Letture: 2 Re 5,14-17 / Salmo 97 / 2 Timoteo 2,8-13
Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.
Custodire la Parola …don Fabio Gennai
Dal Vangelo secondo Luca (17,11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 11 | 18.30 | + Rizzi Luigi (detto Carlo) e secondo le intenzioni di Maria Teresa+ Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando+ Lanzoni Ugo, Galanti Pia e Lanzoni Lino |
| Domenica 12 | 10.3018.30 | + Alma, Alfonso, Maria e Peppino+ Maria Benfenati |
| Lunedì 13 | 18.30 | + Guida Domenico, Vincenzo e Giuseppe |
| Martedì 14 | ||
| Mercoledì 15 | 18.30 | + Mariangela Fontana (1 anniv.) |
| Giovedì 16 | ||
| Venerdì 17 | ||
| Sabato 18 | ||
| Domenica 19 | 10.3018.30 | + Gagliardi Bruno, Elodia e Albertina+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra (nell’anniversario)+ Anna, Ivo e Pietro Marri e Pinardi Rino
+ Ada, Domenico, Silvano e Aldo |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
Sabato ore 17.15 – 18.15 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario (in forma più solenne)
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : COttobre 2025 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 12XXVIII del . Ord. | Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo) |
| Mercoledì 15 | Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo” |
| Giovedì 16 | Ore 20.45 (canonica) : Gruppo liturgico |
| Venerdì 17 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario |
| Sabato 18S. Luca Ev. | S. Messa ad orario prefestivoOre 15.00 (S. Paolo) : Ritiro cresimandi |
| Domenica 19XXIX del T. Ord. | Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatt |
1 – Da Lunedì 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo ore 17.55
S. Rosario (celebrato in forma più solenne)
1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.
| Alla scuola di Gesù : | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Lc 11,29-32 | Lc 11,37-41 | Lc 11,42-46 | Lc 11,47-54 | Lc 12,1-7 | Lc 10,1-9 | ||||||
Vivere il mistero – L’uomo, purtroppo, ha una gratitudine molto ridotta nei confronti di Dio. Se si facesse una breve indagine nel libro dei salmi, ci si accorgerebbe che le lamentazioni e le suppliche sono molto più numerose dei salmi di ringraziamento. Per questo motivo la Colletta propria, nell’amplificazione della petizione, ricorda all’assemblea orante che Dio è la «fonte della vita temporale ed eterna». Da lui, dunque, abbiamo ricevuto tutto ciò che siamo. L’episodio della guarigione dei dieci lebbrosi è altamente significativo. Nel Medio Oriente antico, il lebbroso era una persona emarginata e disprezzata. Disprezzata perché «castigato da Dio» con la malattia; emarginato perché «solo» in quanto impuro. Il lebbroso, infatti, viveva fuori dal villaggio ed era considerato un morto che respirava. Guarire un lebbroso, perciò, non era un gesto puramente terapeutico. La guarigione di un lebbroso era considerato un evento che poteva sgorgare solo da Dio perché quella guarigione significava il perdono del peccato che – nella mentalità ebraica – aveva generato la malattia, significava reintegrarlo nella pienezza della vita che solo Dio possiede e può donare. Guarire un lebbroso, dunque, significava «risorgerlo» e reinserirlo nella dinamica dei rapporti che la vita sociale e religiosa comportava. La guarigione dei lebbrosi viene presentata da Gesù ai discepoli di Giovanni il Battista come segno della sua messianicità. La guarigione operata da Gesù, inoltre, è un «segno» che indica la capacità che egli ha e la sua identità: ridona la vita, perdona i peccati, reinserisce l’individuo nel tessuto religioso e sociale, lo guarisce dalla malattia facendolo «risorgere», si manifesta come Dio. Il Maestro compie la guarigione, gesto di risurrezione-perdono- risocializzazione, nei confronti di dieci lebbrosi, ebrei e samaritani, ai quali la malattia aveva aiutato a superare ogni traccia di razzismo. Di questi solo uno torna indietro a rendere gloria a Dio (= ringraziare). E Gesù si meraviglia. La riconoscenza avrebbe reso Gesù meno amaro nelle sue considerazioni e forse più sereni i guariti. Costoro, tutti presi dall’adempimento della Legge, dimenticano la dimensione umana della gratitudine. La riconoscenza verso Dio è la radice della riconoscenza verso gli altri. Questa dimensione religiosa-antropologica è stata vissuta dal samaritano riconoscente. I suoi colleghi ebrei obbediscono alla Legge perché vanno al tempio per farsi riconoscere guariti. 0sservano la Legge, ma non hanno un vero rapporto con Dio. Diventa chiaro, allora, il motivo per cui Paolo afferma che noi siamo salvati dalla fede (rapporto con Dio) e non dalle opere della Legge (Rm 3,28). La riconoscenza è una virtù rara. Per chi è cresciuto con la mentalità «ho dei diritti e li voglio tutti, subito e qui; non ho chiesto io di venire al mondo» la vita riserva delle sorprese amare. Questa persona è destinata alla continua insoddisfazione per il semplice motivo che non sempre, non sempre subito e non sempre qui possono essere esauditi (da chi?) tutti i veri o presunti diritti. Difficilmente, inoltre, saprà essere rispettosa dei diritti altrui: le costerà, cioè, immensa fatica riconoscere i propri doveri, soprattutto il dovere della gratitudine. Il brano del Vangelo procede, a livello narrativo, con il criterio della rastremazione. L’autore parte con un orizzonte geografico ampio («Gesù attraversava la Samaria e la Galilea») per poi restringerlo («Entrando in un villaggio») fino ad arrivare a un dialogo con alcune persone («Gli vennero incontro dieci lebbrosi») e a focalizzare l’attenzione su una persona davanti a Gesù («Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo»). Questo procedimento guida l’attenzione del lettore/ascoltatore a non soffermarsi troppo sul tema del miracolo della guarigione, ma piuttosto sulla riconoscenza del samaritano. Il miracolo, infatti, fa da preambolo alla scena del ringraziamento. Vale la pena in questo testo sottolineare almeno due aspetti: il razzismo e il suo superamento; l’osservanza della Legge e la riconoscenza. All’epoca di Gesù, i samaritani non erano ben visti dagli ebrei (che venivano ripagati con la stessa antipatia; anche Gesù ne ha fatto le spese). Questo razzismo si trova superato nel gruppo dei malati. La lebbra ha fatto cadere tutti i pregiudizi religiosi e culturali. Accomunati nella sofferenza, riscoprono la condivisione umana della vita, ebrei e samaritani insieme. Sono costretti a rispettare le leggi della purità. Contemporaneamente fanno un’esperienza nuova: la Legge non guarisce e non salva; solo Gesù salva. I dieci lebbrosi sono osservanti perfetti della Legge. Si fermano a distanza. Gesù, osservando il precetto della Legge, li invia dai sacerdoti per essere dichiarati guariti. Nove di essi, ancora una volta, ligi alla Legge, vanno dal sacerdote. In nome della Legge hanno perso il senso della riconoscenza. Ciò rispecchia, purtroppo, un atteggiamento di chi, adempiendo la Legge, pensa di non aver più nessun altro obbligo e dimentica che esiste una legge non scritta che abita nel cuore ed è molto più costringente e importante. (don Renato De Zan)
Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)
Le idee di fondo, infatti, che hanno contribuito a far nascere una nuova edizione tipica del Messale sono di carattere teologico-pastorale: un rinnovamento dei testi liturgici, rispondenti quanto più possibile ai segni dei tempi e alle esigenze degli uomini secondo le loro differenti espressioni culturali, avrebbe senza dubbio incrementato quella partecipazione attiva sostenuta e auspicata dal Concilio Vaticano II. Accanto alla necessità di aggiornare il Messale, dopo non pochi anni dalla sua ultima edizione, vi era pure l’esigenza di un suo adeguamento alla normativa vigente. Infatti, una nuova edizione era richiesta non solo nella linea dell’aggiunta di alcuni formulari di Messe, ma anche nella prospettiva di adeguarne la parte normativo- canonica al Codice di Diritto Canonico del 1983 e di conformare quella normativo-liturgica alle disposizioni della Santa Sede posteriori al 1975 e ai Praenotanda dei libri liturgici pubblicati nel frattempo, con un particolare riferimento a qualche sviluppo presente in alcune traduzioni in lingua nazionale. Per venire incontro, poi, alle esigenze sia di correzione di alcune imprecisioni sia di aggiornamento di elementi intercorsi tra una edizione e l’altra, nel 2008, come già nel 1971, è stata pubblicata una ristampa del Messale con alcune variazioni. (2-continua)
