Programma dal 19 al 27 ottobre 2024

Letture: Isaia 53,10-11 / Salmo 32 / Ebrei 4,14-16

Donaci, Signore, il tuo amore: in te speriamo.

 

 

Dal Vangelo secondo Marco (10,35-45)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».

Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 19

   

Domenica 20

10.30

18.30

+ Biancoli Angelo e Penazzi Elettra (Anniv.)

+ Guadagnini Viarda e Rustichelli Elisabetta

Per Luca e Matteo e genitori (viventi)

+ Ada, Silvana, Domenico e Aldo

Lunedì 21

18.30

+ Antonio

Martedì 22

8.00

Secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Pikul Kazimier e Koziot Rudolf Wiktoria

+ Maria e Massimiliano Dirani

Per Pierpaolo (vivente)

Mercoledì 23

18.30

Clara e Andrea (viventi)

Giovedì 24

18.30

+ Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda

+ Filippo e Santina Modanesi

Venerdì 25

8.00

+ Massari Anna

Sabato 26

   

Domenica 27

10.30

18.00

+ Moroni Marcello

+ Settembrini Augusto e Ballardini Cesira

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Ottobre 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 20

XXIX del T.O.

Inizio anno catechistico

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa con conferimento del Sacramento della Cresima per ministero del nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti.

Lunedì 21

Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale

Martedì 22

S. Giovanni

Paolo II papa

S. Messa ad orario feriale

Mercoledì 23

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro San Paolo”

Giovedì 24

Dedicazione della Cattedrale di Imola

Ore 20.30 (S. Cassiano) : Solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Giovanni Mosciatti

Venerdì 25

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 27

XXX del T.O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.30 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”.

Ore 18.00 (oratorio) : “October fest” – Quartieri in festa

1 – Da Martedì 01 ottobre (per tutto il mese) in S. Paolo ore 17.55 S. Rosario (celebrato in forma più solenne)

2 – Da Domenica 27 ottobre torna l’ora solare . Fare attenzione ai cambi di orario delle celebrazioni liturgiche (S. Messa vespertina e S. Rosario anticipati di mezz’ora).

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Lc 12,13-21

Lc 12,35-38

Lc 12,39-48

Lc 12,49-53

Lc 12,54-59

Lc 13,1-9

Vivere il mistero – Di norma si sente dire che esistono sentimenti buoni e sentimenti cattivi. E un po’difficile dimostrare la validità di quest’affermazione, dal momento che nessuno riesce a «crearsi» un sentimento. I sentimenti compaiono nell’animo della persona senza che questa li crei. I sentimenti non ci sono nemici, ma sono un’energia che ci viene data e come tale va gestita; l’importante è indirizzarli. Vuoi essere accanto a Cristo? «È superbia!». «È presunzione!». No! È un sentimento che ha solo bisogno di essere indirizzato. Sii «come Lui», condividendo tutto ciò che Lui ha vissuto (bere il suo calice, essere «battezzati» come Lui). Vuoi essere il primo e il migliore? Impara a donarti nel servizio. Questa, in sintesi, la risposta del Vangelo in Mc 10,35-45. Andiamo per ordine. Ci sono, infatti, due tematiche da affrontare: il servizio e l’autorità. Per quanto riguarda il servizio, è bene notare come in certi strati della comunità cristiana s’indulge con frequenza alle definizioni, come se la vita spirituale si potesse ridurre a una ricetta. Per non cadere in questo facile inganno di ridurre tutto a «ideologia», come i farisei, Gesù in più occasioni ha cercato proprio di evitare le definizioni. Il suo criterio era chiaro: il discepolo imita il Maestro. Nella sua predicazione, a più riprese, Gesù ha affermato questo punto. Amatevi come io vi ho amato. Imparate da me che sono mite e umile di cuore. Vi ho dato l’esempio affinché come ho fatto io facciate anche voi. Anche sul tema del servizio, il Signore è stato chiarissimo: «Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore (diàkonos), e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo (doùlos) di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti». E il concetto di «servizio»… è servito. Le parole del Maestro implicano sia l’imitazione di Cristo sia la condivisione con Lui di tutto ciò che ha vissuto. Inoltre, il servizio va rivolto sia ai cristiani («vostro servitore») sia a tutti («servo di tutti»). Nel primo caso il tema del servizio viene imperniato attorno al nome greco diakonia che indica primariamente, ma non esclusivamente, il servizio umile a qualunque necessità materiale o spirituale dell’altro (cf. At 6). Nel secondo caso il tema del servizio viene imperniato attorno al nome greco doulèia che indica, primariamente, ma non esclusivamente, il servizio cultuale. Servire il non-cristiano, infatti, è anche testimonianza-annuncio della Parola. Per quanto riguarda il tema dell’autorità, Gesù ha espresso un criterio chiaro: tra i cristiani non deve vigere il criterio che presiede la società sociale e politica (criterio che non viene presentato in modo positivo!): «Tra voi però non è cosi». Il criterio dell’autorità cristiana, anche in questo caso, è essere «come Lui»: il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire! Gesù fa la distinzione moderna tra potere (katakurièuo: dominare/ katexusiàzo’, opprimere) e autorità (drakonéo: servire) e manifesta chiaramente la preferenza per chi è «autorità», non per chi «ha» l’autorità. La letteratura petrina riprenderà il concetto di Gesù in 1 Pt 5,3: «Pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non perché costretti ma volentieri, come piace a Dio, non per vergognoso interesse, ma con animo generoso, non come padroni (katakurièuontes: è lo stesso verbo adoperato nel. Vangelo!) delle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge». (don Renato de Zan)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

La novità più rilevante di questa forma, ma sicuramente la più disattesa nella prassi, è l’invito, dopo il momento iniziale del rito riservato all’accoglienza del penitente, a proclamare la Parola di Dio, con una lettura fatta dal sacerdote oppure dal penitente, che può anche anticiparla nella preparazione immediata alla celebrazione. Seguono la confessione dei peccati, le parole di ammonimento e di esortazione del sacerdote, la proposta di un esercizio penitenziale e la sua accettazione come soddisfazione delle colpe commesse e per l’emendamento della vita. Il penitente è poi invitato a manifestare la propria contrizione recitando una delle nove formule proposte, delle quali l’atto di dolore è certamente la più conosciuta. Il sacerdote, tenendo stese le mani, o almeno la mano destra, sul capo del penitente, lo assolve con una formula dichiarativa, divisa in due parti: la prima è a carattere anamnetico; la seconda riprende alla lettera la parte conclusiva dell’antica formula assolutoria «Io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e della Spirito Santo». Il ministro, pronunciando la seconda parte della formula, traccia un segno di croce e il penitente si segna. Il rito si conclude con un rendimento di grazie, scelto tra i cinque proposti, e con il congedo del penitente. La seconda forma sacramentale offerta dal Rituale riformato è il Rito per la riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione individuale (RP 48-59). Si tratta della modalità celebrativa che nelle dichiarate intenzioni dovrebbe mettere in più chiara luce la dimensione ecclesiale e comunitaria della penitenza: nella e per mezzo della Chiesa il penitente è riconciliato con Dio e con i fratelli. La prima parte della celebrazione è una vera e propria Liturgia della Parola, con i riti inziali, la proclamazione della Parola di Dio, l’omelia, l’esame di coscienza in silenzio o guidato. La seconda parte è costituita dal «rito della riconciliazione». Si comincia recitando una formula per la confessione generale dei peccati, stando in ginocchio o inchinandosi; poi, in piedi, segue una preghiera litanica o un canto; alla fine si recita il Padre nostro, che non si deve mai tralasciare, e una preghiera del ministro. A questo punto i confessori si distribuiscono nei luoghi predisposti per accogliere la confessione, fare una conveniente esortazione, imporre la soddisfazione e impartire subito l’assoluzione senza l’atto di contrizione del penitente. Terminate le confessioni dei singoli penitenti, il sacerdote che presiede la celebrazioni attorniato dagli altri sacerdoti ritornati in presbiterio, invita tutti al rendimento di grazie con un salmo, un inno o una preghiera litanica. [4 – continua]

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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