Programma dal 6 al 14 settembre 2025

Letture: Sapienza 9,13-18 / Salmo 89 / Filemone 9b-10.12-17

Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Giuseppe, Vittorio, Lucia e Rosa
Domenica 07 10.30

18.30

+ Cecchini Dino

+ Stanghellini Aldo e Dosi Luisa

+ Emilia e Veliano Chiarini

Lunedì 08 18.30 Per un defunto
Martedì 09
Mercoledì 10 18.30 + Adolfo e fam. Marangoni
Giovedì 11
Venerdì 12 8.00 + Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina
Sabato 13
Domenica 14

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Settembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07

XXIII del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 (Oratorio) e 18.30 (S. Paolo).

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

Ore 21.00 (oratorio) : Din Don Dero D’Oro

Lunedì 08

Natività della B.V.Maria

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (oratorio) : Din Don Bimbo D’Oro

Martedì 09 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio pastorale parrocchiale
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 19.00 (oratorio) : Cibi dal mondo

Ore 20.30 (oratorio) : Sulle note di un tango

Sabato 13 Ore 21.00 (oratorio) : Spettacolo teatrale “Mirko”
Domenica 14

XXIV del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.00 (città) : Corteo storico

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 18.00(oratorio) : 49° “Palio del timone”

E’ tempo di Ripresa (ovvero un invito alla partecipazione)

Sabato 6 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 1,1-16.

18-23

Lc 6,12-19 Lc 6,20-26 Lc 6,27-38 Lc 6,39-42 Lc 6,43-49

Vivere il mistero – La liturgia, attraverso la Colletta propria, compone in un equilibrio misurato il messaggio della prima lettura (Sap 9,13-18: «A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?») con il messaggio del Vangelo (Lc 14,25-33): «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»). Nell’amplificazione dell’invocazione, l’assemblea prega: «Tu sai come a stento ci raffiguriamo le cose terrestri, e con quale maggiore fatica possiamo rintracciare le cose del cielo…». Nella petizione l’assemblea domanda: «Donaci la sapienza del tuo Spirito». Nel fine della petizione l’assemblea conclude: «Perché da veri discepoli portiamo la nostra croce ogni giorno dietro il Cristo tuo Figlio». Il cristiano, infatti ha bisogno della sapienza divina per saper «rintracciare le cose del cielo» e saper comprendere che portare quotidianamente la propria croce è ciò che Gesù chiede al suo discepolo. È tipico del linguaggio semitico esprimersi per antitesi forti. Il testo greco del Vangelo dice: («Se uno viene a me e non odia suo padre… non può essere mio discepolo»). La traduzione italiana, ha espresso lo stesso concetto con la sensibilità occidentale («Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo»). Matteo che conosceva bene la robustezza del linguaggio semitico, addolcisce la frase per i cristiani di lingua greca: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me…» (Mt 10,37). La sapienza che viene da Dio pone al centro dell’attenzione Dio e l’uomo. La sapienza che non viene da Dio (come quella del serpente nel paradiso terrestre) pone al centro della propria attenzione le cose. Il cristiano sente il bisogno della sapienza buona perché capire e accogliere le parole di Gesù, alcune volte, non è facile. Gesù, infatti, chiede ai suoi discepoli che prima devono imitare Lui, poi sono chiamati a prestare attenzione ai propri cari. Sotto il profilo esegetico, il testo evangelico sarebbe delimitato in Lc 14,25-35. Si tratta di tre insegnamenti alla folla. Lc 14,25 (creazione di Luca) introduce lo scenario. Nel primo insegnamento (Lc 14,26-27), costituito da due detti sapienziali; vengono evidenziate le condizioni per seguire Gesù, con l’invito alla rinuncia di ciò che è più caro. Con due parabole (torre; guerra) segue l’invito alla rinuncia ai propri averi e alla ponderatezza della scelta di essere discepoli (Lc 14,28-33). Con il detto sapienziale sul sale (perseveranza del discepolato), si chiude il testo, invitando il discepolo a mantenere la propria identità (Lc 14,34-35). La liturgia ha scelto solo i primi due brani, Lc 14,25-33, modificando leggermente l’incipit (testo biblico: «Una folla numerosa andava con lui»; testo biblico-liturgico: «In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù»). Il brano evangelico che ne risulta è incluso da un ritornello-: «Non può essere mio discepolo» (Lc 14,26.27 e Lc 14,33). «Non può essere mio discepolo» (Lc 14,26.27.33): molto spesso l’amore per le persone care fa perdere di vista il valore della giustizia e della verità. Altre volte le difficoltà e i dolori della vita fanno perdere la visione di fede dell’esistenza. Infine, il luccichio del denaro e del potere fanno perdere di vista i valori fondamentali (l’onestà sparisce e con lei gli altri valori correlati: il valore della parola data, l’attenzione ai più deboli, il rispetto per la persona, ecc…). L’uomo si serve delle ricchezze, ma il cuore è di Dio. Accanto a questo insegnamento il discepolo deve imparare la solitudine per la fedeltà a Dio («portare la propria croce») come Gesù prende la croce, è abbandonato da tutti (discepoli, miracolati, folle…), ma resta fedele alla volontà del Padre. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)

Contemporaneamente nascono le processioni. Già Lanfranco oppositore di Berengario nel suo monastero la domenica delle palme nel secolo XI faceva portare solennemente il corpo di Cristo perché fossero indirizzati ad esso tutti i canti e le acclamazioni della processione. Ma è con l’istituzione della festa del corpo di Cristo (Corpus Domini nel 1264 ad opera di Urbano IV che le processioni eucaristiche si diffondono in tutta l’Europa. Questi già arcidiacono di Liegi, dove la festa era stata introdotta nel 1247 per l’insistenza di una monaca di quella città, santa Giuliana di Mont-Cornillon, istituì la festa fortemente impressionato dal miracolo di Bolsena vicino ad Orvieto dove egli in quell’anno risedeva. Un po’ più tardiva è la pratica delle esposizioni a cui aveva aperto la strada l’uso di elevare il pane eucaristico immediatamente dopo la consacrazione (intorno al 1200), cui pochi anni dopo per simmetria era seguita l’elevazione del calice. La più antica testimonianza esplicita di esposizione eucaristica forse è quella che ci viene nel 1594 dalla vita di santa Dorotea. Questa santa si recava alla chiesa ogni mattina per vedere l’Eucaristia esposta in un ostensorio. In un tempo in cui la comunione era assai rara, tanto che il Concilio Lateranense IV si sente costretto a negare la qualifica di cristiano al battezzato che avendo raggiunto l’uso di ragione non si comunica almeno a Pasqua, si diffuse così la credenza popolare che vedere l’ostia avesse un valore equivalente a ricevere effettivamente la comunione. Anzi molti fedeli ritenevano che dal vedere l’ostia fluissero benefici straordinari come la guarigione e la longevità. (4- continua)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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