Letture: Atti 4,8-12 / Salmo 117 / 1 Giovanni 3,1-2
La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.
Dal Vangelo secondo Giovanni (10,11-18)
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio»..
Parola del Signore
VITA ECCLESIALE
Sabato 24 |
18.30 |
+ Dovadola Monica |
Domenica 25 |
10.30 |
+ Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo |
Lunedì 26 |
18.30 |
+ Giannina e Rina |
Martedì 27 |
8.00 |
+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda |
Mercoledì 28 |
18.30 |
+ Visentino Rosa |
Giovedì 29 |
18.30 |
+ Montesi Natale + don Orfeo |
Venerdì 30 |
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Sabato 01 |
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Domenica 02 |
10.30 18.30 |
+ Becca Luigi + Stefano + Alberti Dante, Irma e Vilma |
Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
Concordare con don Pietro eventuali esigenze (muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto).
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 S. Rosario e Adorazione eucaristica
N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Il catechismo in parrocchia è ripartito a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi
Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.
Anno : B Aprile – Maggio 2021 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
Domenica 25 IV di Pasqua |
Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00) Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa con la partecipazione delle autorità nell’anniversario della Liberazione. Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione per un secondo gruppo di bambini |
Giovedì 29 S. Caterina da Siena |
S. Messa ad orario feriale |
Venerdì 30 |
Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario |
Sabato 01 S. Giuseppe lav.re |
Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio |
Domenica 02 V di Pasqua |
Giornata di sensibilizzazione per il sostegno economico alla chiesa cattolica Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00) Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio |
Nota. La S. Messa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).
Visita alle famiglie con Benedizione.
In questi giorni è iniziata la distribuzione ad ogni famiglia di un volantino contenente le informazioni su come comportarsi per chi desidera avere la Benedizione “Pasquale” a casa, in famiglia.
Occorre compilare il volantino e riconsegnarlo in parrocchia mettendolo nell’apposita urna posta all’ingresso della chiesa entro il 30 aprile.
E’ importante indicare il proprio recapito, soprattutto un numero di telefono, mediante il quale il parroco provvederà a contattare la famiglia per concordare tempi e modi per la visita.
Alla scuola di Gesù : |
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Lunedì |
Martedì |
Mercoledì |
Giovedì |
Venerdì |
Sabato |
Gv 10,1-10 |
Gv 12,22-30 |
Gv 12,44-50 |
Mt 11,25-30 |
Gv 14,1-6 |
Gv 14,7-14 |
Preghiera di Papa Francesco
O Maria,
tu risplendi sempre nel nostro cammino
come segno di salvezza e di speranza.
Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,
che presso la croce
sei stata associata al dolore di Gesù,
mantenendo ferma la tua fede.
Tu, Salvezza del popolo romano,
sai di che cosa abbiamo bisogno
e siamo certi che provvederai
perché, come a Cana di Galilea,
possa tornare la gioia e la festa
dopo questo momento di prova
Aiutaci, Madre del Divino Amore,
a conformarci al volere del Padre
e a fare ciò che ci dirà Gesù,
che ha preso su di sé le nostre sofferenze
e si è caricato dei nostri dolori
per condurci, attraverso la croce,
alla gioia della risurrezione. Amen.
Vivere il Mistero- Se Gesù si proclama pastore è perché prima è stato riconosciuto come agnello. Questo significa che solo chi è disposto a dare la vita, e darla totalmente, può essere pastore. Ma non basta. Gesù dà la sua vita in obbedienza al Padre; difatti è l’agnello di Dio. Gesù è sempre e pienamente obbediente alla volontà del Padre, un’obbedienza d’amore che diviene dono d’amore smisurato e senza condizioni, Da ciò comprendiamo che essere pastore, per Gesù, non significa solo aver cura del gregge, far sì che nulla manchi, che ogni pecora sia al sicuro. No, essere pastore ha inscritto ontologicamente il dono della propria vita. Un pastore narcisista, in questo orizzonte, è solo una caricatura ridicola. Ma c’è un altro aspetto da evidenziare: Gesù non dà la sua vita solo perché vede un pericolo che incombe sul gregge, ma lo precede. Il dramma del gregge, per Gesù, non sono solo i lupi, ma soprattutto i cattivi pastori, chiamati senza indugio mercenari. Coloro cioè che abusano del loro ufficio e opprimono le persone loro affidate; sono servi a pagamento, il cui unico interesse è il loro prestigio e i benefici che ne derivano. I mercenari si caratterizzano per tre azioni: anzitutto vedono (il pericolo), poi abbandonano (il gregge) e, infine, fuggono (mettendo al riparo se stessi). Ad uno stipendiato non interessa il gregge, non agisce come se il gregge gli appartenesse. Con molta probabilità non si riferisce tanto alle guide del popolo di Israele, quanto piuttosto a coloro che avevano un ruolo nella comunità cristiana. Anche il pastore, secondo Dio, vede il pericolo ma non fugge. AI contrario, egli dona la sua vita. Dare la vita, per il IV Vangelo, ha una duplice sfumatura: si intende l’offerta della propria vita nel servizio ai fratelli e il dono della vita con la morte. Per Gesù l’orizzonte di azione del pastore non deve restringersi al solo popolo di elezione, ma allargarsi ed abbracciare il mondo intero: «E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare» (Gv 10,16). Il fine dell’azione del pastore è far sì che tutti divengano un solo gregge sotto un unico pastore. Paolo ci ricorda, al riguardo, che Gesù ha abbattuto ogni muro di separazione tra gli uomini per fare di tutti un solo uomo. Nella donazione di Gesù, il Figlio di Dio è il primogenito di una moltitudine di fratelli; noi tutti siamo costituiti come una sola famiglia (un solo gregge). Un paragrafo della Lumen gentium ben ci descrive e sintetizza in quattro punti cosa significa essere un solo gregge sotto l’unico pastore: «Questo popolo messianico ha per capo Cristo… ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio… ha per legge il nuovo precetto di amare… ha per fine il Regno di Dio». C’è un particolare nel brano evangelico odierno: le pecore ascoltano la voce del pastore; lo seguono perché conoscono la sua voce. È noto che le pecore hanno un campo visivo molto ridotto, per questo si difendono stando sempre tutte assieme e belando continuamente. Hanno però un udito finissimo per cui riconoscono tra tante voci la voce unica e inconfondibile del pastore. Questa voce dà loro sicurezza e fa sì che non si smarriscano o perdano la strada. Nella voce si manifesta la persona, il suo modo di essere nel mondo e verso il prossimo. Questo dato antropologico emerge nei Vangeli riguardo alla voce di Gesù, oltre che alle sue parole, che danno forma e contenuto al suono. La voce di Gesù, il pastore buono, idoneo, giusto è una eco dell’amore di Dio, del Padre, di cui egli è testimone verace.