Programma dal 18 al 26 aprile 2026

Letture: Atti degli Apostoli 2,14a.22-33 / Salmo 15 / 1Pietro 1,17-21

Mostraci, Signore, il sentiero della vita

 

Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Parola del Signore

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 18 18.30 Per una persona vivente in coma
Domenica 19 10.30

18.30

25° di Matrimonio di: Nigro Cristian

Marconi Francesca

Per una persona vivente in coma e per Cristian e Alfonso

Lunedì 20 8.00

18.30

+ Brusa Sara (anniv.)

Per una persona vivente in coma (all’Oratorio)

Martedì 21 8.00 + cg. Giacometti e Mussino, Franca e Francesco
Mercoledì 22 18.30 Intenzione del seminario
Giovedì 23 18.30 Intenzione del seminario
Venerdì 24 8.00 Intenzione del seminario
Sabato 25 9.15

18.30

Per i caduti di tutte le guerre

Pro populo

Domenica 26 10.30 + Zoda Caterina (2° anniv.)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Aprile 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

III di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Mercoledì 22 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Giovedì 23 Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 24 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica, S. Rosario e Vespro
Sabato 25

S. Marco ev.

Ore 9.15 (S. Paolo) : S. Messa per i caduti di tutte le guerre con la partecipazione delle autorità nell’anniversario della liberazione
Domenica 26

IV di Pasqua

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 16.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte).

Il Pellegrinaggio al Santuario del 1° sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.

Il pellegrinaggio parrocchiale del 1° maggio è stato già organizzato.

Meta del viaggio è il Santuario di S. Maria delle Vertighe in provincia di Arezzo.

Ovviamente sono particolarmente invitati i componenti dell’intera Unità pastorale S. Paolo e S. Giacomo che lo desiderino.

Partenza da Massa alle 7.00 e rientro per le 20.00. S. Messa al Santuario, pranzo al sacco, visita al Santuario e a Monte S. Savino. Quota di partecipazione E. 30 a persona. Prenotazione con caparra entro domenica 26 aprile.

Volantino con tutte le informazioni a parte.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 6,22-29 Gv 6,30-35 Gv 6,35-40 Gv 6,44-51 Gv 6,52-59 Mc 16,15-20

Vivere il mistero: Siamo giunti alla 3″ domenica di Pasqua e la liturgia della Parola ci fa ancora rimanere in un clima di stupore per i rinnovati incontri con il Risorto.[…] È un fatto però che mentre la Chiesa ci fa vivere questo tempo di gioia – laetissimum spatium – attorno a noi e forse anche tra di noi accadono fatti sconcertanti e dolorosi, che rendono difficile riconoscere il trionfo della vita dentro la trama oscura e confusa della cronaca di ogni giorno. Forse anche a noi, come ai due discepoli di Emmaus, può accadere allora di lasciarci prendere dalla delusione e dallo scoraggiamento.  Ma è proprio lì che il Signore si fa presente: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra di voi lungo il cammino?» (Lc 24,17). La domanda è maieutica, e vuole indurre due cose: riflettere sulle ragioni dello sconforto e imparare a rileggere la storia a partire dalla fede. L’episodio evangelico odierno descrive il cammino di due discepoli da Gerusalemme a Emmaus; sono due discepoli «col volto triste», nota l’evangelista. Sì, Gesù li aveva conquistati, dimostrandosi un profeta potente in parole e opere. Ma la sua morte, e per giunta in croce, ha frantumato ogni loro sogno di riscatto. Non solo: verso questo sedicente profeta neppure Dio è intervenuto. La delusione è perciò duplice: politicamente la liberazione dal piede romano non è avvenuta; teologicamente Dio non ha riconosciuto Gesù come suo Messia. Tra il profeta potente e il crocifisso non c’è perciò continuità ma rottura. Questi due discepoli, uno dei quali si chiama Clèopa, vivono un triplice condizionamento: anzitutto, sono ripiegati sul loro sapere, che li rende prigionieri del passato (v 18); poi si dimostrano legati alle loro attese personali, secondo una loro concezione messianica (v 21); infine pretendono di predeterminare l’azione di Dio, misurando i suoi tempi d’intervento (v 21). A completare il tutto, lo scandalo della croce. Gesù, mediante le Scritture, rilegge allora la sua storia, facendo loro comprendere che la passione non è stata un «incidente». Nel suo disegno, Dio ha permesso che il suo Figlio passasse attraverso la valle oscura della sofferenza e della morte. Gesù però – e non dobbiamo mai dimenticarlo – non ha solo offerto la sua sofferenza al Padre, ma ciò che diventava in quella sofferenza: un dono d’amore. Ecco la novità che devono comprendere i due discepoli. Difatti, se la croce è svuotata dall’amore, l’unica reazione è la fuga; quando invece è l’amore a parlare dalla croce, allora c’è solo attrazione, e si comprende chi è Gesù. E comprendendo Gesù si conosce chi è Dio. A questa rivelazione si giunge mediante l’ascolto delle Scritture. Al riguardo, è interessante osservare che Gesù rimprovera i due discepoli non perché non si sono fidati di lui, ma perché non hanno creduto alla parola dei profeti. L’indicazione è chiara: per comprendere la «necessità» della sofferenza, che sempre rimarrà in qualche modo oscura, l’unica via è la Parola di Dio; meglio, l’unica via è Gesù stesso, che san Bernardo definiva: «Libro che apre sé stesso». Giunti nei pressi di Emmaus i due discepoli invitano con insistenza il misterioso viandante a fermarsi. A tavola, Gesù compie un gesto che lo tradisce: «Prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro». È l’Eucaristia. Nell’atto di donarsi, egli si rende presente e si fa riconoscere: «Si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero» (Lc 24,31). Riconoscere è più che vedere; prima lo vedevano ma non lo riconoscevano, ora lo riconoscono ma non lo vedono più. ln questo gesto abbiamo la manifestazione «dell’identità permanente del Signore: del Gesù terreno, del Risorto e del Signore presente ora nella comunità» (5. Maggioni). Un’ultima osservazione. Per Luca, la risurrezione di Gesù opera una triplice apertura: delle Scritture (Lc 24,32), della mente (Lc 24,45), e degli occhi (Lc 24,31). Quando tutto il nostro essere si dischiude, il nostro cuore comincia ad ardere di amore per lui; questo amore ci rimette nuovamente in strada, non più però per fuggire delusi ma per annunciare nella gioia quanto visto e udito. Il Cristo risorto si fa presente ai suoi discepoli, e oggi alla Chiesa, come in incognito, «sotto altro aspetto» (Mc 16,12). Eppure, vi sono dei «luoghi» ove è possibile incontrarlo nella fede. Prima di tutto, stando al nostro brano evangelico, la sacra Scrittura. Affermavano i Padri: «Il Verbo si è fatto carne nelle Scritture» (Origene). E a chi si scandalizzava di simili affermazioni, Agostino ricordava; «E non dobbiamo meravigliarci se per condiscendenza alla nostra debolezza egli si abbassa fino alla dispersione dei nostri suoni umani, poiché egli si è abbassato fino a prendere l’infermità del nostro corpo». Un secondo «luogo» è l’Eucaristia, dove nei segni del pane e del vino egli continua ad offrire se stesso. È necessario però che l’Eucaristia non sia un’autocelebrazione della comunità ma lasci trasparire nei gesti e nei segni Colui che in essi è «significato, immolato e ricevuto» (cf Orazione sulle offerte della solennità dell’Epifania). Un terzo luogo, è la croce. È il dato certamente più scandaloso della sequela cristiana: lo era ai tempi di Paolo (1 Cor 1,22-24) e lo è anche ai nostri giorni. Ma è pure un dato essenziale. La croce è una via di amore, e non di autoconservazione. È pure una via di ostinazione, perché, anche se rifiutato, deriso e disprezzato, l’amore non viene mai meno. Certo, è pure una via di debolezza (debolezza di solidarietà), che però trionfa. Il Crocifisso infatti è risorto. Se l’umanità ha ritenuto il Crocifisso un impostore, Dio invece l’ha approvato e l’ha fatto risorgere. Dio si è riconosciuto nel Crocifisso e l’ha innalzato alla gloria. L’evento pasquale diviene così il criterio di interpretazione della storia. Grande perciò è l’annuncio della buona novella della Pasqua. (p. Sandro Carotta)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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