Programma dal 7 al 15 marzo 2026

Letture: Esodo 17,3-7 / Salmo 94 / Romani 5,1-2.5-8

Ascoltate oggi la voce del Signore: non indurite il vostro cuore.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)

In quel tempo, Gesù giunse a una città della Samarìa chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?» Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi?», o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 07 18.00 + Folli Dante e deff. famiglia Folli

+ cg. Margherita e Sabatino

Domenica 08 10.30 + Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi
Lunedì 09
Martedì 10 8.00 + Benini Rosa e Giuseppe

+ Pia Mazzetti (anniversario)

Mercoledì 11 18.00 + Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria
Giovedì 12
Venerdì 13 20.30 + Resta Albertina (27° anniversario)
Sabato 14 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. famiglie Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 15 10.30 + Resta Albertina e Bruno

+ Preti Maria Serena

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Lunedì, Martedì e Venerdì ore 8.00

Mercoledì, Giovedì ore 18.00 Lunedì (Oratorio) ore 18.30

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Via Crucis, Adorazione Eucaristica e S. Rosario

N.B. Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledì ore 7.00

Anno : A

Marzo 2026

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 08

III di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

Lunedì 09 Ore 20.30 (canonica) : Incontro del gruppo sociale-politico.
Mercoledì 11 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”.
Giovedì 12 Ore 20.45 (canonica-S. Paolo) : Lettura comune della Parola di Dio della domenica.
Venerdì 13

Astinenza

Giornata di preghiera e digiuno e raccolta per le popolazioni del medio Oriente dalla Palestina al Libano e golfo arabico.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 18.00 (S. Paolo) : Esposizione del SS.mo Sacramento e celebrazione del S. Rosario e del Vespro.

L’Adorazione eucaristica prosegue in silenzio fino alle 20.30

Ore 18.00 (S. Giacomo) : Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : 4a Stazione Quaresimale e ricordo dei defunti.

Ore 20.30 (S. Paolo) : 4a Stazione Quaresimale

Domenica 15

IV di Quaresima

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.00 (S. Paolo) : S. Rosario e a seguire la Via Crucis

Ore 18.30 (S. Giacomo) : Adorazione Eucaristica con S. Rosario.

S. Giacomo: Chi desidera la Benedizione Pasquale nella propria abitazione

contatti don Alberto al cellulare 335 539 8486.

Visita alle famiglie con benedizione

in S. Paolo

09 – 12 mar. 2026

(dalle ore 14.30)

14 mar. 2026

(tutto il giorno)

Lunedì 09 : Via Berardi, Rabin.

Martedì 10 : Via Padre Costa (dispari).

Mercoledì 11 : Via Martiri della Libertà, P. Costa (pari),

via Decorati al Valor Civile, Iotti.

Giovedì 12 : Via Alpi, Monte Nero.

Sabato 14 : Via Bixio, XX Settembre, Battisti, P.za Costa.

Alla scuola di Gesù
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,24-30 Mt 18,21-35 Mt 5,17-19 Lc 11,14-23 Mc 12,28b-34 Lc 18,9-14

Vivere il mistero: Con la terza domenica inizia la cosiddetta Quaresima catecumenale, nella quale, attraverso tre solenni pagine evangeliche (Gv 4,5-42, la Samaritana; Gv 9,1-41, il cieco nato; Gv 11,1-45, la risurrezione di Lazzaro), venivano impartite anticamente le ultime catechesi a coloro che avrebbero ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana nella veglia pasquale. Gesù lascia la Giudea e si reca in Galilea: «Doveva perciò attraversare la Samaria», (Gv 4,4) nota Giovanni. Importante quel «doveva» perché esprime una necessità di ordine teologico: anche i Samaritani devono entrare a far parte dell’unica famiglia di Dio. Gesù si presenta come il Figlio obbediente al Padre, il cui progetto è paragonato ad un cibo (Gv 4,34). Egli è pure lo Sposo messianico, colui che ha diritto di sciogliere il legaccio del sandalo (Gv 1,27), per riscattare la sposa, il popolo santo di Dio (Gv 3,29). Vi è poi un altro elemento da evidenziare il pozzo di Giacobbe. Per l’Antico Testamento è il luogo degli incontri, l’occasione dei fidanzamenti. Il fatto che Gesù sieda presso il pozzo o sulla fonte sottolinea che lui è più grande, come dirà la Samaritana stessa, di Giacobbe. Gesù è superiore ai Padri della fede: c’è un’acqua viva che solo lui può dare. «Giunse una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere”». Gesù, stanco del viaggio, chiede da bere. Questo particolare ci rimanda a Es 17,3-7 (prima lettura), dove Israele nel deserto ha chiesto acqua a Dio. Per Giovanni, Gesù è il nuovo Israele. Questa richiesta culminerà sulla croce. La lettura teologica dell’evento non sminuisce però la portata umana della richiesta; Gesù esprime un bisogno reale, chiede solidarietà, un gesto di accoglienza che sappia andare oltre l’appartenenza etnico-religiosa. Questa richiesta, come era prevedibile, provoca un doppio stupore nella Samaritana. Come mai un uomo chiede da bere ad una donna sconosciuta (analoga reazione dei discepoli)? Per la cultura del tempo, una delle sei cose che un saggio doveva evitare era quella di parlare per strada con delle donne. Gesù poi è un Giudeo che si rivolge a una Samaritana. Commenta Giovanni: «I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani». Gesù risponde con un duplice invito: riconoscere il dono di Dio; meglio ancora: Colui che dona, Dio, vera e unica sorgente che disseta; riconoscere inoltre l’identità di colui che sta parlando Gesù provoca così la donna ad interrogarsi: «Riconosco colui che è la Fonte dell’acqua viva? Riconosco l’Inviato di Dio?». La donna allora, chiedendo l’acqua, chiede chi è Gesù. A questo egli voleva condurla. Afferma Gesù: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna». L’acqua di cui parla Gesù ha due significati: rappresenta la rivelazione di Dio (prima di Pasqua) e lo Spirito Santo (dopo la Pasqua). «Dammi quest’acqua», dice la Samaritana. Pur di bere all’acqua promessa, la Samaritana è disposta a lasciare il pozzo dei Padri, la sua tradizione religiosa. Gesù è la vera fonte d’acqua viva. Alla richiesta dell’acqua da parte della donna, Gesù risponde con una provocazione: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». La donna riconosce la qualità profetica delle parole di Gesù e risponde con un quesito a quel tempo molto dibattuto: in quale luogo adorare Dio, Garizim o Gerusalemme? Gesù invita allora a credere in lui, poi annuncia una novità nel rapporto con Dio: non più un culto fatto di sacrifici di animali ma un’adorazione in «spirito e verità» (Gv 4,23). Lo Spirito muove alla preghiera, Gesù (la verità) ci introduce al Padre come figli. La donna, in questo serrato e altissimo dialogo, dichiara la sua personale attesa del Messia. Gesù risponde (ed è il culmine del dialogo): «Sono io, che parlo con te» (Gv 4,26). Chi è Gesù? Il profeta atteso e l’«Io sono», il Nome manifestato a Mosè (cf Es 3,14). La Samaritana corre subito a dare lo strepitoso annuncio ai suoi concittadini. Si è sentita letta dentro. Nel correre, lascia però lì la brocca con la quale era andata a prendere acqua. Se la brocca serviva per attingere al pozzo di Giacobbe, dopo l’incontro con Gesù, che promette acqua viva, lascia tutto. È un gesto che la orienta verso la pienezza della rivelazione. I Samaritani accolgono la parola della donna e vanno da Gesù. L’accoglienza di Gesù li porta alla fede; questi percepiscono che Gesù è più di quanto attendevano: è il Salvatore del mondo. Come abbiamo potuto constatare, questo lungo capitolo è una rivelazione graduale di Gesù. Inizialmente è visto come un Giudeo (v 9), da cogliere in riferimento ai Padri (v 12) e a loro superiore (v 6); poi egli stesso si presenta come Sposo messianico, Figlio obbediente del Padre (v 4), nuovo Israele (v 7), e fonte d’acqua viva (v 14); è riconosciuto infine come il profeta atteso (v 19), il Messia o Taheb («colui che viene»), l’«Io Sono» (v 26) e il Salvatore del mondo (v 42). Condizione per questa confessione di fede è l’incontro con lui nell’ascolto della sua Parola. (padre Sandro Carotta)

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

Lascia un commento