Programma 24 dicembre 2022 – 1 gennaio 2023

Letture: Isaia 52,7-10 / Salmo 97 / Ebrei 1,1-6

Tutta la terra ha veduto la salvezza del nostro Dio.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio:

tutto è stato fatto per mezzo di lui

e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;

la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce,

perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio:

a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;

e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre,

è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 24

22.30

+ Dovadola Monica e Dario

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Pilani Enzo, Ronchini Giulio e Angiolina

+ Paolo Liverani

Domenica 25

8.00

10.30

18.00

+ Castelli Bruno, Bianconi Velalma, Caroli Ugo e Liverani Iolanda

+ Natale Ingegnere

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

+ Galanti Silla e Boldrini Natalino

Lunedì 26

10.30

+ Stefano e Maria Baldini

50° Anniversario di Matrimonio di: Raffaele

Giovanna

Martedì 27

8.00

+ Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

Mercoledì 28

   

Giovedì 29

18.00

+ Montesi Natale

Venerdì 30

   

Sabato 31

   

Domenica 01

18.00

+ Massimo Acampora

+ Lullo Onofrio, Carolina e Domenico

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Dicembre – Gennaio 2023

Domenica 25

Natale del Signore

Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Lunedì 26

S. Stefano

Unica S. Messa alle ore 10.30 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Cassiano) : S. Messa presieduta dal vescovo mons. Mosciatti durante la quale l’accolito Lorenzo Vrenna sarà Ordinato diacono permanente

No S. Rosario alle ore 17.25 né S. Messa delle ore 18.00

Martedì 27

S. Giovanni ap. ed evangelista

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Concerto di Natale “Puer natus est” promosso dall’associazione “don Orfeo Giacomelli”

Mercoledì 28

Ss. Innocenti martiri

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 30

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica 01

Maria Ss.ma Madre di Dio

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e canto del

“Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mt 10,17-22

Gv 20,2-8

Mt 2,13-18

Lc 2,22-35

Mt 2,13-15. 19-23

Gv 1,11-18

Vivere il Mistero- Il Prologo del Vangelo secondo Giovanni è uno dei testi che meglio ricapitolano, nella sua profondità, tutta la vicenda della rivelazione e della salvezza. Nelle prime parti viene tracciata la parabola del Verbo di Dio che, coeterno al Padre, è stato il grande mediatore di tutta la creazione. Questo Verbo è poi venuto nel mondo come luce e, attraverso i profeti, si è rivelato come vita. In questa rivelazione egli ha sperimentato opposizione: non solo quella del mondo creato in lui – «Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto» – ma anche quella del popolo eletto: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto». L’opposizione non è stata, però, per il Verbo l’ultima e definitiva parola della sua vicenda, perché «a quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». In lui si è realizzata così una nuova nascita dei credenti, che li slega da tutte le precedenti provenienze e derivazioni per collocarli in una relazione nuova e sorgiva con il Dio del Verbo. I credenti nel Verbo non sono più nati «da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati». L’incarnazione – dopo la fase della luce profetica e sapienziale – è l’ultima parola di questa traiettoria del Verbo. Facendosi carne egli ha posto la vera tenda di Dio tra l’umanità. L’ultima strofa del Prologo propone un bilancio e un confronto finale tra le diverse fasi dell’economia della salvezza. Dopo aver affermato che tutto, nell’ordine della grazia, viene dal Verbo – «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» – il paragone assume termini storici precisi. Dell’economia d’Israele il Prologo giovanneo dice: «La Legge fa data per mezzo di Mosè». Per la realtà dei discepoli di Cristo, invece, si afferma: «La grazia e la verità vennero (ma forse sarebbe meglio tradurre: “accaddero”) per mezzo di Gesù Cristo». Le coraggiosissime parole conclusive dell’inno al Verbo sostengono che solo in Cristo, venuto come luce e come carne, possiamo avere accesso a Dio: «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato». Secondo una comprensione probabilmente più precisa, proposta da qualche anno, l’espressione finale «è lui che lo ha rivelato» potrebbe essere resa meglio con l’idea: «lui ci ha aperto la via». Il Verbo, luce e carne, non ci ha fatto solo delle rivelazioni, ma ha davvero inaugurato, battuto e creato un cammino concreto che lui stesso ha percorso per primo perché noi potessimo arrivare al Padre. Il verbo greco exegésato, quando – come qui – è usato in maniera intransitiva non significa «rivelare», ma piuttosto «percorrere per primo un cammino». (don E. Manicardi)

Spazi per la liturgia- L’Ambone (continuazione) (di don D. Ravelli)

Nelle Premesse al Lezionario, il primo numero riguardante l’ambone così dispone: «Nell’ambiente della chiesa deve esserci un luogo elevato, stabile, bene curato e opportunamente decoroso, che risponda insieme alla dignità della Parola di Dio, suggerisca chiaramente ai fedeli che nella Messa vien preparata la mensa sia della Parola di Dio che del Corpo di Cristo, e infine sia adatto il meglio possibile a facilitare l’ascolto e l’attenzione dei fedeli durante la liturgia della parola. Si deve pertanto far si che, secondo la struttura di ogni singola chiesa, l’ambone si armonizzi architettonicamente e spazialmente con l’altare» (0LM 32). In primo luogo il «deve esserci» prescrive con obbligatorietà che in ogni chiesa vi sia un luogo degno e importante per la proclamazione della Parola e non un semplice arredo che sostenga il libro. L’ambone, quindi, è descritto come l’insieme della «struttura-luogo» da cui viene proclamato l’annuncio del compimento della salvezza. Ecco perché il leggio è solo una parte funzionale dell’ambone e da solo non è costitutivo: «Conviene che tale luogo generalmente sia un ambone fisso e non un semplice leggio mobile» (OGMR 309). 0ltre a essere funzionale e necessario per la celebrazione liturgica deve poter essere percepito nella sua struttura come icona-memoria della risurrezione, cioè un «monumento pasquale». ln quanto luogo, esso esige pure un proprio spazio sufficientemente ampio e adeguato all’azione (cf . Premesse OLM 34) dove trovare una certa armonia spaziale e architettonica con l’altare. Pur strettamente unito all’altare, il luogo della Parola di Dio è una realtà a sé stante. La storia liturgica ci ha mostrato che l’ambone è sempre stato posizionato fuori o al limite del presbiterio, il quale non è il luogo riservato ai presbiteri ma proprio dell’altare. La Parola talvolta richiede una celebrazione tutta sua, altre volte è messa in relazione con l’altare: l’ambone deve, quindi, esprimere allo stesso tempo questa distinzione e questa unione. Nella nota pastorale «La progettazione di nuove chiese» della CEI (1993) si chiede che «la sua forma sia correlata all’altare, senza tuttavia interferire con la priorità di esso; la sua ubicazione sia pensata in prossimità all’assemblea [anche non all’interno del presbiterio, come testimonia la tradizione Liturgica]» (9). Se da una parte la riforma conciliare ci ha portato alla riscoperta dell’ambone, dall’altra, nell’economia spaziale dei luoghi liturgici, ci richiama alla sua relatività e alla sua propria iconicità. [8-continua]

Programma dal 17 al 25 dicembre 2022

Letture: Isaia 7,10-14 / Salmo 23 / Romani 1,1-7

Ecco, viene il Signore, re della gloria.

Dal Vangelo secondo Matteo (1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 17
Domenica 18 10.30 + Mondini Alfredo e Luigi
Lunedì 19 18.00 + Ilvano e Maria
Martedì 20
Mercoledì 21 18.00 + Antonio

+ Angelina e deff. fam. Preti

Giovedì 22 18.00 + Adriano Castelli
Venerdì 23
Sabato 24 22.30 + Dovadola Monica e Dario

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

+ Pilani Enzo, Ronchini Giulio e Angiolina

+ Paolo Liverani

Domenica 25 10.30

18.00

+ Castelli Bruno, Bianconi Velalma, Caroli Ugo e Liverani Iolanda

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

Le Confessioni in prossimità del Natale

Martedì 20 Ore 20.30 – 22.00

Mercoledì 21 Ore 16.00 – 17.25 20.30 – 22.00

Giovedì 22 Ore 16.00 – 17.25 20.30 – 22.00

Venerdì 23 Ore 15.00 – 17.25

Sabato 24 Ore 10.00 – 12.00 15.00 – 17.25

Domenica 25  Ore 16.00 – 17.25

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (ore 16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Dicembre 2022

Domenica 18

IV di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 16.00 (S. Paolo) : Ritiro dei catechisti che inizia con l’Adorazione eucaristica, in preparazione al Natale .

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Lunedì 19 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Martedì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.30 (S. Paolo) : “Recita di Natale” a cura dei ragazzi della parrocchia

Mercoledì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Giovedì 22 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale
Venerdì 23 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.45 (S. Paolo) : “Cantiamo il Natale” meditazioni con il canto sull’evento natalizio con il coro “S. Paolo”, il coro “Dolci Note” e il coro “Kinnor”

Sabato 24 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e Novena di Natale

Ore 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte

Domenica 25

Natale del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

(NO alle 8.00)

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 1,5-25 Lc 1,26-38 Lc 1,39-45 Lc 1,46-55 Lc 1,57-66 Lc 1,67-79

Vivere il Mistero- La prima lettura presenta un testo di Isaia utile a leggere in profondità quanto racconterà il sogno di Giuseppe. Anche le prime righe della Lettera ai Romani pongono al centro della riflessione il mistero di Gesù Cristo, il Figlio di Dio nato nella casa di Davide e, al tempo stesso, costituito potente Figlio di Dio in forza della risurrezione. Il racconto che culmina nel sogno di Giuseppe inizia con le difficoltà che sperimenta lo sposo della Vergine. Il lettore biblico è rassicurato subito dalle parole introduttive dell’Evangelista: «Prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo». L’uomo protagonista del racconto, però, è pieno di insicurezze: di fronte a un’esperienza dura, cerca di venirne fuori con proposte anche poco sensate. Come potrà mai «ripudiare in segreto» la giovane sposa sospettata di umiliante infedeltà, senza far chiacchierare tutta Nazareth? Il dono del Signore permette a Giuseppe di diventare vero uomo d’Avvento. Le parole dell’angelo, nel sogno, lo rassicurano: il bambino sta nascendo da un concepimento verginale. Non c’è per lui nessuna vergogna; anzi, egli deve prendere in custodia la madre ed essere il padre che dà il nome al bambino concepito per opera dello Spirito Santo. L’Evangelista inserisce a questo punto una riflessione di collegamento con la Bibbia d’Israele. Si tratta di una citazione di compimento, presa da quella che nella liturgia odierna è anche la prima lettura. Quanto Matteo ha appena narrato è, di fatto, il compimento sovrabbondante di quanto era stato annunciato dal profeta Isaia. La citazione di compimento indica non una realizzazione speculare di un annuncio antico, ma una realizzazione debordante, ancora più ricca, di una parola profetica. Il profeta aveva annunciato «la vergine in futuro concepirà e darà alla luce un figlio». Bene, questa parola si compie – e in maniera sovrabbondante – nel fatto che Maria ha concepito il figlio rimanendo vergine. L’insieme del passo sviluppa così un aspetto importante della cristologia: Gesù è nato per opera dello Spirito Santo, ossia da una vergine resa feconda dall’azione creatrice dello Spirito. Matteo presenta inoltre una soteriologia nitida, sviluppata a partire dall’etimologia del nome che questo bambino deve ricevere: «Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà. il suo popolo dai suoi peccati». La figura di Giuseppe è estremamente istruttiva per chi voglia vivere a fondo l’Avvento. Come uomo giusto e figlio d’Israele, Giuseppe aveva certo accesso alla speranza e alle dinamiche dell’attesa. Egli infatti, in quanto educato a quelle stesse profezie proposte anche a noi in queste settimane verso il santo Natale, è già da sempre un uomo dell’Avvento. Il racconto evangelico di oggi, però, ci mostra come per Giuseppe, a un certo punto della sua vita – quando è stato messo di fronte al dubbio e alla difficoltà, causati dalla non spiegata maternità di Maria l’Avvento sia diventato una dimensione di speranza ancora più sostanziale. Soltanto permettendo che la Parola di Dio – venuta a lui dall’angelo apparso nel sogno – impastasse diversamente la sua vita concreta, Giuseppe è diventato l’uomo dell’obbedienza, ossia un itinerante incamminato verso il futuro di Dio. «Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa». (don E. Manicardi)

Spazi per la liturgia- L’Ambone (continuazione) (di don D. Ravelli)

La perdita di vista del corretto simbolismo legato a questo luogo liturgico ha portato nella storia a fare dell’«ambone», memoria e annuncio della risurrezione, prima un «pulpito» per la predicazione parenetica e poi un semplice «leggio» per la lettura rituale. Nell’attuazione della riforma liturgica conciliare, l’ambone viene riscoperto come un elemento importante della celebrazione della Parola. In relazione alla sua funzione, è il luogo liturgico da dove si proclama la Parola di Dio, il «centro spaziale» di tutta la liturgia della Parola. L’OGMR al cap. V, dedicato alla disposizione e arredamento delle chiese, introduce il paragrafo sull’ambone con queste espressioni: «L’importanza della Parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata, e verso il quale, durante la Liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l’attenzione dei fedeli» (309). È dunque la dignità della Parola di Dio e del suo annuncio a esigere un luogo adeguato e solenne per la sua proclamazione, tale che questo possa trovare con facilità tutta l’attenzione dovuta da parte dei fedeli radunati. Viene inoltre recuperata la sua funzione iconica di testimone e annunciatore della risurrezione: in esso si compie «la proclamazione pasquale della Parola». Nel periodo pasquale, infatti, il cero pasquale, simbolo del Cristo risorto, è posto possibilmente accanto all’ambone, a volte inserito in un candelabro fisso, e viene acceso durante le celebrazioni liturgiche. Nella grande Veglia pasquale, dopo la processione con il cero, dall’ambone è proclamato o cantato I’Exultet. Inoltre nel giorno dell’Epifania, subito dopo la lettura del Vangelo, il diacono, o il sacerdote o un altro ministro idoneo, annuncia la data della Pasqua. [7-continua]

Programma dal 3 all’11 dicembre 2022

Letture: Isaia 11,1-10 / Salmo 71 / Romani 15,4-9

Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

Dal Vangelo secondo Matteo (3,1-12)

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».

E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile». Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 03 18.00 + Nicola Gorilla, Ivone Marinon, Maria Vittoria Orru, Ismini Mingardo
Domenica 04 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

+ Amadei Carlo e Angelo, Brandolini Irene e Fabbri Adamo

Lunedì 05
Martedì 06
Mercoledì 07
Giovedì 08 10.30

18.00

+ Ravaglia Domenico e Costa Paolina

+ Benfenati Maria e Brignani Adriano

+ Caravita Mirella

Per Gaia e Giovanni (viventi)

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i deff. Dovadola Ivano e Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio

Venerdì 09 8.00 Per una persona che compie gli anni
Sabato 10 18.00 + Gemma Borin e Borgonovo Enrico
Domenica 11 10.30 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti, Sangiorgi e Capucci Armando

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (ore 16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : A

Dicembre 2022

Domenica 04

II di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la seconda candela di avvento.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Lunedì 05 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Martedì 06 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Mercoledì 07 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.00 (oratorio) : Inizio adorazione eucaristica notturna.

(Nel cartellone all’ingresso della chiesa si può dare la propria disponibilità riportando il proprio nome a fronte del tempo che si ritiene di poter disporre per l’adorazione).

Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del Coro S. Paolo

Giovedì 08

Immacolata Concezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai gruppi giovanili

A.C. e AGESCI.

Al termine, in piazza Matteotti, rito di affidamento della città al Cuore Immacolato di Maria

Venerdì 09 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 10

B. V. Maria

di Loreto

S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 11

III di Avvento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la terza candela di avvento.

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 5,17-26 Mt 18,12-14 Mt 11,28-30 Lc 1,26-38 Mt 11,16-19 Mt 17,10-13

Vivere il Mistero- La prima lettura presenta un secondo testo che riprende le note già risuonate nella prima domenica di Avvento, anche se valorizza adesso un’immagine differente. Le note ripetute sono: ci sarà un tempo forte finale, segnato dall’universalismo di una salvezza che, però, viene a partire dal dono già fatto da Dio al suo popolo. Invece del «monte della casa del. Signore», oggi si parla della «radice di Iesse». La seconda lettura approfondisce il tema della salvezza che, provenendo da Israele, coinvolge tutte le genti. Paolo insiste nel chiedere la comunione consapevole tra «i circoncisi» e «le genti». Il Vangelo presenta il ministero di Giovanni Battista che, prima ancora che Gesù compaia, dà avvio, in Giudea, alla predicazione del regno dei cieli vicino. Gratuita universalità della salvezza non significa che ci sia per tutti un solo esito felice, senza responsabile collaborazione personale dell’uomo. La salvezza è gratuita perché scaturisce dalle «viscere di Dio» e dalla sua compassione, ma l’uomo ha bisogno di coglierla e accoglierla. È necessario un processo di appropriazione del dono di Dio da parte della singola persona, che non può essere surrogato da principi generali o teologici. È per questo che la salvezza viene sempre accompagnata dal, giudizio e non è la banale dichiarazione che «tutto sommato – e chi lo avrebbe detto? – tutto è andato molto bene». Il tempo dell’Avvento enfatizza entrambi questi aspetti. Da una parte è uno spazio gaudioso, perché già all’orizzonte sta spuntando la radice di Iesse con la sua forza di vessillo per tutti i popoli. Al tempo stesso, però, è tempo della serietà, come si vede bene dal fatto che proprio l’austero e severo Giovanni ha il compito di aprire l’Avvento. Anche il più forte verrà a battezzare «in Spirito Santo e fuoco» (Mt 3,11). (don Ermenegildo Manicardi)

Spazi per la liturgia- L’Ambone (continuazione) (di don D. Ravelli)

Dopo il Concilio Vaticano II, dove si è «riscoperto» il posto della Parola di Dio nella liturgia e nella vita della Chiesa, non sempre è stata prestata attenzione al valore dell’ambone e alla sua realizzazione. Molte volte, infatti, nell’adeguamento dello spazio liturgico o nella costruzione di nuove chiese anziché esaltare il luogo della proclamazione della Parola di Dio, esso è stato ridotto a un misero «leggio» che sostiene il libro. Si è giustamente curata l’acustica ma non sufficientemente il significato e la simbologia del luogo liturgico. Nel percorso di riscoperta dei «segni» che incontriamo nell’aula liturgica, torna a questo punto la domanda sul significato dell’ambone in quanto simbolo. A tale scopo è proprio la storia di questo luogo liturgico, appena percorsa attraverso diverse tipologie espresse nell’arte e nell’architettura, che ci rende comprensibile la sua simbologia più profonda. Iconologicamente il luogo della proclamazione della Parola di Dio collega due momenti della storia dell’uomo: quello del peccato e della conseguente condanna, all’inizio della Genesi, e quello del compimento della salvezza e del suo annuncio, la risurrezione di Cristo. Il contesto ambientale è identico, cioè quello di un giardino. Nel giardino dell’Eden si compie l’esperienza amara del peccato, a causa del quale i nostri progenitori vengono esclusi dallo stato di perfezione nel quale erano stati creati, e sono scacciati dal giardino, a protezione del quale vengono messi due angeli (cf. Gen 3). Nel giardino evangelico vi è un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto (cf. Gv 19,41), e qui l’uomo riceve la salvezza. Ed è ancora un angelo a custodia del sepolcro vuoto nel giardino, che questa volta annuncia: «Non è qui. È risorto, come aveva detto… È risuscitato dai morti» (cf. Mt 28,1-8). L’ambone viene realizzato specificatamente come luogo della Parola o, ancora meglio, come luogo dell’annuncio profetico e apostolico della Pasqua. Esso pertanto riveste la prerogativa di essere memoria della risurrezione: su di esso si sale per annunciare che Cristo è risotto. Questo è il grande annuncio: «Contenuto unico di tutta la Scrittura è Cristo e il suo mistero pasquale. Contenuto di ogni celebrazione liturgica è sempre questa stessa Pasqua, come culmine di tutta la storia di salvezza. Cosi ciò che la Scrittura annuncia, il sacramento lo realizza». In quanto simbolo, l’ambone si presenta allora come icona del sepolcro vuoto del Risorto e segno pregnante della presenza efficace dell’annuncio pasquale al mondo. Nell’ambone, dunque, si deve leggere questa dimensione pasquale di annuncio della risurrezione, che esalta la figura dell’angelo, e per questo – come abbiamo già ricordato – Germano di Costantinopoli (secolo VIII) scrive che l’ambone «è icona del santo sepolcro: l’angelo ne rotolò la pietra e stava li, poi, ad annunciare la risurrezione del Signore alle donne mirofore» (Historia ecclesiastica de mistica contemplatio, in PG 98, 392). Il diacono, salendo all’ambone, annuncia il Vangelo come l’angelo che, sedendo sulla pietra ribaltata del sepolcro, annunciò dall’alto alle donne la buona notizia della risurrezione del Signore. [5-continua]

Programma dal 12 al 20 novembre 2022

Letture: Malachia 3,19-20a / Salmo 97 / 2 Tessalonicesi 3,7-12

Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19)

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.

Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.00
  • + Tozzola Angelo (1° anniv.)
Domenica 13 10.30

18.00

+ Resta Maria, Luigi e Paolo

+ Santese Paolo e Frascerra Anna

Lunedì 14
Martedì 15
Mercoledì 16 18.00 + Cappadonia Giuseppe

+ Rossella

Giovedì 17
Venerdì 18
Sabato 19 18.00
  • + Elisabetta, Guido, Vittorio, Giuseppe, Salvatore e Lucia
Domenica 20 10.30

18.00

+ Deremo e Luciana

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e vivi e deff. fam. Dovadola Ivano e Ruffini e parenti deff.

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13

XXXIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Lunedì 14 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Mercoledì 16 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del Coro S. Paolo
Venerdì 18

Dedicaz. Basiliche Ss.Pietro e Paolo

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 20

N.S. Gesù Cristo

Re dell’universo

Festa parrocchiale del Ringraziamento

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai lavoratori

dei campi

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 18,35-43 Lc 19,1-10 Lc 19,11-28 Lc 19,41-44 Lc 19,45-48 Lc 20,27-40

Vivere il Mistero- L’odierna liturgia della Parola è aperta da un oracolo minaccioso e terribile per «i superbi e tutti coloro che commettono ingiustizia», integrato da una promessa «per voi, che avete timore del mio nome». Nella seconda lettura l’apostolo Paolo si propone ai Tessalonicesi come modello per indicare uno stile operoso e serio. A tutti occorre evitare di cadere nell’ozio, nel disordine, nella confusione. Gesù, proprio come Paolo, non si accontenta di una visione superficiale e disimpegnata della vita. Di fronte alla gente entusiasta della bellezza del tempio di Gerusalemme e del suo ornato, egli richiama l’assoluta non definitività di questo edificio. Per quanto esso appaia adesso bello e possa essere vissuto con un senso di orgoglio estetico, nazionale, cultuale o anche religioso, resta vero che: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Lo sconcerto dell’annuncio porta gli ascoltatori a domandare quando tutto ciò dovrebbe accadere e quale sarà il segno dell’imminenza di questo disastro. Più che una risposta a tale quesito, il testo evangelico odierno ci riporta la parola di Gesù, preoccupato che non cadiamo in inganno individuando falsi segni. In effetti si può essere tentati di individuare le infinite e policrome disgrazie della storia come segni della fine: falsi profeti e messia, guerre e rivoluzioni, insurrezioni e conflitti, terremoti, carestie e pestilenze, fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Potrebbe essere un crescendo travolgente delle terribili dimensioni della realtà storica, in particolare per i discepoli, non è ancora finito. L’opposizione ai cristiani attraverserà le loro famiglie e i rapporti più cari: «Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi». In conclusione, la situazione del cristiano è collocata in una tensione drammatica: da una parte le tragedie del tempo e la non accoglienza del Vangelo – «Sarete odiati da tutti a causa del mio nome» – ma al tempo stesso abbiamo la rassicurazione che «nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto». È evidente allora quale debba essere la virtù che permette di vivere il presente nelle sue contradditorie, contemporanee dimensioni di tragedia e di presenza di Dio. La spensieratezza illusa o l’improvvisazione godereccia non saranno mai lo stile vero del cristiano. La sola sfida per tutti noi è la «perseveranza». Si tratta di raggiungere la capacità di resistere di fronte al male, senza soccombervi, ma cercando di tirare fuori a tutti i costi qualche qualità che sia contraria alle violenze che si spalancano spesso davanti a noi e che ci vorrebbero inghiottire come vittime o moltiplicatori di male. Qui ci può aiutare molto il coraggio dell’apostolo Paolo che, in un punto decisivo delle sue lettere, ha osato scrivere con la superiore lucidità del Vangelo: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene». (don Ermenegildo Manicardi)

Spazi per la liturgia- L’Ambone (continuazione) (di don D. Ravelli)

Nel Messale tridentino, durante le cinquantadue domeniche dell’anno, erano lette poco più del dieci percento dei versetti della Bibbia. Da qui l’introduzione, nel nuovo 0rdinamento, delle letture di un ciclo di tre anni liturgici (A,B,C) che si aggiunge alle letture delle festività. La varietà dei testi regolarmente proclamati viene arricchita anche dall’introduzione, nelle domeniche e nelle feste, di una prima lettura tratta dall’Antico Testamento. Inoltre, per aiutare i fedeli a nutrirsi da questa mensa, viene vivamente raccomandato il dovere di fare l’omelia nelle domeniche e nei giorni festivi, norma che già il Concilio di Trento aveva richiamato ma non sempre era stata applicata (cf. SC 52; Premesse OLM 24-25). Da tale rinnovamento nasce l’esigenza di recuperare l’importanza dell’ambone come spazio eminente, significativo, monumentale e solenne per proclamare, annunciare e commentare la Parola di Dio. Anche Benedetto XVI, nell’esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini (68) ribadisce: «Un’attenzione speciale va data all’ambone, come luogo liturgico da cui viene proclamata la Parola di Dio». Esso, pertanto, non può essere considerato un oggetto d’arredo, un «leggio», ma deve proporsi come un vero «luogo liturgico», uno spazio, un vero e proprio locus Verbi quindi un elemento strutturale che deve relazionarsi con l’altare, confrontarsi e competere per forza, dinamicità e grandezza, e armonizzarsi con l’architettura dell’edificio sacro. L’importanza data all’annuncio della Parola di Dio nella celebrazione ha trovato sempre la sua debita espressione nello spazio dell’aula liturgica. Quando la comunità cristiana inizia a dare al luogo di culto una struttura propria, realizza subito per esso un luogo peculiare e di rilievo. 0riginariamente la struttura dell’ambone è semplice: si configura come un podio alto posto in mezzo all’assemblea, in modo da facilitare sia la proclamazione sia l’ascolto della Parola. L’esempio si traeva dall’uso sinagogale, come la tribuna descritta nel Libro di Neemia (8,1-12) ed eretta affinché il sacerdote Esdra dall’alto potesse leggere e spiegare il libro della Legge, mentre il popolo acclamava e sottolineava con gesti eloquenti (levarsi in piedi, alzare le mani, inginocchiarsi, prostrarsi con la faccia a terra) la sacralità e l’importanza della Parola annunciata. [2-continua]

Programma dal 5 al 13 novembre 2022

Letture: Sapienza 11,22-12,2 / Salmo 144 / 2 Tessalonicesi 1,11-2,2

Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto.

Dal Vangelo secondo Luca (20,27-38)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».

Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 05

18.00

  • + Guida Vincenzo e Rocco Maria Carmela e Leonina
  • + Mazzini Franco

Domenica 06

10.30

Crina (vivente)

+ Prandini Pietro

+ Balestri Franco, Dalle Vacche Enzo, Edgardo e Martini Elisa

Lunedì 07

18.00

+ Gattucci Stefano

Martedì 08

   

Mercoledì 09

18.00

Deff. fam. Costanzo e Piccolo

Giovedì 10

   

Venerdì 11

   

Sabato 12

18.00

  • + Tozzola Angelo (1° anniv.)

Domenica 13

10.30

18.00

+ Resta Maria, Luigi e Paolo

+ Santese Paolo e Frascerra Anna

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

(anticipato alle 16.55 [prima della Via Crucis]

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 06

XXXII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Lunedì 07

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Martedì 08

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Mercoledì 09

Ded. basilica Lateranense

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Giovedì 10

Dedicazione Chiesa di S. Paolo

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 11

S. Martino di Tours

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica 13

XXXIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 17,1-6

Lc 17,7-10a

Gv 2,12-13

Lc 17,20-25

Lc 17,26-37

Lc 18,1-8

Vivere il Mistero- Rispondendo ai Sadducei, Gesù parla della risurrezione futura e difende la vera rivelazione su Dio. Egli smaschera una teologia falsamente «biblica», che dalla casistica morale crede di dedurre la verità dell’annuncio. I sadducei sono legati a una interpretazione letterale e rattrappita della Scrittura. Essi credono di poter trovare nella legge del levirato la dimostrazione biblica che non c’è risurrezione dai morti. Infatti, se un uomo deve sposare la moglie del più stretto consanguineo defunto, allora la risurrezione non ci può essere, altrimenti in cielo si creerebbe un conflitto. Di chi sarebbe moglie colei che è stata legittimamente sposata a due fratelli? Figuriamoci il caso parossistico della donna maritata a ben sette fratelli, senza aver avuto figli da nessuno di loro! Gesù osserva che i sadducei non si rendono conto che il cielo e la terra si muovono su due ordini ben diversi. Il loro falso ragionamento biblico non ha un’idea adeguata di cos’è il mondo della risurrezione: là i corpi non hanno la fisicità e la sessualità che sono necessari alla vita terrena. Ivi non c’è bisogno di procreazione perché i risorti «non possono più morire» e sono figli di Dio in una maniera nuova. Poiché, però, i sadducei hanno addotto – almeno a loro parere – una prova biblica, anche Gesù cita i testi della Scrittura e, prendendo una formulazione del nome divino contenuto in un passo indiscutibilmente centrale, arriva a dichiarare che la qualificazione «il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe» implica che i patriarchi elencati nel nome di Dio siano persone vive. Dio non è il Signore di ombre o di un regno di morti. Le ultimissime parole di Gesù sono caratteristiche della redazione lucana: non solo Dio è circondato da viventi nel suo regno, ma i viventi sono tali perché da lui ricevono la vita. In Luca non si trova la costatazione che abbiamo in Marco – «Voi siete in grave errore» – ma l’errore paradossale dei sadducei è altrettanto evidente. La liturgia di questa domenica offre un importante spunto di riflessione sulla risurrezione futura. La nostra destinazione futura è in rapporto necessario con quello che concretamente viviamo. La risurrezione del nostro corpo non è soltanto un fatto per così dire «biologico», ma se risorgerò è per la fedeltà di Dio che non lascia cadere nel nulla le cose per cui le sue creature si sono impegnate. Tutto quello che, per amore o per fedeltà, abbiamo subìto, avrà una ricompensa grande perché il dono della vita che avremo da Dio è un dono di lui ma anche, in certa misura, un risultato della nostra azione e del nostro coraggio nella vita. (don Ermenegildo Manicardi)

Spazi per la liturgia- L’Ambone. (di don D. Ravelli)

I santi segni, – ci ricordava Romano Guardini – ci «parlano», senza usare le parole, sia dell’uomo sia di Dio. Nel nostro cammino, attraverso i segni dell’aula liturgica, incontriamo l’ambone, il luogo che dà voce a Dio, il luogo da cui risuona per noi la sua Parola. Ma già la sua stessa presenza, opera del genio e dell’arte umana, è capace di significarci il mistero della salvezza che lì viene celebrato. Collocato generalmente in un posto elevato, in relazione all’altare e all’assemblea liturgica, possibilmente fisso e di nobile bellezza, vuole essere un monumento vivo dell’annuncio salvifico del Signore risorto. Questo è il «luogo liturgico» riservato alla proclamazione della Parola di Dio e all’annuncio della risurrezione. Se l’altare è icona del «sacrificio di Cristo», l’ambone, per usare un’immagine di Germano di Costantinopoli, è icona del «santo sepolcro vuoto». Il Concilio Vaticano II nella Costituzione sulla sacra liturgia ricorda che «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa e in modo speciale nelle azioni liturgiche […]. E’ presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura» (SC 7). Più avanti continua: «Nella liturgia, infatti, Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia ancora il suo Vangelo; il popolo a sua volta risponde a Dio con il canto e con la preghiera» (SC 33; cf. 0rdlnamento Generale del Messale Romano [OGMR 2004] 29 e 55). La liturgia è il luogo privilegiato della proclamazione e attuazione della Parola, perché «nella sua parola è presente il Cristo, che attuando il suo mistero di salvezza, santifica gli uomini e rende al Padre un culto perfetto» (Premesse dell’Ordo Lectionum Missae [= OLM 1981] 4). La riforma liturgica ha portato la Parola di Dio, contenuta nella Scrittura, nella sua autentica collocazione, tanto da diventare uno degli elementi principali del rinnovamento. Il Concilio aveva chiesto per tutte le celebrazioni, tanto per i sacramenti quanto per i sacramentali, una «lettura della sacra Scrittura più abbondante, più varia e meglio scelta» (SC 35; cf . Premesse OLM 3 e Verbum Domini, 61). Basta pensare che fino a quel momento, al di là dell’Eucaristia, tutti gli altri sacramenti potevano essere celebrati senza leggere alcun testo della Scrittura. Ecco perché la stessa Costituzione liturgica prescriveva: «Affinché la mensa della Parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza, vengano aperti più largamente i tesori della Bibbia in modo che, in un determinato numero di anni, si legga al popolo la maggior parte della sacra Scrittura» (SC 51). [1-continua]

Programma da 29 ottobre al 6 novembre 2022

Letture: Sapienza 11,22-12,2 / Salmo 144 / 2 Tessalonicesi 1,11-2,2

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (19,1-10)

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.

Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».

Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».

Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 29 18.30 + Montesi Natale

Per la famiglia De Rosa (viventi)

Domenica 30 10.30

18.00

+ Sisti Torquato e Luciana

+ Liverani Paolo

Lunedì 31 18.00 + Sangiorgi G. Battista, Giacomo e Vittorina, Raimondo e Maria

+ Benfenati Anselmo

Martedì 01 10.30 + Renzo Garbellini

+ Giorlando Maria, Diliberto Giuseppe, Amedeo Melchiorre, Milotta Maria

Mercoledì 02 8.00

15.00

18.00

+ Dovadola Ivano, Ruffini Armanda, Dovadola Monica

Deff. fam. Foschini, Capucci, Rabeggiani, Farolfi e Pacilli

+ Biancoli Vincenzo, Elisa e deff. Biancoli e Penazzi

Per tutti i defunti

+ Marconi Francesco, Angelo e Giuseppina

Deff. fam. Boldrini e Galanti

+ Preda Maria Teresa

Giovedì 03 18.00 + Facchini Franca e Lanzoni Marta
Venerdì 04 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Sabato 05 18.00 + Guida Vincenzo e Rocco Maria Carmela e Leonina
Domenica 06 10.30 + Prandini Pietro

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.20 S. Rosario

(anticipato alle 16.50 [prima della Via Crucis] )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Ottobre – Novembre 2022

Domenica 30

XXXI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Lunedì 31 Ore 19.30 (oratorio) : Festa dei Santi (vedi sotto)
Martedì 01

Tutti i Santi

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario intero per tutti i defunti

Mercoledì 02

Commemorazione fedeli defunti

Ss. Messe alle ore 8.00 e 18.00 (S. Paolo) e

Ore 10.00 (Santuario)

Ore 15.00 (Santuario) : S. Messa (segue benedizione alle tombe)

Giovedì 03 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Venerdì 04 Comunione agli impediti del ”Primo venerdì del mese”

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Sabato 05 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Domenica 06

XXXII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Festa dei Santi (all’oratorio)

Lunedì 31 ottobre programma:

ore 19.30 Cena insieme

ore 21.00 Giochi per bambini e adulti

a seguire Sfilata dei “Santi”

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Attenzione. Da domenica 30 ottobre torna l’ora solare, pertanto le celebrazioni pomeridiane del S. Rosario e della S. Messa vespertina sono anticipate di mezz’ora

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 14,12-14 Mt 5,1-12a Mt 25,31-46 Lc 15,1-10 Lc 16,1-8 Lc 16,9,15

Vivere il Mistero- La prima lettura motiva l’incredibile misericordia/compassione di Dio con la sua onnipotenza creatrice. Con chiara lucidità Salomone afferma: «Non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata» (Sap 11,24). La seconda lettura insiste sul tempo presente come uno spazio in cui si prepara il compimento. Non si deve perciò credere che «il giorno del Signore sia già presente» (2Ts 2,2), ma restare in preghiera e attesa. Zaccheo, il protagonista del Vangelo, fa capire bene che il Signore è capace di investire il tempo come spazio del cambiamento del cuore e quindi come effettiva preparazione della salvezza. Il racconto evangelico parte dall’entusiasmo e dalla curiosità di Zaccheo, «capo dei pubblicani e ricco» (Lc 19,1), che a tutti i costi vuole vedere Gesù. Lo specifico del racconto inizia quando Gesù si ferma sotto il sicomoro e coinvolge il pubblicano: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5). Il seguito narra il procedimento stupendo messo in moto dalla misericordia di Dio che si rivela in Gesù. All’inizio c’è solo la meraviglia risentita di tutti che criticano mormorando contro Gesù: «E’ entrato in casa di un peccatore!» (Lc 19,7). Immediatamente, però, si vede che la scelta del Maestro ha messo in moto un’energia che punta al «ritrovamento» del peccatore. Zaccheo infatti, senza che si indichino particolari e specifici stimoli, trasforma radicalmente la sua situazione scegliendo di dare ai poveri la metà di ciò che possiede e provvedendo al risarcimento dei defraudati nelle operazioni da lui compiute. Zaccheo non si accusa di peccato – almeno direttamente – e non chiede perdono di quanto ha fatto. Egli trasforma però la sua posizione. L’attenzione di Gesù verso di lui sembra avergli cambiato davvero il cuore, responsabilizzandolo nei riguardi dei poveri e portandolo alla schiettezza dei rapporti tenuti con gli altri. Solo a questo punto Gesù interviene a interpretare quanto sta succedendo. Attraverso di lui, la salvezza viene nella casa di Zaccheo perché questo pubblicano ha l’alta qualifica di «figlio di Abramo», che gli viene dal dono originario e immeritato di Dio. La realtà del piano divino coinvolge l’uomo indipendentemente dalle sue qualità, dai suoi vizi e dalle sue scelte. Questa sostanziale misericordia ha la sua concretizzazione storica nel manifestarsi di Gesù. Nella sua bontà appare il volto di Dio, che non ha dimenticato i suoi doni e non li ha lasciati cancellare del tutto dalla cattiveria e dai comportamenti sbagliati o perversi dell’uomo. L’atteggiamento inaspettato di Gesù ha mosso il cuore di Zaccheo, che ha cominciato a pensare diversamente la propria realtà e le relazioni. Adesso il suo comportamento gli appare dannoso per i poveri e per gli altri, che hanno avuto rapporti con lui, e arriva a valutare in modo diverso quello che ha fatto. In questo movimento di conversione in un certo senso Zaccheo non raggiunge gli apici di quei discepoli che per seguire il Signore hanno lasciato tutto, come per esempio Gesù stesso ha chiesto al notabile incontrato poco prima: «Una cosa ancora ti manca; vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; e vieni! Seguimi!» (Lc 18,22). Zaccheo non arriva a questi livelli, ma nemmeno si ferma a mezza strada, perché intraprende decisamente la direzione giusta. Al centro della sua attenzione finiscono i poveri e le persone che, con le sue ruberie, ha danneggiato. L’autoreferenzialità è vinta e la persona è ritornata sana. Nell’ultima parola di Gesù è riassunta tutta la sua missione: «Il figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (v. 10). In essa è chiaramente racchiusa la pretesa di rendere presente il disegno di Dio nelle sue scelte concrete. Lo costatiamo molto bene se avviciniamo le parole di Lc 19,19 a un passo di Ezechiele in cui il Signore Dio parla del suo andare alla ricerca delle pecore perdute: «Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia» (Ez 43,16). Gesù è lo strumento con cui Dio realizza il suo desiderio di vicinanza all’uomo. Ma allora il peccato esiste? La misericordiosa compassione di Dio non consiste nella dichiarazione buonista che in realtà il peccato non esiste, che in ogni caso non è molto importante. Gesù non insegna a dimenticare il senso di colpa che affligge l’uomo, ma con la mitezza del suo volto e del suo cuore – spesso senza parole – insegna all’uomo a sentirsi diverso e a rinnovare evangelicamente il suo agire. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dall’22 al 30 ottobre 2022

Letture: Siracide 35,15b-17.20-22a / Salmo 33 / 2 Timoteo 4,6-8.16-18

Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14)

In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.

Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 22 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i malati

+ Adriano Castelli

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

Domenica 23 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Amadei Angelo e Carlo, Brandolini Irene e Fabbri Adamo

+ Liverani Paola

Lunedì 24 18.30 + Dovadola Monica
Martedì 25 8.00 + Massari Anna
Mercoledì 26 18.30 Per le Anime del Purgatorio
Giovedì 27 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

+ Settembrini Augusto

Venerdì 28 8.00 + Luisi Giovanni, Orlacchio Angelina, Faccani Alessandro e Stefano
Sabato 29 18.30 + Montesi Natale
Domenica 30 18.00 + Liverani Paolo

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Ottobre 2022

Domenica 23

XXX del T. O.

Giornata Missionaria Mondiale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Cassiano) : Veglia missionaria e celebrazione (ore 18.00) della S. Messa

Lunedì 24 Ore 20.30 (S. Cassiano): Lectio Divina sui Cantieri di Betania
Mercoledì 26 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 28

Ss. Simone e Giuda apostoli

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 30

XXXI del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Gli orari e le celebrazioni delle festività dei Santi e fedeli defunti

Martedì 1 : Ss. Messe ore 10.30 e 18.00 (in S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) S. Rosario intero per tutti i defunti

Mercoledì 2 : Ss. Messe ore 8.00 e 18.00 (in S. Paolo)

Ore 10.00 (Santuario

Ore 15.00 (Santuario) seguita dalla benedizione alle tombe.

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

Attenzione. Da domenica 30 ottobre torna l’ora solare, pertanto le celebrazioni pomeridiane del S. Rosario e della S. Messa vespertina sono anticipate di mezz’ora

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 13,10-17 Lc 13,18-21 Lc 13,22-30 Lc 13,31-35 Lc 6,12-19 Lc 14,1.7-11

Vivere il Mistero- La prima lettura descrive la preghiera in una maniera interessante e radicale, spiegando come Dio reagisce alle nostre orazioni e parlando di come funziona la preghiera stessa, come una forza quasi personificata. La seconda lettura è un brano di affettuosa confidenza in cui Paolo traccia, per il discepolo Timoteo, una stupenda sintesi della sua vita personale e apostolica. La vicinanza, che il Signore ha sempre mantenuto e manterrà con il suo apostolo, lo ha strappato «dalla bocca del leone» (2Tm 4,17) e gli sta preparando «la corona di giustizia» (v. 8). Il Vangelo presenta un’altra parabola sulla qualità della preghiera, mostrandola nell’impietoso confronto tra il fariseo e il pubblicano saliti al tempio per l’incontro con il Signore. L’odierna liturgia della Parola apre con alcuni versetti del Siracide, dedicati a come Dio vede la preghiera, che gli viene indirizzata, e i diversi personaggi degli oranti. Il Signore è un giudice che non fa preferenza di persone. L’imparzialità della sua giustizia, però, non si traduce nella freddezza distributiva di un «a tutti la stessa cosa». Per il Signore ai primi posti vengono «il povero», «l’oppresso», «l’orfano», «la vedova». Dio non è un personaggio freddo e formale, che applica la sua giustizia senza farsi condizionare dalla situazione delle persone. Le preghiere degli svantaggiati hanno per lui un rilievo speciale. Egli non fa preferenze proprio perché non rispetta le gerarchie mondane, create dalla cultura, ma, al contrario, le annulla e mette al primo posto i deboli. Egli non si formalizza interessandosi agli aspetti espressivi o stilistici, ma non trascura «la vedova, quando si sfoga nel lamento» (Sir 35,17). Lo sfogo, proprio perché viene dal cuore senza particolari mediazioni, sembra valere di più di una preghiera elegante, meditata, formulata con grazia, teologicamente equilibrata e perfetta. L’Evangelista offre già prima del racconto parabolico la chiave della sua interpretazione: «Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri». Il tema posto sul tavolo non è dunque semplicemente la preghiera, ma piuttosto la questione dei rapporti fra orazione, senso di sé e valutazione sugli altri. La varietà e la ricchezza delle cose che il fariseo può dire nella preghiera non serve molto. Probabilmente è vero che quest’uomo non è un ladro, un ingiusto, un adultero e che digiuna due volte alla settimana e paga le decime di tutto quello che possiede. Anche la sua forma di preghiera è tra le migliori: si tratta di un ringraziamento, che parte dalla riconoscenza per quanto ci circonda. Il pubblicano invece si affida alla supplica, che è la forma più immediata, spontanea e «naturale» di preghiera. Il verme, che sciupa i frutti di questa preghiera «perfetta», è l’atteggiamento altezzoso con cui il fariseo disprezza tutti gli altri, compreso il pubblicano che sta pregando nel tempio accanto a lui. In se stesso, invece, non trova nessuna negatività. Il pubblicano non guarda altri che se stesso e ricapitola tutto il suo atteggiamento nell’unica parola: «Pietà di me peccatore» (v. 13). I gesti mostrano la profondità del suo dire: non osa entrate troppo nel tempio, non alza gli occhi al cielo, si batte il petto incessantemente. La comparazione immaginata da Gesù, tra fariseo e pubblicano, mostra bene che l’elemento decisivo non è dato da tecniche speciali particolari di orazione o da sentimenti soggettivi, bensì dalla realtà dell’atteggiamento più intimo e profondo della persona orante. La preghiera non è fatta di tecniche, ma ha la sua forza nel vissuto reale della persona. Non è un caso che l’istruzione decisiva di Gesù per iniziare la preghiera sia «Quando vi mettete a, pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe». Non sono le parole scelte e non è l’autocomprensione superficiale a determinare la qualità della preghiera, ma soltanto la realtà di un’identità profonda. La presunzione potrebbe avere un effetto disastroso e distruttivo. L’ultima solenne affermazione di Gesù mostra l’importanza della preghiera che consiste nella sua possibilità di trasformare la persona: «Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato». La preghiera ha conferito al pubblicano la giustizia che, in quanto peccatore, certamente non aveva. In forza della sua preghiera, egli è diventato come Abramo che, guardando le stelle e pensando al numero dei suoi figli futuri, «credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia». Le parole conclusive – «Chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» – sono un drastico e sano ammonimento ad avere il coraggio di identificarci con il pubblicano, abbandonando un giudizio improduttivamente positivo su noi stessi e a prendere sul serio il rischio delle proprie incompiutezze. Solo una tale preghiera può acquisire una dirompente forza reale, capace di operare prodigi a vantaggio della nostra vera identità profonda. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dall’15 al 23 ottobre 2022

Letture: Esodo 17,8-13 / Salmo 120 / 2 Timoteo 3,14-4,2

Il mio aiuto viene dal Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:

«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.

Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 15 18.30 Per Octavian (vivente)

+ Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. Fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Giancarlo e Stellina

Domenica 16 10.30

18.30

Octavian (vivente)

+ Silvana, Ada, Domenico e Aldo

Lunedì 17 18.30 Octavian (vivente)

+ Renato

Martedì 18
Mercoledì 19 18.30 Per le anime del Purgatorio
Giovedì 20 18.30 + Laura e Matteo e per i genitori viventi

Per Luca e Matteo (viventi)

Venerdì 21 8.00 + Antonio
Sabato 22 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i malati

+ Adriano Castelli

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

Domenica 23 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Paolo Liverani

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Ottobre 2022

Domenica 16

XXIX del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Martedì 18

S. Luca ev.

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 19 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 21 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 22

S. Giovanni Paolo II

S. Messa prefestiva

Ore 16.00 (S. Francesco di Sales) : Festa nel 100 anniversario di fondazione della Scuola Materna.

Ore 20.00 (S. Cassiano) : S. Messa solenne presieduta dal cardinale S.E. Mons. Matteo Maria Zuppi e chiusura dell’anno Giubilare

Domenica 23

XXX del T. O.

Giornata Missionaria Mondiale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Cassiano) : Veglia missionaria e celebrazione della S. Messa

Da Sabato 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo

ore 17.50 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 12,13-21 Lc 10,1-9 Lc 12,39-48 Lc 12,49-53 Lc 12,54-59 Lc 13,1-9

Vivere il Mistero- La prima lettura apre raccontando la battaglia di Giosué contro Amalèk a Refidìm. Si tratta di un episodio importante per la storia di Israele, ma il racconto intende soprattutto mostrare quanto decisivo sia l’effetto della preghiera sugli eventi della storia. Anche la seconda lettura si interessa al modo in cui si può perseverare ed essere forti nel proprio compito. Timòteo sarà un vero uomo di Dio, se rimarrà saldo nell’apprendimento delle sacre Scritture. Il Vangelo, introdotto evidentemente dalla descrizione degli effetti disastrosi della stanchezza di Mosè a Refidìm, presenta alcune pressanti istruzioni sulla necessità di «pregare sempre, senza stancarsi mai» (Lc 18,1). La vittoria su Amalèk è un momento rilevante nel cammino di Mosè e del popolo nel deserto. A causa delle prolungate relazioni ostili con Israele – iniziate appunto ancor prima del Sinai (cf. anche Gdc 3,13; 1 Sam 15) e concluse definitivamente soltanto da Davide (2 Sam 1,1 e 1Cr 18,11) – gli Amaleciti sono considerati il nemico per antonomasia di Israele. Non meno importante di questo primo risultato bellico, agili inizi del cammino nel deserto, appare la descrizione delle valenze teologiche della battaglia. Essa non è impostata con il massimo delle forze possibili, ma Mosè indica a Giosuè «Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalék» (Es 17,9). La vittoria infatti non è nelle braccia dei soldati, ma è soltanto il dono del Signore che non lascia ostacolare il cammino del suo popolo. Gli uomini in campo sono necessari, ma non la loro quantità. È invece necessario che nelle mani di Mosè ci sia «il bastone di Dio» e la preghiera del condottiero non sia interrotta. «Il bastone di Dio» è lo strumento che Mosè ha già utilizzato per sconfiggere il faraone. Le mani alzate sorreggono appunto questo scettro, che rappresenta la forza di Dio capace di intervenire nella storia. Le mani alzate sono anche un segno della preghiera, per cui è evidente che l’azione di Dio nella storia ha bisogno dell’impegno orante dell’uomo. Come è necessario che «alcuni uomini» escano in battaglia, anche se è Dio a condurre la guerra, così è indispensabile che la preghiera dell’uomo intervenga perché «il bastone di Dio» – la sua forza capace di fare la storia – diventi davvero efficace. Quando le braccia di Mosè cadono, «il bastone di Dio» sembra perdere tutta la sua forza. Troviamo una situazione parallela rivelata dalle parole di Gesù al momento dell’invio dei settantadue: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». È il Signore che desidera che questi operai vadano e che siano numerosi, ma ciò nonostante essi non sorgeranno senza che vi sia l’invocazione dell’uomo. Il racconto parabolico, che apre il Vangelo odierno, è introdotto dal narratore con un’interpretazione di partenza: «Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai». L’evangelista è evidentemente interessato a garantire una comprensione importante della parabola, prima ancora di riferire – una volta concluso il racconto parabolico stesso – una spiegazione di Gesù stesso, che muove in una direzione complementare. La parabola mette in scena un giudice «che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno» (v. 2) e una vedova veramente bisognosa di giustizia. L’elemento che risolve la situazione è proprio il non stancarsi di richiedere. Una volta concluso il racconto parabolico, Gesù aggiunge altri due allargamenti formulati in domanda retorica. Se il giudice disonesto alla fine è costretto ad ascoltare, come pensare che Dio non soccorra gli eletti che pregano? Il secondo interrogativo – «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» – è più difficile da interpretare. Forse è da capire in connessione con il rischio di stancarsi nel pregare. L’attesa del Figlio dell’uomo è molto lunga e si trova ad attraversare percorsi e tappe spesso non facili. È perciò spiegabile che qualcuno si stanchi di pregare e in lui la fede si spenga nella sua vivacità. Quello su cui Gesù si interroga (o vuole interrogarci) è se siamo capaci di mantenere una vera attesa di lui o se ci rassegniamo tacitamente a una fede scolorita e spenta. La preghiera è dunque l’unico mezzo per poter immettere nella nostra azione la forza di Dio. Non è il modo immaginario di piegare la volontà di Dio ai nostri desideri, ma è il «bastone di Dio» messo nelle nostre mani. Con la preghiera noi non siamo più affidati alle semplici nostre, insufficienti energie. Dio collabora con noi: per questo c’è la necessità vitale di «pregare sempre, senza stancarsi mai». (don Ermenegildo Manicardi)