Programma dal 4 al 12 maggio 2024

Letture: Atti degli Apostoli 10,25-26.34-35.44-48 / Salmo 97 / 1Giovanni 4,7-10

Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 04 18.30 + Ruffini Armanda (4° anniv.)
Domenica 05 18.30 + Mara Signani e famigliari vivi e defunti

+ Luigi Rizzi (detto Carlo)

Lunedì 06
Martedì 07 8.00 + Alide
Mercoledì 08
Giovedì 09
Venerdì 10 8.00 + Pellegrina
Sabato 11 18.30 + Mazzotti Angelo, Sangiorgi Maria Luisa, deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi, Capucci Armando

+ Attilio e Lilliana Ragazzini

Domenica 12 18.30 + Conti Carmen e Orioli Franco

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Maggio 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 05

VI di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Corteo dei comunicandi verso la chiesa.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio

Ore 20.45 (Croce Coperta) : Processione di ingresso della B.V. del Piratello fino a S. Cassiano.

Lunedì 06 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Martedì 07 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Mercoledì 08 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”

Giovedì 09 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Venerdì 10 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere Meletolo. (vedi sotto)

Sabato 11 Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Domenica 12

Ascensione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Seconda Comunione.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Visita alle famiglie con benedizione

06 mag – 10 mag

(dalle ore 15.00)

11 maggio (pomeriggio)

Lunedì 06 : Viale Ravenna, via Pisacane (pari)

Martedì 07 : P.za Marmirolo, via Pisacane (dispari)

Mercoledì 08 : P.za Ricci, via del Monte, F.lli Rosselli,

Maccaferri, Rustici

Giovedì 09 : Via Bassi (dispari)

Venerdì 10 : Via Bassi (pari dal n. 4 al n. 12)

Sabato 11 : Via Bassi (pari dal 16 alla fine) (pomeriggio)

La processione nel quartiere Meletolo

Partenza dalla chiesa di S. Paolo, via dei Lombardi, via Bassi, via Saffi, v.le Quadri, v.le Baravelli, v.le della Resistenza, via Vicini, p.za Pascoli (dove si farà una breve sosta); poi v.le Baravelli, via Carducci, v.le Alighieri, v.le della Resistenza, via Pisacane, via Torchi, via Bassi, (breve sosta all’Oratorio), via Saffi, corso V. Veneto fino alla Chiesa di S. Paolo.

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 15,26-16,4 Gv 16,5-11 Gv 16,12-15 Gv 16,16-20 Gv 16,20-23a Gv 16,23b-28

Vivere il mistero – Al cuore del Vangelo di questa domenica troviamo il cuore dell’intero Vangelo: «Voi siete miei amici». Questo pensiero -che è ben più che un pensiero – ci accompagna insistentemente lungo il cammino mistagogico del Tempo pasquale. Il Maestro non si accontenta di ammetterci nella sua intimità, ma ce ne rivela pure le modalità e le condizioni: bisogna che impariamo ad amare come siamo stati amati a nostra volta e in modo sempre più inventivo e creativo. Spesso siamo angosciati dal bisogno di essere oggetto di preferenza. Il Risorto ci libera perché ci apre a un amore così dilatato da essere sempre esclusivo, senza mai essere escludente. Pietro sembra doversi arrendere all’evidenza della grazia e piegarsi alla logica del dono: «ln verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga» (At 10,34). Un cammino che ha richiesto molto impegno e una profonda conversione per l’apostolo Pietro e, in realtà, è un processo ancora in atto nella vita della Chiesa perché non ci saremo mai resi conto abbastanza di quanto e di come «Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie».  Rendersi conto di un Dio che accoglie sempre e comunque, significa imparare – ogni giorno – ad andare oltre i segni delle appartenenze chiare, distinte, accomodanti e accomodate per aprirsi a qualcosa che ci trascende continuamente fino a obbligarci ad arrenderci all’amore: «Chi può impedire che siano battezzati nell’acqua questi che hanno ricevuto, come noi lo Spirito Santo» (10,47)? È un interrogativo che si presenta, in modi diversi, nelle varie epoche della vita della Chiesa, non esclusa la nostra. Non sempre il Signore osserva le nostre regole e si sottomette ai nostri percorsi formativi e iniziatici e, talora, invece di aspettare il permesso di potersi rivelare si dà in dono ben oltre i segni e i confini da noi definiti e imposti alla grazia. La parola del salmo ci permette di esprimere al meglio i sentimenti più adatti all’esperienza di tanta grazia: «Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie» (Sal 97,7). La meditazione contemplativa dell’apostolo Giovanni non lascia scampo a interpretazioni riduttive di un amore che, per natura, sembra essere eccedente e straripante: «In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è Lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio» (1 Gv 4,10). La parola del Signore Gesù ci rivela il fondamento assoluto di ogni nostra esperienza di verità e di carità che radica nella stessa relazione intra divina: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9). Possiamo quindi affermare che il riassunto essenziale di tutto il Vangelo che è Gesù Cristo, morto e risorto per noi, si concentra in una sola frase: «Nessuno ha un amore più grande di questo, dare la vita per i suoi amici». Questa è una parola che dilata gli spazi della nostra anima come i polmoni si dilatano per la finissima aria di montagna quando, finalmente si può sentire la parte più sublime della nostra persona. Avere degli amici nella propria vita ed essere in grado di dare la propria vita per loro sembra essere, anzi lo è sicuramente il segreto di una felicità vera e duratura. [p. M. D. Semeraro]

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Una ulteriore e significativa differenza sul piano del simbolismo, e quindi di segno costante nell’edificio ecclesiale, è quella che distingue la cattedra episcopale dal seggio del presbitero. Benché entrambi svolgano nella liturgia la medesima funzione sopra ricordata, e per questo li abbiamo indicati con il medesimo termine di «sede», quella riservata al vescovo nella cattedrale rimane permanentemente un segno importante che richiama, anche e in aggiunta, il suo specifico ministero e servizio nella comunità diocesana e nella Chiesa intera. Infatti, l’attuale Caeremoniale Episcoporum, al cap. III della prima parte, definisce come chiesa cattedrale proprio quella nella quale si trova la cattedra del vescovo, e ricorda subito che questa è segno del magistero e della potestà del pastore della Chiesa particolare, nonché segno dell’unità di coloro che credono in quella fede che il vescovo proclama come pastore del gregge (cf. 42). La cattedra, dunque, è icona della triplice funzione e missione del vescovo conferitagli dalla consacrazione episcopale: di santificare, di insegnare e di governare (cf. LG 21 e 25-27). Tra queste, poi, quelle dell’insegnamento, dottrinale e morale, e della predicazione, diventano più esplicite nella cattedra posta nel presbiterio della chiesa, tanto che il Benedizionale così la definisce: «La cattedra è il segno per eccellenza del magistero che spetta a ogni vescovo nella sua Chiesa» (n. 1214). La predicazione nella liturgia è un atto di così grande autorità del vescovo che sopra un’antica cattedra episcopale è stata incisa una scritta significativa: Desinat locum docendi suscipere, qui nescit docere (chi non è capace di insegnare è invitato a lasciare il luogo dell’insegnamento). Per questo fin dall’antichità il vescovo usa tenere l’omelia seduto su un seggio nobile, diverso e distinto dagli altri. In un certo senso, poi, anche il seggio presidenziale del sacerdote partecipa del simbolismo proprio della cattedra episcopale. Con la riforma liturgica promossa dalla Sacrosanctum Concilium, infatti, il seggio del presbitero celebrante acquista una dignità di autentico luogo liturgico analoga a quella del vescovo, come una sua emanazione. Fino ad allora solo la liturgia pontificale prevedeva la cattedra come luogo celebrativo; quella presbiterale, invece, veniva compiuta praticamente per intero presso l’altare, limitandosi a un uso semplicemente «pratico» degli sgabelli. Mentre prima l’azione del sedersi era – per tutti – motivata in funzione di mero riposo, richiesto in particolare dalla durata eccessiva dei canti polifonici e dall’ascolto della predica, con la riforma liturgica l’atto del sedersi non è tanto funzionale a una posizione di maggiore comodità ma è richiesto in funzione dell’ascolto della Parola di Dio, della riflessione e della preghiera personale. La sede del sacerdote, inoltre, diventa una specie di partecipazione a quella del vescovo, in quanto, per esplicito incarico di lui, la occupa «in persona Christi» (OGMR 93). Infine, per il sacerdote, proprio come lo è per il vescovo, la sede presidenziale si mostra come segno particolare del compito partecipatogli dell’insegnamento e della predicazione: da qui allora il perché l’omelia potrebbe – o dovrebbe – essere tenuta anche dal sacerdote preferibilmente dalla sede presidenziale. (9 fine)

Programma dal 27 aprile al 5 maggio 2024

Letture: Atti degli Apostoli 9,26-31 / Salmo 21 / 1Giovanni 3,18-24

A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.

Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.

Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 27 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Domenica 28 18.30 + Di Pasquale Liberale, Guarnotta Maria Gabriella e Lo Re Giuseppe
Lunedì 29 18.30 + Montesi Natale

+ don Orfeo

Martedì 30 8.00 + Pia e Francesco
Mercoledì 01
Giovedì 02 18.30 + Franca e cg. Mussino e Giacometti
Venerdì 03 8.00 + Becca Luigi
Sabato 04 18.30 + Ruffini Armanda (4° anniv.)
Domenica 05 18.30 + Mara Signani e famigliari vivi e defumti

+ Luigi Rizzi (detto Carlo)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Aprile – Maggio 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 28

V di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Martedì 30 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Mercoledì 01

S. Giuseppe lav.

Pellegrinaggio parrocchiale mariano a Bolsena e Orvieto
Giovedì 02 Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.
Venerdì 03

Ss. Filippo e Giacomo ap.

Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (S. Paolo) : Processione con l’immagine della B. V. della Consolazione nel quartiere S. Paolo. (vedi sotto)

Sabato 04 (Nel pomeriggio) : Ritiro per i fanciulli che si preparano al sacramento della Prima Comunione

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Domenica 05

VI di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Corteo dei comunicandi dall’oratorio alla Chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa di Prima Comunione dei bambini del III anno di catechismo.

Ore 17.55 (S. Paolo) : S. Rosario del mese di maggio.

Visita alle famiglie con benedizione

29 apr, 02 mag

(dalle ore 15.00)

04 maggio (mattino)

Lunedì 29 : Viale Zaganelli

(pari) e (dispari dal n. 3 al n. 19)

Giovedì 02 : Viale Zaganelli (dispari dal n. 23 alla fine),

via Roma (dispari)

Sabato 04 : Via Roma (pari) (mattino)

La processione nel quartiere S. Paolo

Via XIII aprile, piazza Mazzini, via Garibaldi, via Piave, via Bagnarolo fino al n° 1 (sosta con benedizione), via Bagnarolo, via Piave, via Bonvicini, via Monte Grappa, piazza Costa, via Roli

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 11,25-30 Gv 14,27-31a Mt 13,54-58 Gv 15,9-11 Gv 14,6-14 Gv 15,18-21

Vivere il mistero – Una delle cose di cui sentiamo un bisogno impellente nella nostra vita è il conforto. Una parola che rimanda a qualcosa di difficile da spiegare, ma che pure sembra essere indispensabile e insostituibile per non cedere, soprattutto nei momenti più difficili dell’esistenza. Ciascuno a suo modo – dal neonato che urla per manifestare i suoi bisogni al morente che non ha più parola e che si fa solo sguardo – impetra dagli altri un po’di conforto. In realtà, è questo il modo per essere rassicurati di non rimanere isolati e di non essere abbandonati a se stessi. Nella prima lettura di questa domenica, che oramai volge verso la Pentecoste, assistiamo, nel giro di poche righe, a un passaggio che, se riguarda la vita dell’apostolo Paolo e degli altri credenti della comunità, tocca, in realtà, la vita di ciascuno di noi. Si passa da un primo sentimento che è quello della «paura di lui», a un senso di «pace» che permette a tutti di camminare «nel timore del Signore» e «con il conforto dello Spirito Santo». Mentre i giorni pasquali volgono alla pienezza della Pentecoste, ci viene ricordato come e quanto il dono dello Spirito è «conforto» a ogni senso di isolamento e a ogni percezione di abbandono. L’apostolo Giovanni non fa che confermare e, come sempre, approfondire ulteriormente questa rassicurazione interiore. Egli ci ricorda che, ben al di là e persino nelle pieghe più profonde dei nostri vissuti, «davanti a lui rassicureremo il nostro cuore», e che «egli rimane in noi»,  proprio attraverso il dono della presenza del suo Spirito che continua a lavorare dentro di noi per smantellare le invenzioni mostruose della «paura» e darci il «conforto». Riceviamo in dono la possibilità di riscoprire continuamente un senso di appartenenza reciproca che ci dà pace ed è capace di seminare sempre, non solo dentro di noi, ma anche attorno a noi. Ciò che permise finalmente a Paolo – così temuto – di «stare con loro» permette a ciascuno di noi di farsi compagno di strada e di speranza per i propri fratelli. L’opera interiore dello Spirito di conforto non è altro che l’estensione e la continua attualizzazione nella nostra concreta esistenza del dono pasquale di Cristo Signore. Egli, mentre la passione si avvicina e il tempo della separazione si fa imminente, sembra non avere nessun altro desiderio se non quello di rinsaldare i legami: «Rimanete in me e io in voi». Per farci percepire questo desiderio, il Signore ricorre a un esempio. «Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, cosi neanche voi se non rimanete in me». Pertanto il Signore Gesù non si accontenta di esprimere ancora una volta il suo desiderio di intimità e di comunione, ma chiarisce anche le condizioni perché questo possa realmente avvenire e durare: «lo sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla». Indubbiamente questa parola riguarda il nostro modo di relazione a Cristo Signore, ma vale per tutte le nostre relazioni. Infatti, il primo passo è accettare la preminenza dell’altro dandogli quella precedenza che è capace di rifondare continuamente le alleanze, persino quelle smarrite e quelle tradite, per essere conforto gli uni per gli altri. Ciò non è possibile senza la disponibilità a un vero e, talora, duro confronto che può provare non poco. Una vera Pasqua interiore. La partecipazione alla vita divina è un dono che non ci esime assolutamente dal dare il nostro libero assenso e la nostra consapevole risposta. Attraverso la parabola della vite siamo iniziati a una relazione che è attiva comunione e non certo una misticheggiante fusione. Il Signore ci chiede appassionatamente di «rimanere in» Lui, ma non dobbiamo mai confondere l’abbandono con la passività. Siamo invitati a rimanere ancorati al Risorto la cui presenza rende vivo e pulsante il nostro cuore tardo, lo dilata, lo spalanca e lo rende compassionevole e mite. [p. M. D. Semeraro]

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

La sede è il luogo liturgico che esprime il ministero di colui che guida l’assemblea e presiede la celebrazione sia «nella persona di Cristo», Capo e Pastore della sua Chiesa, sia «nella persona della Chiesa», Corpo Mistico di Cristo. Questa duplice dimensione del ministero della presidenza evidenzia in tale modo il duplice ruolo di Cristo, unico reale presidente della comunità radunata, e insieme quello del suo ministro ordinato che lo visibilizza. La sede liturgica, pertanto, «deve designare il presidente non solo come capo, ma anche come parte integrante dell’assemblea». Le Premesse del Messale, prima di soffermarsi sulle caratteristiche di questo luogo, si preoccupano di indicare la sua funzione liturgica che diventa il significato primo del suo simbolismo: «la sede del sacerdote celebrante deve mostrare il compito che egli ha di presiedere l’assemblea e di guidare la preghiera» (OGMR 310). La sede, indistintamente che sia la cattedra vescovile o il seggio presbiterale, è nell’aula ecclesiale un segno che rende manifesta, anche fuori dalla liturgia, la funzione esercitata in questo luogo dal celebrante insignito del potere derivatogli dall’Ordine sacro: presiedere l’assemblea riunita e dirigere la preghiera nella persona di Cristo. Il compito di colui che siede su questo seggio, dunque, è quello della presidenza liturgica: fratello tra i fratelli, è stato scelto a essere il riflesso e segno della presenza di Cristo, capo del corpo che è la Chiesa, di cui l’assemblea lì radunata ne è la manifestazione e di cui anche lui ne è parte viva”. Certamente la sede del celebrante non ha un’importanza e valenza simbolica, e di conseguenza iconologica, pari a quella dell’altare e dell’ambone, che sono nella chiesa i veri poli liturgici insieme al battistero con il fonte battesimale. Tuttavia, con l’altare e l’ambone costituisce nell’area del presbiterio i punti di costante riferimento della celebrazione eucaristica e di ogni sacramento: è l’atto del celebrare che coinvolge in unità questi tre «luoghi eminenti» e la sede ne diventa vero punto di unione, proprio perché si mostra come segno della presenza di Cristo, Capo e Pastore, nella persona di colui che vi siede per presiedere la preghiera comune e i sacramenti (cf. SC 7). Si potrebbe poi dire che la sede liturgica presiede anche quando è vuota perché, anche fuori dalla celebrazione, conserva la propria valenza di «segno». Questo è il motivo per cui non è sufficiente un qualsiasi seggio, semplicemente funzionale: la sua forma e arte, come la sua posizione preminente nell’aula liturgica, devono richiamare questa presenza in modo permanente, con quelle caratteristiche e qualità da elevarlo a essere un autentico luogo liturgico e simbolico, una parola visibile del mistero non visibile. (8 continua)

Programma dal 20 al 28 aprile 2024

Letture: Atti degli Apostoli 4,8-12 / Salmo 117 / 1Giovanni 3,1-2

La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,11-18)

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.

Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.

Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 20 18.30 + Pacilli Antonio

+ Marcello e Fam. Marconi Matteo e Luca (viventi)

Domenica 21 10.30 + Antonio
Lunedì 22 18.30 + Brusa Sara
Martedì 23
Mercoledì 24
Giovedì 25 9.15 Per i caduti di tutte le guerre
Venerdì 26
Sabato 27 18.30 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Domenica 28

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Aprile 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 21

IV di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Mercoledì 24 Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 25

S. Marco ev.

Ore 9.15 (S. Paolo) : S. Messa per i caduti di tutte le guerre con la partecipazione delle autorità nell’anniversario della liberazione
Venerdì 26 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 27 Ore 19.00 (oratorio) : Incontro giovani famiglie
Domenica 28

V di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

1- Il primo maggio avrà luogo il tradizionale pellegrinaggio comunitario che quest’anno ci porterà a Bolsena e Orvieto. Chi desidera partecipare deve prenotarsi. (vedi avviso)

2In sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

22, 23, 24, 26 apr

(dalle ore 15.00)

27 aprile

(mattino e pomeriggio)

Lunedì 22 : Via Martiri della Libertà (dispari)

Martedì 23 : Via Martiri della Libertà (pari),

Repubblica (pari), Baracca, Piazza Costa

Mercoledì 24 : Via Piave, Repubblica (dispari)

Venerdì 26 : Via Alpi (dispari)

Sabato 27 : Via Alpi (pari)

(mattino e pomeriggio)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 10,1-10 Gv 10,22-30 Gv 12,44-50 Mc 16,15-20 Gv 14,1-6 Gv 14,7-14

Vivere il mistero

Ci commuove profondamente sentire come il Signore Gesù abbia nostalgia di tutti: «E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare». II Signore Gesù, che oggi contempliamo nei tenerissimi tratti del pastore bello, buono e vero, non solo ci rivela totalmente il suo desiderio e la sua intenzione, ma pure ci mette al corrente del suo metodo: «Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore». Queste parole vengono pronunciate dal Signore Gesù subito dopo aver narrato una parabola nella parabola, contrapponendo radicalmente l’atteggiamento del «buon pastore» che «dà la propria vita per le pecore» alla modalità approfittatrice che caratterizza le intenzioni e l’operato del «mercenario». La differenza tra il pastore e il mercenario sta nel senso di appartenenza e di intimità che unisce le pecore al primo e che, invece, manca verso il secondo, che scompare quando ci sarebbe più bisogno di presenza, di cura, di coraggio nel momento in cui compare «il lupo». Ciò che le pecore «ascolteranno» non è un discorso o un insieme di dottrine, ma questo concreto atteggiamento di essere disposto a dare la vita. Non c’è bisogno di essere campagnoli o montanari per comprendere quanto il mestiere di pastore sia esigente, impegnativo, duro e faticoso. Se ormai la maggior parte della gente associa le greggi e gli armenti ai paesaggi di vacanza, ben diverso è ciò che vive ogni pastore sulla sua pelle in termini di dedizione e di sacrificio. La controfigura evangelica del mercenario, così oscura e inquietante, non fa altro che dare ancora più pura luminosità all’immagine del pastore bello, buono e vero. (continua in 4a pagina) L’apostolo Giovanni ci fa entrare nel mistero di questa domenica sia attraverso il testo del Vangelo sia attraverso le parole delta seconda lettura in cui ci attesta con forza: «Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente». Di questo «grande amore», e di quanto esso sia «realmente» all’opera nella nostra vita di ogni giorno, parla il Signore nella similitudine che ritroviamo ogni anno nella quarta domenica di Pasqua, che identifichiamo proprio come quella «del Buon Pastore». Il Signore Gesù ci fa entrare nel realismo di Dio quando ci dice: «Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio». La vita intera del Signore si modula attorno al comando del Padre suo che è semplicemente la rivelazione del suo disegno d’amore sull’umanità per la quale il suo Figlio «dà la propria vita». Gregorio Magno così commenta: «Dandoci il modello di questa bontà che noi dobbiamo imitare ha fatto ciò che ha insegnato, ha mostrato in se stesso ciò che ha prescritto». Seguendo il ragionamento del Signore Gesù possiamo così concludere che al Pastore, a differenza del mercenario, importa di noi, e gli importa così realmente da mettere a repentaglio la sua propria vita. Perché mai un pastore si esporrebbe a un pericolo, se non per il fatto che sente la sua vita dipendere profondamente e realmente dal suo gregge senza il quale non avrebbe nulla per vivere? Sembra proprio che il nostro Signore si sia impoverito per amore nostro tanto da far dipendere la sua stessa vita dalla nostra e così rispondere al desiderio del Padre. Il Signore Gesù si mostra fiero di questa sua capacità di identificarsi con la volontà del Padre suo tanto da dire: «Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo». Alla Chiesa non resta altra via per essere pastoralmente «corretta»: far sentire gli uomini e le donne del nostro tempo così realmente amati da sentirsi interiormente interpellati. Nessuna pastorale sarebbe evangelicamente corretta se non si basa sulla concretezza di una condivisione reale e generosa della vita continuamente offerta come dono che crea speranza e gioia. Dal Pastore buono, bello e vero ogni giorno siamo chiamati a imparare a stare con i nostri fratelli e sorelle per diventare compagni di cammino e sostegno reciproco nelle fatiche della vita. [p. M. D. Semeraro]

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Le modalità di presenza di Cristo nella liturgia, ci ricorda sempre la Costituzione sulla liturgia al n. 7, sono molteplici: è presente nella preghiera comune, nella proclamazione della Parola, nella celebrazione dei sacramenti, e soprattutto nel mistero dell’Eucaristia, ed è presente nella «persona del ministro», che rende visibile la Sua «presidenza» nell’assemblea radunata. Colui che presiede, quindi, compie questo ministero in persona Christi: egli parla e agisce in nome di Cristo e con la sua autorità. Il Concilio ancora, davanti alle norme che derivano dalla natura gerarchica e comunitaria della liturgia, premette questo principio: «Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è “sacramento dell’unità”, cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei vescovi. Perciò tali azioni appartengono all’intero corpo della Chiesa, lo manifestano e lo implicano, ma i singoli membri vi sono interessati in diverso modo, secondo la diversità degli stati, degli uffici e della partecipazione effettiva» (SC 26). Dunque, colui che presiede esercita lo stesso ministero pure in persona Ecclesiae: «Le preghiere rivolte a Dio dal sacerdote che presiede l’assemblea nella persona di Cristo, vengono dette a nome di tutto il popolo santo e di tutti gli astanti» (SC 33). Su questi presupposti, cioè alla luce del carattere teandrico della liturgia di Sacrosanctum Concilium e dell’ecclesiologia di comunione della Lumen Gentium, le Premesse del Messale Romano offrono queste indicazioni: «Il popolo di Dio, che si raduna per la Messa, ha una struttura organica e gerarchica, che si esprime nei vari compiti e nel diverso comportamento secondo le singole parti della celebrazione. Pertanto è necessario che la disposizione generale del luogo sacro sia tale da presentare in certo modo l’immagine dell’assemblea riunita, consentire l’ordinata e organica partecipazione di tutti e favorire il regolare svolgimento dei compiti di ciascuno» (OGMR 294). San Cipriano ricordava tale «unità nella diversità» con questa espressione: «Un popolo raccolto in uno col suo sacerdote» (Epistola 66, 8). Di conseguenza, il luogo proprio del sacerdote e dei suoi ministri, da una parte, deve essere distinto da quello dei fedeli per «esprimere la struttura gerarchica e la diversità dei compiti» ma, dall’altra e allo stesso tempo, deve costituire un tutt’uno con il resto dell’assemblea per «assicurare una più profonda e organica unità, attraverso la quale si manifesti chiaramente l’unità di tutto il popolo santo» (OGMR 294): sacerdote e ministri formano con i fedeli l’unico popolo dei battezzati, «un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre», «un tempio spirituale e un sacerdozio santo» (LG 10). (7 continua)

Programma dal 13 al 21 aprile 2024

Letture: Atti degli Apostoli 3,13-15.17-19 / Salmo 4 / 1Giovanni 2,1-5a

Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (24,35-48)

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 13
Domenica 14 10.30

18.30

+ Alfonso, Alma, Maria e Peppino

+ Mario Zavanella

Lunedì 15
Martedì 16 8.00 + Margotti Teresa
Mercoledì 17 18.30 + Guerra Giuseppe e Domenico
Giovedì 18
Venerdì 19
Sabato 20 18.30 + Pacilli Antonio
Domenica 21 10.30 + Antonio

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Aprile 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 14

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)
Lunedì 15 Ore 19.00 (oratorio) : Caritas Parrocchiale
Mercoledì 17 Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 18 Ore 20.00 (S. Maria in Fabriago) : S. Messa seguita alle ore 20.30 dal S. Rosario e alle ore 21.00 dall’Adorazione eucaristica di vicariato per le vocazioni.

Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.

Venerdì 19 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Domenica 21

IV di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (oratorio) : Intrattenimento con merenda a cui sono particolarmente invitati i “Giovani di una volta”.

Avviso: Domenica 14 p.v. dalle ore 16.00 alle ore 21.30 il gruppo Quartieri di Massa Lombarda propone una serie di “Laboratori con giochi ed attività” dal titolo “Come una volta” , aperto a tutti presso l’oratorio e nella piazza Matteotti con stand gastronomico e bar annessi.

Visita alle famiglie con benedizione

15 apr. – 19 apr.

(dalle ore 15.00)

20 aprile

(pomeriggio)

Lunedì 15 : Via Imola

Martedì 16 : Via P.Costa [pari], Iotti, Monte Nero,

Bixio

Mercoledì 17 : Via P.Costa [dispari]

Giovedì 18 : Via Berardi [pari], Battisti, XX Settembre,

Baracca, Piazza Costa

Venerdì 19 : Via Berardi [dispari dal n.1 al 25C]

Sabato 20 : Via Berardi [dispari dal 27 alla fine]

(pomeriggio)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 6,22-29 Gv 6,30-35 Gv 6,35-40 Gv 6,44-51 Gv 6,52-59 Gv 6,60-69

Vivere il mistero –

Leggendo il Vangelo, che ci riporta ancora una volta alla sera di Pasqua, non possiamo che affermare non solo che Gesù è proprio Gesù e non un «fantasma», ma è ancora di più Gesù e ha un grande desiderio di essere riconosciuto e accolto come tale. Se rileggiamo, riga dopo riga, il Vangelo sentiamo di assistere a un trionfo della delicatezza del Signore risorto che, invece di rimproverare i suoi discepoli, sembra abbia bisogno di farsi perdonare per il brutto momento che hanno dovuto passare. La prima parola è «Pace a voi». Con il dono della pace non si vuole far cadere nell’oblio il dramma pasquale ben presente nelle «mani» e nei «piedi» feriti, ma si vuole celebrare la vittoria di un amore che ha saputo andare oltre e non si è lasciato imprigionare dall’odio, dal rifiuto, dall’incomprensione, dall’umiliazione. Sembra che il Signore Gesù protesti con i suoi: «Sono proprio io! Toccatemi e guardate». Sì, è proprio Gesù quello che i discepoli ritrovano nel Cenacolo, ed è ancora di più il loro Gesù che li ha conquistati con la sua delicatezza e ora li conferma suoi discepoli e amici con una delicatezza (continua in 4a pagina)ancora più grande, perché infinitamente più sofferta. Il Signore ci chiede di essere suoi «testimoni», di essere un’interpretazione vivente «per comprendere le Scritture». Comprendere il mistero pasquate attraverso una capacità ermeneutica che parte dalla vita e ritorna alla vita, significa lasciare che la luce e la forza della risurrezione penetrino e trasformino delicatamente tutta la nostra esistenza. Il Signore risorto si manifesta progressivamente e dolcemente senza folgorazioni e senza imposizioni di incontrovertibile evidenza. Il Risorto conosce la nostra lentezza nell’entrare e rimanere nella logica di Dio. Per questo, come per i discepoli chiusi nel Cenacolo per ripararsi da se stessi e dal proprio rammarico di discepoli, ci accompagna dandoci tutto il tempo di riabituarci alla sua compagnia fino ad aprire gli occhi sulla sua presenza. Sostiamo amorevolmente sulle parole e i gesti del Risorto il quale con la stessa passione con cui prepara la sua Pasqua ancora si offre come nutrimento ai suoi discepoli per ristabilire la pace nella comunione ritrovata. Ci ritroviamo ancora nel Cenacolo, dove il Signore si ricongiunge ai suoi non appena i discepoli da Emmaus si sono ricongiunti al gruppo degli apostoli. È proprio in questo contesto di intimità e di assoluta ordinarietà che la Chiesa sussurra a ciascuno dei nostri cuori le parole di Pietro: «Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati». Il peccato di cui ci parla Pietro e di cui ci parla Gesù è l’ignoranza, il non aver capito e il continuare a non capire ciò che è «scritto» nella storia attraverso il sangue, Con quanto sangue la storia è stata scritta! Da quello di Abele a quello che in questo stesso momento viene versato forse sotto i nostri stessi occhi incapaci di vedere il dolore e la lotta di chi ci sta accanto. Tutta questa sofferenza è stata raccolta nell’offerta pasquale del Signore quale «vittima di espiazione per i nostri peccati; non solo per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo». L’unico rimprovero del Risorto sembra essere contro l’ignoranza ed è un invito all’«intelligenza» che sa cogliere ogni cosa nella sua totalità senza accontentarsi di parzialità che talora è ben peggiore dell’ignoranza. Nondimeno una domanda resta aperta: «Di quali cose» andiamo continuamente parlando tra di noi perché il Signore vi si possa inserire senza temere di disturbarci? E ancora: di cosa veramente sentiamo la necessità di parlare e di interessarci? Di che cosa veramente sentiamo «bisogno» perché la nostra vita sia viva? Non c’è nulla da teme re, nulla di cui vergognarsi: siamo di «carne e ossa». Come spiega sant’Agostino: «Gesù Cristo è la nostra salvezza […] e ha ritenuto utile per i suoi discepoli conservare le sue cicatrici, per guarire le ferite del loro cuore». E si chiede, interpretando le nostre domande. «Quali ferite? Quelle dell’incredulità». [p. M. D. Semeraro]

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

Questo luogo, denominato Coro, cominciò poi a svilupparsi in modo straordinario: abbandonati i tradizionali sedili di pietra, si costruirono gli stalli di legno, più o meno elevati e ornati a seconda del grado gerarchico, e sovente venne eretta una cancellata o una parete divisoria, adorna di decorazioni e sculture, tra esso e la navata, tale da ostruire praticamente la visibilità dell’altare da parte di tutti gli altri fedeli. Soprattutto nei secoli XV-XVI, l’arte dell’intarsio e della scultura nel legno ha realizzato per questo luogo numerosi e preziosi capolavori, anche nelle chiese artisticamente meno importanti. Come è avvenuto anche per gli altri luoghi della celebrazione, il Concilio Vaticano II e i successivi documenti applicativi hanno cercato di mettere in luce e ripresentare una funzione più autentica della sede presidenziale come vero «luogo liturgico», restituendola così a tutte le chiese come una «ritrovata novità» della riforma liturgica. Per comprendere quanto la riforma postconciliare indicherà per la sede di colui che presiede la preghiera comunitaria è necessario prima cogliere negli insegnamenti del Concilio il soggetto della liturgia stessa e, in esso, il ruolo della mediazione sacerdotale. L’origine di ogni azione liturgica è la convocazione del popolo di Dio e il suo costituirsi in assemblea per la celebrazione dei divini misteri. L’assemblea ecclesiale, intesa appunto come popolo di Dio radunato nell’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (cf. LG 4), è con il Cristo il soggetto dell’azione liturgica”. Gesù stesso ha lasciato ai suoi discepoli una profonda certezza «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,10). Ogni volta, dunque, che il popolo santo di Dio è convocato dal Padre per riunirsi attorno al suo Signore risorto, Egli è realmente presente in mezzo a esso: «Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche» e ogni celebrazione liturgica è «opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa» (SC 7). (6 continua)

Programma dal 6 al 14 aprile 2024

Letture: Atti degli Apostoli 4,32-35 / Salmo 117 / 1Giovanni 5,1-6

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Parola del Signore.

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Aprile 2024

Domenica 07

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Lunedì 08

Annunciazione del Signore

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 10 Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 13 Ore 15.00 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Prima Confessione dei fanciulli al secondo anno di catechismo.
Domenica 14

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Avviso: Domenica 14 p.v. dalle ore 16.00 alle ore 21.30 il gruppo Quartieri di Massa Lombarda propone una serie di “Laboratori con giochi ed attività” dal titolo “Come una volta” , aperto a tutti presso l’oratorio e nella piazza Matteotti con stand gastronomico e bar annessi.

Visita alle famiglie con benedizione

08 apr. – 12 apr.

(dalle ore 15.00)

13 aprile

(pomeriggio)

Lunedì 08 : Viale della Costituzione [dispari]

Martedì 09 : Via Castelletto [dispari], D’Acquisto

Mercoledì 10 : Via Castelletto [pari]

Giovedì 11 : Via Moro, De Gasperi, del Melograno,

della Lavanda, delle Campanelle, della Ginestra

Venerdì 12 : Via Togliatti, Rabin, F.lli Cervi

Sabato 13 : Via Decorati al V.Civile, Caduti di Cefalonia

(pomeriggio)

VITA ECCLESIALE

Sabato 06 18.30 + Folli Dante (trigesima) e deff. Giuseppe, Giovanna, Enzo e Capucci Armando
Domenica 07 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Torquato e Luciana Sisti e Lorenzo e Antonietta Ravaglia

+ Alberti Dante e Irma e Vilma

+ Sr. Java Rani

+ Mazzanti Antonio e par Monia (vivente)

Vivi e defunti e amici fam. Dovadola –Ruffini e secondo le intenzioni di MariaTeresa

Lunedì 08
Martedì 09
Mercoledì 10
Giovedì 11
Venerdì 12
Sabato 13
Domenica 14 18.30 + Mario Zavanella

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Aprile 2024

Domenica 07

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Lunedì 08

Annunciazione del Signore

S. Messa ad orario feriale
Mercoledì 10 Ore 20.45 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 11 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 12 Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario
Sabato 13 Ore 15.00 (S. Paolo) : Celebrazione del Sacramento della Prima Confessione dei fanciulli al secondo anno di catechismo.
Domenica 14

III di Pasqua

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Avviso: Domenica 14 p.v. dalle ore 16.00 alle ore 21.30 il gruppo Quartieri di Massa Lombarda propone una serie di “Laboratori con giochi ed attività” dal titolo “Come una volta” , aperto a tutti presso l’oratorio e nella piazza Matteotti con stand gastronomico e bar annessi.

Visita alle famiglie con benedizione

08 apr. – 12 apr.

(dalle ore 15.00)

13 aprile

(pomeriggio)

Lunedì 08 : Viale della Costituzione [dispari]

Martedì 09 : Via Castelletto [dispari], D’Acquisto

Mercoledì 10 : Via Castelletto [pari]

Giovedì 11 : Via Moro, De Gasperi, del Melograno,

della Lavanda, delle Campanelle, della Ginestra

Venerdì 12 : Via Togliatti, Rabin, F.lli Cervi

Sabato 13 : Via Decorati al V.Civile, Caduti di Cefalonia

(pomeriggio)

Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Lc 1,26-38 Gv 3,7-15 Gv 3,16-21 Gv 3,31-36 Gv 6,1-15 Gv 6,16-21

Vivere il mistero – La Parola di questa domenica, con cui si conclude l’Ottava di Pasqua, ci aiuta a fare memoria di ciò che sta alla radice della nostra esperienza di comunità pasquale. Non solo siamo riuniti attorno al Crocifisso risorto, ma siamo convocati dal Crocifisso risorto: «la moltitudine di coloro che erano diventati credenti avevano un cuore solo e un’anima sola». Per l’apostolo Giovanni credere e amare sono la stessa cosa, eppure non sono semplicemente la stessa cosa perché solo chi «crede che Gesù è il Cristo» diventa sempre più capace di «amare i figli di Dio». Questo è il dono pasquale per eccellenza che ci viene dalla morte del Signore Gesù che non ha nessuna paura di mostrare ai discepoli «le mani e il fianco». La «pace» che viene dal Risorto non ha nulla a che vedere con l’oblio, ma è frutto di una passione interiore che non nega nulla del. proprio fallimento e che pure lo vince. Allora non possiamo che dire, dal profondo del cuore, un grande grazie a Tommaso che è il «gemello» di ciascuno di noi quando cerchiamo di essere persone autentiche e credenti nella verità del cuore. I suoi amici gli dicono con entusiasmo: «Abbiamo visto il Signore». Tommaso non nega che questo sia vero per loro, ma desidera che ciò divenga profondamente vero anche per se stesso in un modo unico e personale. Certo la Chiesa ci trasmette la fede, ma solo nel nostro cuore possiamo patire al punto di sentire fino in fondo il fuoco trasformante di una consapevolezza di relazione che sia capace di cambiare la vita. Dobbiamo dire grazie all’apostolo Tommaso perché ha costretto il Signore a tornare ancora una volta «otto giorni dopo». Il fatto che Tommaso sia riuscito a far ritornare ancora il Signore risorto per poterlo incontrare personalmente ci dà la speranza che questo possa avvenire anche per noi.., sì, per ciascuno di noi chiamato a dire non solo in modo vero, ma in modo intimo…di tutto cuore: «Mio Signore e mio Dio». L’esperienza di Tommaso è lo specchio del nostro cammino: siamo chiamati ad abitare con noi stessi e a dimorare nella comunione senza inutili fughe, per non rimanere alla superficie delle questioni più brucianti che ci portiamo dentro. Siamo chiamati a mettere il dito nella piaga delle nostre e delle altrui ferite per ricominciare a credere gli uni negli altri. La pedagogia del Risorto ci aiuta a vivere la fede più come una grazia che come una conquista, come un dono da custodire più che una certezza da esibire. La parola dell’apostolo Giovanni dà un nome al Risorto che, con gioia, accogliamo in mezzo a noi raccolti, ancora una volta, attorno alla mensa della Parola e del Pane. Questo nome è «vittoria» ed è indissolubilmente legato alla «nostra fede» nella «risurrezione del Signore Gesù. Nella Chiesa dei tempi antichi e nelle giovani Chiese dei nostri giorni, in questa domenica dell’Ottava di Pasqua, i neofiti deponevano le vesti bianche – albe – con cui erano stati rivestiti durante la notte di Pasqua risalendo dal battistero. Interiormente ciascuno di noi è chiamato a riappropriarsi di questo gesto: deporre la veste bianca dopo essersene rivestiti interiormente ed efficacemente. In tal modo ciascuno «vince» nel proprio cuore ogni tenebra e ogni passione disordinata per la vittoria pasquale di Cristo di cui siamo stati resi partecipi attraverso iI nostro battesimo. Ogni anno si fa compagno di questo gesto dei neofiti la figura dell’apostolo Tommaso che ci riporta alla consapevolezza che la vittoria di Cristo non si può attuare nella nostra vita senza che noi lo lasciamo vincere su ogni nostra resistenza e autoreferenzialità. Il Signore Gesù vince non confondendo ma guarendo. Il dito che Tommaso mette nel costato di Cristo risorto – alla fine – non è più una verifica, ma è un’opportunità. Tutto ciò avviene per noi, perché il Signore possa passare il suo dito – invisibilmente ma efficacemente – sulle piaghe del nostro cuore per trasformarle in pieghe in cui si nasconde il profumo di un segreto inviolabile: «Chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato». In un suo sermone, sant’Agostino interpreta il mistero di questi «otto giorni dopo» in relazione al tempo che la tradizione ebraica prevede per la circoncisione e dice rivolgendosi ai neofiti «piccolissimi nel Cristo» che «oggi viene portato a compimento in voi il sigillo della fede». [p. M. D. Semeraro]

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

In questo contesto, quando il vescovo doveva compiere riti significativi o riservati a lui, come le ordinazioni sacerdotali, nasce l’uso del faldistorio, un seggio mobile, di fatto con funzione liturgica, che veniva posto davanti all’altare affinché potesse sedersi e presiedere la celebrazione. Il trono episcopale andrà così trasformandosi in un seggio sempre più importante nelle dimensioni e nelle forme, perché legato non tanto alla presidenza liturgica quanto piuttosto all’onore e alla dignità riservategli. Nella chiesa cattedrale ed egualmente in quelle parrocchiali, prive della cattedra, il seggio del presbitero che celebra l’Eucaristia verrà invece posizionato sul lato opposto a quello della sede episcopale, in cornu Epistolae, cioè a destra guardando l’abside. Esso era di legno, meno solenne e più semplice, anzi ridotto il più delle volte a un modesto sgabello, e solitamente a tre posti per accogliere il sacerdote affiancato dal diacono e dal suddiacono. Di questo seggio per il presbitero presidente, comunque, né la storia dell’arte né quella liturgica lasciano tracce significative per attribuire a esso una qualche importanza. Per quanto concerne la disposizione dei banchi per il clero assistente, questi trovarono posto lungo il muro absidale. Tuttavia, già dal XII-XIII secolo, quando il gran numero di monaci o di canonici non poteva più stare nell’abside per la preghiera e il canto comune dell’Ufficio Divino, i banchi vennero trasferiti davanti all’altare maggiore o addirittura nel transetto o nella navata centrale. (5 continua)

Programma dal 30 marzo al 7 aprile 2024

Letture: Atti degli Apostoli 10,34a.37-43 / Salmo 117 / Colossesi 3,1-4

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: .rallegriamoci ed esultiamo.

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».

Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.

Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.

Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 30
Domenica 31 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Vittorina e Giacomo e deff. della famiglia

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Cesare Randi, Elisa Gualandi e Natale

+Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Per le anime del Purgatorio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

Lunedì 01
Martedì 02
Mercoledì 03 18.30 + Franca e cg. Mussino e Giacometti
Giovedì 04 18.30 + Ruffini Armanda, Dovadola Ivano, Monica e Silverio
Venerdì 05 8.00 + Luigi Rizzi (detto Carlo)

+ Lorenzo Moroni

Sabato 06 18.30 + Folli Dante (trigesima) e deff. Giuseppe, Giovanna, Enzo e Capucci Armando
Domenica 07 10.30

18.30

+ Gagliardi Bruno e Resta Albertina

+ Torquato e Luciana Sisti e Lorenzo e Antonietta Ravaglia

+ Alberti Dante e Irma e Vilma

+ Mazzanti Antonio e par Monia (vivente)

Vivi e defunti e amici fam. Dovadola –Ruffini e secondo le intenzioni di MariaTeresa

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 17.1518.15 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì e Venerdì ore 8.00

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.30

Festivo : ore 10.30, 18.30

Tutti i giorni ore 17.55 S. Rosario (escluso venerdì)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Anno : B

Marzo – Aprile 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 31

Pasqua di Risurrezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Lunedì 01

dell’Angelo

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (in S. Paolo)

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Martedì 02 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Mercoledì 03 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Giovedì 04 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.

Venerdì 05 Primo venerdì del mese – Comunione agli impediti

Ore 8.45 – 12.00 (S. Paolo) : Adorazione eucaristica.

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Sabato 06 Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia
Domenica 07

II di Pasqua

Della Divina Misericordia

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 15.00 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e

Coroncina della Divina Misericordia

Visita alle famiglie con benedizione

04 apr. – 05 apr.

(dalle ore 15.00)

06 aprile

(mattino)

Giovedì 04 : Via Risorgimento

Venerdì 05 : Viale della Costituzione (pari dal 6 al 50)

Sabato 06 : Viale della Costituzione

(pari dal 52 alla fine)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Mt 28,8-15 Gv 20,11-18 Lc 24,13-35 Lc 24,35-48 Gv 21,1-14 Mc 16,9-15

Vivere il mistero – In questi giorni santi abbiamo meditato i racconti della Passione ed è stato sempre provante doversi misurare di nuovo con la malizia, la cattiveria e l’ipocrisia, in una parola, con il male che può dominare il cuore e dettare scelte contro l’amore, scelte che sono sempre contro la vita. L’apostolo Paolo ci ricorda che è sempre possibile scegliere di seguire un altro percorso. ln realtà è sempre possibile non fuggire, per paura, da quelle che sono le esigenze di una vita vera e accettare così un modo nuovo di vivere che comincia sempre con un modo diverso di morire: «Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio».  Il tempo pasquale ci è offerto, ancora una volta, per lanciarci in questa avventura di ritrovata intimità con quel Signore che forse abbiamo tradito, rinnegato o, comunque, abbiamo deposto nel «sepolcro nuovo» dell’evidenza incontrovertibile della morte. Al mattino di Pasqua ci ritroviamo esattamente, per così dire, al punto di prima. Siamo di nuovo costretti a tornare al «sepolcro», una parola difficile e dolorosa che sembra ossessionare la memoria credente e amorosa dell’evangelista Giovanni il quale, in pochi versetti, usa questo termine per sette volte. Quando sembrerebbe più logico ripartire da altrove o, comunque, continuare a vivere rassegnandosi a quello che è stato, la sfida della fede e dell’amore ci fanno ripartire dallo stesso luogo ove la speranza è stata sepolta, e lo fanno per evitare che sia sepolto anche l’amore. Questo desiderio spinge Maria di Màgdala a ritornare, non appena possibile, a motivo del riposo sabbatico, non sul «luogo del delitto» come scriverebbe un autore di gialli, ma sul «luogo dell’amore» più totale e assoluto perché il più fragile e il più disarmato. L’evangelista Giovanni sottolinea che «era ancora buio», eppure nessuna tenebra può impedire di vedere come «la pietra era stata tolta dal sepolcro». La stessa pietra che aveva sigillato per sempre la vita del Signore, è ciò che rimette tutto in moto, obbligando non solo a camminare, bensì a correre. ln questo mattino di Pasqua ci viene lanciata una pietra per attirare la nostra attenzione, sovente così distratta, su ciò che è essenziale: non basta vedere, bisogna comprendere; non basta guardare, bisogna intuire. Maria di Màgdala apre le danze pasquali come Miriam, la sorella di Mosè, aveva intonato il canto della vittoria al di là del Mar Rosso. Come ogni danza, quella di Maria, non è che un invito a danzare e interpella ciascuno di noi perché possiamo correre come gli apostoli, credere come iI discepolo amato e ritrovare l’ardore del «cuore», mentre ritroviamo l’essenziale del senso delle Scritture. Siamo così posti di fronte all’essenziale del senso della vita che passa sempre attraverso un necessario «giro» al sepolcro il quale, come una rotatoria ineludibile, ci permette di ritrovare la giusta direzione per credere, sperare, amare. Non possiamo che unirci alla corsa dell’apostolo Pietro e del discepolo che Gesù amava. Nel profumo inebriante della Pasqua di Cristo vogliamo intuire con il cuore prima di vedere con gli occhi. Così, solo così, saremo confermati nel nostro desiderio di ritrovare Colui che pensavamo di avere perso per sempre. La risurrezione del Signore non è una rivincita schiacciante, ma è una conferma dolcemente sussurrata di come l’Amore non possa essere annientato fino a quando gli lasciamo un posto nel nostro cuore. Non sosteremo mai abbastanza sulla nota caratteristica del quarto Vangelo per indicare gli indizi del grande evento della risurrezione: «e il sudario che era stato sul suo capo, non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte». Su questo particolare i santi Padri come i moderni teologi hanno molto riflettuto dando diverse interpretazioni e, come nel caso di Agostino, arrivando persino a rinunciare a spiegare troppo il mistero di questo «sudario,.. piegato» in modo diverso da tutto il resto. Dopo Maria di Màgdala, con Simon Pietro e il discepolo amato anche noi arrivando questa mattina al sepolcro ove dovrebbe giacere il corpo inerme del Signore Gesù, non possiamo che scandagliare tutti i minimi particolari. Sia il nostro modo per cercare di comprendere per intuire che cosa sia avvenuto e che cosa stia avvenendo attorno a noi e dentro di noi. Giovanni Crisostomo dice che se qualcuno avesse voluto trafugare il corpo del Signore – come sosterrà Maria parlando con il giardiniere – non avrebbe sprecato tempo nel ripiegare ordinatamente il sudario. Ma un altro Padre – Cirillo di Gerusalemme – è ancora più raffinato nel cogliere che questo sudario è «piegato» come se non avesse avuto nessun contatto con la morte poiché il corpo del Signore è «carne senza carne» anzi è «carne santa». Potremmo dire che proprio nel momento della morte e della sepoltura il «Verbo si fece carne» e si fece «carne santa» per dare alla nostra carne e alla nostra umanità tutta la speranza della sua divinità. Così il sepolcro assume tutta la sua valenza di «monumentum/séma» in cui – sia in greco sia in latino – troviamo la compresenza del legame alla morte che si fa testimonianza di qualcosa che la morte non può vincere e su cui non ha presa. Per questo la nostra non può che essere l’invocazione dei discepoli viandanti in cammino verso Emmaus: «Resta con noi, perché si fa sera». Nel giorno santo e gioioso della risurrezione siamo chiamati a rimetterci non solo in cammino, ma persino di metterci a correre incontro alla Vita che ci viene incontro come promessa che esige accoglienza. Il Signore risorto non è un «fantasma», ma una persona che ha sofferto senza smettere di amare «sino alla fine» e oltre la stessa morte. Saremo capaci di essere suoi discepoli preparando ogni giorno gli aromi della resurrezione per la gioia del mondo? (d. Renato De Zan)

Programma dal 23 al 31 marzo 2024

Letture: Isaia 50,4-7 / Salmo 22 / Filippesi 2,6-11

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

Dal Vangelo secondo Marco (15,1-39) [forma breve]
Al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: «Tu sei il re dei Giudei?». Ed egli rispose: «Tu lo dici». I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito. A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Sapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». Ed essi di nuovo gridarono: «Crocifiggilo!». Pilato diceva loro: «Che male ha fatto?». Ma essi gridarono più forte: «Crocifiggilo!». Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso. Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!». E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo. Costrinsero a portare la croce di lui un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese. Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra. Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso!
Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Ecco, chiama Elia!». Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». Ma Gesù, dando un forte grido, spirò. (Qui si genuflette e si fa una breve pausa) Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».

Parola del Signore

LA VITA DELLA COMUNITA’

Anno : B

Marzo 2024

Domenica 24

Le Palme

Raccolta a favore dell’ ”Opera S. Teresa di Ravenna”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 20.30 (oratorio) : Assemblea parrocchiale organizzativa per la “Festa della Ripresa”

Mercoledì 27 Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa (NO alle 18.00)

Ore 19.00 (S. Cassiano) : S. Messa del Crisma

Giovedì 28

Santo

Ore 20.30 (S. Paolo) : S. Messa Solenne “In Coena Domini”

a seguire : Adorazione fino alle ore 23.00

Venerdì 29

Santo

Astinenza e Digiuno

Ore 15.00 (S. Paolo) : Via Crucis

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 20.30 (S. Paolo) : Celebrazione della Passione del Signore

Sabato 30

Santo

Ore 9.30–12 e 15.30–18 (S. Paolo):Benedizione delle uova

Ore 17.10 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

Ore 21.30 (S. Paolo) : Veglia Pasquale

Domenica 31

Pasqua di Resurrezione

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa solenne

Ore 17.40 (S. Paolo) : Novena della Divina Misericordia

VITA ECCLESIALE

Sabato 23 18.00 + Solaroli Giovanna
Domenica 24 10.30 + Amodeo Melchiorre e Milotta Maria, Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Lunedì 25 18.00 Vivi e defunti delle famiglie Dovadola – Ruffinie secondo le intenzioni di Maria Teresa

+ Giannina, Rina, Fausta, Magda e Bighi

Martedì 26 8.00 + Renato Silvio
Mercoledì 27 8.00 + Dovadola Ivano, Monica, Silverio e Ruffini Armanda
Giovedì 28 20.30 + Montesi Natale
Venerdì 29
Sabato 30
Domenica 31 10.30

18.30

+ Bufano Margherita

+ Sangiorgi Tomaso, Vittorina e Giacomo e deff. della famiglia

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

Per le anime del Purgatorio e secondo le intenzioni di Maria Teresa

MattinoPomeriggioSera

Lunedì 25 : Ore 20.45 – 22.00

Martedì 26 : Ore 20.45 – 22.00

Giovedì 28 : Ore15.00-19.00 21.45 – 23.00

Venerdì 29 : Ore 10.00-12.0018.00-19.00

Sabato 30: Ore 9.30-12.0015.00-19.00

Domenica 31: Ore 16.30-18.00

Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Le Confessioni della Settimana Santa

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario

Venerdì ore 17.10 Inizia la Novena della Divina Misericordia

Domenica delle Palme ore 16.55 S. Rosario ore 17.30 Via Crucis

Domenica di Pasqua ore 17.40 Novena e 17.55 S. Rosario

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

25 mar. – 27 mar.

(dalle ore 15.00)

Lunedì 25 : Via Gramsci (pari)

Martedì 26 : Via Gramsci (dispari)

Mercoledì 27 : Via Pertini

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 12,1-11 Gv 13,21-33.36-38 Mt 26,14-25 Gv 13,1-15 Gv 18,1-19,42 Mc 16,1-7

Vivere il mistero – Gesù entra in Gerusalemme come un re, ma questo passaggio attraverso la folla che lo osanna, è per il Cristo una sorta di grande prova per imparare a passare in mezzo al mare della tribolazione, ormai vicina, con un cuore libero e sereno. Il Signore Gesù sa accogliere gli osanna e, parimenti, gli insulti rimanendo saldo nella propria pace interiore. La regalità che immaginiamo come privilegio ed esenzione dalla comune condizione di tutti, diventa per il Signore Gesù perfezione di consenso e pienezza di assunzione di tutto ciò che è umano negli aspetti più gloriosi e in quelli più umilianti. Il cammino del Signore verso la sua passione è vissuto in una consapevolezza che si potrebbe ritenere una forma di grande lucidità che rifiuta ogni illusione di comode soluzioni. Lo dice ai suoi discepoli e lo ricorda a tutti noi, dichiarando fino in fondo ciò che sta succedendo: «Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura». Il grido che risuona in modo fortissimo sulle labbra di Gesù morente, sale pure dal nostro cuore non solo davanti alla morte di Gesù, ma anche davanti a ogni forma di ingiustizia, di prevaricazione e di cattiveria: «Perché?». Il Signore Gesù, prima di spirare e nella tenebra più fitta della croce, non trova altre parole se non quelle del salmo «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?» mentre nella casa di Simone il lebbroso – a Betania – «ci furono alcuni che si sdegnarono tra di loro: “Perché questo spreco di profumo?”». Il «Figlio di Davide» che riconosciamo e acclamiamo all’inizio della solenne liturgia delle Palme, si rivela fino in fondo «Figlio di Dio» – come testimonia il centurione – proprio perché ha saputo spezzare e versare la sua vita come pane e vino donati. In questo modo il Cristo segue e imita il gesto di quella donna che gli ha fatto intuire il mistero di sovrabbondante dono in cui stava per entrare e che si potrebbe riassumere dolorosamente e amorevolmente in quel «ruppe il vaso di alabastro… versò il profumo». Gesto di rarissima umanità che viene colto e accolto da Gesù e che, al contrario, suscita le ire degli astanti e, in particolare, di «uno dei Dodici» che trova la forza di andare a consegnare Gesù in cambio di poco e vile «denaro» . Forse è proprio attorno a questo gesto che si dovrebbe levare il più forte e sofferto «Perché?». Sì, a causa del tradimento dell’amore venduto perché disprezzato e quindi terribilmente sprecato. Eppure sembra che nonostante Giuda – e in lui ciascuno di noi – «cercava come consegnarlo al momento opportuno» il Signore non fa altro che consegnarsi completamente, trasformando se stesso alla stregua di quei «mantelli» su cui aveva trionfalmente e umilmente camminato entrando a Gerusalemme. Con un gesto di donna si apre la passione, con un gesto di uomo si chiude: «Giuseppe d’Arimatea, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù». Questo tempo prezioso ci viene dato come occasione propizia per crescere nel coraggio di essere umani. Ma dove possiamo attingerlo se non riconoscendo nel «modo» di vivere e morire di Gesù il modello unico della nostra vita che comporta molte morti? Eppure il centurione non ha più dubbi: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio». Nello spazio di una medesima liturgia la gioia dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, scandito dall’entusiastico «osanna», si tramuta in silenzio pensoso e quasi penoso davanti al grido: «Crocifiggilo». (d. Renato De Zan)

Programma dal 16 al 24 marzo 2024

Letture: Geremia 31,31-34 / Salmo 50 / Ebrei 5,7-9

Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».

Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

Parola del Signore.

VITA ECCLESIALE

Sabato 16 18.00 + Mazzotti Angelo e Sangiorgi Maria Luisa e deff. fam. Mazzotti e Sangiorgi e Capucci Armando

+ Donata, Dino e Francesco

+ Rossella

Domenica 17 10.30 + Sangiorgi Tomaso

+ Berardi Francesco, Maria, Demo e Luigi

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Lunedì 18 18.00 + Rosa e Carmine
Martedì 19
Mercoledì 20 18.00 + Faccani Alessandro e Stefano, Orlacchio Angelina e Luisi Giovanni
Giovedì 21 18.00 + Antonio
Venerdì 22
Sabato 23 18.00 + Solaroli Giovanna
Domenica 24 10.30 + Amodeo Melchiorre e Milotta Maria, Di Liberto Giuseppe e Giorlando Maria

+ Mazzanti Antonio e per Monia (vivente)

Orario Confessioni Venerdì ore 11.0012.00 (don Pietro)

Sabato ore 11.0012.00 (don Pietro)

ore 16.4517.45 (don Pietro)

N.B. Concordare con don Pietro eventuali esigenze.

Orario SS. Messe Feriale: Martedì ore 8.00 Venerdì ore 2030

Lunedì, Mercoledì, Giovedì e Sabato ore 18.00

Festivo : ore 10.30, 18.00

Tutti i giorni ore 17.25 S. Rosario (escluso venerdì e domenica)

Venerdì ore 17.30 Adorazione eucaristica e S. Rosario

Domenica ore 16.55 S. Rosario

ore 17.30 Via Crucis

 

Anno : B

Marzo 2024

LA VITA DELLA COMUNITA’

Domenica 17

V di Quaresima.

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.00 (S. Paolo)

Ore 17.30 (S. Paolo) : Via Crucis

Lunedì 18 Ore 20.45 (canonica) : Caritas Parrocchiale
Mercoledì 20 Ore 20.30 (canonica) : Prove del “Coro S. Paolo”
Giovedì 21 Ore 20.45 (oratorio) : Incontro fidanzati in preparazione al matrimonio.
Venerdì 22

Astinenza

Ore 8.00 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 17.30 (S. Paolo) : Adorazione Eucaristica e S. Rosario

Ore 20.30 (via Amendola) : Via Crucis con partenza dall’incrocio di via Amendola con via Dini e Salvalai fino al Santuario della B. V. della Consolazione.

Domenica 24

Le Palme

Raccolta a favore dell’ ”Opera S. Teresa di Ravenna”

Ss. Messe alle ore 10.30 e 18.30 (S. Paolo)

Ore 10.15 (oratorio) : Benedizione delle Palme e processione fino alla chiesa di S. Paolo.

Ore 10.30 (S. Paolo) : S. Messa

Ore 18.00 (S. Paolo) : Via Crucis

AIn sacrestia sono sempre disponibili le marmellate delle monache clarisse di Imola, a sostegno della loro comunità che ci ricorda tutti nella preghiera.

Visita alle famiglie con benedizione

18 mar. – 22 mar.

(dalle ore 15.00)

23 marzo

(pomeriggio)

Lunedì 18 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.2 al n.36E)

Martedì 19 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.36G al n.36T)

Mercoledì 20 : Via Dini e Salvalai (pari dal n.38 alla fine)

Giovedì 21 : Via XXV Aprile (pari)

Venerdì 22 : Via XXV Aprile (dispari dal n.1 al n.19)

Sabato 23 : Via XXV Aprile (dispari dal n.21 alla fine)

Alla scuola di Gesù :
Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato
Gv 8,1-11 Mt 1,16.18-21.24a Gv 8,31-42 Gv 8,51-59 Gv 10,31-42 Gv 11,45-56

Vivere il mistero – Le letture di questa domenica, che sembra ormai affacciarsi decisamente sull’imminente Settimana santa, da una parte sembrano concludere e dall’altra cercano di aprire. Si conclude il cammino fatto attraverso queste domeniche sul senso dell’alleanza e, ancora una volta, la prima lettura ci riporta su questo mistero di appartenenza come è sempre avvenuto lungo tutte queste domeniche. Mentre la Pasqua si avvicina a grandi passi, il Signore Gesù non fa alcun mistero del fatto che la sua «anima» è «turbata» (Gv 12,27) e in tal modo ci concede di essere turbati a nostra volta. Ciò nulla toglie alla realtà del cammino: «Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire»(12,32). Certo il Signore parla del suo esodo pasquale ormai imminente, ma prepara il cuore di ciascuno di noi alle nostre pasque non solo inevitabili, ma persino desiderabili. Anche noi come il Signore Gesù siamo chiamati a passare attraverso la sua stessa esperienza pasquale: lasciare che il Padre ci onori e ci glorifichi nella misura in cui impariamo da ciò che patiamo e non, invece, patiamo ciò che impariamo. La Pasqua del Signore è vicina: più vicina essa è, e più si manifesta pienamente l’opzione fondamentate della nostra vita. La Croce, sembra dirci il Signore, è proprio quella «voce che non è venuta per me ma per voi» (12,30) al fine di indicarci che è giunto il tempo di acconsentire a divenire discepoli: dare la vita semplicemente così come ci viene chiesta, semplicemente nel solco in cui il seme della nostra esistenza «cadde» (Mc 4,4), Per accettare la logica del seme abbiamo bisogno di «un animo generoso», di «uno spirito saldo» e di «non essere privati del suo santo spirito» come ci fa pregare il re Davide. Solo così anche di noi il Signore potrà dire: «l’ho glorificato e lo glorificherò ancora» (Gv 12,28). Come dimenticare che la storia di ogni albero è questa di un piccolo seme? Non temiamo quindi di marcire e sempre ricordiamo che se non accetteremo il destino del seme non avremo alcun futuro di vita e i nostri occhi saranno solo per la morte, mentre noi invece desideriamo la vita senza fine. (d. Renato De Zan)

Spazi per la liturgia- La sede del celebrante (prima parte) [continuazione] (di don D. Ravelli)

A partire già dall’IX secolo, in concomitanza con un’evoluzione significativa delle forme del culto cristiano, si ebbe un adattamento altrettanto importante dei suoi edifici, sia nella costruzione delle nuove chiese sia nella disposizione interna degli spazi e dei luoghi liturgici. Di questi adattamenti ci interessa sottolineare quello che riguarda il polo principale della celebrazione, cioè l’altare, perché di fatto coinvolse anche la sede. Infatti, si assiste a un duplice fenomeno: da una parte, uno spostamento progressivo dell’altare principale o «maggiore», privato ormai del suo ciborio, verso il fondo dell’abside, al quale è orientata e rivolta la preghiera del sacerdote e dei fedeli; dall’altra, la mutazione della sua forma originaria, divenendo allungato e stretto, inserito in una maestosa e magnifica struttura scenografica come una specie di piedistallo per accogliere candelieri, fiori e reliquie dei santi, e non più riconoscibile come la mensa del Signore. Questa nuova posizione e forma dell’altare, appiattito e spinto nel fondo del semicerchio absidale, comportò anche lo spostamento della cattedra episcopale e dei seggi dei presbiteri che, nelle antiche basiliche e nelle cattedrali fino al secolo XI-XII, avevano normalmente proprio lì la loro collocazione. Lasciata l’abside, la cattedra trovò un posto fisso accanto all’altare o lungo un lato dello spazio antistante l’altare stesso, normalmente a sinistra guardando l’abside dalla navata, a latere Evangelii, orientato quindi perpendicolarmente all’asse longitudinale della chiesa. Altare e presbiterio occupano ora uno spazio comune in cui andrà accentuandosi ancora di più la separazione dal resto della chiesa e, quindi, dal resto dell’assemblea. La sopraelevazione della sede, rispetto al piano del presbiterio, venne limitata e stabilita a tre gradini, a differenza dell’antica disposizione absidale il cui numero era determinato dall’esigenza della visibilità del vescovo celebrante, mentre invece si sviluppo in altezza con il suo schienale e apparato decorativo. Nel Rinascimento la cattedra verrà munita di baldacchino, cuscini e preziosi drappeggi secondo il colore liturgico del giorno, a imitazione del trono regale o dei signori feudali nei saloni di gala delle nobili residenze. Di conseguenza, ne erediterà anche il nome appunto di trono, manifestando così in primo luogo non più la funzione liturgica ma l’onore dovuto alla dignità e autorità del vescovo, il quale in realtà, più che presiedere, «assisteva» alle celebrazioni. (4 continua)