Programma dal 16 al 24 maggio 2026

Letture: Atti degli Apostoli 1,1-11 / Salmo 46 / Efesini 1,17-23

Ascende il Signore tra canti di gioia.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (28,16-20)

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.

Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.30 Intenzione del seminario
Domenica 17 10.30

18.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

+ Dovadola Monica e per Dovadola Maria Teresa (vivente)

Lunedì 18 8.00

18.30

Per Gabriele (vivente)

Per Giulio e famiglia (oratorio)

Martedì 19 8.00 Pro populo
Mercoledì 20 18.30 + Gian Battista Sangiorgi
Giovedì 21 18.30 + cg. Giacometti e Mussino e per Franca e Francesco
Venerdì 22
Sabato 23 18.30 Secondo tutte le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Domenica 24 10.30

18.30

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Guadagnini Silvana

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Maggio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 17

Ascensione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Giacomo) : S. Messa di Prima Comunione

Ore 16.00 (S. Giacomo) : S. Messa con il Sacramento della Cresima per ministero di mons. Giovanni Mosciatti.

Lunedì 18 Ore 20.00 (S. Paolo) : S. Rosario camminato con partenza e arrivo nel sagrato della chiesa.
Mercoledì 20 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 21 Ore 20.30 (piazza Matteotti) : “Camminata per la PACE” con partenza dalla piazza Matteotti davanti al Comune.
Venerdì 22

S. Rita da Cascia

(S. Messa ad orario feriale)

(Dalle ore 9.00 alle 12.00 e dopo l’Adorazione Eucaristica alle ore 18.30 ca.) benedizione delle rose nella memoria di S. Rita

Ore 16.00 (oratorio) : Confessioni dei fanciulli in preparazione alla Prima Comunione.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Ore 20.30 (S. Giacomo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Fruges. (vedi sotto)

Sabato 23 Ore 15.00 (S. Paolo) : Ritiro per i fanciulli che si preparano a celebrare il Sacramento della Prima Comunione.
Domenica 24

Pentecoste

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.15 (oratorio) : Corteo dei comunicandi fino a S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione.

La processione nel quartiere Fruges

Via Mameli, via IV novembre, via E. Ricci, via Argine S. Paolo, via XI maggio, via S.Giacomo, v. le Martiri della Libertà, via Baffé e Foletti, p.le Falcone, (sosta), poi via Baffè e Foletti, v.le Martiri della Libertà, via Tiglio, via S. Giacomo, via Mameli.

1 – Tutti i giorni(No venerdì) in S. Paolo ore 17.55 : S. Rosario del mese di Maggio.

2 – Martedì, mercoledì e giovedì alle ore 20.00 presso le suore di S. Giuseppe

(Scuola materna) in via Bassi, preghiera del S. Rosario.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 16,29-33 Gv 17,1-11a Gv 17,11b-19 Gv 17,20-26 Gv 21,15-19 Gv 21,20-25

Vivere il mistero : Il famoso scrittore francese F. Mauriac immaginava la vita dell’uomo come il percorso di un fiume: limpido e sereno alla sorgente, facile e tumultuoso nel primo tratto di discesa dai monti, faticoso e tortuoso nei meandri della pianura, improvviso e decisivo nell’estuario dello sbocco nel mare. È a questa foce ultima che oggi la liturgia dell’Ascensione ci invita a guardare; è verso questo destino eterno che attira i nostri cuori. Se possiamo farlo è perché Gesù Cristo «via nuova e vivente» (Eb 10,20) ne ha dischiuso per noi l’accesso, come bene sottolinea il Prefazio odierno: «(Il Signore Gesù) non ci ha abbandonati nella povertà della nostra condizione umana ma ci ha preceduti nella dimora eterna, per darci la serena fiducia che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria». Luca (prima lettura) afferma che Gesù si «mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni», e che dopo aver parlato loro del Regno di Dio «fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi» (At 1,3.9). Gesù, prima della sua glorificazione (Ef 1,20, seconda lettura), si mostra ai discepoli per quaranta giorni; essi lo vedono vivo, cioè in una pienezza fisica. La risurrezione restituisce, seppur trasfigurate, le nostre forme concrete, e i sensi ne sono i primi testimoni. Il numero quaranta è naturalmente simbolico e rappresenta l’intera vita di un uomo. Che al termine di quaranta giorni Gesù ascenda a Dio significa che l’esistenza umana non ha come esito finale il nulla della morte ma la vita nella sua bellezza compiuta. E qui abbiamo un grande paradosso della fede che possiamo così sintetizzare: accedo alla pienezza della vita passando attraverso il limite della morte; ascendo a Dio nella gloria non senza essere prima disceso nell’umiliazione della tomba. È la dinamica pasquale, operante in noi in forza del battesimo. Morti e risorti con Cristo siamo poi introdotti nell’abisso dell’amore di Dio, così descritto da Giovanni Paolo II in una sua lirica: «Il mio spazio è dentro di Te. Il Tuo spazio è dentro di me». Dio e l’uomo si ospitano reciprocamente. Questa è la meta dell’Ascensione: il seno della Trinità, dove Gesù crocifisso e risorto è entrato per primo innalzando accanto al Padre la nostra stessa umanità (cf Colletta). La celebrazione odierna è una sintesi meravigliosa di speranza (sguardo verso l’alto) e di realismo (sguardo verso il basso). Tenendo uniti questi due estremi si evita lo scoglio di un alienante spiritualismo come pure di un vuoto immanentismo. Prima di salire al Padre, Gesù risorto convoca i suoi discepoli in Galilea, su di un monte da lui indicato. Il luogo, naturalmente, va oltre l’aspetto topografico e riveste una portata simbolica. ln Galilea era risuonata per la prima volta la buona novella del Regno (Mt 4,17); sul monte Gesù aveva promulgato le beatitudini (Mt 5,1-12). Ora egli consegna ai suoi discepoli tre grandi mandati: l’evangelizzazione delle genti (la fede annunciata), l’amministrazione del battesimo (la fede celebrata), l’insegnamento evangelico (per una fede vissuta). Gesù premette però quello che potremmo definire il fondamento dell’attività futura dei discepoli (e della Chiesa): la sua autorità (exousia) ricevuta dal Padre. «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra» (Mt 28,18). Già durante la sua vita terrena Gesù ne aveva dato prova nell’insegnamento (Mt 7,29) e nel perdono dei peccati (Mt 9,6). La comunità credente era poi consapevole di aver ricevuto a sua volta il medesimo potere di perdonare (Mt 9,8) e di liberare dal potere del male (Mt 10,1). Ora però questo potere è conferito a Gesù in pienezza. Bisogna sottolineare però che non si tratta di «un Potere dominativo da esercitare sugli uomini, ma della capacità operativa di proclamare le esigenze della volontà di Dio, di liberare i peccatori dalla schiavitù del loro passato di colpa, di spezzare i ceppi degli incatenati dalle forze diaboliche della morte e della distruzione… ln una parola si potrebbe definirlo il potere di realizzare il Regno di Dio nel mondo» (G. Barbaglio). Gesù sale al Padre e allo stesso istante rimane con i suoi: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20). Egli è con noi mediante la Chiesa, suo Corpo (Ef 7,22-23). Attraverso la Chiesa, con la sua storia, con la sua testimonianza, e con la sua vita, Gesù Cristo ancora oggi parla, risana, guarisce e perdona la nostra umanità. Egli è con noi anche mediante I poveri, con i quali ha voluto identificarsi (cf Mt 25,31-46), e in ogni prova che attraversa la fatica del nostro vivere e morire. «Cristo – diceva sant’Agostino – è ormai esaltato al di sopra dei cieli, ma soffre qui in terra tutte le nostre tribolazioni che noi sopportiamo come sue membra. Pur trovandosi lassù, resta ancora con noi. E noi, similmente, pur dimorando quaggiù, siamo con lui». Molti secoli dopo, la medesima fede è espressa da Dietrich Bonhoeffer, che in carcere, in attesa della sentenza di morte da parte del potere hitleriano, scriveva in una sua poesia: «Da forze amiche a meraviglia avvolti, / attendiamo con calma l’avvenire. Dio è con noi di sera e di mattino, / sarà con noi in ogni giorno nuovo». Egli è con noi mediante una presenza invisibile; noi forse la vorremmo più evidente, questa presenza, più tangibile a partire dai nostri criteri e misure. Ma la presenza del Signore che cammina accanto a noi è discreta, non si impone, abita il chiaroscuro. Egli è con noi, non c’è dubbio, ma noi – e qui vogliamo lasciarci interpellare – siamo con luì? (p. Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [] (di Giuseppe Midili)

Il primo passo per una buona regia celebrativa è la preparazione orante dell’incontro con Dio che si compie nella celebrazione. La liturgia è azione della Chiesa, che ha sempre dettato «le norme per preparare gli animi, disporre i luoghi, fissare i riti e scegliere i testi per la celebrazione dell’Eucaristia», desiderando mettere in pratica il comando del Signore, che ordinò ai suoi di predisporre una sala grande e addobbata (cf. Lc 22,12). Curare la regia celebrativa richiede – nella fase di preparazione – un’approfondita conoscenza del senso teologico che è sotteso ai riti della liturgia e che li ha determinati (prima tappa). Si deve assumere un atteggiamento di preghiera (e non di organizzazione ed esecuzione pratica), meditando e contemplando i testi della celebrazione (seconda tappa), aprendosi all’ascolto e alla comunione con il Signore. Alla luce dei principi di teologia liturgica e delle indicazioni normative e pastorali racchiuse nei Praenotanda, si dovrà poi dedicare tempo e cura alla preparazione di alcuni aspetti pratici della celebrazione (terza tappa). Questo passaggio dell’itinerario culminerà nell’ultima tappa, che consiste nel tempo di preparazione prossima alla celebrazione liturgica. La celebrazione liturgica dell’Eucaristia è un’occasione privilegiata che Dio offre al suo popolo per incontrarlo. (1-continua)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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