Programma dal 8 all’15 maggio 2021

Letture: Atti 10,25-26.34-35.44-48 / Salmo 97 / 1 Giovanni 4,7-10

Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 08 18.30 + Angelo e Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 09 10.30 + Antonio
Lunedì 10 18.30 + Giuseppe
Martedì 11
Mercoledì 12 18.30 Deff. fam. Giacometti, Mussino, De Giovanni
Giovedì 13 18.30 Per le famiglie Asioli e Tronconi (viventi)
Venerdì 14
Sabato 15 18.30 + Adolfo Tabanelli e deff. della famiglia
Domenica 16 18.30 + Cotroneo Giorgio (20° anniv.)

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Maggio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 09

VI di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 10 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Martedì 11 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Mercoledì 12 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Giovedì 13 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 14

S. Mattia Ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Sabato 15 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Domenica 16

Ascensione del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

1. Sono aperte le pre-iscrizioni all’«Estate ragazzi» che avrà luogo all’oratorio nel periodo 7 – 25 giugno. La scheda con le indicazioni di massima sono disponibili presso l’entrata della chiesa.

Visita alle famiglie con Benedizione.

E’ stato recapitato ad ogni famiglia un volantino contenente le informazioni su come comportarsi per chi desidera avere la Benedizione “Pasquale” a casa, in famiglia.

Occorre compilare il volantino e riconsegnarlo in parrocchia mettendolo nell’apposita urna posta all’ingresso della chiesa entro il 31 maggio.

E’ importante indicare il proprio recapito, soprattutto un numero di telefono, mediante il quale il parroco provvederà a contattare la famiglia per concordare tempi e modi per la visita.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 15,26-16,4 Gv 16,5-11 Gv 16,12-15 Gv 16,16-20 Gv 15,9-17 Gv 16,23b-28

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia della Parola di questa domenica è l’amore. Il brano evangelico (in continuità con la 5a domenica di Pasqua) esordisce con un’affermazione importantissima: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi» (Gv 15,9). Per 2 volte abbiamo il verbo «amare» (agapào). Nella lingua pre-biblica questo verbo aveva un senso piuttosto pallido; significava solamente «accontentarsi di qualcosa». Quando, però, con la Settanta è stato adottato per tradurre il verbo ebraico «‘ahàv» ha assunto una caratteristica propria ed è passato ad esprimere la forma più alta dell’amore. In Gesù viene a caricarsi ulteriormente di nuove prospettive e significati, fino a descrivere niente meno che l’amore che lega Gesù a Dio, il Padre. C’è però un altro aspetto da tener presente. Il termine greco kathoscome») non esprime solo il modello e il modo di amare, ma anche l’origine e il fondamento dell’amore. In questo orizzonte possiamo dire che l’autorivelazione dell’amore di Dio fonda e suscita allo stesso momento l’amore che dobbiamo manifestare per il nostro prossimo. Anche per questo Gesù prosegue dicendo: «Rimanete nel mio amore» e «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri» (Gv 15,9b.12). Gesù parla di amore come di comandamento. Il termine entolè («comandamento») non ha però un valore legalistico. Si potrebbe tradurre con «prospettiva di vita» oppure «orizzonte fondamentale di vita». Il comandamento ricevuto propone, perciò, una nuova forma di esistenza basata sull’amore. Questa è l’eredità che Gesù lascia alla sua Chiesa. Ma entolè possiamo tradurlo anche «procedura» oppure «istruzione», ovvero quella regola madre che ci permette di fare una determinata cosa e farla bene. Se il comando fa parte del mondo del dovere, la procedura è un metodo comprovato dall’esperienza ed è dentro il funzionamento stesso delle cose. Gesù, con il comandamento nuovo dell’amore, ci manifesta la procedura divina, la procedura madre, per cui tutto esiste e sussiste. C’è poi una particolarità: Gesù parla del suo comandamento, che racchiude il «come io ho amato voi» (Gv 15,12). L’amore come forza e bellezza del mondo è stato predicato, indicato, cantato da molti, ma mai nessuno ha detto: «Amatevi come io vi ho amati» come ha fatto invece Gesù, ponendo se stesso a misura e riferimento dell’amore verso gli altri. Con queste parole, allora, non abbiamo solo un invito ad amare; queste parole ci rivelano chi è Gesù. Egli è la regola madre dell’amore, il riferimento ispirante, il suo principio e la sua incarnazione, perché Gesù è il Figlio di Dio. Gesù chiama i suoi discepoli «amici». Se teniamo presente il percorso tracciato dal IV Vangelo, vediamo come vi sia un passaggio graduale di quanti seguono Gesù. Inizialmente sono discepoli (cf Gv 1,35-37), poi vengono chiamati amici (cf Gv 15,14) e infine fratelli (cf Gv 20,17). Vi è una crescita di conoscenza che porta all’intimità familiare. La conoscenza è fondamentate perché opera un passaggio: dalla schiavitù (servi) alla libertà (amici). Gesù si è fatto testimone e portavoce di quanto udito presso il Padre (il Vangelo della salvezza). I discepoli, che devono portare il suo annuncio nel mondo, non sono perciò meri esecutori di un di segno sconosciuto, ma di un progetto di cui sono messi a parte e al quale sono chiamati a collaborare.

Programma dal 1 all’8 maggio 2021

Letture: Atti 9,26,31 / Salmo 21 / 1 Giovanni 3,18-24

A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 01
Domenica 02 10.30

18.30

+ Becca Luigi

+ Stefano

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Lunedì 03 18.30 + Marianna
Martedì 04 8.00 + Dovadola Ivano e Ruffini Armanda
Mercoledì 05 18.30 + Signani Mara e il padre

+ Conti Arturo

Giovedì 06
Venerdì 07 8.00 + Alide
Sabato 08 18.30 + Angelo e Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 09 10.30 + Antonio

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Maggio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 02

V di Pasqua

Giornata di sensibilizzazione per il sostegno economico alla chiesa cattolica

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 03

Ss. Filippo e Giacomo ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Martedì 04 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Mercoledì 05 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Giovedì 06 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 07 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.30 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Sabato 08 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Domenica 09

VI di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Visita alle famiglie con Benedizione.

In questi giorni è iniziata la distribuzione ad ogni famiglia di un volantino contenente le informazioni su come comportarsi per chi desidera avere la Benedizione “Pasquale” a casa, in famiglia.

Occorre compilare il volantino e riconsegnarlo in parrocchia mettendolo nell’apposita urna posta all’ingresso della chiesa entro il 31 maggio.

E’ importante indicare il proprio recapito, soprattutto un numero di telefono, mediante il quale il parroco provvederà a contattare la famiglia per concordare tempi e modi per la visita.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 14,6-14 Gv 14,27-31a Gv 15,1-8 Gv 15,9-11 Gv 15,12-17 Gv 15,18-21

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Com’è noto, Gv l5 fa parte dei Discorsi di addio. Sono le ultime parole del Maestro, quelle essenziali, fondamentali, testamentarie. In Gv 14,31 leggiamo che Gesù invita i suoi ad alzarsi e uscire. Con Gv 15-17 sembra ripensarci. L’evangelista inserisce, infatti, un lungo discorso di ben tre capitoli. Solo al capitolo 18 l’ordine di Gesù viene posto in atto: «Dopo aver detto queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli» (Gv 18,1). Con molta probabilità l’edizione originaria del Vangelo non aveva i tre suddetti capitoli. È stato un redattore ad aggiungerli come frutto dell’esperienza della comunità cristiana. Per cui possiamo altresì affermare che Gv 15,17 altro non è che l’esperienza preziosissima fatta dalla Chiesa nascente del Signore risorto. Ma c’è un altro aspetto da tener presente. Le parole di Gesù sono inserite in un contesto eucaristico. L’esordio di Gv 13 ci ha infatti collocati nell’ultima cena. Questo significa che coloro che si cibano del pane di Cristo diventano a loro volta pane spezzato per i fratelli attraverso l’amore e il servizio. Questo è il frutto di cui parla Gesù. Nei primi otto versetti, Gesù invita ripetutamente a rimanere in Lui. Perché questa insistenza? Sono diversi i motivi per cui il discepolo è chiamato a rimanere nel Signore. Ma forse c’è una ragione più profonda. «Rimanere» esprime, nella teologia giovannea, il rapporto maturo che il discepolo ha instaurato con Gesù; un rapporto stabile, che non ha più nessuna nostalgia, che non sogna più altre appartenenze. La forma del dimorare, inoltre, è quella del Padre nel Figlio e del Figlio nel Padre (cf Gv 14,10) e dello Spirito Santo in entrambi (cf Gv 1,32-33). Questo ci fa intuire che il «rimanere» non è certo statico ma dinamico, inesauribile, reciproco e nell’amore. Se Gesù insiste è perché sa molto bene come questa stabilità sia faticosa e impegnativa nel cammino della sequela. Ma c’è un altro motivo: la nostra vita è fatta di legami e sussiste attraverso i legami. Il legame è ciò che permette il passaggio della vita. Quando Gesù ci dice che il suo legame con noi è simile a quello della vite con il tralcio significa che il suo legame è totale, fedele e indistruttibile. Dobbiamo, allora, verificare quale tipo di legame abbiamo instaurato con Cristo e se siamo a lui legati con vincoli profondi. Rimanere in Gesù significa, concretamente, rimanere nelle sue parole. Ciò significa che la comunione con Cristo comporta un’interiorizzazione graduale della sua rivelazione. Ma non solo: l’accoglienza di Gesù implica anche l’assunzione del suo messaggio e, legato al messaggio, della sua prassi di vita, delle sue scelte esistenziali, delle sue logiche e preferenze. In una parola, bisogna acquisire il suo stesso modo di pensare e agire. Questo non sta solo nel desiderio e nella volontà del discepolo. È un dono dall’alto, come ci fa capire Luca narrandoci che Paolo, sulla via di Damasco, aveva visto il Signore. Allora: interiorizzare la Parola di Dio significa interiorizzare Cristo nella propria vita. Sorge una domanda: che rapporto abbiamo con la Parola di Dio, con il Vangelo? Nel ritmo delle nostre giornate dedichiamo un tempo all’ascolto, alla riflessione e all’approfondimento della rivelazione biblica? È nota l’affermazione di Claudel: «l cattolici hanno un cosi grande rispetto per la Bibbia che se ne stanno il più lontano possibile». Ma l’ignoranza delle Scritture, ammoniva san Girolamo, è ignoranza di Cristo. Se manca questa conoscenza a cosa si riduce il nostro cristianesimo?

24 aprile al 2 maggio 2021

Letture: Atti 4,8-12 / Salmo 117 / 1 Giovanni 3,1-2

La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,11-18)

 

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 24

18.30

+ Dovadola Monica

Domenica 25

10.30

+ Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

Lunedì 26

18.30

+ Giannina e Rina

Martedì 27

8.00

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

Mercoledì 28

18.30

+ Visentino Rosa

Giovedì 29

18.30

+ Montesi Natale

+ don Orfeo

Venerdì 30

   

Sabato 01

   

Domenica 02

10.30

18.30

+ Becca Luigi

+ Stefano

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

Orario Confessioni Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Aprile – Maggio 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 25

IV di Pasqua

Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa con la partecipazione delle autorità nell’anniversario della Liberazione.

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione per un secondo gruppo di bambini

Giovedì 29

S. Caterina da Siena

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 30

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 01

S. Giuseppe lav.re

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Domenica 02

V di Pasqua

Giornata di sensibilizzazione per il sostegno economico alla chiesa cattolica

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Visita alle famiglie con Benedizione.

In questi giorni è iniziata la distribuzione ad ogni famiglia di un volantino contenente le informazioni su come comportarsi per chi desidera avere la Benedizione “Pasquale” a casa, in famiglia.

Occorre compilare il volantino e riconsegnarlo in parrocchia mettendolo nell’apposita urna posta all’ingresso della chiesa entro il 30 aprile.

E’ importante indicare il proprio recapito, soprattutto un numero di telefono, mediante il quale il parroco provvederà a contattare la famiglia per concordare tempi e modi per la visita.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Gv 10,1-10

Gv 12,22-30

Gv 12,44-50

Mt 11,25-30

Gv 14,1-6

Gv 14,7-14

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Se Gesù si proclama pastore è perché prima è stato riconosciuto come agnello. Questo significa che solo chi è disposto a dare la vita, e darla totalmente, può essere pastore. Ma non basta. Gesù dà la sua vita in obbedienza al Padre; difatti è l’agnello di Dio. Gesù è sempre e pienamente obbediente alla volontà del Padre, un’obbedienza d’amore che diviene dono d’amore smisurato e senza condizioni, Da ciò comprendiamo che essere pastore, per Gesù, non significa solo aver cura del gregge, far sì che nulla manchi, che ogni pecora sia al sicuro. No, essere pastore ha inscritto ontologicamente il dono della propria vita. Un pastore narcisista, in questo orizzonte, è solo una caricatura ridicola. Ma c’è un altro aspetto da evidenziare: Gesù non dà la sua vita solo perché vede un pericolo che incombe sul gregge, ma lo precede. Il dramma del gregge, per Gesù, non sono solo i lupi, ma soprattutto i cattivi pastori, chiamati senza indugio mercenari. Coloro cioè che abusano del loro ufficio e opprimono le persone loro affidate; sono servi a pagamento, il cui unico interesse è il loro prestigio e i benefici che ne derivano. I mercenari si caratterizzano per tre azioni: anzitutto vedono (il pericolo), poi abbandonano (il gregge) e, infine, fuggono (mettendo al riparo se stessi). Ad uno stipendiato non interessa il gregge, non agisce come se il gregge gli appartenesse. Con molta probabilità non si riferisce tanto alle guide del popolo di Israele, quanto piuttosto a coloro che avevano un ruolo nella comunità cristiana. Anche il pastore, secondo Dio, vede il pericolo ma non fugge. AI contrario, egli dona la sua vita. Dare la vita, per il IV Vangelo, ha una duplice sfumatura: si intende l’offerta della propria vita nel servizio ai fratelli e il dono della vita con la morte. Per Gesù l’orizzonte di azione del pastore non deve restringersi al solo popolo di elezione, ma allargarsi ed abbracciare il mondo intero: «E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare» (Gv 10,16). Il fine dell’azione del pastore è far sì che tutti divengano un solo gregge sotto un unico pastore. Paolo ci ricorda, al riguardo, che Gesù ha abbattuto ogni muro di separazione tra gli uomini per fare di tutti un solo uomo. Nella donazione di Gesù, il Figlio di Dio è il primogenito di una moltitudine di fratelli; noi tutti siamo costituiti come una sola famiglia (un solo gregge). Un paragrafo della Lumen gentium ben ci descrive e sintetizza in quattro punti cosa significa essere un solo gregge sotto l’unico pastore: «Questo popolo messianico ha per capo Cristo… ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio… ha per legge il nuovo precetto di amare… ha per fine il Regno di Dio». C’è un particolare nel brano evangelico odierno: le pecore ascoltano la voce del pastore; lo seguono perché conoscono la sua voce. È noto che le pecore hanno un campo visivo molto ridotto, per questo si difendono stando sempre tutte assieme e belando continuamente. Hanno però un udito finissimo per cui riconoscono tra tante voci la voce unica e inconfondibile del pastore. Questa voce dà loro sicurezza e fa sì che non si smarriscano o perdano la strada. Nella voce si manifesta la persona, il suo modo di essere nel mondo e verso il prossimo. Questo dato antropologico emerge nei Vangeli riguardo alla voce di Gesù, oltre che alle sue parole, che danno forma e contenuto al suono. La voce di Gesù, il pastore buono, idoneo, giusto è una eco dell’amore di Dio, del Padre, di cui egli è testimone verace.

Programma dal 17 al 25 aprile 2021

Letture: Atti 3,13-15.17-19 / Salmo 4 / 1 Giovanni 2,1-5a

Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

Dal Vangelo secondo Luca (24,35-48)

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 17 18.30 + Giuseppe
Domenica 18 10.30 + Lorenzo e Antonietta Ravaglia – Torquato e Luciana Sisti
Lunedì 19
Martedì 20
Mercoledì 21 18.30 + Pacilli Antonio

+ Antonio

Giovedì 22 18.30 + Castelli Adriano

+ Brusa Sara

Venerdì 23
Sabato 24 18.30 + Dovadola Monica
Domenica 25 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Aprile 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 18

III di Pasqua

Giornata per l’università cattolica del Sacro Cuore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione per un primo gruppo di bambini

Venerdì 23 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Domenica 25

IV di Pasqua

Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa con la partecipazione delle autorità nell’anniversario della Liberazione.

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione per un secondo gruppo di bambini

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Visita alle famiglie con Benedizione.

In questi giorni è iniziata la distribuzione ad ogni famiglia di un volantino contenente le informazioni su come comportarsi per chi desidera avere la Benedizione “Pasquale” a casa, in famiglia.

Occorre compilare il volantino e riconsegnarlo in parrocchia mettendolo nell’apposita urna posta all’ingresso della chiesa.

E’ importante indicare il proprio recapito, soprattutto un numero di telefono, mediante il quale il parroco provvederà a contattare la famiglia per concordare tempi e modi per la visita.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 6,22-29 Gv 6,30-35 Gv 6,35-40 Gv 6,44-51 Gv 6,52-59 Gv 6,60-69

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Può sembrare strano, ma l’incontro con il signore risorto lascia i vari interlocutori scettici e dubbiosi. Persino la gioia sembra causa d’incredulità. Gesù ne è consapevole, e davanti al turbamento dei suoi apre loro la mente all’intelligenza delle Scritture. L'”apertura” delle Scritture provoca anche l’apertura della mente, del cuore e degli occhi. Il credente, alla luce della rivelazione, ha esperienza del Signore vivo e vero dentro un coinvolgimento radicale del suo essere. Solo allora passa dall’incredulità alla fede e dalla fede alla Iode di Dio. L’evento pasquale non è solo interpretato alla luce delle Scritture, ma è anche interpretante le Scritture, tanto che i due Testamenti hanno nel Signore Gesù la loro chiave di volta, Di questo i discepoli devono farsi testimoni e annunciatori. La potenza di Dio che si è manifestata nella risurrezione di Gesù ora si manifesta ugualmente nell’annuncio della sua risurrezione. Di conversione ci parla anche Pietro nella sua dura apostrofe contro i giudei. «Nel nome» di Gesù, egli ha guarito un uomo dalla sua infermità. Colui che è stato crocifisso è quindi vivo e operante; Dio, che si è riconosciuto nel suo Messia, l’ha infatti glorificato. Di questo, Pietro e i suoi compagni, sono ora testimoni coraggiosi e audaci. È evidente che Pietro non intende addossare al popolo la responsabilità diretta della morte di Gesù, ma invita tutti (e questo vale anche per noi) a porsi esistenzialmente davanti al Cristo morto e risorto, ai segni della vita nuova, inaugurata con la sua risurrezione, e a convertirsi per entrare nella grazia del perdono. «Nella Pasqua cristiana – osserva G. Ravasi – il Cristo risorto avvocato presso il Padre e l’uomo peccatore convertito si incrociano e costituiscono la nuova comunità, la Chiesa pasquale. Alla libertà dell’offerta divina deve corrispondere la libertà dell’accettazione umana». Giovanni scrive ai credenti preoccupato per un’eresia che cominciava a mietere molte vittime nella Chiesa nascente. Alcuni, infatti, pensavano che la novità cristiana, inaugurata dalla Pasqua di Cristo, li svincolasse da ogni condizionamento delle realtà materiali e dagli obblighi morali comuni. Costoro concepivano la vita cristiana come un qualcosa di statico, di definito per sempre. ln Cristo trovavano un possesso duraturo e assicurato di salvezza. Ma per Giovanni la vita cristiana è un cammino; il cristiano non è un arrivato. Certamente, l’apostolo non nega l’opera della salvezza (il cristiano è un salvato), ma quest’opera non si è ancora compiuta. Se non si ammette questo «non ancora» si cade nell’autoinganno. Ecco, allora, un criterio di verifica: l’osservanza della parola del Vangelo. Giovanni parla di comandamenti e di comandamento. Dal plurale al singolare. Non è nuovo nella letteratura giovannea. Come dire: molti sono gli atteggiamenti in cui si esprime la volontà di Dio (comandamenti), ma una sola è la logica che li anima dal di dentro (comandamento). E quando Giovanni parla di comandamento intende soprattutto l’amore. Il comandamento non è una realtà che sovrasta l’uomo dall’esterno, non è neppure un dovere imposto dal di fuori, ma una realtà che dimora nell’uomo come principio operativo. Possiamo chiamarlo, questo principio, Spirito Santo, Ecco il dinamismo che abita l’uomo rinato dalle acque del battesimo, la nuova creatura che cammina verso la piena maturità di Cristo.

Programma dal 10 all’18 aprile 2021

Letture: Atti 4,32.35 / Salmo 117 / 1 Giovanni 5,1-6

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 10 18.30 + Iannozzi Gerardina
Domenica 11 10.30 Vivi e defunti fam. Dovadola e Ruffini e gli amici

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Marangoni Cesare, Ugolini Marisa e Brusa Maria

+ Balestri Franco

Per la salute di una persona vivente

Lunedì 12 18.30 Per la salute di una persona vivente
Martedì 13 8.00 + Adriana, Adolfo e genitori
Mercoledì 14
Giovedì 15 18.30 Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni
Venerdì 16 8.00 + Margotti Teresa
Sabato 17
Domenica 18 10.30 + Lorenzo e Antonietta Ravaglia – Torquato e Luciana Sisti

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Aprile 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 11

II dopo Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Mercoledì 14 Ore 20.45 (in Rete) : 7° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Venerdì 16 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Domenica 18

III dopo Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione per un primo gruppo di bambini

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 3,1-8 Gv 3,7-15 Gv 3,16-21 Gv 3,31-36 Gv 6,1-15 Gv 6,16-21

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Il brano evangelico di questa domenica è estremamente suggestivo e ricco. In evidenza anzitutto la duplice venuta di Gesù e la reazione dei discepoli, tra cui emerge quella di Tommaso. Uno degli aspetti cristologici più evidenti del IV Vangelo è la presentazione di Gesù come il Veniente. Il nostro brano presenta ben due «venute» del Risorto: una fondazionale (v 19) e una abituale (v 26). Giovanni nota che «la sera di quello stesso giorno, il primo della settimana… venne Gesù». Questa è la prima manifestazione del Risorto ai discepoli ed è una venuta che pone i fondamenti della comunità cristiana: la pace, l’amore, la gioia, lo Spirito e il perdono. Il perdono è anticipazione dell’eschaton (di ciò che sta alla fine, ovvero dei cieli nuovi e della terra nuova) e la prima manifestazione dell’archè (principio) della nuova creazione inaugurata dalla morte e risurrezione di Gesù. Sempre in Gv 20, al v 26 leggiamo: «Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo a casa e c’era con loro anche Tommaso. Viene (presente storico) Gesù». Il verbo venire, in questo caso, è al tempo presente. Questo espediente letterario è usato per descrivere la venuta abituale di Gesù tra i suoi. Abitualmente egli viene, abitualmente visita la comunità. La reazione dei discepoli è duplice: passiamo dalla gioia (v 20) allo scetticismo di Tommaso. Su Tommaso l’evangelista si sofferma in modo particolare. Tommaso è stato l’unico tra i discepoli a non aver paura di morire con Gesù (cf Gv 11,16). Per questo, forse, è stato chiamato Didimo- Gemello e, dopo Simon Pietro, per il IV Vangelo è il più importante (nominato sette volte). Egli certamente è abitato dall’incredulità, ma passa anche alla più alta professione di fede: «Mio Signore e mio Dio»(Gv 20,28). Tommaso riconosce che Gesù è Dio. Questo è iI telos del IV Vangelo, giungere a professare che Gesù è il Figlio di Dio, Dio stesso. Questo cammino, come sappiamo, era iniziato nel Prologo ove si affermava solennemente che il Logos era Dio. Abbiamo evidenziato vari aspetti dei Vangeli della risurrezione che ci hanno accompagnato lungo tutto questo «giorno» che Gesù ha inaugurato trionfando sulla morte. Abbiamo notato che gli evangelisti non hanno voluto tanto redigere la cronaca di quel primo mattino di Pasqua, quanto illustrare alcune delle innumerevoli iridescenze di quel messaggio che riflette la sua luce sull’intera parabola esistenziale di Gesù di Nazareth. La Pasqua, quindi, è il criterio per leggere tutta la vicenda storica di Gesù e in lui dell’esistenza cristiana in genere. Attorno alla tomba vuota si sono registrati i più contrastanti atteggiamenti che vanno dalla cura affettuosa, alla paura, dalla fuga all’incredulità e alla fede. Ma Gesù, stando a At 3,15, è il capofila della vita (arkegòs tes zoés) e tutti accompagna a quella pienezza di vita che è il Padre: «Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro» (Gv 20,17). Facciamo nostro l’anelito della poetessa Margherita Guidacci che in una lirica suggestiva canta la risurrezione futura: «Alla fine dei secoli, quando mi chiamerà un’altra voce e proverò per la seconda volta l’impeto di risurrezione, prego che come questa volta, quando sei stato tu a chiamarmi alzandomi stupita dalla fossa con le ossa che sentono la carne stendersi nuovamente su di loro, con la carne che sente in sé di nuovo penetrare l’anima, io possa, in quel tremendo campo dove avrà inizio l’eterno, fissare il primo sguardo su di te, ritrovarti al mio fianco».

Programma dal 3 all’11 aprile 2021

Letture: Atti 10,34°.37-43 / Salmo 117 / Colossesi 3,1-4

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.
Parola del Signore

Cristo, nostra speranza

è risorto

VITA ECCLESIALE

Sabato 03 18.30 + Angela ed Ettore Mongardi, figli e nipoti
Domenica 04 10.30

18.30

+ Domenico e Nerina Potenza

+ Sangiorgi Tomaso e deff. della famiglia

+ Moroni Lorenzo

+ Francesco, Angelo e Giuseppina

+ Bufano Margherita

+ Felice, Gerardina e Alfonso

Gerardo, Caterina, Michele e Vito (viventi)

+ Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

Lunedì 05
Martedì 06 8.00 + Martini Emma
Mercoledì 07
Giovedì 08 18.30 Deff. fam. Amadei, Fabbri, Brandolini

+ Wanda

Venerdì 09
Sabato 10 18.30 + Iannozzi Gerardina
Domenica 11 10.30 Vivi e defunti fam. Dovadola e Ruffini e gli amici

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : B

Aprile 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 04

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 8.00 , 10.30 e 18.30

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Lunedì 05 Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Martedì 06 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Mercoledì 07 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Giovedì 08 Ore 20.30 (S. Maria in Fabriago) : Adorazione Eucaristica di vicariato per le vocazioni

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Venerdì 09 Ore 17.15 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Sabato 10 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Domenica 11

II dopo Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 28,8-15 Gv 20,11-18 Lc 24,13-35 Lc 24,35-48 Gv 21,1-14 Mc 16,9-15

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Vivere il Mistero- Questo gioioso annuncio risuona oggi nei nostri cuori e nelle nostre assemblee liturgiche. Davvero, la morte è stata vinta e la luce del Risorto ha inaugurato il giorno senza tramonto. Netta tasca di un giovane soldato, morto durante la seconda guerra mondiale, fu trovata una preghiera nella quale possiamo comprendere cosa significhi credere nella risurrezione pur dentro l’oscurità del male e della violenza: «Mi senti, mio Dio? Mai, durante la mia vita, io ti ho parlato, ma oggi voglio salutarti. Tu sai che dalla più tenera infanzia mi è stato detto che tu non esistevi… Oggi, improvvisamente, vedendo le profondità dell’immenso cielo, questo cielo stellato sopra di me, i miei occhi si sono aperti. Pieno di meraviglia, ho compreso la tua luce,.. ln fondo a questo terribile inferno, la luce è scaturita in me e ti ho visto. Non ti dirò niente di più, solo la gioia di conoscerti… non ho più paura della morte». Il racconto evangelico odierno si apre con l’immagine di Maria che si reca al sepolcro quando ancora è buio. Per Giovanni la tenebra ha un valore simbolico ed indica che Maria non crede che Gesù è risorto. Per lei è solamente morto. Difatti va al sepolcro senza aromi e profumi (cf Gv 12,7). Non ha fede nella vita, di cui il profumo è simbolo, come lo era a Betania, dopo che Lazzaro era stato riportato in vita. Ella visita il sepolcro, il luogo della morte, e vede che la pietra è stata rimossa. Da questo deduce che hanno portato via il Signore. Maria non solo piange la morte di Gesù ma anche la sua perdita definitiva: persino il corpo è stato sottratto. Ecco perciò giustificata la corsa dei due discepoli, Simon Pietro e ,«quello che Gesù amava». Giunge per primo il discepolo amato e nota i teli posati. È il primo particolare che lo colpisce. Aspetta Pietro ed entra dopo di lui nel sepolcro, dove intanto viene notato pure il sudario avvolto in un luogo a parte. Lini stesi e sudario a parte indicano chiaramente che Gesù non può essere stato trafugato. Il discepolo amato intuisce qualcosa: anche se assente e non si vede, il Signore è vivo. Questo discepolo è il prototipo di coloro che crederanno senza aver visto. L’evangelista chiude l’episodio notando che non avevano ancora compreso la Scrittura, non avevano cioè ancora compreso l’evento della risurrezione a partire dalla Parola di Dio. Comunque, [‘esperienza non è stata vana; abbiamo qui un passo importante verso la fede pasquale. Dal buio e dal pianto di una perdita totale (morte e trafugamento corpo), dopo la visita al sepolcro e dopo aver scorto alcuni segni (le bende giacenti e il sudario) abbiamo un primo albeggiare della fede. Non per nulla, Giovanni conclude dicendo che il discepolo amato ,«vide e credette», oppure, «vide e inizio a credere». Un passo ulteriore sarà compiuto da Maria. Dal Risorto sarà infatti chiamata per nome. È la voce del Signore che segna l’incontro e introduce nel mistero. Maria risponderà con l’appellativo «Rabbunì». Per Maria Gesù è vivo; è il maestro di prima, il nuovo Lazzaro tornato in vita. La morte certamente è stata superata, ma questo non significa ancora credere nella risurrezione. E se, a differenza del discepolo amato, vuole trattenere Gesù, da questi è fermata. Gesù fa capire a lei (e a noi) una cosa importante: la risurrezione è il ritorno al Padre; un ritorno alla vita nella sua pienezza definitiva. Colpisce, ma la pericope evangelica di questo giorno non presenta il Signore risorto. Ci si aspetterebbe magari una sua descrizione particolareggiata, un suo apparire sfolgorante e glorioso e invece di lui neppure l’ombra.

Programma dal 27 marzo al 4 aprile 2021

Letture: Isaia 50,4-7 / dal Salmo 21 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Dal Vangelo secondo Marco (15,1-39) [forma breve]

Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso!

Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».
Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 27

18.00

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

Deff. fam. Asioli-Buttelli

+ Buscaroli Dante e cg. Venieri

Domenica 28

10.30

18.30

+ Rossella

50° di Matrimonio di : Gurioli Ferdinando

e Deserri Patrizia

Lunedì 29

18.30

+ Montesi Natale

Martedì 30

Mercoledì 31

18.30

+ Elena

Giovedì 01

20.15

+ Preda Maria Teresa

Per le Anime del purgatorio

Venerdì 02

Sabato 03

19.30

+ Angela ed Ettore Mongardi, figli e nipoti

Domenica 04

10.30

+ Domenico e Nerina Potenza

+ Sangiorgi Tomaso e deff. della famiglia

+ Moroni Lorenzo

+ Francesco, Angelo e Giuseppina

+ Bufano Margherita

18.30

+ Ruffini Armanda e Dovadola Ivano

Le Confessioni della Settimana Santa

Lunedì 29 : Ore 20.30 – 21.30

Martedì 30 : Ore 10.30-12.00 20.30 – 21.30

Mercoledì 31 : Ore 10.30-12.00 20.30 – 21.30

Giovedì 01 : Ore 16.00-19.00

Venerdì 02 : Ore 10.00-12.00 16.00-17.00

Sabato 03: Ore 9.30-12.00 15.30-18.00

 

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escl. Venerdì) ore 17.55 S. Rosario (17.25 quando c’è la Via Crucis)

Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Anno : B

Marzo – Aprile 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 28

Le Palme

Giornata a favore dell’opera S. Teresa di Ravenna.

Ss. Messe alle ore 8.00 , 10.30 e 18.30

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Giovedì 01

Santo

Ore 20.15 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”
Venerdì 02

Santo

Astinenza e Digiuno

Ore 15.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 20.15 (S. Paolo) : Celebrazione della “Passione del

Signore”

Sabato 03

Santo

Ore 9.30–12 e 15.30–18.00 (S. Paolo):Benedizione delle uova

Ore 19.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 04

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 8.00 , 10.30 e 18.30

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne

1E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2021 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Si può fare anche rivolgendosi in sacrestia.

2 – Domenica 28 torna l’ora legale ed anche l’orario delle celebrazioni pomeridiane viene posticipato di mezz’ora.

3 – Nelle domeniche 28 marzo e 4 aprile verrà celebrata una S. Messa anche alle ore 8.00

3 –Ad ogni S. Messa saranno consegnati e benedetti i rami di ulivo a chi lo desidera.

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,1-11 Gv 13,21-33. 36-38 Mt 26314-25 Gv 13,1-15 Gv 18,1-19,42 Mc 16,1-7

Vivere il Mistero- Con la domenica delle Palme inizia la Settimana santa. Vi entriamo, con i rami di ulivo tra le mani, acclamando al Re della gloria che ha vinto il peccato e la morte. Oltre questo portico trionfate ci attende l’aspro cammino detta croce che attraversa il cenacolo, dove Gesù istituisce l’Eucaristia, il giardino del Getsemani, dove egli agonizza invocando il Padre, per giungere infine al Golgota, dove muore sulla croce come malfattore. Ma la Passione di Cristo si è compiuta il mattino di Pasqua, quando il seme caduto nella terra è germinato nella carne rifiorita del Signore risorto. Questo evento non è certo concluso, ma è vivo e vivificante. Cuore della liturgia della Parola di questa domenica è il racconto della Passione secondo Marco. Ma cosa intendiamo per «passione»? Com’è noto, «passione» deriva dal verbo «patior» che significa soffrire, patire, sopportare. Quando partiamo della Passione di Gesù generalmente intendiamo la sua sofferenza culminata nella morte. Ma il termine «passione» non si esaurisce qui, «Passions» può indicare anche un’emozione, un forte sentimento, persino un impegno (pensiamo al «fare con passione», che caratterizza talora il nostro vivere e operare). Nei Vangeli entrano entrambe le due sfumature. Gesù è morto vittima di una sentenza ingiusta tra sofferenze fisiche e morali indicibili. Ma i Vangeli ci dicono anche che la sua Passione non è stata una sorpresa, ma che è scaturita anche dal suo impegno, dalla sua «passione», appunto, per il Regno di Dio e per la sua giustizia. Quali sono le caratteristiche principali della Passione secondo Marco? 1 – Un racconto drammatico e incalzante. La narrazione di Marco è breve, essenziale, drammatica, senza pathos. Solo in due scene emergono r sentimenti di Gesù: nel Getsemani e sulla croce. Ma è sufficiente. 2 – I riferimenti alle Scritture. Marco rilegge la Passione alla luce della rivelazione biblica; non solo, se Marco non vuol far commuovere (non è la sua intenzione principale), vuole però far riflettere i suoi lettori. Come leggere e interpretare l’evento del Messia crocifisso? Come comprendere lo scandalo della croce dentro il piano della salvezza? Non c’è altra fonte se non quella della rivelazione. Questo ci fa capire un’altra cosa importante: i racconti della Passione non sono una narrazione cronachistica, ma teologica. 3 – La consapevolezza di Gesù. Gesù, protagonista principale, non è dominato dagli eventi ma è lui che li domina. Di più, egli sa cosa c’è alla fine: la risurrezione. ln questa fede beve l’amaro calice del tradimento, del rinnegamento, dell’incomprensione e della condanna infamante della croce. 4 – Lettori e partecipi. Infine, non si può leggere la Passione senza un coinvolgimento personale. Nota al riguardo E. Bianchi: «La Passione è davvero un testo che contiene innumerevoli energie di vita o di morte e il lettore deve essere avvertito che leggendola fa qualcosa di terribilmente grave e serio perché, lo si voglia o non lo si voglia, si espone al giudizio che lo fa o discepolo che aderisce al Signore o suo omicida. Non si può contemplare la Passione senza esserne coinvolti. Più che mai le parole dell’evangelista sono urgenti: “Il Lettore capisca!” (cf Mc 13,14)».

Programma dal 20 al 28 marzo 2021

Letture: Geremia 31,31-34 / dal Salmo 50 / Ebrei 5,7-9

Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.
Parola del Signore

 

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

VITA ECCLESIALE

Sabato 20

18.00

+ Sangiorgi Tomaso

+ Faccani Alessandro e Stefano, Luisi Giovanni e Orlacchio Angelina

+ Ivo, Anna e Pietro Marri

Domenica 21

10.30

18.00

+ De Filippi Franco, Elide, Lucia e Gemma

Per la salute di Marianna (vivente)

Lunedì 22

18.00

+ Castelli Adriano

Martedì 23

8.00

+ Domenico, Giovanni e Bruno Rotta

Mercoledì 24

18.00

+ Dovadola Monica

Giovedì 25

18.00

Vivi e defunti delle famiglie Dovadola Ivano-Ruffini

Venerdì 26

20.15

+ Savorani Maria Annunziata

Sabato 27

18.00

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

Deff. fam. Asioli-Buttelli

+ Buscaroli Dante e cg. Venieri

Domenica 28

   

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00

Venerdì ore 20.15

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni (escl. Venerdì) ore 17.25 S. Rosario (16.55 quando c’è la Via Crucis)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Anno : B

Marzo 2021

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 21

V di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (NO alle 8.00)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 24

Ore 20.45 (in Rete) : 6° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio

Giovedì 25

Annunciazione del Signore

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 26

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.15 (S. Paolo) : 6a Stazione Quaresimale

Domenica 28

Le Palme.

Giornata a favore dell’opera S. Teresa di Ravenna.

Ss. Messe alle ore 8.00 , 10.30 e 18.30

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

1E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2021 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Si può fare anche rivolgendosi in sacrestia.

2 – Domenica 28 torna l’ora legale ed anche l’orario delle celebrazioni pomeridiane viene posticipato di mezz’ora. Inoltre essendo la domenica delle Palme, verrà celebrata una S. Messa anche alle ore 8.00

3 –Ad ogni S. Messa saranno consegnati e benedetti i rami di ulivo a chi lo desidera.

Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Gv 8,1-11

Gv 8,21-30

Gv 8,31-42

Lc 1,26-38

Gv 10,31-42

Gv 11,45-56

Vivere il Mistero- Gesù sa che la sua ora è giunta; l’ora in cui darà la sua vita. Dobbiamo riconoscere che per ogni uomo, anche per Gesù, non è facile né immediato progettare la conclusione di un progetto e realizzarlo. Gesù, si trova tra l’obiettivo fissato e l’obiettivo ormai imminente da raggiungere. Tra questi due obiettivi c’è tutta la vasta gamma dei suoi sentimenti, delle sue emozioni e delle sue tentazioni. Umanamente sarebbe tentato di fuggire, come bene ci illustrano in particolare i Sinottici nei racconti della Passione. Per Giovanni, invece, Gesù liberamente dona se stesso, consapevole che la sua ora è giunta proprio per questo: «Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora». Il nostro brano è introdotto da un gruppo di greci (proseliti e timorati di Dio) che chiedono a Filippo di poter vedere Gesù. La loro presenza non è casuale. Bisogna ricordare che l’episodio precedente, quello della rianimazione di Lazzaro, aveva sconvolto tutti, in particolare le guide, e quanti ormai vedevano che tutti cominciano a seguire Gesù. I greci sono una parte di costoro. La reazione delle autorità è paradossale, perché di fronte all’ultimo grande segno di Gesù, la risurrezione di Lazzaro, vogliono ucciderlo. ln realtà, Giovanni ci avverte che la lotta, che attraversa tutto il IV Vangelo, tra colui che dà la vita e coloro che vogliono dare la morte (a chi sta dando la vita) sta ormai arrivando al culmine. La gerarchia religiosa, che detiene il potere, decide di sopprimere Gesù per mantenere il dominio totale acquisito attraverso la strumentalizzazione della Torah e del tempio, come pure attraverso lo sfruttamento della religiosità e della devozione della gente. Ma questo dominio sta lentamente cedendo sotto l’urto della novità di Gesù. I greci, comunque, vogliono vedere Gesù, ovvero desiderano conoscerne l’identità. Come risponde Gesù? Con una piccola parabola, quella del seme che cade nella terra e muore per poter dare frutto. Siamo giunti al termine del cammino quaresimale. Ora ci attendono i giorni oscuri e luminosi della Settimana santa, dove rivivremo la morte e la risurrezione di Gesù, la cui primizia ci è stata donata nel battesimo.

Nuovo Messale: Custode della fede della Chiesa di don Silvano Sirboni

[continuazione]

I contenuti della fede passano, prima di tutto, attraverso l’esperienza dei riti. Soltanto dopo vengono anche le affermazioni teologiche. Questo era lo stile patristico della mistagogia: la spiegazione aveva luogo dopo l’esperienza. «Secondo il metodo esemplare dei Padri della Chiesa l’esperienza del mistero passa attraverso il rito: per questo è necessario che i fedeli non assistano come estranei o muti spettatori a questo mistero di fede, ma comprendendolo bene per mezzo dei riti e delle preghiere, partecipino all’azione sacra consapevolmente, piamente e attivamente» (Messale 1983). Dalla consapevolezza che il deposito della fede passa attraverso il rito, la riforma liturgica del Vaticano II è stata molto attenta a distinguere ciò che è immutabile, perché di istituzione divina, da ciò che è suscettibile di cambiamento. S’è preoccupata che i riti nella loro chiarezza e semplicità possano manifestare e comunicare correttamente ed efficacemente il deposito della fede.

Semplificazione che non ha offuscato la dimensione sacrificale della messa. Anzi, la dimensione conviviale della messa riconduce più chiaramente a quell’ultima cena che il Signore ha comandato di fare come memoriale del suo sacrificio. Il mistero della reale presenza nei segni del pane e del vino non è oscurato, ma evidenziato quale vertice sostanziale e permanente, di una presenza che pervade tutta la celebrazione conviviale. [fine]