Letture: Ezechiele 18,25-28 / Salmo 24 / Filippesi 2,1-11
Ricordati, Signore della tua misericordia.
Dal Vangelo secondo Matteo (21,28-32)
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 26 | ||
| Domenica 27 | 10.30 | + Mondini Luigi, Giulia e Alfredo
+ Vilardo Francsco |
| Lunedì 28 | ||
| Martedì 29 | ||
| Mercoledì 30 | ||
| Giovedì 01 | ||
| Venerdì 02 | 8.00 | + Biancoli Vincenzo e Baldini Anna |
| Sabato 03 | 18.30 | + don Felice Marchi
+ Grassi Nicola (I° anniv.) |
| Domenica 04 |
Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)
S. Paolo Sabato (chiesa) ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Settembre-Ottobre 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 27
XXVI del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
| Martedì 29
Ss. Michele, Raffaele e Gabriele Arcangeli. |
S. Messa ad orario feriale |
| Mercoledì 30 | Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo |
| Giovedì 01
S. Teresa di Gesù Bambino |
S. Messa ad orario feriale
Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio. |
| Venerdì 02
Ss. Angeli custodi |
Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti
Ore 15.30 (Santuario) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario e recita del Vespro. L’adorazione procede in silenzio dalle ore 18.30 fino alle ore 20.00 |
| Sabato 03 | Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.
Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa Ore 18.30 (S. Paolo) : S. Messa di “inizio anno” con invito particolare ad alunni, insegnanti e genitori. |
| Domenica 04
XXVII del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Ore 15.30 (Santuario) : S. Rosario e a seguire S. Messa e atto di affidamento |
La festa al Santuario della B.V. della Consolazione
Venerdì 2 ottobre: ore 15.30 Adorazione Eucaristica con S. Rosario
e recita del Vespro. L’adorazione prosegue silenziosa
fino alle ore 20.00.
Sabato 3 ottobre: Con partenza alle ore 7.30 dal sagrato di S. Paolo
S. Rosario fino al Santuario e S. Messa alle ore 8.00
Domenica 4 ottobre: ore 15.30: S. Rosario e a seguire S. Messa.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Lc 9,46-50 | Gv, 1,47-51 | Lc 9,57-62 | Lc 10,1-12 | M t 18,1-5.10 | Lc 10,17-24 | ||||||
Vivere il mistero : Davanti a Cristo, l’uomo risponde in modo variegato e talora opposto; c’è chi Io accoglie con entusiasmo e chi volutamente lo rifiuta. Il brano evangelico odierno, attraverso una piccola ma significativa parabola, ci presenta due possibili reazioni (Mt 21,28-32). Per coglierne tutta la ricchezza dobbiamo però evidenziarne brevemente il contesto. I capitoli 21-22 di Matteo presentano l’entrata di Gesù, come Figlio di Davide, nella città di Gerusalemme. Entrando nella città santa (Mt 21,1-11) Gesù realizza la profezia (Zc 9,9), la quale annunciava l’umiltà del Figlio di Davide. Dopo questo, Gesù opera tre gesti: anzitutto purifica il tempio (Mt 21,10-17) e opera delle guarigioni (cf ls 35,5-6), poi compie il segno sul fico (Mt 21,18-22) e infine rifiuta di rispondere ai capi sull’origine della propria autorità (Mt 21,23-27). A questo punto formula tre parabole (Mt 21,28-22,14) che hanno un tono di giudizio. Sì, c’è stata accoglienza al suo ingresso in Gerusalemme, ma serpeggia anche molta ostilità perché ha parlato chiaramente denunciando l’ipocrisia e la sete di potere delle classi religiose. Al termine del capitolo 22, Gesù è interrogato proprio da costoro, i quali cercano maliziosamente di trarlo in inganno e avere di che accusarlo. Si presentano per primi i farisei e gli erodiani con la domanda sul tributo a Cesare (Mt 22,15-22). Gesù risponde rimandando ognuno alla propria libertà di fronte a Dio. Poi abbiamo i sadducei, con il problema della risurrezione dai morti (Mt22,23-33). Gesù rifiuta le vane questioni sul «come» l’uomo risusciterà e porta i suoi interlocutori su ciò che veramente è centrale: Dio. Un Dio dei vivi e non dei morti. Infine, ecco un dottore della Legge, il quale chiede quale sia il comandamento più grande (Mt 22,41-46). La risposta di Gesù non specifica quale sia il comandamento maggiore ma ciò che deve caratterizzare l’osservanza di ogni comandamento: l’amore. Dopo questa discussione, Gesù interroga i suoi avversari sulla sua identità. Ciò che vuol far capire è che il titolo con cui trionfalmente è stato acclamato, Figlio di Davide, lo si comprenderà in pienezza nella sua risurrezione. Ma su questo cala il silenzio. Entriamo ora dentro la nostra parabola. «Un uomo aveva due figli» (Mt 21,28), così Gesù inizia il suo racconto. Gesù non parla di un padre (che aveva due figli) ma di un uomo (ànthropos). Forse è sottinteso o forse ci è dato di comprendere una prima cosa importante: un padre non può definirsi da sé, ma è definito dai figli. Un padre genera ma è il figlio che riconosce e talora suscita una paternità. Senza tale riconoscimento c’è l’anonimato. Questo padre ordina ai suoi due figli di andare a lavorare nella vigna. L’ordine però è solo per quel giorno («Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna», Mt 21,28). È il minimo di sottomissione che il padre chiede; domani infatti l’ordine non avrà più valore. C’è poi il verbo «lavora re» (ergàzomai), che non ha una connotazione servile. Potremmo dire che il padre manda il figlio a plasmare una particolare realtà (la vigna) con la propria attività. La vigna, come ci insegna la Scrittura, è un luogo rischioso e felice: nella vigna possiamo vedere la vita stessa nella quale l’uomo è chiamato a realizzare se stesso. Ed ecco la risposta dei due figli. Il primo figlio risponde con un: «Non ne ho voglia», mentre il secondo con un: «Si, signore». La prima risposta è una negazione; tra il desiderio del padre e quello del figlio c’è inizialmente un «no». Questo figlio non si riconosce servo e quindi non vede il padre come un signore. Al contrario invece il secondo, che si rivolge al padre proprio come ad un padrone. C’è poi un cambiamento: il primo figlio, dopo un «no» secco e deciso, muta parere e va a lavorare nella vigna. Cosa è successo? La traduzione attuale scrive che si penti, dando una colorazione moralizzante. Non è sbagliata ma non coglie in pieno il senso. Questo figlio decide di andare nella vigna per una sua adesione personale, non perché costretto; va perché il padre lo desidera. Se è vero che la vigna rappresenta la propria esistenza, la quale è dono e compito, è altrettanto vero che in essa si può operare (con convinzione e creatività) solo liberamente e non sotto costrizione. L’altro figlio, invece, dopo l’assenso iniziale, muta parere e non va nella vigna. Questo figlio non ha capito che il comando del padre non è un imperativo ma è un invito a dar forma alla propria esistenza. A questa lettura della parabola ne segue un’altra; Gesù ha constatato nel suo ministero una situazione di fatto (che continua a ripetersi anche ai tempi dell’evangelista Matteo e ai nostri). Ci sono uomini estremamente zelanti e cercatori di Dio che lo hanno rifiutato e osteggiato, ma ci sono anche uomini comuni, gente ritenuta la feccia della società (peccatori e prostitute) che l’hanno accolto. I primi sono paghi solo della loro giustizia, i secondi sono alla ricerca, talora confusa ma sincera, della salvezza. A costoro appartiene il Regno di Dio. Sì, perché costoro hanno accolto la volontà del Padre, convertendosi, mentre i primi «pur avendo visto non si sono pentiti e non hanno creduto» (Mt 21,32). Non basta perciò l’entusiasmo facile e talora servile (secondo figlio); ciò che vale è compiere la volontà di Dio, anche se con fatica (primo figlio). La liturgia della Parola ci presenta, nella figura di Gesù, i tratti della vera obbedienza filiale. È l’inno paolino di Fil 2,5-17 (seconda lettura). Quest’inno, dal grande spessore teologico, è inserito dall’apostolo all’interno di un’esortazione alla comunità cristiana di Filippi, Per Paolo, i cristiani devono avere un medesimo progetto di vita, una stessa mens evangelica e una stessa logica di pensiero e azione. Questo sentire della comunità è lo stesso sentire di Gesù Cristo; meglio, il sentire unanime dei credenti traduce lo stesso sentire del Signore, che tra essi vive, agisce e opera mediante il suo Spirito. Paolo però non solo esorta ma traccia anche l’iter, attraverso quattro verbi, della parabola del Figlio di Dio, che nella sua condizione divina si fa uomo, servo tra gli uomini fino alla morte in croce, per poi essere pienamente confermato e riconosciuto dal Padre nella risurrezione. Fino a dove si è spinta l’obbedienza filiale di Gesù? «Fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8). Quel «fino a» ha un duplice valore: temporale e intensivo. Gesù ha obbedito fino alla fine dei suoi giorni (carattere temporale) e donando tutto se stesso (carattere intensivo). La sua obbedienza si è compiuta sulla croce, assunta da Gesù come offerta d’amore; un’offerta così grande da abbracciare il cielo e la terra. ln questo Gesù si è rivelato figlio e fratello.
«Padre buono, il nostro animo sempre instabile e oscillante tra la prontezza e l’indolenza, tra la docilità e la resistenza ci priva della pura gioia della gratuità. Aiutaci a crescere nella fede per conformarci al tuo Figlio, che per noi si è fatto obbediente fino alla morte di croce. Aiutaci a crescere nell’amore per farti generoso omaggio della nostra volontà e sperimentare la vera libertà filiale. Aiutaci a trasformare in «si» i tanti «no» che ancora ci separano da te fino a dirti un «Eccomi» senza riserve. Cosi sia». (p. Sandro Carotta)