Epidemia 2025: contagiati dall’Anno Santo

don Pietro Marchetti, parroco

EDITORIALE DEL NOSTRO S.PAOLO, MARZO 2025

Col mercoledì delle ceneri, accogliendo sul nostro capo questo “segno”, si apre davanti a noi una preziosa opportunità per continuare il cammino dell’Anno Santo, con la Speranza di essere contagiati da una epidemia di “desiderio di Santità”, che ci auguriamo possa toccare anche la nostra vita.
Questa volta una buona epidemia, da non combattere, anzi da desiderare, perché c’è davvero tanto bisogno di Fede, di Speranza e di Carità cristiana in “questo mondo di ladri”, dove qualcuno sta cercando di rubare a tutti la gioia della vita, privandoci della bellezza, deturpandola, privandoci della vera libertà, che ci permette di compiere il “Bene”, creando così una lunga colonna di “poveri” non solo per mancanza di mezzi necessari per vivere, ma anche di quei “desideri” che ne sono il motore e che danno senso alla vita e alla fatica del vivere quotidiano.
Papa Francesco, per la cui salute tanto stiamo pregando in questi giorni, ci propone un bel cammino per la quaresima: “camminare insieme nella Speranza”.
Primo invito: “camminare”: non dimentichiamo che siamo “pellegrini di speranza”, se non camminiamo ovviamente non siamo pellegrini. Domandiamoci: “sono veramente in cammino o piuttosto paralizzato, statico, con la paura e la mancanza di speranza, oppure adagiato nella mia zona di comodità?”
Che cosa ci chiede il Signore per essere viaggiatori migliori ?
Secondo invito: “camminare insieme”, essere sinodali. Chiediamo allo Spirito Santo che ci spinga ad uscire da noi stessi per andare verso Dio e verso i fratelli e mai chiuderci in noi stessi, “significa procedere fianco a fianco, senza calpestare o sopraffare l’altro, senza covare invidia o ipocrisia, senza lasciare che qualcuno rimanga indietro o si senta escluso”.
Ma siamo capaci di camminare con gli altri, oppure siamo arroccati nel nostro “bel castello” o chiusi nel nostro bel gruppetto di whatsapp ?
Terzo invito: “camminare nella Speranza”, di quella che non delude, come dice San Paolo.
Fondata quindi sulla Resurrezione di Gesù Cristo, sulla fiducia nel Signore e nella sua grande promessa. Dobbiamo chiederci, scrive Papa Francesco, ho in me la convinzione che Dio perdona i miei peccati ? Oppure mi comporto come se potessi salvarmi da solo?
Aspiro alla salvezza e invoco l’aiuto di Dio per accoglierla? Vivo la speranza che mi aiuta a leggere gli eventi della storia e mi spinge all’impegno per la giustizia, alla fraternità, alla cura della casa comune, facendo in modo che nessuno sia lasciato indietro ?
La Vergine Maria, Madre della Speranza, interceda per noi e ci accompagni nel cammino quaresimale”. Buona quaresima a tutti.

Medjugorje, 18 marzo 2025 – Apparizione annuale a Mirjana

“Cari figli!

Con amore materno vi prego:

datemi le vostre mani giunte,

datemi i vostri cuori purificati nella confessione

ed io vi guiderò a mio Figlio!

Perché, figli miei,

soltanto mio Figlio, con la Sua luce può illuminare le tenebre,

soltanto Lui, con la Sua Parola può togliere la sofferenza.

Perciò non abbiate paura di camminare con me

perché io vi guido a mio Figlio, alla salvezza.

Vi ringrazio.”

(Con approvazione ecclesiastica)

Programma dall’15 al 23 marzo 2025

Letture: Genesi 15,5-12.17-18 / Salmo 26 / Filippesi 3,17-4,1

Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Dal Vangelo secondo Luca (9,28b-36)
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.

Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.

Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.

Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».

Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 15 18.00 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 16 10.30

18.00

+ Tomaso Sangiorgi

+ Luisi Giovanni, Orlacchio Angelina, Faccani Alessandro e Stefano

+ Fausta, Rina, Magda, Giannina Bighi

Lunedì 17
Martedì 18
Mercoledì 19 18.00 + Vittorio

+ Giuseppe

Giovedì 20
Venerdì 21 20.30 + Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo
Sabato 22 18.00 + Adriano Castelli
Domenica 23 10.30 + Baruzzi Bruna

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Venerdì ore 20.30

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 17.30 Via Crucis

 

Anno : C

Marzo 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 16

II di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 17 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Martedì 18 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.

Ore 21.00 (oratorio) : Incontro per la “Festa della Ripresa”

Mercoledì 19

S. Giuseppe

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Ore 20.30 (oratorio) : Incontro genitori in preparazione alla “Prima Comunione”

Giovedì 20 Ore 20.30 (oratorio) : Incontro genitori in preparazione al Sacramento della Cresima
Venerdì 21

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 3a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Sabato 22 Ore 19.00 (oratorio) : Incontro giovani famiglie con cena insieme
Domenica 23

III di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 14.30 (Cattedrale) : Giornata diocesana cresimandi

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

Visita alle famiglie con benedizione

17 – 21 Marzo

(dalle ore 15.00)

Lunedì 17 : Via D’Acquisto.

Martedì 18 : Via Castelletto (pari dal n°2 al n°50).

Mercoledì 19 : Via Castelletto (pari dal 54 alla fine).

Giovedì 20 : Via Castelletto (dispari).

Venerdì 21 : Via Moro.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 6,36-38 Mt 23,1-2 Mt 1,16.18-21.24a Lc 16,19-31 Mt 21,33-43.45-46 Lc 15,1-3.11-32

Vivere il mistero – Il Signore Dio, l’Altissimo, si rivolge ad Abram con le parole: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle». In questa seconda domenica di Quaresima sembra proprio che l’invito alla conversione passi attraverso una purificazione di sguardo, di cuore. Siamo invitati a vivere generosamente una sorta di rettificazione dello sguardo della cui povertà e limitatezza dobbiamo renderci consapevoli. Solo così saremo in grado di andare oltre ciò che vediamo con gli occhi, per non diventare patetici nella nostra ansia di controllo: «… se riesci a contarle». C’è una punta di benevolo umorismo nelle parole che l’Altissimo rivolge al suo servo Abram, il quale sta imparando a conoscere Dio in modo assai diverso dalle sue abitudini e immaginazioni idolatriche. Sul monte della Trasfigurazione, ove sembra ci sia il trionfo della vista come organo della percezione più sicura e certa, in realtà è l’ascolto ad essere richiesto. Proprio mentre lo sguardo sembra raggiungere il vertice delle sue possibilità, l’invito alla conversione risuona come una sorta di deviazione: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». L’intento del Signore Gesù, mentre sale verso la montagna, è assolutamente chiaro e viene sottolineato dall’evangelista Luca: «Salì sul monte a pregare». Il Maestro si apparta sul monte non per dare spettacolo, ma per entrare in intimità con quel Dio che egli chiama sempre con il dolcissimo nome di Padre come farà dall’inizio della sua coscienza di uomo e di credente fino all’estremo dono della sua vita. Il mistero, e non tanto il miracolo della trasfigurazione, – termine accuratamente evitato da Luca – è il segno esterno di questo intimo colloquio interiore tra il Figlio che invoca quel Padre che lo riconosce e lo rivela come «Figlio mio». Il fatto che il «suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante», non è altro che la manifestazione della gioia inenarrabile che il Signore Gesù vive nell’intimità della preghiera come luogo di assoluto ascolto dell’Altro. Per Luca non si tratta di «trasfigurazione», egli non usa questo termine, ma semplicemente si tratta di «alterizzazione», in quanto si tratta di un «diventare altro» della sua faccia. Dal punto di vista delle attese e delle immaginazioni dei discepoli, il Signore Gesù diventa irriconoscibile. Il momento della trasfigurazione in realtà segna il tempo offerto ai discepoli per reimpostare il loro sguardo di Gesù. Si tratta di rinunciare alle loro proiezioni per entrare nella chiara luce di ciò che il Signore, con le sue parole e i suoi gesti, rivela di se stesso, del Padre e della nostra stessa vocazione di discepoli. Ciò che è offerto sul monte è un tempo propizio, ma assai delicato e quasi rischioso. Tutto ciò avviene evidentemente di notte poiché i suoi discepoli «erano oppressi dal sonno» e tuttavia vegliarono e restarono svegli e – a fatica – videro la sua gloria. Quando Mosè ed Elia partono, dopo aver parlato con Gesù del suo prossimo «esodo», ecco che Pietro parla. La sua parola è mozzata da una seconda notte, una nube e – come già per Abram – «ebbero paura». Pietro come Abram – come ciascuno di noi- non capisce, anzi fraintende, tentato com’è dal lato estetico di ciò che avviene fino a dire senza sapere che cosa dice: «E bello». Pietro si fa ammaliare da una sorta di bel/ben-essere che è proprio il contrario di ciò di cui Gesù va discorrendo. Per i discepoli di ogni tempo e di ogni luogo la sfida rimane la stessa: passare dall’estetica all’estatica che fa compiere l’esodo sempre doloroso attraverso il bello verso il buono e il vero. Di questo il Signore Gesù andava discorrendo con Mosè ed Elia, ed è di questo che vuole parlare con ciascuno di noi. Sembra del tutto naturale che l’argomento di questa fittissima e luminosissima conversazione sia il «suo esodo». Anche se è del tutto comprensibile che Pietro, invece di mettersi più decisamente in cammino, si lascia prendere dalla tentazione di fermarsi fino a sedentarizzarsi: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne…». Come già per Abram, così per Pietro e per tutti noi è necessario attraversare la fase dell’abbassamento della vista, fino al suo assoluto velarsi nel «torpore» del «sonno» per svegliarsi, in modo più sensibile, all’ascolto. Paolo evoca i «nemici della croce di Cristo». Ci auguriamo certo di non essere annoverati nel numero di costoro, nondimeno è necessario non darlo per scontato. Infatti, ogni volta che ci fidiamo troppo dei nostri occhi, rischiamo di vedere solo attraverso il velo del «terrore» delle nostre paure che ci bloccano. Allora dobbiamo aprire un poco di più le orecchie e lasciarci guidare dalla voce che dentro ci parla e ci guida in modo più sicuro e più certo dei nostri occhi. Un luogo privilegiato per vivere questo esodo interiore è certamente la preghiera che, in questo tempo quaresimale, siamo chiamati a intensificare non solo a livello di tempo, ma per qualità di attenzione e di disponibilità alla conversione. (p. Michael Davide Semeraro)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (terza parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Tre considerazioni, che diventano tre suggerimenti. Per prima cosa è bene rammentare che il rito sacramentale ha tre forme celebrative. Se ci sono, vanno usate tutte. Sebbene la terza modalità, il Rito per la riconciliazione di più penitenti con la confessione e l’assoluzione generale, sia di fatto (e purtroppo) resa inutilizzabile per la rigidità delle condizioni richieste, ne rimangono altre due con cui celebrare il sacramento. Tra le due, poi, non si può neppure pensare, perché non viene mai dichiarato nel Rituale, che la prima forma individuale sia quella ordinaria e normale. Anzi sembra che si affermi proprio l’opposto: è la seconda da preferire perché ha un valore aggiunto, per opportunità e vantaggi, in quanto «la celebrazione comune manifesta più chiaramente la natura ecclesiale della penitenza» (RP, Premesse n.22). Nella prassi pastorale delle parrocchie invece è celebrata, nel migliore dei casi e non sempre in modo completo, come preparazione immediata al Natale e alla Pasqua o alle prime comunioni e alle cresime. Certamente è una forma impegnativa, per la necessaria preparazione e a volte pure per la scarsità dei sacerdoti, ma sicuramente dal punto divista dello spazio celebrativo, è quella che meglio esprime la ricchezza teologica del sacramento ed è più capace di coinvolgere tutti i poli liturgici più importanti e simbolici della chiesa. (3- continua)

Programma dall’8 al 16 marzo 2025

Letture: Deuteronomio 26,4-10 / Salmo 90 / Romani 10,8-13

Resta con noi, Signore, nell’ora della prova.

 

Dal Vangelo secondo Luca (4,1-13)

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”». Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 08 18.00
Domenica 09 10..3018.00 + Folli Dante (1° anniv.), Giuseppe, Zaffagnini Giovanna e Folli Enzo+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Matulli Sergio e Camilla

+ Aldo Stanghellini e Luisa Dosi

+ Mariangela, Nino e deff. fam. Fontana e Bighini

Lunedì 10 18.00 + Ricci Francesco, Antonio e Tabanelli Maria+ Pia Mazzetti (anniv.)
Martedì 11
Mercoledì 12
Giovedì 13 18.00 + Cg. Cerfogli Carlo ed Elisabetta
Venerdì 14
Sabato 15 18.00 +Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
Domenica 16 10.3018.00 + Tomaso Sangiorgi+ Fausta, Rina, Magda, Giannina Bighi

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Venerdì ore 20.30

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 17.30 Via Crucis

Anno : CMarzo 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 09I di Quaresima Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis
Mercoledì 12 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 13 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.Ore 21.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.
Venerdì 14Astinenza Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)Ore 17.00 (S. Paolo) : Via CrucisOre 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 2a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Domenica 16II di Quaresima Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Visita alle famiglie con benedizione

10 – 14 Marzo

(dalle ore 15.00)

15 – marzo

(tutta il giorno)

Lunedì 10 : Via Gramsci (pari dal 2 al 10).

Martedì 11 : Via Gramsci (pari dal 12 alla fine), via Gramsci (dispari).

Mercoledì 12 : Viale del Risorgimento.

Giovedì 13 : Viale della Costituzione (dispari).

Venerdì 14 : Viale della Costituzione (pari dal 10 al 38).

Sabato 15 : Viale della Costituzione (pari dal 42 alla fine).

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 25,31-46 Mt 6,7-158 Lc 11,29-32 Mt 7,7-12 Mt 5,20-26 Mt 5,43-48

Vivere il mistero – La prima domenica di Quaresima ci riporta sempre e giustamente alle tentazioni di Gesù nel deserto. Mettendoci di nuovo in cammino verso il giardino di Pasqua, attraversando il deserto quaresimale, siamo obbligati a porci alcune domande. La prima che sale al cuore, e forse ci prende alla gola, potrebbe essere articolata così: «Ma cosa significa lasciarsi sospingere nel deserto e là dimorare in attesa – dopo quaranta giorni di digiuno – che si scateni finalmente la tentazione?». Il deserto è lo stato normale della nostra vita. Sotto questo simbolo, cui ci rimanda ogni anno l’inizio della Quaresima, è significato lo spazio in cui sempre di più siamo messi a confronto con la nostra essenza di creature non solo viventi, ma anche consapevoli. Questo nostro carattere di umanità ci obbliga a misurarci con la nostra solitudine. La fame di cui maggiormente noi tutti soffriamo non è, di certo, quella che attanaglia il nostro stomaco, bensì quella che soffoca il nostro cuore affamato di amore, di condivisione, di presenza e, soprattutto, di senso. Nel deserto, il Signore Gesù non solo vince le tentazioni, ma ancor più profondamente, si mostra capace di attraversarle. Infatti, il «tempo» fissato è proprio quello della sua crocifissione quando, dall’alto della sua offerta pasquale, ritroverà la stessa tentazione in forma di insulto. Essa fiorirà amaramente sulla bocca di quanti passeranno sotto la croce del suo dolore e salirà persino alle labbra di uno dei due ladroni che condivideva con lui lo stesso dolore. Siamo alle solite: «Se è lui il Cristo di Dio…» (23,35), «Se tu sei il re dei Giudei» (23,37) e ancora «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi» (23,40). Nel deserto il Signore oppone, al diavolo che lo tenta, il ricorso alla Parola di Dio nella quale ha annegato le suggestioni di successo che gli vengono proposte. Sulla croce la reazione sarà di perfetto abbandono in una silenziosa consegna. Il perfetto abbandono della croce non si improvvisa neppure per Gesù, ma va preparato. Per questo nel deserto il Figlio, appena riconosciuto tale nel momento del suo battesimo, non accetta di dialogare con il male. Al contrario continua a coltivare la relazione intima con il Padre che «vede nel segreto» (Mt 6,6). Nella fatica della solitudine assunta e non subita né fuggita, il Signore assume le conseguenze del suo essere Figlio di quel «Padre» affidabile per il quale sarà il suo ultimo umano respiro: «Nelle tue mani consegno il mio spirito» (23,46). Il cammino di Gesù nel deserto prepara il suo mistero pasquale ed è per questo che la Chiesa, in questa prima domenica di Quaresima, ci fa seguire il Signore in questo luogo di prova e al contempo di rara intimità. A tal fine Luca annota che «era guidato dallo Spirito nel deserto» (4,1). Lo stesso percorso viene proposto a ciascuno di noi inoltrandoci ancora una volta in questo tempo che è l’appuntamento annuale del nostro rimetterci in marcia guidati, sospinti e animati dallo Spirito. Ci incamminiamo per dare un nome a quanto, nella nostra vita, è ancora segnato dall’egoismo e dalla falsa idolatria di noi stessi e aprirci, così, all’esperienza di una salvezza che viene proprio dalla relazione intima e forte con il Signore. L’apostolo Paolo ci incoraggia e, in un certo senso, ci dà una spinta perché non ci lasciamo sopraffare dal timore «Vicino a te è la Parola, sulla tua bocca e nel tuo cuore» (Rm 10,8). ln questo senso il deserto della nostra vita si ritrova a essere un giardino perché non siamo soli e non abbiamo bisogno della compagnia delle illusioni messe in scena così potentemente dal nemico delle nostre anime, dal nemico di sempre. Sembra proprio che ogni volta che riprendiamo la strada del cuore il serpente antico non sia per nulla contento ed ecco che, approfittando della nostra fame e della nostra stanchezza, inocula il veleno del «se». Il suo linguaggio è tanto ipotetico quanto suggestivo «Se tu sei… se ti prostrerai… se tu sei…». E il Signore Gesù risponde al «se» con un netto «Sta scritto». Un modo per dire che là, nel suo inesorabile darsi, è l’unica via alla verità, la strada maestra per la santità. Sulla cesta del cuore non possiamo ricamare o dissimulare all’infinito, possiamo solo guardare e offrire. Nel gesto di questa offerta le stesse cose assumono un senso e una forza del tutto nuove e insperate. Se al Giordano Gesù è rivelato come Figlio, nel deserto sceglie di essere Figlio. (p. Michael Davide Semeraro)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (terza parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

La preoccupazione principale di questo studio, pubblicato sulle pagine di questa Rivista in diverse puntate e raccolto anche in un libro edito dalla San Paolo (cf. p. 64), è stata quella di far emergere, attraverso una sintetica comprensione teologica e rituale del sacramento nella storia, le coordinate funzionali e simboliche dello spazio liturgico, preziose per leggere e ripensare, oggi, il luogo della sua celebrazione. A queste, è essenziale aggiungere e ricordare, in particolare ai ministri del sacramento, quanto scrive il Rituale riguardo agli adattamenti che spettano proprio ai sacerdoti, e specialmente ai parroci: ad essi è consentito «nella celebrazione della riconciliazione, sia per i singoli che per la comunità, adattare il rito alla situazione concreta dei penitenti, conservando la struttura essenziale e integralmente la formula dell’assoluzione; per motivi pastorali omettere o arricchire alcune parti scegliendo i testi sia delle letture che delle orazioni e scegliere il luogo più adatto per la celebrazione, secondo le norme stabilite dalle Conferenze Episcopali, in modo che tutta la celebrazione risulti ricca e fruttuosa» (RP 40a). Con queste parole il nuovo Rituale mostra una straordinaria fiducia nell’intelligenza liturgica dei ministri, l’ars celebrandi, e questa vale tanto per il rito quanto per l’area e la sede della celebrazione del sacramento. La scelta e la cura di uno «spazio felice» per il sacramento della riconciliazione, cioè adeguato all’azione liturgica e insieme icona eloquente della misericordia divina, dipenderà dunque molto da questa saggezza e intelligenza del buon celebrare. (2- continua)

Programma dall’1al 9 marzo 2025

Letture: Siracide 27,4-7 / Salmo 91 / 1Corinzi 15,54-58

E’ bello rendere grazie al Signore.

 

 

Dal Vangelo secondo Luca (6,39-45)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:

«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.

Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».

Parola del Signore.

 

VITA ECCLESIALE

Sabato 01 18.00 + Pirazzini Giuliana e Baldissarri Angelina
Domenica 02 10..30

18.00

+ Amatulli Felice

+ Pimul Kazimierz (Casimir) e Kziot Rudolf e Wiktoria

+ Montanari Dircea

+ Preda Maria Teresa

Lunedì 03 18.00 Per amici e famigliari Anna, Davide, Daniele, Cristiano, Alberto e loro famiglie
Martedì 04
Mercoledì 05 20.30 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Giovedì 06
Venerdì 07
Sabato 08
Domenica 09 10.30

18.00

+ Folli Dante (1° anniv.), Giuseppe, Zaffagnini Giovanna e Folli Enzo

+ Resta Albertina e Gagliardi Bruno

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Mariangela, Nino e deff. fam. Fontana e Bighini

Orario Confessioni Venerdì ore 10.0011.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00

Lunedì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Mercoledì e Venerdì ore 20.30

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.00 Via Crucis

ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 17.30 Via Crucis

 

Anno : C

Marzo 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 02

VIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte)

Mercoledì 05

Le Ceneri Astinenza e digiuno

Inizio del Tempo di Quaresima

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa delle Ceneri

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Venerdì 07

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 1a Stazione Quaresimale

(Unica S. Messa in S. Paolo)

Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.

Domenica 09

I di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

1- In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di mola.

Visita alle famiglie con benedizione

03 – 07 Marzo

(dalle ore 15.00)

08 – marzo

(tutta il giorno)

Lunedì 03 : Via Dini e Salvalai (pari dal 2 al 32)

Martedì 04 : Via Dini e Salvalai (pari dal n° 34 alla

fine).

Mercoledì 05 : Via Dini e Salvalai (dispari), via Rossa

Giovedì 06 : Via XXV Aprile (pari), viale Ravenna.

Venerdì 07 : Via Pertini.

Sabato 08 : Via XXV Aprile (dispari). (tutto il giorno)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 10,17-27 Mc 10,28-31 Mt 6,1-6.16-18 Lc 9,22-25 Mt 9,14-15 Lc 5,27-32

Vivere il mistero – «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo»: è un detto proverbiale incisivo e non lascia scampo. Il detto di Gesù viene elaborato da Matteo in questa forma letteraria: «Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi?… Dai loro frutti dunque li riconoscerete». Purtroppo siamo abituati a spezzettare le persone. Quando giudichiamo uno di questi pezzetti come «evangelico» (e di nostro gradimento) potremmo correre il rischio di mitizzare tale persona e farla diventare per noi punto di riferimento indiscutibile. Quando, viceversa, troviamo uno di questi pezzetti meritevole di condanna (e non di nostro gradimento) potremmo correre il rischio di dannare tale persona e farla diventare un «dannato all’inferno» ancora prima che Dio ponga in essere il suo giudizio definitivo. Per Gesù questa non è una mentalità sana. Il brano del Vangelo di oggi si può agevolmente distinguere in tre parti dove viene via via esposto attraverso immagini l’insegnamento del Maestro: Lc 6,39-40 (i due ciechi), Lc 6,41 -42 (la pagliuzza e la trave) e Lc 6,43-45 (l’albero e i suoi frutti). Nel primo esempio Gesù si rifà all’esperienza del cieco che non può guidare un altro cieco: pena la caduta nel fosso. La sua intenzione è chiarissima. Gesù non intende creare una «scuola» di pensiero che abbia la pretesa di creare un «sistema di pensiero». I suoi discepoli non devono imparare le idee del Maestro, devono imparare il Maestro. Ne consegue che «il discepolo non è più del maestro». Gesù aveva rimproverato i farisei di essere «ciechi e guide di ciechi» (Mt 5,14). Nessuno può dare all’altro «ciò che egli non è». Gesù è la misura più alta che l’uomo possa immaginare per la propria realizzazione, dal momento che Egli è colui del quale il Padre si compiace. Uno scritto di scuola paolina esplicitamente afferma che i carismi e i ministeri sono stati istituiti affinché «arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo» (Ef 4,13). La misura della valutazione tra i cristiani, dunque, è la fedeltà al discepolato. Per discepolato si intende quella scelta radicale che fa di Cristo, il Maestro, il modello da imitare «amatevi come io vi ho amato; vi ho dato l’esempio affinché come ho fatto io facciate anche voi». Nel secondo esempio Gesù fonda il suo insegnamento sulla correttezza della correzione fraterna. Certamente chi ha sbagliato si è caricato di una colpa. Correggerlo è parte integrante di quella responsabilità che vede il credente responsabile della salvezza dell’altro. Gesù, tuttavia, propone un metodo semplice per fare la correzione fraterna. Colui che corregge avrebbe prima il compito di valutare se stesso «Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo?», e di migliorarsi «togli prima la trave dal tuo occhio». Solo dopo può correggere fraternamente l’altro fratello, cercando di capire e senza collocarsi su un piedistallo. La correzione fraterna, dunque, diventa prima di tutto una profonda e umile consapevolezza dei propri limiti, cessando definitivamente di essere un momento in cui il fratello si erge a giudice e diventando, invece, accompagnamento verso il bene. Senza superbie o umiliazioni. Il terzo esempio serve a Gesù per offrire un principio. Non si giudica la persona, ma le azioni. Sono le azioni a manifestare l’uomo. Si tratta di un completamento (e non di un’opposizione) di quanto diceva il sapiente di Gerusalemme, il Siracide, per il quale erano le parole che rivelavano i sentimenti dell’uomo. Gesù stesso è convinto che la parola non si disgiunge dall’azione: parola e azione si completano a vicenda. Dall’uomo buono, parole e azioni buone. Dall’uomo cattivo, il contrario. (don Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- Uno spazio felice (terza parte) [] (di don D. Ravelli)

Con questa ultima parte, si conclude percorso all’interno della domus Ecclesiae con cui mons. Diego Ravelli ci ha accompagnati alla conoscenza della chiesa, la quale è luogo in cui la comunità cristiana è convocata nel nome del Signore ma, allo stesso tempo, immagine della stessa Chiesa: a lei rimanda, di lei parla, mostrandone la bellezza e la santità. Ma come rimanda alla comunità, essa parla anche di Cristo, Sposo divino della Chiesa, al quale i cristiani sono stretti come pietre vive per formare un edificio santo. Da qui viene un itinerario che, partendo dal portale, icona di Colui che ha definito sé stesso dicendo: «Io sono la Porta» (Gv 10,1), ci ha accompagnato: all’ambone, dove risuona la voce di Dio; all’altare, dove Cristo si offre al suo popolo e il popolo a Dio; alla custodia eucaristica, dove il Pane vivo resta fra i suoi per sfamarli; alla sede, dove il Signore si rende presente in colui che presiede la liturgia; al battistero, nelle cui acque nasce il fedele unito alla morte e risurrezione di Gesù; nel luogo della penitenza, dove viene offerta una nuova effusione della misericordia. Il nostro itinerario si conclude quindi al luogo della misericordia, da cui sono offerti alcuni spunti per continuare il cammino con una maggiore consapevolezza e una gioia più profonda Se alla fine di queste pagine la riflessione di chi legge si concludesse con questa domanda «conservare e usare il confessionale oppure dismetterlo e lasciarlo come arredo?», sarebbe una delusione. Dopo quanto detto, appare chiaro che non è più possibile rispondere semplicemente con un sì o un no. La novità del nuovo Rituale, che propone una triplice modalità celebrativa del sacramento, esige soluzioni che non possono essere ridotte a una semplice scelta o a un rifiuto di quella forma che è stata diffusa in tutta la Chiesa latina solamente dopo il Concilio tridentino. Il cosiddetto «confessionale» è solo «un tipo» di sede penitenziale, ancora utile e certamente importante perché, rispetto alle altre soluzioni, rimane nella chiesa, luogo proprio della misericordia e della salvezza, come una presenza stabile e fortemente simbolica dell’itinerario permanente di conversione e riconciliazione nel quale incamminarsi come singoli e come comunità. (1- continua)

Medjugorje, 25 Febbraio 2025

“Cari figli!

Questo tempo primaverile

sia per voi l’esortazione alla conversione personale

affinché con le vostre vite possiate amare

e pregare Dio al di sopra di ogni cosa,

per tutti coloro che sono nel bisogno.

Figlioli,

siate le mie mani di pace e di preghiera,

siate amore per tutti coloro che non amano,

non pregano e non vogliono la pace.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

(Con approvazione ecclesiastica)