Programma dal 6 al 14 aprile 2024

Letture: Atti degli Apostoli 4,32-35 / Salmo 117 / 1Giovanni 5,1-6

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Aprile 2024

Domenica 07

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Lunedì 08

Annunciazione del Signore

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 10 Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 13 Ore 15.00 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Prima Confessione dei fanciulli al secondo anno di catechismo.
Domenica 14

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Avviso: Domenica 14 p.v. dalle ore 16.00 alle ore 21.30 il gruppo Quartieri di Massa Lombarda propone una serie di “Laboratori con giochi ed attività” dal titolo “Come una volta” , aperto a tutti presso l’oratorio e nella piazza Matteotti con stand gastronomico e bar annessi.

Visita alle famiglie con benedizione

08 apr. – 12 apr.

(dalle ore 15.00)

13 aprile

(pomeriggio)

Lunedì 08 : Viale della Costituzione [dispari]

Martedì 09 : Via Castelletto [dispari], D’Acquisto

Mercoledì 10 : Via Castelletto [pari]

Giovedì 11 : Via Moro, De Gasperi, del Melograno,

della Lavanda, delle Campanelle, della Ginestra

Venerdì 12 : Via Togliatti, Rabin, F.lli Cervi

Sabato 13 : Via Decorati al V.Civile, Caduti di Cefalonia

(pomeriggio)

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Folli Dante (trigesima) e deff. Giuseppe, Giovanna, Enzo e Capucci Armando
Domenica 07 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Torquato e Luciana Sisti e Lorenzo e Antonietta Ravaglia

+ Alberti Dante e Irma e Vilma

+ Sr. Java Rani

+ Mazzanti Antonio e par Monia (vivente)

Vivi e defunti e amici fam. Dovadola –Ruffini e secondo le intenzioni di MariaTeresa

Lunedì 08
Martedì 09
Mercoledì 10
Giovedì 11
Venerdì 12
Sabato 13
Domenica 14 18.30 + Mario Zavanella

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Aprile 2024

Domenica 07

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Lunedì 08

Annunciazione del Signore

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 10 Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 13 Ore 15.00 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Prima Confessione dei fanciulli al secondo anno di catechismo.
Domenica 14

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Avviso: Domenica 14 p.v. dalle ore 16.00 alle ore 21.30 il gruppo Quartieri di Massa Lombarda propone una serie di “Laboratori con giochi ed attività” dal titolo “Come una volta” , aperto a tutti presso l’oratorio e nella piazza Matteotti con stand gastronomico e bar annessi.

Visita alle famiglie con benedizione

08 apr. – 12 apr.

(dalle ore 15.00)

13 aprile

(pomeriggio)

Lunedì 08 : Viale della Costituzione [dispari]

Martedì 09 : Via Castelletto [dispari], D’Acquisto

Mercoledì 10 : Via Castelletto [pari]

Giovedì 11 : Via Moro, De Gasperi, del Melograno,

della Lavanda, delle Campanelle, della Ginestra

Venerdì 12 : Via Togliatti, Rabin, F.lli Cervi

Sabato 13 : Via Decorati al V.Civile, Caduti di Cefalonia

(pomeriggio)

Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 1,26-38 Gv 3,7-15 Gv 3,16-21 Gv 3,31-36 Gv 6,1-15 Gv 6,16-21

Vivere il mistero – La Parola di questa domenica, con cui si conclude l’Ottava di Pasqua, ci aiuta a fare memoria di ciò che sta alla radice della nostra esperienza di comunità pasquale. Non solo siamo riuniti attorno al Crocifisso risorto, ma siamo convocati dal Crocifisso risorto: «la moltitudine di coloro che erano diventati credenti avevano un cuore solo e un’anima sola». Per l’apostolo Giovanni credere e amare sono la stessa cosa, eppure non sono semplicemente la stessa cosa perché solo chi «crede che Gesù è il Cristo» diventa sempre più capace di «amare i figli di Dio». Questo è il dono pasquale per eccellenza che ci viene dalla morte del Signore Gesù che non ha nessuna paura di mostrare ai discepoli «le mani e il fianco». La «pace» che viene dal Risorto non ha nulla a che vedere con l’oblio, ma è frutto di una passione interiore che non nega nulla del. proprio fallimento e che pure lo vince. Allora non possiamo che dire, dal profondo del cuore, un grande grazie a Tommaso che è il «gemello» di ciascuno di noi quando cerchiamo di essere persone autentiche e credenti nella verità del cuore. I suoi amici gli dicono con entusiasmo: «Abbiamo visto il Signore». Tommaso non nega che questo sia vero per loro, ma desidera che ciò divenga profondamente vero anche per se stesso in un modo unico e personale. Certo la Chiesa ci trasmette la fede, ma solo nel nostro cuore possiamo patire al punto di sentire fino in fondo il fuoco trasformante di una consapevolezza di relazione che sia capace di cambiare la vita. Dobbiamo dire grazie all’apostolo Tommaso perché ha costretto il Signore a tornare ancora una volta «otto giorni dopo». Il fatto che Tommaso sia riuscito a far ritornare ancora il Signore risorto per poterlo incontrare personalmente ci dà la speranza che questo possa avvenire anche per noi.., sì, per ciascuno di noi chiamato a dire non solo in modo vero, ma in modo intimo…di tutto cuore: «Mio Signore e mio Dio». L’esperienza di Tommaso è lo specchio del nostro cammino: siamo chiamati ad abitare con noi stessi e a dimorare nella comunione senza inutili fughe, per non rimanere alla superficie delle questioni più brucianti che ci portiamo dentro. Siamo chiamati a mettere il dito nella piaga delle nostre e delle altrui ferite per ricominciare a credere gli uni negli altri. La pedagogia del Risorto ci aiuta a vivere la fede più come una grazia che come una conquista, come un dono da custodire più che una certezza da esibire. La parola dell’apostolo Giovanni dà un nome al Risorto che, con gioia, accogliamo in mezzo a noi raccolti, ancora una volta, attorno alla mensa della Parola e del Pane. Questo nome è «vittoria» ed è indissolubilmente legato alla «nostra fede» nella «risurrezione del Signore Gesù. Nella Chiesa dei tempi antichi e nelle giovani Chiese dei nostri giorni, in questa domenica dell’Ottava di Pasqua, i neofiti deponevano le vesti bianche – albe – con cui erano stati rivestiti durante la notte di Pasqua risalendo dal battistero. Interiormente ciascuno di noi è chiamato a riappropriarsi di questo gesto: deporre la veste bianca dopo essersene rivestiti interiormente ed efficacemente. In tal modo ciascuno «vince» nel proprio cuore ogni tenebra e ogni passione disordinata per la vittoria pasquale di Cristo di cui siamo stati resi partecipi attraverso iI nostro battesimo. Ogni anno si fa compagno di questo gesto dei neofiti la figura dell’apostolo Tommaso che ci riporta alla consapevolezza che la vittoria di Cristo non si può attuare nella nostra vita senza che noi lo lasciamo vincere su ogni nostra resistenza e autoreferenzialità. Il Signore Gesù vince non confondendo ma guarendo. Il dito che Tommaso mette nel costato di Cristo risorto – alla fine – non è più una verifica, ma è un’opportunità. Tutto ciò avviene per noi, perché il Signore possa passare il suo dito – invisibilmente ma efficacemente – sulle piaghe del nostro cuore per trasformarle in pieghe in cui si nasconde il profumo di un segreto inviolabile: «Chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato». In un suo sermone, sant’Agostino interpreta il mistero di questi «otto giorni dopo» in relazione al tempo che la tradizione ebraica prevede per la circoncisione e dice rivolgendosi ai neofiti «piccolissimi nel Cristo» che «oggi viene portato a compimento in voi il sigillo della fede». [p. M. D. Semeraro]

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

In questo contesto, quando il vescovo doveva compiere riti significativi o riservati a lui, come le ordinazioni sacerdotali, nasce l’uso del faldistorio, un seggio mobile, di fatto con funzione liturgica, che veniva posto davanti all’altare affinché potesse sedersi e presiedere la celebrazione. Il trono episcopale andrà così trasformandosi in un seggio sempre più importante nelle dimensioni e nelle forme, perché legato non tanto alla presidenza liturgica quanto piuttosto all’onore e alla dignità riservategli. Nella chiesa cattedrale ed egualmente in quelle parrocchiali, prive della cattedra, il seggio del presbitero che celebra l’Eucaristia verrà invece posizionato sul lato opposto a quello della sede episcopale, in cornu Epistolae, cioè a destra guardando l’abside. Esso era di legno, meno solenne e più semplice, anzi ridotto il più delle volte a un modesto sgabello, e solitamente a tre posti per accogliere il sacerdote affiancato dal diacono e dal suddiacono. Di questo seggio per il presbitero presidente, comunque, né la storia dell’arte né quella liturgica lasciano tracce significative per attribuire a esso una qualche importanza. Per quanto concerne la disposizione dei banchi per il clero assistente, questi trovarono posto lungo il muro absidale. Tuttavia, già dal XII-XIII secolo, quando il gran numero di monaci o di canonici non poteva più stare nell’abside per la preghiera e il canto comune dell’Ufficio Divino, i banchi vennero trasferiti davanti all’altare maggiore o addirittura nel transetto o nella navata centrale. (5 continua)

Programma dal 30 marzo al 7 aprile 2024

Letture: Atti degli Apostoli 10,34a.37-43 / Salmo 117 / Colossesi 3,1-4

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: .rallegriamoci ed esultiamo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 30
Domenica 31 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Vittorina e Giacomo e deff. della famiglia

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Cesare Randi, Elisa Gualandi e Natale

+Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Per le anime del Purgatorio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

Lunedì 01
Martedì 02
Mercoledì 03 18.30 + Franca e cg. Mussino e Giacometti
Giovedì 04 18.30 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica e Silverio
Venerdì 05 8.00 + Luigi Rizzi (detto Carlo)

+ Lorenzo Moroni

Sabato 06 18.30 + Folli Dante (trigesima) e deff. Giuseppe, Giovanna, Enzo e Capucci Armando
Domenica 07 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Torquato e Luciana Sisti e Lorenzo e Antonietta Ravaglia

+ Alberti Dante e Irma e Vilma

+ Mazzanti Antonio e par Monia (vivente)

Vivi e defunti e amici fam. Dovadola –Ruffini e secondo le intenzioni di MariaTeresa

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Marzo – Aprile 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 31

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Lunedì 01

dell’Angelo

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Martedì 02 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Mercoledì 03 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Giovedì 04 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.

Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 06 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Domenica 07

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Visita alle famiglie con benedizione

04 apr. – 05 apr.

(dalle ore 15.00)

06 aprile

(mattino)

Giovedì 04 : Via Risorgimento

Venerdì 05 : Viale della Costituzione (pari dal 6 al 50)

Sabato 06 : Viale della Costituzione

(pari dal 52 alla fine)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 28,8-15 Gv 20,11-18 Lc 24,13-35 Lc 24,35-48 Gv 21,1-14 Mc 16,9-15

Vivere il mistero – In questi giorni santi abbiamo meditato i racconti della Passione ed è stato sempre provante doversi misurare di nuovo con la malizia, la cattiveria e l’ipocrisia, in una parola, con il male che può dominare il cuore e dettare scelte contro l’amore, scelte che sono sempre contro la vita. L’apostolo Paolo ci ricorda che è sempre possibile scegliere di seguire un altro percorso. ln realtà è sempre possibile non fuggire, per paura, da quelle che sono le esigenze di una vita vera e accettare così un modo nuovo di vivere che comincia sempre con un modo diverso di morire: «Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio».  Il tempo pasquale ci è offerto, ancora una volta, per lanciarci in questa avventura di ritrovata intimità con quel Signore che forse abbiamo tradito, rinnegato o, comunque, abbiamo deposto nel «sepolcro nuovo» dell’evidenza incontrovertibile della morte. Al mattino di Pasqua ci ritroviamo esattamente, per così dire, al punto di prima. Siamo di nuovo costretti a tornare al «sepolcro», una parola difficile e dolorosa che sembra ossessionare la memoria credente e amorosa dell’evangelista Giovanni il quale, in pochi versetti, usa questo termine per sette volte. Quando sembrerebbe più logico ripartire da altrove o, comunque, continuare a vivere rassegnandosi a quello che è stato, la sfida della fede e dell’amore ci fanno ripartire dallo stesso luogo ove la speranza è stata sepolta, e lo fanno per evitare che sia sepolto anche l’amore. Questo desiderio spinge Maria di Màgdala a ritornare, non appena possibile, a motivo del riposo sabbatico, non sul «luogo del delitto» come scriverebbe un autore di gialli, ma sul «luogo dell’amore» più totale e assoluto perché il più fragile e il più disarmato. L’evangelista Giovanni sottolinea che «era ancora buio», eppure nessuna tenebra può impedire di vedere come «la pietra era stata tolta dal sepolcro». La stessa pietra che aveva sigillato per sempre la vita del Signore, è ciò che rimette tutto in moto, obbligando non solo a camminare, bensì a correre. ln questo mattino di Pasqua ci viene lanciata una pietra per attirare la nostra attenzione, sovente così distratta, su ciò che è essenziale: non basta vedere, bisogna comprendere; non basta guardare, bisogna intuire. Maria di Màgdala apre le danze pasquali come Miriam, la sorella di Mosè, aveva intonato il canto della vittoria al di là del Mar Rosso. Come ogni danza, quella di Maria, non è che un invito a danzare e interpella ciascuno di noi perché possiamo correre come gli apostoli, credere come iI discepolo amato e ritrovare l’ardore del «cuore», mentre ritroviamo l’essenziale del senso delle Scritture. Siamo così posti di fronte all’essenziale del senso della vita che passa sempre attraverso un necessario «giro» al sepolcro il quale, come una rotatoria ineludibile, ci permette di ritrovare la giusta direzione per credere, sperare, amare. Non possiamo che unirci alla corsa dell’apostolo Pietro e del discepolo che Gesù amava. Nel profumo inebriante della Pasqua di Cristo vogliamo intuire con il cuore prima di vedere con gli occhi. Così, solo così, saremo confermati nel nostro desiderio di ritrovare Colui che pensavamo di avere perso per sempre. La risurrezione del Signore non è una rivincita schiacciante, ma è una conferma dolcemente sussurrata di come l’Amore non possa essere annientato fino a quando gli lasciamo un posto nel nostro cuore. Non sosteremo mai abbastanza sulla nota caratteristica del quarto Vangelo per indicare gli indizi del grande evento della risurrezione: «e il sudario che era stato sul suo capo, non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte». Su questo particolare i santi Padri come i moderni teologi hanno molto riflettuto dando diverse interpretazioni e, come nel caso di Agostino, arrivando persino a rinunciare a spiegare troppo il mistero di questo «sudario,.. piegato» in modo diverso da tutto il resto. Dopo Maria di Màgdala, con Simon Pietro e il discepolo amato anche noi arrivando questa mattina al sepolcro ove dovrebbe giacere il corpo inerme del Signore Gesù, non possiamo che scandagliare tutti i minimi particolari. Sia il nostro modo per cercare di comprendere per intuire che cosa sia avvenuto e che cosa stia avvenendo attorno a noi e dentro di noi. Giovanni Crisostomo dice che se qualcuno avesse voluto trafugare il corpo del Signore – come sosterrà Maria parlando con il giardiniere – non avrebbe sprecato tempo nel ripiegare ordinatamente il sudario. Ma un altro Padre – Cirillo di Gerusalemme – è ancora più raffinato nel cogliere che questo sudario è «piegato» come se non avesse avuto nessun contatto con la morte poiché il corpo del Signore è «carne senza carne» anzi è «carne santa». Potremmo dire che proprio nel momento della morte e della sepoltura il «Verbo si fece carne» e si fece «carne santa» per dare alla nostra carne e alla nostra umanità tutta la speranza della sua divinità. Così il sepolcro assume tutta la sua valenza di «monumentum/séma» in cui – sia in greco sia in latino – troviamo la compresenza del legame alla morte che si fa testimonianza di qualcosa che la morte non può vincere e su cui non ha presa. Per questo la nostra non può che essere l’invocazione dei discepoli viandanti in cammino verso Emmaus: «Resta con noi, perché si fa sera». Nel giorno santo e gioioso della risurrezione siamo chiamati a rimetterci non solo in cammino, ma persino di metterci a correre incontro alla Vita che ci viene incontro come promessa che esige accoglienza. Il Signore risorto non è un «fantasma», ma una persona che ha sofferto senza smettere di amare «sino alla fine» e oltre la stessa morte. Saremo capaci di essere suoi discepoli preparando ogni giorno gli aromi della resurrezione per la gioia del mondo? (d. Renato De Zan)

Programma dal 23 al 31 marzo 2024

Letture: Isaia 50,4-7 / Salmo 22 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Dal Vangelo secondo Marco (15,1-39) [forma breve]
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa) Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Parola del Signore

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Marzo 2024

Domenica 24

Le Palme

Raccolta a favore dell’ ”Opera S. Teresa di Ravenna”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 20.30 (oratorio) : Assemblea parrocchiale organizzativa per la “Festa della Ripresa”

Mercoledì 27 Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa (NO alle 18.00)

Ore 19.00 (S. Cassiano) : S. Messa del Crisma

Giovedì 28

Santo

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

a seguire : Adorazione fino alle ore 23.00

Venerdì 29

Santo

Astinenza e Digiuno

Ore 15.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.30 (S. Paolo) : Celebrazione della Passione del Signore

Sabato 30

Santo

Ore 9.30–12 e 15.30–18 (S. Paolo):Benedizione delle uova

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 21.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 31

Pasqua di Resurrezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.00 + Solaroli Giovanna
Domenica 24 10.30 + Amodeo Melchiorre e Milotta Maria, Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Lunedì 25 18.00 Vivi e defunti delle famiglie Dovadola – Ruffinie secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Giannina, Rina, Fausta, Magda e Bighi

Martedì 26 8.00 + Renato Silvio
Mercoledì 27 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Giovedì 28 20.30 + Montesi Natale
Venerdì 29
Sabato 30
Domenica 31 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Vittorina e Giacomo e deff. della famiglia

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Per le anime del Purgatorio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

MattinoPomeriggioSera

Lunedì 25 : Ore 20.45 – 22.00

Martedì 26 : Ore 20.45 – 22.00

Giovedì 28 : Ore15.00-19.00 21.45 – 23.00

Venerdì 29 : Ore 10.00-12.0018.00-19.00

Sabato 30: Ore 9.30-12.0015.00-19.00

Domenica 31: Ore 16.30-18.00

Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Le Confessioni della Settimana Santa

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.10 Inizia la Novena della Divina Misericordia

Domenica delle Palme ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Via Crucis

Domenica di Pasqua ore 17.40 Novena e 17.55 S. Rosario

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

25 mar. – 27 mar.

(dalle ore 15.00)

Lunedì 25 : Via Gramsci (pari)

Martedì 26 : Via Gramsci (dispari)

Mercoledì 27 : Via Pertini

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,1-11 Gv 13,21-33.36-38 Mt 26,14-25 Gv 13,1-15 Gv 18,1-19,42 Mc 16,1-7

Vivere il mistero – Gesù entra in Gerusalemme come un re, ma questo passaggio attraverso la folla che lo osanna, è per il Cristo una sorta di grande prova per imparare a passare in mezzo al mare della tribolazione, ormai vicina, con un cuore libero e sereno. Il Signore Gesù sa accogliere gli osanna e, parimenti, gli insulti rimanendo saldo nella propria pace interiore. La regalità che immaginiamo come privilegio ed esenzione dalla comune condizione di tutti, diventa per il Signore Gesù perfezione di consenso e pienezza di assunzione di tutto ciò che è umano negli aspetti più gloriosi e in quelli più umilianti. Il cammino del Signore verso la sua passione è vissuto in una consapevolezza che si potrebbe ritenere una forma di grande lucidità che rifiuta ogni illusione di comode soluzioni. Lo dice ai suoi discepoli e lo ricorda a tutti noi, dichiarando fino in fondo ciò che sta succedendo: «Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura». Il grido che risuona in modo fortissimo sulle labbra di Gesù morente, sale pure dal nostro cuore non solo davanti alla morte di Gesù, ma anche davanti a ogni forma di ingiustizia, di prevaricazione e di cattiveria: «Perché?». Il Signore Gesù, prima di spirare e nella tenebra più fitta della croce, non trova altre parole se non quelle del salmo «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» mentre nella casa di Simone il lebbroso – a Betania – «ci furono alcuni che si sdegnarono tra di loro: “Perché questo spreco di profumo?”». Il «Figlio di Davide» che riconosciamo e acclamiamo all’inizio della solenne liturgia delle Palme, si rivela fino in fondo «Figlio di Dio» – come testimonia il centurione – proprio perché ha saputo spezzare e versare la sua vita come pane e vino donati. In questo modo il Cristo segue e imita il gesto di quella donna che gli ha fatto intuire il mistero di sovrabbondante dono in cui stava per entrare e che si potrebbe riassumere dolorosamente e amorevolmente in quel «ruppe il vaso di alabastro… versò il profumo». Gesto di rarissima umanità che viene colto e accolto da Gesù e che, al contrario, suscita le ire degli astanti e, in particolare, di «uno dei Dodici» che trova la forza di andare a consegnare Gesù in cambio di poco e vile «denaro» . Forse è proprio attorno a questo gesto che si dovrebbe levare il più forte e sofferto «Perché?». Sì, a causa del tradimento dell’amore venduto perché disprezzato e quindi terribilmente sprecato. Eppure sembra che nonostante Giuda – e in lui ciascuno di noi – «cercava come consegnarlo al momento opportuno» il Signore non fa altro che consegnarsi completamente, trasformando se stesso alla stregua di quei «mantelli» su cui aveva trionfalmente e umilmente camminato entrando a Gerusalemme. Con un gesto di donna si apre la passione, con un gesto di uomo si chiude: «Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù». Questo tempo prezioso ci viene dato come occasione propizia per crescere nel coraggio di essere umani. Ma dove possiamo attingerlo se non riconoscendo nel «modo» di vivere e morire di Gesù il modello unico della nostra vita che comporta molte morti? Eppure il centurione non ha più dubbi: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio». Nello spazio di una medesima liturgia la gioia dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, scandito dall’entusiastico «osanna», si tramuta in silenzio pensoso e quasi penoso davanti al grido: «Crocifiggilo». (d. Renato De Zan)

Programma dal 16 al 24 marzo 2024

Letture: Geremia 31,31-34 / Salmo 50 / Ebrei 5,7-9

Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».

Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.00 + Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Donata, Dino e Francesco

+ Rossella

Domenica 17 10.30 + Sangiorgi Tomaso

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Lunedì 18 18.00 + Rosa e Carmine
Martedì 19
Mercoledì 20 18.00 + Faccani Alessandro e Stefano, Orlacchio Angelina e Luisi Giovanni
Giovedì 21 18.00 + Antonio
Venerdì 22
Sabato 23 18.00 + Solaroli Giovanna
Domenica 24 10.30 + Amodeo Melchiorre e Milotta Maria, Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

 

Anno : B

Marzo 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 17

V di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 18 Ore 20.45 (canonica) : Caritas Parrocchiale
Mercoledì 20 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 21 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 22

Astinenza

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (via Amendola) : Via Crucis con partenza dall’incrocio di via Amendola con via Dini e Salvalai fino al Santuario della B. V. della Consolazione.

Domenica 24

Le Palme

Raccolta a favore dell’ ”Opera S. Teresa di Ravenna”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

18 mar. – 22 mar.

(dalle ore 15.00)

23 marzo

(pomeriggio)

Lunedì 18 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.2 al n.36E)

Martedì 19 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.36G al n.36T)

Mercoledì 20 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.38 alla fine)

Giovedì 21 : Via XXV Aprile (pari)

Venerdì 22 : Via XXV Aprile (dispari dal n.1 al n.19)

Sabato 23 : Via XXV Aprile (dispari dal n.21 alla fine)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 8,1-11 Mt 1,16.18-21.24a Gv 8,31-42 Gv 8,51-59 Gv 10,31-42 Gv 11,45-56

Vivere il mistero – Le letture di questa domenica, che sembra ormai affacciarsi decisamente sull’imminente Settimana santa, da una parte sembrano concludere e dall’altra cercano di aprire. Si conclude il cammino fatto attraverso queste domeniche sul senso dell’alleanza e, ancora una volta, la prima lettura ci riporta su questo mistero di appartenenza come è sempre avvenuto lungo tutte queste domeniche. Mentre la Pasqua si avvicina a grandi passi, il Signore Gesù non fa alcun mistero del fatto che la sua «anima» è «turbata» (Gv 12,27) e in tal modo ci concede di essere turbati a nostra volta. Ciò nulla toglie alla realtà del cammino: «Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire»(12,32). Certo il Signore parla del suo esodo pasquale ormai imminente, ma prepara il cuore di ciascuno di noi alle nostre pasque non solo inevitabili, ma persino desiderabili. Anche noi come il Signore Gesù siamo chiamati a passare attraverso la sua stessa esperienza pasquale: lasciare che il Padre ci onori e ci glorifichi nella misura in cui impariamo da ciò che patiamo e non, invece, patiamo ciò che impariamo. La Pasqua del Signore è vicina: più vicina essa è, e più si manifesta pienamente l’opzione fondamentate della nostra vita. La Croce, sembra dirci il Signore, è proprio quella «voce che non è venuta per me ma per voi» (12,30) al fine di indicarci che è giunto il tempo di acconsentire a divenire discepoli: dare la vita semplicemente così come ci viene chiesta, semplicemente nel solco in cui il seme della nostra esistenza «cadde» (Mc 4,4), Per accettare la logica del seme abbiamo bisogno di «un animo generoso», di «uno spirito saldo» e di «non essere privati del suo santo spirito» come ci fa pregare il re Davide. Solo così anche di noi il Signore potrà dire: «l’ho glorificato e lo glorificherò ancora» (Gv 12,28). Come dimenticare che la storia di ogni albero è questa di un piccolo seme? Non temiamo quindi di marcire e sempre ricordiamo che se non accetteremo il destino del seme non avremo alcun futuro di vita e i nostri occhi saranno solo per la morte, mentre noi invece desideriamo la vita senza fine. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

A partire già dall’IX secolo, in concomitanza con un’evoluzione significativa delle forme del culto cristiano, si ebbe un adattamento altrettanto importante dei suoi edifici, sia nella costruzione delle nuove chiese sia nella disposizione interna degli spazi e dei luoghi liturgici. Di questi adattamenti ci interessa sottolineare quello che riguarda il polo principale della celebrazione, cioè l’altare, perché di fatto coinvolse anche la sede. Infatti, si assiste a un duplice fenomeno: da una parte, uno spostamento progressivo dell’altare principale o «maggiore», privato ormai del suo ciborio, verso il fondo dell’abside, al quale è orientata e rivolta la preghiera del sacerdote e dei fedeli; dall’altra, la mutazione della sua forma originaria, divenendo allungato e stretto, inserito in una maestosa e magnifica struttura scenografica come una specie di piedistallo per accogliere candelieri, fiori e reliquie dei santi, e non più riconoscibile come la mensa del Signore. Questa nuova posizione e forma dell’altare, appiattito e spinto nel fondo del semicerchio absidale, comportò anche lo spostamento della cattedra episcopale e dei seggi dei presbiteri che, nelle antiche basiliche e nelle cattedrali fino al secolo XI-XII, avevano normalmente proprio lì la loro collocazione. Lasciata l’abside, la cattedra trovò un posto fisso accanto all’altare o lungo un lato dello spazio antistante l’altare stesso, normalmente a sinistra guardando l’abside dalla navata, a latere Evangelii, orientato quindi perpendicolarmente all’asse longitudinale della chiesa. Altare e presbiterio occupano ora uno spazio comune in cui andrà accentuandosi ancora di più la separazione dal resto della chiesa e, quindi, dal resto dell’assemblea. La sopraelevazione della sede, rispetto al piano del presbiterio, venne limitata e stabilita a tre gradini, a differenza dell’antica disposizione absidale il cui numero era determinato dall’esigenza della visibilità del vescovo celebrante, mentre invece si sviluppo in altezza con il suo schienale e apparato decorativo. Nel Rinascimento la cattedra verrà munita di baldacchino, cuscini e preziosi drappeggi secondo il colore liturgico del giorno, a imitazione del trono regale o dei signori feudali nei saloni di gala delle nobili residenze. Di conseguenza, ne erediterà anche il nome appunto di trono, manifestando così in primo luogo non più la funzione liturgica ma l’onore dovuto alla dignità e autorità del vescovo, il quale in realtà, più che presiedere, «assisteva» alle celebrazioni. (4 continua)

Programma dal 9 al 17 marzo 2024

Letture: 2Cronache 36,14-16.19-23 / Salmo 136 / Efesini 2,4-10

Signore, tu hai parole di vita eterna.

Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 09 18.00 + Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi
Domenica 10 10.30

18.00

+ Vrenna Giuseppe e Scicchitano Teresa

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Mazzanti Antonio

e per Monia (vivente)

+ Pia Mazzetti (anniv.)

Lunedì 11
Martedì 12
Mercoledì 13 18.00 + Monesi Gino
Giovedì 14
Venerdì 15 20.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Sabato 16 18.00 + Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Donata, Dino e Francesco

Domenica 17 10.30 + Sangiorgi Tomaso

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

Anno : B

Marzo 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 10

IV di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa durante la quale verrà conferito il mandato ai componenti del Consiglio Pastorale Parrocchiale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 11 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio Pastorale Parrocchiale
Mercoledì 13 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 14 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 15

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 5a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Sabato 16 Ore 16.15 (S. Paolo) : Particolare momento di riflessione in preparazione alla settimana santa
Domenica 17

V di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

11 mar. – 15 mar.

(dalle ore 15.00)

16 marzo

(mattino)

Lunedì 11 : Via Marchetti (pari)

Martedì 12 : Via Marchetti (dispari)

Mercoledì 13 : Vicolo Caponnetto

Giovedì 14 : Via Dini e Salvalai (dispari), Via Rossa

Venerdì 15 : Via Turati

Sabato 16 : Via della Libertà

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 4,43-54 Gv 5,1-16 Gv 5,17-30 Gv 5,31-47 Gv 7,1-2.10. 25-30 Gv 7,40-53

Vivere il mistero – L’evangelista Giovanni ci accompagna ancora e in un certo modo ci guida nel nostro cammino di conversione. Ormai oltre la metà del nostro cammino quaresimale, la liturgia ci mette direttamente sotto il mistero della croce per evitare di rallentare il passo verso la Pasqua. La liturgia orientale prevede, proprio a metà della Quaresima, una grande commemorazione della croce per aiutare i fedeli a essere ancora più generosi nel loro cammino ascetico. ln ogni modo a 0gnuno di noi si rivolge direttamente e personalmente la parola che il Signore Gesù rivolge «di notte» (Gv 3,2) a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (3,14-15). Potremmo definire questa domenica come «la domenica della fede». Infatti, il Signore Gesù al rabbi Nicodemo che vorrebbe disquisire «teologicamente», risponde riportandolo all’essenza e al fondamento di ogni possibile discorso teologico che si basa su questa realtà: «Dio, infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (3,16-17).  In questa domenica la croce sembra sbarrarci la strada perché come Nicodemo decidiamo di fare un passo in più non solo nella conoscenza, ma nell’adesione. La condizione per procedere nel nostro cammino di conversione è accettare di lasciare che la «luce» disturbi le tenebre che sono in noi a cui siamo talora motto più affezionati di quanto siamo disposti ad ammettere. Il Signore continua a farsi vicino in ogni piega delta storia così che possiamo contemplare il suo amore premuroso in ogni scintilla di bene e in ogni grande dolore che segna e attraversa i cuori umani. Non siamo soli, il Signore ci è accanto con la sua sollecitudine che è balsamo per i nostri cuori, condivisione solidale del nostro dolore. Mentre Nicodemo cerca nella notte del suo smarrimento interiore alcune ragioni, il Signore Gesù gli chiede – e lo chiede a noi con lui – di fare un passo in più «verso la luce» (Gv 3,21). È come se fossimo invitati a fare un bilancio provvisorio del nostro cammino, tanto da chiederci in che misura i passi del nostro cuore stanno salendo «verso» Gerusalemme ove sarà «innalzato il Figlio dell’uomo perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. (3,14-15) a condizione che accettiamo non solo di guardare verso di lui, ma di lasciarci guardare da lui. Lo sguardo del Crocifisso è più ardente di quello del serpente ed è capace di mettere a nudo la verità delle nostre disposizioni e delle nostre scelte diventando «giudizio» (3,19) a cui è impossibile, oltreché inutile, volersi sottrarre: «La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce». Eppure, sembra proprio che lo sfondo di questa tenebra, che si radica nella fatica del nostro cuore ad accogliere il «giudizio» di Dio su tutto ciò che in noi contrasta con il suo disegno di amore e di benevolenza, sembra evidenziare ancora di più e ancora meglio «La straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù» (Ef 2,7). La croce è piantata al cuore della storia come un’antenna – una sorta di parabola spirituale – che permette di riprendere i contatti tra il cielo e la terra, tra Dio e l’uomo, tra ciascuno di noi e il Creatore e questo «per grazia» (2,5). Metà del cammino quaresimale è già atte nostre spalle e la croce già si staglia all’orizzonte del nostro esodo rinnovato non come l’ultima stazione di un viaggio disperato, ma come la porta che apre a un oltre che ci viene donato ed esige la nostra generosa accoglienza e il nostro audace coinvolgimento. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Proprio rifacendosi al modello architettonico romano, e ancora prima persiano, dell’edificio basilicale ora adattato al culto cristiano, l’abside si prestò perfettamente ad accogliere a ridosso della parete semicircolare il seggio riservato al vescovo e, ai suoi lati, i banchi per i presbiteri e gli altri ministri, costituendo un vero e proprio «presbiterio» cioè una zona riservata ai presbiteri’. Sopra a esso, nel catino absidale, spesso si poteva ammirare l’immagine del Pantocrator, il Cristo glorioso seduto su un trono in mezzo agli apostoli e santi che tiene in una mano il libro e con l’altra esprime il gesto allocutorio, oppure quella dell’etimasìa, cioè la rappresentazione di un trono vuoto, alludendo alla presenza invisibile del Risorto, a volte con sopra il libro sacro oppure sormontato da una croce gemmata. La cattedra episcopale nelle antiche basiliche (IV-VI secolo), e poi anche nelle costruzioni successive, non era più mobile e di legno ma fissa e quasi sempre di pietra o marmo, arricchita con decorazioni o sculture o mosaici, adorna di drappi e rialzata da tre o più gradini affinché fosse visibile da tutti i fedeli radunati nella navata. In questa disposizione, dove l’abside è occupata dalla sede vescovile e dal presbiterio, l’altare era posto verso la navata principale, al centro del transetto o sotto la cupola in uno spazio proprio, mentre l’ambone era collocato il più delle volte da un lato all’inizio della stessa navata: clero e fedeli laici, dunque, erano rivolti entrambi verso i due più importanti poli della sinassi, specialmente eucaristica, vale a dire l’altare e l’ambone. Dalla presenza di questo seggio presidenziale del vescovo, chiamato da subito cathedra, prese il nome la chiesa centrale e più importante della città o di un territorio, detta appunto la cattedrale. La cattedra episcopale, quindi, non svolgeva solamente una funzione liturgica ma rappresentava il luogo e la sede da cui il vescovo esercitava il compito proprio di insegnare, presiedere e guidare la comunità a lui affidata. Le cattedre degli Apostoli e dei primi Vescovi, poi, venivano conservate con una particolare devozione, diventando simbolo permanente di una autorità e di un magistero superiore’. Eusebio, vescovo di Cesarea (+ 339), ricorda infatti che si venerava a Gerusalemme la cattedra di san Giacomo e ad Alessandria quella di san Marco (cf. Storia Ecclesiastica VII, 19; II, 16). (3 continua)

Programma dal 2 al 10 marzo 2024

Letture: Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18 / Salmo 115 / Romani 8,31b-34

Signore, tu hai parole di vita eterna.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-25)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 02 18.00 + Montanari Dircea

+ Preda Maria Teresa

Domenica 03 10.30 + Franca e coniugi Mussino e Giacometti

+ Amatulli Felice

Lunedì 04
Martedì 05 8.00 + Luigi Rizzi detto Carlo
Mercoledì 06 18.00 + Masi Cesare e Tosca e Masi Domenico

Per Kamilia (vivente) e la sua salute

Giovedì 07
Venerdì 08
Sabato 09
Domenica 10 10.30

18.00

+ Vrenna Giuseppe e Scicchitano Teresa

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Pia Mazzetti (anniv.)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

Anno : B

Marzo 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03

III di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15 (S. Cassiano) : Incontro dei ragazzi che si preparano al sacramento della Cresima col nostro vescovo.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Martedì 05 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro genitori dei fanciulli che si stanno preparando a ricevere il sacramento della 1a Comunione
Mercoledì 06 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 08

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 4a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Sabato 09 Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario seguito dalla celebrazione del Sacramento dell’”Unzione degli Infermi”
Domenica 10

IV di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa e benedizione dei componenti del Consiglio Pastorale Parrocchiale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Nota – L’ 8 e 9 marzo ha luogo la “24 ore per il Signore” iniziativa quaresimale di preghiera e riconciliazione voluta da Papa Francesco. Il sacerdote è disponibile per la confessione Venerdì dalle 10.00 alle 11.30 e sabato dalle 11.00 alle 12.00.

Visita alle famiglie con benedizione

04 mar. – 08 mar.

(dalle ore 15.00)

Lunedì 04 : Via Vicini (pari)

Martedì 05 : Via Vicini (dispari)

Giovedì 07 : Via Baldini (pari),

via Baldini (dispari dal n.1 al n. 79)

Venerdì 08 : Via Baldini (dispari dal n. 85 alla fine)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,24-30 Mt 18,21-35 Mt 5,17-19 Lc 11,14-23 Mc 12,28b-34 Lc 18,9-14

Vivere il mistero – La liturgia di questa domenica si apre con la memoria dell’alleanza stretta fra Dio e il suo popolo attraverso il dono delle «Dieci parole» sul monte Sinai. Dopo l’Alleanza rinnovata con Noè tra i flutti del diluvio e quella ratificata con Abramo nell’angoscia del Moria, oggi siamo invitati a riascoltare quelle parole che non vogliono limitare, bensì fortificare la nostra libertà creando un argine alle onde anomale del nostro egoismo che sono sempre in agguato. Per questo il cosiddetto decalogo comincia con la memoria: «lo sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2). Ben diversa è l’aria che si respira nei cortili del tempio, così bello e glorioso, da essere anche così costoso da avere bisogno di tutto un mercato che ne assicuri il funzionamento e lo splendore: «gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete» (Gv 2,14).  La grandezza ha un prezzo che rischia di schiacciare la bellezza di un dono reciproco e l’amore ha sempre una dose di follia che si manifesta nel mistero di «Cristo crocifisso: scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani» (1Cor 1,23). Non c’è nulla di più sovversivo dell’amore e non c’è nulla di più rivoluzionario della gratuità: «Ma egli parlava del tempio del suo corpo» che sarà innalzato sulla croce su cui è rivelata non la grandezza, bensì «la debolezza di Dio» (1Cor 1,25). La divina dolcezza di Gesù prende oggi i tratti di una santa collera. Davanti all’ipocrisia e alla falsa ingenuità l’unica soluzione promettente è fare il vuoto. Non possiamo che ringraziare per la chiarezza e l’incisività con cui il Signore ci mette di fronte alle esigenze di una vita che sia realmente secondo il cuore di Dio, senza mai cedere a nessuna logica di mercato. Come i discepoli siamo tenuti a ricordare le parole e i gesti del Signore per evitare che la commercializzazione, persino spirituale, allarghi il fossato tra noi e il Vangelo per mancanza di gratuità. La risposta del Signore Gesù ai Giudei si contestualizza in un tempo preciso e simbolicamente forte: «Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù sali a Gerusalemme». La festa che ricorda il dono della libertà offerto da Dio al suo popolo, diventa l’occasione per vendere di più, mentre dovrebbe essere il momento in cui donare di più, per donarsi di più. Per questo il Signore sembra lanciare proprio la sfida del dono a quanti gli chiedono un «segno» che rafforzi la logica del «mercato» e per questo impegna la sua persona in modo totale, unico, definitivo: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». San Paolo annoterebbe: «Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio» (1 Cor 1,24) che si rivela però non nella forza dell’evidenza e nella ferrea e precisa logica dei «cambiamonete» (Gv 2,15), ma nella «debolezza» (1 Cor 1,25) del dono di sé. I «tre giorni» di cui parla il Signore non vogliono entrare in concorrenza con «i quarantasei anni» (Gv 2,20) di Erode, ma desiderano elevare la storia degli uomini nei tempi e nei modi della «stoltezza di Dio» (1 Cor 1,25) che diventa la sapienza cui dobbiamo conformare la nostra vita. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Nei primi due secoli del cristianesimo il luogo della preghiera comune era semplicemente la domus, cioè la «casa privata», nella quale il presidente della celebrazione stava come un padre di famiglia tra i fedeli radunati attorno, probabilmente senza riservargli alcun seggio particolare, per leggere prima gli scritti degli Apostoli e poi celebrare la Cena del Signore. Successivamente, quando la fede cristiana vide una grande espansione e le case private non bastavano più a contenere il grande numero dei nuovi fedeli, venne destinata specificatamente una costruzione alla preghiera e alla sinassi eucaristica, la cosiddetta domus ecclesiae, simile a una abitazione ma adibita esclusivamente al culto. Sebbene sembri difficile ricostruire in essa la disposizione interna dell’aula liturgica e in particolare del luogo proprio del celebrante, pare tuttavia che già in queste prime costruzioni vadano delineandosi precise caratteristiche per i principali poli celebrativi e anche per la sede liturgica. Infatti, un antico direttorio siriaco del III secolo prescrive di collocare a oriente la sede per il vescovo, circondata ai due lati da altri seggi più semplici per i presbiteri (cf. Didascalia Apostolorum II, 57, 3-4). Quindi resta già attestato in quest’epoca, oltre a un orientamento dell’aula, un luogo preciso della presidenza. A questa indicazione possiamo aggiungerne un’altra che ci viene da una testimonianza archeologica a Dura Europos, nel deserto della Siria, dove è stata rinvenuta una domus ecclesiae costruita intorno al 230 e rimasta in uso per una ventina d’anni: l’aula liturgica, destinata alla celebrazione eucaristica e posta accanto a quella del battistero, conserva una pedana di pietra rialzata che, per la sua posizione e significato, può aver costituito la predella della sede per il presidente della celebrazione, il vescovo, e sulla quale trovava posto un seggio mobile e di legno. Accanto a essa si potevano mettere gli altri ministri e di fronte i laici, i quali trovavano dei banchi per sedersi, ma che scomparvero assai presto per ricomparire solo in epoca moderna. Quando cominciò dal IV secolo la fioritura delle basiliche cristiane, edificate in tutte le province dell’impero romano diventato cristiano per raccogliere grandi assemblee, il luogo della presidenza assunse connotati ancora più precisi. (2 continua)

Programma dal 24 febbraio al 3 marzo 2024

Letture: Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18 / Salmo 115 / Romani 8,31b-34

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.

Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 24 18.00 + Dovadola Monica, Ivano, Silverio e Ruffini Armanda

+ Venturi Francesco e famiglia

Per una famiglia (viventi)

Domenica 25 10.30 + Stefano e Maria Baldini
Lunedì 26 18.00 + Teodora

+ Lea e Anselmo

Martedì 27 8.00 + Dovadola Ivano
Mercoledì 28 18.00 + Pirazzini Giuliana e Baldassarri Angelina
Giovedì 29 18.00 + Montesi Natale
Venerdì 01
Sabato 02 18.00 + Montanari Dircea

+ Preda Maria Teresa

Domenica 03 10.30 + Franca e coniugi Mussino e Giacometti

+ Amatulli Felice

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

Anno : B

Febbraio – Marzo 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 25

II di Quaresima.

Giornata AGESCI in diocesi del “Thinking day”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 28 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 01

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 3a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Sabato 02 Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 03

III di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

26 feb. – 01 mar.

(dalle ore 15.00)

02 marzo

(mattino e pomeriggio)

Lunedì 26 : Via Baravelli

Martedì 27 : Via Amendola (dispari)

Mercoledì 28 : Viale Quadri

Giovedì 29 : Via Amendola (pari)

Venerdì 01 : Piazza Pascoli

Sabato 02 : Viale della Resistenza

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,36-38 Mt 23,1-12 Mt 20,17-28 Lc 16,19-31 Mt 21,33-43.45-46 Lc 15,1-3.11-32

Vivere il mistero – Mentre il nostro cammino verso la Pasqua procede, dopo la tappa del deserto, ci troviamo oggi in quella del doppio monte: quello del Moria e quello «alto» su cui il Signore Gesù si mostra ai suoi discepoli in tutto il suo splendore di «Figlio mio, l’amato». Su questo monte di trasfigurazione, anticipo di quello della sfigurazione della croce, il Signore Gesù rivela come e quanto Dio sia padre che si compiace, che si coinvolge, che non si assenta e che, per nulla al mondo, potrebbe pensare e, meno ancora volere, la morte, il sangue, l’offerta, il sacrificio. Tra questi due monti si stende la grande valle della nostra fatica ad accogliere l’amore, tanto da essere in grado non solo di umiliarlo ma persino – a causa di un istinto difficile da dominare – di annientarlo. Alla fine del Vangelo il Maestro esorta i suoi discepoli: « non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo  fosse risorto dai morti». Questa raccomandazione crea una domanda su «che cosa volesse dire risorgere dai morti». Il primo annuncio è, per così dire, quello della risurrezione, che non è una rassicurazione contro la sofferenza e la morte, ma è rivelazione di come il desiderio del Padre sia l’amore e la vita oltre ogni esperienza di morte. Questo desiderio di vita piena e vera è posto nelle nostre mani con un’amorevolezza così autentica da essere capace di mettere in conto il nostro rifiuto. Il monte della trasfigurazione è figura del Calvario, dove in modo ancora più forte ed esigente non vedremo e non sentiremo «più nessuno, se non Gesù solo, con loro». Ma anche noi saremo più soli… come Abramo e come Isacco che forse «porta la croce» più scendendo dal Moria che salendo portando la legna per il sacrificio. Dopo la sua legatura, Isacco non solo è liberato, ma deve mostrarsi capace di essere un uomo libero e per questo solo. Quello di Isacco sul «monte Moria» non è semplicemente il racconto di un sacrificio mancato, ma il racconto di un sacrificio compiuto: il sacrificio del sacrificio! Abbiamo davanti a noi un figlio – come ogni figlio – che è minacciato di essere sacrificato e ci viene detto il modo in cui Dio sventa questa minaccia a vantaggio di tutti. Il messaggio è chiaro: nessuno pensi, guardando un padre sacrificare il proprio figlio, che Dio sia abitato da quella violenza, la quale invece spesso abita il nostro cuore e anima i nostri gesti. La liturgia, che ci ha fatto concludere il tempo di Natate con la parola del Padre «tu sei il Figlio mio l’amato», ci accompagna ora verso il Golgota facendoci intendere di nuovo questa voce che a noi si rivolge: «Questi è il Figlio mio l’amato» aggiungendo «ascoltatelo». Tutto ciò per prepararci a sostenere il «sottile silenzio» dell’ora delle «tenebre» – sulla croce – dove il Figlio si consegnerà interamente a quel senso di abbandono che è principio di risurrezione. Senza questo abbandono come potremmo mai essere liberi da ogni proiezione paternalista di protezionismo infantilizzante? Come sperimentare la cura del Padre senza passare dolorosamente attraverso l’abbandono iniziatico da parte di Dio per abbandonarci interamente e veramente in Dio che «è per noi» fino a essere «contro di noi»? ln realtà vi è una risposta nel silenzio della croce ed è semplicemente un invito: «Ascoltatelo». Se pensiamo di vedere, di capire, di stabilire delle «tende» per trattenere «il bello» della nostra stessa esperienza di Dio rischiamo di andare fuori strada. Difatti la grande immagine di Gesù trasfigurato «davanti a loro» raggiunge il suo fine, quando quegli stessi discepoli «non videro» se non «Gesù solo, con loro», stupendo anticipo della contemplazione del Crocifisso! Se il Signore Gesù è con noi – poco importa se nella gloria o nell’abiezione – non abbiamo bisogno di vedere niente altro che Lui e per vederlo ci basta solo ascoltarlo e per ascoltarlo ci basta solo guardarlo. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

I luoghi liturgici, che la riforma liturgica postconciliare ha riconsegnato alle nostre chiese, non sono semplicemente arredi o mobili sostituibili a piacere, ma si presentano come elementi che hanno recuperato una propria e specifica funzionalità e insieme manifestano una profonda e ricca dimensione di simbolo. La sede utilizzata dal celebrante è forse, più degli altri luoghi, un prezioso frutto della riscoperta conciliare, riabilitato e rivalorizzato alla luce della riflessione ecclesiologica e liturgica. Certamente non si propone nello spazio celebrativo con quella valenza significativa e importanza iconologica pari a quella degli altri luoghi, soprattutto dell’altare e dell’ambone con i quali condivide lo stesso spazio del presbiterio. Tuttavia, anche la sede liturgica non compare solamente per una funzionalità pratica ma la sua concreta presenza, anche idealmente, esprime l’essenza di quello che manifesta, cioè il ministero della presidenza. La stessa terminologia usata per indicare questo «luogo» non sempre è precisa e talvolta pure ambigua. Ecco perché useremo preferibilmente il vocabolo sede, specificandola con presidenziale o liturgica o del celebrante, per indicare il luogo proprio di colui che presiede durante la liturgia e la preghiera comune. Il termine peraltro unisce nella preghiera e nella celebrazione, specialmente nell’Eucaristia, sia la cattedra, riservata solamente al vescovo, sia il seggio, riservato agli altri ministri ordinati, presbiteri o diaconi. Diversa invece è l’importanza simbolica tra la cattedra e il seggio, che si esprime anche in una differente dimensione monumentale, che comunque si pone solo nell’ordine di un significato aggiunto della prima rispetto alla seconda. Il luogo della presidenza ha assunto caratteristiche e valenze diverse nel corso della storia della Chiesa a seconda dell’evolversi della disposizione dei principali poli celebrativi (altare e ambone) e, soprattutto, del modo di porsi del presidente stesso all’interno dell’assemblea liturgica. (1 continua)

Programma dal 17 al 25 febbraio 2024

Letture: Genesi 9,8-15 / Salmo 24 / 1Pietro 3,18-22

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà.

Dal Vangelo secondo Marco (1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo»..

Parola del Signore.

________________________________________________________________________________

VITA ECCLESIALE

Sabato 17 18.00 + Bassi Giovanni e Resta Maria

deff. fam. Negroni Eugenio e Mazzanti Silvia

Domenica 18 10.30

18.00

+ Francesco Marconi

+ Aristide

+ Amadei Carlo, Brandolini Irene, Fabbri Adamo

+ Poggiali Dante

+ Foletti Arcangelo (detto Lino)

Lunedì 19
Martedì 20
Mercoledì 21 18.00 + Antonio
Giovedì 22
Venerdì 23
Sabato 24 18.00 + Dovadola Monica, Ivano, Silverio e Ruffini Armanda

+ Venturi Francesco e famiglia

Per una famiglia (viventi)

Domenica 25 10.30 + Stefano e Maria Baldini

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Febbraio 2024

Domenica 18

I di Quaresima.

Giornata della colletta diocesana Caritas Pro Terra Santa

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa e consegna dei libro dei Vangeli ai fanciulli del anno di catechismo.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 19 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Martedì 20 Ore 21.15 (oratorio) : Incontro giovani di A.C.
Mercoledì 21 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 22

Cattedra di S. Pietro

S. Messa ad orario feriale.
Venerdì 23

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 2a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Domenica 25

II di Quaresima

Giornata AGESCI in diocesi del “Thinking day”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

19 feb. – 23 feb.

(dalle ore 15.00)

24 febbraio

(mattino e pomeriggio)

Lunedì 19 : Via don Minzoni (pari)

Martedì 20 : Viale Alighieri (pari)

Mercoledì 21 : Via don Orfeo, dell’Unione Europea)

Giovedì 22 : Viale Alighieri (dispari), Grieco

Venerdì 23 : Viale Carducci (pari)

Sabato 24 : Viale Carducci (dispari)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 25,31-46 Mt 6,7-15 Lc 11,29-32 Mt 16,13-19 Mt 5,20-26 Mt 5,43-48

Vivere il mistero – Il cammino quaresimale comincia rammentandoci che la misericordia e la pazienza di Dio sono capaci di brillare in cielo come l’arcobaleno, tanto da illuminare graziosamente le nostre più segrete e recondite tenebre interiori. Agli estremi del cielo e della terra, la liturgia accompagna il contrasto stridente di quelle «bestie selvatiche e gli angeli» (Mc 1,12) con cui Gesù sembra serenamente e utilmente accompagnarsi «nel deserto». La concisione di Marco non lascia spazio a fantasie alla tentazione di Satana su cui non si fa tanto rumore né si danno troppi particolari. Alle lusinghe del Maligno si contrappone, in modo veloce e chiaro e per due volte, «il Vangelo di Dio» (1,13) al quale siamo chiamati a convertire la nostra vita per poter credere «nel Vangelo» (1,14). Possiamo dire che la Quaresima è un tempo per ritrovare le vie del Vangelo come la forma in cui sentiamo che il Signore Dio, ancora una volta, vuole riprendere a camminare con noi per ritrovare in noi la sua immagine, la sua somiglianza, la sua gioia, la sua stessa identità attraverso una ritrovata armonia. L’esperienza di Gesù nel deserto, cui ci ispiriamo in questo sacro tempo della Quaresima, non fu altro, secondo il Vangelo di Marco, se non un tempo capace di mettere insieme gli opposti e di fare del cuore e della vita di Gesù una buona notizia: è sempre possibile ritrovare le vie dell’amicizia con Dio e di ristabilire l’alleanza persino quando è stata miseramente calpestata. Forse, senza troppe parole, Marco ci suggerisce il contenuto della tentazione proveniente da Satana per Gesù e per noi: dubitare che questa amicizia e questa armonia siano possibili. Il nostro cammino quaresimale è abitato dal profondo desiderio di aprirci alla contemplazione del vero arcobaleno che non tramonta mai: Gesù crocifisso «messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito». Pur essendo solo agli inizi del nostro cammino, la liturgia – attraverso i testi scelti – ci porta al cuore del mistero che siamo chiamati a celebrare per farcene interiormente trasformare.  Questa trasformazione interiore è la conditio sine qua non per un’autentica conversione esistenziale. Ecco allora che l’evangelista Marco – con una stupenda brevità – ci mostra il Signore Gesù appena risalito dalle acque battesimali del Giordano completamente sprofondato nel combattimento, tipico della nostra vita di uomini e donne, ciascuno alle prese con il proprio deserto e con le proprie bestie interiori da addomesticare. ln questo tempo di maggiore attenzione a noi stessi in una vigilanza più pronta, siamo invitati a vivere dentro di noi la stessa morte, per sperimentare la stessa traboccante vita secondo la promessa: «non sarà più distrutta alcuna carne». Ma sembra che la condizione sia che ciascuno venga trovato in verità «vivente». Di questo uomo completamente vivo è archetipo il Signore Gesù che nel «deserto» (Mc 1,12) riesce a vivere ogni aspetto della vita: è infatti «tentato da satana» ma pure vive sotto la mozione potente dello «Spirito». Nessun combattimento drammatico nella versione di Marco per parlare dei «quaranta giorni» di Gesù nel deserto, ma una semplice tensione inevitabile per essere e rimanere vivi. Entriamo dunque fiduciosamente e serenamente in questo tempo favorevole cercando di dare spazio a tutto ciò che ci abita, senza fuggire da nulla, per fare ancora una volta l’esperienza di come l’«invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza» può trasformare il deserto in un giardino di delizie dove l’uomo – di nuovo solo come «all’inizio della creazione» non ha più paura della paura, ma riprende il suo sereno cammino accanto a quel Dio che «passeggiava» (Gen 3,8) e desidera incontrarci sulla sua strada come figli e amici. Il Signore Gesù combatte per primo al fine di redimere nella sua vittoria ogni nostra sconfitta nella lotta contro le forze oscure che adombrano la luce che ci abita ben oltre ogni tenebra. Abbiamo davanti a noi un lungo tempo per accogliere l’invito del Signore che si rivolge pure alte nostre «anime prigioniere» (1 Pt 3,19) con queste parole accolte qualche giorno fa assieme alla cenere sparsa sul nostro capo: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Perciò il tabernacolo dev’essere situato in un luogo particolarmente degno dell’edificio ecclesiale e dev’essere realizzalo in modo da manifestare la verità della presenza reale di Cristo nel santissimo Sacramento e, nel medesimo tempo, da rendere pure evidente lo stretto legame, di origine e contenuto, tra il culto eucaristico fuori della Messa e la celebrazione eucaristica stessa: «l fedeli, quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ricordino che questa presenza deriva dal sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale» (RCCE 88). Il luogo della custodia del Pane eucaristico e il tabernacolo non possono pertanto togliere all’altare la sua centralità nella chiesa: l’adorazione eucaristica nasce dalla celebrazione della Messa e alla Messa deve riportare. Una celebrazione eucaristica autentica, con la partecipazione piena, attiva e consapevole di tutta l’assemblea, saprà dare il giusto alimento al culto; un culto autentico di Cristo presente nell’Eucaristia, spingerà alla celebrazione. Sempre il Rituale rammenta che «la pietà, dunque, che spinge i fedeli a prostrarsi in adorazione dinanzi alla santa Eucaristia, li attrae a partecipare più profondamente al mistero pasquale e a rispondere con gratitudine al dono di colui che con la sua umanità infonde incessantemente la vita divina nelle membra del suo Corpo. Trattenendosi presso Cristo Signore, essi godono della sua intima familiarità e dinanzi a lui aprono il loro cuore per se stessi e per tutti i loro cari e pregano per la pace e la salvezza del mondo. Offrendo tutta la loro vita con Cristo al Padre nello Spirito Santo, attingono da questo mirabile scambio un aumento di fede, di speranza e di carità. Essi intensificano cosi le disposizioni necessarie per celebrare con la debita devozione il memoriale del Signore e ricevere frequentemente quel pane che ci è dato dal Padre». Per tutto questo, viene ricordato ai pastori di provvedere «che le chiese e gli oratori pubblici nei quali, secondo le norme del diritto, si conserva la santissima Eucaristia, restino aperti ogni giorno e nell’orario più indicato, almeno per qualche ora, in modo che i fedeli possano agevolmente trattenersi in preghiera dinanzi al Santissimo Sacramento» (RCCE 9). A ogni credente, poi, «è vivamente raccomandata la devozione verso la santissima Eucaristia, anche fuori della Messa […]; il sacrificio eucaristico è infatti sorgente e culmine di tutta la vita cristiana» (RCCE 87). Il tabernacolo nella chiesa deve condurci alla viva consapevolezza della presenza reale di Cristo, perché «la presenza di Gesù nel tabernacolo- come ha scritto Giovanni Paolo II – deve costituire come un polo di attrazione per un numero sempre più grande di anime innamorate di Lui, capaci di stare a lungo ad ascoltarne la voce e quasi a sentirne i palpiti del cuore. “Gustate e vedete quanto è buono il Signore!” (Sal 33 [34],9)». (7 fine)