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Programma dal 18 al 27 luglio 2026

Letture: Sapienza 12,13.16-19 / S almo 85 / Romani 8,26-27

Tu sei buono, Signore, e perdoni.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (13,24-43)

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”». Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami». Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo». Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 18
Domenica 19 10.30 + Marconi Francesco
Lunedì 20 NO S. MESSA
Martedì 21 8.00 + cg. Giacometti e Mussino e per Franca e Francesco
Mercoledì 22 18.30 + Nicoletti Francesco
Giovedì 23 18.30 + Zuccarino Giovanni (10 anniv.)

+ Conti Paolo

Venerdì 24 NO S. MESSA
Sabato 25 18.30 + don Felice Marchi
Domenica 26 18.30 + De Giovanni Anna

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 (vedere il programma settimanale)

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 17.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Luglio 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

XVI del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Lunedì 20

S. Brigida

NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Martedì 21 S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 22

S. Maria Maddalena

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 23

S. Apollinare

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 24 NO S. MESSA in S. Paolo – S. MESSA a Fruges ore 18.30
Sabato 25

S. Giacomo ap.

S. Messa prefestiva
Domenica 26

XVII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1 – La celebrazione della S. Messa del Lunedì all’oratorio riprenderà il prossimo 21 settembre alle ore 18.30

2 – La lettura comune della Parola del giovedì in canonica riprenderà il prossimo 17 settembre alle ore 20.45.

3 – Come ogni anno il prossimo 15 agosto celebreremo la giornata comunitaria a Piedimonte con il tradizionale programma da anni consolidato.

I Campi estivi dei ragazzi AGESCI E ACR per la nostra parrocchia

1 – Route di CLAN : dal 18 al 25 luglio.

2 – Reparto SCOUT dal 2 al 12 agosto.

3 – Branco SCOUT dal 2 al 9 agosto.

4 – Campo ACR III media dal 25 luglio al 1 agosto. (diocesano)

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 15,1-8 Mt 12,46-50 Gv 20,1-2.11-18 Gv 10,11-18 Mt 13,18-23 Mt 20,20-28

Vivere il mistero : Prosegue in questa domenica la lettura delle parabole del regno. Alla parabola del seminatore, l’evangelista Matteo fa seguire altre sei parabole riunite a due a due: quelle del seme di senape e del lievito, quelle del tesoro nel campo e della perla preziosa; le altre due, della zizzania e della rete, le inquadrano; al centro troviamo la spiegazione della parabola della zizzania. Oggi la liturgia propone la parabola della zizzania, con la relativa spiegazione, e quella del granellino di senape e del lievito. Noi faremo una scelta e porteremo l’attenzione sulla prima, quella della zizzania (lolium temulentum) molto amata e commentata dalla tradizione cristiana. Un’ultima osservazione. Abbiamo visto, domenica scorsa, come Gesù abbia risposto alle perplessità dei discepoli, riguardo l’avvento del regno di Dio nel mondo, invitando alla fiducia (parabola del seminatore). Nuovi interrogativi però si addensano nella loro mente a cui Gesù risponde con le sei parabole che abbiamo sopra ricordato. Come mai, si chiedono i discepoli, la crescita del regno comporta una lotta così drammatica tra bene e male (parabola della zizzania)? Perché è necessario che il seme muoia nella terra per dare frutto e il lievito si nasconda nella pasta per fermentarla (parabole del granello di senape e del lievito)? Com’è possibile che il cristiano giunga a sacrificare persino i propri beni per il regno (parabole del tesoro e della perla)? E quando saranno manifestati pienamente i figli del regno, (parabola della rete)? Davanti allo sconcerto dei servi, che trovano nel campo seminato a grano anche la zizzania, il padrone risponde chiarendo dapprima l’origine della zizzania e poi spiegando il da farsi riguardo ad essa. «Un nemico ha fatto questo», afferma il padrone. Più avanti sapremo che questo nemico è il diavolo. Vi sono perciò delle cause esterne indipendenti dalla volontà umana. I servi allora vorrebbero subito correre ai ripari sradicando la zizzania. Ma, davanti allo zelo imprevidente di costoro, risponde la saggezza del padrone. Questi, dopo aver chiarito l’origine della zizzania, offre tre criteri di comportamento, che sono pure tre inviti. Come primo criterio, afferma che bisogna lasciar crescere assieme sia il grano che la zizzania fino alla mietitura: sradicando la seconda si può danneggiare il primo (invito alla tolleranza). La mietitura avverrà a tempo opportuno. Bisogna perciò saper attendere. La zizzania sarà bruciata e il grano sarà posto nei granai (invito alla pazienza). Ci sarà infine il tempo della cernita, quindi i servi stiano tranquilli (invito alla speranza). Ora abbozziamo un approfondimento del brano attraverso tre linee di lettura. La prima linea che seguiremo è cristologica. È possibile, ci chiediamo, risalire ad una situazione specifica vissuta da Gesù? La seconda linea invece è ecclesiale. Matteo è estremamente attento alla dimensione comunitaria della vita cristiana. La terza linea è personale. Cosa dice a noi e di noi questa pagina evangelica? Gesù aveva inaugurato il regno di Dio con la sua predicazione e i miracoli (buon seme). Stando alla profezia però, il Messia futuro avrebbe inaugurato una comunità di giusti e santi, dopo aver condannato i peccatori (cf ls 60,21). Sta di fatto che tutta l’attività di Gesù è invece volta al recupero dei peccatori. Questo mette in crisi persino il Battista, che dal carcere, ove è rinchiuso, manda a dire a Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). Questa domanda va presa in tutta la sua drammaticità e gravità. Per capirne la portata basta ricordare il contenuto della predicazione del precursore: Giovanni Battista annunciava l’imminente giudizio divino, che la scure era ormai posta alla radice… ed ecco, invece, la smentita. Gesù non solo opera con giustizia e misericordia verso gli oppressi e i malati ma giunge persino a frequentare prostitute e pubblicani. Davanti a questo la fede del Battista non cede ma senz’altro è scossa. Eppure, in questo travaglio, giunge ad accogliere la novità di un Messia al di fuori dei propri schemi teologici e delle proprie attese. Gesù è il Messia venuto non per inaugurare i tempi del giudizio finale ma i tempi della misericordia. Il suo avvento comporta una conversione al suo modo specifico di realizzare l’ideale messianico. La parabola è stata subito interpretata in chiave ecclesiale. In Mt 18 possiamo vedere enucleato un certo profilo sul come dev’essere la comunità cristiana: un luogo dove si è attenti a non scandalizzare i piccoli (i cristiani ancora deboli nella fede), dove si esercita la mutua correzione fraterna, dove si cresce nel perdono reciproco. Questo comporta comprensione, bontà e gratuità, in modo che sia concesso a tutti di ravvedersi e di fare penitenza. Gesù afferma di lasciar crescere assieme zizzania e grano, un’immagine per dire che i tempi del giudizio non vanno anticipati. Ciò sarebbe un atto di presunzione e di orgoglio. «Il Signore – scrive Pietro – è magnanimo con voi, perché non vuole che alcuno si perda, ma che tutti abbiano modo di pentirsi» (2Pt 3,9). Il giudizio spetta a Dio e non all’uomo. Nella zizzania che infesta il campo seminato a grano possiamo scorgere anche le tante lacerazioni che abitano il nostro cuore. Quando non siamo vigilanti (immagine del sonno), quando cioè si vivacchia o ci si trascina, il nemico ha tutto il suo agio per seminare in noi il male. Paolo stesso, in Rm 7,15-25, parla di tensioni contrastanti che lo attraversano. Che fare? Due cose. La prima: non accanirci, in modo perfezionistico, a voler strappare via la zizzania. Non cedere cioè alla tentazione di liquidare una volta per sempre tutti i nostri lati oscuri. Bisogna lasciarli crescere assieme ai lati luminosi, che pure vivono in noi, e affidare il tutto a Dio. Dall’altra non bisogna neppure lasciar proliferare la zizzania in modo irresponsabile. Ciò che è male è male e male resta, non si può né giustificare né canonizzare. Bisogna accettarsi per quello che si è in vista del giudizio ultimo, quando Dio opererà la divisione finale. Allora la nostra umanità sarà completa, come scrive in modo suggestivo sant’Ignazio di Antiochia: «Giunto là, sarò veramente un uomo» (Lettera ai Romani, 4). (p. Sandro Carotta)

angelo: Amministratore del sito web parrocchiale.
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