Programma dal 28 maggio al 5 giugno 2022

Letture: Atti 1,1-11 / Salmo 46 / Ebrei 9,24-28;10.19-23

Ascende il Signore tra canti di gioia.

Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 28 18.30 + Agnellini Francesco
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

+ Pellegrina Senzani e Lorenzo

+ Bartolini Permo e Luca

+ Guadagnini Silvana

+ Dante, Irma e Vilma

Lunedì 30 18.30 + Totti Elisa
Martedì 31
Mercoledì 01
Giovedì 02
Venerdì 03 8.00 Anniv. di Matrimonio di: Domenico e Marinella
Sabato 04 18.30 + Dovadola Ivano, Ruffini Armanda, Dovadola Monica e Dovadola Silverio
Domenica 05 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Tersa

+ Adolfo e cg. Marangoni

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Maggio – Giugno 2022

Domenica 29

Ascensione del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 16.00 (Cattedrale) : Solenne pontificale presieduto da mons. Giovanni Mosciatti e processione di ritorno dell’immagine della B.V. del Piratello al suo santuario

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 30 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Martedì 31

Visitazione della B.V.Maria

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste

Ore 20.30 (C.E.M.I.) : Processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione di ritorno al suo santuario.

Mercoledì 01 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste
Giovedì 02 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste
Venerdì 03 Primo venerdì del mese – Comunione ai malati

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste
Domenica 05

Pentecoste

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

La processione di Ritorno al Santuario

Partenza dalla Comunità Educativa Maria Immacolata, v.le Zaganelli, via Roma, v.le Alighieri, via Amendola, via Sangiorgi, via Berlinguer, via Mentana, v.le Zaganelli, via J. F. Kennedy, via S. Giovanni XXIII, v.le Cimitero fino al Santuario.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 16,29-33 Lc 1,39-56 Gv 17,11b-19 Gv 17,20-26 Gv 21,15-19 Gv 21,20-25

Vivere il Mistero-La solennità dell’Ascensione del Signore ha una tale importanza per la vita di fede della comunità cristiana, che dal giovedì, quarantesimo giorno dopo la risurrezione, la sua celebrazione viene traslata, per motivi pastorali, alla 7a domenica di Pasqua. La Chiesa, in questo giorno, si riunisce intorno al mistero della salita al cielo del Risorto, che non abbandona noi, suo Corpo, ma ci precede nella gloria, come ben indicato nell’orazione colletta: «Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria». I testi di questa domenica sono segnati da una forte tensione escatologica, insistono sul fatto che l’Ascensione di Cristo è anticipo della nostra glorificazione. Cristo risorto non si è separato dalla sua Sposa, ma le ha aperto la via per la vita eterna dove già la precede. I credenti sono allora chiamati a ripensare la propria condizione filiale e ministeriale e la propria creaturalità soggetta al peccato che il Cristo ha annullato. Siamo invitati a prendere coscienza della nostra condizione di pellegrini su questa terra, il cui peregrinare troverà la sua meta nella patria eterna: «Dio onnipotente e misericordioso, che alla tua Chiesa pellegrina sulla terra fai pregustare i divini misteri, suscita in noi il desiderio della patria eterna, dove hai innalzato l’uomo accanto e te nella gloria» (cf. orazione dopo la comunione).Il Lezionario odierno presenta entrambi i racconti lucani dell’episodio: quello che, al culmine del Vangelo, presenta il distacco di Gesù dai suoi la sera di Pasqua (Lc 24,46-53) , e l’altro, agli inizi degli Atti degli Apostoli, che presenta il saluto definitivo a conclusione dei quaranta giorni di incontri pasquali (At 1,1-11). La seconda lettura annuncia un approfondimento teologico suggestivo: l’Ascensione è l’ingresso di Gesù nel santuario del cielo per intercedere per noi e per permetterci l’accesso al trono della grazia (Eb 9,24-28) . Prima di raccontare l’Ascensione della sera di Pasqua, il Vangelo odierno presenta le parole di Gesù che svelano il mistero profondo delle Scritture. Il contenuto unificante dei libri biblici appare duplice: per primo è ricordato il fatto, annunciato molte volte, che il centro del messaggio biblico è la Pasqua di passione e risurrezione del Cristo; in seconda posizione si presenta poi – ed è un testo decisivo per questo aspetto, in genere non molto sottolineato nella teologia – la destinazione universale del perdono dei peccati e della conversione che dev’essere annunciata a tutti i popoli. Leggere in profondità le Scritture allora richiede la luce pasquale, che fa vedere come il centro della storia della salvezza sia la Pasqua di Cristo ma anche che la Bibbia deve necessariamente essere letta come messaggio di salvezza universale, secondo la promessa ad Abramo: «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,3). La frase «Di queste cose voi sarete testimoni» (Lc 24,48) indica la trasformazione dei discepoli, che sono stati con Gesù, i «testimoni» in senso stretto. Questa elevazione di compito non comporta dunque soltanto l’ocularità dell’esperienza fatta con Gesù, ma anche la comprensione vera delle Scritture nella loro portata pasquale e universale. È questo il dono che Gesù fa ai suoi salendo al cielo e al Padre. Dal cielo, egli manderà «Colui che il Padre mio ha promesso» (v. 49), letteralmente: «la promessa del Padre mio». Il racconto della prima Ascensione la sera di Pasqua, connette Ascensione e gesto benedicente. Gesù si manifesta come sacerdote. Da una parte il distacco è sentito dai discepoli, che riprendono la vita ordinaria vissuta con lui già in precedenza. AI tempo stesso, però, l’andare di Gesù verso l’alto – e si precisa «in cielo» – è sorgente di forza per i discepoli che finalmente «si prostrarono davanti a lui» (v.52), dopo i dubbi che li avevano colti anche quella stessa sera; «Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore”» (Lc 24,37-38) e «Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse:…» (Lc 24,41). Lo sguardo conclusivo si fissa sul ritorno a Gerusalemme, dove si deve attendere lo Spirito Santo, mentre la menzione del tempio si protende ormai, di fatto, verso la narrazione degli Atti degli Apostoli, che ripartirà proprio da questo luogo santo. Ascensione non vuol dire partenza, ma l’inviare più vicino a noi la sua forza. Con questo dono si apre la possibilità di una missione universale che rende attiva fino agli estremi confini della terra quella purificazione totale che Gesù ha guadagnato quando «una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di sé stesso» (Eb 9,26). Solamente entrando in questa dimensione profonda, il discepolo di Gesù può diventare veramente «testimone della risurrezione». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 21 al 29 maggio 2022

Letture: Atti 15,1-2.22-29 / Salmo 66 / Apocalisse 21,10-14.22-23

Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.30 + Attilio e Liliana, Vittorina e Giacomo

+ Antonio

Domenica 22 10.30 + Castelli Adriano

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni di Maria Teresa

Lunedì 23
Martedì 24 8.00 + Dovadola Monica

+ Francesco e Pia

Mercoledì 25 18.30 Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni e Ftanca
Giovedì 26
Venerdì 27
Sabato 28
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

+ Pellegrina Senzani e Lorenzo

+ Dante, Vilma e Irma

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Maggio 2022

Domenica 22

VI di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 20.45 (Croce Coperta) : Processione di ingresso della B.V. del Piratello fino a S. Cassiano.

Lunedì 23 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Martedì 24 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 21.00 (canonica) : Consiglio parrocchiale di A. C.

Mercoledì 25 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Giovedì 26 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 27 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Quarta processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione per le strade del quartiere Bolognano.

Sabato 28 Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Domenica 29

Ascensione del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

La processione nel quartiere Bolognano

Partenza dalla Chiesa di S. Paolo, corso V. Veneto, p.za U. Ricci, via Martiri della Libertà, via Padre Costa, via Decorati al Valor Civile, via Fratelli Cervi, via Berardi, via Moro, via A. De Gasperi, (breve sosta davanti alla Caserma dei Carabinieri), via Togliatti, via Padre Costa, via Pertini, via Gramsci, via Risorgimento, p.za Marmirolo, via Ricci Signorini fino alla Chiesa di S. Paolo.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 15,26-16,4 Gv 16,5-11 Gv 16,12-15 Gv 16,16-20 Gv 16,20-23a Gv 16,23b-28

Vivere il Mistero- La proclamazione della Parola di Dio, nella liturgia odierna, parte da un racconto, riguardante la storia delle origini cristiane, che mostra come la Chiesa sappia scegliere la libertà pur nella vivacità di un dibattito responsabile e con l’aiuto dello Spirito Santo (prima lettura). La seconda lettura parla di un altro dono dello Spirito Santo alla Chiesa: lo Spirito trasporta Giovanni «su un monte grande e alto» e perciò il profeta può annunciare che ha visto la presenza di Dio tra il suo popolo e il modo in cui essa si compie (Apocalisse). Le parole di Gesù nel discorso d’addio descrivono con compiutezza l’azione molteplice delle persone divine – il Figlio, il Padre e lo Spirito Paràclito – nel vissuto dei credenti e nella «pace» della Chiesa (Vangelo). Nelle parole di Gesù, che il Vangelo oggi ci rivolge, si possono identificare tre successive piccole unità o tre nuclei di pensiero. II cuore è costituito dalle dinamiche, tra loro intrecciate, dell’amore e della Parola ascoltata. L’amore de1 discepolo per Gesù si misura soltanto dall’ascolto della sua Parola, per cui l’amore è manifestazione e conseguenza dell’ascolto. La centralità della Parola nella relazione discepolo/Gesù rende il.rapporto con Gesù una contemporanea relazione profonda con il Padre, perché la Parola, che Gesù ha portato, gli è stata consegnata dal Padre. La dimensione trinitaria dell’esistenza del cristiano è creata dall’ascolto della Parola di Gesù che è anche ascolto del Padre. Di conseguenza il legame posto dall’ascolto, che si colora e si dilata in amore, riguarda, in un unico movimento, il Figlio e il Padre. Le parole del Verbo fatto carne (cf. Gv 1,14) sono lo spazio in cui esplode, per chi sa ascoltare, la possibilità di dilatarsi a una comunione trascendente. L’amore per Gesù orienta all’obbedienza alla sua Parola e la sua Parola dischiude alla relazione con il Padre. Il secondo nucleo delle parole di Gesù sviluppa una nuova e necessaria relazione, che il discepolo di Gesù riceve in dono, ossia quella con lo Spirito Paràclito. La relazione con il Padre è trasmessa dalla Parola di Gesù, Verbo fatto carne. In maniera simile, il rapporto con lo Spirito Santo è, a sua volta, instaurato dalle parole di Gesù: il bisogno di portare a pienezza queste ultime, muove il Padre, autore originario della Parola, a inviare lo Spirito Paràclito nel nome di Gesù. Attraverso lo Spirito, il Padre e il Figlio si prendono cura della Parola di Gesù la quale dev’essere «insegnata» e «ricordata» ai discepoli. I due verbi scelti indicano che il Paràclito continua l’azione di Gesù di «insegnare», ma con quella modalità nuova che è il «ricordare». Gesù, anche se si riferisce alle precedenti Scritture divinamente ispirate, non è mai descritto come uno che ricorda. La sua Parola ha un’assolutezza che, nel caso dello Spirito Santo Paràclito, non si ripete. La Parola dello Spirito è sempre in una relazione subordinata a quella di Gesù. Non è dunque una nuova e più ricca rivelazione – almeno quanto al contenuto – ma un inserimento più forte nella memoria e nel cuore. Lo Spirito Santo è mandato da Gesù e, insieme, dal Padre. Egli ha il compito di rendere vivo il discorso di Gesù e quindi di dare il suo apporto all’ inserimento del credente nella vita trinitaria. Il terzo passaggio delle parole di Gesù introduce il tema delia «pace» donata. La pace di Gesù è diversa da quella del mondo, perché il suo attuale andare via dai discepoli non è uno staccarsi da loro, ma un raggiungere il Padre per poi tornare con una maggiore ricchezza presso i discepoli. Il rimando all’«ora» imminente della gloria è rafforzato dal fatto che tutto il discorso è presentato, alla fine, come un preannuncio a futura conferma della forza della Parola di Gesù e della sua realtà. Proprio l’intimità trinitaria con il Padre, nello Spirito Paràclito, attraverso la relazione singolare con il Figlio, è la pace che dona Gesù. Di conseguenza la lontananza di Gesù non deve turbare i discepoli perché la loro comunione con lui e la conseguente intimità trinitaria dipendono dalla relazione del Figlio con il Padre. L’essere del Figlio presso il Padre, e quel certo senso di lontananza da lui che necessariamente ne consegue per noi nel presente e di cui perciò soffriamo, è il vero presupposto per rendere possibile la comunione, fonte della nostra pace. Nell’ascolto odierno del Vangelo, il credente che celebra l’Eucaristia, dopo aver percepito l’intreccio tra Spirito Santo e responsabilità umana nella guida della Chiesa (At 15) e nella sua costituzione (Ap 27), è chiamato a ringraziare per la presenza delle persone divine nella sua esistenza cristiana. Come recita il versetto del canto al Vangelo: «Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui». Questo, in realtà, è il livello più profondo della Chiesa. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 14 al 22 maggio 2022

Letture: Atti 14,21b-27 / Salmo 144 / Apocalisse 21,1-5a

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (13,31-33a.34-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 14
Domenica 15
Lunedì 16
Martedì 17 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per la def. Dovadola Monica
Mercoledì 18 18.30 + Sangiorgi G. Battista
Giovedì 19 18.30 + Zini Emanuela (trigesima)
Venerdì 20 8.00 + Ines

+ Senzani Pellegrina

+ Bendini Natalina

Sabato 21 18.30 + Attilio e Liliana, Vittorina e Giacomo

+ Antonio

Domenica 22 10.30 + Castelli Adriano

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni di Maria Teresa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Maggio 2022

Domenica 15

V di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Seconda Comunione

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 16 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Martedì 17 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Mercoledì 18 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 21.00 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 19 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Terza processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione per le strade del quartiere Meletolo.

Sabato 21 Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Domenica 22

VI di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 20.45 (Croce Coperta) : Processione di ingresso della B.V. del Piratello fino a S. Cassiano.

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

La processione nel quartiere Meletolo

Partenza dalla chiesa di S. Paolo, via dei Lombardi, via Bassi, via Saffi, v.le Quadri, v.le Baravelli, v.le della Resistenza, via Vicini, p.za Pascoli (dove si farà una breve sosta); poi v.le Baravelli, v.le Carducci, v.le Dante Alighieri, v.le della Resistenza, via Pisacane, via Torchi, via Bassi, (breve sosta all’Oratorio), via Saffi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 14,21-26 Gv 14,27-31a Gv 15,1-8 Gv 15,9-11 Gv 15,12-17 Gv 15,18-21

Vivere il Mistero- La collocazione del brano evangelico, non in un punto qualunque («in quel tempo») ma nel momento in cui Giuda esce dal cenacolo per realizzare la consegna del Maestro per la strada del tradimento, crea volutamente una tensione grande con le parole di Gesù sulla gloria del Figlio dell’uomo. A fronte della cupezza delle azioni umane, anzi proprio da dentro di esse, si compie il mistero della gloria dell’amore che coinvolge l’intimità delle persone divine. Nell’imminente passione, morte e risurrezione, il Figlio dell’uomo sarà glorificato dalla grandezza dell’amore fino alla fine. Al tempo stesso anche Dio sarà glorificato nel Figlio dell’uomo, perché Dio stesso gli ha aperto questa strada d’amore. L’more obbediente nella morte è la gloria di Gesù, ma è anche il passaggio che rende gloria a Dio, che lo ha inviato. A questa constatazione di partenza, Gesù aggiunge una conseguenza evidente. Alla glorificazione che Gesù fa di Dio, questi risponderà con un’azione corrispondente: «Anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito» (Gv 13,32). Non si tratta di annunciare un’accelerazione temporale, ma di manifestare una corrispondenza. Alla gloria della morte per amore, da parte di Gesù, si offre per contrappeso, da parte di Dio, la gloria della risurrezione. Sullo sfondo della circolarità della gloria dell’amore, che è del tutto interna alla Trinità santa, si passa immediatamente alla situazione di Gesù e dei discepoli, sulla terra. Attraverso il comandamento nuovo – soprattutto per mezzo della reciprocità dell’amore – d’ora in poi la circolarità intradivina della gloria potrà raggiungere la realtà umana, anche se giace più in basso, perché essa è ben capace di sperimentare la verità dell’amore. La frase «Figlioli, ancora per poco sono con voi» (Gv 13,33) mostra che il comandamento nuovo non è un dono qualunque, ma il decisivo lascito ereditario. Chi parla sta lasciando la relazione immediata, sensibile e percepibile con coloro che adesso lo ascoltano. Come potrà continuare il rapporto Maestro/discepolo? Il comandamento nuovo, vissuto nella concretezza e nella verità, è lo strumento che può permettere a questa relazione – decisiva per la vita del discepolo – di durare. Quali sono i caratteri espressi in questo comandamento nuovo? Anzitutto la reciprocità terrena. Non si tratta solo di amare, ma anche di accettare di essere amati con lo stesso interesse con cui si desidera di amare coloro che amiamo: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (v. 34). Un secondo carattere specifico del comandamento nuovo è ii parametro cristologico. L’amore di cui parla Gesù nella lavanda dei piedi dell’ultima cena, non è un’indicazione puramente umana, ma prende la misura e il criterio dalla persona di Cristo, Verbo fatto carne e incamminato nella gloria attraverso l’innalzamento che comporta il sollevamento sulla croce, come primo passo verso il cielo. È questo parametro cristologico che porta il comandamento nuovo (Gv 13,34-35) allo stesso livello dell’amore del nemico (Mt 5,44-45). L’amore al nemico, infatti, trascende quello dell’«amore del prossimo» (Mc 2,28-34), che è concepito soltanto come la ricapitolazione di tutta la legge antica. Come dice chiaramente Matteo «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?» (Mt 22,40). Per amare come Gesù, che ha perdonato ai suoi crocifissori, bisogna andare ben oltre l’amore del prossimo. Come terzo carattere singolare del comandamento nuovo, Gesù indica la sua forza evangelizzante. Egli, infatti, conclude il suo lascito testamentario affermando «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (v. 35). La lettura presa dagli Atti degli Apostoli introduce la liturgia della Parola con il racconto della conclusione del primo viaggio di Barnaba e Saulo attraverso 1’Anatolia. L’esperienza della missione cristiana è così indicata quale massima dilatazione del comandamento nuovo dell’amore. Le comunità incontrate dagli apostoli sono liete dei racconti che odono, ma esse devono anche afferrare bene che «dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,21) L’«entrare nel regno di Dio» è posto al di là di molte tribolazioni, come Gesù risorto ha spiegato ai discepoli di Emmaus: «..Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,25-26). L’affermazione «entrare nel regno cli Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,22), che caratterizza l’esperienza dei missionari, esprime il necessario sviluppo pasquale dell’annunzio del Vangelo. È accettando questo registro, tipico dell’esperienza del suo Maestro, che il cristiano impara ad amare sul modello di «come io ho amato voi» (Gv 13,34). È solo in questo modo che «tutti sapranno che siete miei discepoli» (v. 35). (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 7 al 15 maggio 2022

Letture: Atti 13,14.43-52 / Salmo 99 / Apocalisse 7,9.14b-17

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.

Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.

Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore

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VITA ECCLESIALE

Sabato 07 18.30
  • + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Alide

Domenica 08 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

+ Balestri Franco

Lunedì 09 18.30 + Giuseppe
Martedì 10 8.00 + Anna e Angelo Zaganelli
Mercoledì 11
Giovedì 12
Venerdì 13 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i vivi e i defunti della famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

Per le famiglie Asioli e Tronconi (viventi)

Sabato 14
Domenica 15 10.30

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Maggio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 08

IV di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 14.45 (oratorio) : Corteo dei comunicandi dall’oratorio alla Chiesa di S. Paolo.

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione dei bambini del III anno di catechismo.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 09 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Martedì 10 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Mercoledì 11 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 21.00 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 12 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 13

B. V. M. di Fatima

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Seconda processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione per le strade del quartiere Fruges.

Sabato 14

S. Mattia Ap.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Domenica 15

V di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

La processione nel quartiere Fruges

Via Mameli, via IV novembre, via Ricci, via Argine S. Paolo, via XI maggio, via S.Giacomo, v. le Martiri della Libertà, via Baffé e Foletti, p.le Falcone, (sosta), poi via Baffè e Foletti, v.le Martiri della Libertà, via Tiglio, via S.Giacomo, via Mameli.

Martiri della Libertà, via Tiglio, via S.Giacomo, via Mameli.Martiri della Libertà, via Tiglio, via S.Giacomo, via Mameli.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 10,1-10 Gv 10,22-30 Gv 12,44-50 Gv 13,16-20 Gv 14,1-6 Gv 15,9-17

Vivere il Mistero- Il Vangelo presenta l’intimità tra il pastore (Gesù risorto) e le pecore come il luogo in cui finalmente si realizza e giunge a compimento la pastoralità del Padre profetizzata in tutte le Scritture ebraiche. Si presenta molto condensato e si compone di quattro frasi essenziali che, successivamente, trattano della situazione del discepolo, dell’azione di Cristo e del ruolo del Padre, per giungere a culminare nell’affermazione; «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). I credenti sono caratterizzati da tre tratti essenziali: ascoltano Gesù, sono da lui conosciuti, lo seguono. La relazione è ciò che tutto raccoglie e domina. Di contro, il Maestro dona ai suoi discepoli la vita eterna, impedisce la loro perdizione e non permette che nessuno riesca a strapparli dalla sua mano, dal suo affetto e dal suo forte sostegno. L’elemento che, a sorpresa, nella terza frase, arricchisce il quadro finora tracciato, è che il rapporto fra il Maestro e il discepolo ha in Dio il suo fondamento ultimo. La concreta relazione tra i discepoli e Gesù deriva direttamente dal dono che, di queste persone, il Padre ha fatto al Figlio. Il rapporto tra il cristiano e Gesù non può essere messo in crisi da nulla perché corrisponde al piano di Colui che «è più grande di tutti» (v 29). In conseguenza non è neanche ipotizzabile che i discepoli siano strappati dalla mano di Gesù. La conclusione «Io e il Padre siamo una cosa sola» (v.30) mostra che la profondità del rapporto tra il Padre e il Figlio si manifesta come unità nel fatto che le pecore sono proprietà comune a entrambi. I discepoli di Gesù sono accolti nella comunione del Padre e del Figlio e vivono in essa. La comunione dei discepoli con il Maestro è chiamata a manifestare e ad annunciare il realismo della comunione divina. La capacità, che i discepoli hanno di «essere cristiani» è la vera apologia della fede trinitaria, che Gesù – manifestandosi – ha portato nel mondo. Il racconto preso dagli Atti degli Apostoli presenta una svolta cruciale della missione in Anatolia e della sua evangelizzazione. Partendo dall’esperienza fatta nelle sinagoghe della diaspora, in cui tanti proseliti dei Giudei si stanno convertendo, ci si orienta ormai anche a dirigersi immediatamente alle genti e ai pagani. Ad Antiochia di Pisidia si realizza la straordinaria evangelizzazione che non può essere bloccata da nessuna gelosia. Frasi come «La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione» (At 13,49) o «I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo» (v. 53) sono ritornelli che mostrano come i veri credenti non possono essere strappati dalla mano del Signore. Non ci sono forze capaci di rompere una comunione che è già diventata reale. Che poi l’azione d’annuncio del Vangelo riesca perché dietro c’è l’attrazione del Padre in relazione con il Figlio risulta evidente dal bilancio del narratore, quando afferma: «Tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero» (v. 48). Le strategie e le fatiche di Barnaba e Saulo sono importanti perché s’innervano sul disegno, anzi sull’elezione che Dio ha deciso anche oltre i confini d’Israele. È proprio la consapevolezza di essere i collaboratori di Dio che permette ai discepoli di essere «pieni di gioia e di Spirito Santo» (v. 52) mentre scuotono la polvere delle città dove hanno sperimentato l’insuccesso e la sconfitta. La visione dell’Apocalisse presenta «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (Ap 7,9) rapita nell’adorazione del trono di Dio e dell’Agnello. Questa folla può esistere e stare davanti all’altare perché l’Agnello si è fatto loro pastore e li ha guidati alle fonti delle acque della vita. Non è stato un passaggio pacifico e indolore: queste nazioni, infatti, arrivano dalla grande tribolazione e, quindi, sono passate per la sofferenza. Colui che siede sul trono, però, non ha permesso che siano strappate dalla mano del loro pastore. Al termine del cammino, quando ormai sono giunte a prestare servizio giorno e notte nel tempio del cielo, Colui che siede sul trono stende con premura la sua tenda sopra di loro. Sarà allora il tempo del compimento non solo di tutte le speranze dell’uomo, ma anche di tutte le promesse attestate nelle Scritture: «Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi». In questa quarta domenica di Pasqua è offerto alla Chiesa di meditare sulla risurrezione come il luogo in cui l’Agnello immolato diventa pastore e realizza la responsabilità di Dio verso l’uomo. Il nostro cuore è chiamato a passare dalla comprensione della stupenda comunione in cui ciascuno di noi è inserito (Vangelo), alla dilatazione più spregiudicata dell’orizzonte universale della Chiesa in cui ci muoviamo (prima lettura), fino alla prospettiva di un’intimità escatologica con Dio, che realizza il meglio dei desideri e di tutte le sofferenze degli uomini (seconda lettura). (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 30 aprile al 8 maggio 2022

Letture: Atti 5,27b-32.40b-41 / Salmo 29 / Apocalisse 5,11-14

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-19)

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 30

   

Domenica 01

10.30

Deff. fam. Bulgarelli

Lunedì 02

18.30

+ Gattucci Stefano

Martedì 03

   

Mercoledì 04

18.30

Deff. Ruffini Armanda (anniv.), Dovadola Ivano e Monica e Dovadola Silverio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

Giovedì 05

18.30

+ Signani Mara e padre

Venerdì 06

8.00

+ Becca Luigi

Sabato 07

18.30

  • + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
  • + Alide

Domenica 08

10.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

 

Anno : C

Maggio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 01

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 02

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Martedì 03

Ss. Filippo e Giacomo Ap.

S. Messa ad orario feriale.

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Mercoledì 04

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Giovedì 05

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Venerdì 06

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Prima processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione per le strade del quartiere S. Paolo fino al numero 1 di via Bagnarolo e ritorno.

Sabato 07

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Domenica 08

IV di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 14.45 (oratorio) : Corteo dei comunicandi dall’oratorio alla Chiesa di S. Paolo.

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione dei bambini del III anno di catechismo.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

La processione nel quartiere S. Paolo

Via XIII aprile, piazza Mazzini, via Garibaldi, via Piave, via Bagnarolo fino al n° 1 (sosta con benedizione), via Bagnarolo, via Piave, via Bonvicini, via Monte Grappa, piazza Costa, via Roli.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Gv 6,22-29

Gv 14,6-14

Gv 6,35-40

Gv 6,44-51

Gv 6,52-59

Gv 6,60-69

Vivere il Mistero- Il Vangelo odierno scorre sul binario del succedersi delle esperienze pasquali nel quarto Vangelo. Dopo l’incontro con la Maddalena e i due momenti dell’apparizione a tutti discepoli – prima sera e, otto giorni dopo, con Tommaso -, abbiamo la terza manifestazione sul mare di Galilea, che indica come si possa seguire Gesù solo accettando e contraccambiando il suo amore. Il brano evangelico comincia con la spiacevole notizia dell’insuccesso della pesca, che ci si aspettava fosse la cosa più facile per questi pescatori di professione. In realtà il risultato abbondante della pesca verrà solo dalla Parola, cui i pescatori delusi riescono ad affidarsi. In filigrana il racconto lascia vedere bene che la pesca è una figura per descrivere la missione della Chiesa e la sua possibilità di attrazione universale. Il comando di Gesù «Portate un po’ del pesce che avete preso ora» è uno dei tratti più sorprendenti dell’episodio. Sembrerebbe, infatti, che Gesù abbia già provveduto a sufficienza: sulle braci da lui preparate ci sono pane e pesce. Le interpretazioni del significato del pesce, che Gesù chiede di aggiungere, si sono moltiplicate a dismisura proprio come il pesce catturato. Il suggerimento, che avanziamo, è quello di interpretare il pane e il pesce che Gesù ha preparato come gli elementi fondamentali della cena del Signore, secondo il modello che compare anche nella moltiplicazione del pane che troviamo in Gv 6. In questi racconti – che certo sono prefigurazione dell’Eucaristia – le moltiplicazioni di pane non si fanno con pane e vino, ma appunto con pani e pesci. Gesù chiede di portare altro pesce perché il pasto dei discepoli deve utilizzare, come cibo, anche il frutto delle fatiche dei pescatori. In proiezione simbolica, ciò significa che la cena del Signore coinvolge e, per così dire, sfrutta anche il risultato delle fatiche apostoliche di coloro che vi partecipano. In effetti, nelle celebrazioni eucaristiche, la gioia e il nutrimento non sono soltanto prodotti da quello che Gesù ha donato e dona, ma anche dalla presenza della comunità che, di fatto, non è nata senza l’impegno di quanti ora stanno celebrando. Il lavoro di missione, che raduna la Chiesa, e la responsabilità della guida della comunità mostrano la loro efficacia e il risultato proprio per mezzo della celebrazione stessa: si è, infatti, tutti insieme anche perché qualcuno ha aiutato la nostra convocazione e la nostra tenuta. Ognuno dei discepoli si rallegra, perciò, sia dei doni del Signore sia di quello che esiste nella celebrazione come frutto dell’impegno della comunità e dei singoli discepoli. Da questo deriva l’importanza decisiva del pesce pescato dai discepoli perché il pasto offerto da Gesù risorto possa essere, per i suoi discepoli, davvero completo e nutriente. Il dialogo tra Gesù e Simon Pietro, dopo il pasto, rivela la premura con cui il Maestro fa crescere il discepolo. In gioco sono, come sempre, la relazione tra il discepolo e il Signore – «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?» (Gv 21,15) – e la reale dedizione al ministero di pastore: «Pasci i miei agnelli» (v. 15). L’amore a Gesù permette la purificazione del cuore del discepolo, cancellando tutti i possibili rinnegamenti e rendendolo capace di servizio all’interno della comunione cristiana e di missione verso l’esterno. L’ultima parola, «Seguimi», corregge lo strano stop, che Gesù, nel Vangelo giovanneo, aveva intimato al suo discepolo nel corso dell’ultima cena. «Simon Pietro gli disse: “Signore, dove vai?”. Gli rispose Gesù: “Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi”. Pietro disse: “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!”. Rispose Gesù: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte”». La sequela è possibile soltanto dopo la Pasqua. Solo in forza della risurrezione il discepolo può andare -veramente dietro a Gesù: è l’amore «fino alla fine», riversato su lui, che rende possibile la comunione. La passione e «l’ora» mostreranno che il rapporto dei discepoli con il Maestro è ancora immaturo, insufficiente e incostante. La gioia di potere finalmente seguire il Signore, aperta dalla Pasqua, sembra al tempo stesso segnata da un prezzo crescente del rapporto con il Maestro. «”In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio», (Gv 21,18-19). C’è un contrasto tra ciò che accadeva, quando Simone era giovane ed era alla sequela di Gesù di Nazareth, e quanto accadrà nella vecchiaia dell’Apostolo, quando sul cammino di Pietro apparirà la sua croce. Dopo la Pentecoste, Pietro mostra che ama Gesù nel coraggio concreto, che i suoi gesti e le parole dimostrano. Egli – cui era stato chiesto se amasse il Maestro «più» degli altri discepoli – dichiara, infatti, con convinzione che: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini». Il «più» dell’amore di Pietro e degli apostoli appare fissato nella dichiarazione finale del narratore: «Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 23 aprile al 1 maggio 2022

Letture: Atti 5,12-16 / Salmo 117 / Apocalisse 1,9-11a.12-13.17-19

Rendete grazie al Signore perché è buono: eterna è la sua misericordia .

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 23
Domenica 24 10.30

18.30

+ Gervasio Immacolata

Per le spose e le madri dei caduti e dispersi in guerra

Deff. fam. Marchetti e Bega Lino

+ Dovadola Ivano, Monica e Ruffini Armanda e per i parenti vivi e defunti e per le intenzioni di Maria Teresa

Lunedì 25 9.15 Per i caduti di tutte le guerre
Martedì 26
Mercoledì 27 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio
Giovedì 28 18.30 + Teodora e nonni Marianna e Vladislav
Venerdì 29 8.00 + Montesi Natale

+ don Orfeo

Sabato 30
Domenica 01 10.30 Deff. fam. Bulgarelli

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Aprile – Maggio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 24

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e Coroncina della Divina Misericordia

Lunedì 25

S. Marco ev.

Ore 9.15 (S. Paolo) : S. Messa con la partecipazione delle autorità nell’anniversario della Liberazione.
Martedì 26 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Mercoledì 27 Ore 18.30 (S. Salvatore) : S. Messa (NO in S. Paolo)
Venerdì 29

S. Caterina da Siena

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e recita del S. Rosario

Sabato 30 Ore 14.30 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Prima Confessione dei fanciulli al secondo anno di catechismo.
Domenica 01

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 16,15-20 Gv 3,7-15 Gv 3,16-21 Gv 3,31-36 Mt 11,25-30 Gv 6,16-21

Vivere il Mistero- Tommaso non era presente, quando Gesù apparve la prima volta nella casa «dove si trovavano i discepoli». Il racconto evangelico odierno si distende dunque fino all’ottavo giorno, quando Gesù si mostra a tutto il gruppo, compreso anche Tommaso. Questo schema narrativo permette all’evangelista di presentare un personaggio paradigmatico per i propri destinatari che, come Tommaso, hanno soltanto ascoltato dagli altri il messaggio della risurrezione, senza avere partecipato direttamente all’incontro. Tommaso – il nome significa il «gemello», – appare affratellato a quanti faticano a credere, non avendo sperimentato un incontro diretto con Gesù. Il racconto di ciò che avviene «Otto giorni dopo» diventa essenziale per capire cosa accade a «quelli che non hanno visto e hanno creduto» e a che cosa serve lo scritto giovanneo. L’esperienza pasquale dei discepoli è avvenuta «il primo giorno della settimana». Dopo la creazione operata «per mezzo del Verbo» prima dell’inizio dei tempi, Gesù risorto – come nuovo creatore – interviene con un atto che completa l’azione precedente del Padre, da lui già mediata. Adesso egli stesso soffia il suo alito di Risorto sui discepoli e li fa esistere arricchiti dello Spirito Santo quale primizia di una nuova creazione. Queste «creature nuove» saranno capaci di continuare la presenza di Gesù nel mondo e nella storia: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Il Verbo «ha mandato me», nella sua coniugazione greca, significa: «come il Padre ha mandato me e io resto ancora mandato, così io mando voi». S’intrecciano perciò, a vantaggio degli uomini di tutti i tempi, la missione di Gesù, ancora in corso, e la testimonianza dei discepoli trasformati dallo Spirito Santo. Il discepolo, che nella storia si muove con questo dono, vive della stessa incomparabile potenza con cui il Padre ha inviato il Figlio nel mondo. L’autorità dei discepoli, che ricevono l’alito di Gesù risorto, è tale che da essi dipende il perdono dei peccati: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Otto giorni dopo i discepoli erano in casa e c’era con loro anche Tommaso. L’evidenziazione di Tommaso e della sua singolarità nella vicenda narrata introduce, nel racconto giovanneo, la figura del gemello che rappresenta bene l’ascoltatore del Vangelo. Il nome Tommaso, correttamente tradotto in greco con Didimo, ossia gemello, suggerisce che chi sta ascoltando il Vangelo si trova nella stessa situazione di Tommaso la prima sera di Pasqua. Come il nostro «Gemello», anche noi non vediamo Gesù risorto, di cui ci testimoniano altri credenti. Nel caso di Tommaso la situazione è corretta otto giorni dopo, quando può finalmente vedere Gesù e toccarlo. Di fronte alla fede perfetta di Tommaso, che lo confessa: «Mio Signore e mio Dio!», Gesù ricorda, per così dire, i gemelli che sembrerebbero meno fortunati: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Questa beatitudine non è una comoda, astuta trovata, ma spiega che cosa prende il posto del vedere, senza che nessuno resti defraudato dell’essenziale. I «segni» raccontati nel Vangelo giovanneo possono adeguatamente sostituire il «vedere». Quanti sono rimasti fuori dell’avvenimento delle apparizioni pasquali, come il loro «gemello» Tommaso, sono di fronte al testo evangelico. Nell’ascolto essi possono battere lo stesso Tommaso e arrivare a credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e ad avere la vita per mezzo del suo nome. Nel tempo della Chiesa sono molti i «segni» operati dagli apostoli, capaci di condurre alla fede e idonei a costituire una comunità che inizia a vedersi nel mondo e a identificarsi nella storia: «Erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava». Già nei primi giorni dopo la Pentecoste, attraverso tali segni, «una moltitudine di uomini e di donne» si aggiunge ai credenti. I segni della risurrezione del Signore, compiuti dai credenti, diventano lo strumento che porta speranza, guarigione, salvezza anche nelle «città vicine a Gerusalemme». L’autore del testo apocalittico racconta la sua esperienza «nel giorno del Signore», quando «fu preso dallo Spirito». Partecipando alla liturgia egli sentì allora la voce chiara del Signore, che Io chiamava e, voltandosi, vide uno simile a figlio dell’uomo «in mezzo a sette candelabri d’oro». Un tale sfondo dell’immagine indica che l’incontro raccontato avvenne al cuore della preghiera liturgica domenicale della Chiesa: Lì può avvenire ancora il faccia a faccia con «il Primo e l’ultimo», che vive per sempre e ha le chiavi della morte e degli inferi. La fede, la Chiesa e la missione sono nutriti dai segni che accadono anche attraverso gli Apostoli (prima lettura), dalla possibilità di una lettura dei Vangeli capace di condurre alla vita (Vangelo), ma anche dalla guida offerta, attraverso la liturgia, da uomini che fanno una vera esperienza dello Spirito e della voce di Dio «potente, come di tromba». L’esperienza della risurrezione sbocca nella vita della Chiesa e nella sua liturgia, che è una possibilità continua d’incontro con il Signore risorto, sostanziata da un paziente discernimento e da un ascolto sincero. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 16 al 24 aprile 2022

Letture: Atti 10,34a.37-43 / Salmo 117 / Colossesi 3,1-4

Qesto è il giorno che ha fatto il Signore:

rallegriamoci ed esultiamo

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 21.30 + Margotti Teresa

+ Liverani Paolo

+ Amadei Carlo, Brandolini Irene, Fabbri Adamo

Domenica 17 10.30

18.30

+ Sangiorgi Tomaso

+ Cuffiani Ireneo, Liverani Lucia, Ames, Erie, Ilaro e Lanzoni Gianluigi

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni di una persona vivente (Maria Teresa)

Deff. fam. Lo Monaco e Beluna

Lunedì 18 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino
Martedì 19
Mercoledì 20 18.30 + Venturini e Manari (per Luca e Matteo viventi)
Giovedì 21 18.30 + Pacilli Antonio

+ Antonio

Venerdì 22 8.00 + Adriano Castelli
Sabato 23
Domenica 24 10.30

18.30

+ Gervasio Immacolata

+ Dovadola Ivano, Monica e Ruffini Armanda e per i parenti vivi e defunti e per le intenzioni di Maria Teresa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (igienizzazione delle mani, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Aprile 2022

Domenica 17

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 8.00 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Lunedì 18 Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Martedì 19 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Mercoledì 20 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Giovedì 21 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 21.00 (S. Maria in Fabriago) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni

Venerdì 22 Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 23 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Domenica 24

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 28,8-15 Gv 20,11-38 Lc 24,13-35 Lc 24,35-48 Gv 21,1-14 Mc 16,9-15

Vivere il Mistero- Nella domenica di risurrezione il Lezionario ci propone anzitutto parte della prima sequenza degli avvenimenti accaduti la mattina di Pasqua secondo il Vangelo di Giovanni. Incontriamo così le diverse reazioni di tre discepoli davanti al sepolcro di Gesù trovato aperto. Maria Maddalena, Pietro e il discepolo amato si trovano di fronte a segni che sono chiamati a decifrare. Il primo personaggio che si trova in relazione con il sepolcro di Gesù, la mattina del primo giorno della settimana, è Maria di Màgdala. Il narratore non dice nulla dei motivi che la portano in quel luogo «quando era ancora buio». (Gv 20,1) La sua visione delle cose è semplicemente che «la pietra era stata tolta dal sepolcro» (Gv 20,1). Il segno rimane per lei del tutto oscuro e si precipita ad annunciare a Pietro e all’altro discepolo, un’interpretazione che, alla luce degli eventi posteriori, dovrà essere valutata come erronea e deviante: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!» (Gv 20,2). L’unica cosa esatta di questa relazione paradossalmente sta nelle parole «non sappiamo». Il buio che circonda Maria all’esterno è pari alla confusione interna della donna. Forse, per il narratore questo è lo sfondo esistenziale sul quale deve esplodere la luce e la vita. Gli itinerari di Simon Pietro e del discepolo che Gesù amava sono narrativamente intrecciati, anche se (o, forse, proprio perché) gli esiti dei due cammini sono decisamente differenti. I due corrono al sepolcro insieme, ma il discepolo amato arriva per primo anche se lascia entrare Pietro davanti a lui. Un primo sguardo al modo in cui si trova effettivamente il sepolcro è dato attraverso gli occhi del discepolo amato che, anche dall’esterno del sepolcro vede «i teli posati là» (Gv 20,6). Per il momento non vi sono reazioni da parte sua e non si parla ancora di fede. Simon Pietro, arrivato al sepolcro per secondo, vi è lasciato entrare per primo. Egli vede qualcosa di più del discepolo amato: «Osservò i teli posati là, e il sudario che era stato sul suo capo non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,6-7). Com’è appena accaduto per il discepolo amato, anche in questo secondo caso non si dice nulla delle reazioni di Pietro. È solo l’ingresso del discepolo, che Gesù amava, a sbloccare la situazione. Egli vede finalmente gli stessi segni osservati da Pietro e arriva alla fede: «E vide e credette» (Gv 20,8). Appare abbastanza chiaro che è l’amore di Gesù – sistematicamente annotato nel caso del discepolo amato – a far muovere verso la fede nella risurrezione. La spiegazione aggiuntiva del perché, all’arrivo al sepolcro, ancora i due discepoli non credevano – «non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti» (Gv 20,9) – esprime con chiarezza che la grande introduzione alla risurrezione non è data dal sepolcro trovato aperto. La spinta alla fede nella risurrezione è data dalle Scritture e queste le abbiamo anche noi. È proprio quanto afferma l’Evangelista, quando contrappone la fede di Tommaso, che ha veduto, e la fede di coloro che crederanno senza vedere. Il quarto Vangelo pretende proprio di essere quella trascrizione dei segni che permette di credere anche a coloro che non hanno visto quelli concreti dentro il sepolcro vuoto: «Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel sul nome» (Gv 20,30-31). La risurrezione di Cristo sposta dunque il baricentro della ricerca dell’uomo dalle realtà «della terra» a quelle del cielo: «Cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù» (Col 3,1). La risurrezione di Gesù ha messo in noi una dinamica pasquale: siamo morti e siamo risorti. Siamo insieme con Cristo e perciò siamo lassù. Accanto all’esortazione alla vita nuova da risorti appare chiaramente la promessa. Quando il Cristo apparirà di nuovo, si vedrà anche che noi siamo gloriosi insieme con lui: «Quando Cristo, nostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con, lui nella gloria» (Col 3,1). La celebrazione della domenica di risurrezione non ci porta solo la consapevolezza che è necessaria una morale da risorti, ma ci svela anche che la nostra esistenza deve avere una dimensione «mistica», forte e sicura: «Se siete risorti con Cristo… rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 9 al 17 aprile 2022

Letture: Isaia 50,4-7 / Salmo 21 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Dal Vangelo secondo Luca (23,1-40) [forma breve]

In quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia. Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere. Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno

VITA ECCLESIALE

Sabato 09 18.30 + Ronchi Agostino e Capucci Franca
Domenica 10 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Fregni Irma

Per tutte le anime del Purgatorio

Lunedì 11 18.30 + Montanari Pietro e Cesarina, Sr. Maria Luisa, don Piergiorgio e Anna Maria
Martedì 12 8.00 Deff. fam. Asioli e Buttelli
Mercoledì 13 18.30 Per la pace dei figli Piccolo
Giovedì 14
Venerdì 15
Sabato 16 21.30 + Margotti Teresa

+ Liverani Paolo

Domenica 17 10.30

18.30

+ Sangiorgi Tomaso

+ Cuffiani Ireneo, Liverani Lucia, Ames, Erie, Ilaro e Lanzoni Gianluigi

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni di una persona vivente (Maria Teresa)

MattinoPomeriggioSera

Lunedì 11 : Ore 16.30 – 18.00 20.45 – 22.00

Martedì 12 : Ore 16.30 – 18.00 20.45 – 22.00

Mercoledì 13 : Ore 16.30 – 18.00 20.45 – 22.00

Giovedì 14 : Ore16.00-19.00

Venerdì 15 : Ore 10.00-12.0016.00-17.00

Sabato 16: Ore 9.30-12.0015.00-19.00

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (igienizzazione, mascherine ecc…)).

Le Confessioni della Settimana Santa

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Aprile 2022

Domenica 10

Le Palme

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 13 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”
Giovedì 14

Santo

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

a seguire : Adorazione fino alle ore 23.00

Venerdì 15

Santo

Astinenza eDigiuno

Ore 15.00 (S. Paolo) : Via Crucis con particolare invito a bambini, ragazzi e giovani

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.30 (S. Paolo) : Celebrazione della Passione del Signore

Sabato 16

Santo

Ore 9.30–12 e 15.30–18 (S. Paolo):Benedizione delle uova

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 21.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 17

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 8.00 10.30 e 18.30

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,1-11 Gv 13,31-33.36-38 Mt 26,14-25 Gv 13,1-15 Gv 18,1-19,42 Lc 24,1-12

Vivere il Mistero- Uno dei tratti specifici e salienti della narrazione lucana della passione è il coinvolgimento e la trasformazione dei personaggi che vi assistono. Le figure che, lungo la via crucis, sono state cambiate dal modo in cui Gesù affronta il suo cammino e, soprattutto, dal fatto che non si dimentica di loro sono Simon Pietro e uno dei ladroni crocifissi. Del tutto singolare, rispetto al quadro degli altri Vangeli è anche la solenne dichiarazione finale di Gesù: «Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito». Il canto del gallo è stato decisivo nel processo di conversione di Pietro dopo il rinnegamento. Nel Vangelo di Luca il gallo «funziona» in una maniera del tutto peculiare rispetto agli altri racconti. Si tratta di una specificità che mostra la sensibilità e l’attenzione di Gesù per il suo grande discepolo, naufragato nel momento della prova. L’itinerario di conversione di Pietro è annunciato, già durante l’ultima cena, con alcune parole veramente speciali: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, con ferma i tuoi fratelli». Gesù, prima ancora di annunciarne il rinnegamento, parla della funzione futura di Pietro a conferma degli altri fratelli: la capacità di guidare gli altri discepoli viene a lui da una conversione profonda, che supera le sue cadute e debolezze. Il cambiamento di Pietro, però, non proviene tanto da un cambiamento morale e spirituale o da altre sue rinnovate valutazioni, ma è sostenuto dalla preghiera e dall’intercessione di Gesù stesso. Durante la passione dunque Cristo è solo perché abbandonato, ma non è solo perché tiene presente (almeno) la situazione di Pietro e lo accompagna passo dopo passo mentre è sottomesso alla prova. La tentazione sarà proprio personale perché i discepoli saranno vagliati come si vaglia il grano, chicco per chicco. È alla luce di queste affermazioni che diventa chiara la funzione del canto del gallo. Racconta Luca «In quell’istante, mentre ancora. (Simone) parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. E, uscito fuori, pianse amaramente». Il terzo Vangelo non dice se Simone ha sentito e notato il canto del gallo. Questo, invece, è certamente un segnale per Gesù: è lui che, sentendolo, si volta a cercare lo sguardo di Pietro. Sentendo il gallo, Gesù sa che ormai Pietro lo ha rinnegato e si volta a cercarlo. È perciò lo sguardo di Gesù – ossia la sua attenzione per l’apostolo, anche mentre sta soffrendo – che muove Pietro a conversione, lo fa piangere e lo porta efficacemente sulla via reale del pentimento. (don Ermenegildo Manicardi)

Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa) Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo. Parola del Signore