Programma dal 25 giugno al 3 luglio 2022

XIII del T. Ordinario

26 giugno 2022

n. XIII / 31

Letture: 1Re 19,16b.19-21 / Salmo 15 / Galati 5,1.13-18

Sei tu, Signore, l’unico mio bene.

Dal Vangelo secondo Luca (9,51-62)

Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.

Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.

Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».

A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».

Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 25 18.30
  • Secondo le intenzioni di Maria Teresa

Deff. Giacometti, Mussino, De Giovanni e Franca

Domenica 26 18.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Lunedì 27 18.30 + Giuseppe e Teresa
Martedì 28 8.00 + Renato Silvio
Mercoledì 29 18.30 + Montesi Natale
Giovedì 30
Venerdì 01
Sabato 02 18.30
  • + Caravita Mirella
Domenica 03

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 26

XIII del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30
Mercoledì 29

Ss. Pietro e Paolo

S. Messe ad orario feriale
Venerdì 01 Primo venerdì del mese – Comunione ai malati

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 02 Primo sabato del mese

Ore 7.30 (S. Paolo) : Partenza in processione verso il Santuario della B.V. della Consolazione recitando il S. Rosario.

Ore 8.00 (Santuario) : Celebrazione della S. Messa

Domenica 03

XIV del T. O.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 8,18-22 Mt 8,23-27 Mt 16,13-19 Mt 9,1-8 Mt 9,9-13 Mt 9,14-17

Vivere il Mistero- La liturgia odierna presenta un momento decisivo per la vita di Gesù, che Luca sottolinea con particolare evidenza. Dopo il lungo ministero in Galilea, che costituisce la prima parte della narrazione lucana, Gesù si dirige decisamente verso Gerusalemme, assumendo l’atteggiamento spirituale del servo sofferente. Il Vangelo è introdotto dal racconto della vocazione di Eliseo, molto adatto a fare da sfondo alle chiamate che aprono il grande viaggio di Gesù a Gerusalemme e a evidenziarne la speciale urgenza. Il brano della lettera ai Galati presenta un’ardita descrizione della libertà cristiana, che ben si addice a esporre ciò che è richiesto ai discepoli per essere davvero in viaggio con Gesù. La pericope evangelica si compone di tre parti. Anzitutto abbiamo un’introduzione, che inizia con la frase «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto». La notizia non giunge all’improvviso. La situazione in qualche modo era già stata preparata nel corso della trasfigurazione, raccontando che Mosè ed Elia parlavano «del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme». La locazione astratta «prese la ferma decisione di mettersi in cammino», nel testo greco – «rese dura la faccia per incamminarsi», allude a un’immagine forte di uno dei carmi del servo di Dio: «Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso». Questa prima introduzione presenta anche la partenza per la città santa come il primo passo di un itinerario che giungerà in cielo: il tempo del viaggio, infatti, è designato come «i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto». Il secondo elemento del racconto lucano è un rapido episodio, che lascia trasparire la difficoltà e le opposizioni che s’incontreranno durante il viaggio. Un villaggio samaritano, che il giudeo Gesù voleva integrare nel proprio percorso, rifiuta di accoglierlo proprio a causa della meta scelta. Alla luce di questa prima e ottusa opposizione, sarebbe ingenuo immaginare il coinvolgimento nel viaggio di Gesù come cosa facile. Il suo stile e i suoi obiettivi sono molto alti per l’uomo. La reazione di Giacomo e Giovanni all’opposizione riscontrata fa vedere la difficoltà che gli stessi discepoli hanno a stare veramente dalla parte del loro Maestro e a mantenere il suo stile. Vogliono essere con lui, ma non ne sanno accogliere la mitezza, la pazienza e la misericordia. Sono così fanaticamente entusiasti e si sentono così forti che offrono, in maniera un po’ ridicola, un loro potere immaginario: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Non sono dunque solo gli abitanti del villaggio samaritano che non riescono ad accettare la prospettiva reale di questo viaggio, ma – a guardare le cose in profondità – anche i discepoli sono distanti, pur se gli stanno camminando appresso. Gesù risponde con decisione e sobrietà sia alla distanza dei samaritani sia a quella dei «suoi». «Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio». La parte conclusiva della pericope odierna, in tre rapidi episodi, tratta infine delle condizioni della chiamala a essere in cammino con Gesù. I primi passi del suo viaggio sono segnati dall’alternarsi di due persone che si offrono per seguirlo e di un uomo chiamato alla sequela dal Maestro stesso. In tutti e tre i casi, la sequela si rivela come una cosa non facile. Al primo personaggio che si offre, Gesù ricorda che anche gli animali più selvatici – come le volpi o gli uccelli, che sembrano solcare il cielo senza meta e senza preoccupazioni di dimora – hanno luoghi di accoglienza. Per contrasto, invece, «il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Il secondo personaggio chiamato permette di vedere l’estrema urgenza di questa convocazione. Gesù, infatti, lo chiama proprio lo stesso giorno della morte del padre e non gli concede l’indugio necessario per andare a seppellire il genitore. La frase di risposta all’apparentemente sensata richiesta del chiamato è davvero durissima: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Una tale intransigenza mostra che, al di fuori del messaggio e della realtà del regno, che scaturisce da questo viaggio a Gerusalemme, tutto resta sul piano della morte. Non ci sono doveri sufficienti a giustificare un rimando e a intralciare il percorso di chi è chiamato ad aderire al «viaggio». Il terzo e ultimo potenziale discepolo si offre, di nuovo, lui stesso. La condizione da lui proposta – «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia» – sembrerebbe giustificata da quanto ha raccontato la prima lettura odierna. Urgenza del regno, però, è tale che Gesù non concede più ciò che fu possibile permettere ad Eliseo, chiamato da Elia. L’annuncio della liturgia odierna insiste sul fatto che partire per Gerusalemme è necessario, ma non è facile. Le pericopi evangeliche delle prossime domeniche, scelte tutte dalla seconda parte della narrazione lucana, resteranno sotto questo segno. Non dovremmo dimenticarlo. Il viaggio con Gesù esige dolcezza, mansuetudine, capacità inclusiva, misericordia. Al tempo stesso, però, si profila la necessità di un’assoluta radicalità, necessaria a vivere la vera e piena libertà cristiana come servizio reciproco nell’amore. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 18 al 26 giugno 2022

Letture: Genesi 14,18-20 / Salmo 109 / 1 Corinzi 11,23-26

Tu sei sacerdote per sempre, Cristo Signore

Dal Vangelo secondo Luca (9,11b-17)

In quel tempo, Gesù prese a parlare alle folle del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.

Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta».

Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini.

Egli disse ai suoi discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti.

Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.

Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 18
Domenica 19 10.30

18.30

+ Salmi, Pius e Marianus

Secondo le intenzioni di Maria Teresa / def.ta Toffanello Teresina

Lunedì 20
Martedì 21 8.00 + Antonio
Mercoledì 22 18.30 + Castelli Adriano
Giovedì 23 18.30 + Golinelli Luciano
Venerdì 24 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e deff. Dovadola Monica, fam. Dovadola Ivano e Ruffini Armanda
Sabato 25 18.30
  • Secondo le intenzioni di Maria Teresa
  • Deff. Giacometti, Mussino, De Giovanni e Franca
Domenica 26 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia riprende nel prossimo ottobre

Anno : C

Giugno 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 19

Ss.mo Corpo e Sangue di Cristo

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a cui segue la processione Eucaristica del Corpus Domini e la Benedizione Eucaristica al termine della processione (vedi sotto).

Lunedì 20 Ore 18.30 (S. Paolo) : S. Messa e al termine incontro Caritas (anche conviviale)
Martedì 21

S. Luigi Gonzaga

S. Messa ad orario feriale
Giovedì 23

Natività di

S. Giovanni B.

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 24

Sacratissimo Cuore di Gesù

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 25

Cuore Immacolato della B. V. Maria

S. Messa ad orario prefestivo
Domenica 26

XIII del T. O.

Offerte delle Ss. Messe destinate all’”Obolo di S. Pietro”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

La processione del Corpus Domini a San Paolo

Si parte dalla chiesa di S. Paolo, Corso V. Veneto, p.za Ricci, via XX Settembre, via della Repubblica, p.za A. Costa, via Monte Grappa, via Bonvicini, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 7,1-5 Mt 7,6.12-14 Mt 7,15-20 Lc 1,57-66.80 Lc 15,3-7 Lc 2,41-51

Vivere il Mistero- Le letture della solennità del Santissimo Corpo e Sangue del Signore guidano progressivamente verso il mistero dell’Eucaristia. Si comincia con una benedizione di Melchisedek e con l’offerta di pane e di vino, con cui il misterioso sacerdote del Dio altissimo offre un ringraziamento perché Abram ha liberato il nipote Lot, deportato dai re d’oriente. La seconda lettura ci trasporta nel vissuto delle comunità cristiane degli inizi e dà accesso non solo al racconto fondativo dell’Eucaristia, ma anche a qualche difficoltà seria a celebrare, con la profondità, e pienezza dell’intento originario, il mistero cristiano, difficoltà che motiva la ripresa di questa tradizione. Il brano evangelico – poiché il racconto fondativo della celebrazione del pane e del vino è già stato presentato dalla seconda lettura – insiste sul fatto che il contenuto più profondo delle celebrazioni eucaristiche è il realismo dei banchetti di condivisione che sono le moltiplicazioni di pane. Paolo ci consegna la tradizione della notte dell’ultima cena annunciandolo ai cristiani di Corinto. Il racconto parte dall’idea che il dono di Gesù è stato fatto nella notte in cui egli veniva tradito da alcuni uomini e, ancor più, era consegnato dal Padre alla morte per amore. I gesti di Gesù sono in perfetto parallelismo: quanto si compie prima con il pane si compirà subito dopo con il vino e tutte e due le azioni, compiute nel futuro, saranno fatte «in memoria di me». Una attenzione particolare merita il punto in cui si differenziano le parole sul pane e le parole sul calice. Il pane è consegnato subito dopo averlo spezzato e quindi la frazione è necessaria al suo significato. È identificato con il corpo di Gesù «che è per voi». Nel pane spezzato si rende dunque presente la morte di colui che in quella notte è stato tradito, ma che – prima di «transustanziare» il pane in se stesso – ha «transustanziato» la sua morte violenta trasformandola in un dono libero di amore. La realtà del pane diventa la realtà del corpo di Gesù, perché la dura verità di una morte subita per la violenza del male è stata trasformata dalla libertà di Gesù in un gesto puro di assoluta dedizione al volere amoroso del Padre per la salvezza degli uomini. Il calice del vino è indicato invece come «la Nuova Alleanza nel mio sangue». Appare qui un riferimento a un rito biblico ben conosciuto. L’alleanza al Sinai è stata stipulata con un rito che si è realizzato con il simbolo del sangue. Mosè fa sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione per il Signore; poi prende la metà del sangue, ne asperge il popolo dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!». La parola di Gesù sul calice annuncia che la sua alleanza si realizza nel dono del proprio sangue, ossia nel libero dono della sua vita. Nella parola di Gesù – trasmessa nella tradizione paolina – appare il termine «nuova» che è rimando a un secondo testo decisivo. Il profeta Geremia, riprendendo il tema dell’alleanza, ne annuncia una nuova: «Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore -, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova […] Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa, d’Israele dopo quei giorni – 0racolo del Signore -: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo». Non basta leggere l’Eucaristia alla luce del rito sinaitico, ma è necessario ricorrere anche alla profezia di Geremia che assicura un’alleanza nuova che sarà realizzata e che soprattutto sarà capace di diventare un’alleanza interiore nella libertà e nell’amore che proviene dal cuore. La proclamazione del Vangelo della moltiplicazione dei pani dilata bene, nella festa odierna del Corpo e Sangue del Signore, il senso di questa solennità, impedendone una lettura forzatamente liturgica o appena rituale. Il nutrirsi del Corpo e del Sangue di Gesù deve sboccare nell’esistenza dei discepoli, nella loro vita concreta e nelle loro responsabilità e relazioni. Il racconto della moltiplicazione di pani, con i suoi gesti – paralleli a quelli dell’ultima cena – mostra che il dono del Signore non è arbitrario, ma ha a che fare con bisogni decisivi dell’uomo. Nel racconto lucano si parte da un quadro evangelico tipico: l’insegnamento sul regno di Dio, le guarigioni dei malati, l’ascolto della folla. I discepoli non sono privi di sensibilità e intervengono a favore della folla perché non sia appesantita e messa in pericolo. La risposta data da Gesù è piena di conseguenze anche per i cristiani di oggi, che celebrano l’Eucaristia e che certamente pregano per tante difficoltà dei loro fratelli; «Voi stessi date loro da mangiare». Il dono del Signore è per bisogni reali e dev’essere mediato dai discepoli. L’Eucaristia non è un fatto isolato, anche se splendido, ma è il culmine del prendersi cura del suo popolo da parte di Dio. Il brano del Vangelo fa sentire tutti i toni della sinfonia eucaristica del Corpo e Sangue del Signore: il regno di Dio, le guarigioni delle infermità, l’impegno dei discepoli, la sazietà e l’abbondanza. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 11 al 19 giugno 2022

Letture: Proverbi 8,22-31 / Salmo 8 / Romani 5,1-5

O Signore, quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Dal Vangelo secondo Giovanni (16,12-15)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:

«Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso.

Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future.

Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 11 18.30 + Guido, Elisabetta, Gaetano e Assunta
Domenica 12 10.30 + Resta Luigi e Paolo
Lunedì 13 18.30 + Mazzotti Massimo
Martedì 14
Mercoledì 15 18.30 + Geminiani Guido e Mongardi Giovanna
Giovedì 16 18.30 + Pizzichillo Dino
Venerdì 17
Sabato 18 11.00
  • 60° anniversario degli alpini
Domenica 19 10.30

18.30

+ Salmi e Pius

Secondo le intenzioni di Maria Teresa e def.ta Toffanello Teresina

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Giugno 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 12

Ss.ma Trinità

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 16-22 (P.za Matteotti) : “Scuola di festa in piazza” organizzato dalla Caritas con il patrocinio del Comune.

Lunedì 13

S. Antonio di Padova

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 15 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 16 Ore 20.30 (S. Cassiano) : S. Messa solenne del Corpus Domini e processione Eucaristica dalla Cattedrale alla chiesa del Carmine.

Giubileo di Accoliti e Ministri straordinari della Comunione.

Venerdì 17 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 19

Ss.mo Corpo e Sangue di Cristo

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne a cui segue la processione Eucaristica del Corpus Domini e la Benedizione Eucaristica al termine della processione (vedi sotto).

La processione del Corpus Domini a San Paolo

Si parte dalla chiesa di S. Paolo, Corso V. Veneto, p.za Ricci, via XX Settembre, via della Repubblica, p.za A. Costa, via Monte Grappa, via Bonvicini, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 5,38-42 Mt 5,43-48 Mt 6,1-6.16-18 Mt 6,7-15 Mt 6,19-23 Mt 6,24-34

Vivere il Mistero- La domenica della Santissima Trinità sfida a conoscere Dio nella sua vita più intima e a intuire la profondità delle sue relazioni. La prima lettura offre un primo approccio poetico alla realtà trinitaria divina e alla partecipazione che deriva per l’uomo da questa realtà relazionale interna a Dio. Il testo dei Proverbi propone la figura della «Sapienza», immaginata come la compagna che affianca Dio, già prima che abbia inizio la creazione del mondo. L’intuizione parte dall’idea che la sapienza, dispiegata nelle realtà create, è il riflesso di un’altra sapienza che precede l’esistere delle cose, intelligenti e belle, che compongono il creato. Da qui è facile il passaggio a ciò che è precedente alla creazione. La sapienza presente in Dio, esisteva prima della creazione, distinta da lui. Il sapiente ha allora il coraggio di immaginare il quadro seguente: «Il Signore mi ha creato come inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, all’origine. Dall’eternità sono stata formata, fin dal principio». Attraverso la creazione, la sapienza di Dio avrà a che fare in modo particolare con l’uomo, capace di percepire, nella sua mente e nel suo cuore, come questa sia diffusa abbondantemente nel creato e ultimamente radicata in Dio. Le ultime parole del testo sostengono, infatti: «Io ero con lui come artefice ed ero la sua delizia ogni giorno: giocavo davanti a lui in ogni istante, giocavo sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo». Dio non è un anonimo monolite; infatti la sapienza diffusa nel creato è già presente in lui prima ancora della creazione del mondo. Questa intuizione introduce a un primo livello delia vita trinitaria. Attraverso la sapienza divina diffusa nella creazione Dio si comunica al mondo. Nella Bibbia di Israele la sapienza occupa il posto che nella rivelazione cristiana sarà occupato dal Figlio e dallo Spirito Santo. Resta però decisivo che, sotto il velo dell’intuizione poetica e sapienziale, si comincia a intravedere una dinamica, interna a Dio stesso, che sta a monte alle sue azioni ad extra. Il testo della Lettera ai Romani presenta le linee portanti dell’antropologia cristiana. Il discepolo credente è segnato dalla comunione con Dio ai tre livelli decisivi della fede, della speranza, della carità. Paolo delinea queste tre virtù teologali – ossia operate dalla presenza di Dio stesso in noi – in un intreccio affascinante. In quanto è animato dalla fede, il discepolo diviene giustificato, ossia trasformato dalla giustizia stessa di Dio. Giustificato dalla fede ha accesso alla grazia e, quindi, vive nella speranza sicura della gloria. Questa speranza non può fallire perché la carità, l’amore di Dio, è stato riversato nei nostri cuori. Questa triplice dinamica è riportata dall’Apostolo all’azione delle tre persone della Santissima Trinità. La fede, che è evidentemente il dato di partenza e il fondamento di tutto, segna un legame con la persone del Figlio. Al tempo stesso, la fede operando in noi la giustificazione – ossia rendendoci giusti della giustizia di Dio – immette noi nello spazio della grazia del Padre e ci apre alla speranza della gloria futura. Il dono dello Spirito Santo nei nostri cuori versa in noi l’amore che non permette alla speranza di essere una mera e vuota aspirazione La realtà della nostra partecipazione alla sapienza divina attraverso la creazione, presentata così efficacemente ne1la prima lettura, è descritta nel testo paolino come profondità divina della vita dei cristiani. Raggiungendo i livelli teologali della fede, della speranza e dell’amore, i discepoli di Gesù sono raggiunti dal Figlio, che li apre alla fede, dal Padre, che è il luogo dove il Vangelo di Cristo li vuole condurre, dallo Spirito Santo che è versato come amore nel cuore dei credenti. La comunione interna alla Santissima Trinità è allora il luogo in cui si realizza la pienezza dell’avvenimento pasquale. È dunque spiegabile che le celebrazioni delle liturgie domenicali di Pasqua, in un certo senso, non finiscano con la solennità di Pentecoste, ma si prolunghino fino alla domenica della Santissima Trinità. Il brano evangelico approfondisce ulteriormente il discorso, insistendo sul rapporto con Gesù come la relazione decisiva della vita del discepolo, ma indicando, al tempo stesso, che solo con l’aiuto dello Spirito Santo il cristiano può davvero entrare nella realtà portata da Gesù. Le parole, che ascoltiamo direttamente da Gesù, confessano l’impossibilità del discepolo a percepire tutto quello che il Figlio vorrebbe comunicargli. Il compito di guidare a quella pienezza è lasciato alla venuta dello Spirito. C’è un di più che Gesù vuole comunicare al discepolo e può farlo soltanto per mezzo dello Spirito. Con lui si raggiungerà veramente la totalità: insegnerà le cose future, approfondirà quello che Gesù ha lasciato incompiuto. Tra l’altro sembra che lo Spirito farà tutto questo evidenziando e chiarificando la dinamica trinitaria: «Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 4 al 12 giugno 2022

Letture: Atti 2,1-11 / Salmo 103 / Romani 8,8-17

Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,15-16.23b-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Parola del Signore

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Nella fatica, riposo,

nella calura, riparo,

nel pianto, conforto.

O luce beatissima,

invadi nell’intimo

il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,

nulla è nell’uomo,

nulla senza colpa.

Lava ciò che è sórdido,

bagna ciò che è árido,

sana ciò che sanguina.

Vieni, Santo Spirito,

manda a noi dal cielo

un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,

vieni, datore dei doni,

vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,

ospite dolce dell’anima,

dolcissimo sollievo.

Piega ciò che è rigido,

scalda ciò che è gelido,

drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli,

che solo in te confidano

i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,

dona morte santa,

dona gioia eterna.

Amen

VIENI SANTO SPIRITO

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VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.30 + Dovadola Ivano, Ruffini Armanda, Dovadola Monica e Dovadola Silverio
Domenica 05 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Tersa

+ Adolfo e cg. Marangoni

Lunedì 06 18.30 40 Anniversario di Matrimonio di: Andrea Poletti

Anna Baroncini

+ Serafina e Ghino, Cleto e Margherita e deff. fam. Poletti e Baroncini

Martedì 07
Mercoledì 08 18.30 Per la famiglia Asioli-Buttelli (viventi)
Giovedì 09
Venerdì 10
Sabato 11
Domenica 12 10.30 + Resta Luigi e Paolo

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Giugno 2022

Domenica 05

Pentecoste

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 16-20 (Oratorio): “Connettiamoci”- Uno spazio intergenerazionale per riscoprire le tradizioni a cura di AGESCI con il patrocinio del Comune

Lunedì 06 Ore 20.30 (Spazzate Sassatelli) : S. Rosario e S. Messa in memoria dei tre sacerdoti uccisi nel 1945 don G. Ferruzzi, don G. Galassi e don T. Galletti, presieduta da mons. Giovanni Mosciatti
Mercoledì 08 Ore 20.30 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 09 Ore 21.00 (Spazzate Sassatelli) : Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni
Venerdì 10 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 11

S. Barnaba ap.

S. Messa ore 18.30 (S. Paolo)
Domenica 12

Ss.ma Trinità

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 16-22 (P.za Matteotti) : “Scuola di festa in piazza” organizzato dalla Caritas con il patrocinio del Comune.

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 19,25-34 Mt 5,13-16 Mt 5,17-19 Mt 5,20-26 Mt 5,27-32 Mt 10,7-13

Vivere il Mistero- La liturgia del giorno di Pentecoste si apre con il racconto dell’effusione dello Spirito e continua con la presentazione della teologia paolina che spiega l’abitazione e l’azione dello Spirito Santo in noi. Il culmine è dato dal Vangelo, che riprende una promessa di Gesù già meditata nella 6a domenica di Pasqua e fa vedere come lo Spirito è, in realtà, lo sviluppo autentico della presenza di Gesù. I segni della venuta dello Spirito sono vento e fuoco. Essi rappresentano, insieme, qualcosa che coglie tutta l’assemblea, ma che si rivolge anche ai singoli. Il dato di partenza è l’effusione dello Spirito su tutta la comunità. «si trovavano tutti insieme nello stesso luogo, e ,un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, riempì tutta la casa dove stavano» (At 2,1-2). All’ esperienza uditiva segue quella visiva. Appaiono delle lingue come di fuoco. Esse sono, all’inizio, come un fascio che interessa tutta la comunità unita, ma poi si «personalizzano» su ciascuno dei presenti. Le lingue di fuoco, infatti, «si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel ruolo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi» (v. 3-4). È evidente che con questo dono la comunità cristiana è trasformata in una comunità di profeti in cui ciascuno ha il suo posto. Il testo non dice che tutti parlavano tutte le lingue ma che a ognuno veniva data una peculiare competenza. Forse il racconto, con la connessione «lingue di fuoco» e «lingue straniere», vuole anche suggerire la potenza infuocante di questa comunicazione del Vangelo. Dalle lingue di fuoco si corre verso il fuoco dell’annuncio nelle lingue dei diversi popoli. Il convenire a Gerusalemme dei giudei, provenienti dalla diaspora per celebrare la Pentecoste, fa scattare la prospettiva della dimensione dell’universalità cui è destinato l’annuncio cristiano. Il culmine della lettura farà vibrare il cuore di ogni partecipante alla liturgia odierna: «Li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio» (v. 11). Non sarebbe questo anche l’antidoto più efficace alla terza guerra mondiale a pezzi» (papa Francesco), che insanguina la terra ed travaglia i cuori veramente sensibili. Il Vangelo è, in gran parte, lo stesso proclamato quindici giorni fa, nella sesta domenica di Pasqua. L’elemento nuovo è la dichiarazione iniziale, che contiene l’annuncio della venuta dello Spirito Santo come effetto di una richiesta di Gesù al Padre. Il brano proclamato oggi comprende due parti che in qualche modo si equilibrano. Esse cominciano con le parole «Se mi amate» (Gv l4,15) e «Se uno mi ama» (v. 23). L’elemento che scatena il dono dello Spirito è perciò l’amore manifestato non nell’ostentazione di un vago sentimento verso Gesù, ma nell’osservare «i comandamenti», e «la parola» che egli ci ha portato. Il dono dello Spirito non è un conferimento temporaneo e transitorio, ma egli starà con noi per sempre. Il Paràclito è il dono trinitario per eccellenza; è dato al discepolo solo nell’interazione tra il Padre e il Figlio: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre» (v. 16) e «Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome» (v. 26). Lo Spirito non rivendica una funzione autonoma, ma ha anche e soprattutto il compito di scaldare il cuore per quanto riguarda Gesù. Per il Vangelo giovanneo questa correlazione tra lo Spirito e il Figlio è essenziale. Il discepolo non deve cadere in un entusiasmo spiritualistico, vaporoso, impreciso, irreale. Lo Spirito al contrario ravviva ogni cosa e ricorda «tutto ciò che io vi ho detto» (v. 26). Celebrando la Pentecoste noi celebriamo il dono supremo della risurrezione di Gesù. Gesù asceso al cielo ottiene dal Padre il dono supremo dello Spirito. La venuta del Paràclito nei credenti comincia in loro la risurrezione, che avrà il suo compimento finale e glorioso nell’éskaton. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 28 maggio al 5 giugno 2022

Letture: Atti 1,1-11 / Salmo 46 / Ebrei 9,24-28;10.19-23

Ascende il Signore tra canti di gioia.

Dal Vangelo secondo Luca (24,46-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».

Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 28 18.30 + Agnellini Francesco
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

+ Pellegrina Senzani e Lorenzo

+ Bartolini Permo e Luca

+ Guadagnini Silvana

+ Dante, Irma e Vilma

Lunedì 30 18.30 + Totti Elisa
Martedì 31
Mercoledì 01
Giovedì 02
Venerdì 03 8.00 Anniv. di Matrimonio di: Domenico e Marinella
Sabato 04 18.30 + Dovadola Ivano, Ruffini Armanda, Dovadola Monica e Dovadola Silverio
Domenica 05 18.30 Secondo le intenzioni di Maria Tersa

+ Adolfo e cg. Marangoni

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Il catechismo in parrocchia è ripreso secondo le consuete modalità.

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Maggio – Giugno 2022

Domenica 29

Ascensione del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 16.00 (Cattedrale) : Solenne pontificale presieduto da mons. Giovanni Mosciatti e processione di ritorno dell’immagine della B.V. del Piratello al suo santuario

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 30 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Martedì 31

Visitazione della B.V.Maria

S. Messa ad orario feriale

Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste

Ore 20.30 (C.E.M.I.) : Processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione di ritorno al suo santuario.

Mercoledì 01 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste
Giovedì 02 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste
Venerdì 03 Primo venerdì del mese – Comunione ai malati

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 04 Ore 17.30 (S. Paolo) : Novena di Pentecoste
Domenica 05

Pentecoste

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

La processione di Ritorno al Santuario

Partenza dalla Comunità Educativa Maria Immacolata, v.le Zaganelli, via Roma, v.le Alighieri, via Amendola, via Sangiorgi, via Berlinguer, via Mentana, v.le Zaganelli, via J. F. Kennedy, via S. Giovanni XXIII, v.le Cimitero fino al Santuario.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 16,29-33 Lc 1,39-56 Gv 17,11b-19 Gv 17,20-26 Gv 21,15-19 Gv 21,20-25

Vivere il Mistero-La solennità dell’Ascensione del Signore ha una tale importanza per la vita di fede della comunità cristiana, che dal giovedì, quarantesimo giorno dopo la risurrezione, la sua celebrazione viene traslata, per motivi pastorali, alla 7a domenica di Pasqua. La Chiesa, in questo giorno, si riunisce intorno al mistero della salita al cielo del Risorto, che non abbandona noi, suo Corpo, ma ci precede nella gloria, come ben indicato nell’orazione colletta: «Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria». I testi di questa domenica sono segnati da una forte tensione escatologica, insistono sul fatto che l’Ascensione di Cristo è anticipo della nostra glorificazione. Cristo risorto non si è separato dalla sua Sposa, ma le ha aperto la via per la vita eterna dove già la precede. I credenti sono allora chiamati a ripensare la propria condizione filiale e ministeriale e la propria creaturalità soggetta al peccato che il Cristo ha annullato. Siamo invitati a prendere coscienza della nostra condizione di pellegrini su questa terra, il cui peregrinare troverà la sua meta nella patria eterna: «Dio onnipotente e misericordioso, che alla tua Chiesa pellegrina sulla terra fai pregustare i divini misteri, suscita in noi il desiderio della patria eterna, dove hai innalzato l’uomo accanto e te nella gloria» (cf. orazione dopo la comunione).Il Lezionario odierno presenta entrambi i racconti lucani dell’episodio: quello che, al culmine del Vangelo, presenta il distacco di Gesù dai suoi la sera di Pasqua (Lc 24,46-53) , e l’altro, agli inizi degli Atti degli Apostoli, che presenta il saluto definitivo a conclusione dei quaranta giorni di incontri pasquali (At 1,1-11). La seconda lettura annuncia un approfondimento teologico suggestivo: l’Ascensione è l’ingresso di Gesù nel santuario del cielo per intercedere per noi e per permetterci l’accesso al trono della grazia (Eb 9,24-28) . Prima di raccontare l’Ascensione della sera di Pasqua, il Vangelo odierno presenta le parole di Gesù che svelano il mistero profondo delle Scritture. Il contenuto unificante dei libri biblici appare duplice: per primo è ricordato il fatto, annunciato molte volte, che il centro del messaggio biblico è la Pasqua di passione e risurrezione del Cristo; in seconda posizione si presenta poi – ed è un testo decisivo per questo aspetto, in genere non molto sottolineato nella teologia – la destinazione universale del perdono dei peccati e della conversione che dev’essere annunciata a tutti i popoli. Leggere in profondità le Scritture allora richiede la luce pasquale, che fa vedere come il centro della storia della salvezza sia la Pasqua di Cristo ma anche che la Bibbia deve necessariamente essere letta come messaggio di salvezza universale, secondo la promessa ad Abramo: «In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra» (Gen 12,3). La frase «Di queste cose voi sarete testimoni» (Lc 24,48) indica la trasformazione dei discepoli, che sono stati con Gesù, i «testimoni» in senso stretto. Questa elevazione di compito non comporta dunque soltanto l’ocularità dell’esperienza fatta con Gesù, ma anche la comprensione vera delle Scritture nella loro portata pasquale e universale. È questo il dono che Gesù fa ai suoi salendo al cielo e al Padre. Dal cielo, egli manderà «Colui che il Padre mio ha promesso» (v. 49), letteralmente: «la promessa del Padre mio». Il racconto della prima Ascensione la sera di Pasqua, connette Ascensione e gesto benedicente. Gesù si manifesta come sacerdote. Da una parte il distacco è sentito dai discepoli, che riprendono la vita ordinaria vissuta con lui già in precedenza. AI tempo stesso, però, l’andare di Gesù verso l’alto – e si precisa «in cielo» – è sorgente di forza per i discepoli che finalmente «si prostrarono davanti a lui» (v.52), dopo i dubbi che li avevano colti anche quella stessa sera; «Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: “Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore”» (Lc 24,37-38) e «Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse:…» (Lc 24,41). Lo sguardo conclusivo si fissa sul ritorno a Gerusalemme, dove si deve attendere lo Spirito Santo, mentre la menzione del tempio si protende ormai, di fatto, verso la narrazione degli Atti degli Apostoli, che ripartirà proprio da questo luogo santo. Ascensione non vuol dire partenza, ma l’inviare più vicino a noi la sua forza. Con questo dono si apre la possibilità di una missione universale che rende attiva fino agli estremi confini della terra quella purificazione totale che Gesù ha guadagnato quando «una volta sola, nella pienezza dei tempi, egli è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di sé stesso» (Eb 9,26). Solamente entrando in questa dimensione profonda, il discepolo di Gesù può diventare veramente «testimone della risurrezione». (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 21 al 29 maggio 2022

Letture: Atti 15,1-2.22-29 / Salmo 66 / Apocalisse 21,10-14.22-23

Ti lodino i popoli, Dio, ti lodino i popoli tutti.

Dal Vangelo secondo Giovanni (14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:

«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.

Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 21 18.30 + Attilio e Liliana, Vittorina e Giacomo

+ Antonio

Domenica 22 10.30 + Castelli Adriano

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni di Maria Teresa

Lunedì 23
Martedì 24 8.00 + Dovadola Monica

+ Francesco e Pia

Mercoledì 25 18.30 Deff. fam. Giacometti, Mussino e De Giovanni e Ftanca
Giovedì 26
Venerdì 27
Sabato 28
Domenica 29 10.30

18.30

+ Montesi Natale

+ Pellegrina Senzani e Lorenzo

+ Dante, Vilma e Irma

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Maggio 2022

Domenica 22

VI di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 20.45 (Croce Coperta) : Processione di ingresso della B.V. del Piratello fino a S. Cassiano.

Lunedì 23 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Martedì 24 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 21.00 (canonica) : Consiglio parrocchiale di A. C.

Mercoledì 25 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Giovedì 26 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 27 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Quarta processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione per le strade del quartiere Bolognano.

Sabato 28 Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Domenica 29

Ascensione del Signore

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

La processione nel quartiere Bolognano

Partenza dalla Chiesa di S. Paolo, corso V. Veneto, p.za U. Ricci, via Martiri della Libertà, via Padre Costa, via Decorati al Valor Civile, via Fratelli Cervi, via Berardi, via Moro, via A. De Gasperi, (breve sosta davanti alla Caserma dei Carabinieri), via Togliatti, via Padre Costa, via Pertini, via Gramsci, via Risorgimento, p.za Marmirolo, via Ricci Signorini fino alla Chiesa di S. Paolo.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 15,26-16,4 Gv 16,5-11 Gv 16,12-15 Gv 16,16-20 Gv 16,20-23a Gv 16,23b-28

Vivere il Mistero- La proclamazione della Parola di Dio, nella liturgia odierna, parte da un racconto, riguardante la storia delle origini cristiane, che mostra come la Chiesa sappia scegliere la libertà pur nella vivacità di un dibattito responsabile e con l’aiuto dello Spirito Santo (prima lettura). La seconda lettura parla di un altro dono dello Spirito Santo alla Chiesa: lo Spirito trasporta Giovanni «su un monte grande e alto» e perciò il profeta può annunciare che ha visto la presenza di Dio tra il suo popolo e il modo in cui essa si compie (Apocalisse). Le parole di Gesù nel discorso d’addio descrivono con compiutezza l’azione molteplice delle persone divine – il Figlio, il Padre e lo Spirito Paràclito – nel vissuto dei credenti e nella «pace» della Chiesa (Vangelo). Nelle parole di Gesù, che il Vangelo oggi ci rivolge, si possono identificare tre successive piccole unità o tre nuclei di pensiero. II cuore è costituito dalle dinamiche, tra loro intrecciate, dell’amore e della Parola ascoltata. L’amore de1 discepolo per Gesù si misura soltanto dall’ascolto della sua Parola, per cui l’amore è manifestazione e conseguenza dell’ascolto. La centralità della Parola nella relazione discepolo/Gesù rende il.rapporto con Gesù una contemporanea relazione profonda con il Padre, perché la Parola, che Gesù ha portato, gli è stata consegnata dal Padre. La dimensione trinitaria dell’esistenza del cristiano è creata dall’ascolto della Parola di Gesù che è anche ascolto del Padre. Di conseguenza il legame posto dall’ascolto, che si colora e si dilata in amore, riguarda, in un unico movimento, il Figlio e il Padre. Le parole del Verbo fatto carne (cf. Gv 1,14) sono lo spazio in cui esplode, per chi sa ascoltare, la possibilità di dilatarsi a una comunione trascendente. L’amore per Gesù orienta all’obbedienza alla sua Parola e la sua Parola dischiude alla relazione con il Padre. Il secondo nucleo delle parole di Gesù sviluppa una nuova e necessaria relazione, che il discepolo di Gesù riceve in dono, ossia quella con lo Spirito Paràclito. La relazione con il Padre è trasmessa dalla Parola di Gesù, Verbo fatto carne. In maniera simile, il rapporto con lo Spirito Santo è, a sua volta, instaurato dalle parole di Gesù: il bisogno di portare a pienezza queste ultime, muove il Padre, autore originario della Parola, a inviare lo Spirito Paràclito nel nome di Gesù. Attraverso lo Spirito, il Padre e il Figlio si prendono cura della Parola di Gesù la quale dev’essere «insegnata» e «ricordata» ai discepoli. I due verbi scelti indicano che il Paràclito continua l’azione di Gesù di «insegnare», ma con quella modalità nuova che è il «ricordare». Gesù, anche se si riferisce alle precedenti Scritture divinamente ispirate, non è mai descritto come uno che ricorda. La sua Parola ha un’assolutezza che, nel caso dello Spirito Santo Paràclito, non si ripete. La Parola dello Spirito è sempre in una relazione subordinata a quella di Gesù. Non è dunque una nuova e più ricca rivelazione – almeno quanto al contenuto – ma un inserimento più forte nella memoria e nel cuore. Lo Spirito Santo è mandato da Gesù e, insieme, dal Padre. Egli ha il compito di rendere vivo il discorso di Gesù e quindi di dare il suo apporto all’ inserimento del credente nella vita trinitaria. Il terzo passaggio delle parole di Gesù introduce il tema delia «pace» donata. La pace di Gesù è diversa da quella del mondo, perché il suo attuale andare via dai discepoli non è uno staccarsi da loro, ma un raggiungere il Padre per poi tornare con una maggiore ricchezza presso i discepoli. Il rimando all’«ora» imminente della gloria è rafforzato dal fatto che tutto il discorso è presentato, alla fine, come un preannuncio a futura conferma della forza della Parola di Gesù e della sua realtà. Proprio l’intimità trinitaria con il Padre, nello Spirito Paràclito, attraverso la relazione singolare con il Figlio, è la pace che dona Gesù. Di conseguenza la lontananza di Gesù non deve turbare i discepoli perché la loro comunione con lui e la conseguente intimità trinitaria dipendono dalla relazione del Figlio con il Padre. L’essere del Figlio presso il Padre, e quel certo senso di lontananza da lui che necessariamente ne consegue per noi nel presente e di cui perciò soffriamo, è il vero presupposto per rendere possibile la comunione, fonte della nostra pace. Nell’ascolto odierno del Vangelo, il credente che celebra l’Eucaristia, dopo aver percepito l’intreccio tra Spirito Santo e responsabilità umana nella guida della Chiesa (At 15) e nella sua costituzione (Ap 27), è chiamato a ringraziare per la presenza delle persone divine nella sua esistenza cristiana. Come recita il versetto del canto al Vangelo: «Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui». Questo, in realtà, è il livello più profondo della Chiesa. (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 14 al 22 maggio 2022

Letture: Atti 14,21b-27 / Salmo 144 / Apocalisse 21,1-5a

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (13,31-33a.34-35)

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.

Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.

Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 14
Domenica 15
Lunedì 16
Martedì 17 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per la def. Dovadola Monica
Mercoledì 18 18.30 + Sangiorgi G. Battista
Giovedì 19 18.30 + Zini Emanuela (trigesima)
Venerdì 20 8.00 + Ines

+ Senzani Pellegrina

+ Bendini Natalina

Sabato 21 18.30 + Attilio e Liliana, Vittorina e Giacomo

+ Antonio

Domenica 22 10.30 + Castelli Adriano

+ Franco, Maria, Demo e Luigi

Secondo le intenzioni di Maria Teresa

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.50 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : C

Maggio 2022

Domenica 15

V di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Seconda Comunione

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 16 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Martedì 17 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Mercoledì 18 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 21.00 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 19 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 20 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Terza processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione per le strade del quartiere Meletolo.

Sabato 21 Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Domenica 22

VI di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.50 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 20.45 (Croce Coperta) : Processione di ingresso della B.V. del Piratello fino a S. Cassiano.

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

La processione nel quartiere Meletolo

Partenza dalla chiesa di S. Paolo, via dei Lombardi, via Bassi, via Saffi, v.le Quadri, v.le Baravelli, v.le della Resistenza, via Vicini, p.za Pascoli (dove si farà una breve sosta); poi v.le Baravelli, v.le Carducci, v.le Dante Alighieri, v.le della Resistenza, via Pisacane, via Torchi, via Bassi, (breve sosta all’Oratorio), via Saffi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 14,21-26 Gv 14,27-31a Gv 15,1-8 Gv 15,9-11 Gv 15,12-17 Gv 15,18-21

Vivere il Mistero- La collocazione del brano evangelico, non in un punto qualunque («in quel tempo») ma nel momento in cui Giuda esce dal cenacolo per realizzare la consegna del Maestro per la strada del tradimento, crea volutamente una tensione grande con le parole di Gesù sulla gloria del Figlio dell’uomo. A fronte della cupezza delle azioni umane, anzi proprio da dentro di esse, si compie il mistero della gloria dell’amore che coinvolge l’intimità delle persone divine. Nell’imminente passione, morte e risurrezione, il Figlio dell’uomo sarà glorificato dalla grandezza dell’amore fino alla fine. Al tempo stesso anche Dio sarà glorificato nel Figlio dell’uomo, perché Dio stesso gli ha aperto questa strada d’amore. L’more obbediente nella morte è la gloria di Gesù, ma è anche il passaggio che rende gloria a Dio, che lo ha inviato. A questa constatazione di partenza, Gesù aggiunge una conseguenza evidente. Alla glorificazione che Gesù fa di Dio, questi risponderà con un’azione corrispondente: «Anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito» (Gv 13,32). Non si tratta di annunciare un’accelerazione temporale, ma di manifestare una corrispondenza. Alla gloria della morte per amore, da parte di Gesù, si offre per contrappeso, da parte di Dio, la gloria della risurrezione. Sullo sfondo della circolarità della gloria dell’amore, che è del tutto interna alla Trinità santa, si passa immediatamente alla situazione di Gesù e dei discepoli, sulla terra. Attraverso il comandamento nuovo – soprattutto per mezzo della reciprocità dell’amore – d’ora in poi la circolarità intradivina della gloria potrà raggiungere la realtà umana, anche se giace più in basso, perché essa è ben capace di sperimentare la verità dell’amore. La frase «Figlioli, ancora per poco sono con voi» (Gv 13,33) mostra che il comandamento nuovo non è un dono qualunque, ma il decisivo lascito ereditario. Chi parla sta lasciando la relazione immediata, sensibile e percepibile con coloro che adesso lo ascoltano. Come potrà continuare il rapporto Maestro/discepolo? Il comandamento nuovo, vissuto nella concretezza e nella verità, è lo strumento che può permettere a questa relazione – decisiva per la vita del discepolo – di durare. Quali sono i caratteri espressi in questo comandamento nuovo? Anzitutto la reciprocità terrena. Non si tratta solo di amare, ma anche di accettare di essere amati con lo stesso interesse con cui si desidera di amare coloro che amiamo: «Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (v. 34). Un secondo carattere specifico del comandamento nuovo è ii parametro cristologico. L’amore di cui parla Gesù nella lavanda dei piedi dell’ultima cena, non è un’indicazione puramente umana, ma prende la misura e il criterio dalla persona di Cristo, Verbo fatto carne e incamminato nella gloria attraverso l’innalzamento che comporta il sollevamento sulla croce, come primo passo verso il cielo. È questo parametro cristologico che porta il comandamento nuovo (Gv 13,34-35) allo stesso livello dell’amore del nemico (Mt 5,44-45). L’amore al nemico, infatti, trascende quello dell’«amore del prossimo» (Mc 2,28-34), che è concepito soltanto come la ricapitolazione di tutta la legge antica. Come dice chiaramente Matteo «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?» (Mt 22,40). Per amare come Gesù, che ha perdonato ai suoi crocifissori, bisogna andare ben oltre l’amore del prossimo. Come terzo carattere singolare del comandamento nuovo, Gesù indica la sua forza evangelizzante. Egli, infatti, conclude il suo lascito testamentario affermando «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (v. 35). La lettura presa dagli Atti degli Apostoli introduce la liturgia della Parola con il racconto della conclusione del primo viaggio di Barnaba e Saulo attraverso 1’Anatolia. L’esperienza della missione cristiana è così indicata quale massima dilatazione del comandamento nuovo dell’amore. Le comunità incontrate dagli apostoli sono liete dei racconti che odono, ma esse devono anche afferrare bene che «dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,21) L’«entrare nel regno di Dio» è posto al di là di molte tribolazioni, come Gesù risorto ha spiegato ai discepoli di Emmaus: «..Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Lc 24,25-26). L’affermazione «entrare nel regno cli Dio attraverso molte tribolazioni» (At 14,22), che caratterizza l’esperienza dei missionari, esprime il necessario sviluppo pasquale dell’annunzio del Vangelo. È accettando questo registro, tipico dell’esperienza del suo Maestro, che il cristiano impara ad amare sul modello di «come io ho amato voi» (Gv 13,34). È solo in questo modo che «tutti sapranno che siete miei discepoli» (v. 35). (don Ermenegildo Manicardi)

Programma dal 7 al 15 maggio 2022

Letture: Atti 13,14.43-52 / Salmo 99 / Apocalisse 7,9.14b-17

Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.

Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.

Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Parola del Signore

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VITA ECCLESIALE

Sabato 07 18.30
  • + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Alide

Domenica 08 10.30 + Alma, Alfonso, Maria e don Orfeo

+ Balestri Franco

Lunedì 09 18.30 + Giuseppe
Martedì 10 8.00 + Anna e Angelo Zaganelli
Mercoledì 11
Giovedì 12
Venerdì 13 8.00 Secondo le intenzioni di Maria Teresa e per i vivi e i defunti della famiglia Dovadola Ivano e Ruffini e parenti

Per le famiglie Asioli e Tronconi (viventi)

Sabato 14
Domenica 15 10.30

Orario Confessioni Sabato ore 11.00 – 12.00 (don Pietro)

ore 17.15 – 18.15 (don Pietro)

Concordare con don Pietro eventuali esigenze rispettando rigorosamente le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine ecc…)).

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni (escluso il venerdì) ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli e si possono seguire anche nel sito internet della parrocchia

Anno : C

Maggio 2022

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 08

IV di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 14.45 (oratorio) : Corteo dei comunicandi dall’oratorio alla Chiesa di S. Paolo.

Ore 15.00 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione dei bambini del III anno di catechismo.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Lunedì 09 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Martedì 10 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Mercoledì 11 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 21.00 (S. Paolo) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 12 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Venerdì 13

B. V. M. di Fatima

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Seconda processione con l’immagine della Beata Vergine della Consolazione per le strade del quartiere Fruges.

Sabato 14

S. Mattia Ap.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio
Domenica 15

V di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

1 – In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola che rappresentano un modo per sostenere nel bisogno materiale una comunità che instancabilmente prega per tutti noi.

La processione nel quartiere Fruges

Via Mameli, via IV novembre, via Ricci, via Argine S. Paolo, via XI maggio, via S.Giacomo, v. le Martiri della Libertà, via Baffé e Foletti, p.le Falcone, (sosta), poi via Baffè e Foletti, v.le Martiri della Libertà, via Tiglio, via S.Giacomo, via Mameli.

Martiri della Libertà, via Tiglio, via S.Giacomo, via Mameli.Martiri della Libertà, via Tiglio, via S.Giacomo, via Mameli.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 10,1-10 Gv 10,22-30 Gv 12,44-50 Gv 13,16-20 Gv 14,1-6 Gv 15,9-17

Vivere il Mistero- Il Vangelo presenta l’intimità tra il pastore (Gesù risorto) e le pecore come il luogo in cui finalmente si realizza e giunge a compimento la pastoralità del Padre profetizzata in tutte le Scritture ebraiche. Si presenta molto condensato e si compone di quattro frasi essenziali che, successivamente, trattano della situazione del discepolo, dell’azione di Cristo e del ruolo del Padre, per giungere a culminare nell’affermazione; «Io e il Padre siamo una cosa sola» (Gv 10,30). I credenti sono caratterizzati da tre tratti essenziali: ascoltano Gesù, sono da lui conosciuti, lo seguono. La relazione è ciò che tutto raccoglie e domina. Di contro, il Maestro dona ai suoi discepoli la vita eterna, impedisce la loro perdizione e non permette che nessuno riesca a strapparli dalla sua mano, dal suo affetto e dal suo forte sostegno. L’elemento che, a sorpresa, nella terza frase, arricchisce il quadro finora tracciato, è che il rapporto fra il Maestro e il discepolo ha in Dio il suo fondamento ultimo. La concreta relazione tra i discepoli e Gesù deriva direttamente dal dono che, di queste persone, il Padre ha fatto al Figlio. Il rapporto tra il cristiano e Gesù non può essere messo in crisi da nulla perché corrisponde al piano di Colui che «è più grande di tutti» (v 29). In conseguenza non è neanche ipotizzabile che i discepoli siano strappati dalla mano di Gesù. La conclusione «Io e il Padre siamo una cosa sola» (v.30) mostra che la profondità del rapporto tra il Padre e il Figlio si manifesta come unità nel fatto che le pecore sono proprietà comune a entrambi. I discepoli di Gesù sono accolti nella comunione del Padre e del Figlio e vivono in essa. La comunione dei discepoli con il Maestro è chiamata a manifestare e ad annunciare il realismo della comunione divina. La capacità, che i discepoli hanno di «essere cristiani» è la vera apologia della fede trinitaria, che Gesù – manifestandosi – ha portato nel mondo. Il racconto preso dagli Atti degli Apostoli presenta una svolta cruciale della missione in Anatolia e della sua evangelizzazione. Partendo dall’esperienza fatta nelle sinagoghe della diaspora, in cui tanti proseliti dei Giudei si stanno convertendo, ci si orienta ormai anche a dirigersi immediatamente alle genti e ai pagani. Ad Antiochia di Pisidia si realizza la straordinaria evangelizzazione che non può essere bloccata da nessuna gelosia. Frasi come «La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione» (At 13,49) o «I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo» (v. 53) sono ritornelli che mostrano come i veri credenti non possono essere strappati dalla mano del Signore. Non ci sono forze capaci di rompere una comunione che è già diventata reale. Che poi l’azione d’annuncio del Vangelo riesca perché dietro c’è l’attrazione del Padre in relazione con il Figlio risulta evidente dal bilancio del narratore, quando afferma: «Tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero» (v. 48). Le strategie e le fatiche di Barnaba e Saulo sono importanti perché s’innervano sul disegno, anzi sull’elezione che Dio ha deciso anche oltre i confini d’Israele. È proprio la consapevolezza di essere i collaboratori di Dio che permette ai discepoli di essere «pieni di gioia e di Spirito Santo» (v. 52) mentre scuotono la polvere delle città dove hanno sperimentato l’insuccesso e la sconfitta. La visione dell’Apocalisse presenta «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua» (Ap 7,9) rapita nell’adorazione del trono di Dio e dell’Agnello. Questa folla può esistere e stare davanti all’altare perché l’Agnello si è fatto loro pastore e li ha guidati alle fonti delle acque della vita. Non è stato un passaggio pacifico e indolore: queste nazioni, infatti, arrivano dalla grande tribolazione e, quindi, sono passate per la sofferenza. Colui che siede sul trono, però, non ha permesso che siano strappate dalla mano del loro pastore. Al termine del cammino, quando ormai sono giunte a prestare servizio giorno e notte nel tempio del cielo, Colui che siede sul trono stende con premura la sua tenda sopra di loro. Sarà allora il tempo del compimento non solo di tutte le speranze dell’uomo, ma anche di tutte le promesse attestate nelle Scritture: «Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi». In questa quarta domenica di Pasqua è offerto alla Chiesa di meditare sulla risurrezione come il luogo in cui l’Agnello immolato diventa pastore e realizza la responsabilità di Dio verso l’uomo. Il nostro cuore è chiamato a passare dalla comprensione della stupenda comunione in cui ciascuno di noi è inserito (Vangelo), alla dilatazione più spregiudicata dell’orizzonte universale della Chiesa in cui ci muoviamo (prima lettura), fino alla prospettiva di un’intimità escatologica con Dio, che realizza il meglio dei desideri e di tutte le sofferenze degli uomini (seconda lettura). (don Ermenegildo Manicardi)