Letture: Isaia 2,1-5 / Salmo 121 / Romani 13,11-14a
Andiamo con gioia incontro al Signore.
Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 29 | 18.00 | + Montesi Natale
+ Leo + Losanna e Antonio Dalmonte |
| Domenica 30 | 10.30
18.00 |
+ Padre Gabriele Costa
+ Maria Giovanna e Alberto Marconi + Orioli Franco |
| Lunedì 01 | 18.00 | (R) |
| Martedì 02 | 8.00 | + Preda Maria Teresa |
| Mercoledì 03 | 18.00 | + Nonno Domenico e Resta Domenica
+ Nicola Gorilla, Teone Marinon, Ismini Mingardo, Vittoria Orru |
| Giovedì 04 | 18.00 | (R) |
| Venerdì 05 | 8.00 | + Rizzi Luigi (detto Carlo) |
| Sabato 06 | 18.00 | + Valmen Orsini ved. Deserri |
| Domenica 07 | 10.30
18.00 |
Pro populo
(R) |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00
Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00
Tutti i giorni ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Novena dell’Immacolata
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00
Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 30
I di Avvento |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Ore 15.00 (S. Giacomo) : Festa del Perdono (4° elementare) Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte) Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata |
| Lunedì 01 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata |
| Martedì 02 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata |
| Mercoledì 03 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo” |
| Giovedì 04 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Ore 20.45 (canonica) : Incontro (lettura comune) sulla Parola di Dio della Domenica. |
| Venerdì 05 | Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti
Ore 8.45-12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata |
| Sabato 06 | Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.
Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata |
| Domenica 07
II di Avvento |
Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).
Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata Ore 20.00 (oratorio) : Inizio adorazione eucaristica notturna che si protrae fino alle ore 8.00 del mattino seguente. (All’ingresso della chiesa c’è il cartellone per le adesioni) |
1- In canonica sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.
2- Sono in vendita, con incarico alla Caritas, i biglietti della lotteria preparata dal “Banco alimentare” finalizzata a recuperare risorse per i poveri.
3- (1+1+1)-Termina domenica 30 novembre la raccolta delle offerte deducibili.
| Alla scuola di Gesù : | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Mt 8,5-11 | Lc 10,21-24 | Mt 5,29-37 | Mt 7,21.24-27 | Mt 9,27-31 | Mt 9,35-38-10,1.6-8 | ||||||
Vivere il mistero – [«E non si accorsero di nulla»]. Con queste poche parole, poste sulle labbra di Gesù all’inizio di un nuovo percorso di Avvento, la liturgia pare voglia metterci in attesa, o meglio in ascolto, di una presenza che darà un senso e una soluzione a ogni nostra difficoltà nel vegliare. Vivere senza accorgersi di nulla! In quel «nulla, non è intesa la totalità delle situazioni, delle persone, di quanto attraversa, illumina o ferisce le nostre giornate, ma l’essenziale di ciò che non passa, tutto ciò che trasforma un semplice ricordo in memoria, una semplice parola in una solida promessa. È questo il monito che Gesù Maestro indirizza in questa prima domenica di un tempo che, ancora una volta, giunge per insegnarci che l’attesa è uno dei nomi con cui possiamo definire ogni gesto di attenzione e con cui possiamo verificare ogni sentimento che percorre il nostro cuore. La Parola ci ricorda che «vivere senza accorgersi di nulla» significa essere diventati analfabeti del senso e del valore di ogni attesa perché convinti che quanto accadrà, in realtà è qualcosa di già visto, già sentito, già conosciuto. È questo il primo passo di ogni storia che vacilla, di ogni fede che dubita, di ogni punto interrogativo che, ben presto, si trasforma in un punto finale scritto su una pagina che non ha più nulla da dire. Vivere senza attendere significa esistere senza scegliere, senza accorgersi che, poco più in là come ci ricordano le parole odierne di Gesù qualcuno sta costruendo un’arca dove io vedo solamente l’asciutto e che quell’arca potrà essere riparo o addirittura salvezza da un diluvio della cui vicinanza, tra rumori e distrazioni, non riesco a essere consapevole. Vivere ancora una volta l’Avvento significa dunque rendersi conto di quell’arca che Dio sta facendo costruire anche per me, anche se i miei occhi, i miei orecchi e il mio cuore sono intenti ad altro. Significa credere che Lui ha dato ordine a qualcuno di offrirmi una possibilità di senso e di gioia, anche se penso che quel qualcuno stia costruendo un’inutile barca su una terra brulla. Entrare consapevolmente nel tempo di Avvento significa accorgersi che colui che «è con me nel campo» o la donna «che macina con me alla mola», ovvero tutti coloro che incrocio e che incrociano la mia esistenza, attaccandovi o meno un pezzo di cuore, sono e devono essere sempre frutto di una scelta consapevole, mai di un’abitudine che rischia di soccombere sotto il peso della mia stanchezza, del mio piacere troppo fugace o della mia incapacità a guardare lungo e oltre la linea dell’orizzonte. Tornare all’Avvento significa coltivare l’umiltà di credere che «il mio non sapere» non determina il valore o addirittura l’esistenza di qualcosa di bello, di ancora nuovo e di essenziale che sicuramente accadrà nella mia vita. L’umiltà del non sapere ci apre alla convinzione che l’essenziale vale e arriva indipendentemente dal fatto che io possa averne certezza e consapevolezza. Perché quando vogliamo misurare la bellezza e la gioia, proprio lì partono i titoli di coda di ogni vigilia di festa. L’Avvento è il momento in cui ci viene insegnato che ogni attesa ha valore se diamo senso e profondità a chi e a ciò che abbiamo accanto adesso, e che il futuro di ogni cosa deve essere sempre coniugato al presente, così come Matteo ci ha ricordato nel Vangelo, utilizzando il tempo «della certezza» per indicarci la via della prossima venuta del Redentore. «Il Figlio dell’uomo viene», afferma Gesù, in un presente che ha la prospettiva del futuro, e in un futuro che ha tutta la bellezza della quotidianità del presente. Le parole di Isaia ci ricordano che Dio non solo indica, ma soprattutto insegna la via da seguire, quella che conduce all’incontro con gli altri e, in definitiva, all’incontro con Lui. Indicare e insegnare, una mano che accompagna con una voce sempre credibile e coerente: sia questo l’atteggiamento che possa caratterizzare il nostro cammino di Avvento. Chiediamoci inoltre, mettendoci alla scuola di san Paolo, cosa rappresentino quelle «armi di luce» che sono chiamato a indossare affinché anch’io possa, come i pastori la notte di Betlemme e i Magi con la stella, giungere ad adorare Colui che ancora una volta nasce per insegnarci il valore dell’attesa. (p. Giuseppe Trentadue)
Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)
La si trova, dunque, nella maggior parte dei formulari, mentre non appare nelle feste dei santi, a eccezione delle tre celebrazioni festive che seguono il Natale. Il Gregoriano, classificandola come super populum, la conserva solo nei formulari delle ferie di Quaresima, contribuendo così ad attribuirle un carattere prevalentemente penitenziale. Tale particolare presenza ristretta della super populum nel periodo quaresimale è attestata anche nel Missale romanum tridentino. La descrizione della celebrazione solenne della Messa romana alla fine del VII secolo, rinvenibile nell’Ordo Romanus I, non parla di questa oratio super populum, ma descrive un particolare rito, cioè la semplice benedizione che il Papa dava, di ritorno nel secretarium, alle diverse categorie di persone incontrate. Tale rito probabilmente avrebbe soppiantato l’antica orazione di benedizione super populum. Da questo rapido excursus si evince che l’orazione sul popolo, da elemento costante della Messa, così come appare nel Veronese, si andò via via riducendo nel Gelasiano, per essere relegata, nel Gregoriano, alle sole ferie del periodo quaresimale. Quali sono le caratteristiche strutturali di questa orazione? Le tre orazioni presidenziali della Messa, ovvero la colletta, sulle offerte e dopo la comunione, presentano una caratteristica strutturale comune: la domanda è pronunciata a nome della comunità intera, compreso il celebrante che recita la preghiera. L’orazione è formulata nella prima persona plurale, per cui il celebrante che la pronuncia non si separa da coloro per i quali chiede il soccorso divino, ma vi è implicato come presidente dell’assemblea. (8-continua)