Programma dal 10 al 18 ottobre 2026

Letture: Isaia 25,6-10a / Salmo 22 / Filippesi 4,12-14.19-20

Abiterò per sempre nella casa del Signore.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 10 18.30 + Joia Maria e Ana
Domenica 11 10.30

18.30

+ Alfonso, Alma, Maria e Peppino

+ Marcolini Juana

Rizzi Luigi detto Carlo (defunto) e per Maria Teresa Dovadola (vivente)

+ Guida Domenico, Giuseppe, Vincenzo e Arcolana Franca

Lunedì 12 8.00 (R)
Martedì 13 8.00 Claudia e Roberta
Mercoledì 14
Giovedì 15 18.30 + Mariangela Fontana (II° anniv.)
Venerdì 16
Sabato 17 18.30 + Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa e defunti delle famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra

Domenica 18 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno, Albertina e Elodia

+ Ada, Domenico, Silvana e Aldo

Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)

S. Paolo Sabato (chiesa) ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Ottobre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 11

XXVIII del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 11.00 (Imola-S. Giovanni N.) : Ritrovo annuale degli aderenti alla “Associazione don Orfeo” con S. Messa e assemblea.

Lunedì 12 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio Pastorale
Mercoledì 14 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.
Giovedì 15 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio.
Venerdì 16 Ore 15.00 (oratorio) : Confessione cresimandi

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

L’adorazione prosegue in silenzio fino alle ore 20.00

Ore 20.30 (Faenza) : Veglia missionaria interdiocesana con partenza dalla chiesa dei cappuccini in cammino fino alla cattedrale.

Domenica 18

XXIX del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.30 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Cresima per ministero di mons. Michele Morandi vescovo di Faenza

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 11,29-32 Lc 11,37-41 Lc 11,42-46 Lc 11,47-54 Lc 12,1-7 Lc 12,8-12

Vivere il mistero : Dopo l’immagine della vigna, la liturgia della Parola concentra oggi la nostra attenzione su quella del banchetto. Per Isaia (25,6-10), Dio preparerà, alla fine dei tempi, un sontuoso banchetto sul monte Sion come segno della sua volontà salvifica verso tutte le genti. Ln quel giorno, la grande nemica dell’umanità – la morte – sarà eliminata per sempre. Su questa linea tematica troviamo anche il canto dell’orante del salmo 22, il quale, tra le minacce del cammino, anela alla casa del Signore, nella quale è sicuro di trovare l’amicizia (la coppa traboccante) e la fraternità accogliente (la mensa preparata) del suo Dio. C’è una profonda convinzione che percorre tutta la composizione di questo salmo, ben riassunta in quel «tu sei con me» del v. 4. Gesù, nella parabola (Vangelo), riprende i temi di Isaia e li approfondisce ponendo in luce il rifiuto degli invitati a nozze e la condizione per essere commensali di Dio (la veste). Il brano evangelico odierno non è certamente un racconto edificante per bambini. Gesù, in questa parabola, mette bene in luce quello che potremmo definire il dramma della libertà umana: il rifiuto di Dio. Dio (il re) invita l’umanità alla sua stessa vita divina (il banchetto nuziale), e ripetutamente invia i suoi servi (i profeti, i missionari del Vangelo) per radunare le genti, ma non trova corrispondenza. Anzi, trova un deliberato diniego, un’egoistica indifferenza e una violenza negatrice. Sono tre gradazioni, in crescendo, di un «no» consapevole e voluto. Nota Gesù che alcuni, raggiunti dall’invito divino «non volevano venire» (Mt 22,3). L invito cade così nel diniego: un modo per dire: «non mi interessa». Difatti, a molte persone Dio non suscita alcun interesse. Altri «non se ne curarono» (Mt 22,5), prosegue ancora Gesù: costoro sono preoccupati dei loro campi e dei loro affari, elevati a valori ultimi. Questa indifferenza, frutto di egoismo, è un modo per dire: «Non ne ho bisogno, vivo bene e soddisfatto grazie ai miei beni». Molti uomini e donne pensano di non aver nessun bisogno di Dio. Il rifiuto può giungere anche all’odio; odio verso Dio che diviene insulto mortale nei confronti dei suoi testimoni, di quanti si fanno portatori della buona novella del Regno. Pensiamo all’apostolo Paolo prima della sua conversione: egli odiava ferocemente i cristiani. Sulla via di Damasco però comprende il suo peccato e da persecutore diviene apostolo fedele, pronto a sopportare qualsiasi prova pur di annunciare Gesù Cristo. Come reagisce Dio al rifiuto? Gesù afferma che Dio castigherà con il fuoco i colpevoli. È un’immagine per dire che chi rifiuta Dio prende fuoco, cioè si consuma. Chi si stacca dalla «radice» non può vivere, chi invece vi rimane attaccato ha vita in abbondanza, non si consuma e nulla potrà mai consumarlo. Esclamava Agostino: «O Vita per cui vivono tutte le cose, vita che mi doni la vita, vita che sei la mia vita, vita per la quale vivo, senza la quale muoio; vita per la quale sono risuscitato, senza la quale sono perduto, vita per la quale godo, senza la quale sono tormentato, vita vitale, dolce e amabile, vita indimenticabile». Dio però non si rassegna al rifiuto, ed invia continuamente i suoi servi affinché chiamino tutti, buoni e cattivi, al banchetto nuziale. C’è un particolare da tener presente. È vero che l’invito è gratuito (buoni e cattivi), è vero che è reiterato e fermamente voluto ma chiede pure un’adesione: la veste bianca. Questo elemento simbolico è stato interpretato dai Padri della Chiesa in vario modo: Tertulliano vi scorgeva la santità, Girolamo le opere buone, Agostino l’amore. Giovanni, nell’Apocalisse, parla di coloro che non hanno macchiato le loro vesti (Ap 3,4) per indicare quei fedeli che non sono scesi a compromessi con il mondo ma sono rimasti fedeli a Cristo. Nelle parole dì Gesù cogliamo allora un forte avvertimento. È vero che Israele ha respinto la chiamata di Dio nel suo Cristo, mentre i cristiani l’hanno accolta. Attenzione, però! Non basta un’adesione formale: si devono vedere i frutti di una novità che ha completamente trasformato la vita. Ricorda san Giacomo che «la fede senza le opere è morta» (Gc 2,26). Come abbiamo potuto notare in queste ultime domeniche, con tre parabole (dei due figli, dei vignaioli omicidi e del convito universale) Gesù riassume il rifiuto da parte delle autorità giudaiche (Mt 21 ,28-22,14) e traccia un inquietante bilancio della storia del popolo di Dio. Tuttavia, se da una parte è innegabile la durezza di Israele, dall’altra vediamo come vi sia una fedeltà a tutta prova da parte di Dio. La dialettica fedeltà divina-infedeltà umana percorre tutte le pagine della rivelazione, e segna pure il cammino della Chiesa lungo il suo percorso. Ora vorremmo porre brevemente in rilievo, per una verifica comunitaria, quattro forme d’infedeltà, che possono divenire un vero e proprio rinnegamento del messaggio evangelico. Il prevalere della verità sulla carità. – Nei vari tornanti della storia, la Chiesa ha sempre avvertito la necessità di difendere la purezza della fede. Questo è positivo e doveroso. Bisogna però ricordare che la dottrina deve illuminare la vita, la legge servire la carità, la norma guidare la persona, altrimenti si genera una crisi che può essere fatale. Il primato da salvaguardare sempre è quello dell’amore. La tentazione del potere. – Gesù ha sempre rifiutato la logica del potere, mettendo in guardia i suoi discepoli da ogni ambizione di rango (Mc 9,35). Ha inaugurato il servizio come una nuova modalità di essere signore e maestro (Gv 13,14). Questa è la via che devono percorrere i suoi discepoli per essere riconosciuti come tali. La ricerca dell’apparenza. – Spesso la comunità cristiana è attraversata da forti contraddizioni. Tra queste, l’emergere esterno di una grande vitalità, che non ha però un riscontro interno. Il fare che nasconde il vuoto, l’impegno senza un’anima, un’apparenza senza appartenenza. Paolo, scrivendo a Timoteo, nota che all’interno della Chiesa c’è gente «che ha una religiosità solo apparente ma ne disprezza la forza interiore» (2 Tm 3,5). L’attaccamento alla ricchezza. – Se una comunità cristiana poggia la sua sicurezza sulla ricchezza ha già tradito il suo Signore. Questa Chiesa, stando all’Apocalisse (3,14-22), viene vomitata, tanto è il disgusto e la nausea che provoca. I cristiani, come Israele, sono, senza dubbio, la stirpe eletta (cf 1 Pt 2,9). Ma lo sono per attestare, come abbiamo già ricordato, il desiderio profondo di Dio Padre, il quale «vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4), dove per verità non s’intende tanto il dogma quanto la persona viva di Gesù Cristo. (p. Sandro Carotta)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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