Letture: Atti degli Apostoli 2,14a.36-41 / Salmo 22 / 1Pietro 2,20b-25
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10)
In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei». Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
| Sabato 25 | 18.30 | Pro populo |
| Domenica 26 | 10.30 | + Zoda Caterina (2° anniv.) |
| Lunedì 27 | 8.00 | + Pia e Francesco |
| Martedì 28 | ||
| Mercoledì 29 | 18.30 | + Cardone Carmela |
| Giovedì 30 | ||
| Venerdì 01 | ||
| Sabato 02 | ||
| Domenica 03 |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 17.15 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.30 Lunedì (Oratorio) ore 18.30
Prefestiva ore 18.30 Festiva ore 10.30 e 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 Adorazione Eucaristica S. Rosario e Vespro
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : AAprile – Maggio 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 26IV di Pasqua | Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 16.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte). |
| Mercoledì 29S. Caterina da Siena | S. Messa ad orario ferialeOre 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo
Ore 20.45 (circolo massese) : Proiezione dedicata alla mostra “La Rosa Bianca” |
| Giovedì 30 | Ore 20.45 (canonica) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica. |
| Venerdì 01S. Giuseppe lav. | Pellegrinaggio parrocchiale mariano a Monte S. Savino |
| Sabato 02 | Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
| Domenica 03V di Pasqua | Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
Il pellegrinaggio parrocchiale del 1° maggio è stato organizzato, ma le adesioni sono molto poche.
Meta del viaggio è il Santuario di S. Maria delle Vertighe e Monte San Savino in provincia di Arezzo.
Ovviamente sono particolarmente invitati i componenti dell’intera Unità pastorale S. Paolo e S. Giacomo che lo desiderino.
Se però non si riesce a raggiungere un numero di partecipanti significativo, il pellegrinaggio non potrà avere luogo
Volantino con tutte le informazioni a parte.
Il pellegrinaggio al Santuario di sabato 2 maggio non avrà luogo in quanto l’immagine della Madonna della Consolazione è in S. Paolo per tutto il mese di maggio.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Gv 10,11-18 | Gv 10,22-30 | Mt 11,25-30 | Gv 13,16-20 | Mt 13,54-58 | Gv 14,7-14 | ||||||
Vivere il mistero: In questa quarta domenica di Pasqua, il Risorto ci viene incontro con il volto del buon pastore. Questa immagine, cara a tutta la rivelazione biblica, esprime la dedizione di Dio verso di noi. Se Dio è il nostro pastore noi siamo suo gregge. […] Il brano evangelico odierno presenta nella prima parte (Gv 10,1-5) il contrasto tra l’icona di Gesù buon pastore e tre tipologie negative di pastori: il ladro, il brigante e l’estraneo. Chi sono? Sono coloro che abusano del loro potere ai danni del gregge loro affidato. Vengono perciò definiti ladri, perché rubano con l’astuzia e la frode; poi briganti, perché rubando usano violenza; infine estranei, perché non instaurano un rapporto vitale con le pecore. E su quest’ultimo aspetto insiste invece Gesù, affermando che tra lui e le pecore c’è comunione di vita. Nella seconda parte (Gv 10,6-10) troviamo invece un’altra immagine, quella della porta. Gesù dirà di se: «Io sono la porta delle pecore» (Gv 10,7). Mentre Gesù fa queste solenni rivelazioni forse sta guardando verso la Porta delle pecore, che permetteva l’accesso dei fedeli al tempio. Dichiarandosi la «Porta delle pecore» afferma di essere lui stesso il nuovo tempio (Gv 2,13-22), la mediazione indispensabile per incontrare Dio. Da questo scaturiscono tre conseguenze. «Se uno entra attraverso di me, sarà salvato». Chi sceglie Cristo trova la vita perché viene liberato dall’oppressione della morte (prima conseguenza). Inoltre, «entrerà e uscirà». I due verbi «entrare» e «uscire» rappresentano i due poli estremi della vita, che è un uscire dal seno materno per entrare nel mondo, un uscire dal mondo per entrare nel Regno di Dio. Questi due poli rappresentano perciò la totalità della vita. Il credente che ha accolto Cristo lo segue per tutta la durata della sua esistenza (seconda conseguenza). ln lui, poi, sa di trovare pascolo: «E troverà pascolo» (Gv 10,9). Trovare pascolo equivale a non soffrire più la fame, né la sete (Gv 6,35). Gesù Cristo sazia infatti ogni attesa dell’uomo (terza conseguenza). La porta rappresenta il passaggio da una sfera all’altra, da quella terrena a quella celeste, da quella privata a quella pubblica. Identificandosi con la porta, Gesù non solo si presenta come l’unica mediazione a Dio, come abbiamo detto, ma anche come il vero accesso attraverso il quale l’uomo può venire a contatto con se stesso. È noto l’episodio del poeta Francesco Petrarca, il quale, nell’aprile del 1336, mentre saliva il Monte Ventoso, in Provenza, giunto sulla cima e ammirato il paesaggio, aprì le Confessioni di sant’Agostino, che portava sempre con sé. Lo sguardo gli cadde sulle parole: «E gli uomini se ne vanno ad ammirare gli alti monti e i grandi flutti del mare e i larghi letti dei fiumi e l’immensità dell’oceano e il corso delle stelle; e trascurano se stessi» (X,8,15). Stupito, narrano le fonti, volse gli occhi della mente e discese tacito il piano. Lo stupore del poeta aretino nasce dal fatto che l’uomo vorrebbe conoscere nientemeno che il segreto dell’universo mentre ignora le profondità della propria anima. Chi invece svela pienamente l’uomo all’uomo è Gesù Cristo, come bene recita il n 22 della Gaudium et Spes. Di Gesù Cristo, Pietro si fa testimone e annunciatore (prima lettura); è così coinvolgente nella sua predicazione che quanti lo ascoltano, colpiti nell’intimo, chiedono a lui e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?» (At 2,37). È interessante notare che il Battista aveva risposto a questa stessa domanda in forma differenziata, misurata sugli interpellanti (cf Lc 3,10-14). Alla gente comune aveva parlato di condivisione, ai pubblicani di giustizia fiscale, ai soldati di rispetto e onestà. Per Pietro invece, la conversione, più che un impegno morale, è un’immersione (battesimo): «Ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo» (At 2,38). Immergersi nel nome significa entrare nel medesimo sentire e agire di Cristo. Pietro allora non fa altro che indicare la strada tracciata da Gesù nella sua consegna finale prima di salire al Padre (Mt 28,19). Chi attraversa la porta, che è Cristo, si immerge nella sua morte e risurrezione (battesimo) e diventa nuova creatura: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura» (2 Cor 5,77 (p. Sandro Carotta)
Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)
La pubblicazione della nuova edizione italiana del Messale romano rappresenta un momento importante per la vita della Chiesa in Italia in quanto, se da una parte stimola a una maggiore consapevolezza del valore cardine della celebrazione eucaristica, dall’altra costituisce l’occasione per il rilancio della pastorale liturgica che non si esaurisce solo nel momento celebrativo, ma nel contesto di una visione più ampia, ovvero nell’orizzonte di una «pastorale integrata», raccorda la celebrazione liturgica con l’evangelizzazione e con l’intera vita cristiana. I vescovi italiani, nella nota pastorale «Il Rinnovamento liturgico in Italia», del 1983, rilevano che al momento dell’adozione dei nuovi libri liturgici, e quindi anche del Messale, non è sempre corrisposto un proporzionato rinnovamento interiore nel vivere il mistero celebrato e una permanente formazione liturgica e pastorale. A distanza di quasi un ventennio, negli Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000 «Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia», i Presuli italiani hanno osservato che «nonostante i tantissimi benefici apportati dalla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, spesso uno dei problemi più difficili oggi è proprio la trasmissione del veri sensi della liturgia cristiana… Pare, talvolta, che l’evento sacramentale non venga colto» (n. 49). È nei libri liturgici che va trovato il senso genuino della liturgia cristiana e ad essi bisogna ricorrere per educare all’azione liturgica perché sia vissuta come paradigma formativo del credente. I libri liturgici, in quanto strumenti destinati a mediare una realtà divina e umana, la celebrazione, per essere valorizzali con competenza e rispetto, richiedono di essere studiati e conosciuti e tra di essi, il Messale, liber princeps del ministero sacerdotale, acquista una importanza precipua perché non solo contiene tutto ciò che riguarda la retta celebrazione eucaristica, ma evidenzia pure il suo valore per la vita della Chiesa. La celebrazione eucaristica è momento culminante dell’iniziazione cristiana, ma è pure fonte della vita e della missione della Chiesa (cf . Sacrosanctum Concilium, 10; Presblrterorum ordinis, 5). (7-continua)