Programma dal 13 al 21 giugno 2026

Letture: Esodo 19.2-6a / Salmo 99 / Romani 5,6-11

Noi siamo suo popolo, gregge che egli guida.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (9,36-10,8)In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì. Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 13 18.30 Per riparare alle offese fatte al Cuore Immacolato di Maria, Sacro Cuore di Gesù. A Gesù, alla Madonnina, a Dio Padre buono e allo Spirito Santo.

Per i vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e parenti tutti nel senso più esteso possibile (defunti);

Per le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)

Domenica 14 10.30 + Dante Folli e deff. famiglia Folli
Lunedì 15
Martedì 16
Mercoledì 17
Giovedì 18
Venerdì 19
Sabato 20
Domenica 21

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario del mese di maggio

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Giugno 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 14

XI del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Giovedì 18 S. Messa ad orario feriale

Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.

Venerdì 19 S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Domenica 21

XII del T. Ordinario

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – A S. Giacomo (Fruges) da Sabato 6 giugno è cambiato l’orario della S. Messa prefestiva che viene celebrata alle ore 17.30 con il S. Rosario alle ore 17.00.

2 –All’oratorio S. Paolo domenica prossima 21 giugno in arrivo la 12 ore di calcio

1 – A Piedimonte il gruppo AC di Massa Lombarda celebra Sabato 13 e Domenica 14 la festa di fine anno

Continua all’oratorio il laboratorio dei tortellini per la Festa della Ripresa lunedì 15, martedì 16, mercoledì 17, giovedì 18 dalle 20 alle 22.30 c.a.

mercoledì 17 dalle ore 14.00 alle 16.30

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,38-42 Mt 5,43-48 Mt 6,1-6.16-18 Mt 6,7-15 Mt 6,19-23 Mt 6,24-34

Vivere il mistero : L’esperienza di cose gratuite, l’annunzio che tutto è grazia: tra questi due poli si dispiega la novità dell’esistenza cristiana. Da un pugno di gente sbandata Dio trae il suo popolo (prima lettura). Da nemici, siamo diventati consanguinei (seconda lettura). A partire da queste origini si delinea la missione dei credenti che consiste nell’annunciare la grazia di Dio, dando gratuitamente. A un mondo che tenta di proporre un’immagine di uomo che vuole salvarsi da solo, indisponibile per gli altri («a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto»), la Parola propone l’immagine paradossale di uomo per gli altri. Non si tratta di un’immagine astratta, ma di un’esistenza concreta, quella di Gesù di Nazareth, che comanda ai suoi di parlare di Lui e quindi di fare come Lui. Il segno caratteristico del suo passaggio tra gli uomini è stato la gratuità, e da qui si identificano i suoi. Nessuno può sentirsi escluso da questa missione di annuncio, che non riguarda solo i missionari ad gentes. Nessuna situazione umana può essere vissuta come così chiusa da non potersi presentare come buona notizia, come gratuità, appunto. Come celebrare, nei nostri gesti quotidiani più comuni e ripetitivi, la proclamazione che «tutto è grazia?». La missione di Israele, nell’Antico Testamento in genere, è vista prevalentemente nella linea del segno e della rappresentanza. Israele diventa popolo missionario nella misura in cui si fa luce per le genti. La conversione dei popoli, in questa prospettiva, è vista come evento escatologico, conclusivo della storia della salvezza. Il Nuovo Testamento si inserisce a questo punto, perché esprime la convinzione che il tempo escatologico è arrivato, e dunque la conversione dei popoli è iniziata. Di qui la giustificazione del discorso missionario che il Vangelo di Matteo presenta. La missione scaturisce dalla compassione di Gesù, che si commuove nelle sue viscere della tenerezza stessa di Dio per Israele (cf Is 54,7; Ger 31,20), alla vista delle folle erranti come «pecore senza pastore». ln questa sollecitudine disinteressata si manifesta il tema della gratuità. Gesù vuole unire, togliere gli uomini dalla solitudine e dalla dispersione. ln questo contesto vengono nominati per la prima volta i Dodici, di cui vengono dati i nomi (10,2- ). L’iniziativa spetta al Signore; il discepolo deve prestarsi all’assunzione, deve cioè offrirsi alla libera scelta del Signore. In questi Dodici sono presenti tutti coloro che, al seguito di Gesù, diverranno testimoni della buona novella del Regno. Parlando dei Dodici, Matteo non distingue la loro chiamata dalla loro missione. Essi non hanno che uno scopo: continuare la missione del Maestro. Può sorprenderci il fatto che i Dodici siano mandati «alle pecore perdute della casa di Israele». Questa annotazione rivela forse la situazione storica in cui l’ordine fu dato: Gesù inviò i Dodici in prova nei villaggi d’Israele. Tuttavia traspare qui un elemento importante, di perenne significato teologico: Israele era e rimane il popolo eletto, e dunque Gesù porta a compimento le promesse di Dio a riguardo del suo popolo. Noi che leggiamo oggi questo discorso, poi, possiamo forse cogliere un altro aspetto significativo. Ciò che conta, nella missione, non è correre e agitarsi, ma far maturare, anche in un luogo solo, valori che hanno in sé una carica universale. L’importante è essere segno dell’amore di Dio di fronte a una sola persona o a centomila. Gesù esorta poi a «non andare fra i pagani e a non entrare nelle città dei Samaritani». Lo sconcerto che avvertiamo di fronte a queste parole, si risolve pensando che si tratta di evitare una via, cioè un modo di agire e di essere, e di allontanarsi da una città, cioè da un modo di vivere insieme, che sono il tipo dell’anti-Israele, in opposizione a Gesù. Rifiutare di accogliere il Regno dei cieli che in Gesù è divenuto vicino (10,7), significa camminare nella via delle genti e verso la città dei Samaritani. È, in altre parole, l’idolatria del cuore proibita a Israele (cf Dt 7,1-8). Il discorso non si chiude su questa annotazione negativa, ma sul riconoscimento da parte dei discepoli, della realtà che li ha costituiti, dalla quale scaturisce Io stile con cui portare avanti la loro missione. Essi hanno ricevuto tutto gratuitamente; con la medesima gratuità, dovranno dare a quelli che sono nel bisogno (10,8). (Sr. Donatella Scaiola)

Il Messale Romano- Alla scuola del Messale [continuazione] (di Giuseppe Midili)

ln questa prima tappa si potrebbero annotare nel quaderno della preghiera alcuni aspetti della propria meditazione sulla dimensione teologica del celebrare; sarebbe anche opportuno segnare i momenti di pesantezza e di noia che si sono sperimentati durante l’Eucaristia, cercando di individuarne le cause e provando a ipotizzarne possibili soluzioni. Infine sarebbe utile prendere nota di quanto nel proprio stile celebrativo – personale o comunitario, se si tratti per esempio di un cammino del gruppo liturgico – merita di essere approfondito teologicamente, oppure curato nell’esecuzione rituale pratica. Dopo aver trascorso un periodo opportuno, riflettendo sul senso teologico del celebrare, si può passare alla seconda tappa: frequentare i testi liturgici che la Chiesa propone, pregando nella liturgia, cioè nei suoi testi, nei suoi gesti, nei suoi riti, per conoscerli e accostarli in un clima orante. Spesso si deve constatare che presbiteri, ministranti e comunità arrivano alla celebrazione senza aver meditato sul Lezionario e sull’eucologia e di conseguenza la liturgia non produce frutto, non diventa dialogo tra Dio e il suo popolo. Perché un testo biblico o eucologico parli a chi lo ascolta è necessario che la proclamazione sia preceduta da un tempo orante: chi lo proclama, ma anche coloro che partecipano all’azione liturgica sono chiamati a entrare nel clima della preghiera, sia prima che durante il momento celebrativo. La pericope biblica e le orazioni devono essere lette e meditate previamente in un contesto di ascolto silenzioso e meditativo perché quando verranno proclamate nell’assemblea il cuore non si concentri sui dettagli, ma sul messaggio che in essi è racchiuso. (5-continua)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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