella terra? Mi sono accorto che nulla c’è di meglio per l’uomo che godere delle sue opere, perché questa è la parte che gli spetta; e chi potrà condurlo a vedere ciò che accadrà dopo di lui?» (Qo 3,21-22). L’unica consolazione che Qoèlet offre con lucidità e schiettezza è la seguente: «Su, mangia con gioia il tuo pane e bevi il tuo vino con cuore lieto, perché Dio ha già gradito le tue opere» (Qo 9,7). In fondo è in questa stessa linea che va l’esortazione «minimale» di Gesù che, senza scomodare particolari teologie, consiglia: «Tenetevi lontani da ogni cupidigia!» (Lc 12,15). La fede nella risurrezione di Gesù è la più forte spinta a mantenersi «lontani da ogni cupidigia» (Lc 12,15). La realtà che ci fa guardare al cielo, senza fuggire dalla terra, è che già adesso «Cristo è tatto e in tutti» (Col 3,11). Guardare al cielo non significa, in questo senso, abbandonare la terra. Significa piuttosto leggere l’umanità e la terra, nei loro dinamismi di unificazione e comunione come pegno di speranza in vista della futura comunione universale. È evidente che proprio oggi, mentre intorno a noi è scatenata «una terza guerra mondiale a pezzi» (papa Francesco), questa prospettiva di comunione nel cielo può essere la molla autentica di una fraternità risolutiva e, nel senso più profondo, ecologica. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 9 al 17 luglio 2022

Letture: Deuteronomio 30,10-14 / Salmo 18 / Colossesi 1,15-20

I precetti del Signore fanno gioire il cuore

Dal Vangelo secondo Luca (10,25-37)

In quel tempo, un dottore della Legge si alzò per mettere alla prova Gesù e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».

Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gèrico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. Anche un levìta, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 09
Domenica 10 18.30 + Biancoli Vincenzo
Lunedì 11 18.30 + Santese Otello e Fascella Anna
Martedì 12 8.00 + Toffanello Maria
Mercoledì 13
Giovedì 14 18.30 + Dovadola Silverio
Venerdì 15 8.00 + Galanti Francesco e deff. della famiglia
Sabato 16 18.30
  • Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i vivi e defunti fam. Dovadola Ivano e Ruffini e parenti
  • + Tani Eleogivio
Domenica 17 10.30

18.30

+ Alfonso, Alma, Maria e Peppino

+ Liviano

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Luglio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 10

XV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Lunedì 11

S. Benedetto

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 15 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 16

B. V. Maria del Monte Carmelo

S. Messa prefestiva alle ore 18.30
Domenica 17

XVI del T. O.

Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.30

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa con la partecipazione del gruppo AGESCI in partenza per il campo estivo.

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 19,27-29 Mt 11,20-24 Mt 11,25-27 Mt 11,28-30 Mt 12,1-8 Mt 12,14-21

Vivere il Mistero- Il fulcro della liturgia odierna potrebbe essere definito con la semplice affermazione: l’amore del prossimo non è una realtà difficile. Il testo che guida la liturgia odierna è, senza dubbio, la parabola del buon samaritano. Con questo racconto Gesù fa comprendere che 1a definizione di prossimo è davvero molto semplice e non accetta strumentalizzazioni o ideologizzazioni. Solo negando l’evidenza, il concetto – anzi la realtà – del «prossimo» diventa un tema difficile, incerto e complicato La legge di Dio è un dono supremo che ha per obiettivo la trasformazione totale dell’uomo. Essa non si trova semplicemente scritta in un libro, ma è destinata a vivere nella misura in cui diviene conversione dell’uomo. Allora la realtà tutta della persona umana – cuore e anima – si trasforma e raggiunge le dimensioni di Dio. I comandi e i decreti non strappano l’uomo alla sua realtà per portarlo in luoghi a lui estranei come il cielo o l’oltre mare. La Parola di Dio, noi la possiamo udire facilmente. In realtà non abbiamo bisogno di mediatori che vadano chissà dove a cercare il comandamento di Dio «per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo». La Parola del Signore è già stata messa nella nostra bocca, quando l’abbiamo imparata e la diciamo, e si trova già nel nostro cuore, quando – per esempio – riesce a entrare nella nostra memoria e si fa guida del nostro cammino. Il dottore della legge che interroga Gesù, supponendo una difficoltà di capire il nucleo essenziale della legge, presenta un’esigenza che – alla luce di quanto letto appena adesso nel Deuteronomio – appare chiaramente artefatta. In effetti, lo scriba, chiamato da Gesù a fare sintesi di quanto è scritto nel libro della legge, è in grado di cogliere il messaggio e di disporne con efficacia. Riesce, infatti, a strappare il consenso di Gesù, che gli dice sinceramente: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai». Il racconto del buon samaritano non è semplicemente «un racconto esemplare» che offre un esempio edificante perché lo si imiti. L’episodio, che Gesù immagina e racconta, è una parabola vera e propria, ossia un racconto che, senza possibilità di obiezioni deve dimostrare l’affermazione che il narratore intende sostenere. Sullo sfondo del racconto pare esserci l’idea che «prossimo» è chi appartiene al popolo di cui si è parte. Secondo una tale limitazione, il comando «ama» il prossimo tuo come te stesso» in fondo significherebbe soltanto: ama il tuo connazionale perché così facendo agisci nella linea dei tuoi interessi. I1 racconto di Gesù, invece, fa vedere che sarebbe assurdo applicare la qualifica di prossimo solamente al sacerdote e al levita, che sono certamente i connazionali del malcapitato ma che non hanno soccorso il giudeo, loro fratello, incappato nei briganti. Essi sono stati un prossimo che non si è fatto prossimo. Viceversa definire «non prossimo» il samaritano perché appartiene a un popolo separato dai Giudei sarebbe pura follia. La risposta dello scriba alla domanda «Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo?» pare una circonlocuzione tesa a evitare o almeno a velare l’affermazione diretta. Invece di dire «Chi ha avuto compassione di lui», sarebbe stato meglio rispondere in modo diretto e crudo: «Il Samaritano». In ogni caso lo scriba ha capito bene il senso dell’argomentazione di Gesù e non si è sottratto. Il Maestro vero può allora ricuperare quanto da lui detto poco prima – «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai» – perfezionando la sua esortazione sul modello del Samaritano: «Va’ e anche tufa’ così». Cristo è il principio di tutta la creazione e il centro della redenzione. Tutte le cose in cielo e sulla terra furono create dal Padre in lui, «immagine del Dio invisibile». Cristo si trova anche al centro dell’opera della redenzione. È perciò il capo, ossia «la testa» che dona vita a tutta la Chiesa. In lui si è compiuta la riconciliazione di tutte le cose «avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli». Con l’accostamento a questa lettura e alla sua visione teologica, il tema della prossimità di tutti riceve il maggior sostegno teologico possibile. Tutte le cose si appartengono perché sono di Cristo. Tutte le persone hanno già un vincolo reciproco perché sono state riconciliate e inserite nell’assoluta comunione, addirittura di cielo e di terra. Si tratta di quella prossimità che il sangue di Cristo ha creato sulla croce. L’annuncio della liturgia odierna è una grossa sfida a una visione ristretta e rattrappita dell’amore del prossimo, quale spesso è dato di incontrare. La parabola di Gesù non invita semplicemente a una concretezza minuta: impegnati per chi hai vicino, senza proiettarti in poco utili sogni e utopie per i lontani. La Parola di Gesù sembra piuttosto suggerire che, per avere una prossimità reale, occorre superare divisioni, barriere, antipatie, muri e fossati. Nel concetto di prossimo, che emerge con assolutezza dal racconto del buon samaritano, è implicata una differenza o, forse, addirittura un’ostilità che dev’essere dissolta. Il ferito ai bordi della strada non è propriamente della tua cerchia, anzi, forse potrebbe esserti ostile e nemico. La liturgia odierna difende, senza incertezze, la linea dell’inclusione. Ciò è chiarissimo per la parabola di Gesù, ma non meno per la visione dell’azione unificante e liberante di Cristo, che Paolo presenta ai Colossesi. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 2 al 10 luglio 2022

Letture: Isaia 66,10-14c / Salmo 65 / Galati 6,14-18

Acclamate Dio, voi tutti della terra.

Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12.17-20)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi

Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.

In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.

Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 02 18.30 + Caravita Mirella

Per Luca, Matteo, Pia e Marina (viventi)

Domenica 03
Lunedì 04 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

+ Paola e Gianfranco

Martedì 05
Mercoledì 06 18.30 Anniversario di Matrimonio di: Mario Amadei

Patrizia Fabbri

Giovedì 07 18.30 + Alide, Emma e Dante
Venerdì 08
Sabato 09
Domenica 10 18.30 + Biancoli Vincenzo

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Luglio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03

XIV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Mercoledì 06

S. Maria Goretti

S. Messa ad orario feriale

Ore 21.00 (oratorio) : Consiglio parrocchiale di A.C.

Venerdì 08 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 10

XV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,18-26 Mt 9,32-38 Mt 10,1-7 Mt 10,7-15 Mt 10,16-23 Mt 10,24-33

Vivere il Mistero- Al cuore della proclamazione odierna abbiamo una situazione tipica del Vangelo secondo Luca: l’invio in missione dei settantadue discepoli di Gesù. Come in Galilea aveva mandato i dodici apostoli, così all’inizio del grande viaggio abbiamo l’invio dei settantadue discepoli. Ancora una volta sono espresse le caratteristiche e le esigenze della missione cristiana: gioia, povertà, disposizione all’inclusione e, perfino, accettazione dell’insuccesso. La prima lettura introduce la celebrazione indicando la gioia che entra come un fiume in piena a rallegrare, nutrire e consolare il popolo di Dio. Il tempo del lutto, che è stato pesante, è ormai superato. Sono chiamati a rallegrarsi soprattutto quanti hanno partecipato alla precedente disgrazia di Gerusalemme. Nel testo s’intrecciano due figure di abbondanza gratuita. La prima è quella di una madre prosperosa e forte, capace di nutrire al seno i suoi figli. La seconda è quella di un torrente in piena su cui galleggiano le ricchezze delle genti e che quindi porta nel paese doni insperati. C’è qualcosa di cui rallegrarsi, che non è assolutamente prodotto da noi, ma è messo generosamente a nostra disposizione. L’accostamento con la pericope evangelica odierna è possibile in base al comune tema della pace. La promessa profetica «Ecco, io farò scorrere verso di essa, come un fiume» si compie nel saluto che i settantadue rivolgono alle dimore in cui entrano: «Pace a questa casa». Allo sfavillare di gioia insieme a Gerusalemme, annunciato nel testo di Isaia, corrisponde l’entusiasmo che i missionari al ritorno condividono con Gesù per quanto hanno visto realizzarsi attraverso il loro passaggio. L’immagine che – soprattutto dopo l’ascolto della prima lettura – descrive al meglio la missione dei settantadue è quella di un grande fiume, che arriva dovunque vi sia un atteggiamento reale di accoglienza. La proclamazione del Vangelo non è semplicemente un rivolo d’acqua riposante, tra una corrente invincibile che porta la pace e la presenza del regno di Dio. I missionari si presentano all’esterno con i tratti di una semplicità e povertà estreme: senza borsa, senza sandali, senza appoggi e senza sostegni. La raccomandazione «Non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada» insiste sull’urgenza dell’annuncio, ma anche mostra che i missionari contano soltanto sul dono di Dio, non vanno avanti appoggiandosi a risultati, relazioni e amicizie. Nell’incontro con i destinatari della missione proporranno comunione («Mangiate quello che vi sarà offerto»), lasceranno tracce di bene («Guarite i malati che vi si trovano») e non perderanno tempo ad insistere dove non vi sia ascolto («Quando entrerete in una città, e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze»). Prima ancora di disegnare i tratti del missionario, Gesù mostra che la missione, anche se essa scorrerà come un torrente in piena, non sarà una realtà semplice e scontata. In realtà il procedere degli inviati sarà come quello di «agnelli in mezzo a lupi». Rispetto alla messe, inoltre, i lavoratori saranno sempre pochi. Prima ancora della partenza, perciò, diventa essenziale la scelta della preghiera perché iI numero dei missionari non sia così sproporzionato per difetto: «Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». La raccomandazione propone, di fatto, un intreccio paradossale fra totale dipendenza da Dio (si deve chiedere a Lui) e necessità concreta della collaborazione dell’ingegno e della generosità umana (il numero dei missionari dev’essere maggiore). La storia delle missione ha mostrato bene in questi due millenni come l’evangelizzazione dipenda anche dalle intelligenti intuizioni e dal coraggio eroico dei missionari. Il racconto non si sofferma sull’esecuzione dell’invio, ma presenta, con ricchezza di particolari, il momento del ritorno. La prima parola è quella dei discepoli che, con entusiasmo, raccontano come hanno sperimentato in loro la potenza che viene da Gesù: «Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome». Il Maestro, però, iscrive questa gioia ingenua in un quadro più vasto. Egli conferma, anzitutto, che la missione svolta ha a che fare con l’azione di liberazione dal demonio, iniziata da Gesù già a partire dal superamento delle tentazioni nel deserto. In seconda posizione poi elenca i doni e i carismi, che ha concesso ai suoi, ricapitolando il tutto nell’espressione: «Io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico». Infine, approfondisce definitivamente il quadro invitando i suoi inviati a comprendere che essi sono grandi non per gli esorcismi e i prodigi compiuti, ma perché inseriti nella grandezza del disegno di Dio. La liturgia odierna dà un quadro teologicamente profondo e drammatico della missione e proietta una luce di fede, decisiva anche per l’oggi. Il credente deve portare dalla celebrazione dell’Eucaristia i tratti decisivi: la missione è preceduta e sostenuta dalla preghiera aperta su tutta la storia; la missione rimane sempre una sfida assolutamente impari («agnelli in mezzo ai lupi»); la missione è portata avanti con mezzi elementari e poveri, che permettono alla forza di Dio di manifestarsi. Tutto questo è sostenuto da doni, anche eccezionali, che il Signore concede ai suoi missionari. La forza ultima, però, è l’essere inseriti come inviati nel disegno eterno che Dio ha per la salvezza: «Rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 25 giugno al 3 luglio 2022

XIII del T. Ordinario

26 giugno 2022

n. XIII / 31

Letture: 1Re 19,16b.19-21 / Salmo 15 / Galati 5,1.13-18

Sei tu, Signore, l’unico mio bene.

Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.

Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 25 18.30
  • Secondo le intenzioni di Maria Teresa

Deff. Giacometti, Mussino, De Giovanni e Franca

Domenica 26 18.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Lunedì 27 18.30 + Giuseppe e Teresa
Martedì 28 8.00 + Renato Silvio
Mercoledì 29 18.30 + Montesi Natale
Giovedì 30
Venerdì 01
Sabato 02 18.30
  • + Caravita Mirella
Domenica 03

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 26

XIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Mercoledì 29

Ss. Pietro e Paolo

S. Messe ad orario feriale
Venerdì 01 Primo venerdì del mese – Comunione ai malati

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 02 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 03

XIV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 8,18-22 Mt 8,23-27 Mt 16,13-19 Mt 9,1-8 Mt 9,9-13 Mt 9,14-17

Vivere il Mistero- La liturgia odierna presenta un momento decisivo per la vita di Gesù, che Luca sottolinea con particolare evidenza. Dopo il lungo ministero in Galilea, che costituisce la prima parte della narrazione lucana, Gesù si dirige decisamente verso Gerusalemme, assumendo l’atteggiamento spirituale del servo sofferente. Il Vangelo è introdotto dal racconto della vocazione di Eliseo, molto adatto a fare da sfondo alle chiamate che aprono il grande viaggio di Gesù a Gerusalemme e a evidenziarne la speciale urgenza. Il brano della lettera ai Galati presenta un’ardita descrizione della libertà cristiana, che ben si addice a esporre ciò che è richiesto ai discepoli per essere davvero in viaggio con Gesù. La pericope evangelica si compone di tre parti. Anzitutto abbiamo un’introduzione, che inizia con la frase «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto». La notizia non giunge all’improvviso. La situazione in qualche modo era già stata preparata nel corso della trasfigurazione, raccontando che Mosè ed Elia parlavano «del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme». La locazione astratta «prese la ferma decisione di mettersi in cammino», nel testo greco – «rese dura la faccia per incamminarsi», allude a un’immagine forte di uno dei carmi del servo di Dio: «Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso». Questa prima introduzione presenta anche la partenza per la città santa come il primo passo di un itinerario che giungerà in cielo: il tempo del viaggio, infatti, è designato come «i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto». Il secondo elemento del racconto lucano è un rapido episodio, che lascia trasparire la difficoltà e le opposizioni che s’incontreranno durante il viaggio. Un villaggio samaritano, che il giudeo Gesù voleva integrare nel proprio percorso, rifiuta di accoglierlo proprio a causa della meta scelta. Alla luce di questa prima e ottusa opposizione, sarebbe ingenuo immaginare il coinvolgimento nel viaggio di Gesù come cosa facile. Il suo stile e i suoi obiettivi sono molto alti per l’uomo. La reazione di Giacomo e Giovanni all’opposizione riscontrata fa vedere la difficoltà che gli stessi discepoli hanno a stare veramente dalla parte del loro Maestro e a mantenere il suo stile. Vogliono essere con lui, ma non ne sanno accogliere la mitezza, la pazienza e la misericordia. Sono così fanaticamente entusiasti e si sentono così forti che offrono, in maniera un po’ ridicola, un loro potere immaginario: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Non sono dunque solo gli abitanti del villaggio samaritano che non riescono ad accettare la prospettiva reale di questo viaggio, ma – a guardare le cose in profondità – anche i discepoli sono distanti, pur se gli stanno camminando appresso. Gesù risponde con decisione e sobrietà sia alla distanza dei samaritani sia a quella dei «suoi». «Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio». La parte conclusiva della pericope odierna, in tre rapidi episodi, tratta infine delle condizioni della chiamala a essere in cammino con Gesù. I primi passi del suo viaggio sono segnati dall’alternarsi di due persone che si offrono per seguirlo e di un uomo chiamato alla sequela dal Maestro stesso. In tutti e tre i casi, la sequela si rivela come una cosa non facile. Al primo personaggio che si offre, Gesù ricorda che anche gli animali più selvatici – come le volpi o gli uccelli, che sembrano solcare il cielo senza meta e senza preoccupazioni di dimora – hanno luoghi di accoglienza. Per contrasto, invece, «il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Il secondo personaggio chiamato permette di vedere l’estrema urgenza di questa convocazione. Gesù, infatti, lo chiama proprio lo stesso giorno della morte del padre e non gli concede l’indugio necessario per andare a seppellire il genitore. La frase di risposta all’apparentemente sensata richiesta del chiamato è davvero durissima: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Una tale intransigenza mostra che, al di fuori del messaggio e della realtà del regno, che scaturisce da questo viaggio a Gerusalemme, tutto resta sul piano della morte. Non ci sono doveri sufficienti a giustificare un rimando e a intralciare il percorso di chi è chiamato ad aderire al «viaggio». Il terzo e ultimo potenziale discepolo si offre, di nuovo, lui stesso. La condizione da lui proposta – «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia» – sembrerebbe giustificata da quanto ha raccontato la prima lettura odierna. Urgenza del regno, però, è tale che Gesù non concede più ciò che fu possibile permettere ad Eliseo, chiamato da Elia. L’annuncio della liturgia odierna insiste sul fatto che partire per Gerusalemme è necessario, ma non è facile. Le pericopi evangeliche delle prossime domeniche, scelte tutte dalla seconda parte della narrazione lucana, resteranno sotto questo segno. Non dovremmo dimenticarlo. Il viaggio con Gesù esige dolcezza, mansuetudine, capacità inclusiva, misericordia. Al tempo stesso, però, si profila la necessità di un’assoluta radicalità, necessaria a vivere la vera e piena libertà cristiana come servizio reciproco nell’amore. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 18 al 26 giugno 2022

Letture: Genesi 14,18-20 / Salmo 109 / 1 Corinzi 11,23-26

Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore

Dal Vangelo secondo Luca (9,11b-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».

Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.

Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.

Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 18
Domenica 19 10.30

18.30

+ Salmi, Pius e Marianus

Secondo le intenzioni di Maria Teresa / def.ta Toffanello Teresina

Lunedì 20
Martedì 21 8.00 + Antonio
Mercoledì 22 18.30 + Castelli Adriano
Giovedì 23 18.30 + Golinelli Luciano
Venerdì 24 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e deff. Dovadola Monica, fam. Dovadola Ivano e Ruffini Armanda
Sabato 25 18.30
  • Secondo le intenzioni di Maria Teresa
  • Deff. Giacometti, Mussino, De Giovanni e Franca
Domenica 26 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Anno : C

Giugno 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

Ss.mo Corpo e Sangue di Cristo

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a cui segue la processione Eucaristica del Corpus Domini e la Benedizione Eucaristica al termine della processione (vedi sotto).

Lunedì 20 Ore 18.30 (S. Paolo) : S. Messa e al termine incontro Caritas (anche conviviale)
Martedì 21

S. Luigi Gonzaga

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 23

Natività di

S. Giovanni B.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 24

Sacratissimo Cuore di Gesù

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 25

Cuore Immacolato della B. V. Maria

S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 26

XIII del T. O.

Offerte delle Ss. Messe destinate all’”Obolo di S. Pietro”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

La processione del Corpus Domini a San Paolo

Si parte dalla chiesa di S. Paolo, Corso V. Veneto, p.za Ricci, via XX Settembre, via della Repubblica, p.za A. Costa, via Monte Grappa, via Bonvicini, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 7,1-5 Mt 7,6.12-14 Mt 7,15-20 Lc 1,57-66.80 Lc 15,3-7 Lc 2,41-51

Vivere il Mistero- Le letture della solennità del Santissimo Corpo e Sangue del Signore guidano progressivamente verso il mistero dell’Eucaristia. Si comincia con una benedizione di Melchisedek e con l’offerta di pane e di vino, con cui il misterioso sacerdote del Dio altissimo offre un ringraziamento perché Abram ha liberato il nipote Lot, deportato dai re d’oriente. La seconda lettura ci trasporta nel vissuto delle comunità cristiane degli inizi e dà accesso non solo al racconto fondativo dell’Eucaristia, ma anche a qualche difficoltà seria a celebrare, con la profondità, e pienezza dell’intento originario, il mistero cristiano, difficoltà che motiva la ripresa di questa tradizione. Il brano evangelico – poiché il racconto fondativo della celebrazione del pane e del vino è già stato presentato dalla seconda lettura – insiste sul fatto che il contenuto più profondo delle celebrazioni eucaristiche è il realismo dei banchetti di condivisione che sono le moltiplicazioni di pane. Paolo ci consegna la tradizione della notte dell’ultima cena annunciandolo ai cristiani di Corinto. Il racconto parte dall’idea che il dono di Gesù è stato fatto nella notte in cui egli veniva tradito da alcuni uomini e, ancor più, era consegnato dal Padre alla morte per amore. I gesti di Gesù sono in perfetto parallelismo: quanto si compie prima con il pane si compirà subito dopo con il vino e tutte e due le azioni, compiute nel futuro, saranno fatte «in memoria di me». Una attenzione particolare merita il punto in cui si differenziano le parole sul pane e le parole sul calice. Il pane è consegnato subito dopo averlo spezzato e quindi la frazione è necessaria al suo significato. È identificato con il corpo di Gesù «che è per voi». Nel pane spezzato si rende dunque presente la morte di colui che in quella notte è stato tradito, ma che – prima di «transustanziare» il pane in se stesso – ha «transustanziato» la sua morte violenta trasformandola in un dono libero di amore. La realtà del pane diventa la realtà del corpo di Gesù, perché la dura verità di una morte subita per la violenza del male è stata trasformata dalla libertà di Gesù in un gesto puro di assoluta dedizione al volere amoroso del Padre per la salvezza degli uomini. Il calice del vino è indicato invece come «la Nuova Alleanza nel mio sangue». Appare qui un riferimento a un rito biblico ben conosciuto. L’alleanza al Sinai è stata stipulata con un rito che si è realizzato con il simbolo del sangue. Mosè fa sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione per il Signore; poi prende la metà del sangue, ne asperge il popolo dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!». La parola di Gesù sul calice annuncia che la sua alleanza si realizza nel dono del proprio sangue, ossia nel libero dono della sua vita. Nella parola di Gesù – trasmessa nella tradizione paolina – appare il termine «nuova» che è rimando a un secondo testo decisivo. Il profeta Geremia, riprendendo il tema dell’alleanza, ne annuncia una nuova: «Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore -, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova […] Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa, d’Israele dopo quei giorni – 0racolo del Signore -: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo». Non basta leggere l’Eucaristia alla luce del rito sinaitico, ma è necessario ricorrere anche alla profezia di Geremia che assicura un’alleanza nuova che sarà realizzata e che soprattutto sarà capace di diventare un’alleanza interiore nella libertà e nell’amore che proviene dal cuore. La proclamazione del Vangelo della moltiplicazione dei pani dilata bene, nella festa odierna del Corpo e Sangue del Signore, il senso di questa solennità, impedendone una lettura forzatamente liturgica o appena rituale. Il nutrirsi del Corpo e del Sangue di Gesù deve sboccare nell’esistenza dei discepoli, nella loro vita concreta e nelle loro responsabilità e relazioni. Il racconto della moltiplicazione di pani, con i suoi gesti – paralleli a quelli dell’ultima cena – mostra che il dono del Signore non è arbitrario, ma ha a che fare con bisogni decisivi dell’uomo. Nel racconto lucano si parte da un quadro evangelico tipico: l’insegnamento sul regno di Dio, le guarigioni dei malati, l’ascolto della folla. I discepoli non sono privi di sensibilità e intervengono a favore della folla perché non sia appesantita e messa in pericolo. La risposta data da Gesù è piena di conseguenze anche per i cristiani di oggi, che celebrano l’Eucaristia e che certamente pregano per tante difficoltà dei loro fratelli; «Voi stessi date loro da mangiare». Il dono del Signore è per bisogni reali e dev’essere mediato dai discepoli. L’Eucaristia non è un fatto isolato, anche se splendido, ma è il culmine del prendersi cura del suo popolo da parte di Dio. Il brano del Vangelo fa sentire tutti i toni della sinfonia eucaristica del Corpo e Sangue del Signore: il regno di Dio, le guarigioni delle infermità, l’impegno dei discepoli, la sazietà e l’abbondanza. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 11 al 19 giugno 2022

Letture: Proverbi 8,22-31 / Salmo 8 / Romani 5,1-5

O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Dal Vangelo secondo Giovanni (16,12-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 11 18.30 + Guido, Elisabetta, Gaetano e Assunta
Domenica 12 10.30 + Resta Luigi e Paolo
Lunedì 13 18.30 + Mazzotti Massimo
Martedì 14
Mercoledì 15 18.30 + Geminiani Guido e Mongardi Giovanna
Giovedì 16 18.30 + Pizzichillo Dino
Venerdì 17
Sabato 18 11.00
  • 60° anniversario degli alpini
Domenica 19 10.30

18.30

+ Salmi e Pius

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e def.ta Toffanello Teresina

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Giugno 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 12

Ss.ma Trinità

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 16-22 (P.za Matteotti) : “Scuola di festa in piazza” organizzato dalla Caritas con il patrocinio del Comune.

Lunedì 13

S. Antonio di Padova

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 15 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 16 Ore 20.30 (S. Cassiano) : S. Messa solenne del Corpus Domini e processione Eucaristica dalla Cattedrale alla chiesa del Carmine.

Giubileo di Accoliti e Ministri straordinari della Comunione.

Venerdì 17 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 19

Ss.mo Corpo e Sangue di Cristo

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a cui segue la processione Eucaristica del Corpus Domini e la Benedizione Eucaristica al termine della processione (vedi sotto).

La processione del Corpus Domini a San Paolo

Si parte dalla chiesa di S. Paolo, Corso V. Veneto, p.za Ricci, via XX Settembre, via della Repubblica, p.za A. Costa, via Monte Grappa, via Bonvicini, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,38-42 Mt 5,43-48 Mt 6,1-6.16-18 Mt 6,7-15 Mt 6,19-23 Mt 6,24-34

Vivere il Mistero- La domenica della Santissima Trinità sfida a conoscere Dio nella sua vita più intima e a intuire la profondità delle sue relazioni. La prima lettura offre un primo approccio poetico alla realtà trinitaria divina e alla partecipazione che deriva per l’uomo da questa realtà relazionale interna a Dio. Il testo dei Proverbi propone la figura della «Sapienza», immaginata come la compagna che affianca Dio, già prima che abbia inizio la creazione del mondo. L’intuizione parte dall’idea che la sapienza, dispiegata nelle realtà create, è il riflesso di un’altra sapienza che precede l’esistere delle cose, intelligenti e belle, che compongono il creato. Da qui è facile il passaggio a ciò che è precedente alla creazione. La sapienza presente in Dio, esisteva prima della creazione, distinta da lui. Il sapiente ha allora il coraggio di immaginare il quadro seguente: «Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio». Attraverso la creazione, la sapienza di Dio avrà a che fare in modo particolare con l’uomo, capace di percepire, nella sua mente e nel suo cuore, come questa sia diffusa abbondantemente nel creato e ultimamente radicata in Dio. Le ultime parole del testo sostengono, infatti: «Io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo». Dio non è un anonimo monolite; infatti la sapienza diffusa nel creato è già presente in lui prima ancora della creazione del mondo. Questa intuizione introduce a un primo livello delia vita trinitaria. Attraverso la sapienza divina diffusa nella creazione Dio si comunica al mondo. Nella Bibbia di Israele la sapienza occupa il posto che nella rivelazione cristiana sarà occupato dal Figlio e dallo Spirito Santo. Resta però decisivo che, sotto il velo dell’intuizione poetica e sapienziale, si comincia a intravedere una dinamica, interna a Dio stesso, che sta a monte alle sue azioni ad extra. Il testo della Lettera ai Romani presenta le linee portanti dell’antropologia cristiana. Il discepolo credente è segnato dalla comunione con Dio ai tre livelli decisivi della fede, della speranza, della carità. Paolo delinea queste tre virtù teologali – ossia operate dalla presenza di Dio stesso in noi – in un intreccio affascinante. In quanto è animato dalla fede, il discepolo diviene giustificato, ossia trasformato dalla giustizia stessa di Dio. Giustificato dalla fede ha accesso alla grazia e, quindi, vive nella speranza sicura della gloria. Questa speranza non può fallire perché la carità, l’amore di Dio, è stato riversato nei nostri cuori. Questa triplice dinamica è riportata dall’Apostolo all’azione delle tre persone della Santissima Trinità. La fede, che è evidentemente il dato di partenza e il fondamento di tutto, segna un legame con la persone del Figlio. Al tempo stesso, la fede operando in noi la giustificazione – ossia rendendoci giusti della giustizia di Dio – immette noi nello spazio della grazia del Padre e ci apre alla speranza della gloria futura. Il dono dello Spirito Santo nei nostri cuori versa in noi l’amore che non permette alla speranza di essere una mera e vuota aspirazione La realtà della nostra partecipazione alla sapienza divina attraverso la creazione, presentata così efficacemente ne1la prima lettura, è descritta nel testo paolino come profondità divina della vita dei cristiani. Raggiungendo i livelli teologali della fede, della speranza e dell’amore, i discepoli di Gesù sono raggiunti dal Figlio, che li apre alla fede, dal Padre, che è il luogo dove il Vangelo di Cristo li vuole condurre, dallo Spirito Santo che è versato come amore nel cuore dei credenti. La comunione interna alla Santissima Trinità è allora il luogo in cui si realizza la pienezza dell’avvenimento pasquale. È dunque spiegabile che le celebrazioni delle liturgie domenicali di Pasqua, in un certo senso, non finiscano con la solennità di Pentecoste, ma si prolunghino fino alla domenica della Santissima Trinità. Il brano evangelico approfondisce ulteriormente il discorso, insistendo sul rapporto con Gesù come la relazione decisiva della vita del discepolo, ma indicando, al tempo stesso, che solo con l’aiuto dello Spirito Santo il cristiano può davvero entrare nella realtà portata da Gesù. Le parole, che ascoltiamo direttamente da Gesù, confessano l’impossibilità del discepolo a percepire tutto quello che il Figlio vorrebbe comunicargli. Il compito di guidare a quella pienezza è lasciato alla venuta dello Spirito. C’è un di più che Gesù vuole comunicare al discepolo e può farlo soltanto per mezzo dello Spirito. Con lui si raggiungerà veramente la totalità: insegnerà le cose future, approfondirà quello che Gesù ha lasciato incompiuto. Tra l’altro sembra che lo Spirito farà tutto questo evidenziando e chiarificando la dinamica trinitaria: «Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 4 al 12 giugno 2022

Letture: Atti 2,1-11 / Salmo 103 / Romani 8,8-17

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-16.23b-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore

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Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,

nel pianto, conforto.

O luce beatissima,

invadi nell’intimo

il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,

nulla è nell’uomo,

nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido,

bagna ciò che è árido,

sana ciò che sanguina.

Vieni, Santo Spirito,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,

ospite dolce dell’anima,

dolcissimo sollievo.

Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona gioia eterna.

Amen

VIENI SANTO SPIRITO

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VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.30 + Dovadola Ivano, Ruffini Armanda, Dovadola Monica e Dovadola Silverio
Domenica 05 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Tersa

+ Adolfo e cg. Marangoni

Lunedì 06 18.30 40 Anniversario di Matrimonio di: Andrea Poletti

Anna Baroncini

+ Serafina e Ghino, Cleto e Margherita e deff. fam. Poletti e Baroncini

Martedì 07
Mercoledì 08 18.30 Per la famiglia Asioli-Buttelli (viventi)
Giovedì 09
Venerdì 10
Sabato 11
Domenica 12 10.30 + Resta Luigi e Paolo

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Giugno 2022

Domenica 05

Pentecoste

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 16-20 (Oratorio): “Connettiamoci”- Uno spazio intergenerazionale per riscoprire le tradizioni a cura di AGESCI con il patrocinio del Comune

Lunedì 06 Ore 20.30 (Spazzate Sassatelli) : S. Rosario e S. Messa in memoria dei tre sacerdoti uccisi nel 1945 don G. Ferruzzi, don G. Galassi e don T. Galletti, presieduta da mons. Giovanni Mosciatti
Mercoledì 08 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 09 Ore 21.00 (Spazzate Sassatelli) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni
Venerdì 10 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 11

S. Barnaba ap.

S. Messa ore 18.30 (S. Paolo)
Domenica 12

Ss.ma Trinità

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 16-22 (P.za Matteotti) : “Scuola di festa in piazza” organizzato dalla Caritas con il patrocinio del Comune.

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 19,25-34 Mt 5,13-16 Mt 5,17-19 Mt 5,20-26 Mt 5,27-32 Mt 10,7-13

Vivere il Mistero- La liturgia del giorno di Pentecoste si apre con il racconto dell’effusione dello Spirito e continua con la presentazione della teologia paolina che spiega l’abitazione e l’azione dello Spirito Santo in noi. Il culmine è dato dal Vangelo, che riprende una promessa di Gesù già meditata nella 6a domenica di Pasqua e fa vedere come lo Spirito è, in realtà, lo sviluppo autentico della presenza di Gesù. I segni della venuta dello Spirito sono vento e fuoco. Essi rappresentano, insieme, qualcosa che coglie tutta l’assemblea, ma che si rivolge anche ai singoli. Il dato di partenza è l’effusione dello Spirito su tutta la comunità. «si trovavano tutti insieme nello stesso luogo, e ,un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, riempì tutta la casa dove stavano» (At 2,1-2). All’ esperienza uditiva segue quella visiva. Appaiono delle lingue come di fuoco. Esse sono, all’inizio, come un fascio che interessa tutta la comunità unita, ma poi si «personalizzano» su ciascuno dei presenti. Le lingue di fuoco, infatti, «si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel ruolo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (v. 3-4). È evidente che con questo dono la comunità cristiana è trasformata in una comunità di profeti in cui ciascuno ha il suo posto. Il testo non dice che tutti parlavano tutte le lingue ma che a ognuno veniva data una peculiare competenza. Forse il racconto, con la connessione «lingue di fuoco» e «lingue straniere», vuole anche suggerire la potenza infuocante di questa comunicazione del Vangelo. Dalle lingue di fuoco si corre verso il fuoco dell’annuncio nelle lingue dei diversi popoli. Il convenire a Gerusalemme dei giudei, provenienti dalla diaspora per celebrare la Pentecoste, fa scattare la prospettiva della dimensione dell’universalità cui è destinato l’annuncio cristiano. Il culmine della lettura farà vibrare il cuore di ogni partecipante alla liturgia odierna: «Li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio» (v. 11). Non sarebbe questo anche l’antidoto più efficace alla terza guerra mondiale a pezzi» (papa Francesco), che insanguina la terra ed travaglia i cuori veramente sensibili. Il Vangelo è, in gran parte, lo stesso proclamato quindici giorni fa, nella sesta domenica di Pasqua. L’elemento nuovo è la dichiarazione iniziale, che contiene l’annuncio della venuta dello Spirito Santo come effetto di una richiesta di Gesù al Padre. Il brano proclamato oggi comprende due parti che in qualche modo si equilibrano. Esse cominciano con le parole «Se mi amate» (Gv l4,15) e «Se uno mi ama» (v. 23). L’elemento che scatena il dono dello Spirito è perciò l’amore manifestato non nell’ostentazione di un vago sentimento verso Gesù, ma nell’osservare «i comandamenti», e «la parola» che egli ci ha portato. Il dono dello Spirito non è un conferimento temporaneo e transitorio, ma egli starà con noi per sempre. Il Paràclito è il dono trinitario per eccellenza; è dato al discepolo solo nell’interazione tra il Padre e il Figlio: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre» (v. 16) e «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome» (v. 26). Lo Spirito non rivendica una funzione autonoma, ma ha anche e soprattutto il compito di scaldare il cuore per quanto riguarda Gesù. Per il Vangelo giovanneo questa correlazione tra lo Spirito e il Figlio è essenziale. Il discepolo non deve cadere in un entusiasmo spiritualistico, vaporoso, impreciso, irreale. Lo Spirito al contrario ravviva ogni cosa e ricorda «tutto ciò che io vi ho detto» (v. 26). Celebrando la Pentecoste noi celebriamo il dono supremo della risurrezione di Gesù. Gesù asceso al cielo ottiene dal Padre il dono supremo dello Spirito. La venuta del Paràclito nei credenti comincia in loro la risurrezione, che avrà il suo compimento finale e glorioso nell’éskaton. (don Ermenegildo Manicardi)