Programma dal 16 al 24 gennaio 2021

Letture: 1 Samuele 3,3b-10.19 / dal Salmo 39 / 1 Corinzi 6,13c-15a.17-20

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42)

17 gennaio In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete».
Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.
Parola del Signore

Vivere il Mistero- Il brano evangelico fa parte della settimana inaugurale con la quale Giovanni apre il suo racconto. Gesù incontra i primi discepoli e li chiama alla sua sequela. Ci soffermiamo solo su un aspetto, partendo da una domanda: «Come Gesù incontra l’uomo per poi invitarlo a seguirlo?». Mettiamo in evidenza tre elementi: la mediazione, lo sguardo e la parola. L’incontro con Cristo non è immediato, ma sempre mediato e necessitante di una progressione. I primi due discepoli sono condotti da Gesù grazie al Battista. Ugualmente Simon Pietro è guidato a Gesù da suo fratello Andrea. In un secondo momento l’incontro è personale e si articola attraverso lo sguardo e la parola. Dapprima Gesù vede il suo Interlocutore: «Fissando lo sguardo su di lui (Simone)». II verbo greco usato qui da Giovanni indica ben più del vedere; Gesù non vede solo Simone, ma ne coglie il mistero, l’identità nascosta, la vocazione inscritta nel suo nome. «Bastava che Gesù guardasse – scrive P. Luzi – perché l’altro non potesse più sentirsi estraneo o indifferente a lui, al suo sguardo, alle sue parole. E comprendiamo perché questo accadesse, se consideriamo che, prima o poi, gli occhi diventano ciò di cui uno li sazia… Negli occhi di Gesù vi era impresso ciò che aveva amato». Con lo sguardo la parola; una parola che coglie la persona nel suo presente («Tu sei Simone»), nel suo passato («figlio di Giovanni»), per aprire, infine, su un nuovo futuro («sarai chiamato Cefa»).

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.00 + Sessa Monica
Domenica 17 10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Marconi Antonio

+ Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

Lunedì 18 18.00 + Brandolini Irene, Fabbri Adamo e Amadei Carlo

+ Cardone Sebastiano (Luca)

Martedì 19 8.00 + Benini Cesare
Mercoledì 20
Giovedì 21
Venerdì 22 8.00 + Castelli Adriano
Sabato 23
Domenica 24 10.30 + Piccolo Biagio

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi


Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Gennaio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 17

II del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 15.30 (S. Paolo) : Incontro cresimandi in preparazione alla celebrazione del Sacramento della Confermazione

Lunedì 18 Inizia la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18 – 25 gennaio)
Mercoledì 20 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del Coro S. Paolo
Giovedì 21

S. Agnese

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Venerdì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Domenica 24

III del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa e celebrazione del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti

1E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2021 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Si può fare rivolgendosi in sacrestia, oppure al “Punto Radio Maria” il venerdì o il sabato mattina.

Nota. La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 2,18-22 Mc 2,23-28 Mc 3,1-6 Mc 3,7-12 Mc 3,13-19 Mc 3,20-21

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Celebrare: Il silenzio è preghiera di don Silvano Sirboni

Quello della messa non è un congedo liberatorio, ma impegnativo. Si tratta, infatti, di riprendere la vita quotidiana in pace con Dio e con il prossimo. A prescindere dal significato dell’originario e semplice “Ite, missa est”, il Messale italiano fin dall’edizione del 1965 traduce: «La messa è finita. Andate in pace». Nell’edizione del 1983 esplicita questo congedo in quattro modi diversi e complementari. Il Sinodo dei vescovi nel 2005 auspicava una maggiore ricchezza di formule per far meglio emergere l’impegno alla testimonianza. La messa, infatti, non è, e non dev’essere, un rito chiuso in sé, ma fonte e culmine dell’evangelizzazione e di tutta la vita cristiana. In alcune circostanze, se lo si ritiene opportuno, è possibile far precedere la benedizione finale, senza soluzione di continuità, da una delle tante preghiere di benedizione sul popolo (cf Messale romano). Esse richiamano sempre la conversione della vita in funzione di una chiara testimonianza. Queste orazioni sono antichissime e per questo sono entrate anche nel Messale tridentino (1570), sebbene riservate alle messe feriali della Quaresima. In origine esse costituivano la sola e normale benedizione al termine di ogni celebrazione eucaristica. Infatti, ancora oggi, è previsto che il sacerdote pronunci questa preghiera di benedizione con l’antico gesto dell’imposizione delle mani mentre tutti i fedeli si inchinano profondamente. La benedizione trinitaria con la quale si conclude la messa e ogni altra celebrazione liturgica è relativamente tardiva, risale al XIII secolo. Che sia una aggiunta successiva lo dimostra il fatto che nel Messale tridentino la benedizione trinitaria è collocata stranamente e illogicamente dopo il congedo.

E interessante ricordare che nel Messale tridentino, sebbene non più intesa dai fedeli come tale, vi era al termine della messa la lettura del prologo di Giovanni (1,1-14) quale formula di benedizione. Usata nel tardo medioevo come benedizione ai malati prima degli ultimi sacramenti, entrò nel Messale romano del 1570. Già Pio XII nel 1958 ne limitò l’uso e scomparve del tutto nel l964, insieme a tutte le altre preghiere devozionali che negli ultimi cent’anni si erano accumulate e aggiunte al termine della messa e da recitarsi ai piedi dell’altare, insinuando l’impressione che la messa non fosse la preghiera più grande e più completa, senza bisogno di appendici.

Per alcune feste importanti e per i diversi tempi liturgici il Messale attuale prevede la possibilità di una triplice e solenne benedizione con l’imposizione delle mani sui fedeli inchinati: gesto e atteggiamento biblico della benedizione. Il Messale postconciliare prevede anche uno spazio per “brevi” comunicazioni. Elemento che evidenzia la stretta relazione fra liturgia e comunità cristiana. L’aggettivo messo in evidenza intende evitare che gli avvisi diventino una seconda predica appesantendo inopportunamente il tempo della celebrazione.

E il canto finale? Il rito della messa non lo prevede. È un elemento aggiuntivo che, tuttavia, permette talvolta di elevare un canto popolare a Maria o ai santi.

Programma dal 9 al 17 gennaio 2021

Letture: Isaia 55,1-11 / Salmo da Isaia 12,2-6 / 1 Giovanni 5,1-9

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11)

10 gennaio In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore

Vivere il Mistero- Ritorna in questa domenica la figura di Giovanni Battista per attestare, sulle rive del Giordano, la divinità di Gesù. Difatti, è nel battesimo che Gesù è manifestato da Dio come Figlio amato; ma non solo, con il battesimo egli inaugura anche la sua missione. La scena del battesimo di Gesù è preceduta dall’allusione dell’acqua fatta da Giovanni Battista: «lo vi ho battezzato con l’acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo». Cogliamo, nelle parole del Battista, il passaggio dall’antico rito di purificazione al dono dello Spirito. Se il battesimo con acqua è segno di conversione, il battesimo nello Spirito compie il rinnovamento del cuore e della vita. Dopo il battesimo, Gesù sente dal cielo una voce. L’evento è perciò confermato dalla Parola di Dio. Di più: La voce interpella direttamente Gesù e allo stesso tempo gli indica la missione che lo attende. L’investitura messianica. L’espressione: «Tu sei il Figlio mio» sottintende: «lo sono tuo padre». Colui che parla è il Padre. Egli si rivolge a Gesù rivelandogli ad un tempo la sua identità filiale e messianica. Gesù apprende così di essere il Figlio e il Messia. Il Figlio amato. Gesù è qualificato anche come il Figlio amato. Questo aspetto rimanda a Isacco, il figlio amato da Abramo e che Dio gli chiede di offrire sul Moria in olocausto. Gesù appare, perciò, come l’Isacco di Dio. All’orizzonte già si intravvede l’ombra della croce. Il Figlio del compiacimento. Gesù è anche Figlio della compiacenza divina, il fondale di questa espressione è Is 42,1 che annuncia il Servo di JHWH. Questo Servo ha un destino tragico, segnato dalla prova. Tutto, però, sfocia nella vittoria, grazie alla fedeltà misericordiosa di Dio. Questi tre aspetti manifestano la vocazione, il destino e il programma di una vita. Sono le tre tappe che caratterizzeranno la vita stessa di Gesù; egli, come Figlio e Messia, porterà la salvezza, ma attraverso la via paradossale della croce. Ma il Padre, fin da ora, si costituisce garante della sua vittoria finale. Quando Gesù si sottopone al battesimo, opera una scelta missionaria che lo porterà inevitabilmente alla morte per gli uomini.

VITA ECCLESIALE

Sabato 09
Domenica 10 10.30

18.00

+ Edmondo ed Ebriana

+ Saguatti Claudio

+ Alpi Elena

+ Goggini Antonio

Lunedì 11 18.00 + Pasotti Costante, Francesca e Francesco ed Egle

+ Franca

Martedì 12
Mercoledì 13 18.00 + Alessandro Gotti e deff. della fmiglia
Giovedì 14
Venerdì 15
Sabato 16 18.00 + Sessa Monica
Domenica 17 10.30 + Resta Albertina e Gagliardi Bruno

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Gennaio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 10

Battesimo del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)
Giovedì 14 Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Venerdì 15 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Domenica 17

II del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 15.30 (S. Paolo) : Incontro cresimandi in preparazione alla celebrazione del Sacramento della Confermazione

Nota. La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 1,14-20 Mc 1,21b-28 Mc 1,29-39 Mc 1,40-45 Mc 2,1-12 Mc 2,13-17

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Celebrare: Il silenzio è preghiera di don Silvano Sirboni

C’è chi si rammarica per il fatto che dopo la comunione la messa si concluda abbastanza velocemente, senza dedicare maggior tempo per la preghiera di ringraziamento. Questa lamentela affonda le sue radici in una prassi che si era installata secoli addietro, quando la messa era percepita come una faccenda del prete e la comunione dei fedeli come un elemento a sé stante. Tant’è vero che si era instaurata la prassi anomala di richiedere la comunione prima della messa. In tal modo si impegnava tutto il tempo della messa per fare preghiere di ringraziamento. Già nel 1947 Pio XII affermava che sarebbe più corretta la comunione dei fedeli subito dopo quella del sacerdote a messa. Non poteva fare a meno di tenere conto dell’altra consuetudine, cosicché nell’uno e nell’altro caso, il Papa esortava a prolungare il ringraziamento con preghiere oltre il tempo del rito liturgico.

Ora, la riforma liturgica del Vaticano II ha restituito alla celebrazione eucaristica la sua originaria dimensione conviviale. Deve, infatti, emergere chiaramente che essa è stata istituita in vista della comunione, come si evince dal comando di Gesù e ripetuto dal sacerdote in ogni messa: «Prendete e mangiatene… Prendete e bevetene tutti…». La comunione è il “traguardo” di tutto il rito della messa. Dopo di che non resta che tradurre in concreti gesti di vita la fede che è stata espressa e alimentata. Tuttavia la riforma del Vaticano II, tenendo conto anche del passato più recente, ha inserito all’ interno della messa la possibilità di uno spazio di ringraziamento rituale, comunitario, che si può esprimere con il silenzio o anche con un canto. Anche se si decide per il canto, un previo e congruo spazio di silenzio è sempre consigliabile in vista di un’autentica partecipazione interiore. Bisogna, però, riconoscere che non ovunque si è compreso il significato di questo momento. E i fedeli difficilmente fanno una vera esperienza di silenzio e di ringraziamento comunitario. Infatti, il momento che segue la comunione è spesso impegnato dal sacerdote e dai diversi ministri e ministranti per riassettare i vasi e quant’altro. Le norme del Messale con saggezza prevedono che la purificazione dei vasi sacri possa essere fatta alla credenza anche dopo la messa, per evitare di dare troppo tempo e troppa importanza a questo servizio che distrae e non aiuta l’assemblea alla preghiera. Gli stessi membri del coro, durante questo momento, sono sovente anch’essi affaccendati con gli spartiti musicali e si scambiano raccomandazioni per il canto successivo… Soltanto dopo questo silenzio orante e l’eventuale canto, l’orazione dopo la comunione può concludere la celebrazione, richiamando senza troppe parole e altri riti, il significato della comunione e come si debba continuare il ringraziamento: «Signore, che ci hai nutriti alla tua mensa fa’ che questo sacramento ci rafforzi nel tuo amore e ci spinga a servirti nei nostri fratelli».

Programma dal 2 al 10 gennaio 2021

Letture: Siracide 24,1-2.8-12 / dal Salmo 147 / Efesini 1,3-6.15-18

Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)

03 gennaio In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato. Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 02 18.00 + Preda Maria Teresa
Domenica 03 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino
Lunedì 04 18.00 + Ruffini Armanda e Dovadola ivano
Martedì 05
Mercoledì 06 10.30 + Giovanni, Isolina, Giacomo, Susetta e don Orfeo
Giovedì 07
Venerdì 08
Sabato 09
Domenica 10 18.00 + Saguatti Claudio

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Gennaio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03

II dopo Natale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)
Mercoledì 06

Epifania del Signore

Giornata dell’infanzia Missionaria

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne e benedizione particolare alle famiglie

Giovedì 07 Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Venerdì 08 Comunione ai malati del ”Primo venerdì del mese”

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Domenica 10

Battesimo del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 1,35-42 Gv 1,43-51 Mt 2,1-12 Mt 4,12-17. 23-25 Mc 6,34-44 Mc 6,45-52

Vivere il Mistero- La fede cristiana afferma che «il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi». Siamo invitati ancora una volta a riflettere sul mistero dell’incarnazione. Il Prologo giovanneo, che domina la liturgia della Parola di questa domenica, ci presenta l’irruzione di Dio nel mondo. Un’irruzione che non ha nulla di eclatante, ma che percorre la via più ordinaria e naturale: la nascita da una donna, l’inserimento dentro un tempo e un luogo ben precisi e datati, all’interno di una cultura particolare (quella ebraica) e in una situazione storica di oppressione (romani). «ln principio era il Verbo». Il termine greco qui usato per indicare il Verbo/Parola è Logos. Il Logos ha molti significati. Per la cultura filosofica ellenistica, nella quale si muove il IV Vangelo, il Logos rappresenta la ragione che spiega il funzionamento, la struttura e l’ordine del cosmo. Per la cultura ebraica, invece, il Logos è ciò che ha originato l’universo; non solo, quando Dio comunicava ai profeti la sua volontà, il logos si poneva come ponte di unione tra la trascendenza divina e la realtà umana. Il pensiero ebraico elaborò successivamente anche il concetto di Sapienza, che più tardi fu messa in relazione con la legge dell’Altissimo. Di questa ricca eredità (qui solo evocata) l’autore del Prologo è fortemente debitore. Possiamo, quindi, parlare di continuità teologica ma anche, allo stesso tempo, di superamento. Questo perché il logos la Parola, non è un pensiero filosofico, né una categoria religiosa e neppure un’istanza mitologica, ma una persona incarnata, vivente e storica: Gesù di Nazareth. Ma cosa ci viene detto del Logos? Il IV Vangelo non fa speculazioni, ma mette in risalto come il Logos sia in relazione con Dio (di cui è la manifestazione), con la creazione (di cui è il fautore), con gli uomini (per i quali è luce e vita), con Israele (del quale è l’attesa). Certo, la sua venuta non si impone. Può essere accolto o rifiutato; non può essere però vinto. Nonostante la tenebra, che già nel Prologo fa la sua comparsa, la sua vittoria è sicura. ln conclusione possiamo dire che il Logos è l’espressione di Dio giunta ad essere udibile, visibile e comprensibile dagli uomini. Quando Giovanni (ma è anche tutta la comunità che nel Prologo fa la sua confessione di fede) afferma che il logos si è fatto carne, significa che il divino abita ormai in una singola creatura umana e vive tra gli uomini. L’essere di Dio è ormai fisicamente presente in Gesù. Di più: Giovanni dirà che il logos ha piantato la sua tenda tra noi. Se questo è vero, com’è vero, significa che il Logos ha «campeggiato» in questo mondo in un tempo databile e ben circoscrivibile. Che poi si sia fatto carne, significa che è entrato pienamente nella condizione umana assumendone splendori e miserie. L’evento dell’incarnazione ha inaugurato un nuovo rapporto tra Dio e l’uomo. Vediamone in sintesi tre aspetti: 1. L’ascolto e la visione di Dio. E’ solo in Gesù, il Logos, che noi possiamo udire e vedere il volto del Padre (Gv 5,19-20). Quando Gesù parla e opera, proferisce le parole ascoltate e compie quanto ha veduto presso il Padre. Se l’uomo si pone in ascolto della Parola e crede in Gesù, vivente esegesi del Padre, può giungere a conoscere e a vedere Dio. 2. La dimora di Dio nell’uomo. ln chi accoglie Gesù, Dio pone la sua dimora (cf Gv 14,15-26). Non c’è più separazione tra cielo e terra, ormai ogni distanza è stata superata. Leggiamo nella Costituzione conciliare Gaudium et spes al n 22: «Con l’incarnazione il Figlio di Dio (quindi Dio stesso) si è unito in un certo modo ad ogni uomo». 3. Figli nel Figlio. Quanti credono e accolgono Gesù rinascono come figli di Dio mediante il dono dello Spirito (cf Gv 1,12). ln quanto figli, hanno poi accesso al Padre (cf Gv 4,23) e divengono eredi della vita eterna.

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Programma dal 27 dicembre 2020 al 3 gennaio 2021

Letture: Genesi 15,1-6;21,1-3 / dal Salmo 104 / Ebrei 11,8.11-12.17-19

Il Signore è fedele al suo patto.

Dal Vangelo secondo Luca (2,22-40)

27 dicembre Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore. Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo: «Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele». Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori». C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme. Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

     

Domenica 27

10.30

18.00

+ Dovadola Ivano

+ Zaccherini Ilva, Pollini Mario e Cassani Alba

+ Melandri Rosa e Rivola Giovanni

+ Eugenio e Silvia Negroni e fam. defunti

Lunedì 28

18.00

Deff. di Paolo Cotroneo

Martedì 29

8.00

+ Montesi Natale

Mercoledì 30

18.00

Deff. fam. Sirica, Demitri e Battaglini

Giovedì 31

18.00

+ Manara Bruno

Venerdì 01

18.00

+ Lullo Onofrio e Carolina

Deff. Fam. Orioli e Conti

Sabato 02

18.00

+ Preda Maria Teresa

Domenica 03

10.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito Internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Dicembre-Gennaio 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 27

Santa Famiglia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Lunedì 28

Ss. Innocenti m.

S. Messa ad orario feriale

Giovedì 31

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e canto del Vespro

Venerdì 01

Maria SS.ma Madre di Dio

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e canto del

“Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

Domenica 03

II di Natale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mt 2,13-18

Lc 2,22-35

Lc 2,36-40

Gv 1,1-18

Lc 2,16-21

Gv 1,19-28

Vivere il Mistero- La Famiglia di Nazareth incarna in modo eccelso la comunione delle persone. La loro famiglia è realmente un’intima comunità di vita e di amore, una relazione d’amore. E questo amore non è soltanto affetto coniugale, ma per l’effusione dello Spirito è il «bell’amore», partecipe del «grande mistero», divenuto «sacramento» nella celebrazione stessa del patto coniugale secondo la liturgia di Israele. Giuseppe ama Maria, ama ciò che Dio vuole da lei e, attraverso di lei, ama ciò che Dio chiede a lui per Maria e per il compito che insieme sono chiamati a svolgere. Il loro matrimonio è un servizio; entrambi sono invitati ad abbandonare la logica del possesso, in ogni sua forma, per entrare nell’obbedienza alla parola di Dio. Il brano evangelico di Luca pone in luce anzitutto che Maria e Giuseppe sono una famiglia osservante. In questo orizzonte sono consapevoli che Gesù è un dono di Dio e che quindi non appartiene a loro ma a Lui; ma non solo, il rito della purificazione di Maria esprime la consapevolezza (di fede) che la generazione non è un automatismo biologico ma una partecipazione alla fecondità di Dio, autore della vita.

Per la Scrittura i figli sono l’onore dei genitori; ne assicurano il nome nel tempo e sono garanzia di una vecchiaia tranquilla. Ma i figli sono anche un onere ovvero un impegno in quanto vanno accolti, cresciuti, introdotti nel mondo civile e, non da ultimo, educati alla fede. Nell’accoglienza del figlio sia il padre che la madre devono agire in sinergia. Il padre rappresenta, come sappiamo, l’autorità, la legge, colui che pone le regole della vita. La madre, invece, ha avuto in grembo il figlio per nove mesi con abnegazione e sacrificio. Questo rapporto – unico – è fortemente biologico, spirituale e carnale. Maria e Giuseppe nell’episodio della Presentazione davanti alla profezia di Simeone rimangono stupiti (cf Lc 2,33). ln questo stupore comprendono di non essere gli arbitri della vita di Gesù; ogni figlio ha in sé una vocazione, che va capita, sostenuta, e promossa. Un figlio non appartiene al proprio genitore, è una libertà, un destino. Fin dall’infanzia sia Maria che Giuseppe cominciano a «perdere» Gesù. Emblematico, al riguardo, l’episodio del suo ritrovamento al tempio (cf Lc 2,41-50). Qui Luca non vuole certo stigmatizzare una disattenzione di Maria e Giuseppe o un atto di disobbedienza di Gesù. Il ritrovamento al tempio ci rivela una duplice consapevolezza di Gesù: l’acquisizione di una necessaria autonomia dai genitori e la libera decisione di compiere la volontà di Dio. È stato scritto che la sacra Famiglia è l’esempio e il prototipo di tutte le famiglie cristiane. – Famiglia con-vocata. Ciò che ha formato questa Famiglia è la chiamata di Dio. Infatti, come si può notare dalla lettura dei Vangeli, nessuno dei tre membri che la compongono si è autoeletto o ha deciso in proprio il corso della sua esistenza. C’è sempre stato un intervento di Dio (l’angelo, il sogno, gli eventi stessi) che ha coinvolto ognuno di loro. – Famiglia in ascolto. Se è vero che nessuno dei suoi membri si è determinato a partire da sé stesso, come abbiamo sopra ricordato, è chiaro che questa Famiglia ha sempre posto un primato: l’ascolto della parola di Dio e il suo discernimento nella storia. – Famiglia in cammino. L’ascolto non è un atteggiamento passivo ma dinamico. Ecco allora la sacra Famiglia perennemente in cammino sia a livello interiore, spirituale, sia a livello geografico. – Famiglia sponsale. Tra i membri di Nazareth c’è una forte dimensione sponsale, dove per sponsale si intendono tre cose: risposta, promessa e offerta. L’amore sponsale è risposta, promessa e offerta con un «tu» e per un «tu». ln questo dinamismo sono vissuti Maria e Giuseppe affidandosi e credendo l’uno all’altro e, assieme, all’Altro per eccellenza, anche per vie strane e impreviste.

strane, impreviste, ma sempre provvidenziali.

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione.

Amen.

Messaggio annuale a Jakov, 25 Dicembre 2020

“Cari figli,

anche oggi Gesù è qui accanto a voi,

anche quando pensate di essere soli

e che non ci sia più luce nella vostra vita,

Lui è sempre vicino a voi

e non si è mai allontanato lasciandovi da soli.

La luce della sua nascita

illumina questo mondo e la vostra vita.

Il suo cuore è sempre aperto

per ricevere ogni vostra sofferenza, tentazione, paura e bisogno.

Le sue mani sono protese verso di voi

per abbracciarvi come un Padre

e dire quanto siete importanti per Lui,

quanto vi ama e quanto si prende cura dei suoi figli.

Figli cari

anche i vostri cuori sono altrettanto aperti verso Gesù?

Avete completamente consegnato la vostra vita nelle Sue mani?

Avete accettato Gesù come vostro Padre,

al quale potete sempre rivolgervi per trovare in Lui conforto

e tutto ciò di cui avete bisogno per vivere la fede veritiera?

Perciò, figli miei,

abbandonate il vostro cuore a Gesù

e lasciate che sia lui a governare le vostre vite,

perché solo così accetterete il presente

e potrete affrontare il mondo in cui vivete oggi.

Con Gesù,

tutta la paura, la sofferenza e il dolore scompaiono

perché il vostro cuore accetta la sua volontà

e tutto ciò che entra nella vostra vita.

Gesù vi darà la fede per accettare tutto

e niente potrà allontanarvi da Lui,

perché vi tiene per mano

e non permette che ve ne andiate o vi perdete

nei momenti difficili

perché è diventato il Signore della vostra vita.

Vi benedico con la mia benedizione materna.”

Medjugorje, 25 Dicembre 2020

“Cari figli!

Vi porto Gesù Bambino che vi porta la pace,

Colui che è il passato, il presente ed il futuro del vostro vivere.

Figlioli,

non permettete che si spengano la vostra fede e la vostra speranza

in un futuro migliore

perché voi siete stati scelti per essere i testimoni della speranza

in ogni situazione.

Per questo sono qui con Gesù

affinché vi benedica con la Sua pace.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

Programma dal 19 al 27 dicembre 2020

Letture: 2Samuele 7,1-5.-8b-12.14a-16 / dal Salmo 88 / Romani 16,25-27

Canterò per sempre l’amore del Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)

20 dicembre In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 19

18.00

+ Nino e Tina Savorani

+ Casadei Claudio (20° anniv.)

Domenica 20

10.30

18.00

+ Masi Clinio e Velucchio Domenica

+ Dovadola Dario

Lunedì 21

18.00

+ Antonio

Deff. fam. Preti

+ Ilvano e Maria

Martedì 22

8.00

+ Castelli Adriano

Mercoledì 23

18.00

+ Galanti Silla e Buldrini Natalino

Giovedì 24

20.00

+ Dovadola Dario

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Pilani Enzo e Giulio e Ronchini Angiolina

Venerdì 25

8.00

10.30

18.00

+ Castelli Bruno, Bianconi Velalma, Garoli Ugo e Liverani Iolanda

+ Ademara

+ Natale Ingegneri

+ Liverani Lucia, Cuffiani Ireneo, Ilaro, Ames, Erve e Gian Luigi Lanzoni

Vivi e defunti fam. Dovadola-Ruffini e vivi e def. Dovadola Ivano

Sabato 26

10.30

+ Stefano e Maria Baldini

+ Lanzoni Gian Luigi

Domenica 27

10.30

+ Dovadola Ivano

+ Zaccherini Ilva, Pollini Mario e Cassani Alba

Mattino Pomeriggio

Lunedì 21 : Ore 15.00 – 17.30

Martedì 22 : Ore 15.30 – 17.30

Mercoledì 23 : Ore 15.00 – 17.30

Giovedì 24 : Ore 9.30 – 12.00 15.00 – 18.00

Venerdì 25 : Ore 8.00 – 9.00 17.00 – 19.00

Le Confessioni

in prossimità del

Natale

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Dicembre 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 20

IV di Avvento

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Lunedì 21

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Martedì 22

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Mercoledì 23

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Giovedì 24

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.00 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte

Venerdì 25

Natale di N.S.G.C.

S. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.00

Ore 17.30 (S. Paolo) : Secondi Vespri del giorno di Natale

Sabato 26

S. Stefano p.m.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Domenica 27

Santa Famiglia

S. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

1 – La Novena di Natale, considerando anche la attuale situazione di limitata

mobilità serale , viene celebrata a fino al 24 dicembre tutti i giorni alle ore 17.30.

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 1,39-45

Lc 1,46-55

Lc 1,57-66

Lc 1,67-79

Gv 1,1-18

Mt 10,17-22

Vivere il Mistero- Dopo la compagnia di Giovanni Battista che ci ha seguito nelle domeniche precedenti, oggi è Maria a farsi nostra guida nella preparazione alla celebrazione del Natale. Dio vuole vivere di noi e perciò sceglie di avere bisogno di noi per nascere, per crescere, per amare, per gioire, per soffrire… perfino morire e rivivere. Discretamente l’angelo Gabriele – la forza di Dio – rimprovera Maria, e ciascuno di noi, nei medesimi termini con cui «quella stessa notte» al profeta Natan venne chiesto di rettificare il significato della parola «il Signore è con te». Il rimprovero è semplice ma accorato da parte di Dio nei confronti del re Davide: «Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?». La risposta risuona in questi termini: «Il Signore farà a te una casa». Quando Dio interviene nella nostra vita Io fa regalmente e radicalmente e, soprattutto, lo fa da sempre e «per sempre» e non solo in tempo di riposo. In Maria viene svelato il desiderio ardente di Dio, quello che attrasse irresistibilmente Mosè alle falde del Sinai «mentre stava pascolando il gregge». Questo desiderio si esprime in un dono totale di Dio all’uomo che esige e quasi forza amorevolmente il dono sponsale di tutta la nostra esistenza a Colui dal quale ogni vita è originata. Se Dio si dona fino a consegnarsi e affidarsi a noi fidandosi del fatto che sapremo e vorremo prenderci cura della sua Presenza nell’intimo del nostro cuore… allora aderire e rispondere «Ecco la serva» è una conseguenza semplice, naturale e per nulla «impossibile». Di quello che è avvenuto in quel giorno o in quella notte «in una città della Galilea» non sapremo mai nulla di più di quanto sappiamo del momento in cui il Crocifisso divenne il Risorto. Analogamente, del momento in cui il Verbo del Padre divenne «Gesù» nel seno assolutamente vuoto e completamente aperto di Maria, possiamo cantare-tacendo con le stesse parole della liturgia pasquale: «Tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora» (Preconio). Questa regola del silenzio attorno al silenzio di Maria potrebbe essere un modo adeguato per meditare il mistero della sua divina maternità nel disegno della salvezza, senza violarne – con l’eccesso delle parole e delle considerazioni – la sacra verginità. La verginità è il sigillo che difende da occhi indiscreti e impreparati il mistero di questa storia d’amore che, per sua natura, resta un segreto tra Dio e la sua silenziosa madre. Come dice Agostino nel suo secondo trattato sul Vangelo di Giovanni; «Perché gli uomini potessero nascere da Dio, Dio è nato anzitutto dagli uomini. Nato da Dio per crearci, egli nasce da una donna per ricrearci». Prima di contemplare ciò che avverrà nella piccola Betlemme siamo oggi chiamati a concentrare lo sguardo del nostro cuore su ciò che accade in un piccolo villaggio della Galilea dove una giovane «promessa sposa di un uomo della casa di Davide di nome Giuseppe» (Lc 1,27) riceve l’annuncio di un’improvvisa e imprevista maternità. Nonostante le perplessità, questa giovane donna si mostra capace di fare in pochissimo tempo – nello spazio di un dialogo – un lungo cammino interiore che va dallo stupore all’accoglienza piena. Maria non è una sempliciotta a cui va bene tutto e che se ne sta in attesa di qualcosa che porti rimedio alla noia; è una donna che ha un progetto e che nutre un desiderio sulla propria vita, eppure è capace di lasciarsi confermare dalle parole di un angelo accettando di riorientare radicalmente il proprio cammino di donna e di credente. Non ci sfugga la solitudine in cui Maria si trova dopo che «l’angelo si allontanò da lei» (Lc 1,38). Non ci spaventi la solitudine che ogni vero incontro con Dio ci chiede di assumere per rispondere in modo nuovo e unico alla vocazione di essere uomini e donne nella verità, nella libertà, nell’adesione a ciò che da sempre abbiamo desiderato e che a un certo punto chiede di essere finalmente riconosciuto e accolto.

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.