Letture: Esodo 17,8-13 / Salmo 120 / 2 Timoteo 3,14-4,2
Il mio aiuto viene dal Signore.
Custodire la Parola …don Fabio Gennai

Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8)
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 18 | ||
| Domenica 19 | 10.3018.30 | + Gagliardi Bruno, Elodia e Albertina+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra (nell’anniversario)
+ Anna, Ivo e Pietro Marri e Pinardi Rino + Ada, Domenico, Silvana e Aldo |
| Lunedì 20 | ||
| Martedì 21 | 8.00 | + Antonio e deff. fam. Marconi e Patriarca |
| Mercoledì 22 | 18.30 | Secondo le intenzioni di Maria Teresa Dovadola (vivente)+ Adriano Castelli e Giovanna Cicognani |
| Giovedì 23 | ||
| Venerdì 24 | ||
| Sabato 25 | ||
| Domenica 26 |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
Sabato ore 17.15 – 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario (in forma più solenne)
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : COttobre 2025 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 19XXIX del . Ord. | Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti |
| Lunedì 20 | Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale |
| Mercoledì 22 | Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo” |
| Venerdì 24 | Dedicazione della Cattedrale di ImolaOre 6.45 (Montericco) : ”Complemessa” : S. Messa celebrata da don Fabio Gennai nell’anniversario di Ordinazione sacerdotale.
Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario Ore 20.30 (S. Cassiano) : Solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Giovanni Mosciatti |
| Domenica 26XXX del T. Ord. | Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo) |
1 – Da Lunedì 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo ore 17.55 (17.25 con l’ora solare) S. Rosario (celebrato in forma più solenne)
2 – Da Domenica 26 ottobre torna l’ora solare . Fare attenzione ai cambi di orario delle celebrazioni liturgiche (S. Messa vespertina e S. Rosario anticipati di mezz’ora).
3- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.
| Alla scuola di Gesù : | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Lc 12,13-21 | Lc 12,35-38 | Lc 12,39-48 | Lc 12,49-53 | Lc 12,54-59 | Lc 13,1-9 | ||||||
Vivere il mistero – Il tema della preghiera si ritrova con frequenza lungo il Nuovo Testamento. Gesù pregava molto (Mt 14,23; I Mt 26,36; Mc 7,46; Lc 5,16; 6,12; 9,18.28; 11,1; ecc.). Nella formazione dei discepoli si premura di esortarli a «pregare sempre, senza stancarsi» (Lc 18,1). Anche nel Getsemani Gesù invita i suoi a pregare sempre: «Vegliate e pregate in ogni momento» (Lc 21,36). Negli Atti degli Apostoli la preghiera è presentata come una delle quattro costanti che caratterizzano la comunità nascente, modello di ogni comunità: «Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli apostoli e nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (At 2,42). L’apostolo Paolo non cessa di incoraggiare i suoi alla preghiera: «Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi» (Ef 6,18); «Pregate anche per noi» (Col 4,3); «State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie», (1Ts 5,16-18); «Fratelli, pregate anche per noi» (1Ts 5,25). Anche altri scritti del Nuovo Testamento incoraggiano fortemente la preghiera come Gc 5,16 «Pregate gli uni per gli altri» o come Gd 1,20-21 «Ma voi, carissimi, costruite il vostro edificio spirituale sopra la vostra santissima fede, pregate mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna». Un’affermazione attribuita a sant’Alfonso Maria de’ Liguori recita così: «Chi prega certamente si salva, chi non prega certamente si danna». C’è, dunque, un filo ininterrotto che da Gesù passa alla Chiesa nascente e giunge fino a oggi, con l’invito alla preghiera a ogni singolo credente e alla comunità. Gesù, dopo aver istruito i suoi con la parabola della vedova e del giudice disonesto, conclude con una domanda: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Questo interrogativo evidenzia lo stretto legame tra preghiera e fede. La preghiera è nutrimento della fede. Senza la preghiera la fede muore. Il Vangelo di oggi sotto il profilo letterario, ha tre cadenze: l’annuncio del tema (Lc 18,1: pregare sempre), l’insegnamento (Lc 18,2-4: la parabola) e le deduzioni (Lc 18,6-8). Gesù si avvale del procedimento rabbinico chiamato qal wa-chomer (leggerezza-pesantezza), che potremmo tradurre «dalla cosa piccola alla cosa grande». Si trattava del procedimento dimostrativo che i latini denominavano a minori ad maius. È come dire che se l’argomento tiene per le cose piccole e meno significative a maggior ragione l’argomento (non l’esemplificazione) tiene per le cose più importanti e significative. Se il giudice disonesto ascolta la preghiera incessante della vedova, tanto più Dio, che non è disonesto, ma tre volte Santo, ascolterà la preghiera incessante dei discepoli. L’insegnamento sembra chiarissimo e il testo potrebbe fermarsi lì. Si avrebbe, però, la sensazione che la preghiera insistente sia una specie di elemento che scardina la resistenza di Dio affinché egli esaudisca la domanda degli oranti. Il testo, però, obbliga il credente ad andare più in profondità e riporta una domanda stupefacente di Gesù: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?». Qui c’è la ragione teologica della necessità di pregare. La preghiera incessante per la vita della fede; perché la fede si nutra, cresca, maturi e si traduca in testimonianza operosa (prima la preghiera, poi l’operatività; prima la preghiera, poi la carità). Dalla fede, che per natura sua è «operosa», deriva il dono della «giustizia» (che nel linguaggio della Chiesa nascente significa: Dio rende giusto il discepolo e lo salva). Poiché l’interrogativo posto da Gesù riguarda la fine del mondo, è chiaro che Gesù sta parlando non di una preghiera qualunque, ma di quella che chiede al Padre la fine di questo mondo (di ingiustizie, di sopraffazioni, di violenze, di morte, di finitudine) e l’instaurazione di quel mondo costituito dalla giustizia di Dio, dalla pace, dalla vita e dalla gioia. In breve, Gesù sta parlando, avendo probabilmente davanti ai suoi occhi l’invocazione «Padre, venga il tuo Regno». Il Regno di Dio (il mondo della signoria di Dio, della pace, della vita e della gioia) verrà. I credenti che lo invocano continuamente (ogni volta che pregano il «Padre nostro») ne devono star certi perché Dio mantiene sempre la parola data. La sua pro messa, una volta annunciata, ha già preso la strada dell’adempimento adempiere la parola data. In Oriente significa fondamentalmente «giustizia». La domanda finale, inquietante e sferzante, non sembra un’espressione di dubbio. Nel discorso escatologico, infatti, Gesù dirà chiaramente che alla fine del mondo compariranno davanti al Figlio dell’uomo sia i credenti sia gli altri uomini. La domanda sembrerebbe alludere piuttosto alla fragilità della fede che un credente, purtroppo, può sempre perdere. (don Renato De Zan)
Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)
La nuova edizione tipica del Messale romano si distingue, rispetto alle due precedenti edizioni, per una serie di ritocchi e aggiunte effettuati nel testo, di cui diamo un sommario elenco. Oltre a essere sottoposto a una vera e propria rivisitazione sia eucologica sia rubricale, la terza edizione tipica del Messale ha avuto anche una nuova stesura di quella parte non meno importante e fondamentale costituita dall’Institutio Generalis, documento che, posto all’inizio del Messale, offre il significato delle singole sequenze rituali e dei particolari elementi celebrativi che compongono il rito della Messa, fornendo allo stesso tempo utili orientamenti per l’uso e per le modalità di realizzazione. Una normativa che, nonostante le variazioni e integrazioni avute nel tempo, ma pur sempre animata dal valore teologico, liturgico, rituale, spirituale e pastorale, contribuisce a dare alla celebrazione del mistero eucaristico quell’efficacia che garantisce la consapevole, attiva e fruttuosa partecipazione del popolo di Dio. In questa prima parte, la novità più rilevante è l’inserimento del capitolo IX che raccoglie l’insieme delle norme relative all’adattamento e all’inculturazione della liturgia eucaristica, in particolare quelle che competono al vescovo diocesano e alle Conferenze episcopali. Degno di nota è pure l’ampliamento della facoltà di amministrare la comunione sotto le due specie (nn. 281-287). (3-continua)
