Letture: Geremia 38,4-6.8-10 / Salmo 32 / Ebrei 12,1.4
Signore, vieni presto in mio aiuto.
Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 16 | 18.30 | + Trombetti Franco e Bendini Giulia |
| Domenica 17 | 10.30 | + Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi |
| Lunedì 18 | ||
| Martedì 19 | 8.00 | + Roberta Dotti |
| Mercoledì 20 | 18.30 | + Ballardini Cesira, Pio ed Olinda
+ Comandini Maria Grazia e Scandura Mariano |
| Giovedì 21 | 18.30 | deff. Mussino e Giacometti, Franca e Francesco |
| Venerdì 22 | 8.00 | + Adriano Castelli e Giovanna Cicognani |
| Sabato 23 | ||
| Domenica 24 |
Orario Confessioni Venerdì ore 10.00 – 11.00 (don Pietro)
Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : C
Agosto 2025 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 17
XX del T. Ord |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo). |
| Venerdì 22
B.V.Maria Regina |
S. Messa ad orario feriale
Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario |
| Domenica 24
XXI del T. Ord. |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo) |
1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.
| Alla scuola di Gesù : | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Mt 19,16-22 | Mt 19,23-30 | Mt 20,1-16 | Mt 22,1-14 | Mt 22,34-40 | Mt 23,1-12 | ||||||
Vivere il mistero – Nel mondo del Vecchio Testamento, il fuoco indica spesso la presenza di Dio nella storia dell’uomo (cf. Gen 15,17; Nm 9,15; ecc.), altre volte manifesta il giudizio di Dio (cf. Sal 106,18) e altre volte ancora simboleggia la purificazione nel credente (cf. ls 48,10). Questo modo di pensare passa in buona parte nel Nuovo Testamento, dove il fuoco simboleggia il giudizio di Dio (cf. Lc 17,29) e anche il castigo eterno (cf. Ap 16,8; 18,18, ecc…). In modo particolare nel Nuovo Testamento il fuoco, come giudizio salvifico di Dio, è legato al battesimo di Gesù: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Lc 3,16). Quel battesimo al Giordano è solo un’immagine del vero battesimo di Gesù, cioè della sua morte: «Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!» (Lc 12,50). Nella morte di Cristo Dio ha espresso il suo giudizio sugli uomini, facendo sì che i loro peccati venissero assunti ed espiati dal Servo. Possiamo comprendere che la morte di croce, dove Gesù sarebbe stato «totalmente immerso» (battezzato), è il momento più alto dove il giudizio di Dio si è espresso a favore degli uomini. Per il credente, dunque, essere completamente immerso nell’opera di Dio (battesimo) e diventando una cosa sola con Cristo, equivale diverse cose. Prima di ogni altra, a essere figlio di Dio e, quindi, ad accogliere il giudizio favorevole di Dio (salvezza). Ne consegue che il battezzato, figlio e non servo, è liberato dal debito con Dio. Infine, proprio perché figlio, è chiamato ad assumere la stessa mentalità di Gesù. Il cristiano non è come gli altri uomini: egli ragiona secondo Dio e non secondo gli uomini. Diventa uno «non-inglobabile» a causa della sua adesione a Gesù Cristo, E questo può creare divisione. Ed è ciò che Gesù profetizza. Il testo evangelico originale è stato arricchito da un incipit liturgico piuttosto robusto («ln quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli») che precisa mittente e destinatari. La pericope di Lc 12,49-53 è composta da due brani distinti. Il primo, Lc 12,49-50, tocca il tema dell’atteggiamento di Gesù davanti alla sua passione. Il secondo, Lc 12,52-53, tocca il tema dell’incompatibilità della mentalità cristiana con qualunque altra mentalità. I due testi sono, di per sé, due «detti» pronunciati da Gesù in circostanze diverse, ma Luca (o chi per lui) ha voluto unirli. È impossibile risalire al momento esatto in cui Gesù, storicamente, ha detto questo. È possibile, invece, capire il motivo per cui la comunità di Luca (e di Matteo) li hanno ricordati. Nel secolo I d.C. c’erano intere famiglie che erano cristiane, ma era frequentissimo il caso che in una famiglia pagana ci fosse un componente cristiano. È ovvio che il cristiano, avendo come riferimento dei valori che i pagani non avevano, operava scelte che i pagani non potevano capire. Di qui la divisione nella famiglia. Come comportarsi? L’Evangelista ricorda al credente cosa disse Gesù su questo argomento. Gesù non è venuto a portare sulla terra quella pace che livella tutti gli uomini su un piano minimale di valori condivisi. Lo shalom che Gesù risorto offre ai suoi discepoli è la realizzazione dell’uomo secondo il pensiero di Dio. Chi accetta questo, sceglie di andare oltre Adamo e di ricomporre il dialogo con Dio. Chi non lo accetta, rimane nella logica di Adamo (l’uomo è dio di se stesso). (don Renato De Zan)
Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)
La celebrazione dell’Eucaristia, in quanto culmine dell’azione con cui Dio Padre santifica gli uomini in Cristo per mezzo del suo mistero pasquale e del culto che gli uomini rendono al Padre adorandolo per mezzo di Cristo suo Figlio, è il centro di tutta la vita cristiana, per la comunità locale, per la Chiesa universale e per il singolo cristiano. Essa contiene tutto il bene spirituale della Chiesa, ossia Cristo nostra Pasqua e pane vivo, che mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo dà la vita agli uomini. Per questo tutti i ministeri e le attività di apostolato della Chiesa sono ordinati all’Eucaristia. Il fatto pero che Cristo abbia istituito l’Eucaristia come banchetto perché i discepoli partecipando ad essa si nutrano del suo corpo e del suo sangue – spiega il Concilio di Trento – non vuol dire che per questo non debba essere adorato, né tanto meno che non si possa ricevere la comunione al di fuori della celebrazione eucaristica. Già S. Giustino intorno all’anno 150 nella sua Prima Apologia (67,5) attesta che, conclusa la celebrazione domenicale, i diaconi portavano il pane eucaristico ai moribondi, ai malati e ai carcerati. Tertulliano di Cartagine verso il 200 scrive che i cristiani portano a casa il pane consacrato per comunicarsi durante la settimana (Sulla preghiera, 19, Alla moglie, 2,5). Un altro scritto della Chiesa antica, la Tradizione Apostolica, pochi anni dopo, attesta che i cristiani portavano con sé a casa il pane eucaristico e Io custodivano gelosamente per cibarsi di esso prima di prendere qualsiasi altro alimento (36-37). All’inizio del secolo IV il primo concilio ecumenico, il Concilio di Nicea, nel canone 13 stabilisce che a nessuno in punto di morte, neanche al peccatore che non ha ottenuto ancora la riconciliazione, purché consti che sia veramente pentito, si deve negare il pane eucaristico. Segni di venerazione al pane eucaristico al momento di riceverlo non sono mai mancati nella Chiesa. (1- continua)