Letture: Numeri 21,4b-9 / Salmo 77 / Filippesi 2,6-11
Non dimenticate le opere del Signore!
Dal Vangelo secondo Giovanni (3,13-17)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 13 | 18.30 | |
| Domenica 14 | 10.30 | + Francesco Marconi |
| Lunedì 15 | ||
| Martedì 16 | ||
| Mercoledì 17 | 18.30 | Vivi e defunti fam. Dovadola Ivano |
| Giovedì 18 | ||
| Venerdì 19 | ||
| Sabato 20 | ||
| Domenica 21 | 18.30 | Deff. fam. Mussino e Giacometti, Franca e Francesco |
Orario Confessioni Venerdì ore 10.00 – 11.00 (don Pietro)
Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : C
Settembre 2025 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 14
Esaltazione della Santa Croce |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Ore 10.00 (città) : Corteo storico Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a conclusione della Festa celebrata da don Pietro Marchetti che in questa occasione ci saluta avendo ricevuto dal vescovo un altro incarico. Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo insieme nel quale continua la festa con la quale ringraziamo don Pietro della sua amicizia e della sua presenza in mezzo a noi per 14 anni e lo salutiamo. Ore 18.00(oratorio) : 49° “Palio del timone” |
| Lunedì 15
B.V.Maria Addolorata |
S. Messa ad orario feriale |
| Venerdì 19 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario |
| Domenica 21
XXV del T. Ord. |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Solenne ingresso del nuovo parroco don FABIO GENNAI secondo il programma sottoriportato |
Programma per l’ingresso del nuovo parroco
Don FABIO GENNAI
Domenica 21 settembre 2025 – XXV del Tempo Ordinario
Ore 9.30 La Comunità accoglie e saluta don Fabio al Santuario della B.V. della Consolazione.
Ore 9.50 Insieme si parte per raggiungere la piazza della città.
Ore 10.15 Saluto del Sindaco e delle autorità in piazza Matteotti.
Ore 10.30 Celebrazione della Santa Messa Solenne nella chiesa di S. Paolo
| Alla scuola di Gesù : | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Lc 2,33-35 | Lc 7,11-17 | Lc 7,31-35 | Lc 7,36-50 | Lc 8,1-3 | Lc 8,14-15 | ||||||
Vivere il mistero – Oggi celebriamo la festa dell’Esaltazione della Croce. Com’è noto, l’imperatore Eraclio, avendo riportato vittoria su Cosroe, re di Persia (VII sec.), gli riprese la vera croce, di cui si era impadronito nel saccheggio di Gerusalemme. In quella circostanza ebbe luogo una solenne liturgia, nella quale l’imperatore stesso volle portare la preziosissima reliquia fino al Calvario. La Chiesa ci invita quindi ad adorare il mistero della croce, simbolo e strumento della nostra redenzione. Nel discorso a Nicodemo, Gesù parla anzitutto di una «necessità» («bisogno») legata ad un «innalzamento» («che sia innalzato il Figlio dell’uomo»). Cosa significa? Anzitutto, che l’innalzamento si radica nella volontà di Dio. Giovanni usa qui un passivo che permette di evitare l’uso del nome di Dio (passivo divino). Ergo? E Dio, il Padre, che innalza il Figlio. Ma cosa si intende per «innalzamento»? La glorificazione. Nella morte in croce, Dio glorifica il Figlio, manifestando in lui la pienezza del suo amore per il mondo. La croce, allora, non è sorgente di salvezza per il suo aspetto sacrificale; per i cristiani essa è sorgente di vita in quanto espressione ultima e radicale dell’amore di Dio. Nel IV Vangelo noi abbiamo tre predizioni sull’innalzamento del Figlio dell’uomo (cf Gv 3,14; 8,28;12,32); tre predizioni che corrispondono alle tre predizioni della morte e risurrezione di Gesù che troviamo nei Sinottici. Ma c’è una differenza; mentre per Giovanni la croce è gloriosa fin dall’inizio, per i Sinottici lo è solo alla fine. Dal Figlio dell’uomo innalzato otteniamo la vita eterna (cf Gv 3,14), giungiamo a conoscere la sua divinità (cf Gv 8,28) e veniamo potentemente attirati (cf Gv 12,32). Ma l’amore di Dio chiede accoglienza all’uomo, per questo Gesù parla di fede, di coloro che credono in lui per avere la vita. Credere in Gesù significa dare la propria adesione alla sua persona, alle sue parole, al mistero della sua morte apportatrice di salvezza. Un ultimo aspetto, Gesù, ricordando l’episodio del serpente, richiama a Nicodemo un dato importantissimo: certo, Israele è nella terra promessa eppure vive ancora l’esperienza del deserto, con le sue minacce di morte. Per trovare salvezza piena e duratura è necessario perciò nascere, rinascere nuovamente. Come? Accogliendo la salvezza in atto, Gesù, il Figlio dell’uomo che offre lo Spirito, principio di vita nuova. Un’ultima riflessione, riassuntiva, anche se non completa. Abbiamo visto come per Gesù la croce sia una necessità. Ma come intendere questa necessità? Ha scritto Bruno Maggioni: «La necessità della croce è dentro la libertà di una scelta di vita». In che senso? ln quanto Gesù ha vissuto la croce come necessaria coerenza e fedeltà. A chi? A che cosa? A Dio, e alla verità di Dio. Gesù ha voluto dire Dio, la sua verità anche a rischio della propria vita, anche sapendo che l’avrebbero condannato a morte. Questo è il primo significato della necessità. Ma ne abbiamo un altro. Gesù è altresì consapevole di un disegno di Dio; meglio, sa che il Padre vuole salvare il mondo peccatore non stando al di fuori, ma dal di dentro. La croce esprime, perciò, la solidarietà divina verso l’uomo peccatore. Gesù fa sua questa volontà, che è una volontà di amore fino alla fine (cf Gv 13,1). Di qui un terzo significato: la croce come compimento. Gesù morente affermerà: «Tutto è compiuto» (Gv 19,30). In che senso? Che la croce non è un momento singolare della vita di Gesù. Morendo in croce, Gesù non ha fatto niente di più di ciò che ha sempre fatto; ha vissuto la sua vita come dono, ha celebrato la sua morte come dono. Che la via abbracciata da Gesù sia quella giusta Io conferma la sua risurrezione. La croce che oggi veneriamo è perciò Gerusalemme, basilica del Santo Sepolcro, la sommità del Calvario, il luogo venerato della crocifissione di Gesù, una croce gloriosa.
(p. Sandro Carotta)
Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)
Strettamente legata alle processioni e all’esposizione è la benedizione eucaristica, di cui abbiamo testimonianze a partire dal secolo V. Mentre per le Quarantore si dovrà aspettare il secolo XVI con San Carlo Borromeo a Milano in piena epoca della Controriforma. Ad epoca molto più recente risalgono invece i congressi eucaristici: il primo infatti ebbe logo a Lilla in Francia nel 187 L’adorazione eucaristica rappresenta un mirabile arricchimento della pietà cristiana, ma purtroppo si è sviluppata in un momento in cui con la perdita del senso dell’assemblea, la diserzione della comunione la partecipazione dei fedeli ridotta ad aspetti marginali, si oscurava la vera intelligenza della Messa. Ciò diede luogo a delle ambiguità e comportò abusi che furono dannosi all’autentica spiritualità cristiana. Il culto del Santissimo Sacramento è potuto apparire come più importante della Messa e della comunione Toccava al Concilio Ecumenico Vaticano II e ai libri liturgici da esso nati ristabilire un sano equilibrio. Esso, affermando la centralità della celebrazione, memoriale della morte e risurrezione istituito da Cristo e consegnato alla Chiesa perché perpetui il sacrificio della croce, e convito pasquale nel quale si riceve Cri-sto, l’anima è ricolma di grazia e ci è dato il pegno della gloria futura, ha permesso di riordinare intorno ad essa tutte le manifestazioni del culto eucaristico. La celebrazione dell’Eucaristia costituisce non solo l’origine, ma anche il fine del culto che ad essa viene reso al difuori della Messa. In essa sono messi in evidenza i vari modi della presenza di Cristo nella Chiesa: nell’assemblea dei fedeli riuniti nel suo nome, nella sua Parola allorché si proclama in chiesa la Scrittura e se ne fa il commento, nella persona del ministro che presiede nel suo nome, e in modo assolutamente unico sotto le specie eucaristiche, una presenza questa che viene chiamata reale, non perché le altre non siano tali ma perché in essa vi è Cristo tutto e intero, Dio e uomo,-sostanzialmente e ininterrottamente. Per questo è più consono alla natura della celebrazione che sull’altare dove si celebra la Messa non ci sia la presenza eucaristica di Cristo con le specie consacrate conservate nel tabernacolo. (5- continua)