San Paolo testimone di Speranza

don Pietro Marchetti, parroco

In occasione della festa del nostro Santo Patrono, San Paolo, viene quasi spontaneo domandarci come questo santo abbia vissuto e testimoniato la Speranza Cristiana, dato che nella lettera ai Romani parla di “una Speranza che non delude” (Romani 5,5).
Ci chiediamo, quindi se una vita felice sia sperimentabile quaggiù o se essa appartenga solo a un futuro che non diventerà mai presente.
Certo che la felicità a cui noi aspiriamo non ha nulla a che vedere con una visione edulcorata della vita, che certe riviste patinate o certi programmi televisivi cercano di propinarci, né ha qualcosa da spartire con quella retorica stucchevole di chi è sempre pronto a somministrare facili ricette sul come essere felici.
Di sicuro la felicità non è uno stato d’animo circoscrivibile una volta per tutte, soprattutto perché essa va compresa sullo sfondo della complessità della vita, che nella sua concretezza non è priva di asperità o di sofferenze che sembrano contraddire le aspettative di felicità che albergano nel nostro cuore. L’antidoto contro l’estinzione di ogni aspettativa o desiderio di felicità che portiamo in cuore ci viene proprio dalla Speranza. L’importanza che essa riveste nella nostra vita, ha trovato il suo massimo riscontro nel cristianesimo, tanto da collocarla accanto alla fede e alla carità, virtù che fanno riferimento diretto a Dio e che fanno percepire ai credenti la Sua presenza provvida e amorosa, presenza che li illumina e li sostiene nel viaggio spesso faticoso della vita. Per questo occorre che il nostro sperare non rimanga un esercizio astratto o affidato ad altri, ma sia coltivato, come dice Papa Francesco, e sia organizzato nella vita concreta di ogni giorno, sia a livello personale che comunitario per tramite di parole e gesti improntati alla comprensione e all’ accoglienza dell’altro, alla benevolenza, alla solidarietà, alla giustizia e alla pace.
A questo punto diamo la parola al nostro amato San Paolo che nei suoi scritti ci ha lasciato una testimonianza forte di come la Speranza sia sempre stata una sua compagna di viaggio nella vita e di come essa si sia a lui manifestata tanto da affermare che la “Speranza non delude”.
Prima di tutto San Paolo concepisce la vita cristiana come una esperienza che nasce dalla fede e si manifesta nell’amore e si vive nella speranza. Inoltre San Paolo afferma che la Speranza ha un rapporto diretto con la Parola di Dio che attraverso la perseveranza e la consolazione teniamo viva la nostra speranza (Romani cap. 15, 4), in quanto la Sacra Scrittura ci racconta la fedeltà di Dio che avendo sempre mantenuto le promesse a Israele, continuerà ad essere fedele nel presente e nel futuro dei credenti, quindi una Speranza fondata sull’Amore di Dio per l’umanità.
Per San Paolo la speranza cristiana non è una semplice attesa passiva, né una comoda evasione dal presente, né si riduce a un ottimismo facile: è invece fiduciosa e attiva presenza nel mondo. E’ un atteggiamento profondamente impegnativo, che sostiene e anima la perseveranza e la fedeltà del cristiano, perché la speranza cristiana si fonda sull’esperienza dell’amore di Dio, comunicato personalmente e interiormente al credente.
“La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (Rom. cap. 5, 5).
La Speranza, afferma San Paolo, è un dono di Dio che nonostante le sofferenze della storia, genera misteriosamente gioia e pace nel cuore del credente, quali espressioni della presenza dello Spirito effuso nel suo cuore.
Carissimi massesi, San Paolo, ci ha chiaramente fatto capire che la Speranza è un dono di Dio e non è frutto del nostro ottimismo: allora non ci rimane altro da fare se vogliamo essere persone di speranza, che chiederla con perseveranza e con fede al Signore.

Programma dal 4 al 12 gennaio 2025

Letture: Siracide 24,1-2.8-12 / Salmo 147 / Efesini 1,3-6.15-18

Il Verbo si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

 

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,1-18)

In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni.

Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.

Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce.

Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo.

Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati.

E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.

Giovanni gli dà testimonianza e proclama: «Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me».

Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia.

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 04

 

+ Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica, Silverio

e per Dovadola Maria Teresa (vivente)

Domenica 05

10.30

18.00

40° di Matrimonio di: Leta Pino

Vilardo Maria Rosa

+ Francesco Vilardo e Carmine Leta e Ida

+ Rizzi Luigi (detto Carlo)

Lunedì 06

10.30

+ Giovanni, Isolina, Giacomo, Elde e don Orfeo

+ Peruzzi Giovanna, Marani Umberto e Giovanna

Martedì 07

18.00

Deff. fam. Pasquali

Mercoledì 08

   

Giovedì 09

   

Venerdì 10

   

Sabato 11

   

Domenica 12

10.30

50° di Matrimonio di: Barraco Antonino

Alba Francesca

30° annivers. di Ordinazione diaconale di Enzo, Ernesto, Eros e Rino

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Gennaio 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

II dopo Natale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Lunedì 06

Epifania del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e benedizione delle famiglie

Ore 16.00 (oratorio) : Festa per le famiglie

Mercoledì 08

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 09

Ore 20.00 (Ascensione) : S. Messa seguita alle ore 20.30 dal S. Rosario e alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.

Venerdì 10

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario.

Domenica 12

Battesimo del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo): Mons. Giovanni Mosciatti presiede la celebrazione eucaristica in occasione del trentesimo di ordinazione diaconale di Enzo , Ernesto, Eros e Rino.

Ore 17.00 (oratorio): ”Natale con The Chosen” puntata speciale della serie “The Chosen” dedicata al Natale

2- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

1- Lunedì 6 gennaio

Festa parrocchiale della famiglia

Ore 10.30 (S. Paolo)– S. Messa

Ore 16.00 (oratorio) Festa con la tombola e giochi per le famiglie.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Mt 2,1-12

Mt 4,12-17. 23-25

Mc 6,34-44

Mc 6,45-52

Lc 4,14-22a

Lc 5,12-16

Vivere il mistero – La Chiesa prosegue, in questa seconda domenica di Natale, la sua riflessione sul mistero dell’incarnazione. Domina, nella liturgia della Parola, il solenne Prologo giovanneo. Quando Giovanni ci parla del Verbo di Dio intende parlarci della suprema manifestazione di Dio. Dire “Verbo” equivale a dire l’origine di tutto, la ragione di tutto, quel principio unificante ove cogliamo il senso dell’uomo, della terra, del cosmo. Il Verbo, storicizzato in Gesù di Nazaret, diviene così il luogo ove gli uomini possono capire e capirsi, accogliersi senza paure, senza diffidenze e senza sospetti. Nel Verbo c’è la pienezza della vita e questa vita è luce (cf. Gv 7,4). La luce poi splende nella tenebra (cf. Gv 1,5); sì, la tenebra ancora pesa sul cuore dell’uomo ma oramai, in Cristo, è stata attraversata dalla luce divina. E con la luce, il nostro mondo non è più un teatro dell’assurdo ma un cantiere dove si edifica la nuova umanità. Vero quello che scrisse il grande martire Ignazio di Antiochia: «La sua luce fu oltre ogni parola e la sua novità destò stupore». La novitas del Natale, di un dono così inatteso, così libero e gratuito, che abbraccia il mondo e ognuno, non può che stupirci. È sulla nota del ringraziamento che vog1iamo allora vivere questa domenica. L’uomo è chiamato a entrare nella circolarità dell’amore del Padre in quanto figlio: «A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio». Vi sono tuttavia delle condizioni. La prima e fondamentale è quella della fede in Gesù. Giovanni afferma infatti che bisogna credere nel suo nome. E’ l’adesione a Gesù che ci fa nascere come figli. Per Gesù, Dio è suo Padre, ma non in modo esclusivo. Dio è Padre di tutti. In Gv 20,17 dirà alla Maddalena: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre, ma va dai miei fratelli e dì loro: ”Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Qui per la prima volta Gesù chiama i discepoli «fratelli». Ciò significa che si diventa pienamente figli di Dio e fratelli nella Pasqua di morte e risurrezione. Nella Pasqua, il Gesù risorto dona il principio della creazione nuova, lo Spirito Santo. È proprio lo Spirito a conferire ontologicamente al cristiano la figliolanza. Nel Prologo Gesù è chiamato anzitutto Logos, che possiamo tradurre con Verbo, Parola. Questo titolo risente della cultura greca e giudaica. Per la prima il logos indica il pensiero che si esprime attraverso il linguaggio, mentre per la seconda il logos diviene sinonimo di Dio stesso. Giovanni afferma che il Logos è Dio, la rivelazione di Dio; una rivelazione che si attua in Cristo Gesù, immagine visibile di Dio. Questa rivelazione porta alla conoscenza del vero Dio (cf. Gv 17,3) ed ha un effetto creativo e redentivo. Logos deriva dal verbo legein che significa «raccogliere»: il Logos è colui che raccoglie. Forse non è un caso che il quarto Vangelo parli di Gesù come buon pastore (cf. Gv 10). Per Giovanni, Gesù è il Logos pastore che è venuto a radunare l’umanità in Dio. Il Natale è perciò illuminato dalla luce della Pasqua: l’incarnazione attesta la venuta di Dio tra gli uomini. La finalità di questa venuta è che gli uomini giungano a Dio. E come giungere a Dio se non attraverso il Cristo, via nuova e vivente (cf. Eb 10,20)? Ecco perché l’adagio patristico, da sant’Atanasio in poi, afferma che l’uomo è un animale la cui vocazione è diventare Dio. (padre Sandro Carotta)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Praticamente esse richiamano le situazioni più frequenti del passato e fanno riferimento quasi esclusivamente alla prima forma sacramentale: il Rito della riconciliazione dei singoli penitenti. La prima soluzione (n. 32a), quella tradizionale e di fatto più utilizzata, trova la collocazione delle sedi penitenziali «in un’area prossima all’ingresso della chiesa». Il riferimento conduce ovviamente all’immagine della porta che «richiama il significato della Penitenza come punto di arrivo del cammino di conversione, luogo del ritorno a Dio e del passaggio alla vita nuova». Un valore evocativo aggiunto è quando la sede del battistero si trova in prossimità dell’ingresso: questa offre «miglior rilievo al significato della Penitenza come recupero della grazia battesimale». Il secondo caso previsto, cioè la collocazione della sede penitenziale «in cappelle o ambienti laterali» (n. 32b), come pure la terza ipotesi, «in una navata laterale» o nella navata se unica (n. 32c), sono sempre considerati nella prospettiva di stare in spazi «aperti verso» l’aula dell’assemblea, affinché «la celebrazione avvenga nel contesto di un’assemblea riunita», sia considerata «un evento sacramentale messo alla portata di tutti i fedeli» e venga sottolineata «opportunamente la dimensione comunitaria della Penitenza e il rapporto tra la sua celebrazione e l’assemblea eucaristica» (ibidem). La quarta soluzione (n. 32d), quella più recente e già adottata subito dopo il Concilio, ipotizza la costruzione di una nuova «penitenzieria» o «cappella della riconciliazione». (14– continua)

Programma dal 28 dicembre 2024 al 5 gennaio 2025

Letture: 1Samuele 1,20-22.24-28 / Salmo 83 / 1Giovanni 3,1-2.21-24-10

Beato chi abita nella tua casa, Signore.

 

Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52)

Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52)

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.

Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.

Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 28

   

Domenica 29

10.30

+ Montesi Natale

Def. fam. Franchini

Lunedì 30

   

Martedì 31

18.00

+Proni Domenico

Per Vita (vivente)

Mercoledì 01

18.00

+ Lullo Onofrio, Carolina e Domenico

Giovedì 02

18.00

+ Preda Maria Teresa

Venerdì 03

   

Sabato 04

18.00

+ Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica, Silverio

e per Dovadola Maria Teresa (vivente)

Domenica 05

10.30

18.00

40° di Matrimonio di: Leta Pino

Vilardo Maria Rosa

Rizzi Luigi (detto Carlo)

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Dicembre – Gennaio 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 29

Santa Famiglia

UNICA S: MESSA ore 10.30 (S. Paolo)

Ore 17.00 (S. Maria in Regola) : Inizio Apertura Anno Giubilare in diocesi. In pellegrinaggio si parte dalla chiesa percorrendo il centro storico di Imola per raggiungere la cattedrale dove sarà intronizzata la Croce giubilare.

Ore 18.00 (Cattedrale) : Celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Giovanni Mosciatti e concelebrata da tutti i presbiteri della diocesi.

Martedì 31

Unica S. Messa prefestiva ore 18.00 (No alle 8.00)

Ore 23.00 (C.E. Maria Immacolata : Adorazione Eucaristica

Mercoledì 01

Maria SS.ma Madre di Dio

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa Solenne e canto del

“Te Deum” di ringraziamento per l’anno trascorso

Venerdì 03

Ss.mo Nome di Gesù

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario.

Sabato 04

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 05

II dopo Natale

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

1- Lunedì 6 gennaio

Festa parrocchiale della famiglia

Ore 10.30 (S. Paolo)– S. Messa

Ore 16.00 (oratorio) Festa con la tombola per le famiglie

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

 

1IMPORTANTE-

Domenica 29 dicembre

NON sarà celebrata la S. Messa delle ore 18.00

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Lc 2,36-40

Gv 1,1-18

Lc 2,16-21

Gv 1,19-28

Gv 1,29-34

Gv 1,35-42

Vivere il mistero – La contemplazione del mistero della famiglia di Gesù è un vero annuncio di gioia e di salvezza. La famiglia di Nàzaret è, infatti, così particolare perché segnata da una solitudine che sta alla base di una vera vita di comunione. Ciò che contempliamo nella famiglia di Nàzaret non è la mancanza dei sentimenti così necessari a ogni esperienza di famiglia non solo nei confronti dei figli, ma prima tutto tra i genitori. L’esperienza della famiglia in cui il Verbo fatto carne diventa un figlio della nostra umanità, ci fa percepire come i sentimenti più forti devono essere levigati dal rispetto assoluto per il cammino dell’altro in cui le parole, in realtà, sono rare. Di Giuseppe non ci viene tramandata una sola parola, neppure nel momento del ritrovamento di Gesù nel Tempio quando Maria riesce a confessare al figlio quanto erano stati «angosciati» (Lc 2,48). La risposta non suona certo un balsamo, anzi sembra quasi un pizzico di sale che trasforma quello che poteva sembrare un incidente in uno stile: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (2,49).  Le prime parole di Gesù sono una domanda e non una risposta, né un’affermazione. Non conosciamo nulla dei primi balbettii del bambino Gesù mentre impara a camminare, a mangiare, a giocare. Non sappiamo quali siano state le prime parole pronunciate dal piccolo Gesù mentre è in braccio a sua madre o mentre gattona dietro a suo padre nella bottega di Nàzaret. Quando finalmente Gesù prende la parola su domanda esplicita di sua madre, sembra che siano i suoi genitori a dover dare una risposta e non il contrario. Così la prima paro[a uscita dalla bocca di Gesù che conosciamo sembra essere una sorta di protesta contro ogni angoscia che esprime la paura di perdere e di smarrire l’amore. Alla richiesta di comprensione dal cuore della madre: «Figlio, perché ci hai fatto questo?» (2,48), il Signore Gesù reagisce in modo inatteso che chiede una fiducia assoluta nel suo mistero di figlio di Dio. 0gni mistero è più grande del sentimento che genera o con cui lo circondiamo e questo vale in ogni relazione che non può mai ridursi alle nostre relazioni. La conclusione del testo suona come un primo piano dell’attitudine e dello stile propri del Signore Gesù il quale «scese dunque con Loro e venne a Nàzaret e stava Loro sottomesso» (2, 51). Nondimeno il Vangelo ci ricorda che la sottomissione non può generare relazioni sane se non passa attraverso una chiara presa di distanza. Questo il giovane Gesù lo fa quando prende una certa distanza dai suoi genitori e «rimase a Gerusalemme» (2,45). La famiglia che accoglie il Verbo è un luogo in cui si sanno accogliere le inevitabili separazioni che sono il necessario preludio alle necessarie identificazioni con la propria missione che fa tutt’uno con il mistero della propria persona. […]Quando il Vangelo ci parla di ciò che noi chiamiamo la «santa famiglia», ci racconta l’avventura umana di persone ricordate con il loro nome, il loro compito a servizio della vita dell’altro, la loro storia non sempre facile e non riconducibile ai soliti schemi. Se guardiamo l’icona della Natività siamo rapiti dalla solitudine e dalla pensosità che vi si respira, ma non manca certo la gioia sottile di chi sa che può contare sull’altro anche quando l’amore si fa separazione, differenza, fatica a capire i cammini imprevisti e le svolte inattese. Le nostre famiglie, come pure le nostre comunità di vario genere e grado, non sono mai un quadretto da appendere alla parete o da postare sui socialnetwork. Le nostre relazioni umane e persino le nostre umane solitudini hanno una loro dignità e una loro segreta e talora incomprensibile bellezza. La cosa più bella che questi giorni natalizi ci possono annunciare non è di sentire la diversità eccellente della famiglia in cui Gesù è cresciuto, ma il fatto che sia una condivisione di vita come le nostre: con tante domande e poche risposte. Pertanto una cosa può darci sempre la speranza di ritrovarci, la possibilità che ci è donata di poterci ritrovare – tutti e così come siamo messi – attorno a Gesù (cf. Mc 3,34) per essere la sua famiglia anche quando non ne avessimo più una. (don MichaelDavide Semeraro)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Quando la sede viene utilizzata dal celebrante, nella seconda e terza forma rituale, contribuisce a mettere in più chiara luce la primaria natura ecclesiale e comunitaria del sacramento: «È sempre un atto della Chiesa la celebrazione di questo sacramento: con esso, la Chiesa proclama la sua fede, rende grazie a Dio per la libertà con cui Cristo ci ha liberati, offre la sua vita come sacrificio spirituale a lode della gloria di Dio e intanto affretta il passo incontro a Cristo Signore» (RP , Premesse n. 7) . L’ambone per la proclamazione della parola di Dio è un altro polo liturgico interessato alla celebrazione del sacramento, tanto nella forma individuale quanto in quella comunitaria. La Liturgia della Parola è il contesto celebrativo delle due forme comunitarie del Rito per la riconciliazione di più penitenti nel quale sono inserite la confessione e l’assoluzione, individuale o generale. Ma la lettura della sacra Scrittura è un elemento essenziale anche nella prima modalità rituale, quella più individuale, inserita all’inizio del rito stesso e fatta dal sacerdote o dal penitente, oppure almeno come preparazione al sacramento se non è possibile nel corso dello stesso (cf RP 17). Il principio e la motivazione vengono così formulate ancora nelle Premesse al Rito: «Il sacramento della Penitenza deve prendere l’avvio dall’ascolto della parola di Dio, perché proprio con la sua parola Dio chiama a penitenza, e porta alla vera conversione del cuore» (RP 24). «È infatti la parola di Dio che illumina il fedele a conoscere i suoi peccati, lo chiama alla conversione e gli infonde fiducia nella misericordia di Dio» (RP 17). Alla luce di queste importanti coordinate spaziali e simboliche, possiamo allora comprendere le quattro soluzioni proposte dal secondo documento della CEI per individuare i luoghi più adatti alla celebrazione del sacramento e alla collocazione delle sedi penitenziali stabili nell’aula liturgica, in particolare per gli edifici più antichi (cf AC 32). (13– continua)

Medjugorje, Messaggio annuale a Jakov, 25 Dicembre 2024

“Cari figli,

oggi in questo giorno di grazia,

in modo particolare vi invito a non vivere la vita

tendendo verso gli obiettivi terreni

e a non cercare la pace e la gioia nelle cose terrene

perché in questo modo la vostra vita è avvolta dalle tenebre

e non vedete il senso della vostra vita.

Figlioli, aprite la porta del vostro cuore a Gesù,

permettetegli di avvolgere tutta la vostra vita

perché possiate iniziare a vivere nell’amore e nella misericordia di Dio.

Figli miei soltanto con Gesù nei vostri cuori

conoscerete il vero obiettivo della vostra vita

e tenderete verso la salvezza eterna.

Io vi benedico con la mia benedizione materna.”

(Con approvazione ecclesiastica).

Programma dal 21 al 29 dicembre 2024

Letture: Michea 5,1-4a / Salmo 79 / Ebrei 10,5-10

Signore, fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.

 

Dal Vangelo secondo Luca (3,39-45)

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.

Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

Parola del Signore.

 

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.00 + AntonioDeff. fam. Preti
Domenica 22 10.30 + Antonia, Giovanni, Gaetano, Gabriella
Lunedì 23
Martedì 24 8.0022.30 + Galanti Silla e Buldrini Natalino+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Pilani Ezio, Ronchini Giulio e Angiolina

+ Liverani Paolo

+ Natale Ingegneri

Mercoledì 25 18.00 Vivi e defunti fam. Dovadola e Ruffini
Giovedì 26 10.30 + Stefano e Maria Baldini+ Lorenzo Bonanni
Venerdì 27 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio, Franco e Ruffini Armanda
Sabato 28
Domenica 29 10.30 + Montesi Natale

Le Confessioni in prossimità del Natale

Venerdì 20 Ore 10.00 – 12.00 16.00 – 17.20

Sabato 21 Ore 10.00 – 12.00 16.00 – 17.20 20.30 – 22.00

Domenica 22 Ore 9.30 – 10.15 16.00 – 17.20

Lunedì 23 Ore 15.00 – 17.20

Martedì 24 Ore 10.00 – 12.00 15.30 – 19.00 21.00 – 22.00

Mercoledì 25 Ore 16.00 – 17.20

 

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (16.55 nei giorni della Novena)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e Novena

 

Anno : CDicembre 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 22IV di Avvento Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa. I bambini del catechismo accendono la Quarta candela di avvento.

Al termine benedizione delle statuine di Bambino.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Lunedì 23 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di NataleOre 20.45 (S. Paolo) : “Vi annuncio una grande gioia” – Canti sull’evento natalizio con il coro “S. Paolo”, il coro “Dolci Note” e il coro “Kinnor”
Martedì 24 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di NataleOre 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte
Mercoledì 25Natale del Signore Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne del Giorno
Giovedì 26S. Stefano m. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)
Venerdì 27S. Giovanni Ap. S. Messa ad orario ferialeOre 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario.
Domenica 29Santa Famiglia UN ICA S: MESSA ore 10.30 (S. Paolo)Ore 17.00 (S. Maria in Regola) : Inizio Apertura Anno Giubilare in diocesi. In pellegrinaggio si parte dalla chiesa percorrendo il centro storico di Imola per raggiungere la cattedrale dove sarà intronizzata la Croce giubilare.

Ore 18.00 (Cattedrale) : Celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Giovanni Mosciatti e concelebrata da tutti i presbiteri della diocesi.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

1IMPORTANTE-

Domenica 29 dicembre

NON sarà celebrata la S. Messa delle ore 18.00

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 1,57-66 Lc 1,67-79 Gv 1,1-18 Mt 10,17-22 Gv 20,2-8 Mt 2,13*18

Vivere il mistero – La promessa del profeta Michea arriva direttamente al cuore di ogni nostra attesa: «Abiteranno sicuri» (Mi 5,3). Sentirci al sicuro è uno dei bisogni fondamentali di ogni creatura sotto il cielo… chissà perfino le stelle e i pianeti avranno bisogno di sentirsi al sicuro nell’armonia degli universi. Nel momento in cui Maria si scopre madre non può che assumere il carattere e lo stile di quel figlio che porta in grembo e non il contrario come avviene secondo la natura. Questa conformazione della madre al carattere del figlio non è solo per se stessa, ma per la gioia di tutti… e allora non può che mettersi in viaggio. La parola del Verbo eterno: «Ecco, io vengo…» diventa il dinamismo proprio della vita della madre la quale acconsente alla vita di Dio in lei. Davanti a questo mistero di inabitazione non si può fare altro se non lasciare che la vita di Dio non solo prenda forma ma informi il suo passo, il tono della sua voce, le emozioni più genuine e forti del suo cuore. La bellezza e la verità di ciò che Maria sta vivendo come grazia sono inconfondibili e impossibili a nascondersi: «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo». Ben diverso è il tono del saluto di Maria da quello dell’arcangelo. La «grazia», agitata come un vessi[lo da Gabriele, si sta ormai facendo «un corpo» tanto da assumere il tono di una grazia più percepibile e per nulla temibile di una voce amica. A Elisabetta non è necessario dire ciò che fu detto a Zaccaria prima e a Maria dopo: «Non temere»! Non c’è ormai più nulla da temere. Il modo in cui Dio visita la nostra vita non suscita più paura, ma solo l’esultanza dello stupore più puro e gioioso. Maria, vergine ormai madre, non appena è abitata dalla presenza del Verbo fatto carne si mette in viaggio, si mette in cammino per andare a gioire con Elisabetta. Costei si ritrova davanti la sua giovane cugina conosciuta da sempre come servizievole e amorevolmente attenta, uguale e totalmente diversa tanto da riconoscere in lei, con intuito squisitamente femminile affinato dallo stato di gravidanza, nientemeno ce la «madre del mio Signore». Non è Gabriele a chiamare Maria come «madre», ma Elisabetta che sta sperimentando la stessa miracolosa gioia di tramettere la vita. Nel momento della visitazione la corporeità stessa di Maria sembra trasformata, così come la luce può radicalmente trasformare – con il suo insorgere – un panorama o un volto: tutto come prima e nulla più come prima. Il semplice saluto di Maria fa trasalire la maternità di Elisabetta. Si tratta di un piccolo grande intimo terremoto che indica, come già avvenne alle falde del Sinai (Es 19) e sulla soglia del Tempio (Is 6) l’incontenibile eppure circoscritta Presenza di Dio. Maria diventa per noi guida verso e nel mistero dolcissimo dell’Incarnazione del Verbo: lei che si era chiesto «che senso avesse un saluto» come quello di Gabriele (Lc 1,19) dopo le parole dell’angelo, ora non fa altro che «salutare» a sua volta. Nelle lingue neolatine in questa parola vi è un sottile gioco tra saluto e salvezza. Il seno di Maria, come l’antica Arca, contiene il Santo dei Santi ma nella forma della più assoluta umiltà. Tutto sta nell’accettare l’umiltà di Dio che si fa così vicino da essere portato in modo così discreto e ciò esige di acconsentire alle vie dell’umiltà. Le salite della carità e dell’evangelizzazione sono ormai alate e leggere. La presenza nascosta e infuocata del Verbo permette ed esige uno sguardo sulle cose di sempre, sulle persone di sempre, su noi stessi di sempre… assolutamente nuovi: «A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me» (Lc1,43). Il grido di Elisabetta fa il colore di questa domenica che si affaccia già sul Natale ormai imminente e trova nel mistero della visitazione una qualità che si rinnoverà con la visita dei pastori, dei magi. Come spiegava René Voillaume «Maria ha dato inizio a una serie innumerevole di “visitazioni” che non finirà fino a quando ci saranno uomini e donne sulla terra» (R.Voillaume. Lettres aux fraternité, Cerf, Paris 1960, p.253). Ciascuno di noi è chiamato a gestire e a partecipare le terre sconosciute della maternità del cuore le cui acque nutrici permettono le comunicazioni più segrete, le più belle, le più indimenticabili. Proprio questa esperienza, che oggi chiameremmo pre-natale, permetterà ai due bambini esultanti nel grembo delle loro madri, di riconoscersi con la discrezione propria di uomini adulti e di profeti abitati dal fuoco. Possiamo intuire perché si sentissero così «sicuri» nel grembo delle loro madri! (don MichaelDavide Semeraro)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Opportunamente «l’immagine della porta richiama il significato della Penitenza come punto d’arrivo del cammino di conversione, luogo del ritorno a Dio e del passaggio alla vita nuova» (AC 32). Varcare una soglia, vuol dire prendere una decisione e fare una scelta per cambiare una situazione. La porta diventa dunque, simbolo della volontà di conversione. Il figliol prodigo si pone in cammino verso la casa paterna, immagine stessa del Padre, un percorso lungo o breve che termina davanti a una porta- Essa è termine di una realtà e inizio di un’altra. Era effettivamente davanti alla porta della chiesa che, nella prassi antica, il penitente veniva ricevuto dal vescovo per iniziare un itinerario penitenziale e sempre lì, in un secondo momento, veniva accolto, riconciliato, nella comunità dei fedeli. Anche per ogni battezzato, quindi, entrando in chiesa attraverso la porta che è Cristo, inizia il proprio percorso penitenziale che, passando dal luogo del sacramento del perdono, lo conduce alla mensa eucaristica. Il cammino riprende poi in senso inverso e sempre attraverso la porta: dalla comunione con Dio alla comunione con i fratelli e il mondo. Rimangono, non perché ultimi, altri due poli liturgici coinvolti nella celebrazione della Penitenza, soprattutto nelle forme comunitarie del rito: la sede presidenziale e l’ambone. La prima è il luogo liturgico che esprime il ministero di colui che guida l’assemblea e presiede la celebrazione nella persona di Cristo, Capo e Pastore, e nella persona della Chiesa, suo Corpo. (12– continua)

Cristo la nostra unica SPERANZA: Natale 2024

Pietro Marchetti, parroco

Dall’editoriale de “Il Nostro S. Paolo”, dicembre 2024

Tra qualche giorno sarà Natale, a questo evento ci stiamo preparando: che cosa festeggiamo a Natale? Stai soffrendo? Hai paura? Stai attraversando un lutto? Hai perso il lavoro? Hai da poco chiuso una storia in cui credevi molto? Ti senti solo, affranto, senza sogni?
Allora Gesù nasce soprattutto per te. Ti domanderai perché….
Anche noi cristiani cadiamo nella tentazione di vedere il Natale come la parata di Babbo Natale, la sfilata dei sorrisi nelle pubblicità, nei film romantici in cui “tutto finisce bene”, nella cosiddetta “magia natalizia”: luci, pacchi regalo, pupazzi di neve e renne colorate, per le strade risuonano canzoni allegre e le persone corrono da un centro commerciale all’altro. Detta così, il Natale sembra la festa di chi non ha problemi, di chi non ha contrasti in famiglia, di chi non ha motivi per soffrire. E allora cominciamo a chiederci: che Natale sarà per noi ? Saremo tra coloro che potranno festeggiare o tra gli esclusi dalla gioia natalizia ?
Se apparteniamo ai secondi, proveremo solo fastidio e rabbia: tutte quelle luci ci ricorderanno solo il grigiore che c’è dentro di noi.
Che c’entra questo luccichio con noi? Solo se riuscissimo a capire che il Natale è proprio la festa di chi ha il grigiore nel cuore: stai soffrendo? Hai paura? Ti senti solo, affranto, senza sogni? Allora Gesù nasce soprattutto per te : in quella grotta, a Betlemme, si trova un bambino capace di riconciliare chi si odia, di sostenere veramente chi vive una grave malattia, di consolare chi affronta un grave lutto, di donare speranza nel futuro quando tutto sembra perduto.
Natale è la festa di un Dio che si fa uomo perché non vuole lasciarci soli nelle difficoltà. E può fare miracoli per chi ha perso la speranza. Non importa di essere felice e non odiare il Natale se nel cuore non hai pace. Gesù il vero festeggiato, non chiede di essere felici: ci aiuta ad esserlo.
Non fuggire dal Natale, fuggi piuttosto dal rumore. Siediti davanti ad un presepe e dialoga con quel bambino. Guardalo e chiedigli di guarire le tue ferite. Chiedigli di stare con te, ora che sei nella prova.
Il Natale, in fondo, è la festa di chi si arrende ad un amore più grande del male, di chi capisce che da solo non ce la fai, è la festa di chi si lascia riempire da una gioia che scende dall’alto. Esci dai negozi ed entra in quella stalla. Inginocchiati davanti al tabernacolo. Lì c’è il Re della Vita, lì c’è Colui che fa tremare l’inferno e farà tremare anche l’inferno che abita in te.
Non fuggire dal Natale, piuttosto entraci. Non avere paura di essere triste, non t’importi di essere felice, solo inginocchiati come i pastori davanti a Gesù Bambino: Cristo non è venuto nel mondo a portarti un torrone o un panettone, ma a donare Luce a chi si trova nel buio, lascia perdere gli addobbi, vai all’essenza del Natale. Non fissarti sulle luci, fissa la Luce.
Buon Natale, perché, in Cristo, essa sia davvero la festa di tutti e Buon Anno.