Programma dal 6 al 14 giugno 2026

Letture: Deuteronomio 8.2-3.14b-16a / Salmo 147 / 1Corinzi 10,16-17

Loda il Signore, Gerusalemme.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,51-58)

In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Rivalta Ornella+ Cerfogli Carlo ed Elisa
Domenica 07 10.3018.30 Pro populo(R)
Lunedì 08 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe
Martedì 09 8.00 (R)
Mercoledì 10 18.30 + Rontini Mario (Trigesima)Secondo le intenzioni di una famiglia
Giovedì 11
Venerdì 12 8.00 Per riparare alle offese fatte al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria. A Gesù, alla Madonnina, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.Per i vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e parenti tutti nel senso più esteso possibile (defunti);

secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)

Sabato 13 18.30 Per riparare alle offese fatte al Cuore Immacolato di Maria, Sacro Cuore di Gesù. A Gesù, alla Madonnina, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.Per i vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e parenti tutti nel senso più esteso possibile (defunti);

secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)

Domenica 14 10.30 + Dante Folli e deff. famiglia Folli

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : AGiugno 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07Corpus Domini Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Giovedì 11S. Barnaba Ap. S. Messa ad orario ferialeOre 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 12Sacratissimo Cuore di Gesù S. Messa ad orario feriale Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.
Sabato 13Cuore Immacolato di Maria S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 14XI del T. Ordinario Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – A S. Giacomo (Fruges) a partire da Sabato 6 giugno cambia l’orario della S. Messa prefestiva che sarà celebrata alle ore 17.30.

1 – A Piedimonte il gruppo AGESCI di Massa Lombarda celebra Sabato 6 e Domenica 7 le giornate di fine anno

2 – A Piedimonte il gruppo AC di Massa Lombarda celebra Sabato 13 e Domenica 14 la festa di fine anno

Continua all’oratorio il laboratorio dei tortellini per la Festa della Ripresa martedì 9, mercoledì 10, giovedì 11 dalle 20 alle 22.30 c.a.

mercoledì 10 dalle ore 14.00 alle 16.30

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,1-12 Mt 5,13-16 Mt 5,17-19 Mt 10,7-13 Mt 11,25-30 Lc 2,41-51

Vivere il mistero : La Chiesa – leggiamo nell’Enciclica Ecclesia de Eucharistia – ha ricevuto nell’Eucaristia da Cristo suo Signore non un dono, pur prezioso, tra tanti , ma il dono per eccellenza, (n 11). Riconoscente, ha istituito perciò la solennità del Corpus Domini. Se al Giovedì Santo, si commemora l’istituzione dell’Eucaristia, in questo giorno la comunità cristiana desidera proclamare in modo pubblico la propria fede nella presenza reale del suo Signore nel sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. Ma proprio perché l’Eucaristia sarebbe vana senza la fede che l’accoglie, viene introdotta e accompagnata dalla Parola di Dio. Già sant’Ambrogio affermava. «(Il fedele) si affretti verso la parola di Dio. Cominciando a intendere, egli comincia ad aver fame (dell’Eucaristia)». Commenta il teologo redentorista F.X. Durrwell: «L’Eucaristia è una parola muta per chi non ha ancora fede; non è inizio, ma culmine di tutta l’evangelizzazione; non apre, ma spinge la porta socchiusa. Troppo semplice, il linguaggio eucaristico è troppo forte… Anche i credenti hanno bisogno di riascoltare la Parola, per disporsi all’accoglienza, finché risuoni per loro la Buona Novella: “Questo è il mio corpo”, che fonda la presenza e apre i cuori». Noi ci soffermeremo in particolare sul brano evangelico della celebrazione odierna, che conferma, come vedremo, il legame inscindibile tra Parola e Eucaristia.  I versetti 51-58 della nostra pericope fanno parte del lungo capitolo 6 del quarto Vangelo. Gesù, dopo essersi proclamato «pane della vita» (Gv 6,48), afferma di essere «pane vivo» (Gv 6,51). Quando Gesù si definisce «pane» e specifica «vivo», che «dà la vita» non intende parlare in primis dell’Eucaristia ma della rivelazione che in lui è giunta a compimento. Il «pane» rimanda perciò alla Parola di Dio. La metafora del pane applicato alla Parola ha un ricco entroterra veterotestamentario; la troviamo sulle labbra del profeta Amos (8,11-13), di lsaia (55,1-2), e nel libro dei Proverbi: «Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato» (9,5). Giovanni, nell’Apocalisse, è invitato a mangiare il piccolo libro dolce e amaro. Dolce perché la rivelazione fa gioire il cuore, amaro perché la sua assimilazione e l’annuncio che consegue comportano una macerazione interiore, una fatica difficile e penosa (Ap 10,9-10). Gesù parla poi di «carne» e di «sangue». Qui il discorso si fa più eucaristico. Con queste due immagini siamo rimandati all’agnello dell’esodo pasquale. Quando il popolo ebraico uscì dall’Egitto, la carne dell’agnello fu il suo nutrimento, mentre il suo sangue, posto sugli stipiti delle porte, lo risparmiò dalla morte. Ora, Gesù è il vero Agnello, colui che compie la Pasqua antica. Nel nostro brano per ben sei volte ritorna il termine «carne». In questa insistenza qualche esegeta ha visto un profondo legame tra Eucaristia e Incarnazione (il termine «carne» può essere sostituito con il termine «corpo»). Attraverso l’Eucaristia si perpetua perciò nel tempo il mistero dell’Incarnazione. Chi non accoglie l’Incarnazione non può quindi riconoscere la presenza di Cristo nell’Eucaristia. Forse quando Giovanni scriveva questa pagina era alle prese con alcune correnti gnostico-docetistiche, che negavano il realismo della venuta nella carne di Gesù Cristo. Anche Ignazio di Antiochia ha colto questo rischio quando, rivolto ai fedeli di Smirne, scrive: «Essi (i docetisti) si astengono dall’Eucaristia e dalla preghiera, perché non riconoscono che l’Eucaristia è la carne del nostro Salvatore Gesù Cristo che ha patito per i nostri peccati» (Lettera alla Chiesa di Smirne 7,1). Non sorprende allora la reazione dei Giudei: «Come può costui darci la sua carne da mangiare!» (Gv 6,52). Lo scandalo dei Giudei (che è pure quello dei discepoli) è lo scandalo dell’Incarnazione. Gesù è Parola e carne, Dio e uomo, colui che salva l’umanità perché allo stesso istante Figlio di Dio e Figlio dell’uomo. A chi lo accoglie è promessa la vita e la risurrezione futura. Ma Gesù va ancora più in profondità: «Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, cosi anche colui che mangia me vivrà per me» (Gv 6,57). Chi mangia la carne del Figlio di Dio, non solo entra in comunione con la sua vita divina, ma vive «per» lui. La preposizione «per» ha un duplice valore: causale e finale. Il credente vive grazie a Cristo e per Cristo. Questo vincolo tra il Maestro e il discepolo è il medesimo vincolo che lega il Figlio al Padre. La vita che Gesù possiede è dono del Padre; egli vive perciò per il Padre, nella totale dedizione al suo disegno e mediante il dono di sé. L’atteggiamento dei discepoli dev’essere uguale: una vita ricevuta che diviene vita donata. La solennità del Corpus Domini pone in luce tre aspetti della nostra fede: l’unità del Corpo di Cristo e del Corpo della Chiesa; la dimensione testimoniale (senso della processione eucaristica); l’adorazione della presenza di Cristo nel sacramento. Sarà l’apostolo Paolo, in particolare, a sviluppare una intensa teologia della Chiesa come Corpo, del quale Cristo è «capo» (kephalé). In questo orizzonte, sant’Agostino ammoniva i suoi fedeli: «Se dunque voi siete corpo di Cristo e le sue membra, sulla mensa del Signore viene posto il vostro mistero: il vostro sacro mistero ricevete. A ciò che voi siete, rispondete: Amen, e rispondendo lo sottoscrivete. Odi infatti: “Il Corpo di Cristo” e rispondi: “Amen”. Sii veramente membro del Corpo di Cristo, perché l’Amen sia vero”». Di qui consegue la testimonianza della Chiesa sulle strade del mondo; una testimonianza duplice: di Cristo e del Vangelo. La Chiesa diviene per il mondo ciò che l’Eucaristia è per lei: il sacramento della salvezza. La Chiesa è così ad un tempo salvata e salvatrice. In terza istanza l’adorazione che sfocia nell’azione di grazie. La consapevolezza che l’Eucaristia è «grazia» che non può essere ripagata, (anafora siriaca) apre al primato del ricevere sul fare rendendo «grata» l’esistenza del credente. (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

Nella celebrazione liturgica – prosegue la presentazione – il cristiano impara a «gustare com’è buono il Signore», passando dal nutrimento del latte al cibo solido, «fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo». Pertanto la nuova traduzione del Messale potrebbe essere l’occasione per rileggere I’OGMR, notando che le singole rubriche racchiudono «il modello celebrativo proposto dal libro liturgico» e considerando che «la fondamentale funzione affidata al messale di ordinare e orientare la celebrazione eucaristica […] richiede una conoscenza attenta e partecipe». (4-continua)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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