Letture: 1Re 19,9a.11-13a / S almo 84 / Romani 9,1-5
Mostraci, Signore, la tua misericordia.
Dal Vangelo secondo Matteo (14,22-33)
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 08 | 18.30 | + Franchini Dario |
| Domenica 09 | 10.30
18.30 |
+ Folli Domenico e Ida
(R) |
| Lunedì 10 | NO S. MESSA | |
| Martedì 11 | NO S. MESSA | |
| Mercoledì 12 | NO S. MESSA | |
| Giovedì 13 | NO S. MESSA | |
| Venerdì 14 | 18.30 | Pro populo |
| Sabato 15 | 18.30 | Per la famiglia Dovadola Ivano defunti e vivi. Parenti tutti nel grado più esteso possibile (defunti). Per tutte le intenzioni di Maria Teresa (vivente) |
| Domenica 16 | 10.30
18.30 |
Pro populo
Intenzione seminario |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : A
Agosto 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 09
XIX del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
| Lunedì 10
S. Lorenzo |
NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Martedì 11
Santa Chiara |
NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Mercoledì 12 | NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Giovedì 13
S. Cassiano |
Ore 10.30 (Cattedrale) : S. Messa solenne presieduta dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.
NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30 |
| Venerdì 14
S. Massim. M.Kolbe |
S. Messa ad orario prefestivo |
| Sabato 15
Assunzione della B.V. Maria |
Giornata comunitaria a Piedimonte (vedi sotto)
Ss. Messe alle ore 8.00 (in S. Giacomo) alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo) |
| Domenica 16
XX del T. Ordin. |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)
Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte
Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre “il primo”)
Ore 16.00 S. Rosario
Ore 17.00 Merenda del saluto
Continuano i Campi estivi dei ragazzi AGESCI per la nostra parrocchia
1 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.
1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30
2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Gv 12,24-26 | Mt 18,1-5.
10.12-14 |
Mt 18,15-20 | Mt 18,21-19,1 | Mt 19,3-12 | Lc 1,39-56 | ||||||
Vivere il mistero : La colletta facoltativa di questa domenica per annum bene introduce e riassume i tre temi fondamentali della liturgia odierna: l’onnipotenza di Dio, la presenza di Cristo e la fede dell’uomo. Questi tre filoni tematici hanno come sfondo simbolico il monte e il mare. Colui che “è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli, (Rm 9,5 seconda lettura), la cui onnipotenza ha creato i cieli e la terra, si manifesta al profeta Elia come: «Voce di silenzio sottile» (1 Re 19,12, traduzione letterale). Siamo di fronte ad una rivelazione paradossale: avviene infatti attraverso un silenzio, che allo stesso istante è voce. Un silenzio allora eloquente, parlante. Infine è una voce sottile, che non s’impone; una voce appena udibile, che non è piena luce e neppure tenebra ma una penombra. Questa rivelazione mette in crisi tutte le immagini religiose del profeta, immagini che tentano di assimilare JHWH a Baal. Dio, ed ora Elia lo sperimenta, non è nel vento impetuoso (forza), non è nel terremoto (paura) e neppure nel fuoco (distruzione). Dio, torniamo a ribadirlo, è: «Voce di silenzio sottile» (qoldemamah daqqah). Se all’Oreb Dio afferma la sua diversità, che non può più confonderlo con Baal, allora anche tutto il resto dev’essere diverso: la modalità profetica di Elia (non più nella violenza) e l’esistenza stessa d’Israele (non più nell’ambiguità dell’idolatria). Bisogna sapere inoltre che quando Dio parla a Elia sull’Oreb, questi è in piena crisi umana e spirituale. Al Carmelo aveva riportato una strepitosa vittoria, ora però è in fuga. Cos’è successo? Prima di tutto la regina Gezabele, che vuole la sua morte; poi il popolo, che nonostante i segni operati permane nell’idolatria. Elia è solo, amareggiato fino alla depressione e desideroso di morire. Sente di aver fallito; non è riuscito nel suo intento di riportare Israele a Dio. Ecco allora che si dirige nel deserto, dal deserto sale all’Oreb, dove entra in una caverna, che secondo la tradizione è la stessa caverna dove aveva soggiornato Mosè (Es 33,21). Nel silenzio ode la voce di Dio, che lo interroga e lo invita a riflettere. Sulla santa montagna Dio riporta il suo profeta a ridimensionare le sue pretese, a liberarsi dalle sue proiezioni religiose. Ed Elia passa da un’impostazione di vita religiosa, che rasentava il fanatismo, ad un’esperienza di fede, che restituisce il vero volto dell’uomo credente e di Dio. Dopo la moltiplicazione dei pani, Gesù congeda la folla ed ordina ai discepoli di precederlo sull’altra sponda mentre lui si ritira in preghiera. ln questa preghiera, egli esprime il suo legame con il Padre. Tenendo presente il contesto sopra menzionato (la moltiplicazione dei pani), penso non sia azzardato cogliere in questa solitaria preghiera anche un certo combattimento interiore di Gesù. Gesù aveva sfamato cinquemila uomini, dando così un segno strepitoso del suo messianismo. Davvero la soluzione del pane era nelle sue mani. Eppure, Gesù comprende che non è questa la via tracciata dal Padre; la modalità messianica non s’impone attraverso la forza ma nell’obbedienza, non mediante l’onnipotenza ma nell’amore. È nella preghiera, nel confronto con il Padre, che Gesù supera la tentazione di un messianismo mondano e si sottrae agli equivoci di una folla che non lo cerca perché ha capito il segno dei pani, ma solo per saziarsi (cf Gv 6,26). Dopo questo vediamo i discepoli alle prese con il mare in tempesta. Sono soli, nel buio della notte, e con il vento contrario. Matteo ci offre qui un’immagine suggestiva della Chiesa nel suo pellegrinare terreno. La forza della Chiesa per superare i venti burrascosi della storia non sta nella sua organizzazione, nel suo prestigio e neppure nella sua forza morale. La forza della Chiesa è Gesù, il Figlio di Dio, il quale continuamente si fa presente, infondendo coraggio e dissipando i timori. L’episodio di Pietro, che cammina sulle acque ma poi sprofonda, ci fa inoltre capire che ogni discepolo del Vangelo deve poggiare unicamente sulla parola del Maestro («Vieni!»). Solo così potrà compiere gli stessi gesti del suo Signore; ma se la sua fede si incrina («Uomo di poca fede, perché hai dubitato?»), diverrà preda del male soccombendo sotto l’onda minacciosa della prova. La fede è dono; dono che discende da Dio e che viene tramandato di generazione in generazione. Noi tutti, chi più chi meno, siamo nati e cresciuti in ambienti di fede e abbiamo operato alla sua luce scelte fondamentali (matrimonio, consacrazione religiosa e sacerdotale, servizio verso i più poveri). Eppure avvertiamo come i confini tra fede e incredulità siano oscillanti. In noi c’è sì la luce della fede ma non possiamo misconoscere che vi è pure la tenebra dell’incredulità, che si manifesta come oligopistìa, memoria corta e divisione del cuore. Pietro è apostrofato da Gesù come «uomo di poca fede» (oligòpiste, v 31). Riconoscere la poca fede (oligopistìa) che ci abita significa assumere la nostra verità di fronte a Cristo e la fatica che una fede autentica comporta. Se poi mai impariamo a far memoria della nostra storia, cogliendovi l’agire di Dio, la fede nel presente s’immiserisce e muore. La memoria corta non ci permette infatti di cogliere il filo rosso dell’amore divino nella trama delle vicende umane. La terza grande difficoltà è la divisione del cuore. Spesso la fede non permea la totalità della nostra persona e della nostra vita. Avremo in questo caso una spiritualità disincarnata, fonte di illusioni ed errori. Unificando il cuore, l’atto della fede ritrova l’armonia tra essere ed operare. ln una sua lirica, Renzo Barsacchi parla di una fede che giunge al paradosso della cecità, della sordità e del mutismo, dove Dio sembra oltre, lontano («l’oltreiconfini»). Solo allora però il Totalmente Altro si rivela e si dona. Ed è miracolo: «Vivo nel tuo silenzio / nella tua invisibilità, / nel vuoto immenso che ci separa. / ln un nome ti adoro, /t’amo nell’immaginarti, /e mia forza è sentirmi / inquietamente teso / verso l’oltreiconfini, / il Totalmente Altro. / Ti vedo perché cieco, / perché sordo ti ascolto, / ti parlo perché muto» (p. Sandro Carotta)
Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21)
Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-52)
Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-43)
Dal Vangelo secondo Matteo (13,1-23)
Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)
Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)