Programma dal 23 al 31 marzo 2024

Letture: Isaia 50,4-7 / Salmo 22 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Dal Vangelo secondo Marco (15,1-39) [forma breve]
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa) Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Parola del Signore

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Marzo 2024

Domenica 24

Le Palme

Raccolta a favore dell’ ”Opera S. Teresa di Ravenna”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 20.30 (oratorio) : Assemblea parrocchiale organizzativa per la “Festa della Ripresa”

Mercoledì 27 Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa (NO alle 18.00)

Ore 19.00 (S. Cassiano) : S. Messa del Crisma

Giovedì 28

Santo

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

a seguire : Adorazione fino alle ore 23.00

Venerdì 29

Santo

Astinenza e Digiuno

Ore 15.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.30 (S. Paolo) : Celebrazione della Passione del Signore

Sabato 30

Santo

Ore 9.30–12 e 15.30–18 (S. Paolo):Benedizione delle uova

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 21.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 31

Pasqua di Resurrezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.00 + Solaroli Giovanna
Domenica 24 10.30 + Amodeo Melchiorre e Milotta Maria, Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Lunedì 25 18.00 Vivi e defunti delle famiglie Dovadola – Ruffinie secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Giannina, Rina, Fausta, Magda e Bighi

Martedì 26 8.00 + Renato Silvio
Mercoledì 27 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Giovedì 28 20.30 + Montesi Natale
Venerdì 29
Sabato 30
Domenica 31 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Vittorina e Giacomo e deff. della famiglia

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Per le anime del Purgatorio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

MattinoPomeriggioSera

Lunedì 25 : Ore 20.45 – 22.00

Martedì 26 : Ore 20.45 – 22.00

Giovedì 28 : Ore15.00-19.00 21.45 – 23.00

Venerdì 29 : Ore 10.00-12.0018.00-19.00

Sabato 30: Ore 9.30-12.0015.00-19.00

Domenica 31: Ore 16.30-18.00

Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Le Confessioni della Settimana Santa

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.10 Inizia la Novena della Divina Misericordia

Domenica delle Palme ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Via Crucis

Domenica di Pasqua ore 17.40 Novena e 17.55 S. Rosario

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

25 mar. – 27 mar.

(dalle ore 15.00)

Lunedì 25 : Via Gramsci (pari)

Martedì 26 : Via Gramsci (dispari)

Mercoledì 27 : Via Pertini

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,1-11 Gv 13,21-33.36-38 Mt 26,14-25 Gv 13,1-15 Gv 18,1-19,42 Mc 16,1-7

Vivere il mistero – Gesù entra in Gerusalemme come un re, ma questo passaggio attraverso la folla che lo osanna, è per il Cristo una sorta di grande prova per imparare a passare in mezzo al mare della tribolazione, ormai vicina, con un cuore libero e sereno. Il Signore Gesù sa accogliere gli osanna e, parimenti, gli insulti rimanendo saldo nella propria pace interiore. La regalità che immaginiamo come privilegio ed esenzione dalla comune condizione di tutti, diventa per il Signore Gesù perfezione di consenso e pienezza di assunzione di tutto ciò che è umano negli aspetti più gloriosi e in quelli più umilianti. Il cammino del Signore verso la sua passione è vissuto in una consapevolezza che si potrebbe ritenere una forma di grande lucidità che rifiuta ogni illusione di comode soluzioni. Lo dice ai suoi discepoli e lo ricorda a tutti noi, dichiarando fino in fondo ciò che sta succedendo: «Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura». Il grido che risuona in modo fortissimo sulle labbra di Gesù morente, sale pure dal nostro cuore non solo davanti alla morte di Gesù, ma anche davanti a ogni forma di ingiustizia, di prevaricazione e di cattiveria: «Perché?». Il Signore Gesù, prima di spirare e nella tenebra più fitta della croce, non trova altre parole se non quelle del salmo «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» mentre nella casa di Simone il lebbroso – a Betania – «ci furono alcuni che si sdegnarono tra di loro: “Perché questo spreco di profumo?”». Il «Figlio di Davide» che riconosciamo e acclamiamo all’inizio della solenne liturgia delle Palme, si rivela fino in fondo «Figlio di Dio» – come testimonia il centurione – proprio perché ha saputo spezzare e versare la sua vita come pane e vino donati. In questo modo il Cristo segue e imita il gesto di quella donna che gli ha fatto intuire il mistero di sovrabbondante dono in cui stava per entrare e che si potrebbe riassumere dolorosamente e amorevolmente in quel «ruppe il vaso di alabastro… versò il profumo». Gesto di rarissima umanità che viene colto e accolto da Gesù e che, al contrario, suscita le ire degli astanti e, in particolare, di «uno dei Dodici» che trova la forza di andare a consegnare Gesù in cambio di poco e vile «denaro» . Forse è proprio attorno a questo gesto che si dovrebbe levare il più forte e sofferto «Perché?». Sì, a causa del tradimento dell’amore venduto perché disprezzato e quindi terribilmente sprecato. Eppure sembra che nonostante Giuda – e in lui ciascuno di noi – «cercava come consegnarlo al momento opportuno» il Signore non fa altro che consegnarsi completamente, trasformando se stesso alla stregua di quei «mantelli» su cui aveva trionfalmente e umilmente camminato entrando a Gerusalemme. Con un gesto di donna si apre la passione, con un gesto di uomo si chiude: «Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù». Questo tempo prezioso ci viene dato come occasione propizia per crescere nel coraggio di essere umani. Ma dove possiamo attingerlo se non riconoscendo nel «modo» di vivere e morire di Gesù il modello unico della nostra vita che comporta molte morti? Eppure il centurione non ha più dubbi: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio». Nello spazio di una medesima liturgia la gioia dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, scandito dall’entusiastico «osanna», si tramuta in silenzio pensoso e quasi penoso davanti al grido: «Crocifiggilo». (d. Renato De Zan)

Programma dal 16 al 24 marzo 2024

Letture: Geremia 31,31-34 / Salmo 50 / Ebrei 5,7-9

Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».

Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.00 + Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Donata, Dino e Francesco

+ Rossella

Domenica 17 10.30 + Sangiorgi Tomaso

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Lunedì 18 18.00 + Rosa e Carmine
Martedì 19
Mercoledì 20 18.00 + Faccani Alessandro e Stefano, Orlacchio Angelina e Luisi Giovanni
Giovedì 21 18.00 + Antonio
Venerdì 22
Sabato 23 18.00 + Solaroli Giovanna
Domenica 24 10.30 + Amodeo Melchiorre e Milotta Maria, Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

 

Anno : B

Marzo 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 17

V di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 18 Ore 20.45 (canonica) : Caritas Parrocchiale
Mercoledì 20 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 21 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 22

Astinenza

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (via Amendola) : Via Crucis con partenza dall’incrocio di via Amendola con via Dini e Salvalai fino al Santuario della B. V. della Consolazione.

Domenica 24

Le Palme

Raccolta a favore dell’ ”Opera S. Teresa di Ravenna”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

18 mar. – 22 mar.

(dalle ore 15.00)

23 marzo

(pomeriggio)

Lunedì 18 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.2 al n.36E)

Martedì 19 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.36G al n.36T)

Mercoledì 20 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.38 alla fine)

Giovedì 21 : Via XXV Aprile (pari)

Venerdì 22 : Via XXV Aprile (dispari dal n.1 al n.19)

Sabato 23 : Via XXV Aprile (dispari dal n.21 alla fine)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 8,1-11 Mt 1,16.18-21.24a Gv 8,31-42 Gv 8,51-59 Gv 10,31-42 Gv 11,45-56

Vivere il mistero – Le letture di questa domenica, che sembra ormai affacciarsi decisamente sull’imminente Settimana santa, da una parte sembrano concludere e dall’altra cercano di aprire. Si conclude il cammino fatto attraverso queste domeniche sul senso dell’alleanza e, ancora una volta, la prima lettura ci riporta su questo mistero di appartenenza come è sempre avvenuto lungo tutte queste domeniche. Mentre la Pasqua si avvicina a grandi passi, il Signore Gesù non fa alcun mistero del fatto che la sua «anima» è «turbata» (Gv 12,27) e in tal modo ci concede di essere turbati a nostra volta. Ciò nulla toglie alla realtà del cammino: «Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire»(12,32). Certo il Signore parla del suo esodo pasquale ormai imminente, ma prepara il cuore di ciascuno di noi alle nostre pasque non solo inevitabili, ma persino desiderabili. Anche noi come il Signore Gesù siamo chiamati a passare attraverso la sua stessa esperienza pasquale: lasciare che il Padre ci onori e ci glorifichi nella misura in cui impariamo da ciò che patiamo e non, invece, patiamo ciò che impariamo. La Pasqua del Signore è vicina: più vicina essa è, e più si manifesta pienamente l’opzione fondamentate della nostra vita. La Croce, sembra dirci il Signore, è proprio quella «voce che non è venuta per me ma per voi» (12,30) al fine di indicarci che è giunto il tempo di acconsentire a divenire discepoli: dare la vita semplicemente così come ci viene chiesta, semplicemente nel solco in cui il seme della nostra esistenza «cadde» (Mc 4,4), Per accettare la logica del seme abbiamo bisogno di «un animo generoso», di «uno spirito saldo» e di «non essere privati del suo santo spirito» come ci fa pregare il re Davide. Solo così anche di noi il Signore potrà dire: «l’ho glorificato e lo glorificherò ancora» (Gv 12,28). Come dimenticare che la storia di ogni albero è questa di un piccolo seme? Non temiamo quindi di marcire e sempre ricordiamo che se non accetteremo il destino del seme non avremo alcun futuro di vita e i nostri occhi saranno solo per la morte, mentre noi invece desideriamo la vita senza fine. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

A partire già dall’IX secolo, in concomitanza con un’evoluzione significativa delle forme del culto cristiano, si ebbe un adattamento altrettanto importante dei suoi edifici, sia nella costruzione delle nuove chiese sia nella disposizione interna degli spazi e dei luoghi liturgici. Di questi adattamenti ci interessa sottolineare quello che riguarda il polo principale della celebrazione, cioè l’altare, perché di fatto coinvolse anche la sede. Infatti, si assiste a un duplice fenomeno: da una parte, uno spostamento progressivo dell’altare principale o «maggiore», privato ormai del suo ciborio, verso il fondo dell’abside, al quale è orientata e rivolta la preghiera del sacerdote e dei fedeli; dall’altra, la mutazione della sua forma originaria, divenendo allungato e stretto, inserito in una maestosa e magnifica struttura scenografica come una specie di piedistallo per accogliere candelieri, fiori e reliquie dei santi, e non più riconoscibile come la mensa del Signore. Questa nuova posizione e forma dell’altare, appiattito e spinto nel fondo del semicerchio absidale, comportò anche lo spostamento della cattedra episcopale e dei seggi dei presbiteri che, nelle antiche basiliche e nelle cattedrali fino al secolo XI-XII, avevano normalmente proprio lì la loro collocazione. Lasciata l’abside, la cattedra trovò un posto fisso accanto all’altare o lungo un lato dello spazio antistante l’altare stesso, normalmente a sinistra guardando l’abside dalla navata, a latere Evangelii, orientato quindi perpendicolarmente all’asse longitudinale della chiesa. Altare e presbiterio occupano ora uno spazio comune in cui andrà accentuandosi ancora di più la separazione dal resto della chiesa e, quindi, dal resto dell’assemblea. La sopraelevazione della sede, rispetto al piano del presbiterio, venne limitata e stabilita a tre gradini, a differenza dell’antica disposizione absidale il cui numero era determinato dall’esigenza della visibilità del vescovo celebrante, mentre invece si sviluppo in altezza con il suo schienale e apparato decorativo. Nel Rinascimento la cattedra verrà munita di baldacchino, cuscini e preziosi drappeggi secondo il colore liturgico del giorno, a imitazione del trono regale o dei signori feudali nei saloni di gala delle nobili residenze. Di conseguenza, ne erediterà anche il nome appunto di trono, manifestando così in primo luogo non più la funzione liturgica ma l’onore dovuto alla dignità e autorità del vescovo, il quale in realtà, più che presiedere, «assisteva» alle celebrazioni. (4 continua)

Programma dal 9 al 17 marzo 2024

Letture: 2Cronache 36,14-16.19-23 / Salmo 136 / Efesini 2,4-10

Signore, tu hai parole di vita eterna.

Il ricordo di te, Signore, è la nostra gioia.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (3,14-21)

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:

«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 09 18.00 + Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi
Domenica 10 10.30

18.00

+ Vrenna Giuseppe e Scicchitano Teresa

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Mazzanti Antonio

e per Monia (vivente)

+ Pia Mazzetti (anniv.)

Lunedì 11
Martedì 12
Mercoledì 13 18.00 + Monesi Gino
Giovedì 14
Venerdì 15 20.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Sabato 16 18.00 + Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Donata, Dino e Francesco

Domenica 17 10.30 + Sangiorgi Tomaso

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

Anno : B

Marzo 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 10

IV di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa durante la quale verrà conferito il mandato ai componenti del Consiglio Pastorale Parrocchiale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 11 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio Pastorale Parrocchiale
Mercoledì 13 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 14 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 15

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 5a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Sabato 16 Ore 16.15 (S. Paolo) : Particolare momento di riflessione in preparazione alla settimana santa
Domenica 17

V di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

11 mar. – 15 mar.

(dalle ore 15.00)

16 marzo

(mattino)

Lunedì 11 : Via Marchetti (pari)

Martedì 12 : Via Marchetti (dispari)

Mercoledì 13 : Vicolo Caponnetto

Giovedì 14 : Via Dini e Salvalai (dispari), Via Rossa

Venerdì 15 : Via Turati

Sabato 16 : Via della Libertà

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 4,43-54 Gv 5,1-16 Gv 5,17-30 Gv 5,31-47 Gv 7,1-2.10. 25-30 Gv 7,40-53

Vivere il mistero – L’evangelista Giovanni ci accompagna ancora e in un certo modo ci guida nel nostro cammino di conversione. Ormai oltre la metà del nostro cammino quaresimale, la liturgia ci mette direttamente sotto il mistero della croce per evitare di rallentare il passo verso la Pasqua. La liturgia orientale prevede, proprio a metà della Quaresima, una grande commemorazione della croce per aiutare i fedeli a essere ancora più generosi nel loro cammino ascetico. ln ogni modo a 0gnuno di noi si rivolge direttamente e personalmente la parola che il Signore Gesù rivolge «di notte» (Gv 3,2) a Nicodemo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna» (3,14-15). Potremmo definire questa domenica come «la domenica della fede». Infatti, il Signore Gesù al rabbi Nicodemo che vorrebbe disquisire «teologicamente», risponde riportandolo all’essenza e al fondamento di ogni possibile discorso teologico che si basa su questa realtà: «Dio, infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (3,16-17).  In questa domenica la croce sembra sbarrarci la strada perché come Nicodemo decidiamo di fare un passo in più non solo nella conoscenza, ma nell’adesione. La condizione per procedere nel nostro cammino di conversione è accettare di lasciare che la «luce» disturbi le tenebre che sono in noi a cui siamo talora motto più affezionati di quanto siamo disposti ad ammettere. Il Signore continua a farsi vicino in ogni piega delta storia così che possiamo contemplare il suo amore premuroso in ogni scintilla di bene e in ogni grande dolore che segna e attraversa i cuori umani. Non siamo soli, il Signore ci è accanto con la sua sollecitudine che è balsamo per i nostri cuori, condivisione solidale del nostro dolore. Mentre Nicodemo cerca nella notte del suo smarrimento interiore alcune ragioni, il Signore Gesù gli chiede – e lo chiede a noi con lui – di fare un passo in più «verso la luce» (Gv 3,21). È come se fossimo invitati a fare un bilancio provvisorio del nostro cammino, tanto da chiederci in che misura i passi del nostro cuore stanno salendo «verso» Gerusalemme ove sarà «innalzato il Figlio dell’uomo perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. (3,14-15) a condizione che accettiamo non solo di guardare verso di lui, ma di lasciarci guardare da lui. Lo sguardo del Crocifisso è più ardente di quello del serpente ed è capace di mettere a nudo la verità delle nostre disposizioni e delle nostre scelte diventando «giudizio» (3,19) a cui è impossibile, oltreché inutile, volersi sottrarre: «La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce». Eppure, sembra proprio che lo sfondo di questa tenebra, che si radica nella fatica del nostro cuore ad accogliere il «giudizio» di Dio su tutto ciò che in noi contrasta con il suo disegno di amore e di benevolenza, sembra evidenziare ancora di più e ancora meglio «La straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù» (Ef 2,7). La croce è piantata al cuore della storia come un’antenna – una sorta di parabola spirituale – che permette di riprendere i contatti tra il cielo e la terra, tra Dio e l’uomo, tra ciascuno di noi e il Creatore e questo «per grazia» (2,5). Metà del cammino quaresimale è già atte nostre spalle e la croce già si staglia all’orizzonte del nostro esodo rinnovato non come l’ultima stazione di un viaggio disperato, ma come la porta che apre a un oltre che ci viene donato ed esige la nostra generosa accoglienza e il nostro audace coinvolgimento. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Proprio rifacendosi al modello architettonico romano, e ancora prima persiano, dell’edificio basilicale ora adattato al culto cristiano, l’abside si prestò perfettamente ad accogliere a ridosso della parete semicircolare il seggio riservato al vescovo e, ai suoi lati, i banchi per i presbiteri e gli altri ministri, costituendo un vero e proprio «presbiterio» cioè una zona riservata ai presbiteri’. Sopra a esso, nel catino absidale, spesso si poteva ammirare l’immagine del Pantocrator, il Cristo glorioso seduto su un trono in mezzo agli apostoli e santi che tiene in una mano il libro e con l’altra esprime il gesto allocutorio, oppure quella dell’etimasìa, cioè la rappresentazione di un trono vuoto, alludendo alla presenza invisibile del Risorto, a volte con sopra il libro sacro oppure sormontato da una croce gemmata. La cattedra episcopale nelle antiche basiliche (IV-VI secolo), e poi anche nelle costruzioni successive, non era più mobile e di legno ma fissa e quasi sempre di pietra o marmo, arricchita con decorazioni o sculture o mosaici, adorna di drappi e rialzata da tre o più gradini affinché fosse visibile da tutti i fedeli radunati nella navata. In questa disposizione, dove l’abside è occupata dalla sede vescovile e dal presbiterio, l’altare era posto verso la navata principale, al centro del transetto o sotto la cupola in uno spazio proprio, mentre l’ambone era collocato il più delle volte da un lato all’inizio della stessa navata: clero e fedeli laici, dunque, erano rivolti entrambi verso i due più importanti poli della sinassi, specialmente eucaristica, vale a dire l’altare e l’ambone. Dalla presenza di questo seggio presidenziale del vescovo, chiamato da subito cathedra, prese il nome la chiesa centrale e più importante della città o di un territorio, detta appunto la cattedrale. La cattedra episcopale, quindi, non svolgeva solamente una funzione liturgica ma rappresentava il luogo e la sede da cui il vescovo esercitava il compito proprio di insegnare, presiedere e guidare la comunità a lui affidata. Le cattedre degli Apostoli e dei primi Vescovi, poi, venivano conservate con una particolare devozione, diventando simbolo permanente di una autorità e di un magistero superiore’. Eusebio, vescovo di Cesarea (+ 339), ricorda infatti che si venerava a Gerusalemme la cattedra di san Giacomo e ad Alessandria quella di san Marco (cf. Storia Ecclesiastica VII, 19; II, 16). (3 continua)

Programma dal 2 al 10 marzo 2024

Letture: Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18 / Salmo 115 / Romani 8,31b-34

Signore, tu hai parole di vita eterna.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,13-25)

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».

Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 02 18.00 + Montanari Dircea

+ Preda Maria Teresa

Domenica 03 10.30 + Franca e coniugi Mussino e Giacometti

+ Amatulli Felice

Lunedì 04
Martedì 05 8.00 + Luigi Rizzi detto Carlo
Mercoledì 06 18.00 + Masi Cesare e Tosca e Masi Domenico

Per Kamilia (vivente) e la sua salute

Giovedì 07
Venerdì 08
Sabato 09
Domenica 10 10.30

18.00

+ Vrenna Giuseppe e Scicchitano Teresa

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Pia Mazzetti (anniv.)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

Anno : B

Marzo 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03

III di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15 (S. Cassiano) : Incontro dei ragazzi che si preparano al sacramento della Cresima col nostro vescovo.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Martedì 05 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro genitori dei fanciulli che si stanno preparando a ricevere il sacramento della 1a Comunione
Mercoledì 06 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 08

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 4a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Sabato 09 Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario seguito dalla celebrazione del Sacramento dell’”Unzione degli Infermi”
Domenica 10

IV di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa e benedizione dei componenti del Consiglio Pastorale Parrocchiale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Nota – L’ 8 e 9 marzo ha luogo la “24 ore per il Signore” iniziativa quaresimale di preghiera e riconciliazione voluta da Papa Francesco. Il sacerdote è disponibile per la confessione Venerdì dalle 10.00 alle 11.30 e sabato dalle 11.00 alle 12.00.

Visita alle famiglie con benedizione

04 mar. – 08 mar.

(dalle ore 15.00)

Lunedì 04 : Via Vicini (pari)

Martedì 05 : Via Vicini (dispari)

Giovedì 07 : Via Baldini (pari),

via Baldini (dispari dal n.1 al n. 79)

Venerdì 08 : Via Baldini (dispari dal n. 85 alla fine)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,24-30 Mt 18,21-35 Mt 5,17-19 Lc 11,14-23 Mc 12,28b-34 Lc 18,9-14

Vivere il mistero – La liturgia di questa domenica si apre con la memoria dell’alleanza stretta fra Dio e il suo popolo attraverso il dono delle «Dieci parole» sul monte Sinai. Dopo l’Alleanza rinnovata con Noè tra i flutti del diluvio e quella ratificata con Abramo nell’angoscia del Moria, oggi siamo invitati a riascoltare quelle parole che non vogliono limitare, bensì fortificare la nostra libertà creando un argine alle onde anomale del nostro egoismo che sono sempre in agguato. Per questo il cosiddetto decalogo comincia con la memoria: «lo sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2). Ben diversa è l’aria che si respira nei cortili del tempio, così bello e glorioso, da essere anche così costoso da avere bisogno di tutto un mercato che ne assicuri il funzionamento e lo splendore: «gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete» (Gv 2,14).  La grandezza ha un prezzo che rischia di schiacciare la bellezza di un dono reciproco e l’amore ha sempre una dose di follia che si manifesta nel mistero di «Cristo crocifisso: scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani» (1Cor 1,23). Non c’è nulla di più sovversivo dell’amore e non c’è nulla di più rivoluzionario della gratuità: «Ma egli parlava del tempio del suo corpo» che sarà innalzato sulla croce su cui è rivelata non la grandezza, bensì «la debolezza di Dio» (1Cor 1,25). La divina dolcezza di Gesù prende oggi i tratti di una santa collera. Davanti all’ipocrisia e alla falsa ingenuità l’unica soluzione promettente è fare il vuoto. Non possiamo che ringraziare per la chiarezza e l’incisività con cui il Signore ci mette di fronte alle esigenze di una vita che sia realmente secondo il cuore di Dio, senza mai cedere a nessuna logica di mercato. Come i discepoli siamo tenuti a ricordare le parole e i gesti del Signore per evitare che la commercializzazione, persino spirituale, allarghi il fossato tra noi e il Vangelo per mancanza di gratuità. La risposta del Signore Gesù ai Giudei si contestualizza in un tempo preciso e simbolicamente forte: «Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù sali a Gerusalemme». La festa che ricorda il dono della libertà offerto da Dio al suo popolo, diventa l’occasione per vendere di più, mentre dovrebbe essere il momento in cui donare di più, per donarsi di più. Per questo il Signore sembra lanciare proprio la sfida del dono a quanti gli chiedono un «segno» che rafforzi la logica del «mercato» e per questo impegna la sua persona in modo totale, unico, definitivo: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». San Paolo annoterebbe: «Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio» (1 Cor 1,24) che si rivela però non nella forza dell’evidenza e nella ferrea e precisa logica dei «cambiamonete» (Gv 2,15), ma nella «debolezza» (1 Cor 1,25) del dono di sé. I «tre giorni» di cui parla il Signore non vogliono entrare in concorrenza con «i quarantasei anni» (Gv 2,20) di Erode, ma desiderano elevare la storia degli uomini nei tempi e nei modi della «stoltezza di Dio» (1 Cor 1,25) che diventa la sapienza cui dobbiamo conformare la nostra vita. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Nei primi due secoli del cristianesimo il luogo della preghiera comune era semplicemente la domus, cioè la «casa privata», nella quale il presidente della celebrazione stava come un padre di famiglia tra i fedeli radunati attorno, probabilmente senza riservargli alcun seggio particolare, per leggere prima gli scritti degli Apostoli e poi celebrare la Cena del Signore. Successivamente, quando la fede cristiana vide una grande espansione e le case private non bastavano più a contenere il grande numero dei nuovi fedeli, venne destinata specificatamente una costruzione alla preghiera e alla sinassi eucaristica, la cosiddetta domus ecclesiae, simile a una abitazione ma adibita esclusivamente al culto. Sebbene sembri difficile ricostruire in essa la disposizione interna dell’aula liturgica e in particolare del luogo proprio del celebrante, pare tuttavia che già in queste prime costruzioni vadano delineandosi precise caratteristiche per i principali poli celebrativi e anche per la sede liturgica. Infatti, un antico direttorio siriaco del III secolo prescrive di collocare a oriente la sede per il vescovo, circondata ai due lati da altri seggi più semplici per i presbiteri (cf. Didascalia Apostolorum II, 57, 3-4). Quindi resta già attestato in quest’epoca, oltre a un orientamento dell’aula, un luogo preciso della presidenza. A questa indicazione possiamo aggiungerne un’altra che ci viene da una testimonianza archeologica a Dura Europos, nel deserto della Siria, dove è stata rinvenuta una domus ecclesiae costruita intorno al 230 e rimasta in uso per una ventina d’anni: l’aula liturgica, destinata alla celebrazione eucaristica e posta accanto a quella del battistero, conserva una pedana di pietra rialzata che, per la sua posizione e significato, può aver costituito la predella della sede per il presidente della celebrazione, il vescovo, e sulla quale trovava posto un seggio mobile e di legno. Accanto a essa si potevano mettere gli altri ministri e di fronte i laici, i quali trovavano dei banchi per sedersi, ma che scomparvero assai presto per ricomparire solo in epoca moderna. Quando cominciò dal IV secolo la fioritura delle basiliche cristiane, edificate in tutte le province dell’impero romano diventato cristiano per raccogliere grandi assemblee, il luogo della presidenza assunse connotati ancora più precisi. (2 continua)

Programma dal 24 febbraio al 3 marzo 2024

Letture: Genesi 22,1-2.9a.10-13.15-18 / Salmo 115 / Romani 8,31b-34

Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-10)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.

Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.

Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 24 18.00 + Dovadola Monica, Ivano, Silverio e Ruffini Armanda

+ Venturi Francesco e famiglia

Per una famiglia (viventi)

Domenica 25 10.30 + Stefano e Maria Baldini
Lunedì 26 18.00 + Teodora

+ Lea e Anselmo

Martedì 27 8.00 + Dovadola Ivano
Mercoledì 28 18.00 + Pirazzini Giuliana e Baldassarri Angelina
Giovedì 29 18.00 + Montesi Natale
Venerdì 01
Sabato 02 18.00 + Montanari Dircea

+ Preda Maria Teresa

Domenica 03 10.30 + Franca e coniugi Mussino e Giacometti

+ Amatulli Felice

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

Anno : B

Febbraio – Marzo 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 25

II di Quaresima.

Giornata AGESCI in diocesi del “Thinking day”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 28 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 01

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 3a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Sabato 02 Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 03

III di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

26 feb. – 01 mar.

(dalle ore 15.00)

02 marzo

(mattino e pomeriggio)

Lunedì 26 : Via Baravelli

Martedì 27 : Via Amendola (dispari)

Mercoledì 28 : Viale Quadri

Giovedì 29 : Via Amendola (pari)

Venerdì 01 : Piazza Pascoli

Sabato 02 : Viale della Resistenza

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,36-38 Mt 23,1-12 Mt 20,17-28 Lc 16,19-31 Mt 21,33-43.45-46 Lc 15,1-3.11-32

Vivere il mistero – Mentre il nostro cammino verso la Pasqua procede, dopo la tappa del deserto, ci troviamo oggi in quella del doppio monte: quello del Moria e quello «alto» su cui il Signore Gesù si mostra ai suoi discepoli in tutto il suo splendore di «Figlio mio, l’amato». Su questo monte di trasfigurazione, anticipo di quello della sfigurazione della croce, il Signore Gesù rivela come e quanto Dio sia padre che si compiace, che si coinvolge, che non si assenta e che, per nulla al mondo, potrebbe pensare e, meno ancora volere, la morte, il sangue, l’offerta, il sacrificio. Tra questi due monti si stende la grande valle della nostra fatica ad accogliere l’amore, tanto da essere in grado non solo di umiliarlo ma persino – a causa di un istinto difficile da dominare – di annientarlo. Alla fine del Vangelo il Maestro esorta i suoi discepoli: « non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo  fosse risorto dai morti». Questa raccomandazione crea una domanda su «che cosa volesse dire risorgere dai morti». Il primo annuncio è, per così dire, quello della risurrezione, che non è una rassicurazione contro la sofferenza e la morte, ma è rivelazione di come il desiderio del Padre sia l’amore e la vita oltre ogni esperienza di morte. Questo desiderio di vita piena e vera è posto nelle nostre mani con un’amorevolezza così autentica da essere capace di mettere in conto il nostro rifiuto. Il monte della trasfigurazione è figura del Calvario, dove in modo ancora più forte ed esigente non vedremo e non sentiremo «più nessuno, se non Gesù solo, con loro». Ma anche noi saremo più soli… come Abramo e come Isacco che forse «porta la croce» più scendendo dal Moria che salendo portando la legna per il sacrificio. Dopo la sua legatura, Isacco non solo è liberato, ma deve mostrarsi capace di essere un uomo libero e per questo solo. Quello di Isacco sul «monte Moria» non è semplicemente il racconto di un sacrificio mancato, ma il racconto di un sacrificio compiuto: il sacrificio del sacrificio! Abbiamo davanti a noi un figlio – come ogni figlio – che è minacciato di essere sacrificato e ci viene detto il modo in cui Dio sventa questa minaccia a vantaggio di tutti. Il messaggio è chiaro: nessuno pensi, guardando un padre sacrificare il proprio figlio, che Dio sia abitato da quella violenza, la quale invece spesso abita il nostro cuore e anima i nostri gesti. La liturgia, che ci ha fatto concludere il tempo di Natate con la parola del Padre «tu sei il Figlio mio l’amato», ci accompagna ora verso il Golgota facendoci intendere di nuovo questa voce che a noi si rivolge: «Questi è il Figlio mio l’amato» aggiungendo «ascoltatelo». Tutto ciò per prepararci a sostenere il «sottile silenzio» dell’ora delle «tenebre» – sulla croce – dove il Figlio si consegnerà interamente a quel senso di abbandono che è principio di risurrezione. Senza questo abbandono come potremmo mai essere liberi da ogni proiezione paternalista di protezionismo infantilizzante? Come sperimentare la cura del Padre senza passare dolorosamente attraverso l’abbandono iniziatico da parte di Dio per abbandonarci interamente e veramente in Dio che «è per noi» fino a essere «contro di noi»? ln realtà vi è una risposta nel silenzio della croce ed è semplicemente un invito: «Ascoltatelo». Se pensiamo di vedere, di capire, di stabilire delle «tende» per trattenere «il bello» della nostra stessa esperienza di Dio rischiamo di andare fuori strada. Difatti la grande immagine di Gesù trasfigurato «davanti a loro» raggiunge il suo fine, quando quegli stessi discepoli «non videro» se non «Gesù solo, con loro», stupendo anticipo della contemplazione del Crocifisso! Se il Signore Gesù è con noi – poco importa se nella gloria o nell’abiezione – non abbiamo bisogno di vedere niente altro che Lui e per vederlo ci basta solo ascoltarlo e per ascoltarlo ci basta solo guardarlo. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

I luoghi liturgici, che la riforma liturgica postconciliare ha riconsegnato alle nostre chiese, non sono semplicemente arredi o mobili sostituibili a piacere, ma si presentano come elementi che hanno recuperato una propria e specifica funzionalità e insieme manifestano una profonda e ricca dimensione di simbolo. La sede utilizzata dal celebrante è forse, più degli altri luoghi, un prezioso frutto della riscoperta conciliare, riabilitato e rivalorizzato alla luce della riflessione ecclesiologica e liturgica. Certamente non si propone nello spazio celebrativo con quella valenza significativa e importanza iconologica pari a quella degli altri luoghi, soprattutto dell’altare e dell’ambone con i quali condivide lo stesso spazio del presbiterio. Tuttavia, anche la sede liturgica non compare solamente per una funzionalità pratica ma la sua concreta presenza, anche idealmente, esprime l’essenza di quello che manifesta, cioè il ministero della presidenza. La stessa terminologia usata per indicare questo «luogo» non sempre è precisa e talvolta pure ambigua. Ecco perché useremo preferibilmente il vocabolo sede, specificandola con presidenziale o liturgica o del celebrante, per indicare il luogo proprio di colui che presiede durante la liturgia e la preghiera comune. Il termine peraltro unisce nella preghiera e nella celebrazione, specialmente nell’Eucaristia, sia la cattedra, riservata solamente al vescovo, sia il seggio, riservato agli altri ministri ordinati, presbiteri o diaconi. Diversa invece è l’importanza simbolica tra la cattedra e il seggio, che si esprime anche in una differente dimensione monumentale, che comunque si pone solo nell’ordine di un significato aggiunto della prima rispetto alla seconda. Il luogo della presidenza ha assunto caratteristiche e valenze diverse nel corso della storia della Chiesa a seconda dell’evolversi della disposizione dei principali poli celebrativi (altare e ambone) e, soprattutto, del modo di porsi del presidente stesso all’interno dell’assemblea liturgica. (1 continua)

Programma dal 17 al 25 febbraio 2024

Letture: Genesi 9,8-15 / Salmo 24 / 1Pietro 3,18-22

Tutti i sentieri del Signore sono amore e fedeltà.

Dal Vangelo secondo Marco (1,12-15)

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo»..

Parola del Signore.

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VITA ECCLESIALE

Sabato 17 18.00 + Bassi Giovanni e Resta Maria

deff. fam. Negroni Eugenio e Mazzanti Silvia

Domenica 18 10.30

18.00

+ Francesco Marconi

+ Aristide

+ Amadei Carlo, Brandolini Irene, Fabbri Adamo

+ Poggiali Dante

+ Foletti Arcangelo (detto Lino)

Lunedì 19
Martedì 20
Mercoledì 21 18.00 + Antonio
Giovedì 22
Venerdì 23
Sabato 24 18.00 + Dovadola Monica, Ivano, Silverio e Ruffini Armanda

+ Venturi Francesco e famiglia

Per una famiglia (viventi)

Domenica 25 10.30 + Stefano e Maria Baldini

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Febbraio 2024

Domenica 18

I di Quaresima.

Giornata della colletta diocesana Caritas Pro Terra Santa

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa e consegna dei libro dei Vangeli ai fanciulli del anno di catechismo.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 19 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Martedì 20 Ore 21.15 (oratorio) : Incontro giovani di A.C.
Mercoledì 21 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 22

Cattedra di S. Pietro

S. Messa ad orario feriale.
Venerdì 23

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 2a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Domenica 25

II di Quaresima

Giornata AGESCI in diocesi del “Thinking day”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

19 feb. – 23 feb.

(dalle ore 15.00)

24 febbraio

(mattino e pomeriggio)

Lunedì 19 : Via don Minzoni (pari)

Martedì 20 : Viale Alighieri (pari)

Mercoledì 21 : Via don Orfeo, dell’Unione Europea)

Giovedì 22 : Viale Alighieri (dispari), Grieco

Venerdì 23 : Viale Carducci (pari)

Sabato 24 : Viale Carducci (dispari)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 25,31-46 Mt 6,7-15 Lc 11,29-32 Mt 16,13-19 Mt 5,20-26 Mt 5,43-48

Vivere il mistero – Il cammino quaresimale comincia rammentandoci che la misericordia e la pazienza di Dio sono capaci di brillare in cielo come l’arcobaleno, tanto da illuminare graziosamente le nostre più segrete e recondite tenebre interiori. Agli estremi del cielo e della terra, la liturgia accompagna il contrasto stridente di quelle «bestie selvatiche e gli angeli» (Mc 1,12) con cui Gesù sembra serenamente e utilmente accompagnarsi «nel deserto». La concisione di Marco non lascia spazio a fantasie alla tentazione di Satana su cui non si fa tanto rumore né si danno troppi particolari. Alle lusinghe del Maligno si contrappone, in modo veloce e chiaro e per due volte, «il Vangelo di Dio» (1,13) al quale siamo chiamati a convertire la nostra vita per poter credere «nel Vangelo» (1,14). Possiamo dire che la Quaresima è un tempo per ritrovare le vie del Vangelo come la forma in cui sentiamo che il Signore Dio, ancora una volta, vuole riprendere a camminare con noi per ritrovare in noi la sua immagine, la sua somiglianza, la sua gioia, la sua stessa identità attraverso una ritrovata armonia. L’esperienza di Gesù nel deserto, cui ci ispiriamo in questo sacro tempo della Quaresima, non fu altro, secondo il Vangelo di Marco, se non un tempo capace di mettere insieme gli opposti e di fare del cuore e della vita di Gesù una buona notizia: è sempre possibile ritrovare le vie dell’amicizia con Dio e di ristabilire l’alleanza persino quando è stata miseramente calpestata. Forse, senza troppe parole, Marco ci suggerisce il contenuto della tentazione proveniente da Satana per Gesù e per noi: dubitare che questa amicizia e questa armonia siano possibili. Il nostro cammino quaresimale è abitato dal profondo desiderio di aprirci alla contemplazione del vero arcobaleno che non tramonta mai: Gesù crocifisso «messo a morte nel corpo, ma reso vivo nello spirito». Pur essendo solo agli inizi del nostro cammino, la liturgia – attraverso i testi scelti – ci porta al cuore del mistero che siamo chiamati a celebrare per farcene interiormente trasformare.  Questa trasformazione interiore è la conditio sine qua non per un’autentica conversione esistenziale. Ecco allora che l’evangelista Marco – con una stupenda brevità – ci mostra il Signore Gesù appena risalito dalle acque battesimali del Giordano completamente sprofondato nel combattimento, tipico della nostra vita di uomini e donne, ciascuno alle prese con il proprio deserto e con le proprie bestie interiori da addomesticare. ln questo tempo di maggiore attenzione a noi stessi in una vigilanza più pronta, siamo invitati a vivere dentro di noi la stessa morte, per sperimentare la stessa traboccante vita secondo la promessa: «non sarà più distrutta alcuna carne». Ma sembra che la condizione sia che ciascuno venga trovato in verità «vivente». Di questo uomo completamente vivo è archetipo il Signore Gesù che nel «deserto» (Mc 1,12) riesce a vivere ogni aspetto della vita: è infatti «tentato da satana» ma pure vive sotto la mozione potente dello «Spirito». Nessun combattimento drammatico nella versione di Marco per parlare dei «quaranta giorni» di Gesù nel deserto, ma una semplice tensione inevitabile per essere e rimanere vivi. Entriamo dunque fiduciosamente e serenamente in questo tempo favorevole cercando di dare spazio a tutto ciò che ci abita, senza fuggire da nulla, per fare ancora una volta l’esperienza di come l’«invocazione di salvezza rivolta a Dio da parte di una buona coscienza» può trasformare il deserto in un giardino di delizie dove l’uomo – di nuovo solo come «all’inizio della creazione» non ha più paura della paura, ma riprende il suo sereno cammino accanto a quel Dio che «passeggiava» (Gen 3,8) e desidera incontrarci sulla sua strada come figli e amici. Il Signore Gesù combatte per primo al fine di redimere nella sua vittoria ogni nostra sconfitta nella lotta contro le forze oscure che adombrano la luce che ci abita ben oltre ogni tenebra. Abbiamo davanti a noi un lungo tempo per accogliere l’invito del Signore che si rivolge pure alte nostre «anime prigioniere» (1 Pt 3,19) con queste parole accolte qualche giorno fa assieme alla cenere sparsa sul nostro capo: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Perciò il tabernacolo dev’essere situato in un luogo particolarmente degno dell’edificio ecclesiale e dev’essere realizzalo in modo da manifestare la verità della presenza reale di Cristo nel santissimo Sacramento e, nel medesimo tempo, da rendere pure evidente lo stretto legame, di origine e contenuto, tra il culto eucaristico fuori della Messa e la celebrazione eucaristica stessa: «l fedeli, quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ricordino che questa presenza deriva dal sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale» (RCCE 88). Il luogo della custodia del Pane eucaristico e il tabernacolo non possono pertanto togliere all’altare la sua centralità nella chiesa: l’adorazione eucaristica nasce dalla celebrazione della Messa e alla Messa deve riportare. Una celebrazione eucaristica autentica, con la partecipazione piena, attiva e consapevole di tutta l’assemblea, saprà dare il giusto alimento al culto; un culto autentico di Cristo presente nell’Eucaristia, spingerà alla celebrazione. Sempre il Rituale rammenta che «la pietà, dunque, che spinge i fedeli a prostrarsi in adorazione dinanzi alla santa Eucaristia, li attrae a partecipare più profondamente al mistero pasquale e a rispondere con gratitudine al dono di colui che con la sua umanità infonde incessantemente la vita divina nelle membra del suo Corpo. Trattenendosi presso Cristo Signore, essi godono della sua intima familiarità e dinanzi a lui aprono il loro cuore per se stessi e per tutti i loro cari e pregano per la pace e la salvezza del mondo. Offrendo tutta la loro vita con Cristo al Padre nello Spirito Santo, attingono da questo mirabile scambio un aumento di fede, di speranza e di carità. Essi intensificano cosi le disposizioni necessarie per celebrare con la debita devozione il memoriale del Signore e ricevere frequentemente quel pane che ci è dato dal Padre». Per tutto questo, viene ricordato ai pastori di provvedere «che le chiese e gli oratori pubblici nei quali, secondo le norme del diritto, si conserva la santissima Eucaristia, restino aperti ogni giorno e nell’orario più indicato, almeno per qualche ora, in modo che i fedeli possano agevolmente trattenersi in preghiera dinanzi al Santissimo Sacramento» (RCCE 9). A ogni credente, poi, «è vivamente raccomandata la devozione verso la santissima Eucaristia, anche fuori della Messa […]; il sacrificio eucaristico è infatti sorgente e culmine di tutta la vita cristiana» (RCCE 87). Il tabernacolo nella chiesa deve condurci alla viva consapevolezza della presenza reale di Cristo, perché «la presenza di Gesù nel tabernacolo- come ha scritto Giovanni Paolo II – deve costituire come un polo di attrazione per un numero sempre più grande di anime innamorate di Lui, capaci di stare a lungo ad ascoltarne la voce e quasi a sentirne i palpiti del cuore. “Gustate e vedete quanto è buono il Signore!” (Sal 33 [34],9)». (7 fine)

Programma dal 10 al 18 febbraio 2024

Letture: Levitico 13,1-2.45-46 / Salmo 31 / 1Corinzi 10,31-11,1

Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia.

 

Dal Vangelo secondo Marco (1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».

Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 10 18.00 + Di Rienzo Tommaso
Domenica 11 10.30

18.00

Vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini e secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Foschini Iref e Capucci Giuseppa

Lunedì 12 18.00 Per ringraziare il Signore
Martedì 13
Mercoledì 14
Giovedì 15 18.00 + Marianna Servidori

+ Petroselli Luciano

Venerdì 16 20.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino
Sabato 17 18.00 + Bassi Giovanni e Resta Maria
Domenica 18 10.30

18.00

+ Francesco Marconi

+ Aristide

+ Amadei Carlo, Brandolini Irene, Fabbri Adamo

+ Poggiali Dante

+ Foletti Arcangelo

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

___________________

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Febbraio 2024

Domenica 11

VI del T. Ordin.

Giornata del Malato

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario seguito dalla celebrazione del Sacramento dell’”Unzione degli Infermi”

Mercoledì 14

Le Ceneri

Astinenza e digiuno

Inizio del Tempo di Quaresima

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa delle Ceneri

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Venerdì 16

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 1a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Sabato 17 Ore 15.00 (Montericco) : Assemblea diocesana di A. C.
Domenica 18

I di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa e consegna dei libro dei Vangeli ai fanciulli del anno di catechismo.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

12 feb. – 16 feb.

(dalle ore 15.00)

17 febbraio

(pomeriggio)

Lunedì 12 : Via Manzone, Sangiorgi,

degli Scariolanti, p.za Martiri di Belfiore

Martedì 13 : Via Bagnarolo (pari)

Mercoledì 14 : via Canalazzo (pari)

Giovedì 15 : via Canalazzo (dispari), Cimitero,

Kennedy, Berlinguer

Venerdì 16 : via Giovanni XXIII, Sapori

Sabato 17 : Via don Minzoni (dispari)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 8,11-13 Mc 8,14-21 Mt 6,1-6.16-18 Lc 9,22-25 Mt 9,14-15 Lc 5,27-32

Vivere il mistero – Il testo biblico del Vangelo inizia così: «Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava...». L’evangelista ha chiara l’intenzione di esemplificare quanto aveva scritto nel versetto precedente: «E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni» La liturgia, inserendo l’incipit classico «ln quel tempo» (e sostituendo il pronome, «da lui», con il nome, «da Gesù»), isola il testo da ciò che viene detto precedentemente e invita a leggere il testo come un medaglione a sé stante. La tradizione testuale dell’episodio è incerta sui sentimenti di Gesù. In alcuni manoscritti, i migliori, si trova il verbo «splagchnistheis» (commosso fino alte viscere), che esprime la tenerezza di Gesù verso il lebbroso. In altri manoscritti, secondari, si trova il verbo «orghistheis» (irritato), che esprime l’indignazione nei confronti detta legge ebraica che trasforma un bisognoso di bontà in un colpevole e in un condannato senz’appello. Il racconto evangelico della guarigione del lebbroso chiude il breve ciclo chiamato «il ministero della giornata di Cafarnao». Progressivamente Gesù è stato visto come colui che rende presente nella propria persona il Regno e coinvolge gli uomini nel suo annuncio. Come profeta insegna con autorità, come taumaturgo dona agli uomini significato di vita e fede. Nel racconto della guarigione del lebbroso Gesù appare come colui che perdona.  Tale lettura del testo di Marco è in un certo qual modo condizionata dal contesto dato dal salmo responsoriale dove si professa la beatitudine dell’uomo «a cui è rimessa la colpa». Gesù compare anche come colui che reintegra l’uomo nell’autenticità dei rapporti sociali e religiosi, liberandolo dalla situazione di «scomunica» divina e umana. Questo aspetto è particolarmente sentito dalla colletta che nella petizione dice: «Risanaci, Padre, dal peccato che ci divide, e dalle discriminazioni che ci avviliscono…». Gesù, poi, compare come colui che solo può far «risorgere» l’uomo, dal momento che il lebbroso è un morto che respira. Infine, poiché solo Dio può guarire la lebbra Gesù appare chiaramente come Dio stesso. Prescindendo da questi particolari, il testo si può letterariamente dividere in due momenti principati: La guarigione del lebbroso e la proclamazione del fatto. La guarigione del lebbroso viene narrata con brevi pennellate dove risaltano da una parte l’intraprendenza del lebbroso e dall’altra la libertà di Gesù che si colloca al di sopra della legge che proibiva qualunque contatto con colui che è immondo. Tate gesto di Gesù può benissimo indicare che la sua salvezza raggiunge tutti, sia coloro che sono sotto la legge sia coloro che in forza della stessa legge mosaica sono fuori d’Israele. L’ordine di tacere che ne segue, fa parte del progetto di Gesù, già conosciuto nei brani evangelici precedenti: il lebbroso non deve spiegare la propria guarigione, ma deve solo lasciare che la sua vita testimoni ciò che è accaduto. Coloro che lo incontreranno devono «accorgersi» di ciò che è avvenuto in lui, non devono «impararlo» dalla sua voce. Questa lettura può rendere logico ciò che viene scritto dopo circa la «testimonianza» che il lebbroso guarito deve dare ai sacerdoti in ottemperanza a quanto è prescritto in Lv 13-14. La proclamazione della guarigione appare come un atto di «disobbedienza» del lebbroso. Tale proclamazione nasce dalla fedeltà dell’uomo alla parola che l’ha colpito e lo ha reso «puro» in un incontro insolito che gli ha permesso di continuare a vivere. Il guarito diventa, perciò, profeta e proclama la parola che è viva e operante in lui. Sembra che questo atteggiamento alluda all’atteggiamento dei battezzati: coloro che vengono purificati da Cristo sono chiamati ad «annunciare» e a «diffondere la parola». Qui Marco usa i termini tecnici della proclamazione della parola in uso nella Chiesa primitiva. La colletta sottolinea il valore di ciò che ha fatto il lebbroso guarito e nel fine della petizione evidenzia l’atteggiamento dei battezzati: «narrare ai fratelli la tua (= del Padre) misericordia». La scelta di Gesù di rimanere fuori dell’abitato aiuta l’uomo a incontrarsi con Gesù nella solitudine, per operare insieme con Cristo ciò che già Cristo aveva fatto nel deserto: scegliere di stare dalla parte di Dio. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

La pisside viene posta nel tabernacolo: con la porticina aperta, si incensa il Sacramento e, dopo un momento di preghiera silenziosa, viene chiuso il tabernacolo (cf. 1325). La celebrazione eucaristica è conclusa dalla benedizione solenne con un formulario proprio oppure dalla benedizione con una preghiera propria sul popolo (cf. 1326-1330). Se il tabernacolo è situato in una cappella separata dall’aula della chiesa, la benedizione del nuovo tabernacolo può essere compiuta dopo la processione per la reposizione solenne e prima dei riti di conclusione (cf .1323-1324; oppure anche senza la processione: cf. 1328-1329). Nel Rito della Dedicazione oppure della Benedizione di una chiesa del Pontificale Romano, invece, non abbiamo una benedizione del tabernacolo ma solamente la Solenne reposizione del Santissimo Sacramento compiuta per la prima volta nella cappella destinata alla sua custodia. Finita l’orazione dopo la Comunione, il vescovo incensa il santissimo Sacramento e lo porta solennemente in processione alla cappella della reposizione mentre si canta l’antifona «Glorifica il Signore, Gerusalemme, loda Sion, il tuo Dio» con il salmo 147 o un altro canto adatto. Qui avviene lo stesso rito come descritto sopra dal Rituale: incensazione, preghiera silenziosa e chiusura della porticina del tabernacolo, compiuta questa dal diacono, il quale accende anche la lampada che arderà costantemente presso il tabernacolo. Da questa cappella, se ben visibile dai fedeli, conclude la Messa con la benedizione finale; in caso contrario, ritorna processionalmente in presbiterio per i riti di conclusione (cf, 103-106). La custodia eucaristica era destinata inizialmente a conservare in modo degno l’Eucaristia perché potesse essere portata agli infermi e agli assenti, al di fuori della Messa. Approfondendo la fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, la Chiesa ha preso coscienza del significato dell’adorazione silenziosa e prolungata del Signore presente sotto le specie eucaristiche. (6 continua)

Programma dal 3 all’11 febbraio 2024

Letture: Giobbe 7,1-4.6-7 / Salmo 146 / 1Corinzi 9,16-19.22-23

Risanaci, Signore, Dio della vita.

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 03 18.00 + Franca e cg. Mussino e Giacometti
Domenica 04 10.30

18.00

+ Brignani Adriano

+ Luciana e Deremo

+ Liviano Punzetti

Lunedì 05 18.00 + Luigi Rizzi

+ Rossella

+ Preti Giovannino e Costa Marisa

Martedì 06 8.00 + Lorenzo Moroni
Mercoledì 07 18.00 Deff. fam. Pastorini e Marmi

+ Savini Rolando e deff. famiglia e Campanella Francesco

Giovedì 08
Venerdì 09
Sabato 10
Domenica 11 10.30

18.00

Vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini e secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Foschini Iref e Capucci Giuseppa

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Febbraio 2024

Domenica 04

V del T. Ordin.

Giornata per la vita

Festa parrocchiale A.C. per la Pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da A.C.

Mercoledì 07 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 09 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 11

VI del T. Ordin.

Giornata del Malato

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario seguito dalla celebrazione del Sacramento dell’”Unzione degli Infermi”

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

05 feb. – 09 feb.

(dalle ore 15.00)

10 febbraio

(mattina)

Lunedì 05 : Via 1° Maggio, Fornace di Sotto, Zardi,

Magnani, Pasolini

Martedì 06 : Via Dosso, Punta, Damano, Crocetta,

Tombe

Mercoledì 07 : via Campazzo

Giovedì 08 : via Nuova, Galletto, Giardine, Martello, Schiantamantello, Mentana (pari)

Venerdì 09 : via Bagnarolo (dispari)

Sabato 10 : Via Mentana (dispari)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 6,53-56 Mc 7,1-13 Mc 7,14-23 Mc 7,24-30 Mc 7,31-37 Mc 8,1-10

Vivere il mistero – Il testo evangelico originale è scandito da tre elementi temporali: «subito» (Mc 1,29), «venuta la sera» (Mc 1,32) e «al mattino presto» (Mc.1,35). La scansione temporale indica l’inizio di tre pericopi diverse: la guarigione della suocera di Pietro (Mc 7,29-37), l’opera taumaturgica ed esorcistica di Gesù a Cafarnao (Mc7,32-34) e la predicazione di Gesù nel territorio della Galilea (Mc 1,55-39). La Liturgia ha voluto, invece, unire le tre pericopi per farne un brano unico in cui Gesù viene visto come protagonista di un insegnamento dato con autorità in opere e parole perché la gente non solo conoscesse, ma anche esperimentasse che il Regno di Dio si era fatto vicino. Il protagonismo di Gesù viene, inoltre, sottolineato dall’incipit liturgico. Il testo evangelico originale di Mc 1,29-39 infatti, inizia così: «E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni». Il testo biblico-liturgico, invece, ha un incipit diverso: «In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea». La scelta detta liturgia si fonda sulla tradizione manoscritta greca presente nei codici B e D. Si può notare che, oltre all’incipit liturgico («ln quel tempo»), la liturgia ha cambiato il plurale in singolare, focalizzando così l’attenzione del lettore/uditore sulla persona di Gesù. Il testo che ne risulta, leggermente diverso da quello originale, si può suddividere in quattro brani particolari. Dopo t’episodio della guarigione della suocera di Pietro (Mc 729-37), l’Evangelista descrive una sera vissuta da Gesù mentre guarisce malati e libera dal Maligno gli indemoniati (Mc 1,32-34). Infine c’è un sommario con cui Marco sintetizza gli avvenimenti del mattino: Gesù prega (Mc 1,35-57) e si dedica alla predicazione (Mc 1,38-39). Sappiamo che la suocera di Pietro è oppressa dalla febbre. L’Antico Testamento la considerava un castigo e un preludio alla morte. Il testo greco che illustra l’azione di Gesù potrebbe essere tradotto così: «con la potenza della sua mano la fece risorgere». Il verbo egeiro (= sollevare, far alzare) è il verbo tecnico per indicare la risurrezione. In questo gesto, perciò, si trova una prima risposta alle domande e alle riflessioni angosciate di Giobbe. Questo aspetto del testo biblico diventa eucologia che, nell’amplificazione dell’invocazione, prega: «Nel tuo amore di Padre ti accosti alla sofferenza di tutti gli uomini e li unisci alla Pasqua del tuo Figlio». La donna, libera dal legame con la morte «si mise a servirli (diakoneo)». Ciò ricorda il servizio della mensa e della comunione (At 6,2). Si tratta del compito che attende coloro che sono salvati da Cristo. L’opera taumaturgica ed esorcistica di Gesù è l’amplificazione dell’opera di Gesù in favore della suocera di Pietro. I credenti, contemplando questi gesti di Gesù, sono invitati dalla preghiera Liturgica a raggiungere un obiettivo preciso: «perché sull’esempio di Cristo impariamo a condividere con i fratelli il mistero del dolore» (colletta: fine della petizione). Il silenzio imposto da Gesù è il rispetto per l’uomo. L’uomo è chiamato a riconoscere L’identità di Gesù comprendendo ciò che dice e fa (e non per una comunicazione esterna). La preghiera di Gesù è connessa normalmente con i momenti di incomprensione e di sofferenza legati alla sua messianicità. I discepoli lo trovano e dicono: «Tutti ti cercano». Qui viene adoperato il verbo zetein che in Marco esprime sempre il modo sbagliato di cercare o addirittura il cercare con intenzione non corretta. I discepoli, dunque, premuti dalla folla si fanno messaggeri nei confronti di un Gesù, scambiato più per terapeuta che per Messia e Salvatore. Gesù risponde positivamente. Non ritorna però in città, a Cafarnao. La predicazione del Vangelo fatta a una singola comunità (Cafarnao) viene adesso portata a «tutta la Galilea», il grande mondo di coloro che non credono in Dio e nella sua salvezza. Per questo (eis touto) egli è venuto. Il verbo exerchomai non significa «venire», ma «uscire» ed è una chiara allusione al fatto che Gesù è «uscito» dal Padre. Le domande più profonde della vita possono trovare la risposta solo in Colui che è «uscito» da Dio per venire incontro all’uomo nella concretezza della sua storia. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Le nuove Premesse del Messale Romano aggiungono e sottolineano: «È conveniente inoltre che [il tabernacolo] venga benedetto prima di esser destinato all’uso liturgico, secondo il rito descritto dal Rituale Romano», (OGMR 314). Questo rito di benedizione di un nuovo tabernacolo lo troviamo dunque nel Rituale Romano, specificatamente nel libro liturgico del Benedizionale: Benedizione di un tabernacolo eucaristico. Nella prima premessa alla celebrazione, che rammenta la funzione del tabernacolo e i motivi della custodia eucaristica, bene viene anche espresso il significato del «segno» che lo stesso tabernacolo rappresenta nell’edificio liturgico: «Il tabernacolo destinato alla custodia dell’Eucaristia ci richiama alla mente sia la presenza del Signore, che deriva dal sacrificio della Messa, sia i fratelli, che dobbiamo amare nella carità di Cristo. La Chiesa infatti nel dispensare i sacri misteri ad essa affidati da Cristo Signore, provvede anzitutto alla conservazione dell’Eucaristia per gli infermi e i morenti. Questo cibo celeste, riposto e custodito nelle chiese, è adorato dai fedeli» (1312). Il rito proposto dal Benedizionale va sempre unito alla celebrazione della Messa (cf. 1313). Terminata la preghiera universale, il sacerdote celebrante si reca presso il nuovo tabernacolo, invita alla preghiera e pronuncia questa orazione di benedizione: «Signore, Padre santo, tu hai dato agli uomini il vero pane del cielo: benedici noi e questo tabernacolo, che abbiamo preparato per custodire il sacramento del corpo e sangue del tuo Figlio; fa’ che adorando Cristo qui presente siamo intimamente associati al mistero della redenzione. Per Cristo nostro Signore» (1317). Quindi, incensa il nuovo tabernacolo e la Messa prosegue come al solito (cf,1318-1320). Detta la preghiera dopo la Comunione, la pisside con il Santissimo Sacramento, presa dalla mensa dell’altare dove era stata deposta dopo la distribuzione del Pane eucaristico ai fedeli, può essere portata in processione fino alla cappella o al luogo dove è situato il tabernacolo per la reposizione solenne (cf .1321-1322). (5 continua)