Programma 5 – 12 luglio 2020

Vivere il Mistero- Il Vangelo di questa domenica ci rivela l’anima profonda di Gesù, il quale fa sgorgare dal suo cuore filiale la sua lode al Padre perché, nella sua sapienza, si è rivelato ai piccoli. Noi ora entreremo, attraverso un commento semplice ed essenziale, in questo testo per evidenziarne la ricchezza teologica e la forza salvifica. Gesù esordisce con un inno di lode rivolto a Dio chiamato, allo stesso tempo, «Padre» e «Signore del cielo e della terra». Con molta probabilità il termine «Padre», nell’aramaico originate, era Abbà (appellativo che denota intimità familiare). Per Gesù Dio è l’Abbà. La formula «Signore del cielo e della terra», indica, invece, la maestà e la trascendenza di Dio. Dio è un Padre tenerissimo, vicino a noi ma anche trascendente, altro da noi. Questi due aspetti vanno tenuti sempre uniti. Il motivo della lode è racchiuso in due verbi: «hai nascosto», «hai rivelato». Gesù afferma che Dio ha nascosto, a coloro che si reputano sapienti, i misteri del Regno dei cieli («queste cose»), mentre agli ultimi si è compiaciuto di rivelarli. Quando Gesù parla di Regno dei cieli intende riferirsi a Dio come sovrano giusto, che rende giustizia a quanti patiscono oltraggi e prepotenze. Ma cosa intendiamo per «giustizia»? Per capire dobbiamo richiamare il contesto. Gesù ha constatato che le classi colte e religiose non l’hanno capito né seguito mentre gli ultimi (peccatori e prostitute) l’hanno accolto mettendosi persino alla sua sequela. La giustizia, quindi, è la salvezza di Dio offerta in Cristo. Se Gesù ha reso lode al Padre perché ha rivelato i misteri del Regno ai piccoli, ora evidenzia anche il suo ruolo di Figlio in questa rivelazione. Tutto gli è stato consegnato dal Padre. Questa affermazione rimanda al detto post-pasquale che troviamo in Mt 28,18, dove il Risorto asserisce che Dio gli ha dato ogni potere. Questo potere (exousra) è quello di perdonare, vincere il male, dare la propria vita come riscatto. Nel nostro testo, però, non si parla di potere ma di conoscenza. Questa conoscenza nasce da un’esperienza profonda di Gesù del disegno della salvezza. Bene, questa conoscenza è ora rivelata a tutti. Il rapporto Padre-Figlio non è perciò chiuso in un dialogo ristretto a due, perché, come abbiamo detto, il Figlio partecipa all’uomo quanto ricevuto. Gesù nel suo appello finale si rivolge quindi a coloro che stanno faticando per vivere con fedeltà la loro fede. Una fatica che nasce dal peso insopportabile di una legislazione gravosa imposta dalle guide religiose. A costoro Gesù indica il suo giogo. Un giogo che egli definisce dolce e leggero, «in greco zygòs chrestòs». Bisogna sapere che con «zygòs chrestòs» non si intende solo «giogo dolce» ma anche «legame (zygòs) utile, indispensabile, a portata di mano (chrestòs)». In una parola, Gesù chiama gli affaticati e gli oppressi a legarsi a lui con un legame profondo e liberante. La sua parola, ben illustrata nel Discorso della montagna, è infatti una proposta di libertà e di pace. Certo, è una proposta radicale, ma Gesù non impone il proprio potere coercitivo su nessuno, non fa pesare il suo giogo, ma si mostra maestro mite e umile, che sa accompagnare ogni suo discepolo alla pienezza del dono di sé. Le parole di Gesù, però, non sono rivolte solo ad una determinata categoria di persone ma a tutti gli uomini, a quanti sono alla ricerca della pace, a quanti sono sotto il peso della stanchezza fisica, psichica e spirituale. Non sarà la chimica, che spariamo quotidianamente nel cervello a ristorarci dalle nostre pesantezze esistenziali; non sarà neppure la politica, alla quale affidiamo il nostro destino, a darci un futuro sicuro; non sarà la nostra ansia di arrivare in qualsiasi modo a posizioni di prestigio a riempire la nostra vita; non sarà il denaro, il successo, il prestigio, il culto della propria immagine a farci superare il vuoto, l’incertezza del domani o la paura della morte. Chi, allora, sarà capace di ristorare la nostra stanchezza fisica, psichica e spirituale? L’abbiamo capito: Gesù, che ancora oggi ci ripete: «Venite a me… e io vi darò ristoro» (Mt 11,28).

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Parrocchia della Conversione

XIV del T. Ordinario

05 luglio 2020

n. XI / 32

di S. Paolo Apostolo

48024 Massa Lombarda – RA

Via Roli, 2

Tel. e fax 0545 81339

E-mail parrocchiaconversione@virgilio.it

Sito Internet parrocchiesanpaoloesangiacomo.it

Letture: Zaccaria 9,9-10 / dal Salmo 144 / Romani 8,9.11-13

Benedirò il tuo nome per sempre, Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)

05 luglio
In quel tempo Gesù disse:

«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Parola del Signore

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.30 + Ruffini Armanda
Domenica 05 10.30 + Gattucci Stefano

+ Pelliconi Augusto

+ Furini Emilia

+ Regoli Giuseppina

Lunedì 06
Martedì 07 8.00 + Alide, Emma e Dante

Per Stefano (vivente)

Mercoledì 08 18.30 + cg. Giacometti-Mussino-De Giovanni

+ Ornella Rivalta (trigesima)

+ Balestri Franco

Giovedì 09
Venerdì 10 8.00 + Biancoli Vincenzo
Sabato 11
Domenica 12 1830 + Toffanello Maria

+ Alberti Dante e Casadio Irma

Orario

Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito Internet della parrocchia

Orario SS. Messe Feriale : Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..) che sono opportunamente poste in evidenza e portate a conoscenza di tutti.

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 9,18-26 Mt 9,32-38 Mt 10,1-7 Mt 10,7-15 Mt 10,16-23 Mt 19,27-29
Anno : A

Luglio 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

XIV del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Lunedì 06

S. Maria Goretti

S. Messa ad orario feriale
Martedì 07 Ore 20.00 (Frascata) : S. Messa in suffragio della famiglia dei conti Manzoni-Ansidei (nel 75° anniversario dell’eccidio), celebrata nel parco della villa dal nostro vescovo mons. Mosciatti.
Mercoledì 08 Ore 19.30 (S. Paolo) : Celebrazione della preghiera del Vespro su iniziativa di A.C diocesana
Venerdì 10 S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Sabato 11

S. Benedetto

S. Messa ad orario feriale
Domenica 12

XV del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Programma 28 giugno – 5 luglio

Vivere il Mistero- Nella Chiesa nascente molto spesso i ministeri e le necessità creavano i generi letterari adatti per veicolare l’insegnamento e la memoria delle azioni di Gesù. La didaché cristiana era uno di queste forme letterarie tipiche della Chiesa nascente. Le caratteristiche di questa forma comunicativa sono semplificabili e riassumibili nel modo seguente. In un momento in cui la comunità era raccolta (forse vicino a una celebrazione liturgica) uno della comunità esprimeva i dubbi, le perplessità, le domande (personali o collettive) che potevano sorgere da una fede bisognosa ancora di crescere e, probabilmente, in difficoltà di fronte alle situazioni concrete della vita. L’Apostolo (o chi per lui), che aveva conosciuto Gesù fin dalla predicazione del Battista e che aveva vissuto con Lui fino all’Ascensione, proponeva alcune frasi o ricordava alcuni avvenimenti di Gesù (frasi dette o fatti compiuti in circostanze diverse e distanti tra loro), inerenti alla tematica toccata dai dubbi, dalle perplessità e dalle domande dei credenti. In Mt 10,37-42 abbiamo un «riassunto» di una didaché fatta nella comunità nascente. Le affermazioni, infatti, non hanno a livello letterario nessun legame logico, ma esprimono «risposte» ad altrettanti disagi vissuti dai credenti. Amare Gesù significa «saper» amare i propri cari e i propri amici, ma saper anche amare i propri nemici. L’amore di Cristo, infatti, offre al discepolo un’ottica nuova nel saper tessere i rapporti. Si tratta di un amore dove non abita solo l’affetto, ma anche la giustizia, la verità e la capacità di vedere il prossimo con lo stesso occhio di Dio. Essere discepoli di Cristo, poi, significa essere disposti a vivere la stessa situazione di Cristo quando ha preso su di sé la croce (solo, abbandonato da tutti, non capito, sofferente, ingiustamente accusato e condannato, ecc.). In altre parole, dev’essere capace di vivere la propria fede anche se chi lo circonda non lo comprende. Infine, accogliere Cristo equivale a diventare suoi discepoli. Il che significa aver accolto colui che ha mandato Gesù, cioè Dio, nella propria vita. E Dio vuole che Gesù non perda nessuno di questi (cf. Gv 6,39): il vero discepolo ha la consapevolezza di essere salvo. Il «premio» che deriva dall’accoglienza è stabilito da Gesù, non dall’uomo. Accogliere il profeta e il giusto (il massimo della santità) significava, al tempo di Gesù, essere meritevoli davanti a Dio. Basta ricordare Simone il fariseo che accoglie il «profeta» Gesù a pranzo nella propria casa (Lc 7,36-50). Al profeta e al giusto Gesù associa anche il proprio discepolo. Chi fa anche un minimo di bene (un bicchiere di acqua fresca) a un discepolo di Cristo si rende meritevole come colui che accoglie un profeta e un giusto. Il brano di Mt 10,37-42 costituisce la parte finale del discorso apostolico di Matteo. La liturgia introduce il Vangelo con un incipit che dice «In quel tempo disse Gesù ai suoi apostoli». Il testo biblico-liturgico si può suddividere in tre parti: i detti che vengono inclusi dall’espressione «Non è degno di me»; il detto sulla vita e i detti sull’accoglienza ricompensata. La prima parte presenta l’aspetto negativo (chi non è degno di Gesù, mentre la seconda, l’aspetto positivo (chi accoglie un profeta, un giusto, un discepolo, accoglie Dio). Al centro del testo c’è il detto sulla vita. Questo detto, in Matteo, è un po’ enigmatico. Meno in Marco, dove il lettore può leggere il testo in questo modo: chi avrà tenuto per sé la propria vita (secondo il pensiero degli uomini), la perderà. (secondo il pensiero di Dio), e chi avrà perduto la propria vita per causa mia (secondo il pensiero degli uomini), la troverà (secondo il pensiero di Dio). I detti «Non è degno di me» sono raggruppati in una sequenza adatta a tenerli a memoria. Vanno letti come un unico detto. Si tratta di espressioni originali di Gesù che rispondevano a una domanda precisa: qual è l’amore più grande, quello verso i propri cari o quello verso Cristo? E la risposta è semplice e precisa: se uno ama Cristo sa amare correttamente anche i propri cari. Amando, invece, i propri cari per primi c’è il grosso rischio che, in nome dell’amore, si scavalchi il valore della verità e il valore della giustizia. Il detto sulla vita va compreso collocandosi in un punto di vista preciso: è il punto di vista umano. Chi «umanamente» sembra aver trovato la sua vita (non interessa se con la menzogna e l’imbroglio), la perderà sotto il profilo spirituale. Chi sotto il profilo umano sembra aver buttato via la sua vita (perché umanamente non è «furbo» in quanto ha osservato la verità, la giustizia, l’amore, ecc.), sotto il profilo divino, invece, l’ha totalmente guadagnata. Infine il detto sull’accoglienza forse nasconde qualche cosa di «vissuto» dalla Chiesa nascente. Accogliere il vero discepolo di Cristo significa accogliere Dio stesso «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato». Matteo, probabilmente, si rifà al periodo di persecuzione nel quale anche il pagano che accoglie il discepolo avrà la stessa ricompensa del discepolo. Qualunque cosa di bene venga fatta, anche la realtà più piccola (un bicchiere d’acqua), avrà da Dio la ricompensa.

28 giugno

 

XIII del T. Ordinario

28 giugno 2020

n. XI / 31

Parrocchia della Conversione di S. Paolo Apostolo

48024 Massa Lombarda – RA

Via Roli, 2

Tel. e fax 0545 81339

E-mail parrocchiaconversione@virgilio.it

Sito Internet parrocchiesanpaoloesangiacomo.it

Letture: 2Re 4,8-11.14-16a / dal Salmo 88 / Romani 6,3-4.8-11

Canterò per sempre l’amore del Signore.

Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.

Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.

Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.

Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, inverità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Parola del Signore

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

VITA ECCLESIALE
Sabato 27 18.30 + Dovadola Ivano
Domenica 28 10.30 + Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo
Lunedì 29 18.30 + Montesi Natale
Martedì 30
Mercoledì 01
Giovedì 02 18.30 + Paola

Per una coppia di sposi (viventi)

Venerdì 03
Sabato 04 18.30 + Ruffini Armanda
Domenica 05 10.30 + Gattucci Stefano

Orario

Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito Internet della parrocchia

Orario SS. Messe Feriale : Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..) che sono opportunamente poste in evidenza e portate a conoscenza di tutti.

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 16,13-19 Mt 8,23-27 Mt 8,28-34 Mt 9,1-8 Gv 20,24-29 Mt 9,14-17
Anno : AGiugno – Luglio 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 28

XIII del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)
Lunedì 29

Ss. Pietro e Paolo

S. Messa ad orario feriale
Martedì 30 Ore 20.45 (oratorio) : Consiglio parrocchiale A.C.
Venerdì 03

S. Tommaso Ap.

Primo venerdì del mese – Comunione ai malati

S. Messa ad orario feriale

Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica

Domenica 05

XIV del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Settimana 21-28 Giugno 202

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

perché, come a Cana di Galilea,

possa tornare la gioia e la festa

dopo questo momento di prova

Aiutaci, Madre del Divino Amore,

a conformarci al volere del Padre

e a fare ciò che ci dirà Gesù,

che ha preso su di sé le nostre sofferenze

e si è caricato dei nostri dolori

per condurci, attraverso la croce,

alla gioia della risurrezione. Amen.

Preghiera di Papa Francesco

O Maria,

tu risplendi sempre nel nostro cammino

come segno di salvezza e di speranza.

Noi ci affidiamo a te, Salute dei malati,

che presso la croce

sei stata associata al dolore di Gesù,

mantenendo ferma la tua fede.

Tu, Salvezza del popolo romano,

sai di che cosa abbiamo bisogno

e siamo certi che provvederai

Vivere il Mistero- Il cristiano sa che nel mondo la sua vita non sarà senza difficoltà. Gesù aveva detto: «Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi». Questa difficoltà può portare il credente a diventare un personaggio trasparente nella società e a ridurre la propria fede a qualcosa che piaccia personalmente. La religione «fai da te» oggi, purtroppo, è la più gettonata. Diventa, perciò, importante il «mio» modo di immaginarmi Dio, il «mio» modo di rapportarmi con Lui, il «mio» momento di raccoglimento, il «mio» modo di sentire la verità di fede, il «mio» modo di pensare la morale. I Padri della Chiesa, di fronte a questo atteggiamento dove il mio «io» diventa un assoluto, avrebbero obiettato che Gesù ci ha insegnato a dire «Padre nostro», e non «Padre mio». Gesù era stato chiaro in merito: il cristiano è colui che testimonia Gesù Cristo davanti a chiunque, in ogni situazione della vita, in qualunque momento: «Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio». La testimonianza della fede è parte integrante del progetto cristiano di vita. Non si tratta di testimoniare ciò che piace o ciò che si ritiene valido secondo la propria spiritualità. Gesù è chiaro: si tratta di testimoniare Lui e non cose o verità (degnissime ma parziali). Non possono nel cristianesimo, essere confusi imprecisati spiritualismi e ambigue filantropie con la fede in Gesù. La vera testimonianza fa rivivere nella storia uno o più aspetti che furono in Cristo Gesù. Se per questo il credente viene perseguitato, sarebbe opportuno ricordare che Gesù lo ha chiamato «beato». Una proposta così forte può far paura. In Mt 10,26-35 Gesù prescrive per tre volte di non aver paura. È interessante notare come gli apostoli possano avere paura degli uomini a causa di ciò che devono predicare. All’epoca di Gesù c’erano diverse religioni dell’arcano. Si trattava di sétte dove le dottrine non dovevano essere fatte conoscere fuori della cerchia degli adepti. Gesù dice con chiarezza che il cristianesimo non è una religione dell’arcano, bensì della trasparenza più grande. Il Maestro è consapevole che la libertà con cui i Dodici predicheranno, potrebbe procurare loro delle persecuzioni. La paura non fa parte del cristianesimo. Anzi, i paurosi (greco: dèiloi) non hanno posto nel regno dei cieli. Non si tratta qui della paura che tutti possono avere di fronte al pericolo e che appartiene agli strumenti di allarme che la psiche umana attiva perché l’individuo si difenda. Si tratta invece di quella paura che è presente in coloro che sono codardi perché senza fede, come gli apostoli in mezzo alla burrasca nel lago di Tiberiade. Gesù chiede che i suoi discepoli abbiano una fede tale da far superare questa paura. Per questo motivo, nella colletta propria, la comunità credente prega: «Sostienici con la forza del tuo Spirito, perché non ci vergogniamo mai della nostra fede, ma confessiamo con tutta franchezza il tuo nome davanti agli uomini, per essere riconosciuti da te nel giorno della tua venuta». Il testo del Vangelo è compatto, esegeticamente ben delimitato. Fa parte del grande discorso apostolico di Gesù. Il brano è caratterizzato dall’uso del verbo greco fobèo (temere), che purtroppo viene tradotto in italiano con vocaboli diversi (Non li temete dunque; non abbiate paura; temete piuttosto, non abbiate dunque timore). L’uso del verbo permette di dividere il testo in due momenti. Il testo di Mt 10,26-31, dove il verbo è usato, è articolato sul comando «Non abbiate paura», espressione che si colloca all’inizio, al centro e alla fine del testo. Viene presentato ciò che per davvero il discepolo non deve o deve temere. Il testo di Mt 10,32-33 è costruito su un parallelismo antitetico che ruota attorno alla coppia verbale «riconoscere-rinnegare»: (mi riconoscerà / lo riconoscerò; mi rinnegherà / lo rinnegherò). Vi si trova l’illustrazione del legame strettissimo fra la testimonianza del discepolo davanti agli uomini e la testimonianza di Gesù davanti al Padre.

21 giugno

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Parrocchia della Conversione di S. Paolo Apostolo

48024 Massa Lombarda – RA

 

 

Via Roli, 2

Tel. e fax 0545 81339

E-mail parrocchiaconversione@virgilio.it

Sito Internet parrocchiesanpaoloesangiacomo.it

XII del T. Ordinario

21 giugno 2020

n. XI / 30

Letture: Geremia 20,10-13 / dal Salmo 68 / Romani 5,12-15

Nella tua grande bontà, rispondimi, o Dio

Dal Vangelo secondo Matteo (10,26-33)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:

«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.

E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.

Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!

Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore

VITA ECCLESIALE

Sabato 20 Vivi e defunti della famiglia Dovadola Ivano e parenti vivi e defunti delle famiglie Dovadola-Ruffini
Domenica 21 10.30

18.30

+ Dalle vacche Roberto

+ Antonio

Lunedì 22 18.30 + Castelli Adriano
Martedì 23 8.00 + Golinelli Luciano
Mercoledì 24 18.30 + Biagio Piccolo
Giovedì 25
Venerdì 26 8.00 + Valentino Filomena
Sabato 27 18.30 + Dovadola Ivano
Domenica 28 10.30

18.30

+ Alfonso, Alma, Maria e don Orfeo

Orario

Confessioni Concordare con don Pietro eventuali esigenze

(muniti di mascherina rispettando rigorosamente le distanze come predisposto)

Tutte le celebrazioni si possono seguire anche nel sito Internet della parrocchia

Orario SS. Messe Feriale : Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario

Venerdì ore 20.30 Adorazione eucaristica

N.B. Tutte le celebrazioni sono aperte a tutti i fedeli

Nota. Da lunedì 18 maggio sono riprese le celebrazioni con il popolo.

La S. Mesa feriale è secondo il solito orario e quella festiva come indicato nel riquadro accanto. Dovranno ovviamente essere rispettate tutte le disposizioni di legge (distanziamento, mascherine, ecc..) che sono opportunamente poste in evidenza e portate a conoscenza di tutti.

Il catechismo in parrocchia resta sospeso fino a nuove disposizioni

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 7,1-5 Mt 7,6.12-14 Lc 1,57-66.80 Mt 7,21-29 Mt 8,1-4 Mt 8,5-17
Anno : A

Giugno 2020

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 21

XII del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : Recita del S. Rosario.

Mercoledì 24

Natività di S. Giovanni Battista

S. Messa ad orario feriale
Venerdì 26 Ore 20.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica
Domenica 28

XIII del T.O.

S. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (NO alle 8.00)

Ore 17.55 (S. Paolo) : Recita del S. Rosario.

Concerto di San Paolo 2015

 vetrata san paolo

CHIESA DI SAN PAOLO

MASSA LOMBARDA

Sabato 24 Gennaio 2015
ore 20.45

CONCERTO
DI SAN PAOLO

con la partecipazione della:

Corale Bagnacavallese
EBE STIGNANI”

con
ORGANO
e
QUARTETTO DI ARCHI
di Bagnacavallo

 Logo Fondazione Cassa Risparmio Imola  Logo Comune MassaL

Col patrocinio del Comune di Massa Lombarda

CONCERTO PER VIVALDI

LAUDATE DOMINO
CONCERTO IN RE MAGGIORE   RV 121
DAL GLORIA RV  589

Gloria
Laudamus Te
Domine Deus
Agnus Dei
Qui sedes

CONCERTO IN SOL MINORE  RV  156
DALL’ORATORIO “GIUDITTA VITTORIOSA”

Mundi Rector

GLORIA  RV 588
CONCERTO ALLA RUSTICA IN SOL MAGGIORE
DAL MAGNIFICAT

Esurientes

DAL CONCERTO “INVERNO”

Adagio

CREDO


Corale Bagnacavallese  EBE STIGNANI

Violino Manuel Vignoli
Violino Enrico Gramigna
Viola Nicoletta Bassetti
Violoncello Giulia Costa
Organo e direzione Giorgio Coppetta Calzavara

La corale Bagnacavallese “Ebe Stignani” è stata fondata nel 1961 dal M° e compositore don Antonio Contarini che ne è stato direttore fino al 1979. Dal 1986 è diretta dal M° Giorgio Coppetta Calzavara, diplomato in organo e composizione organistica presso il conservatorio “Benedetto Marcello” di Venezia. Ha partecipato a diverse rassegne corali e manifestazioni sia a livello provinciale che regionale, si è esibita in diverse città italiane.Il coro a quattro voci miste è formato da una ventina di elementi. A Bagnacavallo organizza concerti per la festa del santo patrono S. Michele.