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Programma dal 3 al 11 ottobre 2026

Letture: Isaia 5,1-7 / Salmo 79 / Filippesi 4,6-9

La vigna del Signore è la casa di Israele.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (21,33-43)

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 03 18.30 + don Felice Marchi

+ Grassi Nicola (I° anniv.)

Domenica 04
Lunedì 05 8.00 + Rizzi Luigi detto Carlo
Martedì 06
Mercoledì 07 18.30 Per i vivi e i defunti della famiglia Dovadola Ivano e tutti i parenti defunti nel grado più esteso possibile e per tutte le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)
Giovedì 08 18.30 + Paola e Angela
Venerdì 09 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe
Sabato 10
Domenica 11 10.30

18.30

+ Alfonso, Alma, Maria e Peppino

Rizzi Luigi detto Carlo (defunto) e per Maria Teresa Dovadola (vivente)

+ Guida Domenico, Giuseppe, Vincenzo e Arcolana Franca

Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)

S. Paolo Sabato (chiesa) ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Ottobre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 04

XXVII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.30 (Santuario) : S. Rosario e a seguire S. Messa e atto di affidamento

Mercoledì 07

B.V.Maria del Rosario

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo

Giovedì 08 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 09 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

L’adorazione prosegue in silenzio fino alle ore 20.00

Sabato 10 A S. Giacomo inizia l’anno catechistico

Ore 15.00 (S. Giacomo) : Catechismo per tutte le classi dalla seconda elementare alla prima media.

Ore 16.30 (S. Giacomo) : S. Messa prefestiva.

Domenica 11

XXVIII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 11.00 (Imola-S. Giovanni N.) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Venerdì 2 ottobre: ore 15.30 Adorazione Eucaristica con S. Rosario

e recita del Vespro. L’adorazione prosegue silenziosa

fino alle ore 20.00.

Sabato 3 ottobre: Con partenza alle ore 7.30 dal sagrato di S. Paolo

S. Rosario fino al Santuario e S. Messa alle ore 8.00

Domenica 4 ottobre: ore 15.30: S. Rosario e a seguire S. Messa.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,25-37 Lc 10,38-42 Lc 11,1-4 Lc 11,5-13 Lc 11,15-26 Lc 11,27-28

Vivere il mistero : La liturgia della Parola di questa domenica insiste su uno dei simboli più suggestivi della sacra Scrittura, quello della vigna. Immagine di Israele, che il profeta Osea aveva paragonato a una vite rigogliosa (Os 10,1), la vigna è cantata da Isaia come oggetto dell’amore sponsale di Dio (Is 5,1-7). Il brano evangelico odierno (Mt 21,33-43) insiste invece sull’atteggiamento negativo dei vignaioli. È all’interno di una sezione (Mt 21,28-22,14) dove, attraverso tre parabole (dei due figli, dei vignaioli omicidi e degli invitati a nozze), viene tratteggiato un suggestivo e tragico affresco della storia della salvezza, nella quale, come osserva D. Marguerat, «il fronte del rifiuto resta invariabile, mentre cambia l’identità degli inviati»: dai profeti, a Gesù, ai futuri messaggeri del Regno di Dio. Tutti hanno il medesimo annuncio (Mt 3,2), tutti patiscono lo stesso destino. Con Is 5,1-7 siamo di fronte ad una delle pagine più alte della letteratura biblica. Due verbi si alternano e si richiamano: «fare» e «attendere». Il primo, che nell’originale ebraico ricorre sette volte, esprime tutta la sollecitudine amorosa ed operativa del padrone-sposo (Dio) nei confronti della vigna-amata (Israele), mentre il secondo (quattro volte) echeggia la delusione del padrone-sposo per un amore non corrisposto. E qui si alza il lamento, in forma di domanda: «Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?» (ls 5,4). Sono domande retoriche che esaltano Io sconforto; ma non solo, il profeta vuole anzitutto coinvolgere i suoi ascoltatori, che da giudici (ls 5,3) divengono imputati (ls 5,7a). Se, fuori metafora, la vigna è Israele e il padrone è il Signore degli eserciti, perché la piantagione preferita di JHWH non ha prodotto frutti di giustizia e rettitudine ma solo spargimento di sangue e grida di oppressi? Il canto d’amore si trasforma così in un canto di condanna verso coloro che nascondono i loro crimini giudicando ipocritamente le malefatte degli altri. Ma in questa requisitoria, come ha fatto notare l’esegeta A. Schokel, emerge un aspetto singolare di Dio: «L’amante non desidera di essere amato lui, ma che venga amato un altro, il prossimo. Dio con le sue fatiche d’amore desidera che l’Israelita rispetti e ami il prossimo». Qui emerge una delle grandi linee della rivelazione biblica: il primato dell’alterità. In ogni pagina della Scrittura, Dio si propone di instaurare quell’ordine in cui l’«io» si responsabilizzi verso il «tu». Un ultimo aspetto: il ruolo del profeta, portavoce dell’amore tradito di Dio. ln una sua opera, The Prophets, del 1962, A. Heschel,-trattando della teologia del pathos, affermava che nel profeta vive la passione di Dio per il popolo peccatore: nelle sue parole – aspre e dolci, minacciose e consolanti – «il Dio invisibile diviene udibile». Ma se il profeta – come scriveva la poetessa ebrea Nelly Sachs in una sua lirica – «irrompesse per le porte della notte, cercando un orecchio, come patria, orecchio degli uomini di oggi, ostruito di ortiche, sapresti tu ascoltare?». Ecco il punto: non basta che il profeta traduca con gesti e parole l’amore di Dio; è necessario che l’uomo lo ascolti e lo accolga, ieri come oggi. Nel brano evangelico – vera e propria allegoria storica – l’attenzione verte sui vignaioli. Costoro, oltre che incapaci (non sanno far fruttificare la vigna) si rivelano violenti, usurpatori e omicidi (verso gli inviati e verso il figlio del padrone). I frutti che Dio esige, fa capire Gesù ai suoi interlocutori (gli scribi e i farisei, ma anche i discepoli di ieri e di oggi), sono le opere del Regno (Mt 21,43). Dove risiede la colpa dei vignaioli? Nella loro incapacità (Mt 2I,41)? Nel loro egoismo (Mt 21,38)? ln parte. La colpa maggiore, a nostro avviso, sta nel rifiuto reiterato verso i messaggeri del padrone. Lungo i vari tornanti della storia, Dio ha inviato a Israele i suoi servi. Ma questi sono sempre stati respinti, maltrattati e messi a morte. Neemia (V-IV secolo a.C.), il grande riformatore religioso del giudaismo, così sintetizzava l’atteggiamento del popolo eletto: .«Si sono ribellati contro di te, si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i tuoi profeti, che li ammonivano a farli tornare a te» (Ne 9,26). Il rifiuto degli inviati consegue al rifiuto di Dio, il divino inviante. Ecco il cuore del dramma, che ha il vertice nell’uccisione del figlio del padrone. Come non riconoscere nel figlio della parabola Gesù stesso e l’ormai imminente destino di morte che lo attende? Fin dall’inizio del suo ministero, Gesù aveva suscitato interesse, meraviglia ma anche perplessità e odio. Che Gesù dovesse concludere i suoi giorni con una morte violenta era già implicito nel suo modo di presentarsi. Pensiamo, stando a Marco, alle cinque controversie galilaiche l’ultima della quale si conclude con questa nota: «l farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire» (Mc 3,6). Ma Dio, conclude Gesù, aveva previsto il rifiuto da parte delle guide di Israele (i costruttori) come pure che il suo Messia sarebbe divenuto la «pietra d’angolo» del nuovo edificio (la Chiesa). Dopo il fallimento di Israele, il Regno sarà consegnato infatti ad un altro popolo, chiamato a sua volta a portare frutto. Per designare questi nuovi «vignaioli» viene usato il termine éthnos, al singolare, che non è laos («popolo») né il plurale tà éthne («genti»). Chi sono? Con molta probabilità, tenendo conto del contesto, sono quanti hanno accolto Gesù e il suo messaggio; tra questi troviamo i pagani e i giudei, le prostitute e i pubblicani convertiti. Dalla liturgia della Parola di questa domenica emergono tre inviti. Se è vero che la storia è il luogo in cui Dio rivela se stesso ed opera il suo disegno di redenzione, la fede si pone come criterio interpretativo della realtà. È nella fede infatti che si accolgono le sue mediazioni storiche (primo invito). Al riguardo, recita la Dei Verbum al n 4: «Dio, dopo aver a più riprese e in più modi parlato per mezzo dei profeti, “alla fine, nei nostri giorni, ha parlato a noi per mezzo del Flglio” (Eb 1,1-2). Mandò infatti il suo Figlio, cioè il Verbo eterno, che illumina tutti gli uomini, affinché dimorasse tra gli uomini e ad essi spiegasse i segreti di Dio (cf Gv 1,1-18)». L’appartenenza alla vigna del Signore non è poi garanzia automatica di salvezza: Dio attende i frutti dai vignaioli (secondo invito). I frutti però non conseguono ad un’etica del dovere ma della responsabilità. Bisogna entrare nella logica del dono gratuito per vivere una riconoscenza grata. Il rifiuto umano di Dio, infine, non arresta il suo amore ma lo intensifica ed accresce. Se questa è la prassi di Dio consegue che deve divenire anche la prassi di un figlio di Dio (terzo invito). (p. Sandro Carotta)

angelo: Amministratore del sito web parrocchiale.
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