Letture: 1Samuele 16,1b.4.6-7 / Salmo 22 / Efesini 5,8-14
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)
In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so». Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!». Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori. Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 14 | 18.00 | + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando |
| Domenica 15 | 10.3018.00 | + Resta Albertina e Bruno+ Preti Maria Serena
+ Giovanni Rivola e Rosa Melandri |
| Lunedì 16 | 8.0018.30 | Per Gabriele (vivente)(R) (oratorio) |
| Martedì 17 | 8.00 | + Sangiorgi Tomaso |
| Mercoledì 18 | 18.00 | + Amodeo Melchiorre, Giuseppe e Milotta Maria |
| Giovedì 19 | 18.00 | + Giannina, Rina, Bighi, Magda |
| Venerdì 20 | 8.0020.30 | (R)Per i defunti di cui nessuno si ricorda |
| Sabato 21 | ||
| Domenica 22 |
Orario Confessioni Venerdì ore 9.00 – 10.00 (don Fabio)
S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)
Domenica ore 9.45 – 10.15 (don Fabio)
N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.
Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo
Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00
Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30
Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00
Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario
Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario
N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia
Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges
Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30
Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00
S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30
Cappella del Seminario di Montericco
Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00
| Anno : AMarzo 2026 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 15IV di Quaresima | Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 15.30 (oratorio) : Incontro con don Massimo D’Abrosca sul tema “Le origini storiche della questione palestinese”
Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario. |
| Mercoledì 18 | Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”. |
| Giovedì 19S. Giuseppe
Festa dei papà |
Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa, preghiera di affidamento e benedizione e consegna del dolce di S. Giuseppe.A seguire in canonica riflessione sulla Parola della domenica. |
| Venerdì 20Astinenza | Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis e a seguire esposizione del SS.mo Sacramento e celebrazione del S. Rosario e del Vespro.L’Adorazione eucaristica prosegue in silenzio fino alle 20.30
Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis Ore 18.30 (S. Giacomo) : 5a Stazione Quaresimale e ricordo dei defunti. Ore 20.30 (S. Paolo) : 5a Stazione Quaresimale |
| Domenica 22V di Quaresima | Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis
Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario. |
S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.
Santuario: Il pellegrinaggio con S. Rosario e S. Messa del primo sabato del mese sarà in suffragio delle anime dei defunti tumulati senza conforti religiosi.
Visita alle famiglie con benedizione
in S. Paolo
16 – 19 mar. 2026
(dalle ore 14.30)
21 mar. 2026
(tutto il giorno)
Lunedì 16 : Viale della Repubblica, via Baracca, via Piave.
Martedì 17 : Viale Zaganelli (pari).
Mercoledì 18 : Viale Zaganelli (dispari).
Giovedì 19 : Via Pisacane (pari), Roma, V.le Ravenna.
Sabato 21 : Via Pisacane (dispari), F.lli Rosselli.
| Alla scuola di Gesù | |||||||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | ||||||
| Gv 4,43-54 | Gv 5,1-16 | Gv 5,17-30 | Lc 2,41-51 | Gv 7,1-2.25-30 | Gv 7,40-53 | ||||||
Vivere il mistero: Se nella 3a domenica dominava il simbolismo dell’acqua, oggi, con la lunga narrazione della guarigione-conversione del cieco nato, siamo posti davanti a quello della luce. Il contesto è dato dalla festa delle Capanne, dove si ringraziava Dio per il raccolto e si annunciava l’era messianica. In quel giorno veniva attinta l’acqua lustrale dalla piscina di Siloe, che poi veniva versata sull’altare, e la sera torce e bracieri erano posti sulle mura del tempio ad illuminare la città santa. L’acqua di Siloe e la luce sono elementi che troviamo nel nostro racconto. A Siloe Gesù si rivela come l’Inviato, titolo cristologico caro all’evangelista. Gesù viene dal Padre, dice le sue parole e compie la sua opera. Gesù afferma poi, senza equivoci, di essere «la luce del mondo», a cui non solo Israele ma il mondo intero è chiamato ad accostarsi. Così dicendo, Gesù si presenta anche come il Servo di JHWH, colui che aprirà gli occhi ai ciechi. L’«apertura degli occhi» è un elemento specificatamente messianico. L’episodio esordisce con un dialogo tra Gesù e i discepoli riguardo alla cecità di un uomo. Se per i discepoli la causa della cecità, come era convinzione del mondo antico, dipende dal peccato, per Gesù non è dovuta ad una colpa. Anzi, la cecità è un’occasione nella quale Dio manifesta il suo disegno di salvezza. Con questo Gesù non vuol dire che il male sia necessario affinché si affermi il bene: il male, nelle sue manifestazioni, è sempre negativo. Vuol solo dire che il male evidenzia per contrasto il bene, è vinto dal bene. Dopo questo, Gesù compie un gesto simbolico: «Sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti alla piscina di Siloe”». Cosa significa? Siamo rimandati alla prima pagina di Genesi, quando Dio plasmò l’uomo con la polvere della terra e questi divenne un essere vivente (cf Gn 2,7); che Gesù riprenda questo atto creatore significa che egli viene a completare la creazione. L’uomo compiuto, secondo il progetto divino, non è allora semplicemente l’uomo che vive ma l’uomo che vede. Fuori metafora: l’uomo che crede, perché «vedere» equivale, nella teologia giovannea, a «credere». È la fede che realizza pienamente l’uomo. Kierkegaard scriveva che la fede «è la più alta passione dell’uomo. Ci sono forse in ogni generazione molti uomini che non arrivano fino ad essa, ma nessuno va oltre». Per il pensatore danese la fede è il vertice della passione dell’uomo, del suo consacrarsi alla ricerca della verità. Dalla fede scaturisce la comprensione del perché delle cose (conoscenza del reale), del come vivere ed operare nel mondo (conoscenza etica) e del fine stesso della vita (conoscenza escatologica). Ma la fede è dono e impegno. Il cieco nato è mandato a lavarsi alla piscina. Sta a lui, mediante un suo atto libero, dire sì o no alla proposta di Gesù. L’illuminazione che ne scaturisce è insieme «azione di Dio, che rende possibile la libertà, e dell’uomo che liberamente l’accoglie» (S. Fausti). Vivere la fede comporta inevitabilmente un prezzo. Nel nostro racconto, il cieco ormai guarito appare come una minaccia, in primis per i suoi genitori. Costoro, condizionati dalla paura, sono infatti più preoccupati di affermare che è nato cieco che gioire per la vista riacquistata. Non vogliono neppure sapere chi gli ha aperto gli occhi e declinano ogni loro responsabilità: «Chiedetelo a lui», rispondono ai farisei, «Ha l’età, parlerà da sé». Quando poi è il cieco ad essere interrogato, questi risponde con ironia mordace: «Volete anche voi diventare suoi discepoli?». A queste parole viene insultato e cacciato fuori. I farisei hanno fallito nella loro costrizione morale verso quest’uomo; ricorrono perciò alla violenza, che rivela però la loro pretesa di detentori della verità. ln realtà sono ciechi e cercano di mantenere nella tenebra gli altri per poter così conservare il loro potere. Si compie qui quanto Gesù aveva già preannunciato ai discepoli: «Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato». Il cieco guarito diviene un testimone. Gesù non abbandona quest’uomo all’isolamento, ma si mette sulle sue tracce, lo cerca: «Gesù seppe che lo avevano cacciato fuori: quando lo trovò (andò a cercarlo…». A lui propone la pienezza della fede chiedendogli di credere nel Figlio dell’uomo. Questo titolo appare dieci volte nel Vangelo di Giovanni. Ribatte il cieco guarito «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Risponde Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». La fede conduce all’incontro con l’autore e il perfezionatore della fede, con colui che è il luogo dell’adorazione del Padre in spirito e verità. Ecco allora la grande professione dì fede: «”Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui». Quest’uomo guarito è uno degli adoratori che il Padre cerca. I cristiani sono coloro che sono stati illuminati da Cristo. Il termine greco photismos, «illuminazione», bene descrive l’esperienza del battesimo e la fede che ne consegue. La luce scaturisce dalla parola del Vangelo e dal sacramento (verbum et sacramentum), e permette di ammirare, con sempre rinnovato stupore e riconoscenza, l’azione di Cristo (opus operantis Christi) nell’«oggi» della salvezza. (padre.Sandro Carotta)