Programma dal 24 settembre al 2 ottobre 2022

Letture: Amos 6,1a.4-7 / Salmo 145 / 1 Timoteo 6,11-16

Loda il Signore, anima mia.

Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:

«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.

Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.

Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.

E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 24

18.30

+ Dovadola Monica e vivi e defunti della Famiglia Dovadola Ivano

Domenica 25

10.30

18.30

+ Mondini Luigi e Alfonso

+ Benfenati Brignani Maria

Deff. Giacometti, Mussino , De Giovanni e Franca

Lunedì 26

   

Martedì 27

8.00

+ Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

Mercoledì 28

18.30

In memoria di papa Giovanni Paolo I

Giovedì 29

18.30

+ Montesi Natale

Venerdì 30

   

Sabato 01

   

Domenica 02

10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Biancoli Vincenzo

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Settembre – Ottobre 2022

Domenica 25

XXVI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.30 (S. Cassiano) : Pellegrinaggio di vicariato in Cattedrale nell’anno giubilare (vedi sotto)

Giovedì 29

Ss. Michele, Gabriele e Raffaele

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 30

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 01

S. Teresa di Gesù Bambino

S. Messa ad orario feriale

Domenica 02

XXVII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (in caso di maltempo sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 17.00 (Santuario): S. Rosario

Programma del pellegrinaggio in Cattedrale del 25 p.v.

Ore 15.30 : Arrivo in Cattedrale e saluto del vescovo

Ore 16.00 : Visita alla Cattedrale e preghiera del Giubileo

Ore 17.00 : Visita al museo

Ore 18.00 : S. Messa (per chi lo desidera o non ha potuto partecipare altrimenti)

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 2 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

ore 17.00 : S. Rosario nel Santuario

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 9,46-50

Lc 9,51-56

Lc 9,57-62

Gv 1,47-51

Lc 10,13-16

Lc 10,17-24

Vivere il Mistero- L’odierna liturgia della parola inizia con un’invettiva di Amos, che annuncia la venuta prossima di «guai» per gli spensierati del regno di Samaria. Nella crescita del benessere e della cultura essi si pavoneggiano dimentichi della giustizia e della responsabilità sociale. Il benessere ha fatto crescere la cultura in Samaria. Si è arrivati a un notevole lusso abitativo «letti d’avorio e divani», a tecniche di allevamento seriale, «mangiano gli agnelli del gregge e i vitelli cresciuti nelle stalle», al raffinarsi dell’arte e della musica, «come Davide improvvisano su strumenti musicali», a una maggiore estetica nel nutrirsi «bevono il vino in larghe coppe» e a una cura compiaciuta della propria immagine «si ungono con gli unguenti più raffinati». A questo arricchimento culturale, però, non corrisponde un adeguato sviluppo morale nella responsabilità politica e sociale. L’apostolo Paolo esorta Timoteo perché si comporti da «uomo di Dio». Per essere veramente tale, egli deve tendere a raggiungere la vita eterna, alla quale è stato chiamato, ma deve attrezzarsi con una serie di decisive virtù umane da giocare nella storia terrena: la giustizia, la pietà, la fede, la carità, la pazienza e la mitezza. Lo scopo ultimo dell’uomo di Dio è certamente raggiungere la vita eterna, alla quale è stato chiamato arrivando alla fede. La buona battaglia comporta però anche un risvolto terreno. Le virtù indicate sopra hanno infatti tutte una decisa dimensione storica e sociale. Il Vangelo presenta la parabola dell’uomo ricco, che «dava lauti banchetti», e del trascurato mendicante poverissimo. Gesù mette a confronto due uomini, prima qui sulla terra e poi nei loro opposti destini celesti. Nel contesto liturgico odierno i due protagonisti, messi in scena da Gesù, sono accostati ai raffinati ricconi di Samaria e ai miseri che vanno in rovina per la loro «spensieratezza». Il ricco banchettatore, vestito di porpora, assomiglia pericolosamente agli «spensierati di Sion». Nel racconto di Gesù la tensione è ancora più chiara per la comparsa di un concreto antagonista. Il povero Lazzaro infatti «stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe» (Lc 16,20-21). Il punto decisivo della parabola di Gesù sembra essere il capovolgimento che segue la morte terrena di entrambi. Nel capovolgimento si mantiene l’opposizione: Lazzaro, infatti, fu portato dagli angeli accanto ad Abramo, mentre il ricco viene a trovarsi negli inferi fra i tormenti. Del capovolgimento fa parte anche il fatto che la situazione è diventata così diversa che adesso il ricco banchettatore vede «da lontano» lo stesso Lazzaro che prima non riusciva a scorgere, quando era a mendicare «alla sua porta». La situazione è diventata così diversa che adesso il ricco chiede a Lazzaro di essere soccorso. È interessante osservare che il ricco non si rivolga direttamente a Lazzaro, ma chieda ad Abramo di mandargli in aiuto l’ex mendicante. Forse pensa che come bravo figlio di Abramo avrà il diritto di ottenere la sua intercessione. Il dialogo tra il ricco e Abramo sviluppa tre domande in evidente crescendo. La prima richiesta è di avere il soccorso di un po’ d’acqua, ma la risposta mostra l’assurdità di questa richiesta: «Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso» (Lc 16,25-26). La seconda proposta dell’ex banchettatore mostra un tratto di bontà e di relativo disinteresse. Il ricco pensa ai suoi fratelli e chiede che Lazzaro venga inviato ad avvertirli dei pericoli di una vita spensierata. Anche questo, però, non può essere concesso perché i fratelli dispongono già di aiuti sufficienti a entrare nella prospettiva della salvezza: «Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro» (Lc 16,29). Laterza richiesta del ricco è basata sul presupposto che Mosè e i Profeti non siano sufficienti ad ottenere fiducia. Suggerisce perciò di mandare Lazzaro che, provenendo dall’oltre tomba, sarebbe un testimone più credibile su come si finisca oltre la morte. L’ultima risposta di Abramo sembra alludere all’esperienza cristiana della risurrezione di Gesù e alla sua necessaria correlazione tra le visioni di lui (come le narra per esempio Lc 24; cf soprattutto Lc 24,25-27.44-48) e la fede nelle Scritture: «Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti» (Lc 16,31). Nella liturgia di oggi c’è un tono incalzante che potrebbe suscitare qualche risentimento. Più, però, che come minaccia di esser cacciati all’inferno, dovremmo leggiere nell’invito all’accoratezza di Amos, di Paolo e di Gesù la necessità di non lasciare che la fede sia un elemento vaporoso, senza reale incidenza nella vita storica concreta. A questi tre straordinari profeti interessa che la fede e la cultura degli uomini, a cui si rivolgono, non rimangano realtà irrilevanti e inutili per la storia. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 17 al 25 settembre 2022

Letture: Amos 8,4-7 / Salmo 112 / 1 Timoteo 2,1-8

Benedetto il Signore che rialza il povero.

Dal Vangelo secondo Luca (16,1-13)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:

«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne. Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 17 18.30 Vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano

+ Chieregatto Mario e Cavaliere Gina

+ Fiore Maria Lucia

Domenica 18 10.30 + Franco, Maria, Demo e Luigi
Lunedì 19
Martedì 20 8.00 + Chiarini Maria Elena
Mercoledì 21 18.30 + Antonio
Giovedì 22 18.30 + Castelli Adriano
Venerdì 23
Sabato 24 18.30 + Dovadola Monica e vivi e defunti della Famiglia Dovadola Ivano
Domenica 25 10.30

18.30

+ Mondini Luigi e Alfonso

+ Benfenati Brignani Maria

Deff. Giacometti, Mussino , De Giovanni e Franca

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Settembre 2022

Domenica 18

XXV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Lunedì 19 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Mercoledì 21

S. Matteo apostolo ed ev..

Ss. Messe ad orario feriale
Giovedì 22
Venerdì 23

S. Pio da Pietrlc.

Ss. Messe ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 25

XXVI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.30 (S. Cassiano) : Pellegrinaggio di vicariato in Cattedrale nell’anno giubilare (vedi sotto)

Programma del pellegrinaggio in Cattedrale del 25 p.v.

Ore 15.30 : Arrivo in Cattedrale e saluto del vescovo

Ore 16.00 : Visita alla Cattedrale e preghiera del Giubileo

Ore 17.00 : Visita al museo

Ore 18.00 : S. Messa (per chi lo desidera o non ha potuto partecipare altrimenti)

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 8,16-18 Lc 8,19-21 Mt 9,9-13 Lc 9,7-9 Lc 9,18-22 Lc 9,43b-45

Vivere il Mistero- La prima lettura apre con un’invettiva contro la gente che tenta di comprare gli indi genti per quattro soldi. Il sigillo di queste sferzanti parole è il giuramento di Dio che assicura: «Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere» (Am 8,7). La seconda lettura, nell’ insistenza sulla qualità della preghiera dei cristiani, mostra l’ideale della società a cui gli uditori del messaggio paolino aspirano. Dietro la tranquillità sociale auspicata e invocata c’è la consapevolezza che l’umanità intera è una realtà unificata dall’unicità di Dio e del suo mediatore Gesù. Occorre dunque giungere a una realtà sociale che superi le diseguaglianze e le violenze, smascherate da profeti come Amos. Anche il Vangelo tratta questioni di giustizia e di onestà. Il racconto dell’amministratore accusato conduce a una serie di diversi assiomi. Questi ultimi sono forse da interpretare – uno dopo l’altro e uno indipendentemente dall’altro – come diverse chiavi della stessa parabola. L’apice è dato dall’affermazione che non è possibile «servire Dio e la ricchezza» (Lc 16,13), ma si deve arrivare a decisioni determinate e tempestive come quelle dell’amministratore. Il mercato spregiudicato, disonesto e ingiusto, che fa soldi alterando le bilance diventa un terribile strumento dell’oppressione degli umili del Paese. Con questi sistemi disumani non solo vengono calpestati i diritti dei poveri, ma vengono letteralmente sterminati anche «gli umili del paese» (Am 8,4). L’ingiustizia eretta a sistema, perciò, non solo è soltanto un problema economico, ma alla fine diventa una vera e propria scelta di genocidio. Dio che «solleva dalla polvere il debole, dall’immondizia rialza il povero, per farlo sedere tra i prìncipi, tra i prìncipi del suo popolo» (Sal 112,7-8) non può certo dimenticare delitti di questa grandezza. L’ideale a cui puntano le esortazioni di Paolo alla preghiera è la realizzazione di una società antitetica, di fatto, alle situazioni delineate nell’invettiva di Amos. L’ideale per cui il cristiano deve pregare è una situazione di equilibrio e di giustizia in cui «tutti gli uomini […] giungano a condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio» (1Tm 2,2). L’obiettivo di Dio è che «tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità». L’umanità è infatti unificata fondamentalmente dalla realtà di un unico Dio e di un unico «mediatore tra Dio e gli uomini». Un Dio di questo tipo – e con un tale mediatore – non lascia escluso nessun uomo e tutti vuole impegnati in un cammino di conoscenza e di salvezza: «Dio, nostro salvatore […] vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità». Il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, ha dato se stesso in riscatto per tutti e. quindi, non sopporta che qualcuno sia escluso dalla salvezza, rendendo così incompiuta la sua mediazione. Molti lettori hanno definito l’amministratore di cui parla la parabola come disonesto». Forse lo si dovrebbe pensare piuttosto semplicemente come «accusato» (non si dice se giustamente o ingiustamente) e «spregiudicato» nei rimedi. Si può osservare, infatti, che questo amministratore viene semplicemente accusato di sperperare gli averi del suo padrone, senza preoccuparsi di spiegare all’ascoltatore quanto l’accusa sia fondata. In base a questa accusa non verificata non si intenta un regolare processo specifico, ma l’amministratore viene licenziato in tronco senza possibilità di difesa. Partendo da una tale situazione, quest’uomo – non sappiamo se disonesto o fedele – si affida a decisioni spregiudicate e discutibili. Sono queste azioni che, adesso, possono farlo definire un amministratore disonesto nei riguardi del padrone. Accusato in questo modo, egli decide di usare i beni amministrati a proprio vantaggio. «Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza» (Lc 16,8). Ciò che Gesù elogia è la forza con la quale questo amministratore riesce a tirarsi fuori dagli impicci bloccanti, in cui è stato trascinato probabilmente da pettegolezzi. La liturgia odierna contiene in sé una certa tensione. Da una parte affiora l’immagine di una società che, unificata dall’unico creatore e dall’unico mediatore Gesù Cristo, è chiamata a «condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio» (1 Tm 2,2). A fronte di questo ideale appare una società percorsa da ingiustizie, violenze, accuse spesso infondate, iniziative spregiudicate e scorrette. In un tale panorama innegabile, il credente è chiamato ad agire con avvedutezza e su tantissimi piani. Le molte interpretazioni, che l’evangelista accumula dei vari detti finali senza gerarchizzarli, indicano la diversità di piani e di attenzioni perché si giunga davvero a servire Dio e non la ricchezza mondana. Come potrebbe qualcuno pensare che gli venga affidata una ricchezza importante, se non riesce a dominare le «normali» difficoltà del quotidiano e le dure relazioni sociali? (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 10 al 18 settembre 2022

Letture: Esodo 32,7-11.13-14 / Salmo 50 / 1 Timoteo 1,12-17

Ricordati di me, Signore, nel tuo amore.

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro». Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”.

VITA ECCLESIALE

Sabato 10 18.30 Per Nicola, Daniel e famiglia (viventi)

+ Adalgisa e Firmino

+ P. Gabriele Costa (anniv.)

Domenica 11 10.30 + Ademara e deff. famiglie Ghetti e Valenti
Lunedì 12
Martedì 13 8.00 + Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina
Mercoledì 14 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i vivi e i defunti fan. Dovadola Ivano e Ruffini e parenti
Giovedì 15 18.30 Per un defunto
Venerdì 16 8.00 Secondo l’intenzione di Sr Jessy

+ Piazza Tosca

Sabato 17 18.30 Vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano
Domenica 18 10.30 + Franco, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Settembre 2022

Domenica 11

XXIV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo della comunità

Ore 16.00 (oratorio) : Giochi per bambini e famiglie

Ore 20.30 (oratorio) : Giochi senza Quartiere

Lunedì 12

Ss.mo Nome di Maria

Ss. Messe ad orario feriale
Mercoledì 14

Esaltazione della S. Croce

Ss. Messe ad orario feriale
Giovedì 15

B. V. Maria Addolorata

Ss. Messe ad orario feriale
Venerdì 16 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 18

XXV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Avviso: E’ programmato per il pomeriggio di domenica 25 settembre un pellegrinaggio di vicariato in S. Cassiano nell’anno Giubilare.

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 7,1-10 Lc 7,11-17 Gv 3,13-17 Lc 2,33-35 Lc 8,1-3 Lc 8,4-15

Vivere il Mistero- La liturgia odierna apre con un episodio dell’esodo in cui Dio, per l’intercessione e le motivazioni di un sensibilissimo Mosè, abbandona l’ira e le sue giuste minacce contro il popolo infedele. Paolo si presenta come un peccatore perdonato dalla grandezza dell’amore del Signore. Egli insegna che questa misericordia divina guida il procedimento della salvezza che non è un automatismo della grazia, ma una messa in moto che dischiude all’uomo un cammino di conversione. L’uomo stesso collabora al cambiamento. Nel Vangelo i primi due racconti parabolici formano un blocco che Luca unifica per evidenti opposti. Tutto ciò che uno possiede è per lui importante, anche quello che rischia di perdere. La portata di questo insegnamento è resa evidente nella ripetizione dell’applicazione esplicita della doppia parabola alla realtà di Dio: «Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione». «Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte». La terza parabola sembra contenere qualcosa di ancora più grande rispetto all’evidenza che a un proprietario interessano tutte le sue pecore e tutte le sue monete. Il nuovo racconto infatti non è giocato sulle quantità minime (nel terzo episodio si tratta infatti di un 1 a 1, mentre prima si parlava di un 1 a 100 e di un 1 a 10), ma insegna che in realtà non c’è in contrasto un figlio che non ha capito il padre e uno che c’è riuscito. Anche il figlio che è rimasto sempre accanto al padre, in realtà è distante da lui: egli, infatti si sente trattato da servo e non sa partecipare alla gioia del padre che ha ritrovato suo figlio. La cosa, però, più impressionante della parabola è che nel caso del figlio minore non si adopera la terminologia della conversione, come traspariva nelle d:ue applicazioni delle prime due parabole («un solo peccatore che si converte» messo in contrasto con quanti «non hanno bisogno di conversione»). Il figlio che torna credendo di poter fare il servo non ha ancora capito che lui è il figlio né chi è il padre e che cosa provi il suo genitore. Anche del fratello maggiore non si può dire che non abbia «bisogno di conversione», perché nella sua durezza e nei suoi sospetti non vuole entrare nella gioia del padre. Appare soprattutto da questo terzo racconto che cosa è la misericordia di Dio. È un amore paterno che non può non esserci perché si basa sul fatto di una paternità reale, che esiste al di là di qualunque comportamento dei figli. La misericordia del Padre non è qualcosa che viene proposto perché qualcuno si è in qualche modo pentito dei suoi peccati. La misericordia è posta davanti a ciascuno di noi perché il nostro cuore muti ed entri davvero nella casa e nel cuore del Padre. Di fronte a questa parabola di solito ci si chiede: il figlio maggiore avrà capito alla fine e sarà entrato alla festa? Si può osservare perciò che è legittima anche un’altra questione: ma il figlio minore, tornato per fare il servo, avrà capito durante la festa per lui che lui è figlio e che non tocca a lui scegliere se rimanere o no nell’amore del Padre?. (don Ermenegildo Manicardi)

Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». Parola del Signore

Programma dal 3 all’11 settembre 2022

Letture: Sapienza 9,13-18 / Salmo 89 / Filemone 1,9b-10.12-17

Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro

«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo.

Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.

Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.

Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.

Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 03

18.30

  • Deff. della famiglia di Thommana

Domenica 04

10.30

18.30

+ Giuseppe

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i deff. Dovadola Ivano, Monica e Silverio e Ruffini Armanda

+ Primo e Maria Chiarini

Lunedì 05

   

Martedì 06

   

Mercoledì 07

   

Giovedì 08

18.30

+ Adalgisa e Firmino

Venerdì 09

   

Sabato 10

18.30

  • Per Nicola, Daniel e famiglia (viventi)

Domenica 11

10.30

+ Ademara e deff. famiglie Ghetti e Valenti

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Anno : C

Settembre 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 04

XXIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 (oratorio) e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

(in caso di maltempo la S. Messa sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

Ore 18.00 (oratorio) : XLVI edizione del “Palio del Timone”

Lunedì 05

S. Teresa di Calcutta

Ss. Messe ad orario feriale

Ore 20.30 (oratorio) : Ginnastica ritmica

Martedì 06

Ore 20.30 (oratorio) : Incontro con Costanza Miriano, giornalista, in una serata di discussione ed approfondimento sul ruolo della donna e dell’uomo nella chiesa e nella società

Giovedì 08

Natività della B. V. Maria

Ss. Messe ad orario feriale

Ore 19.45 (Campanile) : S. Rosario

Ore 20.15 (Campanile) : S. Messa

Ore 21.00 (Campanile) : Adorazione Eucaristica di vicariato per le vocazioni

Venerdì 09

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 10

Ore 21.00 (oratorio : Commedia dialettale

Domenica 11

XXIV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo della comunità

Ore 16.00 (oratorio) : Giochi per bambini e famiglie

Ore 20.30 (oratorio) : Giochi senza Quartiere

La festa della Ripresa

(ovvero un invito alla partecipazione)

Sabato 3 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Consultare il volantino per il dettaglio degli appuntamenti della festa.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 6,6-11

Lc 6,12-19

Lc 6,20-26

Mt 1,1-16.18-23

Lc 6,39-42

Lc 6,43-49

Vivere il Mistero- L’odierna liturgia della Parola inizia con un testo che ritrae la difficoltà dell’uomo a capire le cose del cielo e finisce per affermare che gli uomini furono istruiti e salvati per mezzo della sapienza di Dio. La lettura paolina presenta un brano particolarmente personale e intenso che mostra l’ulteriore, straordinaria bellezza dell’amicizia quando sia inserita e innalzata in un contesto teologico cristiano. Il Vangelo smaschera l’inutilità di cominciare una vita di discepoli senza andare fino in fondo nella radicalità necessaria per raggiungere davvero la meta! Anche da questo punto di vista appare necessaria, per raggiungere la comunione con Dio, una vera sapienza. Lo scritto paolino viene spesso chiamato per la sua brevità il biglietto a Filèmone. Esso ci offre una testimonianza di prima mano su come fossero vissuti i rapporti, all’interno della comunità primitiva, nella rete complessa delle relazioni dell’apostolo Paolo. Lo schiavo Onèsimo è fuggito dalla casa di Filèmone e, nel corso della sua fuga, ha finito per incontrare Paolo, che lo ha convertito alla fede cristiana. Da parte sua anche Filèmone era stato battezzato dall’Apostolo. Le parole che Paolo scrive sono per permettere allo schiavo fuggitivo di tornare dall’antico padrone senza particolare danno o vendetta. Con molta abilità, Paolo si presenta nella sua situazione di uomo esposto e ora molto debole: «Ti esorto, io, Paolo, così che sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene» (Fm 9b-10). Egli insiste anche sulla evidente utilità che avrebbe nel tenere presso di sé questo inatteso collaboratore, come vicario del ricco Filèmone: «Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario» (Fm 13). Accanto alla simpatia, il dato più forte che emerge da questa vicenda è la qualità dei rapporti vissuti tra loro da questi battezzati. Si tratta di relazioni veramente libere, nelle quali si cerca l’effettiva maturazione dell’altro. I sentimenti, sono manifestati con semplicità ed estrema chiarezza, mentre la teologia e la spiritualità aderiscono spontaneamente alla vita concreta. «Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre: non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore». Molto bello anche il sigillo finale, in cui il rapporto di amicizia viene «funzionalizzato» a una crescita spirituale dell’altro nel quadro di un’antropologia solidale: «Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso». Si intravede qui la dimensione mistica dei rapporti nel quadro della comunicazione della fede e del battesimo; si veda per esempio l’intensa formulazione: «Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene». L’introduzione della pericope lucana è eloquente. Le parole di Gesù sono mosse dal fatto che «una folla immensa» andava dietro di lui. Con la presentazione di esigenze tanto radicali, sembra quasi che il Maestro pensi che la gente che lo segue è in realtà troppo numerosa rispetto a un effettivo seguirlo nel profondo del cuore. Gesù chiarisce anzitutto che il rapporto con lui deve passare al primo posto rispetto a tutti gli altri. Nel detto c’è un aspetto numerico di rilievo. Le cose da lasciare sullo sfondo sono sette, il numero che indica la totalità. Inoltre al settimo posto viene messa la vita, ossia la cosa più preziosa che l’uomo possiede: «sul padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita (il settimo e conclusivo distacco!)». Due piccole parabole su progetti ambiziosi, che non si è riusciti a portare a termine (una torre, una guerra), mostrano che non avrebbe senso progettare di seguire Gesù senza essere capaci di metterlo davvero al primo posto. Il brano chiude con una frustata vera e propria: «Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo» (Lc 14,33). Si potrebbe dire che, dopo i sette distacchi indicati all’inizio dell’esortazione, quest’ultimo punto sembrerebbe scontato, ma è anche evidente che la misura «rinunciare a tutti i propri averi» è un criterio sintetico chiarissimo e non aggirabile. Forse la liturgia odierna può essere unificata all’insegna del «semplici ma sapienti». Domenica scorsa le letture hanno insistito su umiltà, mitezza, generosità. Oggi vi si aggiunge il tema della sapienza o, per meglio dire, dell’avvedutezza. La vita evangelica ha senso soltanto se viene presa nella totalità: una semplice parte non serve per raggiungere l’obiettivo. In questo senso è indispensabile avere il dono della sapienza. Non ci sono sconti per «faciloni». La vita cristiana non può contare su puri automatismi. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 27 agosto al 4 settembre 2022

Letture: Siracide 3,17-20.28-29 / Salmo 67 / Ebrei 12,18-19.22

Hai preparato, o Dio, una casa per il povero.

Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 27 18.30 Dovadola Maria Teresa (vivente) e deff. Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Domenica 28 10.30

18.30

+ Brignani Adriano

+ Veliano ed Emilia Chiarini

Lunedì 29 18.30 + Montesi Natale

Deff. fam. di Assuncionn

Martedì 30 8.00 + Saveria
Mercoledì 31 18.30 + Sebastiano
Giovedì 01 18.30 Secondo l’intenzione della famiglia di Davide
Venerdì 02
Sabato 03 18.30 Deff. della famiglia di Thommana
Domenica 04 10.30

18.30

+ Giuseppe

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i deff. Dovadola Ivano, Monica e Silverio e Ruffini Armanda

+ Primo e Maria Chiarini

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Agosto – Settembre 2022

Domenica 28

XXII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Lunedì 29

Martirio di

S. Giovanni B.

Ss. Messe ad orario feriale
Venerdì 02 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 03 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 04

XXIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 (oratorio) e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

(in caso di maltempo la S. Messa sarà celebrata in S. Paolo)

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

La festa della Ripresa (ovvero un invito alla partecipazione)

Continua la preparazione alla festa :

Giovedì 1 e venerdì 2 settembre, all’oratorio, a partire dalle ore 20.30

e sabato 3 settembre dalle 8.30 in poi… si continua con la preparazione delle strutture.

Chi può è invitato a dare il proprio contributo.

Sabato 3 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 6,17-29 Lc 4,31-37 Lc 4,38-44 Lc 5,1-11 Lc 5,33-39 Lc 6,1-5

Vivere il Mistero- La liturgia odierna apre con un bel grappolo di assiomi concernenti la mitezza, la generosità e l’umiltà. È soltanto attraverso questi atteggiamenti che si può sperare di percepire qualcosa dell’autentica rivelazione divina, come lascia intendere la prima lettura. La seconda lettura comincia descrivendo lo stile dell’antica alleanza con tutta la sua visibilità e con l’implicito rischio che essa risvegli un senso di lontananza e, addirittura, muova a spavento. La nuova alleanza si basa invece su uno stile di accoglienza e comunicazione spirituale, che si adatta meglio alle sensibilità delle singole persone e richiede un’adesione personale e profonda. Il brano evangelico insiste sulla necessità di essere umili e di fare, con i propri beni, scelte generose e lontane da ogni opportunismo. Cominciamo con l’evidenziare alcune osservazioni capaci di colpire l’attenzione di un ascoltatore sensibile: così, per esempio, il confronto inatteso tra mitezza e generosità, con il primato concesso alla prima. Certamente ci si può chiedere perché sia possibile questo confronto e questa valutazione. Certamente la generosità è un atteggiamento molto gradito a chi è nel bisogno e riceve una solidarietà che può essere decisiva. Ma è altrettanto vero che la mitezza ci presenta, da parte dell’altro, il dono più grande che è l’accoglienza della nostra persona, senza che ci venga fatto pesare quanto in noi è meno gradevole o felice. Un’altra grande virtù che ottiene lo speciale elogio dell’antico sapiente è l’umiltà. Soprattutto quando è affiancata alla grandezza, essa fa respirare all’interlocutore un senso di piena accoglienza che crea una comunione fra gli uomini e fa trovare «grazia davanti al Signore». Per quanto concerne gli uomini orgogliosi e superbi accade l’esatto contrario: anche in presenza di notevoli virtù, rimane sempre il sospetto che in loro sia «radicata la pianta del male». Di conseguenza, da un momento all’altro, potrebbe emergere da costoro qualche escrescenza cattiva. Le due affermazioni «Ai miti Dio rivela i suoi segreti» e «Dagli umili egli è glorificato» – mostrano che gli atteggiamenti della mitezza e dell’umiltà sono quelli più adeguati per accogliere nella nostra vita il Signore. Entrando per un pranzo offertogli da uno dei capi dei farisei, Gesù si rivolge prima agli altri invitati e poi dirige alcune parole precise all’ospitante. La parabola rivolta agli invitati è, di fatto, un consiglio di buon senso e di astuzia. Chi sceglie di accomodarsi dietro, tra gli ultimi posti, non corre certo il rischio di essere fatto indietreggiare con vergogna. Anzi, proprio per chi sa scegliere i posti più lontani si apre la possibilità che il padrone inviti a salire più avanti, in posti di maggior onore. La superbia e l’eccessiva valutazione di sé non porta a posizione di vera autorevolezza e potere, ma ci mantiene in collocazioni fragili e in pericolo di retrocessione. La parabola chiede con un assioma molto forte: «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). In questa sintesi possiamo riascoltare un compendio felice del Magnificat di Maria: «Il mio Spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva. D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. … Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,47-52). Gesù raccomanda al capo dei farisei che lo ha invitato a pranzo di far entrare nella sua sala solo coloro che non possono ricambiare: «poveri, storpi, zoppi, ciechi» (Lc 14,13). Il contraccambio appare il vero rischio. Se inviti i poveri, sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Invece amici, fratelli, parenti e vicini ricchi ti risponderanno con un invito di cortesia. Se chiami costoro corri il rischio di essere, di fatto, non a livello di dono, ma piuttosto di investimento. L’umiltà e la mitezza esaltate dal Siracide trovano in questa doppia parola di Gesù una concretizzazione eminente e senza ambiguità. Un modesto sentire di sé e una mitezza che lascia vedere la presenza dei poveri sono due porte che spalancano a ciò che è veramente spirituale. Il fatto che questi non abbiano di che ricambiare permette di accumulare pegni per trovare la ricompensa alla risurrezione di giusti. La liturgia odierna è un appello ben articolato ad abbandonare la logica delle cose «tangibili». Ciò che diventa subito visibile – come un buon posto, una sana visibilità, una capacità di intessere relazioni vivaci e gratificanti con il proprio mondo – in realtà tiene lontano dal cielo. I giusti resi perfetti, che troveranno ricompensa nella risurrezione, sono proiettati piuttosto a gesti che non sono destinati a nessun tornaconto terreno. Umiltà, mitezza, generosità, sentire modesto di se stessi sono le qualità e le virtù necessarie a chi ha veramente compreso il messaggio escatologico di Gesù (e di Maria): «Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 20 al 28 agosto 2022

Letture: Isaia 66,18b-21 / Salmo 116 / Ebrei 12,5-7.11-13

Tutti i popoli vedranno la gloria del Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.

Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».

Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.

Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.

Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 20 18.30 + Ballardini Cesira, Pio e Francesco
Domenica 21 10.30 + Antonio

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Marcantuono Vincenzo, Cappetta Antonietta e Rosina, Iannece Gerarda, Elio, Giuseppe e Peppina

Lunedì 22 18.30 + Castelli Adriano

+ Rachele e Magdali Gurla

+ Trombetti Franco

Martedì 23
Mercoledì 24 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente) e per la defunta Dovadola Monica

+ Conti Paolo (Trigesima)

Giovedì 25 18.30 + Giacometti, Mussino e De Giovanni e Franca
Venerdì 26
Sabato 27 18.30
  • Dovadola Maria Teresa (vivente) e deff. Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
  • + Campobasso Michelangelo
Domenica 28 10.30

18.30

+ Brignani Adriano

+ Veliano ed Emilia Chiarini

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Agosto 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 21

XXI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Lunedì 22

B. V. Maria regina

Ss. Messe ad orario feriale
Mercoledì 24

S. Bartolomeo ap.

Ss. Messe ad orario feriale
Venerdì 26 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 28

XXII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

La festa della Ripresa

(ovvero un invito alla partecipazione)

Inizia la preparazione alla festa :

Sabato 27 agosto, all’oratorio, a partire dalle ore 8.30

e nel pomeriggio dalle ore 15 in poi si inizia con il montaggio di ristorante e cucina

Chi può è invitato a dare il proprio contributo.

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 23,13-22 Mt 23,23-26 Gv 1,43-51 Mt 24,42-51 Mt 25,1-13 Mt 25,14-30

Vivere il Mistero- La prima lettura presenta una descrizione grandiosa del raduno finale di tutte le genti. Allora saranno radunati tutti i popoli e questi porteranno con sé, come dono, i figli d’Israele dispersi tra di loro. La seconda lettura presenta con insistenza «la correzione del Signore». Il padre corregge necessariamente il figlio e questo «aggiustamento» apporterà «un frutto di pace e di giustizia» (Eb 12,11), che compenserà più che adeguatamente le sofferenze della punizione vissute ora. La domanda sul numero dei salvati spinge Gesù a delineare uno scenario grandioso. Egli afferma l’effettiva serietà del cammino necessario per entrare nel regno di Dio: abbiamo di fronte a noi una porta stretta, che non è poi così facile da trovare. Inoltre non si tratta di qualcosa legato esclusivamente a Israele, ma arriveranno alla mensa nel regno di Dio – insieme ad «Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti» (Lc 13,28) – anche commensali «da settentrione e da mezzogiorno» {Lc 13,29).

Il brano evangelico odierno apre ricordando lo sfondo generale delle pericopi lucane che sono proclamate in questa parte dell’anno liturgico: «In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme» (Lc 13,22). Sullo sfondo delle grandi speranze che il viaggio di Gesù verso la città santa suscita nei suoi seguaci, un tale pone la questione delle dimensioni del futuro gruppo dei salvati. La sua domanda pare basata su un’ipotesi restrittiva: «Sono pochi quelli che si salvano?» (Lc 13,23). La risposta di Gesù è un’esortazione a impegnarsi con serietà. L’ingresso non sarà facile perché si dovrà entrare nel regno di Dio per una porta stretta e molti non vi riusciranno. Più in dettaglio, utilizzando immagini che ricorrono anche in parabole, Gesù descrive l’impossibilità di entrare. A un certo punto la porta verrà chiusa e contro di essa si infrangeranno tutte le pretese poco consistenti. Quelli rimasti fuori pretendono di essere conosciuti dal padrone di casa e rivendicano il fatto dl essere stati a tavola con lui e di avere ascoltato il suo insegnamento sulle loro piazze. Gesù, però, reagisce con un freddo e terribile «Voi, non so di dove siete» e li definisce con durezza «operatori di ingiustizia» (Lc 13,25). La salvezza non dipende da un automatico appartenere al popolo cli Dio o dall’avere goduto della vicinanza di Gesù o dall’essere stati presenti al ministero e alle opere del Signore. L’ultima parola di Gesù è una profezia della venuta alla mensa del regno di Dio di genti da tutte le parti della terra. Ci sarà allora un capovolgimento «Vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi» (Lc 13,30). Genti lasciate per ultime nella chiamata avranno gli stessi posti – se non addirittura una collocazione migliore – dei primi prescelti.

«Porta stretta»; non significa dunque che entrino a mensa nel regno di Dio solo pochi eletti, selezionati dall’antico popolo dell’alleanza e dalla Chiesa degli amici di Gesù. «Porta stretta» indica non una piccola quantità di salvati, ma la radicalità degli atteggiamenti che sono richiesti per entrare. Dio cerca autenticità e qualità, e non si accontenta di approssimazioni o pressapochismi. Le cose divine sono serie e, di conseguenza, nella preparazione effettiva del regno e della sua autentica universalità avrà un ruolo decisivo la correzione amorevole proposta direttamente dal Padre. Solo chi sa accogliere questo tipo di realistica paternità divina produrrà, al di là di ogni geografia umana o religiosa, un frutto di gioia veramente maturo. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 13 al 21 agosto 2022

Letture: Geremia 38,4-6.8-10 / Salmo 39 / Ebrei 12,1-4

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera»..

Parola del Signore

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VITA ECCLESIALE

Sabato 13 18.30 + Italo e Maria Elena Chiarini
Domenica 14 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo
Lunedì 15 18.30 Vivi e deff. della fam. Dovadola Ivano e Ruffini e parenti defunti
Martedì 16
Mercoledì 17
Giovedì 18
Venerdì 19
Sabato 20 18.30
  • + Ballardini Cesira, Pio e Francesco
Domenica 21 10.30 + Antonio

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Marcantuono Vincenzo, Cappetta Antonietta e Rosina, Iannece Gerarda, Elio, Giuseppe e Peppina

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Anno : C

Agosto 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 14

XX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Lunedì 15

Assunzione della B. V. Maria

Giornata comunitaria a Piedimonte (vedi programma sotto)

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Venerdì 19 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 21

XXI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre la minestra)

Ore 15.00 S. Rosario

Segue: Merenda con pizza fritta

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,39-56 Mt 19,23-30 Mt 20,1-16 Mt 22,1-14 Mt 22,34-40 Mt 23,1-12

Vivere il Mistero- La liturgia apre con il racconto di un episodio drammatico e, al tempo stesso, tipico della vita di Geremia. La sua coraggiosa predicazione suscita sospetti e il profeta viene accusato di pericoloso disfattismo. Si cerca, quindi, di toglierlo dalla scena e di eliminarlo, benché qualcuno tenti di soccorrerlo. Il testo della Lettera agli Ebrei riflette sul coraggio di Gesù, un altro grande lottatore che ha saputo sostenere l’ostilità dei peccatori. Anche il discepolo è dunque chiamato a resistere «fino al sangue nella lotta contro il peccato» (Eb 12,4). Gesù è venuto a portare fuoco sulla terra, un fuoco che causa divisioni difficili da vivere e da capire. Perciò colui che ne è l’annunciatore stesso è colto da angoscia, pur volendo affrontare il «battesimo» che deve ricevere. In questa grave situazione anche per i discepoli il discernimento dei tempi e dei momenti non potrà mai essere scontato o facile. Le parole di Gesù si rivolgono oggi in successione, prima ai discepoli e poi alle folle. A quanti lo seguono egli interpreta la sua missione con le immagini complementari e decisive del fuoco e dell’acqua, che, nell’esperienza di tutti, sono considerati due elementi, al tempo stesso, purificatori e distruttori. Ciò che Gesù è venuto a portare è senza dubbio qualcosa di forte e di entusiasmante, ma che attiva un processo sempre difficile e molto spesso doloroso, di fronte al quale egli ha qualche timore e sofferenza. Per quanto riguarda «il fuoco, sulla terra» la preoccupazione è che esso non si accenda davvero. Per quanto riguarda «il battesimo» e l’acqua, Gesù si confessa angosciato per l’immersione nella morte, cui si trova di fronte. Nel quadro di un’attesa così laboriosa Gesù mette i suoi in guardia da un fraintendimento della sua «pace». La pienezza legata alla sua comparsa non va intesa in senso semplicistico; essa vive in una tensione in cui gli uomini si differenzieranno nelle loro decisioni. All’interno di una stessa famiglia ci saranno divisioni, che vengono espresse con un linguaggio simile a quello del profeta Michea «Non credete all’amico, non fidatevi del compagno. Custodisci le porte della tua bocca davanti a colei che riposa sul tuo petto. Il figlio insulta suo padre, la figlia si rivolta contro la madre, la nuora contro la suocera e i nemici dell’uomo sono quelli di casa sua» (Mi 7,5-6). Dopo uno stacco narrativo esplicito, Gesù si rivolge alle folle per dire che è difficile riconoscere i segni dei tempi. C’è sempre il rischio di una sproporzione di intelligenza. Si riesce spesso a scoprire con realismo le cose terrene, ma non si è capaci di discernere i segni del regno e di identificarne l’incipiente presenza. La difficoltà di riconoscere la qualità del tempo – ossia il fatto che sta irrompendo il regno di Dio -, è legata probabilmente anche alla pesantezza delle divisioni. Tra tanti contrasti non è facile mantenere la chiarezza e fissare lo sguardo su ciò che è davvero essenziale. Anche nella Chiesa si sentono spesso ragionamenti e giudizi che manifestano buon senso operativo, ma forse non sono proprio prossimi alla realtà del fuoco che Gesù è venuto ad accendere e che vuole continuamente attizzare. La venuta di Gesù è il vero arrivo della pace, come già ha cantato la schiera angelica nella notte di Betlemme: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama» (Lc 2,14). La sera di Pasqua il Signore risorto esprimerà un grido molto simile «Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”» (Lc 24,36). La pace di Gesù, però, non-è un elemento statico e scontato, ma appare sulla terra a partire dalla fede di uomini e donne che sanno soffrire per mantenere viva l’attesa del compimento. In questa attesa il credente ripete l’esperienza di Gesù che ci dice: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso» (Lc 12,49). (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 6 al 15 agosto 2022

Letture: Sapienza 18,6-9 / Salmo 32 / Ebrei 11,1-2.8-19

Beato il popolo scelto dal Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (12,32-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito.

Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro!

Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?».

Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Penazzi Natale e deff. della famiglia
Domenica 07 18.30 + Pompignoli Alessandro e Clelia
Lunedì 08
Martedì 09 8.00 + Moroni Lorenzo e Luigi Becca
Mercoledì 10 18.30 + Montanari Pietro, Cesarina, Renzo, Sr. Maria Luisa, Don Piergiorgio, Anna, Angelo, Carla e Pietro
Giovedì 11
Venerdì 12
Sabato 13 18.30 + Italo e Maria Elena Chiarini
Domenica 14

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Agosto 2022

Domenica 07

XIX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Lunedì 08

S. Domenico

S. Messa ad orario feriale
Martedì 09

S. Teresa B.

della Croce

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 10

S. Lorenzo

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.15 (Madonna del Molino) : Pellegrinaggio al Santuario lughese con recita del S. Rosario e a seguire S. Messa nella Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria

Giovedì 11

S. Chiara

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 13

S. Cassiano m.

Ore 10.30 (Cattedrale) : Solenne Pontificale presieduto dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.
Domenica 14

XX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre la minestra)

Ore 15.30 S. Rosario

Segue: Merenda con pizza fritta

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 17,22-27 Mt 25,1-13 Gv 12,24-26 Mt 18,21-19,1 Mt 19,3-12 Mt 10,24-28

Vivere il Mistero- Le letture della liturgia di oggi ci impegnano a verificare il grado di attesa del regno e se esso determina per davvero le nostre vite. Il libro della Sapienza ci offre come parametro di confronto la vita dei figli d’Israele che, nell’esilio d’Egitto, sono sostenuti dalla promessa della liberazione e quindi riescono a innervare di sentita attesa la loro difficile vita. La lettera agli Ebrei presenta l’esempio della vita di Abramo e dei patriarchi in genere, che aspettavano «la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso» (Eb 11,10). Vivevano dunque in un presente determinato dalla sua connessione con il futuro. Il Vangelo ci invita a essere servi attivi e generosi che attendono il padrone che sta per tornare dalle nozze e presenta alcune conseguenze esigenti: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli» (Lc 12,33). Esso inizia con un forte invito a non temere. Gesù infonde coraggio identificando il gruppetto dei suoi discepoli come il piccolo gregge. Si tratta di una qualifica di sapore biblico, che permette di indicare come il Signore stesso provveda al suo popolo eleggendolo per il suo regno: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno» (Lc 12,32). Da questa rassicurazione importante derivano alcune esortazioni estremamente impegnative: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina» (Lc 12,33), «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese» (Lc 12,35), «Cercate di capire» (Lc 12,39), «Tenetevi pronti perché viene il Figlio dell’uomo» (Lc 12,40). Chi in qualche modo dispone già del regno e lo attende, ha la possibilità concreta di condividere con gli altri, senza paura tutti i propri beni: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina» (Lc 12,33). Gesti del genere furono decisivi nello stile della prima comunità di Gerusalemme (cf. At 4-5) e anche oggi – là dove accadono – sono degli evidenziatori del dove si trova il nostro cuore: se solamente sulla terra o se siamo stati capaci di «buttarlo» avanti a noi già nel regno di Dio. Accanto alla capacità di condividere ciò che si possiede, ai discepoli di Gesù è richiesto di fare grande attenzione ai segni dei tempi e quindi di capire la situazione con gli occhi di Dio. Occorre essere disposti a lavorare, stando attenti alla venuta del Figlio dell’uomo, che sarà all’improvviso e porterà castighi e premi. Il Signore verrà certamente come uno sposo, ma anche come un ladro. Il discepolo non conosce il momento scelto, ma sa che il ritorno del Signore è sicuro: per cui rimane volentieri al servizio degli altri servi anche quando la notte è molto profonda. La domanda di Pietro richiede, all’improvviso, un chiarimento: questi atteggiamenti sono richiesti ai discepoli oppure sono pretesi da tutti? All’inizio Gesù risponde senza diversificare tra discepoli e non, e spiega la situazione in termini molto generali parlando di un «amministratore fidato e prudente» (Lc 12,42) e di «quel servo» (Lc 12,43). La cosa decisiva non è la qualificazione astratta, ma essere trovati al servizio e poter mostrare il valore di quello che veramente si fa. Alla fine della parabola si distingue tra il servo che conosce la volontà del padrone e quello che non la conosce. Appare dunque evidente che la consapevolezza ha un ruolo importante, ma pure che non è previsto un caso di insipienza incolpevole. L’ultimo detto lascia trasparire la speciale collocazione dei discepoli, addirittura distinguendo tra diversi livelli di incarico e responsabilità: «A chiunque fa dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Lc 12,48). L’atteggiamento di attesa nasce dalla consapevolezza chiara della propria piccolezza di «piccolo gregge», cui però è stato dato il dono del regno di Dio. Occorre capire bene, impegnarsi in un’attesa attiva, condividere con fraternità e perseverare nella preghiera. Solo così si mostra di essere in attesa della città «dalle salde fondamenta» (Eb 11,10). Nella speranza del compiersi della parola della promessa si riesce a vivere la vera fede in Dio «capace di far risorgere anche dai morti» (Eb 11,19). Proprio La piccolezza della nostra situazione fa si che la parola accolta sia creatrice di risurrezione, cioè sia capace di vivere e di produrre vita anche in situazioni segnate dalla morte. (don Ermenegildo Manicardi)