Programma dal 4 al 12 ottobre 2025

Letture: Abacuc 1,2-3.;2,2-4 / Salmo 94 / 2 Timoteo 1,6-8.13-14

Ascoltate oggi la voce del Signore.

 

Dal Vangelo secondo Luca (17,5-10)

In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».

Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?

Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.30 + Emma

Deff. fam. Martini e Tonini

+ Serafina e deff. fam. Baroncini e Poletti

Domenica 05 10.30

18.30

+ Gianni Zanelli e mamma Odenea

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

Lunedì 06 18.30 Per padre Serafino Tognetti (35* di Ordinazione) – (vivente)
Martedì 07 8.00 Vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)
Mercoledì 08 18.30 + Paola e Angelina
Giovedì 09
Venerdì 10
Sabato 11 18.30 + Rizzi Luigi (detto Carlo) e secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

Domenica 12 18.30 + Maria Benfenati

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

Sabato ore 17.1518.15 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario (in forma più solenne)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Ottobre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

XXVI del . Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 (Santuario) e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (Santuario) : S. Messa (celebrata nel piazzale del Santuario).

Ore 17.00 (Santuario): S. Rosario

Lunedì 06 Ore 18.30 (oratorio): La Caritas diocesana incontra le Caritas parrocchiali.
Martedì 07

B.V. Maria del Rosario

S. Messa ad orario feriale

Ore 21.00 (oratorio) : Incontro di verifica della “Festa della Ripresa 2025”

Mercoledì 08 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Venerdì 10 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 12

XXVII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

La festa al Santuario della B.V. della Consolazione

Domenica 5 ottobre ore 10.30 : S. Messa nel piazzale del Santuario

(in caso di pioggia la S. Messa sarà celebrata in S. Paolo)

ore 17.00 : S. Rosario nel Santuario

1 – Da Lunedì 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo ore 17.55

S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,25-37 Lc 10,38-42 Lc 11,1-4 Lc 11,5-13 Lc 11,15-26 Lc 11,27-28

Vivere il mistero – Dopo alcuni brani evangelici delle domeniche pregresse dove il tema fondamentale era il rapporto che il cristiano deve avere con le ricchezze, è ora la volta di brani evangelici che, per alcune domeniche, toccheranno il tema della fede. Con il termine «fede», il credente dice essenzialmente due cose tra loro profondamente connesse: il legame fiduciale con Dio e l’adesione alle verità presenti in modo esplicito o implicito nel deposito della rivelazione (Scrittura nella Tradizione) e indicate dalla Chiesa. Detto in altre parole, la relazione di amore operoso con Dio dà vita all’accoglienza delle verità che egli ha voluto rivelare e ai valori morali che egli ha voluto proporre per il bene dell’uomo. L’espressione del profeta Abacuc (piima lettura: Ab 1 ,2-3; 2,2-4: «Il giusto vivrà per la sua fede») venne ritenuta così importante che Paolo la cita in Rm 1,17: «ln esso [= Vangelo di Gesù] infatti si rivela la giustizia di Dio, da fede [ebraica] a fede [cristiana], come sta scritto: Il giusto per fede vivrà». Tale espressione creò nel secolo XVI un dibattito forte tra Lutero e la Chiesa cattolica. La discussione venne chiusa con il Concilio di Trento, dove la fede è dichiarata salvifica se è una fede fiduciale, operosa e accogliente la verità di Dio. È bene anche ricordare che Dio non ha bisogno delle nostre opere perché esse non gli danno niente che egli non abbia già. Il servo, dunque, davanti al padrone non può sentirsi «insostituibile». Le opere hanno una valenza fondamentale per noi: testimoniano la fede che abbiamo (cf. Gc 2,18: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede»). La richiesta dei discepoli («Accresci in noi la fede»,) nasce dalle parole del Maestro che esigeva una grande libertà interiore per seguirlo: chiedeva di essere il primo nel cuore del discepolo, chiedeva che il discepolo fosse distaccato sia dai beni sia dalla gloria. Le richieste erano impegnative, ma i doni che derivavano erano inaspettati. I discepoli avevano visto in Gesù la misteriosa presenza della misericordia illimitata di Dio quando il Maestro aveva parlato loro del figliol prodigo e del padre buono, e avevano visto in atto la sua tenerezza verso il mondo dei deboli (ammalati, donne, poveri, peccatori, ecc.). La risposta di Gesù alla richiesta dei discepoli lascia stupiti. Nella fede il più o il meno non è decisivo (basta anche una fede piccola come un granello di senapa). Decisivo è averla. Può essere piccola come un granello di senape, eppure è capace di fare miracoli. Le opere che ne derivano non sono la prima cosa da sottolineare. È importante l’albero. I frutti vengono di conseguenza. Il testo è composto da una prima considerazione di Gesù sulla fede (Lc 17,5-6) e da una seconda considerazione di Gesù sulle opere (Lc 17,7-10). Ciò che deriva dalla lettura congiunta dei due insegnamenti è inatteso: nella vita del credente ciò che è fondamentale è la fede, mentre le opere vengono in subordine necessario. Se, all’inverso, le opere fossero più importanti della fede, nascerebbe un equivoco profondo: si possono acquisire meriti ed essere salvati senza la fede. Il che è un assurdo. Ma questa era la mentalità che circondava Gesù. La parabola del padrone e del servo è articolata secondo il criterio del ragionamento per antitesi: al destinatario viene presentato uno scenario impossibile (il padrone che serve lo schiavo) e immediatamente dopo uno scenario reale (lo schiavo che serve il padrone). Successivamente si chiede al destinatario quale sia lo scenario più logico secondo l’esperienza del tempo. Era impensabile che il personaggio più importante (padrone) si mettesse al servizio del personaggio meno importante (servo). Da qui la domanda ovvia: il padrone «si riterrà obbligato verso il suo servo, perché (il servo) ha eseguito gli ordini ricevuti?». La risposta è evidentemente negativa e Gesù trae le conseguenze. Quando il discepolo si sarà comportato da discepolo, può aprire con Dio un credito o piuttosto può affermare di essere stato semplicemente se stesso? Gesù aveva detto: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Paolo, riprendendo il pensiero di Gesù, ridice il concetto con altre parole: «Se ti vanti, ricordati che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te» (Rm 11 ,18). Dentro a questo orizzonte di pensiero va collocata la strana frase di Gesù: «Cosi anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare». L’espressione greca dùloi achrèiòi esmen, tradotta alla lettera, dà questo risultato: «Siamo servi inutili». Nella scienza della traduzione si sa che rispettare la lingua di partenza (greco con substrato aramaico) significa ottenere un equivoco nella lingua di arrivo (italiano) e, viceversa, rispettare la lingua di arrivo significa perdere le caratteristiche della lingua di partenza. Nel caso concreto è stata rispettata la lingua di partenza, ma non quella di arrivo. Rispettando la lingua di arrivo bisognerebbe dire «siamo servi che non recano vantaggio al loro padrone» oppure «siamo servi che non fanno guadagnare al padrone niente che egli già non abbia». La fede, infatti, è un rapporto di innamoramento e di fascino con Dio. L’amore ha la sua ricompensa che non viene mai misurata dall’amante, ma dalla persona amata. La ricompensa è misurata da Dio, non dal discepolo. Per questo motivo la Colletta generale mostra come Dio ricompensi l’uomo di più di quanto l’uomo possa aspettare: il Padre esaudisce le preghiere dei discepoli «al di là di ogni desiderio e di ogni merito» e, perdonando ciò che la coscienza teme, aggiunge «ciò che la preghiera non osa sperare». (don Renato De Zan)

Il Messale Romano- Terza edizione [] (di Maurizio Barba)

Con l’approvazione del Santo Padre Giovanni Paolo II, il 10 aprile 2000, e con il Decreto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il 20 aprile del medesimo anno, il Messale romano è giunto alla sua terza edizione tipica nel 2002, a più di trent’anni dalla prima editio typica (1970) e a più di venticinque dalla seconda (1975). Non si tratta di una semplice ristampa del libro liturgico per la celebrazione eucaristica, ma di una nuova edizione con aggiunte e modifiche di natura sostanziale, integrativa e migliorativa di quanto già le precedenti edizioni avevano confermato. (1-continua)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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