Programma dal 1 al 9 novembre 2025

Letture: Siracide 35,15b-17.20-22a / Salmo 33 / 2 Timoteo 4,6-8.16-18

Chi spera in te, Signore, non resta deluso

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (25,31-46)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 01 18.00 + Grassi Nicola (trigesima)+ Matulli Sergio e Camilla
Domenica 02 8.0010.30

18.00

Deff. fam. Foschini, Capucci, Rabeggiani, Farolfi e Pacilli+ Vincenzo ed Elisa

Deff. fam. Biancoli e Penazzi

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni del Santo Padre

+ Liverani Paolo

+ Preda Maria Teresa

Lunedì 03 18.00 + Facchini Franca e Lanzoni Marta
Martedì 04
Mercoledì 05 18.00 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Giovedì 06
Venerdì 07
Sabato 08 18.00 Per Aldo e Benedetta (viventi)
Domenica 09 18.00 + Padre Gabriele Costa

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.4517.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

 

Anno : CNovembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 02Commemorazione fedeli defunti Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.00 (S. Paolo)Ss. Messe ad orario festivo (S. Giacomo)

Ore 15.00 (Santuario) : S. Messa (segue benedizione alle tombe

Lunedì 03 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Martedì 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Mercoledì 05 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 06 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Venerdì 07 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti Ore 8.45-12.00 (s. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Sabato 08 Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)
Domenica 09Dedic. basilica Lateranense Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo)Ss. Messe ad orario festivo (S. Giacomo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis (ottavario dei defunti)

Sabato 8 novembre in S. Giacomo, con inizio alle ore 17.30

Polenta e biscotti da asporto per auto finanziare la Casa Poggioletto di Belvedere.

Occorre prenotarsi (vedi avviso a parte)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 14,12-14 Lc 14,15-24 Lc 14,25-33 Lc 15,1-10 Lc 16,1-8 Mt 16,9-15

Vivere il mistero – Oggi la Chiesa è in preghiera per tutti i fratelli e le sorelle che sono passati da questo mondo al Padre. Giorno di preghiera, quindi, ma anche giorno di riflessione sul mistero della morte, definita in modo suggestivo la più vuota delle immagini (Giorgio Pigafetta). Infatti, nessuno sa rappresentare la morte, nessuno sa dire cosa sia. Perché? Ce lo spiega bene il filosofo Epicuro quando afferma: «Quando ci siamo noi, non c’è la morte, e quando c’è la morte, non ci siamo più noi». Nessuno quindi può parlare della morte; possiamo parlare solo del morire, quel morire che avvertiamo in noi e attorno a noi quando, ad esempio, ci sfiora la disgrazia, quando la malattia vuole impossessarsi del nostro corpo e della nostra anima, quando-la sofferenza ci colpisce all’improvviso… Proprio perché inafferrabile, l’uomo non parla volentieri della morte, rendendola così la grande innominata.  Nel nostro tempo, poi, si assiste a una vera e propria rimozione della morte sebbene, ed è paradossale, sia presentata in modo ossessivo attraverso i media. La morte, definita la grande apolide, in quanto non ha patria, la vediamo così insediata in ogni angolo della nostra casa comune, persino nella foglia accartocciata – come scriveva Montale – e fino al rivo strozzato. Non è mai messa nei nostri progetti eppure è l’unica scadenza certa della nostra vita. Se la morte è un enigma, la più vuota delle immagini, è vero anche che la sentiamo come un destino che ci abita, che sta dentro di noi. La morte, infatti, non ci sta davanti, ma è in noi. Il poeta libanese KhaliI Gibran scriveva: «Vorreste conoscere il segreto della morte ma come scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?». Si, il senso della morte va cercato nel cuore della vita. Questo ci permetterà di capire chi siamo e allo stesso istante ci donerà di intravvedere il futuro che ci attende. Come cristiani, il segreto della morte dobbiamo coglierlo nella luce della fede pasquale di Cristo morto e risorto. Solo allora non saremo più intimoriti dalla fine ma scopriremo il fine, il segreto, non tanto della morte ma della vita nuova. Guardiamo allora a Gesù. Egli si è posto davanti alla morte in un duplice modo. Come ognuno di noi, egli ha visto la morte negli altri. Prendiamo ad esempio il racconto della figlia di Giairo (cf. Mc 5,21-43). In quell’episodio, Gesù parla detta morte come di un sonno. A quanti gli dicono che la bambina è morta, lui ribatte che dorme. Cosa significa? Che Gesù nega la potenza definitiva delta morte. Poi pronuncia la sua parola efficace: talita kum, e la fanciulla subito si rialza. Se è vero che risuscitare dai morti è prerogativa di Dio, questa avviene non senza la mediazione di Gesù. Gesù ha affrontato anche la sua morte. Sulla croce si è trovato faccia a faccia con la terribile nemica. In quell’ora il Cielo era muto, i discepoli latitanti, solo le donne stavano piangenti ai suoi piedi, ma erano impotenti. Gesù era solo ma in preghiera e dalle sue labbra uscì il versetto del salmo 21: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Gesù vive la sua morte nella fede in Dio, gridando la sua fede nel Padre, in Colui che, solo, può illuminare il non senso del morire. Così facendo, Gesù è passato attraverso la nostra mortalità fisica e spirituale, fecondandola con un seme d’immortalità. Ed è la risurrezione. Da quel giorno la morte è divenuta sorella. Sì, la morte non è più una realtà che sfigura ma trasfigura, che immette l’uomo nella sua pienezza; una realtà amica e che appunto può essere cantata come sorella. Penso che questo sia il culmine della fede, una vera e propria liturgia della speranza cristiana. Ognuno di noi è una parola meravigliosa uscita dalla bocca di Dio; una parola carica di vita, irripetibile e originalissima. Quando sorella morte busserà alla porta della nostra casa non dovremmo aprirle subendo il suo avvento come un fatale destino, ma dovremmo invece – e Dio ce ne conceda la grazia – celebrare attraverso di essa il nostro transitus in Dio. Questo richiederà il sì filiale, l’ultimo, in obbedienza al Padre. Al riguardo, Teilhard De Chardin, scienziato e teologo, così diceva a Cristo: «Quando sul mio corpo o sul mio spirito comincerà a pesare l’usura dell’età. Quando si abbatterà su di me dall’esterno o nascerà dal di dentro il male che sminuisce e porta via… concedimi Signore di capire che sei tu ad aprire dolorosamente le fibre del mio essere per penetrare fino nell’intimo della mia sostanza e assorbirmi in te». (padre Sandro Carotta)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

In appendice al Rito della Messa si trovano anche le Preghiere eucaristiche della Riconciliazione e la peculiare Preghiera eucaristica che può essere usata nelle Messe «per varie necessità», elementi che nell’edizione italiana erano già presenti. «Tradizione» e «progresso» sono i termini fondamentali per la comprensione delle principali «novità» racchiuse nel Messale, ovvero fedeltà da una parte, attraverso la custodia dell’identità del Rito romano, mediante la salvaguardia della forma celebrationis, legittimamente riconosciuta e concretamente decodificata nell’edizione «tipica» del liber princeps della preghiera di Rito romano. Apertura dall’altra, mediante la ricezione di alcune istanze di adattamento rituale e testuale, maturate in diverse Chiese locali, attraverso le traduzioni del Messale romano nelle lingue nazionali, ufficializzate dalla Santa Sede negli ultimi trent’anni. La terza edizione tipica del Messale romano contiene al suo interno integrazioni e ritocchi che si pongono nella linea dell’arricchimento dei contenuti e dell’adeguamento rubricale alla normativa liturgica vigente. L’accrescimento testuale, il cui contenuto è, per la maggior parte dei casi, desunto dal ricco patrimonio eucologico della tradizione, mentre offre la possibilità di una maggiore scelta dei formulari nell’ambito della celebrazione, apre nuove prospettive che confermano e integrano le linee teologiche del Vaticano II. (5-continua)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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