Programma dal 6 al 14 settembre 2025

Letture: Sapienza 9,13-18 / Salmo 89 / Filemone 9b-10.12-17

Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione.

Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo»

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Giuseppe, Vittorio, Lucia e Rosa
Domenica 07 10.30

18.30

+ Cecchini Dino

+ Stanghellini Aldo e Dosi Luisa

+ Emilia e Veliano Chiarini

Lunedì 08 18.30 Per un defunto
Martedì 09
Mercoledì 10 18.30 + Adolfo e fam. Marangoni
Giovedì 11
Venerdì 12 8.00 + Cervellera Alessandra e Geminiani Desolina
Sabato 13
Domenica 14

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Settembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07

XXIII del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 (Oratorio) e 18.30 (S. Paolo).

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

Ore 21.00 (oratorio) : Din Don Dero D’Oro

Lunedì 08

Natività della B.V.Maria

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (oratorio) : Din Don Bimbo D’Oro

Martedì 09 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio pastorale parrocchiale
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 19.00 (oratorio) : Cibi dal mondo

Ore 20.30 (oratorio) : Sulle note di un tango

Sabato 13 Ore 21.00 (oratorio) : Spettacolo teatrale “Mirko”
Domenica 14

XXIV del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.00 (città) : Corteo storico

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 18.00(oratorio) : 49° “Palio del timone”

E’ tempo di Ripresa (ovvero un invito alla partecipazione)

Sabato 6 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 1,1-16.

18-23

Lc 6,12-19 Lc 6,20-26 Lc 6,27-38 Lc 6,39-42 Lc 6,43-49

Vivere il mistero – La liturgia, attraverso la Colletta propria, compone in un equilibrio misurato il messaggio della prima lettura (Sap 9,13-18: «A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?») con il messaggio del Vangelo (Lc 14,25-33): «Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo»). Nell’amplificazione dell’invocazione, l’assemblea prega: «Tu sai come a stento ci raffiguriamo le cose terrestri, e con quale maggiore fatica possiamo rintracciare le cose del cielo…». Nella petizione l’assemblea domanda: «Donaci la sapienza del tuo Spirito». Nel fine della petizione l’assemblea conclude: «Perché da veri discepoli portiamo la nostra croce ogni giorno dietro il Cristo tuo Figlio». Il cristiano, infatti ha bisogno della sapienza divina per saper «rintracciare le cose del cielo» e saper comprendere che portare quotidianamente la propria croce è ciò che Gesù chiede al suo discepolo. È tipico del linguaggio semitico esprimersi per antitesi forti. Il testo greco del Vangelo dice: («Se uno viene a me e non odia suo padre… non può essere mio discepolo»). La traduzione italiana, ha espresso lo stesso concetto con la sensibilità occidentale («Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo»). Matteo che conosceva bene la robustezza del linguaggio semitico, addolcisce la frase per i cristiani di lingua greca: «Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me…» (Mt 10,37). La sapienza che viene da Dio pone al centro dell’attenzione Dio e l’uomo. La sapienza che non viene da Dio (come quella del serpente nel paradiso terrestre) pone al centro della propria attenzione le cose. Il cristiano sente il bisogno della sapienza buona perché capire e accogliere le parole di Gesù, alcune volte, non è facile. Gesù, infatti, chiede ai suoi discepoli che prima devono imitare Lui, poi sono chiamati a prestare attenzione ai propri cari. Sotto il profilo esegetico, il testo evangelico sarebbe delimitato in Lc 14,25-35. Si tratta di tre insegnamenti alla folla. Lc 14,25 (creazione di Luca) introduce lo scenario. Nel primo insegnamento (Lc 14,26-27), costituito da due detti sapienziali; vengono evidenziate le condizioni per seguire Gesù, con l’invito alla rinuncia di ciò che è più caro. Con due parabole (torre; guerra) segue l’invito alla rinuncia ai propri averi e alla ponderatezza della scelta di essere discepoli (Lc 14,28-33). Con il detto sapienziale sul sale (perseveranza del discepolato), si chiude il testo, invitando il discepolo a mantenere la propria identità (Lc 14,34-35). La liturgia ha scelto solo i primi due brani, Lc 14,25-33, modificando leggermente l’incipit (testo biblico: «Una folla numerosa andava con lui»; testo biblico-liturgico: «In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù»). Il brano evangelico che ne risulta è incluso da un ritornello-: «Non può essere mio discepolo» (Lc 14,26.27 e Lc 14,33). «Non può essere mio discepolo» (Lc 14,26.27.33): molto spesso l’amore per le persone care fa perdere di vista il valore della giustizia e della verità. Altre volte le difficoltà e i dolori della vita fanno perdere la visione di fede dell’esistenza. Infine, il luccichio del denaro e del potere fanno perdere di vista i valori fondamentali (l’onestà sparisce e con lei gli altri valori correlati: il valore della parola data, l’attenzione ai più deboli, il rispetto per la persona, ecc…). L’uomo si serve delle ricchezze, ma il cuore è di Dio. Accanto a questo insegnamento il discepolo deve imparare la solitudine per la fedeltà a Dio («portare la propria croce») come Gesù prende la croce, è abbandonato da tutti (discepoli, miracolati, folle…), ma resta fedele alla volontà del Padre. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)

Contemporaneamente nascono le processioni. Già Lanfranco oppositore di Berengario nel suo monastero la domenica delle palme nel secolo XI faceva portare solennemente il corpo di Cristo perché fossero indirizzati ad esso tutti i canti e le acclamazioni della processione. Ma è con l’istituzione della festa del corpo di Cristo (Corpus Domini nel 1264 ad opera di Urbano IV che le processioni eucaristiche si diffondono in tutta l’Europa. Questi già arcidiacono di Liegi, dove la festa era stata introdotta nel 1247 per l’insistenza di una monaca di quella città, santa Giuliana di Mont-Cornillon, istituì la festa fortemente impressionato dal miracolo di Bolsena vicino ad Orvieto dove egli in quell’anno risedeva. Un po’ più tardiva è la pratica delle esposizioni a cui aveva aperto la strada l’uso di elevare il pane eucaristico immediatamente dopo la consacrazione (intorno al 1200), cui pochi anni dopo per simmetria era seguita l’elevazione del calice. La più antica testimonianza esplicita di esposizione eucaristica forse è quella che ci viene nel 1594 dalla vita di santa Dorotea. Questa santa si recava alla chiesa ogni mattina per vedere l’Eucaristia esposta in un ostensorio. In un tempo in cui la comunione era assai rara, tanto che il Concilio Lateranense IV si sente costretto a negare la qualifica di cristiano al battezzato che avendo raggiunto l’uso di ragione non si comunica almeno a Pasqua, si diffuse così la credenza popolare che vedere l’ostia avesse un valore equivalente a ricevere effettivamente la comunione. Anzi molti fedeli ritenevano che dal vedere l’ostia fluissero benefici straordinari come la guarigione e la longevità. (4- continua)

Programma dal 30 agosto al 7 settembre 2025

Letture: Siracide 3,17-20.28-29 / Salmo 67 / Ebrei 12,18-19.22-24a

Hai preparato, o Dio, una casa per il povero.

Dal Vangelo secondo Luca (14,1.7-14)

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 30
Domenica 31
Lunedì 01
Martedì 02
Mercoledì 03
Giovedì 04
Venerdì 05 8.00 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Sabato 06
Domenica 07 10.30 + Cecchini Dino

+ Stanghellini Aldo e Dosi Luisa

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Agosto Settembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 31

XXII del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Martedì 02 Ore 20.45 (S. Paolo) : Assemblea parrocchiale delle comunità di S. Paolo e S. Giacomo riunite chiesta dal nostro vescovo che desidera incontrarci e comunicare con noi.
Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 06 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Inizia la Festa della Ripresa

Ore 20.30 (oratorio) : Giochi senza Quartiere

Domenica 07

XXIII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (oratorio) : S. Messa nel campo dell’oratorio

Ore 12.30 (oratorio) : Pranzo dell’ospitalità

Ore 21.00 (oratorio) : Din Don Dero D’Oro

E’ tempo di Ripresa (ovvero un invito a preparare insieme la festa)

Continua la preparazione alla festa :

Giovedì 4 e Venerdì 5 settembre, all’oratorio, a partire dalle ore 20.30 e sabato 6 settembre dalle 8.00 in poi… si continua con la preparazione delle strutture. Chi può è invitato a dare il proprio contributo.

Sabato 7 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,16-30 Lc 4,31-37 Lc 4,38-44 Lc 5,1-11 Lc 5,33-39 Lc 6,1-5

Vivere il mistero – Gesù ha una concezione seria e rispettosa della vita e giudica importante ogni momento dell’esistenza; soprattutto quel momento in cui l’uomo è più disposto al dialogo semplice e disteso come avviene di solito nel momento conviviale. L’evangelista Luca è particolarmente attento ai simposi di Gesù. Nel Vangelo, infatti, vengono narrati alcuni episodi di convivialità vissuti da Gesù. Si tratta di episodi che sono assolutamente essenziali al cristianesimo. A tavola, Gesù celebrerà la prima Eucaristia e fonderà il sacerdozio, donando la più ampia e profonda sintesi del suo messaggio (Lc 22,14-38; Gv 13-17). A tavola egli accoglie e conversa con i peccatori (Lc 5,29-32). Ancora a tavola difende la dignità della donna, peccatrice perdonata perché molto ha amato (Lc 7,36-50). A tavola, infine, Gesù offre l’insegnamento più delicato e profondo (pecorella smarrita, moneta perduta, padre buono) sul perdono di cui Dio è capace (Lc 15,1-3.4-32).  Anche il testo evangelico odierno (Lc 14,1.7-14) presenta Gesù a tavola. In questo caso l’insegnamento riguarda l’umiltà e la gratuità. Gesù aveva detto di sé che era «mite e umile di cuore» (Mt 11 ,29). Poiché il discepolo di Gesù è chiamato primariamente a imitare il Maestro, l’umiltà e la modestia non sono punti di una morale astratta, ma fanno parte di una serie di caratteristiche che ogni cristiano deve vivere per adempiere alla chiamata di essere una sola cosa con Cristo. La gratuità, gemella della generosità è strettamente legata all’umiltà e alla modestia, è un’altra delle caratteristiche del cristiano. L’autore della prima lettera a Timoteo raccomanda di «non essere orgogliosi, di non riporre la speranza sull’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che tutto ci dà con abbondanza perché ne possiamo godere; di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere pronti a dare, di essere generosi…» (1 Tm 6,17-18). Senza umiltà e gratuità non c’è generosità né misericordia. E nemmeno il perdono. La pericope evangelica sarebbe Lc 14,1-24. Durante il convivio Gesù opera la guarigione di un idropico in giorno di sabato (Lc 14,1-6). Si tratta di gesto compiuto per amore dei sofferenti e in aperta polemica con la mentalità farisaica. Segue un duplice insegnamento sapienziale sui primi posti e sulla generosità. Infine, Gesù propone una parabola consona al convivio per illustrare chi siano gli invitati al Regno (Lc 14,15-24). Da questo testo, la liturgia sceglie di proclamare con un testo eclogadico (greco eklogé = scelta) l’insegnamento sapienziale sui primi posti e sulla generosità (Lc 14,1.7-14). Il testo evangelico originale incomincia così: «Un sabato si recò a casa di uno dei capi dei farisei per…». Il testo liturgico, invece, esplicita l’incipit in modo un po’ pesante: «Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei…». Il brano evangelico narra un convivio (Lc 14,1). Per Luca l’insegnamento di Gesù a tavola è tra i più apprezzati. Gli insegnamenti sapienziali sono due. Nel primo (Lc 14,7-11) c’è l’insegnamento sul tema dell’umiltà ed è rivolto agli invitati che ambivano i primi posti. Si tratta di una regola importante per la partecipazione al banchetto del Regno: partecipano al Regno coloro che non si autogiustificano, ma attendono da Dio la salvezza. Nel secondo (Lc 14,12-14), c’è un insegnamento sulla generosità gratuita rivolta ai ricchi, che invitando i loro pari si aspettano il contraccambio (invitando i poveri, invece, non c’è contraccambio da aspettarsi). In tutti e due i casi il testo si chiude con un detto: proverbiale il primo (Lc 14,11: «Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato»), escatologico-morale il secondo (Lc 14,14c: «Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti»). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)

La soluzione si avrà con la teologia del secolo XIII detta scolastica che evita gli estremi dell’eccessivo realismo fisico di Lanfranco e del simbolismo spiritualizzante di Berengario. S. Tommaso d’Aquino, che della teologia scolastica è il principale esponente, spiega che con la consacrazione Cristo non diventa piccolo, non si nasconde nel pane, non è toccato, né masticato: la sua presenza è vera e reale, ma sacramentale ossia attraverso i segni del pane e del vino. È in questo contesto che ha un grande sviluppo la devozione al pane eucaristico indipendentemente dalla celebrazione della Messa e dalla comunione. Il pane eucaristico che prima veniva conservato in un armadio nella sacrestia e portato a casa, viene ormai custodito in un cofanetto prezioso collocato in chiesa, al muro, o in una colomba, o nella «torre» eucaristica, sino ad arrivare alla creazione del tabernacolo costruito nella forma di un tempietto o di una tenda e posto al centro dell’altare. Questa innovazione che ha prodotto realizzazioni artistiche di grande valore, sembra doversi attribuire al vescovo di Verona Matteo Giberti nel secolo XVI e sarà diffusa da S. Carlo Borromeo. La preghiera dinanzi al Sacramento è attestata nel secolo XII in una regola per delle donne che conducevano vita claustrale ed eremitica nei pressi di una chiesa (The Ancrene Riwle). L’eremita viene esortata: «Rivolgi i tuoi pensieri al corpo e al prezioso sangue di Dio sul sommo altare e inginocchiati davanti a lui salutandolo cosi: Ave, creatore, Ave, premio della nostra redenzione! Ave, viatico del nostro viaggio! Ave ricompensa della nostra speranza! Sii tu la nostra gioia». (3- continua)

Programma dal 23 al 31 agosto 2025

Letture: Isaia 66,4-6.8-10 / Salmo 116 / Ebrei 12,5-7.11-13

Tutti i popoli vedranno la gloria del Signore.

 

Dal Vangelo secondo Luca (13,22-30)

In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.

Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.30 Per Cinzia (vivente)
Domenica 24 18.30 + Brignani Adriano
Lunedì 25 18.30 + Morini Giada
Martedì 26 8.00 + Campobasso Michelangelo
Mercoledì 27
Giovedì 28 18.30 + Cerfogli Carlo ed Elisabetta
Venerdì 29 8.00 + Montesi Natale
Sabato 30
Domenica 31 18.30 + Lea e Anselmo

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : C

Agosto 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 24

XXI del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Giovedì 28

S. Agostino

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 29

Martirio di

S. Giovanni B.

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 31

XXII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Avviso importante

Si ricorda che, come già anticipato un mese fa’, siamo tutti invitati a partecipare:

Martedì 2 settembre nella Chiesa di S. Paolo alle ore 20.45

ad una importante Assemblea parrocchiale desiderata e guidata dal nostro vescovo.

E’ tempo di Ripresa (ovvero un invito a preparare insieme la festa)

Inizieremo:

Sabato 30 agosto, all’oratorio, a partire dalle ore 7.00 arriva lo stand- ristorante e si continua con la preparazione delle struttura fino alle 12.00 c.a.

Chi può è invitato a dare il proprio contributo.

Sabato 6 settembre alle ore 19 inizia la “Festa della Ripresa”

Tutti gli appuntamenti della festa sono riportati nel volantino a parte.

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 23,13-22 Mt 23,23-26 Mt 23,27-32 Mt 24,42-51 Mc 6,17-29 Mt 25,14-30

Vivere il mistero – Ci sono dei passi evangelici, come il testo lucano (Lc 13,22-30) che, se letti con un atteggiamento interiore macchiato di giansenismo, potrebbero portare considerazioni teologicamente poco corrette e biblicamente fuorvianti. Tutto parte dalla domanda di un tale: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Questa problematica era frequente nell’ambiente farisaico (e lo è ancora oggi in certi ambienti cristiani: i bambini morti senza battesimo, gli infedeli, gli eretici, i perversi, i disumani… si salvano?). La risposta di Gesù è molto articolata, ma fondamentalmente elude la sostanza della domanda. Il Maestro, infatti, non risponde se i salvati siano pochi o molti. Anzi, l’ultimo versetto della risposta di Gesù scoraggia chiunque a fare i «conti» circa la salvezza delle persone: «Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi». Il giudizio umano viene disatteso dal criterio di giudizio adoperato da Dio.  Più volte Gesù farà capire come Dio in qualche modo sia geloso del suo modo di portare le persone alla salvezza e di giudicare. Basti ricordare quattro dati importantissimi: Dio è «giusto» e «misericordioso». All’intelligenza umana è quasi impossibile coniugare i due elementi perché nella nostra cultura se un giudice è giusto non può essere misericordioso e viceversa. Dio è anche il Cristo morente che dice al ladro: «Oggi sarai con me in Paradiso». È possibile comprendere la misericordia di Dio? Dio, inoltre, è il padrone della parabola dei talenti dove il criterio di valutazione è «proporzionale» (ricompensa allo stesso modo colui che ha restituito otto talenti come colui che ne ha restituiti quattro). Dio, infine, è il padrone che chiama gli operai alla sua vigna e paga allo stesso modo coloro che hanno lavorato un’ora soltanto come coloro che hanno lavorato tutto il giorno perché Egli delle sue cose può fare quello che vuole. Al testo biblico del Vangelo la liturgia aggiunge «ln quel tempo, Gesù…», senza alterare minimamente il testo originale. Il testo è scandito in tre momenti. In Lc 13,11-24 c’è la domanda sulla salvezza e la risposta di Gesù. In Lc 13,25-27 c’è il racconto figurato del rifiuto di chi vuole entrare in casa. In Lc 13,28-30 Gesù conclude la risposta con tre immagini: i patriarchi-voi, l’umanità intera, i primi-gli ultimi. La risposta di Gesù alla domanda su chi si salverà riguarda l’impegno che un credente pone nel partecipare fin da ora con la sua vita al regno di Dio: «sforzatevi di entrare per la porta stretta». Dio guarda all’onestà e alla chiarezza della scelta che l’uomo fa, impegnandosi. La realizzazione della scelta, poi, dipende da tanti fattori. Il racconto figurato, invece, richiama la parabola delle vergini sagge e delle vergini stolte. Nella presente parabola e in quella delle vergini stolte e prudenti chi è fuori chiede al Signore di aprire e in tutti e due i casi la risposta del Signore è tremenda perché dice profonda separazione tra chi bussa e chi risponde («Non vi conosco» / «Non so di dove siete»). Non basta aver mangiato e bevuto alla presenza di Dio (allusione all’incontro di Gesù con i peccatori e all’Eucaristia). La sentenza è inequivocabile: «operatori di ingiustizia». Gesù aveva detto che in chi cerca la gloria di Dio non c’è ingiustizia, ma c’è, per antitesi, in chi cerca la propria gloria (cf. Gv 7,18). Tutta la riflessione di Gesù è una chiara presa di distanza da coloro che si ritenevano salvi per ragioni che esulavano dalla scelta e dall’impegno interiore. Le immagini finali adoperate da Gesù servono a illustrare la sorte di chi non vuole Salvarsi («pianto e stridore di denti»). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)

Verso la fine del secolo IV S. Agostino, commentando il salmo 9, ricorda ai suoi fedeli che nessuno si nutre di questa carne di Cristo senza averla adorata: non solo non pecchiamo adorandola, ma commetteremmo peccato non facendolo. Tuttavia un vero culto verso l’Eucaristia al di fuori della celebrazione si sviluppa a partire dal secolo IX nel contesto delle controversie sorte per spiegare in che modo Cristo è presente nel pane e nel vino dell’Eucaristia. Nell’811 Pascasio Radalberto, un monaco dell’abbazia di Corbie in Francia, in un’opera sul Corpo e il Sangue del Signore, spiegò che il corpo eucaristico e il corpo storico di Gesù sono identici poiché l’Eucaristia contiene il corpo naturale portato in grembo dalla Vergine, crocifisso e risorto. Opponendosi a simili realistiche esasperazioni Ratramno, un altro monaco della stessa abbazia, in uno scritto che porta lo stesso titolo afferma: «Il corpo e il sangue di Cristo che i fedeli ricevono sono segni dal punto di vista della realtà visibile; ma per quanto concerne la loro realtà invisibile, cioè per quanto riguarda il potere della parola divina, il corpo e il sangue di Cristo esistono veramente. Come entità visibili di pane e vino nutrono il corpo; come potere massimo della sostanza nutrono e santificano le anime dei fedeli». La controversia durò a lungo, riproposta in maniera acuta nel secolo XIII da altri due teologi: Lanfranco che si muoveva sulla scia di Pascasio sostenendo che nell’Eucaristia è presente il corpo fisico e materiale di Gesù, e Berengario di Tours che riprendendo ed esasperando la tesi di Ratramno, affermava che l’Eucaristia è soltanto figura e simbolo del corpo di Cristo. (2- continua)

Programma dal 16 al 24 agosto 2025

Letture: Geremia 38,4-6.8-10 / Salmo 32 / Ebrei 12,1.4

Signore, vieni presto in mio aiuto.

Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.30 + Trombetti Franco e Bendini Giulia
Domenica 17 10.30 + Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi
Lunedì 18
Martedì 19 8.00 + Roberta Dotti
Mercoledì 20 18.30 + Ballardini Cesira, Pio ed Olinda

+ Comandini Maria Grazia e Scandura Mariano

Giovedì 21 18.30 deff. Mussino e Giacometti, Franca e Francesco
Venerdì 22 8.00 + Adriano Castelli e Giovanna Cicognani
Sabato 23
Domenica 24

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : C

Agosto 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 17

XX del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Venerdì 22

B.V.Maria Regina

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Domenica 24

XXI del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 19,16-22 Mt 19,23-30 Mt 20,1-16 Mt 22,1-14 Mt 22,34-40 Mt 23,1-12

Vivere il mistero – Nel mondo del Vecchio Testamento, il fuoco indica spesso la presenza di Dio nella storia dell’uomo (cf. Gen 15,17; Nm 9,15; ecc.), altre volte manifesta il giudizio di Dio (cf. Sal 106,18) e altre volte ancora simboleggia la purificazione nel credente (cf. ls 48,10). Questo modo di pensare passa in buona parte nel Nuovo Testamento, dove il fuoco simboleggia il giudizio di Dio (cf. Lc 17,29) e anche il castigo eterno (cf. Ap 16,8; 18,18, ecc…). In modo particolare nel Nuovo Testamento il fuoco, come giudizio salvifico di Dio, è legato al battesimo di Gesù: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco» (Lc 3,16). Quel battesimo al Giordano è solo un’immagine del vero battesimo di Gesù, cioè della sua morte: «Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!» (Lc 12,50). Nella morte di Cristo Dio ha espresso il suo giudizio sugli uomini, facendo sì che i loro peccati venissero assunti ed espiati dal Servo. Possiamo comprendere che la morte di croce, dove Gesù sarebbe stato «totalmente immerso» (battezzato), è il momento più alto dove il giudizio di Dio si è espresso a favore degli uomini. Per il credente, dunque, essere completamente immerso nell’opera di Dio (battesimo) e diventando una cosa sola con Cristo, equivale diverse cose. Prima di ogni altra, a essere figlio di Dio e, quindi, ad accogliere il giudizio favorevole di Dio (salvezza). Ne consegue che il battezzato, figlio e non servo, è liberato dal debito con Dio. Infine, proprio perché figlio, è chiamato ad assumere la stessa mentalità di Gesù. Il cristiano non è come gli altri uomini: egli ragiona secondo Dio e non secondo gli uomini. Diventa uno «non-inglobabile» a causa della sua adesione a Gesù Cristo, E questo può creare divisione. Ed è ciò che Gesù profetizza. Il testo evangelico originale è stato arricchito da un incipit liturgico piuttosto robusto («ln quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli») che precisa mittente e destinatari. La pericope di Lc 12,49-53 è composta da due brani distinti. Il primo, Lc 12,49-50, tocca il tema dell’atteggiamento di Gesù davanti alla sua passione. Il secondo, Lc 12,52-53, tocca il tema dell’incompatibilità della mentalità cristiana con qualunque altra mentalità. I due testi sono, di per sé, due «detti» pronunciati da Gesù in circostanze diverse, ma Luca (o chi per lui) ha voluto unirli. È impossibile risalire al momento esatto in cui Gesù, storicamente, ha detto questo. È possibile, invece, capire il motivo per cui la comunità di Luca (e di Matteo) li hanno ricordati. Nel secolo I d.C. c’erano intere famiglie che erano cristiane, ma era frequentissimo il caso che in una famiglia pagana ci fosse un componente cristiano. È ovvio che il cristiano, avendo come riferimento dei valori che i pagani non avevano, operava scelte che i pagani non potevano capire. Di qui la divisione nella famiglia. Come comportarsi? L’Evangelista ricorda al credente cosa disse Gesù su questo argomento. Gesù non è venuto a portare sulla terra quella pace che livella tutti gli uomini su un piano minimale di valori condivisi. Lo shalom che Gesù risorto offre ai suoi discepoli è la realizzazione dell’uomo secondo il pensiero di Dio. Chi accetta questo, sceglie di andare oltre Adamo e di ricomporre il dialogo con Dio. Chi non lo accetta, rimane nella logica di Adamo (l’uomo è dio di se stesso). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Adoriamo il Sacramento [continuazione] (di Pietro Sorci)

La celebrazione dell’Eucaristia, in quanto culmine dell’azione con cui Dio Padre santifica gli uomini in Cristo per mezzo del suo mistero pasquale e del culto che gli uomini rendono al Padre adorandolo per mezzo di Cristo suo Figlio, è il centro di tutta la vita cristiana, per la comunità locale, per la Chiesa universale e per il singolo cristiano. Essa contiene tutto il bene spirituale della Chiesa, ossia Cristo nostra Pasqua e pane vivo, che mediante la sua carne vivificata dallo Spirito Santo dà la vita agli uomini. Per questo tutti i ministeri e le attività di apostolato della Chiesa sono ordinati all’Eucaristia. Il fatto pero che Cristo abbia istituito l’Eucaristia come banchetto perché i discepoli partecipando ad essa si nutrano del suo corpo e del suo sangue – spiega il Concilio di Trento – non vuol dire che per questo non debba essere adorato, né tanto meno che non si possa ricevere la comunione al di fuori della celebrazione eucaristica. Già S. Giustino intorno all’anno 150 nella sua Prima Apologia (67,5) attesta che, conclusa la celebrazione domenicale, i diaconi portavano il pane eucaristico ai moribondi, ai malati e ai carcerati. Tertulliano di Cartagine verso il 200 scrive che i cristiani portano a casa il pane consacrato per comunicarsi durante la settimana (Sulla preghiera, 19, Alla moglie, 2,5). Un altro scritto della Chiesa antica, la Tradizione Apostolica, pochi anni dopo, attesta che i cristiani portavano con sé a casa il pane eucaristico e Io custodivano gelosamente per cibarsi di esso prima di prendere qualsiasi altro alimento (36-37). All’inizio del secolo IV il primo concilio ecumenico, il Concilio di Nicea, nel canone 13 stabilisce che a nessuno in punto di morte, neanche al peccatore che non ha ottenuto ancora la riconciliazione, purché consti che sia veramente pentito, si deve negare il pane eucaristico. Segni di venerazione al pane eucaristico al momento di riceverlo non sono mai mancati nella Chiesa. (1- continua)

Programma dal 9 al 17 agosto 2025

Letture: Sapienza 18,6-9 / Salmo 32 / Ebrei 11,1-2.8-19

Beato il popolo scelto dal Signore.

 

 

Dal Vangelo secondo Luca (12,32-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno. Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo». Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire”, e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche.

A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più»..

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 09
Domenica 10 10.30 + Liviano
Lunedì 11
Martedì 12
Mercoledì 13
Giovedì 14 18.30 + Forni Vilma e Giacomo Semeraro
Venerdì 15 18.30 Vivi e deff. fam. Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e secondo le intenzioni di Maria Teresa
Sabato 16 18.30 + Trombetti Franco e Bendini Giulia
Domenica 17 10.30 + Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Anno : C

Agosto 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 10

XIX del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Lunedì 11

Santa Chiara

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 13

S. Cassiano m.

Ore 10.30 (Cattedrale) : S. Messa solenne presieduta dal vescovo mons. Giovanni Mosciatti nella solennità del Santo Patrono.
Giovedì 14

S. Massimiliano M. Kolbe

S. Messa della vigilia
Venerdì 15

Assunzione della B.V.Maria

Giornata comunitaria a Piedimonte (vedi sotto)

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Domenica 17

XX del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre “il primo”)

Ore 15.00 S. Rosario

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 17,22-27 Mt 18,1-5.10. 12-14 Mt 10,24-28 Mt 18,21-19,1 Lc 1,39-56 Mt 19,13-15

Vivere il mistero – Il libro dell’Esodo racconta che nella notte della Pasqua ebraica, in cui Dio passò in mezzo alle case, risparmiò quelle famiglie dove si mangiava l’agnello. Gli ebrei dovevano mangiarlo con i «fianchi cinti» (cf. Es 12,1-14) per essere pronti a intraprendere il cammino della libertà, l’esodo, che dall’Egitto li avrebbe portati alla Terra promessa. Nel discorso fatto da Gesù in Lc 12,32-48 («vesti strette ai fianchi») si allude a questo brano dell’esodo. Gesù, con molta delicatezza, prepara i suoi discepoli all’incontro finale e definitivo con Dio, adoperando gli schemi culturali e teologici dell’esodo. La vita, dunque, viene vista come un esodo, un cammino progressivo che si allontana dalla schiavitù dell’Egitto (che può benissimo raffigurare l’egoismo, la cattiveria, l’immaturità, ecc.) verso la libertà della Terra promessa (che raffigura il regno di Dio). La Colletta propria, in una felice sintesi delle tematiche del Vangelo e della prima lettura, presenta Abramo come modello di colui che non ha stabile dimora, il pellegrino («Arda nei nostri cuori, o Padre, la stessa fede che spinse Abramo a vivere sulla terra come pellegrino»). Nella seconda petizione, presenta la vigilanza dei credenti nell’attesa dell’incontro con Dio («Non si spenga la nostra lampada, perché vigilanti nell’attesa della tua ora siamo introdotti da te nella patria eterna»). L’essere pronti non va inteso come un estraniarsi dalla vita. Al contrario, consiste nel vivere la vita fino in fondo, secondo quanto Dio ha chiesto a ciascuno. Significa comprendere che non esiste spaccatura tra la vita presente e quella futura. Se ci pensiamo bene non siamo noi a morire, ma sono gli altri che ci vedono morire. Noi passiamo da una vita vissuta pienamente a una vita piena. Il tempo è tempo di grazia perché abbiamo sempre la possibilità di convertirci: il tempo è la magnanimità di Dio per noi (cf. 2 Pt 3,15: «La magnanimità del Signore nostro giudicatela come salvezza»). Il testo biblico e il testo biblico-liturgico del Vangelo sono uguali, fatto salvo per l’incipit liturgico «ln quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli». Il taglio della pericope è esegeticamente «irregolare». Alla pericope di Lc 12,22-34 (abbandonarsi alla provvidenza) vengono tolti gli ultimi tre versetti che, con i primi quattro versetti della pericope successiva, Lc 12,35-48 (tenersi pronti per il ritorno del padrone) costituiscono la pericope biblico-liturgica. La liturgia preferisce un taglio non esegetico perché il tema dell’attesa dev’essere accompagnato dal tema della fiducia («Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto di darvi il suo regno»). Il testo che ne risulta è composto da tre brani tra loro associati. Vediamo in che modo si manifestano questi tre brani. La forma lunga del Vangelo possiede una caratteristica letteraria di facile individuazione. In Lc 12,35 c’è il comando «Siate pronti» e in Lc 12,40 c’è un secondo comando «Tenetevi pronti». Si tratta di una inclusione che circoscrive il brano di Lc 12,35-40 che riguarda i servi svegli e in attesa del ritorno del padrone. Gli altri due brani sono Lc 12,32-34 e Lc 12,41-48. Lc12,32-34 è il brano del piccolo gregge, destinatario del regno e invitato a farsi un tesoro nel cielo. È il brano della fiducia che aiuta a leggere l’incontro finale con il Maestro (Lc 12,35-40) come un incontro, improvviso sì, ma desiderato e amicale. Lc 12,41-48, invece, è il brano di Pietro e del servo in autorità che ha più responsabilità di qualunque altro servo. È il brano del richiamo a chi ha autorità nella comunità credente. Per lui esiste un parametro di valutazione diverso da quello che il Maestro adopera per gli altri. Tutti e tre i brani sono conclusi da una frase sapienziale con il sapore del proverbio. A conclusione di Lc 12,32-34 c’è’. «Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore». Alla fine di Lc 12,35-40 leggiamo: «Anche voi tenetevi pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate». Al termine di Lc 12,41-48 troviamo: «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più». . (don Renato De Zan)

Programma dal 2 al 10 agosto 2025

Letture: Qoelet 1,2;2,21-23 / Salmo 89 / Colossesi 3,1-5.9-11

Signore, sei stato per noi un rifugio.

Dal Vangelo secondo Luca (12,13-21)

In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».

E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 02 18.30 + Capucci Giuseppa e Foschini Iref
Domenica 03 10.30 + Ravaglia Giordano e deff. della famiglia
Lunedì 04
Martedì 05 8.00 + Rizzi Luigi (detto Carlo) e secondo le intenzioni di Maria Teresa
Mercoledì 06 18.30 + Penazzi Natale e deff. della famiglia Penazzi
Giovedì 07 18.30 + Pilani Enzo
Venerdì 08
Sabato 09
Domenica 10

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

 

Anno : CAgosto 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 03XVIII del T. Ord Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.30 (S. Paolo).Ore 8.00 (S- Paolo) : S. Messa celebrata in particolare per i gruppi AGESCI in partenza per i campi estivi.
Lunedì 04S. Giovanni Maria Vianney S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 06Trasfigurazione del Signore S. Messa ad orario feriale
Venerdì 08S. Domenico Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. RosarioOre 20.15 (Madonna del Molino) : Pellegrinaggio al Santuario lughese con recita del S. Rosario e a seguire S. Messa nella Novena in preparazione alla solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria
Sabato 09Santa Teresa Benedetta della Croce S. Messa ad orario prefestiva
Domenica 10XIX del T. Ord. Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

15 agosto Giornata comunitaria a Piedimonte (programma)

Ore 11.00 S. Messa nella chiesa di Piedimonte

Ore 12.30 Pranzo insieme (la parrocchia offre la minestra)

Ore 15.00 S. Rosario

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 14,13-21 Mt 14,22-36 Lc 9,28b-36 Mt 16,13-23 Mt 16,24-28 Mt 25,1-13

Vivere il mistero – Il tema centrale del Vangelo si può formulare così: «Tenetevi lontani da ogni cupidigia». Ciò è dato dall’incontro tematico tra la prima lettura e il Vangelo, incontro che viene sottolineato dalla Colletta propria: «Fa’ che operando con le nostre forze a sottomettere la terra non ci lasciamo dominare dalla cupidigia e dall’egoismo, ma cerchiamo sempre ciò che vale davanti a te». Tutto ci e dato in amministrazione e niente è nostro in modo definitivo. Sicuramente la cupidigia è il veleno disgregante della società in cui viviamo. La cupidigia (in greco, pleonexia) è l’atteggiamento dell’uomo che si impadronisce di qualcosa al di la dell’ambito che gli è assegnato nella convivenza umana, facendo (anche in senso figurato) il prepotente con il prossimo. La inoltre, oltre alla scontentezza che le è insita, ha sempre in sé qualche cosa della prepotenza, della sopraffazione, dell’arroganza, della prevaricazione e dell’ingiustizia. Paolo colloca la cupidigia tra la malvagità e la malizia (Rm 1,29-31), mentre un suo discepolo la equipara all’idolatria (Col 3,5). La cupidigia è una mentalità che opera secondo una certa sequenza. Dall’egoismo nasce la cupidigia, che genera scontentezza per ciò che si è e si ha. Nasce il desiderio compulsivo che, attraverso la prepotenza, la prevaricazione, l’ingiustizia e l’arroganza, arriva al possesso, che non soddisfa e che spinge ad avere ancora. Esistono vari tipi di cupidigie (potere, ideologia, cultura, dominio spirituale, ecc…) che sono devianti come la cupidigia del possedere beni. Lo dicevano già il greco Filostrato e il latino Cicerone. Una delle cupidigie più sottili è quella «intellettuale». Nella cupidigia delle idee non c’è ricerca sincera della verità, ma viene chiamata verità tutto ciò che dà ragione ai propri punti di vista. Chi si oppone a quei punti di vista viene disprezzato, ridicolizzato, schiacciato. È la morte del dialogo e del rispetto, ma è anche la morte della ricerca, della maturazione, della crescita. Non a caso Gesù sottolinea che bisogna guardarsi da «ogni» cupidigia. Non c’è differenza tra il testo biblico del Vangelo e il testo biblico-liturgico, fatto salvo il classico incipit («ln quel tempo»). Il testo è scandito da un episodio e da tre prese di parola (E disse loro / Poi disse loro una parabola / Poi disse ai suoi discepoli): l’effetto è mostrare la grande autorevolezza del Maestro. Il testo, dunque, è diviso in quattro momenti. Nel primo (Lc 12,13-14) viene presentato l’episodio in cui Gesù rinuncia a fare la mediazione tra due fratelli che litigano per l’eredità. Nel secondo (Lc 12,15), introdotto da «E disse loro» si trova la raccomandazione di tipo sapienziale sulla vita e l’abbondanza delle ricchezze. Il terzo momento (Lc 12,16-21), introdotto da «Poi disse loro una parabola» è dedicato alla parabola del contadino ricco che accumula ricchezze, ma muore senza godersele. Infine nel quarto momento (Lc 12,22-23), introdotto ancora una volta da «Poi disse ai suoi discepoli», si trova una raccomandazione finale, dove la «Vita» viene presentata come il valore più grande. Gesù intende toccare il modo di pensare della folla. Anche il diritto più giusto – come la spartizione di una eredità o il legittimo diritto di gioire del frutto del lavoro di una vita – può essere vissuto con l’atteggiamento di cupidigia. Gesù è capace di dire di «no» (essere buoni non è dire sempre «si»). Anche il «rifiuto» fa parte della bontà quando tale rifiuto significa respingere qualunque coinvolgimento nell’approvare un vizio altrui. La cupidigia, infatti, porta l’uomo a seguire una certa logica che non è senz’altro la logica di Dio. «Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona» (Lc 16,13). (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

Una autentica mistagogia valorizza i segni e li rende belli ed espressivi; esalta il valore del silenzio e dell’interiorità, ma anche mette in risalto l’espressività dei gesti. Siamo richiamati nella santa liturgia ad una piena partecipazione nella salvezza mediante tutto il nostro essere, corpo e psiche compresi. Ma mette sempre al centro la dimensione teologica e teologale della partecipazione, quella che garantisce non solo la comprensione, ma anche la celebrazione autentica dei misteri, come accoglienza del dono di Dio e risposta alla sua benevola ed amorevole grazia. Elevare la qualità delle nostre liturgie nella dimensione della verità di quanto si afferma, della bontà di quanto ci viene comunicato, della bellezza intrinseca ed esteriore del celebrare, della gioia interiore ed esteriore che ogni autentica celebrazione deve produrre, è un compito quanto mai necessario. Ma s’impone la necessaria attenzione alla triplice dimensione della mistagogia: iniziazione catechetica, celebrazione viva e teologale, assimilazione quotidiana e perseverante del dono sempre nuovo e sempre fedele di Dio Padre, per Cristo, nello Spirito, nell’ambito insieme familiare e sacramentale dell’assemblea della Chiesa. Ln mezzo alle difficoltà di questo mondo la Chiesa può salvare i valori più alti della persona umana offrendo la verità e la bontà, la bellezza e la gioia delle sue celebrazioni, capaci di attirare verso Dio l’umanità del nostro tempo. (11- fine)

Programma dal 26 luglio al 3 agosto 2025

Letture: Genesi 18,20-32 / Salmo 137 / Colossesi 2,12-14

Nel giorno in cui ti ho invocato mi hai risposto.

 

Dal Vangelo secondo Luca (11,1-13)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:

“Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”». Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono. Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 26
Domenica 27
Lunedì 28 18.30 + Ruffini Vittorio
Martedì 29 8.00 + Montesi Natale
Mercoledì 30
Giovedì 31
Venerdì 01
Sabato 02 18.30 + Capucci Giuseppa e Foschini Iref
Domenica 03

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni [escluso venerdì] ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : C

Luglio – Agosto 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 27

XVII del T. Ord

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo).
Venerdì 01

S. Alfonso Maria de Liguori

S. Messa ad orario feriale

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 12.00 Inizio pratica del “Perdono d’Assisi”

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario.

Sabato 02 “Perdono d’Assisi” per tutta la giornata

Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza a piedi in pellegrinaggio verso il Santuario e recita del S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa.

Domenica 03

XVIII del T. Ord.

Ss. Messe alle ore 8.00, 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 8.00 (S- Paolo) : S. Messa celebrata in particolare per i gruppi AGESCI in partenza per i campi estivi.

PER RICEVERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI

(per sé o per i defunti)

Tale indulgenza è lucrabile, per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, da mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del giorno seguente, visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.

Le condizioni per acquistare il Perdono sono quelle prescritte per tutte le indulgenze plenarie:

  • Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni preced. o seg.)
  • Partecipazione alla Messa e Comunione Eucaristica;
  • Visita alla chiesa della Porziuncola (o un’altra chiesa francescana o chiesa

parrocchiale), per recitare alcune preghiere;

In particolare:

Il CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;

Il PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio,ricevuta nel Battesimo;

UNA PREGHIERA SECONDO LE INTENZIONI DEL PAPA (ad esempio Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre), per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.

Fu canonizzata il 7 ottobre 1391. Un data mariana anch’essa, come si può vedere. Nella Bolla di canonizzazione si affermava che la santa “per grazia dello Spirito Santo meritò di vedere visioni, di udire rivelazioni e di predire molte cose con spirito profetico”, riconoscendo quindi alla mistica svedese il carisma della profezia, raramente affibbiato a una donna nella storia della Chiesa.

 

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 13,31-35 Lc 10,38-42 Mt 13,44-46 Mt 13,47-53 Mt 13,54-58 Mt 14,1-12

Vivere il mistero – La Didaché, testo catechistico risalente agli anni I 70/80 d.C., prima affronta il tema del digiuno e poi quello della preghiera. Per quanto riguarda la preghiera, scrive: «Non pregate come gli ipocriti, ma come comandò il Signore nel suo Vangelo, cosi pregate: “Padre nostro, che sei nel cielo, sia santificato il tuo nome, venga il regno tuo, sia fatta la tua volontà come in cielo cosi in terra; dacci il nostro pane quotidiano e rimetti a noi il debito nostro come anche noi lo rimettiamo ai nostri debitori e non indurci in tentazione, ma liberaci dal male; poiché tua è la potenza e la gloria nei secoli”. Cosi pregate tre volte al giorno». Fin dalle origini, dunque, la comunità credente ha pregato il Padre nostro come una preghiera distintiva del gruppo. Si tratta di una preghiera che distingue i primi cristiani dagli ebrei. È vero che i temi del Padre nostro sono in parte presenti anche nel Qaddish, preghiera conclusiva del culto del sabato (sfachrit), ma è altrettanto vero che la preghiera di Gesù manifesta il suo vero e profondo significato alla luce della predicazione e della persona di Gesù. Come dire, il Padre nostro si può capire, conoscendo tutto il Vangelo (e si può comprendere il Vangelo, conoscendo bene il Padre nostro). Secondo Luca, la preghiera viene insegnata da Gesù su insistenza dei discepoli («Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli»). All’epoca di Gesù ogni Maestro insegnava una specie di preghiera segreta che solo i discepoli conoscevano. Gesù, dunque, insegna la preghiera distintiva del gruppo, non come preghiera segreta, ma come preghiera che ogni uomo può conoscere e che solo il cristiano può pregare in modo pieno. […] Il testo evangelico di Lc 11 ,1-13 associa al Padre nostro un insegnamento sulla preghiera, illustrando fondamentalmente due temi. Il primo riguarda il tempo della preghiera e l’altro riguarda la perseveranza. Stando al breve racconto, l’orante può rivolgersi a Dio quando vuole: non esiste nessun momento che sia inopportuno per Dio. L’insistenza, poi, – dice Gesù – non è una pecca, ma una qualità. Gesù, nel Getsemani, dirà ai suoi discepoli: «Vegliate in ogni momento pregando». Alla preghiera del Padre nostro la liturgia ha voluto associare due brani illustrativi: il racconto dell’amico importuno (perseveranza nella preghiera (Lc 11,5-8) e quello dell’efficacia della preghiera (Lc 11,9-13). Spesso c’è la pretesa di «capire» la preghiera che Gesù ci ha insegnato. La Colletta propria ci suggerisce l’umiltà: la comprensione non è solo frutto di studio e di riflessione. Esiste anche il dono che viene dall’alto, per questo motivo la comunità prega: «Rivelaci, o Padre, il mistero della preghiera filiale di Cristo». Una parafrasi possibile (poverissima e criticabilissima), assolutamente non esaustiva, potrebbe essere la seguente: Padre, che sei oltre le nostre idee, ma che vegli su tutti individualmente, donaci la capacità di esperimentare la tua presenza paterna e salvifica nella nostra storia. In questo modo siamo pronti ad accogliere il compimento finale del tuo Regno, mentre tu porti ad attuazione la tua volontà salvifica su ogni vivente. Abbiamo bisogno di tutto ciò che sostiene la nostra natura umana e di esperimentare già oggi le realtà future che ci attendono. Perdona, dunque, i nostri peccati perché noi, fin da adesso intraprendiamo la strada del perdono verso chi ci ha fatto del male. Nel momento difficile per la fede aiutaci a non soccombere, liberandoci da ogni azione del maligno. Se Dio non ha orari per ascoltare la preghiera perché è sempre disponibile, è altrettanto vero che il credente è chiamato alla perseveranza nella preghiera. Paolo, che conosce benissimo l’insegnamento di Gesù, dirà ai Tessalonicesi: «Pregate ininterrottamente». Un discepolo dell’Apostolo, scrivendo ai cristiani di Efeso, raccomanderà: «ln ogni occasione, pregate». Se tutto questo è importante, è altrettanto importante associare la preghiera all’azione. Nel Vangelo di Luca, Gesù rimprovera i suoi uditori con queste parole: «Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?». Nel Vangelo di Matteo, il Maestro dà un avvertimento’. «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli». Preghiera e azione si completano, perché complementari. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Dentro il Mistero [continuazione] (di Jesus Castellano Rivera)

Anche qui una luce di realismo spirituale ci viene offerta dalla liturgia stessa contro ogni illusione e contro ogni scoraggiamento. Come abbiamo detto ripetutamente, la liturgia è una tipica e qualificata esperienza cristiana. Essa viene vissuta in un quotidiano reiterativo, nella dimensione del mistero che può essere solo colto nella fede. Eppure, è esperienza qualificata e qualificante perché indica che anche la vita spirituale concreta si vive nel quotidiano, si svolge nel mistero, si compie attraverso altre “mediazioni” sacramentali della presenza di Cristo nel mondo, nella storia e nei fratelli. L’esperienza liturgica educa all’esperienza quotidiana. E’ qui che deve realizzarsi, con l’accompagnamento quotidiano delle celebrazioni liturgiche, il cammino della santità, aiutato dalla preghiera personale, dalla comunione dei fratelli e delle sorelle, dal discernimento spirituale e dalla guida del confessore. Una liturgia mistagogica piena di verità e di bontà, di bellezza e di gioia. In tempi in cui occorre un serio discernimento spirituale, la liturgia ci offre non solo la sicurezza della ortodossia e retta fede – retta gloria – che viene da Dio e a Dio ritorna, ma anche la vera ed oggettiva santità e santificazione mediante i segni sacramentali nella Chiesa con la sua mediazione obiettiva e non semplicemente soggettiva. Ed è qui, come abbiamo notato, che si esprime anche tutto l’impegno della risposta personale e comunitaria per vivere nell’esistenza quotidiana quanto abbiamo ricevuto mediante la fede. (10– continua)