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Programma dal 19 al 27 settembre 2026

Letture: Isaia 55,6-9 / Salmo 144 / Filippesi 1,20c-24.27a

Il Signore è vicino a chi lo invoca.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (20,1-16)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 19 18.30 (R)
Domenica 20 10.30

18.30

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Russo Bice, Lannia Vincenzo, Carmine e Ida Leta

Lunedì 21 18.30 Per ringraziamento per il primo anno di ministero pastorale a Massa Lombarda (celebrata all’oratorio)
Martedì 22
Mercoledì 23
Giovedì 24
Venerdì 25
Sabato 26
Domenica 27 10.30 + Mondini Luigi, Giulia e Alfredo

Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)

S. Paolo Sabato (chiesa) ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Settembre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 20

XXV del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Lunedì 21

S. Matteo ap.

S. Messe ad orario feriale

Ore 18.30 (oratorio) : Riprende la celebrazione eucaristica del lunedì rivolta particolarmente a giovani e giovanissimi.

Mercoledì 23 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 24 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 25 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

L’adorazione prosegue in silenzio fino alle ore 20.00

Domenica 27

XXVI del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – Lunedì 21 alle ore 18.30 riprende la celebrazione della S. Messa all’oratorio

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,9-13 Lc, 8,19-21 Lc 9,1-6 Lc 9,7-9 Lc 9,18-22 Lc 9,43b-45

Vivere il mistero : La vita di Gesù si è caratterizzata per tre grandi coordinate. Anzitutto, egli ha compiuto un cammino coram Deo, davanti a Dio; questo aspetto lo cogliamo dal suo ritirarsi sovente in preghiera, dalla sua ricerca della volontà del Padre, dalla sua obbedienza al disegno divino f ino al dono totale di sé nella morte. Ha poi vissuto cum hominibus, tra gli uomini del suo tempo, in una cultura specifica, dentro la storia del popolo d’Israele. Ha frequentato persone altolocate e gente umile, uomini e donne di fede come pure peccatori e peccatrici. Ha poi vissuto pro hominibus: non per nulla la sua vita è stata definita una pro-esistenza. Ma ciò che colpisce maggiormente, è che Gesù ci ha rivelato un volto inedito di Dio, dai tratti insoliti e talora stupefacenti. Significativo, al riguardo, il brano evangelico di questa 25″ domenica (Mt 20,1-16). Questa parabola è esclusiva di Matteo e non è d’immediata comprensione. È stata interpretata in vario modo. Per alcuni esegeti il punto centrale del racconto sarebbe quello della chiamata. Dio chiama ad ogni ora, e con libertà. Ciò che importa è essere pronti e rispondere. Vi è poi chi ha visto nella parabola il tema del giudizio. Chi ha lavorato nella vigna (immagine del Regno di Dio) non è garantito di nulla, può venirne escluso. Si può infatti perdere (per propria colpa) la grazia del Regno anche dopo aver lavorato in esso per lungo tempo e con fatica: «Prendi il tuo e vattene», afferma infatti il padrone (Mt 20,14). L’intero racconto poi si apre e si chiude con due frasi che fanno da inclusione: «Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi» (Mt 19,30) e: «Cosi gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi» (Mt 20,16). All’interno abbiamo il racconto di una parabola, dove vediamo un ricco padrone, che assume operai lungo le varie ore del giorno e che al termine paga tutti in modo equiparato. A questo punto scatta però l’indignazione degli operai della prima ora, i quali si sentono trattati ingiustamente (vedremo poi che la giustizia, in realtà, è un pretesto). Possiamo cogliere, nei personaggi della parabola, i farisei (i «giusti») che si scandalizzano di Gesù in quanto chiama gratuitamente alla salvezza anche i peccatori (gli «ultimi»). Certamente il racconto manifesta anche una tensione, all’interno della stessa comunità di Matteo, tra gli ebrei convertiti al cristianesimo e i pagani. I primi potevano vantare alcuni diritti sui pagani convertiti, in quanto «la salvezza viene dai Giudei» (Gv 4,22), come leggiamo anche in Giovanni. Ma Gesù ha sempre detto chiaramente che il Regno di Dio, che lui è venuto ad inaugurare, è dono e non salario, non è privilegio ma ha i tratti dell’universalità, è pura gratuità che nasce dall’iniziativa di Dio e non conquista. Tutti questi aspetti sono presenti nella parabola e hanno la loro importanza ma non sono ancora il centro del racconto. Al centro ci sta Dio, il suo agire, le sue scelte, che già il profeta Isaia vedeva altre da quelle dell’uomo: «l miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie» (ls 55,8). La parabola ci rivela due precisi lineamenti del volto di Dio. Il primo, nell’irritata reazione dell’operaio chiamato fin dal mattino: «Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo» (Mt 20,12). Notiamo: qui non si chiede giustizia,(non è stata violata) ma ci si lamenta che non è stata tenuta in conto la proporzionalità: «Li hai trattati come noi», dice l’operaio a nome dei suoi compagni. Più letteralmente potremmo tradurre: «Questi, gli ultimi, hanno fatto una sola ora e li hai fatti uguali a noi che abbiamo portato il peso della giornata e il caldo». È l’uguaglianza che fa problema. Ma l’uguaglianza, fa capire Gesù, manifesta che Dio ama tutti senza far torto a nessuno. Ama i primi (e riconosce il loro operato) come ama anche gli ultimi. Dio, nella sua bontà, va oltre i limiti delle differenze. Scrive B. Maggioni: «Dio intende incontrare l’uomo, ogni uomo, giusto o peccatore, nella gratuità, che non contraddice il diritto, ma lo dilata. Ed è quando entra a sua volta in questo spazio – conclude – che l’uomo può dire di conoscere, in qualche modo, Dio». Il secondo lineamento divino che emerge lo troviamo nella risposta del padrone «Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?» (Mt 20,15). Il padrone coglie nel segno: la protesta è nata dall’invidia. Ma il padrone è buono, ha una misura che supera la ristrettezza della proporzionalità. R. Guardini osservava che la bontà «lascia a ciò che vive lo spazio aperto e libero il movimento, anzi glielo dona, glielo crea, giacché solo là la vita fiorisce». Ecco perché Dio è buono, come ci ricorda anche il salmista: «Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature» (Sal 149). La sua bontà verso di noi, manifestata in Gesù (cf Ef 2,7), suscita (o dovrebbe suscitare) la nostra bontà verso il prossimo. La persona buona, come Dio, fa fiorire la vita attorno a sé, tanto da presentarsi sempre «con una simpatia congenita per ogni uomo, senza zelo amaro, senza atteggiamenti scorretti o offensivi, con un comportamento che è quello dell’amore stesso sul piano più concreto: la dolcezza della voce, una certa irradiazione dal volto, un contegno che ispira confidenza, seduce e attira gli altri» (C. Spicq). Tertulliano ci ricorda che la bontà caratterizzava così fortemente i primi cristiani, che, dalla trasparenza e irradiamento della loro chrestotès (bontà/benevolenza), i pagani li chiamavano chrestianoi al posto di christianoi, cioè coloro che hanno il volto della bontà e dell’amore. Concludiamo la nostra riflessione lasciando la parola a papa Paolo VI, che al tramonto della sua lunga e laboriosa giornata terrena così si rivolgeva al Dio di ogni bontà: «Ora che la giornata tramonta… come celebrare degnamente la tua bontà, o Signore, per essere stato io inserito, appena entrato in questo mondo, nel mondo ineffabile della Chiesa cattolica? … Ma ora, in questo tramonto rivelatore un altro pensiero oltre quello dell’ultima luce vespertina, presagio dell’eterna aurora, occupa il mio spirito: ed è l’ansia di profittare dell’undicesima ora… Come afferrare in quest’ultima possibilità di scelta l’unum necessarium, la sola cosa necessaria? Alla gratitudine succede il pentimento. Al grido di gloria verso Dio Creatore e Padre succede il grido che invoca misericordia e perdono». (p. Sandro Carotta)

angelo: Amministratore del sito web parrocchiale.
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