Programma dal 2 al 10 aprile 2022

Letture: Isaia 43,16-21 / Salmo 125 / Filippesi 3,8-14

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 02 18.30 Secondo le intenzioni di una persona vivente (Maria Teresa)

+ Preda Maria Teresa

Domenica 03 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Luigi, Antonia, Cesare ed Elettra

Lunedì 04 18.30 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano e Monica, Dovadola Silverio
Martedì 05 8.00 + Moroni Lorenzo
Mercoledì 06 18.30 + Ronchi Agostino e Capucci Franca
Giovedì 07 18.30 + Biancoli Elves
Venerdì 08 8.00 + Alessandro e Clelia Pompignoli
Sabato 09
Domenica 10 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

Per tutte le anime del Purgatorio

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (igienizzazione delle mani, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Aprile 2022

Domenica 03

V di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 06 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”
Giovedì 07 Ore 21.00 (canonica) : Consiglio parrocchiale di A.C.
Venerdì 08

Astinenza

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (via Amendola) : Via Crucis con partenza dall’incrocio di via Amendola con via Dini e Salvalai fino al Santuario della B. V. della Consolazione.

Domenica 10

Le Palme

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 8,12-20 Gv 8,21-30 Gv 8,31-42 Gv 8,51-59 Gv 10,31-42 Gv 11,45-56

Vivere il Mistero- Il canto al Vangelo della liturgia odierna introduce l’ idea di un cambiamento di vita che nasce dall’esperienza della misericordia: «Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore, perché io sono misericordioso e pietoso». Il cambiamento non proviene dalla minaccia della condanna, ma dall’amabilità di un’accoglienza che – senza negare la verità (anche del peccato) – riesce a vedere la possibilità di un cambiamento positivo per il futuro. Ciò porta a pareggio una situazione in cui ci sono tanti che, a buon mercato, si considerano giusti. Senza l’intervento misericordioso di Gesù, gli scribi e i farisei, che si sentono giusti perché identificano il peccato di altri – anche se nel segreto custodiscono in realtà un loro peccato – condannerebbero la donna, che è certamente peccatrice, ma che si apre a un futuro nella grazia (Vangelo). Gli scribi e i farisei irrompono mentre Gesù sta insegnando nel tempio, facendo emergere un caso che non può essere messo in dubbio: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio». Essi chiedono a Gesù di misurarsi con la legge di Mosè: «Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Per il narratore l’intenzione degli interroganti non è del tutto pulita: «Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo». (Gv 8,6). Gesù non entra nella discussione proposta, ma si china e scrive per terra con un gesto misterioso che serve per proporre – e, in certo senso, per imporre – un tempo di riflessione. Le domande insistono, allora Gesù si interrompe, si alza in piedi e propone un criterio che potrebbe sembrare marginale nella questione. Gesù non parla della situazione della donna, ma di quella in cui devono essere gli eventuali lapidatori: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7). Sono così in contrapposizione gli accusatori e la donna, ma in un senso del tutto diverso da quello immaginato dagli intervenuti. Una terza scena inizia con il nuovo chinarsi di Gesù. In questo secondo spazio di riflessione progressivamente si vede l’effetto del criterio dato da Gesù. Il Maestro e la donna rimangono da soli e le domande di Gesù fanno emergere la realtà, significata da quanto accade. Sullo sfondo degli accusatori non senza peccato, costretti a ritirarsi, compare la figura sempre più solenne di Gesù. «Neanch’io ti condanno» (Gv 8,11) assimila solo in parte Gesù agli accusatori. Egli, infatti, non condanna, non perché gli manchi l’autorità per farlo, ma per la misericordia che, pur riconoscendo senza incertezze il peccato, non vuole arrivare alla condanna. Il racconto mette in mostra un contrasto fra scoperta del peccato e incertezza sulla condanna da una parte, e dall’altra certezza del peccato e misericordia che apre la strada a un futuro in cui il peccato non deve avere più spazio: «Va’ e d’ora in poi non peccare più». Con un certo ardimento la liturgia ci propone di sentire come parole dell’adultera perdonata, l’affermazione del Salmo 135: «Grandi cose ha fatto il Signore per noi». Con emozione ci accorgiamo che queste parole – che risuonano anche all’inizio del Magnificat – possono in qualche modo avvicinare l’adultera perdonata dalla misericordia e Maria «la piena di grazia, trasformata in grazia». Gesù è passato da un piano giuridico e forense a uno più profondamente etico e spirituale, aprendo la prospettiva inattesa del riconoscimento della colpa che conduce, però, all’inutilità della condanna e dell’esecuzione per passare alla possibilità della misericordia e della vita. Per usare le parole della lettura dell’apostolo Paolo, la donna può così conoscere Gesù e la potenza della sua risurrezione. Le parole del profeta Isaia nella prima lettura esprimono con forza il grande rinnovamento che è operato da Dio, dentro al quale trova un posto la conversione del singolo. Il Dio che ha compiuto i prodigi dell’esodo e del passaggio del mare adesso comincia un nuovo passaggio, superiore e inverso al precedente: nell’aridità del deserto farà scorrere fiumi per dissetare le bestie selvatiche e il suo popolo. Tutto questo è presentato dal profeta non come una fioritura già pienamente avvenuta, ma come un germoglio che ha cominciato a svilupparsi, anche se senza rumore. Da qui la sfida: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?». L’azione di Gesù per la donna adultera è il germogliare delle cose nuove fatte da Dio. In lui, infatti, si manifesta la misericordia che non nasconde e non attenua il peccato dell’uomo, che non ha bisogno di condanne, ma dischiude la possibilità di una vita convertita. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 26 marzo al 3 aprile 2022

Letture: Giosué 5,9a.10-12 / Salmo 33 / 2Corinzi 5,17-21

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

 

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 26

   

Domenica 27

10.30

+ Dovadola Ivano, Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio

Lunedì 28

18.30

+ Buscaroli Dante e coniugi Venieri

Martedì 29

8.00

+ Montesi Natale

+ Pietro e Silvano

Mercoledì 30

   

Giovedì 31

   

Venerdì 01

20.30

+ Dante, Irma e Vilma

Sabato 02

18.30

Secondo le intenzioni di una persona vivente (Maria Teresa)

+ Preda Maria Teresa

Domenica 03

10.30

+ Bufano Margherita

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Marzo – Aprile 2022

Domenica 27

IV di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 30

Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”

Venerdì 01

Astinenza

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 5a Stazione Quaresimale.

Al termine Adorazione eucaristica fino alle ore 22.30

Domenica 03

V di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Domenica 27 torna l’ora legale ed anche l’orario delle celebrazioni pomeridiane viene posticipato di mezz’ora.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Gv 4,43-54

Gv 5,1-16

Gv 5,17-30

Gv 5,31-47

Gv 7,1-2. 10. 25-30

Gv 7,40-53

Vivere il Mistero- La parabola di Gesù raccontata nel Vangelo odierno mostra che non è il figlio a creare il padre o a concedergli il riconoscimento e «la patente di paternità». Il padre è tale non perché reagisce alla qualità dei sentimenti o della condotta del figlio, ma a causa della realtà della generazione, già avvenuta, e del suo cuore, che continua ad amare il suo discendente senza dipendere dal suo comportamento. Gli Israeliti, che arrivano finalmente nella terra promessa, sono «figli» perché Dio li ha resi tali liberandoli: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio» (Os 11,1). Essi giungono a Gàlgala, non condotti dalla loro forza, ma da Dio che li ha tratti dalla schiavitù: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto» (Dt 5,9). La forza autonoma della paternità è rivelata anche dall’apostolo Paolo con l’uso della categoria di «riconciliazione». Noi non siamo in Cristo perché siamo riusciti a diventare una cosa nuova, ma siamo persone nuove perché inseriti in Cristo dal Padre. La riconciliazione non è un avvicinamento bilaterale: da una parte l’uomo, che fa i suoi passi, e dall’altra Dio che gli viene incontro; essa è un’iniziativa esclusiva di Dio, che agisce in Cristo e per mezzo di lui perché noi da nemici potessimo diventare suoi amici. Con i suoi allontanamenti progressivi, il figlio minore propone una specie di «uccisione» del padre. Chiedendo al padre l’eredità, di fatto, gli suggerisce di comportarsi come se fosse morto. L’allontanarsi da casa, una volta avuta l’eredità, è un nuovo modo per tenere il padre lontano e per liberarsi di lui. Persino il ritorno a casa non è motivato dal desiderio di essere con il padre o da un pentimento autentico per come lo ha trattato. Vuole tornare perché a casa di suo padre ci sono tanti salariati, trattati bene e col «pane in abbondanza». S’incammina verso casa non perché si riconosce figlio, ma perché spera di ottenere un buon salario da un onesto datore di lavoro. Crede di essere lui a poter disporre del titolo di padre. Dicendo «Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio» (Lc 15,19.21) ancora una volta – pur se in maniera sottile – nega il diritto del padre di essere tale. Egli ritiene che il padre possa trattarlo come un operaio, dimenticando di aver generato quel figlio che, rovinato, adesso gli sta di fronte. Il racconto parabolico comprende anche il figlio maggiore. Dalle parole scelte da Gesù emerge che anche il primogenito non ha una sensibilità filiale matura. Il più adulto non è del tutto diverso dal cadetto. Nemmeno lui si percepisce come figlio, ma si sente piuttosto un servo, che ha lavorato molto e che nel padre ha trovato solo scarsi riconoscimenti. Adesso ha paura che, con il ritorno del minore, la sua eredità sia dimezzata. Egli sospetta: «Ora che è tornato lo spendaccione, il padre dividerà la sua attuale proprietà, ormai dimezzata, tra noi due eredi?» Il non riconoscimento del suo essere figlio diventa una frattura, purtroppo reale, anche con il fratello, che non riesce a percepire come tale. Egli lo «sente» come un concorrente pericoloso per la sua eredità legittima. Chi non percepisce il padre non può percepire il fratello. I rapporti di fraternità, autentica e sentita, dipendono dal sentire con schiettezza la paternità del padre. L’essere fratello è un dato di fatto che non possiamo immaginare di scegliere a piacimento. La parabola fa capire l’ampiezza e la varietà del pericolo di non farcela a riconoscere il padre. In pericolo c’è il figlio ribelle che, come «i pubblicani e i peccatori», vuole arbitrariamente essere libero da ogni legame filiale. Ma il rischio è anche per il primogenito che, come «i farisei e gli scribi», obbedisce ma si sente schiavo. Entrambi, anche se da due punti di vista diversi, negano che il padre sia tale e considerano l’altro fratello come un estraneo. Non vedendo il padre nella luce corretta, non percepiscono i legami fraterni. Sono pieni di paure e gelosie. Ci si chiede spesso: ma il primogenito è, alla fine, entrato nella festa per il figlio minore? La parabola, però, lascia aperta anche una domanda parallela: il figlio prodigo, entrando nel banchetto preparato per il suo ritorno, ha capito che entrava come figlio e che poteva tornare a casa sua solo in quella veste? Ha capito che, se lo avesse accolto come servo stipendiato, il padre avrebbe rinnegato, di fatto, la sua paternità? La riconciliazione non nasce nell’uomo, per esempio, in forza del suo pentimento. Neppure si tratta dell’incontro tra due stati d’animo, dell’uomo e di Dio, che s’incontrano a metà strada avendo trovato un accordo, per esempio individuando un risarcimento opportuno e proporzionato. Essa è un’iniziativa unilaterale di Dio. Se qualcosa cambia nell’uomo è per l’azione di Dio che, rivelandosi misericordioso, riesce a commuovere l’uomo e a cambiarlo. Dio, infatti, ha operato attraverso Cristo la possibilità che noi cambiassimo. Che poi la forza della riconciliazione non venga da noi, ma dall’esterno, diventa visibile nella parola della stessa riconciliazione, affidata a uomini che la presentano come un dato esterno alle nostre forze.

(don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 19 al 27 marzo 2022

Letture: Esodo 3,1-8a.13-15 / Salmo 102 / 1Corinzi 10,1-6.10-12

Il Signore ha pietà del suo popolo.

Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 19 18.00 Secondo le intenzioni di una persona vivente

+ Sangiorgi Tomaso (5° anniv.)

Domenica 20 10.30

18.00

+ Faccani Alessandro e Stefano

+ Tirello Domenico, Angelina, Valente, Elena, Silvana, Galvani Ezio

+ Ademara e deff. fam. Valenti e Ghetti

+ Rina, Giannina, Fausta e Magda

Lunedì 21 18.00 + Antonio
Martedì 22 8.00 + Castelli Adriano
Mercoledì 23
Giovedì 24 18.00 + Dovadola Monica
Venerdì 25 20.30 Parenti vivi e defunti della fam. Dovadola Ivano e Ruffini

+ Emma e Dante

Sabato 26
Domenica 27 10.30 + Dovadola Ivano, Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Marzo 2022

Domenica 20

III di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti e conferimento del ministero dell’accolitato a Lorenzo Vrenna

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 21 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Mercoledì 23 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”
Giovedì 24 Ore 20.45 (canonica) : 7° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Venerdì 25

Annunciazione del Signore

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 4a Stazione Quaresimale.

Al termine Adorazione eucaristica fino alle ore 22.30

Domenica 27

IV di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Venerdì 25 alle ore 17 il Papa invita vescovi di tutto il mondo e i loro presbiteri (e quindi tutti i fedeli) a unirsi a lui nella preghiera per la pace e nella consacrazione e affidamento della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria.

2 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

3 – Domenica 27 torna l’ora legale ed anche l’orario delle celebrazioni pomeridiane viene posticipato di mezz’ora.

4 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,24-30 Mt 18,21-35 Mt 5,17-19 Lc 11,14-23 Lc 1,26-38 Lc 18,9-14

Vivere il Mistero- L’unità del Lezionario della terza domenica di Quaresima si manifesta nell’interazione bifocale di due poli. Il primo è costituito dalla grave situazione di peccato che affligge molti dei personaggi di cui parlano le letture: i figli di Giacobbe schiavi in Egitto (prima lettura), moltissimi dei padri che sperimentarono il passaggio del Mar Rosso (seconda lettura), i Galilei uccisi da Pilato e le vittime casuali del crollo della torre di Siloe a Gerusalemme (Vangelo). Il correlato polo focale è costituito dal dono che propone la salvezza anche in questa situazione: l’intervento di «Io sono», la nube, il mare che si apre, il cibo e la bevanda spirituale, il vignaiolo disposto a lavorare all’albero di fico perché dia frutto dopo tre anni continui di sterilità. Di fronte a tante situazioni devastate e devastanti e all’inattesa proposta di salvezza, il ritornello al salmo responsoriale garantisce e rassicura: «Il Signore ha pietà del suo popolo». Il brano evangelico è composto di due parti complementari. La prima mostra la necessità della conversione proprio per tutti, e non solo per quanti sono pacchianamente cattivi. La seconda mostra che esiste un tempo di misericordia, in cui, in ogni caso, il dono del Signore potrebbe portare frutto. Il racconto inizia con alcuni che vengono da Gesù a riferire un terribile delitto di Pilato, il quale aveva fatto trucidare alcuni Galilei nel tempio, mescolando il loro sangue a quello dei loro sacrifici. Forse gli interlocutori vorrebbero che il coraggioso rabbì lanciasse una condanna verso il procuratore romano, così crudele con i corregionali di Gesù. Egli, invece, è colpito non dall’evidente crudeltà di Pilato, ma dalla situazione di peccato della società che lo circonda. Il brutale destino dei pellegrini trucidati nel tempio non è frutto del loro peccato; pensando a questi disgraziati egli afferma che non erano più peccatori rispetto a tanti altri. Allora, invece di chiamare alla sbarra Pilato, egli conclude: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13,3). Per rafforzare il suo appello Gesù richiama una disgrazia non dipendente da volontà umana diretta e parla delle diciotto persone sulle quali rovinò, uccidendole, la torre di Siloe. Gesù li qualifica come abitanti di Gerusalemme: in questo modo è chiaro che tutte le regioni toccate dal ministero di Gesù – sia la Galilea sia Gerusalemme – si trovano nella stessa situazione, a rischio di condanna. La seconda parte dell’episodio è la presentazione di una parabola di Gesù. Una pianta di fico per tre anni non ha portato frutto e il padrone vorrebbe sradicarla per sfruttare meglio il terreno. Senza una chiara logica e del tutto a sorpresa, il vignaiolo responsabile della coltivazione del terreno interviene in favore del fico. Egli promette un anno d’attenzione speciale e di cura per quella pianta proprio per tentare di salvarla e portarla a produrre frutto. La parabola non parla della buona volontà e dell’impegno del fico, e nemmeno di una sua conversione. La speranza di un esito positivo viene dal dono del lavoro supplementare del vignaiolo stesso, che si mette al servizio di questa pianta adesso certamente non utile. Non sarà quindi l’impegno dei cristiani a portare un frutto speciale, ma piuttosto la misericordia stessa di Dio applicata a loro. Il paragone «Siate misericordiosi come il Padre» non è proposto in relazione con una teologia astratta della bontà e paternità divina, ma a partire da quanto sperimentiamo personalmente della misericordia di Dio verso di noi, nella nostra vita. È Gesù, che lavora perché la vita dei fedeli sia feconda, «il volto della misericordia» divina (misericordiae vultus). La seconda lettura, presa dalla prima lettera ai Corinzi, può essere letta come integrazione della prima parte del Vangelo. La maggior parte degli Israeliti, che hanno sperimentato la misericordia di Dio nei grandi fatti dell’alleanza, purtroppo «non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto» (1Cor 10,5). Sperimentarono perciò la morte, come i Galilei uccisi da Pilato e le vittime del crollo della torre a Gerusalemme. Le parole dell’Apostolo non possono non colpire fortemente i credenti che celebrano l’Eucaristia in questa terza domenica di Quaresima perché Paolo li ritrae in connessione con il battesimo – «Tutti furono battezzati in rapporto a Mosè» – e con l’Eucaristia: «tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 12 al 20 marzo 2022

Letture: Genesi 15,5-12.17-18 / Salmo 26 / Filippesi 3,17-4,1

Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca (9,28b-36)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.

Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 13 10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

Deff. famiglia Bertuzzi

+ Gino Monesi

Lunedì 14 18.00 + Sofia e Paolo
Martedì 15
Mercoledì 16
Giovedì 17 18.00 + Michelini Antonella
Venerdì 18 20.30 + Luisa e Dario e deff. fam. Billi
Sabato 19 18.00 Secondo le intenzioni di una persona vivente

+ Sangiorgi Tomaso (5° anniv.)

Domenica 20 10.30

18.00

+ Faccani Alessandro e Stefano

+ Rina, Giannina, Fausta e Magda

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Marzo 2022

Domenica 13

II di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 14 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio pastorale parrocchiale
Mercoledì 16 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”
Giovedì 17 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro giovani di azione cattolica.

Ore 20.45 (canonica) : 6° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio

Venerdì 18

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 3a Stazione Quaresimale.

Al termine Adorazione eucaristica fino alle ore 22.30

Sabato 19

S. Giuseppe

S. Messa alle ore 18.00
Domenica 20

III di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti e conferimento del ministero dell’accolitato a Lorenzo Vrenna

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,36-38 Mt 23,1-12 Mt 20,17-28 Lc 16,19-31 Mt 21,33-43.45-46 Mt 1,16.18-21.24

Vivere il Mistero- Il tempo di Quaresima non è solo tempo di tentazione, ma anche di trasfigurazione. Le letture odierne presentano la nostra vita come una realtà in cui la trasfigurazione è già in corso, ma al tempo stesso come situazione dalla quale si deve procedere verso qualcosa di ancora più grande. Nella profondità della preghiera sul monte, che lo ha portato più vicino al Padre, e nell’accresciuta intimità con i tre discepoli scelti, Gesù si trasfigura: «Il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante» (Lc 9,29). Accanto a lui si vedono «Mosè ed Elia apparsi nella gloria» (Lc 9,30) a conversare con lui. L’oggetto del dialogo è designato con precisione: «Parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme» (Lc 9,31). La trasfigurazione non ha ancora una realtà definitiva e assoluta: davanti ai passi di Gesù c’è ancora la salita a Gerusalemme e l’esodo che dovrà giungere a compimento in quella città. Dal racconto lucano, mentre è evidente il tema del dialogo di Gesù con Mosè ed Elia, non è chiaro se i tre discepoli ne percepiscano il contenuto. Sembrerebbe che durante il discorso essi «oppressi dal sonno» non abbiano sentito, anche se «quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui» (Lc 9,32). I tre discepoli, mentre i grandiosi interlocutori di Gesù stanno per allontanarsi, tentano di prolungare l’esperienza con la proposta delle capanne. Subito, però, si passa a un momento ancora più intenso: una nube li avvolge con la sua ombra e li riempie di timore. Dalla nube viene una voce; «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!» (Lc 9,35). La trasfigura zione, vero scatto in avanti rispetto all’ordinaria normalità, ha bisogno di essere prolungata in un ascolto della Parola di Gesù. È solo in questo ascolto di Gesù, garantito dal Padre, che i tre discepoli possono procedere nel loro cammino. Il dono di Dio e le vere dimensioni della gloria sono in realtà attingibili solo da un’obbedienza illuminata dalla Parola. La finale conferma la necessità di concentrarsi sul solo Gesù e di lasciare che la parola penetri profondamente il cuore: «Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto» (Lc 9,36). Solo oltre il gradino nuovo ed estremo della morte e risurrezione del Messia, sarà possibile tornare alla parola e annunciare la trasfigurazione ma anche il suo esodo compiuto in Gerusalemme. Nella prima lettura troviamo Abramo che «credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia» (Gen 15,6) quando ancora Isacco non era stato concepito. Guardando le stelle del cielo, sotto la guida amorosa della Parola di Dio, egli giunse alla fede che la sua discendenza sarebbe stata numerosa come le schiere celesti. Rivestito di questa speranza Abramo, è già trasfigurato: la sua esistenza ormai non è più un semplice intreccio di situazioni e cose materiali, ma trova la sua forza viva nella promessa che tutto sottende. Resta ancora però del cammino da compiere: la speranza di possedere la terra è posta in un futuro troppo lontano: «Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò il possesso?» (Gen 15,8). La celebrazione dell’alleanza diventa allora un luogo in cui essere sicuri che la propria discendenza possederà la terra promessa «dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate» (Gen 15,18). Nella visione che accompagna la stipulazione Abramo – come Pietro al monte della trasfigurazione – è bloccato da torpore, terrore e oscurità. Nondimeno l’alleanza conclusa, mentre aspetta la sua piena realizzazione, è già forza che sostiene il cammino verso il futuro esodo. La vera Quaresima è accettare di entrare nella tentazione e vincere con Gesù ma è anche vivere la sua trasfigurazione. Il ritornello responsoriale ci insegna a dire: «Il Signore è mia luce e mia salvezza». Tentati con Cristo e con lui trasfigurali, andiamo incontro alla sua gloria pasquale, sostenuti dalla Parola del Padre che ci orienta all’ascolto sincero e plenario di Gesù. Le vere capanne, che prolungano la possibilità di stare con lui e con i suoi amici gloriosi, sono gli spazi che il Padre ci costruisce chiedendoci l’ascolto del Figlio. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 5 al 13 marzo 2022

Letture: Deuteronomio 26,4-10 / Salmo 90 / Romani 10,8-13

Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».

Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 05 18.00 + Brignani Adriano (Trigesima)

+ Beltrami, Cremonini e Azzolari

Domenica 06 10.30 + Amatulli Felice

+ Franco, Maria, Demo e Luigina

+ Balestri Franco, Dalle Vacche Enzo e Edgardo, Martini Elisa

Lunedì 07 18.00 + Liviano
Martedì 08 8.00 Deff. dimenticati nella preghiera

+ Baldrati Angelina

Mercoledì 09
Giovedì 10 18.00 + Pia Mazzetti
Venerdì 11
Sabato 12 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando
Domenica 13 10.30

18.00

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Gino Monesi

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Marzo 2022

Domenica 06

I di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Mercoledì 09 Ore 20.45 (S.Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”
Giovedì 10 Ore 20.45 (canonica) : 5° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio

Ore 21.00 (S. Maria in Fabriago) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni

Venerdì 11

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 2a Stazione Quaresimale. Al termine Adorazione eucaristica fino alle ore 22.30

Domenica 13

II di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 25,31-46 Mt 6,7-15 Lc 11,29-32 Mt 7,7-12 Mt 5,20-26 Mt 5,43-48

Vivere il Mistero- Già da cinque giorni – precisamene durante l’Eucaristia del mercoledì delle Ceneri – ci sono state annunziate le opere fondamentali della Quaresima. Il Lezionario di questa prima domenica alza la posta, perché indica che il cammino verso la Pasqua non è incentrato sulle nostre possibili prestazioni, ma su Cristo e sul rapporto con lui. Lui per primo ha vissuto, nel deserto, quaranta giorni di tentazione: è con lui, perciò, che siamo messi alla prova ed è con lui che giungiamo alla vittoria. Il ritornello del salmo responsoriale, infatti, recita: «Resta con noi, Signore, nell’ora della prova». Al centro dell’Eucaristia odierna sta Gesù tentato e, soprattutto, vincitore. Il suo itinerario comprende una pesante e ripetuta messa alla prova, ma anche segni sicuri di una debordante positività. Gesù arriva al deserto «pieno di Spirito Santo», e «guidato dallo Spirito», (Lc 4,7). Alla fine, avendo «esaurito ogni tentazione», il diavolo si allontana anche se ritornerà «al momento fissato». All’inizio della passione, infatti, il racconto riprenderà proprio questo filo affermando: «Satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era uno dei Dodici. Ed egli andò a trattare con i capi dei sacerdoti e i capi delle guardie sul modo di consegnarlo a loro». La tentazione, che ha luogo nel deserto ed è occasionata dalla fame, suggerisce a Gesù di utilizzare il suo essere figlio di Dio per trasformare le pietre in pane. Nel deserto Gesù si è lasciato mettere alla prova con generosità: messosi alla ricerca di Dio nella preghiera, non mangiò nulla. Quando, però, i quaranta giorni furono terminati «ebbe fame» (Lc 4,2). Si presentò allora pungente il limite umano: la nostra situazione apparve fino in fondo e Gesù fu tentato, proprio come noi, di scappare e di sfuggire la penosa fatica dell’essere uomo. Egli trovò però il coraggio di resistere in un versetto che sintetizza tutta la Bibbia: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”» (Lc 4,4). È vero che l’uomo cozza contro i propri limiti, ma è ancora più vero che egli non vive soltanto di pane: siamo destinati a un dialogo con Dio e a essere nutriti da questa relazione. Possiamo perciò affrontare i nostri limiti e superare, accettandola la nostra costituita debolezza. Per essere fedeli a un tale dialogo occorre, però, sfuggire ai surrogati. La pietra trasformata in pane, con un uso improprio della forza che viene da Dio, sarebbe un sostitutivo e chiuderebbe la decisa apertura verso Dio, impedendo la nostra vera crescita, espansiva e creativa al di là dei nostri limiti e paure. Nella seconda tentazione Gesù è liberato dallo spazio («Lo condusse in alto») e dal tempo («gli mostrò in un istante tutti i regni della terra») ed è portato in “alto”, in un luogo indefinito da cui si può vedere con spietatezza la verità di tanta grandiosità umana, supposta e supponente. Con iattanza, il demonio afferma che la gloria del potere appartiene a lui solo e lui può offrirla a chi vuole. Per avere tutto, basta adorarlo. Gesù, però, ricorda bene il comandamento dell’unicità di Dio e la sua applicazione all’adorazione. Aiutato dalla Parola di Dio nelle Scritture, egli risponde: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”» (Lc 4,8). Con questa adorazione unica, le realtà del mondo tornano alla loro verità. La terza tentazione è ancora più subdola: lo scenario è un «alto», questa volta creato dall’uomo, proprio nel suo desiderio di avvicinarsi a Dio: il diavolo «lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio». La tentazione, in questo luogo così religioso, si sviluppa come un vero duello biblico. Il demonio s’ingegna a copiare il metodo di Gesù, che fino a ora si è difeso con la Scrittura, e intreccia due passi biblici. Il racconto mostra così la necessità di un profondo discernimento della Parola di Dio, per incontrare in essa la vera «affermazione biblica». Solo la dichiarazione di Gesù – «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”» (Lc 4,12) – ha in sé davvero la Parola di Dio. Satana con le sue citazioni, invece, propone un vero e proprio abuso delle parole della Bibbia, «un’ermeneutica fondamentalistica, e senza vero cuore. Il racconto chiude con una nota di vittoria e, insieme, di realismo. Gesù ha superato la prova compiutamente, anche se resta un orizzonte più lontano – quello della passione, morte e risurrezione – in cui si ripeterà la tentazione e si giungerà alla definitiva resa dei conti. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 26 febbraio al 6 marzo 2022

Letture: Siracide 27,4-7 / Salmo 91 / 1Corinzi 15,54-58

E‘ bello rendere grazie al Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (6,39-45)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 26 18.00 + Lea e Anselmo
Domenica 27 10.30

18.00

+ Liparesi Giovanni, Gilberto, Carlo e Antonia, Giannina e Ireneo, Mario e Folli Pia, Buldrini Paolo, Gaetano, Domenica e genitori

+ Dovadola Ivano e Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio

+ Pirazzini Giuliana e Baldassarri Angelina

Lunedì 28 18.00 + Montesi Natale
Martedì 01 8.00 + Moroni Marcello
Mercoledì 02 20.30 + Montanari Dircea

+ Preda Maria Teresa

Giovedì 03 18.00 + Liviano
Venerdì 04 20.30 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano e Monica e Dovadola Silverio
Sabato 05 18.00 + Brignani Adriano (Trigesima)
Domenica 06 10.30 + Amatulli felice

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Febbraio – Marzo 2022

Domenica 27

VIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Lunedì 28 Ore 20.45 (canonica) : Consiglio Pastorale Parrocchiale
Mercoledì 02

Le Ceneri

Astinenza e digiuno

Ore 18.30 (FRUGES) : S. Messa delle Ceneri

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa delle Ceneri

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Giovedì 03 Ore 20.45 (canonica) : 4° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Venerdì 04

Astinenza

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 1a Stazione Quaresimale

Domenica 06

I di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 10,17-27 Mt 10,28-31 Mt 6,1-6.16-18 Lc 9,22-25 Mt 9,14-15 Lc 5,27-32

Vivere il Mistero

Come di solito, ci disponiamo in un clima di preghiera ad ascoltare la pagina evangelica di questa domenica. La nostra domanda è sempre: «Quale aspetto del mistero di Gesù, salvezza per noi, qui, oggi, la Parola ci porta?». Vogliamo andare al cuore, scandagliare il testo e succhiarne il nettare buono anche se ci giudica; vogliamo essere discepoli sapienti, imparare il segreto e la via della vita, per divenire veri! Chiediamo subito la grazia di poter mettere ln pratica la Parola per comprenderla bene; da questa domenica voglio portarmi via realmente un po’ del tesoro. Nelle ultime due domeniche abbiamo ascoltato il programma di Gesù che compiendo l’antica legge la interiorizza ponendola in maniera assoluta sul piano dell’essere piuttosto che dell’adempimento legalistico e morale. La scorsa settimana poi ci è stato consegnato il cuore del comando fondamentale: essere misericordiosi come il Padre per essere e potersi dire figli dell’Altissimo; in una parola fare quello che ha fatto Gesù che non considerò suo nemico alcuno, amò tutti, morì perdonando, era mite ed umile di cuore, misericordioso e fedele, tutta carità…. Il discepolo è tale se assomiglia al suo Maestro! Le parabole del brano di oggi (Lc 6, 39-45) ci spiegano che cosa accade a chi non ha imparato questo insegnamento fondamentale. Se non hai un cuore misericordioso e buono come Dio, non puoi farti carico degli altri, sei un cieco che pretende di guidare un altro cieco: la rovina è di tutti e due. Se non sei buono, ma uno che giudica, sei un insipiente che pretende di correggere il fratello ignorando la gravità del proprio male; presuntuoso, nella menzogna, credi di vedere bene perché, stolto, non ti osservi allo specchio per imparare ad essere vero. Forse sei anche sincero ma hai una coscienza distorta, soggettiva, che ha fissato la misura del bene e del male secondo i propri criteri e ti ergi a giudice; tu stesso non hai forse sperimentato la misericordia, sei uno che non si sente un perdonato perché crede di non aver bisogno di perdono e non lo chiede. Può accadere di essere anche troppo rigidi con se stessi e di fare Dio spietato come noi lo siamo con i fratelli. L’albero si riconosce dai frutti e l’uomo da ciò che trae fuori dal suo cuore: se ha un cuore misericordioso, perdonato, è buono, fa il bene; se il suo cuore è cattivo e giudica trae fuori il male. «Dal di dentro, dal cuore dell’uomo viene ciò che contamina, cioè, perde l’uomo», disse Gesù (cf Mt 15, 1B-20). La bocca parta della pienezza del cuore. Dipende appunto di che cosa è pieno il cuore. Per cuore s’intende l’intimo dell’uomo, la sua coscienza, il luogo dove avvengono le decisioni e le scelte, la sede della volontà. E’ stato scritto che la vita cristiana è essenzialmente continuo discernimento partendo appunto da quella definizione della vita cristiana che è il testo della lettera ai Romani (12,1-3): «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto». Ecco, oggi, per così dire impariamo a fare il cosiddetto «esame di coscienza»: si tratta di mettere in discussione la propria coscienza e di formarla bene per divenire veri. Il termine inequivocabile di paragone è la coscienza di Gesù che è una coscienza del tutto “filiale“, conforme al Padre. Qui sta il segreto e la via facile Gesù ce l’ha rivelato: «Siate misericordiosi come il Padre che avete visto in me: chi ha visto me, ha visto il Padre» (cf Gv 14,9). E proprio quando Gesù muore perché l’amore di misericordia non gli ha permesso né di difendersi, né di accusare o condannare, noi abbiamo visto com’è Dio! Vedendo come moriva perdonando il centurione esclamò: «Costui era veramente il Figlio di Dio!» (cf Mt 27,54; Mc 15, 39) Paolo da discepolo vero di Gesù, e doveva essere davvero molto cambiato il violento Saulo, divenuto tutto misericordia e immagine della materna tenerezza di Dio poteva dire ai cristiani delle chiese da lui fondate: «Imitate me come io imito Cristo». (cf 1 Cor 1 1, 1; Fil 3,17) (don Dario Pacifico)

Programma dal 19 al 27 febbraio 2022

Letture: 1 Samuele 26,2.7-9.12-13.22-23 / Salmo 102 / 1Corinzi 15,45-49

Il Signore è buono e grande nell’amore.

Dal Vangelo secondo Luca (6,27-38)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro.

E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. Se amate quelli che vi amano, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, quale gratitudine vi è dovuta? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.

Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso.

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati. Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 19 18.00 + Foletti Arcangelo (Lino)
Domenica 20 10.30 + Marconi Francesco

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Lunedì 21 18.00 + Antonio
Martedì 22 8.00 + Castelli Adriano
Mercoledì 23 18.00 + Zavalloni Elda
Giovedì 24 18.00 + Dovadola Monica

+ Vertori Francesco e deff. della famiglia

Venerdì 25
Sabato 26
Domenica 27 10.30

18.00

+ Liparesi Giovanni, Gilberto, Mario e Folli Pia, Buldrini Paolo, Gaetano, Domenica e genitori

+ Dovadola Ivano e Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Anno : C

Febbraio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 20

VII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00
Lunedì 21 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Martedì 22

Cattedra di

S. Pietro ap.

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 23 Ore 20.45 (S. Paolo): Prove del coro S. Paolo
Giovedì 24 Ore 20.45 (canonica) : 3° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Venerdì 25 Ore 17.30 (S. Paolo): Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 27

VIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 9,14-29 Mt 16,13-19 Mc 9,38-40 Mc 9,41-50 Mc 10,1-12 Mc 10,13-16

Vivere il Mistero- La pagina evangelica odierna è in stretta continuità con il testo delle beatitudini, ne è una eco. La stessa cosa fa Matteo: alle beatitudini fa seguire il discorso sulla giustizia interiore (5,21-48). Sulle beatitudini si fonda uno stile di vita che oltrepassa la giustizia degli uomini, che va oltre la legge. Nessuna legge può imporre di amare il nemico. L’Evangelo è il superamento della cosiddetta legge del taglione: «Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede» (Dt 19,21). Alle ostilità e alle ingiustizie non si può porre fine con la vendetta. Applicando la legge del taglione si rischia di diventare tutti ciechi, senza piedi e senza mani! Non si tratta di venire meno alla giustizia e di denunciare i soprusi. Lo stesso Gesù, quando ricevette uno schiaffo, porse l’altra guancia, ma non rinunciò a contestare apertamente quel comportamento: «Se ho parlato male dimostrami dov’è il male; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» (Gv 18,23). Una convivenza veramente umana è possibile soltanto se si supera lo spirito di vendetta e se nei rapporti personali interviene il perdono. Il fondamento teologico di un tale comportamento è l’imitazione di Gesù, immagine del Padre; l’imitazione del Figlio nel quale anche noi siamo figli. L’esortazione ad essere perfetti come il Padre celeste (cf Mt 5,48) trova concreta applicazione nell’esortazione: «Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro» (Lc 6,36). È la misericordia, la compassione verso il prossimo che dà la misura della nostra figliolanza divina.

Annunciare.- Il cristianesimo non è un’antologia di saggi consigli; non è una semplice dottrina di astratte e affascinanti affermazioni. La nostra fede, come in ogni vero rapporto d’amore, è una persona che diventa parte della nostra vita: Gesù Cristo. Per questo il cristianesimo è in primo luogo uno stile di vita che, come quello di Gesù, sovente contrasta con i cosiddetti «benpensanti» ai quali le beatitudini rischiano di apparire come follia.

Insegnare.– Perdonare non significa perdere la memoria delle offese ricevute (o ritenute tali). Anzi, proprio perché non si è degli smemorati il perdono diventa un eroico gesto meritorio. Sovente facciamo il bene più per nostra gratificazione che per amore gratuito verso il prossimo. E’ bello e anche giusto fare del bene a quelli che amiamo, ma «anche i peccatori fanno lo stesso…Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande…». La gratuità è il segno inequivocabile della presenza dello Spirito di Dio in noi.

Esortare.– «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati». Ogni persona ha una storia che solo Dio conosce veramente; vicende che condizionano tutta la vita. Il cristiano è chiamato a volgere verso tutti uno sguardo di compassione e di misericordia. Il giudizio è riservato soltanto a colui che vede nel cuore dell’uomo e non si arresta alle apparenze. Non dimentichiamo la Parola che non passa: «Con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».

Introdurre al mistero.– La Chiesa dei primi secoli optò per un rito battesimale che, di norma, prevedeva la totale immersione di tutto il corpo nell’acqua. Tale gesto dava visibilità all’immagine paolina del battesimo. «Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova»(Rm 6,4). Il battesimo, anche se oggi nella Chiesa latina è, per ovvie ragioni, celebrato nella maggioranza dei casi per infusione, esprime e realizza una nuova nascita nello Spirito secondo il modello di Gesù, nuovo Adamo. (don Silvano Sirboni)

Programma dal 12 al 20 febbraio 2022

Letture: Geremia 17,5-8 / Salmo 1 / 1Corinzi 15,12.16-10

Beato l’uomo che confida nel Signore.

Dal Vangelo secondo Luca (6,17.20-26)

In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.

Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:

«Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio.

Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati.

Beati voi, che ora piangete, perché riderete.

Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.

Ma guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione.

Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame.

Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete.

Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 12 18.00 Deff. fam. Guadagnini Vincenzo
Domenica 13 10.30

18.00

+ Lorenzo e Antonietta Ravaglia e Torquato e Luciana Sisti

+ Settembre Anna

+ Poggiali Dante

+ Adriana, Adolfo e genitori

Lunedì 14
Martedì 15 8.00 + Servidori Marianna
Mercoledì 16
Giovedì 17 18.00 + Brandolini Irene e Amadei Carlo

+ Bassi Giovanni e Resta Maria

Venerdì 18 8.00 + Aristide
Sabato 19 18.00
  • + Foletti Arcangelo (Lino)
Domenica 20 10.30 + Marconi Francesco

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Anno : C

Febbraio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 13

VI del T. Ordinario

Giornata per la vita

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Lunedì 14

Ss. Cirillo e Metodio

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 16 Ore 18.00 (S. Paolo) : S. Messa presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti con la partecipazione del Movimento Lavoratori A.C. (MLAC)

Ore 20.45 (S. Paolo): Prove del coro S. Paolo

Giovedì 17 Ore 20.45 (canonica) : 2° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Venerdì 18 Ore 17.30 (S. Paolo): Adorazione eucaristica e S. Rosario
Domenica 20

VII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 10,1-9 Mc 8,14-21 Mc 8,22-26 Mc 8,27-33 Mc 8,34-9,1 Mc 9,2-13

Vivere il Mistero- L’ultima delle domeniche epifaniche introduce un elemento ulteriore «Abbiamo contemplato il manifestarsi del Figlio di Dio, abbiamo identificato gli inviati a manifestarne il Vangelo, ora guardiamo il messaggio e Gesù stesso a partire da chi lo riceve. Insomma al centro della nostra attenzione in questa 6a domenica del tempo ordinario sono proprio coloro a cui Gesù indirizza la sua parola di vita. Nella prima lettura (Ger 17,5-8) il profeta propone una sorta di dittico in cui accosta insieme maledizione e benedizione. Oggetto della prima è chi confida nell’uomo; della seconda chi confida nel Signore. La povertà insanabile della prima condizione è paragonata alla pianta di tamarisco, arbusto gramo che germina nella steppa, privo di frutti, destinato a stentare in un terreno arido e salmastro. Gli interlocutori del profeta lo conoscono bene e dunque l’immagine coglie nel segno. Chi, invece, confida nel Signore è paragonato a un albero piantato lungo il fiume, sempre irrorato dall’acqua, riparato perciò dal caldo e dall’eventuale siccità, ricco sempre di frutti. Ed ecco che di impegno ci parla, sia pure in modo indiretto, il Vangelo, tratto da Lc 6,17.20-26. Ascoltiamo oggi la redazione lucana della proclamazione delle beatitudini. Pure fuori dalla grande architettura di Matteo, dalla proposizione di Gesù come nuovo Mosè legislatore, il discorso conserva intatta la sua efficacia. Nel circolo dell’odierna proclamazione, le parole di Luca sono rette dalla contrapposizione tra il portare frutto e l’essere sterile, tra il produttivo e l’improduttivo, tra la benedizione e la maledizione. Diventano così manifesto dell’epifania di Cristo, e perciò benedetti, i poveri, gli affamati, quelli che piangono, quelli che sono o saranno perseguitati a ragione di lui. Negano Cristo, ne sono anti-manifestazione, oscuramento, i ricchi, i gaudenti, i sazi, coloro che vengono adulati. Notiamo ancora come Gesù agli uni e agli altri, ma con accento diverso, richiami l’agire dei padri con i profeti. Questi ultimi sono stati perseguitati; al contrario esaltati e adulati sono stati i falsi profeti. Possiamo aggiungere che quanto in Geremia è annuncio, nelle parole di Gesù è manifesto in atto. E, in effetti, malgrado il modo «mite» con cui in Luca sono pronunciate le beatitudini o viene opposto a esse il «guai» del confidare unicamente su se stessi chiudendosi all’altro e ai suoi bisogni, le parole di Gesù esprimono il manifesto della rivoluzione più grande, quella che riconosce come destinatario del messaggio chi è in condizione di indigenza, di povertà, di limite, di emarginazione e ne fa il perno che ribalta la sterile, cieca e pasciuta indifferenza. La rivoluzione di cui parliamo non consiste, dunque, nell’esortare i poveri, gli affamati, i perseguitati ad accettare la loro condizione in nome di una ricompensa a venire. Consiste piuttosto nel dover assumere, come norma della sequela, il riconoscere i poveri, i diseredati, gli affamati, gli afflitti come epifania di Dio. La sequela di Cristo non può che assumerne il punto di vista, impegnandosi a restituire ciascun povero, ciascun perseguitato, ciascun dolente alla dignità di creatura fatta a immagine di Dio. La comunità ecclesiale, e in essa il singolo cristiano, non possono costruirsi alibi al riguardo. La tentazione, invece, è quella di stare dalla parte dei potenti, dei vincenti, dei gaudenti e magari di essere noi stessi potenti, vincenti, gaudenti… Non «Chiesa dei poveri», ma Chiesa dei ricchi, dei prepotenti! Come sempre è l’orazione colletta (torniamo a suggerire quella proposta in alternativa nell’edizione italiana del Messale) ad avviarci su questa linea interpretativa: «O Dio, Signore del mondo, che prometti il tuo regno ai poveri e agli oppressi e resisti ai potenti e ai superbi, concedi alla tua Chiesa di vivere secondo lo spirito delle beatitudini proclamate da Gesù Cristo, tuo Figlio…». (Sr Cettina Militello)