Programma dal 30 aprile al 8 maggio 2022

Letture: Atti 5,27b-32.40b-41 / Salmo 29 / Apocalisse 5,11-14

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (21,1-19)

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri. Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti. Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 30

   

Domenica 01

10.30

Deff. fam. Bulgarelli

Lunedì 02

18.30

+ Gattucci Stefano

Martedì 03

   

Mercoledì 04

18.30

Deff. Ruffini Armanda (anniv.), Dovadola Ivano e Monica e Dovadola Silverio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

Giovedì 05

18.30

+ Signani Mara e padre

Venerdì 06

8.00

+ Becca Luigi

Sabato 07

18.30

  • + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando
  • + Alide

Domenica 08

10.30

+ Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

 

Anno : C

Maggio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 01

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 02

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Martedì 03

Ss. Filippo e Giacomo Ap.

S. Messa ad orario feriale.

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Mercoledì 04

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Giovedì 05

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Venerdì 06

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Prima processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione per le strade del quartiere S. Paolo fino al numero 1 di via Bagnarolo e ritorno.

Sabato 07

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Domenica 08

IV di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 14.45 (oratorio) : Corteo dei comunicandi dall’oratorio alla Chiesa di S. Paolo.

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione dei bambini del III anno di catechismo.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

La processione nel quartiere S. Paolo

Via XIII aprile, piazza Mazzini, via Garibaldi, via Piave, via Bagnarolo fino al n° 1 (sosta con benedizione), via Bagnarolo, via Piave, via Bonvicini, via Monte Grappa, piazza Costa, via Roli.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Gv 6,22-29

Gv 14,6-14

Gv 6,35-40

Gv 6,44-51

Gv 6,52-59

Gv 6,60-69

Vivere il Mistero- Il Vangelo odierno scorre sul binario del succedersi delle esperienze pasquali nel quarto Vangelo. Dopo l’incontro con la Maddalena e i due momenti dell’apparizione a tutti discepoli – prima sera e, otto giorni dopo, con Tommaso -, abbiamo la terza manifestazione sul mare di Galilea, che indica come si possa seguire Gesù solo accettando e contraccambiando il suo amore. Il brano evangelico comincia con la spiacevole notizia dell’insuccesso della pesca, che ci si aspettava fosse la cosa più facile per questi pescatori di professione. In realtà il risultato abbondante della pesca verrà solo dalla Parola, cui i pescatori delusi riescono ad affidarsi. In filigrana il racconto lascia vedere bene che la pesca è una figura per descrivere la missione della Chiesa e la sua possibilità di attrazione universale. Il comando di Gesù «Portate un po’ del pesce che avete preso ora» è uno dei tratti più sorprendenti dell’episodio. Sembrerebbe, infatti, che Gesù abbia già provveduto a sufficienza: sulle braci da lui preparate ci sono pane e pesce. Le interpretazioni del significato del pesce, che Gesù chiede di aggiungere, si sono moltiplicate a dismisura proprio come il pesce catturato. Il suggerimento, che avanziamo, è quello di interpretare il pane e il pesce che Gesù ha preparato come gli elementi fondamentali della cena del Signore, secondo il modello che compare anche nella moltiplicazione del pane che troviamo in Gv 6. In questi racconti – che certo sono prefigurazione dell’Eucaristia – le moltiplicazioni di pane non si fanno con pane e vino, ma appunto con pani e pesci. Gesù chiede di portare altro pesce perché il pasto dei discepoli deve utilizzare, come cibo, anche il frutto delle fatiche dei pescatori. In proiezione simbolica, ciò significa che la cena del Signore coinvolge e, per così dire, sfrutta anche il risultato delle fatiche apostoliche di coloro che vi partecipano. In effetti, nelle celebrazioni eucaristiche, la gioia e il nutrimento non sono soltanto prodotti da quello che Gesù ha donato e dona, ma anche dalla presenza della comunità che, di fatto, non è nata senza l’impegno di quanti ora stanno celebrando. Il lavoro di missione, che raduna la Chiesa, e la responsabilità della guida della comunità mostrano la loro efficacia e il risultato proprio per mezzo della celebrazione stessa: si è, infatti, tutti insieme anche perché qualcuno ha aiutato la nostra convocazione e la nostra tenuta. Ognuno dei discepoli si rallegra, perciò, sia dei doni del Signore sia di quello che esiste nella celebrazione come frutto dell’impegno della comunità e dei singoli discepoli. Da questo deriva l’importanza decisiva del pesce pescato dai discepoli perché il pasto offerto da Gesù risorto possa essere, per i suoi discepoli, davvero completo e nutriente. Il dialogo tra Gesù e Simon Pietro, dopo il pasto, rivela la premura con cui il Maestro fa crescere il discepolo. In gioco sono, come sempre, la relazione tra il discepolo e il Signore – «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?» (Gv 21,15) – e la reale dedizione al ministero di pastore: «Pasci i miei agnelli» (v. 15). L’amore a Gesù permette la purificazione del cuore del discepolo, cancellando tutti i possibili rinnegamenti e rendendolo capace di servizio all’interno della comunione cristiana e di missione verso l’esterno. L’ultima parola, «Seguimi», corregge lo strano stop, che Gesù, nel Vangelo giovanneo, aveva intimato al suo discepolo nel corso dell’ultima cena. «Simon Pietro gli disse: “Signore, dove vai?”. Gli rispose Gesù: “Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi”. Pietro disse: “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!”. Rispose Gesù: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte”». La sequela è possibile soltanto dopo la Pasqua. Solo in forza della risurrezione il discepolo può andare -veramente dietro a Gesù: è l’amore «fino alla fine», riversato su lui, che rende possibile la comunione. La passione e «l’ora» mostreranno che il rapporto dei discepoli con il Maestro è ancora immaturo, insufficiente e incostante. La gioia di potere finalmente seguire il Signore, aperta dalla Pasqua, sembra al tempo stesso segnata da un prezzo crescente del rapporto con il Maestro. «”In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio», (Gv 21,18-19). C’è un contrasto tra ciò che accadeva, quando Simone era giovane ed era alla sequela di Gesù di Nazareth, e quanto accadrà nella vecchiaia dell’Apostolo, quando sul cammino di Pietro apparirà la sua croce. Dopo la Pentecoste, Pietro mostra che ama Gesù nel coraggio concreto, che i suoi gesti e le parole dimostrano. Egli – cui era stato chiesto se amasse il Maestro «più» degli altri discepoli – dichiara, infatti, con convinzione che: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini». Il «più» dell’amore di Pietro e degli apostoli appare fissato nella dichiarazione finale del narratore: «Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 23 aprile al 1 maggio 2022

Letture: Atti 5,12-16 / Salmo 117 / Apocalisse 1,9-11a.12-13.17-19

Rendete grazie al Signore perché è buono: eterna è la sua misericordia .

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome. Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 23
Domenica 24 10.30

18.30

+ Gervasio Immacolata

Per le spose e le madri dei caduti e dispersi in guerra

Deff. fam. Marchetti e Bega Lino

+ Dovadola Ivano, Monica e Ruffini Armanda e per i parenti vivi e defunti e per le intenzioni di Maria Teresa

Lunedì 25 9.15 Per i caduti di tutte le guerre
Martedì 26
Mercoledì 27 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio
Giovedì 28 18.30 + Teodora e nonni Marianna e Vladislav
Venerdì 29 8.00 + Montesi Natale

+ don Orfeo

Sabato 30
Domenica 01 10.30 Deff. fam. Bulgarelli

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Aprile – Maggio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 24

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e Coroncina della Divina Misericordia

Lunedì 25

S. Marco ev.

Ore 9.15 (S. Paolo) : S. Messa con la partecipazione delle autorità nell’anniversario della Liberazione.
Martedì 26 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Mercoledì 27 Ore 18.30 (S. Salvatore) : S. Messa (NO in S. Paolo)
Venerdì 29

S. Caterina da Siena

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica e recita del S. Rosario

Sabato 30 Ore 14.30 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Prima Confessione dei fanciulli al secondo anno di catechismo.
Domenica 01

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)
Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mc 16,15-20 Gv 3,7-15 Gv 3,16-21 Gv 3,31-36 Mt 11,25-30 Gv 6,16-21

Vivere il Mistero- Tommaso non era presente, quando Gesù apparve la prima volta nella casa «dove si trovavano i discepoli». Il racconto evangelico odierno si distende dunque fino all’ottavo giorno, quando Gesù si mostra a tutto il gruppo, compreso anche Tommaso. Questo schema narrativo permette all’evangelista di presentare un personaggio paradigmatico per i propri destinatari che, come Tommaso, hanno soltanto ascoltato dagli altri il messaggio della risurrezione, senza avere partecipato direttamente all’incontro. Tommaso – il nome significa il «gemello», – appare affratellato a quanti faticano a credere, non avendo sperimentato un incontro diretto con Gesù. Il racconto di ciò che avviene «Otto giorni dopo» diventa essenziale per capire cosa accade a «quelli che non hanno visto e hanno creduto» e a che cosa serve lo scritto giovanneo. L’esperienza pasquale dei discepoli è avvenuta «il primo giorno della settimana». Dopo la creazione operata «per mezzo del Verbo» prima dell’inizio dei tempi, Gesù risorto – come nuovo creatore – interviene con un atto che completa l’azione precedente del Padre, da lui già mediata. Adesso egli stesso soffia il suo alito di Risorto sui discepoli e li fa esistere arricchiti dello Spirito Santo quale primizia di una nuova creazione. Queste «creature nuove» saranno capaci di continuare la presenza di Gesù nel mondo e nella storia: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Il Verbo «ha mandato me», nella sua coniugazione greca, significa: «come il Padre ha mandato me e io resto ancora mandato, così io mando voi». S’intrecciano perciò, a vantaggio degli uomini di tutti i tempi, la missione di Gesù, ancora in corso, e la testimonianza dei discepoli trasformati dallo Spirito Santo. Il discepolo, che nella storia si muove con questo dono, vive della stessa incomparabile potenza con cui il Padre ha inviato il Figlio nel mondo. L’autorità dei discepoli, che ricevono l’alito di Gesù risorto, è tale che da essi dipende il perdono dei peccati: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Otto giorni dopo i discepoli erano in casa e c’era con loro anche Tommaso. L’evidenziazione di Tommaso e della sua singolarità nella vicenda narrata introduce, nel racconto giovanneo, la figura del gemello che rappresenta bene l’ascoltatore del Vangelo. Il nome Tommaso, correttamente tradotto in greco con Didimo, ossia gemello, suggerisce che chi sta ascoltando il Vangelo si trova nella stessa situazione di Tommaso la prima sera di Pasqua. Come il nostro «Gemello», anche noi non vediamo Gesù risorto, di cui ci testimoniano altri credenti. Nel caso di Tommaso la situazione è corretta otto giorni dopo, quando può finalmente vedere Gesù e toccarlo. Di fronte alla fede perfetta di Tommaso, che lo confessa: «Mio Signore e mio Dio!», Gesù ricorda, per così dire, i gemelli che sembrerebbero meno fortunati: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Questa beatitudine non è una comoda, astuta trovata, ma spiega che cosa prende il posto del vedere, senza che nessuno resti defraudato dell’essenziale. I «segni» raccontati nel Vangelo giovanneo possono adeguatamente sostituire il «vedere». Quanti sono rimasti fuori dell’avvenimento delle apparizioni pasquali, come il loro «gemello» Tommaso, sono di fronte al testo evangelico. Nell’ascolto essi possono battere lo stesso Tommaso e arrivare a credere che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e ad avere la vita per mezzo del suo nome. Nel tempo della Chiesa sono molti i «segni» operati dagli apostoli, capaci di condurre alla fede e idonei a costituire una comunità che inizia a vedersi nel mondo e a identificarsi nella storia: «Erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava». Già nei primi giorni dopo la Pentecoste, attraverso tali segni, «una moltitudine di uomini e di donne» si aggiunge ai credenti. I segni della risurrezione del Signore, compiuti dai credenti, diventano lo strumento che porta speranza, guarigione, salvezza anche nelle «città vicine a Gerusalemme». L’autore del testo apocalittico racconta la sua esperienza «nel giorno del Signore», quando «fu preso dallo Spirito». Partecipando alla liturgia egli sentì allora la voce chiara del Signore, che Io chiamava e, voltandosi, vide uno simile a figlio dell’uomo «in mezzo a sette candelabri d’oro». Un tale sfondo dell’immagine indica che l’incontro raccontato avvenne al cuore della preghiera liturgica domenicale della Chiesa: Lì può avvenire ancora il faccia a faccia con «il Primo e l’ultimo», che vive per sempre e ha le chiavi della morte e degli inferi. La fede, la Chiesa e la missione sono nutriti dai segni che accadono anche attraverso gli Apostoli (prima lettura), dalla possibilità di una lettura dei Vangeli capace di condurre alla vita (Vangelo), ma anche dalla guida offerta, attraverso la liturgia, da uomini che fanno una vera esperienza dello Spirito e della voce di Dio «potente, come di tromba». L’esperienza della risurrezione sbocca nella vita della Chiesa e nella sua liturgia, che è una possibilità continua d’incontro con il Signore risorto, sostanziata da un paziente discernimento e da un ascolto sincero. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 16 al 24 aprile 2022

Letture: Atti 10,34a.37-43 / Salmo 117 / Colossesi 3,1-4

Qesto è il giorno che ha fatto il Signore:

rallegriamoci ed esultiamo

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 21.30 + Margotti Teresa

+ Liverani Paolo

+ Amadei Carlo, Brandolini Irene, Fabbri Adamo

Domenica 17 10.30

18.30

+ Sangiorgi Tomaso

+ Cuffiani Ireneo, Liverani Lucia, Ames, Erie, Ilaro e Lanzoni Gianluigi

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni di una persona vivente (Maria Teresa)

Deff. fam. Lo Monaco e Beluna

Lunedì 18 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e Peppino
Martedì 19
Mercoledì 20 18.30 + Venturini e Manari (per Luca e Matteo viventi)
Giovedì 21 18.30 + Pacilli Antonio

+ Antonio

Venerdì 22 8.00 + Adriano Castelli
Sabato 23
Domenica 24 10.30

18.30

+ Gervasio Immacolata

+ Dovadola Ivano, Monica e Ruffini Armanda e per i parenti vivi e defunti e per le intenzioni di Maria Teresa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (igienizzazione delle mani, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Aprile 2022

Domenica 17

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 8.00 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Lunedì 18 Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Martedì 19 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Mercoledì 20 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Giovedì 21 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 21.00 (S. Maria in Fabriago) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni

Venerdì 22 Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 23 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Domenica 24

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 28,8-15 Gv 20,11-38 Lc 24,13-35 Lc 24,35-48 Gv 21,1-14 Mc 16,9-15

Vivere il Mistero- Nella domenica di risurrezione il Lezionario ci propone anzitutto parte della prima sequenza degli avvenimenti accaduti la mattina di Pasqua secondo il Vangelo di Giovanni. Incontriamo così le diverse reazioni di tre discepoli davanti al sepolcro di Gesù trovato aperto. Maria Maddalena, Pietro e il discepolo amato si trovano di fronte a segni che sono chiamati a decifrare. Il primo personaggio che si trova in relazione con il sepolcro di Gesù, la mattina del primo giorno della settimana, è Maria di Màgdala. Il narratore non dice nulla dei motivi che la portano in quel luogo «quando era ancora buio». (Gv 20,1) La sua visione delle cose è semplicemente che «la pietra era stata tolta dal sepolcro» (Gv 20,1). Il segno rimane per lei del tutto oscuro e si precipita ad annunciare a Pietro e all’altro discepolo, un’interpretazione che, alla luce degli eventi posteriori, dovrà essere valutata come erronea e deviante: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!» (Gv 20,2). L’unica cosa esatta di questa relazione paradossalmente sta nelle parole «non sappiamo». Il buio che circonda Maria all’esterno è pari alla confusione interna della donna. Forse, per il narratore questo è lo sfondo esistenziale sul quale deve esplodere la luce e la vita. Gli itinerari di Simon Pietro e del discepolo che Gesù amava sono narrativamente intrecciati, anche se (o, forse, proprio perché) gli esiti dei due cammini sono decisamente differenti. I due corrono al sepolcro insieme, ma il discepolo amato arriva per primo anche se lascia entrare Pietro davanti a lui. Un primo sguardo al modo in cui si trova effettivamente il sepolcro è dato attraverso gli occhi del discepolo amato che, anche dall’esterno del sepolcro vede «i teli posati là» (Gv 20,6). Per il momento non vi sono reazioni da parte sua e non si parla ancora di fede. Simon Pietro, arrivato al sepolcro per secondo, vi è lasciato entrare per primo. Egli vede qualcosa di più del discepolo amato: «Osservò i teli posati là, e il sudario che era stato sul suo capo non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,6-7). Com’è appena accaduto per il discepolo amato, anche in questo secondo caso non si dice nulla delle reazioni di Pietro. È solo l’ingresso del discepolo, che Gesù amava, a sbloccare la situazione. Egli vede finalmente gli stessi segni osservati da Pietro e arriva alla fede: «E vide e credette» (Gv 20,8). Appare abbastanza chiaro che è l’amore di Gesù – sistematicamente annotato nel caso del discepolo amato – a far muovere verso la fede nella risurrezione. La spiegazione aggiuntiva del perché, all’arrivo al sepolcro, ancora i due discepoli non credevano – «non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti» (Gv 20,9) – esprime con chiarezza che la grande introduzione alla risurrezione non è data dal sepolcro trovato aperto. La spinta alla fede nella risurrezione è data dalle Scritture e queste le abbiamo anche noi. È proprio quanto afferma l’Evangelista, quando contrappone la fede di Tommaso, che ha veduto, e la fede di coloro che crederanno senza vedere. Il quarto Vangelo pretende proprio di essere quella trascrizione dei segni che permette di credere anche a coloro che non hanno visto quelli concreti dentro il sepolcro vuoto: «Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel sul nome» (Gv 20,30-31). La risurrezione di Cristo sposta dunque il baricentro della ricerca dell’uomo dalle realtà «della terra» a quelle del cielo: «Cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù» (Col 3,1). La risurrezione di Gesù ha messo in noi una dinamica pasquale: siamo morti e siamo risorti. Siamo insieme con Cristo e perciò siamo lassù. Accanto all’esortazione alla vita nuova da risorti appare chiaramente la promessa. Quando il Cristo apparirà di nuovo, si vedrà anche che noi siamo gloriosi insieme con lui: «Quando Cristo, nostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con, lui nella gloria» (Col 3,1). La celebrazione della domenica di risurrezione non ci porta solo la consapevolezza che è necessaria una morale da risorti, ma ci svela anche che la nostra esistenza deve avere una dimensione «mistica», forte e sicura: «Se siete risorti con Cristo… rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 9 al 17 aprile 2022

Letture: Isaia 50,4-7 / Salmo 21 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Dal Vangelo secondo Luca (23,1-40) [forma breve]

In quel tempo, tutta l’assemblea si alzò; condussero Gesù da Pilato e cominciarono ad accusarlo: «Abbiamo trovato costui che metteva in agitazione il nostro popolo, impediva di pagare tributi a Cesare e affermava di essere Cristo re». Pilato allora lo interrogò: «Sei tu il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: «Non trovo in quest’uomo alcun motivo di condanna». Ma essi insistevano dicendo: «Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui». Udito ciò, Pilato domandò se quell’uomo era Galileo e, saputo che stava sotto l’autorità di Erode, lo rinviò a Erode, che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme.

Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto. Da molto tempo infatti desiderava vederlo, per averne sentito parlare, e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò, facendogli molte domande, ma egli non gli rispose nulla. Erano presenti anche i capi dei sacerdoti e gli scribi, e insistevano nell’accusarlo. Allora anche Erode, con i suoi soldati, lo insultò, si fece beffe di lui, gli mise addosso una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici tra loro; prima infatti tra loro vi era stata inimicizia. Pilato, riuniti i capi dei sacerdoti, le autorità e il popolo, disse loro: «Mi avete portato quest’uomo come agitatore del popolo. Ecco, io l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in quest’uomo nessuna delle colpe di cui lo accusate; e neanche Erode: infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo punito, lo rimetterò in libertà». Ma essi si misero a gridare tutti insieme: «Togli di mezzo costui! Rimettici in libertà Barabba!». Questi era stato messo in prigione per una rivolta, scoppiata in città, e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, perché voleva rimettere in libertà Gesù. Ma essi urlavano: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Ed egli, per la terza volta, disse loro: «Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in lui nulla che meriti la morte. Dunque, lo punirò e lo rimetterò in libertà». Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso, e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta venisse eseguita. Rimise in libertà colui che era stato messo in prigione per rivolta e omicidio, e che essi richiedevano, e consegnò Gesù al loro volere. Mentre lo conducevano via, fermarono un certo Simone di Cirene, che tornava dai campi, e gli misero addosso la croce, da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una grande moltitudine di popolo e di donne, che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso di loro, disse: «Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: “Beate le sterili, i grembi che non hanno generato e i seni che non hanno allattato”. Allora cominceranno

VITA ECCLESIALE

Sabato 09 18.30 + Ronchi Agostino e Capucci Franca
Domenica 10 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Fregni Irma

Per tutte le anime del Purgatorio

Lunedì 11 18.30 + Montanari Pietro e Cesarina, Sr. Maria Luisa, don Piergiorgio e Anna Maria
Martedì 12 8.00 Deff. fam. Asioli e Buttelli
Mercoledì 13 18.30 Per la pace dei figli Piccolo
Giovedì 14
Venerdì 15
Sabato 16 21.30 + Margotti Teresa

+ Liverani Paolo

Domenica 17 10.30

18.30

+ Sangiorgi Tomaso

+ Cuffiani Ireneo, Liverani Lucia, Ames, Erie, Ilaro e Lanzoni Gianluigi

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni di una persona vivente (Maria Teresa)

MattinoPomeriggioSera

Lunedì 11 : Ore 16.30 – 18.00 20.45 – 22.00

Martedì 12 : Ore 16.30 – 18.00 20.45 – 22.00

Mercoledì 13 : Ore 16.30 – 18.00 20.45 – 22.00

Giovedì 14 : Ore16.00-19.00

Venerdì 15 : Ore 10.00-12.0016.00-17.00

Sabato 16: Ore 9.30-12.0015.00-19.00

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (igienizzazione, mascherine ecc…)).

Le Confessioni della Settimana Santa

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Aprile 2022

Domenica 10

Le Palme

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 13 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”
Giovedì 14

Santo

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

a seguire : Adorazione fino alle ore 23.00

Venerdì 15

Santo

Astinenza eDigiuno

Ore 15.00 (S. Paolo) : Via Crucis con particolare invito a bambini, ragazzi e giovani

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.30 (S. Paolo) : Celebrazione della Passione del Signore

Sabato 16

Santo

Ore 9.30–12 e 15.30–18 (S. Paolo):Benedizione delle uova

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 21.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 17

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 8.00 10.30 e 18.30

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,1-11 Gv 13,31-33.36-38 Mt 26,14-25 Gv 13,1-15 Gv 18,1-19,42 Lc 24,1-12

Vivere il Mistero- Uno dei tratti specifici e salienti della narrazione lucana della passione è il coinvolgimento e la trasformazione dei personaggi che vi assistono. Le figure che, lungo la via crucis, sono state cambiate dal modo in cui Gesù affronta il suo cammino e, soprattutto, dal fatto che non si dimentica di loro sono Simon Pietro e uno dei ladroni crocifissi. Del tutto singolare, rispetto al quadro degli altri Vangeli è anche la solenne dichiarazione finale di Gesù: «Padre, nelle tue mani consegno il mio Spirito». Il canto del gallo è stato decisivo nel processo di conversione di Pietro dopo il rinnegamento. Nel Vangelo di Luca il gallo «funziona» in una maniera del tutto peculiare rispetto agli altri racconti. Si tratta di una specificità che mostra la sensibilità e l’attenzione di Gesù per il suo grande discepolo, naufragato nel momento della prova. L’itinerario di conversione di Pietro è annunciato, già durante l’ultima cena, con alcune parole veramente speciali: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, con ferma i tuoi fratelli». Gesù, prima ancora di annunciarne il rinnegamento, parla della funzione futura di Pietro a conferma degli altri fratelli: la capacità di guidare gli altri discepoli viene a lui da una conversione profonda, che supera le sue cadute e debolezze. Il cambiamento di Pietro, però, non proviene tanto da un cambiamento morale e spirituale o da altre sue rinnovate valutazioni, ma è sostenuto dalla preghiera e dall’intercessione di Gesù stesso. Durante la passione dunque Cristo è solo perché abbandonato, ma non è solo perché tiene presente (almeno) la situazione di Pietro e lo accompagna passo dopo passo mentre è sottomesso alla prova. La tentazione sarà proprio personale perché i discepoli saranno vagliati come si vaglia il grano, chicco per chicco. È alla luce di queste affermazioni che diventa chiara la funzione del canto del gallo. Racconta Luca «In quell’istante, mentre ancora. (Simone) parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: “Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte”. E, uscito fuori, pianse amaramente». Il terzo Vangelo non dice se Simone ha sentito e notato il canto del gallo. Questo, invece, è certamente un segnale per Gesù: è lui che, sentendolo, si volta a cercare lo sguardo di Pietro. Sentendo il gallo, Gesù sa che ormai Pietro lo ha rinnegato e si volta a cercarlo. È perciò lo sguardo di Gesù – ossia la sua attenzione per l’apostolo, anche mentre sta soffrendo – che muove Pietro a conversione, lo fa piangere e lo porta efficacemente sulla via reale del pentimento. (don Ermenegildo Manicardi)

Allora cominceranno a dire ai monti: “Cadete su di noi!”, e alle colline: “Copriteci!”. Perché, se si tratta così il legno verde, che avverrà del legno secco?». Insieme con lui venivano condotti a morte anche altri due, che erano malfattori. Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno». Poi dividendo le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere; i capi invece lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei». Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male». E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso». Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa) Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo. Parola del Signore

Programma dal 2 al 10 aprile 2022

Letture: Isaia 43,16-21 / Salmo 125 / Filippesi 3,8-14

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,1-11)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 02 18.30 Secondo le intenzioni di una persona vivente (Maria Teresa)

+ Preda Maria Teresa

Domenica 03 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Luigi, Antonia, Cesare ed Elettra

Lunedì 04 18.30 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano e Monica, Dovadola Silverio
Martedì 05 8.00 + Moroni Lorenzo
Mercoledì 06 18.30 + Ronchi Agostino e Capucci Franca
Giovedì 07 18.30 + Biancoli Elves
Venerdì 08 8.00 + Alessandro e Clelia Pompignoli
Sabato 09
Domenica 10 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

Per tutte le anime del Purgatorio

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (igienizzazione delle mani, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Aprile 2022

Domenica 03

V di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 06 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”
Giovedì 07 Ore 21.00 (canonica) : Consiglio parrocchiale di A.C.
Venerdì 08

Astinenza

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (via Amendola) : Via Crucis con partenza dall’incrocio di via Amendola con via Dini e Salvalai fino al Santuario della B. V. della Consolazione.

Domenica 10

Le Palme

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 8,12-20 Gv 8,21-30 Gv 8,31-42 Gv 8,51-59 Gv 10,31-42 Gv 11,45-56

Vivere il Mistero- Il canto al Vangelo della liturgia odierna introduce l’ idea di un cambiamento di vita che nasce dall’esperienza della misericordia: «Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore, perché io sono misericordioso e pietoso». Il cambiamento non proviene dalla minaccia della condanna, ma dall’amabilità di un’accoglienza che – senza negare la verità (anche del peccato) – riesce a vedere la possibilità di un cambiamento positivo per il futuro. Ciò porta a pareggio una situazione in cui ci sono tanti che, a buon mercato, si considerano giusti. Senza l’intervento misericordioso di Gesù, gli scribi e i farisei, che si sentono giusti perché identificano il peccato di altri – anche se nel segreto custodiscono in realtà un loro peccato – condannerebbero la donna, che è certamente peccatrice, ma che si apre a un futuro nella grazia (Vangelo). Gli scribi e i farisei irrompono mentre Gesù sta insegnando nel tempio, facendo emergere un caso che non può essere messo in dubbio: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio». Essi chiedono a Gesù di misurarsi con la legge di Mosè: «Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Per il narratore l’intenzione degli interroganti non è del tutto pulita: «Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo». (Gv 8,6). Gesù non entra nella discussione proposta, ma si china e scrive per terra con un gesto misterioso che serve per proporre – e, in certo senso, per imporre – un tempo di riflessione. Le domande insistono, allora Gesù si interrompe, si alza in piedi e propone un criterio che potrebbe sembrare marginale nella questione. Gesù non parla della situazione della donna, ma di quella in cui devono essere gli eventuali lapidatori: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7). Sono così in contrapposizione gli accusatori e la donna, ma in un senso del tutto diverso da quello immaginato dagli intervenuti. Una terza scena inizia con il nuovo chinarsi di Gesù. In questo secondo spazio di riflessione progressivamente si vede l’effetto del criterio dato da Gesù. Il Maestro e la donna rimangono da soli e le domande di Gesù fanno emergere la realtà, significata da quanto accade. Sullo sfondo degli accusatori non senza peccato, costretti a ritirarsi, compare la figura sempre più solenne di Gesù. «Neanch’io ti condanno» (Gv 8,11) assimila solo in parte Gesù agli accusatori. Egli, infatti, non condanna, non perché gli manchi l’autorità per farlo, ma per la misericordia che, pur riconoscendo senza incertezze il peccato, non vuole arrivare alla condanna. Il racconto mette in mostra un contrasto fra scoperta del peccato e incertezza sulla condanna da una parte, e dall’altra certezza del peccato e misericordia che apre la strada a un futuro in cui il peccato non deve avere più spazio: «Va’ e d’ora in poi non peccare più». Con un certo ardimento la liturgia ci propone di sentire come parole dell’adultera perdonata, l’affermazione del Salmo 135: «Grandi cose ha fatto il Signore per noi». Con emozione ci accorgiamo che queste parole – che risuonano anche all’inizio del Magnificat – possono in qualche modo avvicinare l’adultera perdonata dalla misericordia e Maria «la piena di grazia, trasformata in grazia». Gesù è passato da un piano giuridico e forense a uno più profondamente etico e spirituale, aprendo la prospettiva inattesa del riconoscimento della colpa che conduce, però, all’inutilità della condanna e dell’esecuzione per passare alla possibilità della misericordia e della vita. Per usare le parole della lettura dell’apostolo Paolo, la donna può così conoscere Gesù e la potenza della sua risurrezione. Le parole del profeta Isaia nella prima lettura esprimono con forza il grande rinnovamento che è operato da Dio, dentro al quale trova un posto la conversione del singolo. Il Dio che ha compiuto i prodigi dell’esodo e del passaggio del mare adesso comincia un nuovo passaggio, superiore e inverso al precedente: nell’aridità del deserto farà scorrere fiumi per dissetare le bestie selvatiche e il suo popolo. Tutto questo è presentato dal profeta non come una fioritura già pienamente avvenuta, ma come un germoglio che ha cominciato a svilupparsi, anche se senza rumore. Da qui la sfida: «Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?». L’azione di Gesù per la donna adultera è il germogliare delle cose nuove fatte da Dio. In lui, infatti, si manifesta la misericordia che non nasconde e non attenua il peccato dell’uomo, che non ha bisogno di condanne, ma dischiude la possibilità di una vita convertita. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 26 marzo al 3 aprile 2022

Letture: Giosué 5,9a.10-12 / Salmo 33 / 2Corinzi 5,17-21

Gustate e vedete com’è buono il Signore.

 

Dal Vangelo secondo Luca (15,1-3.11-32)

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».

Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”». Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 26

   

Domenica 27

10.30

+ Dovadola Ivano, Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio

Lunedì 28

18.30

+ Buscaroli Dante e coniugi Venieri

Martedì 29

8.00

+ Montesi Natale

+ Pietro e Silvano

Mercoledì 30

   

Giovedì 31

   

Venerdì 01

20.30

+ Dante, Irma e Vilma

Sabato 02

18.30

Secondo le intenzioni di una persona vivente (Maria Teresa)

+ Preda Maria Teresa

Domenica 03

10.30

+ Bufano Margherita

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Marzo – Aprile 2022

Domenica 27

IV di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Mercoledì 30

Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”

Venerdì 01

Astinenza

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 5a Stazione Quaresimale.

Al termine Adorazione eucaristica fino alle ore 22.30

Domenica 03

V di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Domenica 27 torna l’ora legale ed anche l’orario delle celebrazioni pomeridiane viene posticipato di mezz’ora.

2 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :

Lunedì

Martedì

Mercoledì

Giovedì

Venerdì

Sabato

Gv 4,43-54

Gv 5,1-16

Gv 5,17-30

Gv 5,31-47

Gv 7,1-2. 10. 25-30

Gv 7,40-53

Vivere il Mistero- La parabola di Gesù raccontata nel Vangelo odierno mostra che non è il figlio a creare il padre o a concedergli il riconoscimento e «la patente di paternità». Il padre è tale non perché reagisce alla qualità dei sentimenti o della condotta del figlio, ma a causa della realtà della generazione, già avvenuta, e del suo cuore, che continua ad amare il suo discendente senza dipendere dal suo comportamento. Gli Israeliti, che arrivano finalmente nella terra promessa, sono «figli» perché Dio li ha resi tali liberandoli: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio» (Os 11,1). Essi giungono a Gàlgala, non condotti dalla loro forza, ma da Dio che li ha tratti dalla schiavitù: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto» (Dt 5,9). La forza autonoma della paternità è rivelata anche dall’apostolo Paolo con l’uso della categoria di «riconciliazione». Noi non siamo in Cristo perché siamo riusciti a diventare una cosa nuova, ma siamo persone nuove perché inseriti in Cristo dal Padre. La riconciliazione non è un avvicinamento bilaterale: da una parte l’uomo, che fa i suoi passi, e dall’altra Dio che gli viene incontro; essa è un’iniziativa esclusiva di Dio, che agisce in Cristo e per mezzo di lui perché noi da nemici potessimo diventare suoi amici. Con i suoi allontanamenti progressivi, il figlio minore propone una specie di «uccisione» del padre. Chiedendo al padre l’eredità, di fatto, gli suggerisce di comportarsi come se fosse morto. L’allontanarsi da casa, una volta avuta l’eredità, è un nuovo modo per tenere il padre lontano e per liberarsi di lui. Persino il ritorno a casa non è motivato dal desiderio di essere con il padre o da un pentimento autentico per come lo ha trattato. Vuole tornare perché a casa di suo padre ci sono tanti salariati, trattati bene e col «pane in abbondanza». S’incammina verso casa non perché si riconosce figlio, ma perché spera di ottenere un buon salario da un onesto datore di lavoro. Crede di essere lui a poter disporre del titolo di padre. Dicendo «Non sono più degno di essere chiamato tuo figlio» (Lc 15,19.21) ancora una volta – pur se in maniera sottile – nega il diritto del padre di essere tale. Egli ritiene che il padre possa trattarlo come un operaio, dimenticando di aver generato quel figlio che, rovinato, adesso gli sta di fronte. Il racconto parabolico comprende anche il figlio maggiore. Dalle parole scelte da Gesù emerge che anche il primogenito non ha una sensibilità filiale matura. Il più adulto non è del tutto diverso dal cadetto. Nemmeno lui si percepisce come figlio, ma si sente piuttosto un servo, che ha lavorato molto e che nel padre ha trovato solo scarsi riconoscimenti. Adesso ha paura che, con il ritorno del minore, la sua eredità sia dimezzata. Egli sospetta: «Ora che è tornato lo spendaccione, il padre dividerà la sua attuale proprietà, ormai dimezzata, tra noi due eredi?» Il non riconoscimento del suo essere figlio diventa una frattura, purtroppo reale, anche con il fratello, che non riesce a percepire come tale. Egli lo «sente» come un concorrente pericoloso per la sua eredità legittima. Chi non percepisce il padre non può percepire il fratello. I rapporti di fraternità, autentica e sentita, dipendono dal sentire con schiettezza la paternità del padre. L’essere fratello è un dato di fatto che non possiamo immaginare di scegliere a piacimento. La parabola fa capire l’ampiezza e la varietà del pericolo di non farcela a riconoscere il padre. In pericolo c’è il figlio ribelle che, come «i pubblicani e i peccatori», vuole arbitrariamente essere libero da ogni legame filiale. Ma il rischio è anche per il primogenito che, come «i farisei e gli scribi», obbedisce ma si sente schiavo. Entrambi, anche se da due punti di vista diversi, negano che il padre sia tale e considerano l’altro fratello come un estraneo. Non vedendo il padre nella luce corretta, non percepiscono i legami fraterni. Sono pieni di paure e gelosie. Ci si chiede spesso: ma il primogenito è, alla fine, entrato nella festa per il figlio minore? La parabola, però, lascia aperta anche una domanda parallela: il figlio prodigo, entrando nel banchetto preparato per il suo ritorno, ha capito che entrava come figlio e che poteva tornare a casa sua solo in quella veste? Ha capito che, se lo avesse accolto come servo stipendiato, il padre avrebbe rinnegato, di fatto, la sua paternità? La riconciliazione non nasce nell’uomo, per esempio, in forza del suo pentimento. Neppure si tratta dell’incontro tra due stati d’animo, dell’uomo e di Dio, che s’incontrano a metà strada avendo trovato un accordo, per esempio individuando un risarcimento opportuno e proporzionato. Essa è un’iniziativa unilaterale di Dio. Se qualcosa cambia nell’uomo è per l’azione di Dio che, rivelandosi misericordioso, riesce a commuovere l’uomo e a cambiarlo. Dio, infatti, ha operato attraverso Cristo la possibilità che noi cambiassimo. Che poi la forza della riconciliazione non venga da noi, ma dall’esterno, diventa visibile nella parola della stessa riconciliazione, affidata a uomini che la presentano come un dato esterno alle nostre forze.

(don Ermenegildo Manicardi)

Atto di consacrazione al cuore immacolato di Maria

O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, noi, in quest’ora di tribolazione, ricorriamo a te. Tu sei Madre, ci ami e ci conosci: niente ti è nascosto di quanto abbiamo a cuore. Madre di misericordia, tante volte abbiamo sperimentato la tua provvidente tenerezza, la tua presenza che riporta la pace, perché tu sempre ci guidi a Gesù, Principe della pace.

Ma noi abbiamo smarrito la via della pace. Abbiamo dimenticato la lezione delle tragedie del secolo scorso, il sacrificio di milioni di caduti nelle guerre mondiali. Abbiamo disatteso gli impegni presi come Comunità delle Nazioni e stiamo tradendo i sogni di pace dei popoli e le speranze dei giovani. Ci siamo ammalati di avidità, ci siamo rinchiusi in interessi nazionalisti, ci siamo lasciati inaridire dall’indifferenza e paralizzare dall’egoismo. Abbiamo preferito ignorare Dio, convivere con le nostre falsità, alimentare l’aggressività, sopprimere vite e accumulare armi, dimenticandoci che siamo custodi del nostro prossimo e della stessa casa comune. Abbiamo dilaniato con la guerra il giardino della Terra, abbiamo ferito con il peccato il cuore del Padre nostro, che ci vuole fratelli e sorelle. Siamo diventati indifferenti a tutti e a tutto, fuorché a noi stessi. E con vergogna diciamo: perdonaci, Signore!

Nella miseria del peccato, nelle nostre fatiche e fragilità, nel mistero d’iniquità del male e della guerra, tu, Madre santa, ci ricordi che Dio non ci abbandona, ma continua a guardarci con amore, desideroso di perdonarci e rialzarci. È Lui che ci ha donato te e ha posto nel tuo Cuore immacolato un rifugio per la Chiesa e per l’umanità. Per bontà divina sei con noi e anche nei tornanti più angusti della storia ci conduci con tenerezza.

Ricorriamo dunque a te, bussiamo alla porta del tuo Cuore noi, i tuoi cari figli che in ogni tempo non ti stanchi di visitare e invitare alla conversione. In quest’ora buia vieni a soccorrerci e consolarci. Ripeti a ciascuno di noi: “Non sono forse qui io, che sono tua Madre?” Tu sai come sciogliere i grovigli del nostro cuore e i nodi del nostro tempo. Riponiamo la nostra fiducia in te. Siamo certi che tu, specialmente nel momento della prova, non disprezzi le nostre suppliche e vieni in nostro aiuto.Così hai fatto a Cana di Galilea, quando hai affrettato l’ora dell’intervento di Gesù e hai introdotto il suo primo segno nel mondo. Quando la festa si era tramutata in tristezza gli hai detto: «Non hanno vino» (Gv 2,3). Ripetilo ancora a Dio, o Madre, perché oggi abbiamo esaurito il vino della speranza, si è dileguata la gioia, si è annacquata la fraternità. Abbiamo smarrito l’umanità, abbiamo sciupato la pace. Siamo diventati capaci di ogni violenza e distruzione. Abbiamo urgente bisogno del tuo intervento materno.

Accogli dunque, o Madre, questa nostra supplica.

Tu, stella del mare, non lasciarci naufragare nella tempesta della guerra.

Tu, arca della nuova alleanza, ispira progetti e vie di riconciliazione.

Tu, “terra del Cielo”, riporta la concordia di Dio nel mondo.

Estingui l’odio, placa la vendetta, insegnaci il perdono.

Liberaci dalla guerra, preserva il mondo dalla minaccia nucleare.

Regina del Rosario, ridesta in noi il bisogno di pregare e di amare.

Regina della famiglia umana, mostra ai popoli la via della fraternità.

Regina della pace, ottieni al mondo la pace.

Il tuo pianto, o Madre, smuova i nostri cuori induriti. Le lacrime che per noi hai versato facciano rifiorire questa valle che il nostro odio ha prosciugato. E mentre il rumore delle armi non tace, la tua preghiera ci disponga alla pace. Le tue mani materne accarezzino quanti soffrono e fuggono sotto il peso delle bombe. Il tuo abbraccio materno consoli quanti sono costretti a lasciare le loro case e il loro Paese. Il tuo Cuore addolorato ci muova a compassione e ci sospinga ad aprire le porte e a prenderci cura dell’umanità ferita e scartata.

Santa Madre di Dio, mentre stavi sotto la croce, Gesù, vedendo il discepolo accanto a te, ti ha detto: «Ecco tuo figlio» (Gv 19,26): così ti ha affidato ciascuno di noi. Poi al discepolo, a ognuno di noi, ha detto: «Ecco tua madre» (v. 27). Madre, desideriamo adesso accoglierti nella nostra vita e nella nostra storia. In quest’ora l’umanità, sfinita e stravolta, sta sotto la croce con te. E ha bisogno di affidarsi a te, di consacrarsi a Cristo attraverso di te. Il popolo ucraino e il popolo russo, che ti venerano con amore, ricorrono a te, mentre il tuo Cuore palpita per loro e per tutti i popoli falcidiati dalla guerra, dalla fame, dall’ingiustizia e dalla miseria.

Noi, dunque, Madre di Dio e nostra, solennemente affidiamo e consacriamo al tuo Cuore immacolato noi stessi, la Chiesa e l’umanità intera, in modo speciale la Russia e l’Ucraina. Accogli questo nostro atto che compiamo con fiducia e amore, fa’ che cessi la guerra, provvedi al mondo la pace. Il sì scaturito dal tuo Cuore aprì le porte della storia al Principe della pace; confidiamo che ancora, per mezzo del tuo Cuore, la pace verrà. A te dunque consacriamo l’avvenire dell’intera famiglia umana, le necessità e le attese dei popoli, le angosce e le speranze del mondo.

Attraverso di te si riversi sulla Terra la divina Misericordia e il dolce battito della pace torni a scandire le nostre giornate. Donna del sì, su cui è disceso lo Spirito Santo, riporta tra noi l’armonia di Dio. Disseta l’aridità del nostro cuore, tu che “sei di speranza fontana vivace”. Hai tessuto l’umanità a Gesù, fa’ di noi degli artigiani di comunione. Hai camminato sulle nostre strade, guidaci sui sentieri della pace. Amen.

Programma dal 19 al 27 marzo 2022

Letture: Esodo 3,1-8a.13-15 / Salmo 102 / 1Corinzi 10,1-6.10-12

Il Signore ha pietà del suo popolo.

Dal Vangelo secondo Luca (13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”»..

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 19 18.00 Secondo le intenzioni di una persona vivente

+ Sangiorgi Tomaso (5° anniv.)

Domenica 20 10.30

18.00

+ Faccani Alessandro e Stefano

+ Tirello Domenico, Angelina, Valente, Elena, Silvana, Galvani Ezio

+ Ademara e deff. fam. Valenti e Ghetti

+ Rina, Giannina, Fausta e Magda

Lunedì 21 18.00 + Antonio
Martedì 22 8.00 + Castelli Adriano
Mercoledì 23
Giovedì 24 18.00 + Dovadola Monica
Venerdì 25 20.30 Parenti vivi e defunti della fam. Dovadola Ivano e Ruffini

+ Emma e Dante

Sabato 26
Domenica 27 10.30 + Dovadola Ivano, Monica, Ruffini Armanda e Dovadola Silverio

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 16.45 – 17.45 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario )

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Marzo 2022

Domenica 20

III di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa presieduta dal nostro vescovo mons. Giovanni Mosciatti e conferimento del ministero dell’accolitato a Lorenzo Vrenna

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 21 Ore 20.45 (canonica) : Caritas parrocchiale
Mercoledì 23 Ore 20.45 (S. Paolo) : Prove del “Coro S.- Paolo”
Giovedì 24 Ore 20.45 (canonica) : 7° Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio
Venerdì 25

Annunciazione del Signore

Astinenza

Non c’è la S. Messa alle ore 8.00)

Ore 17.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : 4a Stazione Quaresimale.

Al termine Adorazione eucaristica fino alle ore 22.30

Domenica 27

IV di Quaresima

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

1 – Venerdì 25 alle ore 17 il Papa invita vescovi di tutto il mondo e i loro presbiteri (e quindi tutti i fedeli) a unirsi a lui nella preghiera per la pace e nella consacrazione e affidamento della Russia e dell’Ucraina al Cuore Immacolato di Maria.

2 – E’ possibile rinnovare l’abbonamento per il 2022 al periodico parrocchiale “Il Ns. S. Paolo”, importante strumento di comunicazione comunitaria.

3 – Domenica 27 torna l’ora legale ed anche l’orario delle celebrazioni pomeridiane viene posticipato di mezz’ora.

4 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 4,24-30 Mt 18,21-35 Mt 5,17-19 Lc 11,14-23 Lc 1,26-38 Lc 18,9-14

Vivere il Mistero- L’unità del Lezionario della terza domenica di Quaresima si manifesta nell’interazione bifocale di due poli. Il primo è costituito dalla grave situazione di peccato che affligge molti dei personaggi di cui parlano le letture: i figli di Giacobbe schiavi in Egitto (prima lettura), moltissimi dei padri che sperimentarono il passaggio del Mar Rosso (seconda lettura), i Galilei uccisi da Pilato e le vittime casuali del crollo della torre di Siloe a Gerusalemme (Vangelo). Il correlato polo focale è costituito dal dono che propone la salvezza anche in questa situazione: l’intervento di «Io sono», la nube, il mare che si apre, il cibo e la bevanda spirituale, il vignaiolo disposto a lavorare all’albero di fico perché dia frutto dopo tre anni continui di sterilità. Di fronte a tante situazioni devastate e devastanti e all’inattesa proposta di salvezza, il ritornello al salmo responsoriale garantisce e rassicura: «Il Signore ha pietà del suo popolo». Il brano evangelico è composto di due parti complementari. La prima mostra la necessità della conversione proprio per tutti, e non solo per quanti sono pacchianamente cattivi. La seconda mostra che esiste un tempo di misericordia, in cui, in ogni caso, il dono del Signore potrebbe portare frutto. Il racconto inizia con alcuni che vengono da Gesù a riferire un terribile delitto di Pilato, il quale aveva fatto trucidare alcuni Galilei nel tempio, mescolando il loro sangue a quello dei loro sacrifici. Forse gli interlocutori vorrebbero che il coraggioso rabbì lanciasse una condanna verso il procuratore romano, così crudele con i corregionali di Gesù. Egli, invece, è colpito non dall’evidente crudeltà di Pilato, ma dalla situazione di peccato della società che lo circonda. Il brutale destino dei pellegrini trucidati nel tempio non è frutto del loro peccato; pensando a questi disgraziati egli afferma che non erano più peccatori rispetto a tanti altri. Allora, invece di chiamare alla sbarra Pilato, egli conclude: «Se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo» (Lc 13,3). Per rafforzare il suo appello Gesù richiama una disgrazia non dipendente da volontà umana diretta e parla delle diciotto persone sulle quali rovinò, uccidendole, la torre di Siloe. Gesù li qualifica come abitanti di Gerusalemme: in questo modo è chiaro che tutte le regioni toccate dal ministero di Gesù – sia la Galilea sia Gerusalemme – si trovano nella stessa situazione, a rischio di condanna. La seconda parte dell’episodio è la presentazione di una parabola di Gesù. Una pianta di fico per tre anni non ha portato frutto e il padrone vorrebbe sradicarla per sfruttare meglio il terreno. Senza una chiara logica e del tutto a sorpresa, il vignaiolo responsabile della coltivazione del terreno interviene in favore del fico. Egli promette un anno d’attenzione speciale e di cura per quella pianta proprio per tentare di salvarla e portarla a produrre frutto. La parabola non parla della buona volontà e dell’impegno del fico, e nemmeno di una sua conversione. La speranza di un esito positivo viene dal dono del lavoro supplementare del vignaiolo stesso, che si mette al servizio di questa pianta adesso certamente non utile. Non sarà quindi l’impegno dei cristiani a portare un frutto speciale, ma piuttosto la misericordia stessa di Dio applicata a loro. Il paragone «Siate misericordiosi come il Padre» non è proposto in relazione con una teologia astratta della bontà e paternità divina, ma a partire da quanto sperimentiamo personalmente della misericordia di Dio verso di noi, nella nostra vita. È Gesù, che lavora perché la vita dei fedeli sia feconda, «il volto della misericordia» divina (misericordiae vultus). La seconda lettura, presa dalla prima lettera ai Corinzi, può essere letta come integrazione della prima parte del Vangelo. La maggior parte degli Israeliti, che hanno sperimentato la misericordia di Dio nei grandi fatti dell’alleanza, purtroppo «non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto» (1Cor 10,5). Sperimentarono perciò la morte, come i Galilei uccisi da Pilato e le vittime del crollo della torre a Gerusalemme. Le parole dell’Apostolo non possono non colpire fortemente i credenti che celebrano l’Eucaristia in questa terza domenica di Quaresima perché Paolo li ritrae in connessione con il battesimo – «Tutti furono battezzati in rapporto a Mosè» – e con l’Eucaristia: «tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale». (don Ermenegildo Manicardi)