Programma dal 10 al 18 febbraio 2024

Letture: Levitico 13,1-2.45-46 / Salmo 31 / 1Corinzi 10,31-11,1

Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia.

 

Dal Vangelo secondo Marco (1,40-45)

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.

E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro».

Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 10 18.00 + Di Rienzo Tommaso
Domenica 11 10.30

18.00

Vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini e secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Foschini Iref e Capucci Giuseppa

Lunedì 12 18.00 Per ringraziare il Signore
Martedì 13
Mercoledì 14
Giovedì 15 18.00 + Marianna Servidori

+ Petroselli Luciano

Venerdì 16 20.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino
Sabato 17 18.00 + Bassi Giovanni e Resta Maria
Domenica 18 10.30

18.00

+ Francesco Marconi

+ Aristide

+ Amadei Carlo, Brandolini Irene, Fabbri Adamo

+ Poggiali Dante

+ Foletti Arcangelo

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

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LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Febbraio 2024

Domenica 11

VI del T. Ordin.

Giornata del Malato

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario seguito dalla celebrazione del Sacramento dell’”Unzione degli Infermi”

Mercoledì 14

Le Ceneri

Astinenza e digiuno

Inizio del Tempo di Quaresima

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa delle Ceneri

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Venerdì 16

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 1a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Sabato 17 Ore 15.00 (Montericco) : Assemblea diocesana di A. C.
Domenica 18

I di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa e consegna dei libro dei Vangeli ai fanciulli del anno di catechismo.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

12 feb. – 16 feb.

(dalle ore 15.00)

17 febbraio

(pomeriggio)

Lunedì 12 : Via Manzone, Sangiorgi,

degli Scariolanti, p.za Martiri di Belfiore

Martedì 13 : Via Bagnarolo (pari)

Mercoledì 14 : via Canalazzo (pari)

Giovedì 15 : via Canalazzo (dispari), Cimitero,

Kennedy, Berlinguer

Venerdì 16 : via Giovanni XXIII, Sapori

Sabato 17 : Via don Minzoni (dispari)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 8,11-13 Mc 8,14-21 Mt 6,1-6.16-18 Lc 9,22-25 Mt 9,14-15 Lc 5,27-32

Vivere il mistero – Il testo biblico del Vangelo inizia così: «Venne da lui un lebbroso, che lo supplicava...». L’evangelista ha chiara l’intenzione di esemplificare quanto aveva scritto nel versetto precedente: «E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demoni» La liturgia, inserendo l’incipit classico «ln quel tempo» (e sostituendo il pronome, «da lui», con il nome, «da Gesù»), isola il testo da ciò che viene detto precedentemente e invita a leggere il testo come un medaglione a sé stante. La tradizione testuale dell’episodio è incerta sui sentimenti di Gesù. In alcuni manoscritti, i migliori, si trova il verbo «splagchnistheis» (commosso fino alte viscere), che esprime la tenerezza di Gesù verso il lebbroso. In altri manoscritti, secondari, si trova il verbo «orghistheis» (irritato), che esprime l’indignazione nei confronti detta legge ebraica che trasforma un bisognoso di bontà in un colpevole e in un condannato senz’appello. Il racconto evangelico della guarigione del lebbroso chiude il breve ciclo chiamato «il ministero della giornata di Cafarnao». Progressivamente Gesù è stato visto come colui che rende presente nella propria persona il Regno e coinvolge gli uomini nel suo annuncio. Come profeta insegna con autorità, come taumaturgo dona agli uomini significato di vita e fede. Nel racconto della guarigione del lebbroso Gesù appare come colui che perdona.  Tale lettura del testo di Marco è in un certo qual modo condizionata dal contesto dato dal salmo responsoriale dove si professa la beatitudine dell’uomo «a cui è rimessa la colpa». Gesù compare anche come colui che reintegra l’uomo nell’autenticità dei rapporti sociali e religiosi, liberandolo dalla situazione di «scomunica» divina e umana. Questo aspetto è particolarmente sentito dalla colletta che nella petizione dice: «Risanaci, Padre, dal peccato che ci divide, e dalle discriminazioni che ci avviliscono…». Gesù, poi, compare come colui che solo può far «risorgere» l’uomo, dal momento che il lebbroso è un morto che respira. Infine, poiché solo Dio può guarire la lebbra Gesù appare chiaramente come Dio stesso. Prescindendo da questi particolari, il testo si può letterariamente dividere in due momenti principati: La guarigione del lebbroso e la proclamazione del fatto. La guarigione del lebbroso viene narrata con brevi pennellate dove risaltano da una parte l’intraprendenza del lebbroso e dall’altra la libertà di Gesù che si colloca al di sopra della legge che proibiva qualunque contatto con colui che è immondo. Tate gesto di Gesù può benissimo indicare che la sua salvezza raggiunge tutti, sia coloro che sono sotto la legge sia coloro che in forza della stessa legge mosaica sono fuori d’Israele. L’ordine di tacere che ne segue, fa parte del progetto di Gesù, già conosciuto nei brani evangelici precedenti: il lebbroso non deve spiegare la propria guarigione, ma deve solo lasciare che la sua vita testimoni ciò che è accaduto. Coloro che lo incontreranno devono «accorgersi» di ciò che è avvenuto in lui, non devono «impararlo» dalla sua voce. Questa lettura può rendere logico ciò che viene scritto dopo circa la «testimonianza» che il lebbroso guarito deve dare ai sacerdoti in ottemperanza a quanto è prescritto in Lv 13-14. La proclamazione della guarigione appare come un atto di «disobbedienza» del lebbroso. Tale proclamazione nasce dalla fedeltà dell’uomo alla parola che l’ha colpito e lo ha reso «puro» in un incontro insolito che gli ha permesso di continuare a vivere. Il guarito diventa, perciò, profeta e proclama la parola che è viva e operante in lui. Sembra che questo atteggiamento alluda all’atteggiamento dei battezzati: coloro che vengono purificati da Cristo sono chiamati ad «annunciare» e a «diffondere la parola». Qui Marco usa i termini tecnici della proclamazione della parola in uso nella Chiesa primitiva. La colletta sottolinea il valore di ciò che ha fatto il lebbroso guarito e nel fine della petizione evidenzia l’atteggiamento dei battezzati: «narrare ai fratelli la tua (= del Padre) misericordia». La scelta di Gesù di rimanere fuori dell’abitato aiuta l’uomo a incontrarsi con Gesù nella solitudine, per operare insieme con Cristo ciò che già Cristo aveva fatto nel deserto: scegliere di stare dalla parte di Dio. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

La pisside viene posta nel tabernacolo: con la porticina aperta, si incensa il Sacramento e, dopo un momento di preghiera silenziosa, viene chiuso il tabernacolo (cf. 1325). La celebrazione eucaristica è conclusa dalla benedizione solenne con un formulario proprio oppure dalla benedizione con una preghiera propria sul popolo (cf. 1326-1330). Se il tabernacolo è situato in una cappella separata dall’aula della chiesa, la benedizione del nuovo tabernacolo può essere compiuta dopo la processione per la reposizione solenne e prima dei riti di conclusione (cf .1323-1324; oppure anche senza la processione: cf. 1328-1329). Nel Rito della Dedicazione oppure della Benedizione di una chiesa del Pontificale Romano, invece, non abbiamo una benedizione del tabernacolo ma solamente la Solenne reposizione del Santissimo Sacramento compiuta per la prima volta nella cappella destinata alla sua custodia. Finita l’orazione dopo la Comunione, il vescovo incensa il santissimo Sacramento e lo porta solennemente in processione alla cappella della reposizione mentre si canta l’antifona «Glorifica il Signore, Gerusalemme, loda Sion, il tuo Dio» con il salmo 147 o un altro canto adatto. Qui avviene lo stesso rito come descritto sopra dal Rituale: incensazione, preghiera silenziosa e chiusura della porticina del tabernacolo, compiuta questa dal diacono, il quale accende anche la lampada che arderà costantemente presso il tabernacolo. Da questa cappella, se ben visibile dai fedeli, conclude la Messa con la benedizione finale; in caso contrario, ritorna processionalmente in presbiterio per i riti di conclusione (cf, 103-106). La custodia eucaristica era destinata inizialmente a conservare in modo degno l’Eucaristia perché potesse essere portata agli infermi e agli assenti, al di fuori della Messa. Approfondendo la fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, la Chiesa ha preso coscienza del significato dell’adorazione silenziosa e prolungata del Signore presente sotto le specie eucaristiche. (6 continua)

Programma dal 3 all’11 febbraio 2024

Letture: Giobbe 7,1-4.6-7 / Salmo 146 / 1Corinzi 9,16-19.22-23

Risanaci, Signore, Dio della vita.

Dal Vangelo secondo Marco (1,29-39)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva.

Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la città era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano.

Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là pregava. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero: «Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 03 18.00 + Franca e cg. Mussino e Giacometti
Domenica 04 10.30

18.00

+ Brignani Adriano

+ Luciana e Deremo

+ Liviano Punzetti

Lunedì 05 18.00 + Luigi Rizzi

+ Rossella

+ Preti Giovannino e Costa Marisa

Martedì 06 8.00 + Lorenzo Moroni
Mercoledì 07 18.00 Deff. fam. Pastorini e Marmi

+ Savini Rolando e deff. famiglia e Campanella Francesco

Giovedì 08
Venerdì 09
Sabato 10
Domenica 11 10.30

18.00

Vivi e deff. fam. Dovadola e Ruffini e secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Foschini Iref e Capucci Giuseppa

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Febbraio 2024

Domenica 04

V del T. Ordin.

Giornata per la vita

Festa parrocchiale A.C. per la Pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da A.C.

Mercoledì 07 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 09 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 11

VI del T. Ordin.

Giornata del Malato

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario seguito dalla celebrazione del Sacramento dell’”Unzione degli Infermi”

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

05 feb. – 09 feb.

(dalle ore 15.00)

10 febbraio

(mattina)

Lunedì 05 : Via 1° Maggio, Fornace di Sotto, Zardi,

Magnani, Pasolini

Martedì 06 : Via Dosso, Punta, Damano, Crocetta,

Tombe

Mercoledì 07 : via Campazzo

Giovedì 08 : via Nuova, Galletto, Giardine, Martello, Schiantamantello, Mentana (pari)

Venerdì 09 : via Bagnarolo (dispari)

Sabato 10 : Via Mentana (dispari)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 6,53-56 Mc 7,1-13 Mc 7,14-23 Mc 7,24-30 Mc 7,31-37 Mc 8,1-10

Vivere il mistero – Il testo evangelico originale è scandito da tre elementi temporali: «subito» (Mc 1,29), «venuta la sera» (Mc 1,32) e «al mattino presto» (Mc.1,35). La scansione temporale indica l’inizio di tre pericopi diverse: la guarigione della suocera di Pietro (Mc 7,29-37), l’opera taumaturgica ed esorcistica di Gesù a Cafarnao (Mc7,32-34) e la predicazione di Gesù nel territorio della Galilea (Mc 1,55-39). La Liturgia ha voluto, invece, unire le tre pericopi per farne un brano unico in cui Gesù viene visto come protagonista di un insegnamento dato con autorità in opere e parole perché la gente non solo conoscesse, ma anche esperimentasse che il Regno di Dio si era fatto vicino. Il protagonismo di Gesù viene, inoltre, sottolineato dall’incipit liturgico. Il testo evangelico originale di Mc 1,29-39 infatti, inizia così: «E, usciti dalla sinagoga, si recarono subito in casa di Simone e di Andrea, in compagnia di Giacomo e di Giovanni». Il testo biblico-liturgico, invece, ha un incipit diverso: «In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea». La scelta detta liturgia si fonda sulla tradizione manoscritta greca presente nei codici B e D. Si può notare che, oltre all’incipit liturgico («ln quel tempo»), la liturgia ha cambiato il plurale in singolare, focalizzando così l’attenzione del lettore/uditore sulla persona di Gesù. Il testo che ne risulta, leggermente diverso da quello originale, si può suddividere in quattro brani particolari. Dopo t’episodio della guarigione della suocera di Pietro (Mc 729-37), l’Evangelista descrive una sera vissuta da Gesù mentre guarisce malati e libera dal Maligno gli indemoniati (Mc 1,32-34). Infine c’è un sommario con cui Marco sintetizza gli avvenimenti del mattino: Gesù prega (Mc 1,35-57) e si dedica alla predicazione (Mc 1,38-39). Sappiamo che la suocera di Pietro è oppressa dalla febbre. L’Antico Testamento la considerava un castigo e un preludio alla morte. Il testo greco che illustra l’azione di Gesù potrebbe essere tradotto così: «con la potenza della sua mano la fece risorgere». Il verbo egeiro (= sollevare, far alzare) è il verbo tecnico per indicare la risurrezione. In questo gesto, perciò, si trova una prima risposta alle domande e alle riflessioni angosciate di Giobbe. Questo aspetto del testo biblico diventa eucologia che, nell’amplificazione dell’invocazione, prega: «Nel tuo amore di Padre ti accosti alla sofferenza di tutti gli uomini e li unisci alla Pasqua del tuo Figlio». La donna, libera dal legame con la morte «si mise a servirli (diakoneo)». Ciò ricorda il servizio della mensa e della comunione (At 6,2). Si tratta del compito che attende coloro che sono salvati da Cristo. L’opera taumaturgica ed esorcistica di Gesù è l’amplificazione dell’opera di Gesù in favore della suocera di Pietro. I credenti, contemplando questi gesti di Gesù, sono invitati dalla preghiera Liturgica a raggiungere un obiettivo preciso: «perché sull’esempio di Cristo impariamo a condividere con i fratelli il mistero del dolore» (colletta: fine della petizione). Il silenzio imposto da Gesù è il rispetto per l’uomo. L’uomo è chiamato a riconoscere L’identità di Gesù comprendendo ciò che dice e fa (e non per una comunicazione esterna). La preghiera di Gesù è connessa normalmente con i momenti di incomprensione e di sofferenza legati alla sua messianicità. I discepoli lo trovano e dicono: «Tutti ti cercano». Qui viene adoperato il verbo zetein che in Marco esprime sempre il modo sbagliato di cercare o addirittura il cercare con intenzione non corretta. I discepoli, dunque, premuti dalla folla si fanno messaggeri nei confronti di un Gesù, scambiato più per terapeuta che per Messia e Salvatore. Gesù risponde positivamente. Non ritorna però in città, a Cafarnao. La predicazione del Vangelo fatta a una singola comunità (Cafarnao) viene adesso portata a «tutta la Galilea», il grande mondo di coloro che non credono in Dio e nella sua salvezza. Per questo (eis touto) egli è venuto. Il verbo exerchomai non significa «venire», ma «uscire» ed è una chiara allusione al fatto che Gesù è «uscito» dal Padre. Le domande più profonde della vita possono trovare la risposta solo in Colui che è «uscito» da Dio per venire incontro all’uomo nella concretezza della sua storia. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Le nuove Premesse del Messale Romano aggiungono e sottolineano: «È conveniente inoltre che [il tabernacolo] venga benedetto prima di esser destinato all’uso liturgico, secondo il rito descritto dal Rituale Romano», (OGMR 314). Questo rito di benedizione di un nuovo tabernacolo lo troviamo dunque nel Rituale Romano, specificatamente nel libro liturgico del Benedizionale: Benedizione di un tabernacolo eucaristico. Nella prima premessa alla celebrazione, che rammenta la funzione del tabernacolo e i motivi della custodia eucaristica, bene viene anche espresso il significato del «segno» che lo stesso tabernacolo rappresenta nell’edificio liturgico: «Il tabernacolo destinato alla custodia dell’Eucaristia ci richiama alla mente sia la presenza del Signore, che deriva dal sacrificio della Messa, sia i fratelli, che dobbiamo amare nella carità di Cristo. La Chiesa infatti nel dispensare i sacri misteri ad essa affidati da Cristo Signore, provvede anzitutto alla conservazione dell’Eucaristia per gli infermi e i morenti. Questo cibo celeste, riposto e custodito nelle chiese, è adorato dai fedeli» (1312). Il rito proposto dal Benedizionale va sempre unito alla celebrazione della Messa (cf. 1313). Terminata la preghiera universale, il sacerdote celebrante si reca presso il nuovo tabernacolo, invita alla preghiera e pronuncia questa orazione di benedizione: «Signore, Padre santo, tu hai dato agli uomini il vero pane del cielo: benedici noi e questo tabernacolo, che abbiamo preparato per custodire il sacramento del corpo e sangue del tuo Figlio; fa’ che adorando Cristo qui presente siamo intimamente associati al mistero della redenzione. Per Cristo nostro Signore» (1317). Quindi, incensa il nuovo tabernacolo e la Messa prosegue come al solito (cf,1318-1320). Detta la preghiera dopo la Comunione, la pisside con il Santissimo Sacramento, presa dalla mensa dell’altare dove era stata deposta dopo la distribuzione del Pane eucaristico ai fedeli, può essere portata in processione fino alla cappella o al luogo dove è situato il tabernacolo per la reposizione solenne (cf .1321-1322). (5 continua)

Programma dal 27 gennaio al 4 febbraio 2024

Letture: Deuteronomio 18,15-20 / Salmo 94 / 1Corinzi 7,32-35

Ascoltate oggi la voce del Signore.

 

Dal Vangelo secondo Marco (1,21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.

Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.

Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».

La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Parola del Signore.

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VITA ECCLESIALE

Sabato 27

18.00

+ Buscaroli Dante e cg. Venieri

Domenica 28

10.30

18.00

+ Andrea

+ Guadagnini Armando

+ Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

Lunedì 29

18.00

+ Montesi Natale

Martedì 30

8.00

Deff. fam. Baldrati

+ Farolfi Luisa, Marcello, Valeria e Dante

Mercoledì 31

20.30

+ Dovadola Mirta e Guerra Iole

Giovedì 01

   

Venerdì 02

20.30

+ Preda Maria Teresa

Sabato 03

   

Domenica 04

10.30

+ Brignani Adriano

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

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LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Gennaio – Febbraio 2024

Domenica 28

IV del T. Ordin.

Giornata per la scuola cattolica

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”.

Lunedì 29

Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale

Mercoledì 31

Ore 20.30 (oratorio) : S. Messa animata dai giovani.

Unica S. Messa

Venerdì 02

Presentazione del Signore

Giornata della vita consacrata

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo): S. Messa della festa con benedizione delle candele. Unica S. Messa

Sabato 03

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 04

V del T. Ordin.

Giornata per la vita

Festa parrocchiale A.C. per la Pace

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata da A.C.

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

29 gen. – 01 feb.

(dalle ore 15.00)

03 febbraio

(mattina)

Lunedì 29 : Via don Milani (pari), Zaccagnini

Martedì 30 : Via dei Peschi

Mercoledì 31 : via Visani (pari)

Giovedì 01 : via Visani (dispari), Buia, Di Vittorio

Sabato 03 : Via Buozzi, Casadei

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mc 5,1-20

Mc 5,21-43

Mc 6,1-6

Mc 6,7-13

Lc 2,22-40

Mc 6,30-34

Vivere il mistero – Il testo evangelico originale inizia così: «Giunsero a Cafàrnao e subito Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, insegnava». Il testo liturgico, invece dice: «In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, a Cafarnao, insegnava». Era forse meglio lasciare il testo originale? La modifica liturgica (eliminazione dell’espressione «Giunsero a Cafarnao») stacca il testo evangelico dal suo contesto originale e presenta l’avvenimento come un medaglione, chiuso e completo in sé in un nuovo contesto celebrativo. I temi importanti sono diversi: il giorno di sabato, come «giorno in onore del Signore»(non del riposo assoluto); Gesù «il profeta» come adempimento della profezia di Mosè (cf. prima lettura); il miracolo, come opera e insegnamento; la sconfitta del male e del maligno operata da Gesù, come fine del potere di Satana. La liturgia ha messo a fuoco solo un tema: Gesù «il profeta» che insegna con autorità, come adempimento delta profezia di Mosè. Il testo biblico-liturgico del Vangelo si può dividere in tre brevi unità letterarie: un’introduzione con le caratteristiche vicine a un sommario (Mc 1,21-22); il racconto del miracolo dell’esorcismo (Mc 1,23-27); una breve conclusione (Mc 1,28). Nell’introduzione Gesù viene identificato come colui che insegna (Mc 1,21.22.27). Si tratta di una tematica cara al secondo evangelista: i testi ci dicono che, salvo Mc 6,30 e Mc 7,7 (cf .ls 29,13), Marco presenta sempre Gesù come il vero maestro che insegna. Tale attività si identifica con l’autorivelazione, cioè il suo insegnamento, che non è una «dottrina». L’originale greco ha il vocabolo «didaché» (cf.Mc 1,27) che significa insegnamento.

(continuazione) L’autorivelazione di Gesù è la manifestazione delta presenza salvifica e personale di Dio nella storia dell’uomo. Non si tratta di un semplice concetto (dottrina). Per questo motivo l’insegnamento di Gesù è legato al potere taumaturgico. E ambedue destano meraviglia. Il racconto del miracolo sembra premarciano a causa di un gioco di parole. Le parole che pronuncia lo spirito immondo («Gesù nazzareno» e «santo di Dio») sono la traduzione greca del semitico «Jeshua ha-nesri / nazri ha-Elohim». E’ evidente il gioco di parole tra nesri e nazri tra nazzareno e santo. Il greco ha tradotto, ma non ha più potuto ripetere il gioco. Le parole dello spirito immondo (espressione preferita da Marco per indicare il demonio), pronunciate attraverso il grido dell’indemoniato, esprimono contemporaneamente rifiuto e confessione di fede. La frase di rifiuto compare già nell’Antico Testamento (Gdc 11,12; 2Sam 16,10; 1Re 17,18; 2Re 9,18) ed esprime irritazione e sconfitta. Dio ha con potenza invaso il dominio del peccato e della morte, il regno del demonio. E lo sta sconfiggendo. La confessione di fede, invece, proclama chi sia Gesù e, di conseguenza, quale valore abbia ciò che Gesù sta compiendo. Il fatto del miracolo avviene attraverso la parola di Gesù. L’avvenimento richiama chiaramente la creazione (Gen 1,7-2,4a) dove la parola di Yhwh diventava immediatamente «fatto» e «cosa». Gesù, dunque, sta dando inizio alla nuova creazione. Vedendo il miracolo, la folla vi scorge un insegnamento nuovo, mai udito e visto prima. Il suo stupore è espresso da un verbo che si ritrova in Marco per designare l’effetto di una frase scioccante o, meglio, di un’azione potente: 6,2; 10,26; 11,18. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

I vasi sacri per la custodia dell’Eucaristia dopo la Messa sono la pisside per le particole, o altri vasi analoghi, la teca per la comunione ai malati e l’ostensorio per l’esposizione solenne (cf. OGMR 329). Essi devono essere realizzali con un metallo nobile e, qualora fossero di un metallo ossidabile o meno nobile dell’oro, devono essere dorati almeno all’interno. È comunque possibile, a giudizio della Conferenza Episcopale, con atti riconosciuti dalla Santa Sede, che i vasi sacri possano essere fatti anche con altre materie solide e nobili, secondo la comune valutazione di ogni regione, per esempio ebano o altri legni più duri, purché siano materie adatte a custodire le ostie consacrate. Ecco il motivo per cui si invita a preferire la scelta di materiali che non si spezzino e non si rovinino facilmente. La forma dei vasi è lasciata al genio degli artisti, che devono tenere presente sia gli usi delle singole culture sia l’esclusivo scopo liturgico a cui sono destinati e, quindi, devono distinguersi chiaramente da quelli destinati all’uso quotidiano (cf. OGMR 328-333). Il Rituale, inoltre, raccomanda che «le ostie consacrate vengano spesso rinnovate e si conservino nella pisside in quantità sufficiente per la comunione dei malati e dei fedeli fuori della Messa» (RCCE 7). Oltre alla valenza simbolica di questi oggetti, possiamo aggiungere i gesti e gli atteggiamenti del corpo riservati alla venerazione del Pane eucaristico custodito nel tabernacolo. Prima di tutto viene la genuflessione, che ha il significato specifico di essere un «gesto di adorazione». Il Rituale ci offre un’indicazione generale: «Dinanzi al santissimo Sacramento, sia chiuso nel tabernacolo che esposto alla pubblica adorazione, si genuflette con un solo ginocchio» (RCCE 92). Il Caeremoniale Episcoporum aggiunge: «Tutti coloro che entrano in chiesa non trascurino di adorare il Santissimo Sacramento, sia recandosi alla cappella del Santissimo Sacramento, sia almeno genuflettendo. Ugualmente tutti coloro che passano davanti al Santissimo Sacramento genuflettono, a meno che non avanzino processionalmente» (71). Le Premesse del Messale specificano quando va compiuta o meno davanti al tabernacolo durante la celebrazione eucaristica: «Se nel presbiterio ci fosse il tabernacolo con il Santissimo Sacramento, il sacerdote il diacono e gli altri ministri genuflettono quando giungono all’altare o quando si allontanano, non invece durante la stessa celebrazione della Messa. Inoltre genuflettono tutti coloro che passano davanti al Santissimo Sacramento, se non procedono in processione. I ministri che portano la croce processionale o i ceri, al posto della genuflessione fanno un inchino col capo» (OGMR 274). Il criterio per comprendere questa norma è sempre quello del primato della celebrazione eucaristica e quindi della centralità dell’altare, anche con la presenza sacramentale di Cristo nel tabernacolo. Questo principio viene applicato pure per l’incensazione, la quale esprime riverenza e preghiera (cf. OGMR 276): essa, infatti, non viene mai compiuta, e ciò vale anche durante la Messa, per il tabernacolo chiuso con la presenza del Sacramento. Questo gesto di deferenza e di lode che sale a Dio è fatto, in ginocchio e con tre tratti di turibolo, solamente verso il santissimo Sacramento, nella Messa alla presentazione a tutta l’assemblea dell’ostia e del calice dopo la consacrazione e, fuori della sinassi eucaristica, nella sua esposizione con l’ostensorio ai fedeli raccolti in adorazione (cf. CE 86e,87c,92,94).

Programma dal 20 al 28 gennaio 2024

Letture: Genesi 1,3-5.10 / Salmo 24 / 1Corinzi 7,29-31

Fammi conoscere, Signore, le tue vie.

Dal Vangelo secondo Marco (1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.

Parola del Signore.

Vivere il mistero – – Dio ha scelto di aver bisogno degli uomini per salvare gli uomini. La missione di Gesù è per tutta l’umanità. L’invito a convertirsi e a credere per mezzo del Vangelo è una proposta universale. Chi accoglie questo invito non pensa più solo a se stesso, ma fa proprio il progetto salvifico del Maestro. Per questo motivo, prima, Gesù inizia la predicazione e, solo in seguito, chiama i suoi discepoli. Dio, con infinita pazienza, s’incarica di educare coloro che chiama. Per liberare il popolo ebraico dall’Egitto sceglie Mosè, per liberare Israele dai Madianiti scelse Gedeone (e dovette insistere alquanto), per parlare con gli uomini scelse i profeti, per convertire gli abitanti di Ninive scelse Giona, per diffondere il Vangelo scelse uomini e donne, anche laici come Aquila e Prisca o Andronico e Giunia. Tutti i cristiani apostoli per primi, profeti per secondi, dottori per terzi e così via, sono chiamati, ognuno secondo il proprio carisma, a essere collaboratori di Dio per la salvezza degli uomini. Stupisce il fatto che Gesù chiami i suoi in riva al lago, durante il lavoro, in un’ora che non ha niente di sacro. Questo, però, è lo stile di Dio. Mosè venne chiamato mentre pascolava il gregge, Gedeone mentre batteva il grano, Samuele mentre di notte riposava, Natanaele mentre era sotto il fico, Matteo mentre era dietro al banco delle imposte e – solo per finire gli esempi – Paolo mentre andava a Damasco per mettere in catene i cristiani. Dio chiama alla missione di proporre la salvezza al mondo in ogni momento e in ogni luogo. Non c’è alcuna differenza fra testo biblico e testo biblico-liturgico del Vangelo. La liturgia di oggi sceglie di mettere il sommario della prima predicazione di Gesù insieme alla vocazione dei primi discepoli. Ne consegue che il duplice racconto di vocazione va letto alla luce del sommario e ciò significa che la vocazione dei discepoli è strettamente legata alla proclamazione del regno e a tutto ciò che a esso è correlato (la conversione e la fede).
Il sommario della predicazione iniziale di Gesù ha un valore adempitivo e programmatico. Per Marco l’accenno atta Galilea, infatti, è molto di più di una collocazione geografica. È un’allusione a Is 8,23-9,1, dove il profeta annuncia una grande luce (il Messia) nel territorio della Galilea delle genti (= dei pagani!). Il Vangelo di Dio annunciato da Gesù indica «il lieto messaggio della venuta salvifica di Dio». Il Vangelo di Gesù viene riassunto dal sommario, dove come prima cosa si evidenzia il valore ultimo e definitivo dell’invito. Siamo nell’ultimo eone (l’espressione «il tempo è compiuto» ha chiaro valore apocalittico) che porta all’uomo la maturità della rivelazione di Dio: il regno di Dio, infatti, si è fatto vicino. La conversione è un cambiamento di mentalità. L’uomo è chiamato a pensare in modo nuovo e tale modo è suggerito dal Vangelo. Subito dopo il sommario, Marco narra in due scene le prime vocazioni. Si tratta di due scene che si completano a vicenda. Vediamo un solo esempio. Mentre nel primo racconto si trovano sia l’esplicito invito alla sequela di Gesù sia la chiara promessa di ciò che i chiamati diventeranno, nel secondo racconto si trova un semplice «li chiamò». Ciò che viene «detto» nel primo racconto è chiaramente una «chiamata». La «chiamata» del secondo racconto ha ovviamente come contenuto ciò che si trova esplicitato nel primo. La chiamata di Gesù presenta due caratteristiche: lo sguardo e la parola. Lo sguardo di Gesù («vide Simone e Andrea, fratello di Simone»; «vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello») elegge, amando, come farà con il giovane ricco: «Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò». La parola crea la sequela («Venite dietro a me»). Siamo agli antipodi del discepolato rabbinico dove lo studente sceglieva il maestro per interesse (intellettuale). Gesù dice ai suoi di essere suoi discepoli per «seguirlo», porre i propri piedi sulle sue orme e andare nella direzione in cui il Maestro è andato. Questo dato spiega, forse, perché non ci sono le obiezioni dei chiamati come succede nelle vocazioni profetiche. Quando Dio chiama Geremia, il giovane chiamato risponde: «Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». La sequela cristiana è l’adesione ad adeguare la propria vita secondo la mentalità di colui che ha chiamato. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

L’Ordinamento Generale del Messale Romano, pubblicato dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2004 secondo la terza edizione tipica del Messale Romanum, riporta un’altra soluzione per il luogo della riserva eucaristica e la pone prima di quella indicata sopra dal Rituale: il tabernacolo può essere messo «in presbiterio, non però sull’altare della celebrazione, nella forma e nel luogo più adatti, non escluso il vecchio altare che non si usa più per la celebrazione» (OGMR 315a), cioè collocato sull’antico altare maggiore in fondo all’abside oppure in un altro posto ma comunque sempre nel presbiterio. Stabilito il luogo della custodia, fermiamo ora l’attenzione sul tabernacolo stesso, che ha come fine precipuo quello di custodire la santissima Eucaristia. Innanzitutto le ostie consacrate, nei luoghi in cui possono essere conservate secondo le norme del diritto devono essere custodite continuamente e abitualmente in un unico tabernacolo, come unico è l’altare della celebrazione (cf. OGMR 314; RCCE 10; EM 52). Il tabernacolo, poi, deve essere «inamovibile, solido e inviolabile, non trasparente e chiuso in modo da evitare il più possibile il pericolo di profanazione» (OGMR 314; cf. RCCE 10; EM 54), motivo per cui la chiave del tabernacolo «dev’essere custodita con la massima cura» e diligenza (RCCE 10). Il tabernacolo può essere posizionato indifferentemente o sopra un altare o, secondo il giudizio dell’Ordinario del luogo, fuori di esso, purché la soluzione sia davvero nobile e degna del Sacramento (cf. RCCE 10). L’indicazione, quindi, consente che esso possa essere posto, dopo molti secoli, anche fuori da un altare come potrebbe essere un basamento o una colonna, oppure in una parete o perfino in una vetrata. I segni di venerazione e di onore riservati all’Eucaristia conservata nel tabernacolo sono costituiti, oltre che dal luogo stesso della riserva eucaristica che si deve distinguere per nobiltà e decoro, anche da segni esteriori che indicano e onorano la presenza del Signore nel Sacramento, quali il conopeo, o altro, e la lampada che arde sempre davanti al tabernacolo, come pure dai vasi sacri che lo custodiscono. Le norme liturgiche stabiliscono innanzitutto i modi con i quali viene indicata la presenza della santissima Eucaristia nel tabernacolo: il conopeo e la lampada accesa (cf. RCCE 11; EM 57). Mentre la prima modalità, che abbiamo descritto nel precedente articolo, è lasciata come facoltativa, perché può essere sostituita «da altro mezzo idoneo, stabilito dall’Autorità competente», per la seconda, che è radicata in una tradizione immemorabile, si dice: «Secondo una consuetudine tramandata, presso il tabernacolo rimanga sempre accesa una lampada particolare, alimentata da olio o cera, con cui si indichi e si onori la presenza dl Cristo» (OGMR 316). (3-continua)

VITA ECCLESIALE

Sabato 20 18.00 + Dovadola Silverio

+ Cg. Giustina e Ferdinando Bertaccini

Domenica 21 10.30

18.00

+ Galanti Pia (anniv.) e Lanzoni Ugo e Lino

+ Pelliconi Antonio, Augusto ed Emilia

+ Antonio

+ Antonia, Luigi, Cesare ed Elettra

Lunedì 22
Martedì 23
Mercoledì 24 18.00 + Dovadola Monica

+ Piccolo Biagio

Giovedì 25 10.30

18.00

+ Alberti Dante, Irma e Vilma

+ Angelo ed Elena Padovani e Paolo e Nina Montanari

+ Dall’Olio Gaspera

+ Evarista e Fernando

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i defunti e i viventi delle famiglie Dovadola e Ruffini

Venerdì 26
Sabato 27 18.00 + Buscaroli Dante e cg. Venieri
Domenica 28 10.30

18.00

+ Andrea

+ Carmine, Ida, Vincenzo e Bice

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Gennaio 2024

Domenica 21

III del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 16.00 (S. Paolo) : Concerto di S. Paolo con la partecipazione del “Coro S. Paolo”

Giovedì 25

Conversione di S. Paolo Ap.

Festa del Patrono

Termina la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

Ss. Messe alle ore 10.30 – 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti

Ore 11.45 (S. Paolo) : Inaugurazione della mostra “Il Vangelo secondo Giotto” alla presenza del nostro vescovo

Venerdì 26 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Ore 20.45 (canonica) : Incontro catechisti

Domenica 28

IV del T. Ordin.

Giornata per la scuola cattolica

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”.

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

22-26 gennaio

(dalle ore 15.00)

27 gennaio

(mattina e pomeriggio)

Lunedì 22 : Via Eynard (dispari), Petrucci( dispari),

P.le d’Este

Martedì 23 : Via S. Lucia (dispari), Argine Mordano

Mercoledì 24 : via S. Lucia (pari)

Venerdì 26 : Via Montessori, Rodari

Sabato 27 : Via don Milani (dispari)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 3,22-30 Mc 3,31-35 Mc 4,1-20 Mc 16,15-18 Lc 10,1-9 Mc 4,35-41

Programma dal 13 al 21 gennaio 2024

Letture: 1Samuele 3,3b-10.19 / Salmo 39 / 1Corinzi 6,13c-15a.17-20

Ecco, Signore, io vengo per fare la tua volontà.

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42)

In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.

Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Parola del Signore.

Vivere il mistero – – Subito dopo l’Ascensione, Pietro si premurò che il posto lasciato vacante da Giuda Iscariota venisse occupato da un uomo scelto dalla comunità. Quest’uomo doveva avere una caratteristica: essere vissuto insieme con Gesù e i Dodici «incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo». Perché a cominciare dal battesimo di Giovanni? Perché la Chiesa nascente vedeva nell’apostolato del Battista l’inizio dell’apostolato di Gesù. ln quei frangenti Gesù incominciò a chiamare i suoi discepoli. Gesù fece questo perché «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità». È un progetto fantastico che Dio potrebbe attuare da solo e in modo immediato. Così facendo, però, sopprimerebbe la libertà della sua creatura. L’uomo, infatti, non può sentirsi libero di scegliere quando l’Infinito lo interpella in modo diretto. Si sentirebbe sovrastato dal Fascinans e daI Tremendum. Dio propone la salvezza – salvo eccezioni (cf. La chiamata di Paolo presso Damasco) – in modo mediato. E la mediazione viene fatta attraverso gli uomini. La salvezza, dunque, giunge agli uomini attraverso la mediazione di altri uomini, che Dio ha associato a sé in questa missione (Gv 1,35-42). Come, poi, Dio associ questi uomini nell’adempiere la missione di salvezza è vario e geniale. Perfino durante il sonno Dio può far sentire la sua voce e chiamare le persone a diventare operatori della sua salvezza (1Sam 3,5b-10.19). Certamente Dio chiama persone che fanno proprio il suo disegno di salvezza e che ripetono continuamente nel loro cuore ciò che ha detto Isaia, nel tempio, di fronte al trono di Yhwh: «Eccomi manda me» (Is 6,8). La colletta propria traduce in preghiera il messaggio teologico del Vangelo. Nel fine della petizione invita i membri dell’assemblea a sentirsi non solo i destinatari della salvezza, ma i discepoli che Dio ha scelto per portare agli altri la salvezza: «Fa’ che non lasciamo cadere a vuoto nessuna tua parola, per riconoscere il tuo progetto di salvezza e divenire apostoli e profeti del tuo regno». Il testo biblico-liturgico del Vangelo tocca il tema delicato dell’uomo che non è chiamato a cercare idee, ma a cercare una persona, Gesù. Una volta trovato Gesù, lo segue. In questo breve racconto si possono trovare alcuni dati essenziali della teologia della vocazione. La vocazione nasce da un’indicazione data da un maestro (il Battista) o dalla comunicazione di un’esperienza di un fratello (Andrea). Dio chiama l’uomo (Pietro) attraverso la sapienza e l’esperienza di altri uomini. Il chiamato accetta di essere «amico e possesso di Dio». Ciò che accadde a Pietro, accade a ogni cristiano (con tutte le varianti personali del caso). (d. Renato De Zan)

VITA ECCLESIALE

Sabato 13

18.00

+ Alessandro Gotti e fam.

Domenica 14

10.30

18.00

+ Edmondo ed Ebriana

+ Mario Zavanella (trigesima)

Lunedì 15

   

Martedì 16

   

Mercoledì 17

10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Santese Otello e Fraserra Anna

+ Sessa Monica e Vincenzo

Giovedì 18

   

Venerdì 19

8.00

+ Benini Cesare

Sabato 20

18.00

+ Dovadola Silverio

Domenica 21

10.30

18.00

+ Galanti Pia (anniv.) e Lanzoni Ugo e Lino

+ Antonia, Luigi, Cesare ed Elettra

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Gennaio 2024

Domenica 14

II del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Mercoledì 17

S. Antonio ab.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Venerdì 19

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario

Sabato 20

Ore 18.00 (oratorio) : “Locandina” Spettacolo preparato dal movimento AGESCI

Domenica 21

III del T. Ordin.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 16.00 (S. Paolo) : Concerto di S. Paolo con la partecipazione del “Coro S. Paolo”

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Mc 2,18-22

Mc 2,23-28

Mc 3,1-6

Mc 3,7-12

Mc 3,13-19

Mc 3,20-21

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

D’altro canto, questa profonda relazione fra tabernacolo e altare dice anche la loro distinzione. il primo, infatti, non può mai pregiudicare la centralità che spetta all’altare nello spazio liturgico e il primato della celebrazione eucaristica nella preghiera della Chiesa. La venerazione e devozione verso l’Eucaristia fuori della Messa non è più importante ed efficace della celebrazione stessa con la partecipazione piena attraverso la comunione sacramentale. Diversa, dunque, è la loro funzione: l’altare è per celebrare l’Eucaristia, il tabernacolo per conservarla. Il rinnovamento liturgico postconciliare ha introdotto così un importante e significativo mutamento nella disposizione dello spazio liturgico delle nostre chiese: il tabernacolo eucaristico, che per quasi quattro secoli è stato l’elemento centrale, dominante sullo stesso altare dove era collocato, lascia il posto al primato della celebrazione, e quindi alla centralità della mensa per il sacrificio, per ritrovare altresì quelle caratteristiche capaci di riconoscere la funzione specifica della riserva eucaristica. Pertanto, con chiarezza viene prescritto che l’altare della celebrazione non può ospitare la custodia eucaristica: «ln ragione del segno, è più conveniente che il tabernacolo in cui si conserva la Santissima Eucaristia non sia collocato sull’altare su cui si celebra la Messa» (OGMR 315). I documenti che offrono indicazioni per la custodia eucaristica nell’edificio liturgico sono concordi nel raccomandare che venga dedicata una particolare cura a questo «luogo» affinché «si distingua davvero per nobiltà e decoro» (RCCE 9; cf. EM 53-54), «in una parte delta chiesa assai dignitosa, insigne, ben visibile, ornata decorosamente» tenuto conto della struttura di ciascuna chiesa e delle legittime consuetudini dei luoghi (OGMR 314). Allo stesso tempo, invitano caldamente che questa scelta sia pure «adatta alla preghiera» cioè «all’adorazione e alla preghiera personale, in modo che i fedeli possano con facilità e con frutto venerare, anche con culto privato, il Signore presente nel sacramento» (RCCE 9; EM 53). Le soluzioni circa il luogo adeguato, cioè «in una parte della chiesa che sia davvero nobile e debitamente ornata» (RCCE 10), possono essere diverse, soprattutto se si tratta di una nuova costruzione oppure dell’adeguamento liturgico di una chiesa già esistente. Lo stesso Rituale, ispirandosi all’Istruzione sul Mistero del culto eucaristico, raccomanda, per quanto sia possibile, come luogo adatto della custodia quello che facilita in particolare la preghiera personale, cioè «una cappella separata dal corpo centrale della chiesa» (RCCE 9; EM 53) «che però – aggiungono le Premesse del Messale – sia unita strutturalmente con la chiesa e ben visibile ai fedeli» (OGMR 315b). La soluzione migliore Pare quella di una cappella «apposita», quindi pure una cappella laterale dell’aula liturgica, destinata alla custodia o reposizione eucaristica, facilmente identificabile e accessibile, assai dignitosa e adatta alla preghiera e per l’adorazione personale. Al fine di renderla idonea alla preghiera è necessario pure che questo luogo possa offrire la necessaria tranquillità, abbia uno spazio sufficiente davanti al tabernacolo e disponga di panche o sedie o inginocchiatoi. (2-continua)

Programma dal 6 al 14 gennaio 2024

Letture: Isaia 55,1-11 / Salmo da Isaia 12,2-6 / 1Giovanni 5,1-9

Attingeremo con gioia alle sorgenti della salvezza.

Dal Vangelo secondo Marco (1,7-11)

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».

Parola del Signore.

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Vivere il misteroCon la festa del Battesimo del Signore si conclude il tempo natalizio. Questa festa è stata solo di recente inserita nella nostra tradizione latina mentre, da sempre, è una delle «dodici feste» della tradizione liturgica delle Chiese orientali. Nonostante le loro diversità, e addirittura le loro esitazioni, il complesso delle tradizioni liturgiche ha colto la grande importanza di questo momento che rivela al mondo Gesù come «il Figlio mio, l’amato» del Padre. Qualcuno ha parlato di una sorta di «ordinazione messianica». La tradizione bizantina parlerebbe di teofania – rivelazione della divinità – mentre l’apostolo Giovanni, nella seconda lettura di questa domenica, la definirebbe forse più volentieri come inizio della storia d’amore tra Gesù – ormai adulto e conscio della propria missione – e la nostra umanità da sposare e da salvare. Mentre contempliamo Cristo Signore riemergere dalle acque del Giordano in tutto fatto simile a noi per noi, non possiamo che vedere «squarciarsi i cieli» perché la nostra terra diviene – per la presenza tra noi del Verbo fatto carne – più beata e più luminosa delle altissime e incontaminate altezze. Per questo possiamo dire con l’Apostolo: «l suoi comandamenti non sono gravosi» perché il Signore Gesù porta ormai ogni peso della nostra umanità assieme a noi… anzi per noi e prima di noi. Non ci resta che assumere gli stessi sentimenti appassionati del Padre e accogliere, per imitare, la presenza del Signore in noi con il, desiderio di farci continuamente riplasmare dalla grazia del nostro stesso battesimo in Cristo. Il messaggio del Natate può dunque riassumersi così: sì, anche noi abbiamo un Padre! Per questo siamo chiamati a diventare suoi veri figli per riconoscerci realmente fratelli. Ancora una volta, il, Signore Gesù, che abbiamo contemplato lungo questi giorni come il figlio di Maria e di Giuseppe, lo accogliamo oggi come uomo tra noi eppure segnato da una relazione con Dio unica, sebbene non esclusiva. Finalmente, si potrebbe dire, dopo gli angeli, i Pastori, i magi «venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato”». Questa voce risuona dopo che [o stesso Signore Gesù «vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba». In questo simbolo animale è racchiusa la rivelazione dell’identità profonda del Signore Gesù, chiamato a rivelare il volto di Dio nella mitezza e nel dono di se stesso in un amore invincibile. (p. M. D. Semeraro)

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 10.3018.00
  • + Marani Umberto e Giovanni, Peruzzi Giovanna e deff. fam. Marani
  • + Giovanni, Isolina, Giacomo, Ilde e don Orfeo
  • + Luigi Rizzi
Domenica 07 10.30 + Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)+ Ronzani Ugo
Lunedì 08
Martedì 09
Mercoledì 10
Giovedì 11
Venerdì 12
Sabato 13
Domenica 14 10.3018.00 + Edmondo ed Ebriana+ Mario Zavanella (trigesima)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07Battesimo del Signore Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Mercoledì 10 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.00 (S. Maria in Fabriago) : S. Messa seguita alle ore 20.30 dal S. Rosario e alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 13 Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa
Domenica 14II del T. Ordin. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 1,14-20 Mc 1,21b-28 Mc 1,29-39 Mc 1,40-45 Mc 2,1-12 Mc 2,13-17

Spazi per la liturgia- Il Tabernacolo (seconda parte) [] (di don D. Ravelli)

Nell’Istruzione sul Mistero del culto eucaristico del 1967, Eucharisticum Mysterium (= EM), e nel Rito della comunione fuori della Messa e culto eucaristico (= RCCE) del 1979 (del 1973 l’edizione tipica in latino) troviamo alcuni importanti e fondamentali principi teologico-liturgici che occorre richiamare prima di presentare quanto la riforma liturgica indica per il tabernacolo e il luogo della custodia dell’Eucaristia, Il primo principio ci richiama alla centralità e primato dell’Eucaristia: «Il Mistero eucaristico è veramente il centro della sacra liturgia, anzi di tutta la vita cristiana» (EM 1); la Messa «è la fonte e il culmine di tutto il culto della Chiesa e di tutta la vita cristiana» (EM 3e). Il concetto è ripreso subito dal Rituale nelle prime parole dell’Introduzione generale: «La celebrazione dell’Eucaristia è il centro di tutta la vita cristiana, sia per la Chiesa universale che per le comunità locali della Chiesa stessa. Infatti tutti gli altri sacramenti, come pure tutti i ministeri ecclesiastici e le opere di apostolato hanno uno stretto rapporto con l’Eucaristia e sono ad essa ordinati» (RCCE 1). Nei Praenotanda del capitolo III, questo pensiero viene ribadito mentre si raccomanda vivamente la devozione sia privata sia pubblica verso la santissima Eucaristia: «Il sacrificio eucaristico è infatti sorgente e culmine di tutta la vita cristiana» (RCCE 87). Da questo principio deriva che la celebrazione è origine e fine del culto eucaristico: «La celebrazione dell’Eucaristia nel sacrificio della Messa è veramente l’origine e il fine del culto che ad essa viene reso fuori della Messa» (EM 3e; RCCE 2). Infatti, i fedeli «anche quando ricevono la comunione fuori della Messa, si uniscono intimamente con il sacrificio in cui si perpetua il sacrificio della croce, e prendono parte a quel sacro convito nel quale, per mezzo della comunione al corpo e al sangue del Signore, il popolo di Dio partecipa ai beni del sacrificio pasquale […] e nella fede e nella speranza anticipa e prefigura il convito escatologico nel regno del Padre» (RCCE 15; cf. EM 3e). Ciò che si dice in particolare per la comunione sacramentale ricevuta fuori della Messa vale pure per le altre espressioni del culto eucaristico fuori della celebrazione, quali l’adorazione eucaristica in genere, l’esposizione e la benedizione eucaristica, le processioni con il santissimo Sacramento e i congressi eucaristici: «I fedeli, quando venerano Cristo presente nel Sacramento, ricordino che questa presenza deriva dal sacrificio e tende alla comunione, sacramentale e spirituale», e che questi pii esercizi, «con cui rendono ad esso quel culto di latria che è dovuto al vero Dio» (RCCE 3;cf, anche RCCE 5 e EM 3f), «li attrae a partecipare più profondamente al mistero pasquale», conducendoli così a intensificare «le disposizioni necessarie per celebrare con la debita devozione il memoriale del Signore e ricevere frequentemente quel pane che ci è dato dal Padre» (RCCE 88). Poco più avanti, sempre nelle Premesse del Rituale, si invitano i fedeli a ricordare che, con l’orazione rivolta a Cristo Signore presente nel Sacramento, «essi prolungano l’intima unione raggiunta con lui nella comunione e rinnovano quell’alleanza che li spinge ad esprimere nella vita ciò che nella celebrazione dell’Eucaristia hanno ricevuto con la fede e il sacramento» (RCCE 89). Infine, il culto verso il santissimo Sacramento dell’Eucaristia deve tenere conto del «mistero eucaristico in tutta la sua ampiezza, sia nella celebrazione della Messa che nel culto delle sacre specie, e del fatto che le specie sono conservate per estendere la grazia del sacrificio» (RCCE 4; EM 3g). Conseguentemente, i documenti ricordano il fine per cui si conserva l’Eucaristia fuori della Messa: lo scopo, tanto originario quanto primario, è l’amministrazione del Viatico; secondariamente vengono la distribuzione della comunione e l’adorazione di nostro Signore Gesù Cristo presente nel Sacramento (cf. RCCE 5; EM 49). ln questa cornice teologico-liturgico deve trovare ragione e significato il luogo e il modo della custodia eucaristica, cioè la collocazione del tabernacolo e la sua relazione con gli altri principali elementi che compongono lo spazio liturgico, innanzitutto nel suo rapporto con l’altare. Non vi è dubbio che, da una parte, il tabernacolo stabilisce una relazione stretta e immediata con l’altare. ln un certo senso potrebbe considerarsi come una «continuazione» di esso, non come luogo del sacrificio ma come luogo della riserva eucaristica che permette di estendere la grazia del sacrificio, cioè di allestire nuovamente la mensa del sacro convito, e di prolungare quell’adorazione che deve accompagnare l’azione e la presenza di Cristo. (1-continua)

Programma dal 30 dic. 2023 al 7 gen. 2024

Letture: Genesi 15,1-6.21,1-3 / Salmo 104 / Ebrei 11,8.11-12.17-19

Il Signore è fedele al suo patto.

Dal Vangelo secondo Luca (2,22-40)

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».

C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui. Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 30 18.00 + Orioli Franco e Conti Carmen
Domenica 31 10.30 + Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)
Lunedì 01 10.30

18.00

+ Alfredo e Luciano

+ Lullo Onofrio, Carolina e Domenico

Martedì 02 8.00 + Preda Maria Teresa
Mercoledì 03
Giovedì 04
Venerdì 05
Sabato 06 10.30 + Marani Umberto e Giovanni, Peruzzi Giovanna e deff. fam. Marani

+ Giovanni, Isolina, Giacomo, Ilde e don Orfeo

Domenica 07 10.30 + Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Dicembre Gennaio 2024

Domenica 31

Santa Famiglia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Lunedì 01

Maria Ss.ma Madre di Dio

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e canto del

“Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

Mercoledì 03

Ss.mo Nome di Gesù

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ss. Messe alle ore 8.00 e 18.00 (pre-festiva dell’Epifania)

Sabato 06

Epifania del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne con benedizione alle famiglie

Domenica 07

Battesimo del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Importante

Domenica 31 dicembre la S. Messa delle 18.00 NON soddisfa il precetto della domenica, ma è già liturgia festiva del 1° gennaio.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 2,16-21 Gv 1,19-28 Gv 1,29-34 Gv 1,35-42 Gv 1,43-51 Mt 2,1-12

Vivere il misteroOggi la Chiesa ci pone dinanzi allo sguardo della piccola famiglia di Nazareth! Una fami glia assai «moderna» visto il suo essere così piccola: un solo figlio attorno a cui ruota tutta la vita di Maria e di Giuseppe e attorno a cui, questo ci sembra svelare il Vangelo di oggi, ruota la vita di tutto Israele e di tutto il mondo. Infatti quando Maria e Giuseppe «portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore» mettendosi in fila come tutti per compiere ogni cosa «come è scritto nella legge del Signore» si ritrovano dinanzi a Simeone e Anna. Questi due vegliardi riconoscono – sotto la scorza della Legge pienamente e amorevolmente osservata – nientemeno che «la redenzione di Gerusalemme» La liturgia ci aiuta a cogliere più profondamente la realtà della famiglia di Nazareth ponendola nella cornice della storia di Israele, cosicché Maria e Giuseppe sono messi in relazione ad Abramo e a Sara. Come loro e più di loro la famiglia di Nazareth «partì senza sapere dove andava» ed è proprio «andando» che impara a scoprire il dono di Gesù, il grande dono che è Gesù. Si può veramente immaginare che i genitori del Signore hanno insegnato a Gesù ad amare la strada e a non temere di camminare, di incontrare, di accogliere, di lasciarsi accogliere. Dai suoi genitori Gesù eredita questa fede in un «oltre» che passa sempre attraverso l’accoglienza dell’altro che ci rivela quanto «di altro» c’è nella nostra vita e la cui presenza, il cui mistero, la cui bellezza ci sfugge. La fede è vivere normalmente e del tutto naturalmente e, al contempo, continuamente attenti ai segni profetici che indicano nel nostro vivere e patire quotidiano qualcosa di nuovamente possibile. Di questo medesimo dinamismo e di questo amore per il viaggio, per il cammino e per la ricerca appassionata sono testimoni i magi che – nei nostri presepi a differenza delle altre immagini – ogni giorno fanno un piccolo tragitto che li avvicina sempre di più alla grotta in cui giace, riposa e attende come un piccolo re di essere visitato e vezzeggiato il Bambino Gesù. Il papa Paolo VI recandosi in Terra Santa fece un discorso particolarmente toccante a Nazareth che è rimasto memorabile: «Nazareth è la scuola dove cominciamo a comprendere la vita di Gesù, la scuola del Vangelo. Qui impariamo a osservare, ascoltare, meditare, penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio, tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, a imitarlo». Celebrare e contemplare il mistero della famiglia in cui il Signore Gesù è nato e cresciuto, può dare adito a inutili romanticherie se non si fonda su quelli che sono i dati, per certi aspetti stringenti, della Parola di Dio e della liturgia. La prima lettura, con la memoria della difficile nascita di Isacco, ci aiuta a non perdere di vista quell’elemento di mistero e di imponderabile che accompagna ogni vita e che segna ineluttabilmente ogni servizio alla vita come è quello cui è chiamata ogni famiglia. All’ansia di avere un figlio e al bisogno di raddolcire la vita di Sara segnata dalla sterilità, la risposta del Signore Dio ad Abramo esige una capacità a guardare in alto, a guardare in modo più ampio: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle…». Forse anche oggi il Signore ci condurrebbe fuori all’aperto davanti allo spettacolo struggente di un cielo stellato ed è là che ci aiuterebbe a placare le nostre ansie e le nostre paure davanti a tante crisi istituzionali e intime per farci ricominciare a sognare e a sperare. Il salmista ci conferma in queste necessità di superamento della paura e del timore: «Ricordate le meraviglie che ha compiuto». Rimane per noi memorabile la disponibilità di Abramo a lasciarsi interpellare e cambiare tanto da rimettersi continuamente in viaggio lasciandosi guidare dai segni scritti nelle stelle, ma prima ancora da quelli che si manifestano negli incontri. Simeone e Anna come pure Maria e Giuseppe hanno la stessa attitudine di Abramo: sempre in cammino e sempre attenti ai segni della strada. Maria e Giuseppe che si recano al Tempio per presentare «il bambino come è scritto nella legge del Signore» in realtà adempiono la Legge aprendosi ai nuovi percorsi che la presenza di Gesù porterà al cuore stesso della sensibilità religiosa come una spada tagliente che distingue l’essenziale da ciò che non lo è affatto. Ci pensa il vecchio Simeone a rammentare a Maria, nella gioia del suo gesto di offerta che è al contempo un gesto di soddisfazione, quanto il bambino che porta tra le braccia assieme al suo amato Giuseppe è da accompagnare lontano… fino alla fine: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima». Non ci sfugga quell’«anche a te» che sembra evocare l’esperienza acquisita nel cammino di vita e di fede: sembra quasi dire che non può essere diversamente. Nella gioiosa contemplazione della famiglia di Nazareth siamo invitati a metterci alla sua scuola che non è un modello precostituito e da ripetere, bensì è l’apprendistato di quella fedeltà all’altro che si fa disposizione a stargli accanto comunque e sempre. È questo che fa di una famiglia una piccola realtà evangelica e che forse può permettere, a uno sguardo forgiato dalla contemplazione di Cristo Signore, di riconoscere in ogni realtà evangelica un’autentica famiglia. Anche noi, in ogni nostra realtà di condivisione e di umana solidarietà siamo chiamati ogni giorno a rimetterci in cammino con la grande disponibilità a lasciarci raggiungere e destabilizzare dagli appelli della vita. (p. M. D. Semeraro)

Programma dal 23 al 31 dicembre 2023

Letture: 2Samuele 7,1-5.8b-12 / Salmo 88 / Romani 16,25-27

Canterò per sempre l’amore del Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (1,26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».

Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».

Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.00 + Raso Giuseppe
Domenica 24 10.30

22.30

+ Natalino e Silla

+ Pilani Enzo, Giulio e Angiolina Ronchini

+ Liverani Paolo

+ Ingegneri Natale

Lunedì 25 10.30

18.00

+ Castelli Bruno, Bianconi Velalma, Caroli Ugo e Liverani Iolanda

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Vivi e deff. famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

Martedì 26 10.30 + Stefano e Maria Baldini

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Mercoledì 27 18.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Giovedì 28
Venerdì 29 8.00 + Montesi Natale
Sabato 30 18.00 + Orioli Franco e Conti Carmen
Domenica 31

Martedì19Ore 16.00 – 17.20

Mercoledì20Ore 20.30 – 22.00

Giovedì21Ore 16.00 – 17.20

Venerdì22Ore 10.00 – 12.00 16.00 – 17.20

Sabato23Ore 10.00 – 12.00 15.00 – 17.20

Domenica24Ore 15.30 – 19.00 21.00 – 22.00

Lunedì25Ore 16.00 – 17.20

Le Confessioni

in prossimità del

Natale

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Dicembre 2023

Domenica 24

IV di Avvento

S. Messa alle ore 10.30 (S. Paolo) (NO alle ore 18.00)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. – I bambini del catechismo accendono la Quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte

Lunedì 25

Natale del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Martedì 26

Santo Stefano

Unica S. Messa alle ore 10.30 (S. Paolo)
Mercoledì 27

S. Giovanni Ap.

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Concerto di Natale con il Duo Morrighan promosso dall’associazione “don Orfeo Giacomelli”

Giovedì 28

Ss. Innocenti martiri

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 29 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 31

Santa Famiglia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Importante

Domenica prossima 24 dicembre NON sarà celebrata la S. Messa delle ore 18.00.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 1,11-18 Mt 10,17-22 Gv 20,2-8 Mt 2,13-18 Lc 2,22-35 Lc 2,36-40

Vivere il misteroDopo la compagnia di Giovanni Battista che ci ha seguito nelle domeniche precedenti, di oggi è Maria a farsi nostra guida nella preparazione immediata alla celebrazione del Natale: che sarà già domani, che sarà già stasera Potremmo chiederci chi era questa donna nel momento in cui la Parola del Signore si impose alla sua vita trasformandola e, per certi aspetti, complicandola di molto. Forse era come noi e nello stesso tempo era diversa da noi. Come noi con dei desideri suoi e un progetto di vita a lungo accarezzato e che, finalmente, stava concretizzandosi… si preparava a essere sposa e quindi a essere madre. Diversamente da noi, Maria fu pronta a vedersi cambiare la vita da un figlio che non era proprio suo come ogni figlio ma in modo assoluto – e non era dell’uomo che amava e che pure avrebbero dovuto amare con il più grande e raffinato degli amori: gratuito e distaccato… il più divino dei modi di amare. Non è forse questo ciò che viene chiesto anche a ciascuno di noi? A nulla vale interrogare Dio sulle modalità, l’unica via è lasciarlo fare fino in fondo nel più profondo della nostra intimità, poiché il Signore ripete a ciascuno di noi: «Io ti ho preso… sono stato con te dovunque sei andato… anche per il futuro» (2 Sam 7,8-9). Così l’Annunciazione è il grande racconto della conversione di Maria all’opera inattesa di Dio nella sua esistenza, in cui si manifesta al massimo grado l’inventiva capacità divina di dilatare gli spazi della vita. Il Natale, che ci prepariamo a celebrare nei Misteri già di questa notte, rinnova misticamente la nostra disponibilità a essere «come un ricettacolo materno che si dilata per fare spazio a ciò che si rivela in forma dolorosa e creatrice: come un qualcosa che non è presente se non nel modo dell’assenza, come un’istanza oscura che, premendo per venire alla coscienza, crea le condizioni necessarie alla propria vita» (G. D’Acunto. La parola prima del linguaggio in Maria Zambrano). Sì, Dio vuole vivere di noi e perciò sceglie di avere bisogno di noi per nascere, per crescere, per amare, per gioire, per soffrire… perfino morire e rivivere. Discretamente l’angelo Gabriele la forza di Dio rimprovera Maria, e ciascuno di noi, nei medesimi termini con cui «quella stessa notte» (2 Sam 7,4) al profeta Natanaele chiesto di rettificare il significato della parola «il Signore è con te». Il rimprovero è semplice ma accorato da parte di Dio nei confronti del re Davide: «Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti?» (2 Sam 7,5). La risposta risuona in questi termini: «Il Signore farà a te una casa» (7,11). Quando Dio interviene nella nostra vita Io fa regalmente e radicalmente e, soprattutto, lo fa da sempre e «per sempre» (Sal 88,5) e non solo in tempo di riposo (2 Sam 7,1). In Maria viene svelato il desiderio ardente di Dio, quello che attrasse irresistibilmente Mosè alle falde del Sinai «mentre stava pascolando il gregge» (Es 5,1). Questo desiderio si esprime in un dono totale di Dio all’uomo che esige e quasi forza amorevolmente il dono sponsale di tutta la nostra esistenza a Colui dal quale ogni vita è originata. Se Dio si dona fino a consegnarsi e affidarsi a noi fidandosi del fatto che sapremo e vorremo prenderci cura della sua Presenza nell’intimo del nostro cuore… allora aderire e rispondere «Ecco la serva» (Lc 1,38) è una conseguenza semplice, naturale e per nulla «impossibile». Di quello che è avvenuto in quel giorno o in quella notte «in una città della Galilea» (1,26) non sapremo mai nulla di più di quanto sappiamo del momento in cui il Crocifisso divenne il Risorto. Analogamente, del momento in cui il Verbo del Padre divenne «Gesù» (1,51) nel seno assolutamente vuoto e completamente aperto di Maria, possiamo cantare-tacendo con le stesse parole della liturgia pasquale: «Tu sola hai meritato di conoscere il tempo e l’ora» (Preconio). Questa regola del silenzio attorno al silenzio di Maria potrebbe essere un modo adeguato per meditare il mistero della sua divina maternità nel disegno della salvezza, senza violarne – con l’eccesso delle parole e delle considerazioni – la sacra verginità. La verginità è il sigillo che difende da occhi indiscreti e impreparati il mistero di questa storia d’amore che, per sua natura, resta un segreto tra Dio e la sua silenziosa madre. Come dice Agostino nel suo secondo trattato sul Vangelo di Giovanni; «Perché gli uomini potessero nascere da Dio, Dio è nato anzitutto dagli uomini. Nato da Dio per crearci, egli nasce da una donna per ricrearci». Prima di contemplare ciò che avverrà nella piccola Betlemme siamo oggi chiamati a concentrare lo sguardo del nostro cuore su ciò che accade in un piccolo villaggio della Galilea dove una giovane «promessa sposa di un uomo della casa di Davide di nome Giuseppe» (Lc 1,27) riceve l’annuncio di un’improvvisa e imprevista maternità. Nonostante le perplessità, questa giovane donna si mostra capace di fare in pochissimo tempo – nello spazio di un dialogo – un lungo cammino interiore che va dallo stupore all’accoglienza piena. Maria non è una sempliciotta a cui va bene tutto e che se ne sta in attesa di qualcosa che porti rimedio alla noia; è una donna che ha un progetto e che nutre un desiderio sulla propria vita, eppure è capace di lasciarsi confermare dalle parole di un angelo accettando di riorientare radicalmente il proprio cammino di donna e di credente. (p. M. D. Semeraro)