Programma dal 20 al 28 dicembre 2025

Letture: Isaia 7,10-14 / Salmo 23 / Romani 1,1-7

Ecco, viene il Signore, re della gloria.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 20

18.00

+ Dovadola Dario

Domenica 21

10.30

18.00

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

(R)

Lunedì 22

18.00

+ Adriano Castelli e Giovanna Cicognani

Martedì 23

8.00

Deff. fam. Galanti Silla e Buldrini Natalino

Mercoledì 24

22.30

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Pilani Enzo, Giulio e Angiolina Ronchini

+ Liverani Paolo

+ Natale Ingegneri

Giovedì 25

10.30

18.00

+ Marconi Ademara e deff. Fam. Ghetti e Valenti

Vivi e defunti fam. Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)

Venerdì 26

10.30

18.00

+ Stefano Baldini e Maria

+ Lorenzo e Sig. Annalis Bonanni

(R)

Sabato 27

18.00

Pro populo

Domenica 28

10.30

18.00

Sergio e Michela (anniv. Matrimonio)

Pro populo

Orario Confessioni (in preparazione al Natale) (don Fabio)

S. Paolo Domenica 21 ore 16.0017.45

Lunedì 22 ore 20.3022.30

Mercoledì 24 ore 9.0012.30 e 14.30 – 18.30

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Lunedì ore 17.25 S. Rosario – Da Martedì 16 a Domenica 21

Ore 16.55: S. Rosario e ore 17.30 : Novena di Natale

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

 

Anno : A

Dicembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 21

IV di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Lunedì 22

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Martedì 23

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.45 (S. Paolo) : “Tutto il mondo canta il Natale” – Canti sull’evento natalizio con i cori “S. Paolo” e “Dolci Note”

Mercoledì 24

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 18.30 (S. Giacomo) : S. Messa solenne della Vigilia

Ore 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte

Giovedì 25

Natale del Signore

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne del Giorno.

Ore 11.00 (S. Giacomo) : S. Messa solenne del Giorno.

Venerdì 26

S. Stefano

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Sabato 27

S. Giovanni Ev.

S. Messa prefestiva.

Domenica 28

Santa Famiglia

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 18.00 (Cattedrale) : Celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Giovanni Mosciatti e concelebrata da tutti i presbiteri della diocesi (Chiusura dell’Anno Giubilare).

Ritrovo alle ore 17.40 nel piazzale della Rocca.

In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.

Avviso.- E’ in definizione il corso di preparazione al matrimonio che inizierà a fine gennaio – inizio febbraio. Le coppie interessate, prossime a celebrare il Sacramento del matrimonio, è bene che al più presto diano la propria adesione comunicando con il parroco.

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Lc 1,46-55

Lc 1,57-66

Lc 1,67-79

Gv 1,1-18

Mt 10,17-22

Gv 20,2-8

Vivere il mistero – In questa quarta domenica, l’Avvento ci annuncia un’ulteriore verità: i disegni di Dio non cercano di sconvolgere le vite degli uomini in modo arbitrario, quasi a voler imporre dal nulla qualcosa che non c’era, ma, come in un ritratto che perfeziona un bozzetto, ricalcano, definiscono, colorano quelle promesse tutte umane che abitano i nostri cuori e le nostre relazioni in cerca di felicità. Dio da’ un senso a una promessa già fatta, quella tra Maria e Giuseppe, crede e spera in ciò che noi uomini e donne possiamo prometterci, e tra l’ordito e la trama di queste parole umane che guardano al futuro, tra le foglie di questi rami che cercano di portare fiori e frutti, Egli fa passare la spola che tiene tra le sue mani e fa soffiare il vento di uno Spirito che ha quasi bisogno dei nostri sogni e del nostro sguardo. È questa la bellezza dell’Incarnazione di Dio, che il prossimo Natale ci ricorderà e che gli eventi della nostra quotidianità possono aiutarci a vivere. Servono belle promesse umane, cariche di amore, di rispetto, di occhi capaci di guardare lontano, per comprendere le promesse di Dio. Chi non è più capace di promettersi fiducia e amore, molto difficilmente sarà in grado, come Maria e Giuseppe, di comprendere, nonostante le perplessità e i dubbi, che la promessa di Dio non annulla, ma anzi, delinea in maniera più definita, i tratti di quelle promesse tutte umane che noi siamo in grado solamente di accennare, balbettare, disegnare a matita, avendo bisogno dei colori di Dio per poterle concretizzare. Oltre che da una promessa di amore, Maria e Giuseppe sono legati anche da un’altra verità. L’angelo di Dio invita entrambi a non temere, perché se le promesse umane sono sempre minacciate dal timore che qualcosa possa andare male, una volta affidate alle cure di Dio esse diventano impermeabili a ogni forma di paura. Non temere Maria, non temere Giuseppe: due inviti detti in momenti distinti, in luoghi distinti, in modalità distinte, ma che rappresentano la porta attraverso cui ogni mia promessa può essere messa al servizio della promessa più grande di Dio. È la mia capacità di non aver paura, di aver fiducia in Dio, a dare forza e profondità alla fiducia tra noi, a fare delle nostre fragili e paurose promesse di amore la base su cui costruire la tenda in cui Dio ha deciso di venire a visitarci. Se non avrai timore, Maria, Giuseppe, tu che preghi o che solamente cerchi un senso più profondo ai tuoi progetti, farai della promessa di Dio il secondo tempo, il piano più alto, il pozzo più profondo delle tue promesse umane, come è accaduto a Nazareth. E nel nome del bambino, l’Emmanuele, il «Dio con noi», è scritto il senso di questa bella esperienza di fede. Le ultime parole del Vangelo di oggi affermano: «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). Nel prendere con sé Maria, una volta destatosi dal sonno, Giuseppe inizia a custodire quel bambino deposto nel grembo della Vergine, inizia a confermare il «nome di Dio», quell’essere con noi che dà un senso a ogni relazione umana. Giuseppe «prese con sé», e ln quel «con» è iscritta la verità e la missione di quel bambino che è e sarà «con noi», quando diventeremo consapevoli che le nostre promesse, se fatte con cuore sincero, sono la bozza di una tela su cui Dio saprà dipingere ciò che ha pensato da sempre. La «stanchezza» di Dio, di cui parla Isaia (prima lettura), è un punto di domanda scritto nei nostri cuori a cui faremmo bene a volgere la nostra preghiera e la nostra attenzione. La stanchezza, quella che rappresenta l’anticamera della tristezza e della distrazione, nasce dal cercare o chiedere segni che in realtà non rimandano a nulla. Dovremmo chiederci quanti e quali segni abitano le nostre giornate! Per prevenire o sconfiggere la stanchezza e la tristezza è necessario credere che anche ciò che pare impossibile, al momento, può essere realizzato, anche una vergine può essere il segno di una nuova generazione di credenti. È questo l’Avvento: trovare un tempo, un luogo dove saper aspettare, certi che ciò che arriverà sarà comunque nuovo e nascerà comunque da ciò che, ai miei occhi, non sa parlare al futuro. (p. Giuseppe Trentadue)

Il Messale Romano- Note di Pastorale Liturgica [] (di p. Giuseppe Midili)

Dopo più di sessant’anni dall’avvio della riforma liturgica, la Chiesa italiana accoglie una nuova traduzionedel Messale, che è stata preparata per adeguare il linguaggio della celebrazione dell’Eucaristia al mutare dei tempi e proseguire quel processo di adattamento che è sempre in corso, nel contesto di continue provocazioni culturali a cui è sottoposta la società odierna e di conseguenza la Chiesa. La nuova traduzione può diventare per la comunità ecclesiale un ottimo momento per riprendere o per proseguire il cammino di pastorale liturgica, che è l’anima di tutto l’itinerario conciliare e della riforma che ne è seguita. San Giovanni Paolo II, nelle due lettere apostoliche Vigesimus Quintus Annus e Spiritus et sponsa, che segnano tappe significative della ricezione della Costituzione liturgica, affermava che un’autentica pastorale liturgica «costituisce un impegno permanente per attingere sempre più abbondantemente dalla ricchezza della liturgia quella forza vitale che dal Cristo si diffonde alle membra del suo corpo che è la Chiesa» e dev’essere sempre «intonata ad una piena fedeltà ai nuovi Ordines» e dunque al Messale. Agli albori della riforma, lo stesso movimento liturgico volle restituire la liturgia al popolo e il popolo alla liturgia (obiettivo della pastorale liturgica conciliare) anche attraverso la consegna ai fedeli di piccoli messalini, perché durante l’azione liturgica potessero essere in comunione con il mistero celebrato. (1-continua)

Programma dal 13 al 21 dicembre 2025

Letture: Isaia 35,1-6a.8a.10 / Salmo 145 / Giacomo 5,7-10

Vieni, Signore, a salvarci.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 13

11.00

18.00

(R)

+ Francesco (anniv.)

+ Anna, Ivo e Pietro Marri e Rino Pinardi

Domenica 14

10.30

18.00

+ Sangiorgi M.Luisa (ann.) e Mazzotti Angelo e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Mondini Alfredo, Luigi e Giulia

+ Luisi Giovanni, Orlacchio Angelina e Vittorio

(R)

Lunedì 15

18.00

+ Brini Gigliola

Martedì 16

8.00

(R)

Mercoledì 17

18.00

(R)

Giovedì 18

18.00

 

Venerdì 19

8.00

 

Sabato 20

18.00

+ Dovadola Dario

Domenica 21

10.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Lunedì ore 17.25 S. Rosario – Da Martedì 16 a Domenica 21

Ore 16.55: S. Rosario e ore 17.30 : Novena di Natale

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

 

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 14

III di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Martedì 16

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Mercoledì 17

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 18

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.45 (canonica) : Incontro (lettura comune) sulla Parola di Dio della Domenica.

Venerdì 19

Ore 16.55 (S. Paolo) : S. Rosario

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Sabato 20

Ore 16.30 (S. Giacomo) : Ritrovo con i bambini di catechismo e le famiglie per la S. Messa e a seguire festa degli “Auguri di Natale”. (vedi sotto)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Domenica 21

IV di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

1- In S. Giacomo (Fruges) Sabato 20, dopo la S. Messa delle 16.30 piccolo spettacolo in preparazione al Natale “La Stella che cercava la strada”, preparato dal gruppo dei bambini del catechismo e loro catechisti.

2- In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.

3- Nei giorni 13 e 14 alla porta della chiesa in S. Paolo sono in vendita le stelle di Natale per raccogliere fondi destinati ai progetti AVSI.

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Mt 21,23-27

Mt 21,28-32

Mt 1,1-17

Mt 1,18.24

Lc 1,5-25

Lc 1,26-38

Vivere il mistero – La gioia. in questa terza domenica di Avvento, passa attraverso le sbarre di una prigione in cui qual-fino a oggi, cerca di spegnere la fiamma della profezia, o dove il male cerca di fare del dubbio più umano il suo ultimo colpo di coda. Oggi l’interrogativo posto dal Battista ci ricorda che ogni momento della nostra vita di fede, anche quello attraversato da un dubbio, da un punto di domanda che fa vacillare i passi e il cuore, diventa per Cristo un’occasione per rivelarci chi siamo realmente, nonostante le nostre fragilità e le nostre incertezze. Ogni domanda che rivolgi al tuo Signore dalla prigione in cui sei rinchiuso, è per Lui un’opportunità per ricordare, a te e agli altri, la tua vocazione e la tua missione, nonostante le difficoltà del momento. Tu sei ciò che vive negli occhi di Dio e non ciò che il tuo sguardo vede nel buio di una prigione. L’Avvento è anche questo: Cristo ci insegna la memoria di ciò che siamo, oltre le tenebre del presente che Lui trasforma in un pulpito da cui proclamare la bellezza che da sempre abita in noi. L’attesa di Giovanni, nella prigione delle sue ultime domande, è comunque capacità di vegliare. Non è fallimento o disperazione, perché è un’attesa capace di fare ancora discepoli da inviare, è un’attesa che non si accontenta di risposte tristi o disperate, ed è soprattutto un’attesa che permette, nella risposta di Cristo, di illuminare l’intera vita di quell’uomo, di quell’ultimo dei profeti, che, anche nei giorni più bui della sua esistenza, in un deserto diverso, fatto di sbarre, di solitudine e di catene, ha saputo aggiungere un pezzo di strada a quella via che la sua missione terrena stava preparando e raddrizzando. Parlando ai discepoli e ai messaggeri inviati dal Battista, Gesù afferma: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete» (Mt i 1,4). Ancora una volta due verbi della testimonianza, la cui bellezza sta nella maniera in cui vivono in perenne equilibrio. L’attesa dell’Avvento invita a legare l’udito e la vista, perché troppo spesso ci sono orecchi che non danno tempo agli occhi di capire e ci sono sguardi che giudicano senza la pazienza, la carità e la responsabilità di ascoltare i perché delle vite, delle gioie e dei drammi nelle storie che ci scorrono accanto. Insegnare agli occhi un nuovo modo di rileggere ciò che abbiamo visto e pensiamo di conoscere già: è questo il senso della provocazione di Gesù rivolta alle folle, «che cosa siete andati a vedere nel deserto?» (Mt 11,7). In questo tempo di Grazia, impariamo a rileggere e riascoltare ogni gesto, ogni parola, ogni vicenda delle nostre relazioni, così come il Signore chiede di fare nel Vangelo di oggi. Hai vissuto, hai guardato, hai ascoltato, ma pare non basti. La fede ti chiede sempre una rilettura, un approfondimento che ti permetterà di vedere in quella canna sbattuta dal vento e in quelle vesti logore ed essenziali un tratto del cuore di Dio. E quella canna e quella veste diventeranno più tardi i segni fatti propri da Dio stesso nell’offerta del suo Figlio durante la passione. Ciò che sembrava fragile e inutile, una canna nel vento del deserto, ciò che sembrava imbarazzante, un abito senza bellezza, diventeranno poi la cattedra su cui Gesù si siederà, durante le ore della sua sofferenza, percosso da una canna e spogliato della sua dignità, per ricordarci che ciò che avevi visto e sentito, pensando di aver compreso tutto, quel giorno, nel deserto, in realtà aveva bisogno di tempo per essere pienamente letto e capito. E questi orecchi e occhi nuovi, queste ginocchia che tomano a irrobustirsi, come canta il profeta Isaia, saranno la prova che il percorso intrapreso procede nella giusta direzione, con la giusta pazienza e perseveranza, come l’agricoltore citato nelle parole di san Giacomo: «Egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge» (Gc 5,7). Attendere le prime e le ultime piogge, saper aspettare il «tutto di Dio» pensato per ciascuno di noi, senza fretta di voler arrivare, senza l’ansia di voler incontrare, sapendo che per ognuno il Signore che sta per nascere ha riservato una prima e un’ultima pioggia, il necessario per essere felici. (p. Giuseppe Trentadue)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

San Tommaso, riprendendo una definizione di san Gregorio Magno, afferma che «la benedizione di Dio sta a significare il conferimento dei suoi doni e la loro moltiplicazione» (Commento alle Sentenze, libr. 2, dist. 15, 3, 3). L’utilizzo della nuova traduzione italiana del Messale potrà essere l’occasione per approfondire il significato e il contenuto di queste preghiere di benedizione e farne oggetto di catechesi per i fedeli. Il Messale rimane il primo ed essenziale strumento per la degna celebrazione dei santi misteri oltre che il punto di riferimento solido per una efficace catechesi liturgica. I vescovi italiani auspicano il rilancio di una pastorale che valorizzi la conoscenza e il saggio utilizzo del Messale sia nell’ambito della celebrazione sia in quello dell’approfondimento nella mistagogia, per evitare «la stonatura di ogni protagonismo individuale, di una creatività che sconfina nell’improvvisazione, come pure di un freddo ritualismo, improntato a un estetismo fine a se stesso». Nel momento in cui la Chiesa italiana si interroga su come ripensare la trasmissione della fede in un contesto sociale e culturale sempre più secolarizzato, i vescovi indicano come itinerario quello mistagogico seguito dai Padri del IV-V secolo, il cui contesto ricalca quello della nostra società post-moderna, capace di ricompone l’unità tra fede, celebrazione e vita. (10-fine)

Programma dal 6 al 14 dicembre 2025

Letture: Isaia 11,1-10 / Salmo 71 / Romani 15,4-9

Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

Dal Vangelo secondo Matteo (3,1-12)

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».

E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.00 + Valmen Orsini ved. Deserri
Domenica 07 10.30

18.00

Deff. fam. Baroncini e Gianstefani

+ Negrini Ennio e Casimir Picul

Lunedì 08 10.30

18.00

+ Resta Paolo, Maria e Luigi

+ Ravaglia Domenico e Costa Paolina

Deff. fam. Pietrantoni e Franti

+ Maria e Walter Nerozzi

+ Benfenati Maria in Brignani

Per Gaia e Giovanni (viventi)

Martedì 09 8.00 (R)
Mercoledì 10 18.00 + Sibilla Anna
Giovedì 11 18.00 (R)
Venerdì 12 8.00 (R)
Sabato 13 11.00

18.00

(R)

+ Francesco (anniv.)

+ Anna, Ivo e Pietro Marri e Rino Pinardi

Domenica 14 10.30

18.00

+ Sangiorgi M.Luisa (ann.) e Mazzotti Angelo e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Mondini Alfredo, Luigi e Giulia

+ Luisi Giovanni, Orlacchio Angelina e Vittorio

(R)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [no venerdì] ore 17.25 S. Rosario Venerdì ore 17.30 Adoraz. Eucar. e S. Rosario

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Anno : A

Dicembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07

II di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.00 (oratorio) : Inizio adorazione eucaristica notturna che si protrae fino alle ore 8.00 del mattino seguente.

(All’ingresso della chiesa c’è il cartellone per le adesioni)

Lunedì 08

Immacolata Concezione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai gruppi giovanili

A.C. e AGESCI.

Al termine, in piazza Matteotti, rito di affidamento della città al Cuore Immacolato di Maria.

Mercoledì 10 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.45 (canonica) : Incontro (lettura comune) sulla Parola di Dio della Domenica.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 13

S. Lucia

Ore 11.00 (S. Paolo) : S. Messa di S. Lucia
Domenica 14

III di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1- In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.

2- Sono in vendita, con incarico alla Caritas, i biglietti della lotteria preparata dal “Banco alimentare” finalizzata a recuperare risorse per i poveri.

3- Nei giorni 13 e 14 alla porta della chiesa in S. Paolo sono in vendita le stelle di Natale per raccogliere fondi destinati ai progetti AVSI.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 1,26-38 Mt 18,12-14 Mt 11,28-30 Mt 11,11.15 Mt 11,16-19 Mt 17,10-13

Vivere il mistero – Tra le pagine della Liturgia dell’Avvento soffia una brezza di libertà, un vento che accompagna, trasporta e trasforma il messaggio di Giovanni il Battista proclamato nel deserto. Non si può attendere senza un senso di libertà nel cuore, quella stessa libertà che fa di un uomo un profeta, di Giovanni un battezzatore, della voce una parola che disegna i contorni di colui che verrà più tardi, di qualcosa di più grande che sta per accadere. Vivere il nostro Avvento, personale e comunitario, significa metterci dunque alla scuola di questo tipo di libertà che è posta tra la sabbia del deserto e le acque di un fiume, in bilico tra ciò che sembra arido da non potere dare frutto e ciò che dà vita. Una libertà preannunciata da un uomo che continua ad insegnarci i due verbi che le fanno da corona, preparare e convertire, gli stessi che poi saranno cari a Gesù nel corso della sua predicazione. A questi due verbi fanno eco le parole di S. Paolo ai Romani: «In virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza» (Rm 15,4). Preparare e convertire, vivere insieme la perseveranza e la consolazione, in un delicato ma mai fragile equilibrio: sono questi i passi di un percorso che ci condurrà alle porte di Betlemme. Le pagine della Scrittura di questa seconda domenica si fanno parola di profeta, assediata da una folla di persone che ascoltano senza comprendere appieno e la cui sequela non rappresenta la miccia di una concreta e coerente conversione. Ma nonostante tutto, l’Avvento ci insegna che il valore di ogni annuncio va oltre l’effetto immediato e dovrà fare i conti con fraintendimenti e delusioni, senza mai perdere la sua chiarezza e la sua coerenza. Giovanni il Battista, da subito, accosta due termini che vivranno poi lungo tutto il Vangelo, ovvero quel legame inscindibile, se vuol essere credibile, tra libertà e verità. La libertà del profeta sa mettere sulla bocca le parole che saranno poi quelle del Cristo. La sua consapevolezza di vivere per preparare la via ad un Altro e a un Oltre fa di questo annuncio la conferma più bella e credibile della verità che porta in sé. I segni che accompagnano la profezia – una veste, una cintura, un paio di sandali e un po’ di cibo – sono anch’essi la carta di identità di colui che, annunciando, impara ad attendere e a vegliare. I fianchi cinti rimandano all’annuncio della liberazione dalla schiavitù. I sandali slacciati saranno durante l’ultima cena, gli spettatori di una promessa d’amore che passa attraverso il servizio e la comunione; il cibo di cui continueremo a cibarci sarà il segno dell’alleanza eterna nell’Eucaristia. (p. Giuseppe Trentadue)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

La super populum si presenta, invece, come una preghiera che il sacerdote rivolge a Dio per l’assemblea, della quale egli non si considera esplicitamente come membro. Collocato al disopra della comunità sulla quale implora l’aiuto di Dio, egli appare come l’intermediario, l’intercessore, il mediatore tra Dio e i fedeli, formulando la preghiera nella seconda persona plurale. Questa legge stilistica costituisce un criterio con il quale si può riconoscere l’oratio super populum primitiva o antica e distinguerla dalle altre orazioni della Messa. 0ltre alla struttura è necessario cogliere anche quelle che sono le particolarità del contenuto di questa orazione. Anzitutto va rilevato che i beneficiari della preghiera sono spesso denominati con il termine populus, con il quale si intende in senso lato tutta la comunità cristiana o in specifico l’assemblea che partecipa alla celebrazione eucaristica. Lo scopo dell’orazione è quello di implorare la benedizione divina sull’assemblea, tanto da attribuire comunemente all’orazione il valore e il nome anche di «benedizione» nel senso proprio. Al riguardo, sono utilizzati termini che sottolineano la durata o la continuità della benedizione richiesta, per cui, come preghiera finale, essa si proietta al di là della concreta celebrazione, raggiungendo il vissuto concreto del cristiano, il corso quotidiano della sua vita, le concrete necessità sulle quali è necessaria la benedizione e il soccorso di Dio. L’oggetto della petizione, poi, si estende a tutta la gamma di beni di ordine sia temporale sia spirituale, necessari per condurre una vita autenticamente cristiana: purificazione dell’anima, remissione delle colpe, rinuncia al peccato, esercizio delle buone opere, pratica delle virtù, progresso nella vita spirituale, perseveranza finale. Infine, l’orazione sul popolo, mentre attesta frequentemente le disposizioni interiori e le attitudini esteriori di coloro che ricevono la benedizione di Dio, chiede l’intervento divino sul popolo che si prepara alle feste pasquali e che la sua efficacia raggiunga il vissuto quotidiano del credente. Le orazioni sul popolo costituiscono una buona opportunità di catechesi per il popolo di Dio, specialmente nel periodo della Quaresima, tempo di lotta spirituale più intensa, che ha bisogno di maggiori benedizioni da parte di Dio. Nondimeno, il Messale conserva nella sezione dell’Ordo Missae una serie di orazioni sul popolo, come elemento che è indipendente dalla benedizione finale e che la precede. Si tratta di una serie di testi provenienti dal Sacramentario Veronese, costituendo così un gruppo di testi compatto e organico nello stile eucologico che, insieme agli altri testi presenti dell’Ordo Missae, accrescono la possibilità di utilizzare tale elemento eucologico al di fuori del periodo di Quaresima e in quei giorni nei quali non si ha una benedizione propria. (9-continua)

Programma dal 29 novembre al 7 dicembre 2025

Letture: Isaia 2,1-5 / Salmo 121 / Romani 13,11-14a

Andiamo con gioia incontro al Signore.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 29 18.00 + Montesi Natale

+ Leo

+ Losanna e Antonio Dalmonte

Domenica 30 10.30

18.00

+ Padre Gabriele Costa

+ Maria Giovanna e Alberto Marconi

+ Orioli Franco

Lunedì 01 18.00 (R)
Martedì 02 8.00 + Preda Maria Teresa
Mercoledì 03 18.00 + Nonno Domenico e Resta Domenica

+ Nicola Gorilla, Teone Marinon, Ismini Mingardo, Vittoria Orru

Giovedì 04 18.00 (R)
Venerdì 05 8.00 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Sabato 06 18.00 + Valmen Orsini ved. Deserri
Domenica 07 10.30

18.00

Pro populo

(R)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Novena dell’Immacolata

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 30

I di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.00 (S. Giacomo) : Festa del Perdono (4° elementare)

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Lunedì 01 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Martedì 02 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Mercoledì 03 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.45 (canonica) : Incontro (lettura comune) sulla Parola di Dio della Domenica.

Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45-12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Sabato 06 Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Domenica 07

II di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.00 (oratorio) : Inizio adorazione eucaristica notturna che si protrae fino alle ore 8.00 del mattino seguente.

(All’ingresso della chiesa c’è il cartellone per le adesioni)

1- In canonica sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

2- Sono in vendita, con incarico alla Caritas, i biglietti della lotteria preparata dal “Banco alimentare” finalizzata a recuperare risorse per i poveri.

3- (1+1+1)-Termina domenica 30 novembre la raccolta delle offerte deducibili.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 8,5-11 Lc 10,21-24 Mt 5,29-37 Mt 7,21.24-27 Mt 9,27-31 Mt 9,35-38-10,1.6-8

Vivere il mistero – [«E non si accorsero di nulla»]. Con queste poche parole, poste sulle labbra di Gesù all’inizio di un nuovo percorso di Avvento, la liturgia pare voglia metterci in attesa, o meglio in ascolto, di una presenza che darà un senso e una soluzione a ogni nostra difficoltà nel vegliare. Vivere senza accorgersi di nulla! In quel «nulla, non è intesa la totalità delle situazioni, delle persone, di quanto attraversa, illumina o ferisce le nostre giornate, ma l’essenziale di ciò che non passa, tutto ciò che trasforma un semplice ricordo in memoria, una semplice parola in una solida promessa. È questo il monito che Gesù Maestro indirizza in questa prima domenica di un tempo che, ancora una volta, giunge per insegnarci che l’attesa è uno dei nomi con cui possiamo definire ogni gesto di attenzione e con cui possiamo verificare ogni sentimento che percorre il nostro cuore. La Parola ci ricorda che «vivere senza accorgersi di nulla» significa essere diventati analfabeti del senso e del valore di ogni attesa perché convinti che quanto accadrà, in realtà è qualcosa di già visto, già sentito, già conosciuto. È questo il primo passo di ogni storia che vacilla, di ogni fede che dubita, di ogni punto interrogativo che, ben presto, si trasforma in un punto finale scritto su una pagina che non ha più nulla da dire. Vivere senza attendere significa esistere senza scegliere, senza accorgersi che, poco più in là come ci ricordano le parole odierne di Gesù qualcuno sta costruendo un’arca dove io vedo solamente l’asciutto e che quell’arca potrà essere riparo o addirittura salvezza da un diluvio della cui vicinanza, tra rumori e distrazioni, non riesco a essere consapevole. Vivere ancora una volta l’Avvento significa dunque rendersi conto di quell’arca che Dio sta facendo costruire anche per me, anche se i miei occhi, i miei orecchi e il mio cuore sono intenti ad altro. Significa credere che Lui ha dato ordine a qualcuno di offrirmi una possibilità di senso e di gioia, anche se penso che quel qualcuno stia costruendo un’inutile barca su una terra brulla. Entrare consapevolmente nel tempo di Avvento significa accorgersi che colui che «è con me nel campo» o la donna «che macina con me alla mola», ovvero tutti coloro che incrocio e che incrociano la mia esistenza, attaccandovi o meno un pezzo di cuore, sono e devono essere sempre frutto di una scelta consapevole, mai di un’abitudine che rischia di soccombere sotto il peso della mia stanchezza, del mio piacere troppo fugace o della mia incapacità a guardare lungo e oltre la linea dell’orizzonte. Tornare all’Avvento significa coltivare l’umiltà di credere che «il mio non sapere» non determina il valore o addirittura l’esistenza di qualcosa di bello, di ancora nuovo e di essenziale che sicuramente accadrà nella mia vita. L’umiltà del non sapere ci apre alla convinzione che l’essenziale vale e arriva indipendentemente dal fatto che io possa averne certezza e consapevolezza. Perché quando vogliamo misurare la bellezza e la gioia, proprio lì partono i titoli di coda di ogni vigilia di festa. L’Avvento è il momento in cui ci viene insegnato che ogni attesa ha valore se diamo senso e profondità a chi e a ciò che abbiamo accanto adesso, e che il futuro di ogni cosa deve essere sempre coniugato al presente, così come Matteo ci ha ricordato nel Vangelo, utilizzando il tempo «della certezza» per indicarci la via della prossima venuta del Redentore. «Il Figlio dell’uomo viene», afferma Gesù, in un presente che ha la prospettiva del futuro, e in un futuro che ha tutta la bellezza della quotidianità del presente. Le parole di Isaia ci ricordano che Dio non solo indica, ma soprattutto insegna la via da seguire, quella che conduce all’incontro con gli altri e, in definitiva, all’incontro con Lui. Indicare e insegnare, una mano che accompagna con una voce sempre credibile e coerente: sia questo l’atteggiamento che possa caratterizzare il nostro cammino di Avvento. Chiediamoci inoltre, mettendoci alla scuola di san Paolo, cosa rappresentino quelle «armi di luce» che sono chiamato a indossare affinché anch’io possa, come i pastori la notte di Betlemme e i Magi con la stella, giungere ad adorare Colui che ancora una volta nasce per insegnarci il valore dell’attesa. (p. Giuseppe Trentadue)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

La si trova, dunque, nella maggior parte dei formulari, mentre non appare nelle feste dei santi, a eccezione delle tre celebrazioni festive che seguono il Natale. Il Gregoriano, classificandola come super populum, la conserva solo nei formulari delle ferie di Quaresima, contribuendo così ad attribuirle un carattere prevalentemente penitenziale. Tale particolare presenza ristretta della super populum nel periodo quaresimale è attestata anche nel Missale romanum tridentino. La descrizione della celebrazione solenne della Messa romana alla fine del VII secolo, rinvenibile nell’Ordo Romanus I, non parla di questa oratio super populum, ma descrive un particolare rito, cioè la semplice benedizione che il Papa dava, di ritorno nel secretarium, alle diverse categorie di persone incontrate. Tale rito probabilmente avrebbe soppiantato l’antica orazione di benedizione super populum. Da questo rapido excursus si evince che l’orazione sul popolo, da elemento costante della Messa, così come appare nel Veronese, si andò via via riducendo nel Gelasiano, per essere relegata, nel Gregoriano, alle sole ferie del periodo quaresimale. Quali sono le caratteristiche strutturali di questa orazione? Le tre orazioni presidenziali della Messa, ovvero la colletta, sulle offerte e dopo la comunione, presentano una caratteristica strutturale comune: la domanda è pronunciata a nome della comunità intera, compreso il celebrante che recita la preghiera. L’orazione è formulata nella prima persona plurale, per cui il celebrante che la pronuncia non si separa da coloro per i quali chiede il soccorso divino, ma vi è implicato come presidente dell’assemblea. (8-continua)

Programma dal 22 al 30 novembre 2025

Letture: 2Samuele 5,1-3 / Salmo 121 / Colossesi 1,12-20

Andremo con gioia alla casa del Signore.

 

Dal Vangelo secondo Luca (23,35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».

Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 22 18.00 + Adriana Castelli e Giovanna Cicognani
Domenica 23 10.30

18.00

+ Angelo Tozzola

Vivi e defunti famiglia Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

Lunedì 24 18.00 Deff. fam. Franchini
Martedì 25
Mercoledì 26 18.00 + cg. Norma e Luigi Mongardi

+ cg. Giustina e Ferdinando Beccaccini

Giovedì 27 18.00 Vivi e defunti Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Venerdì 28 8.00 + Maria Buscaroli in Romanin
Sabato 29 18.00 + Montesi Natale

+ Leo

+ Losanna e Antonio Dalmonte

Domenica 30 10.30 + Padre Gabriele Costa

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

 

Anno : C

Novembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 23

N. S. Gesù Cristo Re dell’universo

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Lunedì 24 Ore 20.45 (canonica) :Consiglio Pastorale Parrocchiale
Mercoledì 26 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 27 Ore 20.45 (canonica) : Incontro (lettura comune) sulla Parola di Dio della Domenica.
Venerdì 28 S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Sabato 29 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.30 (S. Cassiano) : Veglia di inizio Avvento per i giovani e conferimento dei ministeri di Accolito e Lettore a due seminaristi.

Domenica 30

I di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.00 (S. Giacomo) : Festa del Perdono (4° elementare)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

1+1+1 : un mese, una comunità, un sacerdote

Domenica 23 e 30 novembre : raccolta delle buste con le offerte deducibili.

1- In canonica sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

2- Sono in vendita, con incarico alla Caritas, i biglietti della lotteria preparata dal “Banco alimentare” finalizzata a recuperare risorse per i poveri.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 21,1-4 Lc 21,5-11 Lc 21,12-19 Lc 21,20-28 Lc 21,29-33 Lc 21,34-36

Vivere il mistero – L’origine storica di questa solennità aveva delle motivazioni che oggi la comunità cristiana non sente più come primarie. Ciò, però, non impedisce di cogliere il valore profondo della regalità di Cristo che è un valore universale e perenne. Che Gesù sia re è facile capirlo perché egli stesso si è proclamato tale di fronte a Pilato: «Tu lo dici: io sono re» (Gv 18,37). Nel momento più buio della sua sconfitta umana, Gesù proclama la sua regalità. Nella crocifissione egli viene proclamato re: «Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: “Costui è Gesù, il re dei Giudei”» (Mt27,37). La regalità di Gesù si fonda sulla sua opera redentrice e non in un criterio umanamente pieno di consenso e di gloria. Sappiamo che il regno, in ambito neotestamentario, privilegia il significato di «signoria». Cristo è re in quanto esercita una signoria nel creato, venuto all’esistenza per mezzo di Lui. È re in quanto esercita la stessa signoria nella storia, che Egli guida verso il punto omega o il compimento finale. È re, infine, nei confronti degli uomini (non sugli uomini), che da Lui sono salvati. Gesù è re, infatti, perché è «il capo del corpo, cioè della Chiesa; il principio, il primogenito di coloro che risuscitano dai morti».[…] La liturgia sceglie di dire che Gesù è re perché crocifisso e redentore perdonante. ln questo modo il concetto di regalità appare subito in tutta la sua tragicità e grandezza. Non si tratta di una regalità che si impone sull’uomo, ma di una regalità che opera il bene supremo dell’uomo: la salvezza. Il Vangelo di oggi (Lc 23,35-43) è un breve testo tratto dal racconto della passione secondo Luca. La liturgia, togliendo il brano dal suo contesto originale, è stata costretta ad aggiungere un incipit di una certa rilevanza «ln quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù] ...». La liturgia, inoltre, ha voluto associare due testi consecutivi, ma distinti: le derisioni dei capi del popolo e dei soldati con l’insulto di un malfattore (Lc 23,35-39); il malfattore buono o il «buon ladrone». Il breve testo è scandito dall’insulto articolato attorno al verbo «salvare» («Ha salvato altri! Salvi se stesso»; «Salva te stesso»; «Salva te stesso e noi». Gli insulti, poi, sono legati a due titoli cristologici. Gesù viene chiamato «re» («Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso»; «Costui è il re dei Giudei»: e viene identificato come «Cristo» («Salvi se sfesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto»; «Non sei tu il Cristo?». Questi indizi aiutano a scandire il testo in tre momenti. Prima c’è un monologo a più voci- i capi, i soldati, uno dei malfattori – contro Gesù (Lc 23,35-39). Segue un intervento di difesa di un secondo malfattore, il «buon ladrone» (Lc 23,40-41). Chiude il testo il brevissimo dialogo tra il secondo malfattore e Gesù (Lc 23,42-43). La derisione è palese e il silenzio di Gesù è altrettanto evidente. L’intervento del malfattore che rimprovera l’altro malfattore e che, poi, si rivolge a Gesù con una preghiera di domanda, è l’unico che ottiene una risposta dal Maestro. Il testo di Lc 23,35-43 è percorso da due grandi antitesi. Nella prima troviamo, da una parte, il popolo che stava a vedere (il verbo greco theorèo indica lo sguardo che scruta e contempla per comprendere) e, dall’altra, dai capi e soldati che tranciano giudizi e provocazioni senza prima cercare di «vedere per comprendere». Gesù è Re perché crocifisso e deriso da quella umanità che egli sta salvando. L’uomo si fa degli schemi su Dio. Se Dio non risponde a quegli schemi, l’uomo o non sa cogliere Dio o se lo coglie, non lo ritiene Dio. Certamente non è Dio che deve adeguarsi agli schemi degli uomini. Profondamente colpito da questo dato, Paolo scrive ai Romani: «Non conformatevi (suschematizesthe = non assumete gli schemi) a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare…» (Rm 12,2). Nella seconda antitesi troviamo i due malfattori. Il primo si associa ai capi e ai soldati nel disprezzo di Gesù, il secondo, invece, cerca di scrutare e di capire. Dalla sua comprensione nasce il dialogo salvifico con Gesù. L’azione salvifica di Gesù è profetica, messianica e regale. L’azione di Gesù è profetica perché annuncia come reale il Regno (Paradiso). È messianica perché si colloca nell’oggi e si proietta nell’eterno. È regale perché associa il malfattore buono al suo «giardino pensile» (= in persiano, paradiso), tipico luogo che solo i Re potevano permettersi. I titoli cristologici di Lc 23,35-43 formano un pensiero fondato sulla visione sintetica della persona di Gesù: Gesù è Re perché è il Cristo (Messia) ed è Messia perché Re. Gesù, infatti, è Messia (Cristo) perché di stirpe regale-davidica. Gesù, dunque, è Re per discendenza umana, ma è Re anche perché a Lui il Padre ha dato il Regno, che Egli riconsegnerà al Padre alla fine della storia (cf. 1Cor 15), momento supremo in cui Dio sarà «tutto in tutti». – (don Renato De Zan)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Nella prospettiva di una maggiore intelligenza della celebrazione eucaristica, la terza edizione tipica del Messale offre, rispetto alle edizioni precedenti, non poche novità, tra le quali spicca la cosiddetta «Orazione sul popolo», presente in ognuno dei formulari del tempo quaresimale. Il reinserimento di questa preghiera, come parte fissa della celebrazione quaresimale, è stato effettuato servendosi sia di testi già presenti nel Missale Romanum del 1970-1975, nella sezione delle Orationes super populum dell’Ordo Missae, sia di altre orationes che si trovano per la maggior parte negli antichi Sacramentari romani. Si tratta, dunque, del recupero di un elemento eucologico e rituale antico che, presente nelle edizioni del Messale anteriori al 1970, si rivela come un fattore positivo in vista di una maggiore comprensione del tempo liturgico della Quaresima. Contrariamente a Milano, dove l’oratio super populum indica la preghiera equivalente alla colletta romana, Roma ha conosciuto e conosce ancora un’orazione sul popolo, ma alla fine della Messa come elemento dei riti di conclusione. Questa orazione ha conosciuto diversi mutamenti riguardo al suo specifico uso, così come attestato dagli antichi Sacramentari. Nel Sacramentario Veronese, dove si trova la collezione più antica e più ricca di orazioni romane super populum, questa orazione, che è presentata senza alcun titolo, sembra essere parte essenziale della struttura ordinaria della Messa, tanto nel santorale quanto nel temporale. Nel Gelasiano, denominata generalmente ad populum, si trova a Natale e nell’ottava, Epifania, Settuagesima, Sessagesima, Quinquagesima, domeniche e ferie di 0uaresima, giovedì santo, tempo pasquale, Ascensione, Pentecoste, Quattro tempora, Messe rituali, Messe quotidiane. (7-continua)

Programma dal 15 al 23 novembre 2025

Letture: Malachia 3,19-20a / Salmo 97 / 2Tessalonicesi 3,7-12

Il Signore giudicherà il mondo con giustizia.

 

16 novembre Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19)
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine». Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 15 18.00 + Guida Vincenzo, Carmela, Leonina e Rosina+ Cappadonia Giuseppe
Domenica 16 10.3018.00 + Resta Maria e AntonioParroci e sacerdoti defunti della parrocchia
Lunedì 17 18.00 + Simona De Beras
Martedì 18 8.00 + Bacchini Autunna
Mercoledì 19 18.00 Per Grazia ricevuta
Giovedì 20 18.00 + Annamaria Ronchini, Fausto e Achille
Venerdì 21 8.00 + Mancaruso Vincenzo e Parottino Filomena e deff. della famiglia
Sabato 22 18.00
  • + Adriana Castelli e Giovanna Cicognani
Domenica 23 10.3018.00 + Angelo TozzolaVivi e defunti famiglia Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Anno : CNovembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 16XXXIII del T.O. Festa parrocchiale del Ringraziamento (S. Paolo)Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai lavoratori

dei campi

Lunedì 17 Ore 20.45 (canonica) :Caritas parrocchialeOre 20.45 (canonica) :Gruppo sociale
Mercoledì 19 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 21Presentazione della B.V. Maria S. Messa ad orario feriale Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 22S. Cecilia S. Messa in orario prefestivo.Ore 15.00 (S. Giacomo) : Incontro ragazzi e genitori (4a elementare) in preparazione alla Festa del Perdono
Domenica 23N. S. Gesù Cristo Re dell’universo Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Domenica 30 novembre in S. Giacomo, con inizio alle ore 15.00

Festa del Perdono

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

2- Sono in vendita, con incarico alla Caritas, i biglietti della lotteria preparata dal “Banco alimentare” finalizzata a recuperare risorse per i poveri.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 18,35-43 Lc 19,1-10 Lc 19,11-28 Lc 19,41-44 Lc 19,45-48 Lc 20,27-40

Vivere il mistero – Nella penultima domenica dell’anno liturgico, anno C, la liturgia legge Lc 21,5-19, un breve brano tratto dal discorso escatologico. Una frase misteriosa di Gesù circa la fine del tempio di Gerusalemme. «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta» provoca una domanda apparentemente scontata dei discepoli: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?» (Lc 21 ,5-19). Gesù non risponde direttamente a questa domanda, ma apre un orizzonte nuovo e immenso: egli vuole preparare i suoi a tutto ciò che avverrà «prima della fine» della storia. La storia, infatti, ha avuto un inizio e avrà anche una fine. Le parole di Gesù evidenziano che la fine del mondo e la parusia (il ritorno di Gesù) non sono vicinissime. Prima della fine del mondo e del ritorno di Gesù devono accadere diverse cose, tra le quali tre vanno evidenziate.  Appariranno dei falsi messia, ci saranno avvenimenti tremendi e ci sarà la persecuzione contro i cristiani. Non si tratta di avvenimenti separati uno dall’altro, ma di avvenimenti che possono avvenire anche contemporaneamente e ripetersi più volte. I falsi messia saranno caratterizzati dalla presunzione «sono io» e avranno l’arroganza di indicare con sicurezza la fine della storia «Il tempo è prossimo». Ricordiamo che Gesù ha sempre preferito «dimostrare» il suo messianismo e ha rifiutato la proclamazione o l’autoproclamazione. Sulla fine della storia, poi, il Maestro si è dimostrato molto discreto: «Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre» (Mt 24,36). Nei confronti dei falsi messia i cristiani sono chiamati a seguire un semplice suggerimento: «Non andate dietro a loro!». Gli eventi che precederanno la fine del mondo, avranno un impatto fortissimo sull’umanità «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo». C’è di che aver paura? La risposta più spontanea è sì. Gesù, invece, per questi avvenimenti dice di non avere paura «non vi terrorizzate». Per i credenti ci sarà la persecuzione che metterà alla prova la loro fede. Circa la persecuzione, i discepoli non possono dimenticare le parole di Gesù: «Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» Gv 15,20. La persecuzione, dunque, fa parte dell’esperienza della fede cristiana. E può essere di più tipi: dall’incomprensione fino all’uccisione del credente. Comunque sia, si tratta sempre di una prova molto dura. Anche in questo caso Gesù pone, accanto all’annuncio, un suggerimento che rasserena. Egli sarà accanto ai suoi e sarà lui stesso a rendere testimonianza per bocca dei credenti. Essi, pur nella fatica umana di affrontare la morte, hanno una sicurezza: Dio garantisce ad essi la salvezza di tutta la persona (risurrezione) tanto che neppure un capello andrà perso. Il discorso escatologico del Vangelo di Luca è parecchio consistente (Lc 21,5-36). Gli interventi redazionali dello scrittore sacro suddividono il testo in tre unità: Lc 21,5-9 (i falsi messia); Lc 21,10-28 (persecuzioni, fine di Gerusalemme, segni cosmici); Lc 21,29-36 (parabola del fico e invito a vegliare). La liturgia legge solo Lc 21,5-19 (vv. 5-9: falsi messia; vv. 10-19: guerre, sconvolgimenti celesti, persecuzioni). Come si può immediatamente notare la liturgia, scegliendo come brano evangelico Lc 21,5-19, ha preso la prima parte e una porzione della seconda parte del discorso di Gesù. Ciò permette di concentrarsi sul tema teologico principale (fine della storia e atteggiamenti da tenere), lasciando cadere ciò che riguarda la fine di Gerusalemme. La prima parola di Gesù ai discepoli è «Badate di non lasciarvi ingannare» ed è legata sia ai falsi messia sia alle false profezie della fine del mondo (da qualunque fonte provengano, sia fonti religiose sia non-religiose). L’esortazione si chiude con un perentorio: «Non andate dietro a loro», cioè a coloro che – inventandosi le cose – si spacciano per portatori della parola autentica di Gesù non trasmessa dal Vangelo. La seconda raccomandazione è «Non vi terrorizzate» ed è legata ai segni che precedono la fine: alle guerre, ai terremoti, alle carestie, alle pestilenze; ai fatti terrificanti, ai segni grandiosi dal cielo e alle persecuzioni che i discepoli di Gesù dovranno sopportare. Gesù adopera il linguaggio apocalittico di allora per descrivere i segni. Di fronte a questi segni della fine, il cristiano non deve lasciarsi prendere dalla paura. Tutto è in mano a Dio. La persecuzione verrà attuata da più protagonisti: la società che accusa e uccide, i familiari che tradiscono e altri che odiano. La persecuzione può attuarsi in diversi modi: dal disprezzo e dall’odio (persecuzione psicologica) fino al martirio (persecuzione fisica). Di fronte a questa aggressione contro il cristiano non restano che due strade: la testimonianza e la speranza nella promessa. L’espressione «rendere testimonianza» nella teologia lucana indica la capacità di «predicare e annunciare» Gesù Cristo. Per questo motivo Luca sottolinea il fatto che il credente, chiamato a rispondere della propria fede nei tribunali, non deve preparare la sua difesa: per lui «difendersi» equivale a «predicare» Cristo e non a cercare nei meandri del diritto la scappatoia per una sentenza favorevole. Succeda quel che succeda, il vero credente ha nel cuore una certezza: Dio non farà perire (andare perso) nemmeno un capello. L’esortazione si chiude con una promessa solenne: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». Che cosa intendeva dire Gesù con la parola perseveranza? Dio potrebbe intervenire e distruggere il male nel mondo. Il suo intervento sarebbe devastante. Non interviene per «magnanimità» (cf. 2 Pt 3,15) perché l’uomo abbia tempo per convertirsi. La pazienza di Dio, dunque, è misericordia per le sue creature. Il cristiano che vive le espressioni del male storico, sa che oltre le sofferenze storiche c’è una promessa che si avvererà. Per questo la sua pazienza (imitazione di Dio) si associa alla speranza (certezza nell’attesa): dopo la passione c’è sempre la risurrezione. La somma della pazienza e della speranza viene chiamata perseveranza. – (don Renato De Zan)

Programma dal 8 al 16 novembre 2025

Letture: Ezechiele 47,1-2.8-9.12 / Salmo 45 / 1Corinzi 3,9c-11.16-17

Un fiume rallegra la città di Dio.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22)
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 08 18.00 Per Aldo e Benedetta (viventi)
Domenica 09 10.30 + Gattucci Stefano
Lunedì 10
Martedì 11
Mercoledì 12 18.00 Deff. fam. Chellini
Giovedì 13 18.00 + Liviano

+ Santese Otello e Donato e Frascerra Anna

Venerdì 14 8.00 + Renato Silvio
Sabato 15 18.00 + Guida Vincenzo, Carmela, Leonina e Rosina
Domenica 16 10.30 + Resta Maria e Antonio

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.4517.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

Anno : C

Novembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 09

Dedic. Basilica Lateranense

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Ore 19.00 (circolo massese) : Festa con l’accoglienza del nuovo parroco don Fabio Gennai

Lunedì 10

Dedicazione della chiesa di S. Paolo

Ore 18.00 (S. Paolo) :S. Messa nel 448° anniversario della Dedicazione della nostra chiesa.
Martedì 11

S. Martino di Tours

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 12 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 14 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 15 Ore 16.30 (S. Giacomo) : S. Messa prefestiva durante la quale avrà luogo la Vestizione dei nuovi Ministranti (5a elementare)
Domenica 16

XXXIII del T.O.

Festa parrocchiale del Ringraziamento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai lavoratori

dei campi

Sabato 8 novembre in S. Giacomo, con inizio alle ore 17.30

Polenta e biscotti da asporto per auto finanziare la Casa Poggioletto di Belvedere.

Occorre prenotarsi (vedi avviso a parte)

In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 17,1-6 Lc 17,7-10 Lc 17,11-19 Lc 17,20-25 Lc 17,26-37 Mt 18,1-8

Vivere il mistero – In questa domenica ricordiamo la I Dedicazione della Basilica del Laterano, sede della cattedra del vescovo di Roma, il quale, secondo la felice asserzione di sant’Ireneo, «presiede le Chiese nella carità». L’antico palazzo dei Laterani era stato offerto dall’imperatore Costantino alla Chiesa romana e per secoli rimase la residenza dei Papi. Costantino vi aveva fatto erigere accanto anche una basilica, che prese il nome di SS.mo Salvatore, la quale, posta sulle alture del Laterano, divenne, a poco a poco, il segno della suprema autorità pontificia. Più tardi la Basilica fu dedicata a San Giovanni Battista e così prese il nome di San Giovanni in Laterano. La celebrazione della sua Dedicazione risale al XII secolo. Il brano evangelico proposto per la santa Messa ci ricorda che il Cristo glorioso è il nuovo tempio vivo (cf Gv 2,13-22), mentre il breve passo paolino ci ricorda che ogni credente, nel Battesimo, è divenuto dimora di Dio e dello Spirito (1 Cor 3,9c-11.16-17). In questa mutua inabitazione sgorga la pienezza della salvezza e della vita (cf Ez 47,1-2.8-9.12). […] La festa della Dedicazione del Laterano è un’occasione per riaffermare la centralità di Cristo nella nostra vita e nelle nostre comunità cristiane. La pietra angolare o d’angolo era una pietra di grandi proporzioni che nelle fondamenta univa le due facciate dell’edificio impedendo così che crollasse. La pietra d’angolo è, quindi, un elemento di stabilità. Per noi cristiani questa pietra d’angolo è Gesù. È lui che dona alla nostra vita quella consistenza che ci impedisce di soccombere sotto i «crolli» della storia (personale e collettiva). Ma la pietra d’angolo è posta da Dio anzitutto nella creazione. Leggiamo in Gb 38,6: «Dov’eri tu quando ponevo le fondamenta della terra? … Dove sono fissate le sue basi. E chi ha posto la pietra angolare?». Dio ricorda a Giobbe che il mondo non è frutto del caso; c’è un fondamento, una logica che tutto sostiene, accompagna e finalizza. Il IV Vangelo, memore di questo passo, affermerà che nel Verbo, Parola e Fondamento, Dio ha creato «tutto ciò che esiste» (Gv 1,3). Successivamente, questa pietra d’angolo assumerà i tratti del Messia futuro: «Da lui (Giuda) uscirà la pietra angolare» (Zc10,4). La pietra d’angolo darà, così, stabilità non solo alla creazione ma anche alla casa di Giuda. Non a caso, Luca ambienta la nascita di Gesù a Betlemme, la terra di Giuda (cf Lc 2,4-11). Nella rilettura cristiana la pietra d’angolo, come abbiamo detto, assume il volto e il nome di Gesù di Nazareth. Egli sarà pietra di fondamento. Questa pietra ha, poi, una storia in quanto sarà accolta ma anche, paradossalmente, rifiutata. Questo rifiuto è prefigurato nelle Scritture (cf Sal 117,22), confermato da Gesù stesso, che si ritrova nella sorte della pietra angolare (cf Mt 21,42) e testimoniato, infine, dalla comunità cristiana dopo la Pasqua (cf At 4,11). Ma chi rifiuta la pietra d’angolo è destinato ad inciampare in essa (cf Rm 9,33), ovvero a cadere nella tenebra dell’incredulità (cf 1 Pt 2,7). Davanti a Cristo non può, quindi, esserci neutralità. Il rifiuto porta allo scandalo, come abbiamo sopra ricordato, e al giudizio. Non è un caso che Gesù, rileggendo la Storia della salvezza con la parabola dei vignaioli assassini, termini affermando che «chiunque cadrà su questa pietra (si scandalizzerà) si sfracellerà e a chi cadrà addosso lo stritolerà» (cf Lc 20,9-19). Quanti, invece, accolgono la pietra rigettata, quanti edificano sulla pietra viva vengono a loro volta plasmati in pietre vive di un edificio santo. Scrive Pietro: «Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale» (1 Pt 2,4ss). Profetizzava Isaia: «Ecco io pongo in Sion una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede (in essa) non vacillerà» (ls 28,16). Giovanni rilegge l’oracolo isaiano e pone sulle labbra di Gesù questa affermazione: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6,29). Chi crede in Gesù costruisce sulla roccia (cf Mt7,24), mantiene ferma la professione della fede (cf Eb 4,14) e passa dalle tenebre alla luce» (cf 1 Pt 2,4-10). Ma c’è un altro aspetto da evidenziare: certamente la pietra d’angolo è la pietra sulla quale si edifica tutto l’edificio santo. Il profeta però ci parla anche di una pietra posta da Dio al vertice: «Egli estrarrà la pietra di vertice, mentre si acclamerà: “Quanto sei bella!”» (Zc 4,7). La pietra di vertice è la pietra che corona la costruzione del tempio. Cristo, pietra angolare, è anche pietra vertice. In lui, per mezzo di lui e in vista di lui tutto è fatto (cf Col 1,16); egli, infatti, è «l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine» (Ap 22,13). (padre Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

La precisazione, poi, di alcuni elementi rubricali e cerimoniali, considerata come fedele rispetto della norma in atto e di riflesso del comune agire rituale, se da una parte rimanda all’esigenza di una uniformità rituale per salvaguardare l’unità del Rito romano, dall’altra stimola, a volte esplicitamente a volte implicitamente, a saper trarre, con saggezza ed equilibrio, dall’elemento normativo-rituale lo spirito che anima l’agire liturgico. Così codificata, dunque, la nuova edizione del Missale romanum non si pone in discontinuità con le precedenti edizioni, ma conserva in continuità e progresso, sia pur con caratteristiche proprie che la qualificano come editio typica tertia, l’intento fondamentale del Messale di Paolo VI, quello cioè di condurre il popolo di Dio a una celebrazione sì fedelmente eseguita, ma soprattutto efficacemente partecipata e fruttuosamente vissuta. La pubblicazione della terza edizione tipica del Messale Romano segna un punto fondamentale sia nella storia dell’attuazione pratica dei principi teologico-liturgici del Concilio Ecumenico Vaticano II sia nell’evoluzione redazionale di un libro liturgico che, in continuità con l’antica e ininterrotta tradizione della Chiesa, ha offerto e continua a offrire una rinnovata comprensione del mistero eucaristico, tanto sotto il profilo dei contenuti teologico-ecclesiali quanto nei suoi peculiari ordinamenti liturgico-rituali. (6-continua)

Letture: Ezechiele 47,1-2.8-9.12 / Salmo 45 / 1Corinzi 3,9c-11.16-17

Un fiume rallegra la città di Dio.

Custodire la Parola …don Fabio Gennai

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Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22)


Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Parola del Signore.

Vivere il mistero – In questa domenica ricordiamo la I Dedicazione della Basilica del Laterano, sede della cattedra del vescovo di Roma, il quale, secondo la felice asserzione di sant’Ireneo, «presiede le Chiese nella carità». L’antico palazzo dei Laterani era stato offerto dall’imperatore Costantino alla Chiesa romana e per secoli rimase la residenza dei Papi. Costantino vi aveva fatto erigere accanto anche una basilica, che prese il nome di SS.mo Salvatore, la quale, posta sulle alture del Laterano, divenne, a poco a poco, il segno della suprema autorità pontificia. Più tardi la Basilica fu dedicata a San Giovanni Battista e così prese il nome di San Giovanni in Laterano. La celebrazione della sua Dedicazione risale al XII secolo. Il brano evangelico proposto per la santa Messa ci ricorda che il Cristo glorioso è il nuovo tempio vivo (cf Gv 2,13-22), mentre il breve passo paolino ci ricorda che ogni credente, nel Battesimo, è divenuto dimora di Dio e dello Spirito (1 Cor 3,9c-11.16-17). In questa mutua inabitazione sgorga la pienezza della salvezza e della vita (cf Ez 47,1-2.8-9.12). […] La festa della Dedicazione del Laterano è un’occasione per riaffermare la centralità di Cristo nella nostra vita e nelle nostre comunità cristiane. (continua in 4a pagina)

VITA ECCLESIALE

Sabato 08 18.00 Per Aldo e Benedetta (viventi)
Domenica 09 10.30 + Gattucci Stefano
Lunedì 10
Martedì 11
Mercoledì 12 18.00 Deff. fam. Chellini
Giovedì 13 18.00 + Liviano

+ Santese Otello e Donato e Frascerra Anna

Venerdì 14 8.00 + Renato Silvio
Sabato 15 18.00 + Guida Vincenzo, Carmela, Leonina e Rosina
Domenica 16 10.30 + Resta Maria e Antonio

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.4517.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Anno : C

Novembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 09

Dedic. Basilica Lateranense

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Ore 19.00 (circolo massese) : Festa con l’accoglienza del nuovo parroco don Fabio Gennai

Lunedì 10

Dedicazione della chiesa di S. Paolo

Ore 18.00 (S. Paolo) :S. Messa nel 448° anniversario della Dedicazione della nostra chiesa.
Martedì 11

S. Martino di Tours

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 12 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 14 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 15 Ore 16.30 (S. Giacomo) : S. Messa prefestiva durante la quale avrà luogo la Vestizione dei nuovi Ministranti (5a elementare)
Domenica 16

XXXIII del T.O.

Festa parrocchiale del Ringraziamento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai lavoratori

dei campi

Sabato 8 novembre in S. Giacomo, con inizio alle ore 17.30

Polenta e biscotti da asporto per auto finanziare la Casa Poggioletto di Belvedere.

Occorre prenotarsi (vedi avviso a parte)

In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 17,1-6 Lc 17,7-10 Lc 17,11-19 Lc 17,20-25 Lc 17,26-37 Mt 18,1-8

[dalla prima pagina] […] La pietra angolare o d’angolo era una pietra di grandi proporzioni che nelle fondamenta univa le due facciate dell’edificio impedendo così che crollasse. La pietra d’angolo è, quindi, un elemento di stabilità. Per noi cristiani questa pietra d’angolo è Gesù. È lui che dona alla nostra vita quella consistenza che ci impedisce di soccombere sotto i «crolli» della storia (personale e collettiva). Ma la pietra d’angolo è posta da Dio anzitutto nella creazione. Leggiamo in Gb 38,6: «Dov’eri tu quando ponevo le fondamenta della terra? … Dove sono fissate le sue basi. E chi ha posto la pietra angolare?». Dio ricorda a Giobbe che il mondo non è frutto del caso; c’è un fondamento, una logica che tutto sostiene, accompagna e finalizza. Il IV Vangelo, memore di questo passo, affermerà che nel Verbo, Parola e Fondamento, Dio ha creato «tutto ciò che esiste» (Gv 1,3). Successivamente, questa pietra d’angolo assumerà i tratti del Messia futuro: «Da lui (Giuda) uscirà la pietra angolare» (Zc10,4). La pietra d’angolo darà, così, stabilità non solo alla creazione ma anche alla casa di Giuda. Non a caso, Luca ambienta la nascita di Gesù a Betlemme, la terra di Giuda (cf Lc 2,4-11). Nella rilettura cristiana la pietra d’angolo, come abbiamo detto, assume il volto e il nome di Gesù di Nazareth. Egli sarà pietra di fondamento. Questa pietra ha, poi, una storia in quanto sarà accolta ma anche, paradossalmente, rifiutata. Questo rifiuto è prefigurato nelle Scritture (cf Sal 117,22), confermato da Gesù stesso, che si ritrova nella sorte della pietra angolare (cf Mt 21,42) e testimoniato, infine, dalla comunità cristiana dopo la Pasqua (cf At 4,11). Ma chi rifiuta la pietra d’angolo è destinato ad inciampare in essa (cf Rm 9,33), ovvero a cadere nella tenebra dell’incredulità (cf 1 Pt 2,7). Davanti a Cristo non può, quindi, esserci neutralità. Il rifiuto porta allo scandalo, come abbiamo sopra ricordato, e al giudizio. Non è un caso che Gesù, rileggendo la Storia della salvezza con la parabola dei vignaioli assassini, termini affermando che «chiunque cadrà su questa pietra (si scandalizzerà) si sfracellerà e a chi cadrà addosso lo stritolerà» (cf Lc 20,9-19). Quanti, invece, accolgono la pietra rigettata, quanti edificano sulla pietra viva vengono a loro volta plasmati in pietre vive di un edificio santo. Scrive Pietro: «Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale» (1 Pt 2,4ss). Profetizzava Isaia: «Ecco io pongo in Sion una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede (in essa) non vacillerà» (ls 28,16). Giovanni rilegge l’oracolo isaiano e pone sulle labbra di Gesù questa affermazione: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6,29). Chi crede in Gesù costruisce sulla roccia (cf Mt7,24), mantiene ferma la professione della fede (cf Eb 4,14) e passa dalle tenebre alla luce» (cf 1 Pt 2,4-10). Ma c’è un altro aspetto da evidenziare: certamente la pietra d’angolo è la pietra sulla quale si edifica tutto l’edificio santo. Il profeta però ci parla anche di una pietra posta da Dio al vertice: «Egli estrarrà la pietra di vertice, mentre si acclamerà: “Quanto sei bella!”» (Zc 4,7). La pietra di vertice è la pietra che corona la costruzione del tempio. Cristo, pietra angolare, è anche pietra vertice. In lui, per mezzo di lui e in vista di lui tutto è fatto (cf Col 1,16); egli, infatti, è «l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine» (Ap 22,13). (padre Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

La precisazione, poi, di alcuni elementi rubricali e cerimoniali, considerata come fedele rispetto della norma in atto e di riflesso del comune agire rituale, se da una parte rimanda all’esigenza di una uniformità rituale per salvaguardare l’unità del Rito romano, dall’altra stimola, a volte esplicitamente a volte implicitamente, a saper trarre, con saggezza ed equilibrio, dall’elemento normativo-rituale lo spirito che anima l’agire liturgico. Così codificata, dunque, la nuova edizione del Missale romanum non si pone in discontinuità con le precedenti edizioni, ma conserva in continuità e progresso, sia pur con caratteristiche proprie che la qualificano come editio typica tertia, l’intento fondamentale del Messale di Paolo VI, quello cioè di condurre il popolo di Dio a una celebrazione sì fedelmente eseguita, ma soprattutto efficacemente partecipata e fruttuosamente vissuta. La pubblicazione della terza edizione tipica del Messale Romano segna un punto fondamentale sia nella storia dell’attuazione pratica dei principi teologico-liturgici del Concilio Ecumenico Vaticano II sia nell’evoluzione redazionale di un libro liturgico che, in continuità con l’antica e ininterrotta tradizione della Chiesa, ha offerto e continua a offrire una rinnovata comprensione del mistero eucaristico, tanto sotto il profilo dei contenuti teologico-ecclesiali quanto nei suoi peculiari ordinamenti liturgico-rituali. (6-continua)

Letture: Ezechiele 47,1-2.8-9.12 / Salmo 45 / 1Corinzi 3,9c-11.16-17

Un fiume rallegra la città di Dio.

Custodire la Parola …don Fabio Gennai

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Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-22)


Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Parola del Signore.

Vivere il mistero – In questa domenica ricordiamo la I Dedicazione della Basilica del Laterano, sede della cattedra del vescovo di Roma, il quale, secondo la felice asserzione di sant’Ireneo, «presiede le Chiese nella carità». L’antico palazzo dei Laterani era stato offerto dall’imperatore Costantino alla Chiesa romana e per secoli rimase la residenza dei Papi. Costantino vi aveva fatto erigere accanto anche una basilica, che prese il nome di SS.mo Salvatore, la quale, posta sulle alture del Laterano, divenne, a poco a poco, il segno della suprema autorità pontificia. Più tardi la Basilica fu dedicata a San Giovanni Battista e così prese il nome di San Giovanni in Laterano. La celebrazione della sua Dedicazione risale al XII secolo. Il brano evangelico proposto per la santa Messa ci ricorda che il Cristo glorioso è il nuovo tempio vivo (cf Gv 2,13-22), mentre il breve passo paolino ci ricorda che ogni credente, nel Battesimo, è divenuto dimora di Dio e dello Spirito (1 Cor 3,9c-11.16-17). In questa mutua inabitazione sgorga la pienezza della salvezza e della vita (cf Ez 47,1-2.8-9.12). […] La festa della Dedicazione del Laterano è un’occasione per riaffermare la centralità di Cristo nella nostra vita e nelle nostre comunità cristiane. (continua in 4a pagina)

VITA ECCLESIALE

Sabato 08 18.00 Per Aldo e Benedetta (viventi)
Domenica 09 10.30 + Gattucci Stefano
Lunedì 10
Martedì 11
Mercoledì 12 18.00 Deff. fam. Chellini
Giovedì 13 18.00 + Liviano

+ Santese Otello e Donato e Frascerra Anna

Venerdì 14 8.00 + Renato Silvio
Sabato 15 18.00 + Guida Vincenzo, Carmela, Leonina e Rosina
Domenica 16 10.30 + Resta Maria e Antonio

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.4517.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Anno : C

Novembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 09

Dedic. Basilica Lateranense

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 11.00 (Piancaldoli) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Ore 19.00 (circolo massese) : Festa con l’accoglienza del nuovo parroco don Fabio Gennai

Lunedì 10

Dedicazione della chiesa di S. Paolo

Ore 18.00 (S. Paolo) :S. Messa nel 448° anniversario della Dedicazione della nostra chiesa.
Martedì 11

S. Martino di Tours

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 12 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 14 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 15 Ore 16.30 (S. Giacomo) : S. Messa prefestiva durante la quale avrà luogo la Vestizione dei nuovi Ministranti (5a elementare)
Domenica 16

XXXIII del T.O.

Festa parrocchiale del Ringraziamento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai lavoratori

dei campi

Sabato 8 novembre in S. Giacomo, con inizio alle ore 17.30

Polenta e biscotti da asporto per auto finanziare la Casa Poggioletto di Belvedere.

Occorre prenotarsi (vedi avviso a parte)

In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 17,1-6 Lc 17,7-10 Lc 17,11-19 Lc 17,20-25 Lc 17,26-37 Mt 18,1-8

[dalla prima pagina] […] La pietra angolare o d’angolo era una pietra di grandi proporzioni che nelle fondamenta univa le due facciate dell’edificio impedendo così che crollasse. La pietra d’angolo è, quindi, un elemento di stabilità. Per noi cristiani questa pietra d’angolo è Gesù. È lui che dona alla nostra vita quella consistenza che ci impedisce di soccombere sotto i «crolli» della storia (personale e collettiva). Ma la pietra d’angolo è posta da Dio anzitutto nella creazione. Leggiamo in Gb 38,6: «Dov’eri tu quando ponevo le fondamenta della terra? … Dove sono fissate le sue basi. E chi ha posto la pietra angolare?». Dio ricorda a Giobbe che il mondo non è frutto del caso; c’è un fondamento, una logica che tutto sostiene, accompagna e finalizza. Il IV Vangelo, memore di questo passo, affermerà che nel Verbo, Parola e Fondamento, Dio ha creato «tutto ciò che esiste» (Gv 1,3). Successivamente, questa pietra d’angolo assumerà i tratti del Messia futuro: «Da lui (Giuda) uscirà la pietra angolare» (Zc10,4). La pietra d’angolo darà, così, stabilità non solo alla creazione ma anche alla casa di Giuda. Non a caso, Luca ambienta la nascita di Gesù a Betlemme, la terra di Giuda (cf Lc 2,4-11). Nella rilettura cristiana la pietra d’angolo, come abbiamo detto, assume il volto e il nome di Gesù di Nazareth. Egli sarà pietra di fondamento. Questa pietra ha, poi, una storia in quanto sarà accolta ma anche, paradossalmente, rifiutata. Questo rifiuto è prefigurato nelle Scritture (cf Sal 117,22), confermato da Gesù stesso, che si ritrova nella sorte della pietra angolare (cf Mt 21,42) e testimoniato, infine, dalla comunità cristiana dopo la Pasqua (cf At 4,11). Ma chi rifiuta la pietra d’angolo è destinato ad inciampare in essa (cf Rm 9,33), ovvero a cadere nella tenebra dell’incredulità (cf 1 Pt 2,7). Davanti a Cristo non può, quindi, esserci neutralità. Il rifiuto porta allo scandalo, come abbiamo sopra ricordato, e al giudizio. Non è un caso che Gesù, rileggendo la Storia della salvezza con la parabola dei vignaioli assassini, termini affermando che «chiunque cadrà su questa pietra (si scandalizzerà) si sfracellerà e a chi cadrà addosso lo stritolerà» (cf Lc 20,9-19). Quanti, invece, accolgono la pietra rigettata, quanti edificano sulla pietra viva vengono a loro volta plasmati in pietre vive di un edificio santo. Scrive Pietro: «Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale» (1 Pt 2,4ss). Profetizzava Isaia: «Ecco io pongo in Sion una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede (in essa) non vacillerà» (ls 28,16). Giovanni rilegge l’oracolo isaiano e pone sulle labbra di Gesù questa affermazione: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato» (Gv 6,29). Chi crede in Gesù costruisce sulla roccia (cf Mt7,24), mantiene ferma la professione della fede (cf Eb 4,14) e passa dalle tenebre alla luce» (cf 1 Pt 2,4-10). Ma c’è un altro aspetto da evidenziare: certamente la pietra d’angolo è la pietra sulla quale si edifica tutto l’edificio santo. Il profeta però ci parla anche di una pietra posta da Dio al vertice: «Egli estrarrà la pietra di vertice, mentre si acclamerà: “Quanto sei bella!”» (Zc 4,7). La pietra di vertice è la pietra che corona la costruzione del tempio. Cristo, pietra angolare, è anche pietra vertice. In lui, per mezzo di lui e in vista di lui tutto è fatto (cf Col 1,16); egli, infatti, è «l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine» (Ap 22,13). (padre Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

La precisazione, poi, di alcuni elementi rubricali e cerimoniali, considerata come fedele rispetto della norma in atto e di riflesso del comune agire rituale, se da una parte rimanda all’esigenza di una uniformità rituale per salvaguardare l’unità del Rito romano, dall’altra stimola, a volte esplicitamente a volte implicitamente, a saper trarre, con saggezza ed equilibrio, dall’elemento normativo-rituale lo spirito che anima l’agire liturgico. Così codificata, dunque, la nuova edizione del Missale romanum non si pone in discontinuità con le precedenti edizioni, ma conserva in continuità e progresso, sia pur con caratteristiche proprie che la qualificano come editio typica tertia, l’intento fondamentale del Messale di Paolo VI, quello cioè di condurre il popolo di Dio a una celebrazione sì fedelmente eseguita, ma soprattutto efficacemente partecipata e fruttuosamente vissuta. La pubblicazione della terza edizione tipica del Messale Romano segna un punto fondamentale sia nella storia dell’attuazione pratica dei principi teologico-liturgici del Concilio Ecumenico Vaticano II sia nell’evoluzione redazionale di un libro liturgico che, in continuità con l’antica e ininterrotta tradizione della Chiesa, ha offerto e continua a offrire una rinnovata comprensione del mistero eucaristico, tanto sotto il profilo dei contenuti teologico-ecclesiali quanto nei suoi peculiari ordinamenti liturgico-rituali. (6-continua)

Programma dal 1 al 9 novembre 2025

Letture: Siracide 35,15b-17.20-22a / Salmo 33 / 2 Timoteo 4,6-8.16-18

Chi spera in te, Signore, non resta deluso

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 01 18.00 + Grassi Nicola (trigesima)+ Matulli Sergio e Camilla
Domenica 02 8.0010.30

18.00

Deff. fam. Foschini, Capucci, Rabeggiani, Farolfi e Pacilli+ Vincenzo ed Elisa

Deff. fam. Biancoli e Penazzi

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni del Santo Padre

+ Liverani Paolo

+ Preda Maria Teresa

Lunedì 03 18.00 + Facchini Franca e Lanzoni Marta
Martedì 04
Mercoledì 05 18.00 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Giovedì 06
Venerdì 07
Sabato 08 18.00 Per Aldo e Benedetta (viventi)
Domenica 09 18.00 + Padre Gabriele Costa

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.4517.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

 

Anno : CNovembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 02Commemorazione fedeli defunti Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.00 (S. Paolo)Ss. Messe ad orario festivo (S. Giacomo)

Ore 15.00 (Santuario) : S. Messa (segue benedizione alle tombe

Lunedì 03 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Martedì 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Mercoledì 05 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 06 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Venerdì 07 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti Ore 8.45-12.00 (s. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Sabato 08 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Domenica 09Dedic. basilica Lateranense Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo)Ss. Messe ad orario festivo (S. Giacomo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Sabato 8 novembre in S. Giacomo, con inizio alle ore 17.30

Polenta e biscotti da asporto per auto finanziare la Casa Poggioletto di Belvedere.

Occorre prenotarsi (vedi avviso a parte)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 14,12-14 Lc 14,15-24 Lc 14,25-33 Lc 15,1-10 Lc 16,1-8 Mt 16,9-15

Vivere il mistero – Oggi la Chiesa è in preghiera per tutti i fratelli e le sorelle che sono passati da questo mondo al Padre. Giorno di preghiera, quindi, ma anche giorno di riflessione sul mistero della morte, definita in modo suggestivo la più vuota delle immagini (Giorgio Pigafetta). Infatti, nessuno sa rappresentare la morte, nessuno sa dire cosa sia. Perché? Ce lo spiega bene il filosofo Epicuro quando afferma: «Quando ci siamo noi, non c’è la morte, e quando c’è la morte, non ci siamo più noi». Nessuno quindi può parlare della morte; possiamo parlare solo del morire, quel morire che avvertiamo in noi e attorno a noi quando, ad esempio, ci sfiora la disgrazia, quando la malattia vuole impossessarsi del nostro corpo e della nostra anima, quando-la sofferenza ci colpisce all’improvviso… Proprio perché inafferrabile, l’uomo non parla volentieri della morte, rendendola così la grande innominata.  Nel nostro tempo, poi, si assiste a una vera e propria rimozione della morte sebbene, ed è paradossale, sia presentata in modo ossessivo attraverso i media. La morte, definita la grande apolide, in quanto non ha patria, la vediamo così insediata in ogni angolo della nostra casa comune, persino nella foglia accartocciata – come scriveva Montale – e fino al rivo strozzato. Non è mai messa nei nostri progetti eppure è l’unica scadenza certa della nostra vita. Se la morte è un enigma, la più vuota delle immagini, è vero anche che la sentiamo come un destino che ci abita, che sta dentro di noi. La morte, infatti, non ci sta davanti, ma è in noi. Il poeta libanese KhaliI Gibran scriveva: «Vorreste conoscere il segreto della morte ma come scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?». Si, il senso della morte va cercato nel cuore della vita. Questo ci permetterà di capire chi siamo e allo stesso istante ci donerà di intravvedere il futuro che ci attende. Come cristiani, il segreto della morte dobbiamo coglierlo nella luce della fede pasquale di Cristo morto e risorto. Solo allora non saremo più intimoriti dalla fine ma scopriremo il fine, il segreto, non tanto della morte ma della vita nuova. Guardiamo allora a Gesù. Egli si è posto davanti alla morte in un duplice modo. Come ognuno di noi, egli ha visto la morte negli altri. Prendiamo ad esempio il racconto della figlia di Giairo (cf. Mc 5,21-43). In quell’episodio, Gesù parla detta morte come di un sonno. A quanti gli dicono che la bambina è morta, lui ribatte che dorme. Cosa significa? Che Gesù nega la potenza definitiva delta morte. Poi pronuncia la sua parola efficace: talita kum, e la fanciulla subito si rialza. Se è vero che risuscitare dai morti è prerogativa di Dio, questa avviene non senza la mediazione di Gesù. Gesù ha affrontato anche la sua morte. Sulla croce si è trovato faccia a faccia con la terribile nemica. In quell’ora il Cielo era muto, i discepoli latitanti, solo le donne stavano piangenti ai suoi piedi, ma erano impotenti. Gesù era solo ma in preghiera e dalle sue labbra uscì il versetto del salmo 21: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Gesù vive la sua morte nella fede in Dio, gridando la sua fede nel Padre, in Colui che, solo, può illuminare il non senso del morire. Così facendo, Gesù è passato attraverso la nostra mortalità fisica e spirituale, fecondandola con un seme d’immortalità. Ed è la risurrezione. Da quel giorno la morte è divenuta sorella. Sì, la morte non è più una realtà che sfigura ma trasfigura, che immette l’uomo nella sua pienezza; una realtà amica e che appunto può essere cantata come sorella. Penso che questo sia il culmine della fede, una vera e propria liturgia della speranza cristiana. Ognuno di noi è una parola meravigliosa uscita dalla bocca di Dio; una parola carica di vita, irripetibile e originalissima. Quando sorella morte busserà alla porta della nostra casa non dovremmo aprirle subendo il suo avvento come un fatale destino, ma dovremmo invece – e Dio ce ne conceda la grazia – celebrare attraverso di essa il nostro transitus in Dio. Questo richiederà il sì filiale, l’ultimo, in obbedienza al Padre. Al riguardo, Teilhard De Chardin, scienziato e teologo, così diceva a Cristo: «Quando sul mio corpo o sul mio spirito comincerà a pesare l’usura dell’età. Quando si abbatterà su di me dall’esterno o nascerà dal di dentro il male che sminuisce e porta via… concedimi Signore di capire che sei tu ad aprire dolorosamente le fibre del mio essere per penetrare fino nell’intimo della mia sostanza e assorbirmi in te». (padre Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

In appendice al Rito della Messa si trovano anche le Preghiere eucaristiche della Riconciliazione e la peculiare Preghiera eucaristica che può essere usata nelle Messe «per varie necessità», elementi che nell’edizione italiana erano già presenti. «Tradizione» e «progresso» sono i termini fondamentali per la comprensione delle principali «novità» racchiuse nel Messale, ovvero fedeltà da una parte, attraverso la custodia dell’identità del Rito romano, mediante la salvaguardia della forma celebrationis, legittimamente riconosciuta e concretamente decodificata nell’edizione «tipica» del liber princeps della preghiera di Rito romano. Apertura dall’altra, mediante la ricezione di alcune istanze di adattamento rituale e testuale, maturate in diverse Chiese locali, attraverso le traduzioni del Messale romano nelle lingue nazionali, ufficializzate dalla Santa Sede negli ultimi trent’anni. La terza edizione tipica del Messale romano contiene al suo interno integrazioni e ritocchi che si pongono nella linea dell’arricchimento dei contenuti e dell’adeguamento rubricale alla normativa liturgica vigente. L’accrescimento testuale, il cui contenuto è, per la maggior parte dei casi, desunto dal ricco patrimonio eucologico della tradizione, mentre offre la possibilità di una maggiore scelta dei formulari nell’ambito della celebrazione, apre nuove prospettive che confermano e integrano le linee teologiche del Vaticano II. (5-continua)