Programma dal 28 novembre al 6 dicembre 2020

Letture: Isaia 63,16b-17.19b ; 64,2-7 / dal Salmo 79 / 1Corinzi 1,3-9

Signore, fa splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

Dal Vangelo secondo Marco (13,33-37)

29 novembre In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.

Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.

Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 28 18.00 + Lucia e Antonio Marabini
Domenica 29 10.30

18.00

+ Montesi Natale

+ Millotta Maria

+ Liverani Paolo (anniv.)

+ Franchini Guerrina e Carlina Cinda

Lunedì 30 18.00 + Renzo e Cesarina Venturini
Martedì 01
Mercoledì 02 18.00 + Vito e Giulia

+ Preda Maria Teresa

Giovedì 03
Venerdì 04 8.00 + Ruffini Armanda
Sabato 05
Domenica 06

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi


Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Novembre-Dicembre 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 29

I di Avvento

Giornata nazionale della Colletta alimentare

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Lunedì 30 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Martedì 01 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Mercoledì 02 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Giovedì 03 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Venerdì 04 Comunione ai malati del ”Primo venerdì del mese”

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata e Adorazione Eucaristica

Sabato 05 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Domenica 06

II di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

1 – La “Giornata nazionale della Colletta Alimentare” avrà luogo :

da sabato 21 novembre a martedì 8 dicembre

con modalità del tutto particolari (causa la attuale situazione) illustrate a parte.

2 – La Novena dell’Immacolata, considerando anche la attuale situazione

di limitata mobilità serale , verrà celebrata a partire dal 29 novembre

tutti i giorni alle ore 17.30.

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 4,18-22 Lc 10,21-24 Mt 15,29-37 Mt 7,21.24-27 Mt 9,27-31 Mt 9,35-37; 10,1.6-8

Vivere il Mistero- Con questa domenica inizia il tempo di Avvento caratterizzato dall’attesa del Signore. Davanti a sé la comunità cristiana non ha perciò il nulla ma una speranza certa, come direbbe Paolo e un futuro gravido di una promessa: «Si, verrò presto» (Ap 22,20). Ma cosa significa «attendere»? Stando all’etimologia latina (ad-tendere) indica una «tensione verso», «un’attenzione rivolta a», quindi l’attesa non è certo passività, inerzia, chiusura nel presente ma azione dinamica e apertura sul domani di Dio. L’attesa inerisce, però, anche all’umano; l’uomo è attesa. Questo porta l’uomo a riconoscersi e soprattutto ad accogliersi come un incompiuto che tende ad una pienezza. Certo, il compimento richiede pazienza, vera e propria, arte del vivere la frammentazione dell’oggi senza disperare; richiede pure una carità sincera, per sostenere e sopportare se stessi e il prossimo nelle alterne vicende della vita; richiede, non da ultimo, una disciplina del desiderio per non cadere nell’idolatria moderna del tutto e subito. Il brano evangelico che ci presenta la liturgia odierna fa parte di un lungo discorso escatologico di Gesù. L’Evangelista vuole mostrare ai suoi lettori quali ripercussioni ha la vicenda di Cristo sulla loro esistenza e sul loro tempo e ciò che devono attendere e sperare per il futuro. Gesù tiene questo discorso sul monte degli Ulivi. Al riguardo, lo storico Giuseppe Flavio sosteneva che proprio da questo monte il Messia avrebbe inaugurato la liberazione della città santa dal dominio romano. Per Ezechiele, invece, il monte degli Ulivi era il luogo ove Dio si era ritirato dopo aver abbandonato Gerusalemme a causa della sua corruzione. Il brano è pieno di imperativi ma in particolare due si impongono alla nostra attenzione. Uno indica l’atteggiamento di chi è insonne, mentre l’altro lo sforzo di chi tiene ben aperti gli occhi sulla realtà. ln una parola, il Signore esorta a vivere con consapevolezza il presente guardando in faccia la realtà con tutte le sue problematiche, ma anche con tutte le grazie (kairos) che sempre ha in serbo. Questo non solo per vivere da saggi e saggiamente, ma per saper accogliere i segni della sua prossimità. La vigilanza cristiana non aliena, perciò, dalla storia; anzi, la storia è il terreno dell’avvento di Dio che, irrompendo in essa, la feconda e la dilata sull’eternità. Che il discepolo ne ignori tempi e momenti significa che deve vegliare in modo costante, responsabile e allo stesso tempo operativo. Gesù è presentato nel Vangelo come il Veniente. Questo titolo evoca molti testi veterotestamentari che parlano dell’avvento di Dio. Zaccaria, ad esempio, descrive in questo modo la venuta del re messianico: «Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re, Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio di asina». Per Abacuc, secondo la versione dei LXX, c’è Uno che il profeta stesso deve attendere. La profezia della venuta del re messianico per Gesù si è compiuta in Giovanni Battista (cf Mt 11,10). Ma è soprattutto il IV Vangelo che ci parla del Cristo come il Veniente. Inizialmente il Battista lo vede venire verso di lui e lo confessa come Agnello di Dio (cf Gv 1,29); a Pasqua la sua venuta è fondazionale (cf Gv 20,19), in quanto pone i fondamenti della Chiesa (Spirito Santo e missione), poi abituale (cf Gv 20,26) e, infine, paradigmatica nell’Eucaristia (cf Gv 21,13). Con la sua venuta, Gesù dona inoltre ad ogni uomo la possibilità di divenire figlio di Dio (cf Gv 1,12). Quando questa umanità sarà compiuta entrerà nella pienezza delta vita divina, ovvero nella nuova creazione (cf Gv 20,17).

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Programma dal 21 al 29 novembre 2020

Letture: Ezechiele 34,11-12.15-17 / dal Salmo 22 / 1Corinzi 15,20-26.28

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)

24 novembre In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.

Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.

Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.

Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 21

18.00

+ Antonio

+ Cavaliere Luigina e Chieregatto Mario

Domenica 22

10.30

18.00

+ Castelli Adriano

+ Deremo e Luciana

Per i parenti vivi e defunti delle fam. Dovadola-Ruffini e vivi e defunti di Dovadola Ivano

Deff. fam. Galanti

Lunedì 23

18.00

Per una famiglia (con l’intercessione della Santa Famiglia)

Martedì 24

8.00

+ Massari Anna

Mercoledì 25

18.00

+ Rita e Elmore e deff. delle fam. Ballelli e Gattucci

Giovedì 26

   

Venerdì 27

8.00

+ Dovadola Ivano

Sabato 28

18.00

+ Lucia e Antonio Marabini

Domenica 29

10.30

18.00

+ Montesi Natale

+ Liverani Paolo (anniv.)

+ Franchini Guerrina e Caruna Linda

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : A

Novembre 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 22

N.S.G.C. Re dell’Universo

Giornata diocesana per il Seminario

Festa parrocchiale del Ringraziamento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai lavoratori

dei campi

Ore 16.30 (S.Paolo) : Catechismo i ragazzi di II media che si preparano a ricevere il Sacramento della Cresima

Venerdì 27

Ore 17.30 (S. Paolo) : S. Rosario e Adorazione Eucaristica

Ore 20.45 (S. Cassiano) : Serata di canto, fraternità e riflessione in preparazione all’Avvento (trasmessa anche in Internet)

Sabato 28

Ore 20.30 (Montericco) : Adorazione Eucaristica Vocazionale che si può seguire sulla pagina facebook del seminario : https://www.facebook.com/semimola

Domenica 29

I di Avvento

Giornata nazionale della Colletta alimentare

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

1 – La “Giornata nazionale della Colletta Alimentare” avrà luogo :

da sabato 21 novembre a martedì 8 dicembre

con modalità del tutto particolari (causa la attuale situazione) illustrate a parte.

2 – La Novena dell’Immacolata, considerando anche la attuale situazione

di limitata mobilità serale , verrà celebrata a partire dal 29 novembre

tutti i giorni alle ore 17.30.

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 21,1-4

Lc 21,5-11

Lc 21,12-19

Lc 21,20-28

Lc 21,29-33

Lc 21,34-36

Vivere il Mistero- Con la solennità di Cristo Re dell’universo si conclude l’itinerario dell’Anno liturgico. Riconoscere la sua signoria significa affermare che egli è: 1- Il pastore che si prende cura delle pecore deboli e disperse; 2- Il giudice giusto che separerà i buoni dai cattivi; 3- La primizia dei risorti; 4- Il re che si identifica con i poveri. Chi è l’uomo, si chiede l’orante del salterio? Gen 1,26 risponde che l’uomo è immagine e somiglianza di Dio. Ma cosa si intende per immagine e somiglianza? L’uomo è, ad un tempo molto simile a Dio ma anche non pienamente identificabile con lui. Ma non è tutto. Per la teologia cristiana, Dio ha creato l’uomo in Cristo. Il teologo Gustave Martelet rileggeva in questa formula le pagine iniziali di Genesi: «Dio creò l’Adamo (l’uomo) e lo pose in paradiso, cioè in Cristo», l’identità dell’uomo creato ad immagine e somiglianza non contiene, allora, solo il primo Adamo, ma soprattutto il secondo e definitivo Adamo, ovvero Gesù Cristo. Il giardino più che un luogo geografico, in questo orizzonte, è uno spazio relazionale: in Cristo ogni uomo ha accesso alla comunione con Dio. Per questo, l’uomo è visto anche come sacramento di Cristo. Al riguardo, papa Paolo VI ebbe a dire, a chiusura del Vaticano II, parole definitive: «Se ci ricordiamo che nel volto di ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle lacrime e dalle sofferenze, noi possiamo e dobbiamo riconoscere il volto di Cristo, il Figlio dell’uomo, e se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo riconoscere il volto del Padre celeste: “Chi vede me – dice Gesù – vede anche il Padre”, il nostro umanesimo diventa cristianesimo, e il nostro cristianesimo si fa teocentrico, tanto che possiamo altresì affermare: per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo». Ora possiamo leggere il grande affresco di Matteo, dove si dice che il Figlio dell’uomo, nella sua venuta gloriosa, siederà a giudicare l’operato di ogni uomo. Attenzione però: il giudizio non concerne un avvenire lontano; possiamo dire che il giudice divino mette in luce le dinamiche di accoglienza o rifiuto del presente. Scriveva Giovanni Paolo II nella Redemptor hominis: «Questa scena escatologica deve sempre essere applicata alla storia dell’uomo, deve essere sempre la misura degli atti umani: è come lo schema essenziale di un esame di coscienza per ciascuno e per tutti» (n16). Se la scena mette in atto un processo noi ora cercheremo di rispondere a tre domande. Chi è il giudice? Chi è il giudicato? E, su cosa verte il giudizio? Vediamo apparire nella gloria il Figlio dell’uomo designato poi come re, il quale ha provato tutte le umane fatiche (fame, sete, nudità e carcere). Con questi due attributi, uno glorioso e l’altro umano, viene delineato il volto di Gesù come vero Dio e vero uomo. Coloro che sono chiamati in giudizio non sono solo i cristiani, ma ogni uomo che è venuto in questo mondo. Il giudizio, infine, verte su atteggiamenti concretissimi che non sono atti di eroismo, ma atti che rientrano nei rapporti che investono la quotidianità, rapporti che devono essere contrassegnati dalla carità. La sorpresa sta nel fatto che il giudice si è identificato con l’uomo e soprattutto con l’uomo provato dalla sofferenza e dall’indigenza. Se Lutero parlava del Dio nascosto sulla croce, ora si deve parlare del Cristo nascosto nella croce del fratello. Quest’ultima si presenta, perciò, come luogo ove Dio ancora si manifesta e salva. Per vivere questo incontro sconvolgente non è necessaria, mi si capisca bene, la fede. Nel testo, coloro che hanno accolto Cristo sono sorpresi dalle sue parole: soccorrendo il povero, ad esempio, non pensavano certo di soccorrere Cristo. Sono i così detti cristiani anonimi. Costoro – e su questo dobbiamo riflettere seriamente – possono trovarsi fuori (fisicamente) dalla Chiesa ma, precederci in quella celeste.

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Programma dal 14 novembre al 22 novembre 2020

Letture: Proverbi 31,10-13.19-20.30.31 / dal Salmo 127 / 1Tessalonicesi 5,1-6

Beato chi teme il Signore

Dal Vangelo secondo Matteo (25,14-30)

15 novembre In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.

Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”». Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 14 18.00 + Santese Otello
Domenica 15 10.30

18.00

+ Resta Maria e Paolo

+ Stefano e Maria Baldini

+ Marconi Edamara e deff. Fam. Ghetti e Valenti

+ Cappadonia Giuseppe

+ Malavolti Clara e Benini Sante

Lunedì 16 18.00 + Brandolini Irene, Fabbri Adamo e Amadei Carlo
Martedì 17 8.00 Deff. fam. Franchini
Mercoledì 18
Giovedì 19 18.00 + Ranieri Giuseppe
Venerdì 20
Sabato 21 18.00 + Antonio
Domenica 22 10.30

18.00

+ Castelli Adriano

+ Deremo e Luciana

Per i parenti vivi e defunti delle fam. Dovadola-Ruffini e vivi e defunti di Dovadola Ivano

Deff. fam. Galanti

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riparte a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : A

Novembre 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 15

XXXIII del T.O

Giornata Mondiale dei Poveri

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Venerdì 20 Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Sabato 21 Presentazione della B.V.Maria Giornata di preghiera per le claustrali

S. Messa ad orario feriale

Ore 14.30 (S.Paolo) : Catechismo per la III elementare

Domenica 22

Cristo Re

Giornata diocesana per il Seminario

Festa parrocchiale del Ringraziamento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai lavoratori

dei campi

Ore 16.30 (S.Paolo) : Catechismo i ragazzi di II media che si preparano a ricevere il Sacramento della Cresima

1 – La Giornata nazionale della Colletta Alimentare avrà luogo :

da sabato 21 novembre a martedì 8 dicembre

con modalità del tutto particolari (causa la attuale situazione) illustrate a parte.

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 18,35-43 Lc 19,1-10 Lc 19,11-28 Lc 19,41-44 Lc 19,45-48 Lc 20,27-40

Vivere il Mistero- In questa penultima domenica dell’Anno liturgico la parola di I Dio porta la nostra attenzione sulla venuta finale del Signore. Poniamo quindi l’attenzione sulla parabola evangelica; evidenziando, però, non tanto il comportamento dei servi quanto l’agire gratuito del padrone, di Dio, il quale si presenta a noi come colui che dona e dà fiducia. Al riguardo, una delle più belle definizioni di Dio ce l’ha offerta san Giacomo quando scrive che Dio «dona a tutti con semplicità e senza condizioni» (Gc 1,5). Nella Bibbia greca dei LXX il verbo «donare» ricorre circa 1500 volte. Quando questo verbo ha come soggetto Dio, l’autore biblico vuole significare che tutto è dono suo. Ma c’è un altro aspetto da considerare; l’idea di donazione divina è legata al concetto di alleanza, stipulata da Dio con i Padri. Nota al riguardo A. Jaubert: «Tutta intera la vita religiosa della comunità israelitica era fondata sull’alleanza con Dio, Tutto ciò che stava a cuore ad un israelita: possesso della terra, grandezza della nazione, speranza di un re figlio di Davide e capo del popolo d’Israele; tutto era oggetto delle promesse dell’alleanza». Nel Nuovo Testamento Dio è il donatore supremo. Il dono che supera ogni dono è il Figlio, il quale apre i tesori del Regno a tutti quelli che credono in lui. Sulla croce, Gesù porta poi a compimento il dono di sé stesso, lui che «non è venuto per farsi servire, ma per servire e donare la propria vita in riscatto per molti» (Mt 28,28). Questo dono è posto dalla Chiesa al centro della sua liturgia, divenendo memoriale perenne dell’amore del suo Signore: «Questo è il mio corpo che è donato per voi» (Lc 22,19). Siamo nella nuova ed eterna alleanza. Ma cosa comporta per Dio, stando alla parabola di Mt 25,14-30, «donare»? Anzitutto dobbiamo fare un chiarimento tra «donare» e «dare». Nel dare c’è scambio e vendita (primato della cosa); nel donare, invece, c’è un soggetto, che nella libertà e per amore, fa un dono ad un altro soggetto (primato della persona). Donare è perciò un movimento asimmetrico, che instaura una relazione. Ancora: donare è assumere un rischio. Il padrone, infatti, affida ai suoi servi i suoi beni. Cosa ne faranno? Neppure lui lo sa. Questo ci fa comprendere un’altra cosa importante, che l’atto del dono, per Dio, nasce dalla sua fiducia per l’uomo, dalla fede nella sua creatura. Ma c’è un terzo aspetto: nel dono, Dio non aspetta il contraccambio. Certo, si rallegra quando il dono è moltiplicato, ma non esige la risposta riconoscente. Qui emerge uno dei tratti, se vogliamo, più sconvolgenti di Dio: la gratuità. Sì, il dono non può essere che gratuito e la gratuità deve investire anche chi è beneficato in modo che doni a sua volta gratuitamente. Questo dato della fede cristiana è espresso in modo emblematico nel comandamento nuovo (cf Gv 13,34-35). Gesù, che ha anticipato il suo dono nella lavanda, non chiede ai suoi discepoli che lo amino, ma che si amino tra loro. Qui abbiamo il culmine della gratuità. Tra i servi del padrone ne emerge uno che per non aver fatto fruttificare il talento viene così apostrofato: «servo malvagio e pigro». Dove ha sbagliato questo servo? Stando al racconto, il servo non ha duplicato il talento ricevuto. Cerchiamo di capire: cosa sono i talenti? Sono le doti o i beni che Dio ci ha affidati? Anche, ma non solo. Se teniamo presente il contesto della parabola, possiamo cogliere nei talenti non tanto le doti o i beni di cui una persona dispone, come dicevamo, quanto l’olio dell’amore, che mai deve mancare nella nostra lampada (cf Mt 25,1-13), e che sempre dev’essere «versato» sui poveri, nei quali Cristo si è identificato (cf Mt 25,31-46).

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Programma dal 7 novembre al 15 novembre 2020

Letture: Sapienza 6,12-16 / dal Salmo 62 / 1Tessalonicesi 4,13-18

Ha sete di te, Signore, l’anima mia

Dal Vangelo secondo Matteo (25,1-13)

08 novembre In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 07

18.00

+ Gattucci Stefano (1° Anniv.)

Domenica 08

10.30

18.00

+ Elisa, Vincenzo e deff. Biancoli e Penazzi

Deff. fam. Buldrini Natalino, Silla e Maurizio

Lunedì 09

18.00

Deff. cg. Mussino, Giacometti e De Giovanni

+ Martoni Francesco e Maria, Ravaglia Eugenio e Maria

Martedì 10

20.30

+ Alfonso, Alma, Maria e Peppino

Mercoledì 11

18.00

+ Piccolo Biagio e i suoi genitori, Costanzo Antonio e deff. fam. Minardi Pasquale

Giovedì 12

   

Venerdì 13

8.00

+ Tina e Nino Savorani

Sabato 14

18.00

+ Santese Otello

Domenica 15

10.30

18.00

+ Resta Maria e Paolo

+ Stefano e Maria Baldini

+ Marconi Edamara e deff. Fam. Ghetti e Valenti

+ Cappadonia Giuseppe

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

(anticipato alle 16.55 prima della Via Crucis)

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riparte a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : A

Novembre 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 08

XXXII del T.O

Giornata nazionale del Ringraziamento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Lunedì 09

Ded.ne Basilica Lateranense

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Ore 20.30 (canonica) : Consiglio Pastorale Parrocchiale (puntuali)

Martedì 10

Dedicazione della Chiesa di S. Paolo

Ss. Messe ore 8.00 e 20.30

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa della Dedicazione

Giovedì 12

Ore 20.30 (Ascensione) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni

Venerdì 13

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Domenica 15

XXXIII del T.O.

Giornata Mondiale dei Poveri

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

La nostra chiesa dedicata alla Conversione di S. Paolo Apostolo

celebra il 443° anniversario della Dedicazione

Martedì 10 novembre S. Messa alle ore 20.30

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Gv 2,13-22

Lc 17,7-10

Lc 17,11-19

Lc 17,20-25

Lc 17,26-37

Lc 18,1-8

Vivere il Mistero- La Liturgia sommessamente ci avverte che l’Anno liturgico sta per finire. L’ultima frase del Vangelo odierno ci pone di fronte al mistero dell’incontro con il Signore. Non si tratta dell’incontro fra due sconosciuti, ma fra persone che si conoscono. Nel pensiero di Gesù, infatti, esiste un messaggio forte: l’incontro ultimo tra l’uomo e Dio è paragonabile all’incontro tra lo sposo e la sposa. Gesù non ha posto a caso questo paragone. Certamente il giudizio ultimo non è cosa da poco, ma non va immaginato con l’incubo della «camera di consiglio», dove nel silenzio misterioso della riservatezza vengono valutate le prove a carico e a discolpa. Il giudizio divino è paragonabile all’incontro tra due persone che si amano: non c’è niente di nascosto o di arbitrario. Tutto è palese e se anche ci fosse qualche cosa che non va tra gli sposi, ci si accoglie per quello che si è. L’importante è amarsi reciprocamente. Ciò che non è ammissibile tra due sposi è che uno ami e l’altro no. In quel caso non c’è più l’incontro tra due persone che si amano. Il credente si apre all’incontro con Gesù che ritorna attraverso un atteggiamento di vigilanza («Vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora»). Anche quando i discepoli chiederanno a Gesù «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo», il Maestro si rifiuterà di rispondere a questa richiesta («Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno Io sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre»), ma inviterà i discepoli a vigilare, cioè ad agire correttamente sorretti dalla preghiera. Per ogni persona esiste quella situazione ultima che viene vissuta una volta sola. Per il cristiano non esiste «l’esame di riparazione», che può essere rappresentato dalla reincarnazione. C’è, dunque, bisogno della sapienza che viene dall’alto per saper comprendere la preziosità dell’esistenza e attivare una saggia vigilanza, perché non si conosce né il giorno né l’ora in cui il Signore ritornerà. Con la parabola (paragone/similitudine) delle vergini stolte e delle vergini sagge Gesù illustra il delicato tema di tale incontro ultimo fra il credente e Dio. L’invitato non solo è chiamato ad accogliere l’invito, ma anche a prepararvisi. La colletta propria, infatti, riprendendo sia il tema della sapienza sia il tema dell’ultimo incontro, chiede a Dio che i credenti alimentino, attraverso la partecipazione all’Eucaristia, l’olio delle lampade «perché non si estinguano». Il brano delle vergini stolte e delle vergini prudenti è stato collocato da Matteo nel discorso escatologico insieme ad altri racconti parabolici che invitano alla vigilanza operativa. La pericope, infatti, è preceduta dalla parabola del maggiordomo in attesa del ritorno del padrone ed è seguita da quella dei talenti. Ci sono almeno tre punti che vanno approfonditi: il ritorno di Gesù, l’identità delle vergini e il valore simbolico delle lampade. Il ritorno di Gesù, era molto atteso dalla prima generazione cristiana. L’attesa non è cosa facile. Pietro aiuta i credenti ad accogliere il tempo dell’attesa come un tempo di misericordia: più il ritorno di Gesù tarda più tempo hanno i credenti per convertirsi e migliorare la propria vita. Chi sono le vergini della parabola? Certamente Gesù raccontava un caso vero o verosimile e, perciò, si trattava di singole persone invitate alle nozze. Quando, però, Matteo riporta questa parabola di Gesù, il termine «vergine» era stato caricato di significati simbolici più ampi. Paolo, infatti, chiama «vergine casta» la comunità di Corinto. Le vergini, dunque, non sarebbero le singole persone, ma piuttosto le comunità che formano la Grande Chiesa. Le lucerne, a loro volta, dovrebbero essere le opere che derivano dalla fede: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli». Lo sposo è, ovviamente, Gesù. Nell’attesa bisogna curare le lampade.

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Programma dal 31 ottobre al 8 novembre 2020

Letture: Apocalisse 7,2-4.9-14 / dal Salmo 23 / 1Giovanni 3,1-3

Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12a)

01 novembre In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto,

perché saranno consolati.

Beati i miti,

perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,

perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi,

perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore,

perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace,

perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia,

perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 31 18.30 + Sangiorgi Gian Battista, Giacomo, Vittorina, Raimondo e Maria

+ Giuseppe, Vittorio, Salvatore e Lucia

Domenica 01 10.30

18.00

+ Francesco, Angelo Marconi e Giuseppina

+ Amodeo Melchiorre e cg. Diliberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Benfenati Anselmo e Brusa Sara

+ Paolo e Rina Liverani e genitori

Lunedì 02 8.00

9.00

10.00

15.00

18.00

Deff. fam. Foschini, Capucci, Rabeggiani, Farolfi e Pacilli

+ Dovadola Ivano

+ Antonio, Alide, Emma e Dante

+ Mongardi Ettore e Angela e deff. della Famiglia

Deff. fam. Beltrami, Azzaroli e Cremonini

Per tutti i defunti

+ Renato e deff. Ricci Maccarini e Rani

+ Preda Maria Teresa

Martedì 03 8.00 Deff. di Paolo Cotroneo
Mercoledì 04 18.00 + Ruffini Armanda

+ Facchini Franca e Lanzoni Martina

Giovedì 05 18.00 Deff. fam. Pietrantoni e Franti
Venerdì 06 8.00 + Cotroneo Giorgio
Sabato 07 18.00 + Gattucci Stefano (1° Anniv.)
Domenica 08 10.30

18.00

+ Elisa, Vincenzo e deff. Biancoli e Penazzi

Deff. fam. Buldrini Natalino, Silla e Maurizio

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

(anticipato alle 16.55 prima della Via Crucis)

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riparte a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : A

Novembre 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 01

Tutti i Santi

Giornata diocesana delle comunicazioni sociali

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 20.30 (S. Paolo): S. Rosario intero per i defunti

Lunedì 02

Comm.ne fedeli defunti

Ss. Messe Ore 8.00, 18.00 (S. Paolo)

Ore 9.00, 10.00 (Santuario)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Per tutti i defunti

Martedì 03 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Mercoledì 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Giovedì 05 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Venerdì 06 Comunione ai malati del ”Primo venerdì del mese”

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Sabato 07 Ore 16.15 (S. Paolo) : Incontro dei bambini del catechismo.

(Non c’è la Via Crucis)

Domenica 08

XXXII del T.O.

Giornata nazionale del Ringraziamento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

1 – Lunedì 2 novembre alle ore 11 (dopo la S. Messa al Santuario delle ore 10) verranno benedette le tombe all’interno del cimitero secondo il rito tradizionale.

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 6,37-40 Lc 14,15-24 Lc 14,25-33 Lc 15,1-10 Lc 16,1-8 Lc 16,9-15

Vivere il Mistero- Ogni anno la liturgia ci presenta nella solennità di Tutti i Santi le Beatitudini di Matteo. Ad una prima lettura, le beatitudini ci appaiono impossibili, paradossali, esagerate, un programma per uomini e donne eccezionali e per vocazioni speciali. E, invece, sono state scritte per noi, che quotidianamente ci dibattiamo nella nostra mediocrità e debolezza. Di più. Le beatitudini sono una proposta di felicità per tutti. È vero, però, che esigono un passaggio da un modo di pensare e vivere ad un altro; esse suppongono, infatti, che si sia entrati in un mondo di valori nuovi, valori che mettono in crisi i valori vecchi ritenuti assoluti. Nello scorrerle, comunque non possiamo non avere riconosciuto in questa pagina il volto e la storia di molti nostri fratelli e sorelle di cui oggi facciamo memoria grata e riconoscente davanti a Dio. Sono i santi, «persone come noi, ma che l’amore ha spinto più di noi». Ma noi oggi non festeggiamo solamente i santi famosi e venerati, ma soprattutto quelli sconosciuti, di cui l’Apocalisse ci assicura che il loro numero è incalcolabile (cf Ap 7,9). Se il loro numero non si può calcolare – e questo rallegra il nostro cuore – la pagina delle beatitudini ci indica la strada per partecipare anche noi alla loro gioia senza fine. Possiamo interpretarle attraverso alcune chiavi di lettura, per un ulteriore approfondimento, e per entrare nella pagina delle beatitudini, vera e propria Magna Charta del cristianesimo.

1- La chiave cristologica. Leggiamo nel CCC al n. 1717: «Le beatitudini dipingono il volto di Cristo e ne descrivono la carità». Nelle beatitudini abbiamo, perciò, delineato il volto di Cristo e tracciato, allo stesso istante, il suo itinerario storico dalla nascita alla morte fino alla risurrezione. Un tracciato, come sottolinea il CCC, all’insegna della carità.

2- La chiave teologica. È evidente che le beatitudini ci parlano di Dio, della logica del suo Regno che Gesù ha iniziato e instaurato nelle realtà del mondo.

3- La chiave soteriologica. Le beatitudini sono il capolavoro dello Spirito Santo nel cuore e nella vita dei discepoli di Cristo. Se in Gesù le beatitudini sono vissute tutte in modo sommo, nei discepoli risplendono, potremmo dire, in modo differenziato. Non a caso la Chiesa venera diverse categorie di santi, dagli apostoli ai confessori, nelle cui personalità le beatitudini hanno un variegato riflesso.

4- La chiave ecclesiologica. Se è vero che le beatitudini tracciano il profilo del discepolo del Vangelo, in esse si rispecchia anche il volto della comunità cristiana, sempre chiamata a confrontarsi con questa pagina per crescere in autenticità e pienezza.

5- La chiave escatologica. Il compimento dell’annuncio delle beatitudini è escatologico; questo ci fa comprendere come la Chiesa avanza nella storia tra il già e il non ancora. Il cristiano non sfugge la realtà del presente e quindi l’impegno a costruire la storia, ma lo fa tenendosi costantemente legato al fine ultimo che le dà valore e direzione.

6- La chiave morale. Ha scritto Mario Rollando che le beatitudini non sono condizioni etiche per entrare nel Regno, ma l’epifania dell’esistenza etica di coloro che già appartengono al Regno. Il cristiano «fa», a partire da ciò che «è» in Cristo.

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Programma dal 24 ottobre al 1 novembre 2020

Letture: Esodo 22,20-26 / dal Salmo 17 / 1Tessalonicesi 1,5c-10

Ti amo, Signore, mia forza

Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)

25 ottobre

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore

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VITA ECCLESIALE

Sabato 24

18.30

+ Lucia e Antonio Marabini

Domenica 25

10.30

18.00

+ Massari Anna

+ cg. Benini Sabatino e Margherita

Lunedì 26

18.00

Per una famiglia (che chiede la protezione della Santa Famiglia)

Martedì 27

8.00

+ Dovadola Ivano

+ Settembrini Augusto

Mercoledì 28

   

Giovedì 29

18.00

+ Montesi Natale

Venerdì 30

8.00

+ Giuseppe, Iole e regina

Sabato 31

18.00

+ Sangiorgi Gian Battista, Giacomo, Vittorina, Raimondo e Maria

+ Giuseppe, Vittorio, Salvatore e Lucia

Domenica 01

10.30

18.00

+ Francesco, Angelo Marconi e Giuseppina

+ Amodeo Melchiorre e cg. Diliberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Paolo e Rina Liverani e genitori

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riparte a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : A

Ottobre –Novembre 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 25

XXX del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Lunedì 26

Ore 20.45 (canonica) : Incontro Caritas parrocchiale

Mercoledì 28

Ss. Simone e Giuda

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 30

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Domenica 01

Tutti i Santi

Giornata diocesana delle comunicazioni sociali

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 20.30 (S. Paolo): S. Rosario intero per i defunti

Attenzione. Da domenica 25 ottobre torna l’ora solare, pertanto le celebrazioni pomeridiane del S. Rosario e della S. Messa vespertina sono anticipate di mezz’ora

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 13,10-17

Lc 13,18-21

Lc 6,12-19

Lc 13,31-35

Lc 14,1-6

Lc 14,1.7-11

Vivere il Mistero- Alla domanda dei farisei su quale criterio deve regolare la vita del credente, Gesù risponde rimandando al precetto dell’amore nella sua duplice direzione: verso Dio e verso il prossimo. L’amore, perciò, qualifica la relazione verso l’Alto e verso l’’altro. Ma non è tutto. Verso Dio l’amore deve coinvolgere la profondità della persona (cuore), la sua vita (anima) e i suoi pensieri (mente); verso il prossimo l’amore è, invece, commisurato all’amore che si porta verso se stessi. Gesù fa un’innovazione audace, per certi aspetti, perché accosta il comandamento dell’amore a Dio a quello dell’amore verso il prossimo. È indubitabile che Gesù metta l’amore di Dio sopra tutto, ma afferma altresì che i due comandamenti sono in una relazione di stretta congruenza tra loro. Se l’uomo è immagine di Dio non è possibile pensare di amare Dio e disprezzare la sua immagine viva sulla terra. Quando Gesù parla di comandamento, soprattutto nel IV Vangelo, non intende tanto una norma o una regola quanto un orientamento di vita. Questo orientamento è l’amore, come libera obbedienza (verso il Padre) e solidarietà senza riserve (verso i fratelli). Il grande comandamento include due testi. Soffermiamoci ora sul secondo, che troviamo nel Codice di santità del Levitico (cf Lv 17,19). Anzitutto: che estensione dare al concetto di «prossimo»? Dal contesto emerge chiaramente che il prossimo qui inteso è colui che fa parte del popolo di Israele. Ma non è tutto. In Lv 19,34, prossimo diventa anche lo straniero che risiede nella Terra santa e che fa parte del popolo santo, seppur minoranza etnica. Quindi il prossimo è anche lo straniero. Gesù arriverà ad includere nel prossimo anche il nemico, l’avversario, il calunniatore (cf Mt 5,38-48), C’è poi un altro aspetto da capire: come intendere l’espressione «come te stesso»? L’esegesi offre tre letture: «Ama il prossimo tuo che è come te stesso»; «Ama il prossimo tuo come ami te stesso»; «Ama il prossimo tuo perché egli è te stesso». Una cosa è chiara: al di là delle sfumature, l’amore vero di sé è il prerequisito di un amore autentico verso l’altro. Dalla pagina evangelica odierna vogliamo ora far emergere una sorta di grammatica dell’amore. Anzitutto, l’amore, di cui parla Gesù, non nasce dal sentimento (cuore) ma dall’ascolto (orecchio): amor ex auditu. Difatti, egli cita lo Shemà, la preghiera che il pio israelita recita tre volte al giorno, e che si apre con il famosissimo invito: «Ascolta, lsraele», (Dt 6,4). «Ascoltare» significa riconoscere la presenza dell’altro e accoglierla. Colui che ascolta impara ad amare fino ad una ospitalità senza riserve. L’amore verso Dio, per Gesù, implica la totalità: cuore, anima e mente. L’amore verso il prossimo implica, invece, la parità. «Amare», poi, traduce il verbo greco agapao, che evidenzia la gratuità dell’amore. L’amore gratuito potremmo definirlo l’amore maturo, l’amore che ama per la pura gioia di amare e non cerca altra ricompensa che l’amore. Amare significa anche dare fiducia all’altro; la fiducia nei confronti di Dio si chiama fede e nei confronti del prossimo apertura e condivisione di vita. Una forma di amore oggi molto ricercata è quella del dono all’altro della propria presenza. Ciò significa farsi accanto all’altro, in modo che possa esprimere liberamente sé stesso. Questo richiede il dono del proprio tempo, ovvero della propria vita. Oggigiorno tutti lamentano che manca il tempo. Viene da chiedersi se questo è reale oppure una scusa per non dover «perder tempo» con gli altri. Ma chi non entra in questa dinamica, che richiede sacrificio, non conoscerà mai l’amore. Certo, costui sarà pieno di cose ma povero di risorse umane e relazioni umanizzanti, di relazioni che aprono sul mistero dell’uomo e di Dio.

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Programma dal 17 al 25 ottobre 2020

Letture: Isaia 45,1.4-6a / dal Salmo 95 / 1Tessalonicesi 1,1-5b

Grande è il Signore e degno di ogni lode.

18 ottobre Dal Vangelo secondo Matteo (22,15-21)

 

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.

Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».

Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».

Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».

Parola del Signore

Il ministero del catechista: una esperienza di grazia.- Oggi in tutta la Chiesa siamo invitati a pregare e riflettere su quella che è la missione fondamentale della Chiesa di Gesù: l’annuncio del Vangelo a tutti. Come un fiume, dal Cenacolo sino ai confini del mondo, è partita la Chiesa ricordava papa Francesco. Il servizio catechistico nasce da una risposta libera ad una chiamata vissuta all’interno della comunità ecclesiale: «il catechista è consacrato e inviato da Cristo per mezzo della Chiesa». Nel dire il suo «», il catechista e la catechista aprono la vita a una particolare esperienza di grazia che vivifica e sostiene il loro servizio educativo, radicato nella vocazione all’annunzio universale della salvezza ricevuta nel Battesimo; infatti, «in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del popolo di Dio è diventato discepolo missionario (Mt 28,19). Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione e sarebbe inadeguato pensare ad uno schema di evangelizzazione portato avanti da attori qualificati in cui il resto del popolo fedele fosse solamente recettivo delle loro azioni» La ministerialità del servizio catechistico, espressa dal Mandato che il vescovo conferisce ai catechisti, apre al riconoscimento di una grazia particolare, la quale sostiene il loro servizio, come sottolinea lo stesso rito di Benedizione dei catechisti.

VITA ECCLESIALE

Sabato 17

18.30

+ Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. della famiglia

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra (ann.)

+ Brandolini Irene, Fabbri Adamo e Amadei Carlo

Domenica 18

10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Ragazzini Primo ed Edgarda

+ Ada, Silvana, Aldo e Domenico

Lunedì 19

18.30

+ Filippo e Santina Modonesi

Martedì 20

8.00

Luca, Matteo e genitori (viventi)

Mercoledì 21

18.30

+ Antonio

Giovedì 22

18.30

+ Castelli Adriano

Per tutti gli ammalati

Venerdì 23

   

Sabato 24

18.30

+ Lucia e Antonio Marabini

Domenica 25

10.30

+ Massari Anna

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : A

Ottobre 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 18

XXIX del T.O.

Giornata Missionaria Mondiale

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 10.00 (S. Giovanni N.-Imola) : S. Messa e a seguire, assemblea a cura dell’“Associazione don Orfeo”

Giovedì 22

S. Giovanni Paolo II

S. Messe ad orario feriale

Venerdì 23

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Domenica 25

XXX del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 12,13-21

Lc 12,35-38

Lc 12,39-48

Lc 12,49-53

Lc 12,54-59

Lc 13,1-9

Vivere il Mistero- La pagina evangelica odierna presenta il famoso dibattito del tributo a Cesare. Come è stato fatto notare, questo è l’unico pronunciamento politico esplicito di Gesù, ed è inserito nel preludio della Passione, che vedrà lo scontro sempre più forte tra la logica evangelica e quella del mondo con le sue istituzioni. «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21), così ribatte Gesù alla provocazione dei farisei. Che senso hanno queste parole, che hanno fatto storia? Bisogna ricordare anzitutto che Cesare rappresenta il potere mondano, con le sue leggi e le sue dinamiche, mentre Dio è il Creatore del cielo e della terra. Dare a Cesare ciò che gli spetta significa, allora, obbedire al potere costituito quando questi chiede un tributo, una tassa. Il Caesaris tributum non è però il diaboli tributum. Ciò che chiede il diavolo (pensiamo alle tentazioni di Gesù nel deserto) è un tributo che contraddice Dio, la fede in lui e l’amore filiale verso di lui. No, Cesare non chiede questo. Cesare chiede solo il nummus, cioè la moneta, il tributo, come abbiamo detto. Per questo è doveroso darlo. Ma cosa Cesare non può mai chiedere e, quindi, cosa non bisogna mai dare a Cesare? Ciò che è di Dio. Ma cosa l’uomo ha da Dio? 5e stesso ovvero il proprio corpo, la propria anima, la propria volontà. Quindi, quando si consegna o perché costretti o perché consenzienti (per interessi o altro) anche una minima parte di sé a Cesare, in realtà si opera un’ingiustizia verso Dio, ferendo, allo stesso istante, la propria verità. Ma non è tutto. Gesù fa attenti i suoi interlocutori ad un particolare. Chi è rappresentato sulla moneta? Cesare. Allora consegue che bisogna restituirgliela perché è sua. E se Cesare ama farsi rappresentare in una moneta, Dio, invece, dove si rappresenta? Torniamo a ribadirlo: nell’uomo, creato a sua immagine. Ecco perché l’uomo appartiene a Dio e a lui solo va «restituito». Un’ultima osservazione. Gesù paga il tributo; egli non combatte quindi l’autorità costituita, anzi la riconosce. Ma è innegabile un fatto: egli obbedisce all’autorità del Padre e del suo Regno, anche a costo della propria vita. II nostro brano evangelico apre interessanti riflessioni riguardo al rapporto fede e politica. Non possiamo, in questo contesto, inoltrarci nel tema, ma vorremmo evidenziare solo due aspetti o meglio due tentazioni in cui può incorrere il credente: la tentazione teocratica e la tentazione spiritualista. La prima giustifica la presa del potere politico in nome di Dio. È una tentazione sempre ricorrente e che prende corpo in gruppi, movimenti e tendenze ideologiche. La seconda, al contrario, rifiuta ogni coinvolgimento nella storia. Ma il cristiano non deve dimenticare che la sua fede deve incarnarsi nella storia, con le sue potenzialità e opacità. Solo così eviterà l’evasione ed edificherà, con tutti gli uomini fratelli in umanità, una polis su basi di giustizia e di libertà e nel riconoscimento della dignità di ogni persona. Sono sempre attuali le osservazioni della Gaudium et spes al n. 76: «La Chiesa non pone le sue speranze nei privilegi offertigli dall’autorità civile. Anzi, essa stessa rinuncerà all’esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso potesse far dubitare della sincerità della sua testimonianza (…) è suo diritto predicare la fede (…) dare il suo giudizio morale (…) e questo farà utilizzando tutti e soli quei mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti».

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Programma dal 10 al 18 ottobre 2020

Letture: Isaia 25,6-10a / dal Salmo 22 / Filippesi 4,12-14.19-20

Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)

11 ottobre In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 10 18.30 + Ugo e Lino Lanzoni e Galanti Pia
Domenica 11 10.30 + Serafina e deff. famiglie Baroncini-Poletti

+ Ugo e deff. famiglie Ronzani-Ciocchini

Lunedì 12
Martedì 13 8.00 Avveduti Giovanna
Mercoledì 14
Giovedì 15 18.30 Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Venerdì 16 8.00 Deff. fam. Caravita Giuseppe
Sabato 17 18.30 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. della famiglia

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra (ann.)

+ Brandolini Irene, Fabbri Adamo e Amadei Carlo

Domenica 18 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Ragazzini Primo ed Edgarda

+ Ada, Silvana, Aldo e Domenico

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : A

Ottobre 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 11

XXViII del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Lunedì 12 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio Pastorale Parrocchiale
Venerdì 16 Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Sabato 17

S. Ignazio di Antiochia

Ore 20.45 (S. Cassiano) : Veglia missionaria presieduta dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti
Domenica 18

XXIX del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 10.00 (S. Giovanni N.-Imola) : S. Messa e a seguire, pranzo e assemblea a cura dell’“Associazione don Orfeo”

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 11,29-32 Lc 11,37-41 Lc 11,42-46 Lc 11,47-54 Lc 12,1-7 Lc 12,8-12

Vivere il Mistero- Nella nostra pericope ritorna sovente il verbo «chiamare». Il re (Dio) manda i suoi servi, lungo la storia, per chiamare tutti al banchetto nuziale del suo Figlio. Il primo invito (v 3) si riferisce con molta probabilità alla chiamata di Israele attraverso i profeti; il secondo invito (vv 4-6) potrebbe alludere, invece, alla missione apostolica; il terzo invito, infine, è rivolto ai pagani (vv 8-10). Ma la chiamata divina viene frustrata da un triplice rifiuto. È un fatto strano, che fa riflettere. Perché gli invitati rifiutano l’invito di partecipare alta festa? I primi declinano l’invito tornando ai loro campi. Costoro sono attaccati ai loro beni e non sanno distaccarsene per godere di una gioia più grande. I secondi sono, invece, intenti ai loro affari e quindi non hanno tempo «da perdere». I terzi appaiono seccati e infastiditi, tanto da uccidere i servi del padrone. A ben guardare i motivi del rifiuto appaiono alquanto meschini e rivelano persone chiuse nei loro piccoli orizzonti personali. Il re, allora, invita al suo banchetto gli ultimi, tutti coloro che mai si sarebbero sognati un tale onore. Pensiamo, nel contesto culturale e religioso del tempo, ai pubblici peccatori, alle prostitute, ai pagani. Insomma, se sorprende il rifiuto, maggiormente stupisce l’insistenza di Dio che chiama degni e meno degni al banchetto della vita. Quando la sala del banchetto è riempita, il re osserva i suoi ospiti e nota che uno non ha la veste nuziale. Bisogna sapere che anticamente vigeva la prassi che bisognava presentarsi ai banchetti con un abito festivo pulito. Questo indicava che alla gioia nuziale era necessario prepararsi lavando la propria veste. Ma qual è il simbolismo della veste, vista la forte reazione del re? Per i Padri della Chiesa la veste ha più significati: per Tertulliano è la santità personale, per Agostino l’amore. Altri vedono nella veste Cristo stesso che i fedeli, in forza del Battesimo, hanno rivestito. Tenendo presente il contesto del racconto, possiamo cogliere nella veste anche il simbolo della gratitudine. Al dono immenso del re deve rispondere la gratitudine riconoscente. Origene leggerà la parabola come metafora delle nozze sponsali tra Cristo (sposo)e l’anima (sposa). L’anima è chiamata alla comunione con Dio (nozze). Ma per giungere a questo c’è un cammino da compiere; cammino attraversato da molte difficoltà. Anzitutto, l’uomo non sempre prende seriamente l’invito di Dio, invito che risuona nelle profondità del suo essere. Ma Dio insistentemente chiama, facendo risuonare la sua voce tra le mille cose che occupano iI cuore umano: aumento delle proprietà, aspirazioni a[ successo, occupazioni e preoccupazioni del quotidiano. Se l’uomo da una parte rifiuta Dio, dall’altra ne ha bisogno; la sua povertà, anche se talora inconfessata, è un potente appello al Cielo. II tema del rifiuto (persino violento) dell’invito di Dio pone in luce il dramma della libertà umana. Ogni uomo può dire “sì” a Dio oppure può dirgli “no”. Dio non si impone e neppure obbliga a credere. Se nella storia de[[‘umanità l’idea di Dio non era generalmente messa in dubbio, con l’avvento dell’illuminismo e l’autonomia delle scienze dalla religione abbiamo avuto un grande cambiamento culturale. Si è compreso anzitutto che Dio non è una necessità mondana, in quanto il mondo si spiega in altro modo; non è neppure una necessità antropologica, perché anche l’ateo si umanizza e lo fa senza Dio; non è, infine, una necessità sociale perché per la polis non occorre mettere Dio a fondamento. Paradossalmente, è stato proprio questo cambiamento che ha permesso di capire che Dio ha voluto l’uomo libero, che egli lascia alla creatura la facoltà di credere o non credere. La libertà diviene così una testimonianza stessa di Dio, una prova della sua esistenza.

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.