Programma dal 21 al 29 marzo 2026

Letture: Ezechiele 37,12-14 / Salmo 129 / Romani 8,8-11

Il Signore è bontà e misericordia

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45)

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, s’è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberatelo e lasciatelo andare». Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.00 + Faccani Alessandro e Stefano, Luisi Giovanni e Orlacchio Angelina
Domenica 22 10.30

18.00

Pro Populo

Intenzione seminario

Lunedì 23 8.00 Intenzione seminario
Martedì 24 8.00 + Ciani Maria e Coveri Francesco
Mercoledì 25 18.00 Intenzione seminario
Giovedì 26 18.00 + Ciani Maria e Coveri Francesco
Venerdì 27 8.00 + Dovadola Ivano e Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Sabato 28 18.00 + Dante Buscaroli e coniugi Venieri
Domenica 29

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Marzo 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 22

V di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Mercoledì 25

Annunc. del Signore

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.

Giovedì 26 Ore 20.45 (canonica-S. Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 27

Astinenza

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica, S. Rosario e Vespro

Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 6a Staz. Quaresimale e ricordo dei defunti.

Ore 20.30 (S. Giacomo-S. Paolo) : Via Crucis con partenza dalla chiesa di S. Giacomo fino all’oratorio S. Paolo

Domenica 29

Le Palme

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione dei rami di ulivo, processione fino alla chiesa di S. Paolo e celebrazione della S. Messa.

Ore 15.00 (oratorio) : “I giovani di una volta”. Intrattenimento

Ore 17.30 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione contatti

don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Santuario: Il pellegrinaggio con S. Rosario e S. Messa del primo sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Avviso: Domenica 29 riparte l’ora legale, quindi le celebrazioni feriali e festive pomeridiane in S. Paolo vengono posticipate di mezz’ora.

contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

23 – 26 mar. 2026

(dalle ore 14.30)

29 mar. 2026

(pomeriggio)

Lunedì 23 : P.za Marmirolo, via Borgo Pescatori, Saffi.

Martedì 24 : P.za Ricci, via Del Monte, Oberdan.

Mercoledì 25 : Via Bassi (dispari).

Giovedì 26 : Via Bassi (pari), Maccaferri, Rustici, Torchi.

Domenica 29 : Via Ricci Signorini, 13 Aprile (pomeriggio).

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 8,1-11 Gv 8,21-30 Lc 1,26-38 Gv 8,51-59 Gv 10,31-42 Gv 11,45-56

Vivere il mistero: La pagina evangelica di quest’ultima domenica di Quaresima è di grande intensità umana e teologica. Possiamo ravvisare al suo interno quattro unità. Nella prima Gesù ci sfida a riconoscere la gloria di Dio nella corruzione del sepolcro. A questa segue la seconda, ove scorgiamo il solco dal quale germoglia la vita nuova: la fede. Con la terza unità, siamo posti di fronte ad un grande mistero: le lacrime di Dio sul volto di Cristo. Infine la quarta mette in evidenza il legame tra Gesù e il Padre e la potenza creatrice della sua parola. Giovanni presenta inizialmente i tre fratelli di Betania: Lazzaro, Maria e Marta. Questa presentazione ha un parallelo interessante (nel testo greco più evidente) con la chiamata di Filippo e la menzione di Andrea e Pietro. Se di Lazzaro si dice che era di Betania e poi vengono menzionate le due sorelle, di Filippo si afferma invece che era di Betsaida, la città di Andrea e Pietro. Questi ultimi erano fratelli. Perché è significativo questo parallelo, che apparentemente sembra non avere nessun contatto? Perché con la risurrezione di Lazzaro noi possiamo cogliere fino a dove giunge l’azione di Gesù nei confronti di quanti sono divenuti suoi discepoli. La sequela conduce al superamento della morte. Quando Marta e Maria mandano a dire a Gesù che Lazzaro è malato, egli risponde: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Cosa significano queste parole, così enigmatiche? Gesù vuole sostanzialmente affermare questo: chi mi ha dato la sua adesione, attraverso la sequela, è già passato dalla morte alla vita; per quanti sono usciti dalla schiavitù del peccato la vita non ha più fine perché godono della pienezza dello Spirito. Gesù poi interpreta la morte di Lazzaro come un sonno. Non è un eufemismo, che sarebbe di cattivo gusto, ma una nuova lettura della morte. La morte, quella vera, è la separazione da Dio, il naturale trapasso è un sonno. Un sonno che permette a Dio di «penetrare in noi definitivamente e di assimilarci a Lui. La morte ha il compito di praticare, fin nell’intimo di noi sfessi, questo varco necessario» (T. De Chardin). Quando Gesù giunge trova Lazzaro già morto. E qui Marta, che gli corre incontro, lo rimprovera velatamente. Gesù ribatte: «lo sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno». Gesù si «appropria» dell’attributo esclusivo di Dio: «lo sono». Cosa significa? Che Gesù, come Dio, ha il potere di far morire e far vivere. Poi aggiunge: «lo sono la risurrezione e la vita». Il termine più importante è il secondo. Proprio perché Gesù è la vita è per noi la risurrezione. Risurrezione è un termine relativo e suppone la vita, il dono della vita. Inoltre, Gesù non è la risurrezione e la vita in quanto evento futuro, da aspettarsi in un domani felice (era la pia credenza di Marta) ma è la straordinaria novità del presente, da accogliere e vivere oggi. Come? Attraverso la fede. Ecco perché viene chiesto a Marta: «Credi questo?». Marta risponde riconoscendo che Gesù è il Messia (il Cristo) e la presenza di Dio nel mondo (il Figlio). Questa confessione di fede è la stessa che l’evangelista auspica ad ogni lettore del Vangelo, e che i cristiani riconfermano ogni anno nella solenne Veglia Pasquale. Di fronte al sepolcro Gesù si commuove, si turba e poi piange. «Si commosse profondamente» / «fremette nello spirito», (embrimaomai è usato nella Scrittura per esprimere una energica opposizione ad una determinata realtà). Gesù freme davanti alla potenza della morte. Poi si «turba» / «agitò se sfesso» (etàraxen heauton). È lo stesso verbo che troveremo in Gv 12,27 per dire tutto lo sconcerto di Gesù davanti alla morte, causata dal tradimento. Questo verbo evidenzia perciò come Gesù non banalizzi la morte, né la sua né quella dell’amico Lazzaro. Alla fine, Gesù «scoppiò in pianto» (edàkrusen). Possiamo anche tradurre: «(A Gesù) sgorgarono lacrime». Il pianto di Gesù è sereno, le sue lacrime manifestano la solidarietà di Dio verso l’uomo, offeso dalla morte. Gesù solidarizza con il dolore, non con la disperazione. (p. Sandro Carotta)

Programma dal 14 al 22 marzo 2026

Letture: 1Samuele 16,1b.4.6-7 / Salmo 22 / Efesini 5,8-14

Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 14 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 15 10.3018.00 + Resta Albertina e Bruno+ Preti Maria Serena

+ Giovanni Rivola e Rosa Melandri

Lunedì 16 8.0018.30 Per Gabriele (vivente)(R) (oratorio)
Martedì 17 8.00 + Sangiorgi Tomaso
Mercoledì 18 18.00 + Amodeo Melchiorre, Giuseppe e Milotta Maria
Giovedì 19 18.00 + Giannina, Rina, Bighi, Magda
Venerdì 20 8.0020.30 (R)Per i defunti di cui nessuno si ricorda
Sabato 21
Domenica 22

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : AMarzo 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 15IV di Quaresima Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 15.30 (oratorio) : Incontro con don Massimo D’Abrosca sul tema “Le origini storiche della questione palestinese”

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Mercoledì 18 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.
Giovedì 19S. Giuseppe

Festa dei papà

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa, preghiera di affidamento e benedizione e consegna del dolce di S. Giuseppe.A seguire in canonica riflessione sulla Parola della domenica.
Venerdì 20Astinenza Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis e a seguire esposizione del SS.mo Sacramento e celebrazione del S. Rosario e del Vespro.L’Adorazione eucaristica prosegue in silenzio fino alle 20.30

Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 5a Stazione Quaresimale e ricordo dei defunti.

Ore 20.30 (S. Paolo) : 5a Stazione Quaresimale

Domenica 22V di Quaresima Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

 

Santuario: Il pellegrinaggio con S. Rosario e S. Messa del primo sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

 

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

16 – 19 mar. 2026

(dalle ore 14.30)

21 mar. 2026

(tutto il giorno)

Lunedì 16 : Viale della Repubblica, via Baracca, via Piave.

Martedì 17 : Viale Zaganelli (pari).

Mercoledì 18 : Viale Zaganelli (dispari).

Giovedì 19 : Via Pisacane (pari), Roma, V.le Ravenna.

Sabato 21 : Via Pisacane (dispari), F.lli Rosselli.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 4,43-54 Gv 5,1-16 Gv 5,17-30 Lc 2,41-51 Gv 7,1-2.25-30 Gv 7,40-53

Vivere il mistero: Se nella 3a domenica dominava il simbolismo dell’acqua, oggi, con la lunga narrazione della guarigione-conversione del cieco nato, siamo posti davanti a quello della luce. Il contesto è dato dalla festa delle Capanne, dove si ringraziava Dio per il raccolto e si annunciava l’era messianica. In quel giorno veniva attinta l’acqua lustrale dalla piscina di Siloe, che poi veniva versata sull’altare, e la sera torce e bracieri erano posti sulle mura del tempio ad illuminare la città santa. L’acqua di Siloe e la luce sono elementi che troviamo nel nostro racconto. A Siloe Gesù si rivela come l’Inviato, titolo cristologico caro all’evangelista. Gesù viene dal Padre, dice le sue parole e compie la sua opera. Gesù afferma poi, senza equivoci, di essere «la luce del mondo», a cui non solo Israele ma il mondo intero è chiamato ad accostarsi. Così dicendo, Gesù si presenta anche come il Servo di JHWH, colui che aprirà gli occhi ai ciechi. L’«apertura degli occhi» è un elemento specificatamente messianico. L’episodio esordisce con un dialogo tra Gesù e i discepoli riguardo alla cecità di un uomo. Se per i discepoli la causa della cecità, come era convinzione del mondo antico, dipende dal peccato, per Gesù non è dovuta ad una colpa. Anzi, la cecità è un’occasione nella quale Dio manifesta il suo disegno di salvezza. Con questo Gesù non vuol dire che il male sia necessario affinché si affermi il bene: il male, nelle sue manifestazioni, è sempre negativo. Vuol solo dire che il male evidenzia per contrasto il bene, è vinto dal bene. Dopo questo, Gesù compie un gesto simbolico: «Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti alla piscina di Siloe”». Cosa significa? Siamo rimandati alla prima pagina di Genesi, quando Dio plasmò l’uomo con la polvere della terra e questi divenne un essere vivente (cf Gn 2,7); che Gesù riprenda questo atto creatore significa che egli viene a completare la creazione. L’uomo compiuto, secondo il progetto divino, non è allora semplicemente l’uomo che vive ma l’uomo che vede. Fuori metafora: l’uomo che crede, perché «vedere» equivale, nella teologia giovannea, a «credere». È la fede che realizza pienamente l’uomo. Kierkegaard scriveva che la fede «è la più alta passione dell’uomo. Ci sono forse in ogni generazione molti uomini che non arrivano fino ad essa, ma nessuno va oltre». Per il pensatore danese la fede è il vertice della passione dell’uomo, del suo consacrarsi alla ricerca della verità. Dalla fede scaturisce la comprensione del perché delle cose (conoscenza del reale), del come vivere ed operare nel mondo (conoscenza etica) e del fine stesso della vita (conoscenza escatologica). Ma la fede è dono e impegno. Il cieco nato è mandato a lavarsi alla piscina. Sta a lui, mediante un suo atto libero, dire sì o no alla proposta di Gesù. L’illuminazione che ne scaturisce è insieme «azione di Dio, che rende possibile la libertà, e dell’uomo che liberamente l’accoglie» (S. Fausti). Vivere la fede comporta inevitabilmente un prezzo. Nel nostro racconto, il cieco ormai guarito appare come una minaccia, in primis per i suoi genitori. Costoro, condizionati dalla paura, sono infatti più preoccupati di affermare che è nato cieco che gioire per la vista riacquistata. Non vogliono neppure sapere chi gli ha aperto gli occhi e declinano ogni loro responsabilità: «Chiedetelo a lui», rispondono ai farisei, «Ha l’età, parlerà da sé». Quando poi è il cieco ad essere interrogato, questi risponde con ironia mordace: «Volete anche voi diventare suoi discepoli?». A queste parole viene insultato e cacciato fuori. I farisei hanno fallito nella loro costrizione morale verso quest’uomo; ricorrono perciò alla violenza, che rivela però la loro pretesa di detentori della verità. ln realtà sono ciechi e cercano di mantenere nella tenebra gli altri per poter così conservare il loro potere. Si compie qui quanto Gesù aveva già preannunciato ai discepoli: «Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato». Il cieco guarito diviene un testimone. Gesù non abbandona quest’uomo all’isolamento, ma si mette sulle sue tracce, lo cerca: «Gesù seppe che lo avevano cacciato fuori: quando lo trovò (andò a cercarlo…». A lui propone la pienezza della fede chiedendogli di credere nel Figlio dell’uomo. Questo titolo appare dieci volte nel Vangelo di Giovanni. Ribatte il cieco guarito «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Risponde Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». La fede conduce all’incontro con l’autore e il perfezionatore della fede, con colui che è il luogo dell’adorazione del Padre in spirito e verità. Ecco allora la grande professione dì fede: «”Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui». Quest’uomo guarito è uno degli adoratori che il Padre cerca. I cristiani sono coloro che sono stati illuminati da Cristo. Il termine greco photismos, «illuminazione», bene descrive l’esperienza del battesimo e la fede che ne consegue. La luce scaturisce dalla parola del Vangelo e dal sacramento (verbum et sacramentum), e permette di ammirare, con sempre rinnovato stupore e riconoscenza, l’azione di Cristo (opus operantis Christi) nell’«oggi» della salvezza. (padre.Sandro Carotta)

Programma dal 7 al 15 marzo 2026

Letture: Esodo 17,3-7 / Salmo 94 / Romani 5,1-2.5-8

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?» Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 07 18.00 + Folli Dante e deff. famiglia Folli

+ cg. Margherita e Sabatino

Domenica 08 10.30 + Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi
Lunedì 09
Martedì 10 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe

+ Pia Mazzetti (anniversario)

Mercoledì 11 18.00 + Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria
Giovedì 12
Venerdì 13 20.30 + Resta Albertina (27° anniversario)
Sabato 14 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 15 10.30 + Resta Albertina e Bruno

+ Preti Maria Serena

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Marzo 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 08

III di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Lunedì 09 Ore 20.30 (canonica) : Incontro del gruppo sociale-politico.
Mercoledì 11 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.
Giovedì 12 Ore 20.45 (canonica-S. Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 13

Astinenza

Giornata di preghiera e digiuno e raccolta per le popolazioni del medio Oriente dalla Palestina al Libano e golfo arabico.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 18.00 (S. Paolo) : Esposizione del SS.mo Sacramento e celebrazione del S. Rosario e del Vespro.

L’Adorazione eucaristica prosegue in silenzio fino alle 20.30

Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 4a Stazione Quaresimale e ricordo dei defunti.

Ore 20.30 (S. Paolo) : 4a Stazione Quaresimale

Domenica 15

IV di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione

contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

09 – 12 mar. 2026

(dalle ore 14.30)

14 mar. 2026

(tutto il giorno)

Lunedì 09 : Via Berardi, Rabin.

Martedì 10 : Via Padre Costa (dispari).

Mercoledì 11 : Via Martiri della Libertà, P. Costa (pari),

via Decorati al Valor Civile, Iotti.

Giovedì 12 : Via Alpi, Monte Nero.

Sabato 14 : Via Bixio, XX Settembre, Battisti, P.za Costa.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,24-30 Mt 18,21-35 Mt 5,17-19 Lc 11,14-23 Mc 12,28b-34 Lc 18,9-14

Vivere il mistero: Con la terza domenica inizia la cosiddetta Quaresima catecumenale, nella quale, attraverso tre solenni pagine evangeliche (Gv 4,5-42, la Samaritana; Gv 9,1-41, il cieco nato; Gv 11,1-45, la risurrezione di Lazzaro), venivano impartite anticamente le ultime catechesi a coloro che avrebbero ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella veglia pasquale. Gesù lascia la Giudea e si reca in Galilea: «Doveva perciò attraversare la Samaria», (Gv 4,4) nota Giovanni. Importante quel «doveva» perché esprime una necessità di ordine teologico: anche i Samaritani devono entrare a far parte dell’unica famiglia di Dio. Gesù si presenta come il Figlio obbediente al Padre, il cui progetto è paragonato ad un cibo (Gv 4,34). Egli è pure lo Sposo messianico, colui che ha diritto di sciogliere il legaccio del sandalo (Gv 1,27), per riscattare la sposa, il popolo santo di Dio (Gv 3,29). Vi è poi un altro elemento da evidenziare il pozzo di Giacobbe. Per l’Antico Testamento è il luogo degli incontri, l’occasione dei fidanzamenti. Il fatto che Gesù sieda presso il pozzo o sulla fonte sottolinea che lui è più grande, come dirà la Samaritana stessa, di Giacobbe. Gesù è superiore ai Padri della fede: c’è un’acqua viva che solo lui può dare. «Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”». Gesù, stanco del viaggio, chiede da bere. Questo particolare ci rimanda a Es 17,3-7 (prima lettura), dove Israele nel deserto ha chiesto acqua a Dio. Per Giovanni, Gesù è il nuovo Israele. Questa richiesta culminerà sulla croce. La lettura teologica dell’evento non sminuisce però la portata umana della richiesta; Gesù esprime un bisogno reale, chiede solidarietà, un gesto di accoglienza che sappia andare oltre l’appartenenza etnico-religiosa. Questa richiesta, come era prevedibile, provoca un doppio stupore nella Samaritana. Come mai un uomo chiede da bere ad una donna sconosciuta (analoga reazione dei discepoli)? Per la cultura del tempo, una delle sei cose che un saggio doveva evitare era quella di parlare per strada con delle donne. Gesù poi è un Giudeo che si rivolge a una Samaritana. Commenta Giovanni: «I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani». Gesù risponde con un duplice invito: riconoscere il dono di Dio; meglio ancora: Colui che dona, Dio, vera e unica sorgente che disseta; riconoscere inoltre l’identità di colui che sta parlando Gesù provoca così la donna ad interrogarsi: «Riconosco colui che è la Fonte dell’acqua viva? Riconosco l’Inviato di Dio?». La donna allora, chiedendo l’acqua, chiede chi è Gesù. A questo egli voleva condurla. Afferma Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». L’acqua di cui parla Gesù ha due significati: rappresenta la rivelazione di Dio (prima di Pasqua) e lo Spirito Santo (dopo la Pasqua). «Dammi quest’acqua», dice la Samaritana. Pur di bere all’acqua promessa, la Samaritana è disposta a lasciare il pozzo dei Padri, la sua tradizione religiosa. Gesù è la vera fonte d’acqua viva. Alla richiesta dell’acqua da parte della donna, Gesù risponde con una provocazione: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». La donna riconosce la qualità profetica delle parole di Gesù e risponde con un quesito a quel tempo molto dibattuto: in quale luogo adorare Dio, Garizim o Gerusalemme? Gesù invita allora a credere in lui, poi annuncia una novità nel rapporto con Dio: non più un culto fatto di sacrifici di animali ma un’adorazione in «spirito e verità» (Gv 4,23). Lo Spirito muove alla preghiera, Gesù (la verità) ci introduce al Padre come figli. La donna, in questo serrato e altissimo dialogo, dichiara la sua personale attesa del Messia. Gesù risponde (ed è il culmine del dialogo): «Sono io, che parlo con te» (Gv 4,26). Chi è Gesù? Il profeta atteso e l’«Io sono», il Nome manifestato a Mosè (cf Es 3,14). La Samaritana corre subito a dare lo strepitoso annuncio ai suoi concittadini. Si è sentita letta dentro. Nel correre, lascia però lì la brocca con la quale era andata a prendere acqua. Se la brocca serviva per attingere al pozzo di Giacobbe, dopo l’incontro con Gesù, che promette acqua viva, lascia tutto. È un gesto che la orienta verso la pienezza della rivelazione. I Samaritani accolgono la parola della donna e vanno da Gesù. L’accoglienza di Gesù li porta alla fede; questi percepiscono che Gesù è più di quanto attendevano: è il Salvatore del mondo. Come abbiamo potuto constatare, questo lungo capitolo è una rivelazione graduale di Gesù. Inizialmente è visto come un Giudeo (v 9), da cogliere in riferimento ai Padri (v 12) e a loro superiore (v 6); poi egli stesso si presenta come Sposo messianico, Figlio obbediente del Padre (v 4), nuovo Israele (v 7), e fonte d’acqua viva (v 14); è riconosciuto infine come il profeta atteso (v 19), il Messia o Taheb («colui che viene»), l’«Io Sono» (v 26) e il Salvatore del mondo (v 42). Condizione per questa confessione di fede è l’incontro con lui nell’ascolto della sua Parola. (padre Sandro Carotta)

Programma dal 28 febbraio all’8 marzo 2026

Letture: Genesi 12,1-4a / Salmo 32 / 2Timoteo 1,8b-10

Donaci, Signore, il tuo amore:

in te speriamo.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (17,1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.

Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».

All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.

Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti». Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 28 18.00 + Pirazzini Giuliana, Baldassari Angelina e Fabbri Adele
Domenica 01 10.30 + Amatulli Felice
Lunedì 02 8.00

18.00

+ Preda Maria Teresa

+ Montanari Discea

Martedì 03 8.00 + Aresu Elio
Mercoledì 04 18.00 (R)
Giovedì 05 18.00 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Venerdì 06 20.30 + Lea e Anselmo
Sabato 07 18.00 + Folli Dante e deff. famiglia Folli
Domenica 08 10.30 + Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Marzo 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 01

II di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Mercoledì 04 Ore 18.00 (S. Paolo) :S. Messa per pregare per le vittime delle guerra e invocare una pace “disarmata e disarmante” in tutto il mondo proposto dal Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa.

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.

Giovedì 05 Ore 20.45 (canonica-S. Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 06

Astinenza

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 18.00 (S. Paolo) : Esposizione del SS.mo Sacramento e celebrazione del S. Rosario e del Vespro.

L’Adorazione eucaristica prosegue in silenzio fino alle 20.30

Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 3a Stazione Quaresimale e ricordo dei defunti.

Ore 20.30 (S. Paolo) : 3a Stazione Quaresimale

Domenica 08

III di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Visita alle famiglie con benedizione in S. Paolo

02 – 05 mar. 2026 (dalle ore 14.30)

Lunedì 02 : Viale della Costituzione.

Martedì 03 : Via Gramsci (dispari).

Mercoledì 04 : Via Gramsci (pari), via Castelletto (dispari e pari dal n° 2 al n° 86).

Giovedì 05 : Via Castelletto (pari dal n° 88 alla fine), via del Melograno, delle Campanelle, della Ginestra, della Lavanda, Pertini, De Gasperi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,36-38 Mt 23,1-12 Mt 20,17-28 Lc 16,19-31 Mt 21,33-43.45-46 Lc 15,1-3.11-32

Vivere il mistero: Nella seconda domenica di Quaresima siamo invitati a salire il monte della trasfigurazione. Questo episodio, a differenza di quelli che seguiranno (la Samaritana, il cieco nato e la risurrezione di Lazzaro), fa parte dei misteri della vita di Gesù. Qui, però, egli non è solo il soggetto di un’azione prodigiosa (guarigione del cieco nato, risurrezione di un morto), ma ne è anche l’oggetto. Nella trasfigurazione qualcosa si opera in lui. «Fu trasfigurato» (metemorphòthe), scrive infatti Matteo (17,2). La trasfigurazione, assieme alla nascita, al battesimo nel Giordano e più tardi nella morte e risurrezione, attesta quindi come nella vita di Cristo avvengano degli eventi che ne rivelano l’identità profonda, ne orientano il corso e ne specificano la missione. La lettura di questa pagina nel tempo quaresimale risponde poi ad un intento pedagogico preciso: mostrare come, attraverso la lotta spirituale (prima domenica), si perviene ad un’esistenza trasfigurata dalla novità evangelica. Ma non solo, stando a san Leone Magno: «La trasfigurazione mira a rimuovere dall’animo dei discepoli lo scandalo della croce, perché l’umiliazione della Passione, volontariamente accettata, non scuotesse la loro fede, dal momento che era stata rivelata loro la grandezza sublime della dignità nascosta del Cristo» (Disc. 51,3-4).[…]  Il monte sul quale Gesù conduce Pietro, Giacomo e Giovanni verrà chiamato dalla tradizione Tabor (nome dì origine fenicia che significa «puro», «trasparente»). Il monte ci rimanda alle tentazioni di Gesù (cf Mt 4,8), come pure all’invio dei discepoli a evangelizzare le genti (cf Mt 28,16). Ma il monte è legato soprattutto alle grandi teofanie dell’Antico Testamento; non a caso con Gesù appaiono Mosè ed Elia. Mosè aveva ricevuto sul monte le Dieci Parole o Decalogo, mentre Elia aveva udito la voce divina in un «silenzio sottile» (qol demamah daqah 1Re 19,12). Mosè rappresenta la Legge mentre Elia la profezia. La loro presenza indica che Gesù è il compimento e la verità di tutte le Scritture. Giunti sul monte, Gesù si trasfigura davanti ai discepoli e «il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce» (Mt 17,2). La luce non investe Gesù dal di fuori ma promana dal suo interno. Il suo volto non è semplicemente illuminato ma brilla di luce propria (cf Eb 1,3). A differenza di Mosè ed Elia, Gesù non vede Dio ma è riconosciuto come Dio. Davanti alla bellezza che si irradia da Cristo, Pietro esclama: «Signore, è bello per noi stare qui! Se vuoi farò qui tre capanne» (Mt 17,4). E un linguaggio enigmatico se non sapessimo che la trasfigurazione avvenne, con molta probabilità, al termine della festa delle Capanne (Sukkot), dove gli Ebrei, per ricordare l’esodo, per otto giorni abitavano in tende o capanne costruite fuori dagli abitati quotidiani. Forse Pietro pensa che sia giunta la pienezza dei tempi messianici profetizzala da Osea: «Eppure io sono il Signore, tuo Dio, fin dal paese d’Egitto. Ti farò ancora abitare sotto le tende… lo parlerò ai profeti, moltiplicherò le visioni» (12,10). Ma Gesù dirà che i tempi messianici non sono ancora pienamente compiuti: bisogna che il Figlio dell’uomo soffra e risorga da morte (cf Mt 17,12). E poi Pietro deve capire che la gloria di Gesù – che significativamente chiama Kyrios – non è contenibile in una capanna. Mentre Pietro sta ancora parlando «una nube luminosa li copri con la sua ombra» (Mt 17,5). La nube rappresenta la Shekinàh, la presenza divina (cf Es 16,10). Se in 1Re 8,10-12, al sopraggiungere della nube della gloria divina gli Israeliti devono uscire dal Tempio, qui, sul Tabor, la nube copre Gesù e i discepoli. Se nell’antica economia solo Mosè poteva stare di fronte alla Presenza (cf 2Cor 3,7-18), ora ogni credente ha accesso, in Cristo, a Dio. La voce di Dio attesta poi che Gesù è il Figlio amato, colui del quale Egli si compiace. La Legge (Mosè) e i profeti (Elia) hanno ormai cessato la loro funzione: rimane solo Gesù, il vero ermeneuta di Dio, la sua visibile icona nel mondo. Comprensibile perciò la reazione dei discepoli che cadono a terra intimoriti. Ma Gesù si fa loro vicino, li tocca e dice loro: «Alzatevi (eghérthete = lett. “risorgete“), non temete» (Mt 17,7); poi aggiunge: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti» (Mt 17,9). I discepoli sono stati spettatori della gloria di Gesù, ma egli subito annuncia loro la passione che lo attende. Sì, risorgerà ma dopo aver attraversato la morte. È difficile comprendere come la morte sia un varco alla vita, come la croce racchiuda in sé la gloria, come nelle lacrime vi sia la promessa di una pura gioia. Solo la fede ne dischiude il mistero. Di qui allora l’invito di Dio: «Ascoltatelo» (Mt 17,5). La rivelazione apocalittica del Tabor ha così due destinatari. Il primo è Gesù stesso, che si vede confermato dal Padre nella sua missione. Questo gli permetterà di entrare nella notte della passione. Il secondo destinatario è il discepolo, il quale vede prefigurata in Gesù la gloria annunciata per la fine dei tempi (cf Mt 13,43), e la promessa della visione del Figlio dell’uomo all’avvento del suo regno (cf Mt 16,27-28) (padre Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Una certa discontinuità con la precedente edizione, invece, si ravvisa nell’aver introdotto variazioni nella traduzione di alcuni testi, dove emerge la preoccupazione di un linguaggio più inclusivo, in linea con una sensibilità oggi molto diffusa, nella conformazione, in ordine alla traduzione, dell’incipit del Gloria in excelsis, al testo lucano (Lc 2,14), secondo la nuova versione della Bibbia CEI: «e pace in terra agli uomini, amati dal Signore» nell’adeguamento, riguardo alla traduzione del Padre nostro, al testo evangelico matteano (Mt 6,13), secondo la nuova versione della Bibbia CEI: «Non abbandonarci alla tentazione». Sono questi solo alcuni elementi di novità che l’edizione italiana possiede e che costituiscono delle opportunità per comprendere il mistero celebrato e per meglio celebrare il mistero in cui si crede. Il Messale, come del resto ogni libro liturgico, è un «testimone della fede» perché la Chiesa esprime in quel testo ciò che essa crede. Il contenuto della fede trova in quelle espressioni la forma, che è frutto dell’incontro tra la Parola di Dio e la sensibilità teologico-spirituale di una comunità che celebra. Il contenuto di fede è espresso attraverso il linguaggio simbolico della liturgia in vista di un’esperienza di vita in Cristo sempre più profonda. (4-continua)

Programma dal 21 febbraio al 1 marzo 2026

Letture: Genesi 2,7-9;3,1-7 / Salmo 50 / Romani 5,12-19

Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

Dal Vangelo secondo Matteo (4,1-11)

Dal Vangelo secondo Matteo (4,1-11)

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.00 + Arcangelo Foletti (detto Lino)
Domenica 22 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

+ Adamo, Carlo, Irene

Lunedì 23 8.00 + Venturi Francesco e famiglia
Martedì 24 8.00 Anconelli Ivo (vivente)

+ Dovadola Monica, Ivano e Silverio e Ruffini Armanda e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)

Mercoledì 25
Giovedì 26
Venerdì 27 8.00 + Dovadola Ivano (11° anniversario)

+ Teodora

Sabato 28 18.00 + Pirazzini Giuliana, Baldassari Angelina e Fabbri Adele
Domenica 01 10.30 + Amatulli Felice

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Febbraio – Marzo 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 22

I di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Martedì 24 Ore 20.30 (oratorio) : ”Mi interessa la cosa pubblica?” – Approfondimenti sul referendum sulla riforma della giustizia i
Mercoledì 25 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”£
Giovedì 26 Ore 20.45 (canonica-S. Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 27

Astinenza

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 18.00 (S. Paolo) : Esposizione del SS.mo Sacramento e celebrazione del S. Rosario e del Vespro.

L’Adorazione eucaristica prosegue in silenzio fino alle 20.30

Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 2a Stazione Quaresimale

Ore 20.30 (S. Paolo) : 2a Stazione Quaresimale

Domenica 01

II di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione

contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

23 – 26 feb. 2026

(dalle ore 14.30)

Lunedì 23 : Via Dini e Salvalai (pari dal n° 2 al 68).

Martedì 24 : Via Dini e Salvalai (pari dal n° 72 alla fine),

via Rossa.

Mercoledì 25 : Via Dini e Salvalai (dispari), via Borsellino,

via XXV Aprile (pari dal n° 6 alla fine).

Giovedì 26 : Via XXV Aprile (pari n° 2 A/B e dispari),

via Imola

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 25,31-46 Mt 6,7-15 Lc 11,29-32 Mt 7,7-12 Mt 5,20-26 Mt 5,43-48

Vivere il mistero: Il Vangelo di Matteo possiamo dividerlo in I tre grandi arcate; nella prima l’evangelista si interroga sulle origini di Gesù; nella seconda narra la sua missione; nella terza ci conduce dentro il mistero pasquale, nella sua morte e risurrezione. Nella prima arcata, dov’è inserito il brano di questa prima domenica di Quaresima, abbiamo una sorta di dittico in sette scene. La generazione e l’infanzia di Gesù (quattro scene); nella parte successiva raccoglie invece tre grandi rivelazioni. La prima rivelazione è quella al Giordano, nel battesimo; la seconda nel deserto, attraverso le tentazioni; la terza in Galilea, dove Gesù inizia il suo ministero pubblico. Al Giordano, Gesù è manifestato come Figlio di Dio; nel deserto come Figlio obbediente di Dio; in Galilea come Figlio che è venuto ad annunciare la salvezza di Dio alle genti. Lo Spirito, che era disceso su Gesù al Giordano, ora lo conduce nel deserto. È evidente che tra ì due episodi c’è un collegamento: al battesimo, Gesù è consacrato dallo Spirito e il Padre lo rivela come «il suo Figlio, l’amato»; nel deserto, Gesù è chiamato a interiorizzare questo evento, a far propria la sua identità e vocazione.  Nota Matteo che Gesù «fu condotto». Questo passivo esprime tutta la sua docilità (non è costretto). Nel deserto, inoltre, Gesù è tentato. Cos’è la tentazione (peirasmòs)? È sostanzialmente la prova della fede. Chi tenta è il diavolo. Diavolo è un termine greco (diàbolos) che significa «colui che distoglie/divide» (da Dio). Sulla docilità di Gesù (cf Rm 8,14) scriveva il monaco cistercense Isacco della Stella: «Il Signor mio Gesù Cristo fa tutto o condotto, o mandato, o chiamato, o comandato; di sua iniziativa, nulla. Mandato viene nel mondo, condotto va nel deserto, chiamato risorge da morte. Verso la passione, però, si affretta spontaneamente e di sua volontà, come aveva predetto il profeta: “È stato sacrificato, perché lo ha voluto”» (Is 53,7 Volg.). Sarà proprio questa spontaneità ad essere gradita al Padre, come ci ricorda san Bernardo: «Non mors placuit sed voluntas sponte morientis». Al Padre non è piaciuta la morte del suo Figlio amato ma la sua libera decisione di morire spontaneamente (sponte) per la salvezza del mondo. Favorita dal silenzio e da un lungo digiuno, una voce sale prepotente all’orecchio di Gesù: «Se tu sei Figlio di Dio...» (Mt 4,3). È una voce subdola, che insinua il dubbio sulla sua figliolanza divina. Ma non solo; suggerisce pure di procurarsi il pane al di fuori di ogni legame. Gesù reagisce prontamente citando la Scrittura: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Mt 4,4). Gesù non nega che per vivere il pane sia necessario (anche se non è questo il vero problema); poi sposta l’attenzione da ciò entra nell’uomo (il pane) a ciò che esce dalla bocca di Dio (la sua Parola), additando così la Fonte donde scaturisce «ogni buon regalo e ogni dono perfetto». La prima tentazione si colloca perciò sul versante della relazione Padre-Figlio. E qui sta il punto: il diavolo suggerisce, come dicevamo, di emanciparsi da questo legame, e di farlo mediante un gesto di rottura. Gesù invece conferma la volontà di rimanere nella relazione paterna tramite il bisogno del pane; bisogno che non umilia ma mantiene la memoria dell’origine. Solo in questo orizzonte matura l’autentica autonomia e la vera libertà. Con la seconda tentazione cambia scenario; Gesù viene trasportato dal diavolo sul punto più alto del tempio e lì viene spinto a un gesto spettacolare. Anche il diavolo usa le Scritture: cita infatti i versetti 11-12 del salmo 90, ma omettendone, significativamente, uno («di custodirti in tutte le tue vie»). L’espressione «in tutte le tue vie» evidenzia che Dio protegge il suo fedele nell’esistenza ordinaria. La fede nella provvidenza non ha nulla di miracolistico. Questo è quanto vorrebbe far credere il diavolo. La vera fede poi non pretende l’invulnerabilità, come dire: «Ho fede, quindi sono garantito» (quasi che la fede fosse una polizza assicurativa). Tentato ancora una volta nella sua filialità, Gesù ribatte: «Non metterai alla prova il Signore tuo Dio»). L’uomo può tentare Dio in due modi: attraverso la disobbedienza, per provare fino a che punto giunge la Sua pazienza o sfruttando la Sua bontà per i propri interessi. Questo però è lesivo del rapporto con Dio; non bisogna strumentalizzare Dio per i propri scopi. La terza tentazione è una promessa. Notiamo che il diavolo non chiama più Gesù «Figlio di Dio». Ora non ha più bisogno di provocarlo affinché manifesti la sua potenza. I regni che promette sono sotto il suo dominio e non ancora in potere di Gesù. Il diavolo perciò promette del suo, a condizione che Gesù rinunci alla sua figliolanza adorando lui solo. Ma Gesù non farà mai del potere mondano (i regni) un idolo che lo distolga dal Padre. ln quest’ultimo caso, Gesù, con la sua Parola autorevole, scaccia il nemico. La straordinaria pagina delle tentazioni ci rivela che Gesù è il Figlio che vive grazie al Padre (il pane), che non vuole determinarsi al di fuori del Padre (i regni) e che porta all’estremo la sua fede fiduciale verso il Padre (non lo mette alla prova). E il Padre non tarda a manifestarsi al Figlio inviando i suoi angeli a servirlo. Il verbo «servire» equivale a «dar da mangiare». Dio risponde ai bisogni profondi dell’uomo. (padre Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

ln tale contesto si colloca la terza edizione italiana del Messale romano, le cui caratteristiche sono riscontrabili nel testo della «Presentazione» che la Conferenza Episcopale Italiana ha inserito all’inizio del libro liturgico, quasi come chiave di lettura delle novità in esso contenute. Ciò che risalta subito è che la nuova edizione del Messale in lingua italiana si basa su quella rinnovata in lingua latina, il cui contenuto è tradotto e adattato secondo gli usi e costumi del popolo italiano. Il testo del Messale si pone in linea di continuità con l’edizione del 1983, di cui mantiene le nuove monizioni nell’Ordo Missae, i nuovi prefazi e gli embolismi propri delle Preghiere eucaristiche, le nuove antifone alla comunione con testi biblici desunti dal brano evangelico del giorno, la nota agiografica nei formulari del proprio dei santi, le orazioni alternative per le domeniche e le ferie del tempo ordinario per gli anni A, B e C. (3-continua)

Programma dal 14 al 22 febbraio 2026

Letture: Siracide 15,15-20 / Salmo 118 / 1Cor 2,6-10

Beato chi cammina nella legge del Signore.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (5,17-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo! Avete inteso che fu detto: “Non commetterai adulterio”. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore. Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna. Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio”. Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio. Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare: “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 14

18.00

(R)

Domenica 15

10.30

18.00

Pro populo

+ Marianna Servidori

Lunedì 16

8.00

(R)

Martedì 17

8.00

+ Bassi Giovanni e Resta Maria

Mercoledì 18

20.30

Pro populo

Giovedì 19

18.00

 

Venerdì 20

8.00

 

Sabato 21

18.00

+ Arcangelo Foletti (detto Lino)

Domenica 22

10.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Febbraio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 15

VI del T. O.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Lunedì 16

Ore 20.45 (canonica S. Paolo) : Caritas parrocchiale

Mercoledì 18

Le Ceneri

Astinenza e digiuno

Inizio del Tempo di Quaresima

Ore 18.30 (S. Giacomo) : S. Messa delle Ceneri

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa delle Ceneri

UNICA S. Messa in S. Paolo)

Giovedì 19

Ore 20.45 (canonica-S. Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.

Venerdì 20

Astinenza

In S. Paolo NON c’è la S. Messa alle ore 8.00

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 18.00 (S. Paolo) : Esposizione del SS.mo Sacramento e celebrazione del S. Rosario e del Vespro.

L’Adorazione eucaristica prosegue in silenzio fino alle 20.30

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 1a Stazione Quaresimale

Ore 20.30 (S. Paolo) : 1a Stazione Quaresimale

Domenica 22

I di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

16 – 19 feb. 2026 (dalle ore 14.30)

21 feb 2026 (mattino e pomeriggio)

Lunedì 16 : Via Baldini.

Martedì 17 : Viale della Resistenza, Turati, della Libertà.

Mercoledì 18 : Via Marchetti.

Giovedì 19 : Viale del Risorgimento.

Sabato 21 : Via D’Acquisto, Togliatti, Moro.

In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Mc 8,11-13

Mc 8,14-21

Mt 6,1-6.16-18

Lc 9,22-25

Mt 9,14-15

Lc 5,27-32

Vivere il mistero: La lunga pericope evangelica di questa sesta domenica ci introduce all’interno delle sei antitesi fra la Torah di Mosè e il messaggio dì Gesù: «Avete inteso che fu detto agli antichi… Ma io vi dico…» (Mt 5,21-22). La formulazione antitetica non deve però trarre in inganno. Gesù non elide l’Antico Testamento ma vuole rivelarne l’anima profonda, soffocata da una casistica assurda e irrigidita da un esasperato legalismo. Queste sei antitesi, se vogliamo, sono attraversate da una domanda: «Chi è l’altro per me?». Se domenica scorsa eravamo invitati a meditare sulla nostra identità, oggi siamo chiamati ad interrogarci su chi è il nostro prossimo. Illuminati dalla parola del Vangelo giungeremo a testimoniare la giustizia superiore o, in parole più semplici, a sostanziare nella carità ogni nostra relazione. Nella prima antitesi per ben quattro volte ricorre il termine «fratello». Divenire fratelli è forse la sfida più alta. Già l’autore del libro dei Proverbi asseriva: «ln ogni tempo, l’amico ama, ma un fratello nasce per l’angoscia». È vero, la fraternità nasce attraverso il travaglio; può succedere però che una fraternità abortisca. Non a caso, Gesù esordisce dicendo: «Avete inteso… Non ucciderai» (Mt 5,27). Si nega la fraternità eliminando il prossimo. Gesù però non denuncia solo questo rischio; egli indica ciò che in radice attenta la fraternità: l’ostilità. Un’ostilità che nel nostro brano ha ben tre manifestazioni: l’ira, l’insulto e l’offesa. L’ira è sempre cieca e altera la realtà. Dire poi al fratello racastupido») equivale a esprimere un giudizio, ad innalzarsi sull’altro. Quando Caino si innalzò su Abele lo uccise. Apostrofare il prossimo con il termine moròs pazzo») non significa solo ricordargli che è fuori di testa. Moròs ha una connotazione religiosa, è come dire: «Sei un senza Dio, un empio». La giustizia superiore, in questo primo caso, non consiste allora solo nel «non uccidere», ma nel dominio di quegli impulsi distruttivi che ci abitano. «L’uomo – scriveva M. Buber – deve sforzarsi di superare il proprio conflitto interiore per potersi cosi rivolgere al prossimo come fratello». Anche con la seconda antitesi, relativa all’adulterio, Gesù ci conduce alle radici del male che affondano nel cuore (coscienza), che vede, brama, e consuma la sua passione. Ma chi è l’adultero? Nel Medioevo, l’adulterator era il falsificatore di monete. L’adultero è perciò colui che introduce nel rapporto sessuale, pervertendolo, la menzogna e il falso. La sessualità, nell’intenzione di Dio, non va adulterata ma umanizzata, trasformando la pulsione in linguaggio, il linguaggio in relazione e la relazione in comunione nel dono libero e reciproco. L’adulterio è grave anche perché colpisce il figlio che nasce o può nascere. Questo figlio è chiamato nella Scrittura mamzer, termine tradotto con il dispregiativo «bastardo». L’adulterio manifesta così l’oblio della responsabilità. Assumersi la responsabilità di una vita significa rispondere alla domanda che prima o poi il figlio porrà ai genitori: «Chi sono? Donde vengo?». Da non dimenticare, infine, che il verbo «desiderare» (hamad, in ebraico) non indica tanto l’attrazione istintiva ma una vera e propria macchinazione per ottenere ciò che si è concupito. Bisogna perciò vigilare sulle tragiche conseguenze a cui può condurre la passione. La terza antitesi ha per tema il divorzio. Forse è stata qui inserita da Matteo per completare l’insegnamento di Gesù riguardo l’adulterio. La Legge di Mosè concedeva la possibilità di divorzio solo al marito, nel caso avesse trovato qualcosa di riprovevole nella moglie. Ma come giudicare che cosa era veramente riprovevole? Vi era la corrente di rabbi Shammai che concedeva il divorzio solo in caso di infedeltà e quella di rabbi Hillel che considerava riprovevole anche lasciar bruciare il cibo, per cui il marito poteva ripudiare la moglie. Gesù non si schiera con nessuna scuola del tempo. Nella sua intenzione profonda egli rimanda al progetto divino, che ha creato l’uomo maschio e femmina in vista del matrimonio monogamico e fedele. Il divorzio è espressione di durezza di cuore ed egoismo. La quarta antitesi concerne il giuramento, che in una cultura orale aveva grandissima importanza. Una delle degenerazioni della parola è la falsità; la parola falsa non solo arreca pregiudizio ma è pure ingiusta. Per il Talmud tre sono le cause che portano alla corruzione della parola: chi la pronuncia (può dire il falso), chi la ascolta e chi la provoca. Gesù afferma categoricamente: «Sia invece il vostro parlare: “Si, si”, “No, no”; il di più viene dal Maligno». Il discorso più falso, spiegava l’esegeta francese P. Beauchamp, non è tanto quello che dice sì invece che no, o il contrario, ma quello che si stabilisce su un né sì né no, nient’altro che il ne-utrum , «che cerca di riempire il suo vuoto con tutto ciò che si dice in più. Gesù non impone una costrizione che sostituirebbe il giuramento. Egli libera la parola». La proposta di Cristo appella la nostra libertà; ognuno di noi deve scegliere quale via percorrere, quale sapienza debba plasmare la sua vita per ritrovare così ogni uomo come fratello. (padre Sandro Carotta)

Programma dal 6 al 15 febbraio 2026

Letture: Isaia 58,7-10 / Salmo 111 / 1Cor 2,1-5

Il giusto risplende come luce.

Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 07 18.00 Anniversario di consacrazione nella comunità dei Figli di Dio

+ Antonia e Pietro

Domenica 08 10.30

18.00

+ D’Arco Maria

+ Dante Poggiali

+ Brignani Adriano

Lunedì 09 8.00 Intenzione seminario
Martedì 10 8.00 (R)
Mercoledì 11 18.00 + Foschini Iref e Giuseppa

+ Preti Giovannino e Costa Marisa

Giovedì 12 18.00 + Buldrini Antonio, Maria e deff. della famiglia
Venerdì 13 8.00 Intenzione seminario
Sabato 14 18.00 (R)
Domenica 15 10.30

18.00

Pro populo

+ Marianna Servidori

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Febbraio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 08

V del T. O.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 16.00 (S. Paolo) : Ultima visita guidata prima della chiusura della mostra.

Martedì 10 Ore 20.45 (S.Giacomo) : Consiglio Pastorale
Mercoledì 11

B.V. di Lourdes

Giornata del Malato

Ore 17.15 (C.E.M.Immacolata) : Celebrazione del Sacramento dell’Unzione degli Infermi.

Ore 17.30 : S. Rosario seguito alle ore 18.00 dalla S. Messa

Ore 20.30 (canonica-S.Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 12 S. Messa ad orario feriale

Ore 20.45 (canonica-S.Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.

Venerdì 13 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica, S. Rosario e celebrazione del Vespro.
Domenica 15

VI del T.O.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

09 – 12 febbraio

(dalle ore 14.30)

15 febbraio

(pomeriggio)

Lunedì 09 : Via Amendola (pari), Carducci (pari).

Martedì 10 : Via Baravelli.

Mercoledì 11 : Via Amendola (dispari), Carducci (dispari).

Giovedì 12 : Via Vicini.

Domenica 15 : Vicolo Caponnetto.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 6,53-56 Mc 7,1-13 Mc 7,14-23 Mc 7,24-30 Mc 7,31-37 Lc 10,1-9

Vivere il mistero: Il brano evangelico di questa Va domenica per annum, ci aiuta a riflettere sull’identità del discepolo di Cristo. Chi è il cristiano, quali sono i tratti specifici del suo volto, come riconoscerlo? Gesù usa due immagini, semplici ed efficaci, per rispondere alla nostra domanda; due immagini tratte dalla vita quotidiana: il sale e la luce: «Voi siete il sale della terra» e più avanti «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13.14). Il sale, come è risaputo, rende gustoso e conserva il cibo, mentre la luce ci avvolge, riscalda e illumina, rendendoci allo stesso istante visibili e vedenti. Notiamo, anzitutto, la forza dell’affermazione iniziale: «Voi siete». Qui Gesù non fa un’esortazione («Siate») e nemmeno un augurio («Spero che»); questa parola non è neppure un comando («Vi ordino»). Cos’è allora? Una designazione, meglio ancora una rivelazione di ciò che siamo in forza del dono della fede deposto in noi nel battesimo. La parola di Gesù vuole allora ridestare in noi questa consapevolezza: in lui siamo sale e luce del mondo. Ecco la nostra identità che forse reclama una maggiore responsabilità da parte nostra. Il sale, nella sua valenza simbolica, raccoglie un grande ventaglio di significati. Il primo è quello dell’alleanza. Nella cultura semitica c’era il cosiddetto «patto del sale» dove le persone si impegnavano ad essere solidali le une con le altre. Ancor oggi tra gli Arabi, per indicare una profonda solidarietà, si usa dire: «C’è del sale tra noi». Gesù stesso invita i suoi discepoli a «condire» con il sale le relazioni fraterne, quando afferma: «Abbiate sale in voi stessi e – meraviglioso frutto che ne consegue – siate in pace gli uni con gli altri» (Mc 9,50b). Il sale raffigura anche la sapienza (secondo significato). Difatti, lo stolto è spesso definito insipiente.  Per san Bernardo, l’uomo sapiente sa valutare le cose per quello che sono, quindi, il sapiente è un uomo formato all’obiettività e all’onestà di fronte alle persone e alle situazioni della storia. Senza questa sapienza è impossibile parlare di fede (cf Gv 9). E proprio perché nella parola si misura la sapienza di un uomo o di una donna, Paolo esorta: «Il vostro parlare sia sempre gentile, sensato (condito con sale), in modo da saper rispondere a ciascuno come si deve» (Col 4,6). Il sale, infine, è sinonimo di purificazione, perché preserva dalla contaminazione e dalla corruzione. Tale dev’essere allora il cristiano nel mondo: sale che salva dal deterioramento; sale che dà sapore alla vita, che rende bella l’esistenza, perché ne conosce il segreto: Cristo e il suo Vangelo. Osservava Giobbe, nel suo lungo lamento: «Si mangia forse un cibo insipido?» (Gb 6,6). No, certamente. Sta a noi, però, scegliere giorno per giorno Colui che rende sapida la vita. Giovanni, nel Prologo teologico al suo Vangelo, ci ricorda che «il Verbo di Dio è la vera luce» (1,9), e «trasforma in luce» – aggiunge Simeone il N uovo Teologo -«coloro che illumina». Il primo significato simbolico della luce è la vita. La luce è l’elemento più immateriale e impalpabile; è, in un certo senso, la veste con la quale Dio ha avvolto le creature chiamandole all’esistenza. La luce, ed è il secondo significato, rimanda anche alla verità, la quale permette all’uomo un’autentica conoscenza di sé e di Dio; essa irrompe nella tenebra della menzogna, rischiarando il cuore dell’uomo, troppo spesso trincerato dietro le porte blindate del l’egoismo. Gesù afferma: «Voi siete la luce del mondo» (Mt 5,14). La luce deve perciò irradiarsi e si irradia mediante l’operosità dell’amore, che Isaia, nella prima lettura odierna, ricorda al suo popolo «Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce» (Is 58,9b-10). Il nostro brano pone in evidenza anche una sottile tentazione che può attraversare il credente: porre sotto il moggio, invece che sul candelabro, la luce di Cristo. C’è bisogno di coraggio oggigiorno: il coraggio della fede, per non cedere ai facili compromessi; il coraggio della coerenza, per non svendere «a Sotto prezzo» la Parola di vita; il coraggio della testimonianza appassionata, per non omologarsi al pensiero dominante. Già Nietzsche, con toni di rimprovero, diceva: «(Cari cristiani) le vostre opere dovrebbero rendere quasi superflua la Bibbia perché voi stessi dovreste costituire la Bibbia viva». Sono parole forti, provocatorie, che stimolano ad una verifica. Accogliendo la parola di Gesù (che rivela, come dicevamo, la nostra identità) e testimoniandola umilmente (è l’atteggiamento suggeritoci da Paolo nella seconda lettura), là dove l’obbedienza della vita ci chiama, renderemmo anche noi «gloria al Padre» (cf Mt 5,16). Si realizzerà allora la profezia di Zaccaria (siamo nel 520 a.C.): «ln quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: “Vogliamo venire con voi, perché abbiamo compreso che Dio è con voi”» (8,23). (padre Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [] (di Maurizio Barba)

Contiene la «Presentazione» della Conferenza Episcopale Italiana, datata 15 agosto 1983, dove si mettono in luce le motivazioni e le caratteristiche della seconda versione italiana, i criteri per un migliore utilizzo pastorale del Messale, lo stile della celebrazione e l’arte della presidenza. Include, inoltre, le «Precisazioni» della medesima Conferenza dei vescovi italiani dove sono stabilite le norme, lasciate dal diritto generale alla sua competenza, e le particolarità dell’anno liturgico da osservarsi in Italia. Si riscontrano abbondanti formule alternative per il saluto e l’atto penitenziale, il Simbolo apostolico, in alternativa a quello Niceno-Costantinopolitano, 17 nuovi prefazi, diversi embolismi per la Preghiera eucaristica, per l’0rate fratres, per l’introduzione al Padre nostro, per lo scambio di pace, per il congedo, per le benedizioni solenni. È presente, pure un formulario di Messa per l’unzione degli infermi, le antifone alla comunione alternative per gli anni A, B, C, nel proprio del tempo, nelle solennità e nelle feste, tratte dalla lettura evangelica, le notizie agiografiche premesse ai formulari del proprio dei Santi. Nella corposa appendice si trovano: la Preghiera eucaristica V quadriforme e le due della riconciliazione, le orazioni alternative sopra le offerte e dopo la comunione per le ferie di Avvento, del tempo di Natale e di quello pasquale, le nuove collette domenicali ad libitum, ispirate al contenuto delle letture bibliche delle domeniche corrispondenti per i tre cicli, 34 collette per le ferie del tempo ordinario, nuove collette alternative per il comune della Beata Vergine Maria. Inoltre, sono presenti altri formulari per l’aspersione domenicale, per la preghiera universale, per incaricare volta per volta un fedele per la distribuzione dell’Eucaristia, l’annunzio della Pasqua per il giorno dell’Epifania. Infine, un’altra novità importante è rinvenibile nelle melodie per il rito della Messa e per gli altri riti presenti nel Messale. (2-continua)

Programma dal 31 gennaio al 8 febbraio 2026

Letture: Sofonia 2,3;3,12-13 / Salmo 145 / 1Cor 1,26-31

Beati i poveri in spirito.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.

Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.

Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.

Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli»..

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 31 18.00 + Guerra Iole

+ Farolfi Luisa, Dante e Valeria

Domenica 01 18.00 (R)
Lunedì 02 8.00

20.30

Intenzione particolare

+ Preda Maria Teresa

Martedì 03
Mercoledì 04 18.00 + Cappadonia Pippo
Giovedì 05 18.00 + Rizzi Luigi (detto Carlo)

+ Rossella

Venerdì 06
Sabato 07 18.00 Anniversario di consacrazione nella comunità dei Figli di Dio
Domenica 08 10.30

18.00

+ D’Arco Maria

+ Brignani Adriano

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

 

Anno : A

Febbraio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 01

IV del T. O.

Giornata per la vita

In S. Paolo festa parrocchiale A.C. per la Pace

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da AC.

Lunedì 02

Presentazione del Signore

Giornata della vita consacrata

Ore 20.30 (S. Paolo): S. Messa della festa con benedizione delle candele.

Mercoledì 04 Ore 20.30 (canonica-S.Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 05

S. Agata

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.45 (canonica-S.Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.

Venerdì 06 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica, S. Rosario e celebrazione del Vespro.

Sabato 07 Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 08

V del T.O.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

02 – 05 febbraio

(dalle ore 14.30)

Lunedì 02 : Via Alighieri (dispari), Buozzi,

dell’Unione Europea

Martedì 03 : Via Sapori, Piazza Pascoli.

Mercoledì 04 : Via Alighieri (pari), don Minzoni (dispari).

Giovedì 05 : Via don Minzoni (pari), Grieco.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 2,22-40 Mc 5,21-43 Mc 6,1-6 Mc 6,7-13 Mc 6,14-29 Mc 6,30-34

Vivere il mistero In questa quarta domenica per annum siamo invitati a salire il monte delle Beatitudini. Matteo sottolinea che grandi folle seguivano Gesù dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano (Mt 4,25); erano folle di uomini e donne bisognosi di salvezza. Gesù infatti guarisce, risana e annuncia a tutti la buona novella del Regno. Al cuore del suo insegnamento troviamo le otto Beatitudini. Il numero otto rimanda al giorno ottavo, dove i cristiani celebrano la risurrezione di Cristo, la sua vittoria sul peccato e sulla morte. Le Beatitudini operano così il passaggio dalla morte alla vita. La prima beatitudine si riferisce ai poveri in spirito. Chi sono? Il termine «povero» (ptochos) ricorre 25 volte nei Vangeli ed indica colui che non può soddisfare i propri bisogni materiali e spirituali. Gesù, però, parla di poveri «in spirito» (to pneumati). Il pneuma è il soffio vitale, il respiro dell’uomo, in una parola la vita stessa.  Povero in spirito, allora, è colui che riconosce Dio come fonte del proprio essere; colui che ha rinunciato a porre se stesso sullo stesso piano della propria realtà esteriore, che ha posto perciò il primato della persona sulle cose. Può forse sorprendere che costui dimori già da ora nel regno dei cieli, nella signoria di Dio? Dopo i poveri vi sono i piangenti: Beati coloro che sono nel pianto, (Mt 5,4). A tutti gli afflitti, a quanti sono provati dal dolore Gesù promette la consolazione. Il verbo parakaleo «consolare» può essere tradotto anche con «fortificare», «sradicare», (dal pericolo), «difendere». Dio consola e difende; ma non solo: egli elimina anche la causa di ogni sofferenza dell’uomo. La terza beatitudine riguarda i miti, coloro che sono evangelicamente forti perché non sì lasciano avvelenare dall’odio e non sono schiavi di quanti hanno fatto loro del male. Anzi, i miti amano persino i nemici. Il termine prausmite») deriva infatti dalla radice sanscrita pri, «amare». Il mite ama, per questo eredita la terra. Ai miti succedono gli affamati e assetati di giustizia. Chi sono? Sono coloro che hanno compreso come la vita stessa (qui espressa nell’immagine della fame e della sete) scaturisce dalla «bocca» di Dio, dalla sua Parola. Se vengono feriti dal male attendono da Dio giustizia e riscatto. Dopo gli affamati e assetati di giustizia troviamo i misericordiosi. Anche. il termine greco eleosmisericordia») deriva dal sanscrito lavas, «taglio». La misericordia è letteralmente ciò che taglia l’anima, ciò che la lacera e la muove a compassione verso tutti, soprattutto i più bisognosi. Con i puri di cuore della sesta beatitudine siamo davanti alle persone trasparenti, senza doppiezza e falsità, lontane da ogni forma di ipocrisia (tanto detestata da Gesù). Il puro di cuore vive una sola e unica appartenenza, agisce in modo unificato. ln questa unità lascia emergere l’amore di Dio. I pacifici della settima beatitudine sono i figli di Dio, che agiscono verso tutti come il loro Padre che è nei cieli, il quale fa sorgere il suo sole su i buon i e su i cattivi (cf Mt 5,45). Essere credenti in Cristo non significa che non si creino situazioni difficili a livello interpersonale; è proprio in quei contesti però che la fede diviene desiderio di riconciliazione. Gratuitamente salvato, il cristiano perdona e opera sempre per la pace. L’ultima beatitudine riguarda i perseguitati a causa della giustizia o della volontà di Dio (tale è il senso del greco «dikaiosyne»). Chi vive la parola dr Dio è sempre oggetto di persecuzione da parte di un mondo che non ama ciò che non è suo. Conclude Gesù: «Beati voi» (Mt 5,11). La Peshitta traduce il «beati voi» con tuvaykun, che significa «possidenti di ogni beatitudine». I beati non hanno solo come riferimento del loro agire le Beatitudini ma «possiedono» Colui che ne è la fonte, Dio, che Ilario dì Poitiers definiva con audacia «Godimento». (padre Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [] (di Maurizio Barba)

Nel contesto del cinquantesimo anniversario della promulgazione del Messale romano del Vaticano II, approvato da Paolo VI l’11 marzo e promulgato con decreto della Sacra Congregazione per il Culto Divino del 26 marzo 1970, giovedì santo, la Chiesa italiana ha il suo nuovo strumento per la celebrazione eucaristica. È ormai in uso la nuova traduzione italiana del Messale, approvata dal Santo Padre il 16 maggio 2019 e considerata ufficiale dalla Conferenza Episcopale Italiana, l’8 settembre 2019. Il suo uso è consentito a partire dalla sua pubblicazione, mentre la sua obbligatorietà dal 4 aprile 2021. Nuova edizione, dunque, che rimanda ad altre che l’hanno preceduta. La prima versione italiana del Messale romano fu approvata dalla sacra Congregazione per il Culto Divino il 29 novembre 1972 e promulgata dalla Conferenza Episcopale italiana il 19 marzo del 1973, divenendo obbligatoria a partire dal giorno di Pentecoste, il 19 giugno del medesimo anno. ln questa prima edizione in lingua nazionale, il Messale italiano, che risulta essere semplicemente una traduzione della prima edizione tipica latina, aggiunge, come novità rispetto al testo tipico, vari modelli di atto penitenziale della terza forma. La seconda edizione italiana, preparata a partire dalla editio typica altera latina, vide la luce nel.19B3, dopo un lungo periodo di attesa di oltre quattro anni, con l’approvazione della Congregazione per il Culto Divino il 29 giugno 1983. Essa fu dichiarata tipica per la lingua italiana e ufficiale per l’uso liturgico dalla Conferenza Episcopale Italiana il 15 agosto dello stesso anno. Rispetto all’edizione latina di riferimento, la seconda edizione italiana, presentando diverse novità al suo interno, è essa stessa considerata una novità, dal momento che tale edizione non è stata una semplice traduzione in lingua italiana di un libro liturgico latino, ma un vero e proprio adattamento agli usi e costumi del popolo italiano. (1-continua)