“Figli miei,
pregate, pregate, pregate!
Ricevete la mia benedizione materna.”

“Cari figli!
In questo tempo di grazia
vi invito alla preghiera col cuore.
Figlioli,
create i gruppi di preghiera
nei quali vi esorterete al bene
e crescerete nella gioia.
Figlioli, siete ancora lontani.
Perciò convertitevi sempre di nuovo
e scegliete la via della santità e della speranza
affinché Dio vi doni la pace in abbondanza.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
Letture: Atti degli Apostoli 2,1-11 / Salmo 103 / Galati 5,16-25
Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,26-27.16,12-15)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 18 | 18.30 | + Sangiorgi G. Battista |
| Domenica 19 | 10.30
18.30 |
+ Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Secondo le intenzioni di Maria Teresa |
| Lunedì 20 | 18.30 | + Ines |
| Martedì 21 | 8.00 | + Antonio |
| Mercoledì 22 | ||
| Giovedì 23 | ||
| Venerdì 24 | 8.00 | + Dovadola Monica, Ivano, Silverio e Ruffini Armanda |
| Sabato 25 | ||
| Domenica 26 | 10.30
18.30 |
+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi
+ Toffanello Teresina |
Orario Confessioni Venerdì ore 10.00 – 11.00 (don Pietro)
Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni ore 17.50 S. Rosario (escluso venerdì)
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : B
Maggio 2024 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 19
Pentecoste |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
| Lunedì 20
B.V. Maria Madre della Chiesa |
S. Messa ad orario feriale
Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. Ore 21.15 (canonica) : Caritas parrocchiale |
| Martedì 21 | S. Messa ad orario feriale
Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
| Mercoledì 22
S. Rida da Cascia |
S. Messa ad orario feriale.
(Dalle ore 9.00 alle 12.00 e dopo la S. Messa delle ore 18.30) benedizione delle rose nella memoria di S. Rita Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. Ore 21.00 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo” |
| Giovedì 23 | Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
| Venerdì 24 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Bolognano. (vedi sotto) |
| Sabato 25 | Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Ore 19.30 (oratorio) : Incontro giovani famiglie |
| Domenica 26
Ss.ma Trinità |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
Visita alle famiglie con benedizione
(dalle ore 15.00)
Lunedì 20 : C.so V. Veneto, via dei Lombardi,
p.za Mazzini, p.za Matteotti
La processione nel quartiere Bolognano
Partenza dalla Chiesa di S. Paolo, corso V. Veneto, p.za U. Ricci, via Martiri della Libertà, via Padre Costa, via Decorati al Valor Civile, via Fratelli Cervi, via Berardi, via Moro, via A. De Gasperi, (breve sosta davanti alla Caserma dei Carabinieri), via Togliatti, via Padre Costa, via Pertini, via Gramsci, via Risorgimento, p.za Marmirolo, via Ricci Signorini fino alla Chiesa di S. Paolo.
| Alla scuola di Gesù : | ||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | |
| Gv 19,25-34 | Mc 9,30-37 | Mc 9,38-40 | Mc 9,41-50 | Mc 10,1-12 | Mc 10, 13-16 | |
Vivere il mistero – Nella sensibilità del quarto Vangelo la «verità» non si identifica con la logica supponente così cara al pensiero greco. Essa è sinonimo del più grande «amore» con il quale il Cristo ci ha amato sino alla fine e oltre ogni fine. Il Padre riversa dentro di noi il suo Spirito perché ci renda capaci di portare il «peso» di questa infinita ricerca di intimità che diventa radice di ogni autentica forma di solidarietà. Temprati da questo fuoco, sospinti da questa brezza, iniziamo e proseguiamo il nostro cammino di conversione, di crescita interiore, con la pazienza di chi conosce i propri limiti, ma con la perseveranza di chi ha già sperimentato la forza e la costanza di una presenza che mai si assenta. Come ricordava Gregorio Magno, il desiderio si amplia con il suo protrarsi perché l’attesa invece di spegnere non fa che approfondire il desiderio e la passione interiore di portare a compimento i piccoli passi di conversione che ogni giorno cerchiamo di compiere. Questo ci viene assicurato solennemente dalla Parola di Gesù il quale ci rassicura: «lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità». Ma è lo stesso Signore Gesù che, con misericordia materna, ci consola del fatto che egli conosce la debolezza delle nostre spalle tanto da sapere quanto e come non siamo «capaci di portarne il peso» La Chiesa, come pure ciascuno di noi, quali membra vive di un unico corpo ci troviamo sempre nella condizione degli apostoli. Dopo la risurrezione e l’ascensione i discepoli nel Cenacolo «insieme» diventano capaci di portare e di annunciare l’esperienza vissuta con il Signore Gesù. Efrem Siro, con la sua consueta penetrazione poetica, non esita a immaginare il collegio degli apostoli «come fiaccole pronte in attesa di essere illuminate dallo Spirito Santo per illuminare con il loro insegnamento l’intera creazione». Sprofondandosi nella contemplazione del mistero della Pentecoste nella sua omelia per questa luminosa solennità, il diacono Efrem ci aiuta a leggere l’icona di questa festa – in cui gli apostoli sono ordinatamente seduti in semicerchio – quale grembo che attende di essere fecondato e come «agricoltori che portano la semente nella falda del loro mantello in attesa di ricevere l’ordine di seminare». Non solo, li descrive anche «come marinai la cui barca è legata al porto del Figlio e che attendono di ricevere la brezza dello Spirito». Nella nostra esperienza quotidiana tutti noi sappiamo che senza il fuoco e senza il calore nulla può essere trasformato e nessun alimento può essere cotto. Se questo vale per le cose che la natura ci offre e che noi amiamo trasformare per rendere più nutrienti e gustose, vale altresì anche per noi stessi, per la nostra vita fatta di emozioni e sentimenti che «si oppongono a vicenda» (Gal 5,17). La Pentecoste è una trasformazione che implica tutta la persona e la rifonda in se stessa e in relazione con gli altri. L’apostolo Paolo lo esplicita in modo forte: «Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito» (Gal 5,24-25). Con il dono pieno dello Spirito – secondo la promessa del Risorto – il fiore della Pasqua matura nel frutto della Pentecoste. Il suo profumo di gioia è percepibile come il primo covone che il popolo di Israele presentava al Tempio; come la Legge ormai scritta nei cuori del cui dono sul Sinai si fa oggi memoria nella Sinagoga e in virtù della quale ogni uomo è libero e restituito alla sua originale regalità al pari e secondo l’icona di Davide di cui i pii israeliti ricordano sempre oggi la nascita. Con la nostra disponibilità facciamo in modo che lo Spirito rinnovi la speranza e ci ridoni pienezza di vita. [p. M. D. Semeraro]
Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (seconda parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)
Il paragrafo delle Premesse del Messale dedicato specificatamente alla sede del celebrante viene introdotto proprio da un’affermazione preoccupata di darne una definizione attraverso la funzione che essa esercita: con la sua collocazione e fattura, la sede deve esprimere e manifestare niente più che «il compito che egli (il celebrante) ha di presiedere l’assemblea e di guidare la preghiera» (OGMR, n. 310). La natura e la forma della sede nell’aula ecclesiale, perciò, è precisamente in funzione della presidenza liturgica. Colui che, in forza dell’Ordine sacro, presiede l’assemblea è anche colui che insegna e offre il sacrificio, è colui che parla e agisce in nome di Cristo e con la sua autorità, perché – come ha sottolineato il Concilio – in colui che tiene la presidenza nella sinassi liturgica e nella preghiera è presente Gesù stesso (cf. SC 7). La sede, in se stessa, diventa un’icona di questa presenza di Cristo. Si tratta di una presenza diversa da quella manifestata dall’altare, dall’ambone e nei fedeli radunati nel suo nome, di cui fa parte pure colui che presiede. Infatti, la sede deve designare il presidente della celebrazione non solo come capo ma anche come parte integrante dell’assemblea che tutta intera celebra i misteri della salvezza. La Nota pastorale dei Vescovi italiani sull’adeguamento liturgico delle chiese ci offre un’efficace sintesi: «La sede è il luogo liturgico che esprime il ministero di colui che guida l’assemblea e presiede la celebrazione nella persona di Cristo, Capo e Pastore, e nella persona della Chiesa, suo Corpo». Torna, infine, alla mente quanto sant’Agostino ricordava ai suoi fedeli: «per voi io sono vescovo, con voi sono cristiano» (Sermo 340, 1): in colui che presiede si manifesta tanto il carattere ministeriale di Cristo Capo, ricevuto nell’ordinazione sacerdotale, quanto il carattere sacerdotale comune a tutti i battezzati, e quindi anche del presbitero. Ecco allora che il primo cambiamento della riforma liturgica lo notiamo subito nella nuova denominazione, che viene a sostituirne una divenuta evidentemente inadeguata alla sua natura: non si può e non si deve più parlare di «trono», perché la sua funzione primaria non è quella di rendere onore o di esaltare una dignità o autorità, come appunto avviene nei cerimoniali civili o nobiliari, ma piuttosto di «sede» o di «seggio» per la presidenza liturgica oppure di «cattedra», riservata questa esclusivamente al vescovo nella sua diocesi. Inoltre, per entrambi, cioè per la sede del vescovo e del presbitero, la rinuncia al trono è soprattutto nel «come» viene realizzata e si presenta: «si eviti ogni forma di trono» (OGMR, 310). (2 continua)
Letture: Atti degli Apostoli 1,1-11 / Salmo 46 / Efesini 4,1-13
Ascende il Signore tra canti di gioia.
Dal Vangelo secondo Marco (16,15-20)
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
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Sabato 11 |
18.30 |
+ Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando + Attilio e Lilliana Ragazzini |
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Domenica 12 |
18.30 |
+ Conti Carmen e Orioli Franco |
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Lunedì 13 |
18.30 |
Per Ilaria e famiglia (viventi) |
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Martedì 14 |
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Mercoledì 15 |
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Giovedì 16 |
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Venerdì 17 |
8.00 |
+ Dovadola Monica e secondo le intenzioni di Maria Teresa |
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Sabato 18 |
18.30 |
+ Sangiorgi G. Battista |
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Domenica 19 |
18.30 |
Secondo le intenzioni di Maria Teresa |
Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
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Anno : B Maggio 2024 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
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Domenica 12 Ascensione |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo) Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Seconda Comunione. Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
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Lunedì 13 B.V. di Fatima |
S. Messa ad orario feriale Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
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Martedì 14 S. Mattia Ap. |
S. Messa ad orario feriale Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
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Mercoledì 15 |
Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo” |
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Giovedì 16 |
Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
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Venerdì 17 |
Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Fruges. (vedi sotto) |
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Sabato 18 |
Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
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Domenica 19 Pentecoste |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo) Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
1- Sabato 18 i ragazzi (AC, AGESCI, Catechismo) passeranno nel pomeriggio previo avviso per raccogliere viveri per la CARITAS, destinati alle famiglie bisognose.
Visita alle famiglie con benedizione
13 mag – 17 mag
(dalle ore 15.00)
Lunedì 13 : Via Borgo Pescatori, Oberdan, Zecca
Martedì 14 : Via Monte Grappa, Torchi
Mercoledì 15 : Via Bonvicini, della Pace
Giovedì 16 : Via Garibaldi, 13 Aprile, Saffi, P.za Marconi
Venerdì 17 : Via Roli, Ricci Signorini
La processione nel quartiere Fruges
Via Mameli, via IV novembre, via Ricci, via Argine S. Paolo, via XI maggio, via S.Giacomo, v. le Martiri della Libertà, via Baffé e Foletti, p.le Falcone, (sosta), poi via Baffè e Foletti, v.le Martiri della Libertà, via Tiglio, via S. Giacomo, via Mameli.
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Alla scuola di Gesù : |
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Lunedì |
Martedì |
Mercoledì |
Giovedì |
Venerdì |
Sabato |
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Gv 16,29-33 |
Gv 15,9-17 |
Gv 17,11b-19 |
Gv 17,20-26 |
Gv 21,15-19 |
Gv 21,20-25 |
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Vivere il mistero – L’evangelista Marco ci fa comprendere il mistero dell’Ascensione attraverso un’apparente contraddizione: «Il Signore Gesù fu elevato in cielo» e «agiva insieme con loro». Alla fine del suo Vangelo – il primo redatto e consegnato alla Tradizione – Marco ribadisce il nesso tra la parola di grazia e i «segni» di guarigione. In tal modo il mistero di Cristo – nato, morto, risorto e asceso al cielo – fa tutt’uno con il mistero della Chiesa, suo corpo, che lo rende presente nella storia come energia di bene e di pace per tutti. Dalla risurrezione e dall’ascensione del Signore scaturiscono gioia profonda, pienezza assoluta, comunione ampia. Cielo e terra si fondono in un abbraccio, che ci redime e ci salva a partire da ogni nostro limite che, oggi, è ampiamente redento e benedetto. L’evangelista Luca dice che i discepoli sono totalmente rapiti da Gesù che risale alle sorgenti della sua intimissima e unica comunione con il Padre: «Mentre lo guardavano fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai Loro occhi». Con questo versetto si conclude il tempo in cui il Signore Gesù «si mostrò a essi vivo… durante quaranta giorni» e si apre un’altra tappa della storia della salvezza che è segnata dall’attesa di un ritorno. Non è la stessa cosa attendere qualcosa o qualcuno che venga per la prima volta, oppure attendere il ritorno di qualcuno o di qualcosa: «Verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». Il dramma è finito, ma comincia ciò che gli antichi chiamavano esattamente catarsi. Per questo la liturgia bizantina si lancia in una sorta di applauso cosmico: «Il Signore è asceso nei cieli per mandare il Paràclito nel mondo. I cieli hanno preparato il suo trono, le nubi il carro su cui salire; stupiscono gli angeli vedendo un uomo al di sopra di loro. Il Padre riceve colui che dall’eternità, nel suo seno, dimora. Signore, quando gli apostoli ti videro sollevarti sulle nubi gemendo nel pianto, pieni di tristezza, o Cristo datore di vita, tra i lamenti dicevano: O sovrano, non lasciare orfani i tuoi servi che tu, pietoso hai amato nella tua tenera compassione: mandaci, come hai promesso, lo Spirito santissimo per illuminare le anime nostre». Celebriamo oggi La festa di una presenza che si fa assenza per un di più di presenza. Poiché il frutto del ritorno al Padre del Signore è un’esuberanza di creatività da parte degli apostoli i quali «partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che l’accompagnavano». Se la passione del Signore aveva rinchiuso gli apostoli nel Cenacolo stretti dalla paura, la sua Ascensione ne libera la creatività e l’audacia «secondo la misura del dono di Cristo». Il mistero dell’Ascensione ci invita ad affrettare il passo verso il cielo, ossia verso la pienezza, la totalità, la ricapitolazione di tutto ciò che fa parte della nostra vita e della nostra storia perché la forza che proviene dal mistero pasquale possa essere «pienezza di tutte le cose». La nostra umanità è ormai l’unica via per essere divinizzati, senza essere in nulla de-umanizzati. Il Vangelo della risurrezione secondo Marco si conclude con una nota particolare «non dissero niente a nessuno perché avevano paura». Il racconto dell’Ascensione secondo Marco è un solenne invito al coraggio che arriva perfino a prendere «in mano i serpenti», ossia a non temere nulla neppure il male da cui siamo attorniati. Questo perché il mistero pasquale di Cristo, se riempie ormai «tutte le cose», non può che colmare in pienezza il nostro cuore. Con tutta la Chiesa, con tutta l’umanità attendiamo ogni giorno che si compia la promessa di Cristo: «Voi sarete battezzati in Spirito Santo». Possa lo Spirito darci il coraggio per essere testimoni di quel. Regno che è già in mezzo a noi, che è già dentro di noi. [p. M. D. Semeraro]
Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (seconda parte) [] (di don D. Ravelli)
L’Ordinamento Generale del Messale Romano, nella prima parte del Capitolo V (Disposizione e arredamento delle chiese per la celebrazione dell’Eucaristia) riservato ai principi generali del luogo per la celebrazione (cf. nn. 288-294), ricorda che il rapporto tra l’assemblea liturgica e la disposizione generale dell’aula liturgica non è solo di puro ordine rituale, cioè funzionale, ma è fortemente simbolico. Infatti, la disposizione delle varie parti, come l’insieme della chiesa, dev’essere una icona dell’assemblea riunita, un’immagine concreta della natura organica e gerarchica del popolo di Dio, oltre che a consentire un’ordinata partecipazione e a favorire lo svolgimento dei compiti di ciascuno. Un corretto ordinamento e una disposizione generale del luogo sacro «serve – conclude lo stesso numero – a esprimere la struttura gerarchica e la diversità dei compiti, ma deve anche assicurare una più profonda e organica unità, attraverso la quale si manifesti chiaramente l’unità di tutto il popolo santo». Sviluppando questo principio generale, viene indicato lo spazio proprio della chiesa destinato ad accogliere la sede di colui che presiede e i posti per gli altri ministri: «il sacerdote celebrante, il diacono e gli altri ministri prenderanno posto nel presbiterio». La seconda parte del Capitolo V (nn. 295-310) è dedicata propriamente all’ordinamento del presbiterio e, nel numero introduttivo, così viene definito: «è il luogo dove si trova l’altare, viene proclamata la parola di Dio, e il sacerdote, il diacono e gli altri ministri esercitano il loro ufficio». Nel presbiterio, dunque, trovano posto l’altare, l’ambone e il seggio, come tre luoghi «eminenti» di questo spazio liturgico. Il medesimo numero offre anche alcune importanti caratteristiche del presbiterio. Si tratta di un’area che dev’essere opportunamente distinta dalla navata, in quanto interpreta la costituzione gerarchica della Chiesa ed è in conformità con l’antica tradizione liturgica, ma non separata, vale a dire in stretta unità e diretta comunicazione con il resto dell’assemblea radunata per la celebrazione. Normalmente questa distinzione è resa concreta dal fatto di essere sopraelevata, tuttavia viene detto che ciò può essere ottenuto anche mediante strutture e ornamenti particolari. Inoltre, il presbiterio dev’essere sufficientemente spazioso per il comodo svolgimento dei riti e realizzato in modo tale che la celebrazione possa essere ben visibile per tutta l’assemblea. Il presbiterio dunque è il luogo indicato per la sede del celebrante. Qui, al posto del trono episcopale o dello sgabello per il sacerdote che sedeva fra il diacono e il suddiacono, abbiamo ora, dopo la riforma conciliare, la sede di colui che presiede, cioè la cattedra del vescovo o il seggio del presbitero. (1 continua)
Letture: Atti degli Apostoli 10,25-26.34-35.44-48 / Salmo 97 / 1Giovanni 4,7-10
Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 04 | 18.30 | + Ruffini Armanda (4° anniv.) |
| Domenica 05 | 18.30 | + Mara Signani e famigliari vivi e defunti
+ Luigi Rizzi (detto Carlo) |
| Lunedì 06 | ||
| Martedì 07 | 8.00 | + Alide |
| Mercoledì 08 | ||
| Giovedì 09 | ||
| Venerdì 10 | 8.00 | + Pellegrina |
| Sabato 11 | 18.30 | + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
+ Attilio e Lilliana Ragazzini |
| Domenica 12 | 18.30 | + Conti Carmen e Orioli Franco |
Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : B
Maggio 2024 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 05
VI di Pasqua |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Ore 10.15 (oratorio) : Corteo dei comunicandi verso la chiesa. Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione. Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio Ore 20.45 (Croce Coperta) : Processione di ingresso della B.V. del Piratello fino a S. Cassiano. |
| Lunedì 06 | Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
| Martedì 07 | Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
| Mercoledì 08 | Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo” |
| Giovedì 09 | Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
| Venerdì 10 | Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Meletolo. (vedi sotto) |
| Sabato 11 | Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
| Domenica 12
Ascensione |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Seconda Comunione. Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
Visita alle famiglie con benedizione
06 mag – 10 mag
(dalle ore 15.00)
11 maggio (pomeriggio)
Lunedì 06 : Viale Ravenna, via Pisacane (pari)
Martedì 07 : P.za Marmirolo, via Pisacane (dispari)
Mercoledì 08 : P.za Ricci, via del Monte, F.lli Rosselli,
Maccaferri, Rustici
Giovedì 09 : Via Bassi (dispari)
Venerdì 10 : Via Bassi (pari dal n. 4 al n. 12)
Sabato 11 : Via Bassi (pari dal 16 alla fine) (pomeriggio)
La processione nel quartiere Meletolo
Partenza dalla chiesa di S. Paolo, via dei Lombardi, via Bassi, via Saffi, v.le Quadri, v.le Baravelli, v.le della Resistenza, via Vicini, p.za Pascoli (dove si farà una breve sosta); poi v.le Baravelli, via Carducci, v.le Alighieri, v.le della Resistenza, via Pisacane, via Torchi, via Bassi, (breve sosta all’Oratorio), via Saffi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.
| Alla scuola di Gesù : | ||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | |
| Gv 15,26-16,4 | Gv 16,5-11 | Gv 16,12-15 | Gv 16,16-20 | Gv 16,20-23a | Gv 16,23b-28 | |
Vivere il mistero – Al cuore del Vangelo di questa domenica troviamo il cuore dell’intero Vangelo: «Voi siete miei amici». Questo pensiero -che è ben più che un pensiero – ci accompagna insistentemente lungo il cammino mistagogico del Tempo pasquale. Il Maestro non si accontenta di ammetterci nella sua intimità, ma ce ne rivela pure le modalità e le condizioni: bisogna che impariamo ad amare come siamo stati amati a nostra volta e in modo sempre più inventivo e creativo. Spesso siamo angosciati dal bisogno di essere oggetto di preferenza. Il Risorto ci libera perché ci apre a un amore così dilatato da essere sempre esclusivo, senza mai essere escludente. Pietro sembra doversi arrendere all’evidenza della grazia e piegarsi alla logica del dono: «ln verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga» (At 10,34). Un cammino che ha richiesto molto impegno e una profonda conversione per l’apostolo Pietro e, in realtà, è un processo ancora in atto nella vita della Chiesa perché non ci saremo mai resi conto abbastanza di quanto e di come «Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie». Rendersi conto di un Dio che accoglie sempre e comunque, significa imparare – ogni giorno – ad andare oltre i segni delle appartenenze chiare, distinte, accomodanti e accomodate per aprirsi a qualcosa che ci trascende continuamente fino a obbligarci ad arrenderci all’amore: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi lo Spirito Santo» (10,47)? È un interrogativo che si presenta, in modi diversi, nelle varie epoche della vita della Chiesa, non esclusa la nostra. Non sempre il Signore osserva le nostre regole e si sottomette ai nostri percorsi formativi e iniziatici e, talora, invece di aspettare il permesso di potersi rivelare si dà in dono ben oltre i segni e i confini da noi definiti e imposti alla grazia. La parola del salmo ci permette di esprimere al meglio i sentimenti più adatti all’esperienza di tanta grazia: «Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie» (Sal 97,7). La meditazione contemplativa dell’apostolo Giovanni non lascia scampo a interpretazioni riduttive di un amore che, per natura, sembra essere eccedente e straripante: «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio» (1 Gv 4,10). La parola del Signore Gesù ci rivela il fondamento assoluto di ogni nostra esperienza di verità e di carità che radica nella stessa relazione intra divina: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9). Possiamo quindi affermare che il riassunto essenziale di tutto il Vangelo che è Gesù Cristo, morto e risorto per noi, si concentra in una sola frase: «Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i suoi amici». Questa è una parola che dilata gli spazi della nostra anima come i polmoni si dilatano per la finissima aria di montagna quando, finalmente si può sentire la parte più sublime della nostra persona. Avere degli amici nella propria vita ed essere in grado di dare la propria vita per loro sembra essere, anzi lo è sicuramente il segreto di una felicità vera e duratura. [p. M. D. Semeraro]
Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)
Una ulteriore e significativa differenza sul piano del simbolismo, e quindi di segno costante nell’edificio ecclesiale, è quella che distingue la cattedra episcopale dal seggio del presbitero. Benché entrambi svolgano nella liturgia la medesima funzione sopra ricordata, e per questo li abbiamo indicati con il medesimo termine di «sede», quella riservata al vescovo nella cattedrale rimane permanentemente un segno importante che richiama, anche e in aggiunta, il suo specifico ministero e servizio nella comunità diocesana e nella Chiesa intera. Infatti, l’attuale Caeremoniale Episcoporum, al cap. III della prima parte, definisce come chiesa cattedrale proprio quella nella quale si trova la cattedra del vescovo, e ricorda subito che questa è segno del magistero e della potestà del pastore della Chiesa particolare, nonché segno dell’unità di coloro che credono in quella fede che il vescovo proclama come pastore del gregge (cf. 42). La cattedra, dunque, è icona della triplice funzione e missione del vescovo conferitagli dalla consacrazione episcopale: di santificare, di insegnare e di governare (cf. LG 21 e 25-27). Tra queste, poi, quelle dell’insegnamento, dottrinale e morale, e della predicazione, diventano più esplicite nella cattedra posta nel presbiterio della chiesa, tanto che il Benedizionale così la definisce: «La cattedra è il segno per eccellenza del magistero che spetta a ogni vescovo nella sua Chiesa» (n. 1214). La predicazione nella liturgia è un atto di così grande autorità del vescovo che sopra un’antica cattedra episcopale è stata incisa una scritta significativa: Desinat locum docendi suscipere, qui nescit docere (chi non è capace di insegnare è invitato a lasciare il luogo dell’insegnamento). Per questo fin dall’antichità il vescovo usa tenere l’omelia seduto su un seggio nobile, diverso e distinto dagli altri. In un certo senso, poi, anche il seggio presidenziale del sacerdote partecipa del simbolismo proprio della cattedra episcopale. Con la riforma liturgica promossa dalla Sacrosanctum Concilium, infatti, il seggio del presbitero celebrante acquista una dignità di autentico luogo liturgico analoga a quella del vescovo, come una sua emanazione. Fino ad allora solo la liturgia pontificale prevedeva la cattedra come luogo celebrativo; quella presbiterale, invece, veniva compiuta praticamente per intero presso l’altare, limitandosi a un uso semplicemente «pratico» degli sgabelli. Mentre prima l’azione del sedersi era – per tutti – motivata in funzione di mero riposo, richiesto in particolare dalla durata eccessiva dei canti polifonici e dall’ascolto della predica, con la riforma liturgica l’atto del sedersi non è tanto funzionale a una posizione di maggiore comodità ma è richiesto in funzione dell’ascolto della Parola di Dio, della riflessione e della preghiera personale. La sede del sacerdote, inoltre, diventa una specie di partecipazione a quella del vescovo, in quanto, per esplicito incarico di lui, la occupa «in persona Christi» (OGMR 93). Infine, per il sacerdote, proprio come lo è per il vescovo, la sede presidenziale si mostra come segno particolare del compito partecipatogli dell’insegnamento e della predicazione: da qui allora il perché l’omelia potrebbe – o dovrebbe – essere tenuta anche dal sacerdote preferibilmente dalla sede presidenziale. (9 fine)
Vedi link al volantino PRANZO DEL CUORE 12 MAGGIO 2024
Letture: Atti degli Apostoli 9,26-31 / Salmo 21 / 1Giovanni 3,18-24
A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.
Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Parola del Signore.
VITA ECCLESIALE
| Sabato 27 | 18.30 | + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda |
| Domenica 28 | 18.30 | + Di Pasquale Liberale, Guarnotta Maria Gabriella e Lo Re Giuseppe |
| Lunedì 29 | 18.30 | + Montesi Natale
+ don Orfeo |
| Martedì 30 | 8.00 | + Pia e Francesco |
| Mercoledì 01 | ||
| Giovedì 02 | 18.30 | + Franca e cg. Mussino e Giacometti |
| Venerdì 03 | 8.00 | + Becca Luigi |
| Sabato 04 | 18.30 | + Ruffini Armanda (4° anniv.) |
| Domenica 05 | 18.30 | + Mara Signani e famigliari vivi e defumti
+ Luigi Rizzi (detto Carlo) |
Orario Confessioni Venerdì ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)
ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)
N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.
Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00
Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30
Festivo : ore 10.30, 18.30
Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)
Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario
| Anno : B
Aprile – Maggio 2024 |
LA VITA DELLA COMUNITA’
| Domenica 28
V di Pasqua |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo) |
| Martedì 30 | Ore 20.45 (oratorio) : 6°Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio. |
| Mercoledì 01
S. Giuseppe lav. |
Pellegrinaggio parrocchiale mariano a Bolsena e Orvieto |
| Giovedì 02 | Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
| Venerdì 03
Ss. Filippo e Giacomo ap. |
Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti
Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica. Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere S. Paolo. (vedi sotto) |
| Sabato 04 | (Nel pomeriggio) : Ritiro per i fanciulli che si preparano al sacramento della Prima Comunione
Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
| Domenica 05
VI di Pasqua |
Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Ore 10.15 (oratorio) : Corteo dei comunicandi dall’oratorio alla Chiesa di S. Paolo. Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione dei bambini del III anno di catechismo. Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio. |
Visita alle famiglie con benedizione
29 apr, 02 mag
(dalle ore 15.00)
04 maggio (mattino)
Lunedì 29 : Viale Zaganelli
(pari) e (dispari dal n. 3 al n. 19)
Giovedì 02 : Viale Zaganelli (dispari dal n. 23 alla fine),
via Roma (dispari)
Sabato 04 : Via Roma (pari) (mattino)
La processione nel quartiere S. Paolo
Via XIII aprile, piazza Mazzini, via Garibaldi, via Piave, via Bagnarolo fino al n° 1 (sosta con benedizione), via Bagnarolo, via Piave, via Bonvicini, via Monte Grappa, piazza Costa, via Roli
| Alla scuola di Gesù : | ||||||
| Lunedì | Martedì | Mercoledì | Giovedì | Venerdì | Sabato | |
| Mt 11,25-30 | Gv 14,27-31a | Mt 13,54-58 | Gv 15,9-11 | Gv 14,6-14 | Gv 15,18-21 | |
Vivere il mistero – Una delle cose di cui sentiamo un bisogno impellente nella nostra vita è il conforto. Una parola che rimanda a qualcosa di difficile da spiegare, ma che pure sembra essere indispensabile e insostituibile per non cedere, soprattutto nei momenti più difficili dell’esistenza. Ciascuno a suo modo – dal neonato che urla per manifestare i suoi bisogni al morente che non ha più parola e che si fa solo sguardo – impetra dagli altri un po’di conforto. In realtà, è questo il modo per essere rassicurati di non rimanere isolati e di non essere abbandonati a se stessi. Nella prima lettura di questa domenica, che oramai volge verso la Pentecoste, assistiamo, nel giro di poche righe, a un passaggio che, se riguarda la vita dell’apostolo Paolo e degli altri credenti della comunità, tocca, in realtà, la vita di ciascuno di noi. Si passa da un primo sentimento che è quello della «paura di lui», a un senso di «pace» che permette a tutti di camminare «nel timore del Signore» e «con il conforto dello Spirito Santo». Mentre i giorni pasquali volgono alla pienezza della Pentecoste, ci viene ricordato come e quanto il dono dello Spirito è «conforto» a ogni senso di isolamento e a ogni percezione di abbandono. L’apostolo Giovanni non fa che confermare e, come sempre, approfondire ulteriormente questa rassicurazione interiore. Egli ci ricorda che, ben al di là e persino nelle pieghe più profonde dei nostri vissuti, «davanti a lui rassicureremo il nostro cuore», e che «egli rimane in noi», proprio attraverso il dono della presenza del suo Spirito che continua a lavorare dentro di noi per smantellare le invenzioni mostruose della «paura» e darci il «conforto». Riceviamo in dono la possibilità di riscoprire continuamente un senso di appartenenza reciproca che ci dà pace ed è capace di seminare sempre, non solo dentro di noi, ma anche attorno a noi. Ciò che permise finalmente a Paolo – così temuto – di «stare con loro» permette a ciascuno di noi di farsi compagno di strada e di speranza per i propri fratelli. L’opera interiore dello Spirito di conforto non è altro che l’estensione e la continua attualizzazione nella nostra concreta esistenza del dono pasquale di Cristo Signore. Egli, mentre la passione si avvicina e il tempo della separazione si fa imminente, sembra non avere nessun altro desiderio se non quello di rinsaldare i legami: «Rimanete in me e io in voi». Per farci percepire questo desiderio, il Signore ricorre a un esempio. «Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, cosi neanche voi se non rimanete in me». Pertanto il Signore Gesù non si accontenta di esprimere ancora una volta il suo desiderio di intimità e di comunione, ma chiarisce anche le condizioni perché questo possa realmente avvenire e durare: «lo sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla». Indubbiamente questa parola riguarda il nostro modo di relazione a Cristo Signore, ma vale per tutte le nostre relazioni. Infatti, il primo passo è accettare la preminenza dell’altro dandogli quella precedenza che è capace di rifondare continuamente le alleanze, persino quelle smarrite e quelle tradite, per essere conforto gli uni per gli altri. Ciò non è possibile senza la disponibilità a un vero e, talora, duro confronto che può provare non poco. Una vera Pasqua interiore. La partecipazione alla vita divina è un dono che non ci esime assolutamente dal dare il nostro libero assenso e la nostra consapevole risposta. Attraverso la parabola della vite siamo iniziati a una relazione che è attiva comunione e non certo una misticheggiante fusione. Il Signore ci chiede appassionatamente di «rimanere in» Lui, ma non dobbiamo mai confondere l’abbandono con la passività. Siamo invitati a rimanere ancorati al Risorto la cui presenza rende vivo e pulsante il nostro cuore tardo, lo dilata, lo spalanca e lo rende compassionevole e mite. [p. M. D. Semeraro]
Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)
La sede è il luogo liturgico che esprime il ministero di colui che guida l’assemblea e presiede la celebrazione sia «nella persona di Cristo», Capo e Pastore della sua Chiesa, sia «nella persona della Chiesa», Corpo Mistico di Cristo. Questa duplice dimensione del ministero della presidenza evidenzia in tale modo il duplice ruolo di Cristo, unico reale presidente della comunità radunata, e insieme quello del suo ministro ordinato che lo visibilizza. La sede liturgica, pertanto, «deve designare il presidente non solo come capo, ma anche come parte integrante dell’assemblea». Le Premesse del Messale, prima di soffermarsi sulle caratteristiche di questo luogo, si preoccupano di indicare la sua funzione liturgica che diventa il significato primo del suo simbolismo: «la sede del sacerdote celebrante deve mostrare il compito che egli ha di presiedere l’assemblea e di guidare la preghiera» (OGMR 310). La sede, indistintamente che sia la cattedra vescovile o il seggio presbiterale, è nell’aula ecclesiale un segno che rende manifesta, anche fuori dalla liturgia, la funzione esercitata in questo luogo dal celebrante insignito del potere derivatogli dall’Ordine sacro: presiedere l’assemblea riunita e dirigere la preghiera nella persona di Cristo. Il compito di colui che siede su questo seggio, dunque, è quello della presidenza liturgica: fratello tra i fratelli, è stato scelto a essere il riflesso e segno della presenza di Cristo, capo del corpo che è la Chiesa, di cui l’assemblea lì radunata ne è la manifestazione e di cui anche lui ne è parte viva”. Certamente la sede del celebrante non ha un’importanza e valenza simbolica, e di conseguenza iconologica, pari a quella dell’altare e dell’ambone, che sono nella chiesa i veri poli liturgici insieme al battistero con il fonte battesimale. Tuttavia, con l’altare e l’ambone costituisce nell’area del presbiterio i punti di costante riferimento della celebrazione eucaristica e di ogni sacramento: è l’atto del celebrare che coinvolge in unità questi tre «luoghi eminenti» e la sede ne diventa vero punto di unione, proprio perché si mostra come segno della presenza di Cristo, Capo e Pastore, nella persona di colui che vi siede per presiedere la preghiera comune e i sacramenti (cf. SC 7). Si potrebbe poi dire che la sede liturgica presiede anche quando è vuota perché, anche fuori dalla celebrazione, conserva la propria valenza di «segno». Questo è il motivo per cui non è sufficiente un qualsiasi seggio, semplicemente funzionale: la sua forma e arte, come la sua posizione preminente nell’aula liturgica, devono richiamare questa presenza in modo permanente, con quelle caratteristiche e qualità da elevarlo a essere un autentico luogo liturgico e simbolico, una parola visibile del mistero non visibile. (8 continua)
“Cari figli!
Sono con voi per dirvi che vi amo
e vi esorto alla preghiera
perché satana è forte
e ogni giorno la sua forza è sempre più forte
attraverso coloro che hanno scelto
la morte e l’odio.
Voi, figlioli,
siate preghiera
e le mie mani d’amore tese
per tutti coloro che sono nelle tenebre
e cercano la luce del nostro Dio.
Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”