Letture: Isaia 35,1-6a.8a.10 / Salmo 145 / Giacomo 5,7-10
Vieni, Signore, a salvarci.
Dal Vangelo secondo Matteo (11,2-11)
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
|
Sabato 13 |
11.00 18.00 |
(R) + Francesco (anniv.) + Anna, Ivo e Pietro Marri e Rino Pinardi |
|
Domenica 14 |
10.30 18.00 |
+ Sangiorgi M.Luisa (ann.) e Mazzotti Angelo e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando + Mondini Alfredo, Luigi e Giulia + Luisi Giovanni, Orlacchio Angelina e Vittorio (R) |
|
Lunedì 15 |
18.00 |
+ Brini Gigliola |
|
Martedì 16 |
8.00 |
(R) |
|
Mercoledì 17 |
18.00 |
(R) |
|
Giovedì 18 |
18.00 |
|
|
Venerdì 19 |
8.00 |
|
|
Sabato 20 |
18.00 |
+ Dovadola Dario |
|
Domenica 21 |
10.30 |
+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00
Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00
Lunedì ore 17.25 S. Rosario – Da Martedì 16 a Domenica 21
Ore 16.55: S. Rosario e ore 17.30 : Novena di Natale
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00
LA VITA DELLA COMUNITA’
|
Domenica 14 III di Avvento |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). |
|
Martedì 16 |
Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale |
|
Mercoledì 17 |
Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo” |
|
Giovedì 18 |
Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale Ore 20.45 (canonica) : Incontro (lettura comune) sulla Parola di Dio della Domenica. |
|
Venerdì 19 |
Ore 16.55 (S. Paolo) : S. Rosario Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale |
|
Sabato 20 |
Ore 16.30 (S. Giacomo) : Ritrovo con i bambini di catechismo e le famiglie per la S. Messa e a seguire festa degli “Auguri di Natale”. (vedi sotto) Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale |
|
Domenica 21 IV di Avvento |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo). Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale |
1- In S. Giacomo (Fruges) Sabato 20, dopo la S. Messa delle 16.30 piccolo spettacolo in preparazione al Natale “La Stella che cercava la strada”, preparato dal gruppo dei bambini del catechismo e loro catechisti.
2- In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.
3- Nei giorni 13 e 14 alla porta della chiesa in S. Paolo sono in vendita le stelle di Natale per raccogliere fondi destinati ai progetti AVSI.
|
Alla scuola di Gesù : |
|||||||||||
|
Lunedì |
Martedì |
Mercoledì |
Giovedì |
Venerdì |
Sabato |
||||||
|
Mt 21,23-27 |
Mt 21,28-32 |
Mt 1,1-17 |
Mt 1,18.24 |
Lc 1,5-25 |
Lc 1,26-38 |
||||||
Vivere il mistero – La gioia. in questa terza domenica di Avvento, passa attraverso le sbarre di una prigione in cui qual-fino a oggi, cerca di spegnere la fiamma della profezia, o dove il male cerca di fare del dubbio più umano il suo ultimo colpo di coda. Oggi l’interrogativo posto dal Battista ci ricorda che ogni momento della nostra vita di fede, anche quello attraversato da un dubbio, da un punto di domanda che fa vacillare i passi e il cuore, diventa per Cristo un’occasione per rivelarci chi siamo realmente, nonostante le nostre fragilità e le nostre incertezze. Ogni domanda che rivolgi al tuo Signore dalla prigione in cui sei rinchiuso, è per Lui un’opportunità per ricordare, a te e agli altri, la tua vocazione e la tua missione, nonostante le difficoltà del momento. Tu sei ciò che vive negli occhi di Dio e non ciò che il tuo sguardo vede nel buio di una prigione. L’Avvento è anche questo: Cristo ci insegna la memoria di ciò che siamo, oltre le tenebre del presente che Lui trasforma in un pulpito da cui proclamare la bellezza che da sempre abita in noi. L’attesa di Giovanni, nella prigione delle sue ultime domande, è comunque capacità di vegliare. Non è fallimento o disperazione, perché è un’attesa capace di fare ancora discepoli da inviare, è un’attesa che non si accontenta di risposte tristi o disperate, ed è soprattutto un’attesa che permette, nella risposta di Cristo, di illuminare l’intera vita di quell’uomo, di quell’ultimo dei profeti, che, anche nei giorni più bui della sua esistenza, in un deserto diverso, fatto di sbarre, di solitudine e di catene, ha saputo aggiungere un pezzo di strada a quella via che la sua missione terrena stava preparando e raddrizzando. Parlando ai discepoli e ai messaggeri inviati dal Battista, Gesù afferma: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete» (Mt i 1,4). Ancora una volta due verbi della testimonianza, la cui bellezza sta nella maniera in cui vivono in perenne equilibrio. L’attesa dell’Avvento invita a legare l’udito e la vista, perché troppo spesso ci sono orecchi che non danno tempo agli occhi di capire e ci sono sguardi che giudicano senza la pazienza, la carità e la responsabilità di ascoltare i perché delle vite, delle gioie e dei drammi nelle storie che ci scorrono accanto. Insegnare agli occhi un nuovo modo di rileggere ciò che abbiamo visto e pensiamo di conoscere già: è questo il senso della provocazione di Gesù rivolta alle folle, «che cosa siete andati a vedere nel deserto?» (Mt 11,7). In questo tempo di Grazia, impariamo a rileggere e riascoltare ogni gesto, ogni parola, ogni vicenda delle nostre relazioni, così come il Signore chiede di fare nel Vangelo di oggi. Hai vissuto, hai guardato, hai ascoltato, ma pare non basti. La fede ti chiede sempre una rilettura, un approfondimento che ti permetterà di vedere in quella canna sbattuta dal vento e in quelle vesti logore ed essenziali un tratto del cuore di Dio. E quella canna e quella veste diventeranno più tardi i segni fatti propri da Dio stesso nell’offerta del suo Figlio durante la passione. Ciò che sembrava fragile e inutile, una canna nel vento del deserto, ciò che sembrava imbarazzante, un abito senza bellezza, diventeranno poi la cattedra su cui Gesù si siederà, durante le ore della sua sofferenza, percosso da una canna e spogliato della sua dignità, per ricordarci che ciò che avevi visto e sentito, pensando di aver compreso tutto, quel giorno, nel deserto, in realtà aveva bisogno di tempo per essere pienamente letto e capito. E questi orecchi e occhi nuovi, queste ginocchia che tomano a irrobustirsi, come canta il profeta Isaia, saranno la prova che il percorso intrapreso procede nella giusta direzione, con la giusta pazienza e perseveranza, come l’agricoltore citato nelle parole di san Giacomo: «Egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge» (Gc 5,7). Attendere le prime e le ultime piogge, saper aspettare il «tutto di Dio» pensato per ciascuno di noi, senza fretta di voler arrivare, senza l’ansia di voler incontrare, sapendo che per ognuno il Signore che sta per nascere ha riservato una prima e un’ultima pioggia, il necessario per essere felici. (p. Giuseppe Trentadue)
Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)
San Tommaso, riprendendo una definizione di san Gregorio Magno, afferma che «la benedizione di Dio sta a significare il conferimento dei suoi doni e la loro moltiplicazione» (Commento alle Sentenze, libr. 2, dist. 15, 3, 3). L’utilizzo della nuova traduzione italiana del Messale potrà essere l’occasione per approfondire il significato e il contenuto di queste preghiere di benedizione e farne oggetto di catechesi per i fedeli. Il Messale rimane il primo ed essenziale strumento per la degna celebrazione dei santi misteri oltre che il punto di riferimento solido per una efficace catechesi liturgica. I vescovi italiani auspicano il rilancio di una pastorale che valorizzi la conoscenza e il saggio utilizzo del Messale sia nell’ambito della celebrazione sia in quello dell’approfondimento nella mistagogia, per evitare «la stonatura di ogni protagonismo individuale, di una creatività che sconfina nell’improvvisazione, come pure di un freddo ritualismo, improntato a un estetismo fine a se stesso». Nel momento in cui la Chiesa italiana si interroga su come ripensare la trasmissione della fede in un contesto sociale e culturale sempre più secolarizzato, i vescovi indicano come itinerario quello mistagogico seguito dai Padri del IV-V secolo, il cui contesto ricalca quello della nostra società post-moderna, capace di ricompone l’unità tra fede, celebrazione e vita. (10-fine)