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Programma dal 12 al 20 settembre 2026

Letture: Siracide 27,30-28,7 / Salmo 102 / Romani 14,7-9

Il Signore è buono e grande nell’amore.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (18,21-35)

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.30 + Ivo, Vitina, Alfeo e Chiara
Domenica 13 10.30 + cg. Ferro Almerigo e Costantin Rina, Ronzani Ugo e Ciocchini Lina
Lunedì 14 8.00 pro populo
Martedì 15 8.00 + Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina

+ Martini Giovanni

Mercoledì 16
Giovedì 17 18.30 Per i vivi e i defunti della famiglia Dovadola Ivano

+ Pizzigalli Vittorio

Venerdì 18 8.00 + Pollini Adolfo
Sabato 19
Domenica 20 10.30 + Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Settembre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13

XXIV del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.00 (città) : Corteo storico

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 12.30 (oratorio) : A pranzo insieme con don Alberto e le comunità di S. Giacomo e S. Paolo.

Ore 18.00 (oratorio) : 50° “Palio del timone”

Lunedì 14

Esaltazione S. Croce

S. Messa ad orario feriale
Martedì 15

B.V. Maria Addolorata

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 17 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 18 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 20

XXV del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

Don Alberto Pio Baraccani ricorda il :

60° anniversario di Ordinazione Sacerdotale

Le comunità S. Giacomo e S. Paolo fanno festa con lui:

Domenica 13 a pranzo insieme all’oratorio con il taglio della Torta

Sarà visibile anche una mostra fotografica “Immagini di vita”

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 3,13-17 Gv, 19,25-27 Lc 7,31-35 Lc 7,36-50 Lc 8,1-3 Lc 8,4-15

Vivere il mistero : Con la conclusione del capitolo 18, l’evangelista Matteo affronta un altro grande tema: quello del perdono. Prima di entrare nel brano proposto in questa domenica per annum è necessario fare alcune premesse. Anzitutto, cosa intendiamo per perdono? Perdonare non significa condonare (il condono è la rinuncia al diritto di esigere dall’altro un risarcimento per un torto subìto); non è neppure dimenticare (strategia che spesso si attua a livello psicologico per superare una sofferenza). Pur avendo degli aspetti positivi, queste due modalità sono insufficienti. Bisogna vivere il perdono come cristiani.  Cosa significa allora perdonare da discepoli del Vangelo? Guardando a Cristo, il cristiano comprende e impara che il perdono è l’abolizione della categoria inimicale. Il nemico, colui che per definizione non è amabile, rimane sempre un fratello. Il perdono cristiano, inoltre, non ha solo un aspetto morale ma eminentemente teologico. Nato dal Soffio dello Spirito, effuso abbondantemente da Cristo nella sua morte (Gv 19,30), il perdono ha la sua origine in Dio ed è segno, allo stesso istante, che anticipa l’eschaton – i cieli e la terra nuova in cui abita la giustizia – in quanto prima manifestazione di quell’archè (principio) della nuova creazione inaugurata da Gesù nella sua morte e risurrezione. Il perdono attesta così l’accoglienza dello Spirito che perdona e l’inserimento attivo, mediante il battesimo, nel mistero di Cristo. Per cui chi perdona diviene testimone del Vangelo della grazia, sacramento della misericordia di Dio tra gli uomini (1 Tm 1,12-17) e ministro di riconciliazione tra i fratelli. Pietro sì accosta a Gesù e gli chiede: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?» (Mt 18,21). La misura di Pietro nel perdonare è molto ampia e supera la tradizionale prassi giudaica che prevedeva il perdono tre volte per la medesima colpa. Emergono qui due aspetti: Pietro probabilmente vuole adeguarsi alla nuova sensibilità messianica inaugurata da Gesù; inoltre, è possibile vedere nella sua proposta un tentativo di superamento della vendetta di Caino («Sette volte sarà vendicato Caino» Gen 4,24) nel perdono («Fino a sette volte»). Gesù risponde correggendo Pietro: non basta un perdono pieno (sette volte), ci vuole un perdono senza limiti (settanta volte sette). Esagerazione? No, se si comprende che il perdono del cristiano si modella su quello di Dio. Ecco allora il senso della parabola del servo spietato (Mt 18,23-35), nella quale Gesù insegna che il perdono del Padre è il motivo e la misura del perdono che deve sussistere tra i fratelli. Il perdono ricevuto gratuitamente deve essere donato. Gesù, nel suo annunzio, ha sempre posto al centro la gratuità del perdono; potremmo dire che egli è stato la lieta novella del perdono divino verso i peccatori, con i quali non temeva dr sedersi a mensa, rivelando così il volto di un Dio misericordioso. Il perdono non può essere immediato; richiede un cammino e soprattutto l’attenzione a non commettere degli errori. Senza pretesa di essere esaustivi poniamo in evidenza i più frequenti. – Il perdono senza cuore. Gesù, al termine della parabola, ci offre un prezioso insegnamento, quando afferma che bisogna perdonare con il cuore. Si può perdonare solo esternamente ma non convinti interiormente. E’ evidente che in questo caso non possiamo parlare di perdono perché manca un requisito fondamentale: la sincerità. Se non si perdona con il cuore si coltiva un germe: il rancore. Il rancore non superato diventa risentimento, odio e vendetta. Il rancore, non da ultimo, logora dapprima l’anima e poi tutta la persona.- Il perdono senza gesto o parola. Il perdono necessita anche della parola, deve esprimersi attraverso un atteggiamento, deve avere una visibilità. Non basta viverlo nella propria intimità. Il padre della parabola lucana (Lc 15,11-32) quando vede il figlio ancora lontano prende l’iniziativa di andargli incontro. È un gesto che scandalizza la nostra sensibilità. Come è possibile che l’offeso (il padre) corra incontro all’offensore (il figlio)? Com’è possibile che il perdono preceda il pentimento? Non ci sono risposte logiche, siamo nella gratuità dell’amore di Dio. Il Padre, afferma Gesù, è così. Chi vuol capire capisca. – Il perdono senza storia. Ogni azione umana vive all’interno di una storia. L’atto del perdono non è oblio dell’offesa del passato, come abbiamo già ricordato, altrimenti sarebbe banalizzato. Ciò che ha ferito va riconosciuto, elaborato, fatto oggetto di crescita umana e spirituale. Solo così si apre il futuro alla speranza, dove viene ravvivata la relazione che precedentemente si era spezzata.- Il perdono senza grazia. Alla fine ci si rende conto che non basta perdonare con il cuore, porre gesti di gratuità e rielaborare la propria storia. Ci vuole la grazia di Dio; grazia che permette l’umanamente impossibile, che non retrocede neppure di fronte al rifiuto che l’altro può fare del perdono concesso. Questa grazia noi la chiamiamo Spirito Santo, il quale è stato riversato, come scrive l’apostolo Paolo ai Romani, nei nostri cuori (cf Rm 5,5). Lui, lo Spirito, è il maestro dell’impossibile o, meglio ancora, la possibilità divina nella nostra impossibilità umana. La Parola di Dio ci invita oggi a riscoprire il senso profondo del perdono; un perdono senza misura, convinto e generoso. Ci invita pure a compiere un passaggio da una concezione quantitativa (è la domanda di Pietro) ad una concezione qualitativa del perdono. Qualità che deve superare il rigore inflessibile e la rigidità della legge. Di qui l’impegno a spezzare ogni logica di vendetta, ritorsione e ira. ln un campo di concentramento è stata trovata questa preghiera: «Signore, ricordati non solo degli uomini di buona volontà ma anche di quelli di cattiva volontà. Non ricordarti di tutte le sofferenze che ci hanno inflitto. Ricordati invece dei frutti che noi abbiamo portato grazie al nostro soffrire: la nostra fraternità, la lealtà, il coraggio, la generosità e la grandezza di cuore che sono fioriti da tutto ciò che abbiamo patito. E quando questi uomini giungeranno al giudizio, fa’ che tutti questi frutti che abbiamo fatto nascere siano il loro perdono». (p. Sandro Carotta)

angelo: Amministratore del sito web parrocchiale.
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