Programma dal 25 ottobre al 2 novembre 2025

Letture: Siracide 35,15b-17.20-22a / Salmo 33 / 2 Timoteo 4,6-8.16-18

Il povero grida e il Signore lo ascolta.

Custodire la Parola …don Fabio Gennai

 

 

Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14)
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:

«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.

Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 25
Domenica 26 10.30 + Amadei Angelo e Carlo, Brandolini Irene e Fabbri Adamo
Lunedì 27 18.00 + Settembrini Augusto
Martedì 28
Mercoledì 29 18.30 + Montesi Natale

+ Lullo Onofrio, Carolina e Domenico

Giovedì 30 18.00 + Sangiorgi Gianbattista, Giacomo, Vittorina, Raimondo e Maria
Venerdì 31 18.00 + Benfenati Anselmo e Brusa Sara
Sabato 01 18.00 + Grassi Nicola (trigesima)
Domenica 02 8.00

10.30

18.00

Deff. fam. Foschini, Capucci, Rabeggiani, Farolfi e Pacilli

+ Vincenzo ed Elisa

Deff. fam. Biancoli e Penazzi

+ Dovadola Ivano e Ruffini Armanda

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni del Santo Padre

+ Liverani Paolo

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

Sabato ore 16.4517.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 26

XXX del . Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte)

Lunedì 27 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio Pastorale Parrocchiale
Martedì 28

Ss. Simone e Giuda ap.

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 29 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 31 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 01

Tutti i Santi

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario intero per tutti i defunti

Domenica 02

Commemorazione fedeli defunti

Ss. Messe alle ore 8.00 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (Santuario) : S. Messa (segue benedizione alle tombe)

1 – Da Lunedì 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo ore 17.55 (17.25 con l’ora solare) S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

2 – Da Domenica 26 ottobre torna l’ora solare . Fare attenzione ai cambi di orario delle celebrazioni liturgiche (S. Messa vespertina e S. Rosario anticipati di mezz’ora).

3- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 13,10-17 Lc 6,12-19 Lc 13,22-30 Lc 13,31-35 Lc 14,1-6 Mt 1,5-12a

Vivere il mistero – Nel testo evangelico odierno si comprende immediatamente quale sia l’intenzione del Maestro nel riportare la cosiddetta parabola del fariseo e del pubblicano: voleva evidenziare come egli disapprovi assolutamente coloro che hanno la «presunzione di essere giusti» e disprezzano gli altri. Ai tempi di Gesù il fariseo era un ebreo che riteneva di essere salvato perché osservava in modo scrupoloso la legge. Si tratta del classico atteggiamento di chi ritiene che l’uomo possa salvarsi da solo, purché sia fedele alla legge. Dio non c’entra con la salvezza perché considerato uno che prende atto dei meriti ed emette la sentenza. Gesù, invece, intende sottolineare che l’uomo è salvato prima di tutto per grazia. Il pubblicano, infatti, non ha da presentare a Dio dei meriti per mercanteggiare la salvezza. Ha solo se stesso, la consapevolezza del proprio bisogno di perdono e del fatto che Dio può perdonarlo. La parabola viene detta da Gesù per togliere agli uomini la presunzione di essere giusti e togliere agli stessi il disprezzo per chi essi ritenevano (e ritengono) che non fosse giusto (osservatore della legge). Essere, poi, presuntuosi nel ritenersi migliori degli altri ed essere giusti davanti a Dio è una caratteristica negativa che già l’Antico Testamento bollava come insipiente. Il libro di Giobbe si interrogava: «Che cos’è l’uomo perché si ritenga puro, perché si dica giusto un nato di donna?» (Gb 15,14). Il libro del Siracide gli faceva eco: «Non farti giusto davanti al Signore né saggio davanti al re» (Sir 7,5). Anche nella preghiera ritornava il messaggio. «Dico a chi si vanta: Non vantatevi» (Sal 75,5). Subito dopo il grande insegnamento della misericordia di Dio (Lc 15: pecora e moneta perdute e ritrovate, il padre buono) Gesù, rivolgendosi ai farisei dice: «Voi vi ritenete giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio, (Lc 16,15). Alla luce di queste parole, si comprende meglio il richiamo all’umiltà nel giudicare se stessi: «Come puoi dire al tuo fratello: “Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, e tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello» (Lc 6,42). Nel Vangelo fin da subito viene presentato il criterio interpretativo: la parabola non è per tutti, ma «per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri». Le parabole non sono, infatti, tutte uguali. La parabola del buon samaritano, ad esempio, è un racconto esemplare. La parabola dei vignaioli omicidi o quella del padre buono e il figliol prodigo sono parabole polemiche. La parabola del fariseo e del pubblicano è didascalica. Il testo evangelico è scandito in tre momenti. In Lc 18,9 vengono presentati il mittente (Gesù) e i destinatari (coloro che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri). In Lc 18,10-13 si trova la parabola didascalica. In Lc 18,14 viene presentata la considerazione finale del Maestro. Nel testo evangelico c’è ironia e amarezza. La mentalità del fariseo si fonda su due dati: la comparazione di se stesso nei confronti della legge e la comparazione di se stesso nei confronti dell’altro. Questa mentalità è totalmente assente dalla teologia biblica dell’Antico Testamento. Più volte la Parola di Dio esigeva che il credente fosse santo perché Dio è santo (cf. Lv 11,44.45;19,2;20,7;20,26; ecc.). Gesù, a sua volta, dirà: «Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). L’uomo non deve, dunque, paragonarsi con l’adempimento della legge. Se vuole paragonarsi, deve porsi davanti a Dio. Ne consegue che l’uomo è sempre in cammino e non può mai dirsi arrivato. L’autore sacro si interrogava: «Può il mortale essere giusto davanti a Dio o innocente l’uomo davanti al suo creatore?» (Gb 4,17). La risposta è ovvia. Per quanto riguarda il paragonarsi ad altri, il mondo sapienziale ebraico si era già pronunciato. Nel libro dei Proverbi ci sono due affermazioni molto dure in merito: «Chi disprezza il suo prossimo è privo di senno, l’uomo prudente invece tace». (Pr 11,12); «Chi disprezza il prossimo pecca, beato chi ha pietà degli umili». (Pr 14,21). Paolo rincarerà la dose: «Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello? Tutti infatti ci presenteremo al tribunale di Dio. 0uindi ciascuno di noi renderà conto a Dio di se sfesso. Cessiamo dunque di giudicarci gli uni gli altri; pensate invece a non esser causa di inciampo o di scandalo al fratello» (Rm 14,10-13). Il pubblicano non si pone davanti né alla legge né al prossimo. Si pone davanti a Dio e preferisce pregare con le stesse parole del peccatore del Sal 51(50),3: «Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato» («0 Dio, abbi pietà di me peccatore»). Questo è l’atteggiamento suggerito dalla liturgia: «Fa’ che ci apriamo alla confidenza della tua misericordia per essere giustificati nel tuo nome». Assumere la mentalità del pubblicano non significa concedersi la possibilità di peccare senza migliorarsi, significa prendere consapevolezza che comunque si è sempre «mancanti» davanti a Dio. (don Renato De Zan)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

Semplificando la normativa precedente, si estende la competenza all’ 0rdinario diocesano, il quale, avendo facoltà di emanare norme particolari per la propria diocesi, può affidare a ciascun sacerdote, in quanto pastore proprio di una particolare comunità, la facoltà di discernere l’opportunità di distribuire la comunione sotto le due specie anche oltre i casi nei quali in genere viene consigliata. Nel contesto, poi, dei formulari di Messa che costituiscono la parte più consistente del libro – cioè quelli dei tempi di Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua, del Santorale, dei Comuni, delle Messe rituali, per varie necessità e per i defunti -, va messo in evidenza l’aspetto funzionale migliorato degli elementi strutturali del Missale romanum, in modo particolare la formulazione integrale di non pochi formulari, l’inserimento di nuovi testi qualitativamente significativi, l’integrazione delle rubriche organicamente formulate in base alla legislazione liturgica vigente. Significativo, nel periodo di Quaresima, è l’inserimento di una «orazione sul popolo, nel formulario di ogni giorno, elemento recuperato dagli antichi sacramentari che evidenzia la volontà di dare rilievo al carattere penitenziale e comunitario di questo tempo liturgico. (4-continua)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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