Medjugorje, messaggio annuale a Jakov del 25 Dicembre 2025

“Cari figli,

oggi, in questo giorno di grazia,

in modo particolare vi invito

all’abbandono totale a Gesù.

Figlioli,

offritegli tutte le vostre ferite e dolori,

il vostro passato ed il futuro

e permettete a Gesù

di regnare nelle vostre vite.

Figli miei,

soltanto con l’abbandono totale,

Gesù si dona alla vostra vita

e questo è il dono più grande

che potete ricevere.

Pregate per comprendere

quanto siete preziosi per Gesù

e quanto Lui vi ama.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

(Con approvazione ecclesiastica)

AVVENTO 2025

Una finestra per il nostro avvento!

di don Fabio Gennai (dal Nostro S.Paolo – dicembre)

Iniziare l’avvento con entusiasmo e con la giusta spinta è importantissimo, ne va del Natale e il senso che vogliamo dare a questo periodo liturgico e alla celebrazione della nascita di Gesù. Per questo motivo ho cercato di individuare un percorso di Avvento che potesse essere di stimolo e di accompagnamento nel cammino di fede. Ecco allora che il nostro Avvento sarà come una finestra, che di settimana in settimana puliremo così che i vetri faranno passare la luce e vedremo come attraverso i vari personaggi di Avvento, Dio si avvicina, ci prende e attira a sé.

La finestra pulita permetterà di vedere Gesù che nasce, cioè che è realmente immerso nella realtà che viviamo. Perché dire che Gesù nasce, significa ammettere che esiste e che interagisce con la nostra realtà.

Vivere l’avvento, l’attesa … non può essere un esercizio di pazienza temporale e nemmeno l’atteggiamento di chi aspetta un autobus oppure il proprio turno. Attendere significa lasciarsi avvicinare e coinvolgere con colui che arriva, che è arrivato e che arriverà.

AVVENTO partendo dal desiderio di Dio. C’è una profonda relazione tra attendere, avvento e desiderio. Il desiderio riempie la mia attesa e mi impedisce di preferire gli occhi chiusi, a volte tranquillizzanti, o le attese vigili ricolme di tensioni ansiogene legate alla vita di tutti i giorni.

È importante rendersi conto che la venuta del Signore è tale pure in questo nostro tempo stanco e segnato delle infinite guerre che stanno falciando milioni di bambini, ragazzi, giovani, uomini, donne e anziani. Egli viene ponendosi di fronte al nostro libero arbitrio che ci permette di essere protagonisti del suo venire.

L’AVVENTO significa uscire da noi stessi e dalle nostre certezze umane e prepotenti sicurezze per andare verso Dio, frequentarlo, imparare le sue vie, camminare per i suoi sentieri. Il che comporta evitare tutto ciò che non viene da Dio e non ci porta a Dio. In realtà l’avvento è una grande scuola in cui si impara l’arte dell’amore accogliendo Dio nel suo vivere a noi.

Programma dal 20 al 28 dicembre 2025

Letture: Isaia 7,10-14 / Salmo 23 / Romani 1,1-7

Ecco, viene il Signore, re della gloria.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.

Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 20

18.00

+ Dovadola Dario

Domenica 21

10.30

18.00

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

(R)

Lunedì 22

18.00

+ Adriano Castelli e Giovanna Cicognani

Martedì 23

8.00

Deff. fam. Galanti Silla e Buldrini Natalino

Mercoledì 24

22.30

+ Francesco Berardi, Maria, Demo e Luigi

+ Pilani Enzo, Giulio e Angiolina Ronchini

+ Liverani Paolo

+ Natale Ingegneri

Giovedì 25

10.30

18.00

+ Marconi Ademara e deff. Fam. Ghetti e Valenti

Vivi e defunti fam. Dovadola Ivano e Ruffini Armanda e secondo le intenzioni di Maria Teresa (vivente)

Venerdì 26

10.30

18.00

+ Stefano Baldini e Maria

+ Lorenzo e Sig. Annalis Bonanni

(R)

Sabato 27

18.00

Pro populo

Domenica 28

10.30

18.00

Sergio e Michela (anniv. Matrimonio)

Pro populo

Orario Confessioni (in preparazione al Natale) (don Fabio)

S. Paolo Domenica 21 ore 16.0017.45

Lunedì 22 ore 20.3022.30

Mercoledì 24 ore 9.0012.30 e 14.30 – 18.30

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Lunedì ore 17.25 S. Rosario – Da Martedì 16 a Domenica 21

Ore 16.55: S. Rosario e ore 17.30 : Novena di Natale

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

 

Anno : A

Dicembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 21

IV di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Lunedì 22

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Martedì 23

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.45 (S. Paolo) : “Tutto il mondo canta il Natale” – Canti sull’evento natalizio con i cori “S. Paolo” e “Dolci Note”

Mercoledì 24

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 18.30 (S. Giacomo) : S. Messa solenne della Vigilia

Ore 22.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne della Notte

Giovedì 25

Natale del Signore

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne del Giorno.

Ore 11.00 (S. Giacomo) : S. Messa solenne del Giorno.

Venerdì 26

S. Stefano

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Sabato 27

S. Giovanni Ev.

S. Messa prefestiva.

Domenica 28

Santa Famiglia

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 18.00 (Cattedrale) : Celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Mons. Giovanni Mosciatti e concelebrata da tutti i presbiteri della diocesi (Chiusura dell’Anno Giubilare).

Ritrovo alle ore 17.40 nel piazzale della Rocca.

In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.

Avviso.- E’ in definizione il corso di preparazione al matrimonio che inizierà a fine gennaio – inizio febbraio. Le coppie interessate, prossime a celebrare il Sacramento del matrimonio, è bene che al più presto diano la propria adesione comunicando con il parroco.

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Lc 1,46-55

Lc 1,57-66

Lc 1,67-79

Gv 1,1-18

Mt 10,17-22

Gv 20,2-8

Vivere il mistero – In questa quarta domenica, l’Avvento ci annuncia un’ulteriore verità: i disegni di Dio non cercano di sconvolgere le vite degli uomini in modo arbitrario, quasi a voler imporre dal nulla qualcosa che non c’era, ma, come in un ritratto che perfeziona un bozzetto, ricalcano, definiscono, colorano quelle promesse tutte umane che abitano i nostri cuori e le nostre relazioni in cerca di felicità. Dio da’ un senso a una promessa già fatta, quella tra Maria e Giuseppe, crede e spera in ciò che noi uomini e donne possiamo prometterci, e tra l’ordito e la trama di queste parole umane che guardano al futuro, tra le foglie di questi rami che cercano di portare fiori e frutti, Egli fa passare la spola che tiene tra le sue mani e fa soffiare il vento di uno Spirito che ha quasi bisogno dei nostri sogni e del nostro sguardo. È questa la bellezza dell’Incarnazione di Dio, che il prossimo Natale ci ricorderà e che gli eventi della nostra quotidianità possono aiutarci a vivere. Servono belle promesse umane, cariche di amore, di rispetto, di occhi capaci di guardare lontano, per comprendere le promesse di Dio. Chi non è più capace di promettersi fiducia e amore, molto difficilmente sarà in grado, come Maria e Giuseppe, di comprendere, nonostante le perplessità e i dubbi, che la promessa di Dio non annulla, ma anzi, delinea in maniera più definita, i tratti di quelle promesse tutte umane che noi siamo in grado solamente di accennare, balbettare, disegnare a matita, avendo bisogno dei colori di Dio per poterle concretizzare. Oltre che da una promessa di amore, Maria e Giuseppe sono legati anche da un’altra verità. L’angelo di Dio invita entrambi a non temere, perché se le promesse umane sono sempre minacciate dal timore che qualcosa possa andare male, una volta affidate alle cure di Dio esse diventano impermeabili a ogni forma di paura. Non temere Maria, non temere Giuseppe: due inviti detti in momenti distinti, in luoghi distinti, in modalità distinte, ma che rappresentano la porta attraverso cui ogni mia promessa può essere messa al servizio della promessa più grande di Dio. È la mia capacità di non aver paura, di aver fiducia in Dio, a dare forza e profondità alla fiducia tra noi, a fare delle nostre fragili e paurose promesse di amore la base su cui costruire la tenda in cui Dio ha deciso di venire a visitarci. Se non avrai timore, Maria, Giuseppe, tu che preghi o che solamente cerchi un senso più profondo ai tuoi progetti, farai della promessa di Dio il secondo tempo, il piano più alto, il pozzo più profondo delle tue promesse umane, come è accaduto a Nazareth. E nel nome del bambino, l’Emmanuele, il «Dio con noi», è scritto il senso di questa bella esperienza di fede. Le ultime parole del Vangelo di oggi affermano: «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). Nel prendere con sé Maria, una volta destatosi dal sonno, Giuseppe inizia a custodire quel bambino deposto nel grembo della Vergine, inizia a confermare il «nome di Dio», quell’essere con noi che dà un senso a ogni relazione umana. Giuseppe «prese con sé», e ln quel «con» è iscritta la verità e la missione di quel bambino che è e sarà «con noi», quando diventeremo consapevoli che le nostre promesse, se fatte con cuore sincero, sono la bozza di una tela su cui Dio saprà dipingere ciò che ha pensato da sempre. La «stanchezza» di Dio, di cui parla Isaia (prima lettura), è un punto di domanda scritto nei nostri cuori a cui faremmo bene a volgere la nostra preghiera e la nostra attenzione. La stanchezza, quella che rappresenta l’anticamera della tristezza e della distrazione, nasce dal cercare o chiedere segni che in realtà non rimandano a nulla. Dovremmo chiederci quanti e quali segni abitano le nostre giornate! Per prevenire o sconfiggere la stanchezza e la tristezza è necessario credere che anche ciò che pare impossibile, al momento, può essere realizzato, anche una vergine può essere il segno di una nuova generazione di credenti. È questo l’Avvento: trovare un tempo, un luogo dove saper aspettare, certi che ciò che arriverà sarà comunque nuovo e nascerà comunque da ciò che, ai miei occhi, non sa parlare al futuro. (p. Giuseppe Trentadue)

Il Messale Romano- Note di Pastorale Liturgica [] (di p. Giuseppe Midili)

Dopo più di sessant’anni dall’avvio della riforma liturgica, la Chiesa italiana accoglie una nuova traduzionedel Messale, che è stata preparata per adeguare il linguaggio della celebrazione dell’Eucaristia al mutare dei tempi e proseguire quel processo di adattamento che è sempre in corso, nel contesto di continue provocazioni culturali a cui è sottoposta la società odierna e di conseguenza la Chiesa. La nuova traduzione può diventare per la comunità ecclesiale un ottimo momento per riprendere o per proseguire il cammino di pastorale liturgica, che è l’anima di tutto l’itinerario conciliare e della riforma che ne è seguita. San Giovanni Paolo II, nelle due lettere apostoliche Vigesimus Quintus Annus e Spiritus et sponsa, che segnano tappe significative della ricezione della Costituzione liturgica, affermava che un’autentica pastorale liturgica «costituisce un impegno permanente per attingere sempre più abbondantemente dalla ricchezza della liturgia quella forza vitale che dal Cristo si diffonde alle membra del suo corpo che è la Chiesa» e dev’essere sempre «intonata ad una piena fedeltà ai nuovi Ordines» e dunque al Messale. Agli albori della riforma, lo stesso movimento liturgico volle restituire la liturgia al popolo e il popolo alla liturgia (obiettivo della pastorale liturgica conciliare) anche attraverso la consegna ai fedeli di piccoli messalini, perché durante l’azione liturgica potessero essere in comunione con il mistero celebrato. (1-continua)

Programma dal 13 al 21 dicembre 2025

Letture: Isaia 35,1-6a.8a.10 / Salmo 145 / Giacomo 5,7-10

Vieni, Signore, a salvarci.

 

Dal Vangelo secondo Matteo (11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».

Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 13

11.00

18.00

(R)

+ Francesco (anniv.)

+ Anna, Ivo e Pietro Marri e Rino Pinardi

Domenica 14

10.30

18.00

+ Sangiorgi M.Luisa (ann.) e Mazzotti Angelo e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Mondini Alfredo, Luigi e Giulia

+ Luisi Giovanni, Orlacchio Angelina e Vittorio

(R)

Lunedì 15

18.00

+ Brini Gigliola

Martedì 16

8.00

(R)

Mercoledì 17

18.00

(R)

Giovedì 18

18.00

 

Venerdì 19

8.00

 

Sabato 20

18.00

+ Dovadola Dario

Domenica 21

10.30

+ Alma, Alfonso, Maria e Peppino

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Lunedì ore 17.25 S. Rosario – Da Martedì 16 a Domenica 21

Ore 16.55: S. Rosario e ore 17.30 : Novena di Natale

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

 

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 14

III di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Martedì 16

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Mercoledì 17

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 18

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Ore 20.45 (canonica) : Incontro (lettura comune) sulla Parola di Dio della Domenica.

Venerdì 19

Ore 16.55 (S. Paolo) : S. Rosario

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Sabato 20

Ore 16.30 (S. Giacomo) : Ritrovo con i bambini di catechismo e le famiglie per la S. Messa e a seguire festa degli “Auguri di Natale”. (vedi sotto)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

Domenica 21

IV di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Al termine benedizione delle statuine di Gesù Bambino

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Natale

1- In S. Giacomo (Fruges) Sabato 20, dopo la S. Messa delle 16.30 piccolo spettacolo in preparazione al Natale “La Stella che cercava la strada”, preparato dal gruppo dei bambini del catechismo e loro catechisti.

2- In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.

3- Nei giorni 13 e 14 alla porta della chiesa in S. Paolo sono in vendita le stelle di Natale per raccogliere fondi destinati ai progetti AVSI.

Alla scuola di Gesù :

 

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

 

Mt 21,23-27

Mt 21,28-32

Mt 1,1-17

Mt 1,18.24

Lc 1,5-25

Lc 1,26-38

Vivere il mistero – La gioia. in questa terza domenica di Avvento, passa attraverso le sbarre di una prigione in cui qual-fino a oggi, cerca di spegnere la fiamma della profezia, o dove il male cerca di fare del dubbio più umano il suo ultimo colpo di coda. Oggi l’interrogativo posto dal Battista ci ricorda che ogni momento della nostra vita di fede, anche quello attraversato da un dubbio, da un punto di domanda che fa vacillare i passi e il cuore, diventa per Cristo un’occasione per rivelarci chi siamo realmente, nonostante le nostre fragilità e le nostre incertezze. Ogni domanda che rivolgi al tuo Signore dalla prigione in cui sei rinchiuso, è per Lui un’opportunità per ricordare, a te e agli altri, la tua vocazione e la tua missione, nonostante le difficoltà del momento. Tu sei ciò che vive negli occhi di Dio e non ciò che il tuo sguardo vede nel buio di una prigione. L’Avvento è anche questo: Cristo ci insegna la memoria di ciò che siamo, oltre le tenebre del presente che Lui trasforma in un pulpito da cui proclamare la bellezza che da sempre abita in noi. L’attesa di Giovanni, nella prigione delle sue ultime domande, è comunque capacità di vegliare. Non è fallimento o disperazione, perché è un’attesa capace di fare ancora discepoli da inviare, è un’attesa che non si accontenta di risposte tristi o disperate, ed è soprattutto un’attesa che permette, nella risposta di Cristo, di illuminare l’intera vita di quell’uomo, di quell’ultimo dei profeti, che, anche nei giorni più bui della sua esistenza, in un deserto diverso, fatto di sbarre, di solitudine e di catene, ha saputo aggiungere un pezzo di strada a quella via che la sua missione terrena stava preparando e raddrizzando. Parlando ai discepoli e ai messaggeri inviati dal Battista, Gesù afferma: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete» (Mt i 1,4). Ancora una volta due verbi della testimonianza, la cui bellezza sta nella maniera in cui vivono in perenne equilibrio. L’attesa dell’Avvento invita a legare l’udito e la vista, perché troppo spesso ci sono orecchi che non danno tempo agli occhi di capire e ci sono sguardi che giudicano senza la pazienza, la carità e la responsabilità di ascoltare i perché delle vite, delle gioie e dei drammi nelle storie che ci scorrono accanto. Insegnare agli occhi un nuovo modo di rileggere ciò che abbiamo visto e pensiamo di conoscere già: è questo il senso della provocazione di Gesù rivolta alle folle, «che cosa siete andati a vedere nel deserto?» (Mt 11,7). In questo tempo di Grazia, impariamo a rileggere e riascoltare ogni gesto, ogni parola, ogni vicenda delle nostre relazioni, così come il Signore chiede di fare nel Vangelo di oggi. Hai vissuto, hai guardato, hai ascoltato, ma pare non basti. La fede ti chiede sempre una rilettura, un approfondimento che ti permetterà di vedere in quella canna sbattuta dal vento e in quelle vesti logore ed essenziali un tratto del cuore di Dio. E quella canna e quella veste diventeranno più tardi i segni fatti propri da Dio stesso nell’offerta del suo Figlio durante la passione. Ciò che sembrava fragile e inutile, una canna nel vento del deserto, ciò che sembrava imbarazzante, un abito senza bellezza, diventeranno poi la cattedra su cui Gesù si siederà, durante le ore della sua sofferenza, percosso da una canna e spogliato della sua dignità, per ricordarci che ciò che avevi visto e sentito, pensando di aver compreso tutto, quel giorno, nel deserto, in realtà aveva bisogno di tempo per essere pienamente letto e capito. E questi orecchi e occhi nuovi, queste ginocchia che tomano a irrobustirsi, come canta il profeta Isaia, saranno la prova che il percorso intrapreso procede nella giusta direzione, con la giusta pazienza e perseveranza, come l’agricoltore citato nelle parole di san Giacomo: «Egli aspetta con costanza il prezioso frutto della terra finché abbia ricevuto le prime e le ultime piogge» (Gc 5,7). Attendere le prime e le ultime piogge, saper aspettare il «tutto di Dio» pensato per ciascuno di noi, senza fretta di voler arrivare, senza l’ansia di voler incontrare, sapendo che per ognuno il Signore che sta per nascere ha riservato una prima e un’ultima pioggia, il necessario per essere felici. (p. Giuseppe Trentadue)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

San Tommaso, riprendendo una definizione di san Gregorio Magno, afferma che «la benedizione di Dio sta a significare il conferimento dei suoi doni e la loro moltiplicazione» (Commento alle Sentenze, libr. 2, dist. 15, 3, 3). L’utilizzo della nuova traduzione italiana del Messale potrà essere l’occasione per approfondire il significato e il contenuto di queste preghiere di benedizione e farne oggetto di catechesi per i fedeli. Il Messale rimane il primo ed essenziale strumento per la degna celebrazione dei santi misteri oltre che il punto di riferimento solido per una efficace catechesi liturgica. I vescovi italiani auspicano il rilancio di una pastorale che valorizzi la conoscenza e il saggio utilizzo del Messale sia nell’ambito della celebrazione sia in quello dell’approfondimento nella mistagogia, per evitare «la stonatura di ogni protagonismo individuale, di una creatività che sconfina nell’improvvisazione, come pure di un freddo ritualismo, improntato a un estetismo fine a se stesso». Nel momento in cui la Chiesa italiana si interroga su come ripensare la trasmissione della fede in un contesto sociale e culturale sempre più secolarizzato, i vescovi indicano come itinerario quello mistagogico seguito dai Padri del IV-V secolo, il cui contesto ricalca quello della nostra società post-moderna, capace di ricompone l’unità tra fede, celebrazione e vita. (10-fine)

Programma dal 6 al 14 dicembre 2025

Letture: Isaia 11,1-10 / Salmo 71 / Romani 15,4-9

Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

Dal Vangelo secondo Matteo (3,1-12)

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli infatti è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».

E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.00 + Valmen Orsini ved. Deserri
Domenica 07 10.30

18.00

Deff. fam. Baroncini e Gianstefani

+ Negrini Ennio e Casimir Picul

Lunedì 08 10.30

18.00

+ Resta Paolo, Maria e Luigi

+ Ravaglia Domenico e Costa Paolina

Deff. fam. Pietrantoni e Franti

+ Maria e Walter Nerozzi

+ Benfenati Maria in Brignani

Per Gaia e Giovanni (viventi)

Martedì 09 8.00 (R)
Mercoledì 10 18.00 + Sibilla Anna
Giovedì 11 18.00 (R)
Venerdì 12 8.00 (R)
Sabato 13 11.00

18.00

(R)

+ Francesco (anniv.)

+ Anna, Ivo e Pietro Marri e Rino Pinardi

Domenica 14 10.30

18.00

+ Sangiorgi M.Luisa (ann.) e Mazzotti Angelo e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Mondini Alfredo, Luigi e Giulia

+ Luisi Giovanni, Orlacchio Angelina e Vittorio

(R)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni [no venerdì] ore 17.25 S. Rosario Venerdì ore 17.30 Adoraz. Eucar. e S. Rosario

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Anno : A

Dicembre 2025

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 07

II di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.00 (oratorio) : Inizio adorazione eucaristica notturna che si protrae fino alle ore 8.00 del mattino seguente.

(All’ingresso della chiesa c’è il cartellone per le adesioni)

Lunedì 08

Immacolata Concezione

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa animata dai gruppi giovanili

A.C. e AGESCI.

Al termine, in piazza Matteotti, rito di affidamento della città al Cuore Immacolato di Maria.

Mercoledì 10 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.45 (canonica) : Incontro (lettura comune) sulla Parola di Dio della Domenica.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e S. Rosario
Sabato 13

S. Lucia

Ore 11.00 (S. Paolo) : S. Messa di S. Lucia
Domenica 14

III di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

1- In canonica in S. Paolo sono sempre disponibili le marmellate delle monache.

2- Sono in vendita, con incarico alla Caritas, i biglietti della lotteria preparata dal “Banco alimentare” finalizzata a recuperare risorse per i poveri.

3- Nei giorni 13 e 14 alla porta della chiesa in S. Paolo sono in vendita le stelle di Natale per raccogliere fondi destinati ai progetti AVSI.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 1,26-38 Mt 18,12-14 Mt 11,28-30 Mt 11,11.15 Mt 11,16-19 Mt 17,10-13

Vivere il mistero – Tra le pagine della Liturgia dell’Avvento soffia una brezza di libertà, un vento che accompagna, trasporta e trasforma il messaggio di Giovanni il Battista proclamato nel deserto. Non si può attendere senza un senso di libertà nel cuore, quella stessa libertà che fa di un uomo un profeta, di Giovanni un battezzatore, della voce una parola che disegna i contorni di colui che verrà più tardi, di qualcosa di più grande che sta per accadere. Vivere il nostro Avvento, personale e comunitario, significa metterci dunque alla scuola di questo tipo di libertà che è posta tra la sabbia del deserto e le acque di un fiume, in bilico tra ciò che sembra arido da non potere dare frutto e ciò che dà vita. Una libertà preannunciata da un uomo che continua ad insegnarci i due verbi che le fanno da corona, preparare e convertire, gli stessi che poi saranno cari a Gesù nel corso della sua predicazione. A questi due verbi fanno eco le parole di S. Paolo ai Romani: «In virtù della perseveranza e della consolazione che provengono dalle Scritture, teniamo viva la speranza» (Rm 15,4). Preparare e convertire, vivere insieme la perseveranza e la consolazione, in un delicato ma mai fragile equilibrio: sono questi i passi di un percorso che ci condurrà alle porte di Betlemme. Le pagine della Scrittura di questa seconda domenica si fanno parola di profeta, assediata da una folla di persone che ascoltano senza comprendere appieno e la cui sequela non rappresenta la miccia di una concreta e coerente conversione. Ma nonostante tutto, l’Avvento ci insegna che il valore di ogni annuncio va oltre l’effetto immediato e dovrà fare i conti con fraintendimenti e delusioni, senza mai perdere la sua chiarezza e la sua coerenza. Giovanni il Battista, da subito, accosta due termini che vivranno poi lungo tutto il Vangelo, ovvero quel legame inscindibile, se vuol essere credibile, tra libertà e verità. La libertà del profeta sa mettere sulla bocca le parole che saranno poi quelle del Cristo. La sua consapevolezza di vivere per preparare la via ad un Altro e a un Oltre fa di questo annuncio la conferma più bella e credibile della verità che porta in sé. I segni che accompagnano la profezia – una veste, una cintura, un paio di sandali e un po’ di cibo – sono anch’essi la carta di identità di colui che, annunciando, impara ad attendere e a vegliare. I fianchi cinti rimandano all’annuncio della liberazione dalla schiavitù. I sandali slacciati saranno durante l’ultima cena, gli spettatori di una promessa d’amore che passa attraverso il servizio e la comunione; il cibo di cui continueremo a cibarci sarà il segno dell’alleanza eterna nell’Eucaristia. (p. Giuseppe Trentadue)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

La super populum si presenta, invece, come una preghiera che il sacerdote rivolge a Dio per l’assemblea, della quale egli non si considera esplicitamente come membro. Collocato al disopra della comunità sulla quale implora l’aiuto di Dio, egli appare come l’intermediario, l’intercessore, il mediatore tra Dio e i fedeli, formulando la preghiera nella seconda persona plurale. Questa legge stilistica costituisce un criterio con il quale si può riconoscere l’oratio super populum primitiva o antica e distinguerla dalle altre orazioni della Messa. 0ltre alla struttura è necessario cogliere anche quelle che sono le particolarità del contenuto di questa orazione. Anzitutto va rilevato che i beneficiari della preghiera sono spesso denominati con il termine populus, con il quale si intende in senso lato tutta la comunità cristiana o in specifico l’assemblea che partecipa alla celebrazione eucaristica. Lo scopo dell’orazione è quello di implorare la benedizione divina sull’assemblea, tanto da attribuire comunemente all’orazione il valore e il nome anche di «benedizione» nel senso proprio. Al riguardo, sono utilizzati termini che sottolineano la durata o la continuità della benedizione richiesta, per cui, come preghiera finale, essa si proietta al di là della concreta celebrazione, raggiungendo il vissuto concreto del cristiano, il corso quotidiano della sua vita, le concrete necessità sulle quali è necessaria la benedizione e il soccorso di Dio. L’oggetto della petizione, poi, si estende a tutta la gamma di beni di ordine sia temporale sia spirituale, necessari per condurre una vita autenticamente cristiana: purificazione dell’anima, remissione delle colpe, rinuncia al peccato, esercizio delle buone opere, pratica delle virtù, progresso nella vita spirituale, perseveranza finale. Infine, l’orazione sul popolo, mentre attesta frequentemente le disposizioni interiori e le attitudini esteriori di coloro che ricevono la benedizione di Dio, chiede l’intervento divino sul popolo che si prepara alle feste pasquali e che la sua efficacia raggiunga il vissuto quotidiano del credente. Le orazioni sul popolo costituiscono una buona opportunità di catechesi per il popolo di Dio, specialmente nel periodo della Quaresima, tempo di lotta spirituale più intensa, che ha bisogno di maggiori benedizioni da parte di Dio. Nondimeno, il Messale conserva nella sezione dell’Ordo Missae una serie di orazioni sul popolo, come elemento che è indipendente dalla benedizione finale e che la precede. Si tratta di una serie di testi provenienti dal Sacramentario Veronese, costituendo così un gruppo di testi compatto e organico nello stile eucologico che, insieme agli altri testi presenti dell’Ordo Missae, accrescono la possibilità di utilizzare tale elemento eucologico al di fuori del periodo di Quaresima e in quei giorni nei quali non si ha una benedizione propria. (9-continua)

Programma dal 29 novembre al 7 dicembre 2025

Letture: Isaia 2,1-5 / Salmo 121 / Romani 13,11-14a

Andiamo con gioia incontro al Signore.

 

 

Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 29 18.00 + Montesi Natale

+ Leo

+ Losanna e Antonio Dalmonte

Domenica 30 10.30

18.00

+ Padre Gabriele Costa

+ Maria Giovanna e Alberto Marconi

+ Orioli Franco

Lunedì 01 18.00 (R)
Martedì 02 8.00 + Preda Maria Teresa
Mercoledì 03 18.00 + Nonno Domenico e Resta Domenica

+ Nicola Gorilla, Teone Marinon, Ismini Mingardo, Vittoria Orru

Giovedì 04 18.00 (R)
Venerdì 05 8.00 + Rizzi Luigi (detto Carlo)
Sabato 06 18.00 + Valmen Orsini ved. Deserri
Domenica 07 10.30

18.00

Pro populo

(R)

Orario Confessioni Venerdì ore 9.0010.00 (don Fabio)

S. Paolo Sabato ore 16.45 17.45 (don Fabio)

Domenica ore 9.4510.15 (don Fabio)

N.B. Concordare con don Fabio eventuali esigenze.

Chiesa della Conversione di S. Paolo Apostolo

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì ore 18.00

Prefestiva ore 18.00 Festiva ore 10.30 e 18.00

Tutti i giorni ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Novena dell’Immacolata

Chiesa di S. Giacomo Apostolo – Fruges

Orario SS. Messe Feriale dal Lunedì al Venerdì ore 18.30

Prefestiva ore 16.30 Festiva ore 8.00 e 11.00

S. Rosario dal Lunedì al Venerdì ore 18.00 Sabato ore 17.30

Cappella del Seminario di Montericco

Orario SS. Messe Martedì ore 19.00 e Mercoledi ore 7.00

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 30

I di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 15.00 (S. Giacomo) : Festa del Perdono (4° elementare)

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”. (avviso a parte)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Lunedì 01 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Martedì 02 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata
Mercoledì 03 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.45 (canonica) : Incontro (lettura comune) sulla Parola di Dio della Domenica.

Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45-12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Sabato 06 Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Domenica 07

II di Avvento

Ss. Messe ad orario festivo (S. Paolo e S. Giacomo).

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena dell’Immacolata

Ore 20.00 (oratorio) : Inizio adorazione eucaristica notturna che si protrae fino alle ore 8.00 del mattino seguente.

(All’ingresso della chiesa c’è il cartellone per le adesioni)

1- In canonica sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola.

2- Sono in vendita, con incarico alla Caritas, i biglietti della lotteria preparata dal “Banco alimentare” finalizzata a recuperare risorse per i poveri.

3- (1+1+1)-Termina domenica 30 novembre la raccolta delle offerte deducibili.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 8,5-11 Lc 10,21-24 Mt 5,29-37 Mt 7,21.24-27 Mt 9,27-31 Mt 9,35-38-10,1.6-8

Vivere il mistero – [«E non si accorsero di nulla»]. Con queste poche parole, poste sulle labbra di Gesù all’inizio di un nuovo percorso di Avvento, la liturgia pare voglia metterci in attesa, o meglio in ascolto, di una presenza che darà un senso e una soluzione a ogni nostra difficoltà nel vegliare. Vivere senza accorgersi di nulla! In quel «nulla, non è intesa la totalità delle situazioni, delle persone, di quanto attraversa, illumina o ferisce le nostre giornate, ma l’essenziale di ciò che non passa, tutto ciò che trasforma un semplice ricordo in memoria, una semplice parola in una solida promessa. È questo il monito che Gesù Maestro indirizza in questa prima domenica di un tempo che, ancora una volta, giunge per insegnarci che l’attesa è uno dei nomi con cui possiamo definire ogni gesto di attenzione e con cui possiamo verificare ogni sentimento che percorre il nostro cuore. La Parola ci ricorda che «vivere senza accorgersi di nulla» significa essere diventati analfabeti del senso e del valore di ogni attesa perché convinti che quanto accadrà, in realtà è qualcosa di già visto, già sentito, già conosciuto. È questo il primo passo di ogni storia che vacilla, di ogni fede che dubita, di ogni punto interrogativo che, ben presto, si trasforma in un punto finale scritto su una pagina che non ha più nulla da dire. Vivere senza attendere significa esistere senza scegliere, senza accorgersi che, poco più in là come ci ricordano le parole odierne di Gesù qualcuno sta costruendo un’arca dove io vedo solamente l’asciutto e che quell’arca potrà essere riparo o addirittura salvezza da un diluvio della cui vicinanza, tra rumori e distrazioni, non riesco a essere consapevole. Vivere ancora una volta l’Avvento significa dunque rendersi conto di quell’arca che Dio sta facendo costruire anche per me, anche se i miei occhi, i miei orecchi e il mio cuore sono intenti ad altro. Significa credere che Lui ha dato ordine a qualcuno di offrirmi una possibilità di senso e di gioia, anche se penso che quel qualcuno stia costruendo un’inutile barca su una terra brulla. Entrare consapevolmente nel tempo di Avvento significa accorgersi che colui che «è con me nel campo» o la donna «che macina con me alla mola», ovvero tutti coloro che incrocio e che incrociano la mia esistenza, attaccandovi o meno un pezzo di cuore, sono e devono essere sempre frutto di una scelta consapevole, mai di un’abitudine che rischia di soccombere sotto il peso della mia stanchezza, del mio piacere troppo fugace o della mia incapacità a guardare lungo e oltre la linea dell’orizzonte. Tornare all’Avvento significa coltivare l’umiltà di credere che «il mio non sapere» non determina il valore o addirittura l’esistenza di qualcosa di bello, di ancora nuovo e di essenziale che sicuramente accadrà nella mia vita. L’umiltà del non sapere ci apre alla convinzione che l’essenziale vale e arriva indipendentemente dal fatto che io possa averne certezza e consapevolezza. Perché quando vogliamo misurare la bellezza e la gioia, proprio lì partono i titoli di coda di ogni vigilia di festa. L’Avvento è il momento in cui ci viene insegnato che ogni attesa ha valore se diamo senso e profondità a chi e a ciò che abbiamo accanto adesso, e che il futuro di ogni cosa deve essere sempre coniugato al presente, così come Matteo ci ha ricordato nel Vangelo, utilizzando il tempo «della certezza» per indicarci la via della prossima venuta del Redentore. «Il Figlio dell’uomo viene», afferma Gesù, in un presente che ha la prospettiva del futuro, e in un futuro che ha tutta la bellezza della quotidianità del presente. Le parole di Isaia ci ricordano che Dio non solo indica, ma soprattutto insegna la via da seguire, quella che conduce all’incontro con gli altri e, in definitiva, all’incontro con Lui. Indicare e insegnare, una mano che accompagna con una voce sempre credibile e coerente: sia questo l’atteggiamento che possa caratterizzare il nostro cammino di Avvento. Chiediamoci inoltre, mettendoci alla scuola di san Paolo, cosa rappresentino quelle «armi di luce» che sono chiamato a indossare affinché anch’io possa, come i pastori la notte di Betlemme e i Magi con la stella, giungere ad adorare Colui che ancora una volta nasce per insegnarci il valore dell’attesa. (p. Giuseppe Trentadue)

Il Messale Romano- Terza edizione [continuazione] (di Maurizio Barba)

La si trova, dunque, nella maggior parte dei formulari, mentre non appare nelle feste dei santi, a eccezione delle tre celebrazioni festive che seguono il Natale. Il Gregoriano, classificandola come super populum, la conserva solo nei formulari delle ferie di Quaresima, contribuendo così ad attribuirle un carattere prevalentemente penitenziale. Tale particolare presenza ristretta della super populum nel periodo quaresimale è attestata anche nel Missale romanum tridentino. La descrizione della celebrazione solenne della Messa romana alla fine del VII secolo, rinvenibile nell’Ordo Romanus I, non parla di questa oratio super populum, ma descrive un particolare rito, cioè la semplice benedizione che il Papa dava, di ritorno nel secretarium, alle diverse categorie di persone incontrate. Tale rito probabilmente avrebbe soppiantato l’antica orazione di benedizione super populum. Da questo rapido excursus si evince che l’orazione sul popolo, da elemento costante della Messa, così come appare nel Veronese, si andò via via riducendo nel Gelasiano, per essere relegata, nel Gregoriano, alle sole ferie del periodo quaresimale. Quali sono le caratteristiche strutturali di questa orazione? Le tre orazioni presidenziali della Messa, ovvero la colletta, sulle offerte e dopo la comunione, presentano una caratteristica strutturale comune: la domanda è pronunciata a nome della comunità intera, compreso il celebrante che recita la preghiera. L’orazione è formulata nella prima persona plurale, per cui il celebrante che la pronuncia non si separa da coloro per i quali chiede il soccorso divino, ma vi è implicato come presidente dell’assemblea. (8-continua)