Programma dal 24 ottobre al 1 novembre 2026

Letture: Esodo 22,20-26 / Salmo 17 / 1 Tessalonicesi 1,5c-10

Ti amo, Signore, mia forza.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 24 18.30 + Barlotti Elena (20° anniv.) e deff. fam. Cembali e Masala
Domenica 25 10.30 + Baldini Anna
Lunedì 26
Martedì 27 8.00 + Settembrini Augusto
Mercoledì 28
Giovedì 29
Venerdì 30
Sabato 31
Domenica 01 10.30

18.00

+ Francesco Berardi, Demo, Maria e Luigi

+ Gianbattista, Giacomo, Vittorina, Maria e Raimondo

Orario Confessioni Venerdì (oratorio) ore 15.30 – 18.30 (don Fabio)

S. Paolo Sabato (chiesa) ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica (chiesa) ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.00

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Ottobre – Novembre 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 25

XXX del T. Ordin.

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Mercoledì 28

Ss. Simone e Giuda Apostoli

S. Messa ad orario feriale.

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.

Giovedì 29 Ore 20.30 (Conselice) : Incontro di preparazione alla visita pastorale del nostro vescovo mons. Mosciatti.
Venerdì 30 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

L’adorazione prosegue in silenzio fino alle ore 20.00.

Domenica 01

Tutti i Santi

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario intero per tutti i defunti

IMPORTANTE

1 – Da Domenica 25 ottobre torna l’ora solare . Fare attenzione ai cambi di orario delle celebrazioni liturgiche (S. Messa vespertina e S. Rosario anticipati di mezz’ora).

2 – Il Consiglio di Unità Pastorale è giunto al termine del mandato triennale e si rinnova secondo la modalità elettiva alla quale tutti siamo chiamati a partecipare. In questa prima fase saranno preparate delle liste di candidati che avranno dato la propria disponibilità. Chi ritiene di poter disporre di parte del proprio tempo per questo prezioso servizio dovrà dare la propria disponibilità al parroco entro un tempo breve e ragionevole.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 13,10-17 Lc 13,18-21 Lc 6,12-19 Lc 13,31-35 Lc 14,1-6 Lc 14,1.7-11

Vivere il mistero : Scriveva R. Walser che «chi non ama non ha esistenza, non c’è, è morto. Chi invece ha voglia di amare risorge dai morti. Solo chi ama è vivo». Il tema dell’amore percorre la liturgia della Parola di questa 30a domenica per annum. È un amore che ha una triplice direzione: verso l’Alto (Dio), verso l’altro (il prossimo), verso se sfessi (il sé). Il punto d’incontro di queste tre direzioni è raccolto mirabilmente nella risposta di Gesù al dottore della Legge (Mt 22,34-40). La prima lettura è tratta dal Codice dell’Alleanza (Es 20,22-23,19), nel quale Israele ha sigillato il suo patto con Dio al Sinai. L’intento di questi corpora legislativi è quello di immettere umanità nei rapporti interpersonali. Al riguardo, il brano proposto in questa domenica presenta una serie di precetti che ruotano attorno a tre particolari categorie sociali: il forestiero, l’orfano-vedova e l’indigente. Costoro non hanno nessuno che si prenda cura di loro. Dio stesso però si fa loro garante chiedendo allo stesso istante alla comunità di avere uno sguardo attento e sollecito verso i loro bisogni. Prendiamo ad esempio due precetti. ln Es 22,20 leggiamo: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto». Qui si invita anzitutto a far memoria di una sofferenza patita nel passato (schiavitù in Egitto) per non usare nel presente la medesima violenza subita verso coloro che si trovano nella stessa situazione di svantaggio. La vittima di ieri non deve diventare l’oppressore di oggi. Sull’importanza di questo primo precetto non c’è nulla da aggiungere tanto è urgente e attuale. «Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo?» (Es 22,25-26). Anche in questo secondo precetto, la Parola di Dio vuole risvegliare nella coscienza del singolo l’attenzione verso chi è demunito. Il mantello era tutta la ricchezza del povero, il suo riparo dal freddo della notte. Non poteva perciò essere richiesto come pegno se non di giorno. La Parola di Dio trasforma il rapporto creditore-debitore in un rapporto tra persone. La fede plasma una nuova umanità contrassegnata da legami fraterni e solidali. Il contesto del Vangelo odierno è quello della prova: “«Un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: “Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento? “» (Mt 22,36). La domanda verte sul grande precetto (kelal gadol) della Legge. La risposta di Gesù rimanda allo Shemà (Dt 6,4-7: amore per Dio) e a (Lv 19,8: amore per il prossimo e per se stessi). Il precetto dell’amore verso Dio impegna la totalità della persona («con tutto il cuore… anima… mente»). Ma come misurare questa totalità? «L’esperienza di aver superato la capienza del proprio cuore – scrive Erri De Luca – è l’unità di misura. La certezza di essere arrivati al colmo della capacità di amare è l’esperienza richiesta». E conclude: «È estremista la divinità che la richiede. Ma essa sa che l’amore è una strana provvista: solo quando è al suo colmo ed è tutta versata fino allo svuotamento, solo a quel punto aumenta. Chi dà tutto in amore non si trova sul lastrico, ma più fornito di prima». L’amore non caratterizza solo il rapporto tra Dio e l’uomo, ma anche il rapporto tra uomo e uomo: «E amerai il tuo prossimo» (Mt 22,39). Per prossimo s’intende colui che è vicino (prima accezione). Gesù però opera al riguardo una vera e propria rivoluzione: prossimo non è solo chi è vicino ma colui che si decide di avvicinare, e di rendere quindi fratello (cf Lc 10,36). È vero che tutti gli uomini sono fratelli perché tutti figli di Dio, ma in verità diviene fratello solo colui verso il quale ci si fa prossimo (seconda accezione). E farsi prossimo non è semplice né scontato, perché il fratello può rivelarsi anche nemico. Per costui, Gesù ha chiesto di pregare (cf Mt 5,44), senza aspettarsi nulla, tanto meno la reciprocità di sentimenti (l’amore è gratuito). Infine, Gesù raccomanda di amare il prossimo come se stessi. Attenzione: non più di se stessi ma come se stessi. Donarsi non significa annullarsi. Già sant’Agostino affermava: «Se non sai amare te stesso, non puoi neppure amare veramente il tuo prossimo». Amare se stessi a livello fisico comporta la cura per la propria salute; a livello psichico esige la cura dell’equilibrio interiore; a livello mentale l’impegno per la propria formazione e cultura. L’amore verso se stessi, che non è certo ripiegamento narcisistico, implica perciò l’umile accoglienza di sé, la disponibilità alla crescita fino a quella maturazione che porta all’incontro fecondo con il «tu». Notiamo ancora: sia verso Dio, sia verso il prossimo l’imperativo dell’amore è al futuro: «Amerai il Signore tuo Dio», «Amerai il tuo prossimo». Siamo davanti ad un programma, ad un cammino. L’amore si apprende. Richiede perciò tempo, perseveranza e fede. Gesù conclude: «Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti» (Mt22,40). La Torà, assieme alla profezia, è «Appesa» (altra possibile traduzione) a questi due comandamenti, come la porta è appesa ai due cardini che la sostengono. La porta non sì apre mai su un cardine solo, ma su entrambi. L’accesso alla rivelazione passa perciò attraverso l’esercizio dell’amore. Sull’amore – in conclusione – riascoltiamo alcuni celebri versi del poeta libanese Gibran Kahlil Gibran nel suo capolavoro il Profeta: «Quando l’amore vi chiama, seguitelo. Anche se ha vie ripide e dure… Quando vi parla, credete in lui. Anche se la sua voce può disperdere i sogni come il vento del nord devasta il giardino… L’amore non dà nulla fuorché se sfesso, e non coglie nulla se non da se sfesso. L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto. Poiché l’amore basta all’amore. Quando amate non dovreste dire: “Ho Dio in cuore”, ma piuttosto “lo sono in cuore a Dio”». (p. Sandro Carotta)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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