Programma dal 24 ottobre al 1 novembre 2020

Letture: Esodo 22,20-26 / dal Salmo 17 / 1Tessalonicesi 1,5c-10

Ti amo, Signore, mia forza

Dal Vangelo secondo Matteo (22,34-40)

25 ottobre

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore

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VITA ECCLESIALE

Sabato 24

18.30

+ Lucia e Antonio Marabini

Domenica 25

10.30

18.00

+ Massari Anna

+ cg. Benini Sabatino e Margherita

Lunedì 26

18.00

Per una famiglia (che chiede la protezione della Santa Famiglia)

Martedì 27

8.00

+ Dovadola Ivano

+ Settembrini Augusto

Mercoledì 28

   

Giovedì 29

18.00

+ Montesi Natale

Venerdì 30

8.00

+ Giuseppe, Iole e regina

Sabato 31

18.00

+ Sangiorgi Gian Battista, Giacomo, Vittorina, Raimondo e Maria

+ Giuseppe, Vittorio, Salvatore e Lucia

Domenica 01

10.30

18.00

+ Francesco, Angelo Marconi e Giuseppina

+ Amodeo Melchiorre e cg. Diliberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Paolo e Rina Liverani e genitori

Orario Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riparte a novembre secondo un calendario specifico per fasce e per gruppi

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Vivere il Mistero- Il tema della liturgia odierna è l’universalità della salvezza. Il brano evangelico pone davanti due diversi mondi culturali e religiosi. Abbiamo una donna, greca di lingua, sirofenicia di origine, e discendente di quelle popolazioni che abitavano Canaan da tempi immemorabili. C’è poi Gesù, che lungo le vie della Giudea e della Galilea predica l’avvento del Regno di Dio. Ma se andiamo più vicino ai due principali protagonisti scorgiamo altri elementi interessanti. La donna è anzitutto una madre affranta, la sua bambina infatti è seriamente malata. Quando una madre soffre per la sua creatura è disposta a tutto, non importa se Gesù è uno straniero, e per di più di religione ebraica: ella tenta l’ultima carta pur di salvare sua figlia. Non è una donna sprovveduta, però, se chiama Gesù con il titolo di Figlio di Davide, e si rivela, nell’intreccio narrativo, risoluta e coraggiosa. Inoltre, non teme il silenzio del Maestro, anzi lo sostiene convinta che dietro apparenze così dure ci sia una pietas che atteggiamenti e parole sembrano negare. Ma, fatto veramente incredibile, questa donna pagana ha qualcosa da insegnare a Gesù: l’universalità della sua missione. Sì, questa donna aiuta Gesù, dolcemente e fermamente, a non chiudersi dietro barriere etniche o teologiche in quanto è venuto per tutti, nessuno escluso, anche per i cagnolini (animali impuri). La cananea non pretende nulla, niente più che le briciole. Ma sapendo che queste le appartengono, le pretende, e con risolutezza. Gesù è ammirato e afferma che la sua fede è grande, a differenza di quella dei discepoli, che è poca. È grazie a questa fede che molti verranno da Oriente e Occidente e siederanno alla mensa di Dio per mangiare il pane del Regno (cf Mt 8Jl; Lc lal5). ln quel medesimo istante avviene il miracolo, la figlia ritrova la salute. La fede nutre, dà accesso al pane dei figli sia per l’antico popolo sia per i pagani. Questo aspetto è importantissimo, se pensiamo che Matteo scrive per una Chiesa giudeo-cristiana che faticava ad ammettere tra le sue fila i pagani convertiti. È la fede in Gesù Cristo la sola richiesta lecita e doverosa e non tanto l’osservanza della Legge mosaica. Ma non è tutto’ Nel nostro episodio emerge anche una lezione missionaria: certamente Gesù è il Messia di Israele, tuttavia egli è stato aperto a quanti hanno creduto in lui. Può forse, allora, la Chiesa chiudere le proprie porte a quanti desiderano convertirsi al Vangelo? Può forse la Chiesa impedire o porre limiti all’irradiamento del Regno? Sarebbe un controsenso e un venir meno alla sua identità e vocazione. Con questo episodio Matteo mette anche in evidenza una considerazione più volte espressa lungo la sua narrazione: spesso si trova più fede tra coloro che sembrano pagani che all’interno della stessa comunità credente. I Magi, ad esempio, sono venuti da lontano per adorare il nato re di Israele (cf Mt 2), un centurione pagano (cf Mt 8,10) e persino i niniviti si sono rivelati più disponibili di «questa generazione», afferma Gesù (cf 12,39ss). La Chiesa deve, perciò, vigilare contro l’auto-sicurezza religiosa e verificarsi al suo interno prima di portarsi sulle strade dell’annuncio. Il vero annuncio scaturisce dalla testimonianza. Abbiamo visto come l’audacia della cananea sia stata lodata da Gesù; in quel dialogo serrato, egli ha rivisto la sua posizione teologica: la sua missione non è rivolta solo alla casa di Israele, ma al mondo intero. Gesù è davvero un rabbi singolare; non solo perché è aperto verso tutte le categorie sociali, ma anche perché incontra, dialoga e impara persino dalle donne. E questo sorprende quando sappiamo che la donna non aveva nessuna considerazione nella cultura del tempo. Anzi, c’era una corrente rabbinica che sosteneva che era preferibile bruciare la Torà piuttosto che insegnarla ad una donna.

Anno : A

Ottobre –Novembre 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 25

XXX del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Lunedì 26

Ore 20.45 (canonica) : Incontro Caritas parrocchiale

Mercoledì 28

Ss. Simone e Giuda

S. Messa ad orario feriale

Venerdì 30

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Domenica 01

Tutti i Santi

Giornata diocesana delle comunicazioni sociali

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 20.30 (S. Paolo): S. Rosario intero per i defunti

Attenzione. Da domenica 25 ottobre torna l’ora solare, pertanto le celebrazioni pomeridiane del S. Rosario e della S. Messa vespertina sono anticipate di mezz’ora

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro nella pagina accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..).

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Lc 13,10-17

Lc 13,18-21

Lc 6,12-19

Lc 13,31-35

Lc 14,1-6

Lc 14,1.7-11

Vivere il Mistero- Alla domanda dei farisei su quale criterio deve regolare la vita del credente, Gesù risponde rimandando al precetto dell’amore nella sua duplice direzione: verso Dio e verso il prossimo. L’amore, perciò, qualifica la relazione verso l’Alto e verso l’’altro. Ma non è tutto. Verso Dio l’amore deve coinvolgere la profondità della persona (cuore), la sua vita (anima) e i suoi pensieri (mente); verso il prossimo l’amore è, invece, commisurato all’amore che si porta verso se stessi. Gesù fa un’innovazione audace, per certi aspetti, perché accosta il comandamento dell’amore a Dio a quello dell’amore verso il prossimo. È indubitabile che Gesù metta l’amore di Dio sopra tutto, ma afferma altresì che i due comandamenti sono in una relazione di stretta congruenza tra loro. Se l’uomo è immagine di Dio non è possibile pensare di amare Dio e disprezzare la sua immagine viva sulla terra. Quando Gesù parla di comandamento, soprattutto nel IV Vangelo, non intende tanto una norma o una regola quanto un orientamento di vita. Questo orientamento è l’amore, come libera obbedienza (verso il Padre) e solidarietà senza riserve (verso i fratelli). Il grande comandamento include due testi. Soffermiamoci ora sul secondo, che troviamo nel Codice di santità del Levitico (cf Lv 17,19). Anzitutto: che estensione dare al concetto di «prossimo»? Dal contesto emerge chiaramente che il prossimo qui inteso è colui che fa parte del popolo di Israele. Ma non è tutto. In Lv 19,34, prossimo diventa anche lo straniero che risiede nella Terra santa e che fa parte del popolo santo, seppur minoranza etnica. Quindi il prossimo è anche lo straniero. Gesù arriverà ad includere nel prossimo anche il nemico, l’avversario, il calunniatore (cf Mt 5,38-48), C’è poi un altro aspetto da capire: come intendere l’espressione «come te stesso»? L’esegesi offre tre letture: «Ama il prossimo tuo che è come te stesso»; «Ama il prossimo tuo come ami te stesso»; «Ama il prossimo tuo perché egli è te stesso». Una cosa è chiara: al di là delle sfumature, l’amore vero di sé è il prerequisito di un amore autentico verso l’altro. Dalla pagina evangelica odierna vogliamo ora far emergere una sorta di grammatica dell’amore. Anzitutto, l’amore, di cui parla Gesù, non nasce dal sentimento (cuore) ma dall’ascolto (orecchio): amor ex auditu. Difatti, egli cita lo Shemà, la preghiera che il pio israelita recita tre volte al giorno, e che si apre con il famosissimo invito: «Ascolta, lsraele», (Dt 6,4). «Ascoltare» significa riconoscere la presenza dell’altro e accoglierla. Colui che ascolta impara ad amare fino ad una ospitalità senza riserve. L’amore verso Dio, per Gesù, implica la totalità: cuore, anima e mente. L’amore verso il prossimo implica, invece, la parità. «Amare», poi, traduce il verbo greco agapao, che evidenzia la gratuità dell’amore. L’amore gratuito potremmo definirlo l’amore maturo, l’amore che ama per la pura gioia di amare e non cerca altra ricompensa che l’amore. Amare significa anche dare fiducia all’altro; la fiducia nei confronti di Dio si chiama fede e nei confronti del prossimo apertura e condivisione di vita. Una forma di amore oggi molto ricercata è quella del dono all’altro della propria presenza. Ciò significa farsi accanto all’altro, in modo che possa esprimere liberamente sé stesso. Questo richiede il dono del proprio tempo, ovvero della propria vita. Oggigiorno tutti lamentano che manca il tempo. Viene da chiedersi se questo è reale oppure una scusa per non dover «perder tempo» con gli altri. Ma chi non entra in questa dinamica, che richiede sacrificio, non conoscerà mai l’amore. Certo, costui sarà pieno di cose ma povero di risorse umane e relazioni umanizzanti, di relazioni che aprono sul mistero dell’uomo e di Dio.

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

angelo

Amministratore del sito web parrocchiale.

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